eserciziAN2 2017
eserciziAN2 2017
Dopo averli rappresentati nel piano cartesiano, descrivere i seguenti insiemi utilizzando le coordi-
nate polari o polari ellittiche opportune.
1. {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 = 9, x ≥ 0, y ≤ 0}
2. {(x, y) ∈ R2 | (x − 1)2 + y 2 = 4, y ≥ 0}
3. {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 = 4, y ≥ |x|}
√
4. {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 1, y ≥ 3x}
y2
6. {(x, y) ∈ R2 | x2 + 4 = 1, y ≤ 0}
x2
7. {(x, y) ∈ R2 | 9 + (y + 1)2 = 1, x ≥ 0}
(x−2)2
8. {(x, y) ∈ R2 | 0 < 4 + y 2 ≤ 1, x ≥ 2}
x2
10. {(x, y) ∈ R2 | 1 ≤ 4 + y 2 ≤ 4, x ≥ 0}
1
Risoluzione
2
3. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 = 4, y ≥ |x|} è costituito dai punti della circonferenza di centro
l’origine e raggio 2 che si trovano al di sopra del grafico della funzione y = |x|
Potremo quindi rappresentare tale insieme utilizzando le coordinate coordinate polari rispetto
all’origine O = (0, 0) (
x = ρ cos θ
y = ρ sin θ
come
{(ρ, θ) | ρ = 2, θ ∈ [ π4 , 3π
4 ]}
√
4. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 1, y ≥ 3x} è rappresentato nel piano cartesiano dai punti
interni alla√circonferenza x2 + y 2 = 1 di centro l’origine e raggio 1 che si trovano al di sopra della
retta y = 3x
√
Osservato che i punti di intersezione della retta con la circonferenza sono i punti P± = (± 12 , ± 23 ),
possiamo rappresentare tale insieme utilizzando le coordinate polari rispetto all’origine come
3
5. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | 0 < x2 + y 2 < 9, |y| < x} nel piano è rappresentato dai punti interni
alla circonferenzax2 + y 2 = 9 diversi dall’origine, con ascissa x maggiore del valore assoluto
dell’ordinata, ovvero che si trovano alla destra del grafico della funzione x = |y|
Possiamo rappresentare tale insieme utilizzando le coordinate polari rispetto all’origine come
2 2
6. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | x2 + y4 = 1, y ≤ 0} rappresenta i punti dell’ellisse x2 + y4 = 1, di centro
l’origine e semiassi 1 e 2, con ordinata non positiva
Possiamo rappresentarlo utilizzando le coordinate polari ellittiche rispetto all’origine con parametri
1e2 (
x = ρ cos θ
y = 2ρ sin θ
come
{(ρ, θ) | ρ = 1, θ ∈ [π, 2π]}
2 x2
7. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | x9 +(y +1)2 = 1, x ≥ 0} rappresenta i punti dell’ellisse 9 +(y + 1)2 = 1,
di centro (0, −1) e semiassi 3 e 1, con ascissa non negativa
4
Possiamo rappresentarlo utilizzando le coordinate polari ellittiche rispetto al centro (0, −1) con
parametri 3 e 1 (
x = 3ρ cos θ
y = −1 + ρ sin θ
come
{(ρ, θ) | ρ = 1, θ ∈ [− π2 , π2 ]}
(x−2)2
8. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | 0 < 4 + y 2 ≤ 1, x ≥ 2} nel piano è rappresentato dai punti interni
(x−2)2
all’ellisse 4 + y 2 = 1 di centro (2, 0) e semiassi 2 e 1 con ascissa maggiore o uguale a 2
Possiamo descriverlo utilizzando le coordinate polari ellittiche rispetto al centro (2, 0) con parametri
2e1 (
x = 2 + 2ρ cos θ
y = ρ sin θ
come
{(ρ, θ) | ρ ∈ (0, 1], θ ∈ [− π2 , π2 ]}
5
Osservato che il punto
√ √ di intersezione della retta con la circonferenza e con ordinata non negativa
2
è il punto P = ( 2 , 2), possiamo rappresentarlo utilizzando le coordinate polari ellittiche
rispetto all’origine con parametri 1 e 2
(
x = ρ cos θ
y = 2ρ sin θ
come
{(ρ, θ) | ρ ∈ [0, 1], θ ∈ [0, π4 ]}
dato che il punto P corrisponde a ρ = 1 e θ = π4 .
2
10. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | 1 ≤ x4 + y 2 ≤ 4, x ≥ 0} è rappresentato nel piano dai punti esterni
2 2 2
all’ellisse x4 + y 2 = 1 e interni all’ellisse x16 + y4 = 1 con ascisse non negative
Possiamo rappresentarlo utilizzando le coordinate polari ellittiche rispetto al centro l’origine con
parametri 2 e 1 (
x = 2ρ cos θ
y = ρ sin θ
come
{(ρ, θ) | ρ ∈ [1, 2], θ ∈ [− π2 , π2 ]}
6
ESERCIZI sulle CURVE, parte 1
1. Data la curva ϕ(t) = (3 cos t − cos(3t), 3 sin t − sin(3t), t ∈ [0, 2π], stabilire se risulta regolare e
chiusa. Determinare vettore tangente ed equazione della retta tangente nel punto ϕ( π2 ). (Facolta-
tivo, dopo aver studiato il grafico delle funzioni x(t) = 3 cos t − cos(3t) e y(t) = 3 sin t − sin(3t),
provare a disegnarne il sostegno).
2. Data la curva ϕ(t) = (t2 | sin t|, sin t cos t), t ∈ [− π2 , π2 ], stabilire se regolare e chiusa. Determinarne
vettore tangente ed equazione della retta tangente nel punto ϕ(0). Dopo aver studiato il grafico
delle funzioni x(t) = t2 | sin t| e y(t) = cos t sin t, provare a disegnare il sostegno della curva.
(Facoltativo: provare che la curva è semplice).
4. Data la curva di equazione cartesiana y = arctan((x + 1)α ), x ∈ [−1, 1], stabilire per quali valori
di α > 0 risulta regolare. Determinarne vettore tangente ed equazione della retta tangente nel
punto (0, π4 ).
5. Data la curva di equazione polare ρ(θ) = 1 + cos θ, θ ∈ [0, 2π] (cardioide), stabilire se risulta
regolare, semplice e chiusa. Determinarne vettore tangente ed equazione della retta tangente nel
punto ϕ( π3 ). Provare a disegnarne il sostegno.
6. Data la curva di equazione polare ρ(θ) = sin(2θ), θ ∈ [0, π] (rodonea), stabilire se risulta regolare,
semplice e chiusa. Determinarne vettore tangente ed equazione della retta tangente nel punto
ϕ( π4 ). Provare a disegnarne il sostegno.
7. Data la curva ϕ(t) = (1 − t, t − t2 − 1, t) con t ∈ [0, 2], stabilire se risulta regolare, chiusa e
semplice.
8. Data la curva ϕ(t) = (2t, t2 , et ) con t ∈ [0, 2], stabilire se è regolare, semplice e chiusa. Determi-
narne vettore tangente ed equazione della retta tangente nel punto ϕ( 12 ).
√
9. Data la curva ϕ(t) = (et , 2t, −e−t ), t ∈ [−1, 1], stabilire se la curva è regolare, chiusa e semplice.
Determinarne vettore tangente ed equazione della retta tangente nel punto ϕ(0).
10. Data la curva ϕ(t) = (2 cos t, sin t, 2 sin t − 2 cos t − 1) con t ∈ [0, 2π], provare che la curva è
regolare, semplice e chiusa. Determinarne vettore tangente ed equazione della retta tangente nel
punto (−2, 0, 1).
7
Risoluzione
1. Osserviamo che le funzioni x(t) = 3 cos t − cos(3t) e y(t) = 3 sin t − sin(3t) sono di classe C 1 in
[0, 2π] con
x0 (t) = −3 sin t + 3 sin(3t) e y 0 (t) = 3 cos t − 3 cos(3t)
per ogni t ∈ [0, π]. Abbiamo allora che ϕ(t) = (x(t), y(t)) è di classe C 1 in [0, 2π] con
2. Le funzioni x(t) = t2 | sin t| e y(t) = cos t sin t sono funzioni di classe C 1 in [− π2 , π2 ], quindi
ϕ(t) = (x(t), y(t)) è di classe C 1 in [− π2 , π2 ].
Abbiamo poi che per t ∈ [0, π2 ] risulta
mentre per t ∈ [− π2 , 0]
ϕ0 (t) = (x0 (t), y 0 (t)) = (−(2t sin t + t2 cos t), cos2 t − sin2 t)
Risulta allora x0 (t) = 0 solo per t = 0 e che y 0 (0) = 1 6= 0. Ne segue che ϕ0 (t) 6= 0 per ogni
2
t ∈ [− π2 , π2 ] e quindi che la curva è regolare. La curva risulta chiusa, in quanto ϕ(± π2 ) = ( π4 , 0).
Nel punto ϕ(0) = (0, 0) abbiamo ϕ0 (0) = (0, 1) e quindi la retta tangente nel punto ϕ(0) ha
equazione x = 0. Il sostegno della curva è rappresentato in figura
8
La curva è semplice, infatti abbiamo che se t1 , t2 ∈ (− π2 , π2 ) e ϕ(t1 ) = ϕ(t2 ) allora x(t1 ) = x(t2 )
e dunque, osservato che x(t) è funzione pari, strettamente crescente in [0, π2 ], dovremo avere che
t2 = t1 oppure che t2 = −t1 6= 0. Se t2 = −t1 6= 0, allora, poichè y(t) è funzione dispari, avremo
che y(t2 ) = −y(t1 ) 6= y(t1 ). Ne concludiamo che se t1 , t2 ∈ (− π2 , π2 ) e ϕ(t1 ) = ϕ(t2 ) allora t1 = t2
e quindi che la curva è semplice.
3. La curva di equazione cartesiana y = x2 (1 − x2 ), x ∈ [−1, 1], corrisponde alla curva parametrica
ϕ(t) = (t, t2 (1−t2 ), t ∈ [−1, 1], e risulta regolare in quanto la funzione f (x) = x2 (1−x2 ) è di classe
C 1 e ϕ0 (t) = (1, 2t(1 − t2 ) − 2t3 ) 6= 0 per ogni t ∈ [−1, 1] (ricordiamo che una curva cartesiana
y = f (x) risulta regolare se e solo se f (x) è di classe C 1 ). Abbiamo che (0, 0)√ = ϕ(0) e √ che
0
ϕ (0) = (1, 0), quindi la retta tangente in O = (0, 0) è la retta y = 0. Dato che ( 2 , 4 ) = ϕ( 22 )
2 1
√ √
e ϕ0 ( 22 ) = (1, 0), la retta tangente in P = ( 22 , 14 ) è y = 41 . Osserviamo che i due punti
corrispondono a punti di massimo e minimo relativo per la funzione f (x) = x2 (1 − x2 ), le rette
tangenti alla√curva coincidono con le rette tangenti al grafico di f (x) e risultano quindi orizzontali
(f 0 (0) = f 0 ( 22 ) = 0).
4. La curva di equazione cartesiana y = arctan((x + 1)α ), x ∈ [−1, 1], corrisponde alla curva
parametrizzata ϕ(t) = (t, arctan((t + 1)α ), t ∈ [−1, 1], che risulta regolare se e solo se la funzione
f (x) = arctan((x + 1)α ) è di classe C 1 . Abbiamo che f (x) è di classe C 1 in [−1, 1] se e solo se
α ≥ 1 dato che per x ∈ (−1, 1) si ha
1
f 0 (x) = · α(1 + x)α−1
1 + (x + 1)2α
e lim f 0 (x) risulta finito solo se α − 1 ≥ 0. Osserviamo che per 0 < α < 1 la curva non risulta
x→−1+
regolare a tratti, non essendo di classe C 1 a tratti in [−1, 1].
Abbiamo poi ϕ0 (t) = (1, 1+(t+1) 1
2α · α(1 + t)
α−1 ) e quindi, dato che (0, π ) = ϕ(0), che il vettore
4
tangente in (0, π4 ) è ϕ0 (0) = (1, α2 ). La retta tangente avrà quindi equazioni parametriche
(
x=t
y = π4 + α2 t
9
e dunque equazione cartesiana 4y − αx − π = 0.
5. La curva di equazione polare ρ(θ) = 1 + cos θ, θ ∈ [0, 2π], corrisponde alla curva parametrizzata
ϕ(θ) = ((1 + cos θ) cos θ, (1 + cos θ) sin θ), θ ∈ [0, 2π]. La curva risulta di classe C 1 in [0, 2π], in
quanto è tale ρ(θ) = 1 + cos θ. Abbiamo poi che per θ ∈ [0, 2π](a)
Possiamo allora concludere che la curva risulta regolare a tratti, ϕ(π) è l’unico punto singolare
della curva.
La curva è chiusa in quanto ϕ(0) = ϕ(2π) = (2, 0) e risulta semplice in quanto se θ1 , θ2 ∈ [0, 2π)
e θ1 6= θ2 allora cos θ1 6= cos θ2 oppure sin θ1 6= sin θ2 e quindi ϕ(θ1 ) 6= ϕ(θ2 ). Abbiamo poi
6. La curva di equazione polare ρ(θ) = sin(2θ), θ ∈ [0, π], corrisponde alla curva parametrizzata
ϕ(θ) = (sin(2θ) cos θ, sin(2θ) sin θ), θ ∈ [0, π] e risulta di classe C 1 in [0, π], dato che è tale
ρ(θ) = sin(2θ). Abbiamo poi che per ogni θ ∈ [0, π] risulta kϕ0 (θ)k =6 0 dato che
10
La curva è chiusa in quanto ϕ(0) = ϕ(π) = (0, 0) ma non risulta semplice dato che ϕ( π2 ) =
ϕ(0) = ϕ(π) = (0, 0). Infine risulta
NOTA: per θ ∈ [ π2 , π], ρ(θ) = sin(2θ) < 0, quindi per tali valori abbiamo che d(ϕ(θ), O) =
− sin(2θ). Per esempio, per θ = 43 π risulta sin(2θ) = sin( 32 π) = −1 e il corrispondente punto
√ √
ϕ( π4 ) = ( 22 , − 22 ) ha distanza 1 dall’origine del piano. Osserviamo inoltre che appartiene al
quarto quadrante.
NOTA: ϕ( π2 ) non è punto singolare dato che ϕ0 ( π2 ) = (0, −2) 6= (0, 0).
7. La curva ϕ(t) = (1 − t, t − t2 − 1, t) è curva regolare in [0, 2] essendo di classe C 1 con
La curva è semplice dato che se t1 6= t2 allora ϕ(t1 ) = (1−t1 , t1 −t21 −1, t1 ) 6= (1−t2 , t2 −t22 −1, t2 ) =
ϕ(t2 ). La curva non risulta chiusa essendo ϕ(0) = (1, −1, 0) 6= (−1, −3, 2) = ϕ(2).
NOTA: la curva è piana, il suo sostegno giace difatti nel piano x + z − 1 = 0.
8. La curva ϕ(t) = (2t, t2 , et ) è curva regolare in [0, 2] essendo di classe C 1 con
La curva è semplice dato che se t1 6= t2 allora 2t1 6= 2t2 e quindi ϕ(t1 ) 6= ϕ(t2 ). La curva
√
non è chiusa essendo ϕ(0) = (0, 0, 1) 6= (4, 4, e2 ) = ϕ(2). Nel punto ϕ( 21 ) = (1, 41 , e) abbiamo
√
ϕ0 (t) = (2, 12 , e), quindi la retta tangente per ϕ( 21 ) ha equazioni parametriche
1
x = 1 + 2(t − 2 )
y = 14 + 12 (t − 12 )
√ √
z = e + e(t − 12 )
11
√ √
9. La curva ϕ(t) = (et , 2t, −e−t ) risulta di classe C 1 in [−1, 1] con ϕ0 (t) = (et , 2, e−t ) e
r
p e4t + 2e2t + 1 e2t + 1
kϕ0 (t)k = e2t + 2 + e−2t = = = et + e−t > 0, ∀t ∈ [−1, 1].
e2t et
0
Poichè√ ϕ (t) 6= 0, ∀t√∈ [−1, 1], la curva risulta regolare. La curva non è chiusa essendo
√ ϕ(−1)
√ =
( e , − 2, −e) 6= (e, 2, − 1e ) = ϕ(1). La curva è semplice poichè se t1 6= t2 allora 2t1 6= 2t2 e
1
10. La curva ϕ(t) = (2 cos t, sin t, 2 sin t − 2 cos t − 1) con t ∈ [0, 2π] è semplice poichè se t1 6= t2 ,
t1 , t2 ∈ [0, 2π), allora cos t1 6= cos t2 oppure sin t1 6= sin t2 e dunque ϕ(t1 ) 6= ϕ(t2 ). La curva è
chiusa dato che ϕ(0) = (1, 0 − 3) = ϕ(2π). La curva è di classe C 1 con
kϕ0 (t)k2 = 4 sin2 t + cos2 t + 4 cos2 t + 8 cos t sin t + 4 sin2 t = 8 sin2 t + 5 cos2 t + 4 cos t sin t
= 5 + 3 sin2 t + 2 sin(2t) ≥ 3, ∀t ∈ [0, 2π]
da cui ϕ0 (t) 6= 0 per ogni t ∈ [0, 2π]. Nel punto (−2, 0, 1) = ϕ(π) abbiamo ϕ0 (π) = (0, −1, −2) e
quindi la retta tangente per (−2, 0, 1) ha equazioni parametriche
x = −2
y = −(t − π)
z = 1 − 2(t − π)
12
ESERCIZI sulle CURVE, parte 2
1. Determinare una parametrizzazione della curva semplice e regolare avente per sostegno l’intersezione
della sfera x2 + y 2 + z 2 = 2y con il piano y = z + 1 nella regione x ≥ 0 e percorsa in modo tale
che il vettore T tangente alla curva nel punto P = (1, 1, 0) verifichi T · j > 0.
2. Determinare una parametrizzazione della curva semplice e regolare avente per sostegno l’intersezione
del cilindro 4x2 + y 2 = 2y con il piano z = x + 1 nella regione y ≥ 1, orientata in modo tale che
il vettore T tangente alla curva nel punto P = (0, 2, 1) verifichi T · k > 0.
3. Data la curva ϕ(t) = (t2 , t3 , t2 ) con t ∈ [0, 1], stabilire se è regolare, semplice, chiusa e calcolarne
la lunghezza.
4. Calcolare la lunghezza della curva γ semplice e regolare a tratti avente per sostegno la frontiera
dell’insieme D = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 2, x2 ≤ y, x ≥ 0}.
5. Data la curva ϕ(t) = (sin t, cos t, t2 ), t ∈ [−π, π], stabilire se è regolare, biregolare, semplice e
chiusa. Determinarne versore tangente, normale, binormale e piano osculatore nel punto ϕ(0).
6. Determinare versore tangente, normale e binormale, curvatura e torsione della curva semplice e
regolare avente per sostegno l’intersezione del parabolide z = x2 + y 2 con il piano z = 2x nel
punto P = (1, 1, 2).
t 2 t 3
7. Data la curva ϕ(t) = ( 1+t2 , 1+t2 ), t ∈ [−2, 2], stabilire se è semplice, chiusa e regolare. Determi-
narne versore tangente ed equazione cartesiana della retta tangente nel punto ϕ(1).
8. Data la curva ϕ(t) = (cos3 t, sin3 t), t ∈ [0, 2π] (astroide), determinarne versore tangente e nor-
male orientato, curvatura orientata ed equazione della circonferenza osculatrice in ϕ( π4 ).
9. Data la curva di equazione cartesiana y = x2 (1 − x2 ), x ∈ [−1, 1], nel puntl O = (0, 0) de-
terminarne versore tangente e normale, curvatura ed equazione della circonferenza osculatrice.
Disegnare il sostegno della curva e la circonferenza osculatrice.
10. Data la curva di equazione polare ρ(θ) = sin(2θ), θ ∈ [0, π2 ], determinarne versore tangente,
√ √
2 2
normale, curvatura ed equazione della circonferenza osculatrice nel punto ( 2 , 2 ).
13
Risoluzione
1. Il sostegno della curva è dato dall’intersezione
2 2 2 2 2 2 2 2
x + y + z = 2y
x + (z + 1) + z = 2(z + 1)
x + 2z = 1
y =z+1 ⇔ y =z+1 ⇔ y =z+1
x≥0 x≥0 x≥0
Con tale parametrizzazione abbiamo che il punto P (1, 1, 0) corrisponde a ϕ(0) dove, essendo
ϕ0 (t) = (− sin t, √12 cos t, √12 cos t), risulta T = ϕ0 (0) = (0, √12 , √12 ). Dunque il vettore tangente
verifica T · j = √12 > 0 e l’orientamento della curva determinato dalla parametrizzazione scelta
è quello richiesto.
2. Il sostegno della curva è dato dall’intersezione
2
x 2
14 + (y − 1) = 1
2 2
4x + y = 2y
z =x+1 ⇔ z =x+1
y≥1
y ≥ 1
x2
Possiamo usare le coordinare polari ellittiche per parametrizzare l’ellisse 1 + (y − 1)2 = 1,
4
ponendo x = 12 cos t, y = 1 + sin t, con t ∈ [0, π] poichè per tali valori risulta y ≥ 1. Otteniamo
quindi una parametrizzazione della curva ponendo
ϕ(t) = ( 21 cos t, 1 + sin t, 1 + 12 cos t) t ∈ [0, π].
Risulta allora che P = (0, 2, 1) = ϕ( π2 ) e poichè ϕ0 (t) = (− 21 sin t, cos t, − 12 sin t), otteniamo
T = ϕ0 ( π2 ) = (− 12 , 0, − 12 ). Dunque il vettore tangente verifica T · k = − 21 < 0 e l’orientamento
della curva determinato dalla parametrizzazione scelta è opposto a quello richiesto. Sarà quindi
sufficiente considerare la curva opposta
ψ(t) = (−ϕ)(t) = ϕ(−t) = ( 12 cos t, 1 − sin t, 1 + 21 cos t) t ∈ [−π, 0]
per ottenere la parametrizzazione richiesta.
3. La curva ϕ(t) = (t2 , t3 , t2 ) è di classe C 1 in [0, 1] ed essendo ϕ0 (t) = (2t, 3t2 , 2t) = (0, 0, 0) solo
per t = 0, la curva risulta regolare a tratti in [0, 1]. La curva è semplice poichè se t1 6= t2 allora
t31 6= t32 e quindi ϕ(t1 ) 6= ϕ(t2 ). La curva non è chiusa essendo ϕ(0) = (0, 0, 0) 6= (1, 1, 1) = ϕ(1).
14
4. La curva, il cui sostegno è rappresentato in figura, possiamo vederla come unione delle curve
γ1 , avente per sostegno l’arco di circonferenza {(x,√y) ∈ R2 | x2 + y 2 = 2, x ∈ [0, 1]}, γ2 con
sostegno il segmento {(x, y) ∈ R2 | x = 0, y ∈ [0, 2]}, e γ3 con sostegno l’arco di parabola
{(x, y) ∈ R2 | y = x2 , x ∈ [0, 1]}.
15
quindi il versore tangente è dato da
ϕ0 (0)
T(0) = = (1, 0, 0),
kϕ0 (0)k
il versore binormale è
ϕ0 (0) ∧ ϕ00 (0)
B(0) = = (0, − √25 , − √15 )
kϕ0 (0) ∧ ϕ00 (0)k
e il versore normale è
N(0) = B(0) ∧ T(0) = (0, − √15 , √25 )
Il piano osculatore per ϕ(0) è il piano ortogonale al versore binormale B(0) passante per ϕ(0) =
(0, 1, 0), quindi di equazione
B(0) · (x, y − 1, z) = 0 ⇔ 2(y − 1) + z = 0 ⇔ 2y + z = 2
16
t 2 t 3
1 in [−2, 2] con
7. La curva ϕ(t) = ( 1+t2 , 1+t2 ), t ∈ [−2, 2], è di classe C
2t(1 + t2 ) − 2t · t2 3t2 (1 + t2 ) − 2t · t3 t2 (3 + t2 )
0 2t
ϕ (t) = , = , .
(1 + t2 )2 (1 + t2 )2 (1 + t2 )2 (1 + t2 )2
Risulta pertanto ϕ0 (t) = 0 se e solo se t = 0 e dunque che la curva è regolare a tratti. La curva
non risulta chiusa essendo ϕ(−2) = ( 45 , − 85 ) 6= ϕ(2) = ( 54 , 85 ) ma risulta semplice, dato che se
t3 s3
t 6= s allora 1+t 2 6= 1+s2 e quindi ϕ(t) 6= ϕ(s).
√
Nel punto ϕ(1) = ( 12 , 12 ) abbiamo che ϕ0 (t) = ( 42 , 44 ) = ( 21 , 1), kϕ0 (t)k = 2
5
e pertanto il versore
tangente sarà dato da
ϕ0 (1)
2 1 1 2
T(1) = = √ , 1 = √ , √
kϕ0 (1)k 5 2 5 5
L’equazione parametriche della retta tangente in ϕ(1) saranno allora
(
x = 12 + 12 (t − 1)
y = 12 + (t − 1)
8. La curva ϕ(t) = (cos3 t, sin3 t), t ∈ [0, 2π], è di classe C 2 in [0, 2π] con
ϕ0 (t) = (−3 sin t cos2 t, 3 cos t sin2 t)
e
ϕ00 (t) = (−3 cos3 t + 6 sin2 t cos t, −3 sin3 t + 6 cos2 t sin t)
Risulta allora
ϕ( π4 ) = ( 2√
1 1
, √
2 2 2
), ϕ0 ( π4 ) = ( 2−3
√ , √3
2 2 2
) e ϕ00 ( π4 ) = ( 2√
3 3
, √
2 2 2
)
Ñ ( π4 ) · ϕ00 ( π4 )
k̃( π4 ) = = 49 (− √12 , − √12 ) · ( 2√
3 3
, √ ) = − 32 < 0.
kϕ0 ( π4 )k2 2 2 2
Ne segue che il versore normale N( π4 ) coincide con −Ñ( π4 ) = ( √12 , √12 ), la curvatura k( π4 ) è
l’opposto della curvatura orientata k( π4 ) = −k̃( π4 ) = 32 . Il raggio di curvatura è dunque r( π4 ) =
1 3
k( π ) = 2 e il centro della circonferenza osculatrice è dato da
4
C( π4 ) = ϕ( π4 ) + r( π4 )N( π4 )) = ( 2√
1 1
, √
2 2 2
) + 32 ( √12 , √12 ) = ( √22 , √22 )
17
9. La curva risulta regolare essendo f (x) = x2 (1 − x2 ) di classe C 1 . Una rappresentazione para-
metrica della curva è data da ϕ(t) = (t, t2 (1 − t2 )), t ∈ [−1, 1] e risulta O = (0, 0) = ϕ(0).
Si ha ϕ0 (t) = (1, 2t − 4t3 ) e dunque che ϕ0 (0) = (1, 0) ≡ T(0), il versore tangente coincide
con il vettore tangente. Il versore normale orientato è quindi Ñ(0) = (0, 1). Risulta inoltre
ϕ00 (t) = (0, 2 − 12t2 ), quindi ϕ00 (0) = (0, 2) e la curvatura orientata sarà
Ne segue che il versore normale N(0) coincide con Ñ(0) = (0, 1), la curvatura k(0) coincide con
1
la curvatura orientata k̃(0) = 2. Il raggio di curvatura è dunque r(0) = k(0) = 12 e il centro della
circonferenza osculatrice è dato da C(0) = (0, 21 ). L’equazione della circonferenza osculatrice in
O sarà quindi
x2 + (y − 12 )2 = 41 .
18
10. La curva di equazione polare ρ(θ) = sin(2θ), θ ∈ [0, π2 ], corrisponde alla curva parametrica
ϕ(θ) = (sin(2θ) cos θ, sin(2θ) sin θ) con θ ∈ [0, π2 ]. Abbiamo che la curva è di classe C 2 con
e
ϕ00 (θ) = (−5 sin(2θ) cos θ − 4 cos(2θ) sin θ, −5 sin(2θ) sin θ + 4 cos(2θ) cos θ)
√ √ √ √ √ √
Nel punto ( 22 , 22 ) = ϕ( π4 ) abbiamo allora ϕ0 ( π4 ) = (− 22 , 2
2 ) e ϕ00 ( π4 ) = (− 5 2 2 , − 5 2 2 ) e quindi
che il versore tangente e versore normale orientato sono
ϕ0 ( π4 ) √ √
2 2
√
2
√
2
T( π4 ) = = (− 2 , 2 ) e Ñ( π4 ) = (− , − 2 )
kϕ0 ( π4 )k 2
e la curvatura orientata è
Ñ( π4 ) · ϕ00 ( π4 ) √
2
√
2
√
5 2
√
5 2
k̃( π4 ) = π = (− 2 , − 2 ) · (− 2 , − 2 ) = 5 > 0.
kϕ0 ( 4 )k2
√ √
Avremo allora che versore normale N( π4 ) coincide con Ñ( π4 ) = (− 22 , − 22 ) e la curvatura k( π4 )
coincide con la curvatura orientata k̃( π4 ) = 5. Il raggio di curvatura è dunque r( π4 ) = 1π = 51
k( 4 )
e il centro della circonferenza osculatrice è dato da
√ √ √ √ √ √
2 2 2 2 2 2 2 2
C( π4 ) = ( 2 , 2 ) + 15 (−2 , − 2 ) = ( 5 , 5 ).
√ √
L’equazione della circonferenza osculatrice in ( 22 , 22 ) sarà quindi
√ 2 √ 2
2 2 2 2 1
x− 5 + y− 5 = 25 .
19
ESERCIZI sulle FUNZIONI di DUE VARIABILI REALI, parte 1
Dopo averli rappresentati nel piano cartesiano, stabilire se i seguenti insiemi risultano aperti, chiusi
e compatti. Determinarne inoltre l’interno, la frontiera e la chiusura.
1. A = {(x, y) ∈ R2 | x ∈ [0, 1], 0 ≤ y < 2x}
2. B = {(x, y) ∈ R2 | 0 < x2 + 4y 2 < 4, x ≤ 1}
3. C = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 < 4, |y| < |x|}
4. D = {(x, y) ∈ R2 | x2 ≤ y ≤ x + 2}
Dopo averne determinato il dominio e gli insiemi di livello, disegnare il grafico delle seguenti
funzioni:
p
9. f (x, y) = x2 + 2x + 1 + y 2
y2
10. f (x, y) = x2 + 4 −y+1
11. f (x, y) = 1 − y − x2 − 2x
2
12. f (x, y) = y 2 − x2 − 2y
20
Risoluzione
non risulta ne’ aperto, ne’ chiuso, e quindi nemmeno compatto, pur essendo limitato dato che
A ⊂ B3 (0, 0). Ha interno A◦ = {(x, y) ∈ R2 | x ∈ (0, 1), 0 < y < 2x}, frontiera ∂A = {(x, y) ∈
R2 | y = 0, x ∈ [0, 1]} ∪ {(x, y) ∈ R2 | x = 1, y ∈ [0, 2]} ∪ {(x, y) ∈ R2 | x ∈ [0, 1], y = 2x},
chiusura A = {(x, y) ∈ R2 | x ∈ [0, 1], 0 ≤ y ≤ 2x}.
non risulta ne’ aperto, ne’ chiuso, e quindi nemmeno compatto, risulta però limitato dato che
B ⊂ B2 (0, 0). Ha interno B ◦ = {(x, y) ∈ R2 | 0 < x2 + 4y 2 < 4, x < 1}, √frontiera
√
∂B =
2 2 2 2 3 3
{(0, 0)} ∪ {(x, y) ∈ R | x + 4y = 4, x ∈ [−2, 1]} ∪ {(x, y) ∈ R | y ∈ [− 2 , 2 ], x = 1},
chiusura B = {(x, y) ∈ R2 | x2 + 4y 2 ≤ 4, x ≤ 1}.
21
è aperto, dunque coincide con il suo interno C = C ◦ , non risulta quindi ne’ √ chiuso ne’ compatto
ma risulta limitato. Ha frontiera ∂C = {(x, y) ∈ R 2 | x2 + y 2 = 4, |x| ∈ [ 2, 2]} ∪ {(x, y) ∈ R2 |
√ √
|y| = |x|, x ∈ [− 2, 2]} e chiusura B = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 4, |y| ≤ |x|}.
4. L’insieme D = {(x, y) ∈ R2 | x2 ≤ y ≤ x + 2} in figura
è chiuso, quindi coincide con la sua chiusura D = D, non risulta quindi aperto. È compatto
dato che è chiuso e limitato. Ha frontiera ∂D = {(x, y) ∈ R2 | y = x2 , x ∈ [−1, 2]} ∪ {(x, y) ∈
R2 | y = x + 2, x ∈ [−1, 2]} e interno D = {(x, y) ∈ R2 | x2 < y < x + 2}.
5. La funzione f (x, y) = log(x2 + y 2 − 1) è definita in D = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 > 1}. Per ogni
α ∈ R l’insieme di livello
Zα (f ) = {(x, y) ∈ D | log(x2 + y 2 − 1) = α} = {(x, y) ∈ D | x2 + y 2 = 1 + eα }
√
è la circonferenza di centro l’origine e raggio 1 + eα > 1.
y
6. La funzione f (x, y) = e x2 è definita in R2 e assume solo valori positivi. L’insieme di livello
y
Zα (f ) = {(x, y) ∈ R2 | e x2 = α} sarà quindi vuoto se α ≤ 0, mentre per α > 0 abbiamo che
y
y
Zα (f ) = {(x, y) ∈ R2 | e x2 = α} = {(x, y) ∈ R2 | x2
= log α}
22
è la parabola y = log α x2 di vertice l’origine.
√
7. La funzione f (x, y) = xy è definita in D = {(x, y) ∈ R2 | xy ≥ 0} e assume solo valori non
√
negativi. L’insieme di livello Zα (f ) = {(x, y) ∈ D | xy = α} è quindi vuoto se α < 0, per α = 0
abbiamo invece che risulta costituito dall’unione dei due assi x = 0 e y = 0 mentre per α > 0
abbiamo che
Zα (f ) = {(x, y) ∈ D | xy = α2 }
α2
è costituito dall’iperbole equilatera y = x .
2x
8. La funzione f (x, y) = x2 +y 2
è definita in D = R2 \ {(0, 0)}. Per ogni α 6= 0 abbiamo che
Zα (f ) = {(x, y) ∈ D | 2x
x2 +y 2
= α} = {(x, y) ∈ D | x2 + y 2 = α2 x}
1 2
= {(x, y) ∈ D | (x − α ) + y2 = 1
α2
}
Zα (f ) = {(x, y) ∈ R2 | (x + 1)2 + y 2 = α2 }
è la circonferenza
p di centro C = (−1, 0) e raggio α. Il grafico della funzione è il cono ad una
falda z = (x + 1)2 + y 2 di vertice (−1, 0, 0) e asse la retta parallela all’asse z per (−1, 0, 0)
−1
y
α−1
x
2 2 2
10. La funzione f (x, y) = x2 + y4 − y + 1 = x2 + (y−2)4 è definita in R2 . Dato che x2 + (y−2)4 ≥0
per ogni (x, y) ∈ R2 , per α < 0 l’insieme di livello Zα (f ) = {(x, y) ∈ R2 | f (x, y) = α} è vuoto,
per α = 0 abbiamo che Z0 (f ) = {(0, 2)} mentre per α > 0 abbiamo
2
Zα (f ) = {(x, y) ∈ R2 | f (x, y) = α} = {(x, y) ∈ R2 | x2 + (y−2)
4 = α}
√ √
e l’insieme di livello è l’ellisse di centro C = (0, 2) e semiassi α, 2 α. Il grafico della funzione
2
è il paraboloide ellittico z = x2 + (y−2)4
23
z
y
2
x
−1 y
24
Il grafico della funzione è il paraboloide iperbolico z = (y − 1)2 − x2 + 1
α y
x
sin(xy) sin(xy)
13. Il limite lim 2 2 non esiste, infatti, posto f (x, y) = x2 +y 2
, lungo le rette y = mx
(x,y)→(0,0) x +y
abbiamo che
sin(mx2 ) mx2 m
lim f (x, mx) = lim
2
= lim 2
=
x→0 x→0 2x x→0 2x 2
e dunque che il limite non è indipendente da m.
x2 +y 2 x2 +y 2
14. Il limite lim y non esiste, infatti, posto f (x, y) = y abbiamo che
(x,y)→(0,0)
2x2
lim f (x, x) = lim =0
x→0 x→0 x
mentre
x2 + x4
lim f (x, x2 ) = lim = 1.
x→0 x→0 x2
Osserviamo che per ogni m ∈ R, risulta lim f (x, mx) = 0.
(x,y)→(0,0)
25
x2 y x2 y
15. Abbiamo che lim 2 2 = 0 infatti, posto f (x, y) = x2 +y 2
si ha che
(x,y)→(0,0) x +y
mx3
lim f (x, mx) = = 0 ∀m ∈ R
x→0 x2 + (mx)2
p
e che per ogni ε >, scelto 0 < δ < ε, se x2 + y 2 < δ allora
x2 y p
|f (x, y)| = ≤ |y| ≤ x2 + y 2 < δ < ε
x2 +y 2
lim f (ρ cos θ, ρ sin θ) = lim ρ(cos θ sin2 θ − cos2 θ sin θ) = 0, ∀θ ∈ [0, 2π].
ρ→0+ ρ→0+
√ xy−x xy−x
17. Per calcolare lim , posto f (x, y) = √ , utilizzando le coordinate polari
(x,y)→(0,1) x2 +(y−1)2 x2 +(y−1)2
centrate in (0, 1), calcoliamo innazitutto il limite lim f (ρ cos θ, 1 + ρ sin θ). Si ha
ρ→0+
ρ2 cos θ sin θ
lim f (ρ cos θ, 1 + ρ sin θ) = lim = 0 ∀θ ∈ [0, 2π]
ρ→0+ ρ→0+ ρ
e il limite risulta uniforme rispetto a θ dato che per ogni θ ∈ [0, 2π] si ha
x+2 x+2
18. Per calcolare lim 2 2, utilizziamo le coordinate polari. Posto f (x, y) = x2 +y 2
, abbiamo
(x,y)→(0,0) x +y
ρ cos θ + 2
lim f (ρ cos θ, ρ sin θ) = lim = +∞ ∀θ ∈ [0, 2π]
ρ→0+ ρ→0+ ρ2
uniformemente rispetto a θ, infatti per ogni 0 < ρ < 1 e θ ∈ [0, 2π] risulta
ρ cos θ + 2 1
f (ρ cos θ, ρ sin θ) = 2
≥ 2 → +∞, per ρ → 0+ .
ρ ρ
26
ESERCIZI sulle FUNZIONI di DUE VARIABILI REALI, parte 2
Calcolare, dove esistono, le derivate parziali delle seguenti funzioni nel loro dominio.
p
4. f (x, y) = 1 − x2 + 2x − y 2
5. f (x, y) = log xy + 2xy 2
6. f (x, y) = arctan x2xy
+y 2
p3
7. f (x, y) = |xy|
8. f (x, y) = |y − 2x| log(1 + x)
p
9. f (x, y) = |x2 − y 2 |
27
Risoluzione
8y 3 − x3
lim f (x, y) = lim = 0 = f (0, 0).
(x,y)→(0,0) (x,y)→(0,0) x2 + y 2
e 9ρ → 0 per ρ → 0+ .
2. Abbiamo che lim f (x, y) = 0 e quindi che la funzione risulta continua in (0, 0). Infatti,
(x,y)→(0,0)
passando alle coordinate polari, abbiamo
e 3ρ → 0 per ρ → 0+ .
3. Per calcolare lim f (x, y) osserviamo innanzitutto che se (x, y) → (0, 0) allora x → 0 e
(x,y)→(0,0)
y → 0 e dunque
e quindi che
p p
x sin y − y sin x (x − y)o( x2 + y 2 ) (x − y) o( x2 + y 2 )
= =p →0
x2 + y 2 x2 + y 2
p
x2 + y 2 x2 + y 2
28
√
x2 +y 2 )
o(
dato che √(x−y)
2 2
≤ √ |x| + √ |y| ≤2e √ → 0.
x +y 2 x +y 2 x +y 2
2 2 2 x +y
In alternativa, utilizzando le coordinate polari, osserviamo che per ogni θ ∈ [0, 2π] fissato, per
ρ → 0+ si ha
ed essendo | sin θ| ≤ 1 e | cos θ| ≤ 1 per ogni θ ∈ [0, 2π], il limite è uniforme rispetto a θ.
Possiamo allora concludere che lim f (x, y) = 0 = f (0, 0) e quindi che la funzione è continua
(x,y)→(0,0)
in (0, 0).
p
4. La funzione f (x, y) = 1 − x2 + 2x − y 2 risulta definita e continua in D = {(x, y) ∈ R2 |
2 2
x − 2x + y ≤ 1} ma risulta derivabile parzialmente solo nei punti interni di D con
∂f 1−x ∂f −y
∂x (x, y) =√ e ∂x (x, y) =√
1−x2 +2x−y 2 1−x2 +2x−y 2
p
7. La funzione f (x, y) = 3 |xy| è definita e continua in D = R2 , dato che è prodotto e composizione
di funzioni continue in D. Poichè
(√
3 xy se xy ≥ 0
f (x, y) = √
− 3 xy se xy < 0
29
possiamo dire che la funzione risulta derivabile parzialmente in ogni punto (x, y) ∈ R2 tale che
xy 6= 0 con
y
31 √
3
se xy > 0 13 √
3
x
se xy > 0
∂f (xy)2 ∂f ∂f (xy)2
∂x (x, y) = y e ∂y (x, y) = ∂x (y, x) =
− 13 √3
se xy < 0 − 13 √3
x
se xy < 0
2
(xy) 2 (xy)
8. La funzione f (x, y) = |y − 2x| log(1 + x) risulta definita e continua nel suo dominio D = {(x, y) ∈
R2 | x > −1}. Inoltre, essendo
(
(y − 2x) log(1 + x) se y ≥ 2x
f (x, y) =
(2x − y) log(1 + x) se y < 2x
possiamo affermare che la funzione risulta derivabile parzialmente in ogni punto (x0 , y0 ) ∈ R2
tale che y0 6= 2x0 con
∂f y0 −2x0 ∂f
∂x (x0 , y0 ) = −2 log(1 + x0 ) + 1+x0 e ∂y (x0 , y0 ) = log(1 + x0 ) se y0 > 2x0
e
∂f 2x0 −y0 ∂f
∂x (x0 , y0 ) = 2 log(1 + x0 ) + 1+x0 e ∂y (x0 , y0 ) = − log(1 + x0 ) se y0 < 2x0
Rimane da discutere la derivabilità nei punti della retta y = 2x.
Nell’origine del piano si ha che la funzione risulta derivabile parzialmente rispetto ad x con
∂f f (h,0)−f (0,0) |2h| log(1+h)
∂x (0, 0) = lim h = lim h = lim |2h| = 0
h→0 h→0 h→0
30
9. La funzione data risulta definita e continua in tutto R2 . Dato che
(p
x2 − y 2 se |x| ≥ |y|
f (x, y) = p
y 2 − x2 se |x| < |y|
possiamo affermare che la funzione risulta derivabile parzialmente in ogni punto (x0 , y0 ) ∈ R2
tale che |x0 | =
6 |y0 | con
∂f ∂f y0
∂x (x0 , y0 ) = √ x20 e ∂y (x0 , y0 ) = −√ se |x0 | > |y0 |
x0 −y02 x20 −y02
e
∂f ∂f y0
∂x (x0 , y0 ) = − √ x20 e ∂y (x0 , y0 ) =√ se |x0 | < |y0 |
y0 −x20 y02 −x20
La funzione non risulta inoltre derivabile parzialmente nei restanti punti delle bisettrici y = ±x.
Infatti, nel punto (x0 , ±x0 ), con x0 6= 0 avremo che la funzione non risulta derivabile parzialmente
rispetto ad x e ad y poichè non esistono i limiti
p p
f (x0 + h, ±x0 ) − f (x0 , ±x0 ) |2hx0 + h2 | p |h|
lim = lim = |2x0 | lim
h→0 h h→0 h h→0 h
e p p
f (x0 , ±x0 + h) − f (x0 , ±x0 ) | ± 2hx0 + h2 | p |h|
lim = lim = |2x0 | lim
h→0 h h→0 h h→0 h
10. La funzione è continua in (0, 0) essendo lim f (x, y) = 0. Infatti, per (x, y) → (0, 0) si ha
(x,y)→(0,0)
1 π
x2 + y 2 → 0+ e arctan x2 +y 2 → 2 , quindi, dall’algebra dei limiti, abbiamo
1
lim f (x, y) = lim (x2 + y 2 ) arctan =0
(x,y)→(0,0) (x,y)→(0,0) x2 + y2
La funzione risulta derivabile parzialmente in (0, 0), difatti risulta
f (x, y) − f (0, 0) − ∂f ∂f
∂x (0, 0)x − ∂y (0, 0)y
1
(x2 + y 2 ) arctan x2 +y 2
lim p = lim p
(x,y)→(0,0) x2 + y 2 (x,y)→(0,0) x2 + y 2
p 1
= lim x2 + y 2 arctan 2 =0
(x,y)→(0,0) x + y2
31
Dal Teorema del gradiente, essendo la funzione differenziabile, possiamo inoltre concludere che
la funzione ammette derivata direzionale in (0, 0) lungo una qualunque direzione ν = (α, β) con
∂f
(0, 0) = ∇f (0, 0) · ν = (0, 0) · (α, β) = 0.
∂ν
log(1 + x2 + y 2 ) x2 + y 2
lim f (x, y) = lim p = lim p = 0 = f (0, 0).
(x,y)→(0,0) (x,y)→(0,0) x2 + y 2 (x,y)→(0,0) x2 + y 2
Non risulta invece derivabile rispetto a x nell’origine dato che non esiste il limite
12. Per verificare che la funzione risulta continua in (0, 0) proviamo che lim f (x, y) = f (0, 0) =
(x,y)→(0,0)
0. Passando alle coordinate polari, calcoliamo innanzittutto lim f (ρ cos θ, ρ sin θ). Abbiamo
ρ→0+
lim f (ρ cos θ, ρ sin θ) = lim ρ(cos θ sin2 θ − cos2 θ sin θ) = 0, ∀θ ∈ [0, 2π],
ρ→0+ ρ→0+
Riguardo la derivabilità, osservato che f (x, 0) = 0 per ogni x ∈ R, possiamo concludere che la
funzione risulta derivabile parzialmente rispetto ad x in (0, 0) con ∂f
∂x (0, 0) = 0. Analogamente,
essendo f (0, y) = 0 per ogni y ∈ R, la funzione risulta derivabile parzialmente rispetto ad y in
(0, 0) con ∂f
∂y (0, 0) = 0.
Per stabilire se la funzione risulta differenziabile in (0, 0) dobbiamo verificare che
f (x, y) − f (0, 0) − ∂f
∂x (0, 0)x −
∂f
∂y (0, 0)y f (x, y)
lim p = lim p = 0.
(x,y)→(0,0) x2 + y 2 (x,y)→(0,0) x2 + y 2
Per calcolare il limite utilizziamo le coordinate polari. Per ogni θ ∈ [0, 2π] abbiamo
f (ρ cos θ, ρ sin θ)
lim = lim (cos θ sin2 θ − cos2 θ sin θ) = cos θ sin2 θ − cos2 θ sin θ
ρ→0+ ρ ρ→0+
32
e quindi che il limite lim √f (x,y) non esiste. La funzione non è quindi differenziabile in
2
x +y 2
(x,y)→(0,0)
(0, 0).
Infine, abbiamo che la funzione risulta derivabile in (0, 0) lungo la direzione ν = ( √25 , − √15 ) con
13. La funzione risulta continua in (0, 0) essendo lim f (x, y) = 0 = f (0, 0). Infatti, passando
(x,y)→(0,0)
alle coordinate polari, per ogni θ ∈ [0, 2π] abbiamo
f (h, 0) − f (0, 0) h3 1
lim = lim 3 = ,
h→0 h h→0 3h 3
e con ∂f
∂y (0, 0) = 0 essendo f (0, y) = 0 per ogni y ∈ R. La funzione risulta derivabile lungo la
direzione ν = ( √12 , √12 ) in (0, 0) dato che
h√3 3
f ( √h2 √h2 ) − f (0, 0) 2 2
− 3 2h√2 − √12 1
lim = lim 2 2 = =− √
h→0 h h→0 h(3 h + h ) 2 2 2
2 2
La funzione non risulta però differenziabile in (0, 0), infatti se risultasse differenziabile, dal
∂f ∂f 1
Teorema del gradiente dovremo avere che ∂ν (0, 0) = ∇f (0, 0) · ν mentre ∂ν (0, 0) = − 2√ 2
6=
1
√
3 2
= ( 31 , 0) · ( √12 , √12 ).
14. La funzione è continua in (0, 0) in quanto lim f (x, y) = 0 = f (0, 0). Infatti, passando alle
(x,y)→(0,0)
coordinate polari, per ogni θ ∈ [0, 2π] abbiamo
p p
lim f (ρ cos θ, ρ sin θ) = lim ρ2 | cos θ sin θ| log(ρ2 ) = lim 2ρ log ρ | cos θ sin θ| = 0
ρ→0+ ρ→0+ ρ→0+
33
La funzione risulta derivabile (0, 0) con ∂f ∂f
∂x (0, 0) = ∂y (0, 0) = 0 essendo f (x, 0) = f (0, y) = 0 per
ogni x, y ∈ R. La funzione non risulta però differenziabile in (0, 0), dato che non esiste il limite
In alternativa potevamo concludere che la funzione non risulta differenziabile in (0, 0) osservatp
che non risulta derivabile in ogni direzione ν = (α, β) (non vale il Teorema del gradiente). Infatti,
abbiamo che la funzione risulta derivabile lungo la direzione ν = (α, β) in (0, 0) solo se αβ = 0,
e quindi solo nelle direzioni degli assi cartesiani, dato che
p
f (αh, βh) − f (0, 0) |h2 αβ| log(h2 α2 + β 2 h2
lim = lim
h→0 h h→0 h (
|h| p 0 se αβ = 0
= lim |αβ| log(h2 ) =
h→0 h ±∞ se αβ 6= 0
15. La funzione è definita in R2 e risulta continua e derivabile parzialmente in R2 \ {(0, 0)} essendo
somma, prodotto, quoziente e composizione di funzioni continue e derivabili con
sin(x3 − y 3 ) x3 − y 3
lim f (x, y) = lim = lim = 0 = f (0, 0).
(x,y)→(0,0) (x,y)→(0,0) x2 + y 2 (x,y)→(0,0) x2 + y 2
Per calcolare l’ultimo limite osserviamo che, passando alle coordinate polari, risulta
ρ3 (cos θ3 − sin3 θ)
lim = lim ρ(cos θ3 − sin3 θ) = 0
ρ→0+ ρ2 ρ→0+
34
∂f ∂f
La funzione risulta inoltre derivabile in (0, 0) con ∂x (0, 0) =1e ∂y (0, 0) = −1, infatti
possiamo affermare che la funzione risulta derivabile parzialmente in ogni punto (x0 , y0 ) ∈ R2
tale che x0 6= y02 con
∂f ∂f
(x0 , y0 ) = 1 e (x0 , y0 ) = −2y0 se x0 > y02
∂x ∂y
e
∂f ∂f
(x0 , y0 ) = −1 e (x0 , y0 ) = 2y0 se x0 < y02
∂x ∂y
Dato che le derivate parziali risultano continue in ogni punto (x0 , y0 ) ∈ R2 tale che x0 6= y02
possiamo concludere che in tali punti la funzione è differenziabile e quindi che ammette derivata
∂f
direzionale lungo ogni direzione ν = (α, β) con ∂ν (x0 , y0 ) = ∇f (x0 , y0 ) · ν.
Riguardo la derivabilità nei punti della parabola x = y 2 , osserviamo innanzitutto che nell’origine
del piano si ha che la funzione non risulta derivabile parzialmente rispetto ad x poichè non esiste
i limite
f (h, 0) − f (0, 0) |h|
lim = lim
h→0 h h→0 h
35
mentre risulta derivabile parzialmente rispetto ad y con
∂f f (0, h) − f (0, 0) h2
(0, 0) = lim = lim =0
∂y h→0 h h→0 h
La funzione non risulta quindi differenziabile nell’origine. La funzione ammette derivata lungo
la direzione ν = (α, β) nel punto (0, 0) se esiste finito il limite
e quindi se e solo se risulta α = 0. Dunque la funzione risulta derivabile in (0, 0) solo lungo le
∂f
direzioni ν± = (0, ±1) per le quali risulta (0, 0) = 0.
∂ν±
Nei restanti punti della parabola x = y 2 a funzione non risulta derivabile parzialmente, e quindi
nemmeno differenziabile. Infatti, nel punto (y02 , y0 ), con y0 6= 0 abbiamo che la funzione non
risulta derivabile parzialmente rispetto ad x e ad y poichè non esistono i limiti
e
f (y02 , y0 + h) − f (y02 , y0 ) |y 2 − (y0 + h)2 | |h||2y0 + h| |h|
lim = lim 0 = lim = |2y0 | lim
h→0 h h→0 h h→0 h h→0 h
La funzione ammette derivata lungo la direzione ν = (α, β) nel punto (y02 , y0 ), con y0 6= 0 se
esiste finito il limite
f (y02 + αh, y0 + βh) − f (y02 , y0 ) |y 2 + αh − (y0 + βh)2 |
lim = lim 0
h→0 h h→0 h
|αh − 2y0 βh + (βh)2 | |h| |α − 2y0 β + β 2 h| |h|
= lim = lim = |α − 2y0 β| lim
h→0 h h→0 h h→0 h
e quindi se e solo se risulta α = 2βy0 . Abbiamo quindi che la funzione ammette derivata
direzionale nei punti (y02 , y0 ), con y0 6= 0 solo nelle direzioni ν± = (± √ 2y0 2 , ± √ 1 2 ) per le
1+4y0 1+4y0
∂f
quali risulta ∂ν± (0, 0) = 0.
36
ESERCIZI sulle FUNZIONI di DUE VARIABILI REALI, parte 3
Determinare, se esistono, i punti di massimo e di minimo relativo delle seguenti funzioni nel loro
dominio
√
1. f (x, y) = x2 − y 2 + 2 3xy
2. f (x, y) = x(y + 1)ex−y
3. f (x, y) = xy(x − y)2
4. f (x, y) = x2 − log xy + y
5. f (x, y) = (x2 + y 2 ) log(x2 + y 2 )
6. f (x, y) = x2 y − 32 y 3
Dopo aver determinato se esistono punti di massimo e di minimo relativo nel dominio, determinare
i punti di massimo e di minimo assoluti delle seguenti funzioni nell’insieme indicato
2 −x2
7. f (x, y) = ey nel triangolo di vertici (0, 0), (1, 0) e (0, 1)
8. f (x, y) = x2 y + 2xy 2 nel triangolo di vertici (0, 0), (0, 12 ) e (1, 0)
37
Risoluzione
√
1. La funzione f (x, y) = x2 −y 2 +2 3xy risulta definita e di classe C 2 su tutto l’aperto R2 . Ne segue
che gli eventuali punti di massimo e minimo relativo saranno punti stazionari della funzione. I
punti stazionari sono le soluzioni del sistema
(
∂f
√
∂x (x, y) = 2x + 2 √3y = 0
∂f
∂y (x, y) = −2y + 2 3x = 0
che ammette come unica soluzione il punto O(0, 0). Per stabilire se tale punto è di massimo o
di minimo valutiamo il determinante hessiano. Abbiamo che
∂2f ∂2f √ ∂2f
(x, y) = 2, (x, y) = 2 3, (x, y) = −2
∂x2 ∂x∂y ∂y 2
e dunque √
2
√ 2 3
detHf (0, 0) = = −16.
2 3 −2
Dal test delle derivate parziali seconde ne segue che O(0, 0) è punto di sella per f (x, y) e dunque
che la funzione non ammette né punti di massimo nè di minimo.
Tale sistema ammette come soluzioni i punti P1 (−1, 0) e P2 (0, −1). Per determinare la natura
di tali punti stazionari valutiamo il determinante hessiano. Essendo
∂2f
(x, y) = (y + 1)(x + 2)ex−y
∂x2
∂2f
(x, y) = −y(x + 1)ex−y
∂x∂y
∂2f
(x, y) = x(y − 1)ex−y
∂y 2
risulta
e−1 0
detHf (−1, 0) = = e−2 > 0
0 e−1
2
e poiché ∂∂xf2 (−1, 0) = e−1 > 0, applicando il test delle derivate parziali seconde otteniamo che
P1 (−1, 0) è punto di minimo relativo. Mentre dato che
0 e
detHf (0, −1) = = −e2 < 0
e 0
otteniamo che P2 (0, 1) è punto di sella. Ne segue che la funzione ammette un solo punto di
minimo relativo e nessun punto di massimo relativo nel suo dominio.
38
3. La funzione f (x, y) = xy(x − y)2 è definita e di classe C 2 su tutto R2 , i punti di massimo e di
minimo saranno quindi punti stazionari. Determiniamone i punti stazionari cercando le soluzioni
del sistema
( (
∂f 2 + 2xy(x − y) = 0
∂x (x, y) = y(x − y) y(x − y)(3x − y) = 0
∂f 2
⇔
∂y (x, y) = x(x − y) − 2xy(x − y) = 0 x(x − y)(x − 3y) = 0
Il sistema ammette come soluzioni tutti e soli i punti della bisettrice y = x. Risulta inoltre
∂2f
(x, y) = 2y(3x − 2y),
∂x2
∂2f
(x, y) = (x − y)(3x − y) − 2y(2x − y),
∂x∂y
∂2f
(x, y) = −2x(2x − 3y)
∂y 2
e dunque per ogni x ∈ R si ha
2x2 −2x2
detHf (x, x) = = 4x4 − 4x2 = 0.
−2x2 2x2
Dal test delle derivate parziali seconde non possiamo concludere nulla. Osserviamo però che
f (x, y)|x=y = f (x, x) = 0 e che f (x, y) > 0 se e solo se xy > 0, x 6= y.
y
y=x
Ne deduciamo quindi che i punti Px (x, x) sono di minimo relativo per ogni x 6= 0 mentre l’origine
P0 (0, 0) è punto di sella
4. La funzione f (x, y) = x2 − log xy + y risulta definita e di classe C 2 sul suo dominio D = {(x, y) ∈
R2 | xy > 0}. Essendo il dominio insieme aperto, ne segue che gli eventuali punti di massimo e
minimo relativo saranno punti stazionari della funzione. I punti stazionari sono le soluzioni del
sistema (
∂f 1
∂x (x, y) = 2x − x = 0
∂f 1
∂y (x, y) = y + 1 = 0
39
che ammette come soluzioni i punti P± (± √12 , −1). Dato che P+ 6∈ D, l’unico punto stazionario
della funzione è P− (− √12 , −1). Per determinare la natura di tale punto valutiamo il determinante
hessiano. Abbiamo che
∂2f 1 ∂2f ∂2f
(x, y) = 2 + x2
, (x, y) = 0 e (x, y) = − y12
∂x2 ∂x∂y ∂y 2
e quindi
4 0
detHf (− √12 , −1) = = −4
0 −1
Dal test delle derivate parziali seconde possiamo quindi concludere che P− (− √12 , −1) è punto di
sella e la funzione non ammette punti di massimo e di minimo relativo nel suo dominio.
5. La funzione è f (x, y) = (x2 + y 2 ) log(x2 + y 2 ) risulta definita e di classe C 2 in R2 \ {(0, 0)}.
Per determinarne i punti di massimo e di minimo relativo in questo caso, osservato che la
funzione risulta costante lungo le circonferenze x2 + y 2 = a ≥ 0, conviene studiare la funzione
F (a) = a log a nell’intervallo (0, +∞).
Abbiamo che lim F (a) = 0 e lim F (a) = +∞. Risulta inoltre F (a) < 0 per ogni 0 < a < 1,
a→0+ a→+∞
F (1) = 0 e F (a) > 0 per ogni a > 1. Abbiamo poi che F 0 (a) = log a + 1 e quindi che F 0 (a) > 0
se e solo se a > 1e . Ne segue che F (a) è strettamente decrescente in (0, 1e ], strettamente crescente
in [ 1e , +∞) e che a = 1e è punto di minimo assoluto per F (a) con F ( 1e ) = − 1e . La funzione non
ammette invece punti di massimo relativo.
Possiamo allora concludere che la funzione f (x, y) ammette come punti di minimo (assoluto)
tutti e soli i punti della circonferenza x2 + y 2 = 1e e non ammette punti di massimo relativo (b) .
6. La funzione f (x, y) = x2 y − 23 y 3 è definita e di classe C 1 su tutto R2 . Ne segue che gli eventuali
punti di massimo e minimo relativo saranno punti stazionari della funzione. I punti stazionari
sono le soluzione del sistema (
∂f
∂x (x, y) = 2xy = 0
∂f 2 2
∂y (x, y) = x − 2y = 0
che ammette come unica soluzione il punto O(0, 0). Essendo f (0, y) = − 23 y 3 funzione stretta-
mente decrescente, avremo che O(0, 0) non risulta né punto di minimo né punto di massimo
relativo (si noti che il determinante hessiano in O(0, 0) è nullo e quindi che non è possibile
applicare il test delle derivate parziali seconde).
O x
(b)
Per esercizio, verificare che i punti della circonferenza x2 + y 2 = 1
e
sono effettivamente i soli punti stazionari della
funzione
40
Ne segue che la funzione non ammette massimi e minimi relativi nel suo dominio.
2 2
7. La funzione f (x, y) = ey −x risulta definita e di classe C 2 su tutto R2 . Gli eventuali punti di
massimi e minimi relativi saranno quindi punti stazionari della funzione. I punti stazionari sono
le soluzione del sistema (
∂f y 2 −x2 = 0
∂x (x, y) = −2xe
∂f y 2 −x2 = 0
∂y (x, y) = 2ye
che ammette come unica soluzione il punto O(0, 0). Per determinare la natura di tale punto
stazionario valutiamo il determinante hessiano. Dato che
∂2f 2 y 2 −x2 ∂2f 2
y 2 −x2 ∂ f 2 2
(x, y) = (−2 + 4x )e , (x, y) = −4xye (x, y) = (2 + 4y 2 )ey −x
∂x2 ∂x∂y ∂y 2
risulta
−2 0
detHf (0, 0) = = −4
0 2
Quindi O(0, 0) non è né punto di massimo né punto di minimo e dunque la funzione non ammette
massimi e minimi relativi nel suo dominio.
Essendo la funzione continua sul triangolo chiuso e limitato T di vertici (0, 0), (1, 0) e (0, 1),
dal Teorema di Weierstrass la funzione ammette massimo e minimo assoluto in T . Per quanto
provato sopra, la funzione non ammette punti stazionari interni al triangolo T , dunque punti
di massimo e minimo assoluti dovranno necessariamente appartenere alla frontiera ∂T . La
frontiera di T è l’unione dei tre segmenti S1 = {(x, 0) | x ∈ [0, 1]}, S2 = {(0, y) | y ∈ [0, 1]} e
S3 = {(x, 1 − x) | x ∈ [0, 1]}. Abbiamo che
2
• lungo il segmento S1 , f (x, y)|S1 = f (x, 0) = e−x , x ∈ [0, 1], è funzione decrescente, quindi
1
max f (x, y) = f (0, 0) = 1 e min f (x, y) = f (1, 0) = .
S1 S1 e
2
• lungo il segmento S2 , f (x, y)|S2 = f (0, y) = ey , y ∈ [0, 1], è funzione crescente da cui
• lungo il segmento S3 , f (x, y)|S3 = f (x, 1 − x) = e1−2x , x ∈ [0, 1], è funzione decrescente e
dunque
1
max f (x, y) = f (0, 1) = e e min f (x, y) = f (1, 0) = .
S3 S3 e
Riunendo quanto ottenuto, risulta che (0, 1) è punto di massimo assoluto in T mentre (1, 0) è
punto di minimo assoluto
1
max f (x, y) = max f (x, y) = f (0, 1) = e e max f (x, y) = max f (x, y) = f (1, 0) = .
T ∂T T ∂T e
41
1
S3
S2
T
0 S1 1
8. La funzione f (x, y) = x2 y + 2xy 2 risulta definita e di classe C 2 su tutto R2 , gli eventuali punti
di massimo e minimo relativo saranno punti stazionari della funzione. I punti stazionari sono le
soluzione del sistema
( (
∂f 2
∂x (x, y) = 2xy + 2y = 0 y(x + y) = 0
∂f 2
⇔
∂y (x, y) = x + 4xy = 0 x(x + 4y) = 0
che ammette come unica soluzione O(0, 0). Tale punto non è né di massimo né di minimo,
osserviamo infatti che lungo la bisettrice y = x si ha che f (x, x) = 2x3 è strettamente crescente.
O x
Per determinare i punti di massimo e minimo assoluti nel triangolo T di vertici (0, 0), (0, 12 ) e
(1, 0), osserviamo innanzitutto che essendo il triangolo chiuso e limitato, dal Teorema di Weier-
strass la funzione ammette massimo e minimo assoluto. Abbiamo visto che la funzione non
ammette punti di massimo e di minimo interni al dominio, determiniamo i punti di massimo
e minimo assoluti sulla frontiera ∂T . Abbiamo che la frontiera di T è unione dei segmenti
S1 = {(0, y) | y ∈ [0, 12 ]}, S2 = {(x, 0) | x ∈ [0, 1]} e S3 = {(x, 1−x
2 ) | x ∈ [0, 1]}. Si ha allora che
• lungo i segmenti S1 e S2 risulta f |S1 (x, y) = f (0, y) = 0 = f (x, 0) = f |S2 (x, y), la funzione è
costante.
• lungo il segmento S3 si ha
2 1−x 1−x 2 2
f |S3 (x, y) = f (x, 1−x 1
2 ) = x 2 + 2x( 2 ) = 2 (x − x ) = g(x), x ∈ [0, 1].
Abbiamo che g 0 (x) = 21 (1 − 2x) ≥ 0 in [0, 1] se e solo se 0 ≤ x ≤ 21 . La funzione g(x) risulta
quindi crescente in [0, 21 ] e decrescente in [ 21 , 1] con g(0) = f (0, 0) = 0 = f (1, 0) = g(1), g( 12 ) =
f ( 21 , 12 (1 − 12 )) = f ( 12 , 41 ) = 12 ( 12 − 14 ) = 18 . Quindi
max f (x, y) = f ( 12 , 41 ) = 1
8 e min f (x, y) = f (0, 0) = f (1, 0) = 0.
S3 S3
42
Otteniamo allora che la funzione ammette come punto di massimo il punto P ( 12 , 41 ) e come punti
di minimo tutti i punti dei segmenti S1 e S2 .
1
2
P
S1 S3
T
0 S2 1
che ha come unica soluzione il punto P (−2, 1). Per stabilire se tale punto risulta di massimo o
di minimo valutiamo il determinante hessiano. Abbiamo
∂2f ∂2f ∂2f
(x, y) = 2, (x, y) = 1 e (x, y) = 2
∂x2 ∂x∂y ∂y 2
e quindi
2 1
detHf (−2, 1) = =3
1 2
Dal test delle derivate parziali seconde ne deduciamo che P (−2, 1) è punto di minimo relativo
con f (−2, 1) = −3.
Riguardo ai massimi e minimi assoluti in A = {(x, y) ∈ R2 | |x| 2 ≤ y ≤ 1}, osserviamo innanzitutto
che A è il triangolo chiuso di vertici i punti (0, 0), (−2, 1) e (2, 1). Essendo la funzione continua
sull’insieme chiuso e limitato A, dal Teorema di Weierstrass la funzione ammette massimo e
minimo assoluto in A. Abbiamo visto che la funzione ammette un unico punto stazionario
P (−2, 1) ma poichè P 6∈ A, possiamo concludere che la funzione non ammette punti stazionari
interni ad A, dunque massimo e minimo assoluti dovranno necessariamente appartenere alla
frontiera ∂A. La frontiera di A è l’unione dei tre segmenti S1 = {(x, 1) | x ∈ [−2, 2]}, S2 =
{(x, x2 ) | x ∈ [0, 2]} e S3 = {(x, − x2 ) | x ∈ [−2, 0]}. Si ha
• lungo il segmento S1 , f (x, y)|S1 = f (x, 1) = x2 + 4x + 1 è funzione crescente in [−2, 2], quindi
• lungo il segmento S2 , f (x, y)|S2 = f (x, x2 ) = 74 x2 + 3x è funzione crescente in [0, 2], quindi
43
• lungo il segmento S3 , f (x, y)|S3 = f (x, − x2 ) = 34 x2 + 3x è funzione crescente in [−2, 0], quindi
max f (x, y) = max f (x, y) = f (2, 1) = 13 e min f (x, y) = min f (x, y) = f (−2, 1) = −3.
A ∂A A ∂A
Quindi punto di massimo assoluto è Q(2, 1) e punto di minimo assoluto è P (−2, 1).
1 S1
P Q
A
S3 S2
−2 0 2
2 2
10. La funzione f (x, y) = e(x+1) +(y−1) risulta definita e di classe C 2 su tutto R2 . Ne segue che gli
eventuali punti di massimo e minimo relativo saranno punti stazionari della funzione. I punti
stazionari sono le soluzione del sistema
( (
∂f (x+1)2 +(y−1)2 = 0
∂x (x, y) = 2(x + 1)e x+1=0
∂f (x+1)2 +(y−1)2 ⇔
∂y (x, y) = 2(y − 1)e =0 y−1=0
che ammette come unica soluzione il punto P (−1, 1). Per stabilire se tale punto è di massimo o
di minimo, valutiamo il determinante hessiano. Essendo
∂2f 2 2
2
(x, y) = 2(3 + 4x + 2x2 )e(x+1) +(y−1) ,
∂x
∂2f 2 2
(x, y) = 4(x + 1)(y − 1)e(x+1) +(y−1)
∂x∂y
∂2f 2 2
2
(x, y) = 2(3 − 4y + 2y 2 )e(x+1) +(y−1)
∂y
risulta
2 0
detHf (−1, 1) = =4
0 2
Quindi, dal test delle derivate parziali seconde, P (−1, 1) è punto di minimo relativo.
In alternativa era sufficiente osservare che f (−1, 1) = 1 e che f (x, y) ≥ 1 per ogni (x, y) ∈ R2 ,
dunque P (−1, 1) risulta punto di minimo assoluto in R2 . Alla stessa conclusione potevamo
giungere osservando che la funzione risulta costante lungo le circonferenze (x+1)2 +(y−1)2 = a ≥
0 e che la funzione ea è strettamente crescente in [0, +∞), con punto di minimo assoluto in a = 0.
In corrispondenza la funzione f (x, y) ammetterà minimo nei punti tali che (x + 1)2 + (y − 1)2 = 0
ovvero in P (−1, 1).
44
Essendo la funzione continua sul dominio chiuso e limitato D = {(x, y) ∈ R2 | |x| ≤ 1, 0 ≤ y ≤ 2},
dal Teorema di Weierstrass la funzione ammette massimo e minimo assoluto in D. Per quanto
provato sopra, la funzione non ammette punti stazionari interni a D, dato che P (−1, 1) ∈ ∂R,
dunque massimo e minimo assoluti dovranno necessariamente appartenere alla frontiera ∂D.
Abbiamo già visto che P (−1, 1) è punto di minimo assoluto (in R2 e quindi anche in D dato
che P ∈ D), cerchiamo quindi il punto di massimo. Osserviamo che D è un quadrato la cui
frontiera è costituita dai segmenti S1 = {(x, 0) | x ∈ [−1, 1]}, S2 = {(x, 2) | x ∈ [−1, 1]},
S3 = {(−1, y) | y ∈ [0, 2]} e S4 = {(1, y) | y ∈ [0, 2]}. Risulta
2 +1
• lungo i segmenti S1 e S2 , f (x, y)|S1 = f (x, 0) = e(x+1) = f (x, 2) = f |S2 (x, y), x ∈ [−1, 1] la
funzione è crescente , quindi
• lungo il segmento S3 f (x, y|S3 = f (−1, y) = e (y−1)2 , y ∈ [0, 2], è funzione decrescente in [0, 1]
e crescente in [1, 2], quindi
2
• lungo il segmento S4 f (x, y|S4 = f (1, y) = e4+(y−1) , y ∈ [0, 2], è funzione decrescente in [0, 1]
e crescente in [1, 2], dunque
e
min f (x, y) = min f (x, y) = f (−1, 1) = 1.
D ∂R
e dunque che punto di minimo assoluto è P (−1, 1) mentre punti di minimo assoluto sono Q(1, 0)
e R(1, 2).
S2 2
R
S3
P D
S4
Q
−1 S1 0 1
45
11. La funzione f (x, y) = x2 + 2y 2 è definita e di classe C 2 su tutto R2 , gli eventuali punti di massimi
e minimi relativi saranno punti stazionari della funzione. I punti stazionari sono dati dal sistema
(
∂f
∂x (x, y) = 2x = 0
∂f
∂y (x, y) = 4y = 0
che ammette come unica soluzione il punto O(0, 0). Per determinare la natura di tale punto
stazionario applichiamo il test delle derivate parziali secondo. Poiché
46
Riunendo quanto ottenuto, concludiamo che
max f (x, y) = max f (x, y) = f (±2, 0) = 4 e min f (x, y) = min f (x, y) = f (0, 0) = 0.
K ∂K K ∂K
e quindi che punti di massimo assoluto sono P± (±2, 0) mentre punto di minimo assoluto è O(0, 0).
1
E
K
P− O P+
−2 S 0 2
12. La funzione f (x, y) = xy(y − x + 3) risulta definita e di classe C 2 su tutto R2 , quindi gli eventuali
punti di massimo e minimo relativo saranno punti stazionari della funzione. I punti stazionari
sono le soluzione del sistema
(
∂f
∂x (x, y) = y(y − 2x + 3) = 0
∂f
∂y (x, y) = x(2y − x + 3) = 0
che ammette come soluzioni i punti O(0, 0), A(1, −1), B(0, −3) e C(3, 0). Risulta inoltre
0 3
• detHf (0, 0) = = −9 ⇒ O(0, 0) è punto di sella,
3 0
2 −1
• detHf (1, −1) = = 3 ⇒ A(1, −1) è punto di minimo relativo,
−1 2
6 −3
• detHf (0, −3) = = −9 ⇒ B(0, −3) è punto di sella,
−3 0
6 −3
• detHf (3, 0) = = −9 ⇒ C(3, 0) è punto di sella.
−3 0
47
• lungo il segmento S3 = {(2, y) ∈ R2 | y ∈ [−2, 0]}, f |S3 (x, y) = f (2, y) = 2y 2 + 2y = g(y)
e la funzione risulta decrescente in [−2, − 12 ], mentre risulta crescente in [− 12 , 0] con g(−2) =
f (2, −2) = 4, g(− 21 ) = f (2, − 12 ) = − 21 e g(0) = f (2, 0) = 0;
• lungo S4 = {(x, −2) ∈ R2 | y ∈ [−2, 0]}, f |S4 (x, y) = f (x, −2) = 2x2 − 2x = h(x) che risulta
decrescente in [0, 21 ], crescente in [ 21 , 2] con h(0) = f (0, −2) = 0, h( 12 ) = f ( 12 , −2) = − 12 e
h(2) = f (2, −2) = 4.
Riunendo quanto trovato otteniamo
max f (x, y) = f (2, −2) = 4 e min f (x, y) = f (2, − 12 ) = f ( 12 , −2) = − 21 .
∂Q ∂Q
Osservato però che nel punto di minimo relativo interno a Q si ha f (1, −1) = −1, concludiamo
che
max f (x, y) = f (2, −2) = 4 e min f (x, y) = f (1, −1) = −1
Q Q
e quindi che il punto A(1, −1) è punto di minimo assoluto mentre B(2, −2) è punto di massimo
assoluto per f (x, y) in Q.
0 S2 2
Q
S1 A S3
−2 B
S4
2
13. La funzione f (x, y) = xy è continua in R2 e il vincolo Z (l’ellisse x4 + y 2 = 1) compatto,
essendo chiuso e limitato. Dal Teorema di Weiestrass abbiamo allora che la funzione ammette
massimo e minimo (assoluto) vincolato a Z. Dato che le funzioni f (x, y) e G(x, y) = x2 + 4y 2
risultano di classe C 2 in R2 e che ∇G(x, y) = (2x, 8y) 6= 0 in Z, dal Teorema sui moltiplicatori
di Lagrange, avremo che se (x0 , y0 ) è punto di massimo o di minimo di f (x, y) vincolato a Z
allora esisterà λ0 ∈ R tale che il punto (x0 , y0 , λ0 ) risulta soluzione del sistema ∇F (x, y, λ) = 0,
essendo F (x, y, λ) = f (x, y) − λ(G(x, y) − 4) = xy − λ(x2 + 4y 2 − 4) la lagrangiana. Il sistema
∇F (x, y, λ) = 0 ammette come soluzioni
∂F √ √
∂x (x, y.λ) = y − 2λx = 0
y = 2λx
x = 2√
x = − √ 2
∂F
∂y (x, y, λ) = x − 8λy = 0
⇔ x = 8λy ⇔ y = ± 22 ∨ y = ± 22
∂F
2 + 4y 2 − 4) = 0 2 + 4y 2 = 4
(x, y, λ) = −(x x λ = ±14 λ = ±14
∂λ
√ √ √ √
I candidati punti di massimo e minimo vincolati sono quindi P± ( 2, ± 22 ) e Q± (− 2, ± 22 ).
Poiché √ √ √ √ √ √ √ √
f ( 2, 22 ) = 1 = f (− 2, − 22 ) e f (− 2, 22 ) = −1 = f ( 2, − 22 ),
ne deduciamo che P+ e Q− sono i punti di massimo mentre P− e Q+ sono i punti di minimo.
48
2 2
14. La funzione f (x, y) = xx2 −y +y 2
risulta continua sul compatto Z = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 = 1},
quindi dal Teorema di Weiestrass abbiamo che esistono i punti di massimo e di minimo di
f (x, y) vincolati a Z. Poiché le funzioni f (x, y) e G(x, y) = x2 + y 2 sono di classe C 2 in R2 e
∇G(x, y) = (2x, 2y) 6= 0 in Z, dal Teorema sui moltiplicatori di Lagrange, i punti di massimo e
di minimo di f (x, y) vincolati a Z saranno da cercarsi tra i punti (x, y) tali che (x, y, λ) risulti
2 −y 2
punto stazionario della lagrangiana F (x, y, λ) = f (x, y) − λ(G(x, y) − 1) = xx2 +y 2 2
2 − λ(x + y − 1)
per qualche λ ∈ R. Determiniamo tali punti risolvendo il sistema
∂F 4xy 2
2
∂x (x, y.λ) = (x2 +y2 )2 − 2λx = 0 x(y − λ) = 0 x = 0 x = ±1
∂F 4x2 y 2
∂y (x, y, λ) = − (x2 +y 2 )2 − 2λy = 0
⇔ y(x + λ) = 0 ⇔ y = ±1 ∨ y = 0
2
∂F (x, y, λ) = −(x2 + y 2 − 1) = 0 x + y2 = 1 λ=0 λ=0
∂λ
I candidati punti di massimo e minimo vincolati sono quindi P± (±1, 0) e Q± (0, ±1). Poiché
f (±1, 0) = 1 e f (0, ±1) = −1, ne deduciamo che P± sono i punti di massimo mentre Q± sono i
punti di minimo.
I candidati punti di massimo e di minimo di f (x, y) vincolati a Z sono quindi i punti P± (0, ±1)
e poiché f (0, 1) = 2 mentre f (0, −1) = −2, otteniamo che P+ è punto di massimo assoluto
vincolato a Z mentre P− è punto di minimo.
49
Teorema sui moltiplicatori di Lagrange, i punti di massimo e di minimo di f (x, y) vincolati a
Z, che non siano singolari, saranno quindi da cercarsi tra i punti stazionari della lagrangiana
F (x, y, λ) = f (x, y) − λG(x, y) = x2 + y 2 − λ(y 2 − x2 + x4 ), ovvero tra le soluzioni del sistema
∂F
3 2
∂x (x, y.λ) = 2x − λ(−2x + 4x ) = 0
x(1 + λ − 2x ) = 0
∂F
∂y (x, y, λ) = 2y − 2λy = 0
⇔ y(1 − λ) = 0
∂F
2
∂λ (x, y, λ) = −(y 2 − x 2 + x4 ) = 0 y = x2 − x4
Il sistema ammette come soluzioni (0, 0, λ) per ogni λ ∈ R e (±1, 0, 1). I candidati punti di
massimo e di minimo di f (x, y) vincolati a Z sono quindi i punti O(0, 0) (punto singolare per
il vincolo) e P± (±1, 0). Abbiamo che f (0, 0) = 0 mentre f (±1, 0) = 1, dunque O è punto di
minimo assoluto, mentre P± sono punti di massimo.
2
17. La funzione f (x, y) = exy−x è definita e di classe C 2 su tutto R2 . Poiché la funzione è continua
sull’insieme chiuso e limitato K = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 1, y ≥ 0, x ≥ 0}, dal Teorema di
Weierstrass la funzione ammette massimo e minimo assoluto in K. Verifichiamo innanzitutto
se la funzione ammette punti di massimo o di minimo interni a K. Dato che la funzione è di
classe C 2 , gli eventuali punti di massimo e di minimo interni a K saranno punti stazionari ovvero
soluzioni del sistema (
∂f xy−x2 = 0
∂x (x, y) = (y − 2x)e
∂f xy−x2 = 0
∂y (x, y) = xe
Tale sistema ammette come unica soluzione il punto O(0, 0) che non risulta però punto interno
a K (appliccando il test delle derivate parziali seconde possiamo in realtà verificare che O non
è né punto di minimo relativo né punto di massimo).
La funzione non ammette quindi punti stazionari interni a K, dunque massimo e minimo assoluti
dovranno necessariamente appartenere alla frontiera ∂K = S1 ∪ S2 ∪ C, essendo S1 il segmento
{(0, y) | y ∈ [0, 1]}, S2 il segmento {(x, 0) | x ∈ [0, 1]} e C l’arco di circonferenza {(x, y) | x2 +y 2 =
1, x ≥ 0, y ≥ 0}.
Abbiamo che f (x, y)|S1 = f (0, y) = 1 è funzione costante in [0, 1] mentre f (x, y)|S2 = f (x, 0) =
2
e−x è funzione decrescente in [0, 1], quindi
max f (x, y) = max f (x, 0) = f (0, 0) = 1 e min f (x, y) = min f (x, 0) = f (1, 0) = e−1 .
S2 x∈[0,1] S2 x∈[0,1]
Infine, utilizzando le coordinate polari per parametrizzare l’arco C otteniamo che f (x, y)|C =
2
f (cos θ, sin θ) = esin θ cos θ−cos θ = g(θ) dove θ ∈ [0, π2 ]. Per studiare la monotonia di tale funzione
osserviamo che posto h(θ) = sin θ cos θ − cos2 θ risulta
(d) 3π 1
p √ 3π 1
p √
dalle formule di bisezione si ha che cos 8
= 2
2− 2 e sin 8
= 2
2+ 2
50
Essendo l’esponenziale funzione crescente, ne deduciamo che
√
2
max f (x, y) = maxπ g(θ) = g( 3π
8 ) =e 4 e min f (x, y) = minπ g(θ) = g( π2 ) = 1.
C θ∈[0, 2 ] C θ∈[0, 2 ]
In alternativa, per determinare i massimi e i minimi della funzione sull’arco C si poteva utilizzare
il metodo di Lagrange, osservato che C è insieme di livello della funzione G(x, y) = x2 + y 2 in
[0, +∞) × [0, +∞).
Da quanto ottenuto deduciamo che punto di massimo assoluto in K è P (cos 3π 3π
8 , sin 8 ) mentre
Q(0, 1) è punto di minimo assoluto.
Q P
S1 K
C
0 S2 1
che non ammette soluzioni in R2 \ {(0, 0)}. Ne deduciamo che i punti di massimo e minimo
assoluti apparterranno alla frontiera ∂D, costituita dall’unione delle circonferenze C1 = {(x, y) ∈
R2 | x2 + y 2 = 1} e C2 = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 = 4}. Abbiamo che
• per studiare la funzione lungo la circonferenza C1 possiamo utilizzare le coordinate polari.
Abbiamo quindi f |C1 (x, y) = f (cos θ, sin θ) = cos θ − sin θ = g(θ), θ ∈ [0, 2π]. Dato che g 0 (θ) =
−(sin θ+cos θ) ≥ 0 se e solo se cos θ ≤ − sin θ e quindi se e solo se θ ∈ [ 43 π, 74 π], la funzione risulta
√ √
crescente in [ 34 π, 74 π], decrescente in [0, 34 π] e [ 74 π, 2π] con g(0) = 1, g( 34 π) = − 2, g( 74 π) = 2
e g(2π) = 1. Quindi
√
2
√
2
√
max f (x, y) = max g(θ) = g( 74 π) = f ( 2 , − 2 ) = 2
C1 [0,2π]
51
e √ √ √
2 2
min f (x, y) = min g1 (θ) = g1 ( 34 π) = f (− 2 , 2 ) =− 2
C1 [0,2π]
• in modo analogo, lungo la circonferenza C2 abbiamo f |C2 (x, y) = f (2 cos θ, 2 sin θ) = 21 (cos θ −
sin θ) = h(θ) = 12 g(θ), θ ∈ [0, 2π]. La funzione h(θ) risulta crescente in [ 34 π, 47 π], decrescente in
√ √
2 2
[0, 34 π] e [ 74 π, 2π] con h(0) = 12 , h( 34 π) = − 2 , h( 47 π) = 2 e h(2π) = 21 . Quindi
√ √ √
2
max f (x, y) = max h(θ) = h( 74 π) = f ( 2, − 2) = 2
C2 [0,2π]
e √ √ √
min f (x, y) = min h(θ) = h( 34 π) = f (− 2, 2) = − 22
C2 [0,2π]
∂F1 x2 +y 2 −2x(x−y)
∂x (x, y, λ) =
(x2 +y 2 )2
− 2λx = 0 1 − 2x(x − y) − 2λx = 0
∂F1 −(x2 +y 2 )−2y(x−y)
∂y (x, y, λ) = (x2 +y 2 )2
− 2λy =0 ⇔ −1 − 2y(x − y) − 2λy = 0 ⇔
2
∂F1 (x, y, λ) = 2 2 x + y2 = 1
∂λ −(x + y − 1) = 0
√
1 2
1 − 2x(x − y) − 2λx = 0 λ = 2x+y x = ±
√2
x+y =0 ⇔ x=0 ⇔ y = ∓ 22
√
2
x + y2 = 1 λ = ∓ 22
2
y =1
√ √
I candidati punti di massimo e di minimo di f (x, y) vincolati a C1 sono quindi i punti P± (± 22 , ∓ 22 ).
√ √ √
Dato che f (± 22 , ∓ 22 )) = ± 2 ne deduciamo che P+ è punto di massimo mentre P− è punto di
minimo. In modo analogo, sulla circonferenza C2 si trova che i candidati punti di massimo e di
√ √ √ √ √
2
minimo di f (x, y) vincolati a C2 sono i punti Q± (± 2, ∓ 2) con f (± 2, ∓ 2) = ± 2 . Quindi
Q+ è punto di massimo mentre Q− è punto di minimo.
Possiamo quindi concludere che P+ è punto di massimo in D mentre P− è punto di minimo:
√
2
√
2
√ √
2
√
2
√
max f (x, y) = f ( 2 , − 2 ) = 2 e min f (x, y) = f (− 2 , 2 ) = − 2.
D D
Q−
P−
K
P+
C1
C2 Q+
52
19. La funzione f (x, y) = x2 + y(1 − x) risulta definita e continua in R2 ed essendo D = {(x, y) ∈
R2 | x2 ≤ y ≤ 4} chiuso e limitato, dal Teorema di Weierstrass la funzione ammette massimo
e minimo assoluto. Dato che la funzione è di classe C 2 in R2 , gli eventuali punti di massimo e
minimo interni a D saranno punti stazionari della funzione, ovvero soluzioni del sistema
( (
∂f
∂x (x, y) = 2x − y = 0 x=1
∂f ⇔
∂y (x, y) = 1 − x = 0 y=2
Il sistema ha come soluzione P (1, 2), interno a D, con f (1, 2) = 1, quindi unico candidato punto
di massimo o di minimo interno a K. Determiniamo ora i punti di massimo e minimo assoluti
sulla frontiera ∂D. Abbiamo che
• lungo il segmento S = {(x, 4) ∈ R2 | x ∈ [−2, 2]} risulta
Quindi, candidati punti di massimo e minimo vincolati a P sono i punti (0, 0) e ( 43 , 16 9 ) con
f (0, 0) = 0 e f ( 34 , 16
9 ) = 32
27 . Osserviamo però che nei punti estremali dell’arco di parabola P si
ha che f (2, 4) = 0 e f (−2, 4) = 16, quindi
Osservato che nel punto stazionario interno f (1, 2) = 1 e che 0 < 1 < 16, possiamo concludere
che sono punti di minimo i punti O(0, 0) e P (2, 4) mentre risulta punto di massimo R(2, −4)
53
R S P
Q+
P
e la funzione è crescente in [0, 2] con g1 (0) = f (0, −4) = 0 e g1 (2) = f (2, −4) = 56. Dunque
54
e la funzione è crescente in [ 32 , 2] e decrescente in [0, 32 ] con g3 (0) = f (0, 4) = 0, g3 ( 32 ) = f (2, 4) =
−9 e g3 (2) = f (2, 4) = −8. Da cui
• lungo il segmento S4 = {(0, y) ∈ R2 | y ∈ [−4, 4]} si ha che f |S4 (x, y) = f (0, y) = 0, y ∈ [−4, 4],
e la funzione costante.
Riunendo quanto trovato, otteniamo che
S3
P+
S4
R
S2
Q
S1
55
ESERCIZI sulle SUPERFICI
1. Determinare una parametrizzazione della superficie semplice e regolare avente per sostegno
2
S il cilindro ellittico x2 + y4 = 1, z ∈ [0, 3]. Determinarne versore normale e piano tangente in
P (0, 2, 1).
2. Determinare una parametrizzazione della superficie semplice e regolare avente per sostegno la
porzione di sfera S = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 + z 2 = 1, z ∈ [ 21 , 1], y ≥ 0}. Determinarne versore
√ √ √
2 6 2
normale e piano tangente in P ( 4 , 4 , 2 ).
3. Determinare una parametrizzazione della superficie semplice e regolare avente per sostegno
S la porzione di sfera x2 + y 2 + z 2 = 4 esterna al cilindro x2 + y 2 = 1 nella regione z ≥ 0 (
S = {(x, y, z) ∈ R3 | x2√ 2 + z 2 = 4, x2 + y 2 ≥ 1, z ≥ 0}). Determinarne versore normale e
+ y√
piano tangente in P (0, 2, 2).
4. Determinare una parametrizzazione della superficie semplice e regolare avente per sostegno
la porzione di cono C = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 = z 2 , z ∈ [1, 3], y ≥ 0}. Determinarne versore
normale nel punto P (0, 2, 2) e stabilire se la parametrizzazione determina un orientamento del
versore normale entrante o uscente nel solido avente per frontiera laterale il cono C.
5. Determinare una parametrizzazione della superficie semplice e regolare avente per sostegno la
porzione di paraboloide S = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 = 4z, x ≥ 0, z ∈ [1, 4]}. Determinarne ver-
sore normale nel punto P (2, 0, 1) e stabilire se la parametrizzazione determina un orientamento
del versore normale entrante o uscente nel solido avente per frontiera laterale il paraboloide S.
8. Determinare una parametrizzazione della superficie semplice avente per sostegno la regione
S ottenuta dalla rotazione di un angolo di 2π radianti attorno all’asse z della curva semplice e
regolare di sostegno γ = {(x, z) ∈ R2 | x2 + y 2 − 2x = 3, x ≥ 2}. Determinare il versore normale
alla superficie nel punto P (0, 3, 0).
9. Determinare una parametrizzazione del cilindro generalizzato generato dalla curva avente per
sostegno l’intersezione della sfera x2 + y 2 + z 2 = 1 con il piano z = x + 1 e avente come vettori
direttori i vettori paralleli al vettore w = (0, 1, 1). Stabilire se la superficie risulta regolare.
10. Determinare una parametrizzazione del cono generalizzato avente come generatrice la spirale
γ(θ) = (θ cos θ, θ sin θ, 1), θ ∈ [0, 4π] e vertice l’origine P (0, 0, 0). Stabilire se la superficie risulta
regolare.
56
Risoluzione
1. Per parametrizzare la superficie semplice e regolare avente per sostegno il cilindro ellittico
2
S definito da x2 + y4 = 1, z ∈ [0, 3], possiamo utilizzare le coordinate cilindriche “ellittiche”
ponendo
x = cos θ
Φ: y = 2 sin θ
z=z
e facendo variare θ ∈ [0, 2π] e z ∈ [0, 3]. Tale superficie risulta regolare difatti
Φθ (θ, z) = (− sin θ, 2 cos θ, 0) e Φz (θ, z) = (0, 0, 1)
sono linearmente indipendenti essendo
Φθ (θ, z) ∧ Φz (θ, z) = (2 cos θ, sin θ, 0)
√
e kΦθ (θ, z)∧Φz (θ, z)k = 3 cos2 θ + 1 > 0 per ogni (θ, z) ∈ [0, 2π]×[0, 3]. Il punto P (0, 2, 1)
corrisponde a Φ( π2 , 1), quindi
Φθ ( π2 , 1) ∧ Φz ( π2 , 1)
N( π2 , 1) = = (0, 1, 0)
kΦθ ( π2 , 1) ∧ Φz ( π2 , 1)k
e il piano tangente alla superficie in punto P (0, 2, 1) avrà equazione
(0, 1, 0) · (x, y − 2, z − 1) = 0 ⇔ y = 2.
2. Per parametrizzare la superficie semplice e regolare avente per sostegno la porzione di sfera
S = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 + z 2 = 1, z ∈ [ 21 , 1], y ≥ 0} possiamo utilizzare le coordinate
sferiche
x = sin ϕ cos θ
Φ: y = sin ϕ sin θ
z = cos ϕ
che descriveranno il nostro sostegno facendo variare ϕ ∈ [0, π3 ], dato che z = cos ϕ ∈ [ 21 , 1]
per ϕ ∈ [0, π3 ]) e θ ∈ [0, π] (poiché deve risultare y = sin ϕ sin θ ≥ 0). La superficie risulta
di classe C 1 con
Φϕ (ϕ, θ) = (cos ϕ cos θ, cos ϕ sin θ, − sin ϕ) e Φθ (ϕ, θ) = (− sin ϕ sin θ, sin ϕ cos θ, 0).
Si ha
Φϕ (ϕ, θ) ∧ Φθ (ϕ, θ) = (sin2 ϕ cos θ, sin2 ϕ sin θ, sin ϕ cos ϕ)
e dunque kΦϕ (ϕ, θ) ∧ Φθ (ϕ, θ)k = sin ϕ > 0 per ogni (ϕ, θ) ∈ (0, π3 ] × [0, π]. Ne segue
√ √ √
2 6 2 π π
che la superficie è regolare. Nel punto P ( 4 , 4 , 2√) = Φ( 4 , 3 ) abbiamo che Φϕ ( π4 , π3 ) ∧
√
3 1
Φθ ( π4 , π3 ) = ( 14 , 4 , 2) con kΦϕ ( π4 , π3 ) ∧ Φθ ( π4 , π3 )k = 22 . Quindi il versore normale sarà
√ √ √
N( π4 , π3 ) = ( 42 , 46 , 22 )
e il piano tangente avrà equazione
√
2
√ √
6 2
√
2
√
6
√
2
√ √
( 4 , 4 , 2 ) · (x − 4 ,y − 4 ,z − 2 ) =0 ⇔ x+ 3y + 2z = 2 2.
57
3. Per determinare una parametrizzazione della superficie semplice e regolare avente per
sostegno la porzione di sfera x2 + y 2 + z 2 = 4 esterna al cilindro x2 + y 2 = 1 nella re-
gione z ≥ 0, osserviamo innanzitutto che l’intersezione del cilindro con la sfera è data
da
2 2 2 √
x + y + z = 4
(
z = 3
x2 + y 2 = 1 ⇔
x + y2 = 1
2
z≥0
avremo che queste descriveranno il nostro sostegno facendo variare θ ∈ [0, 2π] e ϕ ∈ [ π6 , π2 ],
√
dato che z = 2 cos ϕ ∈ [0, 3] per ϕ ∈ [ π6 , π2 ]. Come nell’esercizio precedente abbiamo che
la superficie risulta regolare con
Φϕ (ϕ, θ) ∧ Φθ (ϕ, θ) = 4(sin2 ϕ cos θ, sin2 ϕ sin θ, sin ϕ cos ϕ)
√ √
e kΦϕ (ϕ, θ) ∧ Φθ (ϕ, θ)k = 4 sin ϕ per ogni (ϕ, θ) ∈ [ π6 , π2 ] × [0, 2π]. Il punto P (0, 2, 2)
corrisponde a Φ( π4 , π2 ), dunque si ha Φϕ ( π4 , π2 ) ∧ Φθ ( π4 , π2 ) = (0, 2, 2), da cui
N( π4 , π) = 0, √12 , √12
√ √
e il piano tangente in P (0, 2, 2) avrà equazione
√ √ √
0, √12 , √12 · (x, y − 2, z − 2) = 0 ⇔ y + z = 2 2.
4. Per parametrizzare la superficie semplice e regolare avente per sostegno la porzione di cono
C = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 = z 2 , z ∈ [1, 3], y ≥ 0} utilizziamo le coordinate cilindriche
x = z cos θ
Φ: y = z sin θ
z=z
con z ∈ [1, 3] e θ ∈ [0, π], dato che deve risultare y = z sin θ ≥ 0. Abbiamo che la superficie √
è di classe C 1 con Φθ (θ, z) ∧ Φz (θ, z) = (z cos θ, z sin θ, −z) e kΦθ (θ, z) ∧ Φz (θ, z)k = 2z per
ogni (θ, z) ∈ [− π2 , π2 ] × [1, 3]. Possiamo quindi concludere che la superficie risulta
regolare.
Il versore normale in P (0, 2, 2) = Φ( π2 , 2) è quindi N( π2 , 2) = 0, √12 , − √12 . Tale vettore,
avendo seconda componente positiva, determina un orientamente uscente dal solido avente
per frontiera laterale il cono C.
5. Per determinare una parametrizzazione della superficie semplice e regolare avente per
sostegno la porzione di paraboloide S = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 = 4z, x ≥ 0, z ∈ [1, 4]}
utilizziamo nuovamente le coordinate cilindriche ponendo
√
x = 2√ z cos θ
Φ: y = 2 z sin θ
z=z
58
√
con z ∈ [1, 4] e θ ∈ [− π2 , π2 ], poiché deve risultare x = 2 z cos θ ≥ 0. Abbiamo che la
√ √
superficie è di classe C 1 con Φθ (θ, z) ∧ Φz (θ, z) = (2 z cos θ, 2 z sin θ, −2) e kΦθ (θ, z) ∧
Φz (θ, z)k = 4z + 4 per ogni (θ, z) ∈ [− π2 , π2 ] × [1, 4]. Ne segue allora che la superficie è
regolare.
Il versore normale in P (2, 0, 1) = Φ(0, 1) è quindi N(0, 1) = √12 , 0, − √12 . Tale vettore,
avendo prima componente positiva, determina un orientamente uscente dal solido avente
per frontiera laterale la superficie S.
Provare a ottenere il risultato utilizzando le parametrizzazione alternative
x = 2t cos θ
Ψ: y = 2t sin θ (t, θ) ∈ [1, 2] × [− π2 , π2 ]
z = t2
e
x = u cos θ
Ψ: y = v sin θ (u, v) ∈ D = {(u, v) | 4 ≤ u2 + v 2 ≤ 16}
z = 14 (u2 + v 2 )
6. Osservato che una parametrizzazione della curva avente per sostegno γ è data da ϕ(x) =
(x, x − 1), x ∈ [1, 2], una parametrizzazione della superficie di rotazione si può ottenere
utilizzando le coordinate cilindriche ponendo
x = x cos θ
Φ: y = x sin θ (x, θ) ∈ [1, 2] × [0, π].
z =x−1
Osserviamo che risulta Φx (x, θ) ∧ Φθ (x, θ) = (−x cos θ, −x sin θ, x) e kΦx (x, θ) ∧ Φθ (x, θ)k =
√
2x, per ogni (x, θ) ∈ [1, 2] × [0, π].
7. Osserviamo che la frontiera del dominio D = {(x, z) ∈ R2 | 1 ≤ x ≤ 2 − z 2 , z ∈ [−1, 1]} è
l’unione del segmento S = {(1, z) | z ∈ [−1, 1]} e dell’arco di parabola P = {(2 − z 2 , z) |
z ∈ [−1, 1]}. La superficie risulta quindi unione di due superfici di rotazione: il cilindro S1
generato dalla rotazione del segmento S e la superficie S2 generata dalla rotazione dell’arco
di parabola. Una parametrizzazione del cilindro S1 è data da
x = cos θ
Φ1 : y = sin θ (z, θ) ∈ [−1, 1] × [0, 2π].
z=z
8. Osserviamo innanzitutto che il sostegno della curva è l’arco di circonferenza di centro (1, 0)
e raggio 2 nella regione x ≥ 2. Una parametrizzazione di tale curva sarà quindi data da
ϕ(t) = (1 + 2 cos t, 2 sin t), t ∈ [− π3 , π3 ].
59
Usando le coordinate cilindriche, una parametrizzazione della superficie di rotazione sarà
x = (1 + 2 cos t) cos θ
Φ: y = (1 + 2 cos t) sin θ (t, θ) ∈ [− π3 , π3 ] × [0, 2π].
z = 2 sin t
da cui Φt (0, π2 ) ∧ Φθ (0, π2 ) = (0, −6, 0) e il versore normale in P è N(0, π2 ) = (0, −1, 0).
9. Per determinare una parametrizzazione della curva, osserviamo che il sostegno è dato
dall’intersezione
(x+ 12 )2 + y2 = 1
( (
2 2 2
x +y +z =1 2 2 2
x + y + (x + 1) = 1 1 1
⇔ ⇔ 4 2
z =x+1 z =x+1 z = x + 1
60
Abbiamo che la superficie risulta di classe C 1 con
Φt (t, s) = (− 12 sin t, √12 cos t, − 12 sin t) e Φs (t, θ) = (0, 1, 1)
da cui
Φt (t, s) ∧ Φs (t, s) = ( √12 cos t + 21 sin t, 12 sin t, − 12 sin t)
e q
kΦt (t, s) ∧ Φs (t, s)k = 1 + 14 sin2 t + 1
√
2 2
sin(2t)
Dato che kΦt (t, s) ∧ Φs (t, s)k =
6 0 per ogni (t, s) possiamo concludere che la superficie è
regolare.
10. Osservato che la retta passante per il punto della spirale γ(θ) = (θ cos θ, θ sin θ, 1) e per
l’origine è determinata dal vettore direttore w(θ) = (θ cos θ, θ sin θ, 1), una parametriz-
zazione del cono generalizzato sarà allora data da
x = sθ cos θ
Φ : y = sθ sin θ , s ∈ R, θ ∈ [0, 2π]
z=s
1
1
3
9 · (27) 2 1
1 1 1 3 3 7 3 5 √
(33 )− 4 = 3 3 ·(2+ 2 )− 4 = 3 6 4 = 3 12 =
3 12
b= 1 = 32 · (33 ) 2 35
(27) 4
61
ESERCIZI su INTEGRALI CURVILINEI
√
Z
7. x ds, γ è la curva semplice avente per sostegno l’intersezione delle superfici y = 3x2 e
√γ
3z = 2xy nella regione 0 ≤ z ≤ 16.
Determinare le coordinate del baricentro dei seguenti corpi filiformi disposti lungo il sostegno delle
curve indicate.
8. La cicloide ϕ(t) = (r(t − sin t), r(1 − cos t)), t ∈ [0, 2π], di densità di massa costante;
9. La lettera L sapendo che la lunghezza del segmento verticale è il doppio di quella del segmento
orizzontale e che la densità di massa del segmento orizzontale è il triplo di quella del segmento
verticale, costante nei due segmenti;
10. La curva semplice avente per sostegno la frontiera dell’insieme D = {(x, y) ∈ R2 | (x − 1)2 + y 2 ≥
1, x2 + y 2 ≤ 1} di densità di massa δ(x, y) = x2 + 1;
11. L’elica cilindrica ϕ(t) = (2 cos t, 2 sin t, t), t ∈ [0, 4π], di densità di massa δ(x, y, z) = z 2 ;
12. La curva semplice avente per sostegno l’intersezione della sfera x2 + y 2 + z 2 = 4 con il piano
x = y nella regione z ≥ 0 di densità di massa costante.
62
Risoluzione
3 2 1 0 2
1. Abbiamo √
0
√ = (t , t ), t ∈ [−1, 1] è di classe C con ϕ (t) = (3t , 2t) e quindi
che la curva ϕ(t)
4 2 2
kϕ (t)k = 9t + 4t = |t| 9t + 4. Otteniamo allora
Z Z 1 p
3
x − x ds = (t3 − t9 )|t| 9t2 + 4 dt = 0
γ −1
2 √
3. La curva con sostegno la frontiera di D = {(x, y) | x4 + y 2 ≤ 1, x ≥ 2} è unione delle curve
2 √
γ1 con sostegno l’arco di ellisse {(x, y) | x4 + y 2 = 1, x ≥ 2} e γ2 con sostegno il segmento
√ √
{( 2, y) | |y| ≤ 22 }. Dalla proprietà di additività dell’integrale abbiamo allora che
Z Z Z
2x ds = 2x ds + 2x ds
γ γ1 γ2
Una parametrizzazione della curva γ1 è ϕ1 (t) = (2 cos t, sin t), t ∈ [− π4 , π4 ], mentre una parametriz-
√ √ √
zazione di γ2 è data ϕ2 (t) = ( 2, t), t ∈ [− 22 , 22 ]. Otteniamo allora che
√
π 2
Z Z Z Z
4 p
2
Z
2 √
2x ds = 2x ds + 2x ds = 4 cos t 3 sin t + 1 dt + √ 2 2 dt
γ γ1 γ2 − π4 − 2
2
π
Z
4 √ q√
= √4 3 cos t ( 3 sin t)2 + 1 dt + 4
3
− π4
h√
p √ p iπ
4
= √2 3 sin2 t + 1 + log( 3 sin t + 3 sin2 t + 1) π + 4
3 sin t
3 −4
√ q5 √ √
q q
6 6
= 2 2 2 + √3 log( 2 + 2 ) − log(− 2 + 52 ) + 4
2 5
√ √ √ √ √
= 2 2 + √23 (log( 10 + 6) − log( 10 − 6)) + 4
4. Dato che ϕ(t) = (cos t, sin t, 2t), t ∈ [0, π2 ], abbiamo ϕ0 (t) = (− sin t, cos t, 2) e dunque kϕ0 (t)k =
√
5. Otteniamo allora
Z Z π √ √ √
2
2 π
xy ds = cos t sin2 t 5 dt = 35 sin3 t 02 = 35
γ 0
63
5. Una parametrizzazionepdella curva è data da ϕ(θ) = (1 + cos θ, sin θ, 3 + 2 cos θ), θ ∈ [0, π].
Osservato che ϕ0 (θ) = 1 + 4 sin2 θ abbiamo
Z Z π p Z π p
2 1
3x − z ds = cos θ 1 + 4 sin θ dθ = 2 2 cos θ 1 + (2 sin θ)2 dθ
γ 0 0
h p p iπ
= 14 2 sin θ 1 + 4 sin2 θ + log(2 sin θ + 1 + 4 sin2 θ) = 0
0
6. Una parametrizzazione della curva è data da ϕ(θ) = (cos θ, sin θ, cos2 θ + 1), θ ∈ [− π4 , π4 ]. Dato
p
che ϕ0 (θ) = 1 + 4 cos2 θ sin2 θ abbiamo
Z Z π
4 p
2 2
x − y ds = (cos2 θ − sin2 θ) 1 + 4 cos2 θ sin2 θ dθ
γ − π4
Z π q
4
1
= 2 2 cos(2θ) 1 + sin2 (2θ) dθ
− π4
q q π
4
1 2 2
= 4 sin(2θ) 1 + sin (2θ) + log(sin(2θ) + 1 + sin (2θ))
− π4
√ √ √
= 14 (2 2 + log( 2 + 1) − log( 2 − 1))
√
dove t ∈ [0, 2] poiché per tali valori risulta 0 ≤ z = 2t3 ≤ 16. Dato che kϕ0 (t)k = 1 + 12t2 + 36t2 =
6t2 + 1 otteniamo
Z Z 2 Z 2
2
t(6t2 + 1) dt = 6t3 + t dt = 32 t4 + 12 t2 0 = 26
x ds =
γ 0 0
8. Per la cicloide ϕ(t) = (r(t − sin t), r(1 − cos t)), t ∈ [0, 2π], abbiamo che kϕ0 (t)k = 2r sin 2t per
ogni t ∈ [0, 2π] e quindi
Z Z 2π
L(γ) = ds = 2r sin 2t dt = 8r
γ 0
e Z Z 2π
1 1
yB = 8r y ds = 8r r(1 − cos t)2r sin 2t dt = 43 r.
γ 0
64
9. Possiamo pensare alla lettera L come all’unione delle curve γo , avente per sostegno il segmento
orizzontale So = {(x, 0) | x ∈ [0, `]}, e γv , avente per sostegno il segmento verticale Sv = {(0, y) |
y ∈ [0, 2`]}. Scelta la densità di massa δv (x, y) = k per la curva γv , avremo che la densità della
curva γo è δo (x, y) = 3k. Con tali scelte risulta
`
m(γo ) = 3kL(γo ) = 3k`, x(Bo ) = e y(Bo ) = 0
2
mentre
m(γv ) = kL(γv ) = 2k`, x(Bv ) = 0 e y(Bv ) = `
Dalla proprietà distributiva dei baricentri abbiamo allora che il baricentro della lettera L è il
punto di coordinate
10. Osserviamo innanzitutto che la curva risulta unione delle curve γ1 di sostegno {(x, y) ∈ R2 |
x2 + y 2 = 1, x ∈ [−1, 21 ]} e γ2 di sostegno {(x, y) ∈ R2 | (x − 1)2 + y 2 = 1, x ∈ [0, 21 ]}.
Determiniamo le coordinate del baricentro B1 e B2 di tali curve. Una parametrizzazione di γ1 è
data da ϕ1 (t) = (cos t, sin t), t ∈ [ π3 , 35 π], quindi
5
Z Z
3
π 35 π √
2
cos2 t + 1 dt = 3
1
m(γ1 ) = 1 + x ds = 2 (t + cos t sin t) + t π = 2π − 4
π 3
γ1 3
Osservato poi che la curva è simmetrica rispetto all’asse x e la densità di massa dipende solo da
65
x, possiamo dedurre che y(B1 ) = 0 mentre
5
Z Z π
1 2 1 3
x(B1 ) = x(1 + x ) ds = √ cos t(cos2 t + 1) dt
m(γ1 ) γ1 2π − 3 π
4 3
5
π
√
3
√
−2 3
Z
1 3
2 1 5π
2 sin t − 13 sin3 t 3π = 4
= √ cos t(2 − sin t) dt = √ √
3 3 3
2π − 4
π
3 2π − 4
3
2π − 4
(si noti che x(B1 ) ∈ (−1, 0)). Allo stesso modo, una parametrizzazione di γ2 è data da ϕ2 (t) =
(1 + cos t, sin t), t ∈ [ 32 π, 43 π], quindi
4
Z
2
Z
3
π 43 π √
1 + (1 + cos t)2 dt =
1 5 7
m(γ2 ) = 1 + x ds = 2 (t + cos t sin t) + 2 sin t + 2t 2
π
= 3 π − 4 3
2 3
γ2 3
π
Dalla proprietà distributiva del baricentro otteniamo allora che le coordinate del baricentro B
della curva data sono y(B) = 0 e
Essendo la curva simmetrica rispetto all’asse z e la densità di massa funzione della sola z,
possiamo concludere che il baricentro cade sull’asse z, ovvero che x(B) = y(B) = 0. Abbiamo
poi Z Z 4π √
3
3
z(B) = 64 5π3
√ 3
z ds = 64 5π3
√ t3 5 dt = 3π
γ 0
√ √
12. Una parametrizzazione della curva è data da ϕ(t) = ( 2 cos t, 2 cos t, 2 sin t), t ∈ [0, π], con
kϕ0 (t)k = 2. Abbiamo che Z Z π
L(γ) = ds = 2 dt = 2π
γ 0
66
e il baricentro ha coordinate
1
Z
1
Z π √
x(B) = 2π x ds = 2π 2 2 cos t dt = 0,
γ 0
1
Z
1
Z π √
y(B) = 2π y ds = 2π 2 2 cos t dt = 0
γ 0
e Z Z π
1 1 4
z(B) = 2π z ds = 2π 4 sin t dt =
γ 0 π
67
ESERCIZI su INTEGRALI DOPPI e di SUPERFICIE
Determinare le coordinate del baricentro dei seguenti corpi piani di densità di massa indicata.
14. La superficie S avente per sostegno la porzione di parabolide z = x2 + y 2 con z ∈ [0, 4];
15. La superficie S avente per sostegno la calotta sferica x2 + y 2 + z 2 = 1 di altezza 12 .
16. La superficie S avente per sostegno la regione della sfera x2 + y 2 + z 2 = 1 con z ∈ [0, 12 ].
17. La superficie ottenuta dalla rotazione dell’arco di circonferenza (x − 2)2 + z 2 = 1 con z ≥ 0, x ≤ 2
attorno all’asse z di un angolo di π radianti.
18. L’elicoide Φ(t, s) = (as cos t, as sin t, bt) con (t, s) ∈ [0, 4π] × [0, 2].
68
Risoluzione
ZZ
1. Per calcolare l’integrale xydxdy, dove D = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 2, x ≤ y 2 , y ≥ 0},
D
osservato che ( (
x2 + y 2 = 2 x=1
⇔
x = y2 y = ±1 ,
riduzione otteniamo:
ZZ ZZ ZZ
xy dxdy = xy dxdy + xy dxdy
D D1 D2
√ √
Z 1 Z 2−x2 Z 0 Z 2−x2
= ( √
xy dy) dx + √ ( xy dy) dx
0 x − 2 0
Z 1 h i√2−x2 Z 0 h i√2−x2
y2 y2
= x 2 √x √ x dx + dx 2 0
0 − 2
Z 1 Z 0
= 1
2 2x − x − x dx + 2 √ 2x − x3 dx
3 2 1
0 − 2
h i1 h 4 0
i
1 2 x4 x3 2
= 2 x − 4 − 3 + 2 x − x4 √ = 24
1 5
− 21 7
= − 24
0 − 2
ZZ p
2. Per calcolare |x−1| dx dy, dove D = {(x, y) ∈ R2 |
2y − y 2 ≤ x ≤ 2−y, y ≥ 0}, osserviamo
D √
che D = D1 ∪ D2 essendo D1 = {(x, y) | x ∈ [0, 1], 0 ≤ y ≤ 1 − 1 − x2 } e D2 = {(x, y) | x ∈
[1, 2], 0 ≤ y ≤ 2 − x}.
69
0
√
ZZ
x
3. Calcoliamo (x2 +y 2 )2
dx dy dove D = {(x, y) ∈ R2 | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 4x, 0 ≤ y ≤ 3x}. Il
D
dominio è rappresentato in figura
70
Per calcolare l’integrale possiamo utilizzare le coordinate polari, ponendo
(
x = ρ cos θ
y = ρ sin θ
ZZ
4. Calcoliamo x dxdy dove D = {(x, y) ∈ R2 | |2y − x| ≤ 2, |2y + x| ≤ 2}
D
Il dominio risulta normale sia rispetto a x che a y, usiamo però la formula di cambiamento di
variabili ponendo ( (
u = 2y − x = x = 21 (v − u)
⇔
v = 2y + x y = 41 (u + v)
Abbiamo allora che il determinante della matrice jacobiana di g(u, v) = ( 12 (v − u), 41 (u + v)) è
− 41 e che D = g(T ) dove T = {(u, v) ∈ R2 | |u| ≤ 2, |v| ≤ 2}, quindi
ZZ ZZ Z 2 Z 2
1
x dxdy = 2 (v − u) 14 dudv = 1
8 ( v − u dv)du
D T −2 −2
Z 2 h i2 Z 2
1 v2 1
= 8 2 − uv du = 2 −4u du = 0
−2 −2 −2
71
essendo l’integranda dispari e l’intervallo di integrazione simmetrico rispetto all’origine. Al
risultato potevamo arrivare subito osservando che il dominio risulta simmetrico rispetto all’asse
y e l’integranda antisimmetrica rispetto a tale asse.
ZZ
5. Per calcolare log x dx dy dove D è la regione del compresa tra la retta 2x+2y = 5 e l’iperbole
D
xy = 1 osserviamo che il dominio è normale rispetto a x con D = {(x, y) ∈ R2 | x ∈ [ 21 , 2], 1
x ≤
y ≤ 25 − x}
quindi
5
ZZ Z 2Z 2
−x Z 2
log x dxdy = log x dy)dx = ( 52 − x) log x − 1
x log x dx
1 1
D 2
1/x 2
h i2 Z 2 h i2
x2 log2 x
= ( 52 x − 2 ) log x 1
− 5
2 − x
2 dx − 2 1
1
2 2 2
h i2
x2 x2 log2 x
= ( 52 x − 2 ) log x − 52 x − 4 − 2 1
= 15
8 log 2 − 75
16
2
72
Poichè il determinante della matrice jacobiana della trasformazione è pari a 2ρ otteniamo
π
ZZ ZZ Z
4
Z 1
π
µ(E) = dxdy = 2ρ dρdθ = 2ρ dρdθ = 4
E T 0 0
mentre
π √
ZZ ZZ Z
4
Z 1
2 8(2− 2)
xB = 4
π x dxdy = 4
π 4ρ sin θ dρdθ = 1
6π sin θ dθ ρ2 dρ = 3π ≈ 0, 5
E T 0 0
√
7. Per determinare le coordinate del baricentro D = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 1, y ≥ 3x} di densità
di massa δ(x, y) = |y|, utilizzando le coordinate polari poniamo
(
x = ρ cos θ
y = ρ sin θ
73
Dalle formule di cambiamento di variabili e di riduzione otteniamo
4π
ZZ ZZ Z
3
Z 1
2
m(D) = |y|dxdy = ρ | sin θ|dρdθ = | sin θ|dθ ρ2 dρ = 2
3
π
D T 3 0
mentre
4π
ZZ ZZ Z
3
Z 1
3
yB = 3
2 y|y|dxdy = 3
2 ρ sin θ| sin θ|dρdθ = 3
2 sin θ| sin θ|dθ ρ3 dρ
π
D T 3 0
√
3
= 38 ( π6 + 4 ).
x2
8. Per determinare il baricentro di D = {(x, y) ∈ R2 | 1 ≤ + y 2 ≤ 4,Z Zx ≥ 0}, di densità di massa
4
δ(x, y) = x, dobbiamo innanzitutto calcolare l’integrale m(E) = x dxdy. Passiamo allora
E
alle coordinate ellittiche ponendo (
x = 2ρ cos θ
y = ρ sin θ
Il dominio E risulta immagine mediante le coordinate ellittiche del rettangolo T = {(ρ, θ) | ρ ∈
[1, 2], θ ∈ [− π2 , π2 ]}
74
Poichè il determinante della matrice jacobiana della trasformazione è 2ρ otteniamo
π
ZZ ZZ Z
2
Z 2
2
m(E) = x dxdy = 4ρ cos θdρdθ = 4 cos θ dθ ρ2 dρ = 56
3
E T − π2 1
Abbiamo che l’ordinata del baricentro sarà nulla, essendo il dominio simmetrico rispetto all’asse
delle ascisse e la densità di massa dipende solo da x, mentre l’ascissa sarà data da
π
ZZ ZZ Z
2
Z 2
2 3 2 2
xB = 3
56 x dxdy = 3
56 8ρ cos θ dρdθ = 3
7 cos θdθ ρ3 dρ
π
D T −2 1
π h 4 i2
3 ρ 3π 15 45π
= 14 [θ + sin θ cos θ] 2 π 4 = 14 · 4 = 56 ≈ 2, 52
−2 1
75
Possiamo
p vedere D come unione dei dominipnormali D+ = p {(x, y) | y ∈ [1, 2], 0 ≤ x ≤
2 1 2
1 − (y − 1) } e D− = {(x, y) | y ∈ [ 2 , 1], 1 − y ≤ x ≤ 1 − (y − 1)2 }. Abbiamo che
π
µ(D+ ) = 4 e
ZZ Z 2 Z √1−(y−1)2 Z 2
x(B+ ) = 4
π x dxdy = 4
π ( x dx) dy = 2
π 1 − (y − 1)2 dy
D+ 1 0 1
Z 2 h i2
y3
= 2
π 2y − y 2 dy = 2
π y2 − 3 = 4
3π
1 1
e
ZZ Z 2 Z √1−(y−1)2 Z 2 p
4 4 4
y(B+ ) = π y dxdy = π ( y dx) dy = π y 1 − (y − 1)2 dy
D+ 1 0 1
Osservato che
Z p Z p Z p
y 1 − (y − 1)2 dy = (y − 1) 1 − (y − 1)2 dy + 1 − (y − 1)2 dy
Z p Z p
= − 12 (2 − 2y) 2y − y 2 dy + 1 − (y − 1)2 dy
3 p
= − 31 (2y − y 2 ) 2 + 12 ((y − 1) 1 − (y − 1)2 + arcsin(y − 1)) + c
si ha
h 3 p i2
y(B+ ) = 4
π − 31 (2y − y 2 ) 2 + 12 ((y − 1) 1 − (y − 1)2 + arcsin(y − 1)) = π4 ( π4 + 13 ) = 3π+4
3π
1
e
ZZ Z 1 Z √1−(y−1)2
x(B− ) = √12 x dxdy = √12 ( √ xdx) dy
3 3−π 3 3−π 1
D− 2
1−y 2
Z 1
= √6
3 3−π
1 − (y − 1)2 − 1 + y 2 dy
1
2
Z 1 2 1
= √6 2y − 1 dy = √6 y −y 1 = √6 (− 14 + 12 ) = √3
3 3−π 1 3 3−π 2 3 3−π 2(3 3−π)
2
76
e
ZZ Z 1 Z √1−(y−1)2
y(B− ) = √12 y dxdy = √12 ( √ y dx) dy
3 3−π 3 3−π 1
D− 2
1−y 2
Z 1 p p
= √12 y 1 − (y − 1)2 − y 1 − y 2 dy
3 3−π 1
2
3 1
h 3 p i
= √12
3 3−π
− 13 (2y − y 2 ) 2 + 21 ((y − 1) 1 − (y − 1)2 + arcsin(y − 1)) + 13 (1 − y 2 ) 2 1
2
√
3 3+2π−8
= √
2(3 3−π)
Quindi
µ(D+ )x(B+ ) + µ(D− )x(B− )
x(D) = = ...
µ(D+ ) + µ(D− )
e
µ(D+ )y(B+ ) + µ(D− )y(B− )
y(D) = = ...
µ(D+ ) + µ(D− )
77
Z
11. Per calcolare x dσ essendo S la superficie Φ(u, v) = (2uv, u2 − v 2 , u2 + v 2 ), u2 + v 2 ≤ 1,
S
osserviamo che
Φu (u, v) = (2v, 2u, 2u) e Φv (u, v) = (2u, −2v, 2v)
quindi
E = kΦu (u, v)k2 = 4(v 2 + 2u2 ), F = Φu (u, v) · Φv (u, v) = 4uv, G = kΦv (u, v)k2 = 4(u2 + 2v 2 )
e dunque
p p
kΦu (u, v) ∧ Φv (u, v)k = EG − F 2 = 16(v 2 + 2u2 ) · (u2 + 2v 2 ) − 16u2 v 2
√ p √
= 4 2 u4 + v 4 + 4u2 v 2 = 4 2(u2 + v 2 )
Posto D = {(u, v) ∈ R2 | u2 + v 2 ≤ 1} e usando le coordinate polari, otteniamo allora
Z ZZ √ 2 2
√ ZZ
x dσ = 2uv4 2(u + v ) dudv = 8 2 uv(u2 + v 2 ) dudv
S D D
√ ZZ 3 2
√ Z 1 5 Z 2π
=8 2 ρ cos θ sin θρ dρdθ = 8 2 ρ dρ · cos θ sin θ dθ
[0,1]×[0,2π] 0 0
√ h 6 i1 h sin2 θ i2π
= 8 2 ρ6 2 =0
0 0
Z p
12. z dσ essendo S la superficie avente per sostegno il cono z = 1 − x2 + y 2 con z ≥ 0.
S
Parametrizziamo la superficie usando le coordinate cilindriche
x = ρ cos θ
φ: y = ρ sin θ , (ρ, θ) ∈ D = [0, 1] × [0, 2π].
z = 1 − ρ2
Abbiamo allora
φρ (ρ, θ) = (cos θ, sin θ, −2ρ) e φθ (ρ, θ) = (−ρ sin θ, ρ cos θ, 0)
da cui
E = kφρ k2 = 1 + 4ρ2 , F = φθ · φt = 0, G = kφθ k2 = ρ2
e quindi p p
kφθ ∧ φt k = EG − F 2 = ρ 1 + 4ρ2
Dunque
Z ZZ p
z dσ = (1 − ρ2 )ρ 1 + 4ρ2 dρdθ
S D
Z
13. Per calcolare y dσ dove T = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 +y 2 ≤ 1, x2 +y 2 +z 2 ≤ 4, z ≥ 0}, osserviamo
∂T
innanzitutto che
2 2
x + y = 1
(
x2 + y 2 = 1
x2 + y 2 + z 2 = 4 ⇔ √
z 3
z≥0
78
La superficie è unione di tre superfici S1 , S2 e S3 , essendo S1 la superficie avente per sostegno
la calotta sferica {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 + √
z 2 = 4, z ≥ 0}, S2 la superficie avente per sostegno il
3 2 2
cilindro {(x, y, z) ∈ R | x +y = 1, z ∈ [0, 3]} e S3 il disco {(x, y, z) ∈ R3 | z = 0, x2 +y 2 ≤ 1}.
Per parametrizzare S1 possiamo usare le coordinate sferiche
x = 2 sin ϕ cos θ
Φ1 : y = 2 sin ϕ sin θ , (ϕ, θ) ∈ D1 = [0, π6 ] × [0, 2π],
z = 2 cos ϕ
14. Per calcolare l’area della superficie S avente per sostegno la porzione di parabolide z = x2 + y 2
con z ∈ [0, 4], parametrizziamo la superficie usando le coordinate cilindriche
x = ρ cos θ
Φ: y = ρ sin θ , (ρ, θ) ∈ D = [0, 2] × [0, 2π].
z = ρ2
Abbiamo allora
da cui
E = kΦρ k2 = 1 + 4ρ2 , F = Φθ · Φt = 0, G = kΦθ k2 = ρ2
79
e quindi p p
kΦθ ∧ Φt k = EG − F 2 = ρ 1 + 4ρ2
Dunque
ZZ ZZ p Z 2π Z 2 p
A(S) = dσ = ρ 1 + 4ρ2 dϕdθ = dθ ρ 1 + 4ρ2 dρ
S D 0 0
Z 2 p h 3
i2 √
= π
4 8ρ 1 + 4ρ2 dρ = π
4
2
3 (1 + 4ρ2 ) 2 = π
6 17 17 − 1
0 0
15. Per calcolare l’area della superficie S avente per sostegno la calotta sferica x2 + y 2 + z 2 = 1 di
altezza 21 , parametrizziamo la superficie usando le coordinate sferiche
x = sin ϕ cos θ
Φ: y = sin ϕ sin θ , (ϕ, θ) ∈ D = [0, π3 ] × [0, 2π].
z = cos ϕ
16. Per calcolare l’area della superficie S avente per sostegno la regione della sfera x2 + y 2 + z 2 = 1
con z ∈ [0, 12 ], parametrizziamo nuovamente la superficie usando le coordinate sferiche
x = sin ϕ cos θ
Φ: y = sin ϕ sin θ , (ϕ, θ) ∈ D = [ π3 , π2 ] × [0, 2π].
z = cos ϕ
ottenendo
π
ZZ ZZ Z 2π Z
3 π
1
A(S) = dσ = sin ϕ dϕdθ = dθ sin ϕ dϕ = 2π [− cos ϕ] π2 = 2π · 2 =π
S D 0 0 3
Risulta allora kΦt (t, θ) ∧ Φθ (t, θ)k = (2 + cos t)kϕ0 (t)k = 2 + cos t e quindi
ZZ ZZ Z π Z π
A(S) = dσ = 2 + cos t dtdθ = dθ 2 + cos t dt = π [2t + sin t]π0 = 2π 2
S D 0 0
80
18. Calcoliamo l’area dell’elicoide Φ(t, s) = (as cos t, as sin t, bt) con (t, s) ∈ [0, 4π] × [0, 2] Abbiamo
da cui
E = kφt k2 = a2 s2 + b2 , F = φt · φs = 0, G = kφs k2 = a2
e quindi, supponendo b > 0,
p p q
kφθ ∧ φt k = EG − F 2 = a2 (a2 s2 + b2 ) = ab 1 + ( ab s)2
Otteniamo allora
ZZ ZZ q Z 4π Z 2 q
a 2
A(S) = dσ = ab 1 + ( b s) dtds = dt ab 1 + ( ab s)2 ds
S D 0 0
Z 2 q h q q i2
= 4πb2 a
b 1 + ( a 2
b s) dρ = 4πb2 a
b s 1 + ( a 2
b s) + log( a
b s + 1 + ( a 2
b s) )
0
p0 p
= 8πa2 b2 + 4a2 + 4πab2 (log(2a + b2 + 4a2 ) − log b)
81
ESERCIZI su INTEGRALI TRIPLI
6. E = {(x, y, z) ∈ R3 | 3(x2 + y 2 ) ≤ z ≤ 1 + x2 + y 2 };
p
7. E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 ≤ z ≤ 2 − x2 + y 2 }.;
8. E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 + z 2 ≤ 1, x2 + y 2 ≤ 23 z}.;
9. E ottenuto dalla rotazione di D = {(x, z) ∈ R2 | |z| ≤ x, x2 + z 2 ≤ x} attorno all’asse z di un
angolo giro.
Determinare le coordinate del baricentro dei seguenti solidi di densità di massa indicata.
p
10. E = {(x, y, z) ∈ R3 | 0 ≤ z ≤ 1 − x2 + y 2 } di densità di massa δ(x, y, z) = z;
p
11. E ottenuto dall’intersezione del cono z ≤ 1 − x2 + y 2 con il paraboloide z ≥ x2 + y 2 − 5, di
densità di massa costante;
12. E delimitato dai paraboloidi z = x2 + y 2 e z = 4 − x2 − y 2 , di densità di massa costante;
p
13. E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 ≤ z ≤ 6 − x2 + y 2 } di densità di massa costante;
14. E = {(x, y, z) ∈ R3 | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ z ≤ 2} di densità di massa δ(x, y, z) = z;
p
15. E = {(x, y, z) ∈ R3 | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 4 − z, z ≥ 0} di densità di massa δ(x, y, z) = z.
82
Risoluzione
p
2 2 3 2 2
RRR
1. Calcoliamo E x +y dxdydz essendo E = {(x, y, z) ∈ R | x +y ≤ 1, 0 ≤ z ≤ 4 − x2 − y 2 }.
Osserviamo che il dominio E risulta dominio normale rispetto al piano x, y con
p
E = {(x, y, z) | (x, y) ∈ D, 0 ≤ z ≤ 4 − x2 − y 2 } dove D = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 1}.
83
RRR
2. Per calcolare E x + 2y dxdydz dove E è il tetraedro determinato dai tre piani cartesiani
positivi e dal piano x + y + z = 1, possiamo integrare per fili osservando che E = {(x, y, z) ∈
R3 | (x, y) ∈ D, 0 ≤ z ≤ 1 − x − y} essendo D = {(x, y) ∈ R2 | x ∈ [0, 1], 0 ≤ y ≤ 1 − x}.
Otteniamo
ZZZ ZZ Z 1−x−y ZZ
x + 2y dxdydz = ( x + 2y dz) dxdy = (x + 2y)(1 − x − y) dxdy
E D 0 D
Z 1 Z 1−x
= ( x − x2 − 3xy + 2y − 2y 2 dy)dx
0 0
Z 1
1−x
(x − x2 )y + y 2 − 32 xy 2 − 23 y 3 0 dx
=
0
Z 1
= (x − x2 )(1 − x) + (1 − x)2 − 32 x(1 − x)2 − 23 (1 − x)3 dx = ...
0
√
3 3x ≤ y, 2z ≥ 1, x2 +y 2 +(z − 12 )2 ≤
RRR
3. Per calcolare E xy dxdydz dove E = {(x, y, z) ∈ R | 0 ≤
1} possiamo integrare per strati osservato che E = {(x, y, z) ∈ R3 | z ∈ [ 21 , 32 ], (x, y) ∈ Cz }
√
essendo Cz = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 1 − (z − 1)2 , 0 ≤ 3x ≤ y}
z
3
2
1
2
0 y
x
84
Utilizzando le q coordinate polari per calcolare l’integrale doppio, posto T = {(ρ, θ) | θ ∈
[ π3 , π2 ], 0 ≤ ρ ≤ 1 − (z − 12 )2 }, otteniamo allora
ZZZ Z 3 ZZ Z 3 ZZ
2 2
xy dxdydz = ( xy dxdy) dz = ( ρ3 cos θ sin θ dθdρ) dz
1 1
E 2
Cz 2
T
Z 3
2
= 1
32 (1 − (z − 12 )2 )2 dz = ...
1
2
0 2 y
2
x
1
√ dxdydz dove E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 + z 2 ≤ 4, z ≥ 1} usando le
RRR
5. Calcoliamo E x2 +y 2
coordinate sferiche.
85
z
0 2 y
2
x
86
e
E2 = {(x, y, z) | z ∈ [1, 32 ], (x, y) ∈ Cz } con Cz = {(x, y) | z − 1 ≤ x2 + y 2 ≤ z3 },
dalle formule di riduzione, integrando per strati, otteniamo
ZZZ ZZZ
µ(E) = µ(E1 ) + µ(E2 ) = dxdydz + dxdydz
E1 E2
3 3
Z 1 ZZ Z
2
ZZ Z 1 Z
2 z
z
= ( dxdy)dz + ( dxdy)dz = π 3 dz + π (3 − z + 1) dz
0 Dz 1 Cz 0 1
h 2 i1 h i3
z z2 2
=π 6 +π z− 3 1 = π4 .
0
p
7. Determiniamo il volume del solido E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 ≤ z ≤ 2 − x2 + y 2 }, ottenuto
dall’intersezione del solidopavente come frontiera il paraboloide x2 + y 2 = z con il solido di
frontiera il cono z = 2 − x2 + y 2 . Abbiamo che l’intersezione del paraboloide con il cono è
data da ( (
z = x2 + y 2 x2 + y 2 = 1
p ⇔
z = 2 − x2 + y 2 z=1
Il dominio E risulta dunque dominio normale rispetto al piano (x, y) con
p
E = {(x, y, z) | (x, y) ∈ D, x2 + y 2 ≤ z ≤ 2 − x2 + y 2 } dove D = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 1}
e
E2 = {(x, y, z) | z ∈ [1, 2], (x, y) ∈ Bz } con Bz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ (2 − z)2 },
dalle formule di riduzione, integrando per strati, otteniamo
ZZZ ZZZ
µ(E) = µ(E1 ) + µ(E2 ) = dxdydz + dxdydz
E1 E2
Z 1 ZZ Z2 ZZ
= ( dxdy)dz + ( dxdy)dz
0 Dz 1 Bz
Z 1 Z 2 Z 1 Z 2
= µ(Dz ) dz + µ(Bz ) dz = π z dz + π (2 − z)2 dz = ... = 56 π.
0 1 0 1
87
8. Per calcolare il volume di E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 + z 2 ≤ 1, x2 + y 2 ≤ 32 z}, integriamo per
strati osservando che l’intersezione tra la sfera x2 + y 2 + z 2 = 1 e il paraboloide x2 + y 2 = 32 z è
data da ( (
x2 + y 2 + z 2 = 1 x2 + y 2 = 34
⇔
x2 + y 2 = 32 z z = 21
Osserviamo poi che E = E1 ∪ E2 dove
e
E2 = {(x, y, z) | z ∈ [ 12 , 1], (x, y) ∈ Bz } con Bz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 1 − z 2 },
dalle formule di riduzione, otteniamo
ZZZ ZZZ
µ(E) = µ(E1 ) + µ(E2 ) = dxdydz + dxdydz
E1 E2
1
Z
2
ZZ Z 1 ZZ
= ( dxdy)dz + ( dxdy)dz
1
0 Dz 2
Bz
1 1
Z
2
Z 1 Z
2
Z 1
= µ(Dz ) dz + µ(Bz ) dz = π 3
2 z dz +π 1 − z 2 dz = ... = 19
48 π.
1 1
0 2
0 2
dove per calcolare l’ultimo integrale possiamo osservare che cos4 θ = cos2 θ − cos2 θ sin2 θ =
cos2 θ − 14 sin2 (2θ).
p
10. Per determinare il baricentro del cono E = {(x, y, z) ∈ R3 | 0 ≤ z ≤ 1 − xRRR 2 + y 2 } di densità
88
Per simmetria abbiamo poi che ascissa e ordinata del baricentro sono nulle, xB = yB = 0 mentre
ZZZ ZZZ Z Z 1−ρ
2 2
12
zB = π z dxdydz = π12
ρz dρdθdz = π12
( ρz 2 dz) dρdθ
E T [0,1]×[0,2π] 0
ZZ h 5 i1
4 4 3 2 ρ 3ρ4 3 ρ2
=π −ρ + 3ρ − 3ρ + ρ dρdθ = 8 − 5 + 4 − ρ + 2 = 52
[0,1]×[0,2π] 0
e
√
ZZZ ZZ Z 1− 1−x2 −y 2
2
zB = 12
π z dxdydz = 12
π ( z 2 dz)dxdy
ZZ E D 0 ZZ
p
= 4
π (1 − 1 − x2 − y 2 )3 dxdy = 4
π (1 − ρ)3 ρ dρdθ
D [0,1]×[0,2π]
ZZ
= 4
π (1 − 3ρ + 3ρ2 − ρ3 )ρ dρdθ = ... = 2
5
[0,1]×[0,2π]
89
dove Dz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 5 + z} se z ∈ [−5, −1] e Dz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ (1 − z)2 } se
z ∈ [−1, 1], integrando per strati si ottiene
ZZZ Z 1 ZZ Z 1
µ(E) = dxdydz = ( dxdy)dz = m(Dz ) dz
E −5 Dz −5
Z −1 Z 1 h i1 h i−1
z3 z2
= π(5 + z)dz + π(1 − z)2 dz = π z − z 2 + 3 −1 + π 5z + 2 −5
−5 −1
32
= 3 π
Dette (xB , yB , zB ) le coordinate del baricentro, osserviamo che essendo il dominio simmetrico
rispetto all’asse z e la densità di massa RRR
costante, risulta xB = yB = 0. Per determinare zB
calcoliamo innanzitutto l’integrale I = E zdxdydz. A tale scopo, procedendo come sopra,
otteniamo
Z Z Z 1−√x2 +y2 ZZ p
I= ( z dz)dxdy = 21 (1 − x2 + y 2 )2 − (x2 + y 2 − 5)2 dxdy
D x2 +y 2 −5 D
Z 2π
Z 2 Z 2π Z 2
= ( ((1 − ρ)2 − (ρ2 − 5)2 )ρ dρ)dθ = ( −ρ5 + 11ρ3 − 2ρ2 − 24ρ dρ)dθ
0 0 0 0
h 6 i2
ρ 11ρ4 2ρ3 2
= 2π − 6 + 4 − 3 − 12ρ = −20π
0
o in alternativa
Z 1 ZZ Z −1 Z 1
I= ( zdxdy)dz = πz(5 + z)dz + πz(1 − z)2 dz = ... = −20π
−5 Dz −5 −1
Quindi ZZZ
1 −20π
z0 = µ(E) zdxdydz = 32 = − 15
8
E 3 π
e
E2 = {(x, y, z) | z ∈ [2, 4], (x, y) ∈ Dz , } dove Dz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 4 − z}
Dalle formule di riduzione, integrando per strati, risulta allora
ZZZ Z 2 ZZ Z 2 h 2 i2
µ(E1 ) = dxdydz = ( dxdy)dz = π zdz = π z2 = 2π
E1 0 Cz 0 0
90
e ZZZ Z 4 ZZ Z 4 h i4
z2
µ(E2 ) = dxdydz = ( dxdy)dz = π 4 − zdz = π 4z − 2 2 = 2π
E2 2 Dz 2
Osservato che il solido è simmetrico rispetto all’asse z e la densità di massa costante, dette
(xB , yB , zB ) le coordinate del baricentro, risulta xB = yB = 0. Mentre
ZZZ
1
zB = 4π z dxdydz
E
da cui zB = 2.
NOTA: la risoluzione dell’esercizio poteva semplificarsi osservando che il dominio risulta sim-
metrico rispetto al piano z = 2 e dunque osservando che per simmetria si ha µ(E1 ) = µ(E2 ) e
zB = 2.
p
13. Il solido E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 ≤ z ≤ 6 − x2 + y 2 } di densità di massa costante, risulta
simmetrico rispetto all’asse z. Poiché la densità di massa è costante si ha che, dette (xB , yB , zB )
le coordinate del baricentro, risulta xB = yB = 0 mentre
ZZZ ZZZ
1
zB = µ(E) z dxdydz dove µ(E) = dxdydz
E E
p
Per calcolare tali integrali, osserviamo innanzitutto che l’intersezione del cono z = 6 − x2 + y 2
con il paraboloide z = x2 + y 2 è data da
( p (
z = 6 − x2 + y 2 x2 + y 2 = 4
⇔
z = x2 + y 2 z=4
91
Dunque E risulta dominio normale rispetto al piano x, y con
p
E = {(x, y, z) | (x, y) ∈ D, x2 + y 2 ≤ z ≤ 6 − x2 + y 2 } dove D = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 4}
Quindi
√
ZZZ ZZ Z 6− x2 +y 2
3 3
zB = 32π z dxdydz = 32π ( z dz)dxdy
E D x2 +y 2
ZZ p
= 3
64π (6 − x2 + y 2 )2 − (x2 + y 2 )2 dxdy
D
Z 2π Z 2 h i2
ρ4 ρ6
= 3
64π ( ((6 − ρ)2 − ρ4 )ρdρ)dθ = 32 3
18ρ2 − 4ρ3 + 4 − 6 0 = 25
8
0 0
e quindi
ZZZ Z 6 ZZ Z 6
3 3 3
zB = 32π z dxdydz = 32π ( z dxdy)dz = 32π zm(Dz ) dz
E 0 Dz 0
Z 4 Z 6 h i6
2 z4
= 3
32π πz dz + 3
32π πz(6 − z)2 dz = 2 + 3
32 18z 2 − 4z 3 + 4 4 = 25
8
0 4
92
Per calcolare tali integrali osserviamo innanzitutto che l’intersezione del cilindro x2 + y 2 = 1 con
il paraboloide z = x2 + y 2 è data da
(
x2 + y 2 = 1
z=1
Quindi
ZZZ ZZ Z 2 ZZ
2 2
zB = 6
5π z dxdydz = 6
5π ( z dz)dxdy = 2
5π 8 − (x2 + y 2 )3 dxdy
E C x2 +y 2 C
√
Z 2π Z 2 h i √2
6 ρ8
= 2
5π ( (8 − ρ )ρ dρ)dθ = 4
5 4ρ2 − 8 1 = 17
10
0 1
si ottiene
ZZZ Z 2 ZZ Z 2
m(E) = z dxdydz = ( dxdy)zdz = zm(Cz ) dz
E 1 Cz 1
Z 2 h i2
z3 z2
= πz(z − 1)dz = π 3 − 2 1 = 56 π
1
e quindi
ZZZ Z 2 ZZ Z 2
2 2
zB = 6
5π z dxdydz = 6
5π ( dxdy)z dz = z 2 m(Cz ) dz
E 1 Cz 1
Z 2 h i2
z4 z3
= 6
5π πz 2 (z − 1)dz = 6
5 4 − 3 1 = 17
10
1
p
15. Calcoliamo il baricentro di E = {(x, y, z) ∈ R3 | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 4 − z, z ≥ 0} di densità di
massa δ(x, y, z) = z. Il dominio E risulta dominio normale rispetto al piano x, y con
p p
E = {(x, y, z) | (x, y) ∈ C, 0 ≤ z ≤ 4 − x2 + y 2 } dove C = {(x, y) | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 4}
93
Dalle formule di riduzione, integrando per fili, avremo
ZZZ ZZ Z √ 4− x2 +y 2 ZZ p
m(E) = z dxdydz = ( z dz) dxdy = 1
2 (4 − x2 + y 2 )2 dxdy
E C 0 C
Per quanto riguarda le coordinate (xB , yB , zB ) del baricentro, osserviamo che per simmetria del
dominio e della densità di massa risulta xB = yB = 0 mentre
ZZZ ZZZ
2
1
zB = m(E) z dxdydz = 63π 4
z 2 dxdydz
E E
48
e procedendo come sopra si ottiene zB = 35 .
94
ESERCIZI su CAMPI VETTORIALI
Dopo aver stabilito se i seguenti campi vettoriali risultano irrotazionali e conservativi nel loro
dominio, determinarne, se esiste, un potenziale e calcolarne il lavoro lungo la curva data.
2x 1 2
5. F(x, y) = (y+x 2 )2 , 2y + (y+x2 )2 , lavoro lungo la curva di equazione cartesiana y = 1 − x , x ∈
[−1, 1];
q q
6. F(x, y) = (1 + 3x2 + xy , 2 + 2y + xy ), lavoro lungo la curva ϕ(t) = (t2 + 1, t + 2), t ∈ [0, 1];
2
7. F(x, y) = xy2 −1
x
+ x2 , y log(x2 − 1) , lavoro lungo la curva ϕ(t) = (3 + cos t, sin t), t ∈ [0, π];
8. F(x, y, z) = (xz 2 , yz 2 , z(x2 + y 2 + z 2 )), lavoro lungo la curva ϕ(t) = (cos t, sin t, t), t ∈ [0, 2π];
9. F(x, y, z) = sinz x , cosz y , cos x−sin
z 2
y
, lavoro lungo la curva ϕ(t) = (t, 2t, 1 + t), t ∈ [0, π];
2y z−x2 −y 2
10. F(x, y, z) = 2x z , z , z2
, lavoro lungo la curva ϕ(t) = (cos t, sin t, −1), t ∈ [0, π2 ].
11. F(x, y, z) = (y 2 , x, z) uscente dalla superficie S avente per sostegno il paraboloide {(x, y, z) ∈
R3 | z = x2 + y 2 , 1 ≤ z ≤ 4};
12. F(x, y, z) = (xy 2 , x2 z, z(y 2 + x)) uscente dalla superficie semplice S frontiera del solido T =
{(x, y, z) ∈ R3 | 0 ≤ z ≤ 3 − (x2 + y 2 ), z ≤ 2};
13. F(x, y, z) = (0, yz, x) uscente dalla superficie avente per sostegno la frontiera del solido T =
{(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 ≤ z ≤ 2};
14. F(x, y, z) = yz 3 , xz 2 , z attraverso la superficie S ottenuta dalla rotazione della curva γ di
√ √ √
equazione cartesiana x = 1 + z 2 , z ∈ [− 3, 3], attorno all’asse z di un angolo pari a π e orientata
in modo tale che nel punto P (0, 1, 0) risulti N · j < 0.
15. F(x, y, z) = (yz, x, x + z) uscente dalla superficie rigata S la superficie avente come generatrice
la circonferenza ϕ(t) = (cos t, sin t, 0), t ∈ [0, 2π], e come vettori direttori i vettori w = (0, 1, 1) nella
regione z ∈ [0, 4].
95
Risoluzione
1. Per 2
p calcolare il lavoro del campo F(x, y) = (xy, x y) lungo γ di equazione cartesiana x =
2
√1 + y , y ∈ [−2, 2], osserviamo che una parametrizzazione della curva è data da ϕ(t) =
( 1 + t2 , t) con t ∈ [−2, 2], quindi ϕ0 (t) = ( √1+t
t
2
, 1) e
p
F(γ(t)) · ϕ0 (t) = (t 1 + t2 , t(1 + t2 )) · ( √1+t
t
2
, 1) = t2 + t(1 + t2 ).
2. Calcoliamo il lavoro del campo F(x, y) = (2x + 1, xy) lungo la curva semplice γ avente √ per
2 2 2
sostegno la frontiera positivamente orientata del dominio D = {(x, y) ∈ R | x + y ≤ 1, 3y ≤
x+1}. Abbiamo che γ = γ1 ∪γ2 essendo γ1 (θ) = (cos θ, sin θ) con θ ∈ [−π, π3 ] e (−γ2 )(t) = (t, t+1
√ )
3
con t ∈ [−1, 12 ], una parametrizzazione della curva opposta. Si ottiene quindi che
Z Z Z
F · ds = F · ds − F · ds = − 38
γ γ1 γ2
Infatti,
Z Z π Z π
3 3
F · ds = F(γ1 (θ)) · γ10 (θ) dθ = (2 cos θ + 1, cos θ sin θ) · (− sin θ, cos θ) dθ
γ1 −π −π
Z π iπ
3
h
cos3 θ 3
= −2 sin θ cos θ − sin θ + sin θ cos θ dθ = cos2 θ + cos θ −
2
3 = 3
8
−π −π
e
Z Z 1 Z 1
2 2
F · ds = F(γ2 (t)) · γ20 (t) dt = (2t + 1, √13 t(t + 1)) · (1, √13 ) dt
γ2 −1 −1
Z 1 i1
2
h
1 2 2 1 t3 t2 2 3
= 2t + 1 + 3 (t + t) dt = t + t + 3( 3 + 2 ) −1 = 4
−1
3. Per calcolare il lavoro del campo F(x, y, z) = (x, 0, z 2 ) lungo γ curva semplice e regolare avente
per sostegno l’intersezione del cilindro x2 + z 2 = 1 con il piano x + y + z = 1 nella regione z ≥ 0 e
percorsa in modo tale che il vettore T tangente alla curva nel punto P (0, 0, 1) verifichi T · j > 0,
96
determiniamo innanzitutto una parametrizzazione della curva. Osservato che l’intersezione tra
il cilindro x2 + z 2 = 1 e il piano x + y + z = 1 è
2 2 2 2
x + z = 1
x + z = 1
x+y+z =1 ⇔ y =1−x−z
z≥0 z≥0
una parametrizzazione è data da ϕ(θ) = (cos θ, 1 − cos θ − sin θ, sin θ) con θ ∈ [0, π]. Risulta
allora
ϕ0 (θ) = (− sin θ, sin θ − cos θ, cos θ)
e poiché ϕ( π2 ) = P (0, 0, 1) e ϕ0 ( π2 ) = (−1, 1, 0) si ha che ϕ0 ( π2 ) · j = 1 > 0 e dunque che
l’orientamento è quello richiesto. Abbiamo inoltre che
F(ϕ(θ)) · ϕ0 (θ) = (cos θ, 0, sin2 θ) · (− sin θ, sin θ − cos θ, cos θ) = − cos θ sin θ + cos θ sin2 θ
4. Calcoliamo il lavoro di F(x, y, z) = (x, z 2 , y + z − 1) lungo la curva semplice avente per sostegno
l’intersezione del cilindro x2 + 9y 2 = 2x con il piano z = y + 2 nella regione x ≥ 1, orientata in
modo tale che nel punto P (2, 0, 2) verifichi T · k > 0. Osservato che l’intersezione tra il cilindro
x2 + 9y 2 = 2x e il piano z = y + 2 per x ≥ 1 è
2 2 2 2
x + 9y = 2x
(x − 1) + 9y = 1
z =y+2 ⇔ z =y+2
x≥1 x≥1
97
2x 1
5. Il campo F(x, y) = (y+x2 )2
, 2y + (y+x2 )2
è definito e di classe C 1 nel suo dominio D = {(x, y) ∈
R2 | y 6= −x2 } ove risulta irrotazionale essendo
∂F1 4x ∂F2
∂y = − (y+x 2 )3 = ∂x ∀(x, y) ∈ A.
Il dominio D non risulta semplicemente connesso e dunque non possiamo affermare che, essendo
irrotazionale, il campo risulta conservativo in D. Possiamo però affermare che essendo irro-
tazionale il campo risulta conservativo nelle componenti semplicemente connesse D+ = {(x, y) ∈
R2 | y > −x2 } e D− = {(x, y) ∈ R2 | y < −x2 } del dominio.
Per determinare un potenziale U (x, y) di F(x, y) in D± , osserviamo che tale funzione dovrà
soddisfare le condizioni
∂U 2x
∂x = (y+x2 )2 e ∂U 1
∂y = 2y + (y+x2 )2
e dalla seconda
2y + 1
(y+x2 )2
= ∂U
∂y = 1
(y+x2 )2
+ C 0 (y)
(
1 2
− y+x 2 + y + c+ , se y > −x2
U (x, y) = 1 2
− y+x 2 + y + c− , se y < −x2
q q
y x
6. Il campo F(x, y) = (1 + 3x2 + x, 2 + 2y + y) è definito e di classe C 1 nel suo dominio
D = {(x, y) ∈ R2 | xy > 0} dove risulta irrotazionale dato che
∂F1 √1 ∂F2
∂y = 2 xy = ∂x , ∀(x, y) ∈ D.
Poichè il dominio D non risulta connesso, non possiamo concludere che il campo risulta conser-
vativo nel suo dominio ma possiamo affermare che risulta conservativo nelle componenti sem-
plicemente connesse D+ = {(x, y) ∈ R2 | x > 0, y > 0} e D− = {(x, y) ∈ R2 | x < 0, y < 0}.
Per determinarne un potenziale U (x, y) in D± , osserviamo che tale funzione dovrà soddisfare le
condizioni q q
∂U 2 y ∂U x
∂x = 1 + 3x + x e ∂y = 2 + 2y + y
98
Dalla prima delle due condizioni abbiamo che
√
Z q
U (x, y) = 1 + 3x + xy dx = x + x3 + 2 xy + c(y)
2
e dalla seconda
q √ q
2 + 2y + x
y = ∂U
∂y = ∂
∂y (x + x3 + 2 xy + c(y)) = xy + c0 (y)
Per calcolare il lavoro del campo lungo la curva ϕ(t) = (t2 + 1, t + 2), t ∈ [0, 1], osserviamo che
F(x, y) è campo conservativo nel suo dominio D e la curva ha sostegno γ contenuto in D+ , dal
Teorema sul lavoro di un campo conservativo abbiamo che
Z
F · ds = U (x1 ) − U (x0 )
γ
dove U (x, y) è un potenziale del campo F(x, y) in D+ e x0 e x1 sono i punti iniziale e finale della
curva. Essendo x1 = (2, 3) e x0 = (1, 2), otteniamo
Z √ √
F · ds = 15 + 2( 6 − 2)
γ
2
7. ll campo F(x, y) = xy2 −1 x
+ x2 , y log(x2 − 1) è definito e di classe C 1 nel suo dominio A =
{(x, y) | |x| > 1}. In tale dominio risulta irrotazionale poiché
∂F1 2xy ∂F2
∂y = x2 −1
= ∂x , ∀(x, y) ∈ A.
Dato che il dominio A non risulta connesso, non possiamo concludere che il campo risulta
conservativo nel suo dominio ma possiamo affermare che risulta conservativo nelle componenti
semplicemente connesse A+ = {(x, y) | x > 1} e A− = {(x, y) | x < −1}. Per determinarne un
potenziale U (x, y) in A± , osserviamo che tale funzione dovrà soddisfare le condizioni
xy 2
∂U
∂x = x2 −1
+ x2 e ∂U
∂y = y log(x2 − 1)
e dalla prima
xy 2 xy 2
x2 −1
+ x2 = ∂U
∂x = x2 −1
+ c0 (x)
99
3
Dunque c0 (x) = x2 da cui c(x) = x3 + c, c ∈ R, e un potenziale del campo in A± sarà
( 2 3
y
2 log(x2 − 1) + x3 + c+ se (x, y) ∈ A+
U (x, y) = y2 2 x3 − se (x, y) ∈ A− ,
2 log(x − 1) + 3 + c
dove c± ∈ R. Per calcolarne il lavoro lungo la curva ϕ(t) = (3 + cos t, sin t), t ∈ [0, π], dato che
la curva ha sostegno in A+ , dal Teorema sul lavoro di un campo conservativo abbiamo che
Z
F · ds = U (ϕ(π)) − U (ϕ(0))
γ
dove U (x, y) è un potenziale del campo F (x, y). Essendo ϕ(π) = (2, 0) e ϕ(0) = (4, 0), otteniamo
Z
F · ds = 38 − 64
3 =− 3
56
γ
e dalla seconda
yz 2 = ∂U
∂y = ∂C1
∂y
Dunque Z
y2 z2
C1 (y, z) = yz 2 dy = 2 + C2 (z)
da cui
x2 z 2 y2 z2
U (x, y, z) = 2 + 2 + C2 (z).
Dalla terza delle tre condizioni abbiamo infine che
z(x2 + y 2 + z 2 ) = ∂U
∂z = x2 z + y 2 z + C20 (z)
z4
da cui C20 (z) = z 3 e quindi C2 (z) = 4 + c, c ∈ R. Un potenziale in A sarà allora
x2 z 2 y2 z2 z4
U (x, y, z) = 2 + 2 + 4 + c, c ∈ R.
Poichè il campo è conservativo in A ed il sostegno della curva ϕ(t) = (cosRt, sin t, t), t ∈ [0, 2π], è
contenuto in A, avremo che il lavoro del campo lungo la curva è dato da γ F · ds = U (ϕ(2π)) −
U (ϕ(0)) dove U è un potenziale del campo. Allora, per quanto ottenuto sopra, risulta
Z
F · ds = U (1, 0, 2π) − U (1, 0, 0) = 2π 2 (1 + 2π 2 )
γ
100
sin x cos y cos x−sin y
9. Il campo F(x, y, z) = z , z , z2
è definito e di classe C 1 nel suo dominio A =
{(x, y, z) ∈ R3 | z 6= 0} dove risulta irrotazionale essendo
∂F1
∂y =0= ∂F2
∂x ,
∂F1
∂z = − sin
z2
x
= ∂F3
∂x ,
∂F2
∂z = − cos
z2
y
= ∂F3
∂y , ∀(x, y) ∈ A.
Poichè il dominio A non risulta semplicemente connesso, non possiamo concludere che essendo
irrotazionale il campo è conservativo in A, possiamo però affermare che essendo irrotazionale il
campo risulta conservativo nelle componenti semplicemente connesse A+ = {(x, y, z) ∈ R3 | z >
0} e A− = {(x, y, z) ∈ R3 | z < 0}.
Per determinare un potenziale U (x, y, z) di F(x, y, z) in A± , osserviamo che tale funzione dovrà
soddisfare le condizioni
∂U sin x ∂U cos y ∂U cos x−sin y
∂x = z , ∂y = z e ∂z = z2
e dalla seconda
cos y ∂U ∂C1
z = ∂y = ∂y
Dunque Z
cos y sin y
C1 (y, z) = z dy = z + C2 (z)
da cui
sin y
U (x, y, z) = − cosz x + z + C2 (z).
Dalla terza delle tre condizioni abbiamo infine che
cos x−sin y
z2
= ∂U
∂z = cos x
z2
− sin y
z2
+ C20 (z)
con c± ∈ R è un potenziale del campo F(x, y, z) in A e quindi il campo risulta conservativo nel
suo dominio.
Per calcolare il lavoro lungo la curva ϕ(t) = (t, 2t, 1 + t), t ∈ [0, π], possiamo allora utilizzare il
Teorema sul lavoro di un campo conservativo. Essendo il sostegno della curva contenuto in A+ ,
abbiamo che
Z
1
F · ds = U (ϕ(π)) − U (ϕ(0)) = U (π, 2π, 1 + π) − U (0, 0, 1) = 1+π +1
γ
101
2x 2y z−x2 −y 2
10. Il campo F(x, y, z) = z , z , z2
è definito e di classe C 1 nel suo dominio A = {(x, y, z) ∈
R3 | z 6= 0} ove risulta irrotazionale essendo
∂F1
∂y =0= ∂F2
∂x ,
∂F1
∂z = − 2x
z2
= ∂F3
∂x ,
∂F2
∂z = − 2y
z2
= ∂F3
∂y , ∀(x, y, z) ∈ A.
Poichè il dominio A non risulta semplicemente connesso non possiamo dire che essendo irro-
tazionale il campo è conservativo in A, possiamo però affermare che essendo irrotazionale il
campo risulta conservativo nelle componenti semplicemente connesse A+ = {(x, y, z) ∈ R3 | z >
0} e A− = {(x, y, z) ∈ R3 | z < 0}. Per determinare un potenziale U (x, y, z) di F(x, y, z) in A±
osserviamo che tale funzione dovrà soddisfare le condizioni
∂U 2x ∂U 2y ∂U z−x2 −y 2
∂x = z , ∂y = z e ∂z = z2
e dalla seconda
2y ∂U ∂C1
z = ∂y = ∂y
Dunque Z
2y y2
C1 (y, z) = z dy = z + C2 (z)
da cui
x2 +y 2
U (x, y, z) = z + C2 (z).
Dalla terza delle tre condizioni abbiamo infine che
z−x2 −y 2 2 2
z2
= ∂U
∂z = − x z+y
2 + C20 (z)
da cui C20 (z) = z1 e quindi C2 (z) = log |z|+c, c ∈ R. Un potenziale in A± sarà allora U ± (x, y, z) =
x2 +y 2
z + log |z| + c± , c± ∈ R non necessariamente uguali. Ne segue che la funzione
( 2 2
x +y
z + log z + c+ se z > 0
U (x, y, z) = x2 +y 2
−
z + log(−z) + c se z < 0
con c± ∈ R, è un potenziale del campo in A e quindi che il campo risulta conservativo nel suo
dominio.
Poichè il campo è conservativo in A e il sostegno della curva ϕ(t) = (cos t,R sin t, −1), t ∈ [0, π2 ], è
contenuto in A− , avremo che il lavoro del campo lungo la curva è dato da γ F · ds = U − (ϕ( π2 )) −
U − (ϕ(0)) essendo U − un potenziale del campo F in A− . Allora, per quanto ottenuto sopra,
risulta Z
F · ds = U − (0, 1, −1) − U − (1, 0, −1) = 0
γ
11. Per calcolare il flusso del campo F(x, y, z) = (y 2 , x, z) uscente dalla superficie S avente per
sostegno il paraboloide {(x, y, z) ∈ R3 | z = x2 + y 2 , 1 ≤ z ≤ 4}, determiniamo innanzitutto una
102
parametrizzazione della superficie S. Utilizzando le coordinate cilindriche abbiamo che S = φ(D)
essendo
x = ρ cos θ
φ : y = ρ sin θ dove (ρ, θ) ∈ D = [1, 2] × [0, 2π].
z=ρ 2
Risulta allora φρ (ρ, θ) = (cos θ, sin θ, 2ρ) e φθ (ρ, θ) = (−ρ sin θ, ρ cos θ, 0) e quindi
φρ (ρ, θ) ∧ φθ (ρ, θ) = (−2ρ2 cos θ, −2ρ2 sin2 θ, ρ).
Osserviamo che nel punto φ( 23 , π2 ) = (0, 32 , 94 ) abbiamo che φρ ( 23 , π2 ) ∧ φθ ( 32 , π2 ) = (0, − 92 , 32 ) e
quindi che la parametrizzazione determina un orientamento entrante del versore normale. Allora
dalla definizione di flusso, usando le formule di riduzione, otteniamo:
Z ZZ
F(x, y, z) · Nu dσ = − F(ϕ(ρ, θ)) · ϕρ (ρ, θ) ∧ ϕθ (ρ, θ) dρ dθ
S ZZ D
103
Dalle formule di cambiamento di variabili e di riduzione otteniamo
Z ZZ
F(x, y, z) · dσ = − (−2ρ3 cos θ sin2 θ − 2ρ2 sin θ cos θ + ρ2 )ρ dρ dθ
S T 0
Z 2 Z 2π
=− ( −2ρ4 cos θ sin2 θ − 2ρ3 sin θ cos θ + ρ3 dθ)dρ = − 15
2 π
1 0
12. Per calcolare il flusso del campo F(x, y, z) = (xy 2 , x2 z, z(y 2 +x)) uscente dalla superficie semplice
S frontiera del solido T = {(x, y, z) ∈ R3 | 0 ≤ z ≤ 3 − (x2 + y 2 ), z ≤ 2} possiamo utilizzare il
Teorema della divergenza ottenendo
ZZ ZZZ
F · Nu dσ = 2y 2 + x dxdydz
S T
Per calcolare l’integrale triplo possiamo integrare per strati osservato che risulta
Quindi
ZZ ZZZ Z 2 ZZ
2
F · Nu dσ = 2y + x dxdydz = ( 2y 2 + x dxdy)dz
S T 0 Dz
√
Z 2 Z 3−z Z 2π
= ( ( (2ρ2 sin2 θ + ρ cos θ)ρ dθ) dρ)dz
0 0 0
√
Z 2 Z 3−z
= ( ρ3 [θ − cos θ sin θ]2π 2 2π
0 + ρ [− sin θ]0 dρ)dz
0 0
√
2 3−z 2 √3−z 2
Z Z Z Z
3 4
= 2π ( ρ dρ)dz = π
2 ρ 0
dz = π
2 (3 − z)2 dz
0 0 0 0
2
π
(z − 3)3 0 = 13π
= 6 3
13. Calcoliamo il flusso del campo F(x, y, z) = (0, yz, x) uscente dalla superficie avente per sostegno
la frontiera del solido T = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 ≤ z ≤ 2} usando nuovamente il Teorema della
divergenza. Abbiamo ZZ ZZZ
F · Nu dσ = z dxdydz
S T
Per calcolare l’integrale triplo possiamo integrare per strati osservato che risulta
Quindi
ZZ ZZZ Z 2 ZZ
F · Nu dσ = z dxdydz = ( z dxdy)dz
S T 0 Dz
Z 2 Z 2 3 2 8
= zµ(Dz ) dz = πz 2 dz = π
3 z 0 = 3π
0 0
104
14. Calcoliamo il flusso di F(x, y, z) = yz 3 , xz 2 , z attraverso la superficie S ottenuta dalla rotazione
√ √ √
della curva γ di equazione cartesiana x = 1 + z 2 , z ∈ [− 3, 3], attorno all’asse z di un angolo
pari a π e orientata in modo tale che nel punto P (0, 1, 0) risulti N·j < 0. Utilizzando le coordinate
cilindriche, una parametrizzazione della superficie di rotazione S risulta
√
2
x = √ 1 + z cos θ
√ √
Φ: y = 1 + z 2 sin θ (z, θ) ∈ D = [− 3, 3] × [0, π].
z=z
√ √
Ne segue che Φz (z, θ)∧Φθ (z, θ) = (− 1 + z 2 cos θ, − 1 + z 2 sin θ, z) e dunque, essendo P (0, 1, 0) =
Φ(0, π2 ), che Φz (0, π2 ) ∧ Φθ (0, π2 ) = (0, −1, 0) e che l’orientamento indotto sulla superficie è quello
richiesto. Si ottiene allora
ZZ ZZ
F · N dσ = F(Φ(z, θ)) · Φz (z, θ) ∧ Φθ (z, θ) dzdθ
S ZZ D
p p p p
= (z 3 1 + z 2 sin θ, z 2 1 + z 2 cos θ, z) · (− 1 + z 2 cos θ, − 1 + z 2 sin θ, z) dzdθ
D
√
ZZ Z 3 √
= z 2 − z 2 (1 + z 2 )(1 + z) sin θ cos θ dzdθ = π √ z
2
dz = 2π 3
D − 3
15. F(x, y, z) = (yz, x, x + z) uscente dalla superficie rigata S la superficie avente come generatrice
la circonferenza ϕ(t) = (cos t, sin t, 0), t ∈ [0, 2π], e come vettori direttori i vettori w = (0, 1, 1)
nella regione z ∈ [0, 4]. Una parametrizzazione del cilindro generalizzato di direttrici le rette
parallele al vettore w = (0, 1, 1) sarà data allora da
dove (t, s) ∈ D = [0, 2π] × [0, 4]. Abbiamo che la superficie risulta di classe C 1 con Φt (t, s) =
(− sin t, cos t, 0) e Φs (t, θ) = (0, 1, 1) da cui
105
ESERCIZI su EQUAZIONI DIFFERENZIALI
log x y
1. y 0 = 2y 6. y 0 = − 6x + x
2y 5
2. y 0 = y 3 log x 7. y 00 − 4y 0 + 4y = e2x
xy
3. y 0 = 1+x2
+ x2 8. y 00 + 3y 0 − 4y = ex cos x
xy−1
4. y 0 = x2
9. y 000 + y 00 = xex
5. y 0 = 2x
1+x2
y + xy 3 10. y 0000 − 2y 000 + y 00 = ex
(
y0 = 1
xy
00 0 x
y − 5y + 6y = e + 11e
2x
11.
y(−1) = 1 17. y(0) = 32
0
( 2 y (0) = 12
y 0 = yx tan log x
12.
y(1) = 1
00 0 −x
( y + 2y + y = (x − 1)e
y 0 = y tan x + cos1 x 18. y(0) = 0
13.
y(0) = π
0
y (0) = 0
(
xy
y 0 = 1+x 2 + x
3
14.
00
y(0) = 31 y + y = cos x + x
( 19. y(0) = 0
y 0 = xy + 3x y
0
15. y (0) = 1
y(−1) = 1
3 3
( (
y 0 = x xy+y2 x2 y 00 + xy 0 + 4y = 0
16. 20.
y(1) = 1 y(1) = y 0 (1) = 1
106
Risoluzione
B(y) = A(x) + c, c ∈ R
1
essendo B(y) una primitiva di b(y) = 2y e A(x) una primitiva di a(x) = log x. Scegliamo B(y) =
2
y e A(x) = x log x − x, le soluzioni dell’equazione differenziale saranno date implicitamente da
p
y 2 (x) = x log x − x + c, c ∈ R ⇐⇒ |y(x)| = x log x − x + c, c ∈ R.
2. L’equazione differenziale y 0 = y 3 log x è equazione a variabili separabili del tipo y 0 = a(x)b(y) con
a(x) = log x e b(y) = y 3 . Tale equazione ammette come soluzione singolare la funzione y0 (x) = 0
per ogni x ∈ R. Le soluzioni non nulle dell’equazione saranno invece date (implicitamente) dalla
formula
B(y) = A(x) + c, c ∈ R
1
dove B(y) èuna primitiva di b(y) = y13 e A(x) una primitiva di a(x) = log x. Scegliamo
B(y) = − 2y12 e A(x) = x log x − x, le soluzioni non nulle dell’equazione differenziale sono date
implicitamente da
xy
3. L’equazione y 0 = 1+x 2
2 + x è equazione differenziale lineare del primo ordine non omogenea, cioè
0
del tipo y = a(x)y + b(x) con a(x) = 1+x x 2
2 e b(x) = x . L’integrale generale sarà allora della
forma Z
y(x) = eA(x)
( b(x)e−A(x) dx + c), c ∈ R,
x
dove A(x) è una primitiva di a(x). Scegliamo come primitiva di a(x) = 1+x 2 la funzione A(x) =
1 2
√
2
2 log(1 + x ) = log 1 + x . L’integrale generale dell’equazione data sarà allora
√ Z √ p Z
2 2 x2
y(x) = elog 1+x ( x2 e− log 1+x dx + c) = 1 + x2 ( √1+x 2
dx + c)
p p p
= 1 + x2 ( x2 1 + x2 − 21 log(x + 1 + x2 ) + c), c ∈ R.
107
4. L’equazione y 0 = xy−1
x2
è equazione differenziale lineare del primo ordine non omogenea, ovvero
0
del tipo y = a(x)y + b(x) con a(x) = x1 e b(x) = − x12 . L’integrale generale sarà allora della
forma Z
y(x) = eA(x)
( b(x)e−A(x) dx + c), c ∈ R,
dove A(x) è una primitiva di a(x). Essendo a(x) = x1 , scegliamo come primitiva la funzione
A+ (x) = log(x) per le soluzioni definite in (0, +∞) e A− (x) = log(−x) per le soluzioni definite
in (0, +∞). Le soluzioni definite in (0, +∞) dell’equazione data saranno allora
Z Z
log x 1 − log x
y(x) = e ( − x2 e dx + c) = x(− x13 dx + c)
= x( 21 x12 + c) = 1
2x + cx, c ∈ R.
5. L’equazione y 0 = 1+x
2x 3 0
2 y + xy è equazione differenziale di Bernoulli, ovvero del tipo y = a(x)y +
2x
b(x)y α con a(x) = 1+x 2 , b(x) = x e α = 3. Osserviamo che l’equazione ammette come soluzione
la funzione identicamente nulla y0 (x) = 0 per ogni x ∈ R. Per determinare le soluzioni non nulle
possiamo ricondurre tale equazione a un’equazione differenziale lineare considerando la funzione
incognita z(x) = y 1−α (x) = y −2 (x), osserviamo che z(x) > 0. Con tale sostituzione otteniamo
z 0 (x)
che y(x) = ± √ 1 e quindi y 0 (x) = ∓ √ 3
e quindi
z(x) 2 z (x)
z0
y0 = 2x
1+x2
y + xy 3 ⇔ ∓ √ 2x √1
= ± 1+x 2 z
+ ± (√xz)3 ⇔ z 0 = − 1+x
4x
2 z − 2x
2 z3
L’equazione nell’incognita z è equazione differenziale lineare del tipo z 0 = ā(x)z + b̄(x) con
4x
ā(x) = − 1+x 2 e b̄(x) = −2x ammette come integrale generale
Z
Ā(x) −Ā(x)
z(x) = e b̄(x)e dx + c
4x 2
con Ā(x) primitiva di ā(x) = − 1+x 2 . Possiamo scegliere come primitiva Ā(x) = −2 log(1 + x ) =
1
log (1+x 2 )2 ottenendo
1 Z 1
log − log
z(x) = e (1+x2 )2 −2xe dx + c (1+x2 )2
Z
1 2 2 1 1 2 3
= (1+x2 )2
−2x(1 + x ) dx + c = (1+x 2 )2 − 3 (1 + x ) + c
108
y
6. L’equazione y 0 = − 6x + 2yx5 è di nuovo equazione differenziale di Bernoulli del tipo y 0 = a(x)y +
1
b(x)y α con a(x) = − 6x , b(x) = x2 e α = −5. Per determinare le soluzioni dell’equazione
possiamo ricondurre tale equazione a un’equazione differenziale lineare considerando la funzione
incognita z(x) = y 1−α (x) = y 6 (x), osserviamo che z(x) ≥ 0. Con tale sostituzione otteniamo
0
che y(x) = 6 z(x) e quindi y 0 (x) = z (x)5 e quindi
p
6z(x) 6
√
6
z0
y 0 = − 6x
y
+ x
2y 5
⇔ 5 = − 6xz + x
5 ⇔ z 0 = − xz + 3x
6z 6 2z 6
L’equazione nell’incognita z è equazione differenziale lineare del tipo z 0 = ā(x)z + b̄(x) con
ā(x) = − x1 e b̄(x) = 3x ammette come integrale generale
Z
Ā(x) −Ā(x)
z(x) = e b̄(x)e dx + c
con Ā(x) primitiva di ā(x) = − x1 . Possiamo scegliere come primitiva Ā+ (x) = log(x) per
soluzioni definite in (0, +∞) e Ā− (x) = log(−x) per soluzioni definite in (−∞, 0) ottenendo
Z
± − log(±x) log(±x)
z (x) = e 3xe dx + c
Z
= ± x ± 3x dx + c = ± x1 (±x3 + c) = x1 (x3 + k)
1 2
dove k = ±c ∈ R, osserviamo che nel dominio deve risultare z(x) ≥ 0. Le soluzioni dell’equazione
di Bernoulli data saranno allora
q
y(x) = 6 x1 (x3 + k), k ∈ R
109
8. L’equazione y 00 + 3y 0 − 4y = ex cos x è equazione differenziale lineare del secondo ordine a coef-
ficienti costanti non omogenea. Per risolverla determiniamo l’integrale generale dell’equazione
omogenea associata y 00 + 3y 0 − 4y = 0. A tale scopo si osservi che l’equazione caratteristica
λ2 + 3λ − 4 = (λ + 4)(λ − 1) = 0 ammette come radici λ1 = −4 e λ2 = 1 e quindi l’integrale
generale dell’equazione omogenea è
y0 (x) = c1 e−4x + c2 ex
dove c1 , c2 ∈ R sono costanti arbitrarie. Per determinare una soluzione particolare dell’equazione
non omogenea, utilizzando il metodo della somiglianza, cerchiamo tale soluzione della forma
yp (x) = ex (A cos x + B sin x) (non siamo in un caso risonante dato che 1 + i non è radice del
polinomio caratteristico). Derivando due volte e sostituendo nell’equazione completa otteniamo
1 5
A = − 26 e B = 26 . Dunque, soluzione particolare è
yp (x) = ex ( 26
5
sin x − 1
26 cos x)
9. L’equazione y 000 + y 00 = xex è equazione differenziale lineare del terzo ordine a coefficienti costanti
non omogenea. Per risolverla determiniamo l’integrale generale dell’equazione omogenea asso-
ciata y 000 + y 00 = 0. Osservato che l’equazione caratteristica λ3 + λ2 = λ(λ2 + 1) = 0 ammette
come radici λ = 0 e λ = ±i, otteniamo che l’integrale generale dell’equazione omogenea è
dove c1 , c2 , c3 ∈ R sono costanti arbitrarie. Per determinare una soluzione particolare dell’equazione
non omogenea, utilizzando il metodo della somiglianza, cerchiamo tale soluzione della forma
yp (x) = (Ax + B)ex (non siamo in un caso). Derivando tre volte e sostituendo nell’equazione
completa otteniamo A = 12 e B = − 45 . Dunque, soluzione particolare è
10. L’equazione y 0000 − 2y 000 + y 00 = ex è equazione differenziale lineare del quarto ordine a coefficienti
costanti non omogenea. Determiniamo l’integrale generale dell’equazione omogenea associata
y 0000 − 2y 000 + y 00 = 0. Osservato che l’equazione caratteristica λ4 − 2λ3 + λ2 = λ2 (λ2 − 2λ + 1) =
λ2 (1 − λ)2 = 0 ammette come radici λ = 0 e λ = 1, entrambe di molteplicità 2, otteniamo che
l’integrale generale dell’equazione omogenea è
y0 (x) = c1 + c2 x + c3 ex + c4 xex
110
dove c1 , c2 , c3 ∈ R sono costanti arbitrarie. Utilizzando il metodo della somiglianza, cerchiamo
una soluzione particolare dell’equazione completa della forma yp (x) = Ax2 ex (siamo in un caso
risonante). Derivando quattro volte e sostituendo nell’equazione completa otteniamo A = 12 .
Dunque, soluzione particolare è
2
yp (x) = x2 ex
e l’integrale generale dell’equazione data è
x2 x
y(x) = y0 (x) + yp (x) = c1 + c2 x + c3 ex + c4 xex + 2 e
B(y) = A(x) + c, c ∈ R
1 y2
con B(y) primitiva di b(y) = y e A(x) primitiva di a(x) = x1 . Scegliendo B(y) = 2 e A(x) =
log |x|, le soluzioni dell’equazione differenziale saranno date da
y 2 (x)
p
2 = log |x| + c, c ∈ R ⇐⇒ |y(x)| = 2log |x| + k, k ∈ R.
Poichè la nostra soluzione deve soddisfare la condizione iniziale y(−1) = 1, la soluzione dovrà
essere definita in un intorno di x0 = −1 < 0 con y(−1) = 1 > 0. Dunque la soluzione cercata
sarà data da p
y(x) = 2log(−x) + k, k ∈ R.
Imponendo infine la condizione iniziale y(−1) = 1 si ottiene k = 1. Quindi la soluzione del
problema di Cauchy proposto è p
y(x) = 2log(−x) + 1
definita e derivabile in (−∞, − √1e ).
2
12. L’equazione differenziale y 0 = yx tan log x è equazione a variabili separabili del tipo y 0 = a(x)b(y)
con a(x) = x1 tan log x e b(y) = y 2 . Tale equazione ammette come soluzione singolare la funzione
costante y0 (x) = 0 ma poichè stiamo cercando una soluzione soddisfacente la condizione iniziale
y(1) = 1 6= 0, tale soluzione apparterrà alla famiglia di soluzioni non nulle date (implicitamente)
dalla formula
B(y) = A(x) + c, c ∈ R
1
con B(y) primitiva di b(y) = y12 e A(x) primitiva di a(x) = x1 tan log x. Scegliendo B(y) =
− y1 e A(x) = − log | cos log x|, le soluzioni non nulle dell’equazione differenziale saranno date
implicitamente da
1 1
y(x) = log | cos log x| + c, c ∈ R ⇐⇒ y(x) = log | cos log x|+c , c ∈ R.
Poichè la nostra soluzione deve soddisfare la condizione iniziale y(1) = 1, la soluzione dovrà
essere definita in un intorno di x0 = 1 ove cos log x > 0. Dunque la soluzione cercata sarà data
da
y(x) = log(cos 1log x)+c , c ∈ R.
111
Imponendo infine la condizione iniziale y(1) = 1 si ottiene c = 1 e quindi la soluzione del
problema di Cauchy proposto è
1
y(x) = log(cos log x)+1 .
13. L’equazione y 0 = y tan x + cos1 x è equazione differenziale lineare del primo ordine non omogenea,
cioè del tipo y 0 = a(x)y + b(x) con a(x) = tan x e b(x) = cos1 x . L’integrale generale sarà allora
della forma Z
y(x) = e A(x)
( b(x)e−A(x) dx + c), c ∈ R,
con A(x) primitiva di a(x). Essendo a(x) = tan x e il dato iniziale in x0 = 0, qundi cos x0 > 0,
scegliamo come primitiva la funzione A(x) = − log(cos x). L’integrale generale dell’equazione
data sarà allora
Z Z
− log(cos x) 1 log(cos x)
y(x) = e ( cos x e dx + c) = cos x ( dx + c) = cos1 x (x + c), c ∈ R,
1
x
dove A(x) è una primitiva di a(x). Essendo a(x) = 1+x 2 , scegliamo come primitiva la funzione
1 2
√
2
A(x) = 2 log(1 + x ) = log 1 + x . L’integrale generale dell’equazione data sarà allora
√ Z √ p Z
log 1+x2 3 − log 1+x2 2 x3
y(x) = e ( x e dx + c) = 1 + x ( √1+x 2
dx + c)
p p p
= 1 + x2 ( 13 1 + x2 (x2 − 2) + c) = 13 (1 + x2 )(x2 − 2) + c 1 + x2 , c ∈ R,
Imponendo la condizione iniziale y(0) = 13 si ottiene c = 1 e quindi la soluzione del problema di
Cauchy proposto è p
y(x) = 31 (1 + x2 )(x2 − 2) + 1 + x2
L’equazione nell’incognita z è equazione differenziale lineare del tipo z 0 = ā(x)z + b̄(x) con
ā(x) = x2 e b̄(x) = 6x ammette come integrale generale
Z
Ā(x) −Ā(x)
z(x) = e b̄(x)e dx + c
112
con Ā(x) primitiva di ā(x) = x2 . Poiché il dato iniziale è dato in x0 = −1 < 0, possiamo scegliere
come primitiva Ā(x) = 2 log(−x) = log(x2 ) nell’intervallo (0, +∞) ottenendo
Z Z
log(x2 ) − log(x2 ) 2 6 2
z(x) = e 6xe dx + c = x x dx + c = x (6 log(−x) + c)
dove c ∈ R, osserviamo che nel dominio deve risultare 6 log(−x)+c ≥ 0. Le soluzioni dell’equazione
di Bernoulli data, definite in (−∞, 0) saranno allora
p p
y(x) = x2 (6 log(−x) + c) = −x 6 log(−x) + c, c ∈ R
√
Poiché la soluzione deve verificare la condizione iniziale y(−1) = 1 dovremo avere 1 = c e
dunque c = 1. La soluzione del problema di Cauchy proposto è
p p
y(x) = x2 (6 log(−x) + 1) = −x 6 log(−x) + 1
1
definita nell’intervallo (−∞, −e− 6 ).
Si noti che l’equazione data è equazione differenziale omogenea (ovvero della forma y 0 = g( xy )) e
si poteva in alternativa risolverla ponendo z(x) = y(x)
x .
3 3 2
16. L’equazione differenziale y 0 = x xy+y2 = xy + xy2 è equazione differenziale di Bernoulli ma anche
omogenea (di Manfredi). Per risolverla potremo quindi considerare la funzione incognita z(x) =
y 3 (x) oppure z(x) = y(x) 0
x . Con la seconda, abbiamo y(x) = xz(x) e quindi y (x) = z(x) + xz (x)
0
da cui
2
y 0 = xy + xy2 ⇔ z + xz 0 = z + z12 ⇔ z 0 = xz1 2
e l’ultima equazione è equazione differenziale a variabili separabili del tipo z 0 = a(x)b(z) con
a(x) = x1 e b(z) = z12 . Abbiamo allora che le soluzioni dell’equazione sono date da
z 3 (x)
p
3
3 = log |x| + c ⇔ z(x) = 3 log |x| + k, k∈R
Poiché la soluzione deve verificare la condizione iniziale y(1) = 1 e x0 = 1 > 0, otteniamo che la
soluzione del problema proposto è
p
y(x) = x 3 3 log x + 1.
113
della somiglianza, cerchiamo tale soluzione della forma yp (x) = y1 (x)+y2 (x) essendo y1 (x) = Aex
soluzione dell’equazione y 00 −5y 0 +6y = ex e y2 (x) = Bxe2x soluzione dell’equazione y 00 −5y 0 +6y =
11e2x (siamo in un caso risonante). Derivando due volte e sostituendo nelle rispettive equazioni
otteniamo A = 21 e B = −11. Dunque, la soluzione particolare cercata è
yp (x) = 21 ex − 11xe2x
dove c1 , c2 ∈ R sono costanti arbitrarie. Determiniamo ora c1 e c2 di modo che risultino soddis-
fatte le condizioni iniziali y(0) = 21 e y 0 (0) = 32 :
( (
y(0) = c1 + c2 + 21 = 32 c1 = −8
0 1 1
⇐⇒
y (0) = 2c1 + 3c2 + 2 − 11 = 2 c2 = 9
Cerchiamo ora una soluzione particolare dell’equazione non omogenea. Utilizzando il metodo
della somiglianza, cerchiamo tale soluzione della forma yp (x) = x2 (Ax+B)e−x = (Ax3 +Bx2 )e−x
(siamo in un caso risonante). Derivando due volte e sostituendo nell’equazioni otteniamo A = 61
e B = − 12 . Dunque, la soluzione particolare cercata è
yp (x) = x2 ( x6 − 21 )e−x
y(x) = x2 ( x6 − 12 )e−x
114
19. y(0) = 0 e y 0 (0) = 1 L’equazione y 00 + y = cos x + x è equazione differenziale lineare del secondo
ordine a coefficienti costanti non omogenea. L’equazione omogenea associata y 00 +y = 0 ammette
come integrale generale
y0 (x) = c1 cos x + c2 sin x, c1 , c2 ∈ R,
dato che l’equazione caratteristica associata, λ2 + 1 = 0, ammette come radici λ = ±i. Cerchi-
amo ora una soluzione particolare dell’equazione non omogenea, utilizzando il metodo della
somiglianza. Cerchiamo tale soluzione della forma yp (x) = y1 (x) + y2 (x) essendo y1 (x) =
x(A cos x + B sin x) soluzione dell’equazione y 00 + y = cos x (siamo in un caso risonante) e
y2 (x) = (Cx + D) soluzione dell’equazione y 00 + y = x. Derivando due volte e sostituendo nelle
rispettive equazioni otteniamo A = 0, B = 21 , C = 1, D = 0. Dunque, la soluzione particolare
cercata è
yp (x) = y1 (x) + y2 (x) = x2 sin x + x
e l’integrale generale dell’equazione data è allora
x
y(x) = y0 (x) + yp (x) = c1 cos x + c2 sin x + 2 sin x + x, c1 , c2 ∈ R.
Determiniamo c1 e c2 di modo che risultino soddisfatte le condizioni iniziali y(0) = 0 e y 0 (0) = 1:
( (
y(0) = c1 = 0 c1 = 0
0
⇐⇒
y (0) = c2 + 1 = 1 c2 = 0
La soluzione del problema di Cauchy proposto è allora la soluzione particolare trovata
x
y(x) = 2 sin x + x
20. L’equazione x2 y 00 +xy 0 +4y = 0 è equazione differenziale di Eulero. Per riportarla a un’equazione
lineare, poiché la condizione iniziale è data in x0 = 1 > 0, poniamo x = et > 0 e z(t) = y(et ).
Otteniamo allora z 0 (t) = et y 0 (et ) = xy 0 (x), z 00 (t) = et y 0 (et ) + e2t y 00 (et ) = xy 0 (x) + x2 y 00 (x), da
cui, sostituendo nell’equazione differenziale data, si ha
z 00 + 4z = 0
Tale equazione è equazione differenziale lineare del secondo ordine a coefficienti costanti omoge-
nea, le cui soluzioni sono date da
z(t) = c1 cos(2t) + c2 sin(2t), c1 , c2 ∈ R
dato che l’equazione caratteristica λ2 + 4 = 0 ammette come soluzioni λ = ±2i. Tornando alla
variabile x = et otteniamo che le soluzioni dell’equazione di Eulero data sono
y(x) = c1 cos(2 log x) + c2 sin(2 log x), c1 , c2 ∈ R.
Determiniamo c1 e c2 in modo che risulti y(1) = y 0 (1) = 1. Abbiamo
( (
y(1) = c1 = 1 c1 = 1
0
⇐⇒
y (1) = 2c2 = 1 c2 = 21
La soluzione del problema di Cauchy proposto è allora
y(x) = cos(2 log x) + 21 sin(2 log x).
115