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LA DELUDENTE

TERAPIA DEL DERMATOLOGO


Vista l'inutile sperimentazione delle lozioni e considerando che questi preparati non potevano
essere di giovamento alla generalità delle persone, decisi di sottopormi al controllo medico di uno
specialista.
Le malattie, normalmente, hanno un decorso differenziato: si sviluppano o regrediscono a
seconda dell'individuo che le subisce. I medicamenti vanno, quindi, dosati, secondo i singoli casi,
con appropriate terapie. Mi armai di ottimismo, ipotizzando che la strada giusta da percorrere fosse
quella della medicina.
I calvi, pensai, non ricorrono, forse per timidezza o anche per vergogna, alle cure che
potrebbero dare i medici debitamente specializzati.
Le prescrizioni ordinatemi dal dermatologo, non furono il toccasana.
Lo shampoo a base di zolfo, eliminò la forfora, ma non la caduta e il prurito. Il continuo uso
arrossava la parte non rigogliosa e quella priva di capelli. I residui peletti diventavano secchi e
smunti.
Per attenuare il rossore, ad una successiva visita mi fu ordinato di completare il primo lavaggio
con un altro comune shampoo e con una lozione a base di cheratina. Seguii anche questa
prescrizione, senza successo. L' ottimismo iniziale incominciò a scemare.
Suscitai l'adirata reazione del medico, quando, diagnosticandomi la insufficienza di vitamina e
di ormoni, gli feci notare che tali primarie sostanze non potevano mancare soltanto in una
limitatissima zona della testa e alimentassero solo il parietale e la nuca.
Mentre esprimevo, garbatamente e ingenuamente, i miei dubbi su tale ipotesi deficitaria, la sua
reazione fu quella di zittirmi imperiosamente con la classica battuta: il medico sono io.
Accettai sommessamente il richiamo. Per riverenza e rispetto non ebbi il coraggio di replicare:
era una persona avanti negli anni.
Neanche il ciclo delle vitamine bloccò il male. Eppure osservai diligentemente le dosi nel
periodo del trattamento.
Non demordevo: continuavo il controllo dei capelli per accertare qualche sintomo di ripresa.
Invano.
II sebo aumentava e la forfora, simile a scaglie di pesce, veniva giù con i ciuffi appiccicati. La
seborrea oleosa, dunque, non cessava.
I capelli acquistavano sempre più una condizione anemica sottili e corti, deboli e mosci. A
questi si stava sostituendo uno strato di peluria atrofizzata. Ormai ero già in piazza, come si usa
dire. Ero diventato un diverso.
Certamente, la causa è da addebitare all'atrofia del bulbo. Ma il motivo per la quale la radice si
secchi in determinati punti e non in tutta la testa, neanche il dermatologo fu in grado di spiegarmelo.
Non fu capace, dunque, di dirmi perché il ciclo fisiologico del capello si ripeta costantemente nella
zona parietale, e non nella parte calva. Eppure i confini tra la florida e la sterile non sempre sono
netti.
In alcuni casi il limite è improvviso; non esiste un'area intermedia: si passa, improvvisamente,
dalle floridità alla sterilità assoluta; da quella florida ove si riscontra il cuoio capelluto rigoglioso,
calloso e di un certo spessore, a quella sterile ove la cute risulta incollata e fusa con l'osso cranico.
Massaggiare la parte folta non pone problemi di sorta. La si può muovere in senso rotatorio, o
su e giù, con i polpastrelli, senza alcun fastidio o danno, anzi è gradevole e i capelli non cadono.
Altrettanto non è possibile dove si è formata la rara peluria perché la pelle, divenuta sottilissima, si
è appiccicata al cranio.
Neanche questi quesiti ebbero risposta. Come poteva darmela, se anche lui, lo specialista, era
pelato!?
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