LINGUISTICA Appuntidocx
LINGUISTICA Appuntidocx
LINGUAGGIO UMANO
Parlare di linguistica significa considerare il termine lingua, il linguaggio umano, che è oggetto della linguistica.
Linguaggio e lingua non sono sinonimi. Spesso il terreno su cui si va a lavorare è un terreno in cui i termini possono avere
accezioni diverse in base all’aspetto che andiamo a considerare, ed è uno dei primi problemi quando si parla di linguistica.
Tutti noi parliamo e pensiamo di sapere cose sulla lingua, ma le sappiamo in maniera indiretta, inconsapevole.
Tutti siamo in grado di comunicare in un certo modo, ma il modo particolare dipende dall’ambiente e dalla cultura a cui
siamo esposti; è un sistema di comunicazione molto diverso da altri sistemi di comunicazione, il nostro modo di
comunicare non è paragonabile ad altri in maniera perfetta: condivide alcune caratteristiche, mentre altre sono specifiche
del linguaggio umano. E’ un sistema di comunicazione proprio della specie umana.
Il linguista analizza la lingua. La linguistica è una scienza di tipo descrittivo, non normativo. Al linguista risulta
interessante l’errore, più che l’aspetto della regola: dietro l’errore c’è sempre il procedimento di un parlante che mette in
atto delle strategie. Il linguista non deve necessariamente sapere tante lingue (quello è il poliglotta), il linguista sa tante
cose di tante lingue, conosce le caratteristiche che stanno dietro le lingue. Il linguista non è nemmeno colui che sa tutto
(storia, etimologia) rispetto alla propria lingua madre.
La linguistica si sviluppa dal fine 700, è una disciplina giovane. Il boom è stato nell’800, e poi dal 900 in avanti con un
cambio di prospettiva.
La nascita della linguistica viene fatta risalire alla “Scoperta del Sanscrito” (lingua dell’antica India, fine 700), in quanto
alla lingua del sanscrito vengono paragonate somiglianze con altre lingue.
La linguistica nasce come linguistica storica, diacronica, l’analisi della linguistica è rivolta a cercare origini comuni. A
fine 800 nasce l’idea della parentela genealogica tra le lingue, lingue che possono rimandare a qualcosa di comune. Tutta
la linguistica dell’800 è storico-comparativa, in quanto la metodologia usata è la comparazione tra lingue diverse
Con Saussure abbiamo una svolta degli studi linguistici, con uno sviluppo di un nuovo modo di fare linguistica, ovvero
l’osservazione della lingua non lungo l’asse tempo, ma concentrandosi su un certo stato della lingua, per capirne i
meccanismi di funzionamento; la linguistica moderna è di tipo sincronico. La linguistica è descrittiva, non normativa, il
linguista non dà regole, non dice cosa è giusto o sbagliato, ma cercherà di spiegare ciò che fa il parlante e perché il parlante
usa la lingua in un certo modo.
Abbiamo da una parte il linguista che osserva la lingua e rileva il cambiamento (il cambiamento spesso nasce dall’errore
e quando l’errore non viene più sentito come errore, ma come qualcosa di grammaticale, diventa una nuova regola), la
grammatica di una lingua solitamente è il frutto del lavoro di un linguista. Per il linguista è importante qualsiasi lingua,
anche quelle meno parlate.
Vi è un altro terreno, quello in cui i parlanti sono di origini, geograficamente diversi, che si comportano linguisticamente
diversi, e poi c’è la lingua come istituzione sociale, ovvero fatta di parlanti ideali, con una società omogenea e
istituzionalizzata.
L’aggettivo di linguistica “generale” dà l’idea di una disciplina vastissima, il poter considerare tutti i sistemi di
comunicazione, cercare di spiegare gli aspetti comuni, condivisi da tutte lingue, caratteristici del linguaggio umano, e
sottolineare certe differenze che rendono le lingue una diversa dall’altra. Il linguaggio umano è uno, le lingue sono molte
(circa 7 mila). Si tratta della descrizione di dati fisici, che sono il parlato e lo scritto, che sono il prodotto di un
comportamento di un essere umano che vive in un certo periodo, in un certo luogo. La lingua è un tratto caratteristico,
peculiare di ogni singola persona.
Il linguaggio umano è la capacità mentale, cognitiva, un sistema di comunicazione unico e ha le seguenti caratteristiche:
Discretoà è legato al fatto che il nostro sistema comunicativo è fatto di unità dai confini ben definiti. Quando parliamo
abbiamo un flusso continuo che però mentalmente è segmentato in tante unità discrete. Quando si parla si riconoscono
determinate unità singole che possono essere analizzate, sono riconoscibili le parti in un discorso. Le unità (come ad
esempio la P e la B) pur essendo molto simili tra loro, vivono come entità ben definite, senza elementi intermedi. La P è
P e la B è B, non c’è un range, la differenza tra loro sta nella sonorità. Il nostro sistema di scrittura rivela la caratteristica
di discretezza, in quanto noi usiamo l’alfabeto in cui tendenzialmente ad ogni segno corrisponde un suono. La scrittura
rivela anche altri elementi discreti, quali ad esempio le diverse parole.
Doppia articolazione àla lingua è fatta di unità, articoli, ovvero entità. La lingua è fatta di unità con certe caratteristiche,
ovvero è doppiamente articolata. Queste unità funzionano su due livelli. La lingua mette insieme espressione e contenuto.
Noi possiamo segmentare un dato linguistico in unità minor, riconoscendo le caratteristiche delle unità minori, ovvero
essere portatrici di significato, sono unità minime e non scomponibili, dotate di significato. Le unità minime possono
essere riutilizzate per veicolare lo stesso significato. Queste unità si chiamano morfemi. La parola gatto è fatta dalle
parole”gatt” e “o”; metto in relazione quella parola con un’altra serie di parole che vivono nella mia mente, ad esempio
posso mettere in relazione gatto con gatti, gattini, ma anche con libr”o”. “gatt” ha un significato, che rimanda a certe
caratteristiche, che vale anche per gattini, gatti, ma anche la “o” ha un significato, ovvero maschile singolare, che vale
anche per la “o” di libro. La lingua è fatta di relazioni, gli elementi funzionano in quanto li mettiamo in relazione con gli
altri. Tuttavia, la “o” di gatto non è la stessa “o” di dormo, non è lo stesso morfema, la “o” di dormo può essere messa in
relazione con la “o” di salto. Ci sono anche casi più complessi, come ad esempio “gatt”, che possono essere analizzate
fino ad individuare unità minime non scomponibili, che fanno parte di un secondo livello di articolazione, che non hanno
più un significato, ma sono in grado di distinguere più significati, che noi chiamiamo “fonemi”. Ad esempio se io
sostituisco la “g” di “gatt” con “m”, individuo un altro fonema, ovvero “matt”. Sono unità minime non dotate di significato
ma in grado di distinguere più significati. La “o” di gatt è un morfema o una parola? E’ un morfema se con
sidero la prima articolazione, è un fonema se considero la seconda articolazione. La doppia articolazione mette in luce il
fatto che la lingua è un sistema economico. I fonemi di una lingua non sono molti (in italiano, ad esempio, sono 7), anche
se da lingua a lingua variano, ma sono sempre circa una decina, un numero finito. Partendo da un numero finito di unità
di seconda articolazione, noi siamo in grado di produrre un numero abbastanza vasto, elevato di unità si seconda
articolazione, i morfemi, che a loro volta si combinano tra loro per formare unità più vaste, ovvero unità lessicali, parole,
che a loro volta si combinano per formare un numero potenzialmente infinito di frasi, tutto partendo da un numero ridotto
di unità di seconda articolazione. La lingua è produttiva, in quanto è potenzialmente infinita. Il sistema di comunicazione
potrebbe produrre all’infinito per quel che riguarda la formazione di parole, mentre per quanto riguarda le frasi,
applicando il procedimento della possibilità, siamo in grado di intendere una struttura basale da semplice a sempre più
complessa (potenzialmente all’infinito). Ad ogni frase potremmo aggiungere qualcosa che è sempre più complesso. La
lingua è creativa in maniera regolare, ovvero non bizzarra, non legata al singolo parlante, che decide di creare qualcosa
di nuovo, bensì applicando le regole di generazione è in grado di creare qualcosa di nuovo, che potremmo non avere mai
sentito prima. Esiste anche una creatività irregolare, legata agli errori. Se produco un enunciato che ad un parlante nativo
non risulta bene, il mio enunciato è una creazione, però al parlante nativo risulta irregolare. Ci sono creazioni irregolari
che però ad un certo punto diventano regolari, e quindi ci possiamo trovare davanti alla creatività di regole, attraverso il
nostro sistema di regolazione ho creato qualcosa di nuovo. Quando le regole nuove sono tante, stiamo parlando una nuova
lingua (ad esempio il passaggio dal latino alle lingue neo latine). Una caratteristica del segno linguistico è che il
significante è lineare, si estende lungo una linea spaziale o temporale per cui le diverse unità hanno valore in base alla
loro disposizione e possono acquistare valore diverso se vengono scombinate. Questo non ci deve confondere, è vero che
noi disponiamo le unità in maniera lineare, i fonemi e le parole sono disposti in maniera lineare, e le relazioni non sono
solo di vicinanza, ma sono anche di dipendenza dalla struttura, le unità della lingua possono essere influenzate da elementi
che possono essere distanti, profondi. E’ importante individuare la struttura profonda della lingua in quanto ci aiuta a
percepire quello che sentiamo come meno ambiguo da un punto di vista semantico e strutturale, dato dai diversi legami
che si instaurano tra i diversi sintagmi di una frase. Una delle difficoltà maggiori è quella dell’ambiguità. Possiamo
adattare la lingua ad una situazione, ovvero usare la lingua in un certo modo. Ad esempio la parola “calcio” può significare
sia lo sport, sia l’elemento chimico, ma anche il verbo. Nell’uso comune, l’equivocità è un fatto ricorrente. Si tende ad
eliminare l’indeterminatezza attraverso il linguaggio specifico, dove ad un termine corrisponde un determinato
significato, che non è vago. 1) Distanziamento: La lingua mi consente di dare espressione a contenuti di ogni genere,
vicini o lontani nel tempo, nello spazio, posso parlare di esperienze passate, future, non reali, mentali ecc. 2)
Prevaricazione: attraverso il linguaggio umano, possiamo descrivere stati di cose, stati interiori, che non sono
necessariamente veri, dunque attraverso il nostro dire cose non vere possiamo mentire, ingannare l’interlocutore,
trasmettere messaggi senza senso.
Ridondante à Ci consente di cogliere significati di un messaggio anche in situazioni difficili. Non sempre un canale è
libero, possono esserci elementi non volontari di disturbo, che fanno si che il messaggio non arrivi in maniera chiara, e la
ridondanza, cioè il ripetere certe parole in diverse parti del nostro enunciato, ci permette di ricostruire il significato
originario e di evitare talvolta l’errore. Ad esempio “gatto nero” gatto è maschile, nero è maschile, mi consente di ribadire
che il gatto è maschio. Facciamo previsioni sulla base di ciò che sentiamo e ricostruiamo il messaggio, grazie anche al
fatto che certi elementi vengono ripetuti.
Discorsivo
Struttura che ha certi legami interni
LINGUAGGIO E LINGUE:
LINGUAGGIO:
Capacità di sviluppare un sistema di comunicazione in un certo modo, capacità innata, facoltà innata, che però sviluppa
in base ad un certo tempo e un certo luogo una forma specifica di comunicazione. Le lingue sono l’attualizzazione in una
comunità di questo sistema di comunicazione. Noi ci riferiamo di solito a lingue storico-naturali, noi in maniera naturale
acquisiamo e sviluppiamo una lingua da usare all’interno di una comunità, tuttavia questo sviluppo naturale viene
acquisito in modo diverso da altre capacità che acquisiamo (ad esempio camminare), in quanto impariamo a parlare in un
certo modo in base al contesto e al luogo geografico in cui siamo inseriti. L’aspetto culturale è imprescindibile nel
linguaggio, il linguaggio fa parte dell’essere umano, la lingua che noi acquisiamo è trasmessa per via culturale. Le lingue
sono un prodotto della storia, vivono in un certo momento grazie ad una comunità di parlanti.
Proprietà delle lingue storico-naturali: non è facile definire i confini di una lingua.
- Non sono congenite: non nascono con l’uomo, ma si sviluppano in una comunità;
- Si possono apprendere: possiamo apprendere più di una lingua;
- Sono cancellabili: la lingua madre è la più resistente, se apprendo una seconda lingua e poi non la pratico, la
lingua la posso dimenticare;
- Non sono universali: cambiano in base alla cultura;
- Sono mutevoli: cambiano nello spazio e nel tempo;
LINGUA:
Per il linguista anche il dialetto è una lingua, in quanto è parlata in un certo luogo, da un certo numero di parlanti, non ha
una differenza di tipo linguistico o di struttura con la lingua generale, ma ha una differenza di tipo culturale. La varietà è
la lingua usata in una certa situazione, da un certo parlante, in un certo luogo, con un certo mezzo. Vi è la trasponabilità
del mezzoà possiamo usare la lingua sia attraverso l’oralità sia con la scrittura. L’oralità è primaria rispetto alla scrittura,
in quanto precede la scrittura sia nella storia dell’uomo sia nella storia del singolo individuo e nella storia delle lingue.
L’evoluzione dell’uomo ha fatto sì che l’uomo iniziasse ad usare la scrittura, l’ha fatto in maniera naturale, come una
tappa dell’evoluzione. La scrittura non è un fatto naturale, ma è un’invenzione. Nessuno ci insegna a parlare, noi
apprendiamo per imitazione il linguaggio, il genitore ci espone alla lingua, ma il bambino impara a parlare in maniera del
tutto naturale, le regole le acquisirà a scuola. A scrivere, invece, viene insegnato.
Esistono differenze tra lingua ora e lingua scritta, una di queste è la loro attività. Esistono vantaggi biologici nell’oralità
che sono determinati dal fatto che non ci occorre nulla se non l’aria per parlare, dunque è possibile articolare suoni e se
abbiamo attivato una lingua, siamo in grado di produrre un messaggio, un messaggio che passa dall’emittente al ricevente
anche nel caso in cui ci siano ostacoli (rumori, confusione, azione di disturbo, linea telefonica interrotta) ma il messaggio
arriva in ogni caso, in quanto quando noi ascoltiamo un altro e sentiamo il flusso di suoni a cui associamo significato,
siamo in grado di ricostruire il messaggio anche se questo non arriva corretto al nostro orecchio. Ci aiutiamo con la
ridondanza, conosciamo la lingua, ci orientiamo nel discorso e in base al contesto, se anche non cogliamo la parola, siamo
in grado di ricostruire il messaggio. Il poter fare arrivare il messaggio immediatamente ci aiuta a superare le
incomprensioni che il messaggio scritto potrebbe creare. La scrittura allora a cosa serve? E’ importante per quello che è
il suo valore sociale, ha una valenza a livello sociale, noi apparteniamo ad una cultura che richiede che la scrittura sia un
requisito fondamentale per l’evoluzione. La scrittura nasce come esigenza di poter fissare quello che vola con le parole,
nasce come esigenza commerciale, per fissare certe questioni legate ad aspetti di una comunità che doveva indicare certe
quantità di materiali; dopo di che l’idea di fissare si lega anche il fissare le leggi, nascono i codici scritti. Fissare elementi
letterari, nasce la letteratura scritta.
SCRITTURA:
nasce con l’idea di rappresentare in forma scritta quanto viene detto oralmente. Nasce successivamente all’oralità. Le
scritture non sono tutte uguali. Noi usiamo la scrittura alfabetica, che mette in risalto ad esempio la doppia articolazione
del linguaggio, che esistono unità minime non dotate di significato ma che combinate insieme riescono a costruire un
significato. Un’altra caratteristica della lingua è la discretezza, ha unità ben precise che possono essere determinate come
parole.
Non tutte le scritture sono di questo genere. La scrittura è diversa se punta al significato o se punta al significante:
Se punta al significatoà scrittura idiografica (alcuni segni servono per rappresentare concetti, idee). E’ una scrittura
dissociata dal valore fonetico del segno.
Se punta al significanteàscrittura fonetica, è un marcatore visivo che serve per rappresentare i suoni che pronunciamo.
La scrittura fonetica può essere a sua volta interpretata in base al tipo di scrittura. I segni usati non servono ad indicare
un’unità fonologica, ma servono a rappresentare sillabe. La scrittura fonetica che punta a rappresentare delle unità
fonologiche, è rappresentata dall’alfabeto, che è quella scrittura dove ad un segno corrisponde un suono e viceversa. C’è
una corrispondenza biunivoca tra segno-suono. Gli alfabeti non sono tutti uguali, c’è quello latino, quello cerillico, quello
greco. Se la lingua che cambia è quella orale, la lingua scritta risulta essere sempre più conservativa.
Competenze morfologicheà riconoscere le parole della propria lingua e distinguere quelle possibili, ma non esistenti, da
quelle non possibili, quindi quando gli elementi di una frase sono ben combinati.
Competenze sintattiche àcome si combinano le parole. La lingua è ambigua, alcune ambiguità nascono nella sintassi.
Esiste una struttura sintattica che tiene insieme gli elementi che utilizziamo in maniere diverse. Sono le regole che ci
fanno mettere insieme le parole, e che mi fa attribuire loro un significato (sinonimi, contrari) e che mi consente di cogliere
le relazioni semantiche tra le parole.
La lingua è un fatto sociale, condiviso da una comunità che non è mai omogenea, la comunità è la società nella quale
viviamo, e conseguentemente anche la lingua non è omogenea, non è un blocco monolitico, ma è fatta di varie azioni.
Studiare il comportamento linguistico di un parlante significa rilevare gli aspetti della variazione che vengono trasmessi
da un parlante.
Bisogna considerare come i suoni vengono trascritti. Le società evolute usano una forma di scrittura, ogni società decide
le comprensioni da utilizzare, tuttavia gli alfabeti che usiamo oggi sono stati inventati per riprodurre suoni di altre lingue,
non la lingua che oggi usiamo. Il mutamento linguistico che risulta evidente nell’aspetto fonetico ha portato a distanze
enormi tra la rappresentazione grafica e la produzione fonetica, soprattutto per le lingue che sono meno giovani rispetto
alle altre. Non esiste corrispondenza precisa tra simbolo e segno, talvolta serve più di un segno grafico per rappresentare
un fono, quindi questo rende necessario individuare un alfabeto che vada oltre le differenze. Le lingue convenzionalmente
scelgono di trascrivere in modo diverso: ad esempio, in italiano, il suono “sc” si scrive “sc”, ma in altre lingue potrebbe
essere diverso, come in inglese corrisponde a “sh”.
ALFABETO FONETICO
All’esame sarà richiesta una trascrizione nell’alfabeto fonetico internazionale.
Ad ogni simbolo corrisponde sempre lo stesso suono, indipendentemente dalla lingua, e ad ogni suono corrisponde un
simbolo ben preciso. per fare una corretta trascrizione sono necessari un numero ridotto di simboli.
Vi sono i segni diacritici, che sono piccoli segni grafici posti accanto, sopra o sotto i simboli per spiegarne il valore. Sono
segni diacritici:
APPARATO FONATORIO:
il flusso d’aria parte dall’esterno e arriva ai polmoni. Tra i vari organi deputati per parlare c’è la laringe, la cavità orale e
quella nasale. All’interno della cavità orale hanno un ruolo fondamentale la lingua, il palato, la regione dentale e le labbra.
Gli organi appartengono a diversi apparati, ciò che è necessario per la produzione di un suono è ciò che è necessario
normalmente per la produzione del suono. E’ importante la configurazione della cavità orale: in base al movimento degli
organi nella cavità orale, la cavitò orale assume forme diverse, c’è ogni volta una configurazione diversa, da cui dipendono
le diverse caratteristiche acustiche. Le caratteristiche acustiche legate ad un certo fono (di una donna di un uomo, di un
bambino) sono diverse. Ogni voce ha la sua coloritura.
Suono paralinguisticoà suono espressivo. E’ un suono che esprime qualcosa ma non può essere associato ad un segno
linguistico.
• LARINGE:
sede delle pliche (=corde) vocali, nella glottide. Le pliche vocali sono due lamelle, membrane coperte di mucosa,
che possono assumere configurazioni diverse a seconda dell’aria. Queste due membrane possono avvicinarsi: se
le due pliche vocali si avvicinano, viene a creare uno scontro tra pressioni. Abbiamo un flusso d’aria proveniente
dai polmoni che trova un ostacolo. Il flusso d’aria incontra restringimenti, chiusure, e nel momento in cui le due
pliche vocali vengono ad incontrarsi, l’aria incontra l’ostacolo, si crea la pressione che spinge le membrane che
tendono ad aprirsi. Si crea un movimento, un ciclo di chiusure e aperture delle due membrane che noi conosciamo
sotto il nome di “vibrazione delle pliche vocali”. Il prodotto finale legato a ciò è il suono. A partire da questo
processo si può fare una distinzione tra:
suoni sordi àle corde vocali sono distanziate, l’aria passa senza creare pressione, prodotti senza attivazione del
meccanismo laringeo
suoni sonorià prodotti con l’attivazione del meccanismo laringeo
la frequenza è un fatto acustico, l’altezza è l’aspetto uditivo. Le vocali sono tutte sonore. Quando l’aria arriva la
laringe, vi sono due vie: cavità orale e cavitò nasale. La possibilità dell’aria di passare dalla cavitò nasale dipende
dal velo palatino, cioè la parte terminale del palato, che termina con l’ugola.
Suono nasaleà il velo palatino si alza, bloccando il passaggio d’aria per le cavità nasali, l’aria dunque non ha
più la via del naso, ma può passare solo per la cavità orale. Qui i foni sono detti foni orali.
CAVITA’ ORALE:
E’ formata da:
Organi molli à palato molle, lingua e labbra.
Organi durià regione dentale, palato duro.
La lingua compone suoni dorsali, sia può esserci la parte anteriore, cioè la punta della lingua (anche detta lamina)
che produce suoni apicali, ovvero suoni realizzati con la punta della lingua che tocca o si avvicina a qualche
altro elemento.
VOCALI
Per articolare un suono vocalico, vanno considerati lingua, labbra e velo palatino. In base ai movimenti di questi tre
organi, la configurazione della cavità orale cambia. La lingua è l’organo mobile per eccellenza, e all’interno della
cavità orale si può muovere sia sull’asse verticale sia su quella orizzontale. Le vocali si dividono in aperte, semi
chiuse e chiuse. Anche la vocale chiusa viene prodotta grazie al fatto che l’aria non incontra ostacoli. In combinazione
dei movimenti verticali, la lingua si sposta anche sul piano orizzontale (in posizione avanzata=vocali anteriori o
palatali; posizione di riposo=vocali centrali; se la lingua arretra=vocali posteriori o velari). In base alla combinazione
di questi elementi, si crea nella cavità orale un trapezio vocalico all’interno del quale esistono infiniti punti che
corrispondono ad infiniti timbri vocalici. Tutti i suoni prodotti potrebbero essere suoni vocalici.
Vocali cardinalià 12 vocali che vengono prese come punti di riferimento determinati dall’intersezione dei diversi
assi legati ai movimenti orizzontali e verticali della lingua. le nostre 7 vocali vanno a posizionarsi in posizione
cardinale.
Labbraàpossono risultare 1) distese, a produrre vocali non labializzate o non arrotondate; 2) spingersi un po’ più in
avanti, così da produrre vocali labializzate o arrotondate.
Velo Palatino àse si abbassa, l’aria passa nella cavità orale e il prodotto è un suono vocalico nasale. Associa agli
altri movimenti, anche quello del velo palatino.
Linguaà se la lingua si alza troppo verso l’alto, si supera il limite vocalico, ovvero l’aria incontra degli ostacoli.
Esistono suoni intermedi tra una larizzazione vocalica e una consonantica. I suoni ci riportano al loro status
intermedio, in quanto sono detti semivocali, semiconsonanti o consonanti.
DITTONGO:
è la successione di due vocali all’interno di una stessa sillaba. In realtà uno dei due pezzi è più simile ad una
consonante che ad una vocale. Tecnicamente e foneticamente parlando, il dittongo è una sequenza vocalica che
normalmente inizia con una certa articolazione e termina con un’altra articolazione.
Dittonghi ascendentià dittonghi in cui il primo elemento è più chiuso e il secondo è più aperto. Il secondo elemento
è quello più forte. Il primo elemento è un approssimante.
Dittonghi discendenti à sono i veri e propri dittonghi.
Iatoà sequenza in cui le vocali non vengono pronunciate nello stesso flusso.
CONSONANTI
Cambiano i parametri da considerare. Le consonanti vengono attivate attraverso la vibrazione. Il canale fonatorio
risulta ostacolato, cioè l’articolazione che va a definire la natura dell’ostacolo. Le consonanti vanno distinte in base
al modo di articolazione (chiusura, restringimento del canale fonatorio, ostacolo centrale ma con la possibilità di fare
passare l’aria ai lati della lingua), il canale articolatorio è ostruito dove gli organi creano l’ostacolo (un organo della
parte superiore e uno della parte inferiore).
CONSONANTI:
Occlusive àchiusura completa del canale fonatorio, in relazione del contatto degli organi preposti all’articolazione
di quel determinato fono. Gli organi chiudono completamente il canale, si crea una pressione forte che crea una sorta
di esplosione, i due organi si scostano in modo improvviso dando come effetto sonoro una sorta di esplosione. Le
occlusive sono dette infatti esplosive, e sono consonanti momentanee, in quanto la loro articolazione avviene nel
momento in cui gli organi si toccano e poi si scostano, non si può protrarre a lungo il suono di una occlusiva. Tra le
occlusive abbiamo quelle sorde e quelle sonore. Le occlusive durano nel momento dell’esplosione.
Fricative àSe il canale non si occlude totalmente, ma c’è un forte restringimento, il prodotto finale non è più una
esplosione, ma è dato da una frizione, da un fruscio. Non sono momentanee, ma sono consonanti continue. Il canale
rimane comunque un po’ aperto e la fase di tenuta (quella in cui gli organi sono in posizione) può essere mantenuta
più a lungo. Anche queste possono essere sorde e sonore.
Approssimantià l’effetto fricativo, di frizione, è meno accentuato. Hanno una natura intermedia, a cavallo tra una
vocale e una consonante. E’ un suono un po’ intermedio tra una vocale alta, chiusa e una fricativa. A differenza delle
fricative, i suoni sonori le fanno somigliare un po’ alle vocali. Non esistono approssimanti sorde. Non c’è un blocco
completo dell’aria, sono dunque continue.
Affricateà sono realizzate con un momento di chiusura del canale fonatorio, sono quindi momentanee, gli organi
preposti all’articolazione del suono vanno a toccarsi, ma a differenza dell’occlusiva, non abbiamo l’esplosione. Non
c’è un brusco rilascio degli organi, ma c’è un lento distanziamento dei due organi. Il fatto di considerare
quest’articolazione complessa come un’articolazione che parte come se volessimo fare un’occlusiva, e si conclude
come se fosse una fricativa, viene anche rilevato nella trascrizione dell’alfabeto fonetico: se per tutti gli altri foni noi
abbiamo un unico simbolo, nel caso delle affricate i simboli usati sono due, è un digramma che mi rimanda ad un
unico fono. Non sono due foni in sequenza, è un unico fono. Possono essere sorde e sonore.
Nasalià possono essere considerate delle sorte di occlusive con l’abbassamento del velo palatino, sono suoni
determinati da un ostacolo all’interno della cavità orale, ma in aggiunta c’è l’abbassamento del velo palatino, quindi
se l’aria è bloccata nella cavità orale, può comunque fluire dalle cavità nasali. Sono continue, la fase di tenuta può
essere mantenuta nel tempo, in quanto l’aria fluisce dalle cavità nasali. Sono soltanto sonore.
Lateralià prodotte con l’occlusione centrale: la lingua blocca centralmente il passaggio d’aria, ma lateralmente l’aria
può passare. Sono soltanto sonore e continue.
Vibranti à una vibrazione (che non è quella delle corde vocali), che rimanda una vibrazione di alcuni organi
all’interno della cavità orale sono particolarmente mobili e possono muoversi in maniera rapida. Gli unici organiche
hanno questa capacità sono ugola e punta della lingua. è un rapido movimento dell’ugola o della punta della lingua
che provoca cicli di rapida chiusura e apertura del canale fonatorio. Sono rapide esplosioni.
Le consonanti possono essere di tanti tipi, ci sono anche le Retroflesse, che non esistono in tutte le regioni. In questo
caso l’ostacolo è generato dalla punta della lingua che si flette all’indietro e si scontra con il palato duro (esempio
“beddu” in siciliano).
Più i suoni sono arretrati (vanno verso il palato duro) più si utilizza il dorso della lingua, e queste sono le Palatali.
CONSONANTI:
Occlusive:
- Bilabiali
- Dentali
- Palatalià sono seguite dalla –i. ad esempio, simbolo C.
- Velari à se ad esempio pronunciamo la –ch e la –gh, seguito da un suono estremamente palatale, l’articolazione
di questo suono occlusivo viene un po’ avanzato, l’ostacolo non viene più creato con il velo palatino, ma con il
palato duro. Da un punto di vista fonetico, li dobbiamo considerare due suoni diversi. E’ seguita da tutte le vocali.
Ad esempio, simbolo K.
Fricative:
- Labiodentalià come la –f e la –v.
- Interdentali àcome il –th inglese.
- Alveolari à come la –s e la –z. Sono anche dette “sibilanti”.
- Palato-alveolari à come la –sc.
- Palatale sorda à del tedesco.
- Glottidale sorda à -h di “hot”.
Approssimanti:
- Labiale
- Alveolare
- Palatale
Affricate. Sono le uniche consonanti rappresentate da un digramma, che però non sono due elementi separati, sono un
unico elemento:
- Labiodentale sorda
- Alveolare
- Palatoalveolare
I suoni lunghi si possono rappresentare o utilizzando i due puntini che indicano l’allungamento, o si può usare due volte,
si può ripetere il simbolo grafico che rimanda a quel suono. Nelle affricate, che sono già doppie, l’elemento che viene
indicato come elemento lungo, è il primo simbolo fonetico.
Laterali:
- Apricodentali
- Dorso-palatale
Vibranti:
- Apicoalveolareà la più comune in italiano. Minuscola –r.
- Uvulare àscrivo con la maiuscola –R.
Nasali. Se un suono nasale è seguito da un certo suono consonanti, il luogo di articolazione nasale varia in base alla
consonante successiva:
- Bilabiale
- Labiodentale à simbolo fonetico –m con gamba allungata.
- Apicodentale à nasale in isolamento. Simbolo –n, seguita da vocale, oppure da una consonante.
- Dorso-palatale à suono –gn. Seguita da vocale.
- Velareà seguito da una consonante della regione velare, e la realizzazione è di una nasale arretrata (come ad
esempio “pinguino”).
LA SILLABA
La nostra catena parlata non è fatta di suoni in isolamento. Le consonanti, per farsi sentire, hanno bisogno di appoggiarsi
a suoni più forti, le vocali. La sillaba è un’unità intermedia tra un suono e una parola. Bisogna considerare l’aspetto
articolatorio. Nel processo di fonazione, il canale fonatorio continua in modo alterno a chiudersi, aprirsi, bloccarsi, fa una
sequenza di diversi movimenti che portano a chiusura/apertura del canale fonatorio, in relazione ai diversi suoni. Per
considerare in che modo i suoni si raggruppano per formare le sillabe, bisogna considerare la Sonorità intrinseca dei
suoni, cioè l’intensità intrinseca dei suoni. Possiamo inserire i suoni in una scala di sonorità, che va dalle vocali (chiuse)
ai suoni approssimanti, le liquide, le nasali, le fricative, le affricate e le occlusive (chiuse). La sillaba, in una trascrizione
fonetica, va indicata con un punto, che indica il confine di sillaba. Il confine di sillaba sta sempre nello stesso punto,
ovvero prima del minimo di intensità. La sillaba è la minima combinazione di suoni che funziona come unità
pronunciabile. Noi pronunciamo i suoni non in isolamento, ma per farli sentire, e per farli sentire abbiamo bisogno di un
elemento sonoro. La minima combinazione di suoni, in realtà, può anche essere una vocale.
Nucleo sillabico à picco di intensità, è l’elemento che fa sentire la sillaba. In italiano è sempre e solo una vocale. In altre
lingue, può essere un suono vocalico o anche una sonante. Il nucleo può avere anche una testa/coda che sono consonanti;
se la sillaba termina con la vocale è detta aperta. Se invece termina con la consonante è detta chiusa (o implicata). E’
importante riconoscere se le sillabe sono aperte o chiuse per il discorso della lunghezza vocalica.
Per quanto riguarda la trascrizione:
Se abbiamo una consonante lunga (geminata) à il confine di sillaba si indica tra i due segni, ad esempio “fat-to”.
La struttura di una sillaba viene usata utilizzando il simbolo V che indica il nucleo sillabico, e si usano tante C prima e
dopo quante sono le consonanti presenti nell’attacco e nella coda. La struttura sillabica più comune e che è presente in
tutto il mondo è il tipo sillabico CV.
TRATTI SOVRASEGMENTALI
Il nostro parlare è determinato da continue chiusure/aperture del canale fonatorio, e insieme ai singoli foni realizziamo
anche altre informazioni, sempre determinate dal nostro canale fonatorio, queste caratteristiche che accompagnano il
continuum fonico e non agiscono solo sul segmento, ma anche su porzioni di eloquio un po’ più complesse, si dicono
tratti sovragmentali, non sono interni al segmento, ma stanno insieme al segmento e spesso corrispondono a tratti sopra
il segmento, definendo la melodia della lingua. noi, prima ancora di acquisire il sistema fonologico della lingua,
acquisiamo la musicalità, la melodia.
Intonazioneà noi colleghiamo l’intonazione a degli enunciati, a porzioni di testo un po’ più lunghe rispetto alla singola
parola, assegnando funzioni diverse. L’intonazione può essere sfruttata nella lingua italiana per associare funzioni
sintattiche a certe intonazioni. Ad esempio, l’intonazione serve a distinguere una frase esclamativa da una interrogativa,
quindi gli attribuiamo una funzione grammaticale. Sfruttiamo l’intonazione anche a livello enfatico, cioè la riproduciamo
con una certa intonazione e associando altre caratteristiche (pause, alzando la voce ecc.) per assegnare qualche
informazione aggiuntiva a quanto sto dicendo. L’intonazione è anche di contrasto, che serve cioè a metterla in
contrapposizione ad una certa informazione. Dal punto di vista segmentale la frase rimane uguale, ciò che cambia è
l’informazione.
I tratti sovrasegmentali servono a riconoscere una lingua come tale, ogni lingua ha una propria musicalità. Il tratto
sovrasegmentale è primario nell’acquisizione del linguaggio, uno dei primi elementi acquisirti è la melodia della lingua,
ed è anche ciò che risulta essere più resistente (l’accento è difficile da perdere).
COARTICOLAZIONE:
quando noi articoliamo quello che vogliamo dire, lo facciamo non pronunciando i foni così come vengono descritti, ma
se ci troviamo davanti ad un parlato molto rapido, i movimenti articolatori si riducono molto. A livello di lingua, di codice,
astratto, è qualcosa di cui non ci rendiamo conto. In certi casi, questa influenza è più evidente, soprattutto se ci sono
difficoltà a livello articolatorio, nella realizzazione di un certo suono seguito da un certo suono, quindi il parlante in
maniera naturale tende a ridurre le distanze e sfruttare i diversi organi come può fare. Quando i suoni si influenzano si
parla di Coarticolazione: i foni fondono in alcuni punti.
FONETICA E FONOLOGIA
Gli suoni che produciamo sono eventi fisici (ambito fonetica). I foni che usiamo sono di più rispetto a quelli descritti,
ogni lingua però seleziona i suoni che servono a distinguere dei significati, le unità minime che non hanno significato
proprio, ma che inserite in un contesto servono a descrivere parole aventi un significato diverso. In linguistica il suffisso
–ema fa riferimento alle unità astratte. La fonologia vuole scoprire quali sono i fonemi di una lingua, individuare i criteri
per i quali in una determinata lingua un fono è anche un fonema. Bisogna considerare i contesti in cui una unità di suono
può occorrere, bisogna considerare in quali posizioni un suono può stare e con quali altri suoni si può combinare, in
quanto non tutte le combinazioni sono possibili in una certa lingua. nell’ambito della fonologia vanno considerate le
restrizioni fonotattiche:
Fonotassi à combinazione di suoni. Le regole di restrizione fonotattiche sono regole che ci forniscono sequenze possibili.
Nessuno mai ci ha insegnato che una certa sequenza è possibile in italiano, però se sentiamo pronunciare certi suoni in
combinazione, possiamo definire cosa suona bene e cosa no, la regola di fonotassi.
CONTESTO:
considerare la posizione. Il contesto può assumere accezioni diverse in base all’ambito di applicazione, in questo caso
indica le posizioni in base a cui un suono può occorrere e funzionare, o cambiare. ad esempio, la sequenza e combinazione
di -r + consonante è possibile, ma non ad inizio parola (arca è possibile, rc- a inizio parola no).
OPPOSIZIONE:
I suoni funzionano nelle lingue perché si oppongono gli uni agli altri. Bisogna fare una differenza tra l’opposizione fonica
e un’opposizione fonologica.
Opposizione foneticaà opposizione tra foni, dal punto di vista articolatorio. Ad esempio, posso dire che la –r vibrante
alveolare, si oppone alla –r vibrante ovulare.
Opposizione fonologicaà Le opposizioni per funzionare devono avere un valore distintivo, cioè pertinente, ovvero
quando i due suoni che considero servono a distinguere significati. Esempio, se dico rana o rana con la –r moscia. Se però
dico rana e vana, ho detto due cose diverse. I due suoni, -r e –v, sono due fonemi, perché servono a distinguere significati.
L’opposizione tra –r e –v, in italiano è pertinente, quindi è fonologica, è distintiva. Abbiamo applicato la prova che serve
per stabilire se in una lingua un fono è anche un fonema.
FONI E FONEMI:
l’opposizione fonologica è un’opposizione di fonemi. La coppia minima è una coppia di parole uguali, tranne che per
un unico segmento, un’unica unità. Una coppia minima identifica sempre due fonemi, serve ad identificare
un’opposizione fonologica.
Fonemaà unità minima distintiva, unità perché ne fanno parte tanti elementi discreti, minima perchè non è scomponibile,
distintiva perché serve a distinguere significati.
Se c’è parentesi quadra ho una trascrizione fonetica, se ho varie oblique ho una trascrizione fonologica. Dal punto di vista
convenzionale riconosco l’una dall’altra dalle parentesi quadre e oblique, a livello di sostanza la differenza tra trascrizione
fonetica e trascrizione fonologica consiste nel fatto che la trascrizione fonologica considera soltanto gli elementi
pertinenti, le opposizioni fonologiche che funzionano nella lingua trascurando ciò che non è pertinente.
Trubeckoj (1939) ha fatto degli studi sulla fonologia. Le regole pratiche individuate da questo scienziato funzionano ad
oggi per capire se un suono è un fonema o qualcos’altro. Ci sono tre regole:
1. serve a riconoscere un fonema, è nell’applicazione della prova di commutazione, cioè nel sostituire un fono con
un altro in una parola, e se ottengo una parola con significato diverso, posso dire che i due foni sono due fonemi.
2. Posso provare ad applicare la prova di commutazione, ma sostituendo nella parola un fono con un altro, non
ottengo una parola con significato diverso, bensì ottengo una parola con lo stesso significato. Ad esempio: rana
e rana con –r moscia, il significato è uguale. Non ci sono due fonemi, ma c’è un unico fonema con realizzazioni
fonetiche diverse. Nel caso in cui due suoni compaiono nelle stesse posizioni e si scambiano senza creare
variazione di significato, allora sono varianti fonetiche facoltative libere e individuali di un unico fonema. Sono
facoltative in quanto non è necessario che ci siano, sono libere e individuati, cioè una scelta del soggetto, che
può decidere se produrle o meno. Possono co-occorrere per significare esattamente la stessa cosa. Le varianti
vengono chiamate allofoni. Il prefisso –allo, che vuol dire diverso. Allo=diverso, fono= diverso fono. Gli allofoni
sono realizzazioni concrete, elementi che a livello pratico dobbiamo indicare nelle trascrizioni fonetiche ma non
in quelle fonologiche. La differenza fonetica non è una differenza fonologica, non serve a distinguere significati.
3. Considero la situazione in cui la prova di commutazione non riesco ad applicarla perché ci sono dei foni che
richiedono per la loro realizzazione un contesto ben definito. E’ ad esempio il caso delle nasali: queste, se seguite
da vocali, si distinguono bene le une dalle altre anche a livello mentale, in un parlante che non ha grandi nozioni
di linguistica. Quando però una nasale è seguita da una consonante, la sua realizzazione è legata al luogo di
articolazione della consonante che viene dopo. Realizzo la nasale in un certo modo perché dopo c’è una certa
consonante. Non posso applicare la prova di commutazione, non posso applicare la sostituzione. Qui ci troviamo
davanti a varianti combinatorie (o contestuali): il fonema è uno, ma le realizzazioni concrete possono essere
diverse.
OPPOSIZIONI FONOLOGICHE:
si è cercato di classificare un’opposizione fonologica in base ai seguenti criteri:
- come funziona un’opposizione fonologica in base all’intero sistema à l’opposizione fonologica può essere: 1)
bilaterale, quando è esclusiva degli elementi comuni oppositivi che consideriamo; 2) multilaterale, se
l’opposizione si può rilevare in un singolo fonema o in più di due fonemi. Inoltre, le opposizioni possono essere
1) proporzionali (che non esclude l’essere bilaterale o multilaterale), ovvero quando si può formare un rapporto
tra le opposizioni; 2) isolata, se il rapporto è esclusivo delle due opposizioni.
- come funziona un’opposizione fonologica relazionando i membri tra loroàLe caratteristiche delle opposizioni
sono: 1) privative, quando considerati i due membri dell’opposizioni, uno ha un tratto, l’altro non ha questo tratto
(detto la marca), ovvero quando uno dei due membri risulta privo dell’elemento, del tratto presente nell’altro; 2)
graduali, se un tratto è presente in entrambi i membri, ma con una diversa gradualità, in italiano questo è presente
solo nelle vocali;3) equipollenti, non c’è un tratto presente nell’uno e mancante nell’altro, ma è presente in
entrambi.
- quanto e come un’opposizione fonologica riesca a funzionare in un sistemaà se funziona poco, alla fine tende
a sparire dalla lingua. esistono opposizioni: 1) costanti, più ad alto rendimento funzionale; 2) neutralizzabili
ovvero funzionano in determinati contesti e in altri contesti si neutralizzano, non esiste più l’opposizione.
Quest’analisi ci porta a ragionare sulla natura del fonema. Il fonema è minimo, non può essere scomposto, la –f è quella
non può essere scomposta, però può essere analizzata, cioè possono essere individuate le caratteristiche, i tratti che
combinati tra loro simultaneamente mi vanno a definire un fonema in modo inequivocabile. L’idea che ci porta a riflettere
sul fonema è che il fonema è dato dalla combinazione, dal risultato di scelte binarie: considerate alcune caratteristiche,
posso dire cosa c’è e cosa non c’è, e mettendo insieme questi tratti io posso descrivere il fonema all’interno di un sistema
fonologico. Nella combinazione dei tratti dobbiamo fare riferimento a un sistema fonologico ben definito: un fonema non
è definito dagli stessi tratti se io lo sto considerando in relazione al sistema fonologico italiano o ad un altro sistema
fonologico, potrebbe essere definito dagli stessi tratti ma non per forza. Il fonema può essere considerato come un insieme
di tratti distintivi che lo vanno a definire e a descrivere in opposizione a tutti gli altri fonemi, alla luce di una combinazione
binaria.
BINARISMO:
L’analisi in tratti nasce con Jakobson. La sua individuazione dei tratti non rimanda primariamente all’aspetto articolatorio,
ma fa riferimento anche all’aspetto acustico. nel tempo la teoria dei tratti è stata rivista, e oggi sono riconosciuti i tratti
della Matrice Binaria, che combinati tra loro definiscono un fonema. La matrice binaria serve a rappresentare il singolo
fonema all’interno di un sistema fonologico. Un tratto può essere assente (-) o presente (+). Il tratto sillabico rimanda ai
suoni costituire il nucleo sillabico nel sistema fonologico. Nessuna consonante in italiana è caratterizzata dal segno +
alla voce sillabica. La consonante è quel suono realizzato all’interno della cavità orale per la presenza di un ostacolo. Le
due approssimanti sono caratterizzate da non avere un tratto sillabico.
I tratti distintivi sono: sonoranti, continui, stridenti, a rilascio ritardato, coronali. L’analisi in tratti distintivi garantisce
una maggiore economicità, ovvero il nostro parlare è fatto dalla combinazione di pochi tratti universali, comuni alle
lingue, poi la combinazione all’intero del sistema fonologico può essere diversa. Inoltre, l’analisi in tratti considerando
l’aspetto di acquisizione del linguaggio, ma anche nel lavoro del logopedista (il problema non è tanto a volte su un fonema
o una classe di fonemi, ma è legato ad un singolo tratto, o a due tratti). Il sistema fonologico della lingua non prevede un
numero eccessivo di fonemi, ma la tendenza è di sfruttare al massimo le potenzialità. Tendenzialmente si sceglie di usare
un suono che dal punto di vista articolatorio non creano difficoltà, e che sono anche facilmente distinguibili a livello
percettivo, cioè funzionano bene le opposizioni date da suoni facilmente riconoscibili e distinguibili tra loro.
Funzioni dei tratti distintivi:
- funzione composizionale.
- funzione di classificazione: la classe fonematica è data dall’insieme dei fonemi che condividono certi tratti.
- funziona restrittiva, ovvero presenza/assenza di certi tratti in un fonema.
Ci sono alcuni fenomeni che si evidenziano in modo regolare, sono fenomeni che possono essere formalizzati tramite le
regole fonologiche. La regola fonologica riguarda la linguistica sincronica ed è il collegamento esistente tra una
rappresentazione astratta ed una produzione concreta, è la schematizzazione di qualcosa che si verifica in sincronia, il
fonema A diventa il fonema B nel contesto C, ovvero quale contesto mi crea il cambiamento. Se il fenomeno che vado a
considerare è legato non al fonema, ma ad un singolo tratto, posso sostituire le unità considerate fonematiche con il tratto
coinvolto. I fenomeni fonologici sono diffusi e regolari nelle lingue. La legge fonetica è invece inserita nel contesto
diacronico, storico, ed è l’individuazione di un mutamento regolare, serve a spiegare certi cambiamenti avvenuti nel corso
del tempo. Jakobson rileva somiglianze e caratteristiche fondamentali nella rilevazione dei processi di acquisizione e
perdita del linguaggio: se nel processo di acquisizione il modo di acquisire andava verso un certo ordine, al contrario nel
processo di perdita, certe opposizioni che sono le prime ad essere acquisite, sono le ultime che si perdono. Jakobson rileva
delle leggi di implicazione e stratificazione: l’acquisizione avviene in combinazione di certe implicazioni. I principali
momenti nell’acquisizione dei suoni, la fricativa c’è se prima viene acquisita l’occlusiva; non è possibile avere l’affricata
se non c’è la fricativa corrispondente. Prima vengono acquisite le consonanti anteriori, poi quelle posteriori. Un sistema
minimo vocalico è un sistema a tre vocali, laddove esistono tre vocali, queste sono –a,-i-,-u. le lingue sono infatti mosse
da due criteri: facilità articolatoria e capacità distintiva a livello di percezione. Inoltre, per Jakobson, se una lingua ha
un’unica fricativa, questa sarebbe la –s. quindi la prima fricativa che si apprende è la –s.
TRASCRIZIONE:
Fonetica à se devo trascrivere foneticamente la parola ancora dovrò indicare il simbolo velare.
Fonologicaà la fonologia considera ciò che è pertinente. In una trascrizione fonologica non mi interessa sapere come è
articolato il fono, ma mi interessa sapere quali sono gli elementi pertinenti, che vanno riportati nella trascrizione
fonologica. E’ quella più intuitiva e semplice. Ad esempio, se una vocale è breve o lunga, se un’occlusiva è velare/palatale
ecc. sono distinzioni che al sistema fonologico non servono. Io devo inserire in una trascrizione fonologica italiana, ad
esempio, l’accento, che ha una funzione distintiva, o la lunghezza consonantica, se devo trascrivere fonologicamente la
parola ancora dovrò utilizzare la lettera –n. abbiamo solo elementi aventi valore distintivo.