UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA
DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA CIVILE E AMBIENTALE
Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria per l’Ambiente e il territorio
(Curriculum: Ambiente ed energia)
Classe LM-35
ANALISI E DIMENSIONAMENTO DI UN
TERMOVALORIZZATORE PER RIFIUTI URBANI DESTINATO
ALLA PROVINCIA DI ANCONA
Corso di Impianti tecnici per il trattamento dei rifiuti
Docente: Studenti:
Prof. Francesco Di
Maria Luca Saletti
Francesco Rossi
Paride Raggiotti
Anno accademico 2023/2024
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Sommario
Introduzione.............................................................................................................................. 3
Gestione dei rifiuti .................................................................................................................... 5
Cenni storici........................................................................................................................... 5
Quadro normativo italiano ................................................................................................... 6
Inquadramento territoriale .................................................................................................... 12
Regione Marche .................................................................................................................. 12
Provincia di Ancona ............................................................................................................ 13
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Introduzione
Negli ultimi decenni, la riduzione dell’impatto ambientale e la gestione sostenibile dei
rifiuti sono diventate priorità assolute per le società moderne. Il crescente inquinamento
atmosferico, il cambiamento climatico e l’esaurimento delle risorse naturali stanno
spingendo governi, industrie e cittadini verso un ripensamento radicale dei modelli
produttivi e dei sistemi di gestione delle risorse.
Il sistema energetico globale sta affrontando sfide senza precedenti: sebbene l’adozione di
fonti energetiche rinnovabili come l’energia solare e quella eolica stia accelerando, tali
risorse non sono ancora sufficientemente stabili o distribuite per coprire l’intero
fabbisogno energetico globale. La transizione energetica verso un futuro a basse emissioni
di carbonio richiede soluzioni integrative che possano contribuire a garantire un
approvvigionamento energetico costante e sicuro, anche in periodi di bassa produzione da
fonti rinnovabili.
Parallelamente, la produzione e il consumo globali continuano ad aumentare, portando a
un accumulo costante di rifiuti solidi urbani (RSU), che rappresentano una delle principali
sfide ambientali contemporanee. Gli attuali modelli di gestione, basati in larga parte sulle
discariche, sono insostenibili a lungo termine, poiché queste non solo occupano vaste aree
di terreno, ma rilasciano anche gas serra come il metano, una delle principali cause
dell’aumento della temperatura globale.
In questo quadro, la necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e di sfruttare
fonti energetiche alternative si è intensificata e uno degli approcci più promettenti è
rappresentato dalla valorizzazione energetica dei rifiuti. L’idea di trasformare i rifiuti in
risorsa energetica non è una novità, ma ha guadagnato rilevanza negli ultimi anni grazie
all’avanzamento delle tecnologie di incenerimento e ai progressi nella riduzione delle
emissioni inquinanti. Il recupero energetico dai rifiuti, attraverso la combustione
controllata, rappresenta una soluzione praticabile e complementare agli sforzi di riduzione
e riciclo, consentendo di sfruttare il potenziale energetico residuo dei materiali che non
possono essere riciclati.
La possibilità di generare elettricità e calore da fonti altrimenti destinate alla discarica,
rappresenta un duplice vantaggio: da un lato si riduce il volume dei rifiuti da smaltire e
dall’altro si contribuisce all’approvvigionamento energetico. Le discariche, infatti, non solo
rappresentano una soluzione temporanea e dannosa per l’ambiente, ma sono anche fonti
di inquinamento a lungo termine. Il metano prodotto dalla decomposizione dei rifiuti
organici è un gas serra estremamente potente, con un impatto sul riscaldamento globale
circa 25 volte maggiore rispetto la CO2. La riduzione della quantità di rifiuti destinati alle
discariche, attraverso l’incenerimento con recupero energetico, permette di abbattere
queste emissioni, contribuendo alla mitigazione del cambiamento climatico. Inoltre, gli
impianti di incenerimento con recupero di energia offrono un’opportunità concreta per
trasformare i rifiuti in energia utilizzabile, sia sottoforma di elettricità che di calore,
attraverso un processo di combustione altamente controllato e sicuro.
Nel contesto attuale di crescente domanda energetica e necessità di ridurre le emissioni di
gas serra, gli impianti di incenerimento con recupero energetico sono fondamentali e il
loro dimensionamento richiede una complessa valutazione ingegneristica di fattori tecnici,
economici e normativi.
Nel seguente elaborato vengono approfonditi i criteri di progettazione di un inceneritore
con recupero energetico, esaminando i principi termodinamici che governano il processo e
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le tecnologie utilizzate per ridurre le emissioni e migliorare l’efficienza energetica.
DA INCOLLARE L’INTRODUZIONE CHE HA PARIDE
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Gestione dei rifiuti
Cenni storici
La gestione dei rifiuti ha una lunga storia che riflette i cambiamenti nelle abitudini umane,
nella popolazione e nell'industrializzazione. Fin dall'antichità, i rifiuti sono stati una
preoccupazione per le comunità, ma la loro gestione è diventata una vera sfida solo con
l'aumento della popolazione e l'urbanizzazione. Nell'antichità, le civiltà organizzate già
riconoscevano la necessità di smaltire i rifiuti in modo sicuro. A Roma, ad esempio,
venivano usati sistemi di smaltimento rudimentali, come discariche fuori città. Tuttavia, per
la maggior parte della storia umana, i rifiuti venivano semplicemente accumulati o bruciati
all'aperto. Durante il Medioevo, i rifiuti urbani venivano scaricati in strada o nei fiumi,
causando problemi di salute pubblica come malattie e infestazioni. A causa della mancanza
di un sistema organizzato, le città medievali soffrivano spesso di epidemie come la peste
nera. Con l'inizio dell'industrializzazione nel XVIII e XIX secolo, la produzione di rifiuti
crebbe in maniera esponenziale. Le città, in particolare in Europa e negli Stati Uniti, si
trovarono di fronte a problemi di smaltimento senza precedenti. Fu in questo periodo che
iniziò a prendere forma la moderna gestione dei rifiuti. Si ha nel tardo XIX secolo una prima
correlazione tra gestione dei rifiuti e sanità, che portò poi all'introduzione di norme
igieniche, come la raccolta dei rifiuti porta a porta. Si ha in quegli anni l’implementazione
da parte di molte città europee e americane di servizi di raccolta organizzati, con la
successiva nascita dei primi inceneritori per bruciare i rifiuti. L'incenerimento divenne poi
una pratica diffusa, considerata una soluzione efficace per la riduzione del volume dei
rifiuti. Nel XX secolo, con la crescita della produzione industriale e il boom della plastica e
di altri materiali non biodegradabili, i governi iniziarono a sviluppare strategie più
complesse di gestione dei rifiuti. Negli anni '50 e '60, il metodo predominante di
smaltimento era la discarica. Tuttavia, si riconobbe rapidamente che il crescente volume di
rifiuti e la limitata disponibilità di spazi per le discariche avrebbero portato a gravi
conseguenze ambientali. Negli anni '70, la consapevolezza ambientale iniziò a crescere,
portando all'adozione delle prime normative volte a ridurre l'impatto ecologico dello
smaltimento dei rifiuti. È in questo periodo che si sviluppò il concetto di riciclaggio:
l'attenzione si spostò verso la riduzione dei rifiuti e il riutilizzo dei materiali.
Negli ultimi decenni, la gestione dei rifiuti ha continuato a evolversi con l'introduzione di
nuovi approcci basati sull'economia circolare. Questo modello, promosso dall'Unione
Europea e da altri organismi internazionali, punta a minimizzare i rifiuti attraverso la
progettazione di prodotti più sostenibili, il riutilizzo delle risorse e il riciclaggio. L'obiettivo è
ridurre al minimo i rifiuti inviati in discarica o inceneriti, optando per vie che possano
garantire uno sfruttamento del rifiuto.
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Figura 1: Schema della gerarchia dei rifiuti.
Le recenti politiche di gestione dei rifiuti seguono la gerarchia dei rifiuti, in figura.
Al vertice di essa si trova la prevenzione, che mira a ridurre la produzione di rifiuti
fin dalla fonte.
Segue la preparazione per il riutilizzo, che consiste nel prolungare la vita utile dei
prodotti attraverso la manutenzione e il riuso.
Al terzo livello c'è il riciclaggio, che permette di recuperare materiali come carta,
metalli, plastica e vetro per reintrodurli nel ciclo produttivo.
Successivamente, troviamo il recupero di altro tipo, che include il recupero di
energia attraverso processi come la produzione di biogas o la termovalorizzazione.
Infine, l'opzione meno sostenibile è lo smaltimento in discarica, indicata come
ultima risorsa.
Quadro normativo europeo
La normativa europea sulla gestione dei rifiuti urbani si basa principalmente sulla Direttiva
2008/98/CE, nota come Direttiva quadro sui rifiuti, che stabilisce i principi generali e gli
obiettivi per tutti gli Stati membri; tra i principi si può trovare ad esempio la gerarchia dei
rifiuti. La Direttiva è stata poi aggiornata con l’aggiunta di obiettivi di riciclaggio più
ambiziosi:
il 55% dei rifiuti urbani deve essere riciclato entro il 2025,
il 60% entro il 2030
il 65% entro il 2035.
La Direttiva stabilisce anche che gli Stati membri debbano garantire la raccolta
differenziata per i flussi di materiali come carta, vetro, metalli e plastica, e prevede
l'introduzione della raccolta differenziata obbligatoria per i rifiuti organici. Viene rafforzato
inoltre il concetto che il riciclaggio dei rifiuti organici sia essenziale per il raggiungimento
degli obiettivi, richiedendo la costruzione di nuovi impianti o l'ammodernamento di quelli
esistenti. Viene richiesta anche la riduzione dei rifiuti destinati allo smaltimento in
discarica, fissando un limite del 10% entro il 2035. Per raggiungere questi obiettivi, si
incoraggia l'uso di misure come la tariffazione puntuale, che premia i cittadini per una
corretta gestione dei rifiuti, e la responsabilità estesa del produttore, che impone ai
produttori di coprire i costi della raccolta e del riciclo.
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Quadro normativo italiano
Figura 2: percentuali di trattamento dei rifiuti dei paesi UE (grafico).
L’Italia ha adottato una serie di misure specifiche per migliorare la gestione dei rifiuti
urbani, puntando sui capisaldi dell’economia circolare e quindi sulla gerarchia dei rifiuti.
Rispetto alla media europea l’Italia si pone al di sotto per percentuale di rifiuti smaltiti in
discarica, con il 21%. I cittadini italiani risultano inoltre leggermente più “virtuosi” poiché
producono un quantitativo minore di rifiuti pro-capite, come si può vedere dai dati forniti
da ISPRA.
Figura 3: percentuali di trattamento dei rifiuti UE (tabella).
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Uno dei punti chiave del [Link]. 152/2006, che regola la gestione dei rifiuti italiana, è
l'imposizione di obiettivi di raccolta differenziata sempre più stringenti. A partire dalla sua
messa in atto, il decreto ha stabilito obiettivi progressivi, come il raggiungimento del 65%
di raccolta differenziata entro il 2012. Questi obiettivi sono stati ulteriormente rinforzati
dalle normative europee e dai successivi aggiornamenti del Codice dell'Ambiente.
L'Italia ha compiuto progressi significativi nella raccolta differenziata, con una percentuale
nazionale che si attesta intorno al 65,2% nel 2022 . Tuttavia, esistono ancora disparità
significative tra le diverse regioni, con il nord Italia che registra percentuali più elevate
rispetto al sud e alle isole. Questa disomogeneità è spesso attribuita alla diversa
distribuzione e qualità degli impianti di trattamento dei rifiuti. In alcune aree, la mancanza
di infrastrutture adeguate per il trattamento dell'organico o il recupero dei materiali
differenziati rappresenta un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi di riciclo.
L'investimento in impianti di compostaggio e digestione anaerobica è fondamentale per
gestire la crescente quantità di rifiuti organici raccolti. Il Programma Nazionale di Ripresa e
Resilienza (PNRR) ha infatti allocato fondi specifici per migliorare la capacità impiantistica e
ridurre le disuguaglianze regionali. Si prevede, inoltre, la costruzione di nuovi impianti di
trattamento e riciclo per specifiche frazioni di rifiuti, con l’obiettivo di raggiungere
un'economia circolare più efficace.
Figura 4: obiettivi italiani per la gestione dei rifiuti.
Uno degli obiettivi fondamentali della normativa italiana è la riduzione progressiva dei
rifiuti smaltiti in discarica. Il Piano Nazionale di Gestione dei Rifiuti prevede che entro il
2035 solo il 10% dei rifiuti urbani possa essere destinato alla discarica . Nel 2022, lo
smaltimento in discarica ha interessato circa 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti, segnando
una riduzione del 7,9% rispetto all'anno precedente . Il miglioramento della raccolta
differenziata e la maggiore efficienza degli impianti di trattamento meccanico biologico
(TMB) sono stati identificati come i principali fattori che hanno contribuito a questa
riduzione. Accanto alla riduzione dello smaltimento in discarica, l’Italia sta cercando di
incrementare l’uso dell’incenerimento con recupero di energia come metodo di
trattamento per i rifiuti non riciclabili. Nel 2022, circa il 50% dei rifiuti inceneriti in Italia è
stato sottoposto a trattamento preliminare, come richiesto dalle normative.
Un altro aspetto importante della normativa italiana riguarda la responsabilità estesa del
produttore (EPR), che impone ai produttori di coprire i costi associati alla gestione dei
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rifiuti derivanti dai loro prodotti. Questa misura è applicata principalmente nel settore
degli imballaggi, dove il sistema CONAI (COnsorzio NAzionale Imballaggi) svolge un ruolo
centrale nella gestione dei rifiuti di imballaggio.
Figura 5: andamento negli anni di produzione RU, legato a PIL e spesa media delle famiglie.
Si può notare dal grafico come il trend della produzione di RU, in rosso, sia in calo: anche a
prescindere dal picco negativo del 2020 (causato dalla quarantena) è evidente che le
politiche italiane abbiano avuto un impatto estremamente positivo, come si evince
dall’abbattimento della salita della curva dopo il 2006 e dalla sua successiva discesa.
Scrivere meglio
La normativa italiana sulla gestione dei rifiuti urbani è in continua evoluzione, in risposta
alle direttive europee e alle esigenze di sostenibilità ambientale. Gli obiettivi ambiziosi
fissati dalle leggi nazionali e dai programmi di gestione richiedono un impegno costante da
parte delle amministrazioni locali e centrali, nonché investimenti significativi per migliorare
l'efficienza degli impianti e promuovere comportamenti virtuosi tra i cittadini.
Dal lato impiantistico, in Italia, sono presenti 657 impianti per la gestione rifiuti; di questi,
dedicati al trattamento della frazione organica si hanno:
285 impianti di compostaggio;
22 impianti di digestione anaerobica, che trattano la frazione organica e
permettono il recupero energetico.
51 impianti di trattamento integrato anaerobico/aerobico, che combinano
compostaggio e digestione anaerobica.
Spostando il focus agli impianti per il trattamento termico dei rifiuti invece lo scenario
italiano è più povero:
36 impianti di incenerimento con recupero di energia.
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Figura 6: distribuzione territoriale degli impianti di incenerimento in Italia.
Figura 7: andamento temporale della produzione di energia elettrica e termica dagli impianti di incenerimento.
Figura 8: tipologie di inceneritori in Italia.
La maggior parte degli impianti si trova al Nord (53,1%), mentre il 17,7% è situato nel
Centro e il 29,2% al Sud; non stupisce quindi il divario nelle quantità di rifiuti trattati tra
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settentrione e meridione, imputabile oltre che ad altre cause come differenza nei redditi
anche alla mancanza di impiantistica.
Importante specificare che questi dati sono aggiornati al 2022: da allora sono stati avanzati
numerosi progetti per nuovi impianti sfruttando i fondi del PNRR (Piano Nazionale di
Ripresa e Resilienza). Con questi nuovi impianti per la gestione di rifiuti si spera di colmare
il divario tra nord e centro-sud, almeno dal lato impiantistico.
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Inquadramento territoriale
Regione Marche
Nel 2022, la Regione Marche ha registrato una produzione totale di rifiuti urbani pari a
758.397 tonnellate, con una diminuzione del 2,36% rispetto all'anno precedente. Tra le
province marchigiane, la raccolta differenziata si è attestata al 72,14% a livello regionale,
superando l'obbligo normativo del 65% in tutte le province.
Regione nel centro Italia con una popolazione di circa 1.48 milioni di abitanti (dati ISPRA
2022), Le Marche hanno raggiunto un tasso di 72% di raccolta differenziata nel 2022, sopra
la media nazionale del 65,2%. La regione può vantare una alta efficienza , che la distingue
da altre regioni del centro (dove il tasso di raccolta differenziata si aggira sul 65%) e del sud
(55%), ponendola al sesto posto tra le regioni italiane che effettuano più raccolta
differenziata.
Figura 9: produzione RU e RD delle province marchigiane.
Le province delle Marche mostrano differenze nel dato pro capite e nella gestione dei
rifiuti:
Ancona ha uno dei tassi più elevati di produzione di rifiuti, essendo una delle
province più popolose.
Macerata e Pesaro-Urbino si distinguono per l'efficienza nella raccolta differenziata,
con valori superiori alla media regionale.
Ascoli Piceno e Fermo presentano dati intermedi ma si sono allineate agli obiettivi
regionali e nazionali.
In figura si possono trovare le percentuali dei rifiuti prodotti nel 2022 nelle Marche:
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Figura 10: produzione percentuale di rifiuti delle Marche.
Provincia di Ancona
Figura 11: provincia di Ancona.
Capoluogo di regione delle Marche, la città di Ancona vanta circa 98.880 abitanti nel 2022.
In tutta la provincia si contano invece 460.428 abitanti, un numero in calo negli ultimi anni
come si può notare dai dati. Assieme alla popolazione, negli ultimi anni, c’è stato un
leggero calo di rifiuti, con produzione pro capite che si aggira nello stesso intervallo di
505/515 kg/ab*anno (con un picco negativo nel 2020 legato alla quarantena). Negli anni la
provincia ha visto un crescere della percentuale di RD, coerentemente con il resto della
regione, raggiungendo nel 2022 il picco di 71.5%.
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Figura 12: dati negli anni relativi alla provincia di Ancona.
Figura 13: focus sull’andamento temporale di RU e RD per la provincia di Ancona.
Figura 14: quantità di rifiuti prodotti nell’anno 2022 nelle province marchigiane, focus su Ancona.
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