Linee Guida Fibre
Linee Guida Fibre
PREMESSA
Il Decreto del Ministero della Sanità del 1° settembre 1998 G.U. del 19.11.1998 introduce nella
legislazione italiana le novità contenute nel XXIII adeguamento della Direttiva CE 97/69 del
5/12/1997 che riguardano la classificazione delle fibre minerali artificiali.
• Le lane minerali (fibre artificiali vetrose (silicati) che presentano un’orientazione casuale ed un
tenore di ossidi alcalini e alcalini terrosi, Na2O, K2O,CaO,MgO,BaO, in quantità superiore al
18% )vengono introdotte nella classe di rischio 3 CE di conseguenza etichettate con frase di
rischio
R40 ( possibilità di effetti irreversibili dovuti agli effetti cancerogeni )
Xi R38 ( irritante per la pelle)
nota Q nota R
• Le fibre ceramiche refrattarie, fibre per scopi speciali (fibre artificiali vetrose (silicati) che
presentano un’orientazione casuale ed un tenore di ossidi alcalini e alcalini terrosi Na2O,
K2O,CaO,MgO,BaO in quantità inferiore al 18% ) vengono introdotte nella classe di rischio 2
CE di conseguenza etichettate con la frase di rischio
R49 (cancerogeno per inalazione)
Xi R38 ( irritante per la pelle)
nota R
LANE MINERALI
Edilizia (isolamento termoacustico )
Industria (isolamento impianti di processo, settore del caldo e del freddo)
Trasporti (isolamento termoacustico )
Applicazioni speciali ( barriere acustiche)
FIBRE CERAMICHE
In tutte le applicazioni in cui è necessario isolare processi ad alte temperature ( fino a 1600°C),
poiché hanno maggiore efficienza e minori costi rispetto ai tradizionali materiali refrattari.
Ceramica (forni)
Trattamento primario dei metalli
Fonderie
Industria petrolchimica
Processi chimici generali
La nota Q recita:
La classificazione di cancerogeno non si applica se una delle seguenti condizioni è soddisfatta:
♦ una prova di persistenza biologica a breve termine mediante inalazione ha mostrato che le fibre
di lunghezza superiore a 20 µm presentano un tempo di dimezzamento ponderato inferiore a 10
giorni;
♦ una prova di persistenza biologica a breve termine mediante instillazione intratracheale ha
mostrato che le fibre di lunghezza superiore a 20 µm presentano un tempo di dimezzamento
ponderato inferiore a 40 giorni;
♦ un’adeguata prova intraperitoneale non ha rilevato una eccessiva cancerogenicità
♦ una prova di inalazione appropriata a lungo termine ha portato alla conclusione che non vi sono
effetti patogeni significativi o alterazioni neoplastiche.
La nota R recita:
♦ La classificazione “cancerogeno” non si applica alle fibre il cui diametro geometrico medio
ponderato rispetto alla lunghezza meno due errori standard risulti maggiore di 6µm
La novità di questa classificazione riguarda soprattutto le fibre ceramiche che come le lane
minerali vetrose erano già classificate come “Possibilmente Cancerogene” nel Gruppo 2B IARC,
mentre la nuova classificazione europea le colloca in modo più restrittivo tra i cancerogeni certi.
Da un punto di vista merceologico le lane minerali si differenziano dalle fibre ceramiche per la
composizione chimica e per la dimensione da cui ne consegue oltre alla diversa classificazione, un
diverso utilizzo in funzione di una diversa risposta al calore; le fibre ceramiche possono lavorare
fino a temperature di 1600°C.
COMMENTO
Per quanto riguarda la nota Q sarebbe opportuno procedere ad una valutazione accurata
sull’equivalenza delle varie metodiche rispetto alla valutazione finale. Alcuni dati recenti di
letteratura riportano uno studio sperimentale condotto su ratti che dimostra come le fibre vetrose di
nuova generazione con lunghezza superiore a 20µm hanno mostrato un valore ponderato di emivita
inferiore a 10 gg. (Bernstein, Inhal. Toxiclogy 8, 345-365 - 1996 ).
E’ da rilevare che ad oggi non si ha conoscenza in Italia di un laboratorio pubblico attrezzato
per effettuare tali controlli e che di conseguenza attualmente devono essere prese per valide le
informazioni riportate sulle schede di sicurezza.
Il test per instillazione intraperitoneale risulta a tutt’oggi quello a più alta sensibilità e
specificità, si rileva comunque la genericità dell’indicazione sul risultato da ottenere “un’adeguata
prova intraperitoneale non ha rilevato una eccessiva cancerogenicità”
Per quanto riguarda la nota R è da rilevare che anche in questo caso non esiste una metodica
ufficiale standardizzata per l’effettuazione della classificazione dimensionale ponderata delle fibre.
Si rileva inoltre un non accurata traduzione dal testo inglese del periodo riguardante la media
(geometrica) dei diametri ponderata per la lunghezza. La corretta traduzione dal testo inglese è: la
media geometrica dei diametri ponderata per la lunghezza.
La diffusione dei prodotti costituiti da questi materiali è aumentata enormemente negli ultimi
anni, in quanto molti di questi sono utilizzati in sostituzione dell’amianto. In particolare in quei casi
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dove l’amianto era utilizzato per le alte temperature in gioco, questo è stato sostituito dalle fibre
ceramiche refrattarie.
OBBLIGHI NORMATIVI
Una delle conseguenze più gravose del decreto sopra citato è dovuta al fatto che l’uso delle
fibre ceramiche può comportare l’applicazione del Titolo VII “Protezione da agenti cancerogeni”
del DLgs 626/94. Questo complesso di norme prevede vari obblighi per il datore di lavoro. Come
primo provvedimento da prendere in considerazione è la sostituzione del materiale,
secondariamente l’utilizzo in un sistema chiuso o in ultima analisi la riduzione al minimo possibile
del livello di esposizione.(ART.61)
Le modalità per attuare tale comportamento sono state riportate nel protocollo allegato per
tutte le fibre minerali artificiali, comprese le fibre ceramiche.
Il titolo VII prevede inoltre che in tutte le attività in cui vi sia utilizzazione di materiali
cancerogeni e quindi composti da fibre ceramiche refrattarie che siano classificate con la frase di
rischio R49, debba essere effettuata una valutazione del rischio preliminare anche attraverso una
valutazione strumentale del livello di contaminazione ambientale di fibre aerodisperse, in base al
quale si adotteranno le misure preventive e protettive per i lavoratori adattandole alla particolarità
delle situazioni lavorative. (Art.63)
Si ricorda comunque che il Dlgs 626 prevede all’art.4 l’obbligo della valutazione dei rischi in
tutte le situazioni in cui si utilizzano materiali che presentano rischi per la salute, categoria nella
quale rientrano in misura maggiore o minore tutte le MMVF. Può essere utile fare pertanto
riferimento per tutti questi materiali, al protocollo allegato, che fornisce indicazioni tecniche utili a
valutare i tipi di materiali utilizzati ed a individuare le misure preventive da adottare.
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INSTALLAZIONE DI PRODOTTI CONTENENTI FIBRE MINERALI ARTIFICIALI
Imballaggi
Questi prodotti devono essere convenientemente confezionati per il trasporto con involucri in
cartone, polietilene, carta ecc. I contenitori devono avere caratteristiche di robustezza tali da
garantire l’integrità della confezione.
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E’ noto che la penetrazione delle fibre nella cute si aggrava nelle zone di sfregamento tra gli
abiti e la cute stessa, dovrà essere pertanto particolarmente curata ed evitata ogni soluzione di
continuità che si possa verificare tra:
• Cappuccio e volto
• Guanti e maniche
• Scarpe e pantaloni
Per queste ultime due può essere di aiuto una fasciatura realizzata con nastro adesivo in carta.
E’ vivamente raccomandato che gli operatori addetti alle lavorazioni siano privi di barba e
baffi per evitare una non perfetta tenuta della protezione respiratoria.
Installazione all’aperto
Quanto sopra riportato vale per la installazione di MMVF in luoghi confinati, nel caso di installazione all’aperto
devono essere mantenute tutte le protezioni individuali e la delimitazione dell’area.
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RIMOZIONE DI PRODOTTI CONTENENTI FIBRE MINERALI ARTIFICIALI
Generalmente i prodotti sono soggetti ad invecchiamento ed i leganti o appretti utilizzati per
conferire una certa stabilità meccanica diventano più fragili con conseguente incremento dello
spolveramento in caso di disturbo.
Le operazioni di rimozione si presentano pertanto a maggior rischio di aerodispersione delle
fibre. Conseguentemente le opere provvisionali da approntare in cantieri di rimozione dovranno
essere adeguate a minimizzare il rischio.
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Pulizie finali e restituibilità
Dopo aver rimosso manualmente i rifiuti di notevole dimensione si dovrà procedere ad una
pulizia accurata dell’area di lavoro mediante aspirazione. Successivamente si dovrà procedere con
straccio bagnato su tutte le superfici orizzontali presenti nell’area di lavoro. Le superfici oggetto di
rimozione di materiali a spruzzo dovranno essere trattate con prodotti incapsulanti per consolidare
gli eventuali residui rimasti.
Nel caso di rimozioni effettuate con la tecnica del confinamento dinamico gli estrattori
dovranno rimanere in funzione per tutto il tempo delle pulizie e per almeno due ore oltre il
completamento delle stesse..
Il datore di lavoro o suo delegato dovrà procedere ad una accurata ispezione visiva dell’area di
lavoro per verificare la completa rimozione dei materiali e dei residui della lavorazione e se del caso
far procedere ad una successiva pulizia. Tutte queste operazioni dovranno essere effettuate prima
dello smantellamento del cantiere.
Presidi di prevenzione
Dato che i prodotti in fibre minerali artificiali possono contenere materiali a diverso grado di
tossicità nonché essere predisposti ad un rilascio di fibre differenziato durante la manipolazione è
opportuno che per ogni singolo materiale, di quelli elencati nella seguente tabella, si adottino
provvedimenti adeguati a questi due parametri.
I provvedimenti da adottare sono contrassegnati con una X all’incrocio tra riga (prodotto) e
colonna (provvedimento).
Rimozione all’aperto
Quanto sopra riportato vale per la rimozione di MMMF in luoghi confinati, nel caso di rimozione all’aperto, non si
dovranno allestire il confinamento dinamico né quello statico, ma dovranno essere mantenute tutte le altre precauzioni.
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INSTALLAZIONE
Riepilogo delle procedure
Provvedimento Delimitazione Confinamento Confinamento Tipo di Protezione Registrazione Sorveglianza
⇒ area statico dinamico Protezione cutanea lavoratori sanitaria
respiratoria
Materiale
⇓
1 Lana sciolta SI NO NO P2 SI NO NO
2 Coppelle e SI NO NO P2 SI NO NO
pannelli
preformati
3 Materassi, SI NO NO P2 SI NO NO
pannelli, feltri
isolanti sandwich
4 Pannelli pressati SI NO NO P2 SI NO NO
5 Feltri imbustati NO NO NO P2 SI NO NO
6 Filamento di SI NO NO NO SI NO NO
vetro e derivati
7 Fiocco in SI SI SI P3 SI SI SI
ceramica R 49
8 Fiocco in SI NO NO P2 SI NO NO
ceramica
9 Fibre SI NO NO P2 SI NO NO
policristalline
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9
RIMOZIONE
Riepilogo delle procedure
Provvedimento Delimitazione Confinamento Confinamento Incapsulamento Tipo di Pr
⇒ area statico dinamico protezione c
respiratoria
Materiale
⇓
1 Lana sciolta SI SI NO SI P2/P3
2 Coppelle e SI SI NO SI P2/P3
pannelli
preformati
3 Materassi SI SI NO NO P2/P3
isolanti
sandwich
4 Pannelli pressati SI SI NO NO P2/P3
5 Feltri imbustati SI SI NO SI se con P2/P3
l’involucro rotto
6 Filamento di SI NO NO NO P2/P3
vetro e derivati
7 Fiocco in SI SI SI SI P3
ceramica
R 49
8 Fiocco in SI SI SI SI P2/P3
ceramica
9 Fibre SI SI NO SI P2
policristalline
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1)Lana sciolta e altri prodotti senza rivestimento
Con questo termine si intendono raggruppati i prodotti costituiti da fibre minerali artificiali
vetrose ottenute mediante un processo di soffiatura. Le fibre sono “a vista”, non sono pertanto
imbustati né isolati per mezzo di carta, plastica, alluminio ecc. In questo gruppo di prodotti sono
compresi i feltri non rivestiti ed i materassini trapuntati su rete metallica e su cartone. Le lane
artificiali comprese in questo gruppo possono essere di vetro, roccia e scoria a seconda della materia
prima utilizzata per produrle.
4) Pannelli pressati
Si tratta di pannelli in lane minerali caricati con composti minerali non fibrosi, usualmente di roccia con una
dimensione di circa 50 x 50 cm, resinati, pressati e verniciati o verniciabili che possiedono delle caratteristiche
meccaniche tali da poter essere impiegati come controsoffitti leggeri a vista.
5) Feltri imbustati
Sono inclusi in questo gruppo tutti i prodotti in lana minerale che risultano racchiusi all’interno
di materiali perfettamente impermeabili all’attraversamento delle fibre da ogni lato, in genere si
tratta di involucri di polietilene. Sono reperibili principalmente su ordinazione con sagome
determinate dall’utilizzatore.
I diametri geometrici delle singole fibre in tutti questi prodotti si situano su valori molto bassi,
la frequenza dei diametri inferiori o uguali a 3 micron è intorno al 70%, sempre alta è la frequenza
dei diametri intorno al micron; i prodotti tessili sono rinforzati con filamenti metallici o di vetro.
Questi dati non sono da intendersi ponderati per la lunghezza.
Interessa segnalare la possibilità che la silice amorfa in esse contenuta (circa il 50%) dopo
esposizione a temperature superiori a 900°C si trasformi in silice cristallina (cristobalite).
La maggioranza dei prodotti di questo tipo sono classificati con R49 cancerogeni per inalazione,
tuttavia le aziende produttrici stanno inserendo sul mercato nuovi prodotti che malgrado sopportino
temperature più basse delle fibre ceramiche tradizionali, hanno caratteristiche chimiche tali da non
risultare cancerogene perché in grado di superare almeno uno dei test previsti nella nota Q come da
dichiarazione del fabbricante riportata sulle schede tecniche e di sicurezza.
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Indicazioni per l’effettuazione della SORVEGLIANZA SANITARIA
Effetti cancerogeni
I maggiori studi epidemiologici sugli effetti cancerogeni da MMVF sono stati condotti in USA
ed in Europa; uno studio multicentrico europeo di mortalità e di incidenza di tumori tra gli addetti
alla produzione di MMVF, condotto dalla IARC dal 1976 ed oggetto di numerosi follow-up e di
recenti rivalutazioni (totale dei soggetti interessati oltre 22.000), mentre non ha evidenziato un
aumento di frequenza di mesoteliomi indica l’esistenza di una mortalità aumentata per tumore
polmonare tra i lavoratori addetti per più di un anno alla produzione di lana di roccia /scoria (SMR
= 1,34) ed alla produzione di lana di vetro (SMR = 1,27) (in alcuni impianti è stata presente per
alcuni periodi una parziale esposizione ad amianto, tale esposizione può aver contribuito
all’aumento osservato ma non sembra essere in grado di spiegare la totalità dell’eccesso);
studi sperimentali su animali hanno mostrato sufficiente evidenza di cancerogenicità per alcune
delle MMVF (lana di vetro, fibre ceramiche).
Nel 1987 l’OMS ha classificato i materiali di lana di vetro, lana di roccia, di scoria e fibre
ceramiche quali “agenti potenzialmente cancerogeni per l’uomo” categoria 2b IARC; il progredire
delle conoscenze scientifiche e delle metodiche analitiche, ha portato ad una classificazione molto
più articolata delle MMVF per ciò che attiene la loro pericolosità tossicologica: la Direttiva
97/69/EC introduce parametri chimico-fisici nel determinismo della biopersistenza e solubilità e
quindi della capacità oncogena delle fibre stesse..
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• alla informazione del lavoratore sulla necessità di evitare o ridurre qualsiasi rischio ulteriore
per l’apparato respiratorio (ad esempio fumo).
Si sottolinea comunque che spetta al medico del lavoro valutare le diverse situazioni in
relazione a:
a modalità (installazione, rimozione, uso) e livelli di esposizione
b tipo di fibra utilizzata (si ricorda che nel caso di utilizzo di fibre ceramiche classificate con R49,
scattano gli obblighi previsti dal titolo VII del 626/94); il medico competente dovrà tenere
presente la Direttiva per esigere che i nuovi prodotti posseggano le caratteristiche previste e per
i vecchi prodotti (demolizione- scoibentazione) un eventuale controllo analitico del materiale.
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