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eserciziAN2 2017

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Edmir Hoxha
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ESERCIZI sulle COORDINATE POLARI e POLARI ELLITTICHE

Dopo averli rappresentati nel piano cartesiano, descrivere i seguenti insiemi utilizzando le coordi-
nate polari o polari ellittiche opportune.

1. {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 = 9, x ≥ 0, y ≤ 0}

2. {(x, y) ∈ R2 | (x − 1)2 + y 2 = 4, y ≥ 0}

3. {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 = 4, y ≥ |x|}

4. {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 1, y ≥ 3x}

5. {(x, y) ∈ R2 | 0 < x2 + y 2 < 9, |y| < x}

y2
6. {(x, y) ∈ R2 | x2 + 4 = 1, y ≤ 0}

x2
7. {(x, y) ∈ R2 | 9 + (y + 1)2 = 1, x ≥ 0}

(x−2)2
8. {(x, y) ∈ R2 | 0 < 4 + y 2 ≤ 1, x ≥ 2}

9. {(x, y) ∈ R2 | 4x2 + y 2 ≤ 4, 0 ≤ y ≤ 2x}

x2
10. {(x, y) ∈ R2 | 1 ≤ 4 + y 2 ≤ 4, x ≥ 0}

1
Risoluzione

1. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 = 9, x ≥ 0, y ≤ 0} è rappresentato nel piano dall’arco di


circonferenza x2 + y 2 = 9, di centro l’origine e raggio 3, nel quarto quadrante

Possiamo rappresentarlo utilizzando le coordinate polari rispetto all’origine O = (0, 0)


(
x = ρ cos θ
y = ρ sin θ
come
{(ρ, θ) | ρ = 3, θ ∈ [− π2 , 0]}

2. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | (x − 1)2 + y 2 = 4, y ≥ 0} nel piano rappresenta la porzione di circon-


ferenza (x − 1)2 + y 2 = 4, di centro (1, 0) e raggio 2 nel primo e secondo quadrante

Possiamo rappresentarlo utilizzando le coordinate polari rispetto al centro P0 = (1, 0)


(
x = 1 + ρ cos θ
y = ρ sin θ
come
{(ρ, θ) | ρ = 2, θ ∈ [0, π]}

2
3. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 = 4, y ≥ |x|} è costituito dai punti della circonferenza di centro
l’origine e raggio 2 che si trovano al di sopra del grafico della funzione y = |x|

Potremo quindi rappresentare tale insieme utilizzando le coordinate coordinate polari rispetto
all’origine O = (0, 0) (
x = ρ cos θ
y = ρ sin θ
come
{(ρ, θ) | ρ = 2, θ ∈ [ π4 , 3π
4 ]}


4. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 1, y ≥ 3x} è rappresentato nel piano cartesiano dai punti
interni alla√circonferenza x2 + y 2 = 1 di centro l’origine e raggio 1 che si trovano al di sopra della
retta y = 3x


Osservato che i punti di intersezione della retta con la circonferenza sono i punti P± = (± 12 , ± 23 ),
possiamo rappresentare tale insieme utilizzando le coordinate polari rispetto all’origine come

{(ρ, θ) | ρ ∈ [0, 1], θ ∈ [ π3 , 4π


3 ]}

3
5. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | 0 < x2 + y 2 < 9, |y| < x} nel piano è rappresentato dai punti interni
alla circonferenzax2 + y 2 = 9 diversi dall’origine, con ascissa x maggiore del valore assoluto
dell’ordinata, ovvero che si trovano alla destra del grafico della funzione x = |y|

Possiamo rappresentare tale insieme utilizzando le coordinate polari rispetto all’origine come

{(ρ, θ) | ρ ∈ (0, 3), θ ∈ [− π4 , π4 ]}

2 2
6. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | x2 + y4 = 1, y ≤ 0} rappresenta i punti dell’ellisse x2 + y4 = 1, di centro
l’origine e semiassi 1 e 2, con ordinata non positiva

Possiamo rappresentarlo utilizzando le coordinate polari ellittiche rispetto all’origine con parametri
1e2 (
x = ρ cos θ
y = 2ρ sin θ
come
{(ρ, θ) | ρ = 1, θ ∈ [π, 2π]}

2 x2
7. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | x9 +(y +1)2 = 1, x ≥ 0} rappresenta i punti dell’ellisse 9 +(y + 1)2 = 1,
di centro (0, −1) e semiassi 3 e 1, con ascissa non negativa

4
Possiamo rappresentarlo utilizzando le coordinate polari ellittiche rispetto al centro (0, −1) con
parametri 3 e 1 (
x = 3ρ cos θ
y = −1 + ρ sin θ
come
{(ρ, θ) | ρ = 1, θ ∈ [− π2 , π2 ]}

(x−2)2
8. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | 0 < 4 + y 2 ≤ 1, x ≥ 2} nel piano è rappresentato dai punti interni
(x−2)2
all’ellisse 4 + y 2 = 1 di centro (2, 0) e semiassi 2 e 1 con ascissa maggiore o uguale a 2

Possiamo descriverlo utilizzando le coordinate polari ellittiche rispetto al centro (2, 0) con parametri
2e1 (
x = 2 + 2ρ cos θ
y = ρ sin θ
come
{(ρ, θ) | ρ ∈ (0, 1], θ ∈ [− π2 , π2 ]}

9. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | 4x2 + y 2 ≤ 4, 0 ≤ y ≤ 2x} è rappresentato nel piano cartesiano dai


2
punti interni all’ellisse x2 + y4 = 1 con ordinata non negativa, che si trovano al di sotto della
retta y = 2x

5
Osservato che il punto
√ √ di intersezione della retta con la circonferenza e con ordinata non negativa
2
è il punto P = ( 2 , 2), possiamo rappresentarlo utilizzando le coordinate polari ellittiche
rispetto all’origine con parametri 1 e 2
(
x = ρ cos θ
y = 2ρ sin θ
come
{(ρ, θ) | ρ ∈ [0, 1], θ ∈ [0, π4 ]}
dato che il punto P corrisponde a ρ = 1 e θ = π4 .
2
10. L’insieme {(x, y) ∈ R2 | 1 ≤ x4 + y 2 ≤ 4, x ≥ 0} è rappresentato nel piano dai punti esterni
2 2 2
all’ellisse x4 + y 2 = 1 e interni all’ellisse x16 + y4 = 1 con ascisse non negative

Possiamo rappresentarlo utilizzando le coordinate polari ellittiche rispetto al centro l’origine con
parametri 2 e 1 (
x = 2ρ cos θ
y = ρ sin θ
come
{(ρ, θ) | ρ ∈ [1, 2], θ ∈ [− π2 , π2 ]}

6
ESERCIZI sulle CURVE, parte 1

1. Data la curva ϕ(t) = (3 cos t − cos(3t), 3 sin t − sin(3t), t ∈ [0, 2π], stabilire se risulta regolare e
chiusa. Determinare vettore tangente ed equazione della retta tangente nel punto ϕ( π2 ). (Facolta-
tivo, dopo aver studiato il grafico delle funzioni x(t) = 3 cos t − cos(3t) e y(t) = 3 sin t − sin(3t),
provare a disegnarne il sostegno).

2. Data la curva ϕ(t) = (t2 | sin t|, sin t cos t), t ∈ [− π2 , π2 ], stabilire se regolare e chiusa. Determinarne
vettore tangente ed equazione della retta tangente nel punto ϕ(0). Dopo aver studiato il grafico
delle funzioni x(t) = t2 | sin t| e y(t) = cos t sin t, provare a disegnare il sostegno della curva.
(Facoltativo: provare che la curva è semplice).

3. Data la curva di equazione cartesiana y = x2 (1 − x2 ), x ∈ [−1, 1], stabilire se regolare,



determi-
2 1
narne vettore tangente ed equazione della retta tangente nei punti O(0, 0) e P ( 2 , 4 ).

4. Data la curva di equazione cartesiana y = arctan((x + 1)α ), x ∈ [−1, 1], stabilire per quali valori
di α > 0 risulta regolare. Determinarne vettore tangente ed equazione della retta tangente nel
punto (0, π4 ).

5. Data la curva di equazione polare ρ(θ) = 1 + cos θ, θ ∈ [0, 2π] (cardioide), stabilire se risulta
regolare, semplice e chiusa. Determinarne vettore tangente ed equazione della retta tangente nel
punto ϕ( π3 ). Provare a disegnarne il sostegno.

6. Data la curva di equazione polare ρ(θ) = sin(2θ), θ ∈ [0, π] (rodonea), stabilire se risulta regolare,
semplice e chiusa. Determinarne vettore tangente ed equazione della retta tangente nel punto
ϕ( π4 ). Provare a disegnarne il sostegno.

7. Data la curva ϕ(t) = (1 − t, t − t2 − 1, t) con t ∈ [0, 2], stabilire se risulta regolare, chiusa e
semplice.

8. Data la curva ϕ(t) = (2t, t2 , et ) con t ∈ [0, 2], stabilire se è regolare, semplice e chiusa. Determi-
narne vettore tangente ed equazione della retta tangente nel punto ϕ( 12 ).

9. Data la curva ϕ(t) = (et , 2t, −e−t ), t ∈ [−1, 1], stabilire se la curva è regolare, chiusa e semplice.
Determinarne vettore tangente ed equazione della retta tangente nel punto ϕ(0).

10. Data la curva ϕ(t) = (2 cos t, sin t, 2 sin t − 2 cos t − 1) con t ∈ [0, 2π], provare che la curva è
regolare, semplice e chiusa. Determinarne vettore tangente ed equazione della retta tangente nel
punto (−2, 0, 1).

7
Risoluzione

1. Osserviamo che le funzioni x(t) = 3 cos t − cos(3t) e y(t) = 3 sin t − sin(3t) sono di classe C 1 in
[0, 2π] con
x0 (t) = −3 sin t + 3 sin(3t) e y 0 (t) = 3 cos t − 3 cos(3t)
per ogni t ∈ [0, π]. Abbiamo allora che ϕ(t) = (x(t), y(t)) è di classe C 1 in [0, 2π] con

kϕ0 (t)k2 = (x0 (t))2 + (y 0 (t))2 = 36 sin2 t

Quindi kϕ0 (t)k =


6 0 per ogni t 6= 0; π; 2π. La curva è quindi di classe C 1 in [0, 2π] ma regolare a
tratti, dato che il vettore tangente è nullo in un numero finito di punti.
La curva risulta chiusa dato che ϕ(0) = (2, 0) = ϕ(2π). Abbiamo poi che ϕ( π2 ) = (0, 4) e
ϕ0 ( π2 ) = (−6, 0), quindi che la retta tangente in ϕ( π2 ) è la retta passante per (0, 4) individuata dal
vettore (1, 0) (parallelo a (−6, 0)) e avrà equazione y = 4. Il sostegno della curva è rappresentato
in figura

2. Le funzioni x(t) = t2 | sin t| e y(t) = cos t sin t sono funzioni di classe C 1 in [− π2 , π2 ], quindi
ϕ(t) = (x(t), y(t)) è di classe C 1 in [− π2 , π2 ].
Abbiamo poi che per t ∈ [0, π2 ] risulta

ϕ0 (t) = (x0 (t), y 0 (t)) = (2t sin t + t2 cos t, cos2 t − sin2 t)

mentre per t ∈ [− π2 , 0]

ϕ0 (t) = (x0 (t), y 0 (t)) = (−(2t sin t + t2 cos t), cos2 t − sin2 t)

Risulta allora x0 (t) = 0 solo per t = 0 e che y 0 (0) = 1 6= 0. Ne segue che ϕ0 (t) 6= 0 per ogni
2
t ∈ [− π2 , π2 ] e quindi che la curva è regolare. La curva risulta chiusa, in quanto ϕ(± π2 ) = ( π4 , 0).
Nel punto ϕ(0) = (0, 0) abbiamo ϕ0 (0) = (0, 1) e quindi la retta tangente nel punto ϕ(0) ha
equazione x = 0. Il sostegno della curva è rappresentato in figura

8
La curva è semplice, infatti abbiamo che se t1 , t2 ∈ (− π2 , π2 ) e ϕ(t1 ) = ϕ(t2 ) allora x(t1 ) = x(t2 )
e dunque, osservato che x(t) è funzione pari, strettamente crescente in [0, π2 ], dovremo avere che
t2 = t1 oppure che t2 = −t1 6= 0. Se t2 = −t1 6= 0, allora, poichè y(t) è funzione dispari, avremo
che y(t2 ) = −y(t1 ) 6= y(t1 ). Ne concludiamo che se t1 , t2 ∈ (− π2 , π2 ) e ϕ(t1 ) = ϕ(t2 ) allora t1 = t2
e quindi che la curva è semplice.
3. La curva di equazione cartesiana y = x2 (1 − x2 ), x ∈ [−1, 1], corrisponde alla curva parametrica
ϕ(t) = (t, t2 (1−t2 ), t ∈ [−1, 1], e risulta regolare in quanto la funzione f (x) = x2 (1−x2 ) è di classe
C 1 e ϕ0 (t) = (1, 2t(1 − t2 ) − 2t3 ) 6= 0 per ogni t ∈ [−1, 1] (ricordiamo che una curva cartesiana
y = f (x) risulta regolare se e solo se f (x) è di classe C 1 ). Abbiamo che (0, 0)√ = ϕ(0) e √ che
0
ϕ (0) = (1, 0), quindi la retta tangente in O = (0, 0) è la retta y = 0. Dato che ( 2 , 4 ) = ϕ( 22 )
2 1
√ √
e ϕ0 ( 22 ) = (1, 0), la retta tangente in P = ( 22 , 14 ) è y = 41 . Osserviamo che i due punti
corrispondono a punti di massimo e minimo relativo per la funzione f (x) = x2 (1 − x2 ), le rette
tangenti alla√curva coincidono con le rette tangenti al grafico di f (x) e risultano quindi orizzontali
(f 0 (0) = f 0 ( 22 ) = 0).
4. La curva di equazione cartesiana y = arctan((x + 1)α ), x ∈ [−1, 1], corrisponde alla curva
parametrizzata ϕ(t) = (t, arctan((t + 1)α ), t ∈ [−1, 1], che risulta regolare se e solo se la funzione
f (x) = arctan((x + 1)α ) è di classe C 1 . Abbiamo che f (x) è di classe C 1 in [−1, 1] se e solo se
α ≥ 1 dato che per x ∈ (−1, 1) si ha
1
f 0 (x) = · α(1 + x)α−1
1 + (x + 1)2α
e lim f 0 (x) risulta finito solo se α − 1 ≥ 0. Osserviamo che per 0 < α < 1 la curva non risulta
x→−1+
regolare a tratti, non essendo di classe C 1 a tratti in [−1, 1].
Abbiamo poi ϕ0 (t) = (1, 1+(t+1) 1
2α · α(1 + t)
α−1 ) e quindi, dato che (0, π ) = ϕ(0), che il vettore
4
tangente in (0, π4 ) è ϕ0 (0) = (1, α2 ). La retta tangente avrà quindi equazioni parametriche
(
x=t
y = π4 + α2 t

9
e dunque equazione cartesiana 4y − αx − π = 0.

5. La curva di equazione polare ρ(θ) = 1 + cos θ, θ ∈ [0, 2π], corrisponde alla curva parametrizzata
ϕ(θ) = ((1 + cos θ) cos θ, (1 + cos θ) sin θ), θ ∈ [0, 2π]. La curva risulta di classe C 1 in [0, 2π], in
quanto è tale ρ(θ) = 1 + cos θ. Abbiamo poi che per θ ∈ [0, 2π](a)

kϕ0 (θ)k = 0 ⇔ ρ(θ)2 + ρ0 (θ)2 = (1 + cos θ)2 + sin2 θ = 2 + 2 cos θ = 0 ⇔ θ = π

Possiamo allora concludere che la curva risulta regolare a tratti, ϕ(π) è l’unico punto singolare
della curva.
La curva è chiusa in quanto ϕ(0) = ϕ(2π) = (2, 0) e risulta semplice in quanto se θ1 , θ2 ∈ [0, 2π)
e θ1 6= θ2 allora cos θ1 6= cos θ2 oppure sin θ1 6= sin θ2 e quindi ϕ(θ1 ) 6= ϕ(θ2 ). Abbiamo poi

ϕ0 (θ) = (− sin θ − 2 sin θ cos θ, cos2 θ − sin2 θ + cos θ)


√ √ √
da cui ϕ0 ( π3 ) = (− 3, 0). La retta tangente nel punto ϕ( π3 ) = ( 43 , 3 4 3 ) è quindi y = 3 3
4 .

6. La curva di equazione polare ρ(θ) = sin(2θ), θ ∈ [0, π], corrisponde alla curva parametrizzata
ϕ(θ) = (sin(2θ) cos θ, sin(2θ) sin θ), θ ∈ [0, π] e risulta di classe C 1 in [0, π], dato che è tale
ρ(θ) = sin(2θ). Abbiamo poi che per ogni θ ∈ [0, π] risulta kϕ0 (θ)k =6 0 dato che

ρ(θ)2 + ρ0 (θ)2 = sin2 (2θ) + 4 cos2 (2θ) = 1 + 3 cos2 (2θ) 6= 0

Possiamo allora concludere che la curva risulta regolare in [0, π].


(a)
ricordiamo che in generale se ϕ(θ) = (ρ(θ) cos θ, ρ(θ) sin θ) allora ϕ0 (θ) = (ρ0 (θ) cos θ−ρ(θ) sin θ, ρ0 (θ) sin θ+ρ(θ) cos θ)
e quindi
2 2
kϕ0 (θ)k2 = ρ0 (θ) cos θ − ρ(θ) sin θ + ρ0 (θ) sin θ + ρ(θ) cos θ
= ρ0 (θ)2 cos2 θ − 2ρ(θ)ρ0 (θ) cos θ sin θ + ρ(θ)2 sin2 θ + ρ0 (θ)2 sin2 θ + 2ρ(θ)ρ0 (θ) cos θ sin θ + ρ(θ)2 cos2 θ
= ρ(θ)2 + ρ0 (θ)2

10
La curva è chiusa in quanto ϕ(0) = ϕ(π) = (0, 0) ma non risulta semplice dato che ϕ( π2 ) =
ϕ(0) = ϕ(π) = (0, 0). Infine risulta

ϕ0 (θ) = (2 cos(2θ) cos θ − sin(2θ) sin θ, 2 cos(2θ) sin θ + sin(2θ) cos θ)


√ √ √ √ √
da cui ϕ0 ( π4 ) = (− 2
2
, 2
2 ). La retta tangente nel punto ϕ( π4 ) = ( 2
2
, 2
2 ) è quindi y = 2 − x.

NOTA: per θ ∈ [ π2 , π], ρ(θ) = sin(2θ) < 0, quindi per tali valori abbiamo che d(ϕ(θ), O) =
− sin(2θ). Per esempio, per θ = 43 π risulta sin(2θ) = sin( 32 π) = −1 e il corrispondente punto
√ √
ϕ( π4 ) = ( 22 , − 22 ) ha distanza 1 dall’origine del piano. Osserviamo inoltre che appartiene al
quarto quadrante.
NOTA: ϕ( π2 ) non è punto singolare dato che ϕ0 ( π2 ) = (0, −2) 6= (0, 0).
7. La curva ϕ(t) = (1 − t, t − t2 − 1, t) è curva regolare in [0, 2] essendo di classe C 1 con

ϕ0 (t) = (−1, 1 − 2t, 1) 6= 0 ∀t ∈ [0, 2].

La curva è semplice dato che se t1 6= t2 allora ϕ(t1 ) = (1−t1 , t1 −t21 −1, t1 ) 6= (1−t2 , t2 −t22 −1, t2 ) =
ϕ(t2 ). La curva non risulta chiusa essendo ϕ(0) = (1, −1, 0) 6= (−1, −3, 2) = ϕ(2).
NOTA: la curva è piana, il suo sostegno giace difatti nel piano x + z − 1 = 0.
8. La curva ϕ(t) = (2t, t2 , et ) è curva regolare in [0, 2] essendo di classe C 1 con

ϕ0 (t) = (2, 2t, et ) 6= 0 ∀t ∈ [0, 2].

La curva è semplice dato che se t1 6= t2 allora 2t1 6= 2t2 e quindi ϕ(t1 ) 6= ϕ(t2 ). La curva

non è chiusa essendo ϕ(0) = (0, 0, 1) 6= (4, 4, e2 ) = ϕ(2). Nel punto ϕ( 21 ) = (1, 41 , e) abbiamo

ϕ0 (t) = (2, 12 , e), quindi la retta tangente per ϕ( 21 ) ha equazioni parametriche

1
x = 1 + 2(t − 2 )

y = 14 + 12 (t − 12 )
 √ √
z = e + e(t − 12 )

11
√ √
9. La curva ϕ(t) = (et , 2t, −e−t ) risulta di classe C 1 in [−1, 1] con ϕ0 (t) = (et , 2, e−t ) e
r
p e4t + 2e2t + 1 e2t + 1
kϕ0 (t)k = e2t + 2 + e−2t = = = et + e−t > 0, ∀t ∈ [−1, 1].
e2t et
0
Poichè√ ϕ (t) 6= 0, ∀t√∈ [−1, 1], la curva risulta regolare. La curva non è chiusa essendo
√ ϕ(−1)
√ =
( e , − 2, −e) 6= (e, 2, − 1e ) = ϕ(1). La curva è semplice poichè se t1 6= t2 allora 2t1 6= 2t2 e
1

quindi ϕ(t1 ) 6= ϕ(t2 ). √


Infine nel punto ϕ(0) = (1, 0, −1) abbiamo ϕ0 (0) = (1, 2, −1) e dunque la retta tangente per
ϕ(0) ha equazioni parametriche 
x = √
 1+t
y = 2t

z = −1 − t

10. La curva ϕ(t) = (2 cos t, sin t, 2 sin t − 2 cos t − 1) con t ∈ [0, 2π] è semplice poichè se t1 6= t2 ,
t1 , t2 ∈ [0, 2π), allora cos t1 6= cos t2 oppure sin t1 6= sin t2 e dunque ϕ(t1 ) 6= ϕ(t2 ). La curva è
chiusa dato che ϕ(0) = (1, 0 − 3) = ϕ(2π). La curva è di classe C 1 con

ϕ0 (t) = (−2 sin t, cos t, 2 cos t + 2 sin t).

La curva risulta regolare dato che è di classe C 1 e

kϕ0 (t)k2 = 4 sin2 t + cos2 t + 4 cos2 t + 8 cos t sin t + 4 sin2 t = 8 sin2 t + 5 cos2 t + 4 cos t sin t
= 5 + 3 sin2 t + 2 sin(2t) ≥ 3, ∀t ∈ [0, 2π]

da cui ϕ0 (t) 6= 0 per ogni t ∈ [0, 2π]. Nel punto (−2, 0, 1) = ϕ(π) abbiamo ϕ0 (π) = (0, −1, −2) e
quindi la retta tangente per (−2, 0, 1) ha equazioni parametriche

x = −2

y = −(t − π)

z = 1 − 2(t − π)

NOTA: la curva è piana, il suo sostegno giace infatti nel piano x − 2y + z + 1 = 0.

12
ESERCIZI sulle CURVE, parte 2

1. Determinare una parametrizzazione della curva semplice e regolare avente per sostegno l’intersezione
della sfera x2 + y 2 + z 2 = 2y con il piano y = z + 1 nella regione x ≥ 0 e percorsa in modo tale
che il vettore T tangente alla curva nel punto P = (1, 1, 0) verifichi T · j > 0.

2. Determinare una parametrizzazione della curva semplice e regolare avente per sostegno l’intersezione
del cilindro 4x2 + y 2 = 2y con il piano z = x + 1 nella regione y ≥ 1, orientata in modo tale che
il vettore T tangente alla curva nel punto P = (0, 2, 1) verifichi T · k > 0.

3. Data la curva ϕ(t) = (t2 , t3 , t2 ) con t ∈ [0, 1], stabilire se è regolare, semplice, chiusa e calcolarne
la lunghezza.

4. Calcolare la lunghezza della curva γ semplice e regolare a tratti avente per sostegno la frontiera
dell’insieme D = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 2, x2 ≤ y, x ≥ 0}.

5. Data la curva ϕ(t) = (sin t, cos t, t2 ), t ∈ [−π, π], stabilire se è regolare, biregolare, semplice e
chiusa. Determinarne versore tangente, normale, binormale e piano osculatore nel punto ϕ(0).

6. Determinare versore tangente, normale e binormale, curvatura e torsione della curva semplice e
regolare avente per sostegno l’intersezione del parabolide z = x2 + y 2 con il piano z = 2x nel
punto P = (1, 1, 2).
t 2 t 3
7. Data la curva ϕ(t) = ( 1+t2 , 1+t2 ), t ∈ [−2, 2], stabilire se è semplice, chiusa e regolare. Determi-
narne versore tangente ed equazione cartesiana della retta tangente nel punto ϕ(1).

8. Data la curva ϕ(t) = (cos3 t, sin3 t), t ∈ [0, 2π] (astroide), determinarne versore tangente e nor-
male orientato, curvatura orientata ed equazione della circonferenza osculatrice in ϕ( π4 ).

9. Data la curva di equazione cartesiana y = x2 (1 − x2 ), x ∈ [−1, 1], nel puntl O = (0, 0) de-
terminarne versore tangente e normale, curvatura ed equazione della circonferenza osculatrice.
Disegnare il sostegno della curva e la circonferenza osculatrice.

10. Data la curva di equazione polare ρ(θ) = sin(2θ), θ ∈ [0, π2 ], determinarne versore tangente,
√ √
2 2
normale, curvatura ed equazione della circonferenza osculatrice nel punto ( 2 , 2 ).

13
Risoluzione
1. Il sostegno della curva è dato dall’intersezione
  
2 2 2 2 2 2 2 2
x + y + z = 2y
 x + (z + 1) + z = 2(z + 1)
 x + 2z = 1

y =z+1 ⇔ y =z+1 ⇔ y =z+1
  
x≥0 x≥0 x≥0
  

Possiamo usare le coordinare polari ellittiche per parametrizzare l’ellisse x2 + 2z 2 = 1, ponendo


x = cos t, z = √12 sin t, con t ∈ [− π2 , π2 ] dato che per tali valori risulta x ≥ 0. Otteniamo quindi
una parametrizzazione della curva ponendo
ϕ(t) = (cos t, 1 + √1 sin t, √12 sin t) t ∈ [− π2 , π2 ].
2

Con tale parametrizzazione abbiamo che il punto P (1, 1, 0) corrisponde a ϕ(0) dove, essendo
ϕ0 (t) = (− sin t, √12 cos t, √12 cos t), risulta T = ϕ0 (0) = (0, √12 , √12 ). Dunque il vettore tangente
verifica T · j = √12 > 0 e l’orientamento della curva determinato dalla parametrizzazione scelta
è quello richiesto.
2. Il sostegno della curva è dato dall’intersezione
 2
 x 2
 14 + (y − 1) = 1
2 2
4x + y = 2y
 

z =x+1 ⇔ z =x+1
 
y≥1
 
y ≥ 1

x2
Possiamo usare le coordinare polari ellittiche per parametrizzare l’ellisse 1 + (y − 1)2 = 1,
4
ponendo x = 12 cos t, y = 1 + sin t, con t ∈ [0, π] poichè per tali valori risulta y ≥ 1. Otteniamo
quindi una parametrizzazione della curva ponendo
ϕ(t) = ( 21 cos t, 1 + sin t, 1 + 12 cos t) t ∈ [0, π].
Risulta allora che P = (0, 2, 1) = ϕ( π2 ) e poichè ϕ0 (t) = (− 21 sin t, cos t, − 12 sin t), otteniamo
T = ϕ0 ( π2 ) = (− 12 , 0, − 12 ). Dunque il vettore tangente verifica T · k = − 21 < 0 e l’orientamento
della curva determinato dalla parametrizzazione scelta è opposto a quello richiesto. Sarà quindi
sufficiente considerare la curva opposta
ψ(t) = (−ϕ)(t) = ϕ(−t) = ( 12 cos t, 1 − sin t, 1 + 21 cos t) t ∈ [−π, 0]
per ottenere la parametrizzazione richiesta.
3. La curva ϕ(t) = (t2 , t3 , t2 ) è di classe C 1 in [0, 1] ed essendo ϕ0 (t) = (2t, 3t2 , 2t) = (0, 0, 0) solo
per t = 0, la curva risulta regolare a tratti in [0, 1]. La curva è semplice poichè se t1 6= t2 allora
t31 6= t32 e quindi ϕ(t1 ) 6= ϕ(t2 ). La curva non è chiusa essendo ϕ(0) = (0, 0, 0) 6= (1, 1, 1) = ϕ(1).

Essendo di classe C 1 , la lunghezza della curva è data da


Z 1 Z 1p Z 1 p
0 2 4
L(ϕ) = kϕ (t)kdt = 8t + 9t dt = t 8 + 9t2 dt
0 0 0
1 2
h
2 23
i1
1
√ √
= 18 3 (8 + 9t ) = 27 (17 17 − 8 8)
0

14
4. La curva, il cui sostegno è rappresentato in figura, possiamo vederla come unione delle curve
γ1 , avente per sostegno l’arco di circonferenza {(x,√y) ∈ R2 | x2 + y 2 = 2, x ∈ [0, 1]}, γ2 con
sostegno il segmento {(x, y) ∈ R2 | x = 0, y ∈ [0, 2]}, e γ3 con sostegno l’arco di parabola
{(x, y) ∈ R2 | y = x2 , x ∈ [0, 1]}.

Dalla proprietà di additività abbiamo allora che


L(γ) = L(γ1 ) + L(γ2 ) + L(γ3 ).

Dalla geometria elementare abbiamo che L(γ1 ) = π4 · 2 (dato che l’arco è sotteso da un angolo di
√ √
ampiezza π4 su una circonferenza di raggio 2) e L(γ2 ) = 2. Per calcolare invece la lunghezza
della curva γ3 , osserviamo che la curva ha equazione cartesiana y = f (x) = x2 , x ∈ [0, 1] e che
quindi la sua lunghezza sarà data da
Z 1p Z 1p
L(γ3 ) = 0 2
1 + f (x) dx = 1 + 4x2 dx
0 0
p p √ √
= 14 [2x 1 + 4x2 + log(2x + 1 + 4x2 )]10 = 41 (2 5 + log(2 + 5))
R√ √
dove, per calcolare l’integrale si è usato l’integrale notevole, 1 + t2 dt = 21 (t 1 + t2 + log(t +

1 + t2 )) + c.
5. La curva ϕ(t) = (sin t, cos t, t2 ) è di classe C 2 in [−π, π] con
ϕ0 (t) = (cos t, − sin t, 2t) e ϕ00 (t) = (− sin t, − cos t, 2)
√ √
Dunque, essendo kϕ0 (t)k = 1 + 4t2 > 0 e kϕ00 (t)k = 5 > 0 per ogni t ∈ (−π, π), si ha che la
curva risulta regolare e biregolare.
La curva risulta chiusa essendo ϕ(π) = (0, −1, π 2 ) = ϕ(−π). La curva risulta inoltre semplice
poichè se t1 , t2 ∈ (−π, π] sono tali che t1 6= t2 allora ϕ(t1 ) 6= ϕ(t2 ), poichè se sin t1 = sin t2 allora
t1 t2 ≥ 0 e t21 6= t22 .
In ϕ(0) = (0, 1, 0) abbiamo
ϕ0 (0) = (1, 0, 0) e ϕ00 (0) = (0, −1, 2)

15
quindi il versore tangente è dato da
ϕ0 (0)
T(0) = = (1, 0, 0),
kϕ0 (0)k
il versore binormale è
ϕ0 (0) ∧ ϕ00 (0)
B(0) = = (0, − √25 , − √15 )
kϕ0 (0) ∧ ϕ00 (0)k
e il versore normale è
N(0) = B(0) ∧ T(0) = (0, − √15 , √25 )
Il piano osculatore per ϕ(0) è il piano ortogonale al versore binormale B(0) passante per ϕ(0) =
(0, 1, 0), quindi di equazione
B(0) · (x, y − 1, z) = 0 ⇔ 2(y − 1) + z = 0 ⇔ 2y + z = 2

6. Il sostegno della curva è dato dall’intersezione


( ( (
z = x2 + y 2 x2 + y 2 = 2x (x − 1)2 + y 2 = 1
⇔ ⇔
z = 2x z = 2x z = 2x

Possiamo usare le coordinare polari per parametrizzare la circonferenza (x−1)2 +y 2 = 1, ponendo


x = 1 + cos t, y = sin t, con t ∈ [0, 2π]. Otteniamo quindi una parametrizzazione della curva
ponendo
ϕ(t) = (1 + cos t, sin t, 2 + 2 cos t), t ∈ [0, 2π].
Risulta allora
ϕ0 (t) = (− sin t, cos t, −2 sin t) e ϕ00 (t) = (− cos t, − sin t, −2 cos t).
Osserviamo
p la curva non èpparametrizzata mediante ascissa curvilinea dato che kϕ0 (t)k =
sin2 t + cos2 t + 4 sin2 t = 1 + 4 sin2 t 6≡ 1. Il punto P = (1, 1, 2) corrisponde a ϕ( π2 ), ab-
biamo quindi
ϕ0 ( π2 ) = (−1, 0, −2), ϕ00 ( π2 ) = (0, −1, 0) e ϕ0 ( π2 ) ∧ ϕ00 ( π2 ) = (−2, 0, 1)
e dunque il versore tangente in P è dato da
ϕ0 ( π2 )
T( π2 ) = = (− √15 , 0, − √25 ),
kϕ0 ( π2 )k
il versore binormale è
ϕ0 ( π2 ) ∧ ϕ00 ( π2 )
B( π2 ) = = (− √25 , 0, √15 )
kϕ0 ( π2 ) ∧ ϕ00 ( π2 )k
e il versore normale è
N( π2 ) = B( π2 ) ∧ T( π2 ) = (0, −1, 0)
Infine, la curvatura è data da
kϕ0 ( π2 ) ∧ ϕ00 ( π2 )k
k( π2 ) = = 1
kϕ0 ( π2 )k3 5

mentre la torsione è nulla essendo la curva piana.

16
t 2 t 3
1 in [−2, 2] con
7. La curva ϕ(t) = ( 1+t2 , 1+t2 ), t ∈ [−2, 2], è di classe C

2t(1 + t2 ) − 2t · t2 3t2 (1 + t2 ) − 2t · t3 t2 (3 + t2 )
   
0 2t
ϕ (t) = , = , .
(1 + t2 )2 (1 + t2 )2 (1 + t2 )2 (1 + t2 )2
Risulta pertanto ϕ0 (t) = 0 se e solo se t = 0 e dunque che la curva è regolare a tratti. La curva
non risulta chiusa essendo ϕ(−2) = ( 45 , − 85 ) 6= ϕ(2) = ( 54 , 85 ) ma risulta semplice, dato che se
t3 s3
t 6= s allora 1+t 2 6= 1+s2 e quindi ϕ(t) 6= ϕ(s).

Nel punto ϕ(1) = ( 12 , 12 ) abbiamo che ϕ0 (t) = ( 42 , 44 ) = ( 21 , 1), kϕ0 (t)k = 2
5
e pertanto il versore
tangente sarà dato da
ϕ0 (1)
   
2 1 1 2
T(1) = = √ , 1 = √ , √
kϕ0 (1)k 5 2 5 5
L’equazione parametriche della retta tangente in ϕ(1) saranno allora
(
x = 12 + 12 (t − 1)
y = 12 + (t − 1)

mentre l’equazione cartesiana è 2(x − 12 ) = y − 1


2 ovvero y = 2x − 12 .

8. La curva ϕ(t) = (cos3 t, sin3 t), t ∈ [0, 2π], è di classe C 2 in [0, 2π] con
ϕ0 (t) = (−3 sin t cos2 t, 3 cos t sin2 t)
e
ϕ00 (t) = (−3 cos3 t + 6 sin2 t cos t, −3 sin3 t + 6 cos2 t sin t)
Risulta allora
ϕ( π4 ) = ( 2√
1 1
, √
2 2 2
), ϕ0 ( π4 ) = ( 2−3
√ , √3
2 2 2
) e ϕ00 ( π4 ) = ( 2√
3 3
, √
2 2 2
)

da cui otteniamo che il versore tangente e normale orientato in ϕ( π4 ) sono


ϕ( π4 )
T( π4 ) = = (− √12 , √12 ) e Ñ( π4 ) = (− √12 , − √12 )
kϕ( π4 )k
La curvatura orientata in ϕ( π4 ) è

Ñ ( π4 ) · ϕ00 ( π4 )
k̃( π4 ) = = 49 (− √12 , − √12 ) · ( 2√
3 3
, √ ) = − 32 < 0.
kϕ0 ( π4 )k2 2 2 2

Ne segue che il versore normale N( π4 ) coincide con −Ñ( π4 ) = ( √12 , √12 ), la curvatura k( π4 ) è
l’opposto della curvatura orientata k( π4 ) = −k̃( π4 ) = 32 . Il raggio di curvatura è dunque r( π4 ) =
1 3
k( π ) = 2 e il centro della circonferenza osculatrice è dato da
4

C( π4 ) = ϕ( π4 ) + r( π4 )N( π4 )) = ( 2√
1 1
, √
2 2 2
) + 32 ( √12 , √12 ) = ( √22 , √22 )

L’equazione della circonferenza osculatrice in ϕ( π4 ) sarà quindi


(x − √2 )2 + (y − √2 )2 = 94 .
2 2

17
9. La curva risulta regolare essendo f (x) = x2 (1 − x2 ) di classe C 1 . Una rappresentazione para-
metrica della curva è data da ϕ(t) = (t, t2 (1 − t2 )), t ∈ [−1, 1] e risulta O = (0, 0) = ϕ(0).
Si ha ϕ0 (t) = (1, 2t − 4t3 ) e dunque che ϕ0 (0) = (1, 0) ≡ T(0), il versore tangente coincide
con il vettore tangente. Il versore normale orientato è quindi Ñ(0) = (0, 1). Risulta inoltre
ϕ00 (t) = (0, 2 − 12t2 ), quindi ϕ00 (0) = (0, 2) e la curvatura orientata sarà

Ñ (0) · ϕ00 (0)


k̃(0) = = (0, 1) · (0, 2) = 2 > 0.
kϕ0 (0)k2

Ne segue che il versore normale N(0) coincide con Ñ(0) = (0, 1), la curvatura k(0) coincide con
1
la curvatura orientata k̃(0) = 2. Il raggio di curvatura è dunque r(0) = k(0) = 12 e il centro della
circonferenza osculatrice è dato da C(0) = (0, 21 ). L’equazione della circonferenza osculatrice in
O sarà quindi
x2 + (y − 12 )2 = 41 .

18
10. La curva di equazione polare ρ(θ) = sin(2θ), θ ∈ [0, π2 ], corrisponde alla curva parametrica
ϕ(θ) = (sin(2θ) cos θ, sin(2θ) sin θ) con θ ∈ [0, π2 ]. Abbiamo che la curva è di classe C 2 con

ϕ0 (θ) = (2 cos(2θ) cos θ − sin(2θ) sin θ, 2 cos(2θ) sin θ + sin(2θ) cos θ)

e
ϕ00 (θ) = (−5 sin(2θ) cos θ − 4 cos(2θ) sin θ, −5 sin(2θ) sin θ + 4 cos(2θ) cos θ)
√ √ √ √ √ √
Nel punto ( 22 , 22 ) = ϕ( π4 ) abbiamo allora ϕ0 ( π4 ) = (− 22 , 2
2 ) e ϕ00 ( π4 ) = (− 5 2 2 , − 5 2 2 ) e quindi
che il versore tangente e versore normale orientato sono
ϕ0 ( π4 ) √ √
2 2

2

2
T( π4 ) = = (− 2 , 2 ) e Ñ( π4 ) = (− , − 2 )
kϕ0 ( π4 )k 2

e la curvatura orientata è
Ñ( π4 ) · ϕ00 ( π4 ) √
2

2

5 2

5 2
k̃( π4 ) = π = (− 2 , − 2 ) · (− 2 , − 2 ) = 5 > 0.
kϕ0 ( 4 )k2
√ √
Avremo allora che versore normale N( π4 ) coincide con Ñ( π4 ) = (− 22 , − 22 ) e la curvatura k( π4 )
coincide con la curvatura orientata k̃( π4 ) = 5. Il raggio di curvatura è dunque r( π4 ) = 1π = 51
k( 4 )
e il centro della circonferenza osculatrice è dato da
√ √ √ √ √ √
2 2 2 2 2 2 2 2
C( π4 ) = ( 2 , 2 ) + 15 (−2 , − 2 ) = ( 5 , 5 ).
√ √
L’equazione della circonferenza osculatrice in ( 22 , 22 ) sarà quindi
 √ 2  √ 2
2 2 2 2 1
x− 5 + y− 5 = 25 .

19
ESERCIZI sulle FUNZIONI di DUE VARIABILI REALI, parte 1

Dopo averli rappresentati nel piano cartesiano, stabilire se i seguenti insiemi risultano aperti, chiusi
e compatti. Determinarne inoltre l’interno, la frontiera e la chiusura.
1. A = {(x, y) ∈ R2 | x ∈ [0, 1], 0 ≤ y < 2x}
2. B = {(x, y) ∈ R2 | 0 < x2 + 4y 2 < 4, x ≤ 1}
3. C = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 < 4, |y| < |x|}
4. D = {(x, y) ∈ R2 | x2 ≤ y ≤ x + 2}

Determinare il dominio e gli insiemi di livello delle seguenti funzioni


5. f (x, y) = log(x2 + y 2 − 1)
y
6. f (x, y) = e x2

7. f (x, y) = xy
2x
8. f (x, y) = x2 +y 2

Dopo averne determinato il dominio e gli insiemi di livello, disegnare il grafico delle seguenti
funzioni:
p
9. f (x, y) = x2 + 2x + 1 + y 2
y2
10. f (x, y) = x2 + 4 −y+1
11. f (x, y) = 1 − y − x2 − 2x
2

12. f (x, y) = y 2 − x2 − 2y

Stabilire se esistono e nel caso calcolare i seguenti limiti


sin(xy)
13. lim 2 2
(x,y)→(0,0) x +y
2
x +y 2
14. lim y
(x,y)→(0,0)
x2 y
15. lim x 2 +y 2
(x,y)→(0,0)
xy 2 −x2 y
16. lim 2 2
(x,y)→(0,0) x +y
17. lim √ 2xy−x 2
(x,y)→(0,1) x +(y−1)
x+2
18. lim 2 2
(x,y)→(0,0) x +y

20
Risoluzione

1. L’insieme A = {(x, y) ∈ R2 | x ∈ [0, 1], 0 ≤ y < 2x}, rappresentato in figura

non risulta ne’ aperto, ne’ chiuso, e quindi nemmeno compatto, pur essendo limitato dato che
A ⊂ B3 (0, 0). Ha interno A◦ = {(x, y) ∈ R2 | x ∈ (0, 1), 0 < y < 2x}, frontiera ∂A = {(x, y) ∈
R2 | y = 0, x ∈ [0, 1]} ∪ {(x, y) ∈ R2 | x = 1, y ∈ [0, 2]} ∪ {(x, y) ∈ R2 | x ∈ [0, 1], y = 2x},
chiusura A = {(x, y) ∈ R2 | x ∈ [0, 1], 0 ≤ y ≤ 2x}.

2. L’insieme B = {(x, y) ∈ R2 | 0 < x2 + 4y 2 < 4, x ≤ 1} in figura

non risulta ne’ aperto, ne’ chiuso, e quindi nemmeno compatto, risulta però limitato dato che
B ⊂ B2 (0, 0). Ha interno B ◦ = {(x, y) ∈ R2 | 0 < x2 + 4y 2 < 4, x < 1}, √frontiera

∂B =
2 2 2 2 3 3
{(0, 0)} ∪ {(x, y) ∈ R | x + 4y = 4, x ∈ [−2, 1]} ∪ {(x, y) ∈ R | y ∈ [− 2 , 2 ], x = 1},
chiusura B = {(x, y) ∈ R2 | x2 + 4y 2 ≤ 4, x ≤ 1}.

3. L’insieme C = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 < 4, |y| < |x|} in figura

21
è aperto, dunque coincide con il suo interno C = C ◦ , non risulta quindi ne’ √ chiuso ne’ compatto
ma risulta limitato. Ha frontiera ∂C = {(x, y) ∈ R 2 | x2 + y 2 = 4, |x| ∈ [ 2, 2]} ∪ {(x, y) ∈ R2 |
√ √
|y| = |x|, x ∈ [− 2, 2]} e chiusura B = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 4, |y| ≤ |x|}.
4. L’insieme D = {(x, y) ∈ R2 | x2 ≤ y ≤ x + 2} in figura

è chiuso, quindi coincide con la sua chiusura D = D, non risulta quindi aperto. È compatto
dato che è chiuso e limitato. Ha frontiera ∂D = {(x, y) ∈ R2 | y = x2 , x ∈ [−1, 2]} ∪ {(x, y) ∈
R2 | y = x + 2, x ∈ [−1, 2]} e interno D = {(x, y) ∈ R2 | x2 < y < x + 2}.
5. La funzione f (x, y) = log(x2 + y 2 − 1) è definita in D = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 > 1}. Per ogni
α ∈ R l’insieme di livello
Zα (f ) = {(x, y) ∈ D | log(x2 + y 2 − 1) = α} = {(x, y) ∈ D | x2 + y 2 = 1 + eα }

è la circonferenza di centro l’origine e raggio 1 + eα > 1.
y
6. La funzione f (x, y) = e x2 è definita in R2 e assume solo valori positivi. L’insieme di livello
y
Zα (f ) = {(x, y) ∈ R2 | e x2 = α} sarà quindi vuoto se α ≤ 0, mentre per α > 0 abbiamo che
y
y
Zα (f ) = {(x, y) ∈ R2 | e x2 = α} = {(x, y) ∈ R2 | x2
= log α}

22
è la parabola y = log α x2 di vertice l’origine.

7. La funzione f (x, y) = xy è definita in D = {(x, y) ∈ R2 | xy ≥ 0} e assume solo valori non

negativi. L’insieme di livello Zα (f ) = {(x, y) ∈ D | xy = α} è quindi vuoto se α < 0, per α = 0
abbiamo invece che risulta costituito dall’unione dei due assi x = 0 e y = 0 mentre per α > 0
abbiamo che
Zα (f ) = {(x, y) ∈ D | xy = α2 }
α2
è costituito dall’iperbole equilatera y = x .
2x
8. La funzione f (x, y) = x2 +y 2
è definita in D = R2 \ {(0, 0)}. Per ogni α 6= 0 abbiamo che

Zα (f ) = {(x, y) ∈ D | 2x
x2 +y 2
= α} = {(x, y) ∈ D | x2 + y 2 = α2 x}
1 2
= {(x, y) ∈ D | (x − α ) + y2 = 1
α2
}

è la circonferenza di centro ( α1 , 0) di raggio α1 privata dell’origine (osserviamo che la circonferenza


passa per l’origine per ogni α 6= 0). Per α = 0 abbiamo invece che Zα (f ) = {(x, y) ∈ D | x = 0}
coincide con l’asse delle ordinate privato dell’origine.
p p
9. La funzione f (x, y) = x2 + 2x + 1 + y 2 = (x + 1)2 + y 2 ha per dominio R2 . Dato che
f (x, y) ≥ 0 per ogni (x, y) ∈ R , se α < 0 l’insieme di livello Zα (f ) = {(x, y) ∈ R2 | f (x, y) = α}
2

è vuoto, se α = 0 allora Zα (f ) = {(−1, 0)} mentre per α > 0 abbiamo che

Zα (f ) = {(x, y) ∈ R2 | (x + 1)2 + y 2 = α2 }

è la circonferenza
p di centro C = (−1, 0) e raggio α. Il grafico della funzione è il cono ad una
falda z = (x + 1)2 + y 2 di vertice (−1, 0, 0) e asse la retta parallela all’asse z per (−1, 0, 0)

−1
y
α−1
x
2 2 2
10. La funzione f (x, y) = x2 + y4 − y + 1 = x2 + (y−2)4 è definita in R2 . Dato che x2 + (y−2)4 ≥0
per ogni (x, y) ∈ R2 , per α < 0 l’insieme di livello Zα (f ) = {(x, y) ∈ R2 | f (x, y) = α} è vuoto,
per α = 0 abbiamo che Z0 (f ) = {(0, 2)} mentre per α > 0 abbiamo
2
Zα (f ) = {(x, y) ∈ R2 | f (x, y) = α} = {(x, y) ∈ R2 | x2 + (y−2)
4 = α}
√ √
e l’insieme di livello è l’ellisse di centro C = (0, 2) e semiassi α, 2 α. Il grafico della funzione
2
è il paraboloide ellittico z = x2 + (y−2)4

23
z

y
2
x

11. La funzione f (x, y) = 1 − y 2 − x2 − 2x = 2 − ((x + 1)2 + y 2 ) è definita in R2 . Poichè 2 − ((x + 1)2 +


y 2 ) ≤ 2 per ogni (x, y) ∈ R2 , per α > 2 l’insieme di livello Zα (f ) = {(x, y) ∈ R2 | f (x, y) = α} è
vuoto, per α = 2 abbiamo che Zα (f ) = {(−1, 0)} mentre per α < 2 l’insieme
Zα (f ) = {(x, y) ∈ R2 | (x + 1)2 + y 2 = 2 − α}

è la circonferenza di centro C = (−1, 0) e raggio 2 − α. Il grafico della funzione è il paraboloide
circolare z = 2 − ((x + 1)2 + y 2 )

−1 y

12. La funzione f (x, y) = y 2 − 2y − x2 = (y − 1)2 − x2 + 1 è definita in R2 . Per α 6= 1 l’insieme


Zα (f ) = {(x, y) ∈ R2 | f (x, y) = α} = {(x, y) ∈ R2 | (y − 1)2 − x2 = α − 1}
è un iperbole con asse focale verticale x = 0 se α > 1, orizzontale y = 1 se α < 1 mentre per
α = 1 abbiamo che
Z1 (f ) = {(x, y) ∈ R2 | (y − 1)2 = x2 } = {(x, y) ∈ R2 | |y − 1| = |x|}
è l’unione delle rette y = ±x + 1.

24
Il grafico della funzione è il paraboloide iperbolico z = (y − 1)2 − x2 + 1

α y
x

sin(xy) sin(xy)
13. Il limite lim 2 2 non esiste, infatti, posto f (x, y) = x2 +y 2
, lungo le rette y = mx
(x,y)→(0,0) x +y
abbiamo che
sin(mx2 ) mx2 m
lim f (x, mx) = lim
2
= lim 2
=
x→0 x→0 2x x→0 2x 2
e dunque che il limite non è indipendente da m.
x2 +y 2 x2 +y 2
14. Il limite lim y non esiste, infatti, posto f (x, y) = y abbiamo che
(x,y)→(0,0)

2x2
lim f (x, x) = lim =0
x→0 x→0 x

mentre
x2 + x4
lim f (x, x2 ) = lim = 1.
x→0 x→0 x2
Osserviamo che per ogni m ∈ R, risulta lim f (x, mx) = 0.
(x,y)→(0,0)

25
x2 y x2 y
15. Abbiamo che lim 2 2 = 0 infatti, posto f (x, y) = x2 +y 2
si ha che
(x,y)→(0,0) x +y

mx3
lim f (x, mx) = = 0 ∀m ∈ R
x→0 x2 + (mx)2
p
e che per ogni ε >, scelto 0 < δ < ε, se x2 + y 2 < δ allora

x2 y p
|f (x, y)| = ≤ |y| ≤ x2 + y 2 < δ < ε
x2 +y 2

quindi la condizione di limite è verificata.


xy 2 −x2 y xy 2 −x2 y
16. Per calcolare lim 2 2 , posto f (x, y) = x2 +y 2
passando alle coordinate polari, calcol-
(x,y)→(0,0) x +y
iamo lim f (ρ cos θ, ρ sin θ). Abbiamo
ρ→0+

lim f (ρ cos θ, ρ sin θ) = lim ρ(cos θ sin2 θ − cos2 θ sin θ) = 0, ∀θ ∈ [0, 2π].
ρ→0+ ρ→0+

Il limite risulta uniforme rispetto a θ ∈ [0, 2π] essendo

|ρ(cos θ sin2 θ − cos2 θ sin θ)| ≤ 2ρ, ∀θ ∈ [0, 2π],

e 2ρ → 0 per ρ → 0+ . Possiamo quindi concludere che lim f (x, y) = 0.


(x,y)→(0,0)

√ xy−x xy−x
17. Per calcolare lim , posto f (x, y) = √ , utilizzando le coordinate polari
(x,y)→(0,1) x2 +(y−1)2 x2 +(y−1)2
centrate in (0, 1), calcoliamo innazitutto il limite lim f (ρ cos θ, 1 + ρ sin θ). Si ha
ρ→0+

ρ2 cos θ sin θ
lim f (ρ cos θ, 1 + ρ sin θ) = lim = 0 ∀θ ∈ [0, 2π]
ρ→0+ ρ→0+ ρ

e il limite risulta uniforme rispetto a θ dato che per ogni θ ∈ [0, 2π] si ha

|f (ρ cos θ, 1 + ρ sin θ)| = |ρ cos θ sin θ| ≤ ρ.

x+2 x+2
18. Per calcolare lim 2 2, utilizziamo le coordinate polari. Posto f (x, y) = x2 +y 2
, abbiamo
(x,y)→(0,0) x +y

ρ cos θ + 2
lim f (ρ cos θ, ρ sin θ) = lim = +∞ ∀θ ∈ [0, 2π]
ρ→0+ ρ→0+ ρ2

uniformemente rispetto a θ, infatti per ogni 0 < ρ < 1 e θ ∈ [0, 2π] risulta

ρ cos θ + 2 1
f (ρ cos θ, ρ sin θ) = 2
≥ 2 → +∞, per ρ → 0+ .
ρ ρ

26
ESERCIZI sulle FUNZIONI di DUE VARIABILI REALI, parte 2

Stabilire se le seguenti funzioni risultano continue in (0, 0)


( 3 3
8y −x
2 2 se (x, y) 6= (0, 0)
1. f (x, y) = x +y
0 se (x, y) = (0, 0)
( 2 3
2xy −y
2 2 se (x, y) 6= (0, 0)
2. f (x, y) = x +2y
0 se (x, y) = (0, 0)
(
x sin y−y sin x
x2 +y 2
se (x, y) 6= (0, 0)
3. f (x, y) =
0 se (x, y) = (0, 0)

Calcolare, dove esistono, le derivate parziali delle seguenti funzioni nel loro dominio.
p
4. f (x, y) = 1 − x2 + 2x − y 2
 
5. f (x, y) = log xy + 2xy 2
6. f (x, y) = arctan x2xy
+y 2
p3
7. f (x, y) = |xy|
8. f (x, y) = |y − 2x| log(1 + x)
p
9. f (x, y) = |x2 − y 2 |

Discutere la continuità, la derivabilità parziale e nella direzione ν indicata, calcolando, se esistono,


le derivate, e la differenziabilità delle seguenti funzioni nei punti assegnati.
(
1
(x2 + y 2 ) arctan x2 +y 2 se (x, y) 6= (0, 0)
10. f (x, y) = , ν = (α, β), in O(0, 0);
0 se (x, y) = (0, 0)
 2 2
 log(1+x
√ +y ) se (x, y) 6= (0, 0)
11. f (x, y) = 2
x +y 2
, ν = ( √12 , − √12 ), in O(0, 0);
0 se (x, y) = (0, 0)
( 2 2
xy −x y
x2 +y 2
se (x, y) 6= (0, 0)
12. f (x, y) = , ν = ( √25 , − √15 ), in O(0, 0);
0 se (x, y) = (0, 0)
( 3 2
x −3x y
2 2 se (x, y) 6= (0, 0)
13. f (x, y) = 3x +y , ν = ( √12 , √12 ), in O(0, 0);
0 se (x, y) = (0, 0)
(p
|xy| log(x2 + y 2 ) se (x, y) 6= (0, 0)
14. f (x, y) = , ν = (α, β), in O(0, 0);
0 se (x, y) = (0, 0)
sin(x3 −y 3 )
(
x2 +y 2
se (x, y) 6= (0, 0)
15. f (x, y) = , ν = ( √12 , √12 ), nei punti del suo dominio;
0 se (x, y) = (0, 0)
16. f (x, y) = |x − y 2 |, ν = (α, β), nei punti del suo dominio.

27
Risoluzione

1. La funzione risulta continua in (0, 0) essendo

8y 3 − x3
lim f (x, y) = lim = 0 = f (0, 0).
(x,y)→(0,0) (x,y)→(0,0) x2 + y 2

Infatti, utilizzando le coordinate polari, per ogni θ ∈ [0, 2π] abbiamo

8ρ3 sin3 θ − ρ3 cos3 θ


lim f (ρ cos θ, ρ sin θ) = lim = lim ρ(8 sin3 θ − cos3 θ) = 0
ρ→0+ ρ→0+ ρ2 ρ→0+

e il limite è uniforme rispetto a θ essendo

ρ(8 sin3 θ − cos3 θ) ≤ ρ(8| sin3 θ| + | cos3 θ|) ≤ 9ρ ∀θ ∈ [0, 2π]

e 9ρ → 0 per ρ → 0+ .

2. Abbiamo che lim f (x, y) = 0 e quindi che la funzione risulta continua in (0, 0). Infatti,
(x,y)→(0,0)
passando alle coordinate polari, abbiamo

2 cos θ sin2 θ − sin3 θ


lim f (ρ cos θ, ρ sin θ) = lim ρ = 0, ∀θ ∈ [0, 2π].
ρ→0+ ρ→0+ cos2 θ + 2 sin2 θ

e il limite risulta uniforme rispetto a θ ∈ [0, 2π] essendo

2 cos θ sin2 θ − sin3 θ sin2 θ(2| cos θ| + | sin θ|)


ρ ≤ ρ ≤ 3ρ, ∀θ ∈ [0, 2π].
cos2 θ + 2 sin2 θ 1 + sin2 θ

e 3ρ → 0 per ρ → 0+ .

3. Per calcolare lim f (x, y) osserviamo innanzitutto che se (x, y) → (0, 0) allora x → 0 e
(x,y)→(0,0)
y → 0 e dunque

x sin y − y sin x = x(y + o(y)) − y(x + o(x)) = xo(y) − yo(x)


p
Osserviamo poi che per (x, y) → (0, 0) risulta o(x) = o( x2 + y 2 ) infatti

o(x) o(x) |x| o(x)


p = p ≤ →0
x2 + y 2 x x2 + y 2 x
p
e in modo analogo si ha o(y) = o( x2 + y 2 ). Ne concludiamo allora che per (x, y) → (0, 0) si ha
p
x sin y − y sin x = xo(y) − yo(x) = (x − y)o( x2 + y 2 )

e quindi che
p p
x sin y − y sin x (x − y)o( x2 + y 2 ) (x − y) o( x2 + y 2 )
= =p →0
x2 + y 2 x2 + y 2
p
x2 + y 2 x2 + y 2

28

x2 +y 2 )
o(
dato che √(x−y)
2 2
≤ √ |x| + √ |y| ≤2e √ → 0.
x +y 2 x +y 2 x +y 2
2 2 2 x +y
In alternativa, utilizzando le coordinate polari, osserviamo che per ogni θ ∈ [0, 2π] fissato, per
ρ → 0+ si ha

cos θ sin(ρ sin θ) − sin θ sin(ρ cos θ)


f (ρ cos θ, ρ sin θ) =
ρ
cos θ(ρ sin θ + o(ρ sin θ)) − sin θ(ρ cos θ + o(ρ cos θ))
=
ρ
= cos θ o(ρ sin θ) − sin θ o(ρ cos θ)
o(ρ sin θ) o(ρ cos θ)
= ρ cos θ sin θ · − ρ cos θ sin θ · →0
ρ sin θ ρ cos θ

ed essendo | sin θ| ≤ 1 e | cos θ| ≤ 1 per ogni θ ∈ [0, 2π], il limite è uniforme rispetto a θ.
Possiamo allora concludere che lim f (x, y) = 0 = f (0, 0) e quindi che la funzione è continua
(x,y)→(0,0)
in (0, 0).
p
4. La funzione f (x, y) = 1 − x2 + 2x − y 2 risulta definita e continua in D = {(x, y) ∈ R2 |
2 2
x − 2x + y ≤ 1} ma risulta derivabile parzialmente solo nei punti interni di D con
∂f 1−x ∂f −y
∂x (x, y) =√ e ∂x (x, y) =√
1−x2 +2x−y 2 1−x2 +2x−y 2

essendo somma e composizione di funzioni continue in D, derivabili in D◦ .


 
5. La funzione f (x, y) = log xy + 2xy 2 risulta definita, continua e derivabile in D = {(x, y) ∈ R2 |
xy > 0}, essendo somma, prodotto, rapporto e composizione di funzioni continue e derivabili in
D, con
∂f y1 ∂f
∂x (x, y) = xy + 2y 2 = 1
x + 2y 2 e ∂x (x, y) = xy (− yx2 ) + 4xy = − y1 + 4xy.

6. La funzione f (x, y) = arctan x2xy


+y 2
è definita, continua e derivabile in D = R2 \ {(0, 0)} , poichè
somma, prodotto, rapporto e composizione di funzioni continue e derivabili in D, con
∂f y(x2 +y 2 )−2x2 y y(y 2 −x2 )
 1
∂x (x, y) = =
2
(x2 +y 2 )2 x2 y 2 +(x2 +y 2 )2
1+ 2xy
x +y 2

e, osservato che f (x, y) = f (y, x) per ogni (x, y) ∈ D, con


∂f ∂f x(x2 −y 2 )
∂y (x, y) = ∂x (y, x) = x2 y 2 +(x2 +y 2 )2
.

p
7. La funzione f (x, y) = 3 |xy| è definita e continua in D = R2 , dato che è prodotto e composizione
di funzioni continue in D. Poichè
(√
3 xy se xy ≥ 0
f (x, y) = √
− 3 xy se xy < 0

29
possiamo dire che la funzione risulta derivabile parzialmente in ogni punto (x, y) ∈ R2 tale che
xy 6= 0 con
 y

 31 √
3
se xy > 0  13 √
3
x
se xy > 0
∂f (xy)2 ∂f ∂f (xy)2
∂x (x, y) = y e ∂y (x, y) = ∂x (y, x) =
− 13 √3
se xy < 0 − 13 √3
x
se xy < 0
2
(xy) 2 (xy)

Rimane da discutere la derivabilità nei punti degli assi cartesiani dove xy = 0.


Nell’origine del piano si ha che la funzione risulta derivabile parzialmente infatti, essendo f (x, 0) =
f (0, y) = 0 per ogni x, y ∈ R, si ha che ∂f ∂f
∂x (0, 0) = 0 e ∂y (0, 0) = 0.
La funzione non risulta invece derivabile parzialmente nei restanti punti degli assi, infatti nei
punti Px = (x, 0) con x 6= 0 la funzione risulta derivabile rispetto a x con ∂f ∂x (x, 0) = 0, dato che
f (x, 0) = 0 per ogni x ∈ R, ma non rispetto a y dato che non esiste
p3
f (x, h) − f (x, 0) |xh|
lim = lim
h→0 h h→0 h
In modo simmetrico, abbiamo che nei punti Py = (0, y) con y 6= 0 la funzione risulta derivabile
rispetto a y con ∂f
∂y (0, y) = 0 ma non rispetto a x.

8. La funzione f (x, y) = |y − 2x| log(1 + x) risulta definita e continua nel suo dominio D = {(x, y) ∈
R2 | x > −1}. Inoltre, essendo
(
(y − 2x) log(1 + x) se y ≥ 2x
f (x, y) =
(2x − y) log(1 + x) se y < 2x

possiamo affermare che la funzione risulta derivabile parzialmente in ogni punto (x0 , y0 ) ∈ R2
tale che y0 6= 2x0 con
∂f y0 −2x0 ∂f
∂x (x0 , y0 ) = −2 log(1 + x0 ) + 1+x0 e ∂y (x0 , y0 ) = log(1 + x0 ) se y0 > 2x0

e
∂f 2x0 −y0 ∂f
∂x (x0 , y0 ) = 2 log(1 + x0 ) + 1+x0 e ∂y (x0 , y0 ) = − log(1 + x0 ) se y0 < 2x0
Rimane da discutere la derivabilità nei punti della retta y = 2x.
Nell’origine del piano si ha che la funzione risulta derivabile parzialmente rispetto ad x con
∂f f (h,0)−f (0,0) |2h| log(1+h)
∂x (0, 0) = lim h = lim h = lim |2h| = 0
h→0 h→0 h→0

e risulta derivabile parzialmente rispetto ad y, essendo f (0, y) = 0 per ogni y ∈ R, con ∂f


∂y (0, 0) =
0.
La funzione non risulta derivabile parzialmente nei restanti punti della retta y = 2x. Infatti, nel
punto (x0 , 2x0 ), con x0 6= 0 avremo che la funzione non risulta derivabile parzialmente rispetto
ad x e ad y poichè non esistono i limiti
f (x0 + h, 2x0 ) − f (x0 , 2x0 ) |2h| log(1 + x0 + h) |2h|
lim = lim = log(1 + x0 ) lim
h→0 h h→0 h h→0 h
e
f (x0 , 2x0 + k) − f (x0 , 2x0 ) |k| log(1 + x0 ) |k|
lim = lim = log(1 + x0 ) lim
k→0 h h→0 k k→0 k

30
9. La funzione data risulta definita e continua in tutto R2 . Dato che
(p
x2 − y 2 se |x| ≥ |y|
f (x, y) = p
y 2 − x2 se |x| < |y|

possiamo affermare che la funzione risulta derivabile parzialmente in ogni punto (x0 , y0 ) ∈ R2
tale che |x0 | =
6 |y0 | con
∂f ∂f y0
∂x (x0 , y0 ) = √ x20 e ∂y (x0 , y0 ) = −√ se |x0 | > |y0 |
x0 −y02 x20 −y02

e
∂f ∂f y0
∂x (x0 , y0 ) = − √ x20 e ∂y (x0 , y0 ) =√ se |x0 | < |y0 |
y0 −x20 y02 −x20

Discutiamo la derivabilità nei punti delle bisettrici y = ±x.


Nell’origine del piano si ha che la funzione non risulta derivabile parzialmente rispetto ad x e ad
y dato che non esistono i limiti
√ √
f (h, 0) − f (0, 0) h2 |h| f (0, h) − f (0, 0) h2 |h|
lim = lim = lim e lim = lim = lim
h→0 h h→0 h h→0 h h→0 h h→0 h h→0 h

La funzione non risulta inoltre derivabile parzialmente nei restanti punti delle bisettrici y = ±x.
Infatti, nel punto (x0 , ±x0 ), con x0 6= 0 avremo che la funzione non risulta derivabile parzialmente
rispetto ad x e ad y poichè non esistono i limiti
p p
f (x0 + h, ±x0 ) − f (x0 , ±x0 ) |2hx0 + h2 | p |h|
lim = lim = |2x0 | lim
h→0 h h→0 h h→0 h
e p p
f (x0 , ±x0 + h) − f (x0 , ±x0 ) | ± 2hx0 + h2 | p |h|
lim = lim = |2x0 | lim
h→0 h h→0 h h→0 h

10. La funzione è continua in (0, 0) essendo lim f (x, y) = 0. Infatti, per (x, y) → (0, 0) si ha
(x,y)→(0,0)
1 π
x2 + y 2 → 0+ e arctan x2 +y 2 → 2 , quindi, dall’algebra dei limiti, abbiamo

1
lim f (x, y) = lim (x2 + y 2 ) arctan =0
(x,y)→(0,0) (x,y)→(0,0) x2 + y2
La funzione risulta derivabile parzialmente in (0, 0), difatti risulta

∂f f (h, 0) − f (0, 0) h2 arctan h12


(0, 0) = lim = lim =0
∂x h→0 h h→0 h
e analogamente
∂f f (0, k) − f (0, 0) k 2 arctan k12
(0, 0) = lim = lim =0
∂y k→0 h k→0 k
Infine, la funzione risulta differenziabile in (0, 0) in quanto, ragionando come sopra, abbiamo che

f (x, y) − f (0, 0) − ∂f ∂f
∂x (0, 0)x − ∂y (0, 0)y
1
(x2 + y 2 ) arctan x2 +y 2
lim p = lim p
(x,y)→(0,0) x2 + y 2 (x,y)→(0,0) x2 + y 2
p 1
= lim x2 + y 2 arctan 2 =0
(x,y)→(0,0) x + y2

31
Dal Teorema del gradiente, essendo la funzione differenziabile, possiamo inoltre concludere che
la funzione ammette derivata direzionale in (0, 0) lungo una qualunque direzione ν = (α, β) con
∂f
(0, 0) = ∇f (0, 0) · ν = (0, 0) · (α, β) = 0.
∂ν

11. La funzione risulta continua nell’origine in quanto

log(1 + x2 + y 2 ) x2 + y 2
lim f (x, y) = lim p = lim p = 0 = f (0, 0).
(x,y)→(0,0) (x,y)→(0,0) x2 + y 2 (x,y)→(0,0) x2 + y 2
Non risulta invece derivabile rispetto a x nell’origine dato che non esiste il limite

f (h, 0) − f (0, 0) log(1 + h2 )


lim = lim ,
h→0 h h→0 h|h|
allo stesso modo, osservato che f (x, y) = f (y, x) possiamo concludere che non risulta derivabile
rispetto a y nell’origine. Dato che la funzione non risulta derivabile parzialmente in (0, 0) pos-
siamo concludere che non è differenziabile in (0, 0).
La funzione non risulta inoltre derivabile lungo la direzione ν = ( √12 , − √12 ) in quanto non esiste
il limite
f ( √h2 , − √h2 ) − f (0, 0) 2 2
log(1 + h2 + h2 ) log(1 + h2 )
lim = lim q = lim .
h→0 h h→0 2
h h +h
2 h→0 |h|h
2 2

12. Per verificare che la funzione risulta continua in (0, 0) proviamo che lim f (x, y) = f (0, 0) =
(x,y)→(0,0)
0. Passando alle coordinate polari, calcoliamo innanzittutto lim f (ρ cos θ, ρ sin θ). Abbiamo
ρ→0+

lim f (ρ cos θ, ρ sin θ) = lim ρ(cos θ sin2 θ − cos2 θ sin θ) = 0, ∀θ ∈ [0, 2π],
ρ→0+ ρ→0+

e il limite risulta uniforme rispetto a θ ∈ [0, 2π] essendo

|ρ(cos θ sin2 θ − cos2 θ sin θ)| ≤ 2ρ, ∀θ ∈ [0, 2π].

Quindi risulta lim f (x, y) = 0 e la funzione risulta continua in (0, 0).


(x,y)→(0,0)

Riguardo la derivabilità, osservato che f (x, 0) = 0 per ogni x ∈ R, possiamo concludere che la
funzione risulta derivabile parzialmente rispetto ad x in (0, 0) con ∂f
∂x (0, 0) = 0. Analogamente,
essendo f (0, y) = 0 per ogni y ∈ R, la funzione risulta derivabile parzialmente rispetto ad y in
(0, 0) con ∂f
∂y (0, 0) = 0.
Per stabilire se la funzione risulta differenziabile in (0, 0) dobbiamo verificare che

f (x, y) − f (0, 0) − ∂f
∂x (0, 0)x −
∂f
∂y (0, 0)y f (x, y)
lim p = lim p = 0.
(x,y)→(0,0) x2 + y 2 (x,y)→(0,0) x2 + y 2
Per calcolare il limite utilizziamo le coordinate polari. Per ogni θ ∈ [0, 2π] abbiamo
f (ρ cos θ, ρ sin θ)
lim = lim (cos θ sin2 θ − cos2 θ sin θ) = cos θ sin2 θ − cos2 θ sin θ
ρ→0+ ρ ρ→0+

32
e quindi che il limite lim √f (x,y) non esiste. La funzione non è quindi differenziabile in
2
x +y 2
(x,y)→(0,0)
(0, 0).
Infine, abbiamo che la funzione risulta derivabile in (0, 0) lungo la direzione ν = ( √25 , − √15 ) con

∂f f ( √25 h, − √15 h) − f (0, 0) √2 1 h3


55
+ 4 √1 3
5 5h 6
(0, 0) = lim = lim = √
∂ν h→0 h h→0 h3 5 5
∂f
Osserviamo che ∂ν (0, 0) 6= ∇f (0, 0) · ν = 0, non vale il Teorema del gradiente, la funzione non
è difatti differenziabile in (0, 0).

13. La funzione risulta continua in (0, 0) essendo lim f (x, y) = 0 = f (0, 0). Infatti, passando
(x,y)→(0,0)
alle coordinate polari, per ogni θ ∈ [0, 2π] abbiamo

cos3 θ − 3 cos2 θ sin θ


lim f (ρ cos θ, ρ sin θ) = lim ρ =0
ρ→0+ ρ→0+ 3 cos2 θ + sin2 θ

e il limite è uniforme rispetto a θ essendo

cos3 θ − 3 cos2 θ sin θ | cos3 θ| + 3| cos2 θ sin θ|


ρ ≤ ρ ≤ 4ρ → 0 ∀θ ∈ [0, 2π].
3 cos2 θ + sin2 θ 3 cos2 θ + sin2 θ
∂f
La funzione risulta derivabile (0, 0) con ∂x (0, 0) = 13 , essendo

f (h, 0) − f (0, 0) h3 1
lim = lim 3 = ,
h→0 h h→0 3h 3

e con ∂f
∂y (0, 0) = 0 essendo f (0, y) = 0 per ogni y ∈ R. La funzione risulta derivabile lungo la
direzione ν = ( √12 , √12 ) in (0, 0) dato che

h√3 3
f ( √h2 √h2 ) − f (0, 0) 2 2
− 3 2h√2 − √12 1
lim = lim 2 2 = =− √
h→0 h h→0 h(3 h + h ) 2 2 2
2 2

La funzione non risulta però differenziabile in (0, 0), infatti se risultasse differenziabile, dal
∂f ∂f 1
Teorema del gradiente dovremo avere che ∂ν (0, 0) = ∇f (0, 0) · ν mentre ∂ν (0, 0) = − 2√ 2
6=
1

3 2
= ( 31 , 0) · ( √12 , √12 ).

14. La funzione è continua in (0, 0) in quanto lim f (x, y) = 0 = f (0, 0). Infatti, passando alle
(x,y)→(0,0)
coordinate polari, per ogni θ ∈ [0, 2π] abbiamo
p p
lim f (ρ cos θ, ρ sin θ) = lim ρ2 | cos θ sin θ| log(ρ2 ) = lim 2ρ log ρ | cos θ sin θ| = 0
ρ→0+ ρ→0+ ρ→0+

e il limite è uniforme rispetto a θ essendo


p
2ρ log ρ | cos θ sin θ| ≤ 2ρ| log ρ| → 0 ∀θ ∈ [0, 2π].

33
La funzione risulta derivabile (0, 0) con ∂f ∂f
∂x (0, 0) = ∂y (0, 0) = 0 essendo f (x, 0) = f (0, y) = 0 per
ogni x, y ∈ R. La funzione non risulta però differenziabile in (0, 0), dato che non esiste il limite

f (x, y) − f (0, 0) − ∂f (0, 0)x − ∂f


p
∂x ∂x (0, 0)y |xy| log(x2 + y 2 )
lim p = lim p
(x,y)→(0,0) x2 + y 2 (x,y)→(0,0) x2 + y 2

infatti, passando alle coordinate polari abbiamo


p (
2ρ log ρ | cos θ sin θ| −∞ se cos θ sin θ =
6 0
lim =
ρ→0+ ρ 0 se cos θ sin θ = 0

In alternativa potevamo concludere che la funzione non risulta differenziabile in (0, 0) osservatp
che non risulta derivabile in ogni direzione ν = (α, β) (non vale il Teorema del gradiente). Infatti,
abbiamo che la funzione risulta derivabile lungo la direzione ν = (α, β) in (0, 0) solo se αβ = 0,
e quindi solo nelle direzioni degli assi cartesiani, dato che
p
f (αh, βh) − f (0, 0) |h2 αβ| log(h2 α2 + β 2 h2
lim = lim
h→0 h h→0 h (
|h| p 0 se αβ = 0
= lim |αβ| log(h2 ) =
h→0 h ±∞ se αβ 6= 0

15. La funzione è definita in R2 e risulta continua e derivabile parzialmente in R2 \ {(0, 0)} essendo
somma, prodotto, quoziente e composizione di funzioni continue e derivabili con

∂f 3x2 (x2 + y 2 ) cos(x3 − y 3 ) − 2x sin(x3 − y 3 )


(x, y) = se (x, y) 6= (0, 0)
∂x (x2 + y 2 )2
e
∂f −3y 2 (x2 + y 2 ) cos(x3 − y 3 ) − 2y sin(x3 − y 3 )
(x, y) = se (x, y) 6= (0, 0)
∂y (x2 + y 2 )2
(osserviamo che ∂f ∂f 2
∂y (x, y) = − ∂x (y, x), essendo f (x, y) = −f (y, x) per ogni (x, y) ∈ R ). La
1 2
funzione risulta di classe C , e quindi differenziabile, in R \{(0, 0)} essendo composizione, somma
e quoziente di funzioni di classe C 1 . Dal Teorema del gradiente abbiamo quindi che la funzione
∂f
risulta derivabile lungo una generica direzione ν in ogni (x, y) 6= (0, 0) con ∂ν (x, y) = ∇f (x, y)·ν.
Riguardo all’origine O = (0, 0) abbiamo che la funzione risulta continua essendo

sin(x3 − y 3 ) x3 − y 3
lim f (x, y) = lim = lim = 0 = f (0, 0).
(x,y)→(0,0) (x,y)→(0,0) x2 + y 2 (x,y)→(0,0) x2 + y 2

Per calcolare l’ultimo limite osserviamo che, passando alle coordinate polari, risulta

ρ3 (cos θ3 − sin3 θ)
lim = lim ρ(cos θ3 − sin3 θ) = 0
ρ→0+ ρ2 ρ→0+

uniformemente rispetto a θ ∈ [0, 2π] in quanto

|ρ(cos θ3 − sin3 θ| ≤ 2ρ ∀θ ∈ [0, 2π].

34
∂f ∂f
La funzione risulta inoltre derivabile in (0, 0) con ∂x (0, 0) =1e ∂y (0, 0) = −1, infatti

f (h, 0) − f (0, 0) sin(h3 )


lim = lim =1
h→0 h h→0 h3
e
f (0, k) − f (0, 0) sin(−k 3 )
lim = lim = −1.
k→0 h k→0 k3
Nell’origine non risulta però differenziabile poichè non esiste
f (x, y) − f (0, 0) − ∂f (0, 0)x − ∂f
∂x (0, 0)y
lim p ∂x
(x,y)→(0,0) 2
x +y 2

sin(x3 − y 3 ) − x(x2 + y 2 ) + y(x2 + y 2 )


= lim p
(x,y)→(0,0) (x2 + y 2 ) x2 + y 2
Infatti, passando alle coordinate polari abbiamo che
sin(ρ3 (cos3 θ − sin3 θ)) − ρ3 cos θ + ρ3 sin θ
lim = (cos3 θ − sin3 θ) − cos θ + sin θ
ρ→0+ ρ3
per ogni θ ∈ [0, 2π].
∂f
La funzione risulta derivabile nella direzione ν = ( √12 , √12 ) in (0, 0) con ∂ν (0, 0) = 0, in quanto
f ( √h2 , √h2 ) = 0 per ogni h ∈ R.
∂f
Osserviamo che ∇f (0, 0) · ν = (1, −1) · ( √12 , √12 ) = √12 − √12 = 0 = ∂ν (0, 0), anche se la funzione
non risulta differenziabile in (0, 0). Non vale però in generale (non vale il Teorema del gradiente),
∂f
ad esempio nella direzione v = ( √12 , − √12 ) si ha che ∂v (0, 0) = √12 mentre ∇f (0, 0) · v = √22 .

16. La funzione f (x, y) = |x − y 2 | è definita e continua in tutto R2 . Inoltre, essendo


(
x − y 2 se x ≥ y 2
f (x, y) =
y 2 − x se x < y 2

possiamo affermare che la funzione risulta derivabile parzialmente in ogni punto (x0 , y0 ) ∈ R2
tale che x0 6= y02 con
∂f ∂f
(x0 , y0 ) = 1 e (x0 , y0 ) = −2y0 se x0 > y02
∂x ∂y
e
∂f ∂f
(x0 , y0 ) = −1 e (x0 , y0 ) = 2y0 se x0 < y02
∂x ∂y
Dato che le derivate parziali risultano continue in ogni punto (x0 , y0 ) ∈ R2 tale che x0 6= y02
possiamo concludere che in tali punti la funzione è differenziabile e quindi che ammette derivata
∂f
direzionale lungo ogni direzione ν = (α, β) con ∂ν (x0 , y0 ) = ∇f (x0 , y0 ) · ν.
Riguardo la derivabilità nei punti della parabola x = y 2 , osserviamo innanzitutto che nell’origine
del piano si ha che la funzione non risulta derivabile parzialmente rispetto ad x poichè non esiste
i limite
f (h, 0) − f (0, 0) |h|
lim = lim
h→0 h h→0 h

35
mentre risulta derivabile parzialmente rispetto ad y con

∂f f (0, h) − f (0, 0) h2
(0, 0) = lim = lim =0
∂y h→0 h h→0 h

La funzione non risulta quindi differenziabile nell’origine. La funzione ammette derivata lungo
la direzione ν = (α, β) nel punto (0, 0) se esiste finito il limite

f (αh, βh) − f (0, 0) |αh − (βh)2 | |h| |α − β 2 h| |h|


lim = lim = lim = |α| lim
h→0 h h→0 h h→0 h h→0 h

e quindi se e solo se risulta α = 0. Dunque la funzione risulta derivabile in (0, 0) solo lungo le
∂f
direzioni ν± = (0, ±1) per le quali risulta (0, 0) = 0.
∂ν±
Nei restanti punti della parabola x = y 2 a funzione non risulta derivabile parzialmente, e quindi
nemmeno differenziabile. Infatti, nel punto (y02 , y0 ), con y0 6= 0 abbiamo che la funzione non
risulta derivabile parzialmente rispetto ad x e ad y poichè non esistono i limiti

f (y02 + h, y0 ) − f (y02 , y0 ) |y 2 + h − y02 | |h|


lim = lim 0 = lim
h→0 h h→0 h h→0 h

e
f (y02 , y0 + h) − f (y02 , y0 ) |y 2 − (y0 + h)2 | |h||2y0 + h| |h|
lim = lim 0 = lim = |2y0 | lim
h→0 h h→0 h h→0 h h→0 h

La funzione ammette derivata lungo la direzione ν = (α, β) nel punto (y02 , y0 ), con y0 6= 0 se
esiste finito il limite
f (y02 + αh, y0 + βh) − f (y02 , y0 ) |y 2 + αh − (y0 + βh)2 |
lim = lim 0
h→0 h h→0 h
|αh − 2y0 βh + (βh)2 | |h| |α − 2y0 β + β 2 h| |h|
= lim = lim = |α − 2y0 β| lim
h→0 h h→0 h h→0 h

e quindi se e solo se risulta α = 2βy0 . Abbiamo quindi che la funzione ammette derivata
direzionale nei punti (y02 , y0 ), con y0 6= 0 solo nelle direzioni ν± = (± √ 2y0 2 , ± √ 1 2 ) per le
1+4y0 1+4y0
∂f
quali risulta ∂ν± (0, 0) = 0.

36
ESERCIZI sulle FUNZIONI di DUE VARIABILI REALI, parte 3

Determinare, se esistono, i punti di massimo e di minimo relativo delle seguenti funzioni nel loro
dominio

1. f (x, y) = x2 − y 2 + 2 3xy
2. f (x, y) = x(y + 1)ex−y
3. f (x, y) = xy(x − y)2
4. f (x, y) = x2 − log xy + y
5. f (x, y) = (x2 + y 2 ) log(x2 + y 2 )
6. f (x, y) = x2 y − 32 y 3

Dopo aver determinato se esistono punti di massimo e di minimo relativo nel dominio, determinare
i punti di massimo e di minimo assoluti delle seguenti funzioni nell’insieme indicato
2 −x2
7. f (x, y) = ey nel triangolo di vertici (0, 0), (1, 0) e (0, 1)
8. f (x, y) = x2 y + 2xy 2 nel triangolo di vertici (0, 0), (0, 12 ) e (1, 0)

9. f (x, y) = x2 + y 2 + xy + 3x in A = {(x, y) ∈ R2 | |x|


2 ≤ y ≤ 1}
2 +(y−1)2
10. f (x, y) = e(x+1) in D = {(x, y) ∈ R2 | |x| ≤ 1, 0 ≤ y ≤ 2}.
2
11. f (x, y) = x2 + 2y 2 in K = {(x, y) ∈ R2 | x4 + y 2 ≤ 1, y ≥ 0}.
12. f (x, y) = xy(y − x + 3) in Q = {(x, y) ∈ R2 | 0 ≤ x ≤ 2, −2 ≤ y ≤ 0}.

Utilizzando il metodo di Lagrange determinare i punti di massimo e di minimo delle seguenti


funzioni vincolati all’insieme indicato

13. f (x, y) = xy in Z = {(x, y) ∈ R2 | x2 + 4y 2 = 4}.


x2 −y 2
14. f (x, y) = x2 +y 2
in Z = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 = 1}
15. f (x, y) = x + 2y in Z = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 + xy = 1}
16. f (x, y) = x2 + y 2 in Z = {(x, y) ∈ R2 | y 2 − x2 + x4 = 0}
Determinare i punti di massimo e di minimo assoluti delle seguenti funzioni nell’insieme indicato
2
17. f (x, y) = exy−x in K = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 1, y ≥ 0, x ≥ 0}.
x−y
18. f (x, y) = x2 +y 2
in D = {(x, y) ∈ R2 | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 4}.
19. f (x, y) = x2 + y(1 − x) in D = {(x, y) ∈ R2 | x2 ≤ y ≤ 4}
20. f (x, y) = |y|(x2 − xy + x) in R = {(x, y) ∈ R2 | 0 ≤ x ≤ 2, |y| ≤ 4}.

37
Risoluzione

1. La funzione f (x, y) = x2 −y 2 +2 3xy risulta definita e di classe C 2 su tutto l’aperto R2 . Ne segue
che gli eventuali punti di massimo e minimo relativo saranno punti stazionari della funzione. I
punti stazionari sono le soluzioni del sistema
(
∂f

∂x (x, y) = 2x + 2 √3y = 0
∂f
∂y (x, y) = −2y + 2 3x = 0

che ammette come unica soluzione il punto O(0, 0). Per stabilire se tale punto è di massimo o
di minimo valutiamo il determinante hessiano. Abbiamo che
∂2f ∂2f √ ∂2f
(x, y) = 2, (x, y) = 2 3, (x, y) = −2
∂x2 ∂x∂y ∂y 2
e dunque √
2
√ 2 3
detHf (0, 0) = = −16.
2 3 −2
Dal test delle derivate parziali seconde ne segue che O(0, 0) è punto di sella per f (x, y) e dunque
che la funzione non ammette né punti di massimo nè di minimo.

2. La funzione f (x, y) = x(y + 1)ex−y risulta definita e di classe C 2 in R2 , i punti di massimo e di


minimo relativi saranno quindi punti stazionari della funzione, ovvero le soluzioni del sistema
( (
∂f x−y = 0
∂x (x, y) = (y + 1)(x + 1)e (x + 1)(y + 1) = 0
∂f x−y

∂y (x, y) = −xye =0 xy = 0

Tale sistema ammette come soluzioni i punti P1 (−1, 0) e P2 (0, −1). Per determinare la natura
di tali punti stazionari valutiamo il determinante hessiano. Essendo

∂2f
(x, y) = (y + 1)(x + 2)ex−y
∂x2
∂2f
(x, y) = −y(x + 1)ex−y
∂x∂y
∂2f
(x, y) = x(y − 1)ex−y
∂y 2
risulta
e−1 0
detHf (−1, 0) = = e−2 > 0
0 e−1
2
e poiché ∂∂xf2 (−1, 0) = e−1 > 0, applicando il test delle derivate parziali seconde otteniamo che
P1 (−1, 0) è punto di minimo relativo. Mentre dato che

0 e
detHf (0, −1) = = −e2 < 0
e 0

otteniamo che P2 (0, 1) è punto di sella. Ne segue che la funzione ammette un solo punto di
minimo relativo e nessun punto di massimo relativo nel suo dominio.

38
3. La funzione f (x, y) = xy(x − y)2 è definita e di classe C 2 su tutto R2 , i punti di massimo e di
minimo saranno quindi punti stazionari. Determiniamone i punti stazionari cercando le soluzioni
del sistema
( (
∂f 2 + 2xy(x − y) = 0
∂x (x, y) = y(x − y) y(x − y)(3x − y) = 0
∂f 2

∂y (x, y) = x(x − y) − 2xy(x − y) = 0 x(x − y)(x − 3y) = 0

Il sistema ammette come soluzioni tutti e soli i punti della bisettrice y = x. Risulta inoltre

∂2f
(x, y) = 2y(3x − 2y),
∂x2
∂2f
(x, y) = (x − y)(3x − y) − 2y(2x − y),
∂x∂y
∂2f
(x, y) = −2x(2x − 3y)
∂y 2
e dunque per ogni x ∈ R si ha

2x2 −2x2
detHf (x, x) = = 4x4 − 4x2 = 0.
−2x2 2x2

Dal test delle derivate parziali seconde non possiamo concludere nulla. Osserviamo però che
f (x, y)|x=y = f (x, x) = 0 e che f (x, y) > 0 se e solo se xy > 0, x 6= y.

y
y=x

f (x, y) < 0 f (x, y) > 0


x

f (x, y) > 0 f (x, y) < 0

Ne deduciamo quindi che i punti Px (x, x) sono di minimo relativo per ogni x 6= 0 mentre l’origine
P0 (0, 0) è punto di sella

4. La funzione f (x, y) = x2 − log xy + y risulta definita e di classe C 2 sul suo dominio D = {(x, y) ∈
R2 | xy > 0}. Essendo il dominio insieme aperto, ne segue che gli eventuali punti di massimo e
minimo relativo saranno punti stazionari della funzione. I punti stazionari sono le soluzioni del
sistema (
∂f 1
∂x (x, y) = 2x − x = 0
∂f 1
∂y (x, y) = y + 1 = 0

39
che ammette come soluzioni i punti P± (± √12 , −1). Dato che P+ 6∈ D, l’unico punto stazionario
della funzione è P− (− √12 , −1). Per determinare la natura di tale punto valutiamo il determinante
hessiano. Abbiamo che
∂2f 1 ∂2f ∂2f
(x, y) = 2 + x2
, (x, y) = 0 e (x, y) = − y12
∂x2 ∂x∂y ∂y 2
e quindi
4 0
detHf (− √12 , −1) = = −4
0 −1
Dal test delle derivate parziali seconde possiamo quindi concludere che P− (− √12 , −1) è punto di
sella e la funzione non ammette punti di massimo e di minimo relativo nel suo dominio.
5. La funzione è f (x, y) = (x2 + y 2 ) log(x2 + y 2 ) risulta definita e di classe C 2 in R2 \ {(0, 0)}.
Per determinarne i punti di massimo e di minimo relativo in questo caso, osservato che la
funzione risulta costante lungo le circonferenze x2 + y 2 = a ≥ 0, conviene studiare la funzione
F (a) = a log a nell’intervallo (0, +∞).
Abbiamo che lim F (a) = 0 e lim F (a) = +∞. Risulta inoltre F (a) < 0 per ogni 0 < a < 1,
a→0+ a→+∞
F (1) = 0 e F (a) > 0 per ogni a > 1. Abbiamo poi che F 0 (a) = log a + 1 e quindi che F 0 (a) > 0
se e solo se a > 1e . Ne segue che F (a) è strettamente decrescente in (0, 1e ], strettamente crescente
in [ 1e , +∞) e che a = 1e è punto di minimo assoluto per F (a) con F ( 1e ) = − 1e . La funzione non
ammette invece punti di massimo relativo.
Possiamo allora concludere che la funzione f (x, y) ammette come punti di minimo (assoluto)
tutti e soli i punti della circonferenza x2 + y 2 = 1e e non ammette punti di massimo relativo (b) .
6. La funzione f (x, y) = x2 y − 23 y 3 è definita e di classe C 1 su tutto R2 . Ne segue che gli eventuali
punti di massimo e minimo relativo saranno punti stazionari della funzione. I punti stazionari
sono le soluzione del sistema (
∂f
∂x (x, y) = 2xy = 0
∂f 2 2
∂y (x, y) = x − 2y = 0

che ammette come unica soluzione il punto O(0, 0). Essendo f (0, y) = − 23 y 3 funzione stretta-
mente decrescente, avremo che O(0, 0) non risulta né punto di minimo né punto di massimo
relativo (si noti che il determinante hessiano in O(0, 0) è nullo e quindi che non è possibile
applicare il test delle derivate parziali seconde).

O x

(b)
Per esercizio, verificare che i punti della circonferenza x2 + y 2 = 1
e
sono effettivamente i soli punti stazionari della
funzione

40
Ne segue che la funzione non ammette massimi e minimi relativi nel suo dominio.
2 2
7. La funzione f (x, y) = ey −x risulta definita e di classe C 2 su tutto R2 . Gli eventuali punti di
massimi e minimi relativi saranno quindi punti stazionari della funzione. I punti stazionari sono
le soluzione del sistema (
∂f y 2 −x2 = 0
∂x (x, y) = −2xe
∂f y 2 −x2 = 0
∂y (x, y) = 2ye

che ammette come unica soluzione il punto O(0, 0). Per determinare la natura di tale punto
stazionario valutiamo il determinante hessiano. Dato che
∂2f 2 y 2 −x2 ∂2f 2
y 2 −x2 ∂ f 2 2
(x, y) = (−2 + 4x )e , (x, y) = −4xye (x, y) = (2 + 4y 2 )ey −x
∂x2 ∂x∂y ∂y 2
risulta
−2 0
detHf (0, 0) = = −4
0 2
Quindi O(0, 0) non è né punto di massimo né punto di minimo e dunque la funzione non ammette
massimi e minimi relativi nel suo dominio.
Essendo la funzione continua sul triangolo chiuso e limitato T di vertici (0, 0), (1, 0) e (0, 1),
dal Teorema di Weierstrass la funzione ammette massimo e minimo assoluto in T . Per quanto
provato sopra, la funzione non ammette punti stazionari interni al triangolo T , dunque punti
di massimo e minimo assoluti dovranno necessariamente appartenere alla frontiera ∂T . La
frontiera di T è l’unione dei tre segmenti S1 = {(x, 0) | x ∈ [0, 1]}, S2 = {(0, y) | y ∈ [0, 1]} e
S3 = {(x, 1 − x) | x ∈ [0, 1]}. Abbiamo che
2
• lungo il segmento S1 , f (x, y)|S1 = f (x, 0) = e−x , x ∈ [0, 1], è funzione decrescente, quindi
1
max f (x, y) = f (0, 0) = 1 e min f (x, y) = f (1, 0) = .
S1 S1 e
2
• lungo il segmento S2 , f (x, y)|S2 = f (0, y) = ey , y ∈ [0, 1], è funzione crescente da cui

max f (x, y) = f (0, 1) = e e min f (0, y) = f (0, 0) = 1.


S2 S2

• lungo il segmento S3 , f (x, y)|S3 = f (x, 1 − x) = e1−2x , x ∈ [0, 1], è funzione decrescente e
dunque
1
max f (x, y) = f (0, 1) = e e min f (x, y) = f (1, 0) = .
S3 S3 e
Riunendo quanto ottenuto, risulta che (0, 1) è punto di massimo assoluto in T mentre (1, 0) è
punto di minimo assoluto
1
max f (x, y) = max f (x, y) = f (0, 1) = e e max f (x, y) = max f (x, y) = f (1, 0) = .
T ∂T T ∂T e

41
1

S3
S2
T

0 S1 1

8. La funzione f (x, y) = x2 y + 2xy 2 risulta definita e di classe C 2 su tutto R2 , gli eventuali punti
di massimo e minimo relativo saranno punti stazionari della funzione. I punti stazionari sono le
soluzione del sistema
( (
∂f 2
∂x (x, y) = 2xy + 2y = 0 y(x + y) = 0
∂f 2

∂y (x, y) = x + 4xy = 0 x(x + 4y) = 0
che ammette come unica soluzione O(0, 0). Tale punto non è né di massimo né di minimo,
osserviamo infatti che lungo la bisettrice y = x si ha che f (x, x) = 2x3 è strettamente crescente.

O x

Per determinare i punti di massimo e minimo assoluti nel triangolo T di vertici (0, 0), (0, 12 ) e
(1, 0), osserviamo innanzitutto che essendo il triangolo chiuso e limitato, dal Teorema di Weier-
strass la funzione ammette massimo e minimo assoluto. Abbiamo visto che la funzione non
ammette punti di massimo e di minimo interni al dominio, determiniamo i punti di massimo
e minimo assoluti sulla frontiera ∂T . Abbiamo che la frontiera di T è unione dei segmenti
S1 = {(0, y) | y ∈ [0, 12 ]}, S2 = {(x, 0) | x ∈ [0, 1]} e S3 = {(x, 1−x
2 ) | x ∈ [0, 1]}. Si ha allora che

• lungo i segmenti S1 e S2 risulta f |S1 (x, y) = f (0, y) = 0 = f (x, 0) = f |S2 (x, y), la funzione è
costante.
• lungo il segmento S3 si ha
2 1−x 1−x 2 2
f |S3 (x, y) = f (x, 1−x 1
2 ) = x 2 + 2x( 2 ) = 2 (x − x ) = g(x), x ∈ [0, 1].
Abbiamo che g 0 (x) = 21 (1 − 2x) ≥ 0 in [0, 1] se e solo se 0 ≤ x ≤ 21 . La funzione g(x) risulta
quindi crescente in [0, 21 ] e decrescente in [ 21 , 1] con g(0) = f (0, 0) = 0 = f (1, 0) = g(1), g( 12 ) =
f ( 21 , 12 (1 − 12 )) = f ( 12 , 41 ) = 12 ( 12 − 14 ) = 18 . Quindi
max f (x, y) = f ( 12 , 41 ) = 1
8 e min f (x, y) = f (0, 0) = f (1, 0) = 0.
S3 S3

42
Otteniamo allora che la funzione ammette come punto di massimo il punto P ( 12 , 41 ) e come punti
di minimo tutti i punti dei segmenti S1 e S2 .

1
2
P
S1 S3
T
0 S2 1

9. La funzione f (x, y) = x2 + y 2 + xy + 3x risulta definita e di classe C 2 su tutto R2 , gli eventuali


punti di massimo e minimo relativi saranno allora punti stazionari. I punti stazionari sono le
soluzione del sistema (
∂f
∂x (x, y) = 2x + y + 3 = 0
∂f
∂y (x, y) = 2y + x = 0

che ha come unica soluzione il punto P (−2, 1). Per stabilire se tale punto risulta di massimo o
di minimo valutiamo il determinante hessiano. Abbiamo
∂2f ∂2f ∂2f
(x, y) = 2, (x, y) = 1 e (x, y) = 2
∂x2 ∂x∂y ∂y 2
e quindi
2 1
detHf (−2, 1) = =3
1 2
Dal test delle derivate parziali seconde ne deduciamo che P (−2, 1) è punto di minimo relativo
con f (−2, 1) = −3.
Riguardo ai massimi e minimi assoluti in A = {(x, y) ∈ R2 | |x| 2 ≤ y ≤ 1}, osserviamo innanzitutto
che A è il triangolo chiuso di vertici i punti (0, 0), (−2, 1) e (2, 1). Essendo la funzione continua
sull’insieme chiuso e limitato A, dal Teorema di Weierstrass la funzione ammette massimo e
minimo assoluto in A. Abbiamo visto che la funzione ammette un unico punto stazionario
P (−2, 1) ma poichè P 6∈ A, possiamo concludere che la funzione non ammette punti stazionari
interni ad A, dunque massimo e minimo assoluti dovranno necessariamente appartenere alla
frontiera ∂A. La frontiera di A è l’unione dei tre segmenti S1 = {(x, 1) | x ∈ [−2, 2]}, S2 =
{(x, x2 ) | x ∈ [0, 2]} e S3 = {(x, − x2 ) | x ∈ [−2, 0]}. Si ha
• lungo il segmento S1 , f (x, y)|S1 = f (x, 1) = x2 + 4x + 1 è funzione crescente in [−2, 2], quindi

max f (x, y) = f (2, 1) = 13 e min f (x, y) = f (−2, 1) = −3.


S1 S1

• lungo il segmento S2 , f (x, y)|S2 = f (x, x2 ) = 74 x2 + 3x è funzione crescente in [0, 2], quindi

max f (x, y) = f (2, 1) = 13 e min f (x, y) = f (0, 0) = 0.


S2 S2

43
• lungo il segmento S3 , f (x, y)|S3 = f (x, − x2 ) = 34 x2 + 3x è funzione crescente in [−2, 0], quindi

max f (x, y) = f (0, 0) = 0 e min f (x, y) = f (−2, 1) = −3.


S3 S3

Riunendo quanto ottenuto, risulta che

max f (x, y) = max f (x, y) = f (2, 1) = 13 e min f (x, y) = min f (x, y) = f (−2, 1) = −3.
A ∂A A ∂A

Quindi punto di massimo assoluto è Q(2, 1) e punto di minimo assoluto è P (−2, 1).

1 S1
P Q
A
S3 S2

−2 0 2

2 2
10. La funzione f (x, y) = e(x+1) +(y−1) risulta definita e di classe C 2 su tutto R2 . Ne segue che gli
eventuali punti di massimo e minimo relativo saranno punti stazionari della funzione. I punti
stazionari sono le soluzione del sistema
( (
∂f (x+1)2 +(y−1)2 = 0
∂x (x, y) = 2(x + 1)e x+1=0
∂f (x+1)2 +(y−1)2 ⇔
∂y (x, y) = 2(y − 1)e =0 y−1=0

che ammette come unica soluzione il punto P (−1, 1). Per stabilire se tale punto è di massimo o
di minimo, valutiamo il determinante hessiano. Essendo

∂2f 2 2
2
(x, y) = 2(3 + 4x + 2x2 )e(x+1) +(y−1) ,
∂x
∂2f 2 2
(x, y) = 4(x + 1)(y − 1)e(x+1) +(y−1)
∂x∂y
∂2f 2 2
2
(x, y) = 2(3 − 4y + 2y 2 )e(x+1) +(y−1)
∂y
risulta
2 0
detHf (−1, 1) = =4
0 2
Quindi, dal test delle derivate parziali seconde, P (−1, 1) è punto di minimo relativo.
In alternativa era sufficiente osservare che f (−1, 1) = 1 e che f (x, y) ≥ 1 per ogni (x, y) ∈ R2 ,
dunque P (−1, 1) risulta punto di minimo assoluto in R2 . Alla stessa conclusione potevamo
giungere osservando che la funzione risulta costante lungo le circonferenze (x+1)2 +(y−1)2 = a ≥
0 e che la funzione ea è strettamente crescente in [0, +∞), con punto di minimo assoluto in a = 0.
In corrispondenza la funzione f (x, y) ammetterà minimo nei punti tali che (x + 1)2 + (y − 1)2 = 0
ovvero in P (−1, 1).

44
Essendo la funzione continua sul dominio chiuso e limitato D = {(x, y) ∈ R2 | |x| ≤ 1, 0 ≤ y ≤ 2},
dal Teorema di Weierstrass la funzione ammette massimo e minimo assoluto in D. Per quanto
provato sopra, la funzione non ammette punti stazionari interni a D, dato che P (−1, 1) ∈ ∂R,
dunque massimo e minimo assoluti dovranno necessariamente appartenere alla frontiera ∂D.
Abbiamo già visto che P (−1, 1) è punto di minimo assoluto (in R2 e quindi anche in D dato
che P ∈ D), cerchiamo quindi il punto di massimo. Osserviamo che D è un quadrato la cui
frontiera è costituita dai segmenti S1 = {(x, 0) | x ∈ [−1, 1]}, S2 = {(x, 2) | x ∈ [−1, 1]},
S3 = {(−1, y) | y ∈ [0, 2]} e S4 = {(1, y) | y ∈ [0, 2]}. Risulta
2 +1
• lungo i segmenti S1 e S2 , f (x, y)|S1 = f (x, 0) = e(x+1) = f (x, 2) = f |S2 (x, y), x ∈ [−1, 1] la
funzione è crescente , quindi

min f (x, y) = f (−1, 0) = e = f (−1, 2) = min f (x, y)


S1 S2

max f (x, y) = f (1, 0) = e5 = f (1, 2) = max f (x, y).


S1 S2

• lungo il segmento S3 f (x, y|S3 = f (−1, y) = e (y−1)2 , y ∈ [0, 2], è funzione decrescente in [0, 1]
e crescente in [1, 2], quindi

min f (−1, y) = f (−1, 1) = 1 e max f (−1, y) = f (−1, 0) = f (−1, 2) = e.


S3 S3

2
• lungo il segmento S4 f (x, y|S4 = f (1, y) = e4+(y−1) , y ∈ [0, 2], è funzione decrescente in [0, 1]
e crescente in [1, 2], dunque

min f (x, y) = f (1, 1) = e4 e max f (x, y) = f (1, 0) = f (1, 2) = e5 .


S4 S4

Riunendo quanto ottenuto, risulta

max f (x, y) = max f (x, y) = f (1, 0) = f (1, 2) = e5


D ∂D

e
min f (x, y) = min f (x, y) = f (−1, 1) = 1.
D ∂R

e dunque che punto di minimo assoluto è P (−1, 1) mentre punti di minimo assoluto sono Q(1, 0)
e R(1, 2).

S2 2
R
S3
P D
S4
Q
−1 S1 0 1

45
11. La funzione f (x, y) = x2 + 2y 2 è definita e di classe C 2 su tutto R2 , gli eventuali punti di massimi
e minimi relativi saranno punti stazionari della funzione. I punti stazionari sono dati dal sistema
(
∂f
∂x (x, y) = 2x = 0
∂f
∂y (x, y) = 4y = 0

che ammette come unica soluzione il punto O(0, 0). Per determinare la natura di tale punto
stazionario applichiamo il test delle derivate parziali secondo. Poiché

∂2f ∂2f ∂2f


(x, y) = 2, (x, y) = 0 e (x, y) = 4
∂x2 ∂x∂y ∂y 2
risulta
2 0
detHf (0, 0) = =8
0 4
Quindi O(0, 0) è punto di minimo relativo. In alternativa, osservato che f (0, 0) = 0 e che
f (x, y) > 0 per ogni (x, y) 6= (0, 0) si poteva direttamente concludere che O(0, 0) è punto di
minimo assoluto per f (x, y) in R2 .
2
Essendo la funzione continua sul dominio chiuso e limitato K = {(x, y) ∈ R2 | x4 +y 2 ≤ 1, y ≥ 0},
dal Teorema di Weierstrass la funzione ammette massimo e minimo assoluto in K. Per quanto
provato sopra, la funzione non ammette punti stazionari interni a K, dunque massimo e minimo
assoluti apparterranno alla frontiera ∂K. Abbiamo già determinato che O(0, 0) è il punto di
minimo assoluto in K, dato che O ∈ K. Per determinare il massimo osserviamo che ∂K = S ∪ E
2
essendo S il segmento {(x, 0) | x ∈ [−2, 2]} e E l’arco di ellisse {(x, y) | x4 + y 2 = 1, y ≥ 0}.
Lungo il segmento S, f (x, y)|S = f (x, 0) = x2 , x ∈ [−2, 2], è funzione crescente in [0, 2] e
decrescente in [−2, 0], quindi

min f (x, y) = f (0, 0) = 0 e max f (x, 0) = f (±2, 0) = 4.


S S
q
2
Una parametrizzazione dell’arco E è data da y = 1 − x4 con x ∈ [−2, 2]. Usando tale
q
2 2 2
parametrizzazione otteniamo f (x, y)|E = f (x, 2 1 − x4 ) = x2 + 2(1 − x4 ) = 2 + x2 , funzione
decrescente in [−2, 0] e crescente in [0, 2], quindi
r
x2
min f (x, y) = min f (x, 1 − ) = f (0, 1) = 2
C x∈[−2,2] 4
r
x2
max f (x, y) = max f (x, 1 − ) = f (±2, 0) = 4.
C x∈[−2,2] 4
Altra parametrizzazione dell’arco di ellisse E è data utilizzando le coordinate polari ellittiche:
x = 2 cos θ e y = sin θ con θ ∈ [0, π]. Con tale parametrizzazione otteniamo che f (x, y)|E =
f (2 cos θ, sin θ) = 4 cos2 θ + 2 sin2 θ = 2 + 2 cos2 θ, funzione decrescente in [0, π2 ] e crescente in
[ π2 , π], quindi

min f (2 cos θ, sin θ) = f (0, 1) = 2 e max f (2 cos θ, sin θ) = f (±2, 0) = 4.


θ∈[0,π] θ∈[0,π]

46
Riunendo quanto ottenuto, concludiamo che

max f (x, y) = max f (x, y) = f (±2, 0) = 4 e min f (x, y) = min f (x, y) = f (0, 0) = 0.
K ∂K K ∂K

e quindi che punti di massimo assoluto sono P± (±2, 0) mentre punto di minimo assoluto è O(0, 0).

1
E
K
P− O P+
−2 S 0 2

12. La funzione f (x, y) = xy(y − x + 3) risulta definita e di classe C 2 su tutto R2 , quindi gli eventuali
punti di massimo e minimo relativo saranno punti stazionari della funzione. I punti stazionari
sono le soluzione del sistema
(
∂f
∂x (x, y) = y(y − 2x + 3) = 0
∂f
∂y (x, y) = x(2y − x + 3) = 0

che ammette come soluzioni i punti O(0, 0), A(1, −1), B(0, −3) e C(3, 0). Risulta inoltre

∂2f ∂2f ∂2f


(x, y) = −2y, (x, y) = 2y − 2x + 3, (x, y) = 2x
∂x2 ∂x∂y ∂y 2
e applicando il test delle derivate parziali seconde otteniamo

0 3
• detHf (0, 0) = = −9 ⇒ O(0, 0) è punto di sella,
3 0
2 −1
• detHf (1, −1) = = 3 ⇒ A(1, −1) è punto di minimo relativo,
−1 2
6 −3
• detHf (0, −3) = = −9 ⇒ B(0, −3) è punto di sella,
−3 0
6 −3
• detHf (3, 0) = = −9 ⇒ C(3, 0) è punto di sella.
−3 0

Essendo la funzione continua sul rettangolo chiuso e limitato Q = {(x, y) ∈ R2 | 0 ≤ x ≤ 2, −2 ≤


y ≤ 0}, dal Teorema di Weierstrass la funzione ammette massimo e minimo assoluto in Q. Per
visto, la funzione ammette un unico punto stazionario interno a Q, il punto A(1, −1) che risulta
punto di minimo relativo con f (1, −1) = −1. Determiniamo i punti di massimo e minimo assoluti
sulla frontiera ∂Q. Abbiamo che
• lungo i segmenti S1 = {(0, y) ∈ R2 | y ∈ [−2, 0]} e S2 = {(x, 0) ∈ R2 | x ∈ [0, 2]} la funzione
risulta identicamente nulla;

47
• lungo il segmento S3 = {(2, y) ∈ R2 | y ∈ [−2, 0]}, f |S3 (x, y) = f (2, y) = 2y 2 + 2y = g(y)
e la funzione risulta decrescente in [−2, − 12 ], mentre risulta crescente in [− 12 , 0] con g(−2) =
f (2, −2) = 4, g(− 21 ) = f (2, − 12 ) = − 21 e g(0) = f (2, 0) = 0;
• lungo S4 = {(x, −2) ∈ R2 | y ∈ [−2, 0]}, f |S4 (x, y) = f (x, −2) = 2x2 − 2x = h(x) che risulta
decrescente in [0, 21 ], crescente in [ 21 , 2] con h(0) = f (0, −2) = 0, h( 12 ) = f ( 12 , −2) = − 12 e
h(2) = f (2, −2) = 4.
Riunendo quanto trovato otteniamo
max f (x, y) = f (2, −2) = 4 e min f (x, y) = f (2, − 12 ) = f ( 12 , −2) = − 21 .
∂Q ∂Q

Osservato però che nel punto di minimo relativo interno a Q si ha f (1, −1) = −1, concludiamo
che
max f (x, y) = f (2, −2) = 4 e min f (x, y) = f (1, −1) = −1
Q Q

e quindi che il punto A(1, −1) è punto di minimo assoluto mentre B(2, −2) è punto di massimo
assoluto per f (x, y) in Q.

0 S2 2

Q
S1 A S3

−2 B
S4

2
13. La funzione f (x, y) = xy è continua in R2 e il vincolo Z (l’ellisse x4 + y 2 = 1) compatto,
essendo chiuso e limitato. Dal Teorema di Weiestrass abbiamo allora che la funzione ammette
massimo e minimo (assoluto) vincolato a Z. Dato che le funzioni f (x, y) e G(x, y) = x2 + 4y 2
risultano di classe C 2 in R2 e che ∇G(x, y) = (2x, 8y) 6= 0 in Z, dal Teorema sui moltiplicatori
di Lagrange, avremo che se (x0 , y0 ) è punto di massimo o di minimo di f (x, y) vincolato a Z
allora esisterà λ0 ∈ R tale che il punto (x0 , y0 , λ0 ) risulta soluzione del sistema ∇F (x, y, λ) = 0,
essendo F (x, y, λ) = f (x, y) − λ(G(x, y) − 4) = xy − λ(x2 + 4y 2 − 4) la lagrangiana. Il sistema
∇F (x, y, λ) = 0 ammette come soluzioni
 ∂F   √  √
 ∂x (x, y.λ) = y − 2λx = 0
 y = 2λx
 x = 2√
 x = − √ 2

∂F
∂y (x, y, λ) = x − 8λy = 0
⇔ x = 8λy ⇔ y = ± 22 ∨ y = ± 22

 ∂F   
2 + 4y 2 − 4) = 0 2 + 4y 2 = 4
(x, y, λ) = −(x x λ = ±14 λ = ±14
  
∂λ
√ √ √ √
I candidati punti di massimo e minimo vincolati sono quindi P± ( 2, ± 22 ) e Q± (− 2, ± 22 ).
Poiché √ √ √ √ √ √ √ √
f ( 2, 22 ) = 1 = f (− 2, − 22 ) e f (− 2, 22 ) = −1 = f ( 2, − 22 ),
ne deduciamo che P+ e Q− sono i punti di massimo mentre P− e Q+ sono i punti di minimo.

48
2 2
14. La funzione f (x, y) = xx2 −y +y 2
risulta continua sul compatto Z = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 = 1},
quindi dal Teorema di Weiestrass abbiamo che esistono i punti di massimo e di minimo di
f (x, y) vincolati a Z. Poiché le funzioni f (x, y) e G(x, y) = x2 + y 2 sono di classe C 2 in R2 e
∇G(x, y) = (2x, 2y) 6= 0 in Z, dal Teorema sui moltiplicatori di Lagrange, i punti di massimo e
di minimo di f (x, y) vincolati a Z saranno da cercarsi tra i punti (x, y) tali che (x, y, λ) risulti
2 −y 2
punto stazionario della lagrangiana F (x, y, λ) = f (x, y) − λ(G(x, y) − 1) = xx2 +y 2 2
2 − λ(x + y − 1)
per qualche λ ∈ R. Determiniamo tali punti risolvendo il sistema

∂F 4xy 2 
2
 
 ∂x (x, y.λ) = (x2 +y2 )2 − 2λx = 0 x(y − λ) = 0 x = 0 x = ±1

   
∂F 4x2 y 2
∂y (x, y, λ) = − (x2 +y 2 )2 − 2λy = 0
⇔ y(x + λ) = 0 ⇔ y = ±1 ∨ y = 0
 
 2  
 ∂F (x, y, λ) = −(x2 + y 2 − 1) = 0 x + y2 = 1 λ=0 λ=0
  
∂λ

I candidati punti di massimo e minimo vincolati sono quindi P± (±1, 0) e Q± (0, ±1). Poiché
f (±1, 0) = 1 e f (0, ±1) = −1, ne deduciamo che P± sono i punti di massimo mentre Q± sono i
punti di minimo.

15. La funzione f (x, y) = x + 2y è continua in R2 e il vincolo Z = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 + xy = 1}


compatto, osserviamo infatti che tale vincolo non è altro che l’ellisse di centro l’origine e assi le
bisettrici y = ±x(c) . Dal Teorema di Weiestrass abbiamo allora che la funzione ammette massimo
e minimo (assoluto) vincolato a Z. Le funzioni f (x, y) e G(x, y) = x2 + y 2 + xy risultano di
classe C 2 in R2 e ∇G(x, y) = (2x + y, 2y + x) 6= 0 in Z (perché?). Per determinare tali punti,
utilizziamo il metodo dei moltiplicatori di Lagrange cercando i punti stazionari della lagrangiana
F (x, y, λ) = f (x, y) − λ(G(x, y) − 1) = x + 2y − λ(x2 + y 2 + xy − 1), ovvero le soluzioni del sistema
 ∂F 
 ∂x (x, y, λ) = 1 − λ(2x + y) = 0
 λ(2x + y) = 1

∂F
∂y (x, y, λ) = 2 − λ(2y + x) = 0
⇔ λ(2y + x) = 2 ⇔

 ∂F 
 2
2 2
∂λ (x, y, λ) = −(x + y + xy − 1) = 0 x + y 2 + xy = 1
 1
 1

λ = 2x+y
 λ = 2x+y
 x = 0

1 ⇔ ⇔
2x+y (2y + x) = 2 x=0 y = ±1

 2 
 2 
2
x + y + xy = 1 y =1

λ = ±1

I candidati punti di massimo e di minimo di f (x, y) vincolati a Z sono quindi i punti P± (0, ±1)
e poiché f (0, 1) = 2 mentre f (0, −1) = −2, otteniamo che P+ è punto di massimo assoluto
vincolato a Z mentre P− è punto di minimo.

16. La funzione f (x, y) = x2 + y 2 è continua in R2 e il vincolo Z compatto, essendo chiuso e


limitato, risulta infatti Z ⊂ B1 (0, 0) (dato che se y 2 − x2 + x4 = y 2 + (x2 − 21 )2 − 14 = 0 allora
|y| ≤ 12 e |x| ≤ 1). Dal Teorema di Weiestrass abbiamo allora che la funzione ammette massimo
e minimo (assoluto) vincolato a Z. Le funzioni f (x, y) e in G(x, y) = y 2 − x2 + x4 sono di
classe C 2 in R2 , inoltre ∇G(x, y) = (−2x + 4x3 , 2y) = 0 in Z solo per (x, y) = (0, 0). Dal
( √ √
(c) π u = 22 x − 22 y
Operando la rotazione di 4
e centro l’origine √ √ , nel sistema di riferimento Ouv abbiamo che
v = 22 x + 22 y
l’equazione x2 + y 2 + xy = 1 si riscrive come ( v+u √ )2 + ( v−u
√ )2 + v+u
√ · v−u
√ = 1 ovvero come u2 + 3v 2 = 2, equazione
√ q 2 2 2 2
2
dell’ellisse di centro l’origine e semiassi 2 e 3
.

49
Teorema sui moltiplicatori di Lagrange, i punti di massimo e di minimo di f (x, y) vincolati a
Z, che non siano singolari, saranno quindi da cercarsi tra i punti stazionari della lagrangiana
F (x, y, λ) = f (x, y) − λG(x, y) = x2 + y 2 − λ(y 2 − x2 + x4 ), ovvero tra le soluzioni del sistema
 ∂F 
3 2
 ∂x (x, y.λ) = 2x − λ(−2x + 4x ) = 0
 x(1 + λ − 2x ) = 0

∂F
∂y (x, y, λ) = 2y − 2λy = 0
⇔ y(1 − λ) = 0

 ∂F 
 2
∂λ (x, y, λ) = −(y 2 − x 2 + x4 ) = 0 y = x2 − x4

Il sistema ammette come soluzioni (0, 0, λ) per ogni λ ∈ R e (±1, 0, 1). I candidati punti di
massimo e di minimo di f (x, y) vincolati a Z sono quindi i punti O(0, 0) (punto singolare per
il vincolo) e P± (±1, 0). Abbiamo che f (0, 0) = 0 mentre f (±1, 0) = 1, dunque O è punto di
minimo assoluto, mentre P± sono punti di massimo.
2
17. La funzione f (x, y) = exy−x è definita e di classe C 2 su tutto R2 . Poiché la funzione è continua
sull’insieme chiuso e limitato K = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 1, y ≥ 0, x ≥ 0}, dal Teorema di
Weierstrass la funzione ammette massimo e minimo assoluto in K. Verifichiamo innanzitutto
se la funzione ammette punti di massimo o di minimo interni a K. Dato che la funzione è di
classe C 2 , gli eventuali punti di massimo e di minimo interni a K saranno punti stazionari ovvero
soluzioni del sistema (
∂f xy−x2 = 0
∂x (x, y) = (y − 2x)e
∂f xy−x2 = 0
∂y (x, y) = xe

Tale sistema ammette come unica soluzione il punto O(0, 0) che non risulta però punto interno
a K (appliccando il test delle derivate parziali seconde possiamo in realtà verificare che O non
è né punto di minimo relativo né punto di massimo).
La funzione non ammette quindi punti stazionari interni a K, dunque massimo e minimo assoluti
dovranno necessariamente appartenere alla frontiera ∂K = S1 ∪ S2 ∪ C, essendo S1 il segmento
{(0, y) | y ∈ [0, 1]}, S2 il segmento {(x, 0) | x ∈ [0, 1]} e C l’arco di circonferenza {(x, y) | x2 +y 2 =
1, x ≥ 0, y ≥ 0}.
Abbiamo che f (x, y)|S1 = f (0, y) = 1 è funzione costante in [0, 1] mentre f (x, y)|S2 = f (x, 0) =
2
e−x è funzione decrescente in [0, 1], quindi

max f (x, y) = max f (x, 0) = f (0, 0) = 1 e min f (x, y) = min f (x, 0) = f (1, 0) = e−1 .
S2 x∈[0,1] S2 x∈[0,1]

Infine, utilizzando le coordinate polari per parametrizzare l’arco C otteniamo che f (x, y)|C =
2
f (cos θ, sin θ) = esin θ cos θ−cos θ = g(θ) dove θ ∈ [0, π2 ]. Per studiare la monotonia di tale funzione
osserviamo che posto h(θ) = sin θ cos θ − cos2 θ risulta

h0 (θ) = cos2 θ − sin2 θ + 2 sin θ cos θ = cos(2θ) + sin(2θ)

e dunque che, per θ ∈ [0, π2 ], h0 (θ) > 0 se e solo se 0 ≤ 2θ ≤ 3π 3π


4 , ovvero 0 ≤ θ ≤ 8 . Ne
segue allora che h(θ) risulta strettamente crescente in [0, 8 ], strettamente decrescente in [ 3π
3π π
8 , 2]
e dunque che √
2 (d)
maxπ h(θ) = h( 3π 8 ) = 4 e minπ h(θ) = h( π2 ) = 0.
θ∈[0, 2 ] θ∈[0, 2 ]

(d) 3π 1
p √ 3π 1
p √
dalle formule di bisezione si ha che cos 8
= 2
2− 2 e sin 8
= 2
2+ 2

50
Essendo l’esponenziale funzione crescente, ne deduciamo che

2
max f (x, y) = maxπ g(θ) = g( 3π
8 ) =e 4 e min f (x, y) = minπ g(θ) = g( π2 ) = 1.
C θ∈[0, 2 ] C θ∈[0, 2 ]

In alternativa, per determinare i massimi e i minimi della funzione sull’arco C si poteva utilizzare
il metodo di Lagrange, osservato che C è insieme di livello della funzione G(x, y) = x2 + y 2 in
[0, +∞) × [0, +∞).
Da quanto ottenuto deduciamo che punto di massimo assoluto in K è P (cos 3π 3π
8 , sin 8 ) mentre
Q(0, 1) è punto di minimo assoluto.

Q P

S1 K
C

0 S2 1

18. La funzione f (x, y) = xx−y 2


2 +y 2 risulta definita e continua su tutto R \ {(0, 0)}. Essendo D =

{(x, y) ∈ R2 | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 4} ⊂ R2 \ {(0, 0)} chiuso e limitato, dal Teorema di Weierstrass la


funzione ammette massimo e minimo assoluto. Per prima cosa cerchiamo, se esistono, punti di
massimi e minimi interni al dominio. Essendo la funzione di classe C 2 in R2 \{(0, 0)}, gli eventuali
punti di massimo e minimo relativo saranno punti stazionari della funzione. Determiniamo tali
punti risolvendo il sistema
x2 +y 2 −2x(x−y)
( ∂f (
∂x (x, y) = (x2 +y 2 )2
=0 x2 + y 2 = 2x(x − y)
∂f −(x 2 +y 2 )−2y(x−y) ⇔
∂y (x, y) = (x2 +y 2 )2
=0 x2 + y 2 = −2y(x − y)
( (
x2 + y 2 = 2x2 − 2xy y 2 − x2 + 2xy = 0
⇔ ⇔
x(x − y) = −y(x − y) (x + y)(x − y) = 0

che non ammette soluzioni in R2 \ {(0, 0)}. Ne deduciamo che i punti di massimo e minimo
assoluti apparterranno alla frontiera ∂D, costituita dall’unione delle circonferenze C1 = {(x, y) ∈
R2 | x2 + y 2 = 1} e C2 = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 = 4}. Abbiamo che
• per studiare la funzione lungo la circonferenza C1 possiamo utilizzare le coordinate polari.
Abbiamo quindi f |C1 (x, y) = f (cos θ, sin θ) = cos θ − sin θ = g(θ), θ ∈ [0, 2π]. Dato che g 0 (θ) =
−(sin θ+cos θ) ≥ 0 se e solo se cos θ ≤ − sin θ e quindi se e solo se θ ∈ [ 43 π, 74 π], la funzione risulta
√ √
crescente in [ 34 π, 74 π], decrescente in [0, 34 π] e [ 74 π, 2π] con g(0) = 1, g( 34 π) = − 2, g( 74 π) = 2
e g(2π) = 1. Quindi

2

2

max f (x, y) = max g(θ) = g( 74 π) = f ( 2 , − 2 ) = 2
C1 [0,2π]

51
e √ √ √
2 2
min f (x, y) = min g1 (θ) = g1 ( 34 π) = f (− 2 , 2 ) =− 2
C1 [0,2π]

• in modo analogo, lungo la circonferenza C2 abbiamo f |C2 (x, y) = f (2 cos θ, 2 sin θ) = 21 (cos θ −
sin θ) = h(θ) = 12 g(θ), θ ∈ [0, 2π]. La funzione h(θ) risulta crescente in [ 34 π, 47 π], decrescente in
√ √
2 2
[0, 34 π] e [ 74 π, 2π] con h(0) = 12 , h( 34 π) = − 2 , h( 47 π) = 2 e h(2π) = 21 . Quindi
√ √ √
2
max f (x, y) = max h(θ) = h( 74 π) = f ( 2, − 2) = 2
C2 [0,2π]

e √ √ √
min f (x, y) = min h(θ) = h( 34 π) = f (− 2, 2) = − 22
C2 [0,2π]

In alternativa, per determinare i punti di massimo e di minimo in C1 e C2 potevamo utiliz-


zare il metodo dei moltiplicatori di Lagrange cercando i punti stazionari rispettivamente delle
lagrangiane F1 (x, y, λ) = xx−y 2 2 x−y 2 2
2 +y 2 − λ(x + y − 1) e F2 (x, y, λ) = x2 +y 2 − λ(x + y − 4). Abbiamo


∂F1 x2 +y 2 −2x(x−y) 
 ∂x (x, y, λ) =

 (x2 +y 2 )2
− 2λx = 0 1 − 2x(x − y) − 2λx = 0

∂F1 −(x2 +y 2 )−2y(x−y)
∂y (x, y, λ) = (x2 +y 2 )2
− 2λy =0 ⇔ −1 − 2y(x − y) − 2λy = 0 ⇔
 
 2
 ∂F1 (x, y, λ) = 2 2 x + y2 = 1

∂λ −(x + y − 1) = 0
   √
1 2
1 − 2x(x − y) − 2λx = 0 λ = 2x+y x = ±
√2
  

x+y =0 ⇔ x=0 ⇔ y = ∓ 22
   √
 2
x + y2 = 1 λ = ∓ 22
 2
y =1

√ √
I candidati punti di massimo e di minimo di f (x, y) vincolati a C1 sono quindi i punti P± (± 22 , ∓ 22 ).
√ √ √
Dato che f (± 22 , ∓ 22 )) = ± 2 ne deduciamo che P+ è punto di massimo mentre P− è punto di
minimo. In modo analogo, sulla circonferenza C2 si trova che i candidati punti di massimo e di
√ √ √ √ √
2
minimo di f (x, y) vincolati a C2 sono i punti Q± (± 2, ∓ 2) con f (± 2, ∓ 2) = ± 2 . Quindi
Q+ è punto di massimo mentre Q− è punto di minimo.
Possiamo quindi concludere che P+ è punto di massimo in D mentre P− è punto di minimo:

2

2
√ √
2

2

max f (x, y) = f ( 2 , − 2 ) = 2 e min f (x, y) = f (− 2 , 2 ) = − 2.
D D

Q−
P−
K

P+
C1
C2 Q+

52
19. La funzione f (x, y) = x2 + y(1 − x) risulta definita e continua in R2 ed essendo D = {(x, y) ∈
R2 | x2 ≤ y ≤ 4} chiuso e limitato, dal Teorema di Weierstrass la funzione ammette massimo
e minimo assoluto. Dato che la funzione è di classe C 2 in R2 , gli eventuali punti di massimo e
minimo interni a D saranno punti stazionari della funzione, ovvero soluzioni del sistema
( (
∂f
∂x (x, y) = 2x − y = 0 x=1
∂f ⇔
∂y (x, y) = 1 − x = 0 y=2

Il sistema ha come soluzione P (1, 2), interno a D, con f (1, 2) = 1, quindi unico candidato punto
di massimo o di minimo interno a K. Determiniamo ora i punti di massimo e minimo assoluti
sulla frontiera ∂D. Abbiamo che
• lungo il segmento S = {(x, 4) ∈ R2 | x ∈ [−2, 2]} risulta

f |S (x, y) = f (x, 4) = x2 + 4(1 − x) = x2 − 4x + 4 = (x − 2)2 = g(x), y ∈ [−2, 2],

e la funzione risulta decrescente in [−2, 2] con g(−2) = f (−2, 4) = 16 e g(2) = f (2, 4) = 0.


Quindi
max f (x, y) = f (−2, 4) = 16 e min f (x, y) = f (2, 4) = 0.
S S

• lungo l’arco di parabola P = {(x, y) ∈ R2 | y = x2 , x ∈ [−2, 2]} possiamo utilizzare il metodo


dei moltiplicatori di Lagrange(e) . Abbiamo che F (x, y, λ) = x2 + y(1 − x) − λ(y − x2 ) e i punti
stazionari della lagrangiana sono
 ∂F  
4
 ∂x (x, y.λ) = 2x − y + 2λx = 0
 x = 0
 x = 3

∂F
∂y (x, y, λ) = 1 − x − λ = 0
⇔ y = 0 ∨ y = 16 9

 ∂F   1
(x, y, λ) = x2−y =0 
λ = 1

λ = −
∂λ 3

Quindi, candidati punti di massimo e minimo vincolati a P sono i punti (0, 0) e ( 43 , 16 9 ) con
f (0, 0) = 0 e f ( 34 , 16
9 ) = 32
27 . Osserviamo però che nei punti estremali dell’arco di parabola P si
ha che f (2, 4) = 0 e f (−2, 4) = 16, quindi

max f (x, y) = f (2, −4) = 16 e min f (x, y) = f (0, 0) = f (2, 4) = 0.


P P

Riunendo quanto trovato, otteniamo che

max f (x, y) = f (2, −4) = 16 e min f (x, y) = f (0, 0) = f (2, 4) = 0.


∂D ∂D

Osservato che nel punto stazionario interno f (1, 2) = 1 e che 0 < 1 < 16, possiamo concludere
che sono punti di minimo i punti O(0, 0) e P (2, 4) mentre risulta punto di massimo R(2, −4)

max f (x, y) = f (2, −4) = 16 e min f (x, y) = f (0, 0) = f (2, 4) = 0.


D D
(e)
In alternativa possiamo studiare la funzione f |P (x, y) = f (x, x2 ) = x2 + x2 (1 − x) = 2x2 − x3 , x ∈ [−2, 2].

53
R S P

Q+
P

20. La funzione f (x, y) = |y|(x2 − xy + x) risulta definita e continua su tutto R2 . Il rettangolo


R = {(x, y) ∈ R2 | 0 ≤ x ≤ 2, |y| ≤ 4} è chiuso e limitato, quindi dal Teorema di Weierstrass la
funzione ammette massimo e minimo assoluto. Cerchiamo innanzitutto massimi e minimi interni
al dominio. Osserviamo che essendo la funzione di classe C 2 in R2 \ {y = 0}, gli eventuali punti
di massimo e minimo relativo in tale insieme saranno punti stazionari della funzione, ma non gli
eventuali punti di massimo e minimo relativo dell’asse y = 0. I punti stazionari con y 6= 0 sono
le soluzioni del sistema
( ( (
∂f
∂x (x, y) = |y|(2x − y) = 0 2x − y = 0 y = 2x
∂f 2
⇔ 2

∂y (x, y) = ±(x − xy + x) ∓ xy = 0 x − 2xy + x = 0 x − 3x2 = 0
√ √
che√ammette
√ come
√ √soluzioni P ± (± 3, ±2 3). Abbiamo che solo P+ risulta interno a R con
f ( 3, 2 3) = 2 3( 3 − 6).
Determiniamo i punti di massimo e minimo assoluti sulla frontiera ∂R. Abbiamo che
• lungo il segmento S1 = {(x, −4) ∈ R2 | x ∈ [0, 2]} risulta

f |S1 (x, y) = f (x, −4) = 4(x2 + 5x) = g1 (x), x ∈ [0, 2],

e la funzione è crescente in [0, 2] con g1 (0) = f (0, −4) = 0 e g1 (2) = f (2, −4) = 56. Dunque

max f (x, y) = f (2, −4) = 56 e min f (x, y) = f (0, −4) = 0.


S1 S1

• lungo il segmento S2 = {(2, y) ∈ R2 | y ∈ [−4, 4]} abbiamo

f |S2 (x, y) = f (2, y) = 2|y|(3 − y) = g2 (y), y ∈ [−4, 4],

e la funzione risulta crescente in [0, 23 ], decrescente in [−4, 0] e in [ 32 , 4] con g2 ( 23 ) = f (2, 32 ) =


3(3 − 32 ) = 32 e g2 (0) = f (2, 0) = 0, g2 (2, −4) = 56 e g2 (2, 4) = −8. Quindi

max f (x, y) = f (2, −4) = 56 e min f (x, y) = f (2, 4) = −8.


S2 S1

• lungo il segmento S3 = {(x, 4) ∈ R2 | x ∈ [0, 2]} si ha

f |S1 (x, y) = f (x, 4) = 4(x2 − 3x) = g3 (x), x ∈ [0, 2],

54
e la funzione è crescente in [ 32 , 2] e decrescente in [0, 32 ] con g3 (0) = f (0, 4) = 0, g3 ( 32 ) = f (2, 4) =
−9 e g3 (2) = f (2, 4) = −8. Da cui

max f (x, y) = f (0, 4) = 0 e min f (x, y) = f (2, 4) = −9.


S3 S1

• lungo il segmento S4 = {(0, y) ∈ R2 | y ∈ [−4, 4]} si ha che f |S4 (x, y) = f (0, y) = 0, y ∈ [−4, 4],
e la funzione costante.
Riunendo quanto trovato, otteniamo che

max f (x, y) = f (−4, 2) = 56 e min f (x, y) = f ( 32 , 4) = −9.


∂R ∂R
√ √ √ √
Osservato che −9 < f (x, 0) = 0 < 56 ma che f ( 3, 2 3) = 2 3( 3 − 6) < −16 < −9
√ √concludere che punto di massimo in R è il punto Q(−4, 2) e punto di minimo il punto
possiamo
P+ ( 3, 2 3):
√ √ √ √
max f (x, y) = f (−4, 2) = 56 e min f (x, y) = f ( 3, 2 3) = 2 3( 3 − 6).
R R

S3
P+

S4

R
S2
Q
S1

55
ESERCIZI sulle SUPERFICI

1. Determinare una parametrizzazione della superficie semplice e regolare avente per sostegno
2
S il cilindro ellittico x2 + y4 = 1, z ∈ [0, 3]. Determinarne versore normale e piano tangente in
P (0, 2, 1).

2. Determinare una parametrizzazione della superficie semplice e regolare avente per sostegno la
porzione di sfera S = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 + z 2 = 1, z ∈ [ 21 , 1], y ≥ 0}. Determinarne versore
√ √ √
2 6 2
normale e piano tangente in P ( 4 , 4 , 2 ).

3. Determinare una parametrizzazione della superficie semplice e regolare avente per sostegno
S la porzione di sfera x2 + y 2 + z 2 = 4 esterna al cilindro x2 + y 2 = 1 nella regione z ≥ 0 (
S = {(x, y, z) ∈ R3 | x2√ 2 + z 2 = 4, x2 + y 2 ≥ 1, z ≥ 0}). Determinarne versore normale e
+ y√
piano tangente in P (0, 2, 2).

4. Determinare una parametrizzazione della superficie semplice e regolare avente per sostegno
la porzione di cono C = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 = z 2 , z ∈ [1, 3], y ≥ 0}. Determinarne versore
normale nel punto P (0, 2, 2) e stabilire se la parametrizzazione determina un orientamento del
versore normale entrante o uscente nel solido avente per frontiera laterale il cono C.

5. Determinare una parametrizzazione della superficie semplice e regolare avente per sostegno la
porzione di paraboloide S = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 = 4z, x ≥ 0, z ∈ [1, 4]}. Determinarne ver-
sore normale nel punto P (2, 0, 1) e stabilire se la parametrizzazione determina un orientamento
del versore normale entrante o uscente nel solido avente per frontiera laterale il paraboloide S.

6. Determinare una parametrizzazione della superficie S ottenuta dalla rotazione di un angolo


di π radianti attorno all’asse z della curva semplice e regolare a tratti avente per sostegno il
segmento γ = {(x, z) ∈ R2 | z = x − 1, x ∈ [1, 2]}.

7. Determinare una parametrizzazione della superficie S ottenuta dalla rotazione di un angolo


di 2π radianti attorno all’asse z della curva semplice e regolare a tratti avente per sostegno la
frontiera del dominio D = {(x, z) ∈ R2 | 1 ≤ x ≤ 2 − z 2 , z ∈ [−1, 1]}.

8. Determinare una parametrizzazione della superficie semplice avente per sostegno la regione
S ottenuta dalla rotazione di un angolo di 2π radianti attorno all’asse z della curva semplice e
regolare di sostegno γ = {(x, z) ∈ R2 | x2 + y 2 − 2x = 3, x ≥ 2}. Determinare il versore normale
alla superficie nel punto P (0, 3, 0).

9. Determinare una parametrizzazione del cilindro generalizzato generato dalla curva avente per
sostegno l’intersezione della sfera x2 + y 2 + z 2 = 1 con il piano z = x + 1 e avente come vettori
direttori i vettori paralleli al vettore w = (0, 1, 1). Stabilire se la superficie risulta regolare.

10. Determinare una parametrizzazione del cono generalizzato avente come generatrice la spirale
γ(θ) = (θ cos θ, θ sin θ, 1), θ ∈ [0, 4π] e vertice l’origine P (0, 0, 0). Stabilire se la superficie risulta
regolare.

56
Risoluzione

1. Per parametrizzare la superficie semplice e regolare avente per sostegno il cilindro ellittico
2
S definito da x2 + y4 = 1, z ∈ [0, 3], possiamo utilizzare le coordinate cilindriche “ellittiche”
ponendo 
x = cos θ

Φ: y = 2 sin θ

z=z

e facendo variare θ ∈ [0, 2π] e z ∈ [0, 3]. Tale superficie risulta regolare difatti
Φθ (θ, z) = (− sin θ, 2 cos θ, 0) e Φz (θ, z) = (0, 0, 1)
sono linearmente indipendenti essendo
Φθ (θ, z) ∧ Φz (θ, z) = (2 cos θ, sin θ, 0)

e kΦθ (θ, z)∧Φz (θ, z)k = 3 cos2 θ + 1 > 0 per ogni (θ, z) ∈ [0, 2π]×[0, 3]. Il punto P (0, 2, 1)
corrisponde a Φ( π2 , 1), quindi
Φθ ( π2 , 1) ∧ Φz ( π2 , 1)
N( π2 , 1) = = (0, 1, 0)
kΦθ ( π2 , 1) ∧ Φz ( π2 , 1)k
e il piano tangente alla superficie in punto P (0, 2, 1) avrà equazione
(0, 1, 0) · (x, y − 2, z − 1) = 0 ⇔ y = 2.

2. Per parametrizzare la superficie semplice e regolare avente per sostegno la porzione di sfera
S = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 + z 2 = 1, z ∈ [ 21 , 1], y ≥ 0} possiamo utilizzare le coordinate
sferiche 
x = sin ϕ cos θ

Φ: y = sin ϕ sin θ

z = cos ϕ

che descriveranno il nostro sostegno facendo variare ϕ ∈ [0, π3 ], dato che z = cos ϕ ∈ [ 21 , 1]
per ϕ ∈ [0, π3 ]) e θ ∈ [0, π] (poiché deve risultare y = sin ϕ sin θ ≥ 0). La superficie risulta
di classe C 1 con
Φϕ (ϕ, θ) = (cos ϕ cos θ, cos ϕ sin θ, − sin ϕ) e Φθ (ϕ, θ) = (− sin ϕ sin θ, sin ϕ cos θ, 0).
Si ha
Φϕ (ϕ, θ) ∧ Φθ (ϕ, θ) = (sin2 ϕ cos θ, sin2 ϕ sin θ, sin ϕ cos ϕ)
e dunque kΦϕ (ϕ, θ) ∧ Φθ (ϕ, θ)k = sin ϕ > 0 per ogni (ϕ, θ) ∈ (0, π3 ] × [0, π]. Ne segue
√ √ √
2 6 2 π π
che la superficie è regolare. Nel punto P ( 4 , 4 , 2√) = Φ( 4 , 3 ) abbiamo che Φϕ ( π4 , π3 ) ∧

3 1
Φθ ( π4 , π3 ) = ( 14 , 4 , 2) con kΦϕ ( π4 , π3 ) ∧ Φθ ( π4 , π3 )k = 22 . Quindi il versore normale sarà
√ √ √
N( π4 , π3 ) = ( 42 , 46 , 22 )
e il piano tangente avrà equazione

2
√ √
6 2

2

6

2
√ √
( 4 , 4 , 2 ) · (x − 4 ,y − 4 ,z − 2 ) =0 ⇔ x+ 3y + 2z = 2 2.

57
3. Per determinare una parametrizzazione della superficie semplice e regolare avente per
sostegno la porzione di sfera x2 + y 2 + z 2 = 4 esterna al cilindro x2 + y 2 = 1 nella re-
gione z ≥ 0, osserviamo innanzitutto che l’intersezione del cilindro con la sfera è data
da 
2 2 2 √
x + y + z = 4
 (
z = 3
x2 + y 2 = 1 ⇔
 x + y2 = 1
2
z≥0

Utilizzando le coordinate sferiche



x = 2 sin ϕ cos θ

Φ: y = 2 sin ϕ sin θ

z = 2 cos ϕ

avremo che queste descriveranno il nostro sostegno facendo variare θ ∈ [0, 2π] e ϕ ∈ [ π6 , π2 ],

dato che z = 2 cos ϕ ∈ [0, 3] per ϕ ∈ [ π6 , π2 ]. Come nell’esercizio precedente abbiamo che
la superficie risulta regolare con
Φϕ (ϕ, θ) ∧ Φθ (ϕ, θ) = 4(sin2 ϕ cos θ, sin2 ϕ sin θ, sin ϕ cos ϕ)
√ √
e kΦϕ (ϕ, θ) ∧ Φθ (ϕ, θ)k = 4 sin ϕ per ogni (ϕ, θ) ∈ [ π6 , π2 ] × [0, 2π]. Il punto P (0, 2, 2)
corrisponde a Φ( π4 , π2 ), dunque si ha Φϕ ( π4 , π2 ) ∧ Φθ ( π4 , π2 ) = (0, 2, 2), da cui
 
N( π4 , π) = 0, √12 , √12
√ √
e il piano tangente in P (0, 2, 2) avrà equazione
  √ √ √
0, √12 , √12 · (x, y − 2, z − 2) = 0 ⇔ y + z = 2 2.

4. Per parametrizzare la superficie semplice e regolare avente per sostegno la porzione di cono
C = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 = z 2 , z ∈ [1, 3], y ≥ 0} utilizziamo le coordinate cilindriche

x = z cos θ

Φ: y = z sin θ

z=z

con z ∈ [1, 3] e θ ∈ [0, π], dato che deve risultare y = z sin θ ≥ 0. Abbiamo che la superficie √
è di classe C 1 con Φθ (θ, z) ∧ Φz (θ, z) = (z cos θ, z sin θ, −z) e kΦθ (θ, z) ∧ Φz (θ, z)k = 2z per
ogni (θ, z) ∈ [− π2 , π2 ] × [1, 3]. Possiamo quindi concludere che la superficie risulta
 regolare.
Il versore normale in P (0, 2, 2) = Φ( π2 , 2) è quindi N( π2 , 2) = 0, √12 , − √12 . Tale vettore,
avendo seconda componente positiva, determina un orientamente uscente dal solido avente
per frontiera laterale il cono C.
5. Per determinare una parametrizzazione della superficie semplice e regolare avente per
sostegno la porzione di paraboloide S = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 = 4z, x ≥ 0, z ∈ [1, 4]}
utilizziamo nuovamente le coordinate cilindriche ponendo
 √
x = 2√ z cos θ

Φ: y = 2 z sin θ

z=z

58

con z ∈ [1, 4] e θ ∈ [− π2 , π2 ], poiché deve risultare x = 2 z cos θ ≥ 0. Abbiamo che la
√ √
superficie è di classe C 1 con Φθ (θ, z) ∧ Φz (θ, z) = (2 z cos θ, 2 z sin θ, −2) e kΦθ (θ, z) ∧
Φz (θ, z)k = 4z + 4 per ogni (θ, z) ∈ [− π2 , π2 ] × [1, 4]. Ne segue allora che la superficie è
regolare.  
Il versore normale in P (2, 0, 1) = Φ(0, 1) è quindi N(0, 1) = √12 , 0, − √12 . Tale vettore,
avendo prima componente positiva, determina un orientamente uscente dal solido avente
per frontiera laterale la superficie S.
Provare a ottenere il risultato utilizzando le parametrizzazione alternative

x = 2t cos θ

Ψ: y = 2t sin θ (t, θ) ∈ [1, 2] × [− π2 , π2 ]

z = t2

e 
x = u cos θ

Ψ: y = v sin θ (u, v) ∈ D = {(u, v) | 4 ≤ u2 + v 2 ≤ 16}

z = 14 (u2 + v 2 )

6. Osservato che una parametrizzazione della curva avente per sostegno γ è data da ϕ(x) =
(x, x − 1), x ∈ [1, 2], una parametrizzazione della superficie di rotazione si può ottenere
utilizzando le coordinate cilindriche ponendo

x = x cos θ

Φ: y = x sin θ (x, θ) ∈ [1, 2] × [0, π].

z =x−1

Osserviamo che risulta Φx (x, θ) ∧ Φθ (x, θ) = (−x cos θ, −x sin θ, x) e kΦx (x, θ) ∧ Φθ (x, θ)k =

2x, per ogni (x, θ) ∈ [1, 2] × [0, π].
7. Osserviamo che la frontiera del dominio D = {(x, z) ∈ R2 | 1 ≤ x ≤ 2 − z 2 , z ∈ [−1, 1]} è
l’unione del segmento S = {(1, z) | z ∈ [−1, 1]} e dell’arco di parabola P = {(2 − z 2 , z) |
z ∈ [−1, 1]}. La superficie risulta quindi unione di due superfici di rotazione: il cilindro S1
generato dalla rotazione del segmento S e la superficie S2 generata dalla rotazione dell’arco
di parabola. Una parametrizzazione del cilindro S1 è data da

x = cos θ

Φ1 : y = sin θ (z, θ) ∈ [−1, 1] × [0, 2π].

z=z

mentre una parametrizzazione di S2 è data da



2
x = (2 − z ) cos θ

Φ2 : y = (2 − z 2 ) sin θ (z, θ) ∈ [−1, 1] × [0, 2π].

z=z

8. Osserviamo innanzitutto che il sostegno della curva è l’arco di circonferenza di centro (1, 0)
e raggio 2 nella regione x ≥ 2. Una parametrizzazione di tale curva sarà quindi data da
ϕ(t) = (1 + 2 cos t, 2 sin t), t ∈ [− π3 , π3 ].

59
Usando le coordinate cilindriche, una parametrizzazione della superficie di rotazione sarà

x = (1 + 2 cos t) cos θ

Φ: y = (1 + 2 cos t) sin θ (t, θ) ∈ [− π3 , π3 ] × [0, 2π].

z = 2 sin t

Abbiamo allora che

Φt (t, θ) = (−2 sin t cos θ, −2 sin t sin θ, 2 cos t)


Φθ (t, θ) = (−(1 + 2 cos t) sin θ, (1 + 2 cos t) cos θ, 0)

e quindi, nel punto P (0, 3, 0) = Φ(0, π2 ) risulta

Φt (0, π2 ) = (0, 0, 2) e Φθ (0, π2 ) = (−3, 0, 0)

da cui Φt (0, π2 ) ∧ Φθ (0, π2 ) = (0, −6, 0) e il versore normale in P è N(0, π2 ) = (0, −1, 0).
9. Per determinare una parametrizzazione della curva, osserviamo che il sostegno è dato
dall’intersezione

 (x+ 12 )2 + y2 = 1
( (
2 2 2
x +y +z =1 2 2 2
x + y + (x + 1) = 1 1 1
⇔ ⇔ 4 2
z =x+1 z =x+1 z = x + 1

quindi, utilizzando le coordinare polari ellittiche, otteniamo

ϕ(t) = ( 12 + 12 cos t, √12 sin t, 32 + 12 cos t) t ∈ [0, 2π].

Una parametrizzazione del cilindro generalizzato di direttrici le rette parallele al vettore


w = (0, 1, 1) sarà data allora da

φ(t, s) = ϕ(t) + sw = ( 21 + 12 cos t, √12 sin t + s, 32 + 12 cos t + s) (t, s) ∈ [0, 2π] × R

60
Abbiamo che la superficie risulta di classe C 1 con
Φt (t, s) = (− 12 sin t, √12 cos t, − 12 sin t) e Φs (t, θ) = (0, 1, 1)
da cui
Φt (t, s) ∧ Φs (t, s) = ( √12 cos t + 21 sin t, 12 sin t, − 12 sin t)
e q
kΦt (t, s) ∧ Φs (t, s)k = 1 + 14 sin2 t + 1

2 2
sin(2t)
Dato che kΦt (t, s) ∧ Φs (t, s)k =
6 0 per ogni (t, s) possiamo concludere che la superficie è
regolare.
10. Osservato che la retta passante per il punto della spirale γ(θ) = (θ cos θ, θ sin θ, 1) e per
l’origine è determinata dal vettore direttore w(θ) = (θ cos θ, θ sin θ, 1), una parametriz-
zazione del cono generalizzato sarà allora data da

x = sθ cos θ

Φ : y = sθ sin θ , s ∈ R, θ ∈ [0, 2π]

z=s

Abbiamo che la superficie risulta di classe C 1 con


Φθ (θ, s) = (s cos θ − sθ sin θ, s sin θ + sθ cos θ, 0) e Φθ (t, θ) = (θ cos θ, θ sin θ, 1)
da cui
Φt (θ, s) ∧ Φθ (θ, s) = (s(sin θ + θ cos θ), s(θ sin θ − cos θ), −sθ2 )
e p
kΦt (θ, s) ∧ Φθ (θ, s)k = s2 (1 + θ2 + θ4 )
Dato che kΦt (θ, s)∧Φθ (θ, s)k = 0 se e solo se s = 0, abbiamo che la superficie non è regolare,
l’unico punto singolare è il punto Φ(θ, 0) = (0, 0, 0), il vertice del cono generalizzato.

 1
1
3
9 · (27) 2  1
1 1 1 3 3 7 3 5 √
(33 )− 4 = 3 3 ·(2+ 2 )− 4 = 3 6 4 = 3 12 =
3 12
b= 1 = 32 · (33 ) 2 35
(27) 4

61
ESERCIZI su INTEGRALI CURVILINEI

Calcolare i seguenti integrali curvilinei lungo la curva indicata


Z
1. x − x3 ds essendo γ la curva ϕ(t) = (t3 , t2 ), ∈ [−1, 1].
γ
Z
y2
2. xy ds dove γ è la curva semplice avente sostegno {(x, y) ∈ R2 | x2 + 4 = 1, x ≥ 0, y ≥ 0}
γ
Z
3. 2x ds dove γ è la curva semplice avente per sostegno la frontiera dell’insieme D = {(x, y) |
γ
x2

4 + y 2 ≤ 1, x ≥ 2}.
Z
4. xy 2 ds dove γ è l’elica cilindrica ϕ(t) = (cos t, sin t, 2t), t ∈ [0, π2 ].
γ
Z
5. 3x − z ds dove γ è la curva semplice avente per sostegno l’intersezione del paraboloide z =
γ
x2 + y 2 + 1 con il piano z = 2x + 1 nella regione y ≥ 0.
Z
6. x2 −y 2 ds essendo γ la curva semplice avente per sostegno l’intersezione del cilindro x2 +y 2 = 1
γ
con il paraboloide z = 2x2 + y 2 nella regione x ≥ 0, z ≥ 32 .


Z
7. x ds, γ è la curva semplice avente per sostegno l’intersezione delle superfici y = 3x2 e
√γ
3z = 2xy nella regione 0 ≤ z ≤ 16.

Determinare le coordinate del baricentro dei seguenti corpi filiformi disposti lungo il sostegno delle
curve indicate.

8. La cicloide ϕ(t) = (r(t − sin t), r(1 − cos t)), t ∈ [0, 2π], di densità di massa costante;

9. La lettera L sapendo che la lunghezza del segmento verticale è il doppio di quella del segmento
orizzontale e che la densità di massa del segmento orizzontale è il triplo di quella del segmento
verticale, costante nei due segmenti;

10. La curva semplice avente per sostegno la frontiera dell’insieme D = {(x, y) ∈ R2 | (x − 1)2 + y 2 ≥
1, x2 + y 2 ≤ 1} di densità di massa δ(x, y) = x2 + 1;

11. L’elica cilindrica ϕ(t) = (2 cos t, 2 sin t, t), t ∈ [0, 4π], di densità di massa δ(x, y, z) = z 2 ;

12. La curva semplice avente per sostegno l’intersezione della sfera x2 + y 2 + z 2 = 4 con il piano
x = y nella regione z ≥ 0 di densità di massa costante.

62
Risoluzione
3 2 1 0 2
1. Abbiamo √
0
√ = (t , t ), t ∈ [−1, 1] è di classe C con ϕ (t) = (3t , 2t) e quindi
che la curva ϕ(t)
4 2 2
kϕ (t)k = 9t + 4t = |t| 9t + 4. Otteniamo allora
Z Z 1 p
3
x − x ds = (t3 − t9 )|t| 9t2 + 4 dt = 0
γ −1

essendo l’integranda funzione dispari e l’intervallo d’integrazione simmetrico rispetto all’origine.


Al risultato potevamo arrivare subito osservando che la curva risulta simmetrica rispetto all’asse
y e l’integranda antisimmetrica rispetto a tale asse.
2
2. Una parametrizzazione della curva di sostegno {(x, y) ∈ R2 | x2 + y4 = 1, x ≥ 0, y ≥ 0} è data

da ϕ(t) = (cos t, 2 sin t), t ∈ [0, π2 ]. Si ha che kϕ0 (t)k = 1 + 3 cos2 t e quindi
Z Z π Z π
2 p 2 p
2 1
xy ds = 2 sin t cos t 1 + 3 cos t dt = − 3 −6 sin t cos t 1 + 3 cos2 t dt
γ 0 0
h 3

2
= − 13 2
3 (1 + 3 cos2 t) 2 = 14
9
0

2 √
3. La curva con sostegno la frontiera di D = {(x, y) | x4 + y 2 ≤ 1, x ≥ 2} è unione delle curve
2 √
γ1 con sostegno l’arco di ellisse {(x, y) | x4 + y 2 = 1, x ≥ 2} e γ2 con sostegno il segmento
√ √
{( 2, y) | |y| ≤ 22 }. Dalla proprietà di additività dell’integrale abbiamo allora che
Z Z Z
2x ds = 2x ds + 2x ds
γ γ1 γ2

Una parametrizzazione della curva γ1 è ϕ1 (t) = (2 cos t, sin t), t ∈ [− π4 , π4 ], mentre una parametriz-
√ √ √
zazione di γ2 è data ϕ2 (t) = ( 2, t), t ∈ [− 22 , 22 ]. Otteniamo allora che

π 2
Z Z Z Z
4 p
2
Z
2 √
2x ds = 2x ds + 2x ds = 4 cos t 3 sin t + 1 dt + √ 2 2 dt
γ γ1 γ2 − π4 − 2
2

π
Z
4 √ q√
= √4 3 cos t ( 3 sin t)2 + 1 dt + 4
3
− π4
h√
p √ p iπ
4
= √2 3 sin2 t + 1 + log( 3 sin t + 3 sin2 t + 1) π + 4
3 sin t
3 −4
√ q5 √ √
 q q 
6 6
= 2 2 2 + √3 log( 2 + 2 ) − log(− 2 + 52 ) + 4
2 5

√ √ √ √ √
= 2 2 + √23 (log( 10 + 6) − log( 10 − 6)) + 4

4. Dato che ϕ(t) = (cos t, sin t, 2t), t ∈ [0, π2 ], abbiamo ϕ0 (t) = (− sin t, cos t, 2) e dunque kϕ0 (t)k =

5. Otteniamo allora
Z Z π √ √  √
2
2 π
xy ds = cos t sin2 t 5 dt = 35 sin3 t 02 = 35
γ 0

63
5. Una parametrizzazionepdella curva è data da ϕ(θ) = (1 + cos θ, sin θ, 3 + 2 cos θ), θ ∈ [0, π].
Osservato che ϕ0 (θ) = 1 + 4 sin2 θ abbiamo
Z Z π p Z π p
2 1
3x − z ds = cos θ 1 + 4 sin θ dθ = 2 2 cos θ 1 + (2 sin θ)2 dθ
γ 0 0
h p p iπ
= 14 2 sin θ 1 + 4 sin2 θ + log(2 sin θ + 1 + 4 sin2 θ) = 0
0

6. Una parametrizzazione della curva è data da ϕ(θ) = (cos θ, sin θ, cos2 θ + 1), θ ∈ [− π4 , π4 ]. Dato
p
che ϕ0 (θ) = 1 + 4 cos2 θ sin2 θ abbiamo
Z Z π
4 p
2 2
x − y ds = (cos2 θ − sin2 θ) 1 + 4 cos2 θ sin2 θ dθ
γ − π4
Z π q
4
1
= 2 2 cos(2θ) 1 + sin2 (2θ) dθ
− π4
 q q π
4
1 2 2
= 4 sin(2θ) 1 + sin (2θ) + log(sin(2θ) + 1 + sin (2θ))
− π4
√ √ √
= 14 (2 2 + log( 2 + 1) − log( 2 − 1))

7. Posto x = t, una parametrizzazione della curva è data da



x = √
 t
ϕ : y = 3t2

z = √23 t · 3t2 = 2t3


dove t ∈ [0, 2] poiché per tali valori risulta 0 ≤ z = 2t3 ≤ 16. Dato che kϕ0 (t)k = 1 + 12t2 + 36t2 =
6t2 + 1 otteniamo
Z Z 2 Z 2
2
t(6t2 + 1) dt = 6t3 + t dt = 32 t4 + 12 t2 0 = 26

x ds =
γ 0 0

8. Per la cicloide ϕ(t) = (r(t − sin t), r(1 − cos t)), t ∈ [0, 2π], abbiamo che kϕ0 (t)k = 2r sin 2t per
ogni t ∈ [0, 2π] e quindi
Z Z 2π
L(γ) = ds = 2r sin 2t dt = 8r
γ 0

ne segue che il baricentro ha coordinate


Z Z 2π
1 1
xB = 8r x ds = 8r r(t − sin t)2r sin 2t dt = rπ
γ 0

e Z Z 2π
1 1
yB = 8r y ds = 8r r(1 − cos t)2r sin 2t dt = 43 r.
γ 0

64
9. Possiamo pensare alla lettera L come all’unione delle curve γo , avente per sostegno il segmento
orizzontale So = {(x, 0) | x ∈ [0, `]}, e γv , avente per sostegno il segmento verticale Sv = {(0, y) |
y ∈ [0, 2`]}. Scelta la densità di massa δv (x, y) = k per la curva γv , avremo che la densità della
curva γo è δo (x, y) = 3k. Con tali scelte risulta

`
m(γo ) = 3kL(γo ) = 3k`, x(Bo ) = e y(Bo ) = 0
2
mentre
m(γv ) = kL(γv ) = 2k`, x(Bv ) = 0 e y(Bv ) = `
Dalla proprietà distributiva dei baricentri abbiamo allora che il baricentro della lettera L è il
punto di coordinate

m(γo )x(Bo ) + m(γv )x(Bv ) 3k` · 2` 3`


x(B) = = =
m(γo ) + m(γv ) 3k` + 2k` 10
e
m(γo )y(Bo ) + m(γv )y(Bv ) 2k` · ` 2`
y(B) = = =
m(γo ) + m(γv ) 3k` + 2k` 5

10. Osserviamo innanzitutto che la curva risulta unione delle curve γ1 di sostegno {(x, y) ∈ R2 |
x2 + y 2 = 1, x ∈ [−1, 21 ]} e γ2 di sostegno {(x, y) ∈ R2 | (x − 1)2 + y 2 = 1, x ∈ [0, 21 ]}.
Determiniamo le coordinate del baricentro B1 e B2 di tali curve. Una parametrizzazione di γ1 è
data da ϕ1 (t) = (cos t, sin t), t ∈ [ π3 , 35 π], quindi
5
Z Z
3
π  35 π √
2
cos2 t + 1 dt = 3
1
m(γ1 ) = 1 + x ds = 2 (t + cos t sin t) + t π = 2π − 4
π 3
γ1 3

Osservato poi che la curva è simmetrica rispetto all’asse x e la densità di massa dipende solo da

65
x, possiamo dedurre che y(B1 ) = 0 mentre
5
Z Z π
1 2 1 3
x(B1 ) = x(1 + x ) ds = √ cos t(cos2 t + 1) dt
m(γ1 ) γ1 2π − 3 π
4 3
5
π

3

−2 3
Z
1 3
2 1 5π
2 sin t − 13 sin3 t 3π = 4

= √ cos t(2 − sin t) dt = √ √
3 3 3
2π − 4
π
3 2π − 4
3
2π − 4

(si noti che x(B1 ) ∈ (−1, 0)). Allo stesso modo, una parametrizzazione di γ2 è data da ϕ2 (t) =
(1 + cos t, sin t), t ∈ [ 32 π, 43 π], quindi
4
Z
2
Z
3
π  43 π √
1 + (1 + cos t)2 dt =
1 5 7
m(γ2 ) = 1 + x ds = 2 (t + cos t sin t) + 2 sin t + 2t 2
π
= 3 π − 4 3
2 3
γ2 3
π

Abbiamo poi, per simmetria, che y(B2 ) = 0 mentre


4
Z Z π
1 1 3
x(B2 ) = x(1 + x2 ) ds = 5 7
√ cos t(1 + (cos t + 1)2 ) dt
m(γ2 ) γ2 3 π − 4 3
2
π
3
4
Z π
1 3
= 5 7
√ cos t(3 + 2 cos t − sin2 t) dt
3 π − 4 3
2
3
π
2

3
π−9 3
1  1 3
 34 π 4 √
= 5 7
√ 3 sin t + t + cos t sin t − 3 sin t 2
π
= 5 7
3 π − 4 3 3
3 π − 4 3

Dalla proprietà distributiva del baricentro otteniamo allora che le coordinate del baricentro B
della curva data sono y(B) = 0 e

m(γ1 )x(B1 ) + m(γ2 )x(B2 )


x(B) = = ...
m(γ1 ) + m(γ2 )

11. Considerata l’elica cilindrica


√ ϕ(t) = (2 cos t, 2 sin t, t), t ∈ [0, 4π], di densità di massa δ(x, y, z) =
z 2 abbiamo kϕ0 (t)k = 5 e dunque
Z
2
Z 4π √ √ 3
m(γ) = z ds = t2 5 dt = 5 64π
3
γ 0

Essendo la curva simmetrica rispetto all’asse z e la densità di massa funzione della sola z,
possiamo concludere che il baricentro cade sull’asse z, ovvero che x(B) = y(B) = 0. Abbiamo
poi Z Z 4π √
3
3
z(B) = 64 5π3
√ 3
z ds = 64 5π3
√ t3 5 dt = 3π
γ 0
√ √
12. Una parametrizzazione della curva è data da ϕ(t) = ( 2 cos t, 2 cos t, 2 sin t), t ∈ [0, π], con
kϕ0 (t)k = 2. Abbiamo che Z Z π
L(γ) = ds = 2 dt = 2π
γ 0

66
e il baricentro ha coordinate

1
Z
1
Z π √
x(B) = 2π x ds = 2π 2 2 cos t dt = 0,
γ 0

1
Z
1
Z π √
y(B) = 2π y ds = 2π 2 2 cos t dt = 0
γ 0
e Z Z π
1 1 4
z(B) = 2π z ds = 2π 4 sin t dt =
γ 0 π

67
ESERCIZI su INTEGRALI DOPPI e di SUPERFICIE

Calcolare i seguenti integrali doppi nel dominio indicato


ZZ
1. xy dx dy dove D = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 2, x ≤ y 2 , y ≥ 0};
D
ZZ p
2. |x − 1| dx dy dove D = {(x, y) ∈ R2 | 2y − y 2 ≤ x ≤ 2 − y, y ≥ 0};
D

ZZ
x
3. (x2 +y 2 )2
dx dy dove D = {(x, y) ∈ R2 | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 4x, 0 ≤ y ≤ 3x};
D
ZZ
4. x dx dy dove D = {(x, y) ∈ R2 | |2y − x| ≤ 2, |2y + x| ≤ 2};
D
ZZ
5. log x dx dy dove D è la regione del primo quadrante compresa tra la retta 2x + 2y = 5 e
D
l’iperbole xy = 1.

Determinare le coordinate del baricentro dei seguenti corpi piani di densità di massa indicata.

6. D = {(x, y) ∈ R2 | 4x2 + y 2 ≤ 4, 0 ≤ y ≤ 2x}, di densità di massa costante;



7. D = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 1, y ≥ 3x, } di densità di massa δ(x, y) = |y|
x2
8. D = {(x, y) ∈ R2 | 1 ≤ 4 + y 2 ≤ 4, x ≥ 0}, di densità di massa δ(x, y) = x;
9. D = {(x, y) ∈ R2 | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 2y, x ≥ 0}, di densità di massa costante;
10. D è un settore circolare di apertura 2α e raggio r, di densità di massa costante.

Calcolare i seguenti integrali di superficie


Z
11. x dσ essendo S la superficie Φ(u, v) = (2uv, u2 − v 2 , u2 + v 2 ), u2 + v 2 ≤ 1
ZS p
12. z dσ essendo S la superficie avente per sostegno il cono z = 1 − x2 + y 2 con z ≥ 0.
ZS
13. y dσ essendo T = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 ≤ 1, x2 + y 2 + z 2 ≤ 4, z ≥ 0}.
∂T

Calcolare l’area delle seguenti superfici

14. La superficie S avente per sostegno la porzione di parabolide z = x2 + y 2 con z ∈ [0, 4];
15. La superficie S avente per sostegno la calotta sferica x2 + y 2 + z 2 = 1 di altezza 12 .
16. La superficie S avente per sostegno la regione della sfera x2 + y 2 + z 2 = 1 con z ∈ [0, 12 ].
17. La superficie ottenuta dalla rotazione dell’arco di circonferenza (x − 2)2 + z 2 = 1 con z ≥ 0, x ≤ 2
attorno all’asse z di un angolo di π radianti.
18. L’elicoide Φ(t, s) = (as cos t, as sin t, bt) con (t, s) ∈ [0, 4π] × [0, 2].

68
Risoluzione
ZZ
1. Per calcolare l’integrale xydxdy, dove D = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 2, x ≤ y 2 , y ≥ 0},
D
osservato che ( (
x2 + y 2 = 2 x=1

x = y2 y = ±1 ,

Abbiamo che il dominio


√ D è normale rispetto a x√con D = D1 ∪ √
D2 dove D1 = {(x, y) | x ∈

[0, 1], x ≤ y ≤ 2 − x } e D2 = {(x, y) | x ∈ [− 2, 0], 0 ≤ y ≤ 2 − x2 } e dalle formule di
2

riduzione otteniamo:
ZZ ZZ ZZ
xy dxdy = xy dxdy + xy dxdy
D D1 D2
√ √
Z 1 Z 2−x2 Z 0 Z 2−x2
= ( √
xy dy) dx + √ ( xy dy) dx
0 x − 2 0
Z 1 h i√2−x2 Z 0 h i√2−x2
y2 y2
= x 2 √x √ x dx + dx 2 0
0 − 2
Z 1 Z 0
= 1
2 2x − x − x dx + 2 √ 2x − x3 dx
3 2 1
0 − 2
h i1 h 4 0
i
1 2 x4 x3 2
= 2 x − 4 − 3 + 2 x − x4 √ = 24
1 5
− 21 7
= − 24
0 − 2

ZZ p
2. Per calcolare |x−1| dx dy, dove D = {(x, y) ∈ R2 |
2y − y 2 ≤ x ≤ 2−y, y ≥ 0}, osserviamo
D √
che D = D1 ∪ D2 essendo D1 = {(x, y) | x ∈ [0, 1], 0 ≤ y ≤ 1 − 1 − x2 } e D2 = {(x, y) | x ∈
[1, 2], 0 ≤ y ≤ 2 − x}.

69
0

Usando l’additività dell’integrale e le formule di riduzione, otteniamo


ZZ ZZ ZZ
|x − 1| dx dy = 1 − x dxdy + x − 1 dxdy
D D1 D2

Z 1 Z 1− 1−x2 Z 2 Z 2−x
= ( 1 − x) dy) dx + ( x − 1 dy)dx
0 0 1 0
Z 1 p Z 2
= 1 − x2 ) dx +
(1 − x)(1 − (x − 1)(2 − x) dx
0 1
Z 1 p p Z 2
= 2
1 − x − 1 − x + x 1 − x dx +2 3x − x2 − 2 dx
0 1
3 1
  h 2 i2
2
p
x 1 1 2 2 x3
2
= x − 2 − 2 (x 1 − x + arcsin x) − 3 (1 − x ) + 3x2 − 3 − 2x
0 1
π
=1− 4


ZZ
x
3. Calcoliamo (x2 +y 2 )2
dx dy dove D = {(x, y) ∈ R2 | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 4x, 0 ≤ y ≤ 3x}. Il
D
dominio è rappresentato in figura

70
Per calcolare l’integrale possiamo utilizzare le coordinate polari, ponendo
(
x = ρ cos θ
y = ρ sin θ

Il dominio D risulta immagine mediante le coordinate polari del dominio T = {(ρ, θ) | θ ∈


[0, π3 ], ρ ∈ [1, 4 cos θ]}. Dalle formule di cambiamento di variabili e di riduzione (T è dominio
normale rispetto a θ) otteniamo
π
ZZ ZZ Z
3
Z 4 cos θ
x ρ cos θ 1
(x2 +y 2 )2
dx dy = ρ4
ρ dρdθ = cos θ( ρ2
dρ)dθ
D T 0 1
Z π h i4 cos θ Z π
3 3
1 1
= cos θ − ρ dθ = cos θ(1 − 4 cos θ ) dθ
0 1 0
π
Z
3 π √
3
cos θ − 14 dθ = sin θ − 4θ 03 = π

= 2 − 12
0

ZZ
4. Calcoliamo x dxdy dove D = {(x, y) ∈ R2 | |2y − x| ≤ 2, |2y + x| ≤ 2}
D

Il dominio risulta normale sia rispetto a x che a y, usiamo però la formula di cambiamento di
variabili ponendo ( (
u = 2y − x = x = 21 (v − u)

v = 2y + x y = 41 (u + v)
Abbiamo allora che il determinante della matrice jacobiana di g(u, v) = ( 12 (v − u), 41 (u + v)) è
− 41 e che D = g(T ) dove T = {(u, v) ∈ R2 | |u| ≤ 2, |v| ≤ 2}, quindi
ZZ ZZ Z 2 Z 2
1
x dxdy = 2 (v − u) 14 dudv = 1
8 ( v − u dv)du
D T −2 −2
Z 2 h i2 Z 2
1 v2 1
= 8 2 − uv du = 2 −4u du = 0
−2 −2 −2

71
essendo l’integranda dispari e l’intervallo di integrazione simmetrico rispetto all’origine. Al
risultato potevamo arrivare subito osservando che il dominio risulta simmetrico rispetto all’asse
y e l’integranda antisimmetrica rispetto a tale asse.
ZZ
5. Per calcolare log x dx dy dove D è la regione del compresa tra la retta 2x+2y = 5 e l’iperbole
D
xy = 1 osserviamo che il dominio è normale rispetto a x con D = {(x, y) ∈ R2 | x ∈ [ 21 , 2], 1
x ≤
y ≤ 25 − x}

quindi
5
ZZ Z 2Z 2
−x Z 2
log x dxdy = log x dy)dx = ( 52 − x) log x − 1
x log x dx
1 1
D 2
1/x 2
h i2 Z 2 h i2
x2 log2 x
= ( 52 x − 2 ) log x 1
− 5
2 − x
2 dx − 2 1
1
2 2 2
h i2
x2 x2 log2 x
= ( 52 x − 2 ) log x − 52 x − 4 − 2 1
= 15
8 log 2 − 75
16
2

6. Determiniamo il baricentro di D = {(x, y) Z∈ZR2 | 4x2 + y 2 ≤ 4, 0 ≤ y ≤ 2x}, di densità di massa


costante. Per calcolare l’integrale µ(E) = dxdy passiamo alle coordinate ellittiche ponendo
E
(
x = ρ cos θ
y = 2ρ sin θ

Il dominio E risulta immagine √ √


mediante le coordinate ellittiche del rettangolo T = {(ρ, θ) | ρ ∈
2
[0, 1], θ ∈ [0, 4 ]} essendo ( 2 , 2), punto di intersezione dell’ellisse x2 + y4 = 1 con la retta
π 2

y = 2x, corrispondente alle coordinate ellittiche ρ = 1 e θ = π4 .

72
Poichè il determinante della matrice jacobiana della trasformazione è pari a 2ρ otteniamo
π
ZZ ZZ Z
4
Z 1
π
µ(E) = dxdy = 2ρ dρdθ = 2ρ dρdθ = 4
E T 0 0

e quindi denotate con (xB , yB ) le coordinate del baricentro, risulta


π
ZZ ZZ Z
4
Z 1 √
2
xB = 4
π x dxdy = 4
π 2ρ cos θ dρdθ = 8
π cos θ dθ ρ2 dρ = 4 2
3π ≈ 0, 6
E T 0 0

mentre
π √
ZZ ZZ Z
4
Z 1
2 8(2− 2)
xB = 4
π x dxdy = 4
π 4ρ sin θ dρdθ = 1
6π sin θ dθ ρ2 dρ = 3π ≈ 0, 5
E T 0 0


7. Per determinare le coordinate del baricentro D = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 1, y ≥ 3x} di densità
di massa δ(x, y) = |y|, utilizzando le coordinate polari poniamo
(
x = ρ cos θ
y = ρ sin θ

Il dominio D risulta immagine mediante le coordinate polari del dominio T = {(ρ, θ) | θ ∈


[ π3 , 4π
3 ], ρ ∈ [0, 1]}.

73
Dalle formule di cambiamento di variabili e di riduzione otteniamo

ZZ ZZ Z
3
Z 1
2
m(D) = |y|dxdy = ρ | sin θ|dρdθ = | sin θ|dθ ρ2 dρ = 2
3
π
D T 3 0

Denotate con (xB , yB ) le coordinate del baricentro otteniamo



ZZ ZZ Z
3
Z 1
3
xB = 3
2 |y|xdxdy = 3
2 ρ cos θ| sin θ|dρdθ = 3
2 cos θ| sin θ|dθ ρ3 dρ = − 32
9
π
D T 3 0

mentre

ZZ ZZ Z
3
Z 1
3
yB = 3
2 y|y|dxdy = 3
2 ρ sin θ| sin θ|dρdθ = 3
2 sin θ| sin θ|dθ ρ3 dρ
π
D T 3 0

3
= 38 ( π6 + 4 ).

x2
8. Per determinare il baricentro di D = {(x, y) ∈ R2 | 1 ≤ + y 2 ≤ 4,Z Zx ≥ 0}, di densità di massa
4
δ(x, y) = x, dobbiamo innanzitutto calcolare l’integrale m(E) = x dxdy. Passiamo allora
E
alle coordinate ellittiche ponendo (
x = 2ρ cos θ
y = ρ sin θ
Il dominio E risulta immagine mediante le coordinate ellittiche del rettangolo T = {(ρ, θ) | ρ ∈
[1, 2], θ ∈ [− π2 , π2 ]}

74
Poichè il determinante della matrice jacobiana della trasformazione è 2ρ otteniamo
π
ZZ ZZ Z
2
Z 2
2
m(E) = x dxdy = 4ρ cos θdρdθ = 4 cos θ dθ ρ2 dρ = 56
3
E T − π2 1

Abbiamo che l’ordinata del baricentro sarà nulla, essendo il dominio simmetrico rispetto all’asse
delle ascisse e la densità di massa dipende solo da x, mentre l’ascissa sarà data da
π
ZZ ZZ Z
2
Z 2
2 3 2 2
xB = 3
56 x dxdy = 3
56 8ρ cos θ dρdθ = 3
7 cos θdθ ρ3 dρ
π
D T −2 1
π h 4 i2
3 ρ 3π 15 45π
= 14 [θ + sin θ cos θ] 2 π 4 = 14 · 4 = 56 ≈ 2, 52
−2 1

9. Determiniamo il baricentro di D = {(x, y) ∈ R2 | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 2y, x ≥ 0}, di densità di massa


costante.

75
Possiamo
p vedere D come unione dei dominipnormali D+ = p {(x, y) | y ∈ [1, 2], 0 ≤ x ≤
2 1 2
1 − (y − 1) } e D− = {(x, y) | y ∈ [ 2 , 1], 1 − y ≤ x ≤ 1 − (y − 1)2 }. Abbiamo che
π
µ(D+ ) = 4 e
ZZ Z 2 Z √1−(y−1)2 Z 2
x(B+ ) = 4
π x dxdy = 4
π ( x dx) dy = 2
π 1 − (y − 1)2 dy
D+ 1 0 1
Z 2 h i2
y3
= 2
π 2y − y 2 dy = 2
π y2 − 3 = 4

1 1

e
ZZ Z 2 Z √1−(y−1)2 Z 2 p
4 4 4
y(B+ ) = π y dxdy = π ( y dx) dy = π y 1 − (y − 1)2 dy
D+ 1 0 1

Osservato che
Z p Z p Z p
y 1 − (y − 1)2 dy = (y − 1) 1 − (y − 1)2 dy + 1 − (y − 1)2 dy
Z p Z p
= − 12 (2 − 2y) 2y − y 2 dy + 1 − (y − 1)2 dy
3 p
= − 31 (2y − y 2 ) 2 + 12 ((y − 1) 1 − (y − 1)2 + arcsin(y − 1)) + c

si ha
h 3 p i2
y(B+ ) = 4
π − 31 (2y − y 2 ) 2 + 12 ((y − 1) 1 − (y − 1)2 + arcsin(y − 1)) = π4 ( π4 + 13 ) = 3π+4

1

Abbiamo poi che


ZZ Z 1 Z √1−(y−1)2 Z 1p p
µ(D− ) = dxdy = ( √ dx) dy = 1 − (y − 1)2 − 1 − y 2 dy
1 1
D− 2
1−y 2 2
h p p i1 √
1 3 3−π
= 2 (y − 1) 1 − (y − 1)2 + arcsin(y − 1) − y 1 − y 2 − arcsin y 1 = 12
2

e
ZZ Z 1 Z √1−(y−1)2
x(B− ) = √12 x dxdy = √12 ( √ xdx) dy
3 3−π 3 3−π 1
D− 2
1−y 2
Z 1
= √6
3 3−π
1 − (y − 1)2 − 1 + y 2 dy
1
2
Z 1  2 1
= √6 2y − 1 dy = √6 y −y 1 = √6 (− 14 + 12 ) = √3
3 3−π 1 3 3−π 2 3 3−π 2(3 3−π)
2

76
e
ZZ Z 1 Z √1−(y−1)2
y(B− ) = √12 y dxdy = √12 ( √ y dx) dy
3 3−π 3 3−π 1
D− 2
1−y 2
Z 1 p p
= √12 y 1 − (y − 1)2 − y 1 − y 2 dy
3 3−π 1
2
3 1
h 3 p i
= √12
3 3−π
− 13 (2y − y 2 ) 2 + 21 ((y − 1) 1 − (y − 1)2 + arcsin(y − 1)) + 13 (1 − y 2 ) 2 1
2

3 3+2π−8
= √
2(3 3−π)

Quindi
µ(D+ )x(B+ ) + µ(D− )x(B− )
x(D) = = ...
µ(D+ ) + µ(D− )
e
µ(D+ )y(B+ ) + µ(D− )y(B− )
y(D) = = ...
µ(D+ ) + µ(D− )

10. Pensiamo al settore D sistemato come in figura

Usando le coordinate polari il dominio D risulta immagine del rettangolo T = {(ρ, θ) | ρ ∈


[0, r], θ ∈ [−α, α]}, dato che l’area del settore è αr2 e che il dominio è simmetrico rispetto
all’asse x abbiamo che l’ordinata del baricentro è nulla mentre l’ascissa è
ZZ ZZ Z Z r
2
1
xB = αr2 1
x dxdy = αr2 1
ρ cos θ, dρdθ = r2 α α( ρ2 dρ) cos θdθ
D T −α 0
h 3 ir
= αr1 2 ρ3 [sin θ]α−α = 23 r sinα α
0

77
Z
11. Per calcolare x dσ essendo S la superficie Φ(u, v) = (2uv, u2 − v 2 , u2 + v 2 ), u2 + v 2 ≤ 1,
S
osserviamo che
Φu (u, v) = (2v, 2u, 2u) e Φv (u, v) = (2u, −2v, 2v)
quindi
E = kΦu (u, v)k2 = 4(v 2 + 2u2 ), F = Φu (u, v) · Φv (u, v) = 4uv, G = kΦv (u, v)k2 = 4(u2 + 2v 2 )
e dunque
p p
kΦu (u, v) ∧ Φv (u, v)k = EG − F 2 = 16(v 2 + 2u2 ) · (u2 + 2v 2 ) − 16u2 v 2
√ p √
= 4 2 u4 + v 4 + 4u2 v 2 = 4 2(u2 + v 2 )
Posto D = {(u, v) ∈ R2 | u2 + v 2 ≤ 1} e usando le coordinate polari, otteniamo allora
Z ZZ √ 2 2
√ ZZ
x dσ = 2uv4 2(u + v ) dudv = 8 2 uv(u2 + v 2 ) dudv
S D D
√ ZZ 3 2
√ Z 1 5 Z 2π
=8 2 ρ cos θ sin θρ dρdθ = 8 2 ρ dρ · cos θ sin θ dθ
[0,1]×[0,2π] 0 0
√ h 6 i1 h sin2 θ i2π
= 8 2 ρ6 2 =0
0 0
Z p
12. z dσ essendo S la superficie avente per sostegno il cono z = 1 − x2 + y 2 con z ≥ 0.
S
Parametrizziamo la superficie usando le coordinate cilindriche

x = ρ cos θ

φ: y = ρ sin θ , (ρ, θ) ∈ D = [0, 1] × [0, 2π].

z = 1 − ρ2

Abbiamo allora
φρ (ρ, θ) = (cos θ, sin θ, −2ρ) e φθ (ρ, θ) = (−ρ sin θ, ρ cos θ, 0)
da cui
E = kφρ k2 = 1 + 4ρ2 , F = φθ · φt = 0, G = kφθ k2 = ρ2
e quindi p p
kφθ ∧ φt k = EG − F 2 = ρ 1 + 4ρ2
Dunque
Z ZZ p
z dσ = (1 − ρ2 )ρ 1 + 4ρ2 dρdθ
S D
Z
13. Per calcolare y dσ dove T = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 +y 2 ≤ 1, x2 +y 2 +z 2 ≤ 4, z ≥ 0}, osserviamo
∂T
innanzitutto che 
2 2
x + y = 1
(
x2 + y 2 = 1

x2 + y 2 + z 2 = 4 ⇔ √
 z 3
z≥0

78
La superficie è unione di tre superfici S1 , S2 e S3 , essendo S1 la superficie avente per sostegno
la calotta sferica {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 + √
z 2 = 4, z ≥ 0}, S2 la superficie avente per sostegno il
3 2 2
cilindro {(x, y, z) ∈ R | x +y = 1, z ∈ [0, 3]} e S3 il disco {(x, y, z) ∈ R3 | z = 0, x2 +y 2 ≤ 1}.
Per parametrizzare S1 possiamo usare le coordinate sferiche

x = 2 sin ϕ cos θ

Φ1 : y = 2 sin ϕ sin θ , (ϕ, θ) ∈ D1 = [0, π6 ] × [0, 2π],

z = 2 cos ϕ

per S2 usiamo le coordinate cilindriche



x = cos θ


Φ2 : y = sin θ , (θ, z) ∈ D2 = [0, 2π] × [0, 3],

z=z

per S3 le coordinate polari



x = ρ cos θ

Φ3 : y = ρ sin θ , (ρ, θ) ∈ D3 = [0, 1] × [0, 2π].

z=0

Dalla proprietà di additività otteniamo allora


ZZ ZZ ZZ ZZ
y dσ = y dσ + y dσ + y dσ
S
Z Z S1 S2 S3
ZZ ZZ
= 2 sin ϕ cos θ · 4 sin ϕ dϕdθ + sin θ · 1 dθdz + ρ sin θ · ρ dρdθ
D1 D2 S3
π

Z
6
Z 2π Z 2π Z 3 Z 1 Z 2π
2
=8 sin ϕdϕ cos θ dθ + sin θdθ · dz + ρ2 dρ sin θ dθ = 0
0 0 0 0 0 0

Al risultato potevamo giungere osservando che la superficie è simmetrica rispetto al piano x, z e


l’integranda antisimmetrica rispetto allo stesso piano.

14. Per calcolare l’area della superficie S avente per sostegno la porzione di parabolide z = x2 + y 2
con z ∈ [0, 4], parametrizziamo la superficie usando le coordinate cilindriche

x = ρ cos θ

Φ: y = ρ sin θ , (ρ, θ) ∈ D = [0, 2] × [0, 2π].

z = ρ2

Abbiamo allora

Φρ (ρ, θ) = (cos θ, sin θ, 2ρ) e Φθ (ρ, θ) = (−ρ sin θ, ρ cos θ, 0)

da cui
E = kΦρ k2 = 1 + 4ρ2 , F = Φθ · Φt = 0, G = kΦθ k2 = ρ2

79
e quindi p p
kΦθ ∧ Φt k = EG − F 2 = ρ 1 + 4ρ2
Dunque
ZZ ZZ p Z 2π Z 2 p
A(S) = dσ = ρ 1 + 4ρ2 dϕdθ = dθ ρ 1 + 4ρ2 dρ
S D 0 0
Z 2 p h 3
i2  √ 
= π
4 8ρ 1 + 4ρ2 dρ = π
4
2
3 (1 + 4ρ2 ) 2 = π
6 17 17 − 1
0 0

15. Per calcolare l’area della superficie S avente per sostegno la calotta sferica x2 + y 2 + z 2 = 1 di
altezza 21 , parametrizziamo la superficie usando le coordinate sferiche

x = sin ϕ cos θ

Φ: y = sin ϕ sin θ , (ϕ, θ) ∈ D = [0, π3 ] × [0, 2π].

z = cos ϕ

Risulta allora kΦϕ (ϕ, θ) ∧ Φθ (ϕ, θ)k = sin ϕ e dunque


π
ZZ ZZ Z 2π Z
3 π
1
A(S) = dσ = sin ϕ dϕdθ = dθ sin ϕ dϕ = 2π [− cos ϕ]03 = 2π · 2 =π
S D 0 0

16. Per calcolare l’area della superficie S avente per sostegno la regione della sfera x2 + y 2 + z 2 = 1
con z ∈ [0, 12 ], parametrizziamo nuovamente la superficie usando le coordinate sferiche

x = sin ϕ cos θ

Φ: y = sin ϕ sin θ , (ϕ, θ) ∈ D = [ π3 , π2 ] × [0, 2π].

z = cos ϕ

ottenendo
π
ZZ ZZ Z 2π Z
3 π
1
A(S) = dσ = sin ϕ dϕdθ = dθ sin ϕ dϕ = 2π [− cos ϕ] π2 = 2π · 2 =π
S D 0 0 3

17. La superficie ottenuta dalla rotazione dell’arco di circonferenza (x − 2)2 + z 2 = 1 con z ≥ 0,


x ≤ 2 attorno all’asse z di un angolo di π radianti può essere parametrizzata usando le coordinate
cilindriche una volta determinata una parametrizzazione della curva. La curva (x − 2)2 + z 2 = 1
con z ≥ 0 ammette come parametrizzazione ϕ(t) = (2 + cos t, sin t), t ∈ [0, π]. Otteniamo quindi
una parametrizzazione della superficie ponendo

x = (2 + cos t) cos θ

Φ: y = (2 + cos t) sin θ , (t, θ) ∈ D = [0, π] × [0, π].

z = sin t

Risulta allora kΦt (t, θ) ∧ Φθ (t, θ)k = (2 + cos t)kϕ0 (t)k = 2 + cos t e quindi
ZZ ZZ Z π Z π
A(S) = dσ = 2 + cos t dtdθ = dθ 2 + cos t dt = π [2t + sin t]π0 = 2π 2
S D 0 0

80
18. Calcoliamo l’area dell’elicoide Φ(t, s) = (as cos t, as sin t, bt) con (t, s) ∈ [0, 4π] × [0, 2] Abbiamo

φt (t, s) = (−as sin t, as cos t, b) e φs (t, s) = (a cos t, a sin t, 0)

da cui
E = kφt k2 = a2 s2 + b2 , F = φt · φs = 0, G = kφs k2 = a2
e quindi, supponendo b > 0,
p p q
kφθ ∧ φt k = EG − F 2 = a2 (a2 s2 + b2 ) = ab 1 + ( ab s)2

Otteniamo allora
ZZ ZZ q Z 4π Z 2 q
a 2
A(S) = dσ = ab 1 + ( b s) dtds = dt ab 1 + ( ab s)2 ds
S D 0 0
Z 2 q h q q i2
= 4πb2 a
b 1 + ( a 2
b s) dρ = 4πb2 a
b s 1 + ( a 2
b s) + log( a
b s + 1 + ( a 2
b s) )
0
p0 p
= 8πa2 b2 + 4a2 + 4πab2 (log(2a + b2 + 4a2 ) − log b)

81
ESERCIZI su INTEGRALI TRIPLI

Calcolare i seguenti integrali tripli nel dominio indicato


ZZZ p
1. x2 + y 2 dxdydz essendo E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 ≤ 1, 0 ≤ z ≤ 4 − x2 − y 2 };
E
ZZZ
2. x + 2y dxdydz dove E è il tetraedro determinato dai tre piani cartesiani positivi e dal piano
E
x + y + z = 1;
ZZZ
3. xy dxdydz dove E = {(x, y, z) ∈ R3 | 0 ≤ 2x ≤ y, 2z ≥ 1, x2 + y 2 + (z − 21 )2 ≤ 1};
E
ZZZ
4. x2 z dxdydz dove E = {(x, y, z) ∈ R3 | 0 ≤ z ≤ x2 + y 2 ≤ 4};
E
ZZZ
1
5. √ dxdydz dove E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 + z 2 ≤ 4, z ≥ 1}.
E x2 +y 2

Calcolare il volume dei seguenti solidi

6. E = {(x, y, z) ∈ R3 | 3(x2 + y 2 ) ≤ z ≤ 1 + x2 + y 2 };
p
7. E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 ≤ z ≤ 2 − x2 + y 2 }.;
8. E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 + z 2 ≤ 1, x2 + y 2 ≤ 23 z}.;
9. E ottenuto dalla rotazione di D = {(x, z) ∈ R2 | |z| ≤ x, x2 + z 2 ≤ x} attorno all’asse z di un
angolo giro.

Determinare le coordinate del baricentro dei seguenti solidi di densità di massa indicata.
p
10. E = {(x, y, z) ∈ R3 | 0 ≤ z ≤ 1 − x2 + y 2 } di densità di massa δ(x, y, z) = z;
p
11. E ottenuto dall’intersezione del cono z ≤ 1 − x2 + y 2 con il paraboloide z ≥ x2 + y 2 − 5, di
densità di massa costante;
12. E delimitato dai paraboloidi z = x2 + y 2 e z = 4 − x2 − y 2 , di densità di massa costante;
p
13. E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 ≤ z ≤ 6 − x2 + y 2 } di densità di massa costante;
14. E = {(x, y, z) ∈ R3 | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ z ≤ 2} di densità di massa δ(x, y, z) = z;
p
15. E = {(x, y, z) ∈ R3 | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 4 − z, z ≥ 0} di densità di massa δ(x, y, z) = z.

82
Risoluzione
p
2 2 3 2 2
RRR
1. Calcoliamo E x +y dxdydz essendo E = {(x, y, z) ∈ R | x +y ≤ 1, 0 ≤ z ≤ 4 − x2 − y 2 }.
Osserviamo che il dominio E risulta dominio normale rispetto al piano x, y con
p
E = {(x, y, z) | (x, y) ∈ D, 0 ≤ z ≤ 4 − x2 − y 2 } dove D = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 1}.

Dalle formule di riduzione, integrando per fili, risulta


ZZZ Z Z Z √4−x2 −y2 ZZ p
2 2 2 2
x + y dxdydz = ( x + y dz)dxdy = (x2 + y 2 ) 4 − x2 − y 2 dxdy
E D 0 D
e passando alle coordinate polari e integrando per parti otteniamo
5 1 √
Z 2π Z 1 p  
3
3 4 2 2 1 2 2
= ( 2
ρ 4 − ρ dρ)dθ = 2π 3 (4 − ρ ) − 5 (4 − ρ ) = 2π( 64
15 −
11
5 3)
0 0 0
In alternativa, osservato che l’intersezione tra il cilindro x2 + y 2 = 1 e la sfera x2 + y 2 + z 2 = 4
è data da ( ( (
x2 + y 2 = 1 x2 + y 2 = 1 x2 + y 2 = 1
⇔ ⇔ √
x2 + y 2 + z 2 = 4 z2 = 3 z=± 3
potremo scrivere E = E1 ∪ E2 dove
√ √
E1 = {(x, y, z) | z ∈ [0, 3], (x, y) ∈ D} e E2 = {(x, y, z) | z ∈ [ 3, 2], (x, y) ∈ Dz }

essendo D = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 1} e Dz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 4 − z 2 } se z ∈ [ 3, 2]. Dalle formule
di riduzione, integrando per strati, si ottiene allora
ZZZ Z √3 Z Z Z 2 ZZ
2 2 2 2
x + y dxdydz = ( x + y dxdy)dz + √ ( x2 + y 2 dxdy)dz
E 0 D 3 Dz
Utilizzando le coordinate polari per calcolare gli integrale doppi si ha
Z √3 Z 2π Z 1 √
ZZZ Z 2 Z 2π Z 4−z 2
2 2 3
x + y dxdydz = ( ( ρ dρ)dθ)dz + √ ( ( ρ3 dρ)dθ)dz
E 0 0 0 3 0 0

Z 3 Z 2 √ h
z5
i2
= π
+ √ π2 (4 − z 2 )2 dz =
2 dz
π
2 3+ π
2 16z − 83 z 3 + 5 √3
0 3
64

= 2π( 15 − 11
5 3)

83
RRR
2. Per calcolare E x + 2y dxdydz dove E è il tetraedro determinato dai tre piani cartesiani
positivi e dal piano x + y + z = 1, possiamo integrare per fili osservando che E = {(x, y, z) ∈
R3 | (x, y) ∈ D, 0 ≤ z ≤ 1 − x − y} essendo D = {(x, y) ∈ R2 | x ∈ [0, 1], 0 ≤ y ≤ 1 − x}.

Otteniamo
ZZZ ZZ Z 1−x−y ZZ
x + 2y dxdydz = ( x + 2y dz) dxdy = (x + 2y)(1 − x − y) dxdy
E D 0 D
Z 1 Z 1−x
= ( x − x2 − 3xy + 2y − 2y 2 dy)dx
0 0
Z 1
1−x
(x − x2 )y + y 2 − 32 xy 2 − 23 y 3 0 dx

=
0
Z 1
= (x − x2 )(1 − x) + (1 − x)2 − 32 x(1 − x)2 − 23 (1 − x)3 dx = ...
0

3 3x ≤ y, 2z ≥ 1, x2 +y 2 +(z − 12 )2 ≤
RRR
3. Per calcolare E xy dxdydz dove E = {(x, y, z) ∈ R | 0 ≤
1} possiamo integrare per strati osservato che E = {(x, y, z) ∈ R3 | z ∈ [ 21 , 32 ], (x, y) ∈ Cz }

essendo Cz = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 1 − (z − 1)2 , 0 ≤ 3x ≤ y}

z
3
2

1
2

0 y
x

84
Utilizzando le q coordinate polari per calcolare l’integrale doppio, posto T = {(ρ, θ) | θ ∈
[ π3 , π2 ], 0 ≤ ρ ≤ 1 − (z − 12 )2 }, otteniamo allora

ZZZ Z 3 ZZ Z 3 ZZ
2 2
xy dxdydz = ( xy dxdy) dz = ( ρ3 cos θ sin θ dθdρ) dz
1 1
E 2
Cz 2
T
Z 3
2
= 1
32 (1 − (z − 12 )2 )2 dz = ...
1
2

x2 z dxdydz dove E = {(x, y, z) ∈ R3 | 0 ≤ z ≤ x2 + y 2 ≤ 4}.


RRR
4. Calcoliamo E

0 2 y
2
x

Per calcolare l’integrale possiamo utilizzare le coordinate cilindriche ottenendo


ZZZ ZZZ
2
x z dxdydz = ρ3 cos2 θz dρdθdz
T

essendo T = {(ρ, θ, z) | 0 ≤ z ≤ ρ2 , θ ∈ [0, 2π], ρ ∈ [0, 2]}.


Dato che T è dominio normale rispetto a ρ, θ, posto D = [0, 2] × [0, 2π], integrando per fili
otteniamo
ZZZ ZZZ Z Z Z ρ2
x2 z dxdydz = ρ3 cos2 θz dρdθdz = ( ρ3 cos2 θz dz) dρdθ
ZZ T h 2 iρ2
D 0
ZZ
3 2
= ρ cos θ 2 z
dρdθ = 2 1
ρ7 cos2 θ dρdθ
D 0 D
Z 2π Z 2 h 8 i2
= 12 cos2 θ dθ ρ7 dρ = 14 [θ + cos θ sin θ]2π
0
ρ
8 = 16π
0 0 0

1
√ dxdydz dove E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 + z 2 ≤ 4, z ≥ 1} usando le
RRR
5. Calcoliamo E x2 +y 2
coordinate sferiche.

85
z

0 2 y
2
x

Otteniamo allora che ZZZ ZZZ


√ 1
dxdydz = ρ dϕdθdρ
E x2 +y 2 T

essendo T = {(ϕ, θ, ρ) | ϕ ∈ [0, π3 ], θ ∈ [0, 2π], 1


cos ϕ ≤ ρ ≤ 2}. Integrando per fili, posto
D = [0, π3 ] × [0, 2π], otteniamo
ZZZ ZZZ ZZ Z 2 ZZ
√ 1 1 1
dxdydz = ρ dρdθdz = ( ρ dρ)dϕdθ = 2 4− cos2 ϕ
dϕdθ
E x2 +y 2 T D 1
D
cos ϕ
π
Z
3
1
π √
=π 4− cos2 ϕ
dϕ = π [4ϕ − tan ϕ]03 = π( 43 π − 3)
0

6. Osserviamo che l’intersezione tra i paraboloidi z = 3(x2 + y 2 ) e z = 1 + x2 + y 2 è data da


( (
z = 3(x2 + y 2 ) x2 + y 2 = 21

z = 1 + x2 + y 2 z = 32

Il dominio E risulta dunque dominio normale rispetto al piano x, y con

E = {(x, y, z) | (x, y) ∈ C, 3(x2 + y 2 ) ≤ z ≤ 1 + x2 + y 2 } dove C = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 21 }

Dalle formule di riduzione otteniamo allora


ZZZ Z Z Z 1+x2 +y2 ZZ
µ(E) = dxdydz = ( dz) dxdy = 1 + x2 + y 2 − 3(x2 + y 2 ) dxdy
E C 3(x2 +y 2 ) C

e passando alle coordinate polari si ha


Z 2π Z √1 Z √1 h i √1
2 2 2 2 3 ρ2 ρ4 2 π
µ(E) = ( (1 + ρ − 3ρ )ρ dρ) dθ = 2π ρ − 2ρ dρ = 2π 2 − 2 0 = 4
0 0 0

In alternativa, osservato che E = E1 ∪ E2 dove

E1 = {(x, y, z) | z ∈ [0, 1], (x, y) ∈ Dz } con Dz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ z3 }

86
e
E2 = {(x, y, z) | z ∈ [1, 32 ], (x, y) ∈ Cz } con Cz = {(x, y) | z − 1 ≤ x2 + y 2 ≤ z3 },
dalle formule di riduzione, integrando per strati, otteniamo
ZZZ ZZZ
µ(E) = µ(E1 ) + µ(E2 ) = dxdydz + dxdydz
E1 E2
3 3
Z 1 ZZ Z
2
ZZ Z 1 Z
2 z
z
= ( dxdy)dz + ( dxdy)dz = π 3 dz + π (3 − z + 1) dz
0 Dz 1 Cz 0 1
h 2 i1 h i3
z z2 2
=π 6 +π z− 3 1 = π4 .
0

p
7. Determiniamo il volume del solido E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 ≤ z ≤ 2 − x2 + y 2 }, ottenuto
dall’intersezione del solidopavente come frontiera il paraboloide x2 + y 2 = z con il solido di
frontiera il cono z = 2 − x2 + y 2 . Abbiamo che l’intersezione del paraboloide con il cono è
data da ( (
z = x2 + y 2 x2 + y 2 = 1
p ⇔
z = 2 − x2 + y 2 z=1
Il dominio E risulta dunque dominio normale rispetto al piano (x, y) con
p
E = {(x, y, z) | (x, y) ∈ D, x2 + y 2 ≤ z ≤ 2 − x2 + y 2 } dove D = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 1}

Dalle formule di riduzione, integrando per fili, risulta allora


ZZZ Z Z Z 2−√x2 +y2 ZZ p
µ(E) = dxdydz = ( dz) dxdy = 2 − x2 + y 2 − (x2 + y 2 ) dxdy
E D x2 +y 2 D

e passando alle coordinate polari otteniamo


Z 2π Z 1
µ(E) = ( (2 − ρ − ρ2 )ρ dρ) dθ = ... = 56 π
0 0

In alternativa, osservato che E = E1 ∪ E2 dove

E1 = {(x, y, z) | z ∈ [0, 1], (x, y) ∈ Dz } con Dz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ z}

e
E2 = {(x, y, z) | z ∈ [1, 2], (x, y) ∈ Bz } con Bz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ (2 − z)2 },
dalle formule di riduzione, integrando per strati, otteniamo
ZZZ ZZZ
µ(E) = µ(E1 ) + µ(E2 ) = dxdydz + dxdydz
E1 E2
Z 1 ZZ Z2 ZZ
= ( dxdy)dz + ( dxdy)dz
0 Dz 1 Bz
Z 1 Z 2 Z 1 Z 2
= µ(Dz ) dz + µ(Bz ) dz = π z dz + π (2 − z)2 dz = ... = 56 π.
0 1 0 1

87
8. Per calcolare il volume di E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 + z 2 ≤ 1, x2 + y 2 ≤ 32 z}, integriamo per
strati osservando che l’intersezione tra la sfera x2 + y 2 + z 2 = 1 e il paraboloide x2 + y 2 = 32 z è
data da ( (
x2 + y 2 + z 2 = 1 x2 + y 2 = 34

x2 + y 2 = 32 z z = 21
Osserviamo poi che E = E1 ∪ E2 dove

E1 = {(x, y, z) | z ∈ [0, 12 ], (x, y) ∈ Dz } con Dz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 32 z}

e
E2 = {(x, y, z) | z ∈ [ 12 , 1], (x, y) ∈ Bz } con Bz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 1 − z 2 },
dalle formule di riduzione, otteniamo
ZZZ ZZZ
µ(E) = µ(E1 ) + µ(E2 ) = dxdydz + dxdydz
E1 E2
1
Z
2
ZZ Z 1 ZZ
= ( dxdy)dz + ( dxdy)dz
1
0 Dz 2
Bz
1 1
Z
2
Z 1 Z
2
Z 1
= µ(Dz ) dz + µ(Bz ) dz = π 3
2 z dz +π 1 − z 2 dz = ... = 19
48 π.
1 1
0 2
0 2

9. Calcoliamo il volume di E ottenuto dalla rotazione di D = {(x, z) ∈ R2 | |z| ≤ x, x2 + z 2 ≤ x}


attorno all’asse z di un angolo giro, usando il Teorema di Guldino. Abbiamo
ZZ
µ(E) = µ(D)L(γB ) = µ(D)2π · xB = 2π x dxdy
D

Utilizziamo le coordinate polari per calcolare l’integrale doppio, posto T = {(ρ, θ) | θ ∈


[− π4 , π4 ], 0 ≤ ρ ≤ cos θ}, otteniamo
π π
ZZ Z
4
Z cos θ Z
4
2 2 π2
µ(E) = 2π ρ cos θ dρdθ = 2π ( ρ cos θ dρ)dθ = 2
3π cos4 θ dθ = ... = π
3 + 8
T − π4 0 − π4

dove per calcolare l’ultimo integrale possiamo osservare che cos4 θ = cos2 θ − cos2 θ sin2 θ =
cos2 θ − 14 sin2 (2θ).
p
10. Per determinare il baricentro del cono E = {(x, y, z) ∈ R3 | 0 ≤ z ≤ 1 − xRRR 2 + y 2 } di densità

di massa δ(x, y, z) = z dobbiamo innanzitutto calcolare la massa m(E) = E z dxdydz. A


tale scopo possiamo utilizzare le coordinate cilindriche. Posto T = {(ρ, θ, z) | θ ∈ [0, 2π], ρ ∈
[0, 1] 0 ≤ z ≤ 1 − ρ} otteniamo
ZZZ ZZZ Z Z 1−ρ
m(E) = z dxdydz = ρz dρdθdz = ( ρz dz) dρdθ
E T [0,1]×[0,2π] 0
Z Z 1 h i1
ρ4 2ρ3 ρ2
= 1
2 ρ3 − 2ρ2 + ρ dρdθ = π ρ3 − 2ρ2 + ρ dρ = π 4 − 3 + 2 0 = π
12
[0,1]×[0,2π] 0

88
Per simmetria abbiamo poi che ascissa e ordinata del baricentro sono nulle, xB = yB = 0 mentre
ZZZ ZZZ Z Z 1−ρ
2 2
12
zB = π z dxdydz = π12
ρz dρdθdz = π12
( ρz 2 dz) dρdθ
E T [0,1]×[0,2π] 0
ZZ h 5 i1
4 4 3 2 ρ 3ρ4 3 ρ2
=π −ρ + 3ρ − 3ρ + ρ dρdθ = 8 − 5 + 4 − ρ + 2 = 52
[0,1]×[0,2π] 0

quindi il baricentro ha coordinate (0, 0, 25 ).


In alternativa,
p potremo integrare per fili, osservato che E = {(x, y, z) ∈ R3 | (x, y) ∈ D, 0 ≤
z ≤ 1 − x2 + y 2 } dove D = {(x, y) ∈ R3 | x2 + y 2 ≤ 1}. Utilizzando le coordinate polari per
calcolare l’integrale doppio otteniamo
ZZZ Z Z Z 1−√1−x2 −y2 ZZ p
m(E) = z dxdydz = ( z dz)dxdy = 21
(1 − 1 − x2 − y 2 )2 dxdy
E D 0 D
ZZ Z 1
= 21 (1 − ρ)2 ρ dρdθ = π ρ − 2ρ2 + ρ3 dρ = ... = 12
π
[0,1]×[0,2π] 0

e

ZZZ ZZ Z 1− 1−x2 −y 2
2
zB = 12
π z dxdydz = 12
π ( z 2 dz)dxdy
ZZ E D 0 ZZ
p
= 4
π (1 − 1 − x2 − y 2 )3 dxdy = 4
π (1 − ρ)3 ρ dρdθ
D [0,1]×[0,2π]
ZZ
= 4
π (1 − 3ρ + 3ρ2 − ρ3 )ρ dρdθ = ... = 2
5
[0,1]×[0,2π]

11. Osserviamo innanzitutto che l’intersezione tra il cono e il paraboloide è data da


( ( (
z = x2 + y 2 − 5 x2 + y 2 = z + 5 x2 + y 2 = 4
p ⇔ ⇔
z = 1 − x2 + y 2 z + 5 = (1 − z)2 z = −1

Dunque E risulta dominio normale rispetto al piano x, y con


p
E = {(x, y, z) | (x, y) ∈ D, x2 + y 2 − 5 ≤ z ≤ 1 − x2 + y 2 } dove D = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 4}

Dalle formule di riduzione, integrando per fili, risulta allora


ZZZ Z Z Z 1−√x2 +y2 ZZ p
µ(E) = dxdydz = ( dz)dxdy = 6 − x2 + y 2 − (x2 + y 2 )dxdy
E D x2 +y 2 −5 D

e passando alle coordinate polari otteniamo


Z 2π Z 2 h i2
ρ3 ρ4
µ(E) = ( (6 − ρ − ρ2 )ρdρ)dθ = 2π 3ρ2 − 3 − 4 0 = 32
3 π
0 0

In alternativa, osservato che

E = {(x, y, z) | z ∈ [−5, 1], (x, y) ∈ Dz }

89
dove Dz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 5 + z} se z ∈ [−5, −1] e Dz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ (1 − z)2 } se
z ∈ [−1, 1], integrando per strati si ottiene
ZZZ Z 1 ZZ Z 1
µ(E) = dxdydz = ( dxdy)dz = m(Dz ) dz
E −5 Dz −5
Z −1 Z 1 h i1 h i−1
z3 z2
= π(5 + z)dz + π(1 − z)2 dz = π z − z 2 + 3 −1 + π 5z + 2 −5
−5 −1
32
= 3 π

Dette (xB , yB , zB ) le coordinate del baricentro, osserviamo che essendo il dominio simmetrico
rispetto all’asse z e la densità di massa RRR
costante, risulta xB = yB = 0. Per determinare zB
calcoliamo innanzitutto l’integrale I = E zdxdydz. A tale scopo, procedendo come sopra,
otteniamo
Z Z Z 1−√x2 +y2 ZZ p
I= ( z dz)dxdy = 21 (1 − x2 + y 2 )2 − (x2 + y 2 − 5)2 dxdy
D x2 +y 2 −5 D
Z 2π
Z 2 Z 2π Z 2
= ( ((1 − ρ)2 − (ρ2 − 5)2 )ρ dρ)dθ = ( −ρ5 + 11ρ3 − 2ρ2 − 24ρ dρ)dθ
0 0 0 0
h 6 i2
ρ 11ρ4 2ρ3 2
= 2π − 6 + 4 − 3 − 12ρ = −20π
0

o in alternativa
Z 1 ZZ Z −1 Z 1
I= ( zdxdy)dz = πz(5 + z)dz + πz(1 − z)2 dz = ... = −20π
−5 Dz −5 −1

Quindi ZZZ
1 −20π
z0 = µ(E) zdxdydz = 32 = − 15
8
E 3 π

12. Per determinare le coordinate del baricentro di E, delimitato dai paraboloidi z = x2 + y 2 e


z = 4 − x2 − y 2 , di densità di massa costante, osserviamo innanzitutto che l’intersezione tra i
due paraboloidi è data da
( (
z = x2 + y 2 z=2
2 2

z =4−x −y x2 + y 2 = 2

Dunque abbiamo E = E1 ∪ E2 essendo

E1 = {(x, y, z) | z ∈ [0, 2], (x, y) ∈ Cz , } dove Cz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ z}

e
E2 = {(x, y, z) | z ∈ [2, 4], (x, y) ∈ Dz , } dove Dz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 4 − z}
Dalle formule di riduzione, integrando per strati, risulta allora
ZZZ Z 2 ZZ Z 2 h 2 i2
µ(E1 ) = dxdydz = ( dxdy)dz = π zdz = π z2 = 2π
E1 0 Cz 0 0

90
e ZZZ Z 4 ZZ Z 4 h i4
z2
µ(E2 ) = dxdydz = ( dxdy)dz = π 4 − zdz = π 4z − 2 2 = 2π
E2 2 Dz 2

Quindi µ(E) = µ(E1 ) + µ(E2 ) = 4π. In alternativa, osservato che

E = {(x, y, z) | (x, y) ∈ C, x2 + y 2 ≤ z ≤ 4 − x2 − y 2 } dove C = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 2}

integrando per fili si ottiene


ZZZ ZZ Z 4−x2 −y 2 ZZ
µ(E) = dxdydz = ( dz)dxdy = 2 2 − x2 − y 2 dxdy
E C x2 +y 2 C

da cui, passando alle coordinate polari,



Z 2π Z 2 h i √2
2 2 ρ4
µ(E) = 2 (2 − ρ )ρ dρdθ = 4π ρ − 4 0 = 4π
0 0

Osservato che il solido è simmetrico rispetto all’asse z e la densità di massa costante, dette
(xB , yB , zB ) le coordinate del baricentro, risulta xB = yB = 0. Mentre
ZZZ
1
zB = 4π z dxdydz
E

Procedendo come sopra, integrando per strati, si ottiene


ZZZ ZZZ ZZZ
z dxdydz = z dxdydz + z dxdydz
E E1 E2
Z 2 ZZ Z 4 ZZ
= ( z dxdy)dz + ( z dxdy)dz
0 Cz 2 Dz
Z 2 Z 4
=π z 2 dz + π 4z − z 2 dz = 8π
3 + 16π
3 = 8π
0 2

da cui zB = 2.

NOTA: la risoluzione dell’esercizio poteva semplificarsi osservando che il dominio risulta sim-
metrico rispetto al piano z = 2 e dunque osservando che per simmetria si ha µ(E1 ) = µ(E2 ) e
zB = 2.
p
13. Il solido E = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 ≤ z ≤ 6 − x2 + y 2 } di densità di massa costante, risulta
simmetrico rispetto all’asse z. Poiché la densità di massa è costante si ha che, dette (xB , yB , zB )
le coordinate del baricentro, risulta xB = yB = 0 mentre
ZZZ ZZZ
1
zB = µ(E) z dxdydz dove µ(E) = dxdydz
E E
p
Per calcolare tali integrali, osserviamo innanzitutto che l’intersezione del cono z = 6 − x2 + y 2
con il paraboloide z = x2 + y 2 è data da
( p (
z = 6 − x2 + y 2 x2 + y 2 = 4

z = x2 + y 2 z=4

91
Dunque E risulta dominio normale rispetto al piano x, y con
p
E = {(x, y, z) | (x, y) ∈ D, x2 + y 2 ≤ z ≤ 6 − x2 + y 2 } dove D = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 4}

Dalle formule di riduzione, integrando per fili, risulta allora


ZZZ Z Z Z 6−√x2 +y2 ZZ p
µ(E) = dxdydz = ( dz)dxdy = 6 − x2 + y 2 − x2 − y 2 dxdy
E D x2 +y 2 D

e passando alle coordinate polari otteniamo


Z 2π Z 2 h i2
ρ3 ρ4
µ(E) = ( (6 − ρ − ρ2 )ρdρ)dθ = 2π 3ρ2 − 3 − 4 0 = 32
3 π
0 0

Quindi

ZZZ ZZ Z 6− x2 +y 2
3 3
zB = 32π z dxdydz = 32π ( z dz)dxdy
E D x2 +y 2
ZZ p
= 3
64π (6 − x2 + y 2 )2 − (x2 + y 2 )2 dxdy
D
Z 2π Z 2 h i2
ρ4 ρ6
= 3
64π ( ((6 − ρ)2 − ρ4 )ρdρ)dθ = 32 3
18ρ2 − 4ρ3 + 4 − 6 0 = 25
8
0 0

In alternativa, osservato che

E = {(x, y, z) | z ∈ [0, 6], (x, y) ∈ Dz }


p
dove Dz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ z} se z ∈ [0, 4] e Dz = {(x, y) | x2 + y 2 ≤ 6 − z} se z ∈ [4, 6],
integrando per strati si ottiene
ZZZ Z 6 ZZ Z 6
µ(E) = dxdydz = ( dxdy)dz = µ(Dz ) dz
E 0 Dz 0
Z 4 Z 6 h i6
z3
= πzdz + π(6 − z)2 dz = 8π + π 36z − 6z 2 + 3 4 = 32
3 π
0 4

e quindi
ZZZ Z 6 ZZ Z 6
3 3 3
zB = 32π z dxdydz = 32π ( z dxdy)dz = 32π zm(Dz ) dz
E 0 Dz 0
Z 4 Z 6 h i6
2 z4
= 3
32π πz dz + 3
32π πz(6 − z)2 dz = 2 + 3
32 18z 2 − 4z 3 + 4 4 = 25
8
0 4

14. Determiniamo le coordinate del baricentro di E = {(x, y, z) ∈ R3 | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ z ≤ 2} di


densità di massa δ(x, y, z) = z. Osservato che il solido è simmetrico rispetto all’asse z e che la
densità di massa dipende solo dalla variabile z, dette (xB , yB , zB ) le coordinate del baricentro,
risulta xB = yB = 0. Mentre
ZZZ ZZZ
zB = m(E)1
z 2 dxdydz dove m(E) = z dxdydz
D E

92
Per calcolare tali integrali osserviamo innanzitutto che l’intersezione del cilindro x2 + y 2 = 1 con
il paraboloide z = x2 + y 2 è data da
(
x2 + y 2 = 1
z=1

Dunque E risulta dominio normale rispetto al piano x, y con

E = {(x, y, z) | (x, y) ∈ C, x2 + y 2 ≤ z ≤ 2} dove C = {(x, y) | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 2}

Dalle formule di riduzione risulta allora


ZZZ ZZ Z 2 ZZ
m(E) = z dxdydz = ( z dz)dxdy = 1
2 4 − (x2 + y 2 )2 dxdy
E C x2 +y 2 C

e passando alle coordinate polari otteniamo



Z 2π Z 2 h i √2
ρ6
m(E) = 1
2 ( (4 − ρ )ρdρ)dθ = π 2ρ2 −
4
6 1 = 56 π
0 1

Quindi
ZZZ ZZ Z 2 ZZ
2 2
zB = 6
5π z dxdydz = 6
5π ( z dz)dxdy = 2
5π 8 − (x2 + y 2 )3 dxdy
E C x2 +y 2 C

Z 2π Z 2 h i √2
6 ρ8
= 2
5π ( (8 − ρ )ρ dρ)dθ = 4
5 4ρ2 − 8 1 = 17
10
0 1

In alternativa, osservato che

E = {(x, y, z) | z ∈ [1, 2], (x, y) ∈ Cz } dove Cz = {(x, y) | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ z}

si ottiene
ZZZ Z 2 ZZ Z 2
m(E) = z dxdydz = ( dxdy)zdz = zm(Cz ) dz
E 1 Cz 1
Z 2 h i2
z3 z2
= πz(z − 1)dz = π 3 − 2 1 = 56 π
1

e quindi
ZZZ Z 2 ZZ Z 2
2 2
zB = 6
5π z dxdydz = 6
5π ( dxdy)z dz = z 2 m(Cz ) dz
E 1 Cz 1
Z 2 h i2
z4 z3
= 6
5π πz 2 (z − 1)dz = 6
5 4 − 3 1 = 17
10
1

p
15. Calcoliamo il baricentro di E = {(x, y, z) ∈ R3 | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 4 − z, z ≥ 0} di densità di
massa δ(x, y, z) = z. Il dominio E risulta dominio normale rispetto al piano x, y con
p p
E = {(x, y, z) | (x, y) ∈ C, 0 ≤ z ≤ 4 − x2 + y 2 } dove C = {(x, y) | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 4}

93
Dalle formule di riduzione, integrando per fili, avremo
ZZZ ZZ Z √ 4− x2 +y 2 ZZ p
m(E) = z dxdydz = ( z dz) dxdy = 1
2 (4 − x2 + y 2 )2 dxdy
E C 0 C

e passando alle coordinate polari otteniamo


Z 2π Z 4 Z 4
2
m(E) = 2 1
( ρ(4 − ρ) dρ) dθ = π cos θd ρ(ρ2 − 8ρ + 16) dρ
0 1 1
4 4
h i
= π 8ρ2 − 83 ρ3 + ρ4 = 63 4 π 1
p
In alternativa, osservato che l’intersezione tra il cilindro x2 + y 2 = 1 ed il cono x2 + y 2 = 4 − z
è data da ( (
x2 + y 2 = 1 x2 + y 2 = 1
p ⇔
x2 + y 2 = 4 − z z=3
potremo scrivere
p
E = {(x, y, z) | z ∈ [0, 3], (x, y) ∈ Cz } dove Cz = {(x, y) | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 4 − z}

Dalle formule di riduzione, integrando per strati, si ottiene allora


ZZZ Z 3 ZZ Z 3
m(E) = z dxdydz = ( z dxdy)dz = π z((4 − z)2 − 1) dz
E 0 Cz 0
Z 3 h i3
z3 z4
=π z(15 − 8z + z 2 ) dz = π 15 2
2 z −8 3 + 4 0 = 63
4 π
0

Per quanto riguarda le coordinate (xB , yB , zB ) del baricentro, osserviamo che per simmetria del
dominio e della densità di massa risulta xB = yB = 0 mentre
ZZZ ZZZ
2
1
zB = m(E) z dxdydz = 63π 4
z 2 dxdydz
E E

48
e procedendo come sopra si ottiene zB = 35 .

94
ESERCIZI su CAMPI VETTORIALI

Calcolare il lavoro dei seguenti campi vettoriali lungo la curva assegnata


p
1. F(x, y) = (xy, x2 y) lungo γ di equazione cartesiana x = 1 + y 2 , y ∈ [−2, 2];
2. F(x, y) = (2x + 1, xy) lungo la curva semplice γ √
avente per sostegno la frontiera positivamente
2 2 2
orientata del dominio D = {(x, y) ∈ R | x + y ≤ 1, 3y ≤ x + 1};
3. F(x, y, z) = (x, 0, z 2 ) lungo γ curva semplice e regolare avente per sostegno l’intersezione del cilindro
x2 + z 2 = 1 con il piano x + y + z = 1 nella regione z ≥ 0 e percorsa in modo tale che il vettore T
tangente alla curva nel punto P (0, 0, 1) verifichi T · j > 0;
4. F(x, y, z) = (x, z 2 , y + z − 1) lungo la curva semplice avente per sostegno l’intersezione del cilindro
x2 + 9y 2 = 2x con il piano z = y + 2 nella regione x ≥ 1, orientata in modo tale che nel punto P (2, 0, 2)
verifichi T · k > 0.

Dopo aver stabilito se i seguenti campi vettoriali risultano irrotazionali e conservativi nel loro
dominio, determinarne, se esiste, un potenziale e calcolarne il lavoro lungo la curva data.
 
2x 1 2
5. F(x, y) = (y+x 2 )2 , 2y + (y+x2 )2 , lavoro lungo la curva di equazione cartesiana y = 1 − x , x ∈

[−1, 1];
q q
6. F(x, y) = (1 + 3x2 + xy , 2 + 2y + xy ), lavoro lungo la curva ϕ(t) = (t2 + 1, t + 2), t ∈ [0, 1];
 2 
7. F(x, y) = xy2 −1
x
+ x2 , y log(x2 − 1) , lavoro lungo la curva ϕ(t) = (3 + cos t, sin t), t ∈ [0, π];

8. F(x, y, z) = (xz 2 , yz 2 , z(x2 + y 2 + z 2 )), lavoro lungo la curva ϕ(t) = (cos t, sin t, t), t ∈ [0, 2π];
 
9. F(x, y, z) = sinz x , cosz y , cos x−sin
z 2
y
, lavoro lungo la curva ϕ(t) = (t, 2t, 1 + t), t ∈ [0, π];
 
2y z−x2 −y 2
10. F(x, y, z) = 2x z , z , z2
, lavoro lungo la curva ϕ(t) = (cos t, sin t, −1), t ∈ [0, π2 ].

Calcolare il flusso dei seguenti campi vettoriali attraverso la superficie indicata

11. F(x, y, z) = (y 2 , x, z) uscente dalla superficie S avente per sostegno il paraboloide {(x, y, z) ∈
R3 | z = x2 + y 2 , 1 ≤ z ≤ 4};
12. F(x, y, z) = (xy 2 , x2 z, z(y 2 + x)) uscente dalla superficie semplice S frontiera del solido T =
{(x, y, z) ∈ R3 | 0 ≤ z ≤ 3 − (x2 + y 2 ), z ≤ 2};
13. F(x, y, z) = (0, yz, x) uscente dalla superficie avente per sostegno la frontiera del solido T =
{(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 ≤ z ≤ 2};
14. F(x, y, z) = yz 3 , xz 2 , z attraverso la superficie S ottenuta dalla rotazione della curva γ di

√ √ √
equazione cartesiana x = 1 + z 2 , z ∈ [− 3, 3], attorno all’asse z di un angolo pari a π e orientata
in modo tale che nel punto P (0, 1, 0) risulti N · j < 0.
15. F(x, y, z) = (yz, x, x + z) uscente dalla superficie rigata S la superficie avente come generatrice
la circonferenza ϕ(t) = (cos t, sin t, 0), t ∈ [0, 2π], e come vettori direttori i vettori w = (0, 1, 1) nella
regione z ∈ [0, 4].

95
Risoluzione

1. Per 2
p calcolare il lavoro del campo F(x, y) = (xy, x y) lungo γ di equazione cartesiana x =
2
√1 + y , y ∈ [−2, 2], osserviamo che una parametrizzazione della curva è data da ϕ(t) =
( 1 + t2 , t) con t ∈ [−2, 2], quindi ϕ0 (t) = ( √1+t
t
2
, 1) e
p
F(γ(t)) · ϕ0 (t) = (t 1 + t2 , t(1 + t2 )) · ( √1+t
t
2
, 1) = t2 + t(1 + t2 ).

Il lavoro del campo dato lungo γ risulta quindi uguale a


Z Z 2 Z 2 h3 i2
0 t2 t4
F · ds = F(γ(t)) · ϕ (t) dt = t2 + t(1 + t2 ) dt = t3 + 2 + 4 −2 = 16
3
γ −2 −2

2. Calcoliamo il lavoro del campo F(x, y) = (2x + 1, xy) lungo la curva semplice γ avente √ per
2 2 2
sostegno la frontiera positivamente orientata del dominio D = {(x, y) ∈ R | x + y ≤ 1, 3y ≤
x+1}. Abbiamo che γ = γ1 ∪γ2 essendo γ1 (θ) = (cos θ, sin θ) con θ ∈ [−π, π3 ] e (−γ2 )(t) = (t, t+1
√ )
3
con t ∈ [−1, 12 ], una parametrizzazione della curva opposta. Si ottiene quindi che
Z Z Z
F · ds = F · ds − F · ds = − 38
γ γ1 γ2

Infatti,
Z Z π Z π
3 3
F · ds = F(γ1 (θ)) · γ10 (θ) dθ = (2 cos θ + 1, cos θ sin θ) · (− sin θ, cos θ) dθ
γ1 −π −π
Z π iπ
3
h
cos3 θ 3
= −2 sin θ cos θ − sin θ + sin θ cos θ dθ = cos2 θ + cos θ −
2
3 = 3
8
−π −π

e
Z Z 1 Z 1
2 2
F · ds = F(γ2 (t)) · γ20 (t) dt = (2t + 1, √13 t(t + 1)) · (1, √13 ) dt
γ2 −1 −1
Z 1 i1
2
h
1 2 2 1 t3 t2 2 3
= 2t + 1 + 3 (t + t) dt = t + t + 3( 3 + 2 ) −1 = 4
−1

In alternativa si poteva utilizzare il Teorema di Green e calcolare


Z ZZ ZZ
∂F2 ∂F1
F · ds = ∂x − ∂y dxdy = y dxdy
∂D+ D D

essendo D = D1 ∪ D2 dove D1 = {(x, y) ∈ R2 | x ∈ [−1, 12 ], − 1 − x2 ≤ y ≤ x+1
√ }
3
e D2 =
√ √
{(x, y) ∈ R2 | x ∈ [ 12 , 1], − 1 − x2 ≤ y ≤ 1 − x2 }

3. Per calcolare il lavoro del campo F(x, y, z) = (x, 0, z 2 ) lungo γ curva semplice e regolare avente
per sostegno l’intersezione del cilindro x2 + z 2 = 1 con il piano x + y + z = 1 nella regione z ≥ 0 e
percorsa in modo tale che il vettore T tangente alla curva nel punto P (0, 0, 1) verifichi T · j > 0,

96
determiniamo innanzitutto una parametrizzazione della curva. Osservato che l’intersezione tra
il cilindro x2 + z 2 = 1 e il piano x + y + z = 1 è
 
2 2 2 2
x + z = 1
 x + z = 1

x+y+z =1 ⇔ y =1−x−z
 
z≥0 z≥0
 

una parametrizzazione è data da ϕ(θ) = (cos θ, 1 − cos θ − sin θ, sin θ) con θ ∈ [0, π]. Risulta
allora
ϕ0 (θ) = (− sin θ, sin θ − cos θ, cos θ)
e poiché ϕ( π2 ) = P (0, 0, 1) e ϕ0 ( π2 ) = (−1, 1, 0) si ha che ϕ0 ( π2 ) · j = 1 > 0 e dunque che
l’orientamento è quello richiesto. Abbiamo inoltre che

F(ϕ(θ)) · ϕ0 (θ) = (cos θ, 0, sin2 θ) · (− sin θ, sin θ − cos θ, cos θ) = − cos θ sin θ + cos θ sin2 θ

e quindi che il lavoro del campo lungo γ è dato da


Z Z π Z π h 2 iπ
0 sin3 θ
F · ds = F(γ(θ)) · ϕ (θ) dθ = − cos θ sin θ + cos θ sin2 θ dθ = cos2 θ + 3 =0
γ 0 0 0

4. Calcoliamo il lavoro di F(x, y, z) = (x, z 2 , y + z − 1) lungo la curva semplice avente per sostegno
l’intersezione del cilindro x2 + 9y 2 = 2x con il piano z = y + 2 nella regione x ≥ 1, orientata in
modo tale che nel punto P (2, 0, 2) verifichi T · k > 0. Osservato che l’intersezione tra il cilindro
x2 + 9y 2 = 2x e il piano z = y + 2 per x ≥ 1 è
 
2 2 2 2
x + 9y = 2x
 (x − 1) + 9y = 1

z =y+2 ⇔ z =y+2
 
x≥1 x≥1
 

una parametrizzazione è data da ϕ(θ) = (1 + cos θ, 31 sin θ, 2 + 13 sin θ) con θ ∈ [− π2 , π2 ]. Risulta


allora
ϕ0 (θ) = (− sin θ, 13 cos θ, 31 cos θ)
e dato che ϕ(0) = P (2, 0, 2) e ϕ0 (0) = (0, 13 , 13 ) si ha che ϕ0 (0) · k = 1
3 > 0 e dunque che
l’orientamento è quello richiesto. Abbiamo che

F(ϕ(θ)) · ϕ0 (θ) = (1 + cos θ, (2 + 31 sin θ)2 , 23 sin θ + 1) · (− sin θ, 13 cos θ, 13 cos θ)


= − sin θ − cos θ sin θ + 13 cos θ(2 + 31 sin θ)2 + 13 cos θ( 23 sin θ + 1)

e quindi che il lavoro del campo lungo γ è


Z Z π
2
F · ds = F(γ(θ)) · ϕ0 (θ) dθ
π
γ −2
Z π
2
= − sin θ − cos θ sin θ + 31 cos θ(2 + 13 sin θ)2 + 13 cos θ( 23 sin θ + 1) dθ
π
−2
h iπ
cos2 θ 2
= cos θ + 2 + 31 (2 + 13 sin θ)3 + 14 ( 23 sin θ + 1)2 π = ...
−2

97
 
2x 1
5. Il campo F(x, y) = (y+x2 )2
, 2y + (y+x2 )2
è definito e di classe C 1 nel suo dominio D = {(x, y) ∈
R2 | y 6= −x2 } ove risulta irrotazionale essendo
∂F1 4x ∂F2
∂y = − (y+x 2 )3 = ∂x ∀(x, y) ∈ A.

Il dominio D non risulta semplicemente connesso e dunque non possiamo affermare che, essendo
irrotazionale, il campo risulta conservativo in D. Possiamo però affermare che essendo irro-
tazionale il campo risulta conservativo nelle componenti semplicemente connesse D+ = {(x, y) ∈
R2 | y > −x2 } e D− = {(x, y) ∈ R2 | y < −x2 } del dominio.
Per determinare un potenziale U (x, y) di F(x, y) in D± , osserviamo che tale funzione dovrà
soddisfare le condizioni
∂U 2x
∂x = (y+x2 )2 e ∂U 1
∂y = 2y + (y+x2 )2

Dalla prima delle due condizioni abbiamo che


Z
2x 1
U (x, y) = (y+x2 )2
dx = − y+x 2 + C(y)

e dalla seconda
2y + 1
(y+x2 )2
= ∂U
∂y = 1
(y+x2 )2
+ C 0 (y)

Dunque C 0 (y) = 2y e quindi C(y) = y 2 + c, c ∈ R. Un potenziale in D± sarà allora U ± (x, y) =


1 2
− y+x 2 + y + c± con c± ∈ R non necessariamente uguali. Ne segue che la funzione

(
1 2
− y+x 2 + y + c+ , se y > −x2
U (x, y) = 1 2
− y+x 2 + y + c− , se y < −x2

con c± ∈ R è un potenziale del campo F(x, y) in D e quindi il campo risulta conservativo


nel suo dominio. Per calcolarne il lavoro lungo la curva di equazione cartesiana y = 1 − x2 ,
x ∈ [−1, 1], osserviamo che poichè il campo è convervativo in D e il sostegno della curva è
contenuto
R in D, e precisamente in D+ , avremo che il lavoro del campo lungo la curva è dato
da γ F · ds = U (x1 ) − U (x0 ) essendo U un potenziale del campo F e x0 , x1 rispettivamente il
punto iniziale e finale di γ. Allora, per quanto ottenuto, risulta
Z
F · ds = U (1, 0) − U (−1, 0) = 0
γ

q q
y x
6. Il campo F(x, y) = (1 + 3x2 + x, 2 + 2y + y) è definito e di classe C 1 nel suo dominio
D = {(x, y) ∈ R2 | xy > 0} dove risulta irrotazionale dato che
∂F1 √1 ∂F2
∂y = 2 xy = ∂x , ∀(x, y) ∈ D.

Poichè il dominio D non risulta connesso, non possiamo concludere che il campo risulta conser-
vativo nel suo dominio ma possiamo affermare che risulta conservativo nelle componenti sem-
plicemente connesse D+ = {(x, y) ∈ R2 | x > 0, y > 0} e D− = {(x, y) ∈ R2 | x < 0, y < 0}.
Per determinarne un potenziale U (x, y) in D± , osserviamo che tale funzione dovrà soddisfare le
condizioni q q
∂U 2 y ∂U x
∂x = 1 + 3x + x e ∂y = 2 + 2y + y

98
Dalla prima delle due condizioni abbiamo che

Z q
U (x, y) = 1 + 3x + xy dx = x + x3 + 2 xy + c(y)
2

e dalla seconda
q √ q
2 + 2y + x
y = ∂U
∂y = ∂
∂y (x + x3 + 2 xy + c(y)) = xy + c0 (y)

Dunque c0 (y) = 2 + 2y da cui c(y) = 2y + y 2 + c, c ∈ R, Un potenziale del campo F in D sarà


allora ( √
x + x3 + 2 xy + 2y + y 2 + c+ se (x, y) ∈ D+
U (x, y) = √
x + x3 + 2 xy + 2y + y 2 + c− se (x, y) ∈ D− ,
dove c± ∈ R.

Per calcolare il lavoro del campo lungo la curva ϕ(t) = (t2 + 1, t + 2), t ∈ [0, 1], osserviamo che
F(x, y) è campo conservativo nel suo dominio D e la curva ha sostegno γ contenuto in D+ , dal
Teorema sul lavoro di un campo conservativo abbiamo che
Z
F · ds = U (x1 ) − U (x0 )
γ

dove U (x, y) è un potenziale del campo F(x, y) in D+ e x0 e x1 sono i punti iniziale e finale della
curva. Essendo x1 = (2, 3) e x0 = (1, 2), otteniamo
Z √ √
F · ds = 15 + 2( 6 − 2)
γ

 2 
7. ll campo F(x, y) = xy2 −1 x
+ x2 , y log(x2 − 1) è definito e di classe C 1 nel suo dominio A =
{(x, y) | |x| > 1}. In tale dominio risulta irrotazionale poiché
∂F1 2xy ∂F2
∂y = x2 −1
= ∂x , ∀(x, y) ∈ A.

Dato che il dominio A non risulta connesso, non possiamo concludere che il campo risulta
conservativo nel suo dominio ma possiamo affermare che risulta conservativo nelle componenti
semplicemente connesse A+ = {(x, y) | x > 1} e A− = {(x, y) | x < −1}. Per determinarne un
potenziale U (x, y) in A± , osserviamo che tale funzione dovrà soddisfare le condizioni
xy 2
∂U
∂x = x2 −1
+ x2 e ∂U
∂y = y log(x2 − 1)

Dalla seconda delle due condizioni abbiamo che


Z
y2
U (x, y) = y log(x2 − 1)dy = 2 log(x2 − 1) + c(x)

e dalla prima
xy 2 xy 2
x2 −1
+ x2 = ∂U
∂x = x2 −1
+ c0 (x)

99
3
Dunque c0 (x) = x2 da cui c(x) = x3 + c, c ∈ R, e un potenziale del campo in A± sarà
( 2 3
y
2 log(x2 − 1) + x3 + c+ se (x, y) ∈ A+
U (x, y) = y2 2 x3 − se (x, y) ∈ A− ,
2 log(x − 1) + 3 + c

dove c± ∈ R. Per calcolarne il lavoro lungo la curva ϕ(t) = (3 + cos t, sin t), t ∈ [0, π], dato che
la curva ha sostegno in A+ , dal Teorema sul lavoro di un campo conservativo abbiamo che
Z
F · ds = U (ϕ(π)) − U (ϕ(0))
γ

dove U (x, y) è un potenziale del campo F (x, y). Essendo ϕ(π) = (2, 0) e ϕ(0) = (4, 0), otteniamo
Z
F · ds = 38 − 64
3 =− 3
56
γ

8. Il campo F(x, y, z) = (xz 2 , yz 2 , z(x2 + y 2 + z 2 )) è definito e di classe C 1 nel suo dominio A = R3


dove risulta irrotazionale dato che
∂F1 ∂F2 ∂F1 ∂F3 ∂F2 ∂F3
∂y =0= ∂x , ∂z = 2xz = ∂x , ∂z = 2yz = ∂y , ∀(x, y) ∈ A.
Il dominio A risulta semplicemente connesso, possiamo quindi concludere che essendo irro-
tazionale il campo è conservativo in A. Per determinare un potenziale U (x, y, z) di F (x, y, z) in
A osserviamo che tale funzione dovrà soddisfare le condizioni
∂U
∂x = xz 2 , ∂U
∂y = yz 2 e ∂U
∂z = z(x2 + y 2 + z 2 )
Dalla prima delle tre condizioni abbiamo che
Z
x2 z 2
U (x, y, z) = xz 2 dx = 2 + C1 (y, z)

e dalla seconda
yz 2 = ∂U
∂y = ∂C1
∂y
Dunque Z
y2 z2
C1 (y, z) = yz 2 dy = 2 + C2 (z)

da cui
x2 z 2 y2 z2
U (x, y, z) = 2 + 2 + C2 (z).
Dalla terza delle tre condizioni abbiamo infine che
z(x2 + y 2 + z 2 ) = ∂U
∂z = x2 z + y 2 z + C20 (z)
z4
da cui C20 (z) = z 3 e quindi C2 (z) = 4 + c, c ∈ R. Un potenziale in A sarà allora
x2 z 2 y2 z2 z4
U (x, y, z) = 2 + 2 + 4 + c, c ∈ R.
Poichè il campo è conservativo in A ed il sostegno della curva ϕ(t) = (cosRt, sin t, t), t ∈ [0, 2π], è
contenuto in A, avremo che il lavoro del campo lungo la curva è dato da γ F · ds = U (ϕ(2π)) −
U (ϕ(0)) dove U è un potenziale del campo. Allora, per quanto ottenuto sopra, risulta
Z
F · ds = U (1, 0, 2π) − U (1, 0, 0) = 2π 2 (1 + 2π 2 )
γ

100
 
sin x cos y cos x−sin y
9. Il campo F(x, y, z) = z , z , z2
è definito e di classe C 1 nel suo dominio A =
{(x, y, z) ∈ R3 | z 6= 0} dove risulta irrotazionale essendo
∂F1
∂y =0= ∂F2
∂x ,
∂F1
∂z = − sin
z2
x
= ∂F3
∂x ,
∂F2
∂z = − cos
z2
y
= ∂F3
∂y , ∀(x, y) ∈ A.

Poichè il dominio A non risulta semplicemente connesso, non possiamo concludere che essendo
irrotazionale il campo è conservativo in A, possiamo però affermare che essendo irrotazionale il
campo risulta conservativo nelle componenti semplicemente connesse A+ = {(x, y, z) ∈ R3 | z >
0} e A− = {(x, y, z) ∈ R3 | z < 0}.
Per determinare un potenziale U (x, y, z) di F(x, y, z) in A± , osserviamo che tale funzione dovrà
soddisfare le condizioni
∂U sin x ∂U cos y ∂U cos x−sin y
∂x = z , ∂y = z e ∂z = z2

Dalla prima delle tre condizioni abbiamo che


Z
sin x cos x
U (x, y, z) = z dx = − z + C1 (y, z)

e dalla seconda
cos y ∂U ∂C1
z = ∂y = ∂y

Dunque Z
cos y sin y
C1 (y, z) = z dy = z + C2 (z)

da cui
sin y
U (x, y, z) = − cosz x + z + C2 (z).
Dalla terza delle tre condizioni abbiamo infine che
cos x−sin y
z2
= ∂U
∂z = cos x
z2
− sin y
z2
+ C20 (z)

da cui C20 (z) = 0 e quindi C2 (z) = c, c ∈ R. Un potenziale in A± sarà allora U ± (x, y, z) =


sin y−cos x
z + c± , c± ∈ R non necessariamente uguali. Ne segue che la funzione
(
sin y−cos x
z + c+ , se z > 0
U (x, y, z) = sin y−cos x
z + c− , se z < 0

con c± ∈ R è un potenziale del campo F(x, y, z) in A e quindi il campo risulta conservativo nel
suo dominio.
Per calcolare il lavoro lungo la curva ϕ(t) = (t, 2t, 1 + t), t ∈ [0, π], possiamo allora utilizzare il
Teorema sul lavoro di un campo conservativo. Essendo il sostegno della curva contenuto in A+ ,
abbiamo che
Z
1
F · ds = U (ϕ(π)) − U (ϕ(0)) = U (π, 2π, 1 + π) − U (0, 0, 1) = 1+π +1
γ

101
 
2x 2y z−x2 −y 2
10. Il campo F(x, y, z) = z , z , z2
è definito e di classe C 1 nel suo dominio A = {(x, y, z) ∈
R3 | z 6= 0} ove risulta irrotazionale essendo
∂F1
∂y =0= ∂F2
∂x ,
∂F1
∂z = − 2x
z2
= ∂F3
∂x ,
∂F2
∂z = − 2y
z2
= ∂F3
∂y , ∀(x, y, z) ∈ A.

Poichè il dominio A non risulta semplicemente connesso non possiamo dire che essendo irro-
tazionale il campo è conservativo in A, possiamo però affermare che essendo irrotazionale il
campo risulta conservativo nelle componenti semplicemente connesse A+ = {(x, y, z) ∈ R3 | z >
0} e A− = {(x, y, z) ∈ R3 | z < 0}. Per determinare un potenziale U (x, y, z) di F(x, y, z) in A±
osserviamo che tale funzione dovrà soddisfare le condizioni
∂U 2x ∂U 2y ∂U z−x2 −y 2
∂x = z , ∂y = z e ∂z = z2

Dalla prima delle tre condizioni abbiamo che


Z
2x x2
U (x, y, z) = z dx = z + C1 (y, z)

e dalla seconda
2y ∂U ∂C1
z = ∂y = ∂y

Dunque Z
2y y2
C1 (y, z) = z dy = z + C2 (z)

da cui
x2 +y 2
U (x, y, z) = z + C2 (z).
Dalla terza delle tre condizioni abbiamo infine che
z−x2 −y 2 2 2
z2
= ∂U
∂z = − x z+y
2 + C20 (z)

da cui C20 (z) = z1 e quindi C2 (z) = log |z|+c, c ∈ R. Un potenziale in A± sarà allora U ± (x, y, z) =
x2 +y 2
z + log |z| + c± , c± ∈ R non necessariamente uguali. Ne segue che la funzione
( 2 2
x +y
z + log z + c+ se z > 0
U (x, y, z) = x2 +y 2

z + log(−z) + c se z < 0

con c± ∈ R, è un potenziale del campo in A e quindi che il campo risulta conservativo nel suo
dominio.
Poichè il campo è conservativo in A e il sostegno della curva ϕ(t) = (cos t,R sin t, −1), t ∈ [0, π2 ], è
contenuto in A− , avremo che il lavoro del campo lungo la curva è dato da γ F · ds = U − (ϕ( π2 )) −
U − (ϕ(0)) essendo U − un potenziale del campo F in A− . Allora, per quanto ottenuto sopra,
risulta Z
F · ds = U − (0, 1, −1) − U − (1, 0, −1) = 0
γ

11. Per calcolare il flusso del campo F(x, y, z) = (y 2 , x, z) uscente dalla superficie S avente per
sostegno il paraboloide {(x, y, z) ∈ R3 | z = x2 + y 2 , 1 ≤ z ≤ 4}, determiniamo innanzitutto una

102
parametrizzazione della superficie S. Utilizzando le coordinate cilindriche abbiamo che S = φ(D)
essendo 
x = ρ cos θ

φ : y = ρ sin θ dove (ρ, θ) ∈ D = [1, 2] × [0, 2π].


z=ρ 2

Risulta allora φρ (ρ, θ) = (cos θ, sin θ, 2ρ) e φθ (ρ, θ) = (−ρ sin θ, ρ cos θ, 0) e quindi
φρ (ρ, θ) ∧ φθ (ρ, θ) = (−2ρ2 cos θ, −2ρ2 sin2 θ, ρ).
Osserviamo che nel punto φ( 23 , π2 ) = (0, 32 , 94 ) abbiamo che φρ ( 23 , π2 ) ∧ φθ ( 32 , π2 ) = (0, − 92 , 32 ) e
quindi che la parametrizzazione determina un orientamento entrante del versore normale. Allora
dalla definizione di flusso, usando le formule di riduzione, otteniamo:
Z ZZ
F(x, y, z) · Nu dσ = − F(ϕ(ρ, θ)) · ϕρ (ρ, θ) ∧ ϕθ (ρ, θ) dρ dθ
S ZZ D

=− (ρ2 sin2 θ, ρ cos θ, ρ2 ) · (−2ρ2 cos θ, −2ρ2 sin2 θ, ρ) dρ dθ


Z ZD
=− −2ρ4 cos θ sin2 θ − 2ρ3 sin θ cos θ + ρ3 dρ dθ
D
Z 2 Z 2π
=− ( −2ρ4 cos θ sin2 θ − 2ρ3 sin θ cos θ + ρ3 dθ)dρ
1 0
Z 2h i2π
3 2
=− −2ρ4 sin3 θ − 2ρ3 sin2 θ + ρ3 θ dρ
1 0
Z 2 h 4 i2
= −2π ρ3 dρ = 2π ρ4 = − 15 2 π
1 1

In alternativa, osservato che la superficie S è descritta dall’equazione cartesiana z = x2 + y 2 con


(x, y) ∈ D = {(x, y) ∈ R2 | 1 ≤ x2 + y 2 ≤ 4}, abbiamo che S = ψ(T ) essendo

x = u

ψ: y=v dove (u, v) ∈ T = {(u, v) ∈ R2 | 1 ≤ u2 + v 2 ≤ 4}.

z = u2 + v 2

Risulta allora ψu (u, v) = (1, 0, 2u) e ψv (u, v) = (0, 1, 2v) e quindi


ψu (u, v) ∧ ψv (u, v) = (−2u, −2v, 1).
Anche in questo caso la parametrizzazione
√ √ determina un √ orientamento
√ entrante del
√ versore nor-
male, infatti nel punto ψ(0, 2) = (0, 2, 2) risulta ψu (0, 2)∧ψv (0, 2) = (0, −2 2, 1). Allora,
dalla definizione di flusso otteniamo:
Z ZZ ZZ
F(x, y, z)·dσ = − F(ψ(u, v)·ψu (u, v)∧ψv (u, v) du dv = − −2uv 2 −2uv +u2 +v 2 du dv
S T T
(
u = ρ cos θ
Per calcolare l’integrale doppio possiamo utilizzare le coordinate polari ponendo .
v = ρ sin θ
Il dominio T risulta immagine mediante le coordinate polari del dominio
T 0 = {(ρ, θ) | θ ∈ [0, 2π], ρ ∈ [1, 2]}

103
Dalle formule di cambiamento di variabili e di riduzione otteniamo
Z ZZ
F(x, y, z) · dσ = − (−2ρ3 cos θ sin2 θ − 2ρ2 sin θ cos θ + ρ2 )ρ dρ dθ
S T 0
Z 2 Z 2π
=− ( −2ρ4 cos θ sin2 θ − 2ρ3 sin θ cos θ + ρ3 dθ)dρ = − 15
2 π
1 0

12. Per calcolare il flusso del campo F(x, y, z) = (xy 2 , x2 z, z(y 2 +x)) uscente dalla superficie semplice
S frontiera del solido T = {(x, y, z) ∈ R3 | 0 ≤ z ≤ 3 − (x2 + y 2 ), z ≤ 2} possiamo utilizzare il
Teorema della divergenza ottenendo
ZZ ZZZ
F · Nu dσ = 2y 2 + x dxdydz
S T

Per calcolare l’integrale triplo possiamo integrare per strati osservato che risulta

T = {(x, y, z) ∈ R3 | z ∈ [0, 2], (x, y) ∈ Dz } con Dz = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ 3 − z}

Quindi
ZZ ZZZ Z 2 ZZ
2
F · Nu dσ = 2y + x dxdydz = ( 2y 2 + x dxdy)dz
S T 0 Dz

Z 2 Z 3−z Z 2π
= ( ( (2ρ2 sin2 θ + ρ cos θ)ρ dθ) dρ)dz
0 0 0

Z 2 Z 3−z
= ( ρ3 [θ − cos θ sin θ]2π 2 2π
0 + ρ [− sin θ]0 dρ)dz
0 0

2 3−z 2 √3−z 2
Z Z Z Z
3 4
= 2π ( ρ dρ)dz = π
2 ρ 0
dz = π
2 (3 − z)2 dz
0 0 0 0
2
π
(z − 3)3 0 = 13π

= 6 3

13. Calcoliamo il flusso del campo F(x, y, z) = (0, yz, x) uscente dalla superficie avente per sostegno
la frontiera del solido T = {(x, y, z) ∈ R3 | x2 + y 2 ≤ z ≤ 2} usando nuovamente il Teorema della
divergenza. Abbiamo ZZ ZZZ
F · Nu dσ = z dxdydz
S T
Per calcolare l’integrale triplo possiamo integrare per strati osservato che risulta

T = {(x, y, z) ∈ R3 | z ∈ [0, 2], (x, y) ∈ Dz } con Dz = {(x, y) ∈ R2 | x2 + y 2 ≤ z}

Quindi
ZZ ZZZ Z 2 ZZ
F · Nu dσ = z dxdydz = ( z dxdy)dz
S T 0 Dz
Z 2 Z 2  3 2 8
= zµ(Dz ) dz = πz 2 dz = π
3 z 0 = 3π
0 0

104
14. Calcoliamo il flusso di F(x, y, z) = yz 3 , xz 2 , z attraverso la superficie S ottenuta dalla rotazione

√ √ √
della curva γ di equazione cartesiana x = 1 + z 2 , z ∈ [− 3, 3], attorno all’asse z di un angolo
pari a π e orientata in modo tale che nel punto P (0, 1, 0) risulti N·j < 0. Utilizzando le coordinate
cilindriche, una parametrizzazione della superficie di rotazione S risulta
 √
2
x = √ 1 + z cos θ

√ √
Φ: y = 1 + z 2 sin θ (z, θ) ∈ D = [− 3, 3] × [0, π].

z=z

√ √
Ne segue che Φz (z, θ)∧Φθ (z, θ) = (− 1 + z 2 cos θ, − 1 + z 2 sin θ, z) e dunque, essendo P (0, 1, 0) =
Φ(0, π2 ), che Φz (0, π2 ) ∧ Φθ (0, π2 ) = (0, −1, 0) e che l’orientamento indotto sulla superficie è quello
richiesto. Si ottiene allora
ZZ ZZ
F · N dσ = F(Φ(z, θ)) · Φz (z, θ) ∧ Φθ (z, θ) dzdθ
S ZZ D
p p p p
= (z 3 1 + z 2 sin θ, z 2 1 + z 2 cos θ, z) · (− 1 + z 2 cos θ, − 1 + z 2 sin θ, z) dzdθ
D

ZZ Z 3 √
= z 2 − z 2 (1 + z 2 )(1 + z) sin θ cos θ dzdθ = π √ z
2
dz = 2π 3
D − 3

15. F(x, y, z) = (yz, x, x + z) uscente dalla superficie rigata S la superficie avente come generatrice
la circonferenza ϕ(t) = (cos t, sin t, 0), t ∈ [0, 2π], e come vettori direttori i vettori w = (0, 1, 1)
nella regione z ∈ [0, 4]. Una parametrizzazione del cilindro generalizzato di direttrici le rette
parallele al vettore w = (0, 1, 1) sarà data allora da

Φ(t, s) = ϕ(t) + sw = (cos t, sin t, 0) + s(0, 1, 1) = (cos t, sin t + s, s)

dove (t, s) ∈ D = [0, 2π] × [0, 4]. Abbiamo che la superficie risulta di classe C 1 con Φt (t, s) =
(− sin t, cos t, 0) e Φs (t, θ) = (0, 1, 1) da cui

Φt (t, s) ∧ Φs (t, s) = (cos t, sin t, − sin t)

Nel punto Φ( π2 , 2) = (0, 3, 2) abbiamo Φt ( π2 , 2) ∧ Φs ( π2 , 2) = (0, 1, −1) quindi l’orientamento è


quello richiesto. Otteniamo allora
ZZ ZZ
F · N dσ = F(Φ(t, s)) · Φt (t, s) ∧ Φθ (t, s) dtds
S ZZ D

= ((sin t + s)s, cos t, cos t + s) · (cos t, sin t, − sin t) dtds


Z ZD
= s cos t(sin t + s) + cos t sin t − sin t(cos t + s) dtds
D
Z 4 Z 2π Z 4h i2π
2 sin2 t 2
= ( s cos t sin t + s cos t − s sin t dt)ds = s 2 + s sin t + s cos t ds = 0
0 0 0 0

105
ESERCIZI su EQUAZIONI DIFFERENZIALI

Determinare le soluzioni delle seguenti equazioni differenziali

log x y
1. y 0 = 2y 6. y 0 = − 6x + x
2y 5

2. y 0 = y 3 log x 7. y 00 − 4y 0 + 4y = e2x
xy
3. y 0 = 1+x2
+ x2 8. y 00 + 3y 0 − 4y = ex cos x
xy−1
4. y 0 = x2
9. y 000 + y 00 = xex
5. y 0 = 2x
1+x2
y + xy 3 10. y 0000 − 2y 000 + y 00 = ex

Determinare la soluzione dei seguenti problemi di Cauchy.

( 
y0 = 1
xy
00 0 x
y − 5y + 6y = e + 11e
 2x
11.
y(−1) = 1 17. y(0) = 32

 0
( 2 y (0) = 12
y 0 = yx tan log x
12.
y(1) = 1 
00 0 −x
( y + 2y + y = (x − 1)e

y 0 = y tan x + cos1 x 18. y(0) = 0
13.
y(0) = π

 0
y (0) = 0
(
xy
y 0 = 1+x 2 + x
3
14. 
00
y(0) = 31 y + y = cos x + x

( 19. y(0) = 0
y 0 = xy + 3x y

 0
15. y (0) = 1
y(−1) = 1
3 3
( (
y 0 = x xy+y2 x2 y 00 + xy 0 + 4y = 0
16. 20.
y(1) = 1 y(1) = y 0 (1) = 1

106
Risoluzione

1. L’equazione differenziale y 0 = log x 0


2y è equazione a variabili separabili del tipo y = a(x)b(y) con
1
a(x) = log x e b(y) = 2y . Tale equazione non ammette soluzioni singolari e dunque tutte e sole
le soluzioni saranno date (implicitamente) dalla formula

B(y) = A(x) + c, c ∈ R
1
essendo B(y) una primitiva di b(y) = 2y e A(x) una primitiva di a(x) = log x. Scegliamo B(y) =
2
y e A(x) = x log x − x, le soluzioni dell’equazione differenziale saranno date implicitamente da
p
y 2 (x) = x log x − x + c, c ∈ R ⇐⇒ |y(x)| = x log x − x + c, c ∈ R.

Le soluzioni positive saranno date da


p
y(x) = x log x − x + c, c ∈ R

mentre quelle negative da p


y(x) = − x log x − x + c, c ∈ R.

2. L’equazione differenziale y 0 = y 3 log x è equazione a variabili separabili del tipo y 0 = a(x)b(y) con
a(x) = log x e b(y) = y 3 . Tale equazione ammette come soluzione singolare la funzione y0 (x) = 0
per ogni x ∈ R. Le soluzioni non nulle dell’equazione saranno invece date (implicitamente) dalla
formula
B(y) = A(x) + c, c ∈ R
1
dove B(y) èuna primitiva di b(y) = y13 e A(x) una primitiva di a(x) = log x. Scegliamo
B(y) = − 2y12 e A(x) = x log x − x, le soluzioni non nulle dell’equazione differenziale sono date
implicitamente da

− 2y21(x) = x log x − x + c, c ∈ R ⇐⇒ |y(x)| = √ √ 1


2 x−x log x+c
, c ∈ R.

Le soluzioni positive sono


y(x) = √ √ 1 , c ∈ R,
2 x−x log x+c

quelle negative sono


y(x) = − √2√x−x1 log x+c , c ∈ R.

xy
3. L’equazione y 0 = 1+x 2
2 + x è equazione differenziale lineare del primo ordine non omogenea, cioè
0
del tipo y = a(x)y + b(x) con a(x) = 1+x x 2
2 e b(x) = x . L’integrale generale sarà allora della
forma Z
y(x) = eA(x)
( b(x)e−A(x) dx + c), c ∈ R,
x
dove A(x) è una primitiva di a(x). Scegliamo come primitiva di a(x) = 1+x 2 la funzione A(x) =
1 2

2
2 log(1 + x ) = log 1 + x . L’integrale generale dell’equazione data sarà allora
√ Z √ p Z
2 2 x2
y(x) = elog 1+x ( x2 e− log 1+x dx + c) = 1 + x2 ( √1+x 2
dx + c)
p p p
= 1 + x2 ( x2 1 + x2 − 21 log(x + 1 + x2 ) + c), c ∈ R.

107
4. L’equazione y 0 = xy−1
x2
è equazione differenziale lineare del primo ordine non omogenea, ovvero
0
del tipo y = a(x)y + b(x) con a(x) = x1 e b(x) = − x12 . L’integrale generale sarà allora della
forma Z
y(x) = eA(x)
( b(x)e−A(x) dx + c), c ∈ R,

dove A(x) è una primitiva di a(x). Essendo a(x) = x1 , scegliamo come primitiva la funzione
A+ (x) = log(x) per le soluzioni definite in (0, +∞) e A− (x) = log(−x) per le soluzioni definite
in (0, +∞). Le soluzioni definite in (0, +∞) dell’equazione data saranno allora
Z Z
log x 1 − log x
y(x) = e ( − x2 e dx + c) = x(− x13 dx + c)

= x( 21 x12 + c) = 1
2x + cx, c ∈ R.

Allo stesso modo, le soluzioni definite in (−∞, 0) saranno date da


Z
y(x) = e log(−x)
( − x12 e− log(−x) dx + c) = 2x
1
− cx, c ∈ R.

5. L’equazione y 0 = 1+x
2x 3 0
2 y + xy è equazione differenziale di Bernoulli, ovvero del tipo y = a(x)y +
2x
b(x)y α con a(x) = 1+x 2 , b(x) = x e α = 3. Osserviamo che l’equazione ammette come soluzione
la funzione identicamente nulla y0 (x) = 0 per ogni x ∈ R. Per determinare le soluzioni non nulle
possiamo ricondurre tale equazione a un’equazione differenziale lineare considerando la funzione
incognita z(x) = y 1−α (x) = y −2 (x), osserviamo che z(x) > 0. Con tale sostituzione otteniamo
z 0 (x)
che y(x) = ± √ 1 e quindi y 0 (x) = ∓ √ 3
e quindi
z(x) 2 z (x)

z0
y0 = 2x
1+x2
y + xy 3 ⇔ ∓ √ 2x √1
= ± 1+x 2 z
+ ± (√xz)3 ⇔ z 0 = − 1+x
4x
2 z − 2x
2 z3

L’equazione nell’incognita z è equazione differenziale lineare del tipo z 0 = ā(x)z + b̄(x) con
4x
ā(x) = − 1+x 2 e b̄(x) = −2x ammette come integrale generale

Z 
Ā(x) −Ā(x)
z(x) = e b̄(x)e dx + c

4x 2
con Ā(x) primitiva di ā(x) = − 1+x 2 . Possiamo scegliere come primitiva Ā(x) = −2 log(1 + x ) =
1
log (1+x 2 )2 ottenendo

1 Z  1
log − log
z(x) = e (1+x2 )2 −2xe dx + c (1+x2 )2

Z 
1 2 2 1 1 2 3

= (1+x2 )2
−2x(1 + x ) dx + c = (1+x 2 )2 − 3 (1 + x ) + c

dove c ∈ R, osserviamo che nel dominio deve risultare − 13 (1 + x2 )3 + c > 0. Le soluzioni


dell’equazione di Bernoulli data, oltre alla soluzione identicamente nulla, saranno allora
1 1 1+x2
y(x) = ± √z(x) = ±r = ±q 1
, c∈R
1 1
 
− 3 (1+x2 )3 +c c− 3 (1+x2 )3
(1+x2 )2

108
y
6. L’equazione y 0 = − 6x + 2yx5 è di nuovo equazione differenziale di Bernoulli del tipo y 0 = a(x)y +
1
b(x)y α con a(x) = − 6x , b(x) = x2 e α = −5. Per determinare le soluzioni dell’equazione
possiamo ricondurre tale equazione a un’equazione differenziale lineare considerando la funzione
incognita z(x) = y 1−α (x) = y 6 (x), osserviamo che z(x) ≥ 0. Con tale sostituzione otteniamo
0
che y(x) = 6 z(x) e quindi y 0 (x) = z (x)5 e quindi
p
6z(x) 6

6
z0
y 0 = − 6x
y
+ x
2y 5
⇔ 5 = − 6xz + x
5 ⇔ z 0 = − xz + 3x
6z 6 2z 6

L’equazione nell’incognita z è equazione differenziale lineare del tipo z 0 = ā(x)z + b̄(x) con
ā(x) = − x1 e b̄(x) = 3x ammette come integrale generale
Z 
Ā(x) −Ā(x)
z(x) = e b̄(x)e dx + c

con Ā(x) primitiva di ā(x) = − x1 . Possiamo scegliere come primitiva Ā+ (x) = log(x) per
soluzioni definite in (0, +∞) e Ā− (x) = log(−x) per soluzioni definite in (−∞, 0) ottenendo
Z 
± − log(±x) log(±x)
z (x) = e 3xe dx + c
 Z 
= ± x ± 3x dx + c = ± x1 (±x3 + c) = x1 (x3 + k)
1 2

dove k = ±c ∈ R, osserviamo che nel dominio deve risultare z(x) ≥ 0. Le soluzioni dell’equazione
di Bernoulli data saranno allora
q
y(x) = 6 x1 (x3 + k), k ∈ R

definite in intervalli dove x1 (x3 + k) ≥ 0.

7. L’equazione y 00 − 4y 0 + 4y = e2x è equazione differenziale lineare del secondo ordine a coefficienti


costanti non omogenea. Per risolvere tale equazione determiniamo innanzitutto l’integrale gen-
erale dell’equazione omogenea associata y 00 − 4y 0 + 4y = 0. A tale scopo si osservi che l’equazione
caratteristica λ2 −4λ+4 = (λ−2)2 0 ammette un’unica radice λ0 = 2 e quindi l’integrale generale
dell’equazione omogenea è
y0 (x) = c1 e2x + c2 xe2x
dove c1 , c2 ∈ R sono costanti arbitrarie. Cerchiamo ora una soluzione particolare dell’equazione
non omogenea. Come da suggerimento, osservato che il termine noto g(x) = e2x è soluzione
dell’equazione omogenea (siamo in un caso risonante), cerchiamo tale soluzione della forma
yp (x) = kx2 e2x . Derivando due volte e sostituendo nell’equazione completa otteniamo k = 21 .
Dunque, soluzione particolare è
yp (x) = 21 x2 e2x
e per l’integrale generale dell’equazione data è allora

y(x) = y0 (x) + yp (x) = c1 e2x + c2 xe2x + 21 x2 e2x

dove c1 , c2 ∈ R sono costanti arbitrarie.

109
8. L’equazione y 00 + 3y 0 − 4y = ex cos x è equazione differenziale lineare del secondo ordine a coef-
ficienti costanti non omogenea. Per risolverla determiniamo l’integrale generale dell’equazione
omogenea associata y 00 + 3y 0 − 4y = 0. A tale scopo si osservi che l’equazione caratteristica
λ2 + 3λ − 4 = (λ + 4)(λ − 1) = 0 ammette come radici λ1 = −4 e λ2 = 1 e quindi l’integrale
generale dell’equazione omogenea è

y0 (x) = c1 e−4x + c2 ex

dove c1 , c2 ∈ R sono costanti arbitrarie. Per determinare una soluzione particolare dell’equazione
non omogenea, utilizzando il metodo della somiglianza, cerchiamo tale soluzione della forma
yp (x) = ex (A cos x + B sin x) (non siamo in un caso risonante dato che 1 + i non è radice del
polinomio caratteristico). Derivando due volte e sostituendo nell’equazione completa otteniamo
1 5
A = − 26 e B = 26 . Dunque, soluzione particolare è

yp (x) = ex ( 26
5
sin x − 1
26 cos x)

e l’integrale generale dell’equazione data è allora

y(x) = y0 (x) + yp (x) = c1 e−4x + c2 ex + ex ( 26


5
sin x − 1
26 cos x)

dove c1 , c2 ∈ R sono costanti arbitrarie.

9. L’equazione y 000 + y 00 = xex è equazione differenziale lineare del terzo ordine a coefficienti costanti
non omogenea. Per risolverla determiniamo l’integrale generale dell’equazione omogenea asso-
ciata y 000 + y 00 = 0. Osservato che l’equazione caratteristica λ3 + λ2 = λ(λ2 + 1) = 0 ammette
come radici λ = 0 e λ = ±i, otteniamo che l’integrale generale dell’equazione omogenea è

y0 (x) = c1 + c2 cos x + c3 sin x

dove c1 , c2 , c3 ∈ R sono costanti arbitrarie. Per determinare una soluzione particolare dell’equazione
non omogenea, utilizzando il metodo della somiglianza, cerchiamo tale soluzione della forma
yp (x) = (Ax + B)ex (non siamo in un caso). Derivando tre volte e sostituendo nell’equazione
completa otteniamo A = 12 e B = − 45 . Dunque, soluzione particolare è

yp (x) = 41 (2x − 5)ex

e l’integrale generale dell’equazione data è

y(x) = y0 (x) + yp (x) = c1 + c2 cos x + c3 sin x + 14 (2x − 5)ex

dove c1 , c2 , c3 ∈ R sono costanti arbitrarie.

10. L’equazione y 0000 − 2y 000 + y 00 = ex è equazione differenziale lineare del quarto ordine a coefficienti
costanti non omogenea. Determiniamo l’integrale generale dell’equazione omogenea associata
y 0000 − 2y 000 + y 00 = 0. Osservato che l’equazione caratteristica λ4 − 2λ3 + λ2 = λ2 (λ2 − 2λ + 1) =
λ2 (1 − λ)2 = 0 ammette come radici λ = 0 e λ = 1, entrambe di molteplicità 2, otteniamo che
l’integrale generale dell’equazione omogenea è

y0 (x) = c1 + c2 x + c3 ex + c4 xex

110
dove c1 , c2 , c3 ∈ R sono costanti arbitrarie. Utilizzando il metodo della somiglianza, cerchiamo
una soluzione particolare dell’equazione completa della forma yp (x) = Ax2 ex (siamo in un caso
risonante). Derivando quattro volte e sostituendo nell’equazione completa otteniamo A = 12 .
Dunque, soluzione particolare è
2
yp (x) = x2 ex
e l’integrale generale dell’equazione data è
x2 x
y(x) = y0 (x) + yp (x) = c1 + c2 x + c3 ex + c4 xex + 2 e

dove c1 , c2 , c3 , c4 ∈ R sono costanti arbitrarie.


11. L’equazione differenziale y 0 = xy
1
è equazione a variabili separabili del tipo y 0 = a(x)b(y) con
a(x) = x1 e b(y) = y1 . Tale equazione non ammette soluzioni singolari quindi tutte le soluzioni
saranno espresse implicitamente dalla formula

B(y) = A(x) + c, c ∈ R
1 y2
con B(y) primitiva di b(y) = y e A(x) primitiva di a(x) = x1 . Scegliendo B(y) = 2 e A(x) =
log |x|, le soluzioni dell’equazione differenziale saranno date da
y 2 (x)
p
2 = log |x| + c, c ∈ R ⇐⇒ |y(x)| = 2log |x| + k, k ∈ R.

Poichè la nostra soluzione deve soddisfare la condizione iniziale y(−1) = 1, la soluzione dovrà
essere definita in un intorno di x0 = −1 < 0 con y(−1) = 1 > 0. Dunque la soluzione cercata
sarà data da p
y(x) = 2log(−x) + k, k ∈ R.
Imponendo infine la condizione iniziale y(−1) = 1 si ottiene k = 1. Quindi la soluzione del
problema di Cauchy proposto è p
y(x) = 2log(−x) + 1
definita e derivabile in (−∞, − √1e ).
2
12. L’equazione differenziale y 0 = yx tan log x è equazione a variabili separabili del tipo y 0 = a(x)b(y)
con a(x) = x1 tan log x e b(y) = y 2 . Tale equazione ammette come soluzione singolare la funzione
costante y0 (x) = 0 ma poichè stiamo cercando una soluzione soddisfacente la condizione iniziale
y(1) = 1 6= 0, tale soluzione apparterrà alla famiglia di soluzioni non nulle date (implicitamente)
dalla formula
B(y) = A(x) + c, c ∈ R
1
con B(y) primitiva di b(y) = y12 e A(x) primitiva di a(x) = x1 tan log x. Scegliendo B(y) =
− y1 e A(x) = − log | cos log x|, le soluzioni non nulle dell’equazione differenziale saranno date
implicitamente da
1 1
y(x) = log | cos log x| + c, c ∈ R ⇐⇒ y(x) = log | cos log x|+c , c ∈ R.

Poichè la nostra soluzione deve soddisfare la condizione iniziale y(1) = 1, la soluzione dovrà
essere definita in un intorno di x0 = 1 ove cos log x > 0. Dunque la soluzione cercata sarà data
da
y(x) = log(cos 1log x)+c , c ∈ R.

111
Imponendo infine la condizione iniziale y(1) = 1 si ottiene c = 1 e quindi la soluzione del
problema di Cauchy proposto è
1
y(x) = log(cos log x)+1 .

13. L’equazione y 0 = y tan x + cos1 x è equazione differenziale lineare del primo ordine non omogenea,
cioè del tipo y 0 = a(x)y + b(x) con a(x) = tan x e b(x) = cos1 x . L’integrale generale sarà allora
della forma Z
y(x) = e A(x)
( b(x)e−A(x) dx + c), c ∈ R,

con A(x) primitiva di a(x). Essendo a(x) = tan x e il dato iniziale in x0 = 0, qundi cos x0 > 0,
scegliamo come primitiva la funzione A(x) = − log(cos x). L’integrale generale dell’equazione
data sarà allora
Z Z
− log(cos x) 1 log(cos x)
y(x) = e ( cos x e dx + c) = cos x ( dx + c) = cos1 x (x + c), c ∈ R,
1

Imponendo la condizione iniziale y(0) = π si ottiene C = π e quindi la soluzione del problema


di Cauchy proposto è
y(x) = cos1 x (x + π).
xy
14. L’equazione y 0 = 1+x 3
2 + x è equazione differenziale lineare del primo ordine non omogenea del

tipo y 0 = a(x)y + b(x) con a(x) = 1+xx 3


2 e b(x) = x . L’integrale generale sarà allora della forma
Z
y(x) = eA(x) ( b(x)e−A(x) dx + c), c ∈ R,

x
dove A(x) è una primitiva di a(x). Essendo a(x) = 1+x 2 , scegliamo come primitiva la funzione
1 2

2
A(x) = 2 log(1 + x ) = log 1 + x . L’integrale generale dell’equazione data sarà allora
√ Z √ p Z
log 1+x2 3 − log 1+x2 2 x3
y(x) = e ( x e dx + c) = 1 + x ( √1+x 2
dx + c)
p p p
= 1 + x2 ( 13 1 + x2 (x2 − 2) + c) = 13 (1 + x2 )(x2 − 2) + c 1 + x2 , c ∈ R,
Imponendo la condizione iniziale y(0) = 13 si ottiene c = 1 e quindi la soluzione del problema di
Cauchy proposto è p
y(x) = 31 (1 + x2 )(x2 − 2) + 1 + x2

15. L’equazione differenziale y 0 = xy + 3x


y è equazione differenziale di Bernoulli, ovvero del tipo
0 α 1
y = a(x)y + b(x)y con a(x) = x , b(x) = 3x e α = −1. Possiamo ricondurre tale equazione
a un’equazione differenziale lineare considerando la funzione incognita z(x) 1−α (x) = y 2 (x),
p =y
osserviamo che z(x) ≥ 0. Con tale sostituzione otteniamo che y(x) = z(x) e quindi y 0 (x) =
z 0 (x)
√ e quindi
2 z(x)

z0 z
y0 = y
x + 3x
y ⇔ √
2 z
= x + 3x

z
⇔ z0 = 2z
x + 6x

L’equazione nell’incognita z è equazione differenziale lineare del tipo z 0 = ā(x)z + b̄(x) con
ā(x) = x2 e b̄(x) = 6x ammette come integrale generale
Z 
Ā(x) −Ā(x)
z(x) = e b̄(x)e dx + c

112
con Ā(x) primitiva di ā(x) = x2 . Poiché il dato iniziale è dato in x0 = −1 < 0, possiamo scegliere
come primitiva Ā(x) = 2 log(−x) = log(x2 ) nell’intervallo (0, +∞) ottenendo
Z  Z 
log(x2 ) − log(x2 ) 2 6 2
z(x) = e 6xe dx + c = x x dx + c = x (6 log(−x) + c)

dove c ∈ R, osserviamo che nel dominio deve risultare 6 log(−x)+c ≥ 0. Le soluzioni dell’equazione
di Bernoulli data, definite in (−∞, 0) saranno allora
p p
y(x) = x2 (6 log(−x) + c) = −x 6 log(−x) + c, c ∈ R

Poiché la soluzione deve verificare la condizione iniziale y(−1) = 1 dovremo avere 1 = c e
dunque c = 1. La soluzione del problema di Cauchy proposto è
p p
y(x) = x2 (6 log(−x) + 1) = −x 6 log(−x) + 1
1
definita nell’intervallo (−∞, −e− 6 ).
Si noti che l’equazione data è equazione differenziale omogenea (ovvero della forma y 0 = g( xy )) e
si poteva in alternativa risolverla ponendo z(x) = y(x)
x .
3 3 2
16. L’equazione differenziale y 0 = x xy+y2 = xy + xy2 è equazione differenziale di Bernoulli ma anche
omogenea (di Manfredi). Per risolverla potremo quindi considerare la funzione incognita z(x) =
y 3 (x) oppure z(x) = y(x) 0
x . Con la seconda, abbiamo y(x) = xz(x) e quindi y (x) = z(x) + xz (x)
0

da cui
2
y 0 = xy + xy2 ⇔ z + xz 0 = z + z12 ⇔ z 0 = xz1 2
e l’ultima equazione è equazione differenziale a variabili separabili del tipo z 0 = a(x)b(z) con
a(x) = x1 e b(z) = z12 . Abbiamo allora che le soluzioni dell’equazione sono date da
z 3 (x)
p
3
3 = log |x| + c ⇔ z(x) = 3 log |x| + k, k∈R

e dunque le soluzioni dell’equazione data saranno


p
y(x) = xz(x) = x 3 3 log |x| + k, k∈R

Poiché la soluzione deve verificare la condizione iniziale y(1) = 1 e x0 = 1 > 0, otteniamo che la
soluzione del problema proposto è
p
y(x) = x 3 3 log x + 1.

17. L’equazione y 00 − 5y 0 + 6y = ex + 11e2x è equazione differenziale lineare del secondo ordine a


coefficienti costanti non omogenea. Per risolverla determiniamo innanzitutto l’integrale generale
dell’equazione omogenea associata y 00 − 5y 0 + 6y = 0. L’equazione caratteristica associata,
λ2 − 5λ + 6 = 0, ammette due radici reali distinte λ1 = 2 e λ2 = 3. Quindi l’integrale generale
dell’equazione omogenea è
y0 (x) = c1 e2x + c2 e3x ,
dove c1 , c2 ∈ R sono costanti arbitrarie.
Cerchiamo ora una soluzione particolare dell’equazione non omogenea. Utilizzando il metodo

113
della somiglianza, cerchiamo tale soluzione della forma yp (x) = y1 (x)+y2 (x) essendo y1 (x) = Aex
soluzione dell’equazione y 00 −5y 0 +6y = ex e y2 (x) = Bxe2x soluzione dell’equazione y 00 −5y 0 +6y =
11e2x (siamo in un caso risonante). Derivando due volte e sostituendo nelle rispettive equazioni
otteniamo A = 21 e B = −11. Dunque, la soluzione particolare cercata è

yp (x) = 21 ex − 11xe2x

e l’integrale generale dell’equazione data è allora

y(x) = y0 (x) + yp (x) = c1 e2x + c2 e3x + 21 ex − 11xe2x

dove c1 , c2 ∈ R sono costanti arbitrarie. Determiniamo ora c1 e c2 di modo che risultino soddis-
fatte le condizioni iniziali y(0) = 21 e y 0 (0) = 32 :
( (
y(0) = c1 + c2 + 21 = 32 c1 = −8
0 1 1
⇐⇒
y (0) = 2c1 + 3c2 + 2 − 11 = 2 c2 = 9

La soluzione del problema di Cauchy proposto è allora

y(x) = −8e2x + 9e3x + 21 ex − 11xe2x

18. L’equazione y 00 + 2y 0 + y = (x − 1)e−x è equazione differenziale lineare del secondo ordine a


coefficienti costanti non omogenea. Per risolverla determiniamo l’integrale generale dell’equa-
zione omogenea associata y 00 + 2y 0 + y = 0, l’equazione caratteristica associata, λ2 + 2λ + 1 =
(λ + 1)2 = 0, ammette un unica radice reale λ0 = −1 di molteplicità 2. Quindi l’integrale
generale dell’equazione omogenea è

y0 (x) = c1 e−x + c2 xe−x , c1 , c2 ∈ R.

Cerchiamo ora una soluzione particolare dell’equazione non omogenea. Utilizzando il metodo
della somiglianza, cerchiamo tale soluzione della forma yp (x) = x2 (Ax+B)e−x = (Ax3 +Bx2 )e−x
(siamo in un caso risonante). Derivando due volte e sostituendo nell’equazioni otteniamo A = 61
e B = − 12 . Dunque, la soluzione particolare cercata è

yp (x) = x2 ( x6 − 21 )e−x

e l’integrale generale dell’equazione data è allora

y(x) = y0 (x) + yp (x) = c1 e−x + c2 xe−x + x2 ( x6 − 12 )e−x , c1 , c2 ∈ R.

Determiniamo ora le costanti arbitrarie c1 e c2 di modo che risultino soddisfatte le condizioni


iniziali y(0) = y 0 (0) = 0:
( (
y(0) = c1 = 0 c1 = 0
0
⇐⇒
y (0) = −c1 + c2 = 0 c2 = 0

La soluzione del problema di Cauchy proposto è allora la soluzione particolare trovata

y(x) = x2 ( x6 − 12 )e−x

114
19. y(0) = 0 e y 0 (0) = 1 L’equazione y 00 + y = cos x + x è equazione differenziale lineare del secondo
ordine a coefficienti costanti non omogenea. L’equazione omogenea associata y 00 +y = 0 ammette
come integrale generale
y0 (x) = c1 cos x + c2 sin x, c1 , c2 ∈ R,
dato che l’equazione caratteristica associata, λ2 + 1 = 0, ammette come radici λ = ±i. Cerchi-
amo ora una soluzione particolare dell’equazione non omogenea, utilizzando il metodo della
somiglianza. Cerchiamo tale soluzione della forma yp (x) = y1 (x) + y2 (x) essendo y1 (x) =
x(A cos x + B sin x) soluzione dell’equazione y 00 + y = cos x (siamo in un caso risonante) e
y2 (x) = (Cx + D) soluzione dell’equazione y 00 + y = x. Derivando due volte e sostituendo nelle
rispettive equazioni otteniamo A = 0, B = 21 , C = 1, D = 0. Dunque, la soluzione particolare
cercata è
yp (x) = y1 (x) + y2 (x) = x2 sin x + x
e l’integrale generale dell’equazione data è allora
x
y(x) = y0 (x) + yp (x) = c1 cos x + c2 sin x + 2 sin x + x, c1 , c2 ∈ R.
Determiniamo c1 e c2 di modo che risultino soddisfatte le condizioni iniziali y(0) = 0 e y 0 (0) = 1:
( (
y(0) = c1 = 0 c1 = 0
0
⇐⇒
y (0) = c2 + 1 = 1 c2 = 0
La soluzione del problema di Cauchy proposto è allora la soluzione particolare trovata
x
y(x) = 2 sin x + x

20. L’equazione x2 y 00 +xy 0 +4y = 0 è equazione differenziale di Eulero. Per riportarla a un’equazione
lineare, poiché la condizione iniziale è data in x0 = 1 > 0, poniamo x = et > 0 e z(t) = y(et ).
Otteniamo allora z 0 (t) = et y 0 (et ) = xy 0 (x), z 00 (t) = et y 0 (et ) + e2t y 00 (et ) = xy 0 (x) + x2 y 00 (x), da
cui, sostituendo nell’equazione differenziale data, si ha
z 00 + 4z = 0
Tale equazione è equazione differenziale lineare del secondo ordine a coefficienti costanti omoge-
nea, le cui soluzioni sono date da
z(t) = c1 cos(2t) + c2 sin(2t), c1 , c2 ∈ R
dato che l’equazione caratteristica λ2 + 4 = 0 ammette come soluzioni λ = ±2i. Tornando alla
variabile x = et otteniamo che le soluzioni dell’equazione di Eulero data sono
y(x) = c1 cos(2 log x) + c2 sin(2 log x), c1 , c2 ∈ R.
Determiniamo c1 e c2 in modo che risulti y(1) = y 0 (1) = 1. Abbiamo
( (
y(1) = c1 = 1 c1 = 1
0
⇐⇒
y (1) = 2c2 = 1 c2 = 21
La soluzione del problema di Cauchy proposto è allora
y(x) = cos(2 log x) + 21 sin(2 log x).

115

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