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MENANDRO

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MENANDRO (436-338a.

C)
- Di Menandro ci sono giunte 5 commedie, la cui riscoperta avvenne nel corso del ‘900
principalmente grazie al ritrovamento di 2 codici papiracei: il Cairensis e il Bodmer. La
datazione di queste commedie risulta impossibile per la mancanza quasi totale di
riferimenti ad eventi storici contemporanei al loro interno e la perdita delle didascalie che
le accompagnavano. Solo il Bisbetico, l’unica commedia conservata per intero, è collocabile
all’interno tra il 317-316 a.C.

- Caratteristiche fondamentali delle commedie:


→le varie trame hanno una forma tipica, quindi il nucleo fondamentale è sempre lo stesso:
una coppia di giovani affronta una o più difficoltà per sposarsi o ricomporre il loro
matrimonio. L’intreccio della trama è molto complesso ed essa si conclude sempre con un
lieto fine. Inoltre, spesso nella trama si riserva la parte finale al personaggio
dell’antagonista: la vicenda principale si conclude nell’atto IV e nel V l’antagonista viene
beffato e rieducato, con la comprensione del suo errore e il ristabilimento di rapporti
armonici con gli altri personaggi.
→il motore delle vicende risulta essere innanzitutto la Τύχη, ovvero il caso, che agisce sia
nel creare gli ostacoli che si frappongono tra i protagonisti e il loro obbiettivo, sia nel
fornire la soluzione. Ad essa si aggiunge l’azione degli uomini che si oppongono ai
protagonisti volendolo o meno (ex. Moschione nella Donna di Samo che, cercando di
nascondere al padre di aver violentato Plangone prima delle nozze, finisce per credere a
causa di un equivoco di aver avuto una relazione sessuale con la concubina del padre).
→differenze tra commedia nuova di Menandro e quella ἀρχαία:
∙ per quanto riguarda la struttura, vi è l’assenza di parti corali, sostituite da parti di
intrattenimento di vario genere musicate o danzate (esse sono indicate dal termine
chorum)
∙ maggiore verosimiglianza della commedia menandrea per la coerenza con cui è
organizzato l’intreccio, la corrispondenza tra la realtà della commedia e quella in cui vivono
il commediografo e gli spettatori, la totale assenza dell’elemento fantastico, e la riduzione
delle parti in cui si rompe l’illusione scenica (assenza di parabasi, parte in cui sono espresse
al pubblico in modo diretto le idee del commediografo, anche perché viene meno nella
commedia νεα, che si concentra di più sulle vicende personali, la tematica politica)
∙ avvicinamento alla tragedia per alcuni elementi quali:
1. presenza di un prologo di carattere informativo, al cui interno vengono introdotti
antefatti e personaggi da entità onniscienti: nel Bisbetico la divinità Pan, nella Fanciulla
tosata e nello Scudo le personificazioni di concetti astratti άγνοια e τύχη, rispettivamente
ignoranza e sorte.
2. le trame non sono più varie e fantasiose come quelle di Aristofane ma hanno forme
tipiche.
3. la gravità di alcuni discorsi, come quello di ravvedimento di Cnemone nel Bisbetico,
ricorda le rheseis delle tragedie, e segna l’importanza data alla riflessione etica nonostante
il contesto comico
- I personaggi delle commedie:
→permane soprattutto nei personaggi minori, come cuochi o servi, la tipizzazione
caratteriale e morale introdotta dalla commedia di mezzo. Ciò è dovuto probabilmente
all’influsso derivante dal contatto che Menandro aveva avuto con Teofrasto, autore
dell’opera I caratteri.
→nei personaggi principali invece questa è sovvertita: ad essi vengono spesso attribuite
qualità insolite rispetto a quelle tradizionalmente assegnate ai rispettivi tipi. Inoltre tali
personaggi sono dotati di una grande complessità interiore, grazie all’introspezione
psicologica effettuata da Menandro, e dunque non è possibile inserirli all’interno di precise
categorie. Per questo motivo non vi è nemmeno più una netta distinzione tra protagonisti
buoni e antagonisti cattivi e ciò rende possibile il reinserimento dell’antagonista nella rete
dei rapporti civili, a differenza di quanto avveniva nella commedia di Aristofane, nella quale
era possibile solo la sua esclusione. Dunque all’interno della commedia di Menandro, per i
protagonisti così come per gli antagonisti, vi è un’evoluzione interiore durante lo
svolgimento degli eventi.
→ La commedia di Menandro è definita borghese, in quanto con lui l’attenzione si sposta
sul singolo privato ed i suoi rapporti interpersonali, riflettendo così il declino della polis e
della visione comunitaria legata ad essa, propri dell’età ellenistica. I rapporti tra individui,
inoltre, sono spesso basati sulla solidarietà, che è legata ad una concezione cosmopolita,
dovuta al fatto che l’uomo non è più considerato uomo in quanto cittadino della polis ma
uomo in quanto tale. Inoltre il protagonista è solitamente un giovane appartenente al ceto
medio-alto dei proprietari terrieri, che aspira ad una vita serena, della quale uno degli
aspetti principali risulta essere un matrimonio felice.

- Lo stile delle commedie:


→il linguaggio segnato dalla ricerca della semplicità e della naturalezza: si adatta il più
possibile alla condizione e allo stato d’animo momentaneo dei personaggi. Esso cerca di
riprodurre quello colloquiale ma raffinato proprio del ceto medio-alto. E’ quasi del tutto
eliminato da Menandro l’elemento scurrile e conseguentemente la carica comica che il
linguaggio aveva nella commedia di Aristofane.
→la lingua utilizzata è quella attica “classica” anche se si intuiscono i primi segni del
mutamento che la porterà a diventare κοινὴ διάλεκτος.
→rispetto alla commedia antica viene meno la varietà ritmica ed è adottato quasi
solamente il trimetro giambico.

- L’impianto etico delle commedie:


→sebbene la politica venga esclusa dalla commedia la vita sociale ha un’importanza
centrale, essa si fonda idealmente sulla φιλανθροπία, ovvero sulla reciproca comprensione
e solidarietà. Il luogo per eccellenza dove si realizza questa relazione sociale con le altre
persone è quello della famiglia, al di là del quale però esistono comunità più ampie, sempre
nell’ottica di una visione cosmopolita.
→nella commedia di Menandro si prospetta un nuovo sistema di valori basato sul τρόπος
dell’individuo, inteso come la sua moralità, che diventa l’unico possibile metro di giudizio
dell’uomo (l’organizzazione tradizionale della famiglia spesso non regge a questo
mutamento come si può osservare nella Donna di Samo dove è il figlio Moschione ad
impartire un insegnamento al padre Demea, irato perché crede che la sua concubina voglia
tenersi il figlio illegittimo).
→per Menandro il carattere “morale” dell’individuo si forma sulla base degli eventi che la
sorte gli pone davanti durante la sua esistenza, e che infatti egli deve saper sfruttare come
occasioni di maturazione e miglioramento.
- L’elenco delle commedie:

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