Algebra Lineare - Premium
Algebra Lineare - Premium
Roberto Roberti
Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione
Università di Padova
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I Spazi Vettoriali 1
3 Sottospazi Vettoriali 11
3.1 Esercizi su Indipendenza Lineare di Vettori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
3.2 Sottospazi Vettoriali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
ii
INDICE iii
14 Cambiamenti di Base 60
14.1 Cambiamenti di Base in uno Spazio Vettoriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60
14.2 Formule di Cambiamento di Base . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 62
19 Matrici Inverse 88
19.1 Calcolo della Matrice Inversa mediante Eliminazione di Gauss . . . . . . . . . . 88
19.2 Determinante di una Matrice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 90
20 Esercizi 92
20.1 Esempio di Domanda di Teoria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 92
20.2 Esercizio (12 Settembre 2012) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 92
29 Esercizi 135
29.1 Esercizio (12 Settembre 2012) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 135
29.2 Esercizio (6 Febbraio 2013) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 139
30 Esercizi 141
30.1 Esempi di Domande di Teoria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 141
30.2 Esercizio (19 Giugno 2012) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 142
31 Esercizi 147
31.1 Esercizio (5 Febbraio 2016) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 147
31.2 Esercizio (7 Settembre 2015) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 149
32 Esercizi 152
32.1 Esercizio (16 Giugno 2014) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 152
32.2 Esercizio (7 Aprile 2018) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 154
33 Esercizi 158
33.1 Esercizio Autovalori e Autovettori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 158
33.2 Esercizio (11 Luglio 2011) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 160
33.3 Esercizio (5 Giugno 2018) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 163
• Francesco Bottacin. Algebra Lineare e Geometria. Esculapio, Bologna, III Ed., 2021
• Francesco Bottacin. Esercizi di Algebra Lineare e Geometria. Esculapio, Bologna, III Ed.,
2021
vi
Parte I
Spazi Vettoriali
1
Lezione 1
Obiettivi:
2
1.2. INSIEMI DI NUMERI 3
• Numeri Interi:
ℤ = {0, +1, −1, +2, −2, +3, −3, …}
Alcune operazioni (come la somma, la sottrazione e la moltiplicazione) sono fattibili, ma la
divisione non è fattibile (es. 52 = ?)
• Numeri Razionali: {𝑚 }
ℚ= | 𝑚, 𝑛 ∈ ℤ, 𝑛 ≠ 0
𝑛
Le quattro operazioni di somma, sottrazione, moltiplicazione e divisione sono fattibili.
L’insieme ℚ è un campo di numeri
1.3 Campi
Definizione 1.1. Un campo 𝐾 è un insieme non vuoto dotato di due operazioni (somma, +, e
prodotto, ⋅) che soddisfano le seguenti proprietà per ogni 𝑎, 𝑏, 𝑐 ∈ 𝐾
(𝑎 + 𝑏) + 𝑐 = 𝑎 + (𝑏 + 𝑐)
𝑎+𝑏 =𝑏+𝑎
∃0 ∈ 𝐾 ∶ 0 + 𝑎 = 𝑎 + 0 = 𝑎 ∀𝑎 ∈ 𝐾
4. esistenza dell’opposto
∃ − 𝑎 ∈ 𝐾 ∶ 𝑎 + (−𝑎) = 0 ∀𝑎 ∈ 𝐾
(𝑎 ⋅ 𝑏) ⋅ 𝑐 = 𝑎 ⋅ (𝑏 ⋅ 𝑐)
4 LEZIONE 1. CAMPI E SPAZI VETTORIALI
𝑎⋅𝑏 =𝑏⋅𝑎
∃1 ∈ 𝐾 ∶ 1 ⋅ 𝑎 = 𝑎 ⋅ 1 = 𝑎 ∀𝑎 ∈ 𝐾
dove l’elemento neutro del prodotto (1) è diverso dall’elemento neutro della somma (0)
8. esistenza dell’inverso
9. proprietà distributiva
(𝑎 + 𝑏) ⋅ 𝑐 = (𝑎 ⋅ 𝑐) + (𝑏 ⋅ 𝑐) e 𝑐 ⋅ (𝑎 + 𝑏) = (𝑐 ⋅ 𝑎) + (𝑐 ⋅ 𝑏)
Esempio 1.1.
L’insieme dei numeri reali (ℝ) e l’insieme dei numeri complessi (ℂ) sono campi infiniti, dove
ℚ ⊂ ℝ ⊂ ℂ.
Esempio 1.2.
L’insieme 𝐾 = {0, 1} in cui le operazioni di somma e prodotto sono definite come segue è un
campo finito.
1.4. SPAZI VETTORIALI 5
Esempio 1.3.
L’insieme 𝐾 = {0, 1, 2} in cui le operazioni di somma e prodotto sono definite come segue è un
campo finito.
Esempio 1.4.
L’insieme 𝐾 = {0, 1, 2, 3} con l’operazione prodotto definita con un orologio di sole 4 ore
non è un campo, perché non esiste l’inverso di 2, ovvero non esiste un numero che moltiplicato
per 2 dia 1 come risultato: 2 non è invertibile.
+𝑉 ∶ 𝑉 × 𝑉 → 𝑉 , (𝑣1 , 𝑣2 ) ↦ 𝑣1 +𝑉 𝑣2
⋅𝑉 ∶ 𝐾 × 𝑉 → 𝑉 , (𝜆, 𝑣) ↦ 𝜆 ⋅𝑉 𝑣
dove 𝜆 è uno scalare, 𝑣 è un vettore e 𝜆 ⋅𝑉 𝑣 è ancora un vettore, che soddisfano le seguenti proprietà
per ogni 𝜆, 𝜆1 , 𝜆2 ∈ 𝐾 e 𝑣, 𝑣1 , 𝑣2 , 𝑣3 ∈ 𝑉 :
1. proprietà associativa della somma
(𝑣1 +𝑉 𝑣2 ) +𝑉 𝑣3 = 𝑣1 +𝑉 (𝑣2 +𝑉 𝑣3 )
1
Definizione 1.3.1, pag. 11
6 LEZIONE 1. CAMPI E SPAZI VETTORIALI
𝑣1 +𝑉 𝑣2 = 𝑣2 +𝑉 𝑣1
∃0𝑉 ∈ 𝑉 ∶ 𝑣 +𝑉 0𝑉 = 0𝑉 +𝑉 𝑣 = 𝑣
(𝜆1 ⋅ 𝜆2 ) ⋅𝑉 𝑣 = 𝜆1 ⋅𝑉 (𝜆2 ⋅𝑉 𝑣)
𝜆 ⋅𝑉 (𝑣1 +𝑉 𝑣2 ) = (𝜆 ⋅𝑉 𝑣1 ) +𝑉 (𝜆 ⋅𝑉 𝑣2 )
1 ⋅𝑉 𝑣 = 𝑣
Nel seguito, per semplificare la notazione, +𝑉 viene semplicemente scritto come + e ⋅𝑉 come ⋅,
essendo ovvio quando tali operazioni si riferiscono a scalari e quando a vettori. Inoltre, il vettore
nullo 0𝑉 viene scritto semplicemente come 0 essendo chiaro dal contesto se si tratta di uno scalare
o un vettore
Esempio 1.5.
L’insieme delle funzioni reali definite nell’intervallo [0, 1], continue, positive o nulle, per le ope-
razioni di somma e di prodotto per un numero reale non è uno spazio vettoriale. Infatti, per
esempio, non contiene gli opposti dei suoi elementi: se 𝑓 è una funzione continua positiva o
nulla, la funzione opposta −𝑓 sarà negativa o nulla, quindi non appartiene all’insieme in oggetto.
Esempio 1.6.
L’insieme delle funzioni da ℝ in ℝ che si annullano in 1 oppure in 4 non è uno spazio vettoriale.
Infatti, l’insieme non è chiuso rispetto all’operazione di somma. Sia, ad esempio, 𝑓 una funzione
tale che 𝑓 (1) = 0 e 𝑓 (4) = 1 e 𝑔 una funzione tale che 𝑔(1) = 2 e 𝑔(4) = 0. 𝑓 e 𝑔 appartengono
all’insieme in questione, ma la loro somma non appartiene all’insieme dato: 𝑓 + 𝑔 non si annulla
né in 1 né in 4.
Esempio 1.7.
L’insieme dei polinomi di grado uguale a 𝑛 (𝑛 intero positivo) non è uno spazio vettoriale. Infatti,
l’insieme non è chiuso rispetto all’operazione di somma. Siano, ad esempio, 𝑝(𝑥) = 2𝑥 𝑛 + 1 e
𝑞(𝑥) = −2𝑥 𝑛 + 3 due polinomi di grado 𝑛. La loro somma 𝑝(𝑥) + 𝑞(𝑥) = 4 non ha più grado 𝑛
(assunto che 𝑛 ≠ 0).
Lezione 2
Obiettivi:
7
8 LEZIONE 2. COMBINAZIONI LINEARI DI VETTORI E INDIPENDENZA LINEARE
Esempio 2.2.
ℝ2 = {(𝑎1 , 𝑎2 ) | 𝑎1 , 𝑎2 ∈ ℝ} ≅ piano
Esempio 2.3.
ℝ3 = {(𝑎1 , 𝑎2 , 𝑎3 ) | 𝑎1 , 𝑎2 , 𝑎3 ∈ ℝ} ≅ spazio
Svolgimento. Abbiamo
3 2 3𝑎1 2𝑎2 3𝑎1 + 2𝑎2 0
𝑎1 𝑣1 + 𝑎2 𝑣2 = 𝑎1 +𝑎 = + = =
(1) 2 (5) ( 𝑎1 ) (5𝑎2 ) ( 𝑎1 + 5𝑎2 ) (0)
Risolviamo il sistema di equazioni di primo grado:
{ { { {
3𝑎1 + 2𝑎2 = 0 −15𝑎2 + 2𝑎2 = 0 −13𝑎2 = 0 𝑎2 = 0
𝑎1 + 5𝑎2 = 0 𝑎1 = −5𝑎2 𝑎1 = −5𝑎2 𝑎1 = 0
che ha (𝑎1 , 𝑎2 ) = (0, 0) come unica soluzione, quindi 𝑣1 e 𝑣2 sono linearmente indipendenti. ✎
Esercizio 2.2.
3 4 1
I tre vettori 𝑣1 = , 𝑣2 = e 𝑣3 = dello spazio vettoriale 𝑉 = ℝ2 sono linearmente
(−2) (1) (3)
indipendenti?
Svolgimento. Abbiamo
3 4 1 3𝑎1 + 4𝑎2 + 𝑎3 0
𝑎1 𝑣1 + 𝑎2 𝑣2 + 𝑎3 𝑣3 = 𝑎1 + 𝑎2 + 𝑎3 = =
(−2) (1) (3) (−2𝑎1 + 𝑎2 + 3𝑎3 ) (0)
Risolviamo il sistema di equazioni lineari
{
3𝑎1 + 4𝑎2 + 𝑎3 = 0
−2𝑎1 + 𝑎2 + 3𝑎3 = 0
Esercizio 2.3.
⎛2⎞ ⎛−1⎞ ⎛3⎞
I tre vettori 𝑣1 = 0 , 𝑣2 = 1 e 𝑣3 = ⎜3⎟ dello spazio vettoriale 𝑉 = ℝ3 sono linearmente
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝1⎠ ⎝0⎠ ⎝1⎠
indipendenti?
Svolgimento. Abbiamo
Esercizio 2.4.
⎛2⎞ ⎛1⎞ ⎛3⎞
I tre vettori 𝑣1 = −1 , 𝑣2 = −3 e 𝑣3 = ⎜ 1 ⎟ dello spazio vettoriale 𝑉 = ℝ3 sono linearmente
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝0⎠ ⎝2⎠ ⎝−2⎠
indipendenti?
Svolgimento. Abbiamo
⎛2⎞ ⎛1⎞ ⎛ 3 ⎞ ⎛0⎞
𝑎1 ⎜−1⎟ + 𝑎2 ⎜−3⎟ + 𝑎3 ⎜ 1 ⎟ = ⎜0⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝0⎠ ⎝2⎠ ⎝−2⎠ ⎝0⎠
Risolviamo il sistema di equazioni lineari:
⎧
⎪ ⎧
⎪ ⎧
⎪ ⎧
⎪
⎪2𝑎1 + 𝑎2 + 3𝑎3 = 0 ⎪2𝑎1 + 𝑎3 + 3𝑎3 = 0 ⎪−4𝑎3 + 𝑎3 + 3𝑎3 = 0 ⎪ 0=0
⎪ ⎪ ⎪ ⎪
⎨−𝑎1 − 3𝑎2 + 𝑎3 = 0 ⎨−𝑎1 − 3𝑎3 + 𝑎3 = 0 ⎨𝑎1 = −2𝑎3 ⎨ 𝑎1 = −2𝑎3
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪
⎩2𝑎2 − 2𝑎3 = 0 ⎪
⎩𝑎2 = 𝑎3 ⎪
⎩𝑎2 = 𝑎3 ⎪
⎩𝑎2 = 𝑎3
Il sistema ha infinite soluzioni, quindi 𝑣1 , 𝑣2 , 𝑣3 sono linearmente dipendenti. Infatti, si noti che
𝑣3 = 2𝑣1 − 𝑣2 . ✎
Lezione 3
Sottospazi Vettoriali
Obiettivi:
𝑎1 𝑓1 + 𝑎2 𝑓2 + 𝑎3 𝑓3 è una funzione
𝑎1 sin(𝑥) + 𝑎2 cos(𝑥) = 0 ∀𝑥
11
12 LEZIONE 3. SOTTOSPAZI VETTORIALI
𝑎1 ⋅ 0 + 𝑎2 ⋅ 1 = 0
Teorema 3.1. (Teorema sulla dipendenza lineare di vettori) Sia 𝑉 uno spazio vettoriale e siano
𝑣1 , 𝑣2 … , 𝑣𝑛 ∈ 𝑉 , 𝑛 vettori dello spazio vettoriale. I vettori dati sono linearmente dipendenti se e solo
se uno di essi si può scrivere come combinazione lineare dei rimanenti:
𝑣𝑖 = ∑ 𝑎𝑗 𝑣𝑗
𝑗=1,…,𝑛 ∶ 𝑗≠𝑖
o, equivalentemente
𝜆1 𝜆2 𝜆𝑖−1 𝜆𝑖+1 𝜆𝑛
𝑣𝑖 = − 𝑣1 − 𝑣2 − … − 𝑣𝑖−1 − 𝑣𝑖+1 − … − 𝑣𝑛 =
𝜆𝑖 𝜆𝑖 𝜆𝑖 𝜆𝑖 𝜆𝑖
= 𝑎1 𝑣1 + 𝑎2 𝑣2 + … + 𝑎𝑖−1 𝑣𝑖−1 + 𝑎𝑖+1 𝑣𝑖+1 + … + 𝑎𝑛 𝑣𝑛
= ∑ 𝑎𝑗 𝑣𝑗
𝑗=1,…,𝑛 ∶ 𝑗≠𝑖
Allora
𝑎1 𝑣1 + 𝑎2 𝑣2 + … + 𝑎𝑖−1 𝑣𝑖−1 − 𝑣𝑖 + 𝑎𝑖+1 𝑣𝑖+1 + … + 𝑎𝑛 𝑣𝑛 = 0
dove il coefficiente di 𝑣𝑖 è −1 che è diverso da 0, quindi non tutti i coefficienti sono nulli. Ne
segue che 𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑛 sono linearmente dipendenti. ■
Esercizio 3.2.
Svolgimento. Osserviamo che 𝑣3 = 2𝑣2 . Questo è sufficiente per dimostrare che 𝑣1 , 𝑣2 , 𝑣3 sono
linearmente dipendenti. Infatti 𝑣3 = 2𝑣2 e 𝑣2 = 21 𝑣3 . Tuttavia, non è possibile scrivere 𝑣1 come
combinazione lineare di 𝑣2 e 𝑣3 , infatti 𝑣1 ≠ 𝑎2 𝑣2 + 𝑎3 𝑣3 . ✎
3.2. SOTTOSPAZI VETTORIALI 13
In altri termini, 𝑊 deve essere chiuso per le operazioni di somma di vettori e di prodotto di un
vettore per uno scalare.
Esempio 3.1.
𝑤3 = (𝑎3 , 𝑏3 ) = 𝑤1 + 𝑤2 = (𝑎1 + 𝑎2 , 𝑏1 + 𝑏2 ) ∈ 𝑊 ?
𝑤3 = (𝑎3 , 𝑏3 ) ∈ 𝑊 ⇔ 3𝑎3 − 2𝑏3 = 0
3𝑎3 − 2𝑏3 = 3(𝑎1 + 𝑎2 ) − 2(𝑏1 + 𝑏2 ) = 3𝑎1 + 3𝑎2 − 2𝑏1 − 2𝑏2 =
= 3𝑎1 − 2𝑏1 + 3𝑎2 − 2𝑏2 = 0 + 0 = 0 ✔
𝑤 = (𝑎, 𝑏) ∈ 𝑊 ⇔ 3𝑎 − 2𝑏 = 0
𝜆𝑤 = (𝜆𝑎, 𝜆𝑏) ∈ 𝑊 ?
3(𝜆𝑎) − 2(𝜆𝑏) = 𝜆(3𝑎 − 2𝑏) = 𝜆0 = 0 ✔
⇒ 𝑊 è un sottospazio vettoriale di 𝑉
Esempio 3.2.
1
Definizione 1.3.9, pag. 14
14 LEZIONE 3. SOTTOSPAZI VETTORIALI
Esempio 3.3.
𝑊 = {(𝑎, 𝑏) | 𝑎2 − 𝑏 = 0}
𝑤1 + 𝑤2 = (𝑎1 + 𝑎2 , 𝑏1 + 𝑏2 ) ∈ 𝑊 ?
(𝑎1 + 𝑎2 )2 − (𝑏1 + 𝑏2 ) = 𝑎12 + 𝑎22 + 2𝑎1 𝑎2 − 𝑏1 − 𝑏2 =
= 𝑎12 − 𝑏1 + 𝑎22 − 𝑏2 + 2𝑎1 𝑎2 =
= 0 + 0 + 2𝑎1 𝑎2 ≠ 0 in generale
quindi 𝑤1 + 𝑤2 ∉ 𝑊 ⇒ 𝑊 non è un sottospazio vettoriale.
Esempio 3.4.
𝑊 = {(𝑎, 𝑏) | 𝑎 ≥ 0, 𝑏 ≥ 0}
Verifichiamo prima che (0, 0) ∈ 𝑊 . Inoltre, 𝑊 è chiuso per l’operazione di somma di vettori, ma
non è chiuso per l’operazione di prodotto di scalare per vettore, quindi 𝑊 non è un sottospazio
vettoriale di ℝ2 .
Lezione 4
Obiettivi:
15
16 LEZIONE 4. PARTICOLARI SOTTOSPAZI VETTORIALI
Teorema 4.1. Dati due sottospazi vettoriali 𝑈 e 𝑊 , la somma 𝑈 + 𝑊 dei due sottospazi è l’insieme
𝑈 + 𝑊 = {𝑢 + 𝑤 | 𝑢 ∈ 𝑈 , 𝑤 ∈ 𝑊 } (4.1)
3. Fra tutti i sottospazi che contengono 𝑈 e 𝑊 , 𝑈 + 𝑊 definito come (4.1) è il più piccolo
sottospazio
• Punto (3): 𝑈 + 𝑊 definito come (4.1) è il più piccolo sottospazio vettoriale che contiene 𝑈
e 𝑊 ; sia 𝐿 un sottospazio vettoriale che contiene 𝑈 e 𝑊 , quindi ∀𝑢 ∈ 𝑈 ⇒ 𝑢 ∈ 𝐿 (perché
𝑈 ⊂ 𝐿) e ∀𝑤 ∈ 𝑊 ⇒ 𝑤 ∈ 𝐿 (perché 𝑊 ⊂ 𝐿), allora, siccome 𝐿 è un sottospazio vettoriale,
𝑢 + 𝑤 ∈ 𝐿 , quindi
{𝑢 + 𝑤 | 𝑢 ∈ 𝑈 , 𝑤 ∈ 𝑊 } ⊂ 𝐿
che è esattamente la definizione di 𝑈 + 𝑊 .
𝑣1 = 𝑢1 + 𝑤1 𝑣2 = 𝑢 2 + 𝑤 2 ∀𝑢1 , 𝑢2 ∈ 𝑈 , 𝑤1 , 𝑤2 ∈ 𝑊
𝑣1 + 𝑣2 ∈ 𝑈 + 𝑊 ?
𝑣1 + 𝑣2 = (𝑢1 + 𝑤1 ) + (𝑢2 + 𝑤2 ) = 𝑢1 + 𝑤1 + 𝑢2 + 𝑤2 = (𝑢1 + 𝑢2 ) + (𝑤1 + 𝑤2 ) = 𝑢 + 𝑤
dove 𝑢 ∈ 𝑈 e 𝑤 ∈ 𝑊 . Quindi 𝑈 + 𝑊 è chiuso per l’operazione di somma tra vettori
𝜆 ∈ 𝐾, 𝑣 = 𝑢 + 𝑤
𝜆𝑣 = 𝜆(𝑢 + 𝑤) = 𝜆𝑢 + 𝜆𝑤 dove 𝜆𝑢 ∈ 𝑈 e 𝜆𝑤 ∈ 𝑊
quindi 𝑈 +𝑊 è chiuso per l’operazione di prodotto tra scalare e vettore. Conseguentemente
𝑈 + 𝑊 è un sottospazio vettoriale. ■
Esercizio 4.1.
2 0 1
Sia 𝑉 = ℝ2 . I tre vettori 𝑣1 = , 𝑣2 = e 𝑣3 = sono generatori di 𝑉 ?
(1) (3) (−1)
𝑎 𝑎
Svolgimento. Ci stiamo chiedendo se 𝑣 = 𝜆1 𝑣1 + 𝜆2 𝑣2 + 𝜆3 𝑣3 = per ogni ∈ ℝ2
(𝑏) (𝑏)
𝑎 2 0 1
= 𝜆1 + 𝜆2 + 𝜆3
(𝑏) (1) (3) (−1)
dove 𝑎 e 𝑏 sono parametri liberi di variare e 𝜆1 , 𝜆2 e 𝜆3 sono le incognite. Dobbiamo risolvere il
sistema (parametrico) di equazione lineari
{ { { {
2𝜆1 + 𝜆3 = 𝑎 𝜆3 = 𝑎 − 2𝜆1 𝜆3 = 𝑎 − 2𝜆1 𝜆3 = 𝑎 − 2𝜆1
𝜆1 + 3𝜆2 − 𝜆3 = 𝑏 𝜆1 + 3𝜆2 − 𝑎 + 2𝜆1 = 𝑏 3𝜆2 = −3𝜆1 + 𝑎 + 𝑏 𝜆2 = −𝜆1 + 𝑎3 + 𝑏3
Questo sistema ammette soluzione: ci sono infinite soluzioni per ogni 𝜆1 (e per ogni valore dei
parametri 𝑎 e 𝑏). Perciò 𝑣1 , 𝑣2 e 𝑣3 rappresenta un insieme di generatori di 𝑉 = ℝ2 ✎
Esercizio 4.2.
1 2
Dato 𝑉 = ℝ2 e dati i vettori 𝑣1 = ,𝑣 = ; 𝑣 e 𝑣2 sono un insieme di generatori di 𝑉 ?
(2) 2 (−3) 1
Svolgimento.
𝑣 = (𝑎, 𝑏) = 𝜆1 𝑣1 + 𝜆2 𝑣2 (∀𝑎, ∀𝑏)
𝑎 1 2
= 𝜆1 +𝜆
(𝑏) (2) 2 (−3)
{ { { { {
𝜆1 + 2𝜆2 = 𝑎 𝜆1 = 𝑎 − 2𝜆2 𝜆1 = 𝑎 − 2𝜆2 𝜆1 = 𝑎 − 2𝜆2 𝜆1 = − 73 𝑎 + 27 𝑏
2𝜆1 − 3𝜆2 = 𝑏 2𝑎 − 7𝜆2 = 𝑏 −7𝜆2 = 𝑏 − 2𝑎 𝜆2 = − 𝑏7 + 27 𝑎 𝜆2 = − 𝑏7 + 72 𝑎
Per ogni 𝑎 e 𝑏, il sistema ammette una sola soluzione, quindi 𝑣1 e 𝑣2 sono un sistema di generatori
di 𝑉 = ℝ2 . ✎
Definizione 4.4. Una base di uno spazio vettoriale 𝑉 è un sistema di generatori di 𝑉 costituito da
vettori linearmente indipendenti.2
Una base si definisce anche un sistema libero di generatori.
2
Definizione 1.3.31, pag. 22
Lezione 5
Obiettivi:
19
20 LEZIONE 5. GENERATORI DI SPAZI VETTORIALI
Esercizio 5.1.
⎛1⎞ ⎛0⎞
Consideriamo lo spazio vettoriale 𝑉 = ℝ3 e i due vettori 𝑣1 = ⎜ 2 ⎟ e 𝑣2 = ⎜3⎟. 𝑣1 e 𝑣2 sono
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝−1⎠ ⎝1⎠
generatori di ℝ ?
3
Svolgimento. Dobbiamo verificare che un qualunque vettore 𝑣 ∈ 𝑉 si può scrivere come combi-
nazione lineare di 𝑣1 e 𝑣2
?
𝑣 = 𝜆1 𝑣 1 + 𝜆2 𝑣 2 ∀𝑣 ∈ 𝑉
⎛1⎞ ⎛0⎞ ⎛𝑎⎞
𝜆1 2 + 𝜆2 ⎜3⎟ = ⎜𝑏 ⎟
⎜ ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝−1⎠ ⎝1⎠ ⎝ 𝑐 ⎠
dove 𝜆1 e 𝜆2 sono le incognite e 𝑎, 𝑏, 𝑐 sono parametri liberi di variare. Risolviamo il seguente
sistema di equazioni lineari
⎧
⎪ ⎧
⎪ ⎧
⎪ ⎧
⎪
⎪ 𝜆1 + 0 = 𝑎 ⎪ 𝜆1 = 𝑎 ⎪ 𝜆1 = 𝑎 ⎪ 𝜆1 = 𝑎
⎪ ⎪ ⎪ ⎪
⎨ 2𝜆1 + 3𝜆2 = 𝑏 ⎨ 2𝑎 + 3𝜆2 = 𝑏 ⎨ 2𝑎 + 3𝑎 + 3𝑐 = 𝑏 ⎨ 5𝑎 + 3𝑐 = 𝑏
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪
⎩−𝜆1 + 𝜆2 = 𝑐 ⎪
⎩−𝑎 + 𝜆2 = 𝑐 ⎪
⎩ 𝜆2 = 𝑎 + 𝑐 ⎪
⎩ 𝜆2 = 𝑎 + 𝑐
L’equazione 5𝑎 + 3𝑐 = 𝑏 dice che il sistema ha soluzione se e solo se tale condizione è verifica-
ta, quindi il sistema non ha soluzione per ogni 𝑣 = (𝑎, 𝑏, 𝑐), ma solo quando tale condizione è
verificata. Perciò 𝑣1 e 𝑣2 non sono generatori di ℝ3 . ✎
𝑣 = 𝜆1 𝑣1 + 𝜆2 𝑣2 + … + 𝜆𝑛 𝑣𝑛
ma assumiamo anche che esista un’altra combinazione lineare dei vettori 𝑆 che generi 𝑣
𝑣 = 𝜇1 𝑣1 + 𝜇2 𝑣2 + … + 𝜇𝑛 𝑣𝑛
𝜆1 𝑣1 + 𝜆2 𝑣2 + … + 𝜆𝑛 𝑣𝑛 = 𝜇1 𝑣1 + 𝜇2 𝑣2 + … + 𝜇𝑛 𝑣𝑛
𝜆1 − 𝜇1 = 𝜆2 − 𝜇2 = … = 𝜆𝑛 − 𝜇𝑛 = 0
𝜆1 𝑣 1 + 𝜆2 𝑣 2 + 𝜆3 𝑣 3 + … = 𝜆1 𝑥 0 + 𝜆2 𝑥 1 + 𝜆3 𝑥 2 + 𝜆4 𝑥 3 + … che è un polinomio
Non avendo specificato il grado massimo dei polinomi di 𝑉 , servono, quindi, infiniti generatori!
con 𝜆𝑖 ≠ 0. Se ciò è vero, significa che abbiamo ottenuto una combinazione lineare dei vet-
tori 𝑤1 , 𝑤2 , … , 𝑤𝑟 con coefficienti 𝜆𝑖 non tutti nulli, poiché 𝜆𝑖 ≠ 0. Ciò implica che i vetto-
ri 𝑤1 , 𝑤2 , … , 𝑤𝑟 non sono linearmente indipendenti, che contraddice le condizioni di partenza.
Conseguentemente, se gli 𝑟 vettori 𝑤1 , 𝑤2 , … , 𝑤𝑟 sono linearmente indipendenti, sono anche tutti
diversi dal vettore nullo. ■
2
Definizione 1.3.35, pag. 23
22 LEZIONE 5. GENERATORI DI SPAZI VETTORIALI
Teorema 5.2. Sia 𝑉 uno spazio vettoriale finitamente generato e sia 𝑆 = {𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑛 } un insieme
di generatori di 𝑉 . Allora 𝑆 contiene dei vettori 𝑣𝑖1 , 𝑣𝑖2 , … , 𝑣𝑖𝑟 , per qualche 𝑟 ≤ 𝑛, che formano una
base di 𝑉 (e che sono, quindi, linearmente indipendenti).3
𝑣𝑛 = 𝜆1 𝑣1 + 𝜆2 𝑣2 + … + 𝜆𝑛−1 𝑣𝑛−1
Teorema 5.3. (Teorema dello Scambio) Sia 𝑉 uno spazio vettoriale finitamente generato e sia 𝑆 =
{𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑛 } un insieme di generatori di 𝑉 . Se 𝑤1 , 𝑤2 , … , 𝑤𝑟 sono vettori linearmente indipendenti,
allora 𝑟 ≤ 𝑛.4
𝑤1 = 𝜆1 𝑣1 + 𝜆2 𝑣2 + … + 𝜆𝑛 𝑣𝑛
Dato che 𝑤1 ≠ 0, gli scalari 𝜆1 , 𝜆2 , … , 𝜆𝑛 non sono tutti nulli: esiste 𝑖 tale che 𝜆𝑖 ≠ 0. Perciò
𝑣𝑖 può essere espresso come combinazione lineare di 𝑤1 , 𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑖−1 , 𝑣𝑖+1 , … , 𝑣𝑛 . A meno di
rinominare i vettori, supponiamo che 𝑖 = 𝑛, quindi 𝑤1 , 𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑛−1 è un insieme di generatori
di 𝑉 .
Il vettore 𝑤2 può essere espresso come combinazione di 𝑤1 , 𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑛−1 … ripetendo il
ragionamento, si dimostra che
{𝑤1 , 𝑤2 , … , 𝑤ℎ , 𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑛−ℎ }
è un insieme di generatori di 𝑉 .
Se, per assurdo, fosse 𝑛 < 𝑟, ponendo ℎ = 𝑛 si avrebbe che i vettori 𝑤1 , 𝑤2 , … , 𝑤𝑛 generano
tutto lo spazio 𝑉 , quindi 𝑤𝑛+1 si potrebbe scrivere come combinazione lineare di 𝑤1 , 𝑤2 , … , 𝑤𝑛 ,
che contraddice l’ipotesi che i vettori 𝑤1 , 𝑤2 , … , 𝑤𝑟 sono linearmente indipendenti. Perciò 𝑟 ≤ 𝑛.
■
3
Proposizione 1.3.36, pag. 23
4
Proposizione 1.3.37, pag. 24
Lezione 6
Obiettivi:
Dimostrazione.
Ne segue che 𝑟 = 𝑛. ■
Il numero di elementi di una base dipende solamente dallo spazio vettoriale (e non dalla
base scelta)
Definizione 6.1. La dimensione di uno spazio vettoriale (finitamente generato) 𝑉 , indicata con
dim 𝑉 , è il numero di elementi di una base di 𝑉 .2
1
Corollario 1.3.39, pag. 25
2
Definizione 1.3.40, pag. 25
23
24 LEZIONE 6. DIMENSIONE DI SPAZI VETTORIALI E CREAZIONE DI BASI
Esempio 6.1.
𝜆1 𝑣1 + 𝜆2 𝑣2 + … + 𝜆𝑛 𝑣𝑛 = 0𝑉
𝑣 = 𝜆1 𝑣1 + 𝜆2 𝑣2 + … + 𝜆𝑠−1 𝑣𝑠−1 + 𝜆𝑠 𝑣𝑠 ∀𝑣 ∈ 𝑉
6.2. ESTRARRE E COMPLETARE BASI DA INSIEMI DI VETTORI 25
quindi
𝑣 = 𝛽1 𝑣1 + 𝛽2 𝑣2 + … + 𝛽𝑠−1 𝑣𝑠−1
dove 𝛽𝑖 = 𝜆𝑖 + 𝜆𝑠 𝛼𝑖 per ogni 𝑖 = 1, … , 𝑠 − 1 perciò i vettori 𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑠−1 sono un generatore
di 𝑉 . Se sono anche linearmente indipendenti, rappresentano anche una base. Altrimenti si
itera il procedimento finché si ottengono esattamente 𝑛 vettori linearmente indipendenti che
rappresentano una base di 𝑉 e dimostra che dim 𝑉 = 𝑛. ■
Teorema 6.3. Sia 𝑉 uno spazio vettoriale finitamente generato (dim 𝑉 = 𝑛) e sia {𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑟 } un
insieme di vettori linearmente indipendenti (con 𝑟 ≤ 𝑛). L’insieme {𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑟 } può essere sempre
completato in modo da ottenere una base di 𝑉 .3
Dimostrazione. Se {𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑟 } sono generatori di 𝑉 , allora sono anche una base. Altrimenti,
esiste un vettore 𝑣𝑟+1 che non è combinazione lineare dei vettori 𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑟 . Perciò l’insieme di
vettori {𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑟 , 𝑣𝑟+1 } è un insieme di vettori linearmente indipendenti. Se questi 𝑟 +1 vettori
sono generatori di 𝑉 , allora sono anche una base. Altrimenti, si itera il procedimento finché si
ottiene un insieme di 𝑛 vettori, quando il procedimento termina. ■
Esempio 6.2.
Dato lo spazio vettoriale 𝑉 = ℝ3 (dim 𝑉 = 3) e dati i tre vettori 𝑈 = {𝑣1 , 𝑣2 , 𝑣3 } definiti come
𝜆1 𝑣1 + 𝜆2 𝑣2 + 𝜆3 𝑣3 = 0
oppure
𝑣2 = 2𝑣1 − 𝑣3 quindi 𝐿(𝑈 ) = ⟨𝑣1 , 𝑣3 ⟩ (togliamo 𝑣2 )
oppure
1 1
𝑣1 = 𝑣2 + 𝑣3 quindi 𝐿(𝑈 ) = ⟨𝑣2 , 𝑣3 ⟩ (togliamo 𝑣1 )
2 2
Decidiamo di togliere 𝑣3 . Rimaniamo con 𝑣1 e 𝑣2 . Ci chiediamo se sono linearmente indipendenti
𝜆1 𝑣 1 + 𝜆2 𝑣 2 = 0
Obiettivi:
7.1 Esempi
Esempio 7.1.
Consideriamo lo spazio vettoriale 𝑉 = ℝ4 . Sono dati quattro vettori
⎧
⎪ ⎧
⎪ ⎧
⎪
⎪ 𝜆1 + 3𝜆3 − 3𝜆4 = 0 ⎪ 𝜆1 = −3𝜆3 + 3𝜆4 ⎪ 𝜆1 = −3𝜆3 + 3𝜆4
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪2𝜆2 − 4𝜆3 + 4𝜆4 = 0 ⎪2𝜆2 − 4𝜆3 + 4𝜆4 = 0 ⎪2𝜆2 − 4𝜆3 + 4𝜆4 = 0
⎨
⎪ ⎨
⎪ ⎨
⎪
⎪ −𝜆1 + 𝜆2 − 5𝜆3 + 𝜆4 = 0 ⎪ 3𝜆3 − 3𝜆4 + 𝜆2 − 5𝜆3 + 𝜆4 = 0 ⎪ 𝜆2 − 2𝜆3 − 2𝜆4 = 0
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪ 2𝜆 + 𝜆2 + 4𝜆3 + 4𝜆4 = 0 ⎪−6𝜆3 + 6𝜆4 + 𝜆2 + 4𝜆3 + 4𝜆4 = 0 ⎪ 𝜆 − 2𝜆3 + 10𝜆4 = 0
⎩ 1 ⎩ ⎩ 2
⎧
⎪ ⎧
⎪ ⎧
⎪
⎪ 𝜆1 = −3𝜆3 + 3𝜆4 ⎪ 𝜆1 = −3𝜆3 + 3𝜆4 ⎪ 𝜆1 = −3𝜆3
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪2𝜆2 − 4𝜆3 + 4𝜆4 = 0 ⎪2𝜆2 − 4𝜆3 + 4𝜆4 = 0 ⎪2𝜆2 − 4𝜆3 = 0
⎨
⎪ ⎨ ⎨
⎪ 2𝜆3 − 10𝜆4 − 2𝜆3 − 2𝜆4 = 0 ⎪ ⎪ −12𝜆4 = 0 ⎪
⎪ 𝜆4 = 0
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪ 𝜆 = 2𝜆3 − 10𝜆4 ⎪ 𝜆 = 2𝜆3 − 10𝜆4 ⎪ 𝜆 = 2𝜆3
⎩ 2 ⎩ 2 ⎩ 2
27
28 LEZIONE 7. FORMULA DI GRASSMANN E SOMMA DIRETTA DI SPAZI VETTORIALI
⎧
⎪ ⎧
⎪
⎪ 𝜆1 = −3𝜆3 ⎪ 𝜆1 = −3𝜆3
⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪4𝜆3 − 4𝜆3 = 0 ⎪0 = 0
⎨
⎪ ⎨
⎪
⎪ 𝜆4 = 0 ⎪ 𝜆4 = 0
⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪ 𝜆 = 2𝜆3 ⎪ 𝜆 = 2𝜆3
⎩ 2 ⎩ 2
Il sistema ha infinite soluzioni, quindi i quattro vettori sono linearmente dipendenti – sono un
sistema di generatori di 𝑈 ma non sono una base di 𝑈 . Dalla soluzione del sistema, si ricava che
⎛2⎞ ⎛1⎞
𝑣1 = ⎜−1⎟ 𝑣2 = ⎜1⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝0⎠ ⎝3⎠
che è facile vedere essere linearmente indipendenti (infatti non sono proporzionali e sono con-
tenuti in un piano). Vogliamo trovare un vettore 𝑣3 in modo che i vettori 𝑣1 , 𝑣2 , 𝑣3 formino una
base di ℝ3 .
Bisogna scegliere 𝑣3 in modo che esso non sia combinazione lineare di 𝑣1 e 𝑣2 . Per esem-
pio, prendiamo il vettore della base canonica 𝑣3 = (1, 0, 0) e verifichiamo che 𝑣1 , 𝑣2 , 𝑣3 siano
linearmente indipendenti
𝜆1 𝑣1 + 𝜆2 𝑣2 + 𝜆3 𝑣3 = 0
⎛2⎞ ⎛1⎞ ⎛1⎞ ⎛0⎞
𝜆1 −1 + 𝜆2 1 + 𝜆3 ⎜0⎟ = ⎜0⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝0⎠ ⎝3⎠ ⎝0⎠ ⎝0⎠
⎧
⎪ ⎧
⎪ 2𝜆1 + 𝜆2 + 𝜆3 = 0 ⎪⎪ 𝜆3 = 0
⎪ ⎪
⎨ −𝜆1 + 𝜆2 = 0 ⎨ 𝜆1 = 0
⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪
⎩3𝜆2 = 0 ⎪
⎩𝜆2 = 0
Quindi 𝑣1 , 𝑣2 , 𝑣3 sono linearmente indipendenti e rappresentano una base di ℝ3 .
7.2. FORMULA DI GRASSMANN 29
Teorema 7.1. Sia 𝑉 uno spazio vettoriale di dimensione 𝑛, dim 𝑉 = 𝑛, e siano 𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑛 𝑛 vettori
di 𝑉 , allora1
1. Se i vettori 𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑛 sono linearmente indipendenti, essi sono anche un sistema di genera-
tori di 𝑉 , quindi sono una base di 𝑉
Teorema 7.3. Un vettore 𝑣 ∈ 𝑈 ⊕ 𝑊 si scrive in modo unico nella forma 𝑣 = 𝑢 + 𝑤 per un qualche
𝑢 ∈ 𝑈 e un qualche 𝑤 ∈ 𝑊 .4
𝑣 = 𝑢1 + 𝑤1 = 𝑢2 + 𝑤2
𝑢1 − 𝑢2 = 𝑤2 − 𝑤1 ∈ 𝑈 ∩ 𝑊 = {0𝑉 }
perciò
𝑢1 − 𝑢2 = 0𝑉 = 𝑤2 − 𝑤1 ⇒ 𝑢1 = 𝑢2 e 𝑤1 = 𝑤2
quindi l’espressione 𝑢1 + 𝑤1 è unica. ■
3
Definizione 1.3.21, pag. 17
4
Proposizione 1.3.22, pag. 17
Lezione 8
Dato uno spazio vettoriale 𝑉 definito sul campo 𝐾 e data una base {𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑛 } di 𝑉 (fissata),
ogni vettore 𝑣 ∈ 𝑉 si può scrivere in modo unico come combinazione lineare di tale base
𝑣 = 𝜆1 𝑣1 + 𝜆2 𝑣2 + … + 𝜆𝑛 𝑣𝑛
Ciò significa che esiste una corrispondenza biunivoca tra ogni vettore 𝑣 ∈ 𝑉 e ogni sequenza di
𝑛 numeri (𝜆1 , 𝜆2 , … , 𝜆𝑛 ) ∈ 𝐾 𝑛
𝑣 ∈ 𝑉 ⇔ (𝜆1 , 𝜆2 , … , 𝜆𝑛 ) ∈ 𝐾 𝑛
quindi esiste una corrispondenza biunivoca tra 𝑉 e 𝐾 𝑛
Esempio 8.1.
𝑉 ∋ 𝑓 (𝑥) ⇔ (𝑎0 , 𝑎1 , 𝑎2 , 𝑎3 ) ∈ ℝ4
Esercizio 8.1.
𝑥1 = 2𝑥2 − 4𝑥3
32
33
Tale sistema ha infinite soluzioni, per esempio, per ogni 𝑥2 e 𝑥3 , quindi ha due parametri liberi di
variare. Poniamo 𝑥2 = 𝑎 e 𝑥3 = 𝑏 (con 𝑎, 𝑏 ∈ ℝ), per cui 𝑥1 = 2𝑎 − 4𝑏. Vedremo che il numero di
parametri liberi di variare corrisponde alla dimensione di 𝑈 . Vediamolo coi calcoli.
Ogni vettore 𝑣 ∈ 𝑈 si può scrivere come segue (dove 𝑎, 𝑏 ∈ ℝ sono due parametri liberi di
variare)
⎛𝑥1 ⎞ ⎛2𝑎 − 4𝑏 ⎞ ⎛2⎞ ⎛−4⎞
⎜
𝑣 = 𝑥2 =⎟ ⎜ 𝑎 ⎟ ⎜ ⎟
= 𝑎 1 + 𝑏 ⎜ 0 ⎟ = 𝑎𝑢1 + 𝑏𝑢2
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝𝑥3 ⎠ ⎝ 𝑏 ⎠ ⎝0⎠ ⎝1⎠
Abbiamo espresso 𝑣 come combinazione lineare di due vettori 𝑢1 = (2, 1, 0) e 𝑢2 = (−4, 0, 1), quindi
ogni vettore 𝑣 ∈ 𝑈 può essere generato dal sistema di generatori {𝑢1 , 𝑢2 }. Per dimostrare che
questi due vettori sono anche una base, basta dimostrare che sono linearmente indipendenti
𝜆1 𝑢1 + 𝜆2 𝑢2 = 0
Esercizio 8.2.
Sia 𝑉 uno spazio vettoriale e sia {𝑣1 , 𝑣2 , 𝑣3 , 𝑣4 } una base di 𝑉 (quindi dim 𝑉 = 4).
Svolgimento.
𝜆1 𝑢1 + 𝜆2 𝑢2 + 𝜆3 𝑢3 = 0
Poichè {𝑣1 , 𝑣2 , 𝑣3 , 𝑣4 } sono una base, sappiamo che tutti i coefficienti della combinazione
lineare devono essere uguale a 0
⎧
⎪ ⎧
⎪ ⎧
⎪
⎪ 𝜆2 + 𝜆3 = 0 ⎪ −𝜆3 + 𝜆3 = 0 ⎪ 0=0
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪2𝜆1 + 2𝜆2 = 0 ⎪2𝜆3 − 2𝜆3 = 0 ⎪0 = 0
⎨
⎪ ⎨
⎪ ⎨
⎪
⎪ −𝜆2 − 𝜆3 = 0 ⎪ 𝜆2 = −𝜆3 ⎪ 𝜆2 = −𝜆3
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪ −𝜆 + 𝜆3 = 0 ⎪ 𝜆 = 𝜆3 ⎪ 𝜆 = 𝜆3
⎩ 1 ⎩ 1 ⎩ 1
Il sistema ha un numero infinito di soluzioni, per ogni possibile valore di 𝜆3 , perciò i vettori
𝑢1 , 𝑢2 , 𝑢3 sono linearmente dipendenti. Se, per esempio, 𝜆3 = 1, allora 𝜆1 = 1 e 𝜆2 = −1,
quindi 𝑢1 − 𝑢2 + 𝑢3 = 0. Da cui ricaviamo, per esempio, che 𝑢3 = 𝑢2 − 𝑢1 e possiamo
eliminare 𝑢3 , perché è combinazione lineare di 𝑢1 e 𝑢2 . A questo punto, ci chiediamo se 𝑢1
e 𝑢2 sono linearmente indipendenti.
𝜆1 𝑢1 + 𝜆2 𝑢2 = 0
𝜆1 𝑤1 + 𝜆2 𝑤2 + 𝜆3 𝑤3 + 𝜆4 𝑤4 = 0
𝜆1 𝑤1 + 𝜆2 𝑤2 + 𝜆3 𝑤3 = 0
𝛼1 𝑢1 + 𝛼2 𝑢2 = 𝛽1 𝑤1 + 𝛽2 𝑤2 + 𝛽3 𝑤3
𝛼1 𝑢1 + 𝛼2 𝑢2 = 𝛽1 𝑤1 + 𝛽2 𝑤2 + 𝛽3 𝑤3
Perciò
−2𝑢1 + 𝑢2 = 𝑤1 − 𝑤2 + 𝑤3
Ma
−2𝑢1 + 𝑢2 = −2(2𝑣2 − 𝑣4 ) + (𝑣1 + 2𝑣2 − 𝑣3 ) = 𝑣1 − 2𝑣2 − 𝑣3 + 2𝑣4
e
𝑤1 − 𝑤2 + 𝑤3 = (𝑣1 + 𝑣4 ) − (𝑣2 + 2𝑣3 ) + (−𝑣2 + 𝑣3 + 𝑣4 ) = 𝑣1 − 2𝑣2 − 𝑣3 + 2𝑣4
In conclusione, dim 𝑈 ∩ 𝑊 = 1 e una base di 𝑈 ∩ 𝑊 è data dal vettore 𝑣 = 𝑣1 − 2𝑣2 − 𝑣3 + 2𝑣4
Con la formula di Grassmann, possiamo ricavare la dimensione di 𝑈 + 𝑊
36
Lezione 9
Obiettivi:
• Definire un isomorfismo
9.1 Esercizi
Esercizio 9.1.
Dato lo spazio vettoriale 𝑉 = ℝ3 e dato il sottospazio vettoriale 𝑈 ⊆ 𝑉 di equazione 2𝑥1 − 3𝑥2 = 0,
determinare la dimensione di 𝑈 e una sua base.
Svolgimento. Risolviamo l’equazione 2𝑥1 − 3𝑥2 = 0, per esempio, come 𝑥1 = 32 𝑥2 , che ha infinite
soluzioni per ogni 𝑥2 e per ogni 𝑥3 . Dando a 𝑥2 e 𝑥3 i valori di due parametri 𝑎 e 𝑏, abbiamo 𝑥2 = 𝑎
⎛ 32 𝑥2 ⎞
e 𝑥3 = 𝑏. Un qualsiasi vettore 𝑢 ∈ 𝑈 può essere scritto come ⎜ 𝑥2 ⎟, quindi ha due parametri liberi
⎜ ⎟
⎝ 𝑥3 ⎠
di variare.
{ ⎛ 3 𝑎⎞ }
2
𝑈 = ⎜ 𝑎 ⎟ | ∀𝑎, 𝑏 ∈ ℝ
⎜ ⎟
⎝𝑏⎠
Ogni vettore 𝑢 ∈ 𝑈 si può scrivere come
⎛ 32 ⎞ ⎛0⎞
𝑢 = 𝑎𝑢1 + 𝑏𝑢2 = 𝑎 ⎜1⎟ + 𝑏 ⎜0⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝0⎠ ⎝1⎠
Perciò dim 𝑈 = 2 e {𝑢1 , 𝑢2 } sono una base di 𝑈 . Si noti che la dimensione del sottospazio 𝑈 è
uguale al numero di incognite di 2𝑥1 − 3𝑥2 = 0 libere di variare (in ℝ3 ). ✎
Esercizio 9.2.
Consideriamo lo spazio vettoriale 𝑉 = ℝ3 e il sottospazio 𝑈 definito dalle equazioni
𝑥1 − 2𝑥3 = 0 2𝑥1 + 𝑥2 − 4𝑥3 = 0
37
38 LEZIONE 9. FUNZIONI LINEARI TRA SPAZI VETTORIALI E ISOMORFISMI
Svolgimento. { { {
𝑥1 − 2𝑥3 = 0 𝑥1 = 2𝑥3 𝑥1 = 2𝑥3
2𝑥1 + 𝑥2 − 4𝑥3 = 0 4𝑥3 + 𝑥2 − 4𝑥3 = 0 𝑥2 = 0
Il sistema ha infinite soluzioni per ogni valore di 𝑥3 . Avendo un solo parametro libero di variare,
ci aspettiamo che lo spazio 𝑈 abbia dimensione 1. Infatti, detto 𝑥3 = 𝑎 (∀𝑎 ∈ ℝ), si ha 𝑥1 = 2𝑎 e
𝑥2 = 0, quindi
{ ⎛2𝑎⎞ }
𝑈 = ⎜ ⎟
0 | ∀𝑎 ∈ ℝ
⎜ ⎟
⎝𝑎⎠
Ogni vettore 𝑢 ∈ 𝑈 può essere scritto come
⎛2⎞
𝑢 = 𝑎𝑢1 =𝑎 ⎜0⎟
⎜ ⎟
⎝1⎠
La dimensione di 𝑈 è quindi 1 (dim 𝑈 = 1) e una sua base è costituita dal vettore 𝑢1 . ✎
In particolare, ci interessano le funzioni, definite tra due spazi vettoriali, che sono compatibili
con le operazioni di somma di vettori e di prodotto di un vettore per uno scalare.
𝑓 (𝜆𝑣) = 𝜆𝑓 (𝑣) ∀𝑣 ∈ 𝑉 , 𝜆 ∈ 𝐾
Le condizioni imposte dalla definizione di funzioni lineari restringono molto l’insieme delle
funzioni su cui ci concentreremo.
1
Definizione 2.1.1, pag. 35
9.2. FUNZIONI LINEARI TRA SPAZI VETTORIALI 39
Esempio 9.1.
𝑓 (0𝑉 + 0𝑉 ) = 𝑓 (0𝑉 ) = 𝑤?
Una funzione lineare 𝑓 ∶ 𝑉 → 𝑊 rimanda il vettore nullo 0𝑉 nel vettore nullo 0𝑊 = 𝑓 (0𝑉 )
Esempio 9.2.
Consideriamo la funzione 𝑓 ∶ ℝ3 → ℝ2
⎛𝑥1 ⎞
𝑥1 + 4
𝑣 = ⎜𝑥2 ⎟↦ 𝑤 =
⎜ ⎟ (2𝑥2 − 7𝑥3 + 𝑥1 )
⎝𝑥3 ⎠
La funzione 𝑓 è lineare?
Dobbiamo verificare se la funzione soddisfa la proprietà di somma di vettori e di prodotto di
vettore per uno scalare. Possiamo anche usare la proprietà che 𝑓 (0) = 0
⎛0⎞
4
𝑓 ⎜0⎟= ≠0
(
⎜ ⎟ 0)
0
⎝ ⎠
Perciò la funzione 𝑓 non è lineare.
Esempio 9.3.
Consideriamo la funzione 𝑓 ∶ ℝ3 → ℝ2
⎛𝑥1 ⎞
𝑥1 𝑥2
𝑣 = ⎜𝑥2 ⎟↦ 𝑤 = = 𝑤 = 𝑓 (𝑣)
⎜ ⎟ (𝑥2 − 𝑥3 )
⎝𝑥3 ⎠
La funzione 𝑓 è lineare?
40 LEZIONE 9. FUNZIONI LINEARI TRA SPAZI VETTORIALI E ISOMORFISMI
Teorema 9.1. Tutti gli spazi vettoriali sul campo 𝐾 , di dimensione 𝑛, sono isomorfi a 𝐾 𝑛 .
L’isomorfismo dipende dalla scelta di una base di 𝑉 , quindi non esiste un isomorfismo cano-
nico.
Esempio 9.4.
Sia 𝑉 uno spazio vettoriale di dimensione 2 su ℝ (𝑉 = ℝ2 ). Dato un qualsiasi vettore 𝑣, tale vettore
può essere espresso in maniera biunivoca come le coordinate di una base scelta (ovverosia di un
sistema di riferimento scelto). Tuttavia possiamo scegliere infinite basi.
• 𝑣 ⇔ (𝜆1 , 𝜆2 ) le coordinate di 𝑣 nel sistema di riferimento rosso dipendono dalla base rossa
{𝑣1 , 𝑣2 }
• 𝑣 ⇔ (𝜇1 , 𝜇2 ) le coordinate di 𝑣 nel sistema di riferimento verde dipendono dalla base verde
{𝑤1 , 𝑤2 }
Lezione 10
Obiettivi:
Im(𝑓 ) = {𝑤 ∈ 𝑊 | ∃𝑣 ∈ 𝑉 ∶ 𝑤 = 𝑓 (𝑣)} ⊆ 𝑊
Dimostrazione. Dobbiamo verificare che Ker(𝑓 ) è chiuso per l’operazione di somma tra vettori e
per l’operazione di prodotto di un vettore per uno scalare.
Dimostrazione. Dobbiamo verificare che Im(𝑓 ) è chiuso per l’operazione di somma tra vettori e
per l’operazione di prodotto di un vettore per uno scalare.
1
Definizione 2.1.7, pag. 37
2
Proposizione 2.1.8, pag. 37
3
Proposizione 2.1.8, pag. 37
42
10.2. RELAZIONI TRA NUCLEO E IMMAGINE DI UNA FUNZIONE LINEARE 43
Sappiamo che 𝑓 (0𝑉 ) = 0𝑊 , perché 𝑓 è lineare. Se Ker(𝑓 ) ≠ {0𝑉 }, allora esisterebbe 𝑣 ≠ 0𝑉 tale
che 𝑣 ∈ Ker(𝑓 ), cioè 𝑓 (𝑣) = 0𝑊 . Si avrebbe 𝑣 ≠ 0𝑉 , ma 𝑓 (𝑣) = 𝑓 (0𝑉 ), che è falso perché abbiamo
assunto che 𝑓 sia iniettiva.
(⇐) Supponiamo che Ker(𝑓 ) = {0𝑉 } e dimostriamo che 𝑓 dev’essere iniettiva. Dati due vettori
𝑣1 , 𝑣2 ∈ 𝑉 tali che 𝑣1 ≠ 𝑣2 , è vero che 𝑓 (𝑣1 ) ≠ 𝑓 (𝑣2 )? Se fosse 𝑓 (𝑣1 ) = 𝑓 (𝑣2 ), allora avremmo
𝑓 (𝑣1 ) − 𝑓 (𝑣2 ) = 𝑓 (𝑣1 − 𝑣2 ) = 0𝑊 , perché 𝑓 è lineare. Ciò implica che 𝑣1 − 𝑣2 ∈ Ker(𝑓 ) = {0𝑉 },
quindi 𝑣1 − 𝑣2 = 0𝑉 e 𝑣1 = 𝑣2 , che è falso per l’assunzione iniziale. Perciò 𝑓 (𝑣1 ) ≠ 𝑓 (𝑣2 ), quindi 𝑓
è iniettiva. ■
Definizione 10.2. 𝑓 ∶ 𝑉 → 𝑊 è suriettiva se Im(𝑓 ) = 𝑊 per definizione.
Teorema 10.4. Se l’insieme di vettori {𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑛 } è una base di 𝑉 , allora {𝑤1 = 𝑓 (𝑣1 ), 𝑤2 =
𝑓 (𝑣2 ), … , 𝑤𝑛 = 𝑓 (𝑣𝑛 )} è un insieme di generatori di Im(𝑓 ).
𝑣 = 𝜆1 𝑣1 + 𝜆2 𝑣2 + … + 𝜆𝑛 𝑣𝑛
Allora
𝑤 = 𝑓 (𝑣) = 𝑓 (𝜆1 𝑣1 + 𝜆2 𝑣2 + … + 𝜆𝑛 𝑣𝑛 ) =
= 𝑓 (𝜆1 𝑣1 ) + 𝑓 (𝜆2 𝑣2 ) + … + 𝑓 (𝜆𝑛 𝑣𝑛 ) =
= 𝜆1 𝑓 (𝑣1 ) + 𝜆2 𝑓 (𝑣2 ) + … + 𝜆𝑛 𝑓 (𝑣𝑛 ) =
= 𝜆1 𝑤1 + 𝜆2 𝑤2 + … + 𝜆𝑛 𝑤𝑛
Dimostrazione. Poniamo 𝑛 = dim 𝑉 e 𝑟 = dim Ker(𝑓 ); bisogna dimostrare che dim Im(𝑓 ) = 𝑛 − 𝑟.
Consideriamo una base di Ker(𝑓 )
{𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑟 }
e completiamola a una base di 𝑉
{𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑟 , 𝑣𝑟+1 , … , 𝑣𝑛 }
5
Proposizione 2.1.11, pag. 38
10.3. TEOREMA DELLA NULLITÀ E RANGO 45
Sappiamo che le immagini tramite 𝑓 dei vettori di una base di 𝑉 sono un insieme di genera-
tori di Im(𝑓 ). Dato che 𝑓 (𝑣1 ) = 𝑓 (𝑣2 ) = … = 𝑓 (𝑣𝑟 ) = 0, se ne deduce che 𝑤1 = 𝑓 (𝑣𝑟+1 ), 𝑤2 =
𝑓 (𝑣𝑟+2 ), … , 𝑤𝑛−𝑟 = 𝑓 (𝑣𝑛 ) generano Im(𝑓 ). Dimostriamo che tali vettori sono anche linearmente
indipendenti. Consideriamo una combinazione lineare
𝜆1 𝑤1 + 𝜆2 𝑤2 + … + 𝜆𝑛−𝑟 𝑤𝑛−𝑟 = 0
Per la linearità di 𝑓 , si ha
0 = 𝜆1 𝑤1 +𝜆2 𝑤2 +…+𝜆𝑛−𝑟 𝑤𝑛−𝑟 = 𝜆1 𝑓 (𝑣𝑟+1 )+𝜆2 𝑓 (𝑣𝑟+2 )+…+𝜆𝑛−𝑟 𝑓 (𝑣𝑛 ) = 𝑓 (𝜆1 𝑣𝑟+1 +𝜆2 𝑣𝑟+2 +…+𝜆𝑛−𝑟 𝑣𝑛 )
pertanto
𝜆1 𝑣𝑟+1 + 𝜆2 𝑣𝑟+2 + … + 𝜆𝑛−𝑟 𝑣𝑛 ∈ Ker(𝑓 )
Poichè {𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑟 } è una base di Ker(𝑓 ), si ha
e quindi
𝜇1 𝑣1 + 𝜇2 𝑣2 + … + 𝜇𝑟 𝑣𝑟 − 𝜆1 𝑣𝑟+1 − 𝜆2 𝑣𝑟+2 − … − 𝜆𝑛−𝑟 𝑣𝑛 = 0
Dato che, per ipotesi i vettori 𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑛 sono una base di 𝑉 , allora
𝜇1 = 𝜇2 = … = 𝜇𝑟 = 0 𝜆1 = 𝜆2 = … = 𝜆𝑛−𝑟 = 0
che dimostra che i vettori 𝑤1 , 𝑤2 , … , 𝑤𝑛−𝑟 sono linearmente indipendenti. Conseguentemente, tali
vettori sono una base di Im(𝑓 ) e dunque dim Im(𝑓 ) = 𝑛 − 𝑟. ■
6
Osservazione 2.1.12, pag. 39
7
Si può scrivere 𝑟𝑘(𝑓 ) o 𝑟𝑎𝑛𝑔𝑜(𝑓 )
Lezione 11
Obiettivi:
Esempio 11.1.
⎛𝑥1 ⎞
3𝑥1 − 𝑥2 + 𝑥3
𝑣 = ⎜𝑥2 ⎟ ↦ = 𝑓 (𝑣)
⎜ ⎟ (−2𝑥1 + 4𝑥2 − 𝑥3 )
𝑥
⎝ 3⎠
Vogliamo calcolare la dimensione e una base di Ker(𝑓 ), la dimensione e una base di Im(𝑓 ).
Ci sono due alternative per rispondere alle domande.
1. Per calcolare dim Ker(𝑓 ), partiamo dalla sua definizione, ovvero Ker(𝑓 ) = {𝑣 | 𝑓 (𝑣) = 0}.
Quindi 𝑓 (𝑣) = 0 se e solo se (𝑥1 , 𝑥2 , 𝑥3 ) sono soluzione del seguente sistema
{ { { {
3𝑥1 − 𝑥2 + 𝑥3 = 0 𝑥3 = −3𝑥1 + 𝑥2 𝑥3 = −3𝑥1 + 𝑥2 𝑥3 = 10𝑥2
−2𝑥1 + 4𝑥2 − 𝑥3 = 0 −2𝑥1 + 4𝑥2 + 3𝑥1 − 𝑥2 = 0 𝑥1 + 3𝑥2 = 0 𝑥1 = −3𝑥2
Il sistema ha infinite soluzione al variare di 𝑥2 . Perciò dim Ker(𝑓 ) = 1. Una sua base si
ottiene assegnando, per esempio, a 𝑥2 il valore 1 e ricavando i valori di 𝑥1 e 𝑥3 , che restituisce
la base 𝑢 = (−3, 1, 10). Siccome sappiamo che dim Ker(𝑓 ) + dim Im(𝑓 ) = dim 𝑉 , deduciamo
che dim Im(𝑓 ) = 2. Poi possiamo ricavare una base di Im(𝑓 ) come mostrato in Alternativa
2.
2. Calcoliamo prima la dimensione di Im(𝑓 ), una sua base e poi lavoriamo su Ker(𝑓 ). Data la
definizione di Im(𝑓 ) e data la base canonica di ℝ3
46
11.1. FUNZIONI LINEARI E BASI 47
ricaviamo
3 −1 1
𝑓 (𝑣1 ) = , 𝑓 (𝑣2 ) = , 𝑓 (𝑣3 ) =
(−2) (4) (−1)
Sapendo che {𝑓 (𝑣1 ), 𝑓 (𝑣2 ), 𝑓 (𝑣3 )} sono generatori di Im(𝑓 ) e che Im(𝑓 ) ⊆ ℝ2 , deduciamo che
dim Im(𝑓 ) ≤ 2. Perciò 𝑓 (𝑣1 ), 𝑓 (𝑣2 ), 𝑓 (𝑣3 ) sono sicuramente linearmente dipendenti. Pos-
siamo decidere di cancellare arbitrariamente uno dei tre vettori (sperando che questo sia
combinazione lineare dei rimanenti) e verificare che i rimanenti siano linearmente indipen-
denti. Cancelliamo 𝑓 (𝑣1 ) e verifichiamo se 𝑓 (𝑣2 ) ed 𝑓 (𝑣3 ) sono linearmente indipendenti,
risolvendo 𝜆1 𝑓 (𝑣2 ) + 𝜆2 𝑓 (𝑣3 ) = 0
−1 1 0
𝜆1 + 𝜆2 =
(4) (−1) (0)
{ { { {
−𝜆1 + 𝜆2 = 0 𝜆1 = 𝜆2 𝜆1 = 𝜆2 𝜆1 = 0
4𝜆1 − 𝜆2 = 0 4𝜆2 − 𝜆2 = 0 3𝜆2 = 0 𝜆2 = 0
Quindi 𝑓 (𝑣2 ) e 𝑓 (𝑣3 ) sono linearmente indipendenti. Perciò {𝑓 (𝑣2 ), 𝑓 (𝑣3 )} è una base di Im(𝑓 )
e dim Im(𝑓 ) = 2. Ricordando che dim ℝ2 = 2, concludiamo che Im(𝑓 ) = ℝ2 ed 𝑓 è suriettiva.
Sapendo che dim Ker(𝑓 ) + dim Im(𝑓 ) = dim 𝑉 , deduciamo che dim Ker(𝑓 ) + 2 = 3, quindi
dim Ker(𝑓 ) = 1. Per ricavare una base di Ker(𝑓 ), dobbiamo risolvere il sistema 𝑓 (𝑣) = 0
come visto in Alternativa 1.
𝑣 = 𝜆1 𝑣1 + 𝜆2 𝑣2 + … + 𝜆𝑛 𝑣𝑛
quindi conoscendo le immagini dei vettori di una base del dominio possiamo calcolare l’immagine
di ogni vettore del dominio della funzione lineare 𝑓 . ■
Conoscendo le immagini dei vettori di una base del dominio di una funzione lineare, si può
calcolare la funzione per un qualsiasi vettore del dominio
Ad una funzione lineare 𝑓 ∶ 𝑉 → 𝑊 si può associare una matrice 𝐴, che dipende dalle basi
scelte di 𝑉 e di 𝑊
Obiettivi:
Data una funzione lineare 𝑓 ∶ 𝑉 → 𝑊 e date due basi {𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑛 }, base di 𝑉 (𝑛 = dim 𝑉 ), e
{𝑤1 , 𝑤2 , … , 𝑤𝑚 }, base di 𝑊 (𝑚 = dim 𝑊 ), sappiamo che
𝑚
𝑓 (𝑣𝑗 ) = ∑ 𝑎𝑖𝑗 𝑤𝑖 = 𝑎1𝑗 𝑤1 + 𝑎2𝑗 𝑤2 + … + 𝑎𝑚𝑗 𝑤𝑚
𝑖=1
quindi alla funzione 𝑓 possiamo associare una matrice 𝐴 con 𝑚 righe ed 𝑛 colonne, la cui generica
colonna 𝑗 (con 𝑗 = 1, … , 𝑛) corrisponde alle componenti del vettore 𝑓 (𝑣𝑗 ) rispetto alla base di 𝑤
Esempio 12.1.
3 1 −4
𝐴=
(−2 5 −7)
50
12.1. OPERAZIONI TRA MATRICI E LORO PROPRIETÀ 51
⎛0 0 … 0⎞
⎜0 0 … 0⎟
⎜⋮ ⋮ ⋱ ⋮ ⎟⎟
⎜
⎝0 0 … 0⎠
Esempio 12.4.
Matrice opposta, −𝐴, di una data matrice 𝐴
𝐴 = (𝑎𝑖𝑗 ) matrice opposta − 𝐴 = (−𝑎𝑖𝑗 )
quindi
⎛0 0 … 0⎞
⎜0 0 … 0⎟
𝐴 + (−𝐴) = ⎜
⎜⋮ ⋮ ⋱ ⋮ ⎟⎟
⎝0 0 … 0⎠
Esempio 12.6.
⎛1⎞
5 1 0 ⎜ ⎟ 5 ⋅ 1 + 1 ⋅ (−1) + 0 ⋅ 2 4
−1 = =
(2 −1 4) ⎜ ⎟ (2 ⋅ 1 + (−1) ⋅ (−1) + 4 ⋅ 2) (11)
⎝2⎠
Esempio 12.7.
⎛1 2⎞
⎜−1 0⎟
(3 0 2 −1) ⎜ 3 0⎟⎟
=
⎜
⎝0 1⎠
Osservazione 12.1. Per matrici quadrate di ordine 𝑛 (𝑛 righe e 𝑛 colonne) il prodotto è sempre
definito.
Esempio 12.8.
1 2 4 2
𝐴= 𝐵=
(0 3) (−1 3)
1 2 4 2 2 8
𝐴⋅𝐵 = =
(0 3) (−1 3) (−3 9)
4 2 1 2 4 14
𝐵⋅𝐴= =
(−1 3) (0 3) (−1 7 )
Esempio 12.9.
Consideriamo la matrice
0 1 0 0
𝐴= ≠0=
(0 0) (0 0)
Tuttavia
0 1 0 1 0 0
𝐴2 = 𝐴 ⋅ 𝐴 = ⋅ =
(0 0) (0 0) (0 0)
Conclusioni:
no!
?
(𝐴 + 𝐵)2 = 𝐴2 + 2𝐴𝐵 + 𝐵2
Infatti
(𝐴 + 𝐵)2 = (𝐴 + 𝐵) ⋅ (𝐴 + 𝐵) = 𝐴2 + 𝐴𝐵 + 𝐵𝐴 + 𝐵2 ≠ 𝐴2 + 2𝐴𝐵 + 𝐵2
perché 𝐴𝐵 ≠ 𝐵𝐴
⎛2 0⎞
2 3 −1 4 ⎜3 2⎟
𝐴= 𝐴𝑡 = ⎜
(0 2 1 3)
⎜−1 1⎟⎟
⎝4 3⎠
Proprietà: date le matrici 𝐴, 𝐵 (di opportune dimensioni)
54 LEZIONE 12. PROPRIETÀ DELLE OPERAZIONI TRA MATRICI
(𝐴 + 𝐵)𝑡 = 𝐴𝑡 + 𝐵𝑡
(𝐴 ⋅ 𝐵)𝑡 = 𝐵𝑡 ⋅ 𝐴𝑡
Lezione 13
Per poter associare a una funzione lineare 𝑓 ∶ 𝑉 → 𝑊 una matrice bisogna definire una base di
𝑉 e una base di 𝑊
Inoltre
⎛𝜆1 ⎞
⎜𝜆 ⎟
𝑣 ∈ 𝑉 ⇔ ⎜ 2⎟ ∈ 𝐾 𝑛 isomorfismo tra 𝑉 e 𝐾 𝑛
⎜⋮⎟
⎝ 𝜆𝑛 ⎠
Per essere più precisi, dovremmo scrivere
𝑣
⎛ 𝜆1 ⎞
⎜ 𝜆2 ⎟
⎜⋮⎟
⎜ ⎟
⎝ 𝜆𝑛 ⎠
per indicare che le componenti 𝜆𝑗 sono rispetto alla base 𝑣.
Analogamente, ogni vettore 𝑤 ∈ 𝑊 si può scrivere come
𝑚
𝑤 = ∑ 𝜇𝑖 𝑤𝑖
𝑖=1
Inoltre
⎛ 𝜇1 ⎞
⎜𝜇 ⎟
𝑤 ∈ 𝑊 ⇔ ⎜ 2 ⎟ ∈ 𝐾𝑚 isomorfismo tra 𝑊 e 𝐾 𝑚
⎜ ⎟⋮
⎝ 𝜇𝑚 ⎠
Alla funzione 𝑓 è possibile associare una matrice 𝐴 = (𝑎𝑖𝑗 ) rispetto alle basi fissate
𝐴 = 𝑀𝑣𝑤 (𝑓 )
55
56 LEZIONE 13. ESEMPI DI MATRICI ASSOCIATE A FUNZIONI LINEARI
⎛ 𝜇1 ⎞ ⎛ 𝜆1 ⎞
⎜ 𝜇2 ⎟ ⎜ 𝜆2 ⎟
⎜ ⋮ ⎟=𝐴⋅⎜ ⋮ ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 𝜇𝑚 ⎠ ⎝𝜆𝑛 ⎠
Dimostriamolo
𝑛
𝑤 = 𝑓 (𝑣) = 𝑓 (∑ 𝜆𝑗 𝑣𝑗 ) =
𝑗=1
𝑛 𝑛 𝑚
= ∑ 𝜆𝑗 𝑓 (𝑣𝑗 ) = ∑ 𝜆𝑗 ∑ 𝑎𝑖𝑗 𝑤𝑖 =
𝑗=1 𝑗=1 𝑖=1
𝑚 𝑛 𝑚
= ∑ ( ∑ 𝑎𝑖𝑗 𝜆𝑗 )𝑤𝑖 = ∑ 𝜇𝑖 𝑤𝑖
𝑖=1 𝑗=1 𝑖=1
dove 𝑛
𝜇𝑖 = ∑ 𝑎𝑖𝑗 𝜆𝑗 ∀𝑖 = 1, … , 𝑚
𝑗=1
che è esattamente
⎛ 𝜇1 ⎞ ⎛ 𝜆1 ⎞
⎜ 𝜇2 ⎟ ⎜ 𝜆2 ⎟
⎜ ⋮ ⎟=𝐴⋅⎜ ⋮ ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝𝜇𝑚 ⎠ ⎝ 𝜆𝑛 ⎠
O più precisamente
𝑤 𝑣
⎛ 𝜇1 ⎞ ⎛ 𝜆1 ⎞
⎜ 𝜇2 ⎟ 𝑤 ⎜ 𝜆2 ⎟
⎜ ⋮ ⎟ = 𝑀𝑣 (𝑓 ) ⋅ ⎜ ⋮ ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 𝜇𝑚 ⎠ ⎝𝜆𝑛 ⎠
57
Esempio 13.1.
Vogliamo calcolare Im(𝑓 )
{𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑛 } base di 𝑉
{𝑓 (𝑣1 ), 𝑓 (𝑣2 ), … , 𝑓 (𝑣𝑛 )} è un insieme di generatori (non una base in generale) di Im(𝑓 )
𝑓 (𝑣𝑗 ) = 𝑎1𝑗 𝑤1 + 𝑎2𝑗 𝑤2 + … + 𝑎𝑚𝑗 𝑤𝑚
⎛ 𝑎1𝑗 ⎞
⎜ 𝑎2𝑗 ⎟
𝐴=⎜ ⎟
⎜ ⋮ ⎟
⎝ 𝑎𝑚𝑗 ⎠
Le colonne della matrice 𝐴 corrispondono alle immagini 𝑓 (𝑣1 ), 𝑓 (𝑣2 ), … , 𝑓 (𝑣𝑛 ) dei vettori della
base di 𝑉 ⇒ le colonne della matrice 𝐴 generano l’immagine di 𝑓 ⇒ dim Im(𝑓 ) è uguale al
massimo numero di colonne linearmente indipendenti della matrice 𝐴, che è il rango di 𝐴
Esercizio 13.1.
Data una funzione lineare 𝑓 = ℝ3 → ℝ2 (𝑉 = ℝ3 e 𝑊 = ℝ2 ) di matrice
2 −1 3
𝐴=
(1 1 2)
calcolata rispetto alle basi {𝑣1 , 𝑣2 , 𝑣3 } di ℝ3 = 𝑉 e {𝑤1 , 𝑤2 } di ℝ2 = 𝑊 . Sia 𝑣 = 2𝑣1 − 3𝑣2 + 4𝑣3 ,
dove
⎛ 2 ⎞ ⎛ 𝜆1 ⎞
⎜−3⎟ = ⎜𝜆2 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 4 ⎠ ⎝ 𝜆3 ⎠
Calcolare 𝑓 (𝑣).
Esercizio 13.2.
𝑓 ∶ ℝ3 → ℝ2 𝑓 ∶𝑉 →𝑊 𝑓 lineare
⎛𝑥 ⎞
3𝑥 − 2𝑦 + 𝑧
𝑓 ⎜𝑦 ⎟ = (13.1)
⎜ ⎟ ( 𝑥 + 2𝑧 )
⎝𝑧 ⎠
1. Determinare la matrice di 𝑓 rispetto alle basi canoniche di ℝ3 e di ℝ2
⎛1⎞
3 1 0 3
𝑓 (𝑣1 ) = 𝑓 ⎜0⎟ = = 3𝑤1 + 1𝑤2 = 3 +1 =
⎜ ⎟ (1) (0) (1) (1)
⎝0⎠
3
quindi è la prima colonna della matrice 𝐴
(1)
⎛0⎞
−2 1 0 −2
𝑓 (𝑣2 ) = 𝑓 ⎜1⎟ = = −2𝑤1 + 0𝑤2 = −2 +0 =
⎜ ⎟ (0) (0) (1) ( 0 )
⎝0⎠
⎛0⎞
1 1 0 1
𝑓 (𝑣3 ) = 𝑓 ⎜0⎟ = = 1𝑤1 + 2𝑤2 = 1 +2 =
⎜ ⎟ (2) (0) ( 1) ( 2)
⎝1⎠
da cui la matrice 𝐴 di 𝑓 rispetto alle due basi canoniche di 𝑉 e 𝑊 è
3 −2 1
𝐴=
(1 0 2)
⎛1⎞
5 1 0 5
𝑓 (𝑣1′ ) = 𝑓 ⎜0⎟ = = 5𝑤1 + 5𝑤2 = 5 +5 =
⎜ ⎟ (5) (0) (1) (5)
⎝2⎠
⎛−1⎞
−4 1 0 −4
𝑓 (𝑣2′ ) =𝑓⎜1⎟= = −4𝑤1 + 1𝑤2 = −4 +1 =
⎜ ⎟ (1) (0) (1) ( 1 )
⎝1⎠
59
⎛0⎞
5 1 0 5
𝑓 (𝑣3′ ) = 𝑓 ⎜−1⎟ = = 5𝑤1 + 6𝑤2 = 5 +6 =
⎜ ⎟ (6) (0) (1) (6)
⎝3⎠
da cui la matrice 𝐴′ di 𝑓 rispetto alla base 𝑣 ′ e alla base canonica di 𝑊 è
5 −4 5
𝐴′ =
(5 1 6)
Si noti che la matrice 𝐴′ è diversa da 𝐴, perché la base usata per 𝑉 è diversa. Tuttavia,
poichè entrambe le matrici corrispondono alla stessa funzione 𝑓 , entrambe le matrici hanno
lo stesso rango
2 −1
3. Sia 𝑤 ′ = {𝑤1′ , 𝑤2′ } una base di 𝑊 definita come 𝑤1′ = e 𝑤2′ = . Determinare la
(3) (1)
matrice 𝐴′′ di 𝑓 rispetto alle basi 𝑣 ′ di 𝑉 e 𝑤 ′ di 𝑊 .
Si verifica facilmente che 𝑤 ′ è una base di 𝑊 . Dobbiamo calcolare
⎛1⎞
5 2 −1
𝑓 (𝑣1′ ) = 𝑓 ⎜0⎟ = = 𝜇1 𝑤1′ + 𝜇2 𝑤2′ = 𝜇1 + 𝜇2
⎜ ⎟ (5) (3) (1)
⎝2⎠
Per calcolare 𝜇1 e 𝜇2 risolviamo il seguente sistema
{ { { {
2𝜇1 − 𝜇2 = 5 𝜇2 = 2𝜇1 − 5 𝜇2 = 2𝜇1 − 5 𝜇2 = −1
3𝜇1 + 𝜇2 = 5 3𝜇1 + 2𝜇1 − 5 = 5 5𝜇1 = 10 𝜇1 = 2
2
Perciò è la prima colonna della matrice 𝐴′′
(−1)
Analogamente
⎛−1⎞
−4 2 −1
=𝑓⎜1⎟=
𝑓 (𝑣2′ ) = 𝜇1 𝑤1′ + 𝜇2 𝑤2′ = 𝜇1 + 𝜇2
⎜ ⎟ ( 1 ) (3) ( 1)
⎝1⎠
{ { { {
2𝜇1 − 𝜇2 = −4 𝜇2 = 2𝜇1 + 4 𝜇2 = 2𝜇1 + 4 𝜇2 = 145
3𝜇1 + 𝜇2 = 1 3𝜇1 + 2𝜇1 + 4 = 1 5𝜇1 = −3 𝜇1 = − 53
⎛0⎞
5 2 −1
= 𝑓 ⎜−1⎟ =
𝑓 (𝑣3′ ) = 𝜇1 𝑤1′ + 𝜇2 𝑤2′ = 𝜇1 + 𝜇2
⎜ ⎟ ( 6) (3) ( 1)
⎝3⎠
{ { { {
2𝜇1 − 𝜇2 = 5 𝜇2 = 2𝜇1 − 5 𝜇2 = 2𝜇1 − 5 𝜇2 = − 35
3𝜇1 + 𝜇2 = 6 3𝜇1 + 2𝜇1 − 5 = 6 5𝜇1 = 11 𝜇1 = 115
Perciò la matrice 𝐴′′ è
2 − 35 115
𝐴′′ =
(−1 145 − 35 )
Lezione 14
Cambiamenti di Base
Obiettivi:
Perciò le coordinate del vettore 𝑣 rispetto alle due basi sono, rispettivamente, le seguenti
𝑣 ′
′ 𝑣
⎛ 𝜆1 ⎞ ⎛ 𝜆1 ⎞
⎜ 𝜆2 ⎟ ⎜𝜆2′ ⎟
⎜⋮⎟ ⎜⋮⎟
⎜ ⎟ ⎜ ′⎟
⎝𝜆𝑛 ⎠ ⎝ 𝜆𝑛 ⎠
La domanda che ci poniamo è come possiamo passare da una base all’altra, ovverosia come
possiamo passare da un sistema di riferimento (𝑣) ad un altro sistema di riferimento (𝑣 ′ ) di un
dato spazio vettoriale 𝑉 .
Consideriamo un vettore 𝑣𝑖 (con 𝑖 = 1, … , 𝑛) di 𝑣, che sicuramente fa parte di 𝑉 , e lo scriviamo
come combinazione lineare di 𝑣 ′
𝑛
𝑣𝑖 = 𝑝1𝑖 𝑣1′ + 𝑝2𝑖 𝑣2′ + … + 𝑝𝑛𝑖 𝑣𝑛′ = ∑ 𝑝ℎ𝑖 𝑣ℎ′
ℎ=1
60
14.1. CAMBIAMENTI DI BASE IN UNO SPAZIO VETTORIALE 61
dove la 𝑖-esima colonna di 𝑃 contiene le coordinate del vettore 𝑣𝑖 rispetto alla seconda base 𝑣 ′ .
La matrice 𝑃 può essere interpretata nel seguente modo. Consideriamo la funzione identica
𝑖𝑑 ∶ 𝑉 → 𝑉 𝑣↦𝑣 𝑣∈𝑉
Si ricava una matrice 𝑛 × 𝑛 𝑄 = (𝑞𝓁 𝑖 ) le cui colonne sono le coordinate dei vettori delle seconda
base 𝑣 ′ rispetto alla prima base 𝑣
⎛ 𝑞1𝑖 ⎞
⎜ 𝑞2𝑖 ⎟
𝑄=⎜ ⎟
⎜ ⋮ ⎟
⎝ 𝑞𝑛𝑖 ⎠
che significa che
𝑄 = 𝑀𝑣𝑣′ (𝑖𝑑)
Vogliamo esaminare la relazione tra le matrici 𝑃 e 𝑄
𝑛 𝑛 𝑛 𝑛 𝑛 𝑛
𝑣𝑖 = ∑ 𝑝ℎ𝑖 𝑣ℎ′ = ∑ 𝑝ℎ𝑖 ( ∑ 𝑞𝓁 ℎ 𝑣𝓁 ) = ∑ (𝑞𝓁 ℎ 𝑝ℎ𝑖 )𝑣𝓁 = ∑ ( ∑ 𝑞𝓁 ℎ 𝑝ℎ𝑖 )𝑣𝓁
ℎ=1 ℎ=1 𝓁 =1 ℎ,𝓁 =1 𝓁 =1 ℎ=1
Poichè ogni vettore si può scrivere in un unico modo rispetto a una data base, segue che
{
𝑛
1 se 𝓁 = 𝑖
∑ 𝑞𝓁 ℎ 𝑝ℎ𝑖 =
ℎ=1 0 se 𝓁 ≠ 𝑖
⎛1 0 0 … 0⎞
⎜0 1 0 … 0⎟
⎜ ⎟
𝑄 ⋅ 𝑃 = ⎜0 0 1 … 0⎟ = 𝐼 matrice identica
⎜⋮ ⋮ ⋮ ⋱ 0⎟
⎜0 0 0 … 1⎟⎠
⎝
Ciò implica che le matrici 𝑃 e 𝑄 sono l’una l’inversa dell’altra
Ci chiediamo ora qual è l’effetto delle matrici di cambiamento di base sulle coordinate dei
vettori. Per ogni 𝑣 ∈ 𝑉 , abbiamo
𝑛 𝑛 𝑛 𝑛 𝑛 𝑛 𝑛 𝑛
𝑣 = ∑ 𝜆𝑖 𝑣𝑖 = ∑ 𝜆𝑖 ( ∑ 𝑝ℎ𝑖 𝑣ℎ′ ) = ∑ ∑(𝑝ℎ𝑖 𝜆𝑖 )𝑣ℎ′ = ∑ ( ∑ 𝑝ℎ𝑖 𝜆𝑖 )𝑣ℎ′ = ∑ 𝜆ℎ′ 𝑣ℎ′
𝑖=1 𝑖=1 ℎ=1 𝑖=1 ℎ=1 ℎ=1 𝑖=1 ℎ=1
62 LEZIONE 14. CAMBIAMENTI DI BASE
dove 𝑛
𝜆ℎ′ = ∑ 𝑝ℎ𝑖 𝜆𝑖
𝑖=1
da cui ′
′ 𝑣 𝑣
⎛𝜆1 ⎞ ⎛ 𝜆1 ⎞
⎜𝜆2′ ⎟ ⎜𝜆 ⎟
⎜⋮⎟ =𝑃 ⋅ ⎜ 2⎟
⎜ ′⎟ ⎜⋮⎟
⎝𝜆𝑛 ⎠ ⎝ 𝜆𝑛 ⎠
In altri termini
La matrice 𝑃 trasforma le coordinate di 𝑣 rispetto alla prima base nelle coordinate dello
stesso vettore 𝑣 rispetto alla seconda base.
Quindi
′ 𝑣′ 𝑣
⎛𝜆1 ⎞ ⎛ 𝜆1 ⎞
⎜𝜆2′ ⎟ 𝑣 ′ ⎜ 𝜆2 ⎟
⎜ ⋮ ⎟ = 𝑀𝑣 (𝑖𝑑) ⎜ ⋮ ⎟
⎜ ′⎟ ⎜ ⎟
⎝ 𝜆𝑛 ⎠ ⎝ 𝜆𝑛 ⎠
𝑣 = 𝜆1 𝑣 1 + 𝜆2 𝑣 2 + … + 𝜆𝑛 𝑣 𝑛
e quindi
𝑣
⎛ 𝜆1 ⎞
⎜𝜆 ⎟
𝑣 ↔ ⎜ 2⎟ coordinate di 𝑣 rispetto a 𝑣
⎜⋮⎟
⎝ 𝜆𝑛 ⎠
Analogamente
𝑓 (𝑣) = 𝑤 = 𝜇1 𝑤1 + 𝜇2 𝑤2 + … + 𝜇𝑚 𝑤𝑚
e quindi
𝑤
⎛ 𝜇1 ⎞
⎜𝜇 ⎟
𝑓 (𝑣) = 𝑤 ↔ ⎜ 2 ⎟ coordinate di 𝑓 (𝑣) rispetto a 𝑤
⎜ ⋮ ⎟
⎝ 𝜇𝑚 ⎠
Sviluppando come fatto in precedenza
𝑛 𝑛
𝑓 (𝑣) = 𝑓 (∑ 𝜆𝑖 𝑣𝑖 ) = ∑ 𝜆𝑖 𝑓 (𝑣𝑖 ) = …
𝑖=1 𝑖=1
14.2. FORMULE DI CAMBIAMENTO DI BASE 63
si trova 𝑤 𝑣
⎛ 𝜇1 ⎞ ⎛ 𝜆1 ⎞
⎜ 𝜇2 ⎟ ⎜ 𝜆2 ⎟
⎜ ⋮ ⎟ = 𝐴⎜ ⋮ ⎟ (14.1)
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝𝜇𝑚 ⎠ ⎝ 𝜆𝑛 ⎠
La matrice 𝐴 è quindi la matrice di 𝑓 rispetto alle basi {𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑛 } di 𝑉 e {𝑤1 , 𝑤2 , … , 𝑤𝑚 }
di 𝑊 . In altri termini, 𝐴 = 𝑀𝑣𝑤 (𝑓 ).
Consideriamo ora due basi diverse del dominio e del codominio di 𝑓
inoltre
𝑓 (𝑣) = 𝑤 = 𝜇1′ 𝑤1′ + 𝜇2′ 𝑤2′ + … + 𝜇𝑚′ 𝑤𝑚′
Da cui si può ricavare che
′ ′
′ 𝑤 ′ 𝑣
⎛ 𝜇1 ⎞ ⎛𝜆1 ⎞
⎜ 𝜇2′ ⎟ ⎜𝜆′ ⎟
⎜ ⋮ ⎟ = 𝐴′ ⎜ 2 ⎟ (14.2)
⎜ ′⎟ ⎜ ⋮′ ⎟
⎝ 𝜇𝑚 ⎠ ⎝ 𝜆𝑛 ⎠
e quindi 𝐴′ è la matrice di 𝑓 rispetto alle basi {𝑣1′ , 𝑣2′ , … , 𝑣𝑛′ } di 𝑉 e {𝑤1′ , 𝑤2′ , … , 𝑤𝑚′ } di 𝑊 . In altri
′
termini, 𝐴′ = 𝑀𝑣𝑤′ (𝑓 ).
Analizziamo ora le matrici di cambiamento di base tra le due basi del dominio (𝑣 e 𝑣 ′ ) e le
due basi del codominio (𝑤 e 𝑤 ′ ).
Sia 𝑃 la matrice di cambiamento di base (in 𝑉 ) tale che
′ 𝑣′ 𝑣
⎛ 𝜆1 ⎞ ⎛ 𝜆1 ⎞
′
⎜ 𝜆2 ⎟ ⎜ 𝜆2 ⎟
⎜ ⋮ ⎟ =𝑃⎜ ⋮ ⎟ (14.3)
⎜ ′⎟ ⎜ ⎟
⎝𝜆𝑛 ⎠ ⎝ 𝜆𝑛 ⎠
dove 𝑃 è una matrice 𝑛 × 𝑛 invertibile 𝑃 = 𝑀𝑣𝑣 (𝑖𝑑). Sia, inoltre, 𝑆 la matrice di cambiamento di
′
• da (14.2) e (14.3)
𝑤′ 𝑣′ 𝑣
⎛ 𝜇1′ ⎞ ⎛𝜆1′ ⎞ ⎛ 𝜆1 ⎞
⎜ ⋮ ⎟ = 𝐴′ ⋅ ⎜ ⋮ ⎟ = 𝐴′ ⋅ 𝑃 ⋅⎜ ⋮ ⎟
⎜ ′⎟ ⎜ ′⎟ ⎜ ⎟
⎝ 𝜇𝑚 ⎠ ⎝ 𝜆𝑛 ⎠ ⎝ 𝜆𝑛 ⎠
64 LEZIONE 14. CAMBIAMENTI DI BASE
• da (14.1) e (14.4)
𝑤′ 𝑤 𝑣
⎛ 𝜇1′ ⎞ ⎛ 𝜇1 ⎞ ⎛ 𝜆1 ⎞
⎜ ⋮ ⎟ =𝑆⋅⎜ ⋮ ⎟ =𝑆⋅𝐴⋅⎜ ⋮ ⎟
⎜ ′⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝𝜇𝑚 ⎠ ⎝ 𝜇𝑚 ⎠ ⎝𝜆𝑛 ⎠
𝑣
⎛ 𝜆1 ⎞
da cui si ricava che per ogni ⎜ ⋮ ⎟
⎜ ⎟
⎝ 𝜆𝑛 ⎠
𝑣 𝑣
⎛ 𝜆1 ⎞ ⎛ 𝜆1 ⎞
𝐴 ⋅𝑃 ⋅ ⋮ =𝑆⋅𝐴⋅⎜ ⋮ ⎟
′ ⎜ ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝𝜆𝑛 ⎠ ⎝𝜆𝑛 ⎠
Ne consegue che
𝑆 ⋅ 𝐴 = 𝐴′ ⋅ 𝑃 (14.5)
dove 𝑆 corrisponde al cambiamento di base in 𝑊 e 𝑃 al cambiamento di base in 𝑉 . Poichè 𝑆 e 𝑃
sono invertibili, deduciamo che:
𝑆 −1 𝑆𝐴 = 𝑆 −1 𝐴′ 𝑃 ⇒ 𝐴 = 𝑆 −1 𝐴′ 𝑃 (14.6)
Obiettivi:
⎛𝑥 ⎞
3𝑥 − 2𝑦 + 𝑧
𝑓 ⎜𝑦 ⎟ =
⎜ ⎟ ( 𝑥 + 2𝑧 )
⎝𝑧 ⎠
Fissiamo due basi di 𝑉 = ℝ3
{ } { }
⎛1⎞ ⎛0⎞ ⎛0⎞ ⎛1⎞ ⎛−1⎞ ⎛0⎞
𝑣 = 𝑣1 = ⎜0⎟ , 𝑣2 = ⎜1⎟ , 𝑣3 = ⎜0⎟ 𝑣 ′ = 𝑣1′ = ⎜0⎟ , 𝑣2′ = ⎜ 1 ⎟ , 𝑣3′ = ⎜−1⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝0⎠ ⎝0⎠ ⎝1⎠ ⎝2⎠ ⎝1⎠ ⎝3⎠
e due basi di 𝑊 = ℝ2
{ } { }
1 0 ′ 2 −1
𝑤 = 𝑤1 = ,𝑤 = 𝑤 = 𝑤1′ = , 𝑤′ =
(0) 2 (1) (3) 2 ( 1 )
⎛1 −1 0 ⎞
𝑀𝑣𝑣′ (𝑖𝑑) = ⎜0 1 −1⎟
⎜ ⎟
⎝2 1 3 ⎠
1
Abbiamo già considerato questo caso nella lezione 13 (si veda la funzione 13.1)
65
66 LEZIONE 15. SISTEMI DI EQUAZIONI LINEARI (OMOGENEI E NON OMOGENEI)
Ricordiamo che tale matrice è la matrice le cui colonne sono le coordinate dei vettori della base
𝑣 ′ scritti rispetto alla base 𝑣.
La matrice di cambiamento di base 𝑀𝑣𝑣 (𝑖𝑑) è l’inversa di 𝑀𝑣𝑣′ (𝑖𝑑) – che, al momento, non
′
2 −1
𝑀𝑤𝑤′ (𝑖𝑑) =
(3 1 )
Tale matrice è la matrice le cui colonne sono le coordinate dei vettori della base 𝑤 ′ scritti rispetto
alla base 𝑤. La matrice di cambiamento di base 𝑀𝑤𝑤 (𝑖𝑑) è l’inversa di 𝑀𝑤𝑤′ (𝑖𝑑).
′
3 −2 1
𝐴 = 𝑀𝑣𝑤 (𝑓 ) =
(1 0 2)
Se 𝐴′ è la matrice 𝑀𝑣𝑤′ (𝑓 ), si ha
cioè
⎛1 −1 0 ⎞
3 −2 1 ⎜ 5 −4 5
𝐴 = ′
0 1 −1⎟ =
(1 0 2) ⎜ ⎟ ( 5 1 6)
⎝2 1 3 ⎠
′
Se 𝐴′′ è la matrice 𝑀𝑣𝑤′ (𝑓 ) si ha
′ ′
𝐴′′ = 𝑀𝑣𝑤′ (𝑓 ) = 𝑀𝑤𝑤 (𝑖𝑑) ⋅ 𝑀𝑣𝑤 (𝑓 ) ⋅ 𝑀𝑣𝑣′ (𝑖𝑑) = (𝑀𝑤𝑤′ (𝑖𝑑))−1 ⋅ 𝐴 ⋅ 𝑀𝑣𝑣′ (𝑖𝑑)
Quindi si ha
−1 ⎛1 −1 0 ⎞ −1
′′ 2 −1 3 −2 1 ⎜ ⎟ 2 −1 5 −4 5
𝐴 = 0 1 −1 =
(3 1 ) (1 0 2) ⎜ ⎟ (3 1 ) (5 1 6)
⎝2 1 3 ⎠
2 −1
Bisogna calcolare l’inversa della matrice . Pur non sapendo ancora calcolare l’inversa
(3 1 )
di una matrice, assumiamo di conoscerla
1 −1 1
2 −1
= 53 5
2
(3 1 ) (− 5 5
)
Ora abbiamo
1 1
5 −4 5 2 − 35 115
𝐴′′ = 5 5 =
(− 35 2
5
) (5 1 6) (−1 145 − 35 )
15.2. SISTEMI DI EQUAZIONI LINEARI 67
⎛𝑥1 ⎞ ⎛ 𝑏1 ⎞
⎜𝑥 ⎟ ⎜𝑏 ⎟
dove 𝐴 = (𝑎𝑖𝑗 ) è una matrice di 𝑚 righe ed 𝑛 colonne, 𝑋 = ⎜ 2 ⎟ e 𝐵 = ⎜ 2 ⎟
⋮
⎜ ⎟ ⎜ ⋮ ⎟
⎝𝑥𝑛 ⎠ ⎝𝑏𝑚 ⎠
• 𝐴: matrice dei coefficienti del sistema
• 𝑋 : vettore delle incognite
• 𝐵: vettore dei termini noti
Il sistema si scrive come
𝐴𝑋 = 𝐵
Se esiste 𝐴−1 , moltiplichiamo (a sinistra) per 𝐴−1
⎛ 𝑥1 ⎞ ⎛ 𝑥1 ⎞
𝑋 = ⎜ ⋮ ⎟ ↦ 𝑓 (𝑋 ) = 𝐴 ⎜ ⋮ ⎟ = 𝐵 𝐵 ∈ Im(𝑓 )
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝𝑥𝑛 ⎠ ⎝𝑥𝑛 ⎠
Le soluzioni del sistema sono l’antimmagine di 𝐵: 𝑓 −1 (𝐵) = {𝑋 | 𝑓 (𝑋 ) = 𝐵}, ovverosia 𝑓 −1 (𝐵) =
{𝑋 | 𝐴𝑋 = 𝐵}.
𝑓 −1 (0) = {𝑋 | 𝑓 (𝑋 ) = 0} = Ker(𝑓 )
Un generico sistema 𝐴𝑋 = 𝐵, dove 𝐵 ≠ 0, è detto non omogeneo. Sapendo che le soluzioni del
sistema associato 𝐴𝑋 = 0 sono Ker(𝑓 ), possiamo ricavare alcune proprietà
𝐴𝑌 = 𝐴(𝑋 1 − 𝑋 2 ) = 𝐴𝑋 1 − 𝐴𝑋 2 = 𝐵 − 𝐵 = 0
Esempio 15.2.
⎛𝑥1 ⎞
1 −3 2 𝑏1
𝐴= 𝑋 = ⎜𝑥2 ⎟ 𝐵=
(−2 6 −4) ⎜ ⎟ (𝑏2 )
⎝𝑥3 ⎠
1. risolvere il sistema omogeneo associato 𝐴𝑋 = 0
5
3. risolvere 𝐴𝑋 = 𝐵 con 𝐵 =
(−10)
Svolgimento. Si ha 𝑓 ∶ ℝ3 → ℝ2 e 𝑓 ∶ 𝑋 ↦ 𝑓 (𝑥) = 𝐴𝑋
quindi il sistema ha infinite soluzioni ∀𝑥2 e ∀𝑥3 ⇒ dim Ker(𝑓 ) = 2. Una possibile base della
⎛3⎞ ⎛−2⎞
spazio delle soluzioni è data dai vettori 𝑣1 = ⎜1⎟ e 𝑣2 = ⎜ 0 ⎟. Ker(𝑓 ) è il piano in ℝ3 generato
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝0⎠ ⎝1⎠
da 𝑣1 e 𝑣2 .
15.3. SISTEMI OMOGENEI E NON OMOGENEI 69
2. {
𝑥1 − 3𝑥2 + 2𝑥3 = 𝑏1
𝐴𝑋 = 𝐵 ↔
−2𝑥1 + 6𝑥2 − 4𝑥3 = 𝑏2
Si noti che sommando alla seconda equazione la prima equazione moltiplicata per 2, si
ottiene
2𝑏1 + 𝑏2 = 0
quindi il sistema 𝐴𝑋 = 𝐵 ha soluzioni se e solo se 𝑏2 = −2𝑏1 . Imporre tale condizioni al
vettore 𝐵 equivale a dire che 𝐵 ∈ Im(𝑓 ). Quindi dim Im(𝑓 ) = 1 (infatti dim Ker(𝑓 ) = 2 e
dim 𝑉 = 3)
3. {
5 𝑥1 − 3𝑥2 + 2𝑥3 = 5
𝐴𝑋 = ↔
(−10) −2𝑥1 + 6𝑥2 − 4𝑥3 = −10
{ {
𝑥1 = 5 + 3𝑥2 − 2𝑥3 𝑥1 = 5 + 3𝑥2 − 2𝑥3
−10 − 6𝑥2 + 4𝑥3 + 6𝑥2 − 4𝑥3 = −10 0=0
quindi il sistema ha infinite soluzioni ∀𝑥2 e ∀𝑥3 . Le soluzioni di 𝐴𝑋 = 𝐵 sono 𝑓 −1 (𝐵), quindi
{ } { }
⎛5 + 3𝑥2 − 2𝑥3 ⎞ ⎛5⎞ ⎛3⎞ ⎛−2⎞
𝑓 −1 (𝐵) = ⎜ 𝑥2 ⎟ | ∀𝑥2 , 𝑥3 = ⎜0⎟ + 𝑥2 ⎜1⎟ + 𝑥3 ⎜ 0 ⎟ | ∀𝑥2 , 𝑥3 =
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 𝑥3 ⎠ ⎝0⎠ ⎝0⎠ ⎝1⎠
{ }
⎛5⎞ ⎛3⎞ ⎛−2⎞
= ⎜0⎟ + 𝑥2 ⎜1⎟ + 𝑥3 ⎜ 0 ⎟ | ∀𝑥2 , 𝑥3 = 𝑋 + Ker(𝑓 )
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝0⎠ ⎝0⎠ ⎝1⎠
cioè 𝑓 −1 (𝐵) = 𝑋 + Ker(𝑓 ), ovverosia 𝑓 −1 (𝐵) è un piano parallelo a Ker(𝑓 ) ma traslato del
⎛5⎞
vettore 𝑋 = ⎜0⎟. ✎
⎜ ⎟
⎝0⎠
Lezione 16
Obiettivi:
𝑓 ∶ 𝑉 → 𝑊,
abbiamo
dim Ker(𝑓 ) + dim Im(𝑓 ) = 𝑛 = dim 𝑉 ,
dove dim Ker(𝑓 ) è la nullità e dim Im(𝑓 ) il rango. Da cui ricaviamo che
dove
𝑛 = numero di incognite del sistema
Altra interpretazione
dove 𝐴𝑗 è la 𝑗-esima colonna della matrice 𝐴. Ciò implica che 𝐵 è combinazione lineare delle
colonne di 𝐴, che avviene se e solo se 𝐵 ∈ Im(𝑓 ) (Im(𝑓 ) è generata dalle colonne di 𝐴)
70
16.1. TEOREMA DI ROUCHÉ-CAPELLI 71
3. sommare (sottrarre) ad una riga una combinazione lineare delle altre righe
Trasformiamo la matrice 𝐴 in un’altra matrice 𝐴′ con lo stesso rango sottraendo alla riga
𝑖-esima (𝑖 = 2, … , 𝑛) la prima riga moltiplicata per 𝑎𝑎11𝑖1 assumendo che 𝑎11 ≠ 0. Otteniamo
Trasformiamo questa nuova matrice 𝐴′ in un’altra matrice sottraendo alla riga 𝑖-esima (𝑖 =
′
3, … , 𝑛) la seconda riga moltiplicata per 𝑎𝑎′𝑖2 assumendo che 𝑎22
′
≠ 0. Otteniamo
22
⎛∗ ∗ ∗ ∗ …⎞
⎜0 ∗ ∗ ∗ …⎟
⎜ ⎟
⎜0 0 ∗ ∗ …⎟
⎜⋮ ⋮ ⋮ ∗ …⎟
⎜0 0 … ⎟
⎝ ⎠
dove gli elementi ∗ possono essere zero oppure no, mentre tutti gli elementi sotto i pivot (ovve-
rosia gli elementi in posizione (𝑖, 𝑖)) sono zero.
Il rango della matrice coincide col numero di righe non nulle, cioè col numero di pivot
diversi da 0
Esempio 16.1.
⎛2 −1 3 ⎞
𝐴 = ⎜1 4 −2⎟
⎜ ⎟
⎝3 0 1 ⎠
Scambiamo la prima riga con la seconda
⎛2 −1 3 ⎞ ⎛1 4 −2⎞
𝐴= ⎜ 1 4 −2⎟ ⇝ ⎜2 −1 3 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝3 0 1 ⎠ ⎝3 0 1 ⎠
Sottraiamo, alla seconda riga, la prima moltiplicata per 2 e sottraiamo, alla terza riga, la prima
moltiplicata per 3
⎛1 4 −2⎞ ⎛1 4 −2⎞
⎜2 −1 3 ⎟ ⇝ ⎜0 −9 7 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝3 0 1 ⎠ ⎝0 −12 7 ⎠
Sottraiamo, alla terza riga, la seconda moltiplicata per 4
3
⎛1 4 −2⎞ ⎛1 4 −2 ⎞ ⎛1 4 −2⎞
⎜0 −9 7 ⎟ ⇝ ⎜0 −9 7 ⎟ = ⎜0 −9 7 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ 4 4⎟ ⎜ 7⎟
⎝0 −12 7 ⎠ ⎝0 −12 − (−9) 3 7 − 7 3 ⎠ ⎝0 0 − 3 ⎠
Poichè la matrice ha tre righe non nulle, allora rango(𝐴) = 3
16.2. METODO DI ELIMINAZIONE DI GAUSS 73
Esempio 16.2.
⎛−2 3 1 0 4⎞
𝐴 = ⎜ 4 −6 −2 2 1⎟
⎜ ⎟
⎝−6 9 3 1 3⎠
Aggiungiamo, alla seconda riga, la prima moltiplicata per 2 e sottraiamo, alla terza riga, la prima
moltiplicata per 3
⎛−2 3 1 0 4⎞ ⎛−2 3 1 0 4 ⎞
⎜ 4 −6 −2 2 1⎟ ⇝ ⎜ 0 0 0 2 9 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝−6 9 3 1 3⎠ ⎝ 0 0 0 1 −9⎠
Sottraiamo, alla terza riga, la seconda moltiplicata per 1
2
⎛−2 3 1 0 4 ⎞ ⎛−2 3 1 0 4 ⎞
⎜0 0 0 2 9⎟⇝⎜0 0 0 2 9 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ 27 ⎟
⎝ 0 0 0 1 −9⎠ ⎝0 0 0 0 −2⎠
Questa matrice ha tre righe non nulle, quindi rango(𝐴) = 3
Esempio 16.3.
⎛0 2 −1 3⎞
𝐴 = ⎜1 −2 4 1⎟
⎜ ⎟
⎝2 −2 7 5⎠
Scambiamo la prima riga con la seconda
⎛0 2 −1 3⎞ ⎛1 −2 4 1⎞
⎜1 −2 4 1⎟ ⇝ ⎜0 2 −1 3⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝2 −2 7 5⎠ ⎝2 −2 7 5⎠
Sottraiamo, alla terza riga, la prima moltiplicata per 2
⎛1 −2 4 1⎞ ⎛1 −2 4 1⎞
⎜0 2 −1 3⎟ ⇝ ⎜0 2 −1 3⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝2 −2 7 5⎠ ⎝0 2 −1 3⎠
Sottraiamo, alla terza riga, la seconda
⎛1 −2 4 1⎞ ⎛1 −2 4 1⎞
⎜0 2 −1 3⎟ ⇝ ⎜0 2 −1 3⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝0 2 −1 3⎠ ⎝0 0 0 0⎠
Questa matrice ha due righe non nulle, quindi rango(𝐴) = 2
74 LEZIONE 16. IL TEOREMA DI ROUCHÉ-CAPELLI E IL METODO DI GAUSS
Esempio 16.4.
Calcoliamo il rango della seguente matrice
⎛0 1 2⎞
⎜ 2 −2 −2⎟
𝐴=⎜ ⎟
⎜−1 4 7 ⎟
⎝3 1 5⎠
𝑣1 ⎛1 −3 0 2 1 ⎞ 𝑣1 ⎛1 −3 0 2 1 ⎞
⎜
𝑣3 0 2 −2 0 1 ⎟ 𝑣3 ⎜0 2 −2 0 1 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⇝ 𝑣2 ⎜0 0 11 −7 −6⎟ ⇝ 𝑣2 ⎜0 0 11 −7 −6⎟
𝑣4 ⎜0 0 11 −7 −6⎟ 𝑣4 ⎜0 0 0 0 0 ⎟
⎜
𝑣5 ⎝ 0 0 0 0 0 ⎠ ⎟ 𝑣5 ⎜⎝0 0 0 0 0 ⎟⎠
Questa matrice ha tre righe non nulle, quindi rango(𝐴) = 3. Ne segue che dim 𝑈 = 3. Inoltre,
concludiamo che 𝑣1 , 𝑣2 e 𝑣3 sono linearmente indipendenti e rappresentano una base di 𝑈 .
Lezione 17
Obiettivi:
Svolgimento. Abbiamo
⎛2 −4 0 ⎞ ⎛−4⎞
⎜
𝐴 = 3 −6 3 ⎟ 𝐵 = ⎜−3⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝1 −2 −1⎠ ⎝−2⎠
Sappiamo che il sistema ha soluzione se e solo se rango(𝐴) = rango(𝐴 | 𝐵)
⎛ 2 −4 0 −4 ⎞
𝐴 | 𝐵 = ⎜ 3 −6 3 −3 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 1 −2 −1 −2 ⎠
Applicando il metodo di eliminazione di Gauss, possiamo solamente applicare operazioni ele-
mentari su righe, ma non dobbiamo applicare operazioni elementari su colonne. Questo perché
sommare (o sottrarre) righe equivale a sommare (o sottrarre) delle equazioni del sistema.
⎛ 2 −4 0 −4 ⎞ ⎛ 1 −2 −1 −2 ⎞ ⎛ 1 −2 −1 −2 ⎞
⎜ 3 −6 3 −3 ⎟ ⇝ ⎜ 3 −6 3 −3 ⎟ ⇝ ⎜ 0 0 6 3 ⎟ ⇝
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 1 −2 −1 −2 ⎠ ⎝ 2 −4 0 −4 ⎠ ⎝ 0 0 2 0 ⎠
75
76 LEZIONE 17. APPLICAZIONI DEL METODO DI GAUSS
⎛ 1 −2 −1 −2 ⎞ ⎛ 1 −2 −1 −2 ⎞
⇝ 0 0 2 1 ⇝⎜ 0 0 2 1 ⎟
⎜ ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 0 0 2 0 ⎠ ⎝ 0 0 0 −1 ⎠
Si noti che entrambe le matrici 𝐴 e 𝐴 | 𝐵 sono in forma a scala. Pertanto, rango(𝐴) = 2 e
rango(𝐴 | 𝐵) = 3: il sistema non ha soluzione. Infatti, il sistema risultante dalla matrice 𝐴 | 𝐵
in forma a scala è
⎧
⎪ 𝑥 −2𝑥2 −𝑥3 = −2
⎪ 1
⎨ 2𝑥3 = 1
⎪
⎪
⎩ 0 = −1
che chiaramente non ha soluzione. ✎
Esempio 17.2.
Svolgimento.
⎛ 2 −2 8 5 ⎞ ⎛ 1 −2 4 −1 ⎞ ⎛ 1 −2 4 −1 ⎞ ⎛ 1 −2 4 −1 ⎞
⎜ 0 2 6 1 ⎟ ⎜ 0 2 6 1 ⎟ ⎜ 0 2 6 1 ⎟ ⎜ 0 2 6 1 ⎟
𝐴|𝐵 = ⎜ ⇝⎜ ⇝⎜ ⎟ ⇝ ⎜ 0 0 −6 6 ⎟
⎜ 1 −2 4 −1 ⎟⎟ ⎜ 2 −2 8 5 ⎟⎟ ⎜ 0 2 0 7 ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 1 0 10 0 ⎠ ⎝ 1 0 10 0 ⎠ ⎝ 0 2 6 1 ⎠ ⎝ 0 0 0 0 ⎠
Per costruire l’immagine, si emettono dei fasci di raggi X con intensità nota lungo tutte le
direzioni e questi vengono rilevati da appositi rilevatori. La differenza tra l’intensità del fascio di
raggi X emesso e quella del fascio rivelato fornisce una misura dell’attenuazione che il fascio ha
subito attraversando i vari tessuti. Tessuti diversi producono attenuazioni diverse.
L’attenuazione misurata è la somma delle attenuazioni dei singoli voxel attraversati dal fascio
di raggi X. I voxel sono gli analoghi dei pixel nel tridimensionale.
Alla fine, a ogni valore di attenuazione di ciascun voxel viene assegnato un determinato li-
vello di grigio e l’immagine viene ricostruita. Tipicamente un’immagine tipica è costituita da
512 righe, ciascuna di 512 pixel, ovverosia una matrice quadrata 512 × 512 = 262 144 pixel (uno
per ogni voxel) - per una TAC a bassa risoluzione. Il processo di ricostruzione dell’immagine
deve calcolare un valore del coefficiente di attenuazione 𝜇𝑖 , per ciascuno dei 262 144 voxel cor-
rispondente a questi pixel. Tipicamente le ossa vengono rappresentate in bianco, l’aria in nero,
ecc.
Vediamo un esempio con una piccola matrice 3 × 3, quindi con 9 incognite
1. RX in direzione verticale
⎧
⎪
⎪𝑥1 + 𝑥4 + 𝑥7 = 12.4
⎪
⎨𝑥2 + 𝑥5 + 𝑥8 = 13.4
⎪
⎪
⎪
⎩𝑥3 + 𝑥6 + 𝑥9 = 8.0
2. RX in direzione orizzontale
⎧
⎪
⎪𝑥1 + 𝑥2 + 𝑥3 = 7.4
⎪
⎨𝑥4 + 𝑥5 + 𝑥6 = 17.2
⎪
⎪
⎪
⎩𝑥7 + 𝑥8 + 𝑥9 = 9.2
3. RX a 45 gradi ↙
17.2. APPLICAZIONE REALE DEI SISTEMI LINEARI: LA TAC 79
⎧
⎪ 𝑥1 = 2.2
⎪
⎪
⎪
⎪ 𝑥2 + 𝑥4 = 8.8
⎪
⎨ 𝑥3 + 𝑥5 + 𝑥7 = 13.8
⎪
⎪
⎪
⎪ 𝑥6 + 𝑥8 = 7.4
⎪
⎪
⎩𝑥9 = 1.6
4. RX a 45 gradi ↘
⎧
⎪ 𝑥3 = 1.8
⎪
⎪
⎪
⎪ 𝑥2 + 𝑥6 = 8.0
⎪
⎨ 𝑥1 + 𝑥5 + 𝑥9 = 11.0
⎪
⎪
⎪
⎪ 𝑥4 + 𝑥8 = 8.2
⎪
⎪
⎩𝑥7 = 4.8
⎛1 0 0 1 0 0 1 0 0⎞ ⎛12.4⎞
⎜0 1 0 0 1 0 0 1 ⎟
0⎟ ⎜13.4⎟
⎜ ⎜ ⎟
⎜0 0 1 0 0 1 0 0 1⎟ ⎜ 8.0 ⎟
⎜1 1 1 0 0 0 0 0 0⎟ ⎜ 7.4 ⎟
⎜0 𝑥1 ⎞ ⎜
⎜ 0 0 1 1 1 0 0 0⎟ ⎜ ⎟ ⎜17.2⎟⎟
⎟ ⎛
𝑥
⎜0 0 0 0 0 0 1 1 1⎟ ⎜ 2 ⎟ ⎜ 9.2 ⎟
𝑥
⎜1 0 0 0 0 0 0 0 0⎟ ⎜ 3 ⎟ ⎜ 2.2 ⎟
⎜ ⎟ ⎜𝑥 ⎟ ⎜ ⎟
⎜0 1 0 1 0 0 0 0 0⎟ ⎜ 4 ⎟ ⎜ 8.8 ⎟
𝑥 =
⎜0 0 1 0 1 0 1 0 0⎟ ⎜ 5 ⎟ ⎜13.8⎟
⎜0 𝑥
0 0 0 0 1 0 1 0⎟ ⎜ 6 ⎟ ⎜ 7.4 ⎟
⎜ ⎟ ⎜𝑥 ⎟ ⎜ ⎟
⎜0 0 0 0 0 0 0 0 1⎟ ⎜ 7 ⎟ ⎜ 1.6 ⎟
𝑥8
⎜0 0 1 0 0 0 0 0 0⎟ ⎜ ⎟ ⎜ 1.8 ⎟
⎜0 𝑥
1 0 0 0 1 0 0 0⎟ ⎝ 9 ⎠ ⎜ 8.0 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎜1 0 0 0 1 0 0 0 1⎟ ⎜11.0⎟
⎜0 0 0 1 0 0 0 1 0⎟ ⎜ 8.2 ⎟
⎜0 0 0 0 0 0 1 0 0⎟ ⎜ 4.8 ⎟
⎝ ⎠ ⎝ ⎠
Risolvendo il sistema lineare si ottiene
Questa situazione è ideale, perché, in pratica, tutte le misurazioni (i termini noti del vettore
𝐵) sono affette da errori. Consideriamo dei termini di errore (piccoli)
⎛1 0 … 0 0 …⎞
⎜ ⎟
⎜0 1 … 0 0 …⎟
⎜⋮ ⋱ ⎟
𝑃(𝑖, 𝑗) = ⎜0 0 … 0 1 …⎟ riga 𝑖
⎜ ⎟
⎜0 0 … 1 0 …⎟ riga 𝑗
⎜⋮ ⎟
⎜0 0 … 0 0 1⎟
⎝ ⎠
Esempio 17.3.
⎛0 0 1 0 0⎞
⎜0 1 0 0 0⎟
⎜ ⎟
𝑃(1, 3) = ⎜1 0 0 0 0⎟
⎜0 0 0 1 0⎟
⎜0 0 0 0 1⎟⎠
⎝
𝐴′ = 𝑃(𝑖, 𝑗) ⋅ 𝐴
𝐴′ è la matrice 𝐴 con le righe 𝑖 e 𝑗 scambiate tra loro
𝐴′ = 𝐴 ⋅ 𝑃(𝑖, 𝑗)
𝐴′ è la matrice 𝐴 con le colonne 𝑖 e 𝑗 scambiate tra loro
17.3. OPERAZIONI ELEMENTARI SULLE RIGHE 81
⎛1 0 … 0 0 …⎞
⎜0 1 … 0 0 …⎟
⎜ ⎟
⋮ ⋱
𝑀(𝑖, 𝜆) = ⎜ ⎟
⎜0 0 … 𝜆 0 …⎟ riga 𝑖
⎜⋮ ⋱ ⎟
⎜ ⎟
⎝0 0 … 0 0 1⎠
𝐴′ = 𝑀(𝑖, 𝜆) ⋅ 𝐴
𝐴′ è ottenuta moltiplicando per 𝜆 la riga 𝑖-esima di 𝐴
𝐴′ = 𝐴 ⋅ 𝑀(𝑖, 𝜆)
𝐴′ è ottenuta moltiplicando per 𝜆 la colonna 𝑖-esima di 𝐴
⎛1 0 0 … 0 0 0 0⎞… 0
⎜ ⎟
⎜0 1 0 … 0 0 0 0⎟… 0
⎜0 0 1 … 0 0 0 0⎟… 0
𝑆(𝑖, 𝑗, 𝛼) = ⎜0 0 0 … 1 0 0 0⎟… 0
⎜ ⎟
⎜⋮ ⋱ ⎟
⎜0 0 0 0 … 1 0 … 𝛼 …⎟
⎜⋮ ⎟
⎝ ⎠
La matrice 𝑆(𝑖, 𝑗, 𝛼) differisce dalla matrice identica solamente per la presenza di 𝛼 nella riga 𝑖 e
colonna 𝑗
𝐴′ = 𝑆(𝑖, 𝑗, 𝛼) ⋅ 𝐴
𝐴′ è ottenuta sommando, alla riga 𝑖-esima, la riga 𝑗-esima moltiplicata per 𝛼
𝐴′ = 𝐴 ⋅ 𝑆(𝑖, 𝑗, 𝛼)
𝐴′ è ottenuta sommando, alla colonna 𝑗-esima, la colonna 𝑖-esima moltiplicata per 𝛼
Esempio 17.4.
Vediamo un esempio con matrici 3 × 3
⎛1 0 𝛼 ⎞
𝑆(1, 3, 𝛼) = ⎜0 1 0 ⎟
⎜ ⎟
⎝0 0 1 ⎠
⎛1 0 𝛼 ⎞ ⎛𝑎 𝑏 𝑐 ⎞ ⎛𝑎 + 𝛼𝑔 𝑏 + 𝛼ℎ 𝑐 + 𝛼𝑖 ⎞
𝐴 = 𝑆(1, 3, 𝛼) ⋅ 𝐴 = ⎜0 1 0 ⎟ ⎜𝑑 𝑒 𝑓 ⎟ = ⎜ 𝑑
′
𝑒 𝑓 ⎟
⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝0 0 1 ⎠ ⎝ 𝑔 ℎ 𝑖 ⎠ ⎝ 𝑔 ℎ 𝑖 ⎠
82 LEZIONE 17. APPLICAZIONI DEL METODO DI GAUSS
⎛𝑎 𝑏 𝑐 ⎞ ⎛1 0 𝛼 ⎞ ⎛𝑎 𝑏 𝛼𝑎 + 𝑐 ⎞
𝐴 = 𝐴 ⋅ 𝑆(1, 3, 𝛼) = ⎜𝑑 𝑒 𝑓 ⎟ ⎜0 1 0 ⎟ = ⎜𝑑 𝑒 𝛼𝑑 + 𝑓 ⎟
′
⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝𝑔 ℎ 𝑖 ⎠ ⎝0 0 1 ⎠ ⎝𝑔 ℎ 𝛼𝑔 + 𝑖 ⎠
Obiettivi:
Ridurre una matrice 𝐴 in una matrice 𝐴′ in forma a scala applicando operazioni elementari
sulle matrici equivale a moltiplicare a sinistra la matrice 𝐴 per un insieme opportuno di matrici
𝐴 ⇝ 𝐵1 𝐴 ⇝ 𝐵2 𝐵1 𝐴 ⇝ … ⇝ (𝐵𝑛 𝐵𝑛−1 … 𝐵2 𝐵1 )𝐴 = 𝐵𝐴 = 𝐴′
La matrice 𝐵 (che si ottiene alla fine) ha la proprietà
𝐵𝐴 = 𝐴′
dove 𝐴′ è in forma a scala. Ci poniamo la domanda: come possiamo calcolare la matrice 𝐵 senza
moltiplicare tutte le matrici delle operazioni elementari?
Consideriamo la matrice (𝐴 | 𝐼 ), dove 𝐼 è la matrice identica. Moltiplicando tale matrice a
sinistra per la matrice 𝐵, otteniamo
𝐵 ⋅ (𝐴 | 𝐼 ) = (𝐵𝐴 | 𝐵) = (𝐴′ | 𝐵)
dove 𝐴′ è in forma a scala e 𝐵 è la matrice cercata
Esempio 18.1.
⎛ 3 −1 4⎞
⎜ 2 −2 1⎟
𝐴=⎜ ⎟
⎜ 0 4 5⎟
⎝−1 3 2⎠
⎛ 3 −1 4 1 0 0 0 ⎞
⎜ 2 −2 1 0 1 0 0 ⎟
(𝐴 | 𝐼 ) = ⎜ ⎟
⎜ 0 4 5 0 0 1 0 ⎟
⎝ −1 3 2 0 0 0 1 ⎠
83
84 LEZIONE 18. APPLICAZIONI DEL METODO DI GAUSS
⎛ 3 −1 4 1 0 0 0 ⎞ ⎛ −1 3 2 0 0 0 1 ⎞ ⎛ −1 3 2 0 0 0 1 ⎞
⎜ 2 −2 1 0 1 0 0 ⎟ ⎜ 2 −2 1 0 1 0 0 ⎟ ⎜ 0 4 5 0 1 0 2 ⎟
⎜ 0 4 5 0 0 1 0 ⎟⇝⎜ 0 4 5 0 0 1 0 ⎟⇝⎜ 0 4 5 0 0 1 0 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ −1 3 2 0 0 0 1 ⎠ ⎝ 3 −1 4 1 0 0 0 ⎠ ⎝ 0 8 10 1 0 0 3 ⎠
⎛ −1 3 2 0 0 0 1 ⎞
⎜ 0 4 5 0 1 0 2 ⎟
⇝⎜
⎜ 0 0 0 0 −1 1 −2 ⎟⎟
⎝ 0 0 0 1 −2 0 −1 ⎠
da cui ricaviamo
⎛−1 2⎞3 ⎛0 0 0 1 ⎞
⎜0 5⎟4 ⎜0 1 0 2 ⎟
𝐴′ = ⎜ ⎟ 𝐵=⎜ ⎟
⎜0 0⎟0 ⎜0 −1 1 −2⎟
⎝0 0⎠0 ⎝1 −2 0 −1⎠
Poichè rango(𝐴 ) = 2, allora rango(𝐴) = 2. Verifichiamo che 𝐵𝐴 = 𝐴′
′
⎛0 0 0 1 ⎞ ⎛ 3 −1 4⎞ ⎛−1 3 2⎞
⎜0 1 0 2 ⎟ ⎜ 2 −2 1⎟ ⎜ 0 4 5⎟
⎜0 −1 1 −2⎟ ⎜ 0 4 5⎟ = ⎜ 0 0 0⎟⎟
✔
⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜
⎝1 −2 0 −1⎠ ⎝−1 3 2⎠ ⎝ 0 0 0⎠
Le matrici 𝐵 ed 𝐴′ ci danno ulteriori informazioni sulla matrice 𝐴. Infatti, chiamiamo 𝑣1 , 𝑣2 ,
𝑣3 e 𝑣4 i vettori riga di 𝐴
𝑣1 = (3, −1, 4) 𝑣2 = (2, −2, 1) 𝑣3 = (0, 4, 5) 𝑣4 = (−1, 3, 2)
Le ultime due righe di 𝐵, ci dicono che
0𝑣1 − 1𝑣2 + 1𝑣3 − 2𝑣4 = 0 e 1𝑣1 − 2𝑣2 + 0𝑣3 − 1𝑣4 = 0
sono relazioni di dipendenza lineare tra i vettori 𝑣1 , 𝑣2 , 𝑣3 e 𝑣4 . Infatti, per esempio
𝑣3 = 𝑣2 + 2𝑣4 e 𝑣1 = 2𝑣2 + 𝑣4
Esempio 18.2.
Sia 𝑈 il sottospazio vettoriale di ℝ4 generato dai vettori
𝑢1 = (2, 0, 1, −1) 𝑢2 = (1, 1, 2, 0) 𝑢3 = (4, −2, −1, −3)
Vogliamo calcolare dim 𝑈 e trovare le relazioni di dipendenza lineare tra i vettori 𝑢1 , 𝑢2 e 𝑢3 .
Per calcolare dim 𝑈 , possiamo semplicemente calcolare il rango della matrice i cui coefficienti
sono le componenti dei vettori
⎛2 0 1 −1⎞
rango ⎜1 1 2 0 ⎟ = dim 𝑈
⎜ ⎟
⎝4 −2 −1 −3⎠
⎛2 0 1 −1⎞ ⎛1 1 2 0 ⎞ ⎛1 1 2 0 ⎞ ⎛1 1 2 0 ⎞
⎜1 1 2 0 ⎟ ⇝ ⎜2 0 1 −1⎟ ⇝ ⎜0 −2 −3 −1⎟ ⇝ ⎜0 −2 −3 −1⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝4 −2 −1 −3⎠ ⎝4 −2 −1 −3⎠ ⎝0 −6 −9 −3⎠ ⎝0 0 0 0 ⎠
Da cui ricaviamo che rango(𝐴) = 2 = dim 𝑈 .
Per trovare le relazioni di dipendenza lineare, abbiamo due opzioni:
85
1. Risolvere il sistema 𝜆1 𝑢1 + 𝜆2 𝑢2 + 𝜆3 𝑢3 = 0
⎧
⎪ ⎧
⎪ ⎧
⎪ ⎧
⎪
⎪ 2𝜆1 + 𝜆2 + 4𝜆3 = 0 ⎪−6𝜆3 + 𝜆2 + 4𝜆3 = 0 ⎪𝜆2 − 2𝜆3 = 0 ⎪0=0
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪𝜆2 − 2𝜆3 = 0 ⎪𝜆2 − 2𝜆3 = 0 ⎪𝜆2 − 2𝜆3 = 0 ⎪0 = 0
⎨
⎪ ⎨
⎪ ⎨
⎪ ⎨
⎪
⎪ 𝜆1 + 2𝜆2 − 𝜆3 = 0 ⎪−3𝜆3 + 2𝜆2 − 𝜆3 = 0 ⎪2𝜆2 − 4𝜆3 = 0 ⎪𝜆2 = 2𝜆3
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪−𝜆 − 3𝜆3 = 0 ⎪𝜆 = −3𝜆3 ⎪𝜆 = −3𝜆3 ⎪𝜆 = −3𝜆3
⎩ 1 ⎩ 1 ⎩ 1 ⎩ 1
Da cui ricaviamo che, assegnando per esempio 𝜆3 = 1, si ha
−3𝑢1 + 2𝑢2 + 𝑢3 = 0
⎛ 2 0 1 −1 1 0 0 ⎞ ⎛ 1 1 2 0 0 1 0 ⎞
⎜ 1 1 2 0 0 1 0 ⎟ ⇝ ⎜ 2 0 1 −1 1 0 0 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 4 −2 −1 −3 0 0 1 ⎠ ⎝ 4 −2 −1 −3 0 0 1 ⎠
⎛ 1 1 2 0 0 1 0 ⎞ ⎛ 1 1 2 0 0 1 0 ⎞
⇝ ⎜ 0 −2 −3 −1 1 −2 0 ⎟ ⇝ ⎜ 0 −2 −3 −1 1 −2 0 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 0 −6 −9 −3 0 −4 1 ⎠ ⎝ 0 0 0 0 −3 2 1 ⎠
da cui ricaviamo
⎛ 1 1 2 0 ⎞ ⎛ 0 1 0 ⎞
𝐴′ = ⎜ 0 −2 −3 −1 ⎟ 𝐵 = ⎜ 1 −2 0 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 0 0 0 0 ⎠ ⎝ −3 2 1 ⎠
dove 𝐴′ è 𝐴 in forma a scala e 𝐵 è la matrice tale che 𝐵 ⋅ 𝐴 = 𝐴′ . L’ultima riga di 𝐵 ci dice
che −3𝑢1 + 2𝑢2 + 𝑢3 = 0, cioè 𝑢3 = 3𝑢1 − 2𝑢2 , che è la relazione di dipendenza lineare tra i
vettori 𝑢1 , 𝑢2 e 𝑢3
Esempio 18.3.
Sono dati due spazi vettoriali 𝑈 = ⟨𝑢1 , 𝑢2 ⟩ ⊂ ℝ4 e 𝑊 = ⟨𝑤1 , 𝑤2 , 𝑤3 ⟩ ⊂ ℝ4 generati dai vettori
𝑣 = 𝛼1 𝑢1 + 𝛼2 𝑢2 = 𝛽1 𝑤1 + 𝛽2 𝑤2 + 𝛽3 𝑤3
da cui ricaviamo
𝛼1 𝑢1 + 𝛼2 𝑢2 − 𝛽1 𝑤1 − 𝛽2 𝑤2 − 𝛽3 𝑤3 = 0
86 LEZIONE 18. APPLICAZIONI DEL METODO DI GAUSS
Esempio 18.4.
⎛ 3 𝑡 + 6 0 −5 ⎞ ⎛ 3 −5 0 𝑡 + 6 ⎞ ⎛ 1 −2 −1 3 ⎞
⎜ 0 3 − 2𝑡 3 1 ⎟ ⎜ 0 1 3 3 − 2𝑡 ⎟ ⎜ 0 1 3 3 − 2𝑡 ⎟
⎜ ⇝⎜ ⎟⇝⎜
⎜ 2 7 − 𝑡 −4 −4 ⎟⎟ ⎜ 2 −4 −4 7 − 𝑡 ⎟ ⎜ 2 −4 −4 7 − 𝑡 ⎟⎟
⎝ 1 3 −1 −2 ⎠ ⎝ 1 −2 −1 3 ⎠ ⎝ 3 −5 0 𝑡 + 6 ⎠
⎛ 1 −2 −1 3 ⎞ ⎛ 1 −2 −1 3 ⎞
⎜ 0 1 3 3 − 2𝑡 ⎟ ⎜ 0 1 3 3 − 2𝑡 ⎟
⇝⎜ ⎟⇝⎜ ⎟
⎜ 0 0 −2 1 − 𝑡 ⎟ ⎜ 0 0 −2 1 − 𝑡 ⎟
⎝ 0 1 3 𝑡 −3 ⎠ ⎝ 0 0 0 3𝑡 − 6 ⎠
Il rango della matrice è 3 se 3𝑡 − 6 = 0, quindi se 𝑡 = 2, ed è 4 se 3𝑡 − 6 ≠ 0, quindi se 𝑡 ≠ 2. Si
noti che il primo passaggio è stato di scambiare la seconda e la quarta colonna per poter avere i
parametri nell’ultima colonna e semplificare i calcoli per la riduzione a scala della matrice. Poi
abbiamo applicato il metodo di riduzione di Gauss applicando operazioni elementari su righe.
Lezione 19
Matrici Inverse
Obiettivi:
⎛ ∗ ∗ ∗ … ∗ ⎞ ⎛ ∗ 0 0 … 0 ⎞ ⎛ 1 0 0 … 0 ⎞
⎜ 0 ∗ ∗ … ∗ ⎟ ⎜ 0 ∗ 0 … 0 ⎟ ⎜ 0 1 0 … 0 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
𝐴 ⇝ 𝐴′ = ⎜ 0 0 ∗ … ∗ ⎟⇝⎜ 0 0 ∗ … 0 ⎟=⎜ 0 0 1 … 0 ⎟=𝐼
⎜ ⋮ ⋮ ⋱ ∗ ⎟ ⎜ ⋮ ⋮ ⋱ 0 ⎟ ⎜ ⋮ ⋮ ⋱ 0 ⎟
⎜ 0 0 ⎟
0 … ∗ ⎠ ⎜ 0 0 0 … ∗ ⎟⎠ ⎜⎝ 0 0 0 … 1 ⎟⎠
⎝ ⎝
Questo è possibile se e solo se il rango della matrice è il massimo.
Alla fine troviamo una matrice 𝐵 tale che 𝐵 ⋅ 𝐴 = 𝐼 , perciò 𝐵 è la matrice inversa di 𝐴:
𝐵 ⋅ 𝐴 = 𝐼 = 𝐴−1 ⋅ 𝐴. Partiamo da (𝐴 | 𝐼 ) e con operazioni elementari sulle righe riduciamo la
matrice 𝐴 alla matrice 𝐼 , ottenendo (𝐼 | 𝐵), quindi 𝐵 è l’inversa di 𝐴
Esempio 19.1.
⎛ 1 2 1 1 0 0 ⎞ ⎛ 1 2 1 1 0 0 ⎞
⎜
(𝐴 | 𝐼 ) = 1 3 0 0 1 0 ⇝ ⎜ 0 1 −1 −1 1 0 ⎟
⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 1 2 2 0 0 1 ⎠ ⎝ 0 0 1 −1 0 1 ⎠
88
19.1. CALCOLO DELLA MATRICE INVERSA MEDIANTE ELIMINAZIONE DI GAUSS 89
⎛ 1 2 0 2 0 −1 ⎞ ⎛ 1 0 0 6 −2 −3 ⎞
⎜
⇝ 0 1 0 −2 1 1 ⇝ ⎜ 0 1 0 −2 1 1 ⎟ = (𝐼 | 𝐵) = (𝐼 | 𝐴−1 )
⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 0 0 1 −1 0 1 ⎠ ⎝ 0 0 1 −1 0 1 ⎠
Esempio 19.2.
⎛ 2 1 0 1 0 0 ⎞ ⎛ 2 1 0 1 0 0 ⎞ ⎛ 2 1 0 1 0 0 ⎞
(𝐴 | 𝐼 ) = ⎜ −4 3 1 0 1 0 ⎟ ⇝ ⎜ 0 5 1 2 1 0 ⎟ ⇝ ⎜ 0 5 1 2 1 0 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ 7 9 3 ⎟
⎝ 6 0 −2 0 0 1 ⎠ ⎝ 0 −3 −2 −3 0 1 ⎠ ⎝ 0 0 −5 −5 5 1 ⎠
⎛ 2 1 0 1 0 0 ⎞ ⎛ 2 1 0 1 0 0 ⎞ ⎛ 2 1 0 1 0 0 ⎞
⎜ ⎟ ⎜
⇝ 0 5 1 2 1 0 ⇝ 0 5 0 7 7 5 10 5 ⎟
⇝ ⎜ 0 1 0 17 27 1 ⎟
⎜ 7 ⎟ 7 ⎟
9 3 5 ⎟ ⎜ 9 3 5 ⎜ 9 3 5
⎝ 0 0 1 7 −7 −7 ⎠ ⎝ 0 0 1 7 −7 −7 ⎠ ⎝ 0 0 1 7 −7 −7 ⎠
6
⎛ 2 0 0 7
− 27 − 17 ⎞ ⎛ 1 0 0 3
7
− 71 − 141 ⎞
⇝⎜ 0 1 0 1
7
2
7
1 ⎟
7 ⎟
⇝⎜ 0 1 0 1
7
2
7
1 ⎟
7 ⎟
⎜ 9 ⎜
⎝ 0 0 1 7
− 37 − 57 ⎠ ⎝ 0 0 1
9
7
− 73 − 75 ⎠
da cui ricaviamo che
3
⎛ 7
− 17 − 141 ⎞
𝐴−1 = ⎜ 1
7
2
7
1 ⎟
7 ⎟
⎜ 9
⎝ 7
− 37 − 57 ⎠
quindi 𝐴−1 ⋅ 𝐴 = 𝐴 ⋅ 𝐴−1 = 𝐼
Esempio 19.3.
⎛ 0 4 −1 1 0 0 ⎞ ⎛ 2 −1 2 0 1 0 ⎞ ⎛ 2 −1 2 0 1 0 ⎞
(𝐴 | 𝐼 ) = ⎜ 2 −1 2 0 1 0 ⎟ ⇝ ⎜ 0 4 −1 1 0 0 ⎟ ⇝ ⎜ 0 4 −1 1 0 0 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 4 2 3 0 0 1 ⎠ ⎝ 4 2 3 0 0 1 ⎠ ⎝ 0 4 −1 0 −2 1 ⎠
⎛ 2 −1 2 0 1 0 ⎞
⇝ ⎜ 0 4 −1 1 0 0 ⎟ = (𝐴′ | 𝐵)
⎜ ⎟
⎝ 0 0 0 −1 −2 1 ⎠
da cui si deduce che rango(𝐴) = 2, perciò la matrice 𝐴 non è invertibile (𝐴−1 non esiste)
90 LEZIONE 19. MATRICI INVERSE
In generale Sia 𝐴 una matrice 𝑚 × 𝑛 (con 𝑚 righe ed 𝑛 colonne). Sappiamo che 𝐴 corrisponde
a una funzione lineare 𝑓 ∶ 𝑉 → 𝑊 con 𝑚 = dim 𝑊 e 𝑛 = dim 𝑉 . Ne segue che 𝐴−1 (inversa di
𝐴) corrisponde alla funzione 𝑓 −1 ∶ 𝑊 → 𝑉 , inversa della funzione 𝑓 . Quindi
Una matrice non quadrata non è invertibile (quindi non esiste l’inversa)
Osservazione 19.1. Data una funzione 𝑓 ∶ 𝑉 → 𝑊 tale che 𝑛 = dim 𝑉 = dim 𝑊 = 𝑚, allora 𝑓
è iniettiva se e solo se 𝑓 è suriettiva
Dimostrazione. (⇒) Supponiamo che 𝑓 sia iniettiva. Allora Ker(𝑓 ) = {0}, perciò dim Ker(𝑓 ) = 0.
Allora dim Im(𝑓 ) = 𝑛 = 𝑚. Poichè Im(𝑓 ) ⊆ 𝑊 e dim Im(𝑓 ) = 𝑛, allora Im(𝑓 ) = 𝑊 . Ne segue che 𝑓
è suriettiva.
(⇐) Supponiamo che 𝑓 sia suriettiva. Allora Im(𝑓 ) = 𝑊 , perciò dim Im(𝑓 ) = dim 𝑊 = 𝑚 = 𝑛.
Allora dim Ker(𝑓 ) = 0. Ne segue che 𝑓 è iniettiva. ■
Sappiamo che
dim Im(𝑓 ) = rango(𝐴) dim Ker(𝑓 ) = null(𝐴)
⇔ 𝑓 è suriettiva ⇔ rango(𝐴) = 𝑛
(𝐵 ⋅ 𝐴) ⋅ 𝐶 = 𝐵 ⋅ (𝐴 ⋅ 𝐶) → 𝐼 ⋅ 𝐶 = 𝐵 ⋅ 𝐼 → 𝐶 = 𝐵
Perciò l’inversa a destra è uguale all’inversa a sinistra. Quindi si parla semplicemente di matrice
inversa
𝑎 𝑏
𝐴=
( 𝑐 𝑑 )
19.2. DETERMINANTE DI UNA MATRICE 91
𝐴−1 esiste ⇔ 𝑎𝑑 − 𝑏𝑐 ≠ 0
Esercizi
1 ≤ dim (𝑈 ∩ 𝑉 ) ≤ 3
2. Sia 𝑊 ⊂ ℝ4 il più piccolo sottospazio che contiene il vettore (1, 1, 0, 0) e i vettori (0, 𝑡, 𝑡 +
1, 𝑡 + 2) per ogni 𝑡 ∈ ℤ. Calcolare le equazioni cartesiane e una base di 𝑊
4. Dire se esiste un sottospazio non nullo 𝐿 ⊂ ℝ4 che sia in somma diretta sia con 𝑈 che con
𝑊
92
20.2. ESERCIZIO (12 SETTEMBRE 2012) 93
⇒ dim 𝑈 = 2, perché ci sono due variabili (𝑥1 e 𝑥2 ) libere di variare. Una base di 𝑈 è quindi data
da
⎛1⎞ ⎛0⎞
⎜0⎟ ⎜1⎟
𝑢1 = ⎜ ⎟ 𝑢2 = ⎜ ⎟
0
⎜ ⎟ ⎜4⎟
⎝0⎠ ⎝7⎠
(2) I vettori (0, 𝑡, 𝑡 + 1, 𝑡 + 2) si possono scrivere come segue
⎛ 0 ⎞ ⎛0⎞ ⎛0⎞
⎜ 𝑡 ⎟ ⎜1⎟ ⎜0⎟
⎜𝑡 + 1⎟ = 𝑡 ⎜1⎟ + ⎜1⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝𝑡 + 2⎠ ⎝1⎠ ⎝2⎠
quindi coi due vettori (0, 1, 1, 1) e (0, 0, 1, 2) si possono generare tutti i vettori del tipo (0, 𝑡, 𝑡 +
1, 𝑡 + 2). Questo significa che il sottospazio 𝑊 è generato dai tre vettori 𝑤1 = (1, 1, 0, 0), 𝑤2 =
(0, 1, 1, 1) e 𝑤3 = (0, 0, 1, 2). Per trovare una base di 𝑊 , controlliamo se questi tre vettori sono
linearmente indipendenti usando il metodo di eliminazione di Gauss sulla matrice 𝐴, le cui righe
corrispondono ai tre vettori:
⎛ 1 1 0 0 ⎞
𝐴=⎜ 0 1 1 1 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 0 0 1 2 ⎠
𝐴 è già in forma a scala e ha rango tre, quindi i tre vettori formano una base di 𝑊 e dim 𝑊 = 3.
In alternativa, avremmo potuto risolvere il sistema di equazioni lineari corrispondenti a 𝜆1 𝑤1 +
𝜆2 𝑤2 + 𝜆3 𝑤3 = 0, che ci avrebbe detto che i tre vettori sono linearmente indipendenti.
Per trovare le equazioni cartesiane di 𝑊 , osserviamo che
Per verificare l’indipendenza lineare dei vettori 𝑢1 , 𝑢2 , 𝑣 e dei vettori 𝑤1 , 𝑤2 , 𝑤3 , 𝑣 avremmo potuto
anche risolvere due sistemi (omogenei) di equazioni lineari.
(5) Sappiamo che dim 𝑈 = 2 e una sua base è 𝑢1 , 𝑢2 . Sappiamo inoltre che dim 𝐿 = 1 e una sua
base è 𝑣 = (0, 0, 0, 1). Perciò dim 𝐿′ dev’essere 1 e cerchiamo un vettore di base 𝑣 ′ (base di 𝐿′ ) in
modo che 𝑢1 , 𝑢2 , 𝑣, 𝑣 ′ siano linearmente indipendenti. Scegliamo, per esempio, 𝑣 ′ = (0, 0, 1, 0) e
verifichiamo che 𝑢1 , 𝑢2 , 𝑣, 𝑣 ′ siano linearmente indipendenti, verificando che la seguente matrice
abbia rango 4
⎛ 1 0 0 0 ⎞
⎜ 0 1 4 7 ⎟
⎜ 0 0 0 1 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 0 0 1 0 ⎠
Scambiando la terza e la quarta riga otteniamo la matrice
⎛ 1 0 0 0 ⎞
⎜ 0 4 7 1 ⎟
⎜ 0 0 1 0 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 0 0 0 1 ⎠
che è in forma a scala e ha chiaramente rango 4, quindi i quattro vettori 𝑢1 , 𝑢2 , 𝑣, 𝑣 ′ sono linear-
mente indipendenti. Conseguentemente, 𝐿′ = ⟨𝑣 ′ ⟩.
Parte III
96
Lezione 21
Obiettivi:
21.1 Permutazioni
Una permutazione è una funzione biiettiva
𝜎 ∶ {1, 2, … , 𝑛} → {1, 2, … , 𝑛}
che mappa 1 ↦ 𝜎(1), 2 ↦ 𝜎(2), …, 𝑛 ↦ 𝜎(𝑛) e che quindi ordina gli 𝑛 numeri in qualche modo.
Sia
𝑛 = {l’insieme di tutte le permutazioni di 𝑛 oggetti}
ricaviamo che
|𝑛 | = 𝑛! = 𝑛(𝑛 − 1)(𝑛 − 2) ⋅ … ⋅ 2 ⋅ 1
Indichiamo una permutazione come
⎛ 1 2 3 … 𝑛 ⎞
𝜎∶ ⎜ ↓ ↓ ↓ ↓ ↓ ⎟
⎜ ⎟
⎝ 𝜎(1) 𝜎 (2) 𝜎(3) … 𝜎(𝑛) ⎠
Esempio 21.1.
1 2 3 4
𝜎∶
( 3 2 4 1 )
è la permutazione
1 ↦ 𝜎(1) = 3 2 ↦ 𝜎(2) = 2 3 ↦ 𝜎(3) = 4 4 ↦ 𝜎 (4) = 1
Uno scambio si ha quando
… 𝑖 … 𝑗 …
𝜎∶
( … 𝑗 = 𝜎(𝑖) … 𝑖 = 𝜎(𝑗) … )
97
98 LEZIONE 21. DETERMINANTE DI UNA MATRICE
Esempio 21.2.
1 2 3 4
𝜎∶
( 3 1 4 2 )
La permutazione può essere ottenuta, per esempio, con una successione di
• 3 scambi
1234⇝1324⇝1342⇝3142
• 5 scambi
1234⇝1432⇝4132⇝4312⇝3412⇝3142
Questo dimostra che il numero di scambi necessario non è un concetto ben definito. Tuttavia, si
dimostra che
dove, per ciascuna permutazione, va calcolato il prodotto degli elementi di 𝐴, presi uno per ogni
riga e ogni colonna, in tutti i modi possibili
21.2. DETERMINANTE DELLE MATRICI 99
Esempio 21.4.
Consideriamo le matrici 2 × 2 e vediamo come si calcola il determinante
𝑎11 𝑎12
𝐴=
( 𝑎21 𝑎22 )
Avendo dimensione 2 × 2, 𝑛 = 2, quindi abbiamo 𝑛! = 2! = 2 permutazioni
• 𝜎1 = 1 2: è la permutazione identica, con zero scambi, quindi è pari e segno(𝜎1 ) = +1
• 𝜎2 = 2 1: si ottiene con uno scambio, quindi è dispari e segno(𝜎2 ) = −1
det(𝐴) = ∑ segno(𝜎)𝑎1𝜎 (1) 𝑎2𝜎(2) =
𝜎∈2
= segno(𝜎1 )𝑎1𝜎1 (1) 𝑎2𝜎1 (2) + segno(𝜎2 )𝑎1𝜎2 (1) 𝑎2𝜎2 (2) = +𝑎11 𝑎22 − 𝑎12 𝑎21
Esempio 21.5.
Consideriamo le matrici 3 × 3 e vediamo come si calcola il determinante
⎛ 𝑎11 𝑎12 𝑎13 ⎞
𝐴 = ⎜ 𝑎21 𝑎22 𝑎23 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 𝑎31 𝑎32 𝑎33 ⎠
3 = {permutazioni di 3 oggetti}
Ci sono 3! = 6 permutazioni
• 𝜎1 = 1 2 3: 0 scambi, quindi pari e segno(𝜎1 ) = +1
• 𝜎2 = 1 3 2: 1 scambio, quindi dispari e segno(𝜎2 ) = −1
• 𝜎3 = 2 1 3: 1 scambio, quindi dispari e segno(𝜎3 ) = −1
• 𝜎4 = 2 3 1: 2 scambi, quindi pari e segno(𝜎4 ) = +1
• 𝜎5 = 3 1 2: 2 scambi, quindi pari e segno(𝜎5 ) = +1
• 𝜎6 = 3 2 1: 1 scambio, quindi dispari e segno(𝜎6 ) = −1
det(𝐴) = segno(𝜎1 )𝑎1𝜎1 (1) 𝑎2𝜎1 (2) 𝑎3𝜎1 (3) + segno(𝜎2 )𝑎1𝜎2 (1) 𝑎2𝜎2 (2) 𝑎3𝜎2 (3) + … =
= 𝑎11 𝑎22 𝑎33 − 𝑎11 𝑎23 𝑎32 − 𝑎12 𝑎21 𝑎33 + 𝑎12 𝑎23 𝑎31 + 𝑎13 𝑎21 𝑎32 − 𝑎13 𝑎22 𝑎31 =
= 𝑎11 𝑎22 𝑎33 + 𝑎12 𝑎23 𝑎31 + 𝑎13 𝑎21 𝑎32 − 𝑎13 𝑎22 𝑎31 − 𝑎11 𝑎23 𝑎32 − 𝑎12 𝑎21 𝑎33
che si può calcolare anche con la Regola di Sarrus
100 LEZIONE 21. DETERMINANTE DI UNA MATRICE
La regola di Sarrus funziona solamente per matrici 3 × 3, ma non per matrici più grandi. Infatti…
Consideriamo una matrice 𝐴 di dimensione 4 × 4. Nello sviluppo del determinante ci sono
4! = 24 permutazioni, quindi 24 addendi nella sommatoria. Tuttavia, provando ad applicare la
regola di Sarrus, otteniamo
Non esiste un analogo della regola di Sarrus per matrici quadrate di ordine ≥ 4
Per definizione di determinante, sappiamo che l’unico prodotto non nullo è il prodotto degli
elementi sulla diagonale principale, quindi
Supponiamo che una delle righe sia combinazione lineare di due vettori riga 𝐴(𝑖) = 𝛼1 𝑣1 + 𝛼2 𝑣2 ,
com’è il determinante di 𝐴?
Data la matrice 𝐴
⎛ 2 1 −1 ⎞
𝐴=⎜ 6 1 2 ⎟
⎜ ⎟
⎝ −4 3 −2 ⎠
Se, alla seconda riga, sottraiamo la prima riga moltiplicata per 3, otteniamo
⎛ 2 1 −1 ⎞
⎜ 0 −2 5 ⎟
⎜ ⎟
⎝ −4 3 −2 ⎠
quindi, poichè (0, −2, 5) = (6, 1, 2) − 3(2, 1, −1), abbiamo
⎛ 2 1 −1 ⎞ ⎛ 2 1 −1 ⎞ ⎛ 2 1 −1 ⎞
det ⎜ 0 −2 5 ⎟ = 1 ⋅ det ⎜ 6 1 2 ⎟ − 3 ⋅ det ⎜ 2 1 −1 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ −4 3 −2 ⎠ ⎝ −4 3 −2 ⎠ ⎝ −4 3 −2 ⎠
Lezione 22
Obiettivi:
det(𝐴′ ) = −det(𝐴)
2. Sia 𝐴′ la matrice ottenuta dalla matrice 𝐴 moltiplicando una riga (o una colonna) per uno
scalare 𝜆
det(𝐴′ ) = 𝜆 ⋅ det(𝐴)
3. Sia 𝐴 una matrice con due righe (o due colonne) uguali, allora
det(𝐴) = 0
Infatti, sia 𝐴′ la matrice ottenuta dalla matrice 𝐴 scambiando le due righe uguali tra di loro.
Allora abbiamo 𝐴′ = 𝐴. Perciò det(𝐴′ ) = −det(𝐴). Poichè 𝐴′ = 𝐴, allora det(𝐴′ ) = det(𝐴),
che implica det(𝐴) = 0
4. Sia 𝐴 una matrice con una riga (o una colonna) nulla, allora
det(𝐴) = 0
5. Se ad una riga di 𝐴 si somma una combinazione lineare della altre righe di 𝐴, il determi-
nante di 𝐴 non cambia
102
22.2. CALCOLO DEL DETERMINANTE CON ELIMINAZIONE DI GAUSS 103
⎛ 2 3 −1 ⎞
⎜ 1 1 0 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 3 −2 1 ⎠
Usando la regola di Sarrus, abbiamo
2 3 −1 2 3
1 1 0 1 1
3 −2 1 3 −2
⎛ 2 3 −1 ⎞ ⎛ 1 1 0 ⎞ ⎛ 1 1 0 ⎞
det ⎜ 1 1 0 ⎟ = −det ⎜ 2 3 −1 ⎟ = −det ⎜ 0 1 −1 ⎟ =
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 3 −2 1 ⎠ ⎝ 3 −2 1 ⎠ ⎝ 0 −5 1 ⎠
⎛ 1 1 0 ⎞
= −det ⎜ 0 1 −1 ⎟ = −1 ⋅ 1 ⋅ (−4) = 4
⎜ ⎟
⎝ 0 0 −4 ⎠
Proviamo a stimare il numero di operazioni necessarie per il calcolo del determinante me-
diante la riduzione in forma a scala. Data una matrice 𝑛 × 𝑛, dobbiamo produrre: 1 zero nella
seconda riga, 2 zeri nella terza riga, 3 zeri nella quarta riga, …, 𝑛 − 2 zeri nella penultima riga,
𝑛 − 1 zeri nell’ultima riga. Il numero totale di zeri da produrre è
𝑛(𝑛 − 1) 1 2 1
(𝑛 − 1) + (𝑛 − 2) + (𝑛 − 3) + … + 3 + 2 + 1 = = 𝑛 − 𝑛
2 2 2
Il numero di operazioni elementari necessarie è dunque ≈ 21 𝑛2 , che è molto più piccolo di 𝑛! per
𝑛 grande.
Per esempio, in una matrice 5 × 5, dobbiamo produrre 1 + 2 + 3 + 4 = 10 = 𝑛(𝑛−1) 2
= 5⋅4
2
zeri,
mentre 5! = 120
⎛ ∗ ∗ ∗ ∗ ∗ ⎞
⎜ 0 ∗ ∗ ∗ ∗ ⎟
⎜ ⎟
⎜ 0 0 ∗ ∗ ∗ ⎟
⎜ 0 0 0 ∗ ∗ ⎟
⎜ 0 0 0 0 ∗ ⎟
⎝ ⎠
Se 𝐴 è invertibile, det(𝐴) ≠ 0
⎛ … 𝑎1𝑗 … ⎞
⎜ … 𝑎2𝑗 … ⎟
⎜ ⋮ ⋮ ⋮ ⎟⎟
⎜
⎝ … 𝑎𝑛𝑗 … ⎠
Si dimostra che
𝑛
det(𝐴) = ∑(−1)𝑖+𝑗 𝑎𝑖𝑗 ⋅ det(𝐴𝑖𝑗 ) =
𝑖=1
= (−1)1+𝑗 𝑎1𝑗 ⋅ det(𝐴1𝑗 ) + (−1)2+𝑗 𝑎2𝑗 ⋅ det(𝐴2𝑗 ) + … + (−1)𝑛+𝑗 𝑎𝑛𝑗 ⋅ det(𝐴𝑛𝑗 )
22.4. LA FORMULA DI LAPLACE 105
Esercizio 22.1.
⎛ 2 −1 3 1 ⎞
⎜ 0 1 2 −1 ⎟
𝐴=⎜
⎜ 0 0 2 0 ⎟⎟
⎝ 1 2 0 0 ⎠
⎛ 2 −1 1 ⎞
𝐴33 = ⎜ 0 1 −1 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 1 2 0 ⎠
Potremmo usare la regola di Sarrus, ma usiamo nuovamente Laplace sviluppando per la terza
riga
−1 1 2 1
det(𝐴) = 2 ⋅ ((−1)3+1 ⋅ 1 ⋅ det + (−1)3+2 ⋅ 2 ⋅ det =
( 1 −1 ) ( 0 −1 ) )
2 ⋅ (1 ⋅ 1 ⋅ 0 + (−1) ⋅ 2 ⋅ (−2)) = 8
Lezione 23
Obiettivi:
che ora chiamiamo 𝑎𝑖𝑗∗ , noto come complemento algebrico (cofattore) dell’elemento 𝑎𝑖𝑗 .
Costruiamo la matrice
𝐴∗ = (𝑎𝑖𝑗∗ )𝑡
che è la trasposta della matrice dei complementi algebrici di 𝐴.
Dalla formula di Laplace, ricaviamo (senza fornire una dimostrazione)
1
𝐴−1 = ⋅ 𝐴∗ (det(𝐴) ≠ 0)
det(𝐴)
𝐴 è invertibile ⇔ det(𝐴) ≠ 0
106
23.1. FORMULA PER CALCOLARE L’INVERSA DI UNA MATRICE 107
Esercizio 23.1.
⎛ 1 −1 0 ⎞
𝐴=⎜ 2 1 1 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 3 0 −2 ⎠
Calcoliamo nel modo che già conosciamo (eliminazione di Gauss)
⎛ 1 −1 0 1 0 0 ⎞ ⎛ 1 −1 0 1 0 0 ⎞ ⎛ 1 −1 0 1 0 0 ⎞
(𝐴 | 𝐼 ) = 2 1 1 0 1 0 ⇝ 0 3 1 −2 1 0 ⇝ ⎜ 0 3 1 −2 1 0 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 3 0 −2 0 0 1 ⎠ ⎝ 0 3 −2 −3 0 1 ⎠ ⎝ 0 0 −3 −1 −1 1 ⎠
⎛ 1 −1 0 1 0 0 ⎞ ⎛ 1 −1 0 1 0 0 ⎞ ⎛ 1 −1 0 1 0 0 ⎞
⇝ ⎜ 0 3 1 −2 1 0 ⎟ ⇝ ⎜ 0 3 0 − 73 32 13 ⎟ ⇝ ⎜ 0 1 0 − 97 92 19 ⎟
⎜ 1 1 1 ⎟ ⎜ 1 1 1 ⎟ ⎜ 1 1 1 ⎟
⎝ 0 0 1 3 3 −3 ⎠ ⎝ 0 0 1 3 3 −3 ⎠ ⎝ 0 0 1 3 3 −3 ⎠
⎛ 1 0 0 29 2
9
1
9 ⎞
⇝ ⎜ 0 1 0 − 97 2
9
1
9
⎟
⎜ 1 1 ⎟
⎝ 0 0 1 3 3
− 13 ⎠
da cui
⎛ 29 29 19 ⎞
𝐴−1 = ⎜ − 79 92 19 ⎟
⎜ 1 1 1 ⎟
⎝ 3 3 −3 ⎠
Infatti, possiamo verificare che 𝐴−1 ⋅ 𝐴 = 𝐴 ⋅ 𝐴−1 = 𝐼 . Invece, usando la formula derivata da
Laplace, abbiamo
1 1
∗
𝑎11 = (−1)1+1 det(𝐴11 ) = det = −2
( 0 −2 )
2 1
∗
𝑎12 = (−1)1+2 det(𝐴12 ) = −det =7
( 3 −2 )
2 1
∗
𝑎13 = (−1)1+3 det(𝐴13 ) = det = −3
( 3 0 )
−1 0
∗
𝑎21 = (−1)2+1 det(𝐴21 ) = −det = −2
( 0 −2 )
1 0
∗
𝑎22 = (−1)2+2 det(𝐴22 ) = det = −2
( 3 −2 )
1 −1
∗
𝑎23 = (−1)2+3 det(𝐴23 ) = −det = −3
( 3 0 )
−1 0
∗
𝑎31 = (−1)3+1 det(𝐴31 ) = det = −1
( 1 1 )
1 0
∗
𝑎32 = (−1)3+2 det(𝐴32 ) = −det = −1
( 2 1 )
108 LEZIONE 23. APPLICAZIONI DELLA FORMULA DI LAPLACE
1 −1
∗
𝑎33 = (−1)3+3 det(𝐴33 ) = det =3
( 2 1 )
𝑡
⎛ −2 7 −3 ⎞ ⎛ −2 −2 −1 ⎞
𝐴 = ⎜ −2 −2 −3 ⎟ = ⎜ 7 −2 −1 ⎟
∗
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ −1 −1 3 ⎠ ⎝ −3 −3 3 ⎠
Poichè det(𝐴) = −9 (si può calcolare con la regola di Sarrus), abbiamo
1 1 ⎛ −2 −2 −1 ⎞ ⎛ 92 2
9
1
9 ⎞
−1
𝐴 = ⋅ 𝐴∗ = − ⋅ ⎜ 7 −2 −1 ⎟ = ⎜ − 79 2 1 ⎟
det(𝐴) 9 ⎜ ⎟ ⎜ 1 9
1
9 ⎟
⎝ −3 −3 3 ⎠ ⎝ 3 3
− 13 ⎠
Pur ottenendo ovviamente la stessa matrice inversa, è molto più veloce applicare l’eliminazione
di Gauss e non la formula di Laplace. Tuttavia la teoria derivante dalla formula di Laplace è
interessante e utile…
⎛𝑥1 ⎞
⎜𝑥 ⎟
𝑋 = ⎜ 2⎟ 𝑛 incognite 𝑥𝑖 , 𝑖 = 1, … , 𝑛
⎜⋮⎟
⎝𝑥𝑛 ⎠
⎛𝑏1 ⎞
⎜𝑏 ⎟
𝐵 = ⎜ 2⎟ 𝑛 termini noti 𝑏𝑖 , 𝑖 = 1, … , 𝑛
⎜⋮⎟
⎝𝑏𝑛 ⎠
Sappiamo che, se det(𝐴) ≠ 0, allora 𝐴 è invertibile (esiste 𝐴−1 ), quindi possiamo calcolare
𝐴−1 𝐴𝑋 = 𝐴−1 𝐵 ⇒ 𝐼 𝑋 = 𝐴−1 𝐵 ⇒ 𝑋 = 𝐴−1 𝐵
dove 𝑋 è soluzione del sistema
Ricordando che 𝐴−1 = det(𝐴)
1
⋅ 𝐴∗ , si ottiene
∗ ∗ ∗ 𝑡
⎛ 𝑎11 𝑎12 … 𝑎1𝑛 ⎞
1 1 ⎜ ∗ ∗ ∗ ⎟
−1 ∗ 𝑎21 𝑎22 … 𝑎2𝑛
𝑋 =𝐴 𝐵= ⋅𝐴𝐵 = ⋅⎜ 𝐵
det(𝐴) det(𝐴) ⎜ ⋮ ⋮ ⋮ ⋮ ⎟⎟
∗ ∗ ∗
⎝ 𝑎𝑛1 𝑎𝑛2 … 𝑎𝑛𝑛 ⎠
Ciò suggerisce che se det(𝐴) ≠ 0, allora il sistema ha un’unica soluzione 𝑋 = 𝐴−1 𝐵. Inoltre,
si ottiene una formula esplicita per la soluzione del sistema 𝐴𝑋 = 𝐵, che è detta la formula di
Cramer
Δ𝑖
𝑥𝑖 = dove Δ = det(𝐴)
Δ
dove Δ𝑖 è il determinante della matrice che si ottiene dalla matrice 𝐴 sostituendo la colonna 𝑖-
esima di 𝐴 con la colonna 𝐵 dei termini noti - questo è il Teorema di Cramer. Ancora una volta,
questo teorema è interessante dal punto di vista teorico, ma non computazionale.
23.3. MATRICI SIMILI 109
𝐴 = 𝑆 −1 𝐴′ 𝑃 𝐴′ = 𝑆𝐴𝑃 −1
date le due basi {𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑛 } e {𝑣1′ , 𝑣2′ , … , 𝑣𝑛′ } di 𝑉 , allora le due matrici di cambiamento di base
𝑃 e 𝑆 sono uguali, 𝑃 = 𝑆. Quindi, se 𝐴 e 𝐴′ sono le matrici di 𝑓 rispetto a basi diverse, si ha
𝐴 = 𝑃 −1 𝐴′ 𝑃 𝐴′ = 𝑃𝐴𝑃 −1
Tutte le matrici associate alla stessa funzione lineare 𝑓 (rispetto a basi diverse) hanno lo
stesso determinante (che dipende solo da 𝑓 e non dalla base fissata)
⎛ 𝜆 0 … 0 ⎞ ⎛ 𝜆 0 … 0 ⎞
⎜ 0 𝜆 … 0 ⎟ ⎜ 0 𝜆 … 0 ⎟
𝐴𝑣 = ⎜ ⎟ 𝑣 = 𝜆𝑣 ⇝ 𝐴𝑣 − ⎜ 𝑣=0⇝
⎜ ⋮ ⋮ ⋱ ⋮ ⎟ ⎜ ⋮ ⋮ ⋱ ⋮ ⎟⎟
⎝ 0 0 … 𝜆 ⎠ ⎝ 0 0 … 𝜆 ⎠
23.4. AUTOVALORI E AUTOVETTORI 111
⎛ 𝜆 0 … 0 ⎞
⎜ 0 𝜆 … 0 ⎟
⇝ 𝐴−⎜ 𝑣 =0⇝𝐵⋅𝑣 =0
[ ⎜ ⋮ ⋮ ⋱ ⋮ ⎟⎟ ]
⎝ 0 0 … 𝜆 ⎠
dove
⎛ 𝜆 0 … 0 ⎞
⎜ 0 𝜆 … 0 ⎟
𝐵 =𝐴−⎜
⎜ ⋮ ⋮ ⋱ ⋮ ⎟⎟
⎝ 0 0 … 𝜆 ⎠
ed è una semplice differenza tra matrici. Il problema è diventato quindi trovare una vettore del
nucleo che sia soluzione di 𝐵 ⋅ 𝑣 = 0. Una tale soluzione esiste sempre, per esempio, è 𝑣 = 0,
ma tale soluzione non è accettabile, perché non farebbe parte di una base. Vogliamo quindi
altre soluzioni (≠ 0), che equivale a dire che il sistema 𝐵 ⋅ 𝑣 = 0 deve ammettere più di una
soluzione (altrimenti ci sarebbe solo la soluzione 𝑣 = 0, che non ci serve). Per il teorema di
Cramer, richiedere che 𝐵 ⋅ 𝑣 = 0 abbia più di una soluzione equivale a chiedere che det(𝐵) = 0,
perché se avesse determinante diverso da zero, 𝐵 sarebbe invertibile e il sistema avrebbe una sola
soluzione.
Si conclude che
⎛ 𝜆 0 … 0 ⎞
⎜ 0 𝜆 … 0 ⎟
det 𝐴 − ⎜ ⎟ =0
[ ⎜ ⋮ ⋮ ⋱ ⋮ ⎟]
⎝ 0 0 … 𝜆 ⎠
che è un sistema in una sola equazione e in una sola incognita (𝜆). Risolvendo questa equazione
si trovano gli autovalori 𝜆 della matrice 𝐴.
Lezione 24
Obiettivi:
det(𝐴 − 𝜆 ⋅ 𝐼 )
dove
⎛ 𝜆 0 … 0 ⎞
⎜ 0 𝜆 … 0 ⎟
𝜆⋅𝐼 =⎜
⎜ ⋮ ⋮ ⋱ ⋮ ⎟⎟
⎝ 0 0 … 𝜆 ⎠
Nel calcolo di questo determinante, si ottiene un polinomio nell’indeterminata 𝜆. Questo polino-
mio si chiama polinomio caratteristico della matrice 𝐴.
−7 −9
𝐴=
( 6 8 )
112
24.2. ESEMPI DI CALCOLO DI AUTOVALORI 113
Svolgimento.
−7 − 𝜆 −9
det = (−7 − 𝜆)(8 − 𝜆) − 6 ⋅ (−9) = 𝜆2 − 𝜆 − 56 + 54 = 𝜆2 − 𝜆 − 2 = 0
( 6 8−𝜆 )
2 −1
𝐴=
( 1 3 )
Svolgimento.
2 − 𝜆 −1
det = (2 − 𝜆)(3 − 𝜆) + 1 = 𝜆2 − 5𝜆 + 7 = 0
( 1 3−𝜆 )
Da cui ricaviamo che √ √
5 ± 25 − 28 5 ± −3
𝜆= = ∉ℝ
2 2
√ √
Ma 𝜆 = 5±𝑖 3
2
∈ ℂ (𝑖 = −1). ✎
Osservazione 24.2. (Teorema Fondamentale dell’Algebra) Non esistono sempre autovalori rea-
li! Ma esistono sempre autovalori complessi.
L’utilità di autovalori complessi dipende dall’applicazione che si sta modellando.
Esercizio 24.3.
Calcolare gli autovalori della seguente matrice 𝐴
0 4
𝐴=
( −1 4 )
Svolgimento.
0−𝜆 4
det = −𝜆(4 − 𝜆) + 4 = 𝜆2 − 4𝜆 + 4 = (𝜆 − 2)2 = 0
( −1 4 − 𝜆 )
√
Da cui ricaviamo che 𝜆 = 2 ± 0, quindi esiste un solo autovalore 𝜆 = 2 (con molteplicità 2).✎
Definizione 24.1. Se nel polinomio caratteristico di 𝐴 compare un fattore del tipo (𝜆 − 𝑎)𝑟 , si dice
che l’autovalore 𝜆 = 𝑎 ha molteplicità 𝑟 (questa è detta la molteplicità algebrica di un autovalore).
Teorema 24.1. Due matrici simili 𝐴 e 𝐵 hanno lo stesso polinomio caratteristico (e quindi hanno
anche gli stessi autovalori).
114 LEZIONE 24. POLINOMIO CARATTERISTICO E MOLTEPLICITÀ
Dimostrazione. 𝐴 e 𝐵 sono simili se e solo se esiste una matrice invertibile 𝑃 (matrice di cambia-
mento di base) tale che 𝐴 = 𝑃 −1 𝐵𝑃. Consideriamo il polinomio caratteristico
det(𝐴 − 𝜆𝐼 ) = det(𝑃 −1 𝐵𝑃 − 𝜆𝐼 ) =
= det(𝑃 −1 𝐵𝑃 − 𝜆𝑃 −1 𝐼 𝑃) =
= det(𝑃 −1 (𝐵 − 𝜆𝐼 )𝑃) =
= det(𝑃 −1 )det(𝐵 − 𝜆𝐼 )det(𝑃) =
1
= det(𝐵 − 𝜆𝐼 )det(𝑃) =
det(𝑃)
= det(𝐵 − 𝜆𝐼 )
⎛ 𝜆 0 … 0 ⎞
⎜ 0 𝜆 … 0 ⎟
𝐴𝑣 = ⎜ 𝑣 ⇝ 𝐴𝑣 − 𝜆𝐼 𝑣 = 0 ⇝ (𝐴 − 𝜆𝐼 )𝑣 = 0
⎜ ⋮ ⋮ ⋱ ⋮ ⎟⎟
⎝ 0 0 … 𝜆 ⎠
⎛𝑥1 ⎞ ⎛0⎞
⎜𝑥 ⎟ ⎜0⎟
(𝐴 − 𝜆𝐼 ) ⎜ 2 ⎟ = ⎜ ⎟
⎜ ⋮ ⎟ ⎜⋮⎟
⎝𝑥𝑛 ⎠ ⎝0⎠
che è un sistema omogeneo di equazioni lineari, le cui soluzioni (non nulle) sono gli autovettori
che corrispondono all’autovalore 𝜆. Gli autovettori appartengono al nucleo della matrice 𝐴 − 𝜆𝐼 .
Definizione 24.2. L’insieme delle soluzioni di questo sistema è un sottospazio vettoriale che con-
tiene gli autovettori relativi all’autovalore 𝜆. Questo spazio vettoriale si dice autospazio relativo
all’autovalore 𝜆.
Definizione 24.3. La dimensione di questo autospazio è detta la molteplicità geometrica dell’au-
tovalore 𝜆.
Esempio 24.1.
Abbiamo precedentemente calcolato gli autovalori della seguente matrice 𝐴
−7 −9
𝐴=
( 6 8 )
−7 −9 2 0 −9 −9
𝐴 − 𝜆1 𝐼 = − =
( 6 8 ) ( 0 2 ) ( 6 6 )
24.3. AUTOVETTORI E AUTOSPAZI 115
da cui
−1 3 −2 −3 −1 3 2 0
𝐴 = = =𝑆⋅𝐷
( 1 −2 ) ( 2 2 ) ( 1 −2 ) ( 0 −1 )
che ci dice
𝐴𝑆 = 𝑆𝐷 ⇔ 𝐴 = 𝑆𝐷𝑆 −1 ⇔ 𝐷 = 𝑆 −1 𝐴𝑆
che sono le formule di cambiamento di base
• 𝑆 è la matrice le cui colonne sono gli autovettori di 𝐴 (se gli autovettori costituiscono una
base)
• 𝑆 = 𝑀𝑣𝑒 (𝑖𝑑) è la matrice di cambiamento di base, le cui colonne sono le coordinate degli
autovettori di 𝑓 rispetto a 𝑒
Definizione 24.4. Una matrice 𝐴 si dice diagonalizzabile se è simile a una matrice diagonale.
Questo accade se e solo se esiste una base costituita da autovettori di 𝐴. Se 𝐴 è una matrice
𝑛 × 𝑛, ciò significa che devono esistere 𝑛 autovettori linearmente indipendenti.
Lezione 25
𝑎1 𝑣1 + 𝑎2 𝑣2 = 0
𝐴(𝑎1 𝑣1 + 𝑎2 𝑣2 ) = 𝐴 ⋅ 0 = 0
Sappiamo che
𝐴(𝑎1 𝑣1 + 𝑎2 𝑣2 ) = 𝑎1 𝐴𝑣1 + 𝑎2 𝐴𝑣2 = 𝑎1 𝜆1 𝑣1 + 𝑎2 𝜆2 𝑣2
{ {
𝑎1 𝜆1 𝑣1 + 𝑎2 𝜆2 𝑣2 = 0 𝑎1 𝜆1 𝑣1 + 𝑎2 𝜆2 𝑣2 = 0
𝑎1 𝑣1 + 𝑎2 𝑣2 = 0 ← moltiplichiamo per 𝜆1 𝑎1 𝜆1 𝑣1 + 𝑎2 𝜆1 𝑣2 = 0
sottraendo la seconda equazione alla prima otteniamo
𝑎2 (𝜆2 − 𝜆1 )𝑣2 = 0
𝑎1 𝑣1 = 0
117
118 LEZIONE 25. ESERCIZI SU AUTOVALORI E AUTOVETTORI
25.2 Esercizi
Esempio 25.1.
Data la seguente matrice 𝐴, stabilire se 𝐴 è diagonalizzabile e trovare una matrice diagonale 𝐷 e
una matrice invertibile 𝑆 tali che 𝐴 = 𝑆𝐷𝑆 −1
⎛ 3 4 4 ⎞
⎜ −3 −6 −8 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 3 7 9 ⎠
Svolgimento. Iniziamo calcolando il determinante della matrice 𝐴 − 𝜆𝐼 . Potremmo usare la regola
di Sarrus, il metodo di eliminazione di Gauss oppure il metodo di Laplace. Usiamo una formula
ibrida
⎛ 3−𝜆 4 4 ⎞ ⎛ 3−𝜆 4 4 ⎞
det(𝐴 − 𝜆𝐼 ) = det −3 −6 − 𝜆 −8 = det −3 −6 − 𝜆 −8 ⎟ =
⎜ ⎟ ⎜
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 3 7 9−𝜆 ⎠ ⎝ 0 1−𝜆 1−𝜆 ⎠
⎛ 3−𝜆 4 0 ⎞
= det −3 −6 − 𝜆 −2 + 𝜆
⎜ ⎟
⎜ ⎟
⎝ 0 1−𝜆 0 ⎠
Utilizziamo lo sviluppo di Laplace usando la terza riga
3−𝜆 0
= (−1)3+2 (1 − 𝜆)det = −1(1 − 𝜆)(3 − 𝜆)(−2 + 𝜆) = 0
( −3 −2 + 𝜆 )
⎛ 𝜆1 0 0 ⎞ ⎛ 1 0 0 ⎞
𝐷 = ⎜ 0 𝜆2 0 ⎟ = ⎜ 0 3 0 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 0 0 𝜆3 ⎠ ⎝ 0 0 2 ⎠
Cerchiamo gli autovettori.
1. Per 𝜆1 = 1
⎛ 3−1 4 4 ⎞ ⎛ 2 4 4 ⎞
⎜ −3 −6 − 1 −8 ⎟ = ⎜ −3 −7 −8 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 3 7 9−1 ⎠ ⎝ 3 7 8 ⎠
da cui
⎛ 2 4 4 ⎞ ⎛𝑥1 ⎞ ⎛0⎞
⎜ −3 −7 −8 ⎟ ⎜𝑥2 ⎟ = ⎜0⎟
⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 3 7 8 ⎠ ⎝𝑥3 ⎠ ⎝0⎠
il cui sistema è
⎧
⎪ ⎧
⎪ ⎧
⎪ ⎧
⎪
⎪ 2𝑥1 + 4𝑥2 + 4𝑥3 = 0 ⎪ 𝑥1 + 2𝑥2 + 2𝑥3 = 0 ⎪ 𝑥1 = −2𝑥2 − 2𝑥3 ⎪ 𝑥1 = 2𝑥3
⎪ ⎪ ⎪ ⎪
⎨ −3𝑥1 − 7𝑥2 − 8𝑥3 = 0 ⎨ −3𝑥1 − 7𝑥2 − 8𝑥3 = 0 ⎨ −𝑥2 − 2𝑥3 = 0 ⎨ 𝑥2 = −2𝑥3
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪
⎩3𝑥1 + 7𝑥2 + 8𝑥3 = 0 ⎪
⎩0 = 0 ⎪
⎩0 = 0 ⎪
⎩0 = 0
25.2. ESERCIZI 119
⎛ 2 1 0 ⎞
⎜ −2 −3 −1 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 1 3 1 ⎠
Si può ora controllare che 𝐴𝑆 = 𝑆𝐷. ✎
120 LEZIONE 25. ESERCIZI SU AUTOVALORI E AUTOVETTORI
Esempio 25.2.
Data la seguente matrice 𝐴, stabilire se 𝐴 è diagonalizzabile e trovare una matrice diagonale 𝐷 e
una matrice invertibile 𝑆 tali che 𝐴 = 𝑆𝐷𝑆 −1
⎛ 2 0 3 ⎞
⎜ −2 −4 1 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 0 0 2 ⎠
Diagonalizzazione di Matrici
Obiettivi:
Dimostrazione. Sia 𝐴 una matrice 𝑛 × 𝑛 e sia 𝜆 = 𝑎 un suo autovalore con molteplicità geometrica
𝑟 (uguale alla dimensione dell’autospazio relativo all’autovalore 𝜆 = 𝑎). Sia {𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑟 } una
base di questo autospazio (autovettori di 𝐴 relativi all’autovalore 𝜆 = 𝑎).
Completiamo i vettori 𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑟 per ottenere una base 𝑣1 , 𝑣2 , … , 𝑣𝑟 , 𝑣𝑟+1 , … , 𝑣𝑛 . La matrice
𝐴′ rispetto a questa base è
⎛ 𝑎 0 … 0 ∗ ∗ ⎞
… ∗
⎜ ⎟
⎜ 0 𝑎 … 0 ∗ ∗ …
⎟ ∗
⎜ ⋱ ⋮ ⋮ ⋮
⎟ ⋮
𝐴′ = ⎜ 0 0 … 𝑎 ∗ ∗ ⎟
… ∗
⎜ ⎟
⎜ 0 0 … 0 ∗ ∗ …
⎟ ∗
⎜ ⋮ ⎟
⎜ 0 0 … 0 ∗ ∗ … ∗ ⎟
⎝ ⎠
122
26.1. CRITERIO DI DIAGONALIZZABILITÀ DI UNA MATRICE 123
Poiché sappiamo che 𝐴 ed 𝐴′ sono matrici simili, allora det(𝐴 − 𝜆𝐼 ) = det(𝐴′ − 𝜆𝐼 ). Da cui
ricaviamo che
det(𝐴′ − 𝜆𝐼 ) = (𝑎 − 𝜆)𝑟 ⋅ det(𝐶 − 𝜆𝐼 ) = 0
Allora 𝜆 = 𝑎 è un autovalore con molteplicità 𝑟 e det(𝐶 − 𝜆𝐼 ) = 0 potrebbe avere ulteriori so-
luzioni con 𝜆 = 𝑎. Perciò la molteplicità algebrica è sempre maggiore o uguale alla molteplicità
geometrica (𝑟) dell’autovalore. ■
Dimostrazione. Per ciascun autovalore 𝜆𝑖 (𝑖 = 1, 2, … , 𝑟), sia 𝑚𝑖 la sua molteplicità algebrica e sia
𝑉𝜆𝑖 il relativo autospazio. Allora sappiamo che 𝑚1 + 𝑚2 + … + 𝑚𝑟 = 𝑛 e, per ipotesi, la molteplicità
geometrica dell’autospazio relativo a 𝜆𝑖 è tale che dim 𝑉𝜆𝑖 = 𝑚𝑖 . In generale, l’autospazio 𝑉𝜆𝑖 ha
una base 𝑣1(𝑖) , 𝑣2(𝑖) , … , 𝑣𝑚(𝑖)𝑖 . Prendendo tutti gli autovettori trovati, otteniamo un insieme di 𝑚1 +
𝑚2 +…+𝑚𝑟 = 𝑛 vettori linearmente indipendenti (per ipotesi) poiché relativi ad autovalori diversi.
Perciò abbiamo una base formata dagli autovettori di 𝐴. Ciò implica che 𝐴 è diagonalizzabile. ■
Esercizio 26.1.
⎛ 3 −1 −1 ⎞
⎜
𝐴= 𝑡 −1 𝑡 +3 𝑡 +1 ⎟ con 𝑡 ∈ ℝ
⎜ ⎟
⎝ −𝑡 −𝑡 2 − 𝑡 ⎠
Per ciascuno di questi valori, determinare una matrice diagonale 𝐷 ed una matrice invertibile 𝑃
tali che 𝐴 = 𝑃𝐷𝑃 −1 .
⎛ 3−𝜆 −1 −1 ⎞ ⎛ 4−𝜆 −1 −1 ⎞
det(𝐴 − 𝜆1) = det 𝑡 − 1 𝑡 + 3 − 𝜆
⎜ 𝑡 +1 ⎟ = det ⎜ −4 + 𝜆 𝑡 + 3 − 𝜆 𝑡 +1 ⎟=
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ −𝑡 −𝑡 2−𝑡 −𝜆 ⎠ ⎝ 0 −𝑡 2−𝑡 −𝜆 ⎠
⎛ 4−𝜆 −1 −1 ⎞
= det ⎜ 0 𝑡 +2−𝜆 𝑡 ⎟ = (4 − 𝜆)det 𝑡 + 2 − 𝜆 𝑡
= (4 − 𝜆)(𝜆 − 2)2
⎜ ⎟ ( −𝑡 2−𝑡 −𝜆 )
⎝ 0 −𝑡 2−𝑡 −𝜆 ⎠
dove, nel primo passaggio abbiamo sottratto alla prima colonna la seconda, mentre, nel secondo,
abbiamo sommato alla seconda riga la prima.
Le soluzioni di det(𝐴 − 𝜆1) = 0 sono 𝜆1 = 2 (con molteplicità algebrica 2) e 𝜆2 = 4 (con
molteplicità algebrica 1). Poiché gli autovalori non sono tutti distinti, non possiamo concludere
immediatamente se 𝐴 è diagonalizzabile o meno: bisogna determinare gli autovettori.
Calcoliamo gli autovettori relativi all’autovalore 𝜆1 = 2, ovverosia le soluzioni del sistema
⎧
⎪
⎛ 1 −1 −1 ⎞ ⎛𝑥1 ⎞ ⎛0⎞ ⎪𝑥1 − 𝑥2 − 𝑥3 = 0
⎜ 𝑡 − 1 𝑡 + 1 𝑡 + 1 ⎟ ⎜𝑥2 ⎟ = ⎜0⎟ ⎪
⇒ ⎨(𝑡 − 1)𝑥1 + (𝑡 + 1)𝑥2 + (𝑡 + 1)𝑥3 = 0
⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎪
⎪
⎝ −𝑡 −𝑡 −𝑡 ⎠ ⎝𝑥3 ⎠ ⎝0⎠ ⎪
⎩−𝑡𝑥1 − 𝑡𝑥2 − 𝑡𝑥3 = 0
124 LEZIONE 26. DIAGONALIZZAZIONE DI MATRICI
⎧
⎪ ⎧
⎪
⎪ 𝑥1 = 𝑥2 + 𝑥3 ⎪ 𝑥1 = 𝑥2 + 𝑥3
⎪ ⎪
⎨ 2𝑡𝑥2 + 2𝑡𝑥3 = 0 ⎨ 2𝑡𝑥2 + 2𝑡𝑥3 = 0
⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪
⎩−2𝑡𝑥2 − 2𝑡𝑥3 = 0 ⎪ ⎩0 = 0
Se 𝑡 ≠ 0, la dimensione dell’autospazio relativo a 𝜆1 = 2 è 1, quindi la molteplicità geometrica di
𝜆1 è minore della molteplicità algebrica e la matrice non è diagonalizzabile.
Se 𝑡 = 0, le soluzioni del sistema sono date da 𝑥1 = 𝑥2 + 𝑥3 , quindi l’autospazio relativo a 𝜆1 ha
dimensione 2 e molteplicità algebrica e geometrica coincidono. Una base di questo autospazio
è data dai vettori 𝑣1 = (1, 1, 0) e 𝑣2 = (1, 0, 1). Poiché 𝜆2 = 4 ha molteplicità algebrica 1 e quindi
anche molteplicità geometrica 1, concludiamo che 𝐴 è diagonalizzabile solo per 𝑡 = 0.
Calcoliamo l’autospazio relativo a 𝜆2 = 4 con 𝑡 = 0.
⎧
⎪
⎛ −1 −1 −1 ⎞ ⎛𝑥1 ⎞ ⎛0⎞ ⎪ −𝑥1 − 𝑥2 − 𝑥3 = 0
⎜ −1 −1 1 ⎟ ⎜𝑥2 ⎟ = ⎜0⎟ ⎪
⇒ ⎨ −𝑥1 − 𝑥2 + 𝑥3 = 0
⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎪
⎪
⎝ 0 0 −2 ⎠ ⎝𝑥3 ⎠ ⎝0⎠ ⎪
⎩−2𝑥3 = 0
che ha come soluzione 𝑥3 = 0 e 𝑥1 = −𝑥2 . Una base dell’autospazio è (−1, 1, 0).
In conclusione, 𝐴 è diagonalizzabile solo se 𝑡 = 0, nel qual caso le matrici 𝐷 e 𝑃 sono
⎛ 2 0 0 ⎞ ⎛ 1 1 −1 ⎞
𝐷=⎜ 0 2 0 ⎟ 𝑃 =⎜ 1 0 1 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 0 0 4 ⎠ ⎝ 0 1 0 ⎠
✎
Esempio 26.1.
⎛ 3 1 4 ⎞
𝐴 = ⎜ 1 −2 5 ⎟ = 𝐴𝑇
⎜ ⎟
⎝ 4 5 −1 ⎠
Definizione 26.2. Una matrice 𝐴 è antisimmetrica se 𝐴𝑇 = −𝐴.
Esempio 26.2.
⎛ 0 3 −2 ⎞ ⎛ 0 −3 2 ⎞
𝐵 = ⎜ −3 0 8 ⎟ 𝐵 = ⎜ 3 0 −8 ⎟ = −𝐵
𝑇
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 2 −8 0 ⎠ ⎝ −2 8 0 ⎠
Teorema 26.3. Sia 𝐴 una matrice simmetrica di ordine 𝑛, a coefficienti reali. Allora 𝐴 possiede
esattamente 𝑛 autovalori reali (eventualmente non tutti distinti).
26.2. AUTOVALORI DI UNA MATRICE SIMMETRICA 125
𝐴𝑣 = 𝜆𝑣
𝐴𝑣 = 𝜆𝑣
𝐴𝑣 = 𝜆𝑣 (26.1)
(𝐴𝑣)𝑇 = (𝜆𝑣)𝑇 ⇝ 𝑣 𝑇 𝐴𝑇 = 𝜆𝑣 𝑇
𝑣 𝑇 𝐴 = 𝜆𝑣 𝑇 (26.2)
𝑣 𝑇 𝐴𝑣 = 𝜆𝑣 𝑇 𝑣 ⇝ 𝑣 𝑇 (𝐴𝑣) = 𝑣 𝑇 𝜆𝑣 = 𝜆𝑣 𝑇 𝑣
da cui otteniamo
𝜆𝑣 𝑇 𝑣 = 𝜆𝑣 𝑇 𝑣
quindi
(𝜆 − 𝜆)𝑣 𝑇 𝑣 = 0 (26.3)
Osserviamo che 𝑣 𝑇 𝑣 > 0. Infatti sia
⎛𝑧1 ⎞
⎜𝑧 ⎟
𝑣 = ⎜ 2⎟ con 𝑧1 , 𝑧2 , … , 𝑧𝑛 ∈ ℂ
⎜⋮⎟
⎝𝑧𝑛 ⎠
Abbiamo
⎛𝑧 1 ⎞
⎜𝑧 ⎟
𝑣 𝑇 𝑣 = (𝑧1 , 𝑧2 , … , 𝑧𝑛 ) ⎜ 2 ⎟ = 𝑧1 𝑧 1 + 𝑧2 𝑧 2 + … 𝑧𝑛 𝑧 𝑛 = |𝑧1 |2 + |𝑧2 |2 + … + |𝑧𝑛 |2 > 0
⎜⋮⎟
⎝𝑧 𝑛 ⎠
poiché somma di quadrati di numeri reali (infatti per ogni numero complesso, abbiamo (𝑎+𝑖𝑏)(𝑎−
𝑖𝑏) = 𝑎2 + 𝑏 2 ).
Dato che 𝑣 𝑇 𝑣 > 0, allora da (26.3), 𝜆 − 𝜆 = 0. Quindi 𝜆 = 𝜆, che è vero solo se 𝜆 ∈ ℝ. Possiamo
concludere che tutti gli autovalori di 𝐴 sono numeri reali. ■
Lezione 27
Obiettivi:
Abbiamo una matrice quadrata 𝐴 di ordine 𝑛 e vogliamo definire la relativa matrice esponen-
ziale 𝑒 𝐴 . Ricordiamo lo sviluppo in serie di potenze (di Taylor) per definire l’esponenziale di un
numero reale
𝑥2 𝑥3 𝑥𝑛
𝑒𝑥 = 1 + 𝑥 + + +…+ +… 𝑥∈ℝ
2! 3! 𝑛!
In questa formula, compaiono solamente operazioni che possiamo fare tra matrici (es. somme,
prodotti, ecc). Perciò sostituiamo il numero reale 𝑥 con una matrice 𝐴 e otteniamo
𝐴2 𝐴3 𝐴𝑛
𝑒𝐴 = 𝐼 + 𝐴 + + +…+ +… 𝐴 matrice quadrata
2! 3! 𝑛!
che è una serie infinita, perciò bisogna dimostrare che la serie converge - ma non ce ne occupiamo
in questo corso.
Assumiamo che 𝐴 sia una matrice diagonale
⎛ 𝜆1 0 0 … ⎞
⎜ 0 𝜆2 0 … ⎟
𝐴=𝐷=⎜
⎜ ⋮ … ⋱ … ⎟⎟
⎝ 0 … 𝜆𝑛 ⎠
Allora
⎛ 𝜆12 0 0 … ⎞ ⎛ 𝜆13 0 0 … ⎞ ⎛ 𝑒 𝜆1 0 0 … ⎞
2 ⎜ 0 𝜆22 0 … ⎟ 3 ⎜ 0 𝜆23 0 … ⎟ 𝐷 ⎜ 0 𝑒 𝜆2 0 … ⎟
𝐷 =⎜ 𝐷 =⎜ ⇒ 𝑒 =⎜
⎜ ⋮ … ⋱ … ⎟⎟ ⎜ ⋮ … ⋱ … ⎟⎟ ⎜ ⋮ … ⋱ … ⎟
⎟
⎝ 0 … 𝜆𝑛2 ⎠ ⎝ 0 … 𝜆𝑛3 ⎠ ⎝ 0 … 𝑒 𝜆𝑛 ⎠
Se la matrice 𝐴 non è diagonale, possiamo sperare che sia diagonalizzabile, quindi che esista
un cambiamento di base che consenta di trasformare la matrice 𝐴 non diagonale in una matrice
diagonale 𝐷 tale che
𝐴𝑆 = 𝑆𝐷 ⇒ 𝐴 = 𝑆𝐷𝑆 −1
126
127
Perciò abbiamo
⎛ 𝑒 𝜆1 0 0 … ⎞
𝐴 ⎜ 0 𝑒 𝜆2 0 … ⎟ −1
𝑒 =𝑆⎜ ⎟𝑆
⎜ ⋮ … ⋱ … ⎟
⎝ 0 … 𝑒 𝜆𝑛 ⎠
Questa formula funziona se 𝐴 è diagonalizzabile, quindi non copre tutti i casi. Tuttavia, negli
altri casi si può comunque arrivare a una forma “quasi diagonale” (che non vediamo in questo
corso).
Esercizio 27.1.
le cui soluzioni sono 𝜆1 = 21 e 𝜆2 = 1. Dato che gli autovalori sono tutti distinti, 𝐴 è diagonalizza-
bile.
Determiniamo gli autovettori di 𝐴. Iniziamo con gli autovettori di 𝜆1 = 21 , che sono le soluzioni
di {
2 −1 𝑥1 0 2𝑥1 − 𝑥2 = 0
3 = ⇒
( 3 − 2 ) (𝑥2 ) (0) 3𝑥1 − 23 𝑥2 = 0
le cui soluzioni sono date da 𝑥2 = 2𝑥1 , quindi un autovettore relativo a 𝜆1 = 1
2
è 𝑣1 = (1, 2).
128 LEZIONE 27. ESPONENZIALE DI UNA MATRICE
−3 2
𝑃 −1 =
( 2 −1 )
129
Lezione 28
Esercizi
𝑓 (0, 1, 0, 0) = (0, 1, 0, 2)
1. Scrivere la matrice di 𝑓 rispetto alla base canonica del dominio e del codominio
3. Dire se Ker(𝑓 ) e Im(𝑓 ) sono in somma diretta. Trovare una base di Ker(𝑓 ) ∩ Im(𝑓 )
Svolgimento.
𝑓 (1, 0, 0, 0) = 𝑓 (0, 0, 1, −1) + 𝑓 (1, 0, −1, 1) = (8, 0, −4, −4) + (−6, 0, 3, 3) = (2, 0, −1, −1)
𝑓 (0, 0, 1, 0) = 𝑓 (0, 0, 1, −1) + 𝑓 (0, 0, 0, 1) = (8, 0, −4, −4) + (2, −1, −1, −3) = (10, −1, −5, −7)
Perciò la matrice di 𝑓 rispetto alle basi canoniche è
⎛ 2 0 10 2 ⎞
⎜ 0 1 −1 −1 ⎟
𝐴=⎜
⎜ −1 0 −5 −1 ⎟⎟
⎝ −1 2 −7 −3 ⎠
130
28.1. ESERCIZIO (18 LUGLIO 2012) 131
⎛−5⎞ ⎛−1⎞
⎜1⎟ ⎜1⎟
3. Nel punto precedente, abbiamo trovato che una base di Ker(𝑓 ) è ⎜ ⎟ e ⎜ ⎟ e una base di
⎜1⎟ ⎜0⎟
⎝0⎠ ⎝1⎠
⎛ 2 ⎞ ⎛0⎞
⎜ 0 ⎟ ⎜1⎟
Im(𝑓 ) è ⎜ ⎟ e ⎜ ⎟. Un vettore che appartiene a Ker(𝑓 ) ∩ Im(𝑓 ), per definizione, soddisfa
⎜−1⎟ ⎜0⎟
⎝−1⎠ ⎝2⎠
⎛−5⎞ ⎛−1⎞ ⎛2⎞ ⎛0⎞
⎜1⎟ ⎜1⎟ ⎜0⎟ ⎜1⎟
𝛼 1 ⎜ ⎟ + 𝛼 2 ⎜ ⎟ = 𝛽1 ⎜ ⎟ + 𝛽2 ⎜ ⎟
⎜1⎟ ⎜0⎟ ⎜−1⎟ ⎜0⎟
⎝0⎠ ⎝1⎠ ⎝−1⎠ ⎝2⎠
il cui sistema di equazioni lineari è
⎧
⎪ ⎧ ⎧ ⎧
⎪ −5𝛼1 − 𝛼2 = 2𝛽1 ⎪ ⎪ 5𝛽1 − 𝛼2 = 2𝛽1 ⎪ ⎪ 𝛼2 = 3𝛽1 ⎪
⎪ 𝛼2 = 3𝛽1
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪𝛼1 + 𝛼2 = 𝛽2 ⎪−𝛽1 + 𝛼2 = 𝛽2 ⎪−𝛽1 + 3𝛽1 = 𝛽2 ⎪𝛽2 = 2𝛽1
⎨
⎪ ⎨
⎪ ⎨
⎪ ⎨
⎪
⎪ 𝛼1 = −𝛽1 ⎪ 𝛼1 = −𝛽1 ⎪ 𝛼1 = −𝛽1 ⎪ 𝛼1 = −𝛽1
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪ 𝛼 = −𝛽1 + 2𝛽2 ⎪ 𝛼 = −𝛽1 + 2𝛽2 ⎪3𝛽1 = −𝛽1 + 2𝛽2 ⎪ 0=0
⎩ 2 ⎩ 2 ⎩ ⎩
1
Si noti che 𝑥1 = −5𝑥3 − 𝑥4 e 𝑥2 = 𝑥3 + 𝑥4 sono le equazioni cartesiane di Ker(𝑓 )
2
Tuttavia, avremmo potuto prendere un qualsiasi sottoinsieme di due colonne linearmente indipendenti di 𝐴
132 LEZIONE 28. ESERCIZI
⎛2⎞
⎜2⎟
Quindi ⎜ ⎟ è una base di Ker(𝑓 ) ∩ Im(𝑓 ).4
⎜−1⎟
⎝3⎠
4. Sappiamo che
dim (Ker(𝑓 ) + Im(𝑓 )) = dim Ker(𝑓 ) + dim Im(𝑓 ) − dim (Ker(𝑓 ) ∩ Im(𝑓 )) = 2 + 2 − 1 = 3
e che una base di Ker(𝑓 ) + Im(𝑓 ) è data da tre vettori linearmente indipendenti tra i quattro
vettori dati dalla base di Ker(𝑓 ) più la base di Im(𝑓 ), che complessivamente sono generatori
di Ker(𝑓 ) + Im(𝑓 )
⎛−5⎞ ⎛−1⎞ ⎛2⎞ ⎛0⎞
⎜1⎟ ⎜1⎟ ⎜0⎟ ⎜1⎟
⎜ 1 ⎟ , ⎜ 0 ⎟ , ⎜−1⎟ , ⎜0⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝0⎠ ⎝1⎠ ⎝−1⎠ ⎝2⎠
scegliamo arbitrariamente di eliminare il primo vettore e verifichiamo che i tre vettori ri-
manenti sono linearmente indipendenti. Verifichiamo ciò calcolando il rango della relativa
matrice
⎛ −1 1 0 1 ⎞ ⎛ 1 −1 0 1 ⎞ ⎛ 1 −1 0 1 ⎞ ⎛ 1 0 −1 1 ⎞
⎜ 2 0 −1 −1 ⎟ ⇝ ⎜ 0 2 −1 −1 ⎟ ⇝ ⎜ 0 2 −1 −1 ⎟ ⇝ ⎜ 0 −1 2 −1 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 0 1 0 2 ⎠ ⎝ 1 0 0 2 ⎠ ⎝ 0 1 0 1 ⎠ ⎝ 0 0 1 1 ⎠
che ha rango uguale a 3. Ciò implica che i tre vettori rimasti sono una base di Ker(𝑓 )+Im(𝑓 ).
Quindi dim 𝐿 = 1, perché dim (Ker(𝑓 ) + Im(𝑓 )) = 3 e dim ℝ4 = 4. Per trovare una base di
𝐿 è necessario trovare un vettore linearmente indipendente rispetto ai vettori della base di
Ker(𝑓 ) + Im(𝑓 ) e che questi globalmente siano una base di ℝ4 . Scegliamo, per esempio, il
3
Errore da NON fare: dati i valori di 𝛼1 , 𝛼2 , 𝛽1 e 𝛽2 , una base di Ker(𝑓 ) ∩ Im(𝑓 ) è (𝛼1 , 𝛼2 , 𝛽1 , 𝛽2 ) = (−1, 3, 1, 2) - è
sbagliato!
4
Avremmo potuto trovare una base di Ker(𝑓 ) ∩ Im(𝑓 ) anche mettendo a sistema le equazioni cartesiane di Ker(𝑓 )
(già calcolate al punto b) e le due equazioni cartesiane di Im(𝑓 ) (da calcolare: 𝑥4 = − 12 𝑥1 + 2𝑥2 e 𝑥3 = − 21 𝑥1 )
28.2. ESERCIZIO (11 LUGLIO 2011) 133
vettore (0, 0, 0, 1). Verifichiamo, ora, di aver ottenuto una base di ℝ4 riducendo in forma a
scala la seguente matrice
⎛ −1 1 0 1 ⎞
⎜ 2 0 −1 −1 ⎟
⎜ 0 1 0 2 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 0 0 0 1 ⎠
il cui rango è 4. Tuttavia, avremmo potuto scegliere infiniti vettori al posto di (0, 0, 0, 1),
per esempio (1, 0, 0, 0), (0, 1, 0, 0), ecc. Conseguentemente, 𝐿 non è unico.
⎛1⎞ ⎛ 0 ⎞ ⎛2⎞
Ker(𝑓 ) = ⟨ ⎜1⎟ ⟩ e Im(𝑓 ) = ⟨ ⎜ 1 ⎟ , ⎜1⎟ ⟩
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝0⎠ ⎝−1⎠ ⎝2⎠
Scrivere la matrice di 𝑓 rispetto alla base canonica. 𝑓 è unica?
Cerchiamo una matrice 𝐴
⎛ 𝑎11 𝑎12 𝑎13 ⎞
⎜ 𝑎21 𝑎22 𝑎23 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 𝑎31 𝑎32 𝑎33 ⎠
tale che
⎛1⎞ ⎛0⎞
𝐴 ⎜1⎟ = ⎜0⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝0⎠ ⎝0⎠
perché (1, 1, 0) ∈ Ker(𝑓 ) (e sappiamo che dim Ker(𝑓 ) = 1). Allora ne deduciamo che
⎛ −2 2 0 ⎞
⎜ −1 1 1 ⎟
⎜ ⎟
⎝ −2 2 −1 ⎠
che dimostra che 𝑓 non è unica.
5
Un endomorfismo è un omomorfismo di uno spazio vettoriale in sé, per cui il dominio e il codominio coincidono
134 LEZIONE 28. ESERCIZI
⎛1⎞ ⎛2⎞
2. Per la funzione trovata, si determini l’antiimmagine dei vettori ⎜1⎟ e ⎜2⎟.
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝1⎠ ⎝1⎠
⎛𝑥 ⎞ ⎛1⎞ ⎛1⎞ ⎛𝑥 ⎞
Per definizione, abbiamo che le soluzioni di 𝐴 ⎜𝑦 ⎟ = ⎜1⎟ sono 𝑓 −1 ⎜1⎟ e le soluzioni di 𝐴 ⎜𝑦 ⎟ =
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 𝑧 ⎠ ⎝1⎠ ⎝1⎠ ⎝𝑧 ⎠
⎛2⎞ ⎛2⎞
⎜2⎟ sono 𝑓 −1 ⎜2⎟. Considerando il vettore (1, 1, 1) abbiamo
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝1⎠ ⎝1⎠
⎛𝑥 ⎞ ⎛ 0 0 2 ⎞ ⎛𝑥 ⎞ ⎛ 2𝑧 ⎞ ⎛1⎞
𝐴 ⎜𝑦 ⎟ = ⎜ −1 1 1 ⎟ ⎜𝑦 ⎟ = ⎜−𝑥 + 𝑦 + 𝑧 ⎟ = ⎜1⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 𝑧 ⎠ ⎝ 1 −1 2 ⎠ ⎝ 𝑧 ⎠ ⎝ 𝑥 − 𝑦 + 2𝑧 ⎠ ⎝1⎠
le cui soluzioni corrispondono alle soluzioni del seguente sistema
⎧ ⎧ ⎧
⎪
⎪2𝑧 = 1 ⎪
⎪𝑧 = 21 ⎪
⎪ 𝑧 = 21
⎪ ⎪ ⎪
⎨−𝑥 + 𝑦 + 𝑧 = 1 ⎨ −𝑥 + 𝑦 = 12 ⎨ 0 = 12
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪
⎩𝑥 − 𝑦 + 2𝑧 = 1 ⎪
⎩𝑥 − 𝑦 = 0 ⎪
⎩𝑥 = 𝑦
Il sistema non ha soluzione, quindi l’antiimmagine del vettore (1, 1, 1) è l’insieme vuoto.6
Consideriamo il vettore (2, 2, 1), abbiamo
⎧
⎪ ⎧
⎪ ⎧
⎪ ⎧
⎪
⎪ 2𝑧 = 2 ⎪𝑧=1 ⎪ 𝑧=1 ⎪𝑧=1
⎪ ⎪ ⎪ ⎪
⎨ −𝑥 + 𝑦 + 𝑧 = 2 ⎨−𝑥 + 𝑦 = 1 ⎨ −𝑦 + 1 + 𝑦 = 1 ⎨0=0
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪
⎩𝑥 − 𝑦 + 2𝑧 = 1 ⎪
⎩𝑥 − 𝑦 = −1 ⎪
⎩𝑥 = 𝑦 − 1 ⎪
⎩𝑥 = 𝑦 − 1
Il sistema ammette infinite soluzioni del tipo (𝑎 − 1, 𝑎, 1) che dipendono da un parametro
⎛2⎞ ⎛−1⎞ ⎛1⎞ ⎛1⎞
𝑎 ∈ ℝ. Quindi 𝑓 2 = 0 + 𝑎 1 ; infatti Ker(𝑓 ) = ⟨ ⎜1⎟ ⟩
−1 ⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝1⎠ ⎝ 1 ⎠ ⎝0⎠ ⎝0⎠
6
In alternativa avremmo anche potuto calcolare il rango della matrice completa o avremmo potuto verificare
che il vettore (1, 1, 1) non si può ottenere come combinazione lineare dei vettori di una base di Im(𝑓 ), quindi non
appartiene a Im(𝑓 )
Lezione 29
Esercizi
1. il polinomio caratteristico di 𝑓 è 𝜆2 (𝜆 − 2)
a) Si scriva la matrice 𝐴 di 𝑓 relativa alla base {𝑣1 , 𝑣2 , 𝑣3 } usata sia per il dominio che per il
codominio
Svolgimento. Per la proprietà 1, deduciamo che gli autovalori di 𝑓 sono 𝜆1 = 0 (con molteplicità
algebrica 2) e 𝜆2 = 2 (con molteplicità algebrica 1).
Per la proprietà 2, possiamo dire che dim Ker(𝑓 ) = 1 e 𝑓 (𝑣1 ) = 0, perché 𝑣1 ∈ Ker(𝑓 ). Ciò
implica che 𝑓 (𝑣1 ) = 0 = 0 ⋅ 𝑣1 , ovverosia 𝑓 (𝑣1 ) = 𝜆1 𝑣1 (con 𝜆1 = 0), quindi i vettori del nucleo
di 𝑓 sono precisamente gli autovettori relativi all’autovalore 𝜆1 = 0.
Dalla proprietà 3, deduciamo che 𝑣2 è autovettore relativo a 𝜆2 = 2, ciò significa che 𝑓 (𝑣2 ) =
2𝑣2 .
Quindi sappiamo che 𝑓 (𝑣1 ) = 0, 𝑓 (𝑣2 ) = 2𝑣2 , 𝑓 (𝑣3 ) = 𝑣1 . Possiamo facilmente verificare che 𝑣1 ,
𝑣2 e 𝑣3 sono linearmente indipendenti, quindi rappresentano una base di ℝ3 . Conseguente-
mente possiamo determinare le immagini, tramite 𝑓 , dei vettori di tale base rispetto alla base
stessa usata per il codominio di 𝑓 :
135
136 LEZIONE 29. ESERCIZI
Allora
⎛ −3 1 2 ⎞
𝐵 = ⎜ 11 −1 −6 ⎟
⎜ ⎟
⎝ −10 2 6 ⎠
𝐵𝑃 = 𝑃𝐴 ⇒ 𝐵 = 𝑃𝐴𝑃 −1
dove 𝐵 è la matrice di 𝑓 rispetto alle basi canoniche, 𝐴 è la matrice di 𝑓 rispetto alla base
𝑣 = {𝑣1 , 𝑣2 , 𝑣3 } (sia per il dominio che per il codominio), e 𝑃 è la matrice di cambiamento di
base (𝑃 = 𝑀𝑣𝑒 (𝑖𝑑)), che è la matrice 3 × 3 avente per colonne i vettori 𝑣1 , 𝑣2 e 𝑣3
⎛ 1 0 1 ⎞
𝑃 = ⎜ −1 2 0 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 2 −1 2 ⎠
⎛ 1 0 1 1 0 0 ⎞ ⎛ 1 0 1 1 0 0 ⎞ ⎛ 1 0 1 1 0 0 ⎞
⎜ −1 2 0 0 1 0 ⎟ ⇝ ⎜ 0 2 1 1 1 0 ⎟ ⇝ ⎜ 0 1 0 2 0 −1 ⎟ ⇝
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 2 −1 2 0 0 1 ⎠ ⎝ 0 −1 0 −2 0 1 ⎠ ⎝ 0 2 1 1 1 0 ⎠
⎛ 1 0 1 1 0 0 ⎞ ⎛ 1 0 0 4 −1 −2 ⎞
⇝ ⎜ 0 1 0 2 0 −1 ⎟ ⇝ ⎜ 0 1 0 2 0 −1 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 0 0 1 −3 1 2 ⎠ ⎝ 0 0 1 −3 1 2 ⎠
⎛ 1 0 1 ⎞ ⎛ 0 0 1 ⎞ ⎛ 4 −1 −2 ⎞ ⎛ −3 1 2 ⎞
𝐵 = 𝑃𝐴𝑃 −1 = ⎜ −1 2 0 ⎟ ⎜ 0 2 0 ⎟ ⎜ 2 0 −1 ⎟ = ⎜ 11 −1 −6 ⎟
⎜ ⎟⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 2 −1 2 ⎠ ⎝ 0 0 0 ⎠ ⎝ −3 1 2 ⎠ ⎝ −10 2 6 ⎠
✎
138 LEZIONE 29. ESERCIZI
Svolgimento. Sappiamo che 𝐴 e 𝐵 sono simili, perciò gli autovalori di 𝐵 sono gli stessi della
matrice 𝐴. Gli autovalori di 𝐵 sono 0 (con molteplicità algebrica 2) e 2 (con molteplicità al-
gebrica 1). L’autospazio relativo all’autovalore 0 è tale per cui 𝑓 (𝑣) = 𝜆𝑣 = 0𝑣 = 0, quindi
l’autospazio relativo all’autovalore 𝜆 = 0 è il nucleo di 𝑓 . Sappiamo che dim Ker(𝑓 ) = 1, che
corrisponde alla molteplicità geometrica dell’autovalore. Poiché la molteplicità geometrica
dell’autovalore 𝜆 = 0 è strettamente minore della sua molteplicità algebrica, allora la matrice
𝐵 (e quindi anche la 𝐴) non è diagonalizzabile. ✎
⎛𝑡 ⎞
d) Determinare l’antiimmagine del vettore ⎜3⎟ al variare di 𝑡 ∈ ℝ
⎜ ⎟
⎝0⎠
Svolgimento. Il vettore dato si può esprimere rispetto alla base canonica come
⎛𝑥1 ⎞ ⎛ 𝑡 ⎞
𝑓 ⎜𝑥2 ⎟ = ⎜3⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝𝑥3 ⎠ ⎝0⎠
Sappiamo che
⎛ −3 1 2 ⎞ ⎛𝑥1 ⎞ ⎛ 𝑡 ⎞
⎜ 11 −1 −6 ⎟ ⎜𝑥2 ⎟ = ⎜3⎟
⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ −10 2 6 ⎠ ⎝𝑥3 ⎠ ⎝0⎠
che corrisponde al sistema
⎧
⎪ ⎧
⎪ ⎧
⎪
⎪ −3𝑥1 + 𝑥2 + 2𝑥3 = 𝑡 ⎪ 𝑥2 = 3𝑥1 − 2𝑥3 + 𝑡 ⎪ 𝑥2 = −𝑥1 + 3
⎪ ⎪ ⎪
⎨ 11𝑥1 − 𝑥2 − 6𝑥3 = 3 ⎨ 8𝑥1 − 𝑡 − 4𝑥3 = 3 ⎨ 𝑡=1
⎪
⎪ ⎪
⎪ ⎪
⎪
⎪
⎩−10𝑥1 + 2𝑥2 + 6𝑥3 = 0 ⎪
⎩−4𝑥1 + 2𝑡 + 2𝑥3 = 0 ⎪
⎩𝑥3 = 2𝑥1 − 1
da cui deduciamo che se 𝑡 ≠ 1, non esistono soluzioni, mentre se 𝑡 = 1 il sistema diventa
{
𝑥2 = −𝑥1 + 3
𝑥3 = 2𝑥1 − 1
per cui ci sono infinite soluzioni per ogni 𝑥1 che si possono esprimere come (𝑎, −𝑎 + 3, 2𝑎 − 1)
o, analogamente, come
⎛1⎞ ⎛1⎞ ⎛0⎞
𝑓 −1 ⎜3⎟ = 𝑎 ⎜−1⎟ + ⎜ 3 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝0⎠ ⎝ 2 ⎠ ⎝−1⎠
che è consistente con la definizione data di Ker(𝑓 ) = ⟨(1, −1, 2)⟩ ✎
29.2. ESERCIZIO (6 FEBBRAIO 2013) 139
⎛ 1 0 2 ⎞
𝐴(𝑡) = ⎜ 0 −3 0 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 𝑡 +1 0 1 ⎠
1. Dire per quali valori di 𝑡 gli autovalori sono reali.
⎛ 1−𝜆 0 2 ⎞
det ⎜ 0 −3 − 𝜆 0 ⎟ = (−1)2+2 (−3 − 𝜆) ⋅ det 1 − 𝜆 2
=
⎜ ⎟ ( 𝑡 +1 1−𝜆 )
⎝ 𝑡 +1 0 1−𝜆 ⎠
2. Determinare per quali valori di 𝑡 la matrice ha autovalori con molteplicità algebrica > 1.
Per ciascuno dei valori trovati, dire se la matrice è diagonalizzabile.
Svolgimento. Si noti che se gli autovalori sono tutti distinti, la matrice è diagonalizzabile,
quindi questo caso non è interessante (ed √è per questo che non√ viene chiesto nulla al ri-
guardo). Sappiamo che 𝜆1 = −3, 𝜆2 = 1 + 2𝑡 + 2, 𝜆3 = 1 − 2𝑡 + 2, perciò abbiamo due
casi
⎛ 4 0 2 ⎞ ⎛𝑥1 ⎞ ⎛0⎞
⎜ 0 0 0 ⎟ ⎜𝑥2 ⎟ = ⎜0⎟
⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 0 0 4 ⎠ ⎝𝑥3 ⎠ ⎝0⎠
che corrisponde al sistema
{ {
4𝑥1 + 2𝑥3 = 0 𝑥1 = 0
4𝑥3 = 0 𝑥3 = 0
che ha infinite soluzioni per ogni 𝑥2 , perciò (0, 1, 0) è autovettore relativo all’autova-
lore 𝜆1 = −3, la cui molteplicità geometrica è 1.
140 LEZIONE 29. ESERCIZI
⎛ 0 0 2 ⎞ ⎛𝑥1 ⎞ ⎛0⎞
⎜ 0 −4 0 ⎟ ⎜𝑥2 ⎟ = ⎜0⎟
⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 0 0 0 ⎠ ⎝𝑥3 ⎠ ⎝0⎠
che corrisponde al sistema
{ {
2𝑥3 = 0 𝑥3 = 0
−4𝑥2 = 0 𝑥2 = 0
che ha infinite soluzioni per ogni 𝑥1 . Ad esempio (1, 0, 0) è autovettore relativo al-
l’autovalore 1 e la sua molteplicità geometrica è 1. Poiché la molteplicità algebrica e
geometrica di questo autovalore sono diverse, allora la matrice non è diagonalizzabile
se 𝑡 = −1
• In generale, 𝜆1 non può essere uguale
√ a 𝜆2 perché 𝜆1 < 0 e 𝜆2 > 0. Tuttavia 𝜆1 può
essere uguale a 𝜆3 se −3 = 1 − 2𝑡 + 2, che succede se 𝑡 = 7. Quindi se 𝑡 = 7, gli
autovalori sono -3 (con molteplicità algebrica 2) e 5 (con molteplicità algebrica 1). In
questo caso, la matrice 𝐴(𝑡) diventa
⎛ 1 0 2 ⎞
𝐴(7) = ⎜ 0 −3 0 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 8 0 1 ⎠
Calcoliamo gli autovettori per l’autovalore −3
⎛ 4 0 2 ⎞ ⎛𝑥1 ⎞ ⎛0⎞
⎜ 0 0 0 ⎟ ⎜𝑥2 ⎟ = ⎜0⎟
⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 8 0 4 ⎠ ⎝𝑥3 ⎠ ⎝0⎠
che corrisponde al sistema
{ {
4𝑥1 + 2𝑥3 = 0 𝑥3 = −2𝑥1
8𝑥1 + 4𝑥3 = 0 0=0
Esercizi
Svolgimento. Per la formula delle dimensioni, sappiamo che dim Ker(𝑓 ) + dim Im(𝑓 ) =
dim ℝ5 = 5, inoltre, Im(𝑓 ) ⊆ ℝ3 , quindi dim Im(𝑓 ) ≤ 3. Concludiamo che dim Ker(𝑓 ) ≥ 2.
Dato che Ker(𝑓 ) ⊆ ℝ5 , si ha 2 ≤ dim Ker(𝑓 ) ≤ 5.
Per definizione, 𝑓 è iniettiva se e solo se Ker(𝑓 ) = {0}, il che non può essere. Quindi 𝑓 non
può essere iniettiva.
Inoltre, per definizione, 𝑓 è suriettiva se e solo se Im(𝑓 ) = ℝ3 . In questo caso, si deve avere
dim Ker(𝑓 ) = 2 e ciò è possibile! ✎
• Una funzione lineare trasforma sempre vettori linearmente indipendenti del suo domi-
nio in vettori linearmente indipendenti del codominio? Una funzione lineare trasforma
sempre vettori linearmente dipendenti del dominio in vettori linearmente dipendenti del
codominio?
141
142 LEZIONE 30. ESERCIZI
⎛ −2 1 −1 1 0 0 0 ⎞ ⎛ 1 0 1 0 1 0 0 ⎞
⎜ 1 0 1 0 1 0 0 ⎟ ⎜ −2 1 −1 1 0 0 0 ⎟
⎜ 1 0 −1 0 0 1 0 ⎟⇝⎜ 1 0 −1 0 0 1 0 ⎟⇝
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 1 1 3 0 0 0 1 ⎠ ⎝ 1 1 3 0 0 0 1 ⎠
⎛ 1 0 1 0 1 0 0 ⎞ ⎛ 1 0 1 0 1 0 0 ⎞
⎜ 0 1 1 1 2 0 0 ⎟ ⎜ 0 1 1 1 2 0 0 ⎟
⇝⎜ ⎟⇝⎜ ⎟⇝
⎜ 0 0 −2 0 −1 1 0 ⎟ ⎜ 0 0 −2 0 −1 1 0 ⎟
⎝ 0 1 2 0 −1 0 1 ⎠ ⎝ 0 0 1 −1 −3 0 1 ⎠
30.2. ESERCIZIO (19 GIUGNO 2012) 143
⎛ 1 0 1 0 1 0 0 ⎞
⎜ 0 1 1 1 2 0 0 ⎟
⇝⎜ ⎟
⎜ 0 0 −2 0 −1 1 0 ⎟
⎝ 0 0 0 −2 −7 1 2 ⎠
da cui ricaviamo la relazione di dipendenza lineare
−2𝑓 (𝑣1 ) − 7𝑓 (𝑣2 ) + 𝑓 (𝑣3 ) + 2𝑓 (𝑣4 ) = 𝑓 (0) ⇒ −2(0𝑉 ) − 7𝑤2 + 𝑤3 + 2𝑤4 = 0 ⇒ −7𝑤2 + 𝑤3 + 2𝑤4 = 0
ovverosia
⎛−1⎞ ⎛ 5 ⎞ ⎛ 𝑡 ⎞ ⎛12 + 2𝑡 ⎞
−7 ⎜ 1 ⎟ + ⎜ −3⎟ + 2⎜ 5 ⎟ = ⎜ 0 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝0⎠ ⎝2⎠ ⎝−1⎠ ⎝ 0 ⎠
che è uguale al vettore nullo se e solo se 𝑡 = −6. Quindi esiste una 𝑓 lineare, come richiesto,
se e solo se 𝑡 = −6.1 ✎
2. Per il valore di 𝑡 trovato, scrivere la matrice di 𝑓 rispetto alla base canonica (per il dominio
e il codominio)
Svolgimento. Le colonne della matrice cercata sono 𝑓 (1, 0, 0), 𝑓 (0, 1, 0) e 𝑓 (0, 0, 1). Sfruttiamo
la linearità della funzione e
⎛2⎞
Determiniamo l’antiimmagine di ⎜ 2 ⎟. Dobbiamo trovare una soluzione a
⎜ ⎟
⎝−1⎠
⎛𝑥 ⎞ ⎛ 2 ⎞
𝐴 ⎜𝑦 ⎟ = ⎜ 2 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 𝑧 ⎠ ⎝−1⎠
Si trova il sistema
⎧
⎪
⎪ 2𝑥 + 𝑦 − 3𝑧 = 2
⎪
⎨ −𝑥 + 2𝑧 = 2
⎪
⎪
⎪
⎩𝑥 + 𝑦 − 𝑧 = −1
⎛2⎞ ⎛2⎞
Risolvendo il sistema, si scopre che non ha soluzione, quindi 2 ∉ Im(𝑓 ) e 𝑓
⎜ ⎟ −1 ⎜
2⎟=∅✎
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝−1⎠ ⎝−1⎠
4. Si dica se esiste una funzione lineare 𝑔 ∶ ℝ3 → ℝ3 tale che 𝑔 ◦ 𝑓 sia l’identità
Svolgimento. Si noti che, in generale, la richiesta non equivale a richiedere che 𝑔 sia
l’inversa di 𝑓 , ma significa solamente che 𝑔 dev’essere tale per cui
𝑓 𝑔
ℝ3 →
− ℝ3 →
− ℝ3
3. Una funzione lineare 𝑔 è inversa di 𝑓 se è sia inversa a sinistra sia inversa a destra di 𝑓
3. Una matrice 𝐵 è inversa di 𝐴 se è sia inversa a sinistra, sia inversa a destra di 𝐴, cioè se valgono
entrambe le uguaglianze 𝐵 ⋅ 𝐴 = 𝐼 e 𝐴 ⋅ 𝐵 = 𝐼
146 LEZIONE 30. ESERCIZI
Nota: è possibile che esista l’inversa a sinistra ma non quella a destra, oppure che esista l’inversa
a destra ma non quella a sinistra. Se esistono sia l’inversa a sinistra sia l’inversa a destra, devono
necessariamente essere uguali! Infatti, data una matrice 𝐴, supponiamo che sia abbia 𝐵 ⋅ 𝐴 = 𝐼 e
𝐴 ⋅ 𝐶 = 𝐼 . Allora
𝐵 = 𝐵 ⋅ 𝐼 = 𝐵 ⋅ (𝐴 ⋅ 𝐶) = (𝐵 ⋅ 𝐴) ⋅ 𝐶 = 𝐼 ⋅ 𝐶 = 𝐶
quindi necessariamente 𝐵 = 𝐶.
Vediamo un esempio in cui esiste l’inversa a sinistra ma non quella a destra. Sia 𝑓 ∶ ℝ2 → ℝ3
la funzione lineare definita da 𝑓 (𝑒1 ) = (2, 1, 3) e 𝑓 (𝑒2 ) = (−1, 0, 2). Allora la matrice di 𝑓 rispetto
alle basi canoniche è
⎛ 2 −1 ⎞
𝐴=⎜ 1 0 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 3 2 ⎠
Naturalmente 𝑓 non è invertibile (perché non è biiettiva) e 𝐴 non è invertibile (perché non è una
matrice quadrata).
Si dica se esiste una funzione lineare 𝑔 ∶ ℝ3 → ℝ2 tale che 𝑔 ◦𝑓 = 𝑖𝑑 (cioè 𝑔 dev’essere inversa
a sinistra di 𝑓 ). Se indichiamo con 𝐵 la matrice di 𝑔 rispetto alle basi canoniche, l’uguaglianza
𝑔 ◦ 𝑓 = 𝑖𝑑 si traduce in 𝐵 ⋅ 𝐴 = 𝐼 (cioè 𝐵 deve essere inversa a sinistra di 𝐴). Si deve quindi avere
⎛ 2 −1 ⎞
𝑏11 𝑏12 𝑏13 ⎜ 2𝑏11 + 𝑏12 + 3𝑏13 −𝑏11 + 2𝑏13 1 0
1 0 ⎟= =
( 𝑏21 𝑏22 𝑏23 ) ⎜ ⎟ ( 2𝑏21 + 𝑏22 + 3𝑏23 −𝑏21 + 2𝑏23 ) ( 0 1 )
⎝ 3 2 ⎠
Risolvendo i due seguenti sistemi di equazioni lineari
{ {
2𝑏11 + 𝑏12 + 3𝑏13 = 1 𝑏12 = 1 − 7𝑏13
−𝑏11 + 2𝑏13 = 0 𝑏11 = 2𝑏13
{ {
2𝑏21 + 𝑏22 + 3𝑏23 = 0 𝑏22 = −7𝑏23 + 2
−𝑏21 + 2𝑏23 = 1 𝑏21 = 2𝑏23 − 1
ricaviamo che esistono infinite matrici inverse a sinistra 𝐵 di 𝐴 che assumono la seguente forma
2𝛼 1 − 7𝛼 𝛼
𝐵=
( 2𝛽 − 1 −7𝛽 + 2 𝛽 )
Difatti
⎛ 2 −1 ⎞
2𝛼 1 − 7𝛼 𝛼 ⎜
𝐵⋅𝐴= 1 0 ⎟=
( 2𝛽 − 1 −7𝛽 + 2 𝛽 ) ⎜ ⎟
⎝ 3 2 ⎠
4𝛼 + 1 − 7𝛼 + 3𝛼 −2𝛼 + 2𝛼 1 0
= = ∀𝛼, 𝛽 ∈ ℝ
( 4𝛽 − 2 − 7𝛽 + 2 + 3𝛽 −2𝛽 + 1 + 2𝛽 ) ( 0 1 )
La conclusione è che la funzione cercata 𝑔 esiste (anzi, ce ne sono infinite).
Lezione 31
Esercizi
𝑎 𝑏
𝑀2 (ℝ) ∋ ↔ (𝑎, 𝑏, 𝑐, 𝑑) ∈ ℝ4
( 𝑐 𝑑 )
e consideriamo le matrici
2 1 0 2
𝐴= 𝐵=
( −1 2 ) ( 1 3 )
2 1 0 2 1 7
𝐴⋅𝐵 = =
( −1 2 ) ( 1 3 ) ( 2 4 )
⎛ 2 1 −1 2 ⎞ ⎛ 2 1 −1 2 ⎞ ⎛ 2 1 −1 2 ⎞
rango ⎜ 0 2 1 3 ⎟ ⇝ rango ⎜ 0 2 1 3 ⎟ ⇝ rango ⎜ 0 2 1 3 ⎟ ⇝
⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 1 7 2 4 ⎠ ⎝ 2 14 4 8 ⎠ ⎝ 0 13 5 6 ⎠
⎛ 2 1 −1 2 ⎞
⇝ rango ⎜ 0 2 1 3 ⎟=3
⎜ 3 27 ⎟
⎝ 0 0 −2 − 2 ⎠
Poiché il rango di questa matrice è 3, le tre matrici 𝐴, 𝐵 e 𝐴 ⋅ 𝐵 sono linearmente indipen-
denti. Quindi dim 𝑉 = 3. ✎
−1 4
2. Data la matrice 𝐶 = con 𝑡 ∈ ℝ, per quale valore di 𝑡 esiste una base di 𝑉 che
( 2 𝑡 )
contiene 𝐶?
147
148 LEZIONE 31. ESERCIZI
⎛ 2 1 −1 2 ⎞ ⎛ 1 7 2 4 ⎞ ⎛ 1 7 2 4 ⎞
⎜ 0 2 1 3 ⎟ ⎜ 0 2 1 3 ⎟ ⎜ 0 2 1 3 ⎟
⎜ ⎟ ⇝⎜ ⎟⇝⎜ ⎟⇝
⎜ 1 7 2 4 ⎟ ⎜ 2 1 −1 2 ⎟ ⎜ 0 −13 −5 −6 ⎟
⎝ −1 4 2 𝑡 ⎠ ⎝ −1 4 2 𝑡 ⎠ ⎝ 0 11 4 4 + 𝑡 ⎠
⎛ 1 2 7 4 ⎞ ⎛ 1 2 7 4 ⎞ ⎛ 1 2 7 4 ⎞
⎜ 0 1 2 3 ⎟ ⎜ 0 1 2 3 ⎟ ⎜ 0 1 2 3 ⎟
⇝⎜ ⎟⇝⎜ ⎟⇝⎜ ⎟
⎜ 0 −5 −13 −6 ⎟ ⎜ 0 0 −3 9 ⎟ ⎜ 0 0 −3 9 ⎟
⎝ 0 4 11 4 + 𝑡 ⎠ ⎝ 0 0 3 −8 + 𝑡 ⎠ ⎝ 0 0 0 1+𝑡 ⎠
Il rango della matrice è 3 se e solo se 𝑡 = −1 ✎
Sappiamo che dim 𝑆 = 3 e una base di 𝑆 è data dalle seguenti tre matrici
1 0 0 1 0 0
( 0 0 ) ( 1 0 ) ( 0 1 )
Ci sono infinite matrici di questo tipo per ogni 𝛼1 e 𝛼3 , quindi dim 𝑉 ∩ 𝑆 = 2. Una base di
𝑉 ∩ 𝑆 si ottiene fissando prima 𝛼1 = 1, 𝛼3 = 0 e poi 𝛼1 = 0, 𝛼3 = 1
⎧
⎪
⎪𝛼1 = 1
⎪ 2 1 0 2 2 −3
⎨𝛼3 = 0 ⇒1 −2 =
⎪
⎪ ( −1 2 ) ( 1 3 ) ( −3 −4 )
⎪
⎩𝛼2 = −2
31.2. ESERCIZIO (7 SETTEMBRE 2015) 149
⎧
⎪
⎪ 𝛼1 = 0
⎪ 0 2 1 7 1 −3
⎨ 𝛼3 = 1 ⇒ −5 +1 =
⎪
⎪ ( 1 3 ) ( 2 4 ) ( −3 −11 )
⎪
⎩ 𝛼 2 = −5
Tali matrici rappresentano una base di 𝑉 ∩ 𝑆.
Per la formula di Grassmann
1 0 0 1 0 0 0 0
( 0 0 ) ( 0 0 ) ( 1 0 ) ( 0 1 )
𝑈 = {𝐴 ∈ 𝑀2 (ℝ) | 𝑢 ∈ Ker 𝐴}
150 LEZIONE 31. ESERCIZI
𝑎 𝑏 1 0
=
( 𝑐 𝑑 ) (−2) (0)
2 1 0 0
( 0 0 ) ( 2 1 )
✎
2. Trovare la dimensione e una base del sottospazio vettoriale generato dalle matrici 2 × 2
𝑎 𝑏
tali che 𝑎 + 𝑑 = 0 e 𝑏 + 𝑐 = 1
( 𝑐 𝑑 )
𝑎 𝑏 1 0 0 1 0 0
=𝑎 +𝑏 +
( 1 − 𝑏 −𝑎 ) ( 0 −1 ) ( −1 0 ) ( 1 0 )
Controlliamo che queste tre matrici siano linearmente indipendenti per determinare la
dimensione dello spazio vettoriale
⎛ 1 0 0 −1 ⎞
rango ⎜ 0 1 −1 0 ⎟ = 3
⎜ ⎟
⎝ 0 0 1 0 ⎠
la matrice è già in forma a scala, quindi il suo rango è 3. Ciò significa che la dimensione
dello spazio vettoriale è 3 e le tre matrici formano una base del sottospazio vettoriale in
oggetto ✎
1 ℎ
3. Sia 𝐴ℎ = con ℎ ∈ ℝ e sia 𝑊ℎ = {𝐵 | 𝐴ℎ ⋅ 𝐵 = 𝐵 ⋅ 𝐴ℎ }.1 Trovare la dimensione e
( 0 2 )
una base di 𝑊ℎ
𝑎 𝑏
Svolgimento. 𝐵 =
( 𝑐 𝑑 )
1 ℎ 𝑎 𝑏 𝑎 + ℎ𝑐 𝑏 + ℎ𝑑
𝐴ℎ ⋅ 𝐵 = =
( 0 2 ) ( 𝑐 𝑑 ) ( 2𝑐 2𝑑 )
𝑎 𝑏 1 ℎ 𝑎 ℎ𝑎 + 2𝑏
𝐵 ⋅ 𝐴ℎ = =
( 𝑐 𝑑 ) ( 0 2 ) ( 𝑐 ℎ𝑐 + 2𝑑 )
1
Si noti che 𝐵 non è necessariamente l’inversa di 𝐴
31.2. ESERCIZIO (7 SETTEMBRE 2015) 151
1 −ℎ 0 ℎ
( 0 0 ) ( 0 1 )
• 𝑈1 = {𝐴 | rango 𝐴 ≤ 1}
𝑈1 non è un sottospazio vettoriale, perché non è chiuso per l’operazione di somma,
infatti
1 0 0 0 1 0
+ =
( 0 0 ) ( 0 1 ) ( 0 1 )
dove le prime due matrici hanno rango 1 e la somma ha rango 2
• 𝑈2 = {𝐴 | dim Ker 𝐴 = 1}
Anche 𝑈2 non è chiuso per l’operazione di somma, inoltre non contiene la matrice
nulla, quindi non è un sottospazio vettoriale
• 𝑈3 = {𝐴 | det 𝐴 = 0}
Idem per 𝑈3 , che non è chiuso per l’operazione di somma, quindi non è un sottospazio
vettoriale
Lezione 32
Esercizi
1. Scrivere la matrice 𝐴 di 𝑓 rispetto alla base canonica. Determinare una base di Ker(𝑓 ).
Svolgimento. Se conosciamo 𝑓 (𝑢), 𝑓 (𝑣) e 𝑓 (𝑤) e dimostriamo che 𝑢, 𝑣 e 𝑤 sono una base di
ℝ3 , allora conosciamo la funzione 𝑓 . L’informazione 𝑤 = 𝑓 (𝑢) ci dice che 𝑤 ∈ Im(𝑓 ), quindi
𝑤 ∈ Im(𝑓 ) ⊂ Ker(𝑓 ), allora 𝑤 ∈ Ker(𝑓 ) e 𝑓 (𝑤) = 0. Pertanto abbiamo
Da cui ricaviamo
⎛ −4 −8 8 ⎞
𝐴 = ⎜ 1 2 −2 ⎟
⎜ ⎟
⎝ −1 −2 2 ⎠
1
Se non fossimo stati in grado di fare queste osservazioni, avremmo potuto calcolare 𝑒1 come combinazione
lineare dei vettori 𝑢, 𝑣, 𝑤, risolvendo il sistema corrispondente a 𝛼1 𝑢 + 𝛼2 𝑣 + 𝛼3 𝑤 = 𝑒1 . Avremmo poi calcolato
𝑓 (𝑒1 ) = 𝛼1 𝑓 (𝑢) + 𝛼2 𝑓 (𝑣) + 𝛼3 𝑓 (𝑤) = 𝛼1 𝑤 + 2𝛼2 𝑤 = (𝛼1 + 2𝛼2 )𝑤
152
32.1. ESERCIZIO (16 GIUGNO 2014) 153
⎛ 0 0 1 ⎞
𝐵=⎜ 0 0 0 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 0 0 0 ⎠
Svolgimento. Sia {𝑣1 , 𝑣2 , 𝑣3 } la base che corrisponde alla matrice 𝐵. Si deve avere
𝑓 (𝑣1 ) = 𝛼1 𝑣1 + 𝛼2 𝑣2 + 𝛼3 𝑣3
Svolgimento. 𝐴 e 𝐵 sono due matrici simili associate alla stessa funzione 𝑓 (in particolare,
𝐴 = 𝑀𝑒𝑒 (𝑓 ) e 𝐵 = 𝑀𝑣𝑣 (𝑓 )), quindi sono collegate dalla solita formula di cambiamento di base
2
Avremmo potuto anche scegliere 𝑣2 = (−2, 1, 0)
154 LEZIONE 32. ESERCIZI
𝐴𝑆 = 𝑆𝐵. La matrice 𝑆 è la matrice di cambiamento di base 𝑀𝑣𝑒 (𝑖𝑑), che ha quindi, per
colonne, i vettori 𝑣1 , 𝑣2 , 𝑣3 della nuova base
⎛ 4 2 1 ⎞
𝑆 = ⎜ −1 0 −1 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 1 1 0 ⎠
Si può verificare che 𝐴𝑆 = 𝑆𝐵. ✎
4. Si dica se esiste una matrice invertibile 𝑅 tale che 𝐴 = 𝑅𝐶𝑅 −1 , dove
⎛ 0 0 1 ⎞
𝐶=⎜ 0 1 0 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 0 0 0 ⎠
Svolgimento. Calcoliamo i vettori 𝑓 (𝑣1 ), 𝑓 (𝑣2 ) e 𝑓 (𝑣3 ) come combinazione lineare dei vettori
della base canonica
⎛2⎞ ⎛1⎞ ⎛0⎞ ⎛0⎞ ⎛0⎞ ⎛1⎞ ⎛0⎞ ⎛0⎞ ⎛0⎞
⎜0⎟ ⎜0⎟ ⎜1⎟ ⎜0⎟ ⎜0⎟ ⎜0⎟ ⎜1⎟ ⎜0⎟ ⎜0⎟
𝑓 (𝑣1 ) = ⎜ ⎟ = 𝑎1 ⎜ ⎟ + 𝑎2 ⎜ ⎟ + 𝑎3 ⎜ ⎟ + 𝑎4 ⎜ ⎟ = 2 ⎜ ⎟ + 0 ⎜ ⎟ − 1 ⎜ ⎟ + 2 ⎜ ⎟
⎜−1⎟ ⎜0⎟ ⎜0⎟ ⎜1⎟ ⎜0⎟ ⎜0⎟ ⎜0⎟ ⎜1⎟ ⎜0⎟
⎝2⎠ ⎝0⎠ ⎝0⎠ ⎝0⎠ ⎝1⎠ ⎝0⎠ ⎝0⎠ ⎝0⎠ ⎝1⎠
quindi la prima colonna di 𝐴 contiene i coefficienti 𝑎1 = 2, 𝑎2 = 0, 𝑎3 = −1, 𝑎4 = 2. Si verifica
facilmente che 𝐴 è
⎛ 2 −1 3 ⎞
⎜ 0 1 1 ⎟
𝐴=⎜ ⎟
⎜ −1 𝑡 1 ⎟
⎝ 2 0 4 ⎠
Per calcolare il rango di 𝐴, riduciamola in forma a scala
⎛ 2 −1 3 ⎞ ⎛ 2 −1 3 ⎞ ⎛ 2 3 −1 ⎞ ⎛ 2 3 −1 ⎞
⎜ 0 1 1 ⎟ ⎜ 0 1 1 ⎟ ⎜ 0 1 1 ⎟ ⎜ 0 1 1 ⎟
⎜ ⎟ ⇝⎜ ⎟⇝⎜ ⎟⇝⎜ ⎟
⎜ −1 𝑡 1 ⎟ ⎜ 0 2𝑡 − 1 5 ⎟ ⎜ 0 5 2𝑡 − 1 ⎟ ⎜ 0 0 2𝑡 − 6 ⎟
⎝ 2 0 4 ⎠ ⎝ 0 1 1 ⎠ ⎝ 0 1 1 ⎠ ⎝ 0 0 0 ⎠
32.2. ESERCIZIO (7 APRILE 2018) 155
Ci sono due casi: (𝑖) se 𝑡 = 3, allora il rango di rango(𝐴) = 2; (𝑖𝑖) se 𝑡 ≠ 3, allora rango(𝐴) = 3.
✎
2. Il rango di 𝐴 non è massimo per 𝑡 = 3. Scrivere la matrice 𝑓 rispetto alle basi canoniche.
• Consideriamo 𝑒1
• Consideriamo 𝑒2
• Consideriamo 𝑒3
⎛ 3 −4 14 ⎞
⎜ −1 2 −4 ⎟
𝐵=⎜ .
⎜ −4 7 −17 ⎟⎟
⎝ 2 −2 10 ⎠
⎛2⎞ ⎛1⎞
3. Consideriamo il sottospazio 𝑈 ⊂ ℝ generato dai vettori 𝑢1 = 0 e 𝑢2 = ⎜1⎟. Consideriamo,
3 ⎜ ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝−1⎠ ⎝0⎠
inoltre, la funzione 𝑓 ristretta a 𝑈 , 𝑓 ∶ 𝑈 → ℝ4 . Calcoliamo la matrice 𝐶 di 𝑓 ∶ 𝑈 → ℝ4
rispetto alla base {𝑢1 , 𝑢2 } e alla base canonica di ℝ4 .
Svolgimento. Consideriamo 𝑢1
Consideriamo 𝑢2
𝑎1
Svolgimento. 𝑢 ∈ 𝑈 si può esprimere come 𝑢 = 𝑎1 𝑢1 + 𝑎2 𝑢2 , quindi sono le coordinate
(𝑎2 )
del vettore 𝑢 rispetto alla base {𝑢1 , 𝑢2 }. Perciò
⎛ −8 −1 ⎞ ⎛−8𝑎1 − 𝑎2 ⎞
𝑎1 ⎜ 2 1 ⎟ 𝑎1 ⎜ 2𝑎 + 𝑎2 ⎟
𝑓 (𝑢) = 𝑓 (𝑎1 𝑢1 + 𝑎2 𝑢2 ) = 𝑎1 𝑓 (𝑢1 ) + 𝑎2 𝑓 (𝑢2 ) = 𝐶 =⎜ =⎜ 1 .
(𝑎2 )
⎜
⎟
9 3 ⎟ (𝑎2 ) ⎜ 9𝑎1 + 3𝑎2 ⎟⎟
⎝ −6 0 ⎠ ⎝ −6𝑎1 ⎠
Lezione 33
Esercizi
𝑥 2𝑥 + 𝑦
↦
(𝑦) (3𝑥 + 4𝑦)
1 2 0 1
𝑓 (𝑒1 ) = 𝑓 = = 2𝑒1 + 3𝑒2 𝑓 (𝑒2 ) = 𝑓 = = 1𝑒1 + 4𝑒2
(0) (3) (1) (4)
quindi
2 1
𝐴=
( 3 4 )
il cui polinomio caratteristico è
2−𝜆 1
det = (2 − 𝜆)(4 − 𝜆) − 3 = 8 − 2𝜆 − 4𝜆 + 𝜆2 − 3 = 𝜆2 − 6𝜆 + 5
( 3 4−𝜆 )
• Con 𝜆1 = 1, abbiamo
1 1
𝐴 − 𝜆𝐼 =
( 3 3 )
{ {
1 1 𝑥 0 𝑥 +𝑦 =0 𝑦 = −𝑥 1
= ⇒ ⇒ 𝑢1 =
( 3 3 ) (𝑦) (0) 3𝑥 + 3𝑦 = 0 0=0 (−1)
158
33.1. ESERCIZIO AUTOVALORI E AUTOVETTORI 159
• Con 𝜆2 = 5, abbiamo
−3 1
𝐴 − 𝜆𝐼 =
( 3 −1 )
{ {
−3 1 𝑥 0 −3𝑥 + 𝑦 = 0 𝑦 = 3𝑥 1
= ⇒ ⇒ 𝑢2 =
( 3 −1 ) (𝑦) (0) 3𝑥 − 𝑦 = 0 0=0 (3)
3 5
Svolgimento. Scriviamo la matrice 𝐵 di 𝑓 rispetto alla base 𝑣1 = e 𝑣2 =
(5) (7)
3 11
𝑓 (𝑣1 ) = 𝑓 = = 𝑎1 𝑣1 + 𝑎2 𝑣2
(5) (29)
Bisogna quindi risolvere
{ {
3 5 11 3𝑎 1 + 5𝑎2 = 11 𝑎1 = 31 (11 − 5𝑎2 )
𝑎1 + 𝑎2 = ⇒ 55
(5) (7) (29) 5𝑎1 + 7𝑎2 = 29 3
− 253 𝑎2 + 7𝑎2 = 29
{ {
𝑎1 = 13 (11 − 5𝑎2 ) 𝑎1 = 17
4 32
− 3 𝑎2 = 3 𝑎2 = −8
Inoltre
5 17
𝑓 (𝑣2 ) = 𝑓 = = 𝑏1 𝑣1 + 𝑏2 𝑣2
(7) (43)
Bisogna quindi risolvere
{ {
3 5 17 3𝑏1 + 5𝑏2 = 17 𝑏1 = 13 (17 − 5𝑏2 )
𝑏1 + 𝑏2 = ⇒ 85
(5) (7) (43) 5𝑏1 + 7𝑏2 = 43 3
− 253 𝑏2 + 7𝑏2 = 43
{ {
𝑏1 = 13 (17 − 5𝑏2 ) 𝑏1 = 24
− 43 𝑏2 = 443 𝑏2 = −11
Da cui ricaviamo
17 24
𝐵=
( −8 −11 )
Osserviamo che 𝐵 è simile alla matrice 𝐴, perché rappresenta la stessa funzione 𝑓 rispetto a
una diversa scelta dei vettori di base. Sappiamo che 𝐵 deve avere lo stesso polinomio caratteri-
stico, e quindi gli stessi autovalori di 𝐴, perché questi sono gli autovalori di 𝑓 . Ma 𝐵 avrà anche
gli stessi autovettori di 𝐴?
Polinomio caratteristico di 𝐵:
17 − 𝜆 24
det = (17 − 𝜆)(−11 − 𝜆) + 8 ⋅ 24 = −187 − 17𝜆 + 11𝜆 + 𝜆2 + 192 = 𝜆2 − 6𝜆 + 5
( −8 −11 − 𝜆 )
quindi, come già sapevamo, il polinomio caratteristico di 𝐵 è uguale al polinomio caratteristico
di 𝐴. Gli autovalori sono quindi 𝜆1 = 1 e 𝜆2 = 5. Calcoliamo gli autovettori di 𝐵
160 LEZIONE 33. ESERCIZI
• 𝜆1 = 1
16 24 16 24 𝑥 0
𝐵 − 1𝐼 = ⇒ = ⇒
( −8 −12 ) ( −8 −12 ) (𝑦) (0)
{ {
16𝑥 + 24𝑦 = 0 𝑥 = − 23 𝑦 −3
⇒ ⇒ 𝑤1 =
−8𝑥 − 12𝑦 = 0 0=0 ( 2)
• 𝜆2 = 5
12 24 12 24 𝑥 0
𝐵 − 5𝐼 = ⇒ = ⇒
( −8 −16 ) ( −8 −16 ) (𝑦) (0)
{ {
12𝑥 + 24𝑦 = 0 𝑥 = −2𝑦 2
⇒ ⇒ 𝑤2 =
−8𝑥 − 16𝑦 = 0 0=0 ( −1)
3 5 1
−3𝑣1 + 2𝑣2 = −3 +2 = = 1𝑒1 − 1𝑒2
(5) (7) (−1)
quindi il vettore 𝑤1 e il vettore 𝑢1 sono lo stesso vettore, ma le loro coordinate sono diverse
semplicemente perché riferite a basi diverse.
2
Analogamente, le coordinate 2 e −1 dell’autovettore 𝑤2 = sono le coordinate rispetto
(−1)
alla base 𝑣1 e 𝑣2 e quindi rappresentano il vettore 2𝑣1 − 1𝑣2 . Sviluppando i calcoli si trova
3 5 1
2𝑣1 − 1𝑣2 = 2 −1 = = 1𝑒1 + 3𝑒2
(5) (7) (3)
⎛ 0 1 0 ⎞
𝐴ℎ = ⎜ ℎ 0 1 ⎟ con ℎ ∈ ℝ
⎜ ⎟
⎝ 0 1 0 ⎠
33.2. ESERCIZIO (11 LUGLIO 2011) 161
1. Per quali valori di ℎ la matrice 𝐴ℎ è diagonalizzabile (sul campo dei numeri reali)?
• 𝜆=2
⎧
⎪ {
⎛ −2 1 0 ⎞ ⎛𝑥1 ⎞ ⎛0⎞ ⎪−2𝑥1 + 𝑥2 = 0 ⎛1⎞
⎜ 3 −2 1 ⎟ ⎜𝑥2 ⎟ = ⎜0⎟ ⇒ ⎪
⎨ 3𝑥1 − 2𝑥2 + 𝑥3 = 0
𝑥2 = 2𝑥1
⇒ 𝑣2 = ⎜2⎟
⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎪
⎪ 𝑥3 = 𝑥1 ⎜ ⎟
⎝ 0 1 −2 ⎠ ⎝𝑥3 ⎠ ⎝0⎠ ⎪
⎩𝑥2 − 2𝑥3 = 0 ⎝1⎠
• 𝜆 = −2
⎧
⎪ {
⎛ 2 1 0 ⎞ ⎛𝑥1 ⎞ ⎛0⎞ ⎪2𝑥1 + 𝑥2 = 0 ⎛1⎞
⎪
⎜ 3 2 1 ⎟ ⎜𝑥2 ⎟ = ⎜0⎟ ⇒ ⎨3𝑥1 + 2𝑥2 + 𝑥3 = 0 𝑥2 = −2𝑥1
⇒ 𝑣3 = ⎜−2⎟
⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜ ⎟ ⎪
⎪ 𝑥3 = 𝑥1 ⎜ ⎟
⎝ 0 1 2 ⎠ ⎝𝑥3 ⎠ ⎝0⎠ ⎪
⎩𝑥2 + 2𝑥3 = 0 ⎝1⎠
4. Per ℎ = −1, mostrare che (𝐴ℎ )3 è la matrice nulla. Per questo valore di ℎ, è vero che la
⎛ 0 1 0 ⎞
matrice 𝐴ℎ è simile alla matrice 𝐵 = ⎜ 0 0 0 ⎟?
⎜ ⎟
⎝ 0 0 0 ⎠
⎛ 0 1 0 ⎞
Svolgimento. Abbiamo ℎ = −1. La matrice 𝐴ℎ è ⎜ −1 0 1 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 0 1 0 ⎠
⎛ 0 1 0 ⎞ ⎛ 0 1 0 ⎞ ⎛ −1 0 1 ⎞
(𝐴ℎ )2 = ⎜ −1 0 1 ⎟ ⎜ −1 0 1 ⎟ = ⎜ 0 0 0 ⎟
⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 0 1 0 ⎠ ⎝ 0 1 0 ⎠ ⎝ −1 0 1 ⎠
⎛ −1 0 1 ⎞ ⎛ 0 1 0 ⎞ ⎛ 0 0 0 ⎞
(𝐴ℎ ) = (𝐴ℎ ) 𝐴ℎ = ⎜ 0 0 0 ⎟ ⎜ −1 0 1 ⎟ = ⎜ 0 0 0 ⎟
3 2
⎜ ⎟⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ −1 0 1 ⎠ ⎝ 0 1 0 ⎠ ⎝ 0 0 0 ⎠
La matrice 𝐴−1 è un esempio di matrice nilpotente.
Ora ci chiediamo se le matrici 𝐴ℎ e 𝐵 sono simili. Per definizione di matrici simili, due
matrici simili devono avere lo stesso determinante, gli stessi autovalori e lo stesso rango.
Considerando il rango, sappiamo che esso rappresenta la dimensione dell’immagine della
funzione corrispondente alla matrice. Due matrici simili corrispondono alla stessa funzione
e quindi devono avere lo stesso rango.
⎛ 0 1 0 ⎞ ⎛ 0 1 0 ⎞
𝐴ℎ = ⎜ −1 0 1 ⎟ 𝐵=⎜ 0 0 0 ⎟
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 0 1 0 ⎠ ⎝ 0 0 0 ⎠
Osserviamo che il rango di 𝐴ℎ è 2, mentre il rango di 𝐵 è 1. Quindi 𝐴ℎ e 𝐵 non sono simili,
perché hanno ranghi diversi. ✎
33.3. ESERCIZIO (5 GIUGNO 2018) 163
⎛ 0 3 5 1 1 0 0 0 ⎞ ⎛ 1 −2 −2 0 0 0 0 1 ⎞
⎜ 3 0 4 2 0 1 0 0 ⎟ ⎜ 3 0 4 2 0 1 0 0 ⎟
⎜ 5 −4 0 2 0 0 1 0 ⎟⇝⎜ 5 −4 0 2 0 0 1 0 ⎟⇝
⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝ 1 −2 −2 0 0 0 0 1 ⎠ ⎝ 0 3 5 1 1 0 0 0 ⎠
⎛ 1 −2 −2 0 0 0 0 1 ⎞ ⎛ 1 −2 −2 0 0 0 0 1 ⎞
⎜ 0 6 10 2 0 1 0 −3 ⎟ ⎜ 0 6 10 2 0 1 0 −3 ⎟
⇝⎜ ⎟ ⇝⎜ ⎟
⎜ 0 6 10 2 0 0 1 −5 ⎟ ⎜ 0 0 0 0 0 −1 1 −2 ⎟
⎝ 0 3 5 1 1 0 0 0 ⎠ ⎝ 0 0 0 0 2 −1 0 3 ⎠
Il rango della matrice 𝐴 è due, quindi dim 𝑈 = 2. Dalla matrice possiamo anche ricavare le
relazioni di dipendenza lineare
Perciò
1 3
𝑢3 = 𝑢2 + 2𝑢4 𝑢1 = 𝑢2 − 𝑢4
2 2
2
quindi {𝑢2 , 𝑢4 } sono una base di 𝑈 , 𝑈 = ⟨𝑢2 , 𝑢4 ⟩. ✎
2. Determinare le equazioni cartesiane di 𝑈
Svolgimento.
⎛𝑥1 ⎞ ⎛3⎞ ⎛1⎞
⎜𝑥2 ⎟ ⎜0⎟ ⎜−2⎟
⎜𝑥 ⎟ = 𝛼𝑢2 + 𝛽𝑢4 = 𝛼 ⎜4⎟ + 𝛽 ⎜−2⎟
⎜ 3⎟ ⎜ ⎟ ⎜ ⎟
⎝𝑥4 ⎠ ⎝2⎠ ⎝0⎠
Da cui ricaviamo il sistema parametrico
⎧
⎪
⎪ 𝑥1 = 3𝛼 + 𝛽
⎪
⎪
⎪𝑥2 = −2𝛽
⎨
⎪
⎪ 𝑥3 = 4𝛼 − 2𝛽
⎪
⎪
⎪ 𝑥 = 2𝛼
⎩ 4
1
Avremmo anche potuto risolvere il sistema 𝜆1 𝑢1 + 𝜆2 𝑢2 + 𝜆3 𝑢3 + 𝜆4 𝑢4 = 0 scoprendo che ha due parametri liberi
di variare; questi due parametri corrispondono alle due relazioni di dipendenza lineare (per esempio, 𝑢2 = 2𝑢1 + 3𝑢4
e 𝑢3 = 2𝑢1 + 5𝑢4 )
2
In realtà, qualsiasi coppia di due vettori dell’insieme {𝑢1 , 𝑢2 , 𝑢3 , 𝑢4 } rappresenta una base di 𝑈
164 LEZIONE 33. ESERCIZI
165
Lezione 34
Prodotti Scalari
Obiettivi:
√
Col teorema di Pitagora, possiamo calcolare la lunghezza del segmento 𝑣 come 𝑎2 + 𝑏 2 . Tale
lunghezza si definisce norma o modulo di 𝑣 e si indica con |𝑣| o ||𝑣||. Per evitare confusione col
concetto di valore assoluto, nel seguito useremo il termine norma e la notazione ||𝑣||.
⎛𝑎 ⎞
Consideriamo ora lo spazio ℝ e un generico vettore 𝑣 = ⎜𝑏 ⎟ ∈ ℝ3
3
⎜ ⎟
⎝𝑐 ⎠
166
34.1. NORMA DI UN VETTORE E PRODOTTO SCALARE DI VETTORI 167
△
Applicando il teorema di Pitagora sul triangolo rettangolo 𝑂𝑅𝑃, abbiamo 𝑂𝑃 2 = 𝑂𝑅 2 + 𝑃𝑅 2 =
△
𝑎2 + 𝑏 2 . Applicando, poi, lo stesso teorema sul triangolo√ rettangolo 𝑂𝑃𝑄, otteniamo 𝑂𝑄 2 =
𝑂𝑃 2 + 𝑃𝑄 2 = 𝑎2 + 𝑏 2 + 𝑐 2 . Da cui ricaviamo che ||𝑣|| = 𝑎2 + 𝑏 2 + 𝑐 2 .
Definiamo ora il prodotto scalare di due vettori, che è uno scalare1
Si noti che i due vettori creano due angoli (𝛼 e 360◦ − 𝛼). Tuttavia, la formula usa solamente
cos 𝛼 e cos 𝛼 = cos(360◦ − 𝛼), quindi non ci sono ambiguità.
Si verifica che
Si noti che la definizione di norma di un vettore di 𝑅 𝑛 non può essere dimostrata “fisicamente”,
ma è definita arbitrariamente. Inoltre, soddisfa proprietà elementari, quali il fatto che la norma
sia un numero non negativo e la norma del vettore nullo sia zero.
1
𝑣 ⋅ 𝑤 si legge “v scalare w”
168 LEZIONE 34. PRODOTTI SCALARI
𝑣⋅𝑤
cos 𝛼 =
||𝑣|| ||𝑤||
Per poter dare questa definizione di cos 𝛼 bisogna essere sicuri che vale
𝑣⋅𝑤
−1 ≤ ≤1 ∀𝑣, 𝑤 ∈ ℝ𝑛
||𝑣|| ||𝑤||
|𝑣 ⋅ 𝑤| ≤ ||𝑣|| ||𝑤||
𝑣⋅𝑤
−1 ≤ ≤1
||𝑣|| ||𝑤||
𝑣⋅𝑤 𝑣⋅𝑤
cos 𝛼 = e 𝛼 = arccos (
||𝑣|| ||𝑤|| ||𝑣|| ||𝑤|| )
1.
𝑣⋅𝑤
= +1 ⇔ 𝑤 = 𝑎𝑣 con 𝑎 > 0
||𝑣|| ||𝑤||
quindi l’angolo 𝛼 compreso tra 𝑣 e 𝑤 è 0◦ (cos 0◦ = 1)
2.
𝑣⋅𝑤
= −1 ⇔ 𝑤 = 𝑎𝑣 con 𝑎 < 0
||𝑣|| ||𝑤||
quindi l’angolo 𝛼 compreso tra 𝑣 e 𝑤 è 180◦ (cos 180◦ = −1)
34.2. AREA DI UN PARALLELOGRAMMA 169
Allora
||𝑣|| = base del parallelogramma e ℎ = ||𝑤|| sin 𝛼 = altezza del parallelogramma
Abbiamo
Area(𝑃) = base ⋅ altezza = ||𝑣|| ||𝑤|| ⋅ sin 𝛼
ma non abbiamo formule che contengano sin 𝛼, quindi cerchiamo una formula più semplice
(Area(𝑃))2 = ||𝑣||2 ||𝑤||2 sin2 𝛼 = ||𝑣||2 ||𝑤||2 (1 − cos2 𝛼) = ||𝑣||2 ||𝑤||2 − ||𝑣||2 ||𝑤||2 cos2 𝛼 =
(𝑣 ⋅ 𝑤)2
= ||𝑣||2 ||𝑤||2 − ||𝑣||2 ||𝑤||2 = ||𝑣||2 ||𝑤||2 − (𝑣 ⋅ 𝑤)2 = (𝑣 ⋅ 𝑣)(𝑤 ⋅ 𝑤) − (𝑣 ⋅ 𝑤)2 =
||𝑣||2 ||𝑤||2
𝑣⋅𝑣 𝑣⋅𝑤
= det dove 𝑣 ⋅ 𝑤 = 𝑤 ⋅ 𝑣
( 𝑤 ⋅𝑣 𝑤 ⋅𝑤 )
Quindi abbiamo ottenuto
𝑣⋅𝑣 𝑣⋅𝑤
(Area(𝑃))2 = det
( 𝑤 ⋅𝑣 𝑤 ⋅𝑤 )
Allora abbiamo scoperto che il determinante di una matrice è collegato al concetto geometrico
di area. Ciò vale in dimensione qualunque.
Consideriamo ora tre vettori linearmente indipendenti 𝑢, 𝑣, 𝑤 ∈ ℝ𝑛 e vogliamo calcolare il
volume del parallelepipedo di lati 𝑢, 𝑣, 𝑤.
Per ottenere due vettori ortogonali, si può usare un terzo vettore 𝑤 ′ , che è la proiezione orto-
gonale di 𝑤 sulla retta perpendicolare al vettore 𝑣. Rimane il problema di calcolare la proiezione
ortogonale di un vettore su una retta
In altri termini, l’ortogonale di 𝑈 è l’insieme di tutti i vettori che sono ortogonali a tutti i
vettori di 𝑈 .
𝑢 = 𝜆1 𝑢1 + 𝜆2 𝑢2 + … 𝜆𝑟 𝑢𝑟
Allora
𝑣 ⋅ 𝑢 = 𝑣 ⋅ (𝜆1 𝑢1 + 𝜆2 𝑢2 + … 𝜆𝑟 𝑢𝑟 ) = 𝜆1 𝑣 ⋅ 𝑢1 + 𝜆2 𝑣 ⋅ 𝑢2 + … + 𝜆𝑟 𝑣 ⋅ 𝑢𝑟 = 0
Obiettivi:
172
35.1. ORTOGONALE DI UN SOTTOSPAZIO VETTORIALE 173
Esempio 35.1.
ℝ3 ∋ 𝑣 = 𝑣 ′ + 𝑣 ′′ con 𝑣 ′ ∈ 𝑈 , 𝑣 ′′ ∈ 𝑈 ⟂
𝑣 ′ ∈ 𝑈 ⇔ 𝑣 ′ = 𝛼1 𝑢1 + 𝛼2 𝑢2 + … + 𝛼𝑟 𝑢𝑟 con 𝛼1 , 𝛼2 , … , 𝛼𝑟 incognite
Esempio 35.2.
Il sistema ha infinite soluzioni ∀𝑥1 , 𝑥3 , quindi dim 𝑈 ⟂ = 2 e 𝑈 ⟂ = ⟨𝑤1 , 𝑤2 ⟩ con 𝑤1 = (1, 1, 0, −2) e
𝑤2 = (0, 3, 1, 1). Quindi
𝑣 ′ ∈ 𝑈 ⇔ 𝑣 ′ = 𝛼1 𝑢1 + 𝛼2 𝑢2 ⇒ 𝑣 ′′ = 𝑣 − 𝑣 ′ = 𝑣 − 𝛼1 𝑢1 − 𝛼2 𝑢2 e 𝑣 ′′ ∈ 𝑈 ⟂
Quindi possiamo risolvere un sistema con due sole incognite anziché quattro
= −6𝛼1 + 𝛼2 + 3 = 0
𝑣 ′′ ⋅ 𝑢2 = 1(4 − 2𝛼1 − 𝛼2 ) − 1(1 + 𝛼2 ) + 3(3 + 𝛼1 − 3𝛼2 ) + 0(−2 − 𝛼1 ) = 4 − 2𝛼1 − 𝛼2 − 1 − 𝛼2 + 9 + 3𝛼1 − 9𝛼2 =
= 𝛼1 − 11𝛼2 + 12 = 0
{ { { {
15
−6𝛼1 + 𝛼2 + 3 = 0 −66𝛼2 + 72 + 𝛼2 + 3 = 0 65𝛼2 = 75 𝛼2 = 13
9
𝛼1 − 11𝛼2 + 12 = 0 𝛼1 = 11𝛼2 − 12 𝛼1 = 11𝛼2 − 12 𝛼1 = 13
Da cui ricaviamo
33 19
⎛2⎞ ⎛ 1 ⎞ ⎛ 13 ⎞ ⎛4 − 2𝛼1 − 𝛼2 ⎞ ⎛ 13 ⎞
9 ⎜ 0 ⎟ 15 ⎜−1⎟ ⎜− 15 ⎟ ⎜ 1 + 𝛼2 ⎟ ⎜ 28 ⎟
𝑣 ′ = 𝛼1 𝑢1 + 𝛼2 𝑢2 = ⎜ ⎟ + ⎜ ⎟ = ⎜ 3613 ⎟ e 𝑣 ′′ = ⎜ ⎟ = ⎜ 133 ⎟
13 ⎜−1⎟ 13 ⎜ 3 ⎟ ⎜ 13 ⎟ ⎜3 + 𝛼1 − 3𝛼2 ⎟ ⎜ 1335 ⎟
9
⎝1⎠ ⎝ 0 ⎠ ⎝ 13 ⎠ ⎝ −2 − 𝛼1 ⎠ ⎝− 13 ⎠
e si ottiene
𝑣 ′ = 𝐴𝑋 = 𝐴(𝐴𝑇 𝐴)−1 𝐴𝑇 𝑣
da cui 𝑓 ∶ 𝑣 ↦ 𝑣 ′ = 𝐴(𝐴𝑇 𝐴)−1 𝐴𝑇 𝑣 = 𝑃𝑣 dove 𝑃 è la matrice risultante dai prodotti indicati
(𝑃 = 𝐴(𝐴𝑇 𝐴)−1 𝐴𝑇 ) ed è la matrice di proiezione sul sottospazio 𝑈
𝑣 ′ = 𝑃𝑣
Esercizio 35.1.
Consideriamo 𝑈 = ⟨𝑢1 , 𝑢2 ⟩ ⊂ ℝ4 e 𝑢1 = (2, 0, −1, 1), 𝑢2 = (1, −1, 3, 0). Determinare la proiezione
ortogonale 𝑣 ′ di 𝑣 = (4, 1, 3, −2) su 𝑈 .
⎛ 2 1 ⎞ ⎛ 54 −8 1 23 ⎞
⎜ 11 1
0 −1 ⎟ 2 0 −1 1 1 ⎜ −8 6 −17 −1 ⎟
𝑃 = 𝐴(𝐴𝑇 𝐴)−1 𝐴𝑇 = ⎜ 65 65 =
⎜ −1 3 ⎟⎟ ( 1
65
6
65
) ( 1 −1 3 0 ) 65 ⎜ 1 −17 59 −8 ⎟
⎜ ⎟
⎝ 1 0 ⎠ ⎝ 23 −1 −8 11 ⎠
La proiezione ortogonale 𝑣 ′ del vettore 𝑣 è 𝑣 ′ = 𝑃𝑣. ✎
Lezione 36
Obiettivi:
Si tratta di determinare la soluzione (cioè la retta) che meglio approssima i punti dati.
Metodo dei Minimi Quadrati: minimizzare la somma dei quadrati degli errori
177
178 LEZIONE 36. METODO DEI MINIMI QUADRATI E PROCEDIMENTO DI GRAM-SCHMIDT
Esercizio 36.1.
Sono dati dei punti 𝐴1 = (𝑎1 , 𝑏1 ), 𝐴2 = (𝑎2 , 𝑏2 ), … , 𝐴𝑛 = (𝑎𝑛 , 𝑏𝑛 ). Cerchiamo una retta
𝑦 = 𝑚𝑥 + 𝑞
dove 𝑚 e 𝑞 sono le incognite che approssima meglio gli 𝑛 punti dati. Ciò significa risolvere un
sistema
⎧
⎪
⎪𝑚𝑎1 + 𝑞 = 𝑏1
⎪
⎪
⎪𝑚𝑎2 + 𝑞 = 𝑏2
⎨
⎪
⎪⋮
⎪
⎪
⎪𝑚𝑎 + 𝑞 = 𝑏𝑛
⎩ 𝑛
che è un sistema di 𝑛 equazioni in due incognite, ma, in generale, non esiste una soluzione.
Consideriamo, quindi, un sistema lineare 𝐴𝑋 = 𝐵 generico che non ammette soluzione
𝑓 ∶ ℝ𝑛 → ℝ𝑚 𝑓 ∶ 𝑋 ↦ 𝐴𝑋 = 𝑓 (𝑋 ) ∈ Im(𝑓 )
Si ottiene l’equazione
𝐴𝑇 (𝐵 − 𝐴𝑋 ) = 0 ⇒ 𝐴𝑇 𝐵 − 𝐴𝑇 𝐴𝑋 = 0 ⇒ 𝐴𝑇 𝐴𝑋 = 𝐴𝑇 𝐵
Osservazione 36.1. La lunghezza di un vettore è la radice quadrata della somma dei quadrati delle
componenti del vettore stesso.
Pertanto, per rendere minimo l’errore dato dal vettore 𝐵 −𝐴𝑋 , bisogna rendere minima la somma
dei quadrati delle sue componenti.
Da qui deriva il nome di metodo dei minimi quadrati.
36.1. IL METODO DEI MINIMI QUADRATI 179
Esempio 36.1.
Determinare la parabola di equazione 𝑦 = 𝑎𝑥 2 +𝑏𝑥+𝑐 (con 𝑎, 𝑏, 𝑐 incognite) che meglio approssima
i punti
𝐴1 = (1, 1.2) 𝐴2 = (2, 0.4) 𝐴3 = (3, 0.5) 𝐴4 = (4, 1.0) 𝐴5 = (5, 2.4) 𝐴6 = (6, 3.9)
𝑢3 ⋅ 𝑢1′ 𝑢3 ⋅ 𝑢2′
𝑢3′ = 𝑢3 − ′ ′
𝑢 ′
1 − ′ ′
𝑢2′
( 𝑢1 ⋅ 𝑢1 ) ( 𝑢2 ⋅ 𝑢2 )
e si ripete il procedimento per tutti i vettori della nuova base.
La formula generale per ogni 𝑖 = 1, … , 𝑟 è
𝑢𝑖 ⋅ 𝑢1′ 𝑢𝑖 ⋅ 𝑢2′ ′
𝑢𝑖 ⋅ 𝑢𝑖−1 𝑖−1
𝑢𝑖 ⋅ 𝑢𝑗′
𝑢𝑖′ = 𝑢𝑖 − ′
𝑢1 − ′
𝑢2 − … − ′
𝑢𝑖−1 = 𝑢𝑖 − ∑ 𝑢𝑗′
( 𝑢1′ ⋅ 𝑢1′ ) ( 𝑢2′ ⋅ 𝑢2′ ) ′
( 𝑢𝑖−1 ′
⋅ 𝑢𝑖−1 ) 𝑗=1 ( 𝑢 ′
𝑗 ⋅ 𝑢𝑗
′
)
Esercizio 36.2.
Dato 𝑈 = ⟨𝑢1 , 𝑢2 , 𝑢3 ⟩ ⊂ ℝ4 e una sua base
𝑢1 = (1, 0, −2, 0) 𝑢2 = (1, 1, 0, −1) 𝑢3 = (0, 1, −1, 2)
Trovare una base ortogonale e ortonormale di 𝑈
Indice Analitico
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