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1.

URBANISTICA

1.1. CONCETTI INTRODUTTIVI

Il termine urbanistica si è storicamente affermato nel momento in cui il grande sviluppo insediativo in atto
richiedeva strumenti di controllo e di orientamento dell'urbanizzazione. Successivamente, quando agli
effetti dello sviluppo dei centri abitati hanno esteso la loro portata ben oltre i limiti dell'ampliamento
urbano e le politiche di infrastrutturazione hanno legato tutto il territorio in un processo di causa ed effetto,
si è affermato, con maggiore frequenza, il termine "pianificazione territoriale". Il termine urbanistica viene
oggi usato per definire nel suo complesso la disciplina che studia gli insediamenti sul territorio e che ne
regolamenta lo sviluppo e le trasformazioni. Si attua attraverso uno studio (scientifico e pratico) che ha per
oggetto il miglior utilizzo e la tutela delle risorse naturali e territoriali al fine di garantire una corretta
pianifica zione degli insediamenti umani.

Studio scientifico

Riguarda l'analisi degli elementi che caratterizzano il più razionale assetto insediativo del territorio e la
forma dell'aggregato edilizio più idoneo alla vita in comune. I risultati sono riportati in norme giuridiche
necessarie a tutti coloro che operano nel complesso procedimento di formazione ed attuazione degli
strumenti urbanistici. Essi sono: i funzionari e gli impiegati comunali, provinciali e regionali che per ragioni
di ufficio adempiono alla formazione ed attuazione degli strumenti urbanistici.

Studio pratico

Riguarda la migliore realizzazione concreta di un centro abitato, di un complesso residenziale. Questo tipo
di studio è di pertinenza degli urbanisti e dei tecnici incaricati alla progettazione e/o direzione lavori dei
manufatti che verranno realizzati o redatti. Lo Stato italiano definisce, con la Costituzione repubblicana del
1948, i propri poteri riconoscendo e promuovendo un sistema di autonomie locali dotate anch'esse di
poteri e funzioni. Lart. 117, attraverso la citata legge di riforma costituzionale, ha subito una vera e propria
rivoluzione Copernicana, definendo tre differenti tipologie di potestà legislativa.

Potestà legislativa esclusiva dello Stato

Potestà legislativa concorrente Stato-Regioni

Potestà legislativa esclusiva delle Regioni.

la potestà legislativa esclusiva dello Stato, quest'ultimo ha il compito di governare definendo tutta la
normativa necessaria, sia quella basata sui principi fondamentali, sia quella relativa alle norme
regolamentari. Ove è prevista la potestà legislativa concorrente Stato-Regioni, allo Stato è demandato
esclusivamente il compito di definire i "principi legislativi fondamentali", mentre alle Regioni spetta la
definizione degli aspetti regolamentari. Infine nel caso di potestà legislativa esclusiva delle Regioni, queste
ultime definiscono sia i "principi legislativi fondamentali sia gli aspetti regolamentari. Ciò ha provocato,
nella pratica, livelli legislativi diversi (statale, regionale, provinciale, comunale) in alcuni casi in netto
contrasto tra di loro; si tenga inoltre presente che taluni aspetti di aggiornamento normativo riferiti alle
materie di nostro interesse, ad esempio l'urbanistica e l'edilizia, sono attuati prima dalle Regioni e solo
successivamente dallo Stato. ll tempo e le vicende che si sono succedute hanno evidenziato inoltre come le
modifiche costituzionali del 2001 relative al Titolo V abbiano in moltissimi casi provocato appesantimenti
della macchina burocratica oltre ad un notevole aumento dei costi per la collettività. Per il Titolo V, la
soppressione della competenza concorrente, con una redistribuzione delle materie tra competenza
esclusiva statale e competenza regionale. Veniva introdotta inoltre una "clausola di supremazia".
1.2. LEGISLAZIONE URBANISTICA ED EDILIZIA

Dalla rivoluzione industriale al secondo dopoguerra: Sono note le condizioni di vita nelle periferie delle città
industriali nei primi anni dell'800 caratterizzate da case ammassate, baracche non igieniche e mancanza di
ogni servizio. Da queste situazioni hanno origine i primi provvedimenti che tanto peso avranno poi
nell'urbanistica: i regolamenti d'igiene e i regolamenti edilizi. E tra il 1870 e il 1914 che le città dell'Europa
occidentale assumono quel carattere di metropoli, si creano infatti: i grandi parchi pubblici, le reti di
trasporto urbano e metropolitano, i maggiori impianti tecnici a rete. Le strutture fisiche realizzate in quel
periodo sono state fino ai giorni nostri il supporto all'espansione successiva: i centri urbani coincidono
tuttora largamente con i centri ottocenteschi, mentre le zone più recente svilupp0 conservano il carattere
di periferia, probabilmente anche a causa di uno sviluppo dettato dai principi dello zoning mono funzionale
portati avanti dal Movimento Moderno. Lo zoning mono funzionale, in totale contraddizione coni principi di
sviluppo delle città fino agli inizi del 1900, ha generato quartieri ghetto, mancanti di tutte quelle
caratteristiche funzionali, dette “diversità”. La prima legge italiana che contiene elementi di disciplina
urbanistica è la legge n. 2359 del 25 giugno 1865 che prescrive, per i Comuni con almeno 10.000 abitanti, di
impostare un piano regolato dell'esistente nucleo urbano indicante le linee da osservare nelle costruzioni e
ricostruzioni e l'obbligo della cessione immediata al Comune del terreno occorrente per la costruzione delle
strade pubbliche previste dal piano di ampliamento. Le occasioni di applicazione della legge sono costituite
da importanti avvenimenti nazionali: il trasferimento della capitale d'Italia da Torino a Firenze (1865) e da
Firenze a Roma (1873) che dà la possibilità di adottare i primi due piani urbanistici italiani, mentre
bisognerà aspettare il 1889 per avere quelli di altre due grandi citta (Milano e Bologna) e il 1908 per avere
quello di Torino. Piani parziali di risanamento vengono adottati per Napoli e Palermo, rispettivamente nel
1885 e nel 1894. A Napoli, ad esempio, l'adattamento urbanistico si risolve con l'allontanamento di circa
60.000 abitanti dai rioni popolari centrali verso la periferia, con grandi vantaggi per la proprietà
immobiliare. Alla fine della prima guerra mondiale, a partire dal 1920, vengono approvati una serie di piani
tutti incentrati sul concetto di maggior sfruttamento possibile delle aree fabbricabili. In particolare, a Roma
e a Milano, si approvano nuovi regolamenti edilizi (allora chiamati regolamenti d'ornato) che consentono di
innalzare le densità edilizie specie nelle zone di ricostruzione. Quindi il regime fascista unisce l'esaltazione
dei valori immobiliari nelle grandi città ad un programma di borghi e città nuove che diano casa e terre da
coltivare al proletariato, dando risposta alle promesse fatte in trincea ai soldati durante la prima guerra
mondiale. Questo è il quadro delle realizzazioni in atto nel periodo tra le due guerre in Italia: bisogna
segnalare che parte della cultura urbanistica operante, attraverso le innovazioni nel panorama culturale
architettonico, si avvicina alla cultura del razionalismo. Gli studi avviati dagli architetti del Movimento
Moderno sull'existens minimum, cioè sulla perfetta funzionalità della cellula d'abitazione, anche a dispetto
delle reali esigenze umane, qualificate e quantificate in tutti gli aspetti della vita quotidiana, si estendono
metodologicamente ai meccanismi di produzione e di riproduzione della forza lavoro sul territorio,
distinguendo tra: zone destinate al lavoro, zone per le abitazioni, zone per lo svago e la ricreazione.
Ricollegandomi alla citata sociologa J. Jacobs. Difronte alla pianificazione urbanistica, la proposta della
Jacobs è di verificare come le città funzionino arrivando quindi a proporre specifici mutamenti da apportare
alle impostazioni urbanistiche e architettoniche in vigore in pieno XX secolo. I tradizionali principi urbanistici
vengono stravolti dalla Jacobs: meglio una città a misura umana, come nell'antichità. Secondo la sociologa,
finito per separare la progettazione dalle reali esigenze della comunità, creando quegli squilibri
rappresentati al meglio proprio dallo stato delle periferie di tutto il mondo occidentale.

N.B è l'architetto Marco Romano, che ha trattato magnificamente lo sviluppo della città antica, con raffronti
sui "disastri" creati nell'ultimo secolo dai principi del Movimento Moderno.
Tornando al nostro Paese, in piena guerra, una commissione di tecnici presieduta dal prof. Testa
predispone un progetto di legge rifacendosi ai modelli stranieri più progressisti. Comunque dovettero
passare dieci anni perché cominciasse ad essere applicata e, ancora oggi, tutta la materia urbanistica, la
legge n. 1150 del 17 agosto 1942, profondamente modificata da provvedimenti parziali norme settoriali o
legislazioni regionali che hanno in parte arricchito la regolamentazione dell'uso del suolo e in parte
modificato la normativa originale; non esiste pertanto un corpo legislativo organico che coordini lo sviluppo
territoriale indirizzando e regolando l'attività pianificatori, bensì una serie di provvedimenti parziali. A titolo
di precisazione, con il termine di "pianificazione" si intende il governo dell'uso del territorio ad ampia scala,
attraverso componenti tecnico-scientifiche e socio-economiche. Solo a partire dagli anni Settanta, si è
iniziata a porre la necessaria attenzione alle dinamiche della trasformazione territoriale ad ampia scala
(territoriale regionale, provinciale), volto alla pianificazione del territorio in alternativa e/o integrazione alla
sola urbanistica. la pianificazione in Italia si avvale delle conquiste concettuali maturate negli ultimi
decenni, sia a scala internazionale (vedi direttive UE), sia a scala nazionale. Ciò ha portato alla
promulgazione di norme specifiche relative alle procedure di valutazione dell'impatto ambientale (VIA
CEE/1985) e di valutazione ambientale strategica (VAS UE-2004). Ulteriore elemento, che concorre alle
scelte di politica urbana, è un rinnovato interesse e attenzione nei confronti del paesaggio, auspicato in
sede internazionale, attraverso la Convenzione europea del paesaggio, adottata dal Comitato dei Ministri
del Consiglio d'Europa a Strasburgo il 19 luglio 2000 e aperta alla firma degli Stati membri
dell'organizzazione a Firenze il 20 ottobre 2000. La Convenzione, il primo trattato internazionale si applica a
tutto il territorio delle Parti: sugli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani. Riconosce pertanto in ugual
misura i paesaggi che possono essere considerati come eccezionali, i paesaggi del quotidiano e i paesaggi
degradati. In Italia è entrata in vigore nel 2006. Punto cardine è la partecipazione e il coinvolgimento degli
abitanti. La Convenzione europea del paesaggio impegna gli Stati che l'hanno adottata a promuovere
politiche di salvaguardia, di gestione e di pianificazione dei paesaggi, coinvolgendo le popolazioni
interessate nei rilevanti processi decisionali, imponendo agli Stati che vi hanno aderito di: riconoscere
giuridicamente il paesaggio, intraprendere delle azioni di salvaguardia, gestione, valorizzazione, restauro
e/o creazione dei paesaggi rispetto all'intero territorio nazionale. È fondata sul principio che la dimensione
paesaggistica del territorio rappresenta ovunque una componente essenziale dell'ambiente di vita delle
popolazioni, espressione della diversità del loro patrimonio comune culturale e naturale, fondamento della
loro identità e risorsa economica per il loro sviluppo sostenibile. Il Congresso dei poteri locali e regionali del
Consiglio d'Europa ha incoraggiato gli enti locali a creare un organismo, la RECEP, in grado di rappresentarli
e sostenerli, a livello europeo, nel momento in cui sono chiamati ad applicare i principi della Convenzione
nei territori di loro competenza.

2. ARGOMENTI SPECIFICI- URBANISTICA

2.1. ZONE OMOGENEE (d.m. n. 1444/1968)

È definita zona quella parte del territorio comunale che ha o per la quale Si prevede, negli strumenti
urbanistici, una determinata destinazione d'uso. l territorio comunale è suddiviso nelle seguenti zone
territoriali omogenee :

Zone A: le parti del territorio delimitate come centro storico ed i nuclei di interesse storico, artistico ed
ambientale;

Zone B: le parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalla zona A, cosi classificate:

- B1:le parti del territorio per le quali il PR.G. non prevede particolari modificazioni dell'attuale stato di
fatto;
-B2: le parti del territorio per le quali si richiedono interventi di ristrutturazione urbana o edilizia;

-B3: le parti del territorio per le quali si richiedono interventi coordinati per ambiti significativi

Zone C: le parti del territorio destinate a nuovi complessi insediativi prevalentemente residenziali;

Zone D: le parti del territorio destinate a nuovi insediamenti per impianti industriali e ai nuovi insediamenti
di carattere commerciale e direzionale con le relative attrezzature;

Zone E le parti del territorio nelle quali viene mantenuta l'attività agricola;

Zone F: le aree destinate ad attrezzature pubbliche.

2.2. STANDARD URBANISTICI E RESIDENZIALI (legge n. 765/1967 e d.m. n. 1444/1968)

Gli standard urbanistici rappresentano i rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti
(residenziali, produttivi e direzionali/commerciali) e gli spazi pubblici a loro dedicati, insediamenti produttivi
e direzionali commerciali. In base alle disposizioni del d.m. 1444/1968 per gli insediamenti residenziali gli
standard sono fissati in misura tale da assicurare per ogni abitante, insediato o da insediare, la dotazione
minima, inderogabile, di mq 18, con esclusione degli spazi destinati alle sedi viarie che ogni Comune è
libero di fissare in mq di standard.

Mq 4,50 di aree per l'istruzione: asili nido, scuole materne e scuole dell'obbligo.

Mq 2,00 di aree per attrezzature di interesse comune

Mq 9,00 di aree per spazi pubblici attrezzati a parco, per il gioco e per lo sport

Mq 2,50 di aree per parcheggi

N.B. Nel caso in Cui l'area di progetto sia contigua o in diretto rapporto di visuale con particolari zone del
territorio (coste, laghi, corsi d'acqua importanti) o con preesistenze storico-artistiche earcheologiche, la
quantità minima di spazio per verde pubblico è fissata in 15,00-ma/ab.

Nei Comuni per i quali la popolazione prevista dagli strumenti urbanistici non sia superiore a 10 mila
abitanti, la predetta quantità minima totale di aree pubbliche è fissata in mq 12,5 di cui 4.5 per istruzione e
8 per le altre funzioni. Una possibile suddivisione può essere quindi:

Mq 4,50 di aree per l’istruzione asili nido, scuole materne e scuole dell'obbligo.

Mq 2,00 di aree per attrezzature di interesse comune: religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie,

Mq 3,50 di aree per spazi pubblici attrezzati a parco

Mq 2,50 di aree per parcheggi

Ad abitante insediato o da insediare corrispondano mediamente 25 mq di superficie lorda abitabile (pari a


80 mc vuoto per pieno), eventualmente maggiorati di una quota non superiore a 5 mq (pari a circa 20 mc
vuoto per pieno) per le destinazioni non specificatamente residenziali ma strettamente connesse con le
residenze (negozi di prima necessità, servizi collettivi per le abitazioni, studi professionali, ecc.).

2.4. TIPI DI EDILIZIA


Edilizia agevolata: questo tipo di edilizia è lo Stato che interviene al fine di favorire la costruzione di alloggi
da destinare a prima casa, mettendo a disposizione dei contributi, con la concessione di mutui agevolati.
Per questo tipo di intervento le imprese di costruzione si rivolgono agli enti territoriali o alle Regioni, per
poter ottenere i finanziamenti necessari. Gli acquirenti per poter beneficiare/acquistare alloggi in regime di
edilizia agevolata è necessario che abbiano i seguenti requisiti: cittadinanza italiana; residenti o domiciliati
nel Comune, non possedere altri alloggi, non avere già ottenuto un'altra abitazione attraverso il contributo
pubblico; rientrare in una specifica fascia di reddito.

Edilizia convenzionata

L’edilizia convenzionata viene attivata da imprese di costruzioni o cooperative, che stipulano in


Convenzione con il Comune nel quale dovranno essere realizzati i lavori. Queste sono: non possedere un
altro appartamento all'interno del territorio comunale; essere residente o domiciliato nel Comune; essere
un cittadino italiano, della Comunità Europea, o possedere un permesso di soggiorno valido non poter
vendere o affittare l'abitazione per un periodo di 5 anni. Trascorsi i 5 anni l'acquirente può affittare o
vendere tenendo però presenti i termini di condizione dettati dalla convenzione.

Edilizia sovvenzionata: Nell'edilizia sovvenzionata sono gli enti territoriali o lo Stato che si fanno totalmente
carico delle costruzioni (ex IACP). Gli alloggi vengono assegnati, in quelle che sono conosciute come case
popolari alle famiglie più bisognose, praticando dei canoni di locazione in base alle condizioni economiche
della famiglia e il numero di componenti.

2.5. 1 PIANI URBANISTICI

Con il termine "territorio" si intende un'unità geograficamente riconoscibile o amministrativamente


delimitata risultato di un insieme di eventi naturali ed umani assai complessi. Ne derivano operazioni di
pianificazione con varie caratteristiche e livelli tutte disciplinate, a livello nazionale, dalla Legge Urbanistica
Fondamentale n. 1150/42 e successive modificazioni e integrazioni

1) Piano di inquadramento o Piano quadro: è un elaborato urbanistico che fissa obiettivi e linee
programmatiche per definire l'assetto del territorio senza imporre obblighi precisi. Si tratta solitamente di
uno strumento di area vasta (a livello regionale e provinciale) attraverso il quale si formulano ipotesi
ragionate per grandi linee, relative al territorio oggetto di piano, riguardanti: la mobilità, i criteri per le
destinazioni d'uso, la localizzazione di impianti di interesse primario, I criteri di dimensionamento,
proporzionamento e normazione dei piani a livello inferiore, le direttive di politica urbanistica per la
corretta gestione del territorio, i vincoli di inedificabilità. Hanno durata illimitata e sono così suddivisi in:
Plano territoriale di coordinamento regionale, Piano territoriale di coordinamento comprensoriale
(provinciale), Piano delle comunità montane.

2) Piano generale: fissa le modalità vincolanti di utilizzazione del suolo sulla base di indirizzi provenienti
anche da strumentazioni di livello superiore. Si tratta solitamente di uno strumento di area media (a livello
comunale o intercomunale) che fissa vincoli, più o meno rigidi, sull'uso delle aree sulla base di elaborati
grafici e norme tecniche di notevole precisione.

3) Piano esecutivo: è detto piano esecutivo un piano che si pone come strumento di attuazione di un piano
generale. Esistono varie tipologie di piani esecutivi, utilizzabili per le diverse circostanze. Tali piani stabilisco
dettagliatamente (anche se talvolta non si escludono alternative o margini controllabili di elasticità obblighi
formali, funzionali e normativi per l'uso delle aree.

I piani quadro
Piano territoriale di coordinamento regionale: i Piano territoriale regionale (P.T.R.) è lo strumento
fondamentale di pianificazione regionale; ha carattere conoscitivo e orientativo ed il suo scopo è quello di
definire gli indirizzi ai quali deve attenersi la pianificazione dei sottostanti livelli: provinciale e comunale. lI
PT.R. può avere anche valenza paesistica ai sensi della legge n. 431/1985 (legge Galasso). È formato da:

1. una relazione che:

a) indica gli obiettivi, i criteri e le principali priorità per l'attuazione degli interventi previsti dal piano

b) definisce le aree da sottoporre a particolare disciplina o particolari direttive

c)contiene lo studio di impatto ambientale di nuovi interventi;

2. gli elaborati grafici e cartografici in scala e numero adeguati, da cui risultino:

a) le zone destinate alla costituzione dei parchi e delle riserve naturali;

b) le zone di interesse paesaggistico, storico, artistico e monumentale;

c) le zone dichiarate sismiche e quelle sottoposte a vincolo idrogeologico, forestale e ad altri vincoli:

d) le zone per le attività produttive; e le sedi per speciali impianti e attrezzature

f) i sistemi di infrastrutture

3. le norme di attuazione del piano, con particolare riferimento a:

a) la tutela delle funzioni di alcune zone o di speciali infrastrutture

b) i criteri ed eventuali limiti relativi a parametri dimensionali da osservare nella formazione degli strumenti
urbanistici generali.

Procedura di approvazione

Il P.T.R. viene: adottato mediante delibera della Giunta regionale, sentito il parere di un organo consultivo;
trasmesso, unitamente alla delibera, al Commissario di Governo per il visto di esecutività; pubblicato, per
un periodo prefissato, presso la segreteria della Regione in questo intervallo di tempo si raccolgono, con
apposito protocollo, le osservazioni degli enti interessati successivamente vengono formulate le relative
controdeduzioni. II P.T.R. viene approvato con apposita legge dal Consiglio regionale, trasmesso per i
controlli di competenza al Ministero dei lavori pubblici e quindi depositato presso ogni Comune per presa
d'atto e visione. Terminata quest'ultima fase viene pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione (B.U.R.)
diviene esecutivo.

Piano territoriale di coordinamento provinciale: stabilisce gli indirizzi per lo sviluppo economico sociale
della Provincia, e, nel rispetto del Piano territoriale regionale, provvede a:

1. individuare le zone e i beni di interesse provinciale da destinare a particolare disciplina ai fini della
difesa del suolo e della sistemazione idrogeologica, della tutela delle risorse naturali;
2. recepire le direttive e/o le prescrizioni ei vincoli dei piani di settore di livello regionale;
3. indicare i criteri egli indirizzi ai quali Comuni devono attenersi;
4. indicare i sistemi di servizi, le infrastrutture, I parchi, le riserve naturali e le altre opere pubbliche
provinciali;

In particolare il Piano territoriale provinciale provvede a:


1. definire le fasce le zone di tutela relative ai fiumi, ai canali, ai laghi, alle coste, alle golene e alle
Zone umide
2. individuare le zone a prevalente destinazione agricola, forestale e ad agricoltura specializzata
3. fissare i criteri per il dimensionamento delle strutture turistiche in relazione alla vocazione, alle
caratteristiche e alla capacità ricettiva dei luoghi.

Contenuti

II Piano territoriale provinciale è formato da:

1) una relazione programmatica che indica:

a) gli obiettivi, i criteri e le principali priorità per l'attuazione degli interventi previsti dal piano;

b) i criteri assunti per la determinazione delle zone di tutela;

c)i criteri e gli indirizzi per gli interventi residenziali, produttivi e terziari, nonché la quantità di spazi per uso
pubblico e per parchi pubblici in quanto di esclusivo interesse provinciale

d) gli impianti e gli edifici di interesse provinciale;

e) lo studio di impatto ambientale di nuovi interventi nelle zone di tutela;

2) una cartografia in scala non inferiore a 1:25.000, che rappresenta lo stato di fatto rilevante:

a) le caratteristiche geologiche dell'intera Provincia con specificazione delle parti soggette a dissesto
idrogeologico

b) lo stato degli usi in atto del suolo, con le quantità destinate a insediamenti residenziali e produttivi e la
dotazione di servizi sociali comunali e intercomunali;

3) un documento di coordinamento dei piani di intervento programmati per la sistemazione idrogeologica e


forestale;

4) una cartografia in scala non inferiore a 1:25.000 dell'intera Provincia, ove siano evidenziate:

a) le aree soggette a particolare tutela dei valori storico-artistici;

b) le aree destinate a spazi di uso pubblico e a parchi pubblici;

C) le aree da riservare all'eventuale realizzazione di piani intercomunali per edilizia residenziale pubblica e
per insediamenti produttivi;

a) la localizzazione degli edifici pubblici, nonché delle opere e degli impianti di interesse pubblico e le
infrastrutture con riferimento anche alle strutture intermodali a servizio della mobilità e della distribuzione;

5) le norme di attuazione del piano.

Piano territoriale paesistico: strumento di pianificazione dei vincoli apposita tutela del territorio per motivi
ambientali: non ha finalità estetica ma di tutela. Rimane uno strumento inattuato fino alla promulgazione
della legge 431/85 (legge Galasso) che amplia la finalità, estendendo il vincolo paesaggistico anche a:

a) i territori costieri e lacustri compresi in una fascia della profondità di 300 m dalla linea di battigia
b) i fiumi, i torrenti ed i corsi d'acqua iscritti negli elenchi di cui al testo unico delle disposizioni di sponde
sulle acque ed impianti elettrici, approvato Con r.d. 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piedi
degli argini per una fascia di 150 m ciascuna;

c) le montagne per la parte eccedente 1.600 m sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 m sul livello
del mare per la catena appenninica e per le isole;

d) i ghiacciai

e) i parchi e le riserve nazionali o regionali; territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o
danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento;

g) le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici;

h) le zone umide incluse nell'elenco di cui al d.P.R. 13 marzo 1976, n. 448;

i) i vulcani

j) le zone di interesse archeologico.

Questo vincolo non si applica nelle zone omogenee A e B, nelle altre zone omogenee inserite nei PP.A e nei
centri edificati perimetrali ai sensi dell'art. 18 legge 865/71. A seguito della promulgazione del Codice dei
beni culturali e ambientali (d.lgs. n. 42/2004). il Piano Paesaggistico e la sua predisposizione è a carico delle
Regioni.

Piano di comunità montane (P.C. M.): Introdotto dalla legge 1102/71, con lo scopo di arrestare il
sottosviluppo e la migrazione della popolazione dalle aree montane, attraverso la loro valorizzazione e
relativo sviluppo. Limiti spaziali sono i territori di più comuni (con omogenee caratteristiche morfologiche e
strutturali e con un'altezza rispetto alla superficie del mare superiore a 800 m) che prendono il nome di
Comunità Montane.

Piano di area di sviluppo industriale (P.A.S.1): atto a disciplinare la formazione delle aree e dei nuclei di
sviluppo industriale.

Piano territoriale di area metropolitana (P.T.A.M.): introdotta anche la "città metropolitana", ente
territoriale sovracomunale, che attraverso il PTA.M. orienta, Coordina e definisce l'assetto territoriale
sovracomunale relativamente alle problematiche proprie della metropoli.

Aree metropolitane: La città metropolitana, comunque denominata, acquisisce le funzioni della Provincia e
attua il decentramento previsto dallo statuto, salvaguardando l'identità delle originarie collettività locali.
Alle città metropolitane compete la pianificazione territoriale dell'intera area metropolitana, con poteri
decisionali, da esercitare di concerto con i Comuni, sulla tutela, l'assetto e la trasformazione del territorio,
Dovendo quindi da un lato rispettare le competenze pianificatorie dei singoli Comuni, compresi nella città
(o area) metropolitana, dall’altro attuare, come una ordinaria Provincia, lo sviluppo socio-economico. Tra i
piani territoriali vanno infine inseriti anche quelli finalizzati alla tutela degli aspetti ambientali del territorio:
questi sono: il piano territoriale di bacino introdotto dalla legge 183/89, il piano del parco, legge 394/94;
oltre quelli di settore, riportati nel paragrafo relativo, a pag. 89.

I piani regolatori generali

Le analisi urbanistiche sono l'insieme di ricerche e studi specializzati, svolti interdisciplinariamente, che
esplicitano un quadro generale, e particolare nello stesso tempo, delle problematiche esistenti sul
territorio, da cui si parte per orientare le scelte di trasformazione e gestione qualitativa e quantitativa della
città. Si possono suddividere in

a) analisi urbanistiche ed edilizie;

b) analisi della qualità urbana;

c)analisi ambientali ed ecologiche

d) analisi della mobilità;

e) valutazione del processo di piano;

f) dati e informazioni statistiche;

g) sintesi e restituzione delle analisi

a) Analisi urbanistiche ed edilizie: servono a fornire un quadro esatto delle dinamiche e degli elementi
caratterizzanti tutto il territorio comunale: uso del suolo e crescita urbana, densità edilizia, ecc. In tesi
queste analisi, restituite attraverso carte tematiche, possono avere i seguenti titoli che caratterizzano il
campo di esplicitazione: Stato di attuazione del piano precedente, Stato di fatto sull'uso del suolo e crescita
urbana, rilevo urbanistico del territorio urbanizzato, densità edilizie e rapporti di copertura, individuazione
dei tessuti urbani.

b) Analisi della qualità urbana: Servono a evidenziare tutti gli elementi che, per valenza archeologica-
monumentale, storica, funzionale, tipologica, contribuiscono a configurare le diverse parti della città e del
suo territorio. Questa fase di analisi necessita ovviamente di una capillare ricognizione su tutto il tessuto
edilizio. Le analisi riguardano: dotazione di verde urbano e verde privato, individuazione della città storica,
dei sistemi insediativi e delle tipologie di riferimento.

c) Analisi ambientali ed ecologiche: Servono a dare informazioni fondamentali relative allo stato delle
risorse ambientali (aria, acqua, suolo, flora, fauna) con il diverso grado di vulnerabilità, il processo
pianificatorio verso soluzioni ecologicamente compatibili. In sintesi queste analisi riguardano

1) Rete ecologica

2) Catasto dei biotopi (area a maggior pregio naturalistico)

3) Vincoli ambientali, paesistici sovraordinati

4) Vincoli e fasce di inedificabilità

5) Permeabilità dei suoli urbani

6) Impianti tecnologici

7) Livello di inquinamento acustico

8) Analisi geologiche.

d) Analisi della mobilità: attraverso l'analisi infrastrutturale esistente relativa alla mobilità si creano le
premesse per un progetto che, in coerenza con le caratteristiche della domanda.
e) Valutazione del processo di piano: Si tratta di valutare precedentemente la fattibilità, la sostenibilità e
l’impatto ambientale derivanti da molteplici ipotesi di scelte di piano.

f) Dati e informazioni statistiche: Servono ad avere un quadro conoscitivo della popolazione residente
(relativa ad età, sesso, occupazione), del patrimonio abitativo, delle dinamiche di crescita della popolazione

g) Sintesi e restituzione delle analisi: Quest'ultima fase rappresenta la sintesi di tutte le fasi precedenti e
diventa fondamentale nella corretta e successiva esplicitazione delle scelte di piano. Tutte queste analisi
vengono restituite in elaborati che variano, a seconda delle problematiche approfondite, da piccole scale
(1:25.000- 1:10.000 1:5.000) per fenomeni generali e complessi, a grandi scale (1:2.000-1:1.000) per
dettagli urbani e fenomeni specifici.

Piano regolatore generale (P.R.G.): è lo strumento urbanistico obbligatorio, riguardante la totalità del
territorio comunale. Ha lo scopo di organizzare l'assetto comunale complessivo e di regolamentarne le varie
parti, urbane ed extraurbane, secondo principi di corretta funzionalità e qualità formale, ponendosi come
obiettivo un organico sviluppo del territorio I PR.G. deve tener conto degli indirizzi che discendono dal
Piano territoriale di coordinamento e dai vincoli esistenti al momento della sua formazione.

II P.R.G. deve indicare: la rete delle principali vie di comunicazione stradali, ferroviarie e navigabili e dei
relativi impianti; la divisione del territorio comunale in zone omogenee con la precisazione delle zone
destinate all'espansione dell’aggregato urbano e la determinazione dei vincoli e dei caratteri da osservare
in ciascuna zona; le aree da riservare ad edifici pubblici o di uso pubblico nonché ad opere od impianti. di
interesse collettivo o sociale; i vincoli da osservare nelle zone a carattere storico, ambientale paesistico; le
norme di attuazione del piano. Le previsioni del P.R.G. restano in vigore a tempo indeterminato e si attuano
attraverso i piani attuativi.

Elaborati di progetto

Il P.R.G. è costituito da una serie di elaborati che si distinguono in:

a) elaborati preliminari di analisi e di inquadramento

b) elaborati progettuali grafici

c) elaborati progettuali normativi (N.T.A.)

d) relazione tecnica generale.

Gli elaborati progettuali normativi sono contenuti in apposite Norme tecniche di attuazione (N.T.A.) che
riguardano tutte le indicazioni necessarie all'attuazione del P.R.G., con puntuale e rigorosa coerenza con gli
elaborati grafici.

Procedura di approvazione

1) P.R.G. viene adottato con delibera del Consiglio comunale.

2) Viene depositato presso la segreteria comunale, con avviso pubblicato nell'Albo Pretorio, per 30
consecutivi;

3) Nei 30 giorni di deposito e nei 30 giorni successivi (in totale 60 giorni) vengono raccolte le osservazioni e
le opposizioni;

4) Le osservazioni e le opposizioni presentate nei termini e secondo le modalità formali previste,


5) PR.G., accompagnato da osservazioni, opposizioni, controdeduzioni e delibere, viene inoltrato alle
regioni;

6) gli uffici regionali istruiscono l'esame del P.R.G. e formulano un parere consultivo obbligatorio.

7) La Regione (o la Provincia) approva o respinge il P.R.G. Ha tuttavia anche la possibilità di richiedere, in via
interlocutoria, eventuali modifiche

8) Il provvedimento di approvazione del P.R.G. viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale o sul Bollettino
Ufficiale della Regione e dal giorno successivo entra in vigore.

Norme tecniche di attuazione (N.T.A.)

Le N.T.A. accompagnano obbligatoriamente ogni P.R.G. e sono costituite da un insieme di disposizioni o


regole che hanno valore di vincoli parziali o totali che il Comune fissa, con lo scopo di disciplinare
l'attuazione del piano urbanistico. Sono generalmente suddivise in tre parti:

-Disposizioni generali: fissano i parametri urbanistici ed edilizi che definiscono gli interventi, le altezze
massime consentite, gli allineamenti ei distacchi da rispettare, inoltre regolano le modalità di attuazione dei
P.R.G mediante i piani attuativi.

-Prescrizioni di attuazione: contengono le prescrizioni per l'attuazione degli interventi particolari;


prescrivono norme volte alla tutela dell'ambiente costruito e naturale; fissano gli standard urbanistici.

-Previsioni e prescrizioni circa l'azzonamento del territoriO.

Programma pluriennale di attuazione (P.P.A.) del Piano regolatore generale, ove è ancora operativo,
riguarda le parti del territorio comunale che saranno oggetto di trasformazione urbanistica ed edilizia in un
periodo di tempo non inferiore a tre e non superiore a cinque anni; deve indicare:

1) il perimetro delle zone territoriali omogenee o porzione delle stesse di cui si prevede l'utilizzazione e la
relativa urbanizzazione delle aree destinate all'edilizia economica e popolare;

2) il perimetro e la specifica destinazione delle aree per spazi pubblici di cui si prevede la realizza

3) per i Comuni obbligati alla formazione del Piano per l'edilizia economica e popolare il perimetro

4) le aree nelle quali il rilascio della concessione a edificare (oggi permesso di costruire o in alternativa DIA
onerosa) é subordinato alla preventiva approvazione di uno strumento urbanistico attuativo.

5) il periodo di validità del Programma pluriennale di attuazione;

6) i termini entro Cui dovranno essere approvati gli strumenti urbanistici attuativi di iniziativa pubblica

7) il preventivo di spese per la realizzazione delle opere di urbanizzazione generale, per l'espropriazione
delle aree e per la progettazione dei Piani particolareggiati;

8) il quadro generale delle risorse per l'attuazione delle opere previste nel Programma pluriennale.

Varianti al piano regolatore generale sono:

-di tipo totale, estendendosi a tutto il territorio comunale e rappresentando, in definitiva, un nuovo PR.G

-di tipo parziale nei casi in cui la variazione riguardi piccole zone e la stessa si renda opportuna motivi di
carattere collettivo.
Del secondo caso fanno parte le variazioni necessarie relative ad opere pubbliche o di interesse pubblico.
Per le opere pubbliche o di interesse collettivo, quali ospedali, opifici industriali ed artigianali ecc. Sono
pertanto varianti parziali:

-I ‘individuazione delle zone di degrado di cui all'articolo 27 della legge 5 agosto 1978, n. 457;

-le modifiche di indicazioni progettuali puntuali purché non comportino nuova edificazione o cambi di
destinazione d'uso;

-la realizzazione di programmi di edilizia residenziale pubblica in attuazione di provvedimenti regionali e


statali,

-la realizzazione di edilizia scolastica prevista dalle leggi 22 dicembre 1969;

-la realizzazione di edilizia universitaria e di quella ospedaliera, previste dalla legge 1° giugno 1971,n. 291;

-la realizzazione di edilizia di competenza del Ministero delle poste e telecomunicazioni prevista dalle leggi
23 gennaio 1974, n. 15 e 10 febbraio 1982, n. 39;

-le modifiche alla zonizzazione connesse all'ampliamento dei cimiteri e alla ridefinizione delle fasce di
rispetto di cui al testo unico delle leggi sanitarie 27 luglio 1934, n. 1265 ed al d.PR. 10 settembre 1990, n.
285;

-le modifiche alle previsioni viarie purché non interferiscano con la viabilità di livello superiore

-l'individuazione di aree per attrezzature pubbliche, di cui al d.m. ll.pp. 2 aprile 1968, n. 144

-le trasposizioni cartografiche e la correzione di errori connessi all'assunzione di una nuova cartografica

-le modifiche alle norme tecniche di attuazione ed al regolamento edilizio, con esclusione degli indici di
edificabilità, delle definizioni e della modalità di calcolo degli indici e dei parametri urbani nonché delle
destinazioni d'uso delle modalità di attuazione.

Le varianti parziali non possono interessare le aree circostanti gli edifici vincolati.

La variante approvata acquista efficacia dopo la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione. Le
varianti parziali sopra elencate non possono incidere sulle caratteristiche essenziali e sui criteri informatori
del piano regolatore generale, ne porsi in contrasto con la pianificazione di livello superiore. Come riportato
successivamente, con la legge 8 giugno 1990, n. 142 (ora si veda il Testo unico enti locali, d.lgs. 267 del
2000) e la L. 241/90 (recentemente modificata dal d.lgs. n. 127/2016) è stata introdotta la "conferenza dei
servizi e il successivo accordo di programma"', che può essere considerato a tutti gli effetti, nei casi previsti,
una variante urbanistica con procedura semplificata. Viene utilizzata nei casi di variante allo strumento
generale, per l'approvazione di tutti i piani di nuova generazione (Programmi complessi), come ad esempio i
Programmi integrati d'intervento (P.I.I.)

Piano regolatore generale intercomunale (P.R.G.1.)

Strumento regolatore generale di pianificazione, relativo a più nuclei urbani contigui che si estendono nel
territorio, formando un continuum urbanizzato indifferente rispetto ai confini amministrativi. Ha gli stessi
contenuti del P.R.G. e resta in vigore fino a quando non viene adottato un successivo P.R.G.l.

Programma di fabbricazione (P. F.)


Strumento urbanistico generale semplificato, previsto dalla legge 1150/42 per piccoli Comuni, allegato al
regolamento edilizio. È , di fatto, praticamente non più utilizzato, salvo che in piccoli Comuni.

I piani esecutivi o attuativi: Sono quei piani che, in accordo con le previsioni del P.R.G., precisano gli
interventi sul territorio e ne organizzano l'attuazione. Essi riguardano ambiti spaziali limitati. I piani attuativi
operano a livello delle singole proprietà e rendono possibile, anche attraverso l'acquisizione forzosa dei
suoli, l’intervento pubblico o privato. Hanno durata limitata. I piani successivamente riportati fanno parte di
questa categoria.

Piano particolareggiato: é lo strumento di pianificazione più importante da un punto di vista attuativo, in


quanto concretizza le previsioni del PR.G. specificandone e integrandone le prescrizioni, fatto salvo il
criterio generale; ed iniziativa pubblica con obbligo successivo di attuazione dei privati.

Si attua attraverso la formazione di comparti edificatori, formati dal Comune o dai proprietari riuniti in
consorzio. I comparti edificatori sono un istituto volto all'attuazione del piano particolareggiato (P.P)
mediante la suddivisione dei terreni, edificati e non, in unità fabbricabili da trasformare secondo specifiche
prescrizioni.

Cosa deve contenere un P.P.

- Relazione tecnica.
- Norme tecniche di attuazione e prescrizioni speciali.
- Elenco catastale aree comprese nel Piano e quella da espropriare
- Previsione di spesa per l'attuazione.
- Schema di convenzioni.
- Inquadramento territoriale.
- Stralcio di PR.G.
- Delimitazione catastale delle aree interne al piano.
- Preminenze storiche, ambientali, paesaggistiche da sottoporre a vincolo di salvaguardia.
- Beni esistenti o di progetto da tutelare con speciali vincoli o servitù.
- Elenco degli edifici destinati a demolizione, ricostruzione, restauro o bonifica edilizia.
- Individuazione delle aree di interesse pubblico per attrezzature collettive (standard urbanistici)
- Spazi destinati ad insediamenti residenziali, commerciali, direzionali, produttivi ec., con
suddivisione delle aree in isolati.
- Planivolumetrico degli edifici con indicazione delle tipologie, delle destinazioni d'uso e rapporto con
gli insediamenti circostanti.
- Viabilità automobilistica, ciclabile, pedonale e spazi di sosta con dimensionamento e pendenze.
- Impianti tecnologici e reti di servizi (telefono, elettrico, gas metano, pubblica illuminazione, idrico,
fognatura, acque bianche e acque nere, ecc.).

Procedura di approvazione

1) II P.P. viene adottato con delibera dal Consiglio comunale.

2) II P.P. viene depositato presso la Segreteria comunale, con avviso affisso all'Albo Pretorio, per 3

3) Nei 30 giorni di deposito e nei 30 giorni successivi (in totale 60 giorni) vengono raccolte, elencai

4) Le osservazioni e le opposizioni presentate nei termini e secondo le modalità previste, vengono


esaminate e sottoposte a controindicazioni.
5) Se il P.P. è chiaramente conseguente alle previsioni del P.R.G. non è soggetto ad approvane regionale in
e risulta pertanto approvato con delibera del Consiglio comunale, in caso contrario (se in variante di P.R.G.),
il P.P. viene inoltrato alla Regione e segue lo stesso iter del P.R.G.

Validità: A tempo determinato, pari a 10 anni.

Piano di lottizzazione: il piano di lottizzazione e il più importante strumento attuativo di iniziativa privata.

Caratteristiche: Attuazione delle previsioni del PR.G; Regolamentazione dell'attività edificatoria sull'area
interessata da parte dei privati; Realizzazione di opere di urbanizzazione in anticipo rispetto agli interventi.

Validità: A tempo determinato, analoga al P.P.

Contenuti del P.L.: sono in tutto identici a quelli del P.P

Al contrario del P.P. lo schema di convenzione fra Comune e lottizzante contiene: l'impegno del lottizzante
di realizzare gli interventi previsti in progetto in una data stabilita che non superi i 10 anni; la garanzia
finanziaria del lottizzante; l'impegno del lottizzante a sollevare la collettività dagli oneri connessi alla
realizzazione delle opere di lottizzazione; l’impegno del lottizzante a cedere gratuitamente le aree per i
servizi primari; l'impegno del lottizzante a cedere al Comune parte delle aree per i servizi di secondaria
necessità; impegno del lottizzante a realizzare a proprie spese i servizi di necessità primaria.

Procedura di approvazione: La procedura è uguale a quella del P.P. con la differenza che non nasce
dall'iniziativa pubblica ma da quella privata. Quindi è il privato che inoltra la richiesta di adozione e
successiva approvazione al Comune allegando il progetto del P.L. e lo schema di convenzione.

Convenzione (legge 765/1967 e successive modificazioni): è un contratto stipulato tra un privato ed un ente
pubblico (generalmente il Comune), mediante il quale ciascuna parte si obbliga a reciproci impegni, in
relazione all'uso edilizio di un'area, alla destinazione d'uso o all'utilizzazione di un edificio, alla
predisposizione ed all'uso di opere di urbanizzazione, all'istituzione di servitù, ecc.

Le convenzioni sono previste per attuare i seguenti piani esecutivi dopo l’approvazione: Piani di
lottizzazione residenziale, Piani di zona, Piani di recupero del patrimonio edilizio, Edilizia convenzionata.

Piano per gli insediamenti produttivi (art. 27 legge 865/1971)

Piano di iniziativa pubblica e di durata decennale.

Obiettivi: realizzazione e completamento di impianti produttivi di carattere industriale, artigianale


commerciale e turistico mediante la cessione in proprietà o la Concessione del diritto di superficie per le
aree precedentemente espropriate.

Contenuti: Schema di convenzione tipo per la cessione in diritto di superficie dei lotti edificabili; Aree da
cedere in proprietà e parametri del prezzo di cessione; Opere ed impianti antinquinamento con relative
procedure di gestione (legge 319/1976).

Procedura di approvazione: Autorizzazione del Comune; Adozione del Comune; Pubblicazione per 10 giorni;
Osservazioni per 20 giorni; Approvazione comunale unitamente alla deliberazione consigliare relativa alle
controdeduzioni, opposizioni e osservazioni.

Procedura per l'attuazione: Esproprio delle aree; Opere di urbanizzazione da parte del Comune;
Suddivisione in singoli lotti; Cessazione o cessione
Piano di recupero (legge 457/1978): È previsto ove esistano precise esigenze di recupero edilizio e/o
urbanistico; di iniziativa sia pubblica che privata (i privati si riuniscono in consorzio e lo propongono al
Comune). Il Piano di recupero presume una analisi molto accurata dei singoli edifici e dell'area nel suo
insieme distinguendo tra parti recuperabili. (mediante metodologia differente) e parti non recuperabili, da
sottoporre a ristrutturazione urbanistica. La delimitazione del Piano di recupero e le relative disposizioni per
l'attuazione vengono deliberate attraverso il P.P.A. o con provvedimento del Consiglio comunale. L'area
interessata dal Piano di recupero può essere divisa in comparti edilizi. Vanno altresì salvaguardati gli
interessi di carattere storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale ed idrogeologico esistente. Le
nuove costruzioni ammissibili nelle aree libere o che si rendono libere dovranno rispettare tipologie e
caratteristiche dell'esistente; sia il PR. che le relative concessioni dovranno avere sempre il parere
preventivo di competenza della soprintendenza ai beni culturali e ambientali.

Limiti spaziali

Porzione di una città che viene riconosciuta come zona di recupero al momento della redazione del P.R.G.
Rientrano nella classificazione di recupero le zone dove vi è:

1) degrado edilizio (i manufatti);

2) degrado urbanistico (gli spazi pubblici)

3) degrado socio-economico (le condizioni di vita degli abitanti).

In scala edilizia sono soggetti a semplice richiesta al Comune, mentre quando sono su Scala urbanistica ci
vuole il piano di Recupero.

Validità: Tempo determinato, 10 anni.

Procedura per l'entrata in vigore

Iniziativa pubblica:

- individuazione zona di recupero


- adozione del P.R.
- pubblicazione (30 giorni)
- osservazioni (30 giorni)
- approvazione da parte del consiglio comunale
- richiesta di autorizzazione al Comune (condizioni di degrado-proprietà nella misura minima 4 del
valore catastale)

Iniziativa privata:

- adozione del P.R.


- pubblicazione (30 giorni)
- osservazioni (30 giorni)
- approvazione da parte del consiglio comunale

La legge 457/1978 ha inoltre introdotto le categorie d'intervento sul patrimonio esistente. Le cinque
categorie per la crescente pesantezza dell'intervento sono:

- manutenzione ordinaria
- manutenzione straordinaria
- restauro e risanamento conservativo
- ristrutturazione edilizia
- ristrutturazione urbanistica.

Piano per l'edilizia economica e popolare (legge 167/1962): è un piano esecutivo finalizzato all’acquisizione
di aree per l'edificazione di complessi di edilizia economica di carattere pubblico (sovvenzionata e
agevolata), come previsto dalla legge n. 167/1962 e dalle successive integrazioni e modifiche.

Caratteristiche del Piano di Zona (P. di Z)

Finalità:

- attuare le previsioni del P.R.G.

- regolamentare l'attività edificatoria dell'area interessata con funzioni di dettaglio

- consentire l'esproprio delle aree interessate.

Limiti spaziali: generico dimensionamento deve essere commisurato alle esigenze dell'edilizia economica
popolare e del suo sviluppo (la legge 866/71 stabilisce che il generico dimensionamento non potrà superare
il 60% del fabbisogno abitativo complessivo.

Comuni che fanno parte di un elenco della Regione con:

- Elevato indice di affollamento;


- Elevato indice di abitazioni malsane;
- Elevato indice di incremento demografico.

Validità: A tempo determinato, fissato inizialmente in 10 anni e portato con la legge 457/78 in 18 anni
(prorogabili di 2 anni).

Procedura di approvazione: Il piano, infatti, resta in deposito solo per 10 giorni, il recepimento delle
osservazioni avviene per 20 giorni e l’approvazione è sempre del consiglio comunale.

Attuazione

1) Fase dell'esproprio: essendo il P. di Z. un piano di iniziativa pubblica si deve attivare il processo di


esproprio delle aree

2) Fase della realizzazione opere di urbanizzazione: vengono realizzate la rete stradale, i parcheggi pubblici,
il verde attrezzato, ecc.;

3) Fase della lottizzazione: il Comune non è interessato a edificare tutta 'area, quindi deve cedere porzioni
di terreno (lotti edificabili) a terzi, perché le edifichino, quindi deve suddividere le aree in lotti;

4) Fase della cessazione (cessione): il Comune non può vendere tutti i lotti, ma solo una parte compresa tra
il 20% e il 40% della volumetria (diritto di proprietà). Mentre della parte compresa tra il 60% e l'80% della
volumetria deve cedere il diritto di superficie (uso e gestione di un bene immobile a tempo determinato tra
i 60 e 99 anni, dopodiché il bene torna al Comune).

N.B. Quando il beneficiario è un ente pubblico e quando l'opera che deve essere realizzata è d'interesse
collettivo, il diritto di superficie è a tempo indeterminato.

2.6 Programmi complessi:


a partire dagli anni 80 vaste porzioni di territorio, interessate da insediamenti di vario genere, perdono la
loro funzione e restano inutilizzate o abbandonate al degrado. Il PRG infatti nato durante la seconda guerra
mondiale ed utilizzato per la ricostruzione del dopoguerra e per la successiva fase espansiva delle città, era
basato sulla volontà di un ordinato sviluppo del territorio. Il principio del primato del soggetto pubblico
sulla pianificazione del territorio, la sua eticità intrinseca e la teorica capacità di rispondere ad interessi
contrapposti sembravano dotare il PRG di una capacità perfetta capace di vedere una spesa pubblica e
ridistribuire i profitti. Un approccio questo che trovava però un suo limite tra pianificazione territoriale e
processi di sviluppo economico, generando un rapporto conflittuale da parte del privato, a causa degli
effetti che le scelte della pianificazione territoriale generavano sui suoi legittimi interessi. L’arrivo degli anni
novanta ha portato inoltre quasi definitivamente ad uno scenario in cui, dalla espansione fuori o a ridosso
del centro abitato, si è passati alla cosiddetta crescita della città nella città, soluzione adatta a rispondere
alla domanda di qualità abitativa ed urbana. Questo cambiamento però necessitava di un’abbondanza di
risorse finanziarie cui era assolutamente impossibile far fronte con i soli fondi pubblici: c’era bisogno
dell’investimento del privato. A tal proposito nascono successivamente i Programmi complessi, che
sembrano rispondere alle nuove esigenze di rigenerazione della città. Le principali caratteristiche sono

- La durata relativamente breve


- Previsioni realisticamente fattibili, stante la disponibilità delle risorse finanziarie pubbliche e
private;
- Ricorso al consenso delle varie parti

In sostanza in programmi complessi hanno rappresentato un tentativo di risposta alla crisi irreversibile degli
strumenti urbanistici tradizionali, superando la rottura tra previsione urbanistica e attuazione edilizia,
superando anche la frattura tra sfera pubblica e privata.

Le caratteristiche che accomunano gli strumenti complessi sono quindi:

- La partecipazione contestuale di operatori pubblici e privati;


- Esclusione dell’esproprio;
- L’impiego di questi strumenti in aree già urbanizzate ma con l’esigenza di riqualificazione.

Consentendo di operare in variante al PRG.

(le regioni, attraverso dispositivi propri, hanno precisato procedure e campo di applicazione degli strumenti
complessi)

Gli strumenti complessi sono:

- Programmi integrati d’intervento (PII): disciplinati nel programma quadriennale di edilizia


residenziale pubblica, di cui sono strumenti di riqualificazione e rivitalizzazione di ogni ambito
urbano degradato. Promuovono la creazione di sinergie tra pubblico e privato, atte a favorire
interventi di riqualificazione urbana su zone già edificate in tutto o in parte, o anche ancora da
edificate. Incentivano la realizzazione di edifici nuovi, potenziamento di infrastrutture, realizzazione
di opere pubbliche e recupero del patrimonio edilizio con l’obbiettivo di migliorare la qualità
urbana affinché si riverberi sull’intero territorio. Il concetto di riqualificazione è articolata da una
triplice accezione: “urbanistica”, “edilizia” ed “ambientale” e tutto ciò attraverso il consenso del
privato. Oltre alla pluralità di funzioni e integrazione di diverse tipologie di intervento il PII ammette
un’ampia flessibilità di possibilità di intervento ammesse, non limita gli ambiti territoriali,
consentendo di intervenire sulle cosiddette zone bianche, ovvero zone prive di destinazione d’uso.
- Programmi di recupero urbano (PRU): promulgato nel ’93 per tre motivi fondamentali. Il
riconoscimento della scarsa qualità dei servizi e della pessima condizione di manutenzione degli
insediamenti dell’edilizia residenziale pubblica; necessità di collegare questi insediamenti con
l’aggregato urbano preesistente; impossibilità economica di realizzare questi interventi senza il
concorso dei privati. Le finalità di questo programma: ammodernamento di opere di urbanizzazione
primaria e secondaria, realizzazione di edilizia di completamento, manutenzione e risanamento dei
fabbricati preesistenti, realizzazione di opere di arredo urbano. Il PRU è uno strumento attuativo
che riunisce la fase generale a quella attuativa. La pratica della concentrazione avviene tramite uno
strumento introdotto nel 90’ con la legge 142/90. L’accordo di programma.
- Programma di riqualificazione urbana (P.RI.U.): è uno strumento di programmazione e attuazione
di interventi di riqualificazione nelle grandi aree urbane. Si occupa di edilizia residenziale e opera
per il miglioramento della qualità insediativa, relativa ad aree soggette ad abbandono, degrado
edilizio, urbanistico, ambientale attraverso l’integrazione fra intervento pubblico e privato. Gli
ambiti sono le periferie indifferenziate, cioè margini urbani interessati da sottodotazione
infrastrutturale; aree dismesse come insediamenti industriali abbandonati. Sono ammessi al
finanziamento del PRIU i comuni con più di 30000 abitanti, capoluoghi di provincia. Questo
programma opera in deroga al PRG mediate stesura di accordi.
- Contratti di quartiere (C d Q): introdotto nel 1996 per due motivi: riconoscimento che i processi di
crescita urbana, del dopoguerra, hanno portato alla realizzazione di insediamenti di scarsa qualità
abitativa e sottodotati di servizi; disagio sociale conseguente alle pessime condizioni urbanistiche;
concreta difficoltà ad operare interventi di riqualificazione. Le finalità sono: recupero edilizio e
funzionale di quartieri e ottenimento di standard più elevati di vivibilità nei quartieri residenziali.
Per concorrere al finanziamento pubblico il contratto di quartiere deve essere composto da due
elaborati: piano di recupero dell’area; proposta di contratto di quartiere: descrizione dell’area;
dell’intervento; elenco di soggetti interessati; e piano finanziario. Poiché il CdQ contiene fra i suoi
documenti il PRG stesso non ha facoltà di variarlo.
- Programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio (PRUSST): compare nel
1998 a seguito del CdQ, uno strumento complessivo più importante poiché assume caratteri più
ambiziosi intervenendo su ambiti territoriali molto vasti. Le finalità sono la realizzazione di
attrezzature collettive puntuali o a rete, a sostegno dello sviluppo sostenibile; e riqualificazione di
aree centrali e periferiche interessate da fenomeni di degrado. È redatto sa comuni e altri enti
territoriali pubblici e soggetti privati e può operare in deroga con il PRG a mezzo di accordi di
programma.
- Società di trasformazione urbana (STU): introdotte nel ’97 e sono società miste pubblico private per
la realizzazione di interventi di trasformazione urbana in attuazione delle previsioni urbanistiche.
Non hanno facoltà di deroga rispetto al PRG. Sono costituite per iniziativa dei Comuni e delle città
metropolitane, prevedendo la partecipazione della Provincia e delle Regioni sulla base di
cooperazione ed in relazione all’accesso a programmi di finanziamento regionale (a causa
dell’onerosità degli interventi, inaccessibile alle sole casse comunali).
- Piano città: nasce dall’iniziativa del ministero delle infrastrutture che da oltre dieci anni non
avevano più programmi né finanziamenti. La consistenza di questo programma era di 224 milioni di
euro da investire in specifici progetti, spalmati in sei anni, riguardanti social housing, piani di edilizia
scolastica, programmi per sedi di amministrazioni pubbliche o delle forze dell’ordine. L’obbiettivo
non è quello di consumare suolo ma di recuperare territorio frenando il dissesto idrologico. La
cabina di regia che gestisce il piano comprende tutti i soggetti coinvolti nelle politiche urbane: dal
ministero delle infrastrutture alle regioni, al mistero dei beni culturali ecc.. la selezione dei progetti
avviene in 3 grandi ordini di priorità: alta, media, bassa. Successivamente alla selezione dei progetti,
si passa alla fase attuativa distinta in due momenti: sigla del contratto di valorizzazione e poi il
contratto vero e proprio.
- Conferenza dei servizi e accordo di programma: basi di varie procedure di autorizzazione
amministrativa relative all’urbanistica e all’edilizia. Le varie tipologie di conferenze sono:
- Conferenza dei servizi istruttoria: è facoltativa avviene su richiesta quando si ritiene opportuna
effettuare un esame contestuale degli interessi pubblici.
- Conferenza dei servizi preliminare indetta su richiesta corredata da uno studio di fattibilità per
progetti di particolare complessità finalizzata ad indicare al richiedente prima di un’istanza o un
progetto definitivo le condizioni per ottenere i necessari atti di assenso.
- Conferenza di servizi decisoria: obbligatoriamente indetta dall’amministrazione precedente quando
la conclusione positiva del procedimento è subordinata all’acquisizione di più pareri di più intese o
più consensi di diverse amministrazioni. La conferenza può avvenire sotto forma di comunicazioni
delle amministrazioni tramite poste elettronica secondo l’iter dell’art. 14-bis; o in modalità sincrona
con specifiche riunioni anche via telematica, iter 14-ter; o l’amministrazione procedente sostituisce
tutti gli atti di assenso secondo l’iter 14-quater; il 14-quinques regola invece il procedimento di
opposizione qualora le amministrazioni coinvolte abbiano espresso un dissenso a seguito della
riunione della conferenza.

L’accordo di programma disciplinato dal d.lgs 267/2000, art 34 può a tutti gli effetti essere anche
considerato una variante di uno strumento urbanistico generale. È previsto per la definizione e l’attuazione
di opere, interventi o programmi di intervento di interesse pubblico che richiedano l’azione integrata e
coordinata di comuni, provincie, dell’amministrazione regionale, di amministrazioni statali e di altri soggetti
pubblici e privati. L’accordo consiste in un consenso unanime delle amministrazioni interessate. L’accordo
viene approvato dalla giuria regionale che ne determina le eventuali variazioni. All’accordo di programma
vanno relativamente allegati gli elaborati grafici dell’eventuale variazione del PRG e norma di attuazione
dell’opera. Qualora l’accordo di programma partecipino i proprietari delle aree interessate, l’accordo
prevede uno schema di convenzione che fissi: l’impegno a realizzare gli interventi di urbanizzazione previsti;
la cessione gratuita delle aree necessarie per la realizzazione delle opere di urbanizzazione secondaria;
l’assunzione a carico dei proponenti degli oneri relativi alle opere.

2.7 La riforma urbanistica dell’INU:

Nel ’95 l’istituto nazionale di urbanistica (INU) elaborò un’ipotesi di riforma pensata per la legge urbanistica
fondamentale, mai approvata a livello nazionale, ma utilizzata come input per alcune regioni. Questa
ipotesi di riforma era improntata sullo sdoppiamento dello strumento urbanistico comunale generale in
due componenti. Il primo della durata complessiva tra i 10 e i 15 anni, volto a disegnare gli obbiettivi
generali che si vogliono perseguire e cioè l’assetto urbanistico futuro della città; il secondo di breve durata,
5 anni, corrispondente al mandato amministrativo del Sindaco. La prima componente chiamata PIANO
STRUTTURALE semplifica i dettagli del vecchio PRG organizzando l’articolazione del progetto di piano per
sistemi:

- Il sistema ambientale: parti di territorio da tutelare e riservare dalle trasformazioni sostanziali;


- Il sistema di infrastrutture con indicazione programmatica delle reti da completare e rafforzare; il
sistema insediativo con l’individuazione delle diverse parti di città: la parte storia da riqualificare, la
parte periferica da ristrutturare e la parte dismessa da trasformare.
Infine l’elemento fondamentale del Piano strutturale è che si fonda su un modello attuativo perequativo e
compensativo generalizzato in tutte le trasformazioni. Non ponendo vincoli, non facendo distinzione tra
suoli pubblici e privati e tra insediamenti pubblici e privati, si pone fine al deleterio ‘doppio regime di ruoli’.
In particolare il piano strutturale può porre la realizzazione di un’opera pubblica in una certa posizione di
territorio, ma i proprietari di detta area avranno gli stessi ‘diritti edificatori’ di una adiacente area destinata
ad un insediamento residenziale; questi diritti potranno essere esercitati trasferendoli su un’area
edificabile, sommandosi con quelli già esistenti sulla stessa; a fronte del trasferimento dei diritti edificatori,
l’area destinata a opere pubbliche verrà acquisita gratuitamente dal Comune. Attribuendo gli stessi diritti
edificatori dovrebbe decadere ogni disparità di trattamento tre cittadini, con riduzione degli espropri,
circoscritti ad aree gravate da vincoli ambientali e di tutela e quindi senza alcuna edificabilità.

La seconda componente definita PIANO OPERATIVO, riguarda tutte le trasformazioni urbanistiche e le


opere pubbliche che un sindaco vuole realizzare nel quinquennio del suo mandato. A livello operativo il
piano strutturale con la programmazione comunale delle opere pubbliche, il comune sceglie quali interventi
definire ed attuare con il piano operativo.

2.8 I Piani di settore:

- il piano urbano del traffico (PUT) detto anche Piano della mobilità (PdM): è un insieme coordinato di
interventi per il miglioramento delle condizioni della circolazione stradale nell’area urbana, dei pedoni, dei
veicoli finalizzato anche a migliorare la sicurezza stradale, riduzione dell’inquinamento, nel rispetto ei valori
ambientali.

Classifica funzionale delle strade:

-strade a scorrimento veloce;

-strade di interquartiere

-strade locali interzonali.

Attraversamenti pedonali:

- Semplici strisce bianco disegnate sull’asfalto;


- Strisce bianche disegnate sull’asfalto con uno sfondo ben visibile
- Strisce pedonali rialzate mediante dossi artificiali con la funzione di deterrente della velocità
- Strisce regolate dal semaforo
- Sovrappassi e sottopassi.

Piste ciclabili: la larghezza di una corsia ciclabile va determinata sulla base degli ingombri dinamici dei
ciclisti, tenendo conto di un opportuno franco laterale. Le norme stabiliscono una larghezza standard pari a
150cm riducibile a 125 nel caso di due corsie contigue. (si consigliano 150 a senso unico, 240/300 a doppio
senso. Con pendenze 2-4% e solo brevi tratti 12%.

Piano dei servizi: è un piano utilizzato da alcuni comuni per evidenziare particolari servizi, sia puntuali che a
rete, discendente direttamente dal PRG.

Piano commerciale: è un piano che discipline le attività commerciali allo scopo di favorire la
razionalizzazione territoriale dell’organizzazione distributiva. Deve contenere norme precise, suddivise per
settori merceologici, riguardati superfici minimi degli spazi di vendita, di deposito e di parcheggio.
Piano dei parcheggi: trae origine da vari provvedimenti, ma in particolare dalla legge Tognoli che fissa
diverse disposizioni in materia di parcheggi nelle aree urbane. Un piano che tutti i comuni dovrebbero
attuare, accompagnato da elaborati grafici co quantificazione degli spazi adibiti a parcheggio.

Arredo urbano: talvolta si progettano dei veri e propri piano dell’arredo urbano riguardanti strade o interi
quartieri con lo scopo di migliorarne la qualità evitando la consueta casualità delle realizzazioni.

- Pavimentazioni
- Segnaletica
- Attrezzature per la mobilità
- Le attrezzature per il verde
- Gli arredi di vario tipo: panchine, chioschi, ecc.
- Illuminazione pubblica ed istallazioni pubblicitari.

3. NORME EDILIZIE COMUNALI:

i regolamenti locali sono di tre tipi e definiscono tre specifici ambiti: Norme tecniche d’attuazione del
PRG (norme urbanistiche); il regolamento edilizio (norme edilizie); il regolamento d’igiene (norme
igienico-sanitarie). Le NTA fanno parte delle documentazioni del PRG e sono di indirizzo alla
trasformazione delle città. Indicano la cornice all’interno della quale si inserisce ogni intervento,
definendo, zona per zona, in che misura, con quali altezze e con che destinazione d’uso verrà realizzato.
Il RE è un documento tecnico-amministrativo costituito da una serie di norme atte a a disciplinare
l’attività edilizia sotto l’aspetto procedurale, estetico e igienico-sanitario, nonché tecnico. Ha validità su
tutto il territorio comunale e mira alla regolamentazione di ogni settore connesso con l’attività edilizia;
elenca dettagliatamente gli interventi ammissibili, le documentazioni, le modalità di svolgimento, le
condizioni di rilascio delle procedure edilizie (DIA, SCIA, permesso di costruire, comunicazione).

Il regolamento edilizio si regola in:

-NORME PROCEDURALI

- NORME PER LA PROGETTAZIONE

-NORME RECNOLOGICHE

-INQUINAMENTO URBANISTICO

-NORME DI IGIENE

-NORME D’ESECUZIONE

Generalmente il RE è conseguenza della NTA creando così un rapporto di gerarchia tra i due strumenti.
Ogni comune ha un RE diverso, a differenza dell’estero in cui risulta essere uno strumento nazionale o
regionale. In Italia si è iniziato a parlarne nel 2014 e si prevede che a partire dalla pubblicazione le
regioni abbiano 180 giorni per recepire tali definizioni standardizzate del regolamento edilizio tipo e
successivamente i comuni avranno 180 per adeguarsi. Per le regioni a statuto speciale l’adeguamento
sarà opzionale solo se si creano conflitti con le norme esistenti interne. In ogni comune il regolamento
edilizio si dividerà in due parti:

- Principi generali: definizioni di parametri urbanistici ed edilizi, definizione degli interventi e delle
destinazioni d’uso, le procedure di deposito, i requisiti generali delle opere edilizie.
- Deposizioni regolamentari comunali: conterranno invece le procedure interne, le norme su
sostenibilità e requisiti tecnici. Perseguendo gli obbiettivi di semplificazione, igiene pubblica,
sostenibilità ambientale, superamento delle barriere architettoniche e riqualificazione urbana.

Aggiungere foto tabella definizioni uniformi pag 108

Il RI è la prima forma di regolamentazione urbanistica introdotta dagli stati italiani prima dell’unità. Il
regolamento d’igiene post-unitario è stato emanato con il r.d. n.45 del 1901. Nei regolamenti di igiene
comunali le prescrizioni sono volte a garantire la salubrità degli ambienti, sia d’abitazione che di lavoro.

3.2 interventi edilizi: le norme per ‘edilizia residenziale con lo scopo di attuare il ripristino del
patrimonio edilizio esistente, introduce un nuovo strumento urbanistico esecutivo, il piano di recupero
e i relativi interventi edilizi. Il TU testo unico dell’edilizia entrato in vigore nel 2003 li riporta nell’art. 3:

- manutenzione ordinaria

-manutenzione straordinaria;

-restauro e risanamento conservativo

-ristrutturazione edilizia

-interventi di nuova costruzione

-ristrutturazione urbanistica.

3.3 le procedure edilizie: quadro storico normativo precedente al testo unico

L’entrata in vigore del TU dell’edilizia e le relative semplificazione della riforma PA e delle definizioni
relative alla SCIA hanno provocato dubbi riguardo le procedure edilizie.

Sviluppo storico normativo dal secondo dopo guerra ad oggi:

prima del TU dell’edilizia

- Licenza edilizia gratuita


- Concessione edilizia onerosa-ridotta-gratuita
- Autorizzazione edilizia
- Art 26 L.47/48
- Denuncia inizio attività gratuita
- Denuncia inizio attività onerosa

Dopo il TU:

- Denuncia inizio attività gratuita


- Denuncia inizio attività onerosa
- Permesso di costruire oneroso-ridotto-gratuito
- Edilizia libera senza obblighi procedurali

Le nuove procedure e titoli edilizi introdotti 2010-2011

- Comunicazione di inizio attività


- Comunicazione di inizio attività con asseverazione
- Segnalazione certificata di inizio attività
Licenza gratuita edilizia: la prima entrata in vigore nel 1997 il sindaco autorizzava le trasformazioni edilizie,
relative a nuove costruzioni, ampliamenti, modifiche strutturali e di aspetto nei centri abitati dotati di PRG.
La licenza edilizia rilasciata il proprietario veniva concessa solo per aree dotate di opere di urbanizzazione
primaria o che ne prevedesse la realizzazione nel triennio. La decadenza era connessa al mancato avvio dei
lavori entro l’anno di rilascio.

Concessione edilizia onerosa, ridotta, gratuita:

con la legge Bucalossi la licenza edilizia fu sostituita dalla concessione edilizia. La modifica aveva
l’obbiettivo di scindere la facoltà di costruire dal diritto di proprietà. Veniva fissato il termine di inizio (1
anno) e fine dei lavori (3 anni dal rilascio). Il tutto era subordinato al rilascio da parte del sindaco della
concessione con distinta in onerosa per nuova costruzione, ridotta per edilizia convenzionata, gratuita
per interventi in zona agricola, manutenzione straordinaria, restauro che non implicassero un’aggiunta
di volume superiore al 20% della volumetria. Unica attività senza obblighi di cessione era la
manutenzione ordinaria. La concessione edilizia prevedeva:

- il pagamento degli oneri relativi alle opere di urbanizzazione primaria e secondaria in proporzione
alla superficie edificabile.
- Il pagamento della quota del contributo commisurata al costo di costruzione
- Le caratteristiche tipologiche e costruttive degli edifici da realizzare e destinazioni d’uso
- L’obbligo di mantenere le destinazioni d’uso previste

Autorizzazione edilizia:

alle lungaggini burocratiche si tentò di rispondere attraverso l’introduzione del titolo abilitativo di
autorizzazione edilizia rilasciata in regime di silenzio assenso nel termine di 90 giorni, ed afferente a
tutti gli interventi di manutenzione straordinaria e ampliamento. Di fatto con l’autorizzazione edilizia si
veniva a creare una demarcazione tra opere edilizie maggiori e opere edilizie minori, tutt’ora vigente: le
prima disciplinate dalla concessione edilizia onerosa con sanzioni penali in caso di abuso; e le seconde
disciplinate dall’autorizzazione edilizia (oggi SCIA).

Legge n.47/48 art.26 ‘opere interne: un fenomeno tutto italiano è quello degli abusi edilizi ciò ha
obbligato lo stato a tre diverse leggi sul condono edilizio. La prima 47/48 oltre alle relative sanzioni in
base alla tipologia di abuso introduceva norme di semplificazione edilizia.

Finalità:

- Ottenere la mappa reale dell’edificato attraverso la fotogrammetria


- Permettere allo stato di incassare sanzioni relativi agli abusi
- Permettere ai comuni di recuperare attraverso il pagamento degli oneri la parte di entrate per le
nuove costruzioni
- Mettere ordine nella documentazione del catasto
- Classificare gli abusi
- Inserire le prime procedure di semplificazione nell’ordinamento abilitativo: accertamento di
conformità alla normativa ed urbanistica, edilizia ed igienico sanitaria, varianti in corso d’opera,
opere interne e relazione asseverata. Quest’ultimo articolo prevedendo la responsabilizzazione del
tecnico che la firmava, introduceva un principio fondamentale utilizzato nelle nuove norme
afferenti DIA e SCIA. Di fatto non erano soggette a concessione né ad autorizzazione le opere
interne alle costruzioni che non comportassero modifiche della sagoma, della costruzione, dei
prospetti, della destinazione d’uso e della staticità dell’immobile. In questi casi contestualmente
all’inizio dei lavori il proprietario doveva presentare al sindaco una relazione firmata da un
professionista abilitato alla progettazione, che asseverasse le opere da compiersi e il rispetto delle
norme di sicurezza, igienico sanitarie, unitamente ai disegni esplicativi dello stato di fatto, di
progetto e raffronti gialli e rossi. Nel ’85 quindi il professionista, facente funzione di pubblico
ufficiale, ha l’incarico di un progetto istruisce la pratica in luogo dell’amministrazione per le parti di
sua competenza.

Denuncia inizio attività(DIA): venne introdotta nell’ordinanza dalla l. 241/1990, art. 19. Nella logica della
semplificazione introduce il titolo abilitativo di DIA gratuita in edilizia, che si attua attraverso la
presentazione della denuncia di inizio attività, entro 20 giorni dall’inizio dei lavori, corredata di grafici di
progetto e relazione asseverata di un tecnico abilitato, per:

- Opere di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo


- Opere di eliminazione delle barriere architettoniche in edifici esistenti
- Recinzioni, cancellate
- Aree destinate ad attività sportive senza creazione di volumetria
- Opere interne di singole unità immobiliari che non comportino modifiche di sagoma ecc..
- Revisione o installazione di impianti tecnologici
- Varianti a concessioni edilizie che non incidano sui parametri urbanistici
- Parcheggi di pertinenza nel sottosuolo del lotto

3.4 Testo unico dell’edilizia (TU): il 2001 è stato caratterizzato da tre importanti provvedimenti legislativi:

- la legge costituzionale 2001, n.3 che ha disciplinato i rapporti Stato- Regione in senso “federalista”

- il d.P.R. N.380

- la legge 21 dicembre 2001

La legge costituzionale introduceva, per materia urbanistica ed edilizia, il principio di legislazione


concorrente con distinte funzioni tra potere legislativo statale (norme principio), regionale (norme di
dettaglio) e comunale (regolamenti), che tanti conflitti di competenze ha generato, fi fronte alla Corte
Costituzionale. In questo lasso di tempo, attraverso il d.lgs. 301/2002 è stato modificato il TU edilizia nella
sua struttura originaria, inserendo tra l’altro la DIA onerosa in alternativa al permesso di costruire, in
specifici casi debitamente disciplinati. Successivamente, i seguenti interventi legislativi hanno ulteriormente
modificato e complicato gli iter autorizzativi previsti dal TU edilizia con la l.73 del 2010 sono stati inseriti
rispettivamente la procedura di comunicazione inizio lavori per una parte degli interventi ricadenti nella
manutenzione straordinaria e il titolo di segnalazione certificata inizio attività (SCIA) al posto della DIA
gratuita, per gli interventi da quest’ultima disciplinati, fatto salvo quanto ricondotto nella cosiddetta
“edilizia libera”. Ulteriori modifiche al testo sono state introdotte con i cosiddetti “decreto sviluppo”. Infine
nel 2016 sono stati promulgati due decreti, detti SCIA 1 e SCIA 2, modificando nuovamente il TU edilizia.

SCIA1 e SCIA2: in chiave di semplificazione normativa, all’interno della riforma sono in corso di definizione e
pubblicazione i relativi decreti attuativi. Nel 2016 è stato pubblicato il decreto SCIA1 (d.lgs. 126) e
successivamente approvato dal governo a fine novembre il decreto SCIA2 (d.lgs. 222). La riforma madia
della pubblica amministrazione in base ai due decreti cerca di semplificare la scelta del titolo abilitativo per
tutti gli interventi edilizi, introducendo alcune variazioni al TU dell’edilizia. Il decreto SCIA2 in particolare
individua quattro procedure principali:

- attività di libera edilizia


- Comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA)
- Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA)
- Permesso di costruire

È inoltre prevista la SCIA onerosa alternativa al Permesso di costruire. Scompare la DIA, mentre la
Comunicazione di inizio lavori (CIL) rimane solo per un tipo di attività.

Sempre in una logica di semplificazione e maggiore collaborazione tra ente pubblico e tecnici, le
amministrazioni procedenti dovranno fornire gratuitamente la necessaria attività di consulenza, funzionale
all’istruttoria, agli interessati, in relazione alle attività elencate nella tabella A fatto salvo pagamento dei soli
diritti di segreteria previsti dalla legge. Infine la nuova disciplina prevede l’adozione di moduli unificati e
standardizzati e in tal senso è stata avviata dal tavolo tecnico per la semplificazione un’intensa attività
finalizzata alla predisposizione di questa modulistica. Snellita inoltre la procedura richiesta del certificato di
agibilità degli immobili, sostituita dalla presentazione, entro 15 giorni dalla fine dei lavori, di una
segnalazione certificata con allegati i documenti già richiesti in passato. L’immobile sarà immediatamente
agibile e fruibile. Previsti ovviamente i controlli a campione per verificare la veridicità
dell’autocertificazione.

TU: nell’ultima versione modificata nel 2016 oltre ad aver conferito sistematicità e ordine alla materia ha
introdotto importanti innovazioni, correzioni e creando una semplificazione legislativa:

- Soppressione dell’autorizzazione edilizia


- Soppressione dell’art. 26
- Istituzione dello sportello unico
- Eliminazione dell’esame obbligatorio da parte della commissione
- Modifiche nelle definizioni degli interventi
- Nuova definizione dei titoli abilitativi e dei tempi di rilascio

Sportello unico dell’edilizia: semplifica l’organizzazione degli uffici comunali sia i rapporti cittadino pubblica
amministrazione. Ai fini del rilascio del permesso di costruire l’ufficio acquisisce direttamente gli atti di
assenso necessari ai fini della realizzazione dell’intervento edilizio, tra cui: il parere dell’ASL per quanto
riguarda le norme igienico sanitarie; il parere dei vigili del fuoco, gli atti di assenso per immobili vincolati ai
sensi dei beni culturali e del paesaggio, il parere dell’autorità competente in materia di assetti e vincoli
idrologici, gli assensi in materia di servitù viarie, ogni altro parere comunque previsto dalla normativa
nazionale o locale.

Definizione degli interventi edilizi:

- Interventi di manutenzione ordinaria sono interventi che riguardano opere di riparazione,


rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere
in efficienza gli impianti tecnologici esistenti.
- Interventi di manutenzione straordinaria: opere di modifica necessarie per rinnovare e sostituire
parti anche strutturali dell’edificio sempre che non alterino i volumi le superfici e destinazioni
d’uso. Si comprende anche di frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari anche se
comporti la variazione delle superfici nonché del carico urbanistico purché non venga modificata la
volumetria e si mantenga l’originaria destinazione.
- Interventi di restauro o risanamento conservativo: interventi rivolti a conservare la funzionalità
dell’organismo edilizio nel rispetto di elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso.
Consolidamento, ripristino e rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio eliminazione di elementi
estranei all’organismo.
- Interventi di ristrutturazione edilizia: interventi che possono portare ad un organismo edilizio in
tutto o in parte diverso dal precedente. Comprendono il ripristino o sostituzione di elementi
costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti.
Sono compresi anche quelli più consistenti come la demolizione e ricostruzione con la stessa
volumetria fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento. Nel caso di immobili
sottoposti al vincolo gli interventi di demolizione e ricostruzione sono consentiti soltanto ove sia
rispettata la medesima sagoma dell’edificio.
- Interventi di nuova costruzione: trasformazione urbanistica del territorio rientrati nelle categorie
precedenti. Sono da considerarsi tali : costruzioni di manufatti edilizi fuori terra o interrati, ovvero
l’ampliamento di quelli esistenti all’esterno della sagoma esistente; interventi di urbanizzazione
primaria e secondaria realizzati da soggetti diversi dal comune; la realizzazione di infrastrutture e di
impianti che comporti la trasformazione in via permanente di suolo inedificato; l’installazione di
torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti; l’installazione di manufatti leggeri, anche
prefabbricati (roulotte, camper, imbarcazioni ecc.); interventi pertinenziali che le norme tecniche
degli strumenti urbanistici in relazione alla zonizzazione o pregio ambientale, vengano considerati
nuova costruzione per la realizzazione di un volume superiore al 20% dell’edificio principale;
realizzazione di depositi di merci ove comportino la trasformazione permanente del suolo
inedificato, interventi di ristrutturazione urbanistica rivolti a sostituire l’esistente tessuto
urbanistico edilizio con altro diverso, modificando il disegno dei lotti, isolati e della rete stradale.

Definizione dei nuovi titoli edilizi abilitativi: il titolo II del TU edilizia (d.PR 380/2001) tratta i titoli
abilitativi, tra principali novità introdotto si ha la nuova denominazione della vecchia concessione
edilizia in permesso di costruire e la iniziale riduzione dei titoli abilitativi, venuta meno con le modifiche
introdotte a partire del 2010-2011. I titoli abrogati sono l’art.26 della l.47/1985e l’autorizzazione edilizia
mentre quelli vigenti all’entrata in vigore del TU edilizia erano:

-permesso di costruire oneroso-ridotto-gratuito

- DIA gratuita o onerosa

- nel 2010 si sono aggiunte nuove procedure:

-CIL

-CILA

Con l’art.19 l.241/1990, il titolo di DIA gratuita è stato costituito da

-SCIA

In tal caso i titoli edilizi fino a giugno 2017 sono :

- Il permesso per costruire


- DIA onerosa
- SCIA gratuita

A cui si aggiunge la procedura di inizio lavori e la comunicazione inizio lavori asseverata (CIL, CILA)

Con il d.lgs 222/2016 sono entrate in vigore altre specifiche modifiche ai titoli edilizi, che entreranno in
vigore nel 2017, prevedendo:
- Attività di edilizia libera
- CILA
- SCIA
- Permesso di costruire

Permesso di costruire:

sono subordinati a permesso di costruire le seguenti opere: gli interventi di nuova costruzione, gli interventi
di ristrutturazione urbanistica, gli interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio
in tutto o in parte diverso dal precedente (immobile di zona A), mutamenti di destinazione d’uso. Il
permesso di costruire è rilasciato al proprietario dell’immobile dal dirigente o responsabile del competente
ufficio comunale in conformità con gli strumenti urbanistici. È trasferibile ai successori o aventi causa ed
esso non incide sulla titolarità della proprietà. È irrevocabile, oneroso in tutti i casi di nuova costruzione o
ristrutturazione con aumento di volumetria, ridotto nel caso di edilizia convenzionata, gratuito con relativi
casi. Nel permesso l’inizio dei lavori non può essere superiore ad un anno dal rilascio e quello di ultimazione
non può superare i tre anni dall’inizio dei lavori. Decorsi tali termini decade per la parte non eseguita,
tranne se venga richiesta una proroga con provvedimento motivato: ovvero per fatti estranei alla volontà
del titolare, in considerazione della mole dell’opera da realizzare, nel caso di opere pubbliche il cui
finanziamento sia previsto in più esercizi finanziari. La realizzazione della parte dell’intervento non ultimata
nel termine stabilito è subordinata al rilascio di un nuovo permesso per le opere ancora da eseguire, tranne
se non rientrino tra quelle realizzabili mediante SCIA. Il permesso decade con l’entrata in vigore di
previsioni urbanistiche salvo se i lavori siano già iniziati e completati entro i tre anni. 15 giorni dalla fine dei
lavori avviene il rilascio del certificato di agibilità.

Contributo per il rilascio del permesso di costruire (art.16): il rilascio comporta un contributo commisurato
all’incidenza degli oneri di urbanizzazione ed un contributo commisurato al costo di costruzione. la prima va
corrisposta al comune e può essere rateizzata, il titolare può realizzare direttamente le opere di
urbanizzazione con le modalità stabilite dal comune, con successiva acquisizione delle stesse e rispettivo
collaudo. La quoto di contributo relativa al costo di costruzione è determinata all’atto del rilascio comunque
entro e non oltre i 60 giorni dall’ultimazione dei lavori. l’incidenza degli oneri di urbanizzazione secondaria
è stabilita con deliberazione del consiglio comunale in base alle tabelle parametriche che la regione
definisce per classi di comuni in relazione all’ampiezza ed all’andamento demografico dei comuni, alle
caratteristiche geografiche dei comuni, alle destinazioni di zona previste negli strumenti urbanistici vigenti.
Nel caso della mancata definizione delle tabelle parametriche da parte della regione, e fino alla definizione
delle tabelle stesse, i comuni provvedono con deliberazione del consiglio comunale. Ogni 5 anni i comuni
aggiornano gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, in conformità alle relative disposizione
regionali, in relazione ai costi delle opere di urbanizzazione primaria, secondaria e generale. Gli oneri di
urbanizzazione primaria sono relativi ai seguenti interventi: strade residenziali, spazi di sosta, parcheggio,
fognature, pubblica illuminazione, verde attrezzato. Gli oneri di urbanizzazione secondaria sono relativi ai
seguenti interventi: asili nido, scuole d’obbligo, mercati di quartiere, edifici religiosi, centri culturali,
attrezzature verdi e sanitarie. Il costo di costruzione per nuovi edifici è determinato periodicamente dalle
regioni con riferimento ai costi massimi ammissibili per l’edilizia agevolata. Per gli edifici non agevolati sono
determinate maggiorazioni non superiori al 50%. In assenza di tali determinazioni il costo è determinato
autonomamente in base alla variazione dei costi di costruzione accertata dall’ISTAT. Il contributo afferente
al permesso comprende una quota di detto costo, variabile dal 5 al 20%, che viene determinata dalle
regioni in funzione delle caratteristiche e delle tipologie delle costruzioni e della loro destinazione ed
ubicazione. In caso di interventi su edifici esistenti il C.c viene determinato in relazione al computo metrico
estimativo redatto d prezziari locali. In casi di edilizia convenzionata relativa ad edifici esistenti il contributo
è ridotto alla sola quota degli oneri di urbanizzazione. Il C.c non è dovuto per interventi di ristrutturazione
ed ampliamento non superiore al 20%, impianti, attrezzature, installazioni relativi alle fonti rinnovabili di
energia, conservazione, nel rispetto delle norme urbanistiche di tutale idrologica, storico, artistico e
ambientale.

Costo di costruzione per opere ed impianti destinati ad attività commerciali e artigianali: il costo è stabilito
con deliberazione del consiglio comunale in base a parametri stabiliti dalla regione in relazione ai tipi di
attività produttiva. Il costo relativo ad attività commerciali, turistiche comporta un contributo pari
all’incidenza dell’urbanizzazione ed una quota non superiore al 10% del costo del documento di costruzione
(stabilito dal consiglio comunale)

Procedimento del rilascio del permesso: la domanda per il rilascio del permesso va presentata dal titolare
allo sportello unico corredata dagli elaborati progettuali richiesti. La domanda è accompagnata da una
dichiarazione del progettista abilitato che asseveri la conformità del progetto agli strumenti urbanistici
approvati ed adottati. Lo sportello unico comunica entro 10 giorni al richiedente il nominativo del
responsabile del procedimento. Entro 60 giorni dalla presentazione della domanda, il responsabile del
procedimento cura l’istruttoria e formula una proposta di provvedimento con una relazione. Entro 60 giorni
si possono presentare eventuali modifiche in cui vanno illustrate le regioni.

Adozione del procedimento finale per il rilascio del permesso di costruire: il provvedimento finale è
adottato dal dirigente o dal responsabile dell’ufficio entro 30 giorni. Decorso il termine ove il dirigente o
responsabile non abbia opposto motivato diniego, la domanda di permesso si intende formato il silenzio
assenso. Dall’avvenuto rilascio è data la notizia mediante affissione all’albo pretorio. In caso di diniego della
domanda qualora il dirigente del procedimento abbia comunicato all’istante i motivi di questo il termine
per la comunicazione negativa all’interessato è fissato in 40 giorni. I tempi perciò del rilascio possono
variare dai 90 ai 150 per la complessità del progetto.

Permesso di costruire convenzionato (art 28-bis TU edilizia): nel caso di interventi ove le esigenze possano
essere soddisfatte con modalità semplificata è prevista la possibilità del rilascio del permesso
convenzionato, ove attraverso una convenzione, approvata dal consiglio comunale, sono specificati gli
obblighi del soggetto attuatore. Sono perciò soggetti ad una convenzione: cessione di aree al fine
dell’utilizzo di diritti edificatori, realizzazione di opere di urbanizzazione fermo restando quello previsto dal
codice degli appalti, la realizzazione di interventi di edilizia residenziale sociale.

Da DIA onerosa a SCIA onerosa: la denuncia di inizio attività onerosa introdotta dal TU d.lgs 222/2006 ha
cambiato denominazione in SCIA ovvero segnalazione certificata di inizio attività. (in vigore entro il 30
giugno 2017. Gli interventi che possono essere realizzati mediante SCIA sono: ristrutturazione edilizia che
comportino modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti, limitatamente ad immobili
nelle zone omogenee A, che comportino modifiche della destinazione d’uso; interventi di nuova
costruzione disciplinati da piani attuativi che contengano precise disposizioni plano volumetriche. Con
approvazione degli stessi dal competente organo comunale; interventi di nuova costruzione in diretta
esecuzione di strumenti urbanistici con precise disposizioni plani-volumetriche.

SCIA onerosa: il proprietario dell’immobile o avente il titolo presenta almeno 30 giorni prima dell’effettivo
inizio dei lavori allo sportello unico la SCIA onerosa accompagnata dalla documentazione prevista: una
relazione che asseveri la conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici approvati, opere nel
rispetto delle norme igienico-sanitarie; gli elaborati progettuali compresivi fi verifiche delle volumetrie,
calcolo di superfici residenziali e non ai fini del calcolo degli oneri; le attestazioni, asseverazioni o
certificazioni relative alla sussistenza dei requisiti. Il tutto firmato da un progettista iscritto all’albo. La SCIA
corredata dalle asseverazioni degli elaborati tecnici può essere presentata mediate posta raccomandata
con avviso di ricevimento. Il dirigente o responsabile del competente ufficio comunale, se entro 30 giorni
dalla presentazione riscontra l’assenza di una o più condizioni stabilite, notifica all’interessato l’ordine di
non effettuare il previsto intervento, e in caso di falsa attestazione del professionista abilitato, informa
l’autorità giudiziaria e il consiglio dell’ordine di appartenenza. È comunque salva la facoltà di presentare la
scia con eventuali modifiche. Se invece entro 30 giorni non ci sono comunicazioni dallo sportello unico, si
può dare inizio ai lavori. Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui
tutela compete, anche in via di delega, alla stessa amministrazione comunale, il termine di 30 giorni
decorre dal rilascio del relativo atto di assenso. Ove tale atto non sia favorevole, la denuncia è priva di
effetti. Il termine di efficacia è pari a tre anni dalla data di inizio lavori, se entro tale termine non viene data
la fine dei lavori, corredata da: certificato di regolare esecuzione catastale, copia dell’accatastamento, può
essere richiesta una proroga ed una nuova SCIA. L’interessato deve comunque comunicare allo sportello
unico la data di ultimazione dei lavori. In sintesi quindi gli adempimenti della SCIA sono:

- Obbligo di comunicazione di inizio lavori entro un anno dalla scadenza dei 30 giorni di silenzio
assenso;
- Obbligo di nuovo accatastamento prima della comunicazione di fine lavori;
- Obbligo di comunicazione di fine lavori entro tre anni dalla data di inizio lavori
- Obbligo di presentazione di domanda di rilascio del certificato di agibilità entro 15 giorni dalla data
di fine lavori.

In caso di interventi in regime di SCIA che riguardino immobili sottoposti a tutela storico-artistica o
paesaggistica- ambientale (d.lgs 42/2004) è subordinata al preventivo rilascio del parere o
dell’autorizzazione da parte dell’ente preposto. Lo sportello unico deve comunicare all’interessato
l’avvenuta acquisizione di questi e se ciò non avviene entro 60 giorni, viene indetta la conferenza dei servizi.

SCIA gratuita: sono realizzabili mediante SCIA gratuita gli interventi non disciplinati dal permesso di
costruire, dalla SCIA onerosa e quelli non riconducibili all’elenco di attività edilizia libera che siano conformi
alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi ed igienico-sanitari. Parliamo di :
manutenzione straordinaria con interventi sulla parte strutturale, restauro e risanamento conservativo solo
se per parti strutturali (dal 30 giugno 2017), ristrutturazione edilizia, demolizione e ricostruzione ma senza
aumento di volume o slp. Sono altresì realizzabili mediante SCIA le varianti a permessi di costruire che non
incidano sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, non modifichino la destinazione d’uso e categoria
edilizia, non alterino la sagoma. Ai fini del rilascio del certificato di agibilità, la SCIA in variante costituisce
parte integrante del procedimento relativo al permesso di costruire dell’intervento principale e può essere
presentata prima della dichiarazione di ultimazione dei lavori.

Disciplina della segnalazione certificata inizio attività gratuita: la disciplina della SCIA gratuita prevede che i
lavori possono essere iniziati, contestualmente alla presentazione, con silenzio assenso immediato, a
condizione che l’intervento edilizio non necessiti di specifici atti di assenso. Qualora fossero necessari
l’interessato può richiedere allo sportello unico di provvedere all’acquisizione. Entro 60 giorno verrà
comunicato l’avvenuta acquisizione. Inizio dei lavori potrà cominciare subito dopo. Un diverso iter della
SCIA gratuita è previsto all’interno di zone omogenee A. i comuni entro 30 giorni hanno identificato le aree
nelle quali non è applicabile la SCIA per interventi di demolizione e ricostruzione o per varianti a permessi di
costruire, comportanti modifiche della sagoma.
Attività di edilizia libera: esse hanno subito una modifica successivamente al d.lgs 222/2016 il quale
prevede che le attività di edilizia libera sono: interventi di manutenzione ordinaria, interventi volti
all’eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o ascensori esterni
che alterino la forma dell’edificio; le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo; i movimenti di
terra strettamente pertinenti all’esercizio delle attività di agricoltura; e serre stagionali mobili. Rientrano in
queste categorie anche attività che in precedenza prevedevano l’obbligo di CIL o CILA come: opere dirette a
soddisfare obbiettive esigenze contingenti e temporanee, opere di pavimentazione e di finitura di spazi
esterni contenute entro l’indice di permeabilità, costruzione di pannelli solari da realizzare fuori zona A,
aree ludiche e aree di arredo pertinenziali agli edifici.

Il nuovo articolo 6-bis disciplina invece le attività di edilizia libera soggette a preventiva comunicazione di
inizio lavori asseverata (CILA), queste sono quelle non disciplinate dagli art.6, 10, e 22:

- interventi di manutenzione straordinaria, cioè le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e


sostituire parti degli edifici che non riguardino le parti strutturali, nonché realizzare ed integrare i
servizi igienico sanitari e tecnologici, che non alterino la volumetria complessiva e non comportino
modifiche alle destinazioni di uso.
- Interventi di restauro e risanamento conservativo che non interessino parti strutturali.

In questi casi l’interessato deve trasmettere all’amministrazione comunale l’elaborato progettuale e la


comunicazione di inizio lavori asseverata da un tecnico abilitato, con la quale attesta, sotto la propria
responsabilità che i lavori siano conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti;
la comunicazione contiene altresì i dati identificativi dell’impresa affidataria dei lavori. La mancata
comunicazione dell’inizio dei lavori, semplice o asseverata, comporta la sanzione pecuniaria pari a 1000
euro. Tale sanzione è ridotta di un terzo qualora la si presenta quando l’intervento è in corso d’esecuzione.

Attività edilizia in assenza di pianificazione urbanistica: nei comuni sprovvisti di strumenti urbanistici, fatti
salvi limiti più restrittivi fissati dalle leggi regionali e sono consentiti: interventi di manutenzione ordinaria,
straordinaria e restauro che riguardano le singole unità immobiliari o parti di esse; fuori dal perimetro del
centro abitato, gli interventi di nuova edificazione nel limite della densità massima fondiaria 0,03 mq. Nelle
aree nelle quali non siano stati approvati gli strumenti urbanistici attuativi previsti dagli strumenti
urbanistici generali oltre agli interventi indicati precedentemente sono consentiti interventi di
ristrutturazione edilizia anche se riguardino globalmente uno o più edifici e modifichino fino al 25% delle
destinazioni preesistenti, purché il titolare si impegni a rispettare tale percentuale.

Mutamento d’uso urbanisticamente rilevante: ai fini della possibilità di mutamento della destinazione d’suo
all’interno della stessa categoria funzionale, nel TU è stato introdotto questo nuovo articolo, nel quale,
salvo diversa previsione, costituisce un mutamento rilevante della destinazione d’uso ogni forma di utilizzo
dell’immobile diversa da quella originaria purché appartenga a queste categoria: residenziale, turistico-
ricettiva, produttiva, commerciale, rurale.

Comunicazione obbligatoria ai sensi del d.lgs 81/2008, art 90, comma 9, lettera c, modificato dal d.lgs
106/2009: entrato in vigore nel 2008 ai fini della sicurezza nei luoghi di lavoro e successivamente
modificato nel 2009. Rimanendo nell’ambito autorizzativo, tralasciando quindi i vincoli legati alle
problematiche di sicurezza sui cantieri, sia nel caso di opere disciplinate da permesso di costruire che per
opere disciplinate da SCIA onerosa o gratuita viene introdotto l’obbligo di comunicazione da parte del
committente o del responsabile dei lavori, prima dell’inizio dei lavori della seguente documentazione: copia
della notifica preliminare se dovuta, nominativo dell’impresa esecutrice e del relativo DURC ( documento
unico di regolarità contributiva), dichiarazione del committente attestante l’avvenuta verifica dell’idoneità
tecnico- professionale delle imprese affidatarie, verifica sulle dichiarazioni dell’organico medio. La mancata
consegna di detta comunicazione fa perdere validità giuridica al titolo abilitativo.

3.5 REGIME SANZIONARIO IN EDILIZIA: la vigilanza urbanistico- edilizia è disciplinata dal TU il quale prevede
che sia a cura del dirigente o dal responsabile del competente ufficio. Sono previste in relazione a opere
difformi o senza titolo, la sospensione dei lavori e al titolare dell’impresa. In caso di interventi senza titolo,
fatte salve le sanzioni previste, il responsabile dell’abuso può ottenere il permesso di costruire in sanatoria,
quando l’opera risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente. La polizia locale, in alcuni casi
accompagnata da un tecnico dell’amministrazione, ha facoltà di accedere in tutti i luoghi ove si svolgono
lavori edili ai fini dell’esercizio del controllo sia preventivo che repressivo. Le verifiche sono: verifiche
relativa all’occupazione di spazio pubblico e del pagamento dei relativi diritti di occupazione e pubblicità; il
controllo dell’esposizione del cartello e dello stato della recinzione di cantiere; la verifica della esistenza dei
disegni tecnici e dei relativi permessi o autorizzazioni; la verifica tramite piano della sicurezza della
documentazione relativa ai macchinari, ai mezzi individuali, all’impianto elettrico ed al ponteggio, alle opere
provvisionali. Se si tratta di opere soggette a comunicazione o SCIA la sanzione prevista è amministrativa. Se
sono opere soggette a permesso di costruire o DIA onerosa il regime sanzionato è penale e amministrativo.
Qualunque sia l’esito dell’ispezione si redige il verbale rilasciandone copia al responsabile di cantiere o ad
altro soggetto responsabile. Il regime sanzionatorio dettato dal PR 380/2001 è il seguente:

 Interventi eseguiti in assenza della comunicazione inizio lavori di cui all’art.6, comma 7: la mancata
comunicazione di inizio attività, disciplinata dal TU edilizia prevede a livello generale la sanzione
amministrativa di 1000 euro con riduzione di due terzi se la comunicazione sia effettuata
spontaneamente durante l’esecuzione delle opere.
 Interventi eseguenti in assenza o in difformità della segnalazione certificata inizio attività SCIA e
accertamento di conformità: per le opere realizzate in assenza o difformità dalla SCIA presentata,
vale la sanzione amministrativa pecuniaria pari al doppio dell’incremento del valore venale
conseguito dall’immobile; quando però le opere realizzate in assenza di SCIA consistono in
interventi di restauro e di risanamento conservativo, eseguiti su immobili vincolati in base a leggi
statali e regionali, può ordinare il ripristino dello stato di fatto a cura di spese del responsabile e del
pagamento di una sanzione pecuniaria da 516 a 10369 euro; ove l’intervento realizzato risulti
conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione
dell’intervento, sia al momento della presentazione della domanda, il responsabile dell’abuso o il
proprietario dell’immobile possono ottenere la sanatoria dell’intervento versando la somma
stabilita dal procedimento in relazione all’aumento di valore dell’immobile valutato dall’agenzia
del territorio. Infine, analogamente a quanto previsto per la DIA, se la SCIA è spontaneamente
presentata quando l’intervento è in corso di esecuzione, ciò comporta il pagamento, a titolo di
sanzione, della somma minima pari a 516 euro. Inoltre se l’intervento realizzato senza
presentazione della SCIA risulta conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al
momento della realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione della domanda, si
può richiedere ed ottenere il permesso in sanatoria, tramite la procedura di accertamento di
conformità prevista dal TU edilizia.
 Interventi eseguiti in assenza o in difformità della denuncia inizio attività onerosa o permesso di
costruire oneroso e prevede anche in regime sanzionatorio penale. Vanno fatte debite distinzioni a
seconda che le opere realizzate facciano parte di una delle seguenti categorie:
- Opere in assenza o in totale difformità di titolo edilizio o con variazioni essenziali, l’essenzialità
ricorre esclusivamente quando si verifica una o più delle seguenti condizioni: mutamento della
destinazione d’uso con variazione degli standard urbanistici; aumento della cubatura o della
cubatura o della superficie di solaio da valutare in relazione al progetto approvato; modifiche di
parametri urbanistico-edilizi del progetto approvato o della localizzazione dell’edificio sull’area di
pertinenza; modifiche di parametri urbanistico-edilizi del progetto approvato o della localizzazione
dell’edificio sull’area di pertinenza; mutamento delle caratteristiche dell’intervento edilizio
assentito; violazione delle norme in materia di edilizia antisismica, quando non attenga a fatti
procedurali.
- Opere di ristrutturazione edilizia realizzate in assenza o totale difformità di titolo edilizio
- Opere realizzate in parziale difformità

Nel primo caso le opere devono essere demolite dal proprietario attraverso apposita procedura, in
possesso del comune che ne disporrà la demolizione con rivalsa delle spese a carico del responsabile
dell’abuso. È stata introdotta una sanzione amministrativa pecuniaria di importo compreso tra 2000 e
20000. Il secondo caso tratte le ristrutturazioni edilizie che portino ad un organismo edilizio in tutto o in
parte diverso dal precedente e che comportino modifiche della volumetria complessiva degli edifici. In
questo caso, interventi realizzati in assenza o totale difformità vanno rimossi o demoliti, in maniera tale da
rendere l’edificio conforme agli strumenti urbanistici ed edilizi. Nel caso in cui sia impossibile eseguire il
ripristino, viene comminata una sanzione pecuniaria pari al doppio dell’incremento di valore conseguito
dall’immobile a seguito delle opere abusive. Nel primo caso compete alla soprintendenza fissare sanzioni e
caratteristiche degli interventi atti al ripristino. Nel terzo caso le opere eseguite in parziale difformità
devono essere demolite dal responsabile dell’abuso entro un termine prefissato nell’ordinanza di
demolizione successiva alla sospensione lavori. Nel caso in cui la demolizione pregiudichi la parte di
immobile conforme, il dirigente applica una sanzione pecuniaria differente a seconda che si tratti di edilizia
abitativa o non abitativa. Le stesse sanzioni si applicano agli interventi edilizi realizzati in alternativa al
permesso di costruire in regime di DIA onerosa. Resta ferma comunque la possibilità di richiedere il
permesso di costruire in sanatoria, prima della scadenza dei termini sanzionatori, attraverso il cosiddetto
accertamento di conformità, disciplinato dall’art.36. il rilascio del permesso in sanatoria è subordinato al
pagamento del contributo di costruzione in misura doppia.

Lottizzazione abusiva: la lottizzazione a scopo edificatorio si ha quando vengono iniziate opere che
comportino trasformazione urbanistica od edilizia in violazione delle prescrizioni degli strumenti urbanistici,
vigenti o adottati o senza la prescritta autorizzazione. Accertata la lottizzazione di terreni a scopo
edificatorio senza la prescritta autorizzazione, il dirigente o il responsabile del competente ufficio
comunale, ne dispone la sospensione. Il provvedimento comporta l’immediata interruzione delle opere in
corso e l’annullamento degli atti di compravendita. Le aree lottizzate sono acquisiste di diritto al patrimonio
disponibile del comune.

Certificato di agibilità: questa è un’altra parte del TU edilizia profondamente modificata dal d.lgs 222/2016.
A titolo di esaustività, di seguito è riproposta la procedura per l’ottenimento del certificato di agibilità. Il
certificato di agibilità:

- Attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli
edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente.
- Viene rilasciato dal dirigente o dal responsabile del competente ufficio comunale ai seguenti
interventi: nuove costruzioni, ricostruzioni, sopraelevazioni, interventi sugli edifici; può essere
altresì richiesto: per singoli edifici o singole porzioni della costruzione, purché funzionalmente
autonomi, qualora siano state realizzate e collaudate le opere di urbanizzazione primaria, per
singole unità immobiliari, purché siano completate e collaudate le opere strutturali connesse, siano
certificati gli impianti e siano completate le parti comuni e le opere di urbanizzazione primaria.
- Il soggetto titolare del permesso di costruire o il soggetto che ha presentato la denuncia di inizio
attività onerosa sono tenuti a chiedere il rilascio del certificato di agibilità entro 15gg dalla fine dei
lavori. Alla domanda per il rilascio del certificato di agibilità deve essere allegata copia della
dichiarazione presentata per l’iscrizione in catasto.

Procedimento per il rilascio del certificato di agibilità: entro 15 giorni dall’ultimazione dei lavori di finitura
dell’intervento, il soggetto che ha presentato la denuncia di inizio di attività è tenuto a presentare allo
sportello unico la domanda di rilascio del certificato di agibilità, corredata della seguente documentazione:

- Richiesta di accatastamento dell’edificio


- Dichiarazione di conformità dell’opera rispetto al progetto approvato
- Dichiarazione dell’impresa installatrice

Lo sportello unico comunica entro 10 giorni dalla ricezione della domanda, il nominativo del responsabile
del procedimento. Entro 30 giorni dalla ricezione della domanda, il dirigente o responsabile del
competente ufficio comunale rilascia il certificato di agibilità: collaudo statico, dichiarazione di conformità.
L’agibilità si intende attestata nel caso sia stato rilasciato il parere dell’ASL. Il termine può essere interrotto
una sola volta dal responsabile del procedimento, entro 15 giorni dalla domanda, esclusivamente per la
richiesta di documentazione integrativa.

La nuova disciplina per l’agibilità, introdotta dal d.lgs 222/2016: la conformità dell’opera al progetto
presentato e la sua agibilità sono attestati mediante segnalazione certificata SCIA presentata allo sportello
unico dell’edilizia entro 15 giorni dalla fine dei lavori, dal titolare del permesso di costruire. Gli interventi
per i quali è prevista la segnalazione certificata sono: nuove costruzioni, ricostruzioni o sopraelevazioni,
totali o parziali, interventi sugli edifici esistenti che possano influire sulle condizioni sopra riportate, singoli
edifici o singole porzioni della costruzione, purché funzionalmente autonomi, qualora siano state realizzate
e collaudate le opere di urbanizzazione primaria; singole unità immobiliari, purché siano completate e
collaudate le opere strutturali connesse. La segnalazione certificata che attesta l’agibilità deve essere
corredata dalla seguente documentazione: attestazione del direttore dei lavori, di un professionista
abilitato che assevera la sussistenza; certificato di collaudo statico; dichiarazione di conformità delle opere
realizzate alla normativa vigente in materia di accessibilità e superamento delle barriere architettoniche;
aggiornamento catastale; dichiarazione dell’impresa installatrice che attesta la conformità degli impianti.

Denuncia dei lavori e presentazione dei progetti di costruzioni in zone sismiche: nelle zone sismiche ,
chiunque intenda procedere a costruzioni, riparazioni e sopraelevazioni, è tenuto a darne preavviso scritto
allo sportello unico, che provvede a trasmetterne copia al competente ufficio tecnico della regione,
indicando il proprio domicilio. Alla domanda deve essere allegato il progetto, in doppio esemplare e
debitamente firmato da un ingegnere o da un architetto. Rappresentato tramite planimetria, piante,
prospetti e sezioni ed accompagnato da una relazione tecnica, dal fascicolo dei calcoli delle strutture
portanti, sia in fondazione sia in elevazione, e dai disegni dei particolari esecutivi delle strutture. Al progetto
deve inoltre essere allegata una relazione sulla fondazione.

Autorizzazione per l’inizio dei lavori: nelle località sismiche ad accezione di quelle a bassa sismicità, non si
possono iniziare i lavori senza preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della regione.
L’autorizzazione è rilasciata entro 60 giorni dalla richiesta e viene comunicata al comune.

Norme per l’infrastrutturazione digitale degli edifici: per infrastruttura fisica multiservizio interna all’edificio
si intende il complesso delle installazioni contenenti reti di accesso che permettono di fornire l’accesso ai
servizi a banda ultra larga e di connettere il punto di accesso dell’edificio con il punto terminale di rete. Gli
stessi edifici devono altresì essere equipaggiati di un punto di accesso. Per un punto di accesso di intende il
punto fisico, situato all’interno o all’esterno dell’edificio e accessibile alle imprese autorizzate.

Attività edilizie e relative procedure: attività preventiva alla presentazione in comune della documentazione
procedurale e o autorizzativa: prima di intraprendere qualsiasi prestazione professionale, il progettista
redige un preventivo delle prestazioni professionali, che deve essere accettato attraverso la stipula con la
committenza un disciplinare di incarico, contratto con il quale tra il committente e il professionista si
stabiliscono patti e condizioni relativamente all’oggetto dell’incarico e alle prestazioni richieste;
successivamente, dopo aver fatto il rilievo dell’immobile e valutate con il committente le esigenze dello
stesso, si realizzano le ipotesi progettuali preliminari accompagnate da una stima sommaria del costo di
realizzazione e successive fasi di lavoro; di ogni riunione con la committenza va fatto un verbale. Quanto
approvato nella fase preliminare dal committente in forma critta viene trasformato, attraverso il progetto
definitivo, nella pratica edilizia comunale al fine dell’ottenimento delle autorizzazioni necessarie. Viene
nominato il coordinatore alla sicurezza in fase progettazione che redige il piano di sicurezza e
coordinamento, ai sensi del d.lgs 81/2008. Contemporaneamente alla richiesta delle autorizzazioni edilizie
necessarie, si procede alla stesura del progetto esecutivo, il quale deve racchiudere tutte le informazioni
tecniche unitamente al computo metrico estimativo. La presentazione in comune presso lo sportello unico
per l’edilizia della richiesta di titolo abilitativo deve avvenire prima dell’inizio dei lavori e in relazione alla
procedura si potrà iniziare immediatamente 30 giorni dopo la presentazione SCIA. Con la presentazione
della comunicazione di inizio lavori, iniziano tutte le attività previste dalla direzione lavori, controllando il
cantiere con visite periodiche, verificando i quantitativi e le misure delle forniture. Inoltre il direttore dei
lavori il coordinatore alla sicurezza in fase di esecuzione, che verifica il rispetto, di quanto disciplinato nel
piano di sicurezza e coordinamento PSC. Il direttore lavori deve quindi avere tutte quelle conoscenze
economico-estimative, tali da coordinare adeguatamente le fasi. Se il progetto è di nuova costruzione, con
la struttura in c.a o acciaio, il committente nomina il collaudatore strutturale che provvede al collaudo
dell’opera. L’attestato di prestazione energetica APE deve essere prevista un’altra figura professionale
incaricata dal committente infatti le qualità fondamentali che caratterizzano il certificatore energetico
devono essere la capacità e l’indipendenza rispetto alla realizzazione dell’edificio, dei suoi componenti e
agli interessi del richiedente.

4. REGIME VINCOLISTICO
4,1. TIPI DI VINCOLI
Il vincolo é una speciale limitazione alla quale sono sottoposti determinati beni, mobili o immobili,
di proprietà pubblica o privata, a causa della loro rilevanza per il pubblico interesse. Il vincolo su un
bene priva il relativo proprietario di determinate facoltà. Costui è assoggettato all'obbligo di non fare.
o di fare, previo permesso dell’amministrazione pubblica competente pone limiti a tale diritto.
Nella pianificazione urbanistica i vincoli sono.
1) vincoli ricognitivi
Discendono dalla ricognizione di caratteri fisici che sono intrinseci al territorio alle costruzioni
che su di esso insistono.
2) vincoli conformativi
Sono vincoli conformativi quelli che discendono dall'esigenza di salvaguardia che nasce nei con-
fronti di particolari oggetti di pubblico interesse e gravano sulle fasce di terreno determinate dalla
applicazione delle distanze di rispetto da impianti e luoghi pubblici
Essendo determinati dalla presenza di un manufatto di pubblica utilità, la quantità di edificazione
spettante al terreno, tenuto conto dei vincoli ricognitivi, è trasferibile e utilizzabile su altri terreni.
3) vincoli urbanistico-edilizi
L’elenco dei vincoli al punto 1) è molto lungo e in continuo mutamento. A titolo esemplificativo si
i vincoli previsti dalla legge 1" giugno 1939, n. 1089 sulla tutela delle cose di interesse artistico e
storico I vincoli paesistici previsti dalla legge 29 giugno 1939, n. 1497 sulla protezione delle bellezze na-
turali e panoramiche e dalla legge 8 agosto 1985, n. 431 recante disposizioni urgenti sulla tutela
delle cose di particolare interesse ambientale (ora inserite nel codice dei beni culturali);
- Il vincolo idrogeologico 1923, n. 3267 per la tutela dei terreni sottoposti
a fenomeni di erosione, denudazione, perdita di stabilità, esondazioni, oltre ai boschi e agli ambiti
forestali.
Fanno parte del punto 2):
I vincoli di rispetto da autostrade e strade extraurbane, ferrovie, elettrodotti, corsi d'acqua, aero-
porti, cimiteri, impianti militari, pozzi di presa di acqua potabile, ecc. stabiliti da apposite leggi.
T vincoli del punto 3), imposti dagli strumenti urbanistici, si suddividono in:
- vincoli di carattere urbanistico.
- vincoli di carattere edilizio;
- vincoli di carattere procedurale.
I vincoli di carattere urbanistico sono:
a) la classificazione delle parti di territorio in base alle funzioni esistenti o previste e ai caratteri morfologici
più significativi (azzonamento)
b) la classificazione delle attività e degli usi del suolo nelle diverse parti del territorio (destinazione
d'uso)
e) la classificazione dei tipi di intervento sugli edifici e sulle aree libere;
d) gli standard di legge che regolano il dimensionamento dei servizi sociali e delle attrezzature pubbliche a
livello comunale e di interesse generale.
I vincoli edilizi sono:
i parametri, gli indici e le prescrizioni che regolano l'edificazione nelle diverse parti del territorio (IT,
UT, DT, IF, UF, DF, rapp.cop., rapp.filtr., altezze massime consentite, ecc.).
I vincoli di procedura sono: l'obbligo di formare uno strumento urbanistico esecutivo prima di richiedere il
permesso di costruire.
5. NORMATIVE SPECIFICHE
LEGGI AMBIENTALI: QUADRO STORICO-LEGISLATIVO
R.D. 30 gennaio 1913, n. 363-Antichità e Belle Arti: Esso stabiliva che per modificazioni, restauri, ripristini
all'interno o all'esterno di un immobile notificato di importante interesse, occorresse la licenza della
sovrintendenza del monumenti, da negarsi in caso di lavori eventualmente dannosi alla struttura o al
carattere stesso dell'immobile.
Legge 1 giugno 1939, n. 1089 è una legge sulla protezione delle cose di interesse artistico e storico e
disciplina:
- la conservazione e l'alienazione delle proprietà sottoposte a vincolo;
- le scoperte archeologiche:
- la riproduzione delle opere d'arte di proprietà dello Stato o di enti pubblici.
Inoltre individua e cataloga i beni mobili ed immobili (autografi, quadri, poemi, sculture parchi e giardini) e
li include fino al 1889.
Legge 29 giugno 1939, n. 1497: Tutela le bellezze naturali e panoramiche, intese come quadri naturali, che
sono:
- le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica
- le ville, i giardini ed i parchi che, non contemplati dalla 1089/1939, si distinguono per la loro
comune bellezza;
- I complessi di cose immobili aventi un aspetto caratteristico ed un elevato valore estetico
- le bellezze panoramiche
abrogato e sostituito dal d Igs 22 gennaio 2004, n. 42, codice dei beni culturali del paesaggio.
Legge 8 agosto 1985, n. 431 (legge Galasso): Introduce disposizioni di significativo rilievo per la tutela delle
zone di particolare interesse ambientale introducendo determinati obblighi alle Regioni; tali oneri
riguardano la redazione dei Piani paesistici rientranti nella categoria dei Piani quadro, con obblighi di
inedificabilità assoluta:
• sulle Alpi, sopra i 1600 metri;
• sugli Appennini, sopra I 1200 metri;
• nei 300 metri dalla riva di mari e laghi;
• nei 150 metri dalla riva di fiumi e torrenti;
- su ghiacciai e vulcani, nei Parchi nazionali, nelle zone umide, nelle zone depresse, nelle zone
• nei luoghi incendiati e per il rimboschimento.
La legge Galasso ristabilisce gli usi civici, "diritti reali di natura civica", risalenti in gran parte al Medio
evo. Si tratta di diritti d'uso che spettano a coloro che compongono una determinata collettivita. Tale
uso si manifesta in attività relative al godimento di un determinato bene come ad esempio: godere
del pascolo, Tare legna o usare dei prodotti del bosco, seminare terreni, ecc Risalgono a vecchi diritti
collettivi prima ancora che sorgessero i Comuni. Sono diritti inalienabili e imprescrittibili e non soggetti a
commercio appartengono alle popolazioni di un determinato territorio ove hanno la residenza e sono
soggetti al regime giuridico dei beni demaniali. Sono diritti a carattere gratuito perché il singolo cittadino e
titolare dell'uso hanno perso di attualità, non rispondendo più a quel carattere di necessità di un tempo, in
tal senso le Amministrazioni ne facilitano lo sgravio attraverso il procedimento cosiddetto di affrancazione e
liquidazione, dando la possibilità ai proprietari dei terreni gravati di liberarli, pagando ai Comuni un prezzo
che può essere in natura (parte del fondo) o attraverso un canone capitalizzato.
Legge 8 luglio 1986, n. 349: Istituisce il Ministero dell'ambiente e detta una disciplina specifica in materia di
risarcimento del danno ambientale. Compito fondamentale del Ministero è assicurare, in un quadro
organico: la promozione, la conservazione ed il recupero delle condizioni ambientali della collettività e della
qualità della vita; la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale nazionale, la difesa delle
risorse naturali dall'inquinamento. L'ambiente é un bene immateriale oggetto di tutela in sede civile,
amministrativa e penale.
Legge quadro 18 maggio 1989, n. 183: Introduce una normativa organica per il riassetto organizzativo e
funzionale della difesa del suolo, attraverso la disciplina di tre settori di intervento: direzione della difesa
del suolo; servizi tecnici nazionali; regolamentazione degli usi del suolo e delle acque. Gli interventi
vengono programmati attraverso i Piani di bacino, ovvero piani territoriali di settore che possono
intervenire solo per quelle finalità indicate dallo stesso testo normativo. I Piani di bacino rappresentano lo
strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale vengono pianificate e
programmate le azioni e le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione delle
acque sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio.
Legge quadro 6 dicembre 1991, n. 394 in materia di tutela ambientale: Le aree protette (parchi nazionali,
parchi naturali regionali, riserve naturali statali e regionali, aree protette marine, monumenti naturali, oasi
di protezione naturalistica, zone umide di particolare rilevanza internazionale), sono disciplinate nei
contenuti e nelle procedure di formazione dal Piano territoriale del parco, secondo il modello della
zonizzazione, articolata in: zone di riserva integrale; zona di riserva orientata; aree di protezione delle
amministrazioni comunali o dei privati.
Legge 8 ottobre 1997, n. 344: Disposizioni per lo sviluppo e la qualificazione degli interventi e
dell'occupazione in campo ambientale.
Legge 9 dicembre 1998, n. 426: Nuovi interventi in campo ambientale.
D.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490: Testo unico dei beni culturali e ambientali (abrogato e sostituito dal d igs
42/2004).
Decreto 3 aprile 2000: Elenco dei siti di importanza comunitaria e delle zone di protezione speciali,
individuati ai sensi delle direttive 92/43 CEE e 79409 CEE.
Codice dei beni culturali e del paesaggio (D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42): lo Stato ha dato inizio alla
procedura di verifica della sussistenza dell'interesse culturale. Il nuovo codice dei beni culturali riprende in
gran parte la normativa del TU Unico (decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490). adeguandolo però alle
modifiche costituzionali del 2001 (art 117-118) e aggiungendo alcuni elementi innovativi la tutela e la
valorizzazione, anche in relazione a quanto raccomandato dalla Convenzione europea del paesaggio.
Il d.Igs. 42/2004 è suddiviso in cinque parti: disposizioni generali; beni culturali (tutela, fruizione e
valorizzazione); Beni paesaggistici; sanzioni; disposizioni transitorie, abrogazioni ed entrata in vigore.
All'interno del patrimonio culturale nazionale, si iscrivono due tipologie di beni culturali in senso stretto
(interesse storico, artistico, archeologico, ecc.) di cui alla legge n. 1089/1939, e quelli in senso più ampio,
costituiti dai paesaggi italiani (legge n 1497/1939 e legge Galasso del 1985).
Tutela dei beni immobili: Diverso regime giuridico a seconda che appartengano a: 1. Stato, Regione, enti
pubblici, 2. privati. Nel primo caso, e cioè di proprietà pubblica, sono comunque sottoposte a tutela tutte le
cose immobili qualora sussistano due condizioni: l'autore non sia più vivente, la loro esecuzione risalga ad
oltre 70 anni. Nel caso sia verificata l'insussistenza dell'interesse artistico, su richiesta dell'ente proprietario,
ne viene disposta la sdemanializzazione e diventano alienabili (vendibili). Si tenga conto che, ai sensi
dell'articolo 822 del codice civile tutto ciò che fa parte del demanio pubblico è inalienabile. In tal senso il
codice prevede specifiche procedure autorizzative da richiedere al Ministero, per poter rendere alienabili
immobili di proprietà pubblica non facenti parte del seguente elenco: a) gli immobili e le aree, b) gli
immobili dichiarati monumenti nazionali a termini della normativa all'epoca vigente: Nel secondo caso
(proprietà privata) i beni immobili sono soggetti a tutela esclusivamente nel caso in cui sia intervenuta la
dichiarazione di interesse culturale da parte del Ministero. Tale proceduta é avviata dal sovrintendente, su
richiesta della Regione o di altro ente territoriale interessato. Il proprietario, avutane notizia, ha 30 giorni di
tempo per presentare le osservazioni. Una volta emanata, la dichiarazione di interesse artistico è notificata
al proprietario e trascritta nei registri immobiliari.
Procedura per l'ottenimento del nullaosta da allegare al titolo edilizio in caso di opere edili:
Tutti gli immobili, privati e pubblici, vincolati come bene culturale, in caso di intervento edilizio devono
avere preventiva approvazione della soprintendenza. La richiesta di nulla osta ai sensi degli artt. 21/22 del d
Igs. 42/2004, dell'intervento, deve indicare: domanda firmata dal proprietario dall'avente titolo; 3 copie del
progetto definitivo con stato di fatto, progetto e raffronti (gialli e rossi); perizia di spesa, ossia computo
metrico estimativo delle singole opere; relazione storico artistica ove siano indicati anche, se possibile, i
precedenti interventi, relazione tecnica degli interventi; documentazione di eventuali indagini conoscitive
(saggi pittorici o murari) o diagnostiche finalizzate all'intervento proposto e preventivamente autorizzate
dagli Uffici della Soprintendenza; documentazione fotografica. Il tutto firmato da un architetto abilitato,
iscritto all'ordine nella sezione A, settore Architettura. Il rilascio avviene in 120 giorni dalla data di
presentazione. Il termine può essere sospeso una sola volta per richiesta di documentazione integrativa o
per accertamenti di natura tecnica. il silenzio è impugnabile davanti al giudice amministrativo il quale,
accertata e ritenuta l'illegittimità dell'inerzia, ordina all'amministrazione di provvedere entro un congruo
termine. Il nullaosta rilasciato dalla Soprintendenza va allegato alla CILA, alla SCIA, alla SCIA onerosa o al
permesso di costruire, in relazione alla tipologia di intervento.
Tutela dei beni paesaggistici: Premessa su la Convenzione europea del paesaggio fissa dei principi
fondamentali a cui gli stati firmatari devono ottemperare, nel rispetto del loro ordinamento. L'articolo 2 del
Codice risponde all'impostazione complessiva della Convenzione perché sancisce l'entrata a pieno titolo dei
beni paesaggistici nel patrimonio culturale. Ma e nella definizione paesaggio data dall'articolo 131 che si
concretizza in particolare il recepimento della Convenzione. I piani paesaggistici, di seguito trattati, non
costituiscono soltanto un obbligo ma ancor più un'occasione di piena conoscenza del territorio di ciascuna
Regione, che consente l'individuazione degli ambiti nei quali si articola il territorio. Partendo da un'attenta
ricognizione, ogni piano paesaggistico deve garantire la conservazione degli elementi costitutivi e delle
morfologie dei beni paesaggistici, ma anche delle tipologie architettoniche che connotano quello specifico
ambito. Il piano paesaggistico deve inoltre: prevedere gli interventi di recupero e riqualificazione delle aree
compromesse o degradate; individuare interventi di valorizzazione che siano però del tutto compatibili con
le esigenze di tutela; recuperare le misure utili all'inserimento corretto degli interventi di trasformazione
nel contesto paesaggistico. Tutela, fruizione e valorizzazione divengono perciò le azioni cardine alle quali
deve dare corso ciascun soggetto pubblico al quale siano attribuite competenze in materia di paesaggio. In
questo modo il Codice dimostra di recepire, condividendoli, i principi della Convenzione. Sono beni
paesaggistici quelli riportati nel seguente elenco: a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza
naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali; le ville, i giardini e i
parchi, che si distinguono per la loro non comune bellezza; i complessi di cose immobili che compongono
un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici; le bellezze
panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo
spettacolo di quelle bellezze.
La procedura per la dichiarazione di notevole interesse pubblico per gli immobili precedentemente elencati,
é svolta, su proposta di un ente pubblico territoriale, da una apposita commissione composta dal direttore
regionale, dal soprintendente per i beni architettonici, dal soprintendente per beni archeologici, nonché da
due responsabili preposti agli uffici regionali competenti in materia ai paesaggi. i restanti membri, in
numero non superiore a 4, sono nominati dalla Regione tra soggetti con qualificata esperienza nella tutela
del paesaggio. Le commissioni valutano entro 60 giorni la sussistenza del notevole interesse pubblico degli
immobili e delle aree per i quali è stata avviata la procedura e propongono alla Regione l'adozione della
relativa dichiarazione. Detta proposta, corredata di planimetria, è pubblicata per 90 giorni all'albo pretorio
e depositala a disposizione del pubblico presso gli uffici dei comuni interessati. Dell'avvenuta proposta è
data notizia su almeno due quotidiani della Regione interessata. Per gli immobili indicati alle lettere a) e b),
viene anche data comunicazione dell'avvio del procedimento al proprietario. Dalla data di ricevimento della
comunicazione decorrono gli effetti del futuro vincolo. Entro i 30 giorni successivi alla pubblicazione i
soggetti interessati possono presentare osservazioni alla Regione, che ha altresì facoltà di indire
un'inchiesta pubblica.
Dichiarazione di notevole interesse pubblico e relative misure di conoscenza: La Regione, sulla base della
proposta della commissione, esaminate le osservazioni, entro 60 giorni dalla scadenza della procedura
sopra descritta, emana il provvedimento relativo alla dichiarazione di notevole interesse pubblico, che detta
la specifica disciplina intesa ad assicurare la conservazione dei valori espressi dagli aspetti e caratteri
peculiari del territorio considerato. Per disciplinare l'uso del suolo, sulla base dei vincoli sopra riportati, le
Regioni sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio mediante i piani paesaggistici, ovvero piani
urbanistico-territoriali.
Piano paesaggistico: I piani paesaggistici suddividono il territorio in "ambiti omogenei, da quelli di elevato
pregio paesaggistico fino a quelli significativamente compromessi o degradati", ed in funzione dei vari livelli
paesaggistici individuati, attribuiscono a ciascun ambito un obiettivo di qualità paesaggistica che preveda:
a) il mantenimento delle caratteristiche, degli elementi costituiti e delle morfologie, tenuto conto anche
delle tipologie architettoniche, nonché delle tecniche e dei materiali costruttivi;
b) la riqualificazione delle aree compromesse o degradate;
c) la salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche degli altri ambiti territoriali, assicurando, al
contempo, il minor consumo del territorio;
d) l'individuazione delle linee di sviluppo urbanistico ed edilizio, in funzione della loro compatibilità
con i diversi valori paesaggistici riconosciuti e tutelati, con particolare attenzione alla salvaguardia
dei paesaggi rurali e dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO.
Attraverso i piani paesaggistici devono quindi essere individuate e salvaguardate:
• aree ed immobili con cospicui caratteri di bellezze naturali, ivi comprese le bellezze panoramiche;
• le aree afferenti i territori costieri, o contigue a laghi, fiumi, torrenti e corsi d'acqua, oltre alle zone di
particolare interesse artistico, storico, architettonico e paesaggistico.
L'elaborazione del piano paesaggistico comprende:
a) la ricognizione del territorio oggetto di pianificazione, mediante l'analisi delle sue caratteristiche
paesaggistiche;
b) la ricognizione degli immobili e delle aree dichiarati di notevole interesse pubblico da sottoporre a
specifiche misure di salvaguardia e utilizzazione;
c) la ricognizione delle aree riportate all'art. 142 (successivamente riportate), la loro delimitazione
e rappresentazione in scala idonea alla identificazione, nonché la determinazione di prescrizioni
d'uso intese ad assicurare la conservazione e la valorizzazione dei caratteri distintivi;
di l'eventuale individuazione di ulteriori immobili od aree, di notevole interesse pubblico da sottoporre
a specifiche misure di salvaguardia e utilizzazione;
e) l'individuazione di eventuali ulteriori contesti da sottoporre a specifiche misure di salvaguardia e
di utilizzazione;
f) l'analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio ai fini dell'individuazione dei fattori di rischio
e degli elementi di vulnerabilità del paesaggio;
g) l'individuazione degli interventi di recupero e riqualificazione delle aree significativamente compro
messe o degradate e degli altri interventi di valorizzazione compatibili con le esigenze della tutela
h) l’individuazione delle misure necessarie per il corretto inserimento, nel contesto paesaggistico degli
interventi di trasformazione del territorio, al fine di realizzare uno sviluppo sostenibile delle aree
interessate;
i) individuazione dei diversi ambiti e dei relativi obiettivi di qualità.
Le Regioni, il Ministero dei beni culturali ed il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare
possono stipular intese per la definizione delle modalità di elaborazione congiunta dei piani paesaggistici.
Nell'intesa è stabilito il termine entro id quale deve essere completata Elaborazione del piano. L’accordo
stabilisce altresì i presupposti, le modalità ed i tempi per la revisione del piano. Il piano è approvato con
provvedimento regionale entro il termine fissato nell’ accordo. Decorso inutilmente tale termine. il piano,
limitatamente ai beni paesaggistici di cui alle lettere b),c)ed), é approvato in via sostitutiva con decreto del
Ministro, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Dalla data di adozione del
piano paesaggistico non sono consentiti, sugli immobili e nelle aree definite beni paesaggistici dall'art. 134,
interventi in contrasto con le prescrizioni di tutela previste nel piano stesso. I piani paesaggistici definiscono
quindi le trasformazioni compatibili con i valori paesaggistici, le azioni di recupero e/o riqualificazione di
immobili e aree sottoposti a tutela, oltre ad interventi di valorizzazione del paesaggio. I vincoli imposti alle
proprietà private non sono indennizzabili sono prevalenti sugli strumenti urbanistici vigenti. I Comuni, le
città metropolitane, le Province e gli enti gestori delle aree naturali protette devono adeguare, secondo la
disciplina regionale, gli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale alle previsioni del piani
paesaggistici entro i termini stabiliti dai piani medesimi e comunque non oltre due anni dalla loro
approvazione. Chiaramente gli interventi edilizi nelle aree sottoposte a vincolo di tutela paesaggistica sono
subordinati, come precedentemente anticipato, ad una obbligatoria preventiva autorizzazione, suddivisa a
sua volta in procedura ordinaria e procedura semplificata. La richiesta di autorizzazione non è prevista nei
seguenti casi: per gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di
restauro conservativo che non alterino lo stato dei luoghi e l'aspetto esteriore degli edifici; per gli interventi
inerenti l'esercizio dell'attività agro-silvo-pastorale; per il taglio colturale, la forestazione, la riforestazione,
le opere di bonifica, antincendio.
Procedura ordinaria di autorizzazione paesaggistica: La procedura ordinaria prevista dall'art. 146 del d.igs.
42/2004, di competenza regionale, è caratterizzala dalla presentazione della domanda di autorizzazione
paesaggistica completa di tutta la documentazione prevista dal d.P.C.M. 12 dicembre 2005.
- L'amministrazione competente al rilascio ne verifica la completezza e, se necessario, richiede
integrazioni o accertamenti.
- 40 giorni, l'amministrazione, verificata la conformità dell'intervento alle prescrizioni
La soprintendenza nei 45 giorni successivi dal ricevimento della documentazione emana il proprio
parere limitatamente alla compatibilità paesaggistica del progetto presentato e alla conformità
dello stesso alle disposizioni del piano paesaggistico.
- Entro 20 giorni dalla ricezione del parere, l'amministrazione rilascia l'autorizzazione richiesta, o
emana il preavviso di diniego, comunicando i motivi ostativi al rilascio della stessa.
- L'autorizzazione è efficace, con validità quinquennale, decorsi 30 giorni dal suo rilascio ed e
trasmessa alla Soprintendenza, alla Regione e agli alti enti territoriali interessati.
Eventi che possono verificarsi durante l'iter di rilascio dell'autorizzazione paesaggistica Se la Soprintendenza
non esprime il proprio parere nei termini (45 giorni), l'amministrazione procede al rilascio
dell'autorizzazione o al diniego in ogni caso, decorsi 60 giorni dal ricevimento della pratica da parte della
Soprintendenza. Presso ogni amministrazione competente è istituito un elenco delle autorizzazioni
rilasciate, aggiornato almeno ogni 30 giorni e liberamente consultabile, anche telematicamente, in cui è
indicata la data di rilascio e l'oggetto di ciascuna autorizzazione. Copia dell'elenco è trasmessa
trimestralmente alla Regione e alla Soprintendenza, ai fini dell'esercizio delle funzioni di vigilanza.
Autorizzazione paesaggistica semplificata: Il 9 luglio 2010 è stato promulgato il d.P.R. 139/2010,
regolamento recante il procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica per i lavori di lieve entità.
L'approvazione di questo d.P.R. introdurrà modifiche in termini di semplificazione alla normativa vigente in
materia di: autorizzazione paesaggistica semplificata, aspetti procedurali (documenti richiesti e iter),
rinnovo delle autorizzazioni. in tal senso lo schema del nuovo regolamento prevede una serie di interventi
esclusi dall'autorizzazione, come ad esempio: opere interne che non alterano l'aspetto esteriore degli
edifici, anche se comportanti mutamento della destinazione d'uso; interventi sui prospetti o sulle coperture
degli edifici; interventi che abbiano finalità di consolidamento statico degli edifici; interventi indispensabili
per l'eliminazione delle barriere architettoniche; Installazioni di impianti tecnologici esterni a servizio dei
singoli edifici; installazione di dispositivi di sicurezza anticaduta sulle coperture degli edifici; incrementi di
volume non superiori al 10% della volumetria della costruzione originaria; realizzazione modifica di
aperture esterne o finestre su coperture riguardanti beni vincolati ai sensi; interventi sui prospetti e sulle
coperture diversi dal punto precedente comportanti alterazione. Sempre con la procedura semplificata si
opererà per il rinnovo delle autorizzazioni rilasciate ai sensi dell'art. 146 d.Igs. 42/2004 e scadute da non più
di un anno, relative ad opere non iniziate o non completate, a condizione che l'intervento risulti conforme a
quanto in precedenza autorizzato e alle specifiche prescrizioni di tutela eventualmente sopravvenute. Il
rilascio dell'autorizzazione paesaggistica semplificata dovrebbe prevedere la presentazione della domanda
allo sportello unico dell'edilizia(SUE) corredata da una relazione paesaggistica semplificata, redatta da un
tecnico abilitato. L'amministrazione procedente, ricevuta la domanda, verificherà preliminarmente:
1. l'esonero dall'autorizzazione paesaggistica (art. 149 del Codice):
2. l'obbligo di procedura ordinaria (art. 146 del Codice);
3. la correttezza della richiesta in regime di procedura semplificata.
Ove non si debba indire la conferenza dei servizi, l'amministrazione procedente, in caso di verifica positiva
sulla conformità dell'intervento alle prescrizioni d'uso, presenti nell'atto di vincolo o nel piano
paesaggistico, anche solo adottato, nonché la compatibilità con i valori paesaggistici che qualificano il
contesto di riferimento, inoltrerà entro 20 giorni l'istanza alla soprintendenza; quest'ultima dovrà
esprimere il proprio parere entro 20 giorni dalla ricezione dell'istanza; in mancanza dovrebbe valere il
silenzio assenso. Entro 10 giorni dalla ricezione per via telematica del parere favorevole del soprintendente
(o della scadenza del termine di silenzio assenso), l'amministrazione competente adotterà il provvedimento
e rilascerà l'autorizzazione paesaggistica, immediatamente efficace. L'iter procedurale semplificato per il
rilascio dell'autorizzazione dovrà concludersi comunque, in mancanza di motivi ostativi, entro 60 giorni
dalla presentazione della domanda. Eventi ostativi che potrebbero verificarsi durante l'iter di rilascio
dell'autorizzazione paesaggistica semplificata
1. (art. 11 comma 6) In caso di verifica negativa di conformità dell'intervento alle prescrizioni d'uso
presenti nell'atto di vincolo o nel piano paesaggistico, anche solo adottato, nonché la compatibilità
con i valori paesaggistici che qualificano il contesto di riferimento, l'amministrazione procedente,
entro 10 giorni dalla presentazione dell'istanza, ne dà comunicazione all'interessato e richiede
modifiche al progetto indispensabili, da inviare entro 15 giorni. Ove esaminate le osservazioni,
persistano i motivi ostativi, l'amministrazione rigetta l'istanza entro i successivi 20 giorni, dandone
comunicazione all'interessato con le relative motivazioni.
Autorizzazione paesaggistica semplificata: 9 luglio 2010 è stato promulgato il d.PR. 139/2010, regolamento
recante il procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica peri lavori di lieve entità.
L'approvazione di questo d.PR. introdurrà modifiche in termini di semplificazione alla normativa vigente in
materia di autorizzazione paesaggistica semplificata, aspetti procedurali (documenti richiesti e iter), rinnovo
delle autorizzazioni. In tal senso lo schema del nuovo regolamento prevede una serie di interventi esclusi
dall 'autorizzazione paesaggistica che non alterano l'aspetto esteriore degli edifici, anche se comportanti
mutamento eventi sui prospetti o sulle coperture degli edifici; interventi che abbiano finalità di
consolidamento statico degli edifici, compresi quelli per il miglioramento adeguamento antisismico che non
comportano modifiche alle caratteristiche 'edificio; installazione di dispositivi di sicurezza anti caduta sulle
coperture degli edifici. A titolo esemplificativo, tra questi si menzionano: incrementi di volume non
superiori al 10% della volumetria della costruzione originaria; realizzazione e modifica di aperture esterno
finestre su coperture riguardanti beni vincolati ai sensi del d.lgs. 42/2004 art. 136 comma 1 lettere a), b), c),
purché eseguiti nel rispetto delle caratteristiche architettoniche, morfo-tipologiche, dei materiali e delle
finiture esistenti. Sempre con la procedura semplificata si opererà per il rinnovo delle autorizzazioni
rilasciate ai sensi e scadute da non più di un anno, relative ad opere non iniziate o non completate, a
condizione che l'intervento risulti conforme a quanto in precedenza autorizzato e alle specifiche
prescrizioni di tutela eventualmente sopravvenute. Per interventi edilizi, stante il decreto in bozza,
dovrebbe prevedere la presentazione della domanda allo sportello unico dell 'edilizia (SUE), compilata
secondo un modello semplificato riportato nell'allegato C, corredata da una relazione paesaggistica
Semplificata, redatta da un tecnico abilitato. L'amministrazione procedente, ricevuta la domanda,
verificherà preliminarmente:
1. l'esonero dall'autorizzazione paesaggistica (art. 149 del Codice)
2. obbligo di procedura ordinaria
3. correttezza della richiesta in regime di procedura semplificata.
In caso di verifica positiva sulla conformità dell’intervento alle prescrizioni d'uso. presenti nell'atto di
vincolo o nel piano paesaggistico, anche solo adottato, nonché la compatibilità con i valori paesaggistici.
che qualificano il contesto in riferimento, inoltrerà entro 20 giorni l'istanza alla Soprintendenza;
quest'ultima dovrà redimere il proprio parere entro 200 giorni dalla ricezione dell'istanza; in mancanza
dovrebbe valere silenzio assenso. Entro 10 giorni dalla ricezione per via telematica del parere favorevole del
soprintendente (o della scadenza del termine di silenzio assenso), l'amministrazione competente adotterà il
provvedimento e rilascerà l'autorizzazione paesaggistica, immediatamente efficace.
Eventi ostativi che potrebbero verificarsi durante l'iter di rilascio dell'autorizzazione paesaggistica
semplificata:
1. (art. 11 comma 6) In caso di verifica negativa di conformità dell’intervento alle prescrizioni d’uso presenti
nell'atto di vincolo o nel piano paesaggistico, anche solo adottato, nonché la compatibilità con i valori
paesaggistici che qualificano il contesto di riferimento. L'amministrazione procedente, entro 10 giorni dalla
presentazione dell'istanza, ne dà comunicazione all'interessato e richiede modifiche al progetto
indispensabili, da inviare entro 15 giorni. Ove esaminate le osservazioni, persistano i motivi ostativi,
l'amministrazione rigetta l'istanza entro i successivi 20 giorni, dandone comunicazione all'interessato con le
relative motivazioni. Quando l'area oggetto della richiesta di autorizzazione semplificata e assoggettata
specifiche prescrizioni d'uso:
- nel piano paesaggistico approvato
- nel provvedimento di imposizione del vincolo
- negli atti di integrazione del contenuto precettivo del vincolo
il parere della Soprintendenza sarà obbligatorio ma non vincolante e dovrà essere prodotto in 20 giorni.
- in contemporanea presenza di vincoli di beni culturali
- introdotta la tolleranza del 2%, esentando da ogni autorizzazione tutte le opere ed interventi
eseguiti in variante a progetti autorizzati ai fini paesaggistici che non eccedano il 2% delle misure
progettuali quanto ad altezza.
Autorizzazione paesaggistica in sanatoria: non può essere rilasciata in sanatoria, salvo che nei seguenti casi:
b) per l'impiego di materiali in difformità dall'autorizzazione paesaggistica
L’autorizzazione paesaggistica, successivamente alla realizzazione anche parziale degli interventi,
a) per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall'autorizzazione paesaggistica, che non abbiano
determinato creazione di superfici utili o volumi o aumento di quelli legittimamente realizzati;
c) per i lavori comunque configurabili. quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria.
Il proprietario dell'immobile presenta apposita domanda all'autorità preposta alla gestione del vincolo ai
fini dell'accertamento della compatibilità paesaggistica. L'autorità competente si pronuncia sulla domanda
entro il termine di 180 giorni, previo parere vincolante della Soprintendenza da rendersi entro il termine di
90 giorni. Qualora venga accertata la compatibilità paesaggistica, il trasgressore e tenuto al pagamento di
una somma equivalente al maggiore importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito mediante la
trasgressione. L'importo della sanzione pecuniaria è determinato previa perizia di stima. In caso di rigetto
della domanda è obbligatoria la demolizione e il ripristino originario del bene.
Codice dell'ambiente (D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e s.m.i.)
Il codice dell'ambiente dà attuazione ad un’ampia delega conferita al Governo dalla legge del 2004. Codice
è composto da un corpus normativo di 318 artico1, che razionalizza la legislazione ambientale, attraverso
sei capitoli:
le norme individuano le modalità di valutazione ambientale di piani, programmi e progetti, con la finalità di
assicurare che l’attività antropica sia compatibile con le condizioni per uno sviluppo sostenibile, e quindi nel
rispetto della capacità rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, della salvaguardia della biodiversità e di
una equa distribuzione dei vantaggi connessi all'attività economica.
a) la valutazione ambientale di piani programmi che possano avere un impatto significativo sull’ ambiente
(VAS) ha la finalità di garantire un elevato livello di protezione. assicurando che dei piani e programmi Siano
coerenti e contribuiscano alle condizioni per uno sviluppo sostenibile. La VAS comprende lo svolgimento di
una verifica di assoggettabilità.
b) la valutazione ambientale dei progetti (VIA) ha la finalità di proteggere la salute umana provvedere al
mantenimento delle specie e a conservare la capacità di riproduzione dell'ecosistema in quanto risorsa
essenziale per la vita;
c)L’ autorizzazione integrata ambientale (AIA) ha per oggetto la prevenzione e la riduzione
dell’inquinamento proveniente dalle attività.
Da un punto di vista storico temporale, rispetto all'elenco sopra riportato, il primo strumento utilizzato per
mitigare gli effetti dell'opera umana sull'ambiente è stata la VIA. La valutazione d'impatto ambientale (VIA)
viene introdotta infatti per la prima volta negli USA, con il National Environment Policy Act del 1° gennaio
1970. In Europa, con la direttiva del Consiglio CEE del 27 giugno 1985, n. 337 (85/337/CEE) "Valutazione
dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati", si definiscono con chiarezza le
competenze legislative e attuative, gli ambiti di applicazione e gli adempimenti essenziali connessi alla VIA.
Solo Successivamente, a seguito della direttiva 2001/42/CE, è stata introdotta nella legislazione italiana la
VAS, ed infine, conseguenza della direttiva comunitaria 2008/1/CE sulla prevenzione e la riduzione
integrate dell'inquinamento (IPPC), è stata disciplinata l’AIA.
La valutazione d'impatto ambientale consiste in uno studio preventivo delle probabili ripercussioni che la
realizzazione di un intervento urbanistico, edilizio o di altro genere potranno avere sull’ambiente fisico.
Sono progetti assoggettati a VIA nazionale quelli a elevato rischio, come: raffinerie di petrolio; centrali
termiche ed altri impianti di combustione; impianti nucleari e/o destinati allo stoccaggio di scorie impianti
chimici di produzione su scala industriale, acciaierie…
Sempre a titolo esclusivamente esemplificativo, ma non esaustivo, sono progetti assoggettati a VIA
regionale, quelli a rischio relativo, come: impianti eolici per la produzione di energia elettrica, con
procedimento nel quale é prevista la partecipazione obbligatoria del rappresentante del Ministero per i
beni e le attività culturali; impianti termici per la produzione di energia; stoccaggio di petrolio, prodotti
petroliferi, petrolchimici pericolosi.
Fasi della procedura di VIA
La valutazione d'impatto ambientale comprende:
a) lo svolgimento di una verifica di assoggettabilità limitatamente alle ipotesi previste
b) la definizione dei contenuti (scoping) dello studio di impatto ambientale (SIA):
c) la presentazione e la pubblicazione del progetto;
d) lo svolgimento di consultazioni e la valutazione dello studio ambientale e degli esiti delle consultazioni;
f) la decisione;
g) l'informazione sulla decisione;
h) il monitoraggio.
Verifica di assoggettabilità (screening)
Tale procedimento si applica al progetto preliminare e presenta un grado di definizione inferiore rispetto a
quello di VIA e può avere uno dei seguenti:
A. verifica positiva ed esclusione del progetto dalla ulteriore procedura di VIA al progetto preliminare,
B. verifica positiva ed esclusione del progetto dalla ulteriore procedura di VIA con prescrizioni per la
mitigazione degli impatti e per il monitoraggio nel tempo;
Nel procedimento di VIA è fondamentale fornire, attraverso il SIA (studio d'impatto ambientale), un quadro
completo dei possibili "impatti, assunti come elementi di giudizio per l'ammissibilità dell'intervento. I
principali contenuti del SIA sono:
a) le caratteristiche fisiche del progetto e delle esigenze di utilizzazione del suolo durante le fasi
di costruzione e di funzionamento;
b) le principali caratteristiche dei processi produttivi, con l'indicazione della natura e delle quantità
dei materiali impiegati;
c) una valutazione del tipo ce della quantità dei residui e delle emissioni risultanti dall'attività del
progetto proposto;
d) la descrizione delle tecniche scelte per prevenire le emissioni degli impianti e per ridurre l’utilizzo delle
risorse naturali, confrontandole con le migliori tecniche disponibili.
Descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e se possibile compensare rilevanti impatti negativi del
progetto sull'ambiente.
Al fine di individuare, in consultazione tra autorità competente e proponente, quali informazioni devono
essere fornite nello studio di impatto ambientale esiste la procedura di "scoping".
La normativa italiana, attraverso il d.lgs. 4/2008, all'art. 21, comma 1, in luogo del termine "scoping", parla
di "definizione dei contenuti dello studio di impatto ambientale e sostiene che "il proponente ha la facoltà
di richiedere una fase di consultazione con l'autorità competente. Lo scoping è di fatto un dialogo tra il
proponente e l'ente di competenza finalizzato ad ottimizzare la procedura, a chiarire modalità, termini e
tipologie di approfondimento.
Durata della procedura di VIA, contenuto ed esito: passaggi fondamentali della procedura di valutazione di
impatto ambientale statale si articolano nelle seguenti fasi:
- presentazione della domanda di pronuncia di compatibilità ambientale allo Stato corredata dalla
documentazione prevista:
- entro 30 gg. lo Stato (Ministero dell'ambiente) verifica la completezza della documentazione.
- entro 60 gg. dall'avvenuta pubblicazione dell'annuncio a mezzo stampa, chiunque può fornire
proprie osservazioni;
- entro 30 gg. dal precedente termine il proponente può chiedere di modificare il progetto, sulla base
delle osservazioni o rilievi pervenuti;
- se accoglie l'istanza, l'autorità competente fissa per l'acquisizione degli elaborati
- 'autorità competente, ove ritenga che le modifiche apportate siano sostanziali
- L’istruttoria tecnica, a cura della Commissione tecnico-consultiva per la valutazione ambientale,
rappresenta il momento in cui si accerta la completezza della documentazione, si approfondisce il
progetto
- l'intera procedura di valutazione di impatto ambientale si conclude con il giudizio di compatibilità
da rendersi entro 150 gg.
- se tale termine decorre invano, si attiva il potere sostitutivo del Consiglio dei Ministri,
concedendogli un termine di 20 gg.; trascorso infruttuosamente il citato termine, il giudizio si
intende negativo.
l provvedimento di valutazione dell'impatto ambientale sostituisce tutte le autorizzazioni, intese, con-
cessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi Comunque denominati in materia ambientale, necessari per la
realizzazione e l'esercizio dell'opera o dell'impianto.
Per quel che riguarda la VIA regionale, le modalità sono disciplinate dalle singole legislazioni regionali.
Valutazione ambientale strategica (VAS): é la valutazione delle conseguenze ambientali e programmi, al fine
di promuovere lo sviluppo sostenibile le considerazioni di carattere sociale ed economico ad un'adeguata
considerazione del possibile degrado ambientale.
La Vas ha come oggetto interi programma consentendo di valutare tutte le possibili alternative di
realizzazione delle singole opere. I settori interessati dalla VAS sono: agricolo, forestale, della pesca;
industriale; dei trasporti; gestione dei rifiuti e delle acque; telecomunicazioni; turistico; pianificazione
territoriale o della destinazione dei suoli.
Finalità e autorità competenti: Le autorità che a livello regionale e locale approvano i piani o programmi da
sottoporre a VAS devono garantire che sia effettuata una valutazione ambientale del piano o programma
durante la fase preparatoria ed anteriormente alla sua adozione
Procedure di VAS:
La VAS deve essere effettuata durante la fase preparatoria del piano o del programma ed anteriormente
alla sua adozione o all'avvio della relativa procedura legislativa.
Essa comprende:
- Verifica di assoggettabilità: l'autorità procedente trasmette all'autorità competente un rapporto
preliminare comprendente una descrizione del piano o programma e le informazioni e i dati
necessari alla verifica degli impatti significativi sull'ambiente, facendo riferimento ai criteri
dell'allegato I del Codice. L’autorità competente individua i soggetti competenti in materia
ambientale da consultare e trasmette loro il documento preliminare per acquisirne il parere. ll
parere è inviato entro 30 gg. all'autorità competente ed all'autorità procedente. Sulla base degli
elementi previsti all'allegato l, tenuto conto delle osservazioni autorizzazione verifica se il piano o
programma possa avere impatti significativi sull'ambiente. L’autorità procedente emette il
provvedimento di verifica, assoggettando o escludendo il piano.
- Nel rapporto ambientale debbono essere individuati e descritti gli impatti significativi che
l'attuazione del piano o del programma proposto potrebbero avere sull'ambiente e sul patrimonio
culturale, nonché le ragionevoli alternative che possono adottarsi. La redazione del rapporto
ambientale spetta al proponente o all’autorità procedente.
- Consultazione: Contestualmente alla comunicazione, l'autorità procedente cura la pubblicazione di
un avviso nella Gazzetta Ufficiale o nel Bollettino Ufficiale della Regione o Provincia autonoma
interessata.
- Valutazione del rapporto ambientale e degli esiti risultati della consultazione: L’autorità
competente, in collaborazione con l'autorità procedente, svolge le attività tecnico-istruttorie,
acquisisce e valuta tutta la documentazione presentata, nonché le osservazioni ed esprime il
proprio parere motivato entro il termine di 90 gg. a decorrere dalla scadenza della fase di
consultazione.
- Decisione: II piano o programma ed il rapporto ambientale, insieme con il parere motivato e la
documentazione acquisita nell'ambito della consultazione, sono trasmessi all'organo competente
all'adozione.
- La decisione finale è pubblicata sui siti web delle autorità interessate indicando ove si possa
prendere visione del piano o programma adottato
- Monitoraggio assicura il controllo sugli impatti significativi sull'ambiente derivanti dall'attuazione
dei piani e dei programmi approvati e la verifica del raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità
prefissati.
Autorizzazione ambientale integrata (AlA): è il provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto o di
parte di esso a determinate condizioni, che devono garantire la conformità ai requisiti previsti a seguito del
recepimento della direttiva del 15 gennaio 2008 sulla prevenzione e la riduzione integrate
dell'inquinamento (IPPC) è una nuova strategia, comune a tutta I ‘Unione Europea, per aumentare le
"prestazioni ambientali" dei complessi industriali soggetti ad autorizzazione. I principi generali alla base
dell'IPPC sono i seguenti: prevenire l'inquinamento utilizzando le migliori tecniche disponibili; evitare
fenomeni di inquinamento significativi; evitare la produzione di rifiuti o, ove ciò non sia possibile, favorirne
il recupero o l'eliminazione; favorire un utilizzo efficace dell'energia. Il T.U. ambiente disciplina il rilascio, il
rinnovo e il riesame dell'autorizzazione integrata ambientale
Bonifiche ambientali: Il TU. ambiente dedica la parte IV alle "Norme in materia di gestione dei rifiuti e di
bonifica dei siti inquinati, abrogando una serie di provvedimenti precedenti. In sintesi, le norme legislative
prevedono: una accelerazione delle procedure di riutilizzo delle aree inquinate da parte dei soggetti privati;
un recupero produttivo dei siti contaminati a destinazione industriale; coordinamento delle azioni tra i vari
soggetti coinvolti nelle attività di bonifica ambientale procedure amministrative più snelle con il ricorso agli
accordi di programma. Con il termine bonifica ambientale viene quindi definita una riqualificazione o un
risanamento di siti inquinati.
L’Iter procedurale da eseguire per una bonifica è il seguente: presentazione della richiesta di autorizzazione
secondo lo schema e relativi allegati tecnici previsti; convocazione della conferenza dei servizi; espressione
del parere della conferenza; stesura dell'autorizzazione; richiesta ed accettazione delle garanzie finanziarie;
notifica del provvedimento autorizzativo.

5.2. ESPROPRIO
Premessa
Esproprio per pubblica utilità
L’espropriazione è un istituto di diritto pubblico in base al quale un soggetto, previo pagamento di una
giusta indennità, viene privato, in tutto od in parte, di uno o più beni immobili di sua proprietà per una
causa di pubblico interesse legalmente dichiarata. Attraverso tale atto, infatti, una pubblica
amministrazione (Stato, Regione, Provincia Comune), per fini di utilità pubblica, acquisisce il diritto di
proprietà, o altro diritto reale, su un bene privato. Art. 42, comma 3 della Costituzione riporta: "la proprietà
privata può essere, nei casi previsti espressamente dalla legge e salvo indennizzo, espropriata per motivi di
interesse generale". l’art. 834 del codice civile indica: "nessuno può essere privato, in tutto od in parte, dei
beni di sua proprietà, se non per causa di pubblico interesse legalmente dichiarata e contro il pagamento di
una giusta indennità". L’indennizzo previsto dalla normativa e dalle varie sentenze della corte
costituzionale, anche se non deve rappresentare obbligatoriamente l’integrale risarcimento del danno
economico subito dall'espropriato (valore venale del bene), deve comunque corrispondere ad un giusto
risarcimento, equivalente al massimo contributo che la pubblica amministrazione può corrispondere al
soggetto espropriato.
Legge 19 novembre 1968, n.1187 – legge Tampone: le indicazioni di PRG nella parte in cui incidono su beni
determinati ed assoggettano i beni stessi a vincoli preordinati all’espropriazione p a vincoli che comportino
l’inedificabilità, perdono ogni efficacia qualora entro cinque anni dalla data di approvazione del PRG non
siano stati approvati i relativi Piani particolareggiati o autorizzati i piani di lottizzazione convenzionati.
L’efficacia dei vincoli predetti non può essere protratta oltre il termine di attuazione dei piani
particolareggiati o di lottizzazione.
Legge 22 ottobre 1971, n865 – legge sulla casa: il procedimento introdotto si caratterizzava per una
maggior velocità rispetto a quello disciplinata dalla legge del 1865, mentre l’indennizzo viene correlato al
valore agricolo medio, cioè valore agricolo con correzioni parametriche relative alla collocazione dell’area
nel contesto della città al tipo di coltura praticata e alla condizione lavorativa agricola dell’espropriato. Le
norme si applicano per le espropriazioni finalizzate: all’edilizia pubblica, alle opere di urbanizzazione
primaria e secondaria, al risanamento, alla costruzione di edifici o quartieri ecc..
Legge 28 gennaio 1977, n10 – legge Bucalossi: introduce nuove disposizioni relative al procedimento di
determinazione dell’indennità di esproprio, decentrando a livello locale funzioni prima demandate ad
organi statali: inoltre ha ritoccato criteri e valori delle indennità medesime a favore dei proprietari fondiari,
nell’intento di abbreviare le procedure di acquisizione bonaria dei terreni da parte degli enti locali. Con la
legge alle regioni tra le funzioni amministrative trasferite o delegate alle regioni vi sono quelle concernenti i
procedimenti di espropriazione per pubblica utilità.
Testo unico dell’esproprio ( dpr 8 giugno 2001) fasi del procedimento espropriativo: è bene rammentare
che in alcune regioni è stato introdotto attraverso il principio di perequazione urbanistica, che di fatto tenta
di superare tutte le problematiche che l’esproprio ha comportato e comporta.
Soggetti del rapporto espropriativo
-espropriato": soggetto pubblico o privato, titolare del diritto espropriato
- "autorità espropriante": autorità amministrativa titolare del potere di espropri
- beneficiario dell'espropriazione"
- promotore dell'espropriazione": chiede l'espropriazione.
Vincoli derivanti da piani urbanistici: un bene è sottoposto al vincolo preordinato all’esproprio quando
diventa efficace l’atto di approvazione del piano urbanistico generale, o una sua variante, che preveda la
realizzazione di un'opera o di pubblica utilità.
Il vincolo ha la durata di 5 anni ed entro tale termine può essere emanato l provvedimento che porta la
dichiarazione di pubblica utilità dell'opera; se ciò non accade, il Vincolo decade, ma può essere
motivatamente reiterato, tenendo conto delle esigenze di soddisfacimento degli standard.
La partecipazione degli interessati: Al proprietario del bene sul quale si intende apporre il vincolo
preordinato all’esproprio deve essere inviato un avviso dell'avvio del procedimento, almeno 20 giorni prima
della delibera del Consiglio comunale nel caso di adozione di una variante al piano regolatore per la
realizzazione di una singola opera pubblica. Allorché il numero dei destinatari sia superiore a 50, la
comunicazione e effettuata mediante pubblico avviso, da affiggere all'albo pretorio dei Comuni nel cui
territorio ricadono gli immobili da assoggettare al vincolo, nonché su uno o più quotidiani a diffusione
nazionale e locale. Gli interessati possono formulare entro i successivi 30 giorni osservazioni che vengono
valutate dall'autorità espropriante ai fini delle definitive determinazioni. La dichiarazione di pubblica utilità
si intende disposta quando l'autorità espropriante approva il progetto definitivo dell'opera pubblica o di
pubblica utilità, o quando sono approvati il piano particolareggiato, il piano di lottizzazione, il piano di
recupero, il piano di ricostruzione, il piano delle aree da destinare a insediamenti produttivi, o il piano di
zona. L’autorità che ha dichiarato la pubblica utilità dell'opera può disporre la proroga dei termini per casi
di forza maggiore o per altre giustificate ragioni, per un periodo di tempo che non superi i 2 anni.
La determinazione provvisoria dell'indennità di espropriazione: Divenuto efficace l'atto che dichiara la
pubblica utilità, entro i successivi 30 giorni il promotore di espropriazione compila l’elenco dei beni da
espropriare, dei relativi proprietari, e le somme che offre per le loro espropriazioni. L’elenco va notificato a
ciascun proprietario, che nei successivi 30 gg può presentare osservazioni scritte e depositare documenti.
Per esigenze di celerità dell'autorità espropriante può invitare il proprietario e il beneficiario
dell'espropriazione a precisare entro 20 giorni quale sia il valore da attribuire alla area ai fini della
determinazione della indennità di esproprio. L’autorità espropriante accerta il valore dell'area e determina
in via provvisoria la misura dell’indennità di espropriazione. Questa viene notificata al proprietario, che nei
30 giorni successivi può comunicare irrevocabilmente che condivide la determinazione della indennità. In
tal caso consente all'autorità espropriante Immissione nel possesso, a fronte di un acconto dell’80 %
dell’indennità, previa autocertificazione attestante la piena e libera proprietà del bene. In mancanza di
comunicazione del proprietario la determinazione dell’indennità di espropriazione si intende non
concordata. Effettuato il deposito l’autorità espropriante può emettere ed eseguire il decreto d’esproprio.
L’autorità espropriante forma l’elenco dei proprietari che non hanno concordato la determinazione
dell’indennità e li invia singolarmente a comunicare entro i successivi 20 giorni se intendano avvalersi di
designare un tecnico di propria fiducia. Nel caso di accettazione del proprietario, l’autorità espropriante
nomina un tecnico che insieme a quello designato dal proprietario entro 90 giorni, presenti la relazione da
cui SI evinca la stima del bene. Se l’interessato accetta l'indennità risultante dalla relazione, l'autorità
espropriante autorizza il pagamento o il deposito della eventuale parte di indennità non depositata in
precedenza. Ove non sia stata manifestata accettazione entro 30 giorni, l'autorità espropriante ordina il
deposito presso la Cassa depositi e prestiti dell'eventuale maggior importo della indennità. Qualora il
proprietario non abbia dato la tempestiva comunicazione di nomina del tecnico, l’autorità espropriante
chiede la determinazione dell'indennità alla commissione provinciale, competente alla determinazione
dell’indennità definitiva, che provvede entro 90 giorni dalla richiesta. Quindi, volendo sintetizzare, la
procedura varia a seconda che l'indennità sia o meno accettata. In caso di accettazione: il suo pagamento su
presentazione di documentazione comprovante la proprietà; emanazione decreto di esproprio in
alternativa all'atto di cessione, l’esecuzione decreto mediante immissione in possesso delle aree
espropriate. Quindi, una volta pagata l’indennità può essere emanato il decreto di esproprio, che viene
notificato agli interessati assieme a un avviso contenente la data e l’ora in cui sarà eseguito. L’immissione in
possesso", una particolare procedura mediante la quale il Comune prende possesso delle aree espropriate
sulle quali dovrà essere realizzata l'opera pubblica. Contenuto ed effetti del decreto di esproprio: indica gli
estremi degli atti da cui è sorto il vincolo preordinato all’esproprio e del provvedimento che ha approvato il
progetto dell’opera; indica quale sia l’indennità; da atto della eventuale nomina dei tecnici incaricati di
determinare in via definitiva l’indennità di espropriazione; dispone il passaggio del diritto di proprietà; è
notificato al proprietario almeno 7 giorni prima dell'esecuzione del decreto di espropriazione, è eseguito
mediante l'immissione in possesso del beneficiario dell'esproprio, con la redazione di un verbale.
Determinazione dell'indennità nel caso di esproprio per la realizzazione di opere private che non consistano
in abitazioni dell'edilizia residenziale pubblica. Se l'espropriazione è finalizzata alla realizzazione di opere
private di pubblica utilità, che non rientrino nell'ambito dell'edilizia residenziale pubblica, convenzionata,
agevolata o comunque denominata, nonché nell'ambito dei piani di insediamenti produttivi di iniziativa
pubblica, I ‘indennità di esproprio e determinata nella misura corrispondente al valore venale del bene.
L'indennità di espropriazione di un’area edificabile e determinata nella misura pari al valore venale del
bene. Quando l'espropriazione e finalizzata ad attuare interventi di riforma economico-sociale, l’indennità è
ridotta del 25%.
Nel caso di espropriazione di una costruzione legittimamente edificata, l'indennità è determinata nella
misura pari al valore venale del bene. Nel caso di esproprio di un’area non edificabile, l’indennità definitiva
é determinata in base al criterio del valore agricolo, tenendo conto delle colture effettivamente praticate
sul fondo e del valore dei manufatti edilizi legittimamente realizzati, anche in relazione all'esercizio
dell'azienda agricola.
La cessione volontaria
Dichiarata la pubblica utilità dell'opera e fino alla data in cui è 9seguito il decreto di esproprio, il
proprietario può stipulare col soggetto beneficiario dell'espropriazione l'atto di cessione volontaria
condividendo la determinazione dell’indennità di espropriazione.
a) se riguarda un'area edificabile, è calcolat0 secondo il valore venale, con l'aumento del 10%
b) se riguarda una costruzione legittimamente edificata, è calcolato nella misura venale
c) se riguarda un'area non edificabile, è calcolato aumentando del cinquanta per cento l'importo calcolato
secondo il valore agricolo medio della coltura effettivamente coltivata in loco
d) se riguarda un'area non edificabile, coltivata direttamente dal proprietario, è calcolato moltiplicando per
3 importo dovuto secondo il valore agricolo medio della coltura effettivamente coltivata in loco.
La retrocessione: Se l’opera pubblica o di pubblica utilità non è stata realizzata o cominciata entro il termine
di 10 anni dal decreto di esproprio, l'espropriato può chiedere che sia accertata la decadenza della
dichiarazione di pubblica utilità e che siano disposti la restituzione del bene espropriato e il pagamento di
una somma a titolo di indennità. L’autorità espropriante può disporre l'occupazione temporanea di aree
non soggette al procedimento espropriativo. Nel caso di occupazione temporanea di un’area, dovuta al
proprietario una indennità per ogni anno pari ad un dodicesimo di quanto sarebbe il caso di esproprio
dell'area e, per ogni mese o frazione di mese, una indennità pari ad un dodicesimo di quella annua.
PREVENZIONE INCENDI
Indicava 97 categorie di attività per le quali, a causa della natura delle lavorazioni svolte, del carico
d'incendio o dell'elevato numero di persone presenti, si rendeva obbligatoria la richiesta del certificato di
prevenzione incendi da parte del titolare al comando dei Vigili del fuoco. ll d.P.R. 1° agosto 2011, n. 151,
successivamente menzionato, ha modificato le categorie, portandole a 80, e gli obblighi per il rilascio del
certificato di prevenzione incendi.
Legge 7 dicembre 1984, n. 818 Disposizioni in ordine al rilascio del nulla osta provvisorio per le attività
soggette ai controlli di prevenzione incendi.
Tutte le attività a rischio incendi, presenti nell'elenco del d.m. del 16 febbraio 1982, devono essere
denunciate dai titolari ai Vigili del fuoco che provvederanno a rilasciare un nulla osta provvisorio (N.O.P) a
seguito della revisione dei progetti, per attuare uno stato minimo di sicurezza.
Caratteristiche generali di sicurezza degli edifici dettate dalla I. 818/1984 e modificate, in parte, da leggi
successive, in relazione alla tipologia di attività. Gli edifici devono essere dotati di:
- scala di sicurezza esterna, a servizio di massimo 25 ml di corridoio;
- vie di fuga di massimo 25 ml con uscita a cielo aperto
- segnaletica delle vie di fuga (colore verde e disegno bianco);
- corridoi con larghezza non inferiore a 1,2 ml (difformità rispetto al d.m. 236/1989 che prevede
1,5ml; in questi casi è vincolante la misura più restrittiva);
- porte REO REI 120/180 con modulo 60-+60 cm oppure 90+30 cm, con maniglione antipanico,
estintore, ascia;
- determinazione del carico d'incendio e compartimentazione dell'edificio
- almeno una uscita.di sicurezza ogni cento persone.
D.M. 1° febbraio 1986 - Prevenzione incendi nelle autorimesse
Ingressi: gli ingressi alle autorimesse devono essere ricavati su pareti attestate su vie, piazze pubbliche o
private, o su spazi a cielo aperto.
Rampe: ogni compartimento deve essere servito da almeno una coppia di rampe a senso unico di marcia di
ampiezza ciascuna non inferiore a 3 mo da una rampa a doppio senso di marcia, di ampiezza non inferiore a
4,5 m. Le rampe non devono avere pendenza superiore al 20%, con raggio minimo di curvatura, misurato
Sul filo esterno della curva non inferiore a 8,25 m per le rampe a doppio senso di marcia e di 7 m per rampe
a senso unico.
Pavimenti: pavimentazione deve essere realizzata con materiali antisdrucciolevoli ed impermeabili.
Ventilazione: le autorimesse devono essere munite di un sistema di aerazione naturale costituito aperture
ricavate nelle pareti e nei soffitti e disposte in modo da consentire un efficace ricambio d’aria
nell'ambiente, nonché lo smaltimento del calore e dei fumi di un eventuale incendio superficie di
ventilazione: le aperture di aerazione naturale devono avere una superficie non inferiore ad 1/25 della
superficie in pianta del compartimento. Nei casi in cui non Sia previsto l’impianto diventi una frazione di
tale superficie (non inferiore a 0,003 mq x mq di pavimento) deve essere completamente priva di
serramenti.
Misure per lo sfollamento delle persone in caso di emergenza: La densità di affollamento va calcolata in
base alla ricettività massima delle autorimesse: ai fini del calcolo di essa non dovrà comunque mai essere
considerata inferiore ad una persona ogni 10 mq di superficie lorda di pavimento per le autorimesse non
sorvegliate e una persona ogni 100 mq di superfici di pavimento per quelle sorvegliate.
Capacità di deflusso: si definisce come il numero massimo di persone che si presume possa attraverso
un'uscita di "1 modulo" (60 cm): 50 per il piano terra; 37,5 per i primi 3 piani sotterranei o fuori terra; 33
per i successivi piani fuori terra o interrato.
Vie di uscita: Le autorimesse devono essere provviste di un Sistema organizzato di vie di uscita per il
deflusso rapido verso l’esterno.
Ubicazione delle uscite: le uscite sulla strada pubblica o in luogo sicuro devono essere ubicate in modo da
essere raggiungibili con percorsi inferiori a 40 metri (50 metri se l'autorimessa è protetta da un impianto di
spegnimento automatico).
Numero delle uscite: il numero delle uscite non deve essere inferiore a due per piano.
Scale ed ascensori: per le autorimesse situate in edifici aventi altezza antincendio maggiore di 32 le scale e
gli ascensori devono essere a prova di fumo, mentre per le autorimesse situate in edifici di altezza
antincendio inferiori a 32 m sono ammesse scale ed ascensori di tipo protetto a condizione che per
raggiungere uno spazio a cielo libero (o luogo sicuro) dal luogo più disagiato dell'autorimessa, percorso di
fuga non sia superiore a 40 metri. In caso contrario deve essere realizzata una zona filtro/luogo sicuro entro
40 metri.

D.M. 16 maggio 1987, n. 246- Norme di sicurezza antincendio per gli edifici di civile abitazione
Gli edifici e le caratteristiche di sicurezza alle quali devono attenersi vengono classificati 1n della loro altezza
antincendio. L’edificio deve quindi rispondere a requisiti progettuali e tecnici di resistenza al fuoco delle
strutture in base alla classificazione REl. Gli accessi all’area ove sorgono gli edifici di civile abitazione,
devono avere i seguenti requisiti minimi: larghezza: 3,5 ml, altezza: 4 ml,raggio di curvatura: 13 ml,
pendenza massima: 10%, resistenza al carico: 20 tonnellate, passo 4 ml.
D.RR. 1° agosto 2011, n. 151 Regolamento per la semplificazione di procedimenti in materia
Con le norme in vigore, le attività da sottoporre a controlli di prevenzione incendi vengono suddivise in tre
categorie (A, B, C), sulla base: delle percentuali di rischio di incendio, della dimensione dell’impresa, del
settore delle attività, dell’esistenza di specifiche. regole tecniche; delle esigenze di tutela della pubblica
incolumità. A titolo esemplificativo, nella categoria A sono state inserite quelle attività dotate di "regola
tecnica' di riferimento e contraddistinte da un limitato livello di complessità, legato alla consistenza
dell'attività, all'affollamento ed ai quantitativi di materiale presente. Ricadono nella categoria A le attività:
alberghi e residenze collettive fino a 50 posti letto, scuole fino a 150 persone, strutture sanitarie e case per
anziani fino a 50 posti letto e ambulatori fino a 1000 mq, locali per il commercio, negozi, fino a 600 mq,
aziende ed uffici fino a 500 persone presenti, autorimesse fino a 1000 mg, edifici Civili con altezza
antincendio fino a 32 metri.
Nella categoria B sono state inserite le attività presenti nella categoria A, quanto a tipologia, ma
caratterizzate da un maggiore livello di complessità, nonché le attività sprovviste di una specifica
regolamentazione tecnica di riferimento, ma comunque con un livello di complessità inferiore al parametro
assunto per la categoria superiore.
Sono comprese nella categoria B, tra le altre, le seguenti attivita: locali di spettacolo, teatri, palestre fino.a
200 persone, alberghi, residenze turistic0-alberghiere, villaggi turistiCI, bed & breakfast, tra 50 e 100 posti
letto, scuole da 150 a 300 persone, strutture sanitarie da 50 a 100 posti letto.
Della categoria C sono state inserite le attività con un alto livello di Complessità, indipendentemente
presenza o meno della "regola tecnica”: tutti gli edifici protetti (d.lgs. 42/2004), Teatri oltre le 200 persone,
alberghi e villaggi oltre 100 posti letto. Per realizzare l'intervento edilizio occorre, ovviamente, richiedere
sempre il preventivo titolo edilizio specifico previsto dalla normativa vigente (permesso di costruire, SCIA
onerosa o SCIA gratuita, oltre alla comunicazione di inizio lavori ai sensi del d.las 81/2008), mentre, in
relazione alle tematiche antincendio, si procede diversamente, sulla base della categoria a cui appartiene
l'opera edilizia. Le attività ricadenti nella categoria A, essendo considerate a basso rischio di incendi0, non
richiedono, prima di realizzare i lavori, il preventivo parere di conformità del Comando provinciale dei Vigili
del fuoco, né occorre attendere il certificato di prevenzione incendi prima di dare inizio all'attività. Una
volta finiti i lavori, per intraprendere I ‘attività basta presentare allo sportello unico delle attività produttive
(SUAP) o al Comando dei Vigili del fuoco una istanza, mediante SCIA commerciale, con allegato il pro getto
edilizio, che dovrà essere corredato di quanto previsto ai fini antincendio, con la relativa attestazione del
professionista abilitato concemente la rispondenza dei lavori progettati ed eseguiti alle norme vigenti.
Accertata la completezza dell'istanza, il Comando o lo sportello unico attività produttive rilascia
immediatamente la ricevuta e l'attività si intende autorizzata. Tuttavia, entro i successivi 60 giorni, il
Comando può effettuare controlli a campione attraverso visite tecniche, per accertare la rispondenza dei
requisiti. In mancanza di essi, vieta la prosecuzione dell'attività salvo che l'interessato possa, entro 45
giorni, adeguarsi ai criteri di sicurezza antincendio. Per le attività della categoria B preventivamente al titolo
edilizio previsto, occorre chiedere il preventivo parere di conformità, presentando il progetto al Comando
VV.E. Comando entro 30 giorni puó chiedere documentazione integrativa e entro 60 giorni si pronuncia
sulla conformità, che dovrà essere allegata alla richiesta del titolo edilizio. A lavori ultimati, come per la
categoria A, l'istanza per l'inizio dell'attività viene presentata tramite SCIA e quindi l'attività può iniziare
subito, salvo poi subire i controlli a campione. Lo stesso iter sopra riportato deve essere attuato per la
categoria C, comprendente le attività più a rischio; quindi preventivamente al titolo edilizio, occorre
chiedere anche in questo caso al Comando W.F. il preventivo parere di conformità presentando il progetto.
A lavori ultimati, basta presentare al SUAP o al Comando una SCIA commerciale per dare inizio immediato
all'attività. Come precisato nella circolare del Ministero dell'interno del 6 ottobre 2011, per le attività
incluse nelle categorie B e C la SCIA di inizio attività non dovrà contenere anche il progetto antincendio, peri
già consegnato al Comando VW.F. in allegato all’istanza di parere di conformità.
D.M. 20 dicembre 2012 - Impianti di protezione attiva contro l'incendio Il d.m. 20 dicembre 2012, "Regola
tecnica di prevenzione incendi per gli impianti di protezione atti contro l'incendio, installati nelle attività
soggette ai controlli di prevenzione incendi", è entrato in vigore il 4 aprile 2013.
ll decreto disciplina la progettazione, la costruzione, l'installazione e la manutenzione dei seguenti impianti,
installati in attività soggette a controlli di prevenzione incendi (all. del d.P.R. 151/20111): gli impianti di
rivelazione incendio e segnalazione allarme incendio; gli impianti di estinzione o controllo dell'incendio, di
tipo automatico o manuale. La progettazione dell'impianto deve avvenire nel rispetto delle disposizioni
legislative vigenti (es. d.m. 37/2008) e nel rispetto della "regola dell'arte" rappresentata dalle norme del
tipo UNI, E CEI, ISO. Il progetto deve contenere i seguenti elementi: gli schemi e i disegni planimetrici
dell'impianto; una relazione tecnica comprendente i calcoli di progetto, ove applicabili, e la descrizione
dell’impianto, con particolare riguardo alla tipologia ed alle caratteristiche dei materiali e dei componenti
da utilizzare ed alle prestazioni da conseguire, il progetto deve essere redatto da un tecnico iscritto ad albo
professionale.
Principali mezzi antincendio
I principali mezzi antincendio, a titolo riepilogativo e non esaustivo, sono: Estintore carrellato. Apparecchio
contenente un agente estinguente che può essere proiettato e diretto su un fuoco sotto l'azione di una
pressione interna; estintore portatile, Idrante antincendio. dotato di valvola di intercettazione ad apertura
manuale, Impianto automatico di rivelazione d'incendio, Impianto fisso di estinzione (sprinkler). Insieme di
sistemi di alimentazione, di valvole, di condutture e di erogatori per proiettare o scaricare un idoneo agente
estinguente su una zona d'incendio, Lancia erogatrice, Tubazione flessibile.
D.M. 3 agosto 2015 - Norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell'art. 15 del d.lgs. 8 marzo 2006, n.
139: il d.m. del 3 agosto 2015, relativo al nuovo Codice di Prevenzione Incendi, entrato in vigore il 18
novembre 2015 (90 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale).
L’obiettivo del nuovo decreto, specificato nel preambolo, è Semplificare e razionalizzare l'attuale Corpo
normativo relativo alla prevenzione degli incendi attraverso l'introduzione di un unico testo Organico e
sistematico di disposizioni di prevenzione incendi applicabili ad attività soggette ai controlli di prevenzione
incendi e mediante l'utilizzo di un nuovo approccio metodologico più inerente al progresso tecnologico e
agli standard internazionali". In tal senso, quindi, la norma promulgata può essere considerata un testo
unico sulla prevenzione che ha lo scopo di semplificare e razionalizzare il corpo normativo previgente.
L’allegato tecnico e invece diviso in 4 sessioni contenenti:
Sezione G- Generalità (Termini, Definizioni e Simboli grafici, Progettazione per la sicurezza antincendio,
Determinazione dei profili di rischio delle attività); Sezione S-Strategia antincendio (Reazione al fuoco,
Resistenza al fuoco, Compartimentazione; Esodo, Gestione della sicurezza antincendio, Controllo
dell'incendio, Rivelazione ed allarme, Control di fumi e calore, Operatività antincendio); Sezione V- Regole
tecniche verticali (Aree a rischio specifico, Aree a rischio per atmosfere esplosive Vani degli ascensori);
Sezione M - Metodi (Metodologia per L’ingegneria della sicurezza antincendio, Scenari di incendio per la
progettazione prestazionale, Salvaguardia della vita Con la progettazione prestazionale).
5.4. CONTENIMENTO ENERGETICO
Quadro storico-normativo
Il primo provvedimento legislativo, entrato in vigore a seguito della crisi energetica petrolifera del 1973, é la
legge 373/1976, "Norme per il contenimento del consumo energetico per usi termici degli edifici", che
introduce nella normativa moderni concetti in tema di progettazione degli impianti e isolamento termico
degli edifici. A seguire, ecco l'elenco delle principali norme che si sono succedute, con maggiori specifiche a
partire dal 2005, anno che introduce l'effettiva obbligatorietà della Certificazione energetica degli edifici,
oggi Attestato di prestazione energetica (APE).
Legge 30 aprile 1976, n. 373
Individua le norme per il contenimento del consumo energetico per usi termici negli edifici pubblici e
privati, regolando: le caratteristiche di prestazione dei componenti, l'installazione, l'esercizio e la
manutenzione degli impianti termici per il riscaldamento degli ambienti e per la produzione di acqua calda,
le caratteristiche di isolamento termico degli edifici da costruire o da ristrutturare.
Legge 9 gennaio 1991, n. 10
Individua le nuove norme in materia di risparmio energetico per un suo utilizzo razionalizzato l'obiettivo di
sviluppare fonti rinnovabili ed alternative di energia. Nei Comuni con piu di 50.000 abitanti i P.R.G. devono
prevedere un piano d'uso delle fonti rinnovabili
D.Lgs 19 agosto 2005, n. 192, modificato e integrato dal d.lgs. 311/2006- Disciplina del rendimento
energetico in edilizia in attuazione alla direttiva europea 2002/91
A partire dall'8 ottobre 2005 gli immobili di nuova costruzione hanno un anno di tempo per dotarsi dalla
Certificazione energetica obbligatoria. ll certificato avrà validità di 10 anni e sarà aggiornato a piani
intervento di ristrutturazione che modifichi la prestazione energetica dell'edificio o dell'impianto. Negli
edifici la cui metratura utile totale. supera i 1000 mq, la certificazione dovrà essere affissa nello stesso
edificio perché sia visibile al pubblico. I decreti attuativi, successivamente promulgati, hanno fornito i criteri
per quanto concerne la progettazione, l'installazione, l'esercizio, la manutenzione e l'ispezione degli
impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici, per la preparazione dell'acqua calda
per usi igienici sanitari e, limitatamente al settore terziario, per l'illuminazione artificiale degli edifici. Hanno
definito anche i requisiti professionali ei criteri di accreditamento per assicurare la qualificazione e
l'indipendenza degli esperti o degli organismi a cui affidare la certificazione energetica degli edifici e
l'ispezione degli impianti di climatizzazione. Tutto questo attraverso la verifica e il calcolo di quanto previsto
nell'allegato B del decreto: clima esterno e interno; caratteristiche termiche dell'edificio impianto di
riscaldamento e di produzione di acqua calda sanitaria; impianto di condizionamento dell'area e di
ventilazione, impianto di illuminazione; posizione ed orientamento degli edifici, sistemi solari passivi e
protezione solare, ventilazione naturale; utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, di sistemi di cogenerazione
e di riscaldamento e condizionamento a distanza.
il d.lgs. 311/2006 nel quale vengono apportate delle modifiche alle prescrizioni già presenti nel primo
decreto. Viene estesa gradualmente la certificazione energetica tutti gli edifici preesistenti alla data dell'8
ottobre 2005, legando tuttavia la necessità di certificazione all’ immissione dell'edificio sul mercato
immobiliare. ln concreto, l’obbligo va applicato solo nel caso di trasferimento a titolo oneroso
dell’immobile. Fino all'entrata in vigore delle linee guida per i criteri di certificazione, l'attestato di
certificazioni energetica & sostituito dall'attestato di qualificazione energetica, che deve essere redatto dal
direttore dei lavori e presentato al Comune di competenza contestualmente alla dichiarazione di fine lavori
senza oneri aggiuntivi per il committente. Dal 1 gennaio 2010, viene introdotto un livello di isolamento
molto più rigoroso, in grado di garantire la riduzione dei fabbisogni termici dei nuovi edifici del 20-25%
rispetto ad oggi. Per i nuovi edifici (di qualsiasi tipo) diventa obbligatorio l'uso di fonti rinnovabili (solare
termico o geotermia) per la produzione di almeno il 50% dell'acqua calda sanitaria, e di impianti
fotovoltaici. Per gli immobili nuovi e nel caso di ristrutturazioni di edifici di superficie utile superiore a 1000
metri quadri, sarà obbligatorio installare sistemi schermanti esterni, al fine di contenere il consumo
energetico per il condizionamento.
N.B. Quindi ai sensi del d.lgs. 192/2005, art. 6, dal 1° luglio 2009, tutti gli immobili trasferiti a titolo oneroso
o ceduti in locazione devono essere accompagnati dalla relativa certificazione energetica.
Legge 3 agosto 2013, n. 90-Conversione, con modificazioni, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. b3,
disposizioni urgenti per il recepimento della direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio
del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell'edilizia per la definizione delle procedure d'infrazione
avviate dalla Commissione europea, nonché altre disposizioni in materia di coesione sociale. Nuova norma
che recepisce la direttiva 2010/31/UE, dettando le nuove regole sulla prestazione energetica degli edifici
nuovi e di quelli oggetto di notevoli ristrutturazioni, attraverso un aggiornamento del d.lgs. 192/2005.
Decreti 26 giugno 2015 Adeguamento linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici
(vedere per le specifiche la pagina successiva).
E’ bene però ricordare che le singole Regioni, in ottemperanza alla riforma del Titolo V della Costituzione
della Repubblica italiana, hanno fissato norme specifiche relative al risparmio energetico, relativamente ai
metodi di calcolo, alla modulazione temporale delle certificazioni energetiche e ai requisiti dei soggetti
certificatori.
Certificazione energetica, i requisiti professionali: Il Consiglio dei Ministri del 15 febbraio 2013 ha approvato
due regolamenti per uniformare la normativa italiana alla direttiva europea sul rendimento energetico in
edilizia (direttiva 2002/91/CE) e per attuare il d.lgs. 192/2005. I contenuti dei due regolamenti riguardano:
1. le modalità di esercizio, la manutenzione e l'ispezione degli impianti termici per la climatizzazione
Invernale ed estiva e per la preparazione dell'acqua calda (d.P.R. 16 aprile 2013, n. 74);
2. requisiti professionali per poter rilasciare la certificazione energetica degli edifici (oggi APE) oltre ai
criteri di accreditamento degli organismi abilitati necessari per assicurare la qualificazione professionale e
l'assenza di conflitti d'interesse (d.P.R. 16 aprile 2013, n. 75). Provvedimento entrato in vigore, relativo
all'abolizione dell'auto certificazione energetica in classe "G".
I requisiti dei certificatori: essi dovranno essere iscritti ad Ordini o Collegi professionali ed abilitati alla
progettazione di edifici e di impianti. I tecnici abilitati a redigere la certificazione energetica sono quindi
architetti, ingegneri, geometri, periti meccanici e periti. I tecnici dovranno assicurare imparzialità di giudizio
e, nelle nuove costruzioni, non potranno essere coinvolti in maniera diretta o indiretta nella progettazione o
nella realizzazione dell'edificio da cercare.
Detti controlli saranno svolti dalle stesse autorità competenti a cui Sono demandati gli accertamenti e le
ispezioni necessari all’osservanza delle norme relative al contenimento dei consumi di energia. I controlli
saranno prioritariamente orientati alle classi energetiche e comprendono:
a) accertamento documentale degli attestati di prestazione energetica (APE includendo in esso anche
la verifica del rispetto delle procedure.
b) le valutazioni di congruità e coerenza dei dati di progetto o di diagnosi con la metodologia del
calcolo e in risultati espressi.
c) le ispezioni delle opere o dell’edificio
Infine, per gli edifici già dotati di attestato APE sottoposti ad adeguamenti impiantistici compresa la
sostituzione del generatore di calore, l’eventuale aggiogamento dell’attestato può essere predisposto
anche da un tecnico abilitato dell’impresa di costruzione ovvero installatrice incaricata dei predetti
adeguamenti. Il decreto Linee guida per la certificazione energetica degli edifici" contiene la nuova
disciplina per Attestazione della Prestazione Energetica degli edifici il nuovo APE Uguale per tutto territorio
nazionale, dovrà garantire maggior informazioni riguardo l’efficienza.
Le classi energetiche sono passate da a A4 alla G a peggiore. L’APE dovrà indicare e proposte per migliorare
l’efficienza energetica dell’edificio, distinguendo le ristrutturazioni e le informazioni di carattere finanziano
per realizzare in tal senso certificatore incaricato di redigere l’APE dovrà effettuare almeno un sopralluogo
presso1edificio o l’unità immobiliare oggetto di attestazione. ll decreto "Metodologie di calcolo e requisiti
minimi punta ad una futura applicazione delle norme omogenea in tutte le Regioni, al fine di superare
l’attuale frammentazione dovuta all'ampia autonomia regionale. Inoltre aumenta gli standard energetici
minimi per gli edifici nuovi e per quelli ristrutturati, al fine di giungere a realizzare gli edifici a Energia Quasi
Zero previsti dalla direttiva 2010/31/UE. il rispetto dei requisiti minimi andrà verificato confrontando
l'edificio con un edificio di riferimento. iI decreto "Schemi per la relazione tecnica di progetto" fornisce
schemi predisposti in funzione delle diverse tipologie di opere: nuove costruzioni, ristrutturazioni
importanti, riqualificazioni energetiche. Ulteriori cambiamenti all'APE sono stati introdotti da luglio 2016, a
causa delle prescrizioni contenute nelle UNI e UNI/TS citate a corollario della legge 90/2013 e dei decreti
attuativi successivi. Le nuove UNI infatti contengono tra l'altro: Suddivisi per Provincia, il metodo per
determinare la ripartizione dell'irradiazione solare oraria nella frazione diretta e diffusa, i dati climatici
limite, ripartiti per tutte le Province italiane, le differenze di temperatura cumulate (gradi giorno), la
zonizzazione climatica estiva del territorio.
5.5. 1SOLAMENTO ACUSTICO
Premessa
isolamento acustico è quell'insieme di trattamenti tramite elementi costruttivi e particolari materiali
isolanti, che permette di ridurre la trasmissione del suono tra due spazi chiusi adiacenti.
Normativa nazionale sull'isolamento acustico: Legge quadro sull’inquinamento acustico 1995 definisce i
principi fondamentali di tutela dell’ambiente abitativo ed esterno dall'inquinamento acustico. Nel
documento vengono analizzate le tematiche fondamentali riguardanti il rumore. L’articolo 8 prevede
l'obbligo di redigere valutazioni di impatto acustico in caso di realizzazione di opere potenzialmente
rumorose. Tali valutazioni hanno lo scopo di stimare il livello di rumore nella zona in cui viene realizzata
l'opera tramite misurazioni, e di verificarne l'adeguatezza secondo i limiti imposti dalla normativa vigente.
Con il d.l. 70/2011 viene introdotto all'art. 8 il comma 3-bis che prevede, per gli edifici di Civile abitazione in
luogo della "relazione acustica" l'obbligo di una "autocertificazione asseverata" di un tecnico abilitato.
D.P.C.M. 5 dicembre 1997 - Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici: Documento di
riferimento normativo italiano per l'acustica in edilizia. Tale decreto definisce i valori (minimi o massimi) di
rumore riscontrabili all'interno degli edifici riguardanti: rumore tra differenti unità immobiliari; rumore
esterno; rumore da calpestio; rumore di impianti a funzionamento continuo e discontinuo. Nel decreto non
vengono considerati gli edifici destinati ad attività industriali e artigianali. Tuttavia, per questo tipo di edifici,
i limiti sono da applicare nel caso in cui al loro interno siano svolte attività di tipo assimilabile a quelle
descritte nel decreto (ad esempio, uffici all'interno di un capannone). In conseguenza della riforma dell'art.
117 della Costituzione molte Regioni hanno emanato norme tecniche in materia di acustica degli edifici, in
alcuni casi ribadendo la cogenza dei contenuti del d. P.C. M. 5 dicembre 1997, in altri dando alle norme
tecniche una formulazione più articolata.
Il Consiglio dei Ministri il 24 novembre 2016 ha approvato, in via preliminare, due decreti legislativi, ora
all'esame del Parlamento, in materia di requisiti acustici e certificazione acustica degli edifici in attuazione
della legge n. 161 del 30 ottobre che chiedeva al Governo italiano il riordino della normativa in materia di
tutela dell'ambiente esterno e abitativo dall’ inquinamento acustico (art. 19). Uno dei decreti ha l'obiettivo
di riordinare gli attuali provvedimenti in materia di tutela dell'ambiente abitativo ed esterno
dall'inquinamento acustico prodotto da sorgenti fisse e mobili. Questo decreto stabilirà quindi delle regole
riguardanti la mappatura acustica e stilerà dei piani d'azione (con conseguenti scadenze) per il
contenimento del rumore degli aeroporti e degli assi stradali e ferroviari introdurrà inoltre una disciplina
dedicata agli impianti eolici, al traffico marittimo, agli eliporti ed anche agli impianti di risalita. Un articolo
dello schema di decreto andrà a semplificare le procedure di autorizzazione in materia di requisiti acustici
passivi degli edifici. Il progettista che si occuperà della realizzazione di nuovi edifici o di ristrutturazione di
intere unità immobiliari dovrà assicurare il rispetto dei requisiti acustici passivi, secondo la legge 447/1995.
Il decreto disciplinerà inoltre la certificazione acustica degli edifici. progetti presentati ai fini
dell'ottenimento dei permessi edilizi dovrann0 quindi essere accompagnati da un certificato acustico: per
quel che riguarda invece l’edilizia scolastica, ospedaliera, assistenziale e la progettazione di parchi. Alla fine
dei lavori dovrà infine essere redatto da un tecnico competente in acustica ambientale un certificato di
conformità.

5.6. BARRIERE ARCHITETTONICHE


Definizioni
Per barriere architettoniche si intendono gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di
chiunque ed in particolare di coloro che per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita
in forma permanente o temporaneamente gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e
sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti; la mancanza di accorgimenti o segnalazioni che
permettano l'orientamento e la riconoscibilità, luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque ed in particolare
per i non vedenti.
La normativa si prefigge di abbattere le barriere architettoniche in modo tale da consentire la fruibilità dei
luoghi secondo tre modalità differenziate in base all'entità degli interventi eseguiti Accessibilità: si intende
la possibilità, anche per persone con indotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di raggiungere
l'edificio e le sue singole unità immobiliari ambientali.
L’accessibilità è obbligatoria per: spazi esterni, spazi comuni di un edificio, ambienti destinati ad attività
sociale, luoghi di lavoro, edifici pubblici.
visitabilità: si intende la possibilità, anche per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale,
di accedere agli spazi di relazZ1one e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare. Sono spazi di
relazione gli spazi di soggiorno o pranzo dell'alloggio e quelli dei luoghi di lavoro, servizio ed incontro, nei
quali il cittadino entra in rapporto con la funzione ivi svolta. La visitabilità è obbligatoria per: residenza; sale
per riunioni e spettacoli; locali per ristorazione; strutture ricettive (alberghi, pensioni, campeggi ecc.) luoghi
di culto; altri luoghi aperti al pubblico.
Adattabilità: si intende la possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di
renderlo completamente ed agevolmente fruibile anche per persone con ridotta o impedita capacita
motoria o sensoriale. In fase di adattamento di un ambiente si deve poter intervenire sul posizionamento e
dimensionamento dei servizi, dei disimpegni, delle porte e su sistemi di sollevamento (elevatore o
servoscala).
D.P.R. 24 luglio 1996, n. 503 Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche
negli edifici, spazi e servizi pubblici. Abrogato il d.PR. 384/1978, detto Roncini, e riconduce al d.m. 236/1989
per le disposizioni operative e abbattimento delle barriere architettoniche anche negli edifici e spazi
pubblici. Molte Regioni si sono inoltre dotate di disposizioni in parte più restrittive rispetto alle leggi
nazionali di riferimento (Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Plemonte, Sardegna, Toscarna, Valle d' Aosta,
Veneto Provincia autonoma di Trento).
Campo di applicazione: Negli edifici residenziali plurifamiliari con più di tre livelli fuori terra è richiesto che,
per le unità immobiliari, siano soddisfatti i requisiti di visitabilità e di adattabilità e, per le parti comuni, la
totale accessibilità. Negli edifici residenziali plurifamiliari con non più di tre livelli fuori terra è sufficiente
che, per le unità immobiliari, siano soddisfatti i requisiti di visitabilità e adattabilità e, per le parti comuni, i
requisiti di adattabilità (possibilità di installazione nel tempo di meccanismi di sollevamento come
ascensore). Negli edifici residenziali unifamiliari, singoli o aggregati, quindi privi di parti comuni, è
sufficiente che siano soddisfatti i requisiti della visitabilità e dell'adattabilità. La verifica di conformità del
progetto viene compiuta dall'ufficio tecnico o dal tecnico incaricato dal Comune prima del rilascio della
autorizzazione edilizia, previa analisi dell'apposita documentazione presentata dal progettista incaricato. Il
Sindaco, nel rilasciare il certificato di abitabilità o di agibilità, deve accertare che le opere siano state
realizzate nel rispetto delle disposizioni vigenti e a tal fine può richiedere alla proprietà o all'intestatario
della autorizzazione una dichiarazione resa sotto forma di perizia giurata redatta da un tecnico abilitato.
Abbattimento delle barriere architettoniche in presenza di vincoli: Queste norme sono state inserite nel
Codice dei beni culturali dlgs. 42/2004, che ha ripreso qua previsto dalle leggi n. 1497 e n. 1089 del 1939,
apportandovi lievi modifiche. Più precisamente un edificio vincolato si può derogare dalla normativa
sull’abbattimento delle barriere architettoniche esclusivamente quando le opere previste creino grave
pregiudizio, certificato dalla Soprintendenza. Va ricordato inoltre che le barriere architettoniche presenti
negli edifici storici possono essere su rate anche attraverso il p0Sizionamento di strutture provvisorie,
rimovibili, qualora non sia posto procedere alla realizzazione di opere permanenti.
Premessa di statica delle strutture
La natura e l'entità dei carichi che agiscono su una struttura variano in funzione della sua configurazione,
dei materiali impiegati per la realizzazione, della sua ubicazione e della destinazione d'uso. In maniera
sintetica possiamo distinguere i carichi agenti su una struttura in due grandi classi: Carichi permanenti
strutturali e non strutturali (non variabili nel tempo); carichi accidentali (variabili nel tempo). I primi sono
determinati dal peso proprio della struttura (ad esempio travi, pilastri, solai, ecc.) e da tutti archi che su di
essa gravano in permanenza (ad esempi0: tamponature, tramezzature, pavimenti,): possono essere
calcolati facilmente conoscendo le loro dimensioni geometriche e consultando tabelle dei pesi specifici dei
singoli materiali utilizzati nella realizzazione.
Carichi accidentali, invece, sono quelli legati alle destinazioni d'us0 previste e cioè: persone ed animali,
macchine ed attrezzature, arredi.
Infine va calcolata l’azione del vento e il carico della neve. Per quel che riguarda la neve, le regioni italiane
sono divise in tre gruppi i relativi pesi a metro quadro. Le fondamentali sollecitazioni che interessano le
principali membrature di una struttura si dividono in: taglio (scorrimento tra due strati congiunti da
materiale omogeneo), flessione.
Un corpo rigido nel piano ha tre gradi di libertà; ciò vuol dire che può fare tre movimenti: uno spostamento
orizzontale, uno spostamento verticale e una rotazione attorno ad un asse perpendicolare al piano. Per
mantenere in equilibrio un corpo rigido (per esempio una trave), occorre bloccare tutti e tre i movimenti.
Questo si può fare mettendo dei vincoli, capaci di arrestare uno o più movimenti, attraverso forze dette
reazioni vincolari. I vincoli più usati sono: l'incastro: blocca tutti e tre gli spostamenti e fornisce tre reazioni
vincolari; la cerniera: blocca sia lo spostamento verticale che orizzontale e fornisce due reazioni vincolari il
carrello: blocca solo lo spostamento verticale (se la direzione di scorrimento risulta orizzontale), fornisce
una reazione vincolare. Le strutture si classificano in labili, isostatiche od iperstatiche a seconda del grado e
dell'efficacia dei Vincoli. Una trave, vista come corpo rigido, è isostatica quando il grado di vincolo () cui è
assoggettata e pari al numero dei gradi di libertà (3) ed i vincoli sono "ben disposti". Nel caso di una trave
piana, una trave è isostatica se v=l=3. Un classico esempio di trave isostatica è la cosiddetta "trave
appoggiata-appoggiata" soggetta nell'esempio riportato in fig. 1 al solo carico uniformemente distribuito
verticale. L'andamento del diagramma del taglio è lineare con valore massimo agli appoggi.
"stati limite" e metodo "tensioni ammissibili": Con l'entrata in vigore delle nuove Norme tecniche per le
costruzioni del 14 gennaio 2008, il metodo probabilistico e diventato il metodo principale per il calcolo delle
strutture. Il metodo alle tensioni ammissibili è consentito in casi particolari, con alcune differenze
applicative rispetto alle norme.
Campo elastico e campo plastico, il caso dell'acciaio
L’acciaio e il materiale che viene utilizzato come modello ideale della scienza delle costruzioni in possesso di
un ampio ed effettivo campo elastico. Dotato anche di un effettivo campo plastico, l'acciaio si presta
altrettanto bene a illustrare ciò che accade oltre il campo elastico
Comportamento reale e modello: il comportamento meccanico dei materiali è prevalentemente
rappresentato dai diagrammi f-: (tensione deformazione). In particolare, il comportamento reale
dell'acciaio si studia sui diagrammi restituiti dalla prova a trazione. Fissando l'attenzione sugli aspetti
essenziali del comportamento del materiale e trascurando i dettagli, si può fare riferimento al diagramma
semplificato "b", suddiviso nei tre tratti: elastico, plastico ed incrudimento.
tratto elastico: rettilineo fino al raggiungimento dell'allungamento&, che provoca lo snervamento del
provino e rappresentato dalla funzione Ey nota come legge di Hooke. tratto plastico: il provino continua ad
allungarsi mentre la tensione di snervamento f, rimarne costante. tratto odi incrudimento: le tensioni
riprendono lentamente a crescere fino al raggiungimento della tensione ultima f. Tratto delle forti
deformazioni: l'allungamento prosegue finché si arriva alla rottura del provino per eccessiva deformazione.
ll diagramma ideale "elastico perfettamente plastico" risulta composto da due soli rami
un ramo lineare, di equazione f= E . e,
un ramo costante, di equazione f= f(yk)
La tensione di snervamento f(yk) che segna, nel diagramma ideale, il passaggio tra campo elastico e campo
plastico è il valore caratteristico della tensione f, e definisce la resistenza del materiale. Si assume come
valore caratteristico della resistenza il frattile di ordine 0,05 della relativa funzione di distribuzione, cioè
quel valore che ha solo il 5% di probabilità di non essere superato. Tutti i metodi di calcolo ritengono che il
valore caratteristico della resistenza, anche se altamente probabile, non sia sufficientemente sicuro, Si
assegna quindi alla resistenza di progetto f, valori in genere minori di quelli caratteristici, aumentando così
la probabilità che tale resistenza non sia superata. La riduzione della "resistenza caratteristica" a "resistenza
di calcolo" si esegue semplicemente dividendo la prima per coefficienti di sicurezza y > 1. Si procede poi con
il metodo semiprobabilistico agli stati limite (MSL).
Quadro storico Norme tecniche per le costruzioni nella legislazione italiana
Legge 5 novembre 1971, n. 1086- Norme per la disciplina delle opere di conglomerato cementizio, normale
e precompresso ed a struttura metallica.
Soggetti responsabili della realizzazione delle opere strutturali sono:
il progettista strutturale, direttore dei lavori, il costruttore che deve realizzare l’opera, collaudatore che e un
tecnico al quale é affidato il controllo delle opere al fine di verificare che esse siano state progettate ed
eseguite nel rispetto delle norme di legge.
La legge indica inoltre le procedure e le pratiche amministrative che devono essere espletate nel corso della
realizzazione delle opere (vedi anche Testo unico edilizia, pag. 139):
- denuncia delle opere: prima di iniziare i lavori il costruttore deve depositare presso gli uffici
competenti una dichiarazione dell'imminente inizio dei lavori.
- tenuta dei documenti e dei registri: una copia della documentazione prodotta all'atto della
denuncia ed il giornale dei lavori per l'annotazione delle fasi costruttive;
- relazione finale: a struttura ultimata, il direttore dei lavori deve presentare una relazione finale,
nella quale risultino gli aspetti salienti dell'esecuzione delle opere, allegando i certificati di prova dei
materiali;
- collaudo statico: consiste nel controllo, eventualmente effettuato per mezzo di prove di carico,
dell'idoneità statica delle strutture
Norme tecniche di attuazione (d.m. 9 gennaio 1996) hanno lo scopo di stabilire: le proprietà caratteristiche
che devono possedere i materiali, cioè il calcestruzzo e le barre di acciaio, per essere idonei alla
realizzazione di strutture in calcestruzzo armato normale e precompresso ed a struttura metallica; le prove
da eseguire su tali materiali, le modalità di prelievo e di confezionamento dei campioni; le regole pratiche di
progettazione e di esecuzione degli elementi strutturali; norme complementari relative ai solai misti; altre
indicazioni relative, per esempio, alle prove di carico delle strutture.
Metodi di calcolo
metodo delle tensioni ammissibili, metodo semiprobabilistico degli stati limite, metodo delle tensioni
ammissibili
In base a questo metodo (detto anche metodo tradizionale) gli elementi della struttura vengono
dimensionati in modo che le tensioni interne indotte dai carichi si mantengano al di sotto di determinate
tensioni ammissibili.
Metodo semiprobabilistico dogli stati limite: Gli stati limite sono quelle condizioni statiche superate le quali
la struttura non é più in grado di soddisfare i requisiti di funzionalità (stati limite di esercizio) ei requisiti di
resistenza (stati limite di esercizio): gli stati limite di esercizio corrispondono ai casi nei quali viene superato
il limite elastico e si verifica la formazione di fessurazioni, deformazioni e altri degradi.; gli stati limite ultimi
corrispondono ai casi che si avvicinano alle estreme possibilità di resistenza del materiale, oltre le quali, pur
non avvenendo ancora il crollo, viene pregiudicata la staticità della struttura.
Normativa antisismica
Legge 2 febbraio 1974, n. 64 sostitutiva della legge n. 1684/1962 - Provvedimenti per le costruzioni con
particolari prescrizioni per le zone sismiche. Questa normativa fornisce, per le zone dichiarate soggette a
rischio sismico, le prescrizioni complementari da seguire nella progettazione e realizzazione, rispetto a
quanto riportato nella legge 1086/1971. Tutto questo attraverso l’emanazione di decreti ministeriali
riportanti specifiche norme tecniche. Tra i più significativi e i più importanti per le costruzioni edili si citano i
seguenti:
d.m. l.pp. 3 dicembre 1987, relativo alla produzione di elementi prefabbricati;
d.m. ll.pp. 20 novembre 1987, "Norme tecniche per la progettazione, collaudo degli edifici in muratura e
per il consolidamento",
d.m. Il.pp. 11 marzo 1988, "Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce
d.m. 14 febbraio 1992 concernente i criteri e le modalità di progettazione e verifica di strutture in
d.m. 9 gennaio 1996 indica i criteri e le modalità di progettazione e verifica di strutture in c.a.
d.m. Ilpp. 16 gennaio 1996, "Norme tecniche sule costruzioni in zone sismiche e criteri generali
per la verifica di sicurezza delle costruzioni e dei carichi e sovraccarichi".
Ordinanza 20 marzo 2003, n. 3274 Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica
del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica. L’ordinanza n. 3274/2003
disciplina la progettazione e la costruzione di nuovi edifici soggetti a rischio sismico. L’obiettivo
fondamentale della norma é di assicurare che in caso di evento sismico sia protetta la vita umana, siano
limitati i danni e rimangano funzionanti le strutture essenziali agli interventi della Protezione Civile.
Novità di assoluto rilievo è l’adozione di un solo e unico metodo per le procedure di calcolo e verifica
strutturale, il "metodo agli stati limite" con il conseguente abbandono definitivo del "metodo delle tensioni
ammissibili". Ulteriore novità è quella legata al rischio sismico, esteso ora a tutto il territorio nazionale,
suddiviso in 4 zone sismiche classificate sulla base del picco di massima accelerazione orizzontale (Pga):
dalla zona 1, cioè quella a più alto rischio, alla zona 4, quella a rischio minore. Nelle prime tre zone è
obbligatoria la progettazione antisismica e le singole Regioni hanno facoltà di accettare o modificare la
classificazione attuale e di imporre le regole antisismiche anche nella zona 4. Infine altro punto trattato
dall'ordinanza è l'esigenza di individuare gli edifici esistenti da sottoporre a verifica per evidenziare e
indicare interventi correttivi. A tal fine questi edifici sono classificati in 3 categorie di importanza
decrescente: strategici (ospedali, municipi, caserme VV.F); di rilievo fondamentale (scuole, teatri);
potenzialmente rilevanti. Le suddette verifiche andranno completate nei prossimi cinque anni.
D.M. 14 settembre 2005 - Testo unitario per la normativa tecnica sulle costruzioni: Rappresenta la legge di
riferimento per l’ingegneria civile. La legge indentifica i livelli di sicurezza e le prestazioni delle costruzioni,
unificando sia le norme relative al comportamento e alla resistenza quel materiali e delle strutture, sia
quelle relative alla definizione delle azioni e dei loro effetti. La nuova norma ha carattere prestazionale,
fissa cioè le azioni esterne da considerare, i livelli di sicurezza da raggiungere e le prestazioni minime attese
per le strutture. Il vincolo resta solo quello di basarsi su regole o procedure ampiamente consolidate o
adeguatamente

Testo unico delle costruzioni (D.M. 14 gennaio 2008): le NTC racchiudono, per la prima volta in un unico
corpus legislativo, i criteri di verifica della per tutte le tecnologie costruttive (stabilita dei terreni, muratura,
cemento armato, legno, unificando criteri di valutazione, livelli di sicurezza, modalità di progettazione,
certificazione dei materiali, collaudi, norme per gli edifici esistenti. Le norme limitano a pochi casi, o solo
nelle zone a bassa sismicità (zona 4), la possibilità di utilizzo delle verifiche alle tensioni ammissibili (MTA);
LE NTC 2008 prevedono infatti che “ per le costruzioni di tipo 1 e 2 e classe d’uso I e II, limitatamente a siti
ricadenti in zona 4, è ammesso il Metodo di verifica alle tensioni ammissibili.
( aggiungere schema pag 208)
Le principali novità rispetto alle norme precedenti riguardano l'obbligatorietà delle verifica sismica per
tutto il territorio nazionale e l’obbligo dei calcoli strutturali col metodo semiprobabilistico agli stati Limite.
Il metodo di progetto adottato dalle normative internazionali e italiane è il metodo agli stati limite.
Si definisce "stato limite" una condizione raggiunta la quale la struttura non è più in grado di assolvere la
funzione per cui è stata progettata; la suddetta condizione è pertanto inaccettabile per la struttura.
L'obiettivo del progetto, secondo il metodo agli stati limite, è assicurare che la struttura durante la sua vita
abbia una probabilità accettabile di raggiungere uno stato limite. Esempi di stato limite sono:
1. Perdita di equilibrio della struttura
2. Rottura delle membrature della struttura
3. Rottura dei collegamenti della struttura
4. Collasso del terreno.
Questo significa accettare la possibilità che in qualche caso la struttura raggiunga una condizione nella
quale non è più in grado di svolgere la sua funzione (0ssia uno stato limite). Il collasso di una struttura, ossia
il raggiungimento di una situazione in cui la struttura non è più in grado di sopportare le azioni cui è
soggetta, è uno stato limite più importante (piú pericoloso per le Vite umane) della perdita di funzionalità
della struttura dovuta per esempio al raggiungimento di deformazioni eccessive.
Nel primo caso si parla di "Stato limite ultimo", nel secondo di "Stato limite di esercizio". Esempi di stato
limite di esercizio sono:
1.Eccessiva fessurazione del calcestruzzo
2.Spostamenti e/o deformazioni eccessive
3. Vibrazioni eccessive
4. Degrado dei materiali.
La maggiore pericolosità di uno stato limite ultimo è il motivo per il quale le norme tecniche sono
congegnate in modo tale da assicurare che la probabilità di raggiungere uno stato limite ultimo sia inferiore
alla probabilità di raggiungere uno stato limite di esercizio.
Incertezze nel progetto
L’entità delle azioni che agiranno su una struttura nel corso della sua Vita e impossibile da prevedere con
certezza" quindi i valori utilizzati in fase di progetto sono stime" dei valori effettivi cui è associata una certa
probabilità di errore. I metodi di progetto delle strutture tengono conto delle incertezze che intervengono
nella valutazione delle resistenze e delle azioni mediante i cosiddetti "valori caratteristici" definiti come
valori delle azioni associati ad una data probabilità di occorrenza.
Le normative tengono Conto di queste fonti di incertezza mediante i cosiddetti coefficienti di sicurezza che
incrementano i valori delle azioni e riducono i valori delle resistenze. I valori dei coefficienti di sicurezza
possono essere tanto minori quanto minori sono le incertezze ossia quanto maggiore è la capacità di
previsione delle azioni e delle proprietà dei materiali.
Le NTC fanno riferimento a tre principali stati limite ultimi (tab. 1): lo stato limite di equilibrio, EQu, in cui la
struttura, il terreno o l'insieme terreno-struttura vengono considerati come Corpi rigidi. Questo stato limite
è da prendersi a riferimento, ad esempio, per le verifiche del ribaltamento dei muri di sostegno;
-lo stato limite di resistenza della struttura, STR, che riguarda anche gli elementi di fondazione e di sostegno
del terreno, è da prendersi a riferimento per tutti i dimensionamenti strutturali. Nei casi in cui le azioni sulle
strutture siano esercitate dal terreno, si deve far riferimento ai valori caratteristici dei parametri geotecnici;
- lo stato limite di resistenza del terreno, GEO, deve essere preso a riferimento per il dimensionamento
geotecnico delle opere di fondazione e di sostegno e, più in generale, delle strutture che interagiscono
direttamente con il terreno, oltre che per le verifiche di stabilità globale dell'insieme terreno-struttura.
Combinazione delle azioni
Calcolo delle sollecitazioni massime sulle strutture, ossia quelle sulla base delle quali effettuare il progetto,
bisogna tenere conto della ridotta probabilità che tutti i carichi variabili agiscano contemporaneamente. A
tale scopo si assumono valori dei carichi variabili ridotti, rispetto a quelli caratteristici, mediante i cosiddetti
"coefficienti di combinazione" che sono riportati nella tabella seguente:
aggoungereTabella 2 pag 212
Y eY Sono dei coefficienti parziali di sicurezza che amplificano le azioni sfavorevoli alla sicurezza e riducono
le azioni favorevoli alla sicurezza. w V. e y, sono dei coefficienti di combinazione che forniscono
rispettivamente il valore raro, frequente e quasi permanente del carico variabile.
MSL e MTA a confronto: Da ciò è possibile osservare come i metodi differiscano sostanzialmente per la
considerazione o meno del comportamento plastico del materiale. Pur presentando molte analogie formali,
MSL e MTA hanno, nei confronti del calcolo, un approccio completamente diverso. L’MSL si basa su criteri
prevalentemente probabilistici. Le azioni sono considerate grandezze non certe, ma aleatorie e come tali
sottoposte ai procedimenti di combinazione e di fattorizzazione tipici del calcolo probabilistico. Agli SLU le
azioni sono assunte con valori maggiorati di circa il 40-50% rispetto ai valori caratteristici, in modo da
prefigurare una situazione di crisi. La coesistenza di criteri probabilistici e deterministici giustifica la
denominazione di "metodo semiprobabilistico. L’MTA Si basa su criteri prevalentemente deterministici. Da
per Certo, infatti, che tutti i carichi non possano superare il proprio valore nominale o caratteristico. L’unica
combinazione da considerare è quella agli SLE RARI. L’MTA da per certo anche il valore della resistenza.
L'MSL e più sicuro dell'MTAA. Infatti: realizza un migliore accordo con i risultati sperimentali; costringe il
calcolatore a considerare, mediante il gioco dei coefficienti, una più ampia casistica di condizioni di carico;
comporta controlli più circostanziati, indagando anche su situazioni particolari; si adatta anche ad analisi
non lineari, a volte indispensabili in presenza di azioni dinamiche
L'MSL è più complesso dell'MTA. Infatti: Considera un maggiore numero di combinazioni di carico; prescrive
un maggiore numero di verifiche; può costringere all'analisi non lineare. Oggi queste difficoltà sono
superate dalla disponibilità di un software strutturale sempre più raffinato e competitivo.
PRESCRIZIONI PER EDIFICI IN ZONA SISMICA
La realizzazione di edifici in zona sismica è costituita da una serie di disposizioni di legge. La nuova
classificazione considera tutto il territorio nazionale a rischio sismico, distinguendo quattro classi di
sismicità: dalla classe 1 (rischio più elevato) progressivamente fino alla 4 (rischio relativo), tenendo conto
dei dati di accelerazione orizzontali presenti nella sottostante tabella. (
inserire tabella pag 276

Il comportamento di una struttura durante un terremoto dipende, oltre che dalle caratteristiche dell'azione
sismica, dalla qualità della struttura stessa.
L’aspetto concettuale un edificio dove le forze laterali possano essere facilmente trasferite a terra senza
eccessive deformazioni e con comportamento duttile ne assicura il buon funzionamento sotto azione
sismica. Questo obbiettivo può essere raggiunto se si seguono alcuni principi guida. La normativa italiana
O.P.C.M. 3274 del 20 marzo 2003 e succ. mod. detta tali principi al punto 4.3.1: "Gli edifici devono avere
quanto più possibile caratteristiche di semplicità, simmetria, iperstaticità e regolarità”; uniformità e
simmetria: assicurano una distribuzione bilanciata ed adeguata degli elementi strutturali in pianta ed in
altezza, inducendo la struttura ad avere una risposta globale uniforme; iperstaticità: assicura una
ridondanza di elementi statici e quindi una più favorevole e più ampia distribuzione degli effetti dell'azione
sismica e dissipazione di energia; resistenza e rigidezza flessionale secondo due direzioni ortogonali:
assicurano un buon comportamento della struttura, qualunque sia la direzione del moto sismico; resistenza
e rigidezza dei solai nel piano: assicurano capacità di ridistribuzione delle forze indotte dal sisma sul
sistema, proporzionali alle rigidezze e resistenze degli elementi resistenti; fondazioni adeguate: assicurano
che l'edificio sia soggetto ad un uniforme stimolo sismico.
ll d.m. 14 gennaio 2008, "Norme tecniche per le costruzioni" (), ribadisce attraverso specifici capitoli, le
caratteristiche progettuali degli edifici che rispondano adeguatamente alle azioni sismiche.
Regolarità strutturale: prima di parlare di regolarità strutturale è necessario introdurre due elementi: il
centro di massa ed il centro di rigidezza. Durante la sua azione il sisma provoca la nascita di forza di inerzia
orizzontali: definisce centro di rigidezza (o di resistenza) (CR) il punto dove deve essere applicata la
risultante delle forze di tagli R, per avere solo una traslazione orizzontale relativa al piano. Se il centro di
massa e di resistenza non coincidono, forza sollecitante e forza resistente troveranno una condizione di
equilibrio solo con la nascita di un momento torcente; il movimento teorico di roto-traslazione, che
comporterà sia un aumento delle forze di taglio sugli elementi resistenti.
Il punto dove, nel singolo piano, agisce la forza di inerzia é il centro di massa (CM). L’effetto delle forze
orizzontali su un generico piano della struttura è quello di farlo traslare orizzontalmente come un corpo
rigido rispetto al piano sottostante uno spostamento verrà quindi imposto al telaio e alle pareti del piano e
provocherà la nascita di forze orizzontali resistenti (forze di taglio), proporzionali alla rigidezza del telaio e
delle pareti.
Regolarità planimetrica
Le forze inerziali dovute al terremoto sono infatti proporzionali alla massa della costruzione e per tanto al
suo volume. Quanto più questo è grande, tanto maggiore e il cimento sismico al quale la struttura è
sottoposta. Quindi come orientamento generale, in zona a rischio sismico rilevante, realizzare organismi
ragionevolmente contenuti. Ancora per quanto riguarda le scelte della pianta dell’edificio, forme
rettangolari sono preferibili a forme a t,l ed u in quanto strutture con angoli rientranti sono soggette ad una
richiesta di duttilità distribuita in modo non uniforme.
Regolarità altimetrica: per quanto riguarda infine lo sviluppo altimetrico, la presenza di zone verticali o
sporgenti dà luogo a situazioni di diversa rigidezza fra parti della stessa struttura, ciò produce stati
deformatici differenziali che favoriscono l’insorgere di concentrazioni di sforzo localizzato.
Conclusioni:
Per le costruzioni antisismiche i criteri e le prescrizioni di cui tenere conto in sede di progettazione sono:
a) l'altezza massima degli edifici, che deve essere proporzionata al sistema costruttivo e al grado di
sismicità,
b) le distanze minime tra edifici e le modalità di giunzione tra edifici contigui, normate da apposite tabelle;
c) le azioni sismiche orizzontali e verticali da considerarsi nel dimensionamento degli edifici e giunzioni;
d) il dimensionamento e la verifica delle diverse parti di cui è composta una costruzione
e) le tipologie costruttive per le strutture di fondazione e le parti in elevazione.
Inserire tabella altezze massime consentite pag 284 285 principali norme tecniche specifiche.
Valutazione e progettazione di interventi su costruzioni esistenti in muratura in presenza di azioni sismiche:
Sulla base di quanto avvenuto negli ultimi anni in ltalia, relativamente a gravi eventi sismici cha hanno
generato morte e distruzione si dovranno quindi assumere le informa zioni necessarie a valutare se i
dettagli costruttivi, i materiali utilizzati e i meccanismi resistenti siano in grado di continuare a sostenere
sollecitazioni o deformazioni anche dopo il superamento delle soglie di plasticizzazione o di frattura. Nelle
costruzioni esistenti in muratura soggette ad azioni sismiche si possono manifestare: meccanismi locali e
meccanismi globali. La sicurezza della costruzione deve essere quindi valutata nei confronti di entrambi i
casi, con particolare attenzione: alla rigidezza e resistenza dei solai, all'efficacia dei collegamenti degli
elementi strutturali.
Tipi di dissesto negli edifici in muratura e analisi: I dissesti statici si manifestano con la rottura e
deformazione delle strutture murarie e noi. Le cause di questi dissesti possono essere: fatiscenza, errata
impostazione di progetto, sopraelevazioni indiscriminate, varianti delle caratteristiche del terreno, moti
tellurici, ecc.
Per gli edifici in muratura, i dissesti che possono presentarsi sono:
Dissesti dovuti a cedimenti verticali
La causa sta nel cedimento delle fondazioni o delle murature in elevazione. I cedimenti delle fondazioni
possono essere la conseguenza di insufficiente portanza del terreno, di cattiva esecuzione delle stesse, o
interventi.
Dissesti dovuti a rotazione
Si hanno quando la muratura si inclina rispetto alla verticale. Ciò può essere dovuto all’ azione agente dei
tetti, alla spinta delle volte non neutralizzate da tiranti, o anche a causa del cedimento del terreno.
Dissesti dovuti a schiacciamento
Avvengono quando l'elemento strutturale non é capace di resistere alla sollecitazione di compressione a cui
è sottoposto. Le cause dello schiacciamento possono essere varie: errato calcolo dello spessore del muro;
diversa distribuzione del carico per dissesto di fondazione; cattiva esecuzione dei giunti, irrazionale
ripartizione dei carichi, infiltrazioni di acqua nel terreno; vetusta.
Interventi in fondazione:
Consolidamento dei terreni di fondazione, effettuato mediante iniezioni di miscele cementizie, resine o (ad
es. poliuretani che si espandono nel terreno), o altre sostanze chimiche; allargamento della fondazione
mediante cordoli in c.a., realizzati in maniera tale da trasferire i carichi ai nuovi elementi; realizzazione di
sottofondazioni profonde (micropali, pali radice); nel caso di cedimenti che interessino singole porzioni di
fabbricato.
Gli interventi di rinforzo delle murature ha delle tipologie maggiormente utilizzate sono:
- L'intervento di scuci e cuci, finalizzato al ripristino della continuità muraria lungo le linee di
fessurazione e al risanamento di porzioni di muratura gravemente deteriorate. Le fasi sono:
preparazione della parete con pulizia e messa a vivo del paramento murario; puntellamento della
parete muraria; rimozione della parte danneggiata; ricucitura della muratura; risarcitura dei giunti
degradati;
- Iniezione di miscele leganti al fine di migliorare le caratteristiche meccaniche della muratura da
consolidare, in presenza di lesioni diffuse e per murature che presentano vuoti interni e buone
caratteristiche meccaniche degli inerti. Da un punto di vista esecutivo le fasi sono: preparazione
della parete con pulizia e messa a vivo del muro; stuccatura delle fessure e delle lesioni in modo da
evitare la fuoriuscita della miscela; perforazioni orizzontali nei giunti di malta; posizionamento nelle
perforazioni di iniettori e successivo lavaggio in modo da eliminare eventuali detriti; iniezione della
miscela; rimozione degli iniettori e chiusura dei fori.
- Placcaggio delle murature, utile nel caso di murature gravemente danneggiate e incoerenti, sulle al
non sia possibile intervenire efficacemente con altre tecniche, o in porzioni limitate di muratura. le
fasi sono: posizionamento della rete metallica; perforazione della parete attraverso pulizia e messa
a vivo del paramento murario; perforazione della muratura per la messa in opera delle armature di
collegamento; getto della lastra.
Interventi volti a ridurre le carenze dei collegamenti: consiste nel rinforzo dell'edificio in muratura
attraverso catene e tiranti in grado di ricostituire e restituire un comportamento scatolare e monolitico
della scatola muraria. I diversi tipi di incatenamenti utilizzati nella pratica corrente sono:
- L'inserimento di tiranti metallici o di altri materiali, disposti nelle due direzioni principali in
corrispondenza delle pareti portanti, ancorati alla muratura mediante capochiave. Da un punto di
vista esecutivo, le operazioni da effettuarsi in sequenza sono: foratura delle pareti; scasso nelle
murature per inserimento delle piastre di ancoraggio; eventuale miglioramento delle caratteristiche
meccaniche delle zone di ancoraggio; foratura delle pareti e/o dei solai; inserimento dei tiranti;
messa in tensione dei tiranti; chiusura della zona di ancoraggio.
- Perforazioni armate, appropriate nel caso di elementi non connessi, quali zone di angolo,
ammorsamento di murature ortogonali. Da un punto di vista esecutivo le fasi sono: perforazione
della muratura per la messa in opera delle armature (fori inclinati); pulitura dei fori al fine di
garantire una perfetta aderenza tra muratura e miscela legante; posizionamento delle armature
(con ancoraggi per evitare l'eventuale sfilamento); esecuzione delle iniezioni.
- Cordoli in sommità alla muratura, soluzione indicata per legare le pareti, in caso di mancanza d
collegamenti efficaci e per migliorare 'interazione con la copertura. Da un punto di vista esecutivo,
le fasi di intervento sono: puntellatura del solaio o della copertura; nel caso di inserimento a livello
di solaio, scasso nella muratura esistente; esecuzione del cordolo e collegamento con le strutture
esistenti.
- Interventi sulle strutture ad arco o a volta, realizzati con il ricorso alla tradizionale tecnica delle
catene, che compensino le spinte indotte sulle murature di appoggio e ne impediscano
l’allontanamento reciproco.
Interventi volti a ridurre l'eccessiva deformabilità dei solai può essere conseguito operando all'estradosso
sul tavolato, con tecniche diverse.
- L'irrigidimento dei solai, al fine di migliorare la robustezza della struttura, nel caso di solai lignei: fissare
un secondo tavolato su quello esistente; in alternativa, o in aggiunta, usare rinforzi con bandelle metalliche,
rinforzo con soletta collaborante, in calcestruzzo alleggerito.
Interventi che modificano la distribuzione degli elementi verticali resistenti: L'inserimento di nuove pareti,
al fine di limitare i problemi derivanti da irregolarità; la realizzazione di nuove aperture possibilmente da
evitarsi.
Materiali moderni
Negli interventi sommariamente descritti in precedenza, oltre all'impiego di materiali tradizionali, ha
trovato sempre maggior interesse e uso l'impiego dei materiali compositi (FRP), costituiti da fibre ad
altissima resistenza meccanica e resine polimeriche appositamente studiate per il rinforzo e l'adegua
mento statico e sismico di qualsiasi tipo di struttura (calcestruzzo armato normale o precompress0,
acciaio, muratura, legno). Gli FRP (Fiber Reinforced Polymer e cioè materiale polimerico fibrorinforzato)
sono costituiti da fibre di rinforzo immerse in una matrice polimerica. Le fibre possono essere disposte in
tutte le direzioni in maniera tale da ottimizzare le proprietà meccaniche del composito nelle direzioni
desiderate. Sono costituiti da: fibre di carbonio, fibre di vetro, fibre di basalto, fibre metalliche quali fibre di
acciaio ad altissima resistenza meccanica.
PREMESSA: IL NUOVO CODICE APPALTI: Con l'approvazione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50,
Attuazione delle direttive UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione,
sugli appalti pubblici.
lI nuovo Codice appalti, in tal senso, è composto da soli 220 articoli, e non e prevista la promulgazione di
uno specifico regolamento. In realtà, però, da una prima lettura, poco è cambiato rispetto alla vecchia
normativa, che rimane tutt' ora in vigore, almeno fino a quando non verranno promulgati 46 decreti
attuativi.
Articolazione e contenuti del nuovo Codice: il nuovo Codice (d.lgs. 50/2016) è articolato in sei parti: la Parte
l, suddivisa in quattro Titoli, relativi a "Ambito di applicazione, principi, disposizioni comuni ed esclusioni";
la Parte ll, articolata in sei Titoli, attinenti i "Contratti di appalto per lavori servizi e forniture"; Ia Parte lll,
articolata in un solo Titolo, riferito ai "Contratti di concessione"; la Parte V, articolata in tre Titoli,
riguardanti il "Partenariato pubblico privato e contraente generale", la Parte V, con quattro articoli, relativi
alle "Infrastrutture e insediamenti prioritari", la Parte VI, articolata in tre Titoli, concernenti le "Disposizioni
finali e transitorie".
Introduzione e quadro storico: la legge quadro sui lavori pubblici (legge 109/94 e successive integrazioni),
detta anche "legge merloni”, è stata la prima legge ad apportare importanti modifiche al quadro normativo
previgente in questo settore, che risaliva (vedere schema) alla fondazione del regno d'ltalia e alla fine del
XIX secolo. Il vecchio Codice appalti, che abrogava la Merloni, era la conseguenza delie direttive 2004/17/CE
con il d.pr 207/2010 venne emanato il nuovo regolamento in sostituzione di quello della merloni.
Le figure professionali coinvolte: il coordinatore unico (dirigente responsabile) - coordina le attività dei
diversi responsabili di procedimento e, in particolare, è responsabile delle fasi di formazione del
programma annuale e triennale nonché della attuazione degli interventi programmati. Il responsabile unico
del procedimento (RUP), art. 31 nuovo Codice- è un tecnico in possesso di titolo di studio adeguato alla
natura dell'intervento da realizzare, abilitato all'esercizio della professione. E’ nominato dal responsabile
dell'unità organizzativa, tra i dipendenti di ruolo dell'unità stessa.
Le Linee guida dell'ANAC ne specificheranno meglio i compiti. Per ora rimane la normativa previgente, che
ne specifica i ruoli, di seguito riportati. Sovraintende e coordina tutte le fasi di un'opera pubblica, relative a
programmazione, affidamento ed esecuzione. Formula proposte per la predisposizione del programma
triennale e dei relativi aggiornamenti. In ogni fase di attuazione degli interventi cura: la corretta
realizzazione del programma e delle procedure; il controllo sui livelli di prestazione, di qualità e di prezzo.
Verifica e validai progetti fino a 1.000.000,00. Conferisce gli incarichi esterni per progettazione, direzione
lavori sicurezza, collaudo secondo le procedure (in via-diretta se di importo<€ 40.000). Di fatto il RUP è il
projet menager dell’opera pubblica. Può essere anche progettista e direttore lavori di opere non complesse
di valore< € 500.000,00. Il progettista, il coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione, il direttore
dei lavori; il coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione, il collaudatore.
PROGRAMMAZIONE: programmazione delle opere pubbliche (art. 128 vecchio Codice -art. 13 Regolamento
– art 21 nuovo Codice) l’articolo del nuovo Codice disciplina la programmazione dei lavori, dei servizi e
delle forniture, prevedendo: programma biennale degli acquisti di beni e sevizi di importo unitario stimato
non inferiore a 40000 euro; Programma triennale dei lavori pubblici di importo stimato non inferiore a e
100.000, in cui devono essere obbligatoriamente incluse le opere pubbliche incompiute ai fini del loro
completamento o per l'individuazione di soluzioni alternative. La disciplina in materia di programmazione
dei lavori pubblici rimane immutata. Quindi la realizzazione dei lavori con committente pubblico si svolge
sulla base di un programma triennale e di suoi aggiornamenti annuali, appositamente predisposto e
approvato dalle pubbliche amministrazioni. Il programma triennale deve prevedere un ordine di priorità,
che deve essere obbligatoriamente rispettato, fatti salvi gli interventi conseguenti ad eventi imprevedibili o
calamitosi. Nella predisposizione del programma triennale hanno la precedenza i lavori di manutenzione, di
recupero del patrimonio esistente, di completamento dei lavori già iniziati, i progetti esecutivi approvati
nonché gli interventi per i quali ricorra la possibilità di finanziamento con capitale privato. Il programma
deve indicare, di ogni tipologia di intervento finalità, priorità, localizzazione, problematiche. L'elenco
annuale deve essere approvato e deve contenere I ‘indicazione dei mezzi finanziari stanziati per la
realizzazione degli interventi. Un lavoro non inserito nell'elenco annuale può essere realizzato solo sulla
base di un autonomo piano finanziario che non utilizzi risorse già accantonate dall'amministrazione per
altre finalità. L’inclusione di un lavoro nell'elenco annuale era subordinata, secondo il vecchio Codice, per i
lavori di importo inferiore a e 1.000.000, all'approvazione di uno studio di fattibilità e, per i lavori di importo
pari o superiore a € 1.000.000. Nel nuovo Codice rimane il programma triennale e gli aggiornamenti annuali
per tutti i lavori sopra i 100.000 €; non si fa però menzione dello studio di fattibilità. Si ribadisce solo che
per lavori> e 1.000.000 è obbligatoria la preventiva approvazione del progetto di fattibilità tecnico
economica.
TRASPARENZA NELLA PARTECIPAZIONE DI PORTATORI DI INTERESSIE DIBATTITO
il soggetto che propone l'opera deve convocare una conferenza cui sono invitati:
il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, gli enti locali interessati, altri soggetti, individui od
organizzazioni, il cui interesse é negativamente o positivamente influenzato dall'esecuzione dell'opera. ll
dibattito pubblico deve Concludersi entro quattro mesi dalla convocazione; l'esito è valutato in sede di
predisposizione del progetto definitivo e discusso in sede di conferenze di servizi.
PROGETTAZIONE
Premessa
La progettazione, gestita attraverso tre progressivi livelli di definizione ha come fine fondamentale la
realizzazione di un intervento tecnicamente valido, nel rispetto del rapporto costi/benefici relativamente
alla costruzione, alla manutenzione e alla gestione dell’opera.
Fasi preliminari (non disciplinate dal nuovo Codice):
-Studi di fattibilità (art. 14 Regolamento) é composto da una relazione contenente: le caratteristiche
funzionai, tecniche, gestionali, economico-finanziarie dei lavori da realizzare; l'analisi delle possibili
alternative rispetto alla soluzione individuata; la verifica della possibilità di realizzazione mediante i
contratti di concessione; l'analisi dello stato di fatto; la descrizione delle caratteristiche dell'opera da
progettare, con particolare riferimento alla verifica dei vincoli ambientali, storici, archeologici, paesaggistici
interferenti sulle aree o sugli immobili interessati dall'intervento, nonché l'individuazione delle idonee
misure di salvaguardia.
Documento preliminare di progettazione (art. 15 Regolamento)
Il documento preliminare alla progettazione (DPP), redatto dal responsabile unico del procedimento (RUP),
deve riportare I ‘indicazione: dello stato di fatto; degli obiettivi da perseguire e delle esigenze da soddisfare;
delle norme tecniche da rispettare e dei vincoli relativi al contesto in cui l'intervento e previsto; dei requisiti
tecnici che l'intervento dovrà rispettare; degli impatti dell'opera sulle componenti ambientali; dei livelli di
progettazione da sviluppare in sequenza logica e degli elaborati grafici e descrittivi da redigere, dei limiti
finanziari da rispettare e della stima dei costi e delle fonti di finanziamento; dei possibili sistemi di
realizzazione da impiegare.
Deve inoltre definirei seguenti elementi di natura procedurale:
a) la tipologia di contratto individuata per la realizzazione dell’opera,
b) se per l’appalto si seguirà una procedura aperta, ristretta o negoziata;
c) se il contratto sarà stipulato a corpo o a misura, o parte a corpo e parte a misura;
Quadro economico (art. 16 Regolamento): in tutte le fasi di progettazione di un'opera pubblica c'è bisogno
di un quadro economico che riporti la distinzione delle singole voci di pesa con i relativi importi. Il quadro
economico riguarda quindi tutte le spese tecniche relative a progettazione, direzione lavori e
coordinamento alla sicurezza, gli imprevisti, gli espropri; sono inoltre comprensivi i costi di tipo
amministrativo o di altro genere, e l’IVA. Il documento serve per consentire anche l’approvazione contabile
dell’opera che, specie per gli enti pubblici, è indispensabile per il finanziamento.
Rimangono le tre fasi della progettazione ma la prima, il progetto preliminare, cambia nome progetto di
fattibilità tecnico economica.
1. Progetto di fattibilità (opere>€ 1.000.000; serve per inserimento nel programma triennale e per eventuali
espropri). È redatto sulla base di indagini geologiche e geognostiche studi preliminari sull'impatto
ambientale. Individua la soluzione che presenta il miglior rapporto tra costi e benefici per la collettività.
Evidenzia delle aree impegnate, le relative fasce di rispetto e le misure di salvaguardia ambientale;
2. Progetto definitivo (serve per ottenimento permessi o per gara d’appalto se appalto integrato) Contiene
tutti gli elementi necessari ai fini del rilascio delle autorizzazioni e approvazioni, la spesa per la
realizzazione, attraverso l'utilizzo dei prezzari predisposti dalle regioni e dalle province autonome e il
relativo cronoprogramma. Individuai lavori da realizzare, nel rispetto delle indicazioni stabilite dalla
stazione appaltante e o presente, dal progetto di fattibilità;
3 Progetto esecutivo (serve per gara d'appalto e realizzazione): Determina in ogni dettaglio i lavori da
realizzare, il relativo costo, il cronoprogramma. Deve essere sviluppato in conformità al progetto definitivo,
con un livello di definizione tale che ogni elemento sia identificato in forma, tipologia, dimensione e prezzo.
Le fasi di progettazione quindi devono assicurare:
il soddisfacimento dei fabbisogni della collettività;
la qualità architettonica e tecnica dell'opera;
la conformità alle norme ambientali, urbanistiche e di tutela;
un limitato consumo del suolo;
il rispetto dei vincoli idro-geologici e sismici;
il risparmio energetico;
la compatibilità con le preesistenze archeologiche
l'accessibilità e adattabilità in materia di barriere architettoniche;
la razionalizzazione delle attività di progettazione attraverso l'uso del BIM.
N.B. BIM è l'acronimo di Building Information Modeling. Di fatto il BIM è un metodo di progettazione
collaborativo che consente di integrare in un unico modello le informazioni utili in ogni fase della
progettazione: architettonica, strutturale, impiantistica, energetica, gestionale. Inoltre un progetto BIM dá
la possibilità alla committenza di avere un'elaborazione virtuale del ciclo di vita dell'edificio, anche dopo la
fase di progettazione. Ulteriori innovazioni del nuovo Codice sono che il progetto definitivo ed esecutivo
devono essere svolti preferibilmente dal medesimo soggetto.
Procedimento di verifica dei progetti (art. 44 e succ. Regolamento- oggi disciplinato dall'art. 26 del nuovo
Codice). Ogni fase di progettazione e soggetta a verifica tecnica della documentazione progettuale, con
riferimento agli aspetti di affidabilità, completezza, leggibilità e compatibilità. La stazione appaltante deve
verificare prima delle procedure di affidamento, di tutti i livelli progettuali: la rispondenza degli elaborati, la
loro conformità alla normativa vigente. Vengono verificati: la completezza della progettazione;
l'appaltabilità; la minimizzazione dei rischi; la sicurezza delle maestranze e degli utilizzatori; l'adeguatezza
dei prezzi unitari utilizzati; presupposti per la durabilità dell'opera nel tempo; la manutenibilità delle opere,
ove richiesto. È ovviamente vietato lo svolgimento dell'attività di verifica a chi ha redatto il progetto che
però deve partecipare al contraddittorio o a chi ha svolto/svolgerà il coordinamento della sicurezza della
stessa direzione lavori o il collaudo. La verifica e validazione viene svolta: se < E 1.000.000, dal RUP se non è
stato il progettista dell'opera stessa; se>e 1.000.000 fino alla soglia comunitaria, dagli uffici tecnici delle
stazioni appaltanti o da un ufficio appositamente predisposto con il sistema di controllo qualità; se >la
soglia comunitaria e <€20.000.000,00, da studi professionali; Sistema interno di controllo della qualità; se
>e 20.000.000,00 viene svolta da organismi accreditati ai sensi delle norme europee.
ESECUZIONE DEI SERVIZI ATTINENTI ALL'ARCHITETTURA E ALL'INGEGNERIA: le prestazioni relative alle tre
fasi di progettazione precedentemente analizzate possono essere espletate: dagli uffici tecnici delle stazioni
appaltanti, aziende sanitarie locali, da organismi di altre pubbliche amministrazioni, o dai soggetti indicati
nell'art. 46 e cioè liberi professionisti, società di professionisti, società di ingegneria. Obbligatoria la stipula
di una polizza assicurativa per la copertura dei rischi di natura professionale: a carico degli incaricati, se
esterni alla stazione appaltante; a carico della stazione appaltante. Ulteriori aspetti importanti: i progetti
redatti dagli uffici tecnici delle stazioni appaltanti devono essere firmati da dipendenti della PA. Abilitati;
eliminato il 2% sull'appalto come incentivo per gli uffici tecnici che si occupino di progettazione mentre è
rimasto per i RUP i direttori lavori, i collaudatori, i RUP possono utilizzare, ove motivatamente ritenuto
adeguato, il nuovo "Decreto Parametri" d.m. 17 giugno 2016. Il nuovo Codice prevede che le stazioni
appaltanti debbano utilizzare professionalità interne o avvalersi del concorso di progettazione. I requisiti
che devono avere i soggetti indicati all'art. 46 sono: iscrizione all'albo (idoneità professionale); lavori svolti
dal professionista durante la propria carriera (capacità tecnico professionale); lavori e fatturato in uno
specifico periodo temporale; organico dello studio appropriato rispetto alla difficoltà dell'incarico. In base al
nuovo decreto, i professionisti devono possedere laurea in ingegneria p architettura o in una disciplina
tecnica attinente all’attività prevalente oggetto al bando di gara. Nelle procedure di affidamento che non
richiedono la laurea, sarà sufficiente avere il diploma di geometra. I professionisti devono essere abilitati
all’esercizio della professione es iscritti all’albo professionale. La partecipazione è consentita anche in forma
associata. In tal caso le società avranno specifici obblighi rispetto all’autorità nazionale anticorruzione, in
maniera dovranno comunicare all’anac: l’atto costitutivo entro trenta giorni dall’adozione
Inserire schema pag301
Il nuovo codice appalti , per i servizi tecnici sopra ripotati, in caso di incarico esterno fissa le seguenti
diverse procedure, in relazione all’importo presunto di onorario: la possibilità di affidamento diretto da
parte del RUP per gli incarichi di importo inferiore a 40000; gli incarichi di importo tra 40000 e 100000 che
possono affidarsi mediante procedura negoziata a cura del RUP, nel rispetto dei principi di non
discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza, con l’invito di almeno 5 soggetti. Gli
incarichi tra 100000 e 209000 che devono affidarsi secondo la procedura aperta e ristretta; gli incarichi di
importo superiore a 209000 euro devono affidarsi secondo la procedura aperta ristretta.
N.B. La gestione della gara, sia che si tratti di servizi intellettuali, cioè attinenti-le attività del professionista
precedentemente specificate, sia che si tratti di realizzazione di opere, prevede comunque l’utilizzo delle
procedure aperte, ristrette, negoziate o del dialogo competitivo. Le procedure aperte" sono le procedure in
cui, a livello generale, ogni operatore economico interessato può presentare un’offerta; le "procedure
ristrette sono le procedure alle quali Ogni operatore economico può chiedere di partecipare, ma possono
presentare un offerta soltanto gli operatori economici invitati dalle stazioni appaltanti (es. licitazione
privata), le procedure negoziate sono le procedure in cui le stazioni appaltanti consultano e negoziano, tra
gli operatori economici di fiducia da loro scelti, con uno o più di essi le condizioni dell'appalto; il "dialogo
competitivo" è una procedura nella quale la stazione appaltante, in caso di appalti particolarmente
complessi, avvia un dialogo coni candidati ammessi a tale procedura. Nella parte dedicata all'affidamento
lavori verranno specificate meglio dette procedure, con alcune innovazioni introdotte dal nuovo Codice.
Modalità concorsuali (artt. 152-157 nuovo Codice)
Il nuovo Codice degli appalti dedica ai concorsi di progettazione il Capo IV, Titolo VI della Parte ll. Gli articoli
dal 152 al 157 contengono la disciplina riguardante i concorsi di progettazione e i concorsi per idee,
stabilendo gli ambiti di applicazione e le esclusioni, le procedure concorsuali, la composizione della
commissione giudicatrice, i concorsi di idee e altri incarichi di progettazione. A livello generale inoltre non
sono previsti particolari requisiti minimi di partecipazione di carattere economico finanziario e tecnico-
organizzativo che devono essere posseduti dai concorrenti. I concorsi di progettazione Sono procedure atte
a fornire all'amministrazione, nel settore della pianificazione territoriale, dell'urbanistica, dell’architettura e
dell'ingegneria civile, un progetto tra quelli presentati in base ad una gara, selezionato da una commissione
giudicatrice. Ai soggetti selezionati aventi meno di 5 anni di iscrizione è corrisposto un rimborso spese pari
al 50% degli importi previsti per le spese, determinati dal decreto per i corrispettivi professionali
("DecretoParametri" - d.m. 17 giugno 2016).
La commissione giudicatrice deve esaminare gli elaborati presentati dai candidati in forma anonima,
ed in particolare: a verificare la conformità dei progetti alle prescrizioni del bando; esaminare i progetti e
valutarli ognuno collegialmente; esprimere i giudizi su ciascun progetto, con specifica motivazione;
assumere le decisioni anche a maggioranza, redigere i verbali delle singole riunioni; redigere il verbale
finale contenente la graduatoria, con motivazione per tutti i concorrenti; consegnare gli atti dei lavori della
commissione alla stazione appaltante.
Inserire schema pag 303.
I concorsi di idee (art. 156 nuovo Codice)
I concorsi per idee sono finalizzati all'acquisizione di proposte ideative da remunerare con il riconoscimento
di premi. Sono ammessi al concorso di idee, oltre che i Soggetti ammessi ai concorsi di progettazione i
lavoratori subordinati abilitati all'esercizio della professione e iscritti al relativo ordine professionale. Il
concorrente, la cui partecipazione deve avvenire in forma anonima, predispone la propria proposte ideativa
nel rispetto delle indicazioni del bando. Il termine di presentazione della proposta non può essere inferiore
a 60 giorni dalla pubblicazione del bando. Il progetto premiato può essere posto a base di un concorso di
progettazione o di un appalto di servizi di progettazione, a cui sono ammessi a partecipare i premiati, se in
possesso dei requisiti. Anche in questo caso la stazione appaltante può affidare al vincitore del concorso di
idee la realizzazione dei successivi livelli di progettazione, con procedura negoziata. Interventi di particolare
rilevanza e complessità, la stazione appaltante possa procedere all'esperimento di un concorso di
progettazione articolato in due gradi, ove la prima fase e equivalente al Concorso di idee.
AFFIDAMENTO LAVORI (artt. 113-120 vecchio Codice art. 105-116 Regolamento - Parte I1,
Il vincitore stipula con l'amministrazione (stazione appaltante) "contratti di appalto" per l'esecuzione dei
lavori, a cui .corrisponde come contropartita il pagamenti di un prezzo o "contratti di concessione per
l'esecuzione dei lavori a cui corrisponde come contropartita il successivo sfruttamento economico
dell'opera realizzata.
Gli "appalti pubblici di lavori" sono quindi appalti che possono prevedere: la sola esecuzione; la
progettazione esecutiva e l'esecuzione di lavori sulla base del progetto definitivo dell'amministrazione
aggiudicatrice (appalto integrato); il progetto definitivo in sede di offerta, e la successiva progettazione
esecutiva e l'esecuzione di lavori (appalto integrato).
In tutti e tre i casi, la controprestazione e il pagamento di un prezzo stabilito da parte dell'amministrazione.
Chiaramente, negli ultimi due casi, le imprese partecipanti alla gara devono possedere i requisiti prescritti
peri progettisti, avvalersi di progettisti qualificati, da indicare nell'offerta, o partecipare al raggruppamento
con soggetti qualificati per la progettazione. Il contratto ha per oggetto anche la progettazione,
l'esecuzione può iniziare solo dopo l'approvazione da parte dell'amministrazione, del progetto esecutivo.
Quindi solo in questi casi, trattati successivamente, dovrebbe essere ancora possibile bandire un appalto
integrato. Le concessioni di lavori pubblici sono invece contratti che possono prevedere: l’esecuzione di
lavori pubblici o di pubblica utilità; la progettazione esecutiva e l'esecuzione di lavori pubblici o di pubblica
utilità; la progettazione definitiva, la progettazione esecutiva e l'esecuzione, di lavori pubblici o di pubblica
utilità.
Requisiti dei partecipanti alle procedure di affidamento
Soggetti a cui possono essere affidati i contratti pubblici
Sono soggetti a cui possono essere affidati i contratti pubblici i cosi detti "operatori economici", e cioè
persone fisiche o giuridiche, enti pubblici che offrano sul mercato la realizzazione di lavori o opere, la
fornitura di prodotti o la prestazione di servizi. Trattasi più precisamente dei seguenti soggetti:
a) gli imprenditori individuali, anche artigiani, le società commerciali, le società cooperative;
b) i consorzi fra società cooperative di produzione e lavoro e i consorzi tra imprese artigiane
c) i consorzi stabili, costituiti anche in forma di società consortili tra imprenditori individuali, anche
artigiani, società commerciali, società cooperative di produzione e lavoro;
d) i raggruppamenti temporanei di concorrenti,
e) i consorzi ordinari di concorrenti,
f) le aggregazioni di imprese aderenti ad un contratto di rete;
g) Soggetti che abbiano stipulato il Contratto di gruppo europeo di interesse economico (GElE).
Qualificazione delle imprese (art. 83-84 nuovo Codice Attesa delle Linee guida ANAC)
on entrata in vigore del nuovo Codice, è l'articolo 84 che specifica, analogamente alla vecchia normativa, i
criteri di qualificazione delle imprese. Il sistema unico di qualificazione è attuato da società organismi di
attestazione (SOA), private, appositamente autorizzate. Prima del rilascio delle attestazioni, le SOA
verificano tutti i requisiti dell'impresa richiedente, che, secondo l'art. 83, a livello generale devono essere:
requisiti di idoneità professionale; capacità economica e finanziaria, capacità tecniche e professionali.
Il rating d'impresa è una nuova certificazione disciplinata da specifiche linee guida di prossima emanazione,
che verifica i comportamenti delle imprese negli appalti. La qualificazione della SOA ha durata di cinque
anni, con verifica entro terzo anno del mantenimento dei requisiti capacità strutturale indicati nelle linee
guida.
Documentazione di gara (art. 81 nuovo Codice)
La documentazione per la partecipazione alle procedure disciplinate dal Codice è acquisita esclusivamente
attraverso la Banca dati centralizzata gestita dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT),
denominata Banca dati nazionale degli operatori economici. Il tutto sarà disciplinato da un futuro decreto
del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita l'ANAC e AGID.
Documento di gara unico europeo (DGUE) (art. 85 nuovo Codice) consiste in un'autodichiarazione
aggiornata come prova documentale preliminare in sostituzione dei certificati rilasciati da autorità
pubbliche o terzi, in conferma che l'operatore economico soddisfa le condizioni e i requisiti per partecipare
precedentemente menzionati. Il DGUE fornisce, inoltre, le informazioni relative agli eventuali soggetti di cui
l'operatore economico si avvale in caso di avvalimento per raggiungere i requisiti richiesti. La mancanza,
l'incompletezza e ogni altra irregolarità degli elementi del DGUE obbliga il concorrente inadempiente a
pagamento in favore della stazione appaltante, di una sanzione pecuniaria stabilita dal bando di gara.
Categorie e classifiche (art. 61- allegato A vecchio Regolamento): La Presente classificazione e tutt’ ora
valida, in attesa delle Linee guida ANAC.
Aggiungere schema pag 307
Categorie di opere generali e specializzate - Strutture, impianti e opere speciali (art. 107 vecchio
Regolamento): Le categorie di opere generali e specializzate per le quali l'impresa ottiene l'attestazione SOA
sono riportate nel certificato della Camera di commercio, industria e artigianato. Da un punto di vista
Identificativo, le opere generali e specializzate, se di importo superiore a e 150.000, sono identificate con
l'acronimo OG (opere generali) o OS (opere specialistiche) ed uno specifico numero; di seguito e riportato il
relativo elenco presente nell'allegato A del Regolamento:
inserire schema pag 307
la condizione per la partecipazione alle gare per l’appalto di lavori pubblici è la qualificazione nella categoria
di opere generali che rappresenta la categoria prevalente. Per l’appalto di opere o lavori nei quali assume
carattere prevalente una lavorazione specializzata, la gara è esperita con espressa richiesta della
qualificazione nella relativa categoria specializzata.
Nel bando di gara è indicato:
importo complessivo dell'opera oggetto dell'appalto, la categoria generale o specializzata considerata
prevalente, con il relativo importo, le ulteriori categorie generali e specializzate di cui si compone l'opera o
il lavoro, con i relativi importi, che sono scorporabili e che, a scelta del concorrente, sono subappaltabili o
affidabili a cottimo, fatte salve le così dette opere superspecialistiche, per le quali è vietato il subappalto e
l'avvalimento.
Avvalimento (art. 89 nuovo Codice)
In relazione a ciascuna gara non è consentito che della stessa impresa ausiliaria si avvalga più di un
concorrente, e che partecipino sia l'impresa ausiliaria che quella che si avvale dei requisiti. Non è ammesso
l'avvalimento qualora nell'oggetto dell'appalto o della concessione di lavori rientrino, oltre ai lavori
prevalenti, opere per le quali sono necessari lavori o componenti di notevole contenuto tecnologico o di
rilevante complessità tecnica (le cosi dette opere superspecialistiche), quali strutture, impianti e opere
speciali. E considerato rilevante, ai fini della sussistenza dei presupposti di cui al primo periodo, che il valore
dell'opera superi il 10% dell'importo totale dei lavori.
Bandi e modalità di pubblicazione (artt. 66-76 nuovo Codice): Al fine di agevolare l'attività delle stazioni
appaltanti omogeneizzandone le condotte, successivamente alla adozione da parte dell'ANAC di bandi tipo,
i bandi di gara sono redatti in conformità ad essi. Gli avvisi ei bandi sono pubblicati sul profilo del
committente della stazione appaltante e sulla piattaforma digitale dei bandi di gara presso l'ANAC.
La pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana viene effettuata entro il sesto giorno
feriale successivo a quello del ricevimento della documentazione da parte dell'Ufficio inserzioni dell'Istituto
poligrafico e zecca dello Stato.
OGGETTO DEL CONTRATTOE PROCEDURE DI SCELTA DEL CONTRAENTE: tipologia e oggetto dei contratti
pubblici di lavori, servizi e forniture (art. 53 vecchio Codice)
I contratti di appalto sono normalmente stipulati a corpo. E facoltà delle stazioni appaltanti stipulare a
misura i contratti di appalto di sola esecuzione di importo inferiore a e 500.000. Per le prestazioni a corpo, il
prezzo convenuto non può essere modificato sulla base della verifica della quantità o della qualità della
prestazione. Per le prestazioni a misura, il prezzo convenuto può variare, in aumento o in diminuzione
secondo la quantità effettiva della prestazione.
Le procedure per l'individuazione degli offerenti (artt. 59-65 nuovo Codice): le procedure per
l'individuazione degli offerenti hanno subito delle modifiche. A seguire il nuovo quadro normativo delineato
dal d.lgs. 50/2016. Nell'aggiudicazione di appalti pubblici, le stazioni appaltanti possono utilizzare le
procedure aperte o ristrette, previa pubblicazione di un bando o avviso di indizione di gara. Ulteriori
procedure, sulla base delle innovazioni introdotte nel nuovo Codice, sono: la procedura competitiva con
negoziazione, la procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara, il dialogo competitivo,
il partenariato per l'innovazione.
È vietato il ricorso all'affidamento congiunto della progettazione e dell'esecuzione di lavori (appalto
integrato) ad esclusione dei casi di affidamento a contraente generale, finanza di progetto, affidamento in
concessione, partenariato pubblico privato, contratto di disponibilità. La procedura competitiva con
negoziazione o il dialogo competitivo sono utilizzati nelle seguenti ipotesi: per l'aggiudicazione di contratti
di lavori, servizi o forniture per i quali una precedente procedura aperta o ristretta abbia avuto soltanto
offerte irregolari o inammissibili; per l'aggiudicazione di contratti di lavori, servizi o forniture in presenza di
una o più delle seguenti condizioni:
1) le esigenze dell'amministrazione aggiudicatrice
2) implicano progettazione o soluzioni innovative;
3) l'appalto non può essere aggiudicato senza preventive negoziazioni a causa della natura.
complessità
La procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara può essere utilizzala
a) qualora non sia stata presentata alcuna offerta, né alcuna domanda di partecipazione, in esil
b) quando i lavori, servizi o forniture possono essere forniti unicamente da un determinato operat
c) per ragioni di estrema urgenza derivante da eventi imprevisti o imprevedibili (in conseguenza
all'esperimento di una procedura aperta o ristretta
economico; calamità naturali, come un terremoto.
Procedura aperta: Può presentare un'offerta in risposta a un avviso di indizione di gara. ll termine minimo
per la ricezione delle offerte è di 35 giorni dalla data di trasmissione del bando di gara
Procedura ristretta: Nelle procedure ristrette qualsiasi operatore economico in possesso dei requisiti
richiesti, può presentare domanda di partecipazione in risposta a un avviso di indizione di gara, fornendole
informazioni richieste dall'amministrazione aggiudicatrice ai fini della selezione qualitativa. ll termine
minimo per la ricezione delle domande di partecipazione è di 30 giorni dalla data di trasmissione del bando
di gara. Soltanto gli operatori economici invitati possono presentare un'offerta. Itermine minimo per la
ricezione delle offerte è di 30 giorni dalla data di trasmissione dell'invito a presentare offerte
Le amministrazioni aggiudicatrici, in relazione alla difficoltà e complessità dell'opera, della fornitura o del
servizio, possono limitare a 5 il numero di candidati idonei da invitare a presentare offerta.
Procedura competitiva con negoziazione: Qualsiasi operatore economico in possesso dei requisiti richiesti
può presentare domanda di partecipazione in risposta a un avviso di indizione di gara, fornendo le
informazioni richieste dall’amministrazione aggiudicatrice. Solo gli operatori economici in possono
presentare, entro 30 giorni, un'offerta iniziale, che costituisce la base per la successiva negoziazione, fatta
salva la possibilità di ridurre detto termine a 10 giorni, analogamente a quanto riporta nella procedura
ristretta. oppure negoziare con gli operatori economici le loro offerte iniziali e tutte le successive da essi
presentate, per migliorarne il contenuto attraverso fasi successive, anche al fine di ridurre il numero di
candidati. Quando le amministrazioni aggiudicatrici intendono concludere le negoziazioni, informano gli
altri offerenti e stabiliscono un termine entro il quale possono essere presentate offerte nuove o
Procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara: le stazioni appaltanti possono
decidere di ricorrere alla procedura negoziata senza previa(preventiva) pubblicazione di un bando di gara. il
numero di candidati da invitare a partecipare, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza,
rotazione. Gli operatori economici invitati a presentare l'offerta sono scelti sulla base di indagini di mercato.
L'amministrazione aggiudicatrice sceglie I ‘operatore economico che ha offerto le condizioni più
vantaggiose
Dialogo competitivo: Le stazioni appaltanti possono decidere di ricorrere al dialogo competitivo se presente
specifica motivazione, tra quelle riportate all'inizio del paragrafo sulle procedure, a cui si rimanda. Qualsiasi
operatore economico può chiedere di partecipare in risposta a un bando di gara, o ad un avviso di indizione
di gara, fornendo le informazioni richieste dalla stazione appaltante per la selezione qualitativa, ma solo gli
operatori economici invitati dalle stazioni appaltanti, con un minimo di 5 candidati, possono partecipare al
dialogo. Anche in questo caso il termine minimo per la ricezione delle domande di partecipazione è di 30
giorni dalla data di trasmissione del bando di gara. Le stazioni appaltanti indicano nel bando di gara le
esigenze ei requisiti richiesti, e avviano con i partecipanti selezionati un dialogo finalizzato all’individuazione
dei mezzi più idonei a soddisfare le proprie necessità. Concluso il dialogo le stazioni appaltanti invitano i
partecipanti rimanenti a presentare le loro offerte finali in base alla soluzione. Le stazioni appaltanti infine
valutano le offerte ricevute e aggiudicano l'appalto all'offerente che risulta aver presentato l'offerta con il
maggior rapporto qualità/prezzo.
Partenariato per l'innovazione
Qualsiasi operatore economico, in possesso dei requisiti richiesti dal bando di gara, può formulare una
domanda di partecipazione, presentando le informazioni richieste dalla stazione appaltante per la selezione
qualitativa, ma solo gli operatori selezionati possono partecipare alla procedura. Le stazioni appaltanti
possono Iimitare a 5 il numero di candidati idonei da invitare. Anche in questo caso il termine minimo per la
ricezione delle domande di partecipazione è di 30 giorni dalla data di trasmissione del bando di gara. ll
partenariato per l'innovazione è strutturato in fasi successive: la fabbricazione di prodotti, la prestazione di
servizi, la realizzazione di lavori. Tale procedura prevede obiettivi intermedi che le parti devono raggiungere
e il relativo pagamento della remunerazione mediante congrue rate. Nel corso delle negoziazioni le
amministrazioni aggiudicatrici garantiscono parità di trattamento fra tutti gli offerenti. Gli appalti sono
aggiudicati unicamente sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo.
CRITERI DI SELEZIONE DELLE OFFERTE (art. 95 nuovo Codice): l criteri di aggiudicazione degli appalti pubblici
devono garantire la possibilità di una concorrenza effettiva e le specifiche devono consentire la verifica
delle informazioni fornite dagli offerenti al fine di valutarne il grado di soddisfacimento dei criteri di
aggiudicazione. il nuovo codice assegna una netta preferenza al criterio dell'offerta economicamente più
vantaggiosa, definita attraverso parametri di aggiudicazione presenti nei documenti di gara, valutati in
relazione a criteri ambientali, qualitativi o sociali connessi all’oggetto dell'appalto, e individuata seguendo
un approccio costo/efficacia, che può includere il miglior rapporto qualità/prezzo riferito anche al costo del
ciclo/vita. Fermo restando che detti criteri sono disciplinati dalle Linee guida n. 2 dell'ANAC i parametri
sono: il prezzo; la qualità, il pregio tecnico, le caratteristiche estetiche e funzionali; le caratteristiche
ambientali e il contenimento dei consumi energetici; costo di utilizzazione e manutenzione, la redditività,
servizio successivo alla vendita. Per ciascun criterio di valutazione prescelto possono essere previsti anche i
sub criteri e sub pesi o sub punteggi. Il criterio del minor prezzo può essere utilizzato dalle stazioni
appaltanti, previa adeguata motivazione: per i lavori di importo pari o inferiore a 1000000 euro; per i servizi
o forniture con caratteristiche standardizzate; per i servizi e le forniture di importo inferiore alla soglia di
rilevanza comunitaria.
Inserire tabella pag 314 315
Costi del ciclo di vita (art. 96 nuovo Codice)
I costi del ciclo di vita comprendono:
a) costi sostenuti dall'amministrazione aggiudicatrice o da altri utenti, quali:
1) costi relativi all'acquisizione;
2) costi connessi all'utilizzO, quali consumo di energia e altre risorse;
3) costi di manutenzione;
4) costi relativi al fine vita, comei costi di raccolta, di smaltimentoe di riciclaggio;
b) costi imputati a esternalità ambientali legate ai prodotti, servizi o lavori nel corso del ciclo di vita,
Offerte anormalmente basse (art. 97 nuovo Codice) Gli operatori economici forniscono, su richiesta della
stazione appaltante, spiegazioni sul prezzo o sui costi proposti nelle offerte se queste appaiono
anormalmente basse. La stazione appaltante richiede al concorrente entro un termine non inferiore a 15
giorni, la presentazione per iscritto delle spiegazioni. Essa esclude l'offerta solo se la prova fornita non
giustifica sufficientemente il basso livello di prezzi o di costi proposti.
Quando il criterio di aggiudicazione è quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa la con delle
offerte è valutata su quelle che presentano sia i punti relativi al prezzo, Sia la somma dei punti relativi agli
altri elementi di valutazione, entrambi pari o superiori al quattro quinti dei corrispondenti punti massimi
previsti dal bando di gara.
Ricorso alle aste elettroniche (art. 56 nuovo Codice) asta elettronica è un sistema di aggiudicazione che può
essere utilizzato, nelle procedure aperte, ristrette, procedure competitive con negoziazione o nelle
procedure negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara, quando le specifiche dell'appalto
possono essere fissate in maniera precisa e la valutazione delle offerte rispondenti alle specifiche definite
nel bando di gara sia effettuabile automaticamente da un mezzo elettronico, sulla base di elementi
quantificabili in modo tale da essere espressi in cifre o percentuali.
L'asta elettronica riguarda: unicamente i prezzi, quando l'appalto viene aggiudicato al prezzo più basso; i
prezzi ei valori degli elementi dell'offerta indicati negli atti di gara, quando l'appalto viene aggiudicato
all'offerta economicamente più vantaggiosa.
IL CONTRATTO DI APPALTO (artt. 28, 32 comma 8, 36 nuovo Codice, Parte lll per quel che
riguardai contratti di concessione) La definizione di "Contratto di appalto" è data dall'art. 1655 c.c. che lo
definisce "il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione
a proprio rischio, il compimento di un'opera o di un servizio verso un corrispettivo in denaro". ll vecchio
Regolamento del codice appalti ne specificava i contenuti.
A livello generale, espletata la gara e avvenuta l'aggiudicazione, la stipula del contratto di appalto o di
concessione ha luogo non prima di 35 giorni dall'invio dell'ultima delle comunicazioni del provvedimento di
aggiudicazione, e comunque entro i successivi 60 giorni, salvo diverso termine previsto nel bando o per
l'ipotesi di differiment0 espressamente concordata con l'aggiudicatario. Se la stipula del Contratto non
avviene nei termini, l'aggiudicatario può, mediante atto notificato alla stazione appaltante, sciogliersi da
ogni vincolo o recedere dal contratto, chiedendo solo il rimborso delle spese contrattuali documentate.
Subappalto (art. 105 nuovo Codice): II subappalto ė il contratto con il quale l'appaltatore affida a terzi
l'esecuzione di parte delle prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto. Costituisce comunque
subappalto qualsiasi contratto avente ad oggetto attività del contratto di appalto ovunque espletate che
richiedono l'impiego di manodopera. L'eventuale subappalto non può superare la quota del 30%
dell'importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture. Non viene confermata la previgente
previsione per cui nell'ambito dei lavori la quota del 30% era limitata alla categoria prevalente. Per gli
appalti di lavori non costituiscono comunque subappalto le forniture senza prestazione di manodopera, le
forniture con posa in opera e i noli a caldo. L’affidatario deposita il contratto di subappalto presso la
stazione appaltante almeno 20 giorni prima della data di effettivo inizio dell'esecuzione delle relative
prestazioni.
INFRASTRUTTUREE INSEDIAMENTI PRIORITARI (Parte V nuovo Codice)
Le Infrastrutture e gli insediamenti prioritari per lo sviluppo del Paese sono valutati e conseguentemente
inserti negli appositi strumenti di pianificazione e programmazione dal Ministero delle infrastrutture del
trasporti.
PARTENARIATO PUBBLICO-PRIVATO E CONTRAENTE GENERALE (Parte IV nuovo Cod. il Contratto di
partenariato pubblico privato" è un contratto a titolo oneroso con il quale una o più Stazioni appaltanti
conferiscono a uno o più operatori economici, per un periodo determinato in funzione della durata
dell'ammortamento dell'investimento o delle modalità di finanziamento fissate un complesso di attività
consistenti nella realizzazione, trasformazione, manutenzione e gestione operativa di un'opera, in cambio
in alternativa: della sua disponibilità, del suo sfruttamento economico, della fornitura di un servizio
connessa all'utilizzo dell'opera stessa, con assunzione di rischio con modalità individuate nel contratto, da
parte dell'operatore. rientrano: la finanza di progetto, la concessione di costruzione e gestione, la
concessione di servizi, la locazione finanziaria di opere pubbliche, il contratto di disponibilità.
Finanza di progetto (art. 183): La "finanza di progetto" (o project financing) è un sistema che consente
l'affidamento della progettazione, della realizzazione e della gestione di un'opera pubblica mediante il
concorso di un investitore privato, che finanzia il progetto facendo leva sulla valenza tecnico-economica. Le
attività realizzabili in operazioni di "finanza di progetto" possono essere classificate, in base alla loro
capacità di ripagarsi, in tre principali tipologie: progetto che si ripaga autonomamente (cosiddetta opera
calda); progetto che si ripaga attraverso pagamenti della PA. (cosiddetta opera fredda); progetto che
richiede una componente di contribuzione pubblica (cosiddetta opera tiepida). La prima tipologia
comprende i progetti dotati della capacità di generare reddito attraverso ricavi da utenza, che consentano
all' investitore privato il recupero completo dell'investimento nell'arco della durata della concessione (ad
es. le infrastrutture autostradali, i parcheggi, le linee ferroviarie). La seconda tipologia include quelle opere,
come scuole, cimiteri, ospedali, per le quali il soggetto privato che le realizza e le gestisce fornisce
direttamente servizi alla P.A. e trae la propria remunerazione esclusivamente (o principalmente) da
pagamenti effettuati dalla stessa amministrazione su base commerciale. La terza tipologia include iniziative
in cui i ricavi da utenza non sono sufficienti a ripagare interamente l’investimento per la loro realizzazione e
in cui, per consentirne la fattibilità finanziaria, è necessario un contributo pubblico (ad es. le nuove linee
della metropolitana di Milano o di Roma).
Il quadro normativo relativo alla finanza di progetto con il nuovo Codice: L'affidamento in concessione
avviene ponendo a base di gara un progetto di fattibilità predisposto dall'amministrazione (o appaltato
all'esterno se in mancanza di personale idoneo) inserito nel programma triennale delle opere, finalizzato
alla presentazione di offerte che contemplino I’utilizzo di risorse totalmente o parzialmente a carico dei
soggetti proponenti. Le offerte devono contenere il progetto definitivo; una bozza di convenzione; il piano
economico-finanziario asseverato da un istituto di credito; la specificazione delle caratteristiche del servizio
e della gestione.
L'amministrazione aggiudicatrice: prende in esame le offerte che sono pervenute nei termini; redige una
graduatoria e nomina promotore il soggetto che ha presentato la migliore offerta; pone in approvazione il
progetto definitivo presentato dal promotore; quando il progetto non necessita di modifiche progettuali,
procede direttamente alla stipula della concessione. La stipula del contratto di concessione può avvenire
solamente a seguito dell'approvazione del progetto definitivo.
CONCESSIONI DI LAVORI PUBBLICI (Parte ll1, artt. 164-178 nuovo Codice)
Come specificato in precedenza, anche la concessione di lavori pubblici fa parte di quelle forme di
coinvolgimento di capitali privati per la realizzazione e gestione di opere di interesse pubblico privato. La
partecipazione a questa forma di appalto è riservata a imprese con capacità tecnico economico gestionale
rilevante e viene aggiudicata attraverso una procedura ristretta o un dialogo competitivo, ove vale il
principio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, sulla scorta di molteplici parametri possono essere:
prezzo, valore tecnico/estetico, tempi di esecuzione, rendimento dell'opera, durata della concessione,
gestione e aggiornamento delle tariffe, elementi particolari legati alla tipologia di lavoro da realizzare. Le
concessioni di lavori pubblici hanno normalmente ad oggetto: la progettazione definitiva, la progettazione
esecutiva, l'esecuzione dei lavori, la gestione funzionale ed economica dell'opera. Qualora la stazione
appaltante disponga del progetto definitivo ed esecutivo, o del progetto definitivo. La controprestazione a
favore del concessionario consiste nel diritto di gestire funzionalmente e di sfruttare economicamente tutti
i lavori realizzati, per un periodo normalmente non superiore al periodo di tempo necessario per il recupero
degli investimenti da parte del concessionario insieme ad una remunerazione del capitale investito (N.B. nel
vecchio codice la durata della concessione non poteva essere superiore a 30 anni).

CONTRAENTE GENERALE (Parte IV, Titolo Il)


Affidamento a contraente generale (art. 194 nuovo Codice)
L'affidamento a contraente generale prevede che, per opere di grandi dimensioni, il soggetto aggiudicatore
affidi ad un soggetto dotato di adeguata capacità organizzativa, tecnico-realizzativa e finanziaria, la
realizzazione dell'appalto. Il contraente generale deve provvedere: a) alla predisposizione del progetto
esecutivo e alle attività tecnico amministrative occorrenti al soggetto aggiudicatore per pervenire
all'approvazione dello stesso; b) all'acquisizione delle aree di sedime; c) all'esecuzione con qualsiasi mezzo
dei lavori; d) al prefinanziamento, in tutto o in parte, dell'opera da realizzare; e) ove richiesto,
all’individuazione delle modalità gestionali dell’opera e di selezione dei soggetti gestori. Soggetto
aggiudicatore provvede invece: all'approvazione del progetto esecutivo e delle varianti; alla nomina dei al
direttore dei lavori e dei collaudatori, nonché all'alta sorveglianza sulla realizzazione delle opere; al collaudo
delle stesse; alla stipulazione di appositi accordi con gli organi competenti in materia di sicurezza nonché di
prevenzione e repressione della criminalità, finalizzati alla verifica preventiva del programma di esecuzione
dei lavori. L’aggiudicazione dei contratti a contraente generale avviene secondo il criterio dell'offerta
economicamente più vantaggiosa.
ESECUZIONE (Parte I, Titolo V)
Soggetti delle stazioni appaltanti (art. 101 nuovo Codice): L'esecuzione dei contratti aventi ad oggetto
lavori, servizi, forniture, è diretta dal RUP, che controlla i livelli di qualità delle prestazioni. Nella fase
dell'esecuzione si avvale: del direttore dei lavori, del coordinatore in materia di salute e di sicurezza durante
l'esecuzione (CSE) previsto dal d.lgs. 81/2008, del collaudatore o della commissione di collaudo. Direttore
dei lavori è preposto al controllo tecnico, contabile e amministrativo dell'esecuzione dell’intervento
affinché i lavori siano eseguiti a regola d'arte ed in conformità al progetto e al contratto; per queste attività
può essere coadiuvato, in relazione alla complessità dell'intervento, da uno o più rettori operativi e da
ispettori di cantiere, che formano I ‘ufficio di direzione lavori, e che comunque operano sotto la sua
esclusiva responsabilità. Il direttore dei lavori svolge inoltre le seguenti attività: verifica periodicamente il
possesso e la regolarità da parte dell'esecutore e del subappaltatore della documentazione prevista dalle
leggi vigenti in materia di obblighi nei confronti dei dipendenti; cura la costante verifica di validità del
programma di manutenzione, dei manuali d'uso e dei manuali di manutenzione, modificandone e
aggiornandone i contenuti a lavori ultimati; provvede alla segnalazione al RUP, dell'inosservanza. Gli
assistenti con funzioni di direttori operativi collaborano con il direttore dei lavori nel verificare le lavorazioni
di singole parti dei lavori da realizzare siano eseguite regolarmente e nell'osservanza delle clausole
contrattuali. Gli assistenti con funzioni di ispettori di cantiere collaborano con il direttore dei lavori nella
sorveglianza dei lavori in conformità delle prescrizioni stabilite nel capitolato speciale di appalto. I compiti
del direttore dei lavori, se ne hai requisiti, o del direttore operativo incaricato a svolgere le funzioni di
coordinatore in materia di salute e di sicurezza durante l'esecuzione (CSE), disciplinati dal d.lgs. 81/2008,
sono:
a) verificare l'applicazione da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizionl
b) verificare l'idoneità del piano operativo di sicurezza(POS), da considerare come piano comple
c) adeguare il PSC e il fascicolo, in relazione all'evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche in
d) organizzare tra i datori di lavoro, compresi i lavoratori autonomi, la cooperazione ed il coordinamento;
e) sospendere, in caso di pericolo grave e imminente, direttamente riscontrato, le singole lavorazioni
fino alla verifica degli avvenuti adeguamenti effettuati dalle imprese interessate.
Collaudo (art. 102 nuovo Codice):I contratti pubblici sono soggetti a collaudo per i lavori e a verifica di
conformità per i servizi e per le forniture, per certificare che l'oggetto del contratto sia stato realizzato ed
eseguito nel rispetto delle previsioni contrattuali e delle pattuizioni concordate in sede di aggiudicazione o
affidamento. Il collaudatore, o la commissione di collaudo composta da 3 soggetti. Il collaudo finale deve
avere luogo non oltre 6 mesi dall' ultimazione dei lavori, salvi i casi di particolare complessità dell'opera da
collaudare. Si applica quanto previsto dal vecchio Regolamento del Codice appalti (artt. 215-238). In tal
senso, a titolo esplicativo, nel vecchio Codice il collaudo era sostituito dal certificato di regolare esecuzione
per opere di importo < E 500.000,00, mentre per le opere tra questa soglia e 1.000.000,00 era a discrezione
della stazione appaltante propendere per l'uno o per I'altro. All'esito positivo del collaudo il RUP rilascia il
certificato di pagamento ai fini dell'emissione della fattura da parte dell'appaltatore.
Garanzie dell'appaltatore (art. 103 nuovo Codice): Per quel che riguarda gli operatori economici abilitati
all'esecuzione dei lavori, sono previste apposite garanzie e coperture assicurative. In sede di presentazione
dell'offerta, tutti i partecipanti devono presentare una garanzia pari al 2% del prezzo base indicato nel
bando. Una volta espletata la gara, l'impresa affidataria deve costituire una garanzia. inoltre l'esecutore dei
lavori è obbligato a stipulare una polizza assicurativa relativa a tutti i rischi di esecuzione.
La disciplina delle varianti in corso d'opera (art. 106 nuovo Codice): Conformemente alle direttive n.
2014/24 UE e n. 2015/25 UE, la disciplina delle varianti nel contratto di lavori pubblici è trattata, nel nuovo
Codice, nell'ambito delle "Modifiche di contratti durante il periodo di validità" (art. 106) in considerazione i
seguenti aspetti: le modificazioni soggettive del contratto; le variazioni oggettive al progetto; le variazioni
oggettive sul corrispettivo; le variazioni sulla durata del contratto. Peraltro, per le varianti nei lavori, hanno
rilievo preminente le figure del RUP del direttore lavori. Nel nuovo Codice, sembrano potersi configurare
quattro distinte ipotesi: modifiche contrattuali; lavori supplementari; varianti consentite in corso d'opera;
varianti per errore progettuale.
CONTENZIOSO (Parte VI, Titolo I, nuovo Codice): Le controversie relative a diritti soggettivi derivanti
dall'esecuzione dei contratti pubblici di lavori, servizi, forniture, possono essere risolte, nel rispetto del
codice civile, mediante: accordo bonario, transazione, arbitrato. Il procedimento dell'accordo bonario,
disciplinato dall'articolo 205, riguarda tutte le riserve iscritte nel registro di contabilità, nel limite massimo
complessivo del 15% dell'importo del contratto. La transazione serve a risolvere le controversie relative a
diritti soggettivi derivanti dall'esecuzione dei contratti pubblici di lavori, servizi, forniture, solo ed
esclusivamente nell’ipotesi in cui non risulti possibile esperire altri rimedi alternativi. L’arbitrato,
disciplinato dall'articolo 209, è una procedura di risoluzione delle controversie, possibile a condizione che
sia presente nel contratto la clausola compromissoria. Pareri di precontenzioso dell'ANAC: ai sensi
dell'articolo 211, è possibile chiedere all'ANAC dalla stazione appaltante o da una o più delle parti, un
parere relativamente a questioni insorte durante lo svolgimento delle procedure di gara. Il parere obbliga le
parti che vi abbiano preventivamente consentito ad attenersi a quanto in esso stabilito.
OPERE PUBBLICHE RELATIVE AI BENI CULTURALI (artt. 145-151 nuovo Codice)
Qualificazione (art. 146 nuovo Codice): Con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del
turismo, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, saranno stabiliti i livelli e i contenuti
della progettazione di lavori concernenti i beni culturali, le competenze dei soggetti incaricati delle attività
di progettazione, direzione dei lavori e collaudo oltre ai requisiti di qualificazione dei direttori tecnici e degli
esecutori dei lavori e le modalità di verifica ai fini dell'attestazione. Fino all'emanazione del suddetto
decreto continuano a valere gli articoli 248 e 251 del Regolamento del vecchio Codice appalti.
Livelli e contenuti della progettazione (art. 147 nuovo Codice): Per i lavori aventi ad oggetto beni culturali è
richiesta, in sede di progetto di fattibilità, la redazione di una scheda tecnica finalizzata all'individuazione
delle caratteristiche del bene oggetto di intervento, redatta da professionisti. Per i lavori di monitoraggio,
manutenzione o restauro di beni culturali mobili, rimangono le tre fasi progettuali distinte in: progetto di
fattibilità, che comprende oltre alla scheda tecnica, le ricerche preliminari, le relazioni illustrative e il calcolo
sommario di spesa; progetto definitivo, che approfondisce gli studi condotti con il progetto di fattibilità,
individuando, anche attraverso indagini diagnostiche e conoscitive multidisciplinari, i fattori di degrado e i
metodi di intervento; progetto esecutivo che indica, nel dettaglio, le esatte metodologie operative, i
materiali da utilizzare e le modalità tecnico-esecutive degli interventi; è elaborato sulla base di indagini
dirette ed adeguate campionature di intervento, giustificate dall'unicità dell'intervento conservativo.

Affidamento dei contratti (art. 148 nuovo Codice): i lavori concerni ai beni mobili e immobili di interesse
storico artistico o archeologico non possono essere affidati congiuntamente a lavori afferenti ad altre
categorie di opere generali e speciali. A tal fine la stazione appaltante indica separatamente, nei documenti
di gara, le attività riguardanti il monitoraggio, la manutenzione, il restauro dei beni culturali, rispetto a
quelle di carattere strutturale, impiantistico.
Varianti (art. 149 nuovo Codice)
Non sono considerate varianti in corso d'opera gli interventi disposti dal direttore dei lavori per risolvere
aspetti di dettaglio, finalizzati a prevenire e ridurre i pericoli di danneggiamento o deterioramento dei beni
tutelati, che non modificano qualitativamente I’ opera e che non comportino una variazione in aumento o
in diminuzione superiore al 20% del valore di ogni singola categoria di lavorazione. Sono ammesse, nel
limite del 20% in più dell'importo contrattuale, le varianti in corso d'opera rese necessarie, posta la natura e
la specificità dei beni sui quali si interviene. Le varianti giustificate dalla evoluzione dei criteri della disciplina
del restauro.
Collaudo (art. 150 nuovo Codice): Per i lavori relativi ai beni di cui al presente Capo è obbligatorio il
collaudo in corso d'opera. Valgono quindi per ora le vecchie disposizioni.
AUTORITA DI VIGILANZA CONTRATTI PUBBLICI (AVCP): LAVCP era un'autorità amministrativa indipendente
italiana che si occupava di vigilare sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, sulle regolarità delle
gare sui contratti pubblici. E’ stata però accorpata e fusa, a seguito degli ampi fenomeni di corruzione
scoperti in tempi recenti, con l’autorità nazionale anticorruzione nel 2014.
AUTORITA NAZIONALE ANTICORRUZIONE (ANAC): Questa può essere individuata nella prevenzione della
corruzione nell'ambito delle amministrazioni pubbliche, nelle società partecipate e controllate anche
mediante l'attuazione della trasparenza nell'ambito dei contratti pubblici. Presidente dell'ANAC è, al
momento della redazione di questa edizione, il magistrato dott. Rafaele Cantone.
ORDINE PROFESSIONALE, NORME DEONTOLOGICHE, CNAPPC
La tutela del titolo e della professione degli architetti è protetta dallo Stato italiano attraverso la legge
1395/1923. le opere di edilizia civile che presentano carattere artistico per il restauro ed il ripristino degli
edifici contemplati nella legge n. 1089/1939 (oggi confluita nel codice dei beni culturali, d.lgs. 42/2004)
sono di esclusiva spettanza della professione di architetto. Una volta superato l'esame di abilitazione, in
ltalia, per svolgere la professione, si deve chiedere l’iscrizione all'ordine professionale della Provincia di
residenza. l'Ordine degli architetti ha assunto la denominazione di "Ordine degli architetti, pianificatori,
paesaggisti e conservatori" ed è stato suddiviso in due sezioni:
la sezione "A", riservata alle lauree quinquennali e/o specialistiche, è suddivisa nei seguenti settori:
a) architettura
b) pianificazione territoriale
c) paesaggistica
d) conservazione dei beni architettonici ed ambientali;
la sezione "B", riservata alle lauree brevi (o triennali), è suddivisa in:
a) architettura
b) pianificazione.
Competenze professionali degli iscritti all'albo degli architetti. Le innovazioni introdotte dal d. PR. 328/2001,
rispetto alla normativa previgente a.PR. 328/2001 ha introdotto cinque nuove figure professionali
(pianificatore, paesaggista, conservatore, architetto junior e pianificatore junior) che affiancano quella
tradizionale di architetto
Architetto (sezione A, settore A)
"Formano oggetto dell'attività professionale degli iscritti nella sezione A - settore 'architettura ai sensi e per
gli effetti di cui all'articolo 1, comma 2, restando immutate le riserve e attribuzioni già stabilite dalla vigente
normativa, le attività già stabilite dalle disposizioni vigenti nazionali ed europee per la professione di
architetto, ed in particolare quelle che implicano l'uso di metodologie avanzate, innovative o sperimentali".
Competenze comuni con altre figure professionali: "Formano oggetto tanto della professione di Ingegnere
quanto di quella di Architetto le opere di edilizia civile, nonché i rilievi geometrici e le operazioni dl estimo
ad esse relative".
E bene chiarire che per "opere di edilizia civile" si intendono: le costruzioni civili di qualsiasi tipo e
dimensione, sia nel caso delle nuove costruzioni che, interventi di recupero del patrimonio edilizio
esistente, le opere di urbanizzazione primaria (le opere stradali, gli impianti fognari, la pubblica illuminiaa il
verde, ecc.), le opere di urbanizzazione secondaria; le opere di impiantistica civile, le prestazioni attinenti
l'urbanistica e la pianificazione territoriale.
Competenze esclusive
Tuttavia le opere di edilizia civile che presentano carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici
contemplati dalla legge 364/1909, per l'antichità sono di spettanza della professione di Architetto, ma la
parte tecnica può essere compiuta tanto dall'Architetto quanto dall'Ingegnere".
Competenze che esulano dal campo professionale dell'architetto: Esulano dal campo professionale
dell'architetto le sole opere contemplate all'art. 51 del r.d. 2537/1925 e da questo riservate agli ingegneri, e
cioè le opere di urbanizzazione primaria (opere stradali, sistemi fognari, reti idriche, reti elettriche e
telefoniche, impianti tecnici e tecnologici, ecc.).
Pianificatore territoriale (sezione A, settore B) "Formano oggetto dell'attività professionale degli iscritti nella
sezione A - settore 'pianificazione territoriale':
a) la pianificazione del territorio, del paesaggio, dell'ambiente e della città:
D) lo svolgimento e il coordinamento di analisi complesse e specialistiche delle strutture urbane,
territoriali, paesaggistiche e ambientali, il coordinamento e la gestione di attività di valutazione
ambientale e di fattibilità dei piani e dei progetti urbani e territoriali;
C) strategie, politiche e progetti di trasformazione urbana e territoriale".
Competenze esclusive: Nessuna delle competenze attribuite al pianificatore territoriale e di natura
esclusiva.
Competenze comuni con altri settori o sezioni dell' Albo: Tutte le competenze del pianificatore territoriale
rientrano anche nelle attribuzioni dell'architetto.
Competenze che esulano dal campo professionale del pianificatore: la progettazione architettonica ed
edilizia in genere, la progettazione strutturale ed impiantistica, le operazioni di estimo.
Paesaggista (sezione A, settore C): "Formano oggetto dell'attività professionale degli iscritti nella sezione A -
settore paesaggistica':
a) la progettazione e la direzione relative a giardini e parchi;
b) la redazione di piani paesistici (oggi paesaggistici);
c) il restauro di parchi e giardini storici, contemplati dalla legge 20 giugno 1909, n. 364, ad
esclusione delle loro componenti edilizie".
Competenze esclusive: Nessuna delle competenze attribuite al paesaggista è di natura esclusiva.
Competenze comuni con altri settori O sezioni dell'Albo: Tutte le competenze del paesaggista rientrano
anche nelle attribuzioni dell'architetto. Esulano dal camp0 professionale del paesaggista le competenze
attribuite agli altri settori della sezione A (con la sola eccezione dei piani paesistici) e della sezione B, ed in
particolare: le opere di progettazione architettonica ed edilizia in genere (ivi compreso il restauro delle com
ponenti edilizie di giardini e parchi storici); le operazioni di estimo; la progettazione strutturale ed
impiantistica; le prestazioni inerenti l'urbanistica e la pianificazione territoriale (fatti salvi i soli piani
paesistici).
Conservatore (sezione A, settore D): Formano oggetto dell'attività professionale degli iscritti nella sezione A
- settore 'conservazione dei beni architettonici ed ambientali': a) la diagnosi dei processi di degradoe
dissesto dei beni architettonici e ambientali e la individuazione degli interventi e delle tecniche miranti alla
loro conservazione".
Competenze esclusive: Nessuna delle competenze attribuite al conservatore è di natura esclusiva.
Competenze comuni con altri settori o sezioni dell'Albo: Tutte le competenze del conservatore rientrano
anche nelle attribuzioni dell'architetto.
Competenze che esulano dal campo professionale del conservatore: Esulano dal campo professionale del
conservatore le competenze attribuite agli altri settori della sezione A ed in particolare: qualsiasi tipo di
progettazione architettonica ed edilizia (ivi compresa quella su edifici di valore storico artistico); le
operazioni di estimo; la progettazione strutturale ed impiantistica; le prestazioni inerenti l'urbanistica e la
pianificazione territoriale.
Architetto iunior (sezione B, settore A4): formano oggetto dell'attività professionale degli iscritti nella
sezione B, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 1, comma 2, restando immutate le riserve e attribuzioni
già stabilite dalla Vigente normativa:
- per il settore 'architettura': le attività basate sull'applicazione delle scienze, volte al concorso e alla
collaborazione alle attività di progettazione, direzione dei lavori, stima e collaudo di opere edilizie,
come le opere pubbliche; la progettazione, la direzione dei lavori, la vigilanza, la misura, la
contabilità e la liquidazione relative a costruzioni civili semplici, con I ‘uso di metodologie
standardizzate; i rilievi diretti e strumentali sull'edilizia attuale e storica".
In tale attribuzione non esistono limiti di dimensione o complessità dei progetti ai quali puo partecipare,
fermo restando ovviamente il suo ruolo di supporto e collaborazione e mai di assunzione diretta delle
responsabilità di progettazione o direzione dei lavori. Se la logica della norma è chiarissima meno agevole è
definire con esattezza l'ambito delle limitazioni imposte, date dalla "semplicità delle costruzioni e dall'uso di
metodologie standardizzate"
Competenze che esulano dal campo professionale dell'architetto iunior: la progettazione, direzione,
vigilanza, misura, contabilità e liquidazione relative a costruzioni che non siano "semplici o per le quali non
si possa ricorrere a metodologie standardizzate; qualsiasi operazione su edifici di valore storico, fatta
eccezione per il rilievo dei medesimi, qualsiasi operazione di collaudo statico; la progettazione strutturale in
zona ad alta sismicità o che comunque richieda particolare studio tecnico; le prestazioni inerenti
l'urbanistica e la pianificazione territoriale, ivi compresi i piani attuativi di qualsiasi natura ed entità.
LIMITI PROFESSIONALI DELLA FIGURA DELL'ARCHITETTO
N.B. Le modifiche apportate dal d.PR. 328/2001 agli ordini professionali, in precedenza indicate, non
cambiano sostanzialmente i limiti professionali della figura dell'architetto iscritto alla sezione "A'. A titolo
succinto ed esemplificativo l'architetto iscritto ad un ordine professionale nella sez. A, settore architettura
ha, come oggetto della pratica professionale, i seguenti campi di attività:
a) progettazione architettonica, urbanistica, strutturale;
b) restauro architettonico;
c) consolidamento statico;
d) direzione lavori e relativa contabilità;
e) coordinatore alla sicurezza nei cantieri temporanei e mobili
f) progettazione antincendio (dopo appositi corsi abilitanti di 120 ore con esame finale)
a) collaudo statico (dopo 10 anni di iscrizione all'albo);
h) collaudo amministrativo per opere pubbliche (dopo 5 anni di iscrizione all'albo);
i)arredamento;
l) design;
m) stime e perizie (CTU consulente tecnico d'ufficio, CTP consulente tecnico di parte);
n) dipendente della pubblica amministrazione
La struttura degli ordini delle professioni regolamentate ha subito alcune modifiche nel 2012, quindi ogni
Provincia sede di corte d'appello può costituire un ordine quando siano presenti minimo 25 iscritti.
II Consiglio resta in carica 4 anni e designa gli incaricati: il presidente del Consiglio dell'Ordine, il segretario,
che riceve le domande di iscrizione all'Albo, il tesoriere-economo, che è responsabile dei fondi e degli altri
titoli. Mansioni dell'Ordine
Le mansioni dell'Ordine sono: la tenuta dell'Alb0; la certificazione relativa all'iscrizione all'Albo la vigilanza
sulla correttezza dell'esercizio professionale, attraverso i nuovi Consigli di disciplina; la determinazione del
contributo annuale da corrispondersi da ogni iscritto per il funzionamento dell'Ordine, nonché la modalità
del pagamento; il rilascio di pareri di congruità sulle parcelle; la realizzazione di pubblicazioni;
l’organizzazione di corsi abilitanti previsti dalla legge; l'amministrazione relativa al funzionamento
dell'Ordine
Le novità della riforma degli ordinamenti professionali (D.P.R. 137/2012) - I nuovi Consigli di disciplina.
Vengono infatti Istituiti, presso gli Ordini territoriali, i Consigli di disciplina, i cui componenti sono nominati
dal Presidente del Tribunale del circondario, su proposta degli Ordini provinciali, con incompatibilità dei
membri del Consiglio dell'Ordine. Compito dei Consigli di disciplina di ogni Ordine è quello di gestire il
regime sanzionatorio degli iscritti in caso di mancato rispetto delle norme deontologiche. Gli iscritti all'Albo,
infatti, sono vincolati a conformare il proprio comportamento a dette norme, e la trasgressione è passibile
di azione disciplinare, sanzionata con pene graduate, a seconda della gravità e previste nell'art. 45 della
legge 2537/1925.
Le sanzioni previste sono: avvertimento verbale; censura, cioè dichiarazione formalizzata; sospensione
temporanea, cancellazione dall'albo. Con il nuovo codice deontologico le trasgressioni sono state
classificate e suddivise in colpose e dolose, in ordine alla gravità. Per le prime é prevista la sanzione
dall'avvertimento verbale fino al massimo la sospensione per 10 giorni; per le seconde la sanzione minima è
la sospensione per 10 giorni, la massima la cancellazione. L’iscritto sanzionato può ricorrere contro le
sanzioni al CNAPPC, che opererà in tal senso attraverso il nuovo Consiglio di Disciplina nazionale, che potrà
esclusivamente ribadire o diminuire la sanzione applicata a livello territoriale. II CNAPPC ha promulgato il
regolamento dei Consigli di disciplina, che, succintamente fissa le seguenti regole:
-Compiti e composizione dei Consigli di disciplina: I Consigli di disciplina svolgono compiti di valutazione
preliminare, istruzione e decisione delle questioni disciplinari riguardanti gli iscritti all'albo. Nel Consiglio di
disciplina e prevista la suddivisione interna in collegi di disciplina, composti ciascuno da tre consiglieri.
Incompatibilità e decadenza dalla carica: La carica di consigliere dei Consigli di disciplina dell'Ordine è
incompatibile con la carica di consigliere dell'Ordine e con la carica di consigliere del Consiglio nazionale.
Nomina dei componenti
I componenti dei Consigli di disciplina dell'Ordine sono nominati dal Presidente del Tribunale
Conflitti di interesse: Ogni componente del Collegio di disciplina che si trovi in conflitto di interessi ha
l'obbligo di astenersi dalla trattazione del procedimento
Gli obblighi di formazione continua per architetti ed ingegneri: da gennaio 2014 è stato istituito l'obbligo di
formazione per le professioni tecniche, introdotto dal 137/2012 e disciplinato da regolamenti e linee guida
specifiche, promulgati rispettivamente: dal CNAPPC per gli architetti, dal CNI per gli ingegneri.
Architetti: L'aggiornamento professionale obbligatorio, dopo il primo triennio (2014-2016) che ha visto una
richiesta di crediti formativi professionali (CFP) ridotta a 60. Le linee guida modificate prevedono quindi, per
il futuro, il mantenimento di 60 CFP a triennio cui 12 per le discipline ordinistiche. Potranno essere portati
CFP in esubero nel triennio successivo, nella misura massima di 20 CFP CNAPPC e ordini provinciali
raccomandano l'acquisizione da parte degli iscritti di almeno 10 CFp anno, di cui 4 per materie ordinistiche.
L'obbligo di formazione continua decorre dall'anno successivo all'iscrizione e fino al settantesimo anno di
età, se con almeno 20 anni di iscrizione: corsi di formazione, anche a distanza, master, convegni, giornate di
studio, tavole rotonde, seminari, conferenze, workshop, attività di aggiornamento, corsi abilitanti. Erogano
altresi CFP tutti i corsi abilitanti (Sicurezza, VV.FF., RSPP settore ATEC03, Acustica, Certificazione energetica,
insegnamento per discipline affini all'architettura). Ogni CFP equivale ad 1 ora di formazione (2 se erogata
dal CNAPPC), però ogni attività formativa, a prescindere dalla durata, non potrà erogare mai più di 20
crediti formativi. Gli eventi formativi, se organizzati da soggetti diversi dagli ordini provinciali, devono
essere preventivamente autorizzati attraverso un'apposita, complessa e lunga procedura, presentata: agli
ordini provinciali, se di interesse provinciale al CNAPPC se di interesse nazionale. II Consiglio dell'Ordine
può deliberare di esonerare l'iscritto dallo svolgimento dell'attività formativa nei seguenti casi:
A) maternità, paternità e adozione, riducendo l'obbligo formativo di 20 CFP a triennio ordinario,
B) malattia grave, infortunio, che determinino l'interruzione dell'attività professionale,
C) altri casi di documentato impedimento derivante da cause di forza maggiore e situazioni di eccezionalità,
docenti universitari a tempo pieno.
Società tra professionisti: La società tra professionisti è iscritta in una sezione speciale del registro delle
imprese e anche in una sezione speciale degli albi. La domanda di iscrizione è rivolta al consiglio dell'Ordine
o del Collegio professionale nella cui circoscrizione è posta la sede legale della società tra professionisti e
deve essere corredata dai seguenti documenti: atto costitutivo e statuto della società in copia autentica;
certificato di iscrizione nel registro delle imprese; certificato di iscrizione all'Albo, elenco o registro dei soci
professionisti che non siano iscritti presso Ordine o il Collegio cui è rivolta la domanda. Per quanto riguarda
i requisiti obbligatori per la società, obbligo di proprietà delle quote societarie pari ad almeno 2/3 per i soci
professionisti, e massimo 1/3 per i soci di capitale. Da un punto di vista disciplinare (regole deontologiche),
il socio professionista è soggetto alle regole deontologiche dell'Ordine o Collegio al quale è iscritto. Infine,
da un punto di vista operativo, il regolamento prevede che le società tra professionisti sono obbligate a
fornire, al momento del primo contatto con il cliente, le seguenti informazioni: l 'elenco scritto dei singoli
soci professionisti; I’ esistenza del diritto del cliente di chiedere che l'esecuzione dell'incarico conferito alla
società sia affidata ad uno o più professionisti da lui scelti;
Le norme deontologiche degli architetti: Le nuove norme deontologiche, in vigore dal 1° gennaio 2014,
aggiornano le precedenti, sulla scorta della riforma del 2012, specificando meglio:
-l'uso dei titoli derivanti dalla riforma degli Ordini, dettati dal d.PR. 328/2001;
- le modalità, sotto il profilo deontologico, dell'attività svolta all'estero;
- 'obbligo di un continuo aggiornamento professionale tecnico e legislativo;
- l'obbligo di assicurazione professionale;
- le regole da rispettare nei rapporti intercorrenti con colleghi, collaboratori, dipendenti e tirocinanti;
- la podestà disciplinare coni nuovi Consigli di disciplina;
- maggiori specifiche relative alle sanzioni deontologiche, distinte in colpose e dolose.
II nuovo Codice deontologico degli architetti italiani è composto da un preambolo, 9 titoli e 44 articoli.
Recentemente è stato modificato l'articolo 9 specificando le sanzioni previste in caso di inadempienza
sull'obbligo di formazione continua obbligatoria.
Consiglio nazionale degli architetti pianificatori paesaggisti e conservatori (CNAPPC): Organo
rappresentativo autonomo degli architetti, istituito con il d.lgs. n. 382 del 1944, con sede città di Roma. Con
le modifiche introdotte dal d.PR. 169/2005, è oggi composto da 15 membri eletti, Ogni 5 dagli Ordini
provinciali. Consiglio nazionale assume delle determinazioni al fine di fornire il proprio parere e la propria
interpretazione in merito a provvedimenti e leggi concernenti l'esercizio della professione. Le circolari,
inviate agli Ordini provinciali, forniscono un costante aggiornamento dei principali provvedimenti di natura
legislativa connessi al mondo professionale. I compiti del Consiglio sono: esame dei ricorsi avversi le
delibere degli Ordini provinciali, pareri sui progetti di legge riguardanti la professione; rappresentanza della
professione a livello nazionale, coordinamento delle attività degli ordini provinciali; organizzazione di
seminari e corsi relativi all'aggiornamento professionale, verifica, controllo e autorizzazione di eventi
formativi ai fin dell'aggiornamento professionale.
1.3. COMPITI SPECIFICI DELL'ARCHITETTOE DELLINGEGNERE CIVILE AMBIENTALE
Direzione dei lavori
La figura del direttore dei lavori è il tramite tra la committenza e l'appaltatore e concorre alla realizzazione
di un'opera edilizia a perfetta regola d'arte. Il suo compito è quindi quello di far attuare la regolare e
corretta esecuzione del manufatto, fornendo assistenza al collaudo ed infine effettuando la liquidazione dei
conti parziali e finali. ll direttore lavori (D.L.) deve quindi avere tutte quelle conoscenze economico-
estimative, tecnico-legale ed etico-professionali, tali da coordinare adeguatamente le fasi e le figure che
ruotano nell'ambito della realizzazione di un'opera edilizia, sia essa commissionata dal privato o da un ente
pubblico.
Responsabilità generali, penali e civili: In ogni situazione il direttore dei lavori deve applicare e assicurare
l'applicazione da parte degli addetti, di concerto con il coordinatore alla sicurezza in fase di esecuzione
(CSE), delle norme in materia di sicurezza in modo tale da poter essere esonerato da qualsiasi
responsabilità sul suo operato in caso di incidenti.
Competenze del direttore dei lavori negli appalti.
Verifica dei dati: Prima di accettare l'incarico dal committente, il professionista chiamato alla direzione
lavori deve provvedere ad un accurato controllo sulla correttezza tecnico-progettuale e verificare il
possesso e la validità dei vari nulla osta amministrativi (regionali, provinciali, comunali, ambientali,
strutturali, ecc.) richiesti.
Gara di appalto: II D.L. deve obbligatoriamente accertarsi che l'impresa vincitrice della gara sia in regola ed
in possesso delle iscrizioni necessarie (iscrizione alla Cassa edile, posizione INPS, INAIL assicurazione contro
infortuni, referenze per lavori precedentemente svolti, ecc.).
Consegna del cantiere o dei lavori: Atto con il quale il committente, rappresentato dal D.L., mette a
disposizione dell'appaltatore i luoghi dove dovrà essere realizzata l'opera.
Verbale di consegna: Una volta consegnato il cantiere viene controfirmato sia dal D.L. sia dall'appaltatore
un documento che ne attesta la data dalla quale scattano i "tempi di consegna", come scritto nel capitolato
d'appalto e nel contratto.
Fase contabile: un'attività obbligatoria negli appalti pubblici, facoltativa in quelli privati; ha per oggetto la
verifica e la registrazione di tutto ciò che produce una spesa per la realizzazione dell'opera
Revisione dei prezzi: I prezzi dell'appalto sono fissi ed invariabili.
Inizio lavori: Prima dell'inizio dei lavori si provvede a stabilire i confini, le relative recinzioni del cantiere, a
far posizionare all'ingresso la cartellonistica relativa alla sicurezza. I D.L. quindi comunica alle autorità
competenti l'inizio dei lavori.
Documenti tecnici amministrativi ed economici del direttore dei lavori: i principali documenti amministrativi
che deve redigere il D.L. per la conduzione per conto di enti pubblici e in maniera più essenziale anche per
lavori per conto di privati sono:
verbale di consegna del cantiere: Importante perché dalla data riportata decorrono i termini contrattuali
per l'esecuzione dell’opera; certificato di inizio lavori; certificato di sospensione, ripresa e ultimazione
lavori; giornale dei lavori; ordine di servizio; varianti.
Contabilità dei lavori: solo nell'appalto pubblico la contabilità dei lavori è un onere obbligatorio del
direttore lavori: a) ll giornale dei lavori; b) Libretti di misura delle lavorazioni e delle provviste; c) Liste
settimanali degli operai e delle provviste; d) II Registro di contabilità e) Sommario del registro di contabilità;
f) Lo Stato di Avanzamento Lavori (SAL); g) II Certificato di pagamento h) Lo stato finale e il conto finale.
Collaudo (vedere anche capitolo Opere Pubbliche)
Collaudo garantisce alla committenza il controllo sull'operato sia dell'appaltatore sia del direttore dei lavori,
il cui compito cessa con l'assistenza al collaudo. Si hanno tre tipi di collaudo: Collaudo statico (tutti gli edifici
con struttura metallica o c.a.); Collaudo amministrativo (opere per conto di enti pubblici) Certificato di
collaudo finale per le opere soggette a SCIA (ed ex DIA). Quando le opere eseguite per un committente
privato non superano € 200.000,00 (con committente pubblico €500.000,00), il collaudo è "surrogato", cioè
sostituito dal certificato di regolare esecuzione, emesso dal D.L. L'esito positivo del collaudo o l'emissione,
può procedere alla liquidazione degli onorari dell'appaltatore.
Collaudo statico: ll collaudatore è un professionista iscritto all'Albo da almeno 10 anni che non sia rientrato
in alcuno dei processi ideativi ed esecutivi dell'opera. Quando il committente è anche impresa esecutrice
dei lavori, la scelta del collaudatore viene fatta rispetto ad una terna di professionisti fornita, su richiesta
del committente, dall'ordine degli Architetti o Ingegneri competente sul territorio.
Scopo del collaudo: lo scopo del collaudo statico consiste nella verifica della corretta esecuzione delle
opere, della loro rispondenza ai calcoli e ai disegni di progetto, della buona qualità dei materiali impiegati,
ecc. ll collaudatore deve ricevere dal direttore dei lavori tutta la documentazione necessaria quale: il
progetto esecutivo; i calcoli strutturali e l'intero incartamento depositato presso il Genio civile; i certificati
delle prove dei materiali impiegati e l'esito delle eventuali prove di carico fatte in corso d'opera dal
direttore dei lavori.
Prove di collaudo: le prove di collaudo, il cui programma deve essere sottoposto al direttore dei lavori,
consistono nel caricare le strutture in esame con pesi, tali da trasmettere alla struttura le sollecitazioni
massime previste in progetto. Tutte le prove sono eseguite sotto la responsabilità del direttore dei lavori,
che redigerà il relativo verbale firmato da lui, dal collaudatore e dall'appaltatore
Esito del collaudo: l'esito della prova di collaudo sarà favorevole se: le deformazioni procedono
proporzionalmente con l'aumento del carico; la freccia elastica non risulta maggiore di quella teorica
considerata nel calcolo; non si sono prodotti lesioni o dissesti nelle strutture in carico.
Documenti del collaudo: il collaudatore per espletare il proprio incarico deve compilare tre distinti
documenti: processo verbale di visita; ammontare dell’appalto e delle eventuali variazioni successive; degli
atti e delle perizie supplementari; l'importo delle somme autorizzate; le generalità degli intervenuti al
collaudo, tutti i rilievi e saggi eseguiti con I risultati conseguiti.
Relazione
Relazione segreta: inviata solo al committente, il collaudatore espone le proprie opinioni sulle eventuali
domande e riserve avanzate dall'impresa.
Certificato di collaudo: Il certificato viene dato al costruttore che entro 20 giorni può aggiungere le
domande che ritiene opportune rispetto al collaudo effettuato.
Collaudo amministrativo: è obbligatorio per tutti gli edifici a destinazione pubblica e facoltativo per le opere
private. Può essere eseguito da un professionista iscritto all'Albo professionale degli architetti sez. A. Ha lo
scopo di verificare che l'opera sia stata eseguita a regola d'arte secondo le caratteristiche tecniche,
strutturali e normative stabilite nel progetto e che siano stati rispettati tutti i requisiti sia qualitativi che
quantitativi stabiliti nel capitolato speciale d'appalto.
Certificato di collaudo finale: è l'atto finale, redatto dal direttore dei lavori per le opere realizzate in regime
di SCIA, che viene presentato, unitamente alla dichiarazione di fine lavori firmata dal proprietario, allo
sportello unico per l'edilizia.
L’impianto di cantiere e la sua organizzazione: deriva da un vero e proprio progetto di cantiere dove,
secondo criteri di razionalità, economicità e vengono indicate la disposizione dei macchinari (centrale di
betonaggio, gru, ecc.), il loro raggio d’azione, la localizzazione dei depositi materiali, gli spazi di lavorazione i
servizi logistici e direttivi ed infine l’accesso e le vie di percorrenza, il tutto debitamente recintato e con
l’apposizione dei due cartelli previsti. Nel secondo la cartellonistica con i divieti, prevista per ragioni di
sicurezza ed incolumità. Per quel che riguarda gli aspetti economici e organizzativi, elemento basilare
relativo al cantiere, è il costo di costruzione del manufatto edilizio, suddiviso in: costo di impianto di
cantiere, costi variabili (materie prime, lavoro dell'uomo, lavoro delle macchine, capitale, capacita
imprenditoriale durata dell'edificazione. Inoltre molto importanti ai fini del costo di costruzione sono: la
localizzazione del cantiere (rispetto ai centri di approvvigionamento materiali e alle discariche i tempi di
esecuzione. Per ottimizzare questi ultimi sono state sviluppate tecniche di programmazione basate su:
definizione delle categorie di lavori, durata temporale delle singole categorie, successione, sovrapposizione
e reciproci rapporti tra di esse. Tutto ció avviene attraverso due schemi reticolari:
1) II diagramma di Gantt, attraverso un sistema di assi cartesiani, definisce sulle ascisse la tempistica di
costruzione espressa in giorni e mesi lavorativi, sulle ordinate le percentuali di ciascuna fase lavorativa sul
tempo totale prefissato. Il sistema consente il controllo dei tempi di esecuzione in funzione dei tempi
contrattuali, permettendo gli eventuali aggiustamenti in cantiere dei ritmi di progressione.
2) II diagramma di Pert determina le attività lavorative con i momenti di inizio e di completamente (detti
eventi), e la loro successione. Gli eventi si visualizzano con cerchi numerati detti anche "nodi"; i tempi delle
singole attività si visualizzano attraverso "tratti"; con delle frecce infine si visualizza il senso orario di
avanzamento delle stesse. Il percorso più favorevole tra l'evento iniziale e quello finale costituisce il
"percorso critico" che corrisponde al minor tempo di esecuzione dell'opera. Da ciò si evince che il Pert é un
sistema più duttile, poiché permette non solo di controllare le fasi di cantiere, ma anche di determinare
modifiche del programma lavori.
Le norme di sicurezza nei luoghi di lavoro (d.lgs. 81/2008 modificato dal d.lgs. 106/2009): Il d.lgs. 81/2008,
modificato dal d.lgs. 106/2009, riordina quanto previsto dalla previgente normativa in materia di sicurezza.
Le nuove norme, che a tutti gli effetti rappresentano un testo unico in materia di sicurezza sono composte
da 13 titoli:il titolo IV la sicurezza nei cantieri temporanei e mobili, il titolo V la segnaletica di sicurezza e le
misure di uniformità, il VI la movimentazione manuale dei carichi, il VII le attrezzature munite di video
terminali, l’esposizione ad agenti fisici, biologici e a sostanze pericolose. Nel titolo I vengono ribaditi i
principi generali e le definizioni attinenti tutti i settori di attività lavorative, le misure di tutela relative alla
salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, con gli obblighi relativi del datore di lavoro, del
preposto e dei lavoratori, oltre quelli dei progettisti, dei fornitori, degli installatori e del medico
competente. Viene specificato il significato del concetto di valutazione dei rischi, con la redazione del
relativo documento (DVR). Viene disciplinato inoltre il servizio di prevenzione e protezione diretti da un
distinto responsabile nominato Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP); nella fattispecie
anche il datore di lavoro, munito di requisiti, può svolgere sia i compiti dell'RSPP che quelli dell'addetto al
primo soccorso. Nel titolo ll vengono meglio definiti i luoghi di lavoro ed i relativi requisiti di salute e
sicurezza, obblighi del datore di lavoro e le relative sanzioni. Nel titolo lll vengono specificate le modalità
d'uso delle attrezzature di lavoro e dei relativi dispositivi di protezione individuale. Le misure generali per la
protezione della salute e la sicurezza dei lavoratori sono quindi.
1. valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza;
2. eliminazione dei rischi e, Ove ciò non sia possibile, riduzione degli stessi a livello minimo
3. priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale
7 misure di emergenza da attivare in caso di pronto soccorso, incendio, pericolo, ecC.
9. regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, macchine e impianti, con particolare riguardo ai
dispositivi di sicurezza;
Obblighi del datore di lavoro: il datore di lavoro ha il compito di: valutare la scelta delle attrezzature di
lavoro e delle sostanze o preparati chimici impiegati, allestire in maniera consona i luoghi di lavoro;
individuare i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori; istituire un servizio di prevenzione e protezione
dai rischi; designare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione interno o esterno all'azienda
(RSPP); indicare un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS); nominare il medico competente;
adottare le misure necessarie per la sicurezza e la salute dei lavoratori.
Obblighi dei lavoratori: è quello di prendersi cura della propria sicurezza e di quella delle altre persone
presenti sul luogo di lavoro.
Obblighi dei progettisti dei fabbricati, dei fornitori e degli installatori: Sarà loro cura il rispetto dei principi
generali di prevenzione in materia di salute e di sicurezza al momento delle scelte progettuali e tecniche.
Sanzioni: Sistema sanzionatorio è stato modificato, con una diminuzione delle sanzioni pecuniarie, ma con I
‘introduzione, all'art. 14, di un provvedimento di sospensione dell'attività imprenditoriale; più precisamente
gli organi di vigilanza (Ministero del lavoro, ASL, Vigili del fuoco) possono adottare provvedimenti di
sospensione in relazione alla parte dell'attività imprenditoriale interessata dalle violazioni quando
riscontrano I ‘impiego di personale non risultante dalla documentazione.
Sistema di qualificazione delle imprese - La cosiddetta "Patente a punti" (art. 27): Specifico riferimento
all'edilizia, è stato introdotto un sistema di qualificazione delle imprese in grado di garantire la continua
verifica della loro idoneità ed assicurare vantaggi per la partecipazione ad appalti pubblici e per l'accesso ad
agevolazioni, finanziamenti e contributi.
Il titolo IV tratta in maniera specifica dei cantieri temporanei e mobili (ex 494/96). Riguardano i seguenti
lavori edili e sono: 1. lavori di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione,
risanamento. 2. Scavi, montaggio e smontaggio di elementi prefabbricati utilizzati per la realizzazione di
lavori edili.
Obblighi del committente o del responsabile dei lavori (art. 90 d.lgs. 81/2008 modif. da art. 59 d.lgs.
106/2009)
1. Il committente o il responsabile dei lavori, nelle fasi di progettazione dell'opera, si attiene ai principi e alle
misure generali di tutela, in particolare:
a) al momento delle scelte architettoniche, tecniche ed organizzative, onde pianificarei vari lavori o fasi di
lavoro
che si svolgeranno simultaneamenteo successivamente
b) all'atto della previsione della durata di realizzazione di questí varí lavori o fasi di lavoro.
1-bis. Peri lavori pubblici l'attuazione di quanto previsto al comma 1 avviene nel rispetto dei compiti
attribuiti al
responsabile del procedimento (RUP) e al progettista.
2.Il committente o il responsabile dei lavori, nella fase della progettazione dell'opera, prende in
considerazione
il PSC e il fascicolo adattato alle caratteristiche dell'opera.
3. Nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici designa il coordinatore per la
progettazione.
4. designa il coordinatore per l'esecuzione dei lavori.
6.il committente o il responsabile dei lavori, qualora in possesso dei requisiti, ha facoltà di svolgere le
funzioni sia di coordinatore per la progettazione sia di coordinatore per l'esecuzione dei lavori.
8. ll committente o il responsabile dei lavori ha facoltà di sostituire in qualsiasi momento, anche
personalmente, se in possesso dei requisiti, il coordinatore in fase di progettazione e di esecuzione
dell'opera.
10. in assenza del documento unico di regolarità contributiva delle imprese o dei lavoratori autonomi, è
sospesa l'efficacia del titolo abilitativo.
11. per lavori di importo inferiore ad euro 100.000. le funzioni del coordinatore per la progettazione sono
svolte dal coordinatore per la esecuzione dei lavori.
Coordinatore alla sicurezza in fase di progettazione: ll coordinatore per la progettazione dell'opera è il
soggetto incaricato dal committente o dal responsabile dei lavori a procedere, di concerto con il progettista,
durante la progettazione esecutiva dell' opera e comunque prima della presentazione delle offerte, a:
redigere il piano di sicurezza e di coordinamento; predisporre un fascicolo, contenente le informazioni utili
ai fini della prevenzione e protezione. Le funzioni di coordinatore per la progettazione potranno essere
svolte anche dal committente o dal responsabile dei lavori quando lo stesso é in possesso dei requisiti
richiesti.
Coordinatore alla sicurezza in fase di esecuzione dei lavori: E’ il coordinatore in materia di sicurezza e salute
durante la realizzazione dell'opera. Gli obblighi del coordinatore per l'esecuzione dei lavori sono:
provvedere, durante la realizzazione dell'opera; adeguare tali piani in relazione all'evoluzione dei lavori e
alle eventuali modifiche intervenute, proporre al committente, in caso di gravi inosservanze delle norme
del presente decreto, la sospensione dei lavori; sospendere, in caso di pericolo grave ed imminente;
predisporre il piano di sicurezza e coordinamento e il fascicolo.
l campo di applicazione del d.lgs. 81/2008, titolo IV, modificato dal d.lgs. 106/2009
Piano di sicurezza e di coordinamento (PSC): La stesura del piano di sicurezza e di coordinamento deve
essere effettuata contestualmente alla progettazione dell'opera il piano può essere redatto con i seguenti
punti :
-Parte prima
Capitolo 1 - Premessa sulla specificità del PSC.
Capitolo 2 -Contenuti del PSC (identificazione e descrizione dell'opera con: l'indirizzo del cantiere, la
descrizione del contesto in cui è collocata l'area di cantiere, una descrizione sintetica dell'opera, con
particolare riferimento alle scelte progettuali, architettoniche, strutturali e tecnologiche).
Capitolo 3 - Relazione concernente l'individuazione, l'analisi e la valutazione dei rischi concreti.
Capitolo 4-Scelte progettuali ed organizzative, procedure, misure preventive e protettive.
capitolo 5 -Prescrizioni operative
capitolo 6 - Misure di coordinamento relative all'uso comune da parte di più imprese e lavoratori.
Capitolo7 - Modalità organizzative della cooperazione e del coordinamento.
Capitolo 8 - Organizzazione relativa al servizio di pronto soccorso
Capitolo 10 Stima dei costi della sicurezza.
-Parte seconda
Schede di sicurezza per fasi lavorative
Schede di sicurezza di macchinari ed attrezzature
Schede di sicurezza per gruppi omogenei di lavoratori
Cronoprogramma di esecuzione lavori
Diagramma di Gantt
Computo dei costi della sicurezza
Elenco della legislazione di riferimento
Fascicolo con le caratteristiche dell'opera
Bibliografia di riferimento
-Parte terza
il piano deve contenere, in relazione alla tipologia del cantiere interessato, i seguenti elementi: protezioni o
misure di sicurezza contro i possibili rischi provenienti dall'ambiente esterno; impianti di alimentazione e
reti principali di elettricità, acqua, gas, ed energia di qualsiasi tipo; misure generali di protezione da
adottare contro il rischio di caduta dall'alto; misure generali di sicurezza da adottare nel caso di estese
demolizioni o manutenzioni; misure di sicurezza contro i possibili rischi di incendio o esplosione;
valutazione, in relazione alla tipologia dei lavori, delle spese prevedibili per l'attuazione; misure generali di
protezione da adottare contro gli sbalzi eccessivi di temperatura.
Costi della sicurezza: Ove è prevista la redazione del PSC, nei costi della sicurezza vanno stimati, per tutta la
durata lavorazioni previste nel cantiere. Per le opere per cui non e prevista la redazione del PSC, le
amministrazioni appaltanti nei costi della sicurezza stimano, per tutta la durata delle lavorazioni previste
nel cantiere, i costi delle misure preventive e protettive finalizzate alla sicurezza e salute dei lavoratori. Le
singole voci dei costi della sicurezza vanno calcolate considerando il loro costo di utilizzo per il cantiere
interessato che comprende, quando applicabile, la posa in opera ed il successivo smontaggio, l'eventuale
manutenzione e l'ammortamento. I costi della sicurezza cosi individuati sono compresi nell'importo totale
dei lavori, ed individuano la parte del costo dell'opera da non assoggettare a ribasso nelle offerte delle
imprese esecutrici.

Fascicolo con le caratteristiche dell'opera


ll fascicolo è costituito essenzialmente da tre capitoli:
I-La descrizione sintetica dell'opera e l'indicazione dei soggetti coinvolti;
Il-L ‘individuazione dei rischi, delle misure preventive e protettive in dotazione dell'opera
Al fine di definire le misure preventive e protettive in dotazione dell'opera e quelle ausiliarie, devono
essere presi in considerazione almeno i seguenti elementi
a) accessi ai luoghi di lavoro;
b) sicurezza dei luoghi di lavoro;
c) impianti di alimentazione e di scarico;
d) approvvigionamento e movimentazione materiali;
e) approvvigionamento e movimentazione attrezzature;
igiene sul lavoro;
lll - i riferimenti alla documentazione di supporto esistente. Il fascicolo dev'essere aggiornato in corso di
costruzione.
ll fascicolo dovrà essere utilizzato per informare le imprese di manutenzione sulle modalità di intervento ai
fini della sicurezza. | fascicolo quindi accompagna l'opera per tutta la sua durata di vita.
il piano operativo di sicurezza (POS): Redatto obbligatoriamente a cura di ciascun datore di lavoro delle
imprese esecutrici. Vi sono riportate le informazioni relative a quello specifico cantiere e valutati i rischi a
cui sono sottoposti agli addetti dell’impresa. Il pos oltre ad essere un adempimento amministrativo,
rappresenta un documento essenziale ed indispensabile al fine di prevenire, limitare e ridurre al minimo i
rischi ed in grado di fornire una serie di elementi indicativi di comportamento e indirizzo sulla sicurezza.
Esso contiene almeno i seguenti elementi:
a) dati identificativi dell'impresa esecutrice
b) le specifiche mansioni, inerenti la sicurezza
c) la descrizione dell'attività di cantiere
d) l'elenco dei ponteggi
e) l'elenco delle sostanze e preparati pericolosi utilizzati nel cantiere
Le figure che ruotano intorno alla realizzazione di un'opera edilizia, con committenza pubblica o privata,
sono: Committente, responsabile dei lavori, progettista, calcolatore strutturale, direttore dei lavori,
assistente ai lavori ( tecnico delegato che ha particolari funzioni di sorveglianza), direttore artistico ( per
opere di particolare rilevanza dal punto di vista architettonico, tecnico artistico), appaltatore (soggetto che
si è aggiudicato l’appalto per l’esecuzione delle opere), artigiani, direttore di cantiere, impresa affidataria
( impresa titolare del contratto di appalto con il committente che, nell’esecuzione dell’opera appaltata può
avvalersi di imprese subappaltatrici o di lavoratori autonomi, impresa esecutrice, coordinatore della
sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione, collaudatore.
L'ABROGAZIONE DELLE TARIFFE PROFESSIONALI: Uno dei punti maggiormente dibattuti negli ultimi anni, e
problematica dirompente sulla professione, è stata la scomparsa, per legge, del termine "tariffa", sostituito
con il termine "compenso per prestazioni professionali". A titolo riepilogativo, la questione "tariffe
professionali per le professioni regolamentate" che per Architetti ed Ingegneri erano stabilite dalla legge
143/49 (Testo Unico delle tariffe per ingegneri ed architetti) ha visto i seguenti passaggi: valide per
architetti e ingegneri fino al 2006; abrogate dal decreto legge n. 223/2006, detto "Decreto Bersani", divieto
di utilizzarle e menzionarle fissato dal d.l. 1/2012 convertito in1. 27/2012. La I. 143/49 e s.m.i., quindi,
fissava i minimi tariffari a cui erano tenuti ad ottemperare obbligatoriamente, pena sanzione deontologica,
architetti e ingegneri in caso di committente privato e pubblico. Con il d.I. Bersani, eliminando i minimi
inderogabili, la disciplina legislativa è stata utilizzata come elemento parametrico di base, su cui applicare
una percentuale di sconto libera. Infine, dal 2012 è stato vietato menzionarle (anche se tutti hanno
continuato ad utilizzarle, ad uso interno, come riferimento parametrico, per fissare l'onorario da
richiedere).
Le tariffe vigenti sono state quindi abrogate definitivamente e il d.m. 143/2013, che ha fissato I nuovi
parametri da porre a base di gara, nel caso di committente pubblico per incarichi professionali non gestiti
dall' ufficio tecnico della stazione appaltante. Successivamente, a seguito della pubblicazione del nuovo
Codice appalti (d.lgs. 50/2016), è stato promulgato il d.m. 17 giugno 2016, contenente i "Nuovi riferimenti
per la determinazione dei corrispettivi da porre a base delle gare di appalto di servizi di architettura e
ingegneria". La nuova disciplina, in linea con quanto stabilito dal nuovo Codice, non prevede l'obbligo da
parte delle stazioni appaltanti di riferimento ai parametri in esso contenuti. Infatti nel provvedimento è
riportata la seguente locuzione: "I corrispettivi possono essere utilizzati dalle stazioni appaltanti, ove
motivatamente ritenuti adeguati, quale criterio o base di riferimento ai fini dell'individuazione dell'importo
dell'affidamento". E’ questa I ‘unica novità del provvedimento che è la fotocopia del decreto cosiddetto
"Parametri-bis", ossia il decreto 143/2013, fino ad ora impiegato dalle stazioni appaltanti per calcolare i
corrispettivi da porre a base delle gare di architettura e ingegneria.
Posto quanto precedentemente riportato, la riforma prevede dunque che il compenso debba essere
pattuito al momento del conferimento dell'incarico professionale nella forma di un vero e proprio contratto
tra le parti, e comunque debba prevedere due distinti passaggi:
1. Preventiva redazione di un preventivo di massima, adeguato all'importanza dell'opera
2. Successivo conferimento dell'incarico, con compenso professionale pattuito con il cliente
La definizione del compenso diventa quindi libera, senza alcun parametro di riferimento, salvo la congruità
rispetto alla difficoltà della prestazione. Quindi risulta obbligatoria la formalizzazione del rapporto tra
professionista e cliente, dal momento del conferimento d'incarico fino alla conclusione della prestazione
professionale, prevedendo contrattualmente anche la possibilità di variazioni del compenso, a seguito di
maggiori prestazioni, rispetto a quelle preventivate inizialmente.
1.5. QUADRO STORICO DELLE TARIFFE PROFESSIONALI ABROGATE E DELLE NUOVE NORME RELATIVE AGLI
ONORARI INTRODOTTE NEL 2012 E 2013
L. 143/1949 - T.U. tariffe architetti e ingegneri
La presente tariffa aveva carattere nazionale e stabiliva il minimo tariffario inderogabile spettante agli
architetti ed ingegneri.
Gill onorari pattuiti, regolati da specifico disciplinare d'incarico, a seconda delle modalità di determinazione,
venivano distinti dalla richiamata legge in:
- onorari a percentuale: per opere edilizie, in ragione dell'importo dell'opera, della classe e della
categoria; per i collaudi; per le perizie estimative; per la progettazione ambientale;
- Onorari a quantità: in ragione dell' unità di misura, relativi al design e alla topografia,
- Onorari a vacazione: in ragione del tempo impiegato, per specifiche prestazioni di seguito riportate,
- Onorari a discrezione: in ragione del criterio del professionista, che li applicava ogni qualvolta non
possibile agire, per analogia, con le tre precedenti modalità.
D.M 4 aprile 2001 - Tariffe professionali per architetti e ingegneri con committente pubblico: Nel 2001, a
seguito della promulgazione della nuova disciplina sulle opere pubbliche (1. 109/1994 detta. Merloni), il
T.U. tariffe professionali venne modificato per equipararlo a quanto prevedeva la sopra citata legge
Di fatto il d.m. 4 aprile 2001, composto di soli 5 articoli, faceva quasi totalmente riferimento alla legge
143/49. Le novità erano: azzeramento delle maggiorazioni (urgenza, incarico parziale, particolari difficoltà
nella D.L.); aggiornamento delle tabelle rispetto alle nuove figure professionali (responsabile unico del
procedimento, responsabile della sicurezza), e alle diverse classificazioni della parte progettuale; aumento
medio delle percentuali del 30%; obbligo da parte della pubblica amministrazione di indire gare per
affidamento di incarico che prevedano un ribasso per la scelta del vincitore; per il calcolo delle spese era
prevista una percentuale tra il 15% e il 30% in relazione a specifici importi lavoro minimi e massimi.
L'interpolazione lineare: Nel caso in cui non fosse riportato sulla tabella il preciso costo dell'opera, per
determinare la corretta percentuale per il calcolo dell'onorario si operava attraverso l'interpolazione
lineare.
1.6. ONORARI PER PRESTAZIONI URBANISTICHE: Secondo lal. 143/49, le prestazioni urbanistiche erano
calcolate a discrezione nel caso di "Studi di pian regolatori, di viabilità ed edilizia urbana e problemi di
circolazione e del traffico", art. 5, comma c) calcolate a percentuale nel caso di "Piani regolatori parziali", ai
sensi dell’art. 14, Classe 1 categoria D. Nel 1969, a seguito dell'entrata in vigore della legge Ponte (765/67),
auspicando una nuova legge sulle tariffe urbanistiche, il Ministero dei lavori pubblici emano la circolare n.
6679/69 che integrava e modificava i vecchi tariffari. La circolare prevedeva vari tipi di onorari per tutte le
operazioni afferenti la pianificazione urbanistica (pubblica o privata ai vari livelli del territorio): Piano
territoriale coordinamento: data l'ampiezza e la variabilità del tipo di incarico gli onorari venivano stabiliti a
discrezione; Piano regolatore a livello comprensoriale e comunale: determinati, secondo le aliquote della
tabella A, in funzione del numero degli abitanti alla data dell'incarico. Si tenga però conto che il cumulo di
dette maggiorazioni non poteva superare il 50%.
- Piani generali di settore
- Programma di fabbricazione
- Piani particolareggiati e di zona (lottizzazione)
- Piani particolareggiati di risanamento e conservazione
ll nuovo quadro degli onorari professionali per architetti e ingegneri, alla luce della promulgazione del d.m.
140/2012 e del d.m. 143/2013: Quanto precedentemente riportato rappresenta a grandi linee le modalità
di quantificazione dei compensi professionali minimi ed inderogabili per ingegneri e architetti, vigenti fino al
2006, mentre uno specifico diverso tariffario era in uso per i geometri. ll decreto Bersani, eliminando nel
2006 il concetto di "minimi ed inderogabili", faceva diventare i suddetti parametri una guida che generava
un importo sul quale, in relazione alle specifiche esigenze di mercato, si operava un ribasso percentuale.
Nel frattempo la crisi edilizia ha letteralmente messo in ginocchio l'intero comparto, e la cancellazione dei
riferimenti tariffari ha determinato un ulteriore duro colpo alle libere professioni, perché il d.I. 1/2012
convertito in 1. 27/2012 ne ha vietato l'utilizzo anche solo come parametro di riferimento. A tutto ciò
hanno cercato di porre rimedio dapprima il d.m. 140/2012, meglio noto come "Regolamento recante la
determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le
professioni regolarmente vigilate dal Ministero della giustizia", che ha individuato i nuovi criteri di
liquidazione dei compensi professionali nel caso di contenzioso tra professionista e committente privato.
Successivamente il d.m. 143/2013, "Regolamento recante la determinazione dei corrispettivi da porre a
base di gara nelle procedure di affidamento di contratti pubblici per servizi relativi all’architettura ed
all'ingegneria", ha stabilito i nuovi parametri da applicare per le gare di affidamento con committente
pubblico.
D.M. n. 140/2012-Parametri per la liquidazione dei compensi da parte di un organo giurisdizionale
Ambito di applicazione e regole generali
L'organo giurisdizionale che deve liquidare il compenso dei professionisti applica, in difetto.es tra le parti, le
disposizioni del decreto 140/2012. I compensi liquidati comprendono l'intero per la prestazione
professionale, incluse le attività accessorie alla stessa. Nel caso di incarico collegiale il compenso é unico ma
l’organo giurisdizionale può aumentarlo fino al doppio. Per gli incarichi non conclusi, o prosecuzioni di
precedenti incarichi, si tiene conto dell'opera effettivamente svolta.
Capo V: le disposizioni concernenti le professioni dell'area tecnica
Circa l'ambito di applicazione, dette norme si applicano alle professioni di agrotecnico e acro tecnico
laureato, architetto, pianificatore, paesaggista e conservatore, geometra e geometra laureato, geologo,
ingegnere. Sono state quindi evidenziate le figure afferenti le professioni tecniche, a cui è rivolto questo
testo
Determinazione del compenso: ll compenso per la prestazione professionale CP è determinato dal prodotto
tra il valore dell'opera V, il parametro G corrispondente al grado di complessità delle prestazioni e alle
categorie dell'opera, parametro Q corrispondente alla prestazione o alla somma delle prestazioni eseguite,
e il parametro P secondo l'espressione che segue:
CP = V G Q P
Iquattro parametri della formula richiamano le vecchie tariffe a percentuale e rappresentano:
1) il parametro "V" l'importo delle singole categorie componenti l'opera;
2) il parametro "p" un parametro inversamente proporzionale all'importo dell'opera stessa (analoga mente
alle percentuali riportate nella tab. A l. 143/49 o d.m. 4 aprile 2001), che viene determinato per ogni
categoria componente l'opera attraverso l'espressione P = 0,03 + (10/V elevato a 0,4)
3) il parametro "G", rilevabile nella tavola Z-1 in funzione della categoria dell'opera, definisce il grado di
complessità della prestazione ed ha un minimo ed un massimo in considerazione della natura dell opera,
del pregio e dell'eventuale urgenza; (analogamente alle classi e categorie descritte all'art. 14143/49)
l'organo giurisdizionale può aumentare o diminuire il compenso fino al 60%,
4) il parametro "Q", rilevabile nella tavola Z-2 in funzione della fase prestazionale, definisce la specificità
della prestazione (analogamente a quanto faceva la tab. BI. 143/49 o d.m. 4 aprile 2001)
Ad ogni singola prestazione effettuata, corrisponde un valore specifico del parametro “Q” distinto in base
alle singole categorie componenti l’opera. Infine per quel che riguarda la quantificazione del compenso per
le prestazioni di consulenza, analisi ed accertamento, se non determinabile analogicamente, è liquidato
tenendo particolare conto dell’ impegno del professionista e dell'importanza della prestazione.
D.M. 143/2013- Regolamento recante determinazione dei corrispettivi da porre a base di. nelle procedure
di affidamento di contratti pubblici dei servizi relativi all'architettura ed all’ ingegneria
La principale novità introdotta è quella di avere colmato il vuoto normativo determinatosi per effetto
dell'abrogazione delle tariffe nel settore degli affidamenti professionali con committente pubblico. La
trasparenza è quindi l'obiettivo primario che persegue la nuova norma che, con I ‘utilizzo parametri per la
determinazione del corrispettivo, toglie discrezionalità alle stazioni appaltanti nella determinazione
dell'importo da porre a base di gara nelle procedure di affidamento dei servizi tecnici. Con i nuovi criteri, gli
importi da porre a base sono composti da due voci: compenso, spese ed oneri accessori, questi ultimi
calcolati in maniera forfettaria e in base all'importo dell'opera. Il corrispettivo (art. 1, comma 3) è dato dalla
somma del compenso (CP) e delle spese (S) calcolate in modo forfettario come previsto dall’art. 5.
Compenso: La formula per determinare il compenso è la stessa impiegata nel decreto che ha fissato i
parametri di riferimento per le liquidazioni giudiziali. Quindi il compenso per la prestazione professionale
CP è determinato dal prodotto tra il valore dell'opera V, il parametro G corrispondente al grado di
complessità delle prestazioni e alle categorie dell'opera, il parametro Q corrispondente alla prestazione o
alla somma delle prestazioni eseguite, e il parametro P secondo l'espressione che segue:
CP= V x G x Q x P

In maniera specifica:
il parametro "p" è il valore percentuale posto a base di calcolo per ciascuna delle categorie P = 0,03 + (10/V
elevato a 0,4). Per importi delle singole categorie componenti l'opera inferiori a € 25.000,00 il parametro"P
rimane invariato, il parametro "G" rappresenta il grado di complessità attribuito a ciascuna opera; il
parametro "Q" è dato dalla somma di tutte le aliquote parziali componenti la prestazione; il parametro "V e
l'importo delle Singole categorie componenti l'opera, individuato, nelle fasi di progettazione, dal preventivo
e, nelle fasi di direzione esecutiva e collaudo, dal consuntivo lordo.
Metodi di calcolo del compenso (onorario): Ai sensi del d.lgs. n. 163/2006, art. 90, comma 7, nel calcolare il
compenso da porre a base d'asta si possono verificare due differenti modalità di espletamento dell’incarico:
l'una relativa al caso di opere costituite da più categorie con integrazione delle prestazioni specialistiche,
l'altra relativa al caso di opere ricadenti in un'unica categoria e relativa destinazione funzionale.
Disciplinare d'incarico: disciplinare d'incarico, detto anche lettera di incarico, è un contratto, diventato
obbligatorio con la riforma del 2012, stipulato tra un professionista e il committente, che disciplina tutte le
fasi del rapporto professionale tra le parti.
La parcella (o notula) professionale: Nella redazione della "notula" per onorari e spese da parte del
professionista si fa riferimento agli accordi contrattuali disciplinati dalla lettera d'incarico.
INARCASSA
Inarcassa è la Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi
Professionisti, fondata nel 1958 come ente pubblico per la previdenza e l'assistenza di Ingegneri ed
Architetti liberi professionisti. Dal 1995 è un'associazione privata, basata su uno Statuto e un Regolamento
Generale di Previdenza disposti dal Comitato Nazionale dei Delegati e approvato dai Ministeri vigilanti.
Assicura la tutela previdenziale degli ingegneri ed architetti che svolgono la libera professione godono di
altra copertura assicurativa. L’iscrizione a Inarcassa non è né facoltativa, né volontaria, bensì costituisce un
obbligo che insorge al verificarsi delle seguenti condizioni: iscrizione all'albo professionale; possesso di
partita iVA individuale, e/o di associazione o società di professionisti. Eroga pensioni (vecchiaia, anzianità,
inabilità, invalidità, ai superstiti, di reversibilità e indirette) e garantisce agli iscritti prestazioni assistenziali.
La contribuzione, che e lo strumento per rendere concreta la tutela previdenziale garantita
costituzionalmente, è basata su versamenti obbligatori, calcolati in percentuale sui redditi prodotti dai
professionisti; sono comunque dovuti dei contributi minimi in misura fissa, indipendentemente dal reddito
e dal volume di affari. I contributi previdenziali di lnarcassa connessi all'esercizio della libera professione
sono:
1. il contributo soggettivo, obbligatorio, calcolato in misura percentuale sul reddito professionale netto
dichiarato ai fini IRPEF, modificabile ogni 2 anni e pari oggi al 14,5% sul reddito 2016 da dichiarare nel 2017;
2. il contributivo facoltativo, contributo volontario calcolato in base ad una aliquota modulare applicata sul
reddito professionale netto. Rappresenta una delle importanti novità introdotte dal Regolamento Generale
di Previdenza al fine di incrementare l'ammontare delle prestazioni pensionistiche;
3. il contributo integrativo, obbligatorio, calcolato in misura percentuale sul volume di affari professionale
dichiarato ai fini IVA, pari al 4% del fatturato; è previsto un contributo minimo, da corrispondere
indipendentemente dal volume di affari IVA dichiarato, il cui ammontare varia annualmente in base
all'indice annuale ISTAT. Per l'anno 2016 è fissato in e 675,00;
4. il contributo di maternità, obbligatorio per tutti gli iscritti Inarcassa, per l'anno 2016 ammonta a € 67,00.

1.7. CENNI SUL CATASTO E SULLA TEORIA ESTIMATIVA


Catasto
ll catasto è l'inventario dei beni immobili di un dato territorio. Da un punto di vista urbanistico rappresenta
una catalogazione grazie alla quale è possibile conoscere immobile in caso di trasferimento. Da un punto di
vista fiscale, serve a conoscere la rendita, cioe il reddito annuo ricavabile da cui si ottiene il valore del
fabbricato, sulla base della quale vengono calcolate le imposte. in italia esistono dal 1865, a scopo fiscale,
due catasti, il catasto rurale (o dei terreni) e il catasto urbano (o dei fabbricati). I relativi documenti si
trovano presso l'Ufficio tecnico erariale (UTE), presente in ogni capoluogo di provincia e dipendente dal
Ministero delle finanze. L'UTE si suddivide in cinque sezioni; nella seconda sezione si conserva e si aggiorna
il catasto rurale, mentre nella quarta si conserva e si aggiorna il catasto urbano. I documenti catastali sono
pubblici e pertanto soggetti a visura da parte di qualsiasi Cittadino fatte salve le disposizioni in materia di
privacy
Catasto rurale: catasto terreni italiano è geometrico e particellare: geometrico in quanto costituito in base
ad un rilievo topografico planimetrico; particellare in quanto il rilievo è stato fatto per particelle e cioè per
porzioni continue di terreno aventi la stessa qualità e classe e appartenenti allo stesso proprietario e allo
stesso Comune. Ogni particella è contrassegnata in mappa da una linea nera contraddistinta da un numero
arabo (o mappale). ll rilievo topografico-planimetrico risulta distinto Comune per Comune e il territorio
comunale rilevato mediante fogli di mappa a perimetro chiuso: Ogni foglio di mappa, opportunamente
numerato, contiene un dato numero di particelle intere. Tutta la superficie comunale è rilevate con uno
speciale foglio di mappa, detto quadro di unione che, normalmente a scala 1:20.000. A ciascuna particella
viene assegnata la qualità della coltura con la relativa classe di produttività. Il catasto terreni ha due redditi
imponibili: il reddito dominicale e il reddito agrario. Le imposte basate sul reddito dominicale sono a carico
del conduttore del fondo. La tariffa catastale è il reddito catastale unitario per ciascuna qualità e classe di
coltura. I documenti tradizionali del catasto terreni, distinto per ciascun Comune, sono cinque: la mappa
catastale, la tavola censuaria, il registro delle partite, lo schedario dei possessori e il prontuario dei numeri
di mappa. La tavola censuaria è inventario, con i relativi estremi catastali, di tutte le particelle appartenenti
al territorio Comunale, distinte per foglio di mappa e riportate in ordine progressivo. ll registro delle partite
riporta, in modo sistematico, le ditte catastali e serve per mettere in evidenza tutte le variazioni che
avvengono nell'intestazione delle particelle. Lo schedario dei possessori riporta l'elenco di tutti i possessori
di un Comune in ordine alfabetico.
Catasto urbano
II Nuovo catasto edilizio urbano (NCEU), entrato in vigore nel 1962, è basato sulla stima e sulla misura,
come il catasto rurale. La base del rilievo catastale è l'unità immobiliare definita come porzione di
fabbricato, intero o insieme di fabbricati che, nello stato in cui si trova, sia di per sé utile e capace d
produrre un reddito proprio indipendente. Ciascuna unità immobiliare viene riportata in planimetria, Scala
normalmente 1:200. Ogni particella edilizia, a sua volta, può comprendere indifferentemente una o più
unità immobiliare, ciascuna contraddistinta da un numero subalterno della particella. La rendita catastale
delle singole immobiliari viene, ai fini delle imposte, aggiornata annualmente con dei coefficienti
moltiplicatori stabiliti dal Ministero delle finanze, distintamente per categoria. Le categorie di unità
immobiliari previste su scala nazionale, sono 44, suddivise in cinque gruppi.
Gruppo A (Unità immobiliari per uso abitativo o assimilabile)
Gruppo B (unità immobiliari per uso di alloggi collettivi)
Gruppo C ( unità immobiliari a destinazione commerciali e varia)
Gruppo D (unità immobiliari a destinazione speciale)
Gruppo E (unità immobiliari a destinazione particolare: stazioni per servizi di trasporto, ponti comunali,
fabbricati per esigenze pubbliche)
Le variazioni rispetto al possessore di unità immobiliari, nonché rispetto alle persone che godono
diritti reali sui beni stessi, vengono messe in evidenza attraverso la voltura catastale, cosi com’era
per il catasto rurale. La costituzione di nuovi immobili avvenuta traverso l'edificazione o la variazione dello
stato degli immobili urbani esistenti, che influisce sul classamento o sulla consistenza (fusione o
frazionamento cambio di destinazione, nuova distribuzione degli spazi interni, ecc.), deve essere
obbligatoriamente dichiarata in catasto. La dichiarazione, a carico degli intestatari dell’immobile, avviene
con la presentazione, all'Agenzia delle Entrate, di un atto di aggiornamento predisposto da un
professionista tecnico. La mancata o ritardata denuncia implica la sanzione di € 516,00 a carico del direttore
lavori.
Legge 11 marzo 2014, n. 23- Delega al governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo,
trasparente e orientato alla crescita.
Con la legge n. 23 dell'11 marzo 2014 (Delega fiscale al governo) è stata impostata la riforma del catasto,
che dovrebbe produrre, nel lungo periodo, una rivoluzione sulla materia. In sintesi, la riforma del catasto
dovrebbe essere una novità favorevolmente attesa da alcuni proprietari, perché finalizzata a recuperare
situazioni di sottostima o sovrastima delle attuali rendite catastali (perequazione fiscale nel settore
impositivo immobiliare). La revisione del sistema estimativo del catasto dei fabbricati in tutto il territorio
nazionale, che si attuerà attraverso i sopra citati decreti attuativi, si può riepilogare in questi 6 punti
principali:
1. Rendita catastale: partirà dai valori locativi annui espressi al metro quadrato (in gran parte reperibili
come dati dell'osservatorio sul mercato immobiliare), a cui si applicherà una riduzione derivante dalle spese
relative a manutenzione straordinaria, amministrazione, assicurazioni.
2. Valore patrimoniale degli immobili: sarà determinato partendo dal mq per la tipologia immobiliare
relativa, rilevato sul mercato (probabilmente si useranno i dati dell'ex Agenzia del Territorio). Attraverso
una serie di coefficienti ('anno di costruzione, il piano, I ‘esposizione, lo rettifica. Il dato finale si moltiplica
per i metri quadrati e si ottiene il "valore patrimoniale".
Federalismo catastale: la riforma del nuovo catasto fabbricati sfrutterà il c.d. "federalismo Catastale” ossia
un coinvolgimento dei Comuni italiani che forniranno all'Agenzia delle Entrate i dati che quest'ultima non e
in grado di reperire con facilità e rapidità.
Immobili storici: Si tratta degli immobili iscritti nella categoria catastale A/9. Nel testo base predisposto si
prevede che vengano distinti quelli effettivamente non suscettibili di sfruttamento commerciale, ai quali
verrebbero confermati i benefici odierni. Per gli altri, passibili di essere messi a reddito commercialmente,
dovrà decidere la Commissione finanze della Camera.
5 Commissioni censuarie
6. Stime dirette per le unità a destinazione speciale: sarà necessario produrre un ingente numero di stime
dirette, per formare un database significativo in grado di agganciare valori patrimoniali e realistiche rendite
catastali.
Catasto energetico: è un sistema di rilevamento e catalogazione del comportamento energetico degli (APE)
relativi agli immobili. È di competenza regionale e gestisce il registro degli Attestati di Prestazione
Energetica (APE) relativa agli immobili presenti sul territorio della regione a cui fa capo. Le funzioni
principali sono da un lato recepire e archiviare le nuove pratiche e dall'altro offrire la consultazione delle
pratiche già redatte.

Cenni sulla teoria estimativa


Estimo generale: Si procede a stima quando occorre formulare giudizi sul più probabile valore di mercato di
un bene o di un servizio. ll valore viene di norma espresso in moneta. Per attuare la stima occorre
conoscere lo scopo della valutazione e la destinazione economica del bene in base alle previsioni delle
figure economiche interessate. I beni possono venire diversamente valutati in relazione a sette aspetti
economici che esprimono tutti i possibili modi con cui può essere attuata la stima:
- valore di mercato: è il rapporto tra bene e moneta;
- costo di produzione: è l'insieme degli oneri sostenuti dall'imprenditore puro per produrre un bene
o un servizio (nella valutazione occorre ripartirei costi connessi tra più prodotti);
- valore complementare: è il valore del bene rispetto al complesso originario;
- valore di trasformazione: è il valore netto che si realizza dalla trasformazione di altri beni;
- valore di surrogazione: è la somma delle spese da sostenere per sostituire il bene con altri capaci di
svolgere la stessa funzione;
- valore di capitalizzazione: è dato dal reddito periodico moltiplicato per gli anni di durata del ciclo
produttivo per il saggio di capitalizzazione;
- valore convenzionale: applicato ad esempio per valutazioni di affitti ad equo canone.
tra gli aspetti economici del bene il perito sceglie quello più appropriato. Definisce quindi il procedimento,
ossia la metodologia, da impiegare per ottenere il valore economico. Il procedimento può essere sintetico o
analitico:
- metodo sintetico, può essere a vista o per parametri tecnici o economici;
- metodo analitico, ricostruisce il processo attraverso il quale quel valore si origina
1.1. L’ASSETTO STRUTTURALE DEGLI EDIFICI
Si può dire che una struttura è un dispositivo atto a trasferire al terreno i carichi deriva dall'uso (persone,
arredo, automobili ecc.) e dalla presenza della struttura stessa. Fatta questa premessa, in architettura da
sempre le strutture hanno rappresentato una componente essenziale e due sono i principi statici
fondamentali alla base dell'arte edificatoria: il trilite e l'arco. lI primo è costituito da due piedritti, elementi
monolitici verticali, e dall'architrave, anch'esso elemento monolitico, posto orizzontalmente. Quest' ultimo
serve a sostenere i carichi sovrastanti e a trasmetterli ai piedritti; questo sistema statico è quindi basato
sulle trasmissioni di forze agenti in senso verticale con esclusione di tutte quelle orizzontali. Infatti le forze
di sollecitazione sono:
- per l'architrave, la flessione,
- per i piedritti, la compressione.
Se l'architettura greca, come le precedenti, si basava su questi presupposti, è l'architettura romana che
innova sostanzialmente la statica degli edifici, attraverso l'invenzione l’uso dell'arco, più adatto a coprire
luci orizzontali rispetto all' utilizzo dell'architrave in pietra. Lo sviluppo di questo sistema porterà
successivamente, nel medioevo, alla realizzazione delle cattedrali gotiche, ove luci di decine di metri ed
ambienti di centinaia di metri quadrati erano risolti con elementi strutturali curvi.
Inserire disegno
A livello statico, l'arco è costituito da tanti elementi chiamati conci, che si sostengono per mutuo contrasto
e che scaricano sui piedritti una forza con retta d'azione inclinata; la componente orizzontale e detta spinta.
Di conseguenza il materiale di cui è composto un arco (o una volta) deve essere dotato di buona resistenza
a compressione (materiali lapidei). Da questa breve premessa trae origine lo schema statico a telaio Ove i
piedritti e architrave sono resi solidali dai nodi, incastri che oltre alle forze trasmettono momenti flettenti.
In questo modo l'architrave ha in mezzeria minore sollecitazione a flessione, essendo impedite la rotazione
in corrispondenza degli incastri alle estremità; e i piedritti assorbono, oltre agli sforzi di compressione,
quelli di flessione determinati dal vincolo con l'architrave. Nei telai si ha quindi un sistema di aste continuo
e queste ultime possono assumere posizioni verticali, orizzontali e inclinate, risultando così particolarmente
interessanti. Tutti gli elementi del telaio devono resistere alle sollecitazioni a compressione, flessione e
taglio e quindi particolarmente favorevoli da un punto di vista materico sono il legno, l'acciaio, il cemento
armato normale e precompresso. I telai semplici, assemblati in varie configurazioni strutturali formano telai
multipli che possono essere:
- piani: quando giacciono Su uno stesso piano;
- spaziali: quando i loro elementi sono situati su piani perpendicolari.
1.2. TIPI DI STRUTTURE FONDAMENTALI
Le strutture piane (o bidimensionali) giacciono idealmente sullo stesso piano su cui agiscono i carichi:
a) Strutture reticolari piane: (travi reticolari) composte da aste orizzontali superiori e inferiori (briglie o
correnti), e aste verticali o inclinate (aste di parete) unite alle estremità dai nodi, in modo da formare una
maglia reticolare. Usualmente le aste orizzontali superiori sono sollecitate a compressione (puntoni) quelle
inferiori a trazione (tiranti), mentre le aste verticali o inclinate possono, a seconda della posizione, essere
sollecitate a trazione a o compressione. Le travi reticolari sono impiegate per la realizzazione di coperture
di notevole luce; le aste possono essere realizzate in acciaio o legno lamellare;
b) Tensostrutture piane: costituite da travature di irrigidimento appese tramite tiranti opportunamente
distanziati, a una fune vincolata agli estremi. Sono utilizzate per i ponti sospesi, ma anche per coperture di
grandi ambienti senza ingombro di pilastri.
Strutture spaziali
Le strutture spaziali (o tridimensionali) si dividono in:
a) Strutture reticolari spaziali: nella forma più semplice altro non sono che un reticolo di travi reticolari
incrociate perpendicolarmente tra loro. Data la loro leggerezza possono coprire notevoli superfici. Sono
composte di aste d'acciaio e di dispositivi particolari per la formazione di nodi, alcuni dei quali, di forma
sferica, possono collegare fino a 18 aste. Con queste strutture si possono creare sia superfici piane, sia
curve, fino ad arrivare alla forma sferica (cupola geodetica di Fuller).
c) Strutture a guscio: analoghe a ciò che avviene in natura (gusci delle uova - conchiglie). Sono realizzare da
superfici curve sottili ma notevolmente rigide in cui il materiale é plasmato in maniera da creare
configurazioni spaziali adatte a sfruttare al massimo le caratteristiche di resistenza a trazione ea
compressione. Le configurazioni possibili sono:
d) Tensostrutture spaziali: la loro caratteristica fondamentale è che devono essere esclusivamente
sottoposte a trazione.
e) Reticolati strutturali puntiformi a setti: la maggior parte degli edifici civili ha una configurazione
strutturale a telaio ove gli elementi portanti verticali (pilastri) sostengono travi e solai. Gli elementi verticali
vanno posizionati nella pianta dell'edificio compatibilmente con le dimensioni e la distribuzione delle parti
interne tenendo conto che, a loro volta, la travi e solai devono essere in grado di coprire le luci che si
determinano. Quindi all'interno della pianta di un edificio si deve poter individuare la disposizione degli
elementi portanti, definita reticolo o maglia strutturale, la quale può essere distinta in:
- reticolo strutturale puntiforme, quando gli elementi portanti verticali sono realizzati da elementi molto
compatti come le colonne o i pilastri;
- reticolo strutturale a setti, quando gli elementi portanti verticali sono realizzati da murature di cemento
armato, caratterizzati da spessore contenuto e sezione allungata, compatibilmente la presenza di aperture
(finestre) o passaggio tra vani (porte).
1.3. MATERIALI DA COSTRUZIONE
Materiali lapidei
I materiali lapidei naturali, di origine naturale vulcanica, sedimentaria o metamorfica, si suddividono in
pietre leggere (pomici, tufi vulcanici, ecc.); pietre pesanti (calcari teneri e compatti, travertini, porfidi,
graniti). Nella scelta dell'uso dei materiali lapidei vanno considerati la porosità, la permeabilità all'acqua, a
gelività, la durezza, la capacità coibente, la resistenza all' usura oltre alla resistenza meccanica; la pietra è
principalmente resistente a compressione, mentre da un punto di vista ingegneristico non risulta resistente
a trazione ea flessione.
Altro tipo di suddivisione dei materiali lapidei naturali è quella legata alla tipologia di lavorazione e d'uso. E
in questo senso, a titolo esemplificativo, avremo:
- Pietre da taglio (graniti, basalti, travertini, porfidi, marmi) utilizzate spesso come materiali di
rivestimento o per pavimentazioni, tagliate in lastre di spessore da 1 a 5 cm e rifinite
superficialmente in vari modi (levigati, lucidati, bocciardati, ecc.);
- Pietre da sbozzo (tufo, calcarenite);
- Pietre da spacco (lavagna, ardesia, porfido) utilizzate come materiale da rivestimento, di
pavimentazione o per l'impermeabilizzazione dei tetti;
- Pietrame da impasto (pietra di gesso, rocce, calcare) utilizzato per la realizzazione dei leganti
(gesso, calce, cemento);
Materiali lapidei artificiali, suddivisi a loro volta in:
1) Mattoni, utilizzati per strutture di sostegno e di separazione di ambienti, possono essere pieni, semipieni
o forati;
2) Laterizi alveolari (termoblocchi) con alta capacità di isolamento termico dovuta sia alla microporosità del
materiale, sia al disegno dei fori, molto stretti, che ostacolano i moti convettivi;
3) Laterizi per solai (tavelle, tavelloni, pignatte con larghezza fissa 25 cm e lunghezza e spessore variabile
4) Laterizi di copertura, distinti in tegole piane, portoghesi, alla romana, marsigliesi, olandesi..
5) Mattoni refrattari, utilizzati per realizzare ambienti ad alta temperatura
6) Maioliche, terrecotte ricoperte in superficie da un rivestimento trasparente vetroso e utilizzate in edilizia
come piastrelle per pavimenti e rivestimenti;
7) Terrecotte, prodotte con pasta porosa, ottenute con cottura a circa 800°C di argilla grossolana camin,
8) Grès ordinari, ottenuti con cottura a 1000-1250°C di argille ferruginose vetrificabili, con pasta compatta e
colorata, destinati ad usi costruttivi, come pavimenti e tubazioni;
9)Gres fini
10) Porcellane, ottenute dalla cottura a circa 1350°C di caolino puro, feldspati e quarzo, a pasta bianca e
Compatta, utilizzati per i sanitari;
11) Clinker, prodotto tramite argille miscelate con ossidi coloranti, cotti a 1200- 1300°C fino a raggiungere la
clinkerizzazione, fase in cui avviene la vetrificazione; hanno una struttura compatta con ottime qualità
meccaniche e sono utilizzati per pavimenti e rivestimenti esterni.
Malte e calcestruzzi
Impasti costituiti da leganti aggregati ad acqua che, dopo un certo periodo di tempo, assumono
consistenza.
Leganti: sono dei materiali che, opportunamente ricondotti allo stato di polvere e miscelati con acqua,
danno luogo ad un impasto di consistenza plastica; questi è in grado di convertirsi progressivamente,
attraverso reazioni chimiche irreversibili. Sono quindi prodotti leganti:
1. "Gessi" ottenuti dalla cottura di minerali di solfato di calcio biidrato;
2. "Calci" ottenuti dalla cottura di calcari (carbonato di calcio);
3. "Cementi" ottenuti dalla macinazione di clinker con l'aggiunta di gesso e altri componenti.
I leganti, inoltre, si suddividono in:
- Leganti aerei, in cui il fenomeno di presa e indurimento dell’impasto avviene solo in presenza di
aria ('acqua è dannosa);
- "Leganti idraulici", in cui il fenomeno di presa e indurimento dell'impasto avviene anche se immersi
in acqua.
- Leganti aerei. Tra essi i più importanti sono il gesso e la calce. ll primo trova scarso impiego per
elementi strutturali, mentre viene utilizzato per elementi di finitura interna, come intonaci, stucchi,
controsoffittature, ecc. La calce trova attualmente un impiego limitato per elementi strutturali
(murature portanti); è stata peró di impiego comune nel passato.
Modalità d'uso della calce aerea: La massima utilizzazione delle malte di calce si ha con elementi lapidei di
notevoli dimensioni. Si ricordano tre tipi fondamentali di utilizzazione: Conglomerati; murature con
pietrame squadrato o non squadrato murature con elementi lapidei artificiali (mattoni o similari).
Leganti idraulici: Qui l'acqua esplica essenzialmente una funzione chimica in quanto, reagendo con i
costituenti del legante, dà luogo a prodotti stabili che induriscono notevolmente con il passare del tempo. I
più comuni tipi di leganti idraulici sono quelli noti sotto il nome di "cementi”.
a) cementi comuni
b) cementi alluminosi (non prodotti in Italia);
c) cementi per sbarramenti di ritenuta.
I cementi comuni si differenziano tra di loro per il colore, che va dal bianco al grigio scuro, oltre che da un
parametro detto "titolo", che definisce la resistenza minima a compressione dopo 28 giorni e stagionatura.
Aggregati o inerti (ghiaia e sabbia): Rappresentano la struttura resistente del conglomerato o della malta:
- Ghiaia Formata da materiali resistenti, il diametro massimo dell'inerte non deve superare 0,6-0,7
della distanza minima tra due ferri contigui.
- Sabbia Costituita da elementi prevalentemente silicei, di forma angolosa e di grossezza assortita
- Acqua: utilizzata per l'impasto deve essere dolce, non aggressiva e priva di terre. ll rapporto
acqua/legante è pari a 0,50.
- Additivi: Prodotti chimici, spesso liquidi, miscelati alle malte in percentuali molto bass0, che vanno
tra lo 0,1% e il 2%. Possono essere suddivisi in: fluidificanti e superfluidificanti; plastificanti,
migliorano la coesione; aeranti usati in caso di getti esposti a cicli di gelo-disgelo; acceleranti o
ritardanti, utilizzati in caso di climi caldi o freddi, per modificare i tempi di indurimento; coloranti,
usati principalmente per ragioni estetiche.
Malte: Le malte si classificano in semplici e composte. Le malte semplici si ottengono dall'impasto di
legante e acqua; le malte composte si ottengono dall'impasto di acqua, legante e materiale lapideo fine. I
principali tipi di malte usati in edilizia sono: malta idraulica o malta di cemento, malta di calce, malta
bastarda.
Calcestruzzi
calcestruzzo si ottiene impastando acqua, cemento, inerti fini e grossi assortiti. L'indurimento può
continuare, a seconda del legante e delle condizioni di stagionatura, da pochi minuti a qualche mese anche
se si considera esaurito dopo 28 giorni. Per la realizzazione delle ordinarie strutture in c.a. gettate in opera,
il cls può essere prodotto in cantiere, ovvero in uno stabilimento, detto centrale di betonaggio. I quantitativi
di volume necessari per contenere, in cantiere, un metro cubo di cls ordinario da utilizzarsi per la
realizzazione di opere non strutturali sono: 0,400 mc di inerte fino (sabbia), 0,800 mcdi inerte grosso
(ghiaia), 300 kg di cemento e 150I di acqua. I calcestruzzi speciali sono così detti quando ai tre ingredienti
fondamentali sono aggiunti altri componenti come additivi. E’ importante ricordare il calcestruzzo
alleggerito, che si ottiene sostituendo agli inerti tradizionali degli aggregati sintetici, tipo argilla espansa.
Caratteristiche prestazionali del cls alleggerito sono l'isolamento termico, la resistenza al fuoco e al gelo,
mentre è minore la resistenza a compressione.
Materiali metallici
Suddivisi e raggruppabili in: ferrosi (acciaio, ferro, ghisa), non ferrosi (alluminio, stagno, rame, ecc.) leghe
(stagno, bronzo, leghe di alluminio). Maggiore è la percentuale di carbonio, più alta è la resistenza
meccanica e la durezza ma, nel contempo, aumenta la fragilità.
Acciaio inossidabile: Questi acciai hanno valori di resistenza paragonabili a quelli degli acciai Comuni ma con
maggiori valori di tenacità. Nel caso di ambiente marino (o in montagna, a causa dei sali antighiaccio) per
ovviare al deterioramento dell'armatura, l'acciaio usato è preferibile che sia del tipo inossidabile al cromo-
nichel. Gli acciai sono utilizzati in edilizia prevalentemente per la realizzazione di strutture portanti; più
precisamente abbiamo: barre tonde nervate ad aderenza migliorata, di diametro variabile, per il cemento
armato; lamiere grecate in acciaio zincato per la realizzazione di solai; lamiere stirate e striate, utilizzate per
la fabbricazione di scale, piani di calpestio per passerelle, recinzioni; profili a doppia T usati come elementi
strutturali (pilastri, travi); profili ad L (architravi di porte e finestre); profili ad U (travi reticolari, architravi).
Legno: sempre utilizzato in edilizia grazie al suo facile reperimento e alla sua versatilità, possiede una buona
resistenza meccanica, una elevata coibentazione termica, una buona resistenza al fuoco, oltre ad essere
facilmente lavorabile e biodegradabile; presenta però, come dato negativo, molti difetti fisiologici, quali
nodi e fessure che possono influire negativamente sulle proprietà meccaniche. Le caratteristiche fisiche dei
legni variano in funzione dell'essenza; le più utilizzabili a fini strutturali (capriate, solai, tettoie, strutture
temporanee, carpenterie, ecc.) sono l'abete rosso e l’ontano. Ulteriori materiali derivati dal legno sono: i
compensati, utilizzati per mobili, serramenti, rivestimenti, legno lamellare. Rispetto alle tradizionali travi in
legno massello quindi, le travi lamellari possono essere realizzate per lunghezze maggiori, con un rapporto
base/altezza più favorevole ai fini della resistenza meccanica. | lamellare nelle grandi strutture consente di
ottenere luci molto ampie con pesi assai contenuti (circa 500 kg/m) e, per il rapporto tra peso e resistenza
meccanica.
1.4. IL CEMENTO ARMATO: Con il termine cemento armato, o più precisamente conglomerato cementizio
armato, si definisce materiale da costruzione artificiale composto dall'accoppiamento tra il calcestruzzo,
resistente esclusivamente a compressione, e l’acciaio delle armature metalliche, con ottima resistenza a
trazione.
Che cosa è e da cosa è composto 1 mc di calcestruzzo:
Il calcestruzzo e un conglomerato formato da materiali inerti (sabbia e ghiaie di varie pezzature), legante
(cemento), ed acqua, in giuste proporzioni, in cui avviene una reazione chimica irreversibile che trasforma
l'impasto in un materiale solido resistente a compressione. La reazione che deve avere il legante si divide in
due parti; la prima parte è la presa che dura circa 24 ore, in questa fase il calcestruzzo assume una forma
propria ma non acquisisce caratteristiche meccaniche. La seconda fase è l'indurimento, che avviene in 28
giorni; in questa fase si sviluppano le caratteristiche meccaniche dell'impasto. I vari componenti entrano
nella miscela di un metro cubo di calcestruzzo di normale resistenza, spesso oggetto di domanda d'esame:
ghiaia: 0,8 mc/mc
sabbia: 0,4 mc/mc
acqua: 120/180 litri/mc
cemento: 300 Kg/mc
La diversa granulometria degli inerti e la presenza di acqua fanno sì che gli elementi di diametro più piccolo
vadano ad occupare i vuoti lasciati dagli altri inerti di pezzatura più grossa. La lavorabilità di un impasto
viene valutata dalla sua consistenza, che rappresenta la resistenza del calcestruzzo fresco a cambiare
forma, pertanto la consistenza è tanto minore quanto più il calcestruzzo è lavorabile.
Elementi della struttura in cemento armato: Elementi verticali pilastri, Elementi orizzontali travi , Elementi
orizzontali di grande superficie solai.
Pilastri: sopportano i carichi verticali che possono essere centrati o eccentrici. Nel primo caso si hanno solo
sollecitazioni a compressione, nel secondo invece si hanno sollecitazioni a presso flessione. Carico di punta:
quando anche in presenza di carico centrato, il pilastro è molto alto rispetto alla sua sezione (H> 15 volte il
lato di sezione). Ma nella realtà i pilastri sono sempre sottoposti a carichi eccentrici (ecco perché la
presenza del ferro).
Funzione delle staffe: il calcestruzzo per effetto della compressione, si accorcia lungo l’asse e tende a
gonfiarsi; le staffe si oppongono al rigonfiamento ed evitano movimenti alle armature longitudinali.
Travi: elementi orizzontali che sostengono i carichi trasmessi dai solai e dalle pareti insistenti su di essi. Le
travi si dividono in:
- travi appoggiate: trave in cemento armato su pareti di un edificio in muratura;
- travi incastrate: travi di una struttura in cemento armato.
- Travi a sbalzo: balconi.
Le casseforme per il getto: Le casserature devono essere realizzate in modo da non subire deformazioni
per effetto della pressione esercitata dal calcestruzzo alo stadio fluido o per altre cause, specie durante le
operazioni di getto e di costipamento.
Copriferro e interferro: il copriferro è lo strato minimo di calcestruzzo che deve coprire l’armatura d’acciaio
in una struttura: la sua funzione è quella di proteggere sufficientemente l’armatura dall’aggressione degli
agenti ambientali. Il suo spessore varia da minimo cm 2,5 per ambienti molto secchi a massimo 5 cm per
ambienti fortemente aggressivi. L’interferro è la distanza che intercorre tra le barre dell’armatura non
inferiore a 2cm.
Inserire tabella pag 411
2. GLI ELEMENTI COSTRUTTIVI ( inserire tabella pag 412): elemento fondamentale per una corretta
progettazione e realizzazione di manufatti che con esso interagiscono è l'accertamento della natura
dei terreni.
Per tali accertamenti le indagini si dividono in:
a) Indagini preliminari: acquisizione di carte geologiche
b) Indagini di laboratorio: analisi su campioni di materiale raccolti
C) Indagini in sito: attraverso l'asportazione di materiale analizzato in laboratorio (vedi punto precedente) O
attraverso prove penetrometriche o prove di carico (accertamenti diretti). Oppure attraverso accertamenti
indiretti, attraverso metodi sismici (valutazione delle onde sismiche provocate artificialmente tramite
piccole cariche esplosive) o metodi elettrici (valutazione di presenza d'acqua nel terreno attraverso la
misurazione delle relatività elettrica).
2.1. FONDAZIONI (vedere anche illustrazioni da pag. 491) Le fondazioni rappresentano la parte dell'edificio
che trasferisce i carichi al terreno. Sulla base come il carico viene trasmesso al terreno, le fondazioni
possono essere definite dirette o indirette. Le fondazioni dirette si usano quando un terreno di buone
caratteristiche può essere raggiunto ad una profondità modesta, con uno scavo normale. In base alla forma
e alla dimensione della base di appoggio, le fondazioni dirette possono essere a plinto, a trave rovescia e a
platea. Le fondazioni indirette si rendono necessarie invece quando non é possibile trasmettere il carico
della struttura in elevazione direttamente agli strati di terreno superficiali. È necessario allora interessare
terreni posti a maggiori profondità (generalmente tra i 7 e 10 metri dal piano di campagna), che di solito
hanno caratteristiche di resistenza maggiori. Per questo si ricorre a pali, ovvero elementi monodimensionali
(a sezione circolare), generalmente verticali, che raggiungono gli strati profondi del terreno: la diffusione
del carico della struttura al terreno avviene in punta (carico di punta) e sulla superficie laterale del palo
(carico laterale) per effetto dell'attrito tra palo e terreno circostante. La testa dei pali è collegata alla
struttura di elevazione tramite un dado di calcestruzzo armato che trasferisce il carico al palo o al gruppo di
pali che costituiscono la fondazione.
FONDAZIONI
Operazioni preliminari sul terreno:
- sbancamento: consiste nell'asportazione del terreno all 'interno dell'area individuata;
- Scavi per fondazioni: sono Scavi a sezione obbligata che vengono effettuati a partire dal piano di
sbancamento per accogliere gli elementi di fondazione previsti getto del magrone sul piano di posa:
il magrone (calcestruzzo magro 150 kg/mc) ha la funzione di livellare l piano di posa, formando un
massetto di circa 10/15 cm di spessore, che faciliti le operazioni di montaggio delle armature e
casserature, oltre a fungere da copriferro rispetto al terreno ed impedire la risalita di umidità verso
la fondazione;
- montaggio dei casseri e posa delle armature (ferro accidioso ad aderenza migliorata) abbondante
annaffiamento Con acqua del tutto;
- getto del cls.
1) Fondazioni dirette
a) Fondazioni puntuali
Plinti isolati
I plinti sono elementi strutturali di forma generalmente quadrata o rettangolare disposti al piede del
pilastro in modo tale da diffonderne adeguatamente il carico sul terreno di fondazione. L'altezza del plinto
è determinata principalmente dall'entità del carico. Le fondazioni a plinti isolati si adottano quando il
terreno di fondazione presenta buone caratteristiche di portanza. I plinti si suddividono in funzione della
loro altezza in: plinti alti, plinti bassi, plinti zoppi.
b) Fondazioni continue
Travi rovesce
Qualora si realizzino allineamenti strutturali individuati da pilastri ubicati ad interassi non superiori a 6-7 ml
ed il terreno di fondazione presenti caratteristiche geotecniche soddisfacenti. Elementi molto rigidi capaci
di caricare in modo pressoché uniforme lunghe parti di suolo. La rigidezza delle travi di fondazione dipende
dal rapporto tra I ‘altezza della trave e la sua luce, ovvero l’interasse pilastri. Per rapporti h/L> 1/6 le travi di
fondazione possono essere considerate infinitamente rigide.
Le platee: sono costituite da una unica soletta generalmente di spessore costante, a meno che non siano
presenti forti disomogeneità di carico, posta a fondazione di tutto il sistema strutturale. Usate quando il
terreno non presenta buone caratteristiche di portanza con elevata deformabilità, cosicché e necessario
minimizzare il valore della pressione indotta sul suolo di fondazione. Per il calcolo si Considera la platea
come una soletta su appoggi fissi (pilastri) soggetta a un carico uniformemente distribuito, corrispondente
alla reazione del terreno per i soli carichi indotti dai pilasti. La platea viene suddivisa in strisce longitudinali
e trasversali da calcolare con lo schema di trave continua, aventi larghezza pari all'interasse dei pilastri. Si
viene a definire una armatura a rete sia inferiormente che superiormente, a maglie rade nelle specchiature
dei pilastri e fitte in corrispondenza degli allineamenti strutturali.
Grigliati di travi rovesce: quando le caratteristiche del terreno di fondazione sono scadenti e la struttura ha
allineamenti ben precisi secondo due direzioni ortogonali, può essere valutata la possibilità di disporre travi
rovesce incrociate secondo tali direzioni realizzando, cosi, un grigliato di fondazione.
Fondazioni continue in calcestruzzo armato: Costituite da un cordolo continuo munito di due mensole
laterali opportunamente armate, tali da assorbire sollecitazioni di flessione e taglio. Questa fondazione,
detta anche zattera o mensola, adottata per terreni poco resistenti e per carichi non eccessivi (strutture in
muratura armata o non armata).
Fondazioni continue in calcestruzzo non armato: Eseguite mediante getto entro casseri o direttamente
entro lo scavo a sezione obbligata. A coronamento della fondazione è comunque opportuno predisporre un
cordolo in cemento armato per migliorare il collegamento con la base della struttura. Adatta a carichi non
eccessivi e terreni poco resistenti (struttura in muratura). Poggiano sempre su uno strato di calcestruzzo
magro, detto magrone, che creando un piano di appoggio pulito e livellato, facilita la realizzazione delle
casserature e la disposizione delle armature metalliche.
2) Fondazioni indirette
Pali infissi vengono battuti l'uno accanto all'altro nella quantità necessaria a far si che, per azione di
costipamento, si ottenga un'area fondabile adatta a sopportare le sollecitazioni dell'edificio che vi sorgerà. I
pali infissi possono essere: in legno con la punta metallica; in acciai; in calcestruzzo armato.
Pali gettati in opera: la loro funzione è quella di collegare la fondazione dell'edificio agli strati rocciosi più
profondi del terreno allo scopo di sopperire alla mancanza di resistenza presente in quelli superficiali.
Questi pali vengono gettati in opera dopo aver forato il terreno, sino a raggiungere la profondità
desiderata. Pali realizzati senza asportazione di terreno sono di due tipi: pali simplex e pali frank. Pali
denoto e pali radice sono invece quelli inseriti a seguito di asportazione di terreno tramite trivelle
I diaframmi: Particolare tipo di fondazione realizzato per predisporre opere di contenimento del terreno
nel caso di sbancamenti in adiacenza ad edifici esistenti. Realizzati attraverso lo scavo con benne speciali e
l'introduzione di fango bentonitico.
2.2. STRUTTURE PORTANTI VERTICALI
Abbiamo due grandi classi di strutture portanti verticali: a) le strutture puntiformi, formate da pilastri di
forma, materiale e dimensione varia, b) le murature portanti, anch’esse realizzate in vari materiali e, in
alcuni casi, anche con presenza di armatura metallica.
Strutture puntiformi: la maggior parte delle strutture puntiformi, in ltalia, sono realizzate in cemento
armato, tramite la realizzazione di pilastri di forme e dimensioni che dipendono dalla capacità portante che
si richiede e dall'effetto estetico. Oltre che in cemento armato la struttura puntiforme può essere realizzata
in profilati d'acciaio o in mattoni. I pilastri d'acciaio si suddividono a loro volta in: pilastri a sezione chiusa,
quadrata o circolare, che resistono al carico di punta ma non sono facilmente collegabili con gli altri
elementi della struttura; pilastri a sezione aperta, realizzati normalmente con profili HE; pilastri a sezione
composta, realizzati attraverso 'unione di più elementi tra loro tramite chiodatura e/o saldatura.
TIPI DI PILASTRI METALLICI
I pilastri in mattoni vengono utilizzati per costruzioni di modesta portanza, quali tettoie o edifici bassi,
Possono essere quadrati o rettangolari e con dimensioni varie, data la scomponibilità del mattone.
Le strutture in muratura si dividono in:
a) murature di pietra;
b) murature di mattoni e blocchi
C)murature di blocchi di calcestruzzo;
d) pareti di calcestruzzo armato.
Le murature di pietra, corrisponde una metodologia costruttiva ormai generalmente abbandonata i cui tipi
più comuni erano: murature in pietrame, i cosiddetti muri a secco, senza impiego di malta; murature di
pietra squadrata o anche dette di pietra concia, costituite da elementi lapidei di forma regolare; murature
di pietrame listato con mattoni.
Le murature di mattoni e blocchi sono realizzate con elementi in laterizio pieni o semipieni. Nel primo so ci
si riferisce alla muratura in mattoni che può avere le seguenti giaciture: a una testa (o a spessore); a due o
più teste; in foglio (detto anche di costa o di coltello). Pareti realizzate disponendo i mattoni secondo la
dimensione minore, e di conseguenza non portanti. La muratura di blocchi di laterizio consente un solo tipo
di disposizione in opera. Le murature in blocchi di calcestruzzo Sono di tre tipi: calcestruzzo normale, argilla
espansa, calcestruzzo cellulare. Loro utilizzo presenta una serie di vantaggi derivanti dalla forma (blocchi
"maschiati"), dalla dimensione e, in alcuni casi, dalle caratteristiche di isolamento termico, acustico e di
resistenza al fuoco. Si deve evitare l'allineamento in orizzontale e in verticale dei giunti di due filari
adiacenti; infine, utilizzato come connessione tra gli elementi é quasi sempre un impasto formato da
grassello di calce, cemento, sabbia ed acqua, detto anche malta bastarda, di cui si è parlato in precedenza a
pag. 405.
Tipologie planimetriche degli edifici in muratura portante: Le murature di blocchi di laterizio o calcestruzzo
possono anche essere realizzate con l’inserimento di armatura metallica, diventando "murature portanti
armate". Si distinguono in:
- murature con armatura diffusa, quando l'armatura è formata da barre di acciaio ad aderenza
migliorata, poste in senso verticale e orizzontale e collegate mediante staffe;
- murature con armatura concentrata quando l'armatura è concentrata nella formazione di pilastri
verticali a 4-5 mt di interasse, uniti a loro volta da cordoli orizzontali.
Le pareti di calcestruzzo armato (sett) sono utilizzate normalmente per pareti contro terra, parenti
di "caveau" di banche, pareti di compartimentazione antincendio, pareti dei vani scala. Convenzionalmente
le murature portanti su cui poggiano e si connettono i solai sono dette muri maestri, mentre le altre sono
definite muri di spina.
2.3. SOLAl
I solai sono gli elementi strutturali che costituiscono il generico piano dell'edificio. Sono elementi piani a
giacitura orizzontale o inclinata e trasferiscono i carichi relativi al peso proprio, al sovraccarico permanente
ed al sovraccarico accidentale agli elementi strutturali portanti, orizzontali. L'evoluzione delle tipologie
costruttive dei solai è rivolta all'ottimizzazione delle seguenti caratteristiche tecniche: elevata capacità
portante; modesta deformabilità; peso ridotto; resistenza al fuoco; buone proprietà isolanti, termiche ed
acustiche.
Le tipologie costruttive possono essere suddivise in: solai per uso civile: caratterizzati da luci normalmente
inferiori a 7-8,00; solai per uso industriale: caratterizzati da grandi luci e/o sovraccarichi accidentali elevati
(superiori a 600 Kg/mg); solai in legno.
I Solai possono essere realizzati sia interamente in opera, sia parzialmente prefabbricati e completati con
getti di calcestruzzo sono sostenuti o da cordoli o da travi. Si tenga presente che: il cordolo è un elemento
di calcestruzzo armato che costituisce l’appoggio del solaio e ha la funzione di distribuire uniformemente i
carichi su una muratura portante continua, non è soggetto a flessione e svolge solo il ruolo di collegamento
dei solai agli elementi portanti verticali continui. La trave è un elemento di calcestruzzo armato che
sorregge i solai e ha la funzione di trasmettere carichi ai pilastri, e prevalentemente soggetta a sollecitazioni
di flessione e taglio.
Le travi possono avere sezione rettangolare oppure sezione a T. In quest' ultimo caso si distinguono in:
-trave ribassata: trave la cui sezione presenta un'altezza tale da sporgere al di sotto del solaio;
-trave rialzata: la cui sezione presenta un'altezza tale da sporgere al di sopra del solaio;
-trave in spessore (o trave piatta): trave la cui forma è caratterizzata da una base molto maggiore
dell'altezza;
-trave parapetto: trave rialzata con sezione di notevole altezza, realizzata sul perimetro di un solaio per
formare un elemento di protezione e per coprire una luce rilevante.
Solai per uso civile
Solai misti in C.a. o C.a.p. e blocchi di alleggerimento:
Sono realizzati da laterizi forati (detti pignatte, lunghe 40 cm e larghe 25 cm) disposti in file nel senso delle
forature, alternati a travetti prefabbricati di minimo 10 cm gettati in opera, resi solidali da una soletta
superiore di collegamento armata con rete elettrosaldata. i travetti ad armatura lenta sono realizzati con
fondelli in laterizio sorretti da un traliccio in ferro. La dimensione del traliccio, ovvero del travetto
prefabbricato, determina le luci cui devono essere posti i puntelli durante le fasi di getto. Attualmente i
solai con travetti in C.a.p. sono di utilizzazione sempre meno frequente.
Solai con lastre prefabbricate in C.a.: l’elemento prefabbricato è costituito da una lastra in C.a. avente
spessore di 4-6 cm e larghezza pari a 1,20 m oppure a 2,40 m. dette lastre, chiamate anche predalles,
hanno già incluse le armature a momento positivo. Fra i tralicci sono posti elementi di alleggerimento in
laterizio o, più frequentemente, in polistirolo o poliuretano. Il getto di completamento è costituito da lastre
sono armate con rete elettrosaldata. Solaio a predalles offre una notevole resistenza al fuoco e per questo
trova frequente utilizzazione per coperture di garage. Nell’ambito dei solai di uso civile, una tecnologia che
si sta diffondendo anche nelle opere di edilizia ordinarie e quella della precompressione in opera, detta
post-tensione, abbinata ai solai progettati a lastra in c.a. e gettati in opera. Consiste nel posizionamento, sul
piano continuo della cassaforma, di cavi lenti in acciaio inguainati e lubrificati da una sostanza grassa.
Quest’ ultima viene utilizzata quale protezione contro la corrosione dell'acciaio e per impedire al trefolo di
aderire al calcestruzzo. Il calcestruzzo impiegato è di tipo ordinario. Nel caso al solaio a getto pieno
predisposto il piano di casseforme continuo, si posano i ferri di armatura lenta interiore, i cavi di
precompressione. i ferri di armatura lenta superiori e si esegue il getto del calcestruzzo. Le operazioni di
tesatura dei cavi avvengono ad una data maturazione avvenuta. Tale tecnologia è abbinabile anche alla
presenza di alleggerimenti per solai interni a perdere, quali blocchi di polistirolo o plastica riciclata. Tale
tecnica permette di coprire luci molto ampie e sbalzi elevati mantenendo spessori strutturali del solaio
contenuti.
Solai con elementi prefabbricati in c.ap.: Si realizza così un solettone con portanza unidirezionale con urna
soletta superiore avente le capacità di trasferire il carico anche trasversalmente.
Solai a pannelli alleggeriti: Sono elementi prefabbricati in c.a. precompresso avente sezione rettangolare
con fori interni di alleggerimento. Le larghezze sono generalmente 1,20 m o 0,60 m, mentre le altezze
dipendono dalla luce e dal carico utile, disposti uno accanto all'altro e resi solidali con una soletta superiore
gettata in opera. Come sempre nel caso di elementi in c.a. precompresso con armatura pre-tesa, ê
necessario che, in corrispondenza degli appoggi, vengano disposte delle armature ordinarie per un tratto di
lunghezza superiore alla lunghezza di trasferimento della precompressione. Dette armature vengono
disposte nelle forature di alleggerimento e nelle nervature realizzate tra un pannello e l'altro.
Solai in lamiera grecata: solai di lamiera grecata senza soletta; solai di lamiera grecata con soletta
collaborante. Hanno un peso estremamente basso ed un'ottima resistenza ai carichi. Viene poggiata su
profilati d'acciaio (doppio T-IPE) e fissata ad essi tramite saldatura o fissaggio a sparo.
Solai in legno
Caratterizzano edifici antecedenti all'800. Sono costituiti da travetti di legno disposti parallelamente con un
interasse che va da 50 a 100 cm, in ambienti di dimensioni non superiori ai 3 o 4 metri; nel caso di
dimensioni maggiori vengono disposte alcune travi dette travi principali che fungono da appoggio per i
travetti. Superiormente ai travetti è posto un assito di tavole di 3-6 cm di spessore accosta tra loro. Al di
sopra di esso viene poggiato normalmente un massetto in calcestruzzo, armato da rete elettrosaldata, per
irrigidire il solaio ed infine il sottofondo e la pavimentazione.
Utile precisazione va fatta per il solaio di fondazione di un edificio; i sistemi realizzati devono concorrere
alle migliori condizioni possibili di salubrità degli ambienti:
vespaio, composto da una successione di strati di materiale inerte a granulometria decrescente
vespaio aerato, realizzato con muretti di mattoni, tavelloni di laterizio poggianti tra un muretto e l’altro e
getto di calcestruzzo armato di circa 5cm di spessore. Gli spazi tra i muretti costituiscono i canali di
ventilazione collegati all’esterno attraverso aperture sulle murature perimetrali o in caso interrato collegate
all’intercapedine perimetrale aerata.
sistema a granchio, realizzato attraverso l'uso di elementi prefabbricati modulari plastici detti a “granchio"
o "a cupolotto", posati su un sottofondo di magrone che funga da piano di posa; gli elementi, montati ad
incastro, creano una cassaforma a perdere su cui viene realizzato il getto di C.a. In questa maniera si crea
un’intercapedine ventilata che unitamente alla natura plastica degli elementi, a contatto con il terreno,
impedisce fenomeni di risalita di umidità.
La progettazione strutturale dei solai, come ogni altro elemento strutturale, si effettua sulla base del
seguente procedimento:
1) predimensionamento;
2) analisi dei carichi;
3) individuazione del modello di calcolo;
4) determinazione delle sollecitazioni;
5) dimensionamento delle armature e verifiche delle tensioni nei materiali.
Qualora vengano impiegati solai misti in c.a. e c.a.p. con blocchi di alleggerito non inferiore a 12 cm. Tali
valori, prescritti per solai che non siano di copertura, forniscono anche un alleggerimento, l'altezza minima
consentita, per la parte strutturale, pari ad 1/25 della luce e comunque controllo della deformabilità del
solaio sotto carico.
2.4. SCALE
Dal punto di vista funzionale, le scale costituiscono l'elemento architettonico di collegamento tra Iivelli o
piani dell'edificio. Le problematiche architettoniche sono molteplici sia nei confronti della funzionalità
d'insieme, che del giusto posizionamento degli elementi architettonici costituenti le scale anche in
riferimento alle prescrizioni normative di sicurezza e di abbattimento delle barriere architettoniche.
Tipi di scale: Scale rettilinee ad una rampa: per il collegamento di case unifamiliari singole o aggregate di
tipo duplex o triplex, senza obbligo di pianerottolo intermedio
Scale a due rampe rettilinee parallele per i collegamenti di alloggi di edifici plurifamiliari, senza obbligo di
pianerottolo interpiano dopo massimo 11 alzate.
Scale a tre rampe: per realizzare spazi interni molto caratteristici propri di edifici di rappresentanza pubblici,
di spettacolo;
Scale a quattro rampe: in edifici con altezza di interpiano rilevante;
Scale palladiane: per edifici con altezze di piano superiori a 5 metri;
Scale a rampe curve: a chiocciola, elicoidali.
Scale possono essere realizzate in c.a. normale o prefabbricato, in acciaio e in legno. Nel primo caso la
realizzazione può essere riconducibile ad uno dei seguenti tipi:
-Scala a gabbia intelaiata, con struttura costituita da pilastri posti in corrispondenza dei vertici del vano
scala;
-Scala con struttura a setti portanti perimetrali,
Questi due tipi, tra i più usuali nella residenza, hanno la struttura delle rampe che può essere ulteriormente
suddivisa in 3 tipi, di cui il primo detto:
-trave a ginocchio e gradini a sbalzo (o con soletta collaborante), prevede la realizzazione di ogni rampa
inclinata mediante una trave ad asse spezzato, incastrata alle estremità alle strutture verticali, dalla quale
partono i gradini a sbalzo.
- il secondo tipo è detto a soletta rampante di circa 10-12 cm, cioè una soletta piana in C.a. ad asse
spezzato, poggiata sulle strutture perimetrali (le travi del pianerottolo). Successivamente vengono realizzati
i gradini, in laterizio sull'estradosso della soletta;
- infine il terzo tipo, con solaio ad asse spezzato; è simile al precedente, ma con la differenza che la soletta
in latero-cemento gettata in opera ha casserature tali da formare pedate e alzate, a rustico, della rampa.
Scale per edifici terziari:
-Scale con setto anima, la cui struttura è costituita da un setto in c.a. posto centralmente alla scala. Tale
soluzione permette la creazione di scale aperte verso l'esterno
-Scale con pilastri anima, la cui struttura simile, alla precedente, è però costituita da due o più pilastri posti
al centro della scala.
Nel caso invece di scale in acciaio e/o legno, queste sono riconducibili a due schemi: trave a ginocchio
centrale, detta anche "trave anima", con i gradini poggianti su di essa a bilanciere, doppie travi a ginocchio
poste sui lati della scala su cui poggiano i gradini.
2.5. CHIUSURE VERTICALI
Pareti perimetrali portate
E pareti perimetrali portate, dette anche tamponature o, nel sud Italia, pareti di "tompagno, sono proprie
delle strutture portanti puntiformi in C.a. o acciaio, e hanno lo scopo di delimitare e proteggere gli ambienti
dalle condizioni climatiche. Gli spessori adatti a rispondere adeguatamente alle tematiche di isolamento
termico vanno da un minimo di cm 40, a salire, sempre in rapporto alle caratteristiche dei materiali
utilizzati. Non hanno funzione portante, poiché sono sorrette dal solaio di ciascun piano dell'edificio. Si
dividono in:
- murature di tamponamento realizzate in mattoni, blocchi di laterizio normale o alveolare, o di
calcestruzzo leggero. A loro volta possiamo suddividerle in pareti monostrato, con rivestimento a
cappotto, con strato isolante interno ed infine a cassa vuota (o con intercapedine);
- pannelli di notevoli dimensioni a loro volta suddivise in pareti di pannelli pesanti e pareti di
pannelli leggeri
- Pareti mono strato, con rivestimento a cappotto e facciata ventilata,
- pareti perimetrali trasparenti,
- pareti contro terra
Murature di tamponamento: Pareti monostrato: usate per edifici civili e per la realizzazione di pareti alte
fino a 6 m. Sono realizzate con un unico strato di muratura composta da blocchi di laterizio alveolato che
abbinano una buona resistenza meccani adeguato livello di coibenza termica e acustica.
Pareti con rivestimento a cappotto: realizzate con uno strato interno autoportante in blocchi di laterizio o
calcestruzzo e uno strato esterno con funzione di isolante (pannelli di fibra di vetro ad alta densità) a sua
volta protetta da malta armata con rete e finitura con uno strato di intonaco plastico.
Pareti con strato isolante interno: realizzate all'esterno con mattoni o blocchi non isolati, anche a faccia
vista, e pannelli interni isolanti (polistirolo espanso O cartongesso) muniti di barriere al vapore per evitare
formazione di condensa.
Pareti a cassa vuota o con intercapedine: realizzate con due strati più o meno distanziati (4-10 cm in
mattoni e blocchi di laterizio o in blocchi di argilla espansa e calcestruzzo cellulare. Tra i due vie
un'intercapedine d'aria e l'eventuale inserimento di uno strato di materiale isolante (pannelli, materiale
sciolto o iniettato). Lo strato esterno può essere intonacato o realizzato con mattoni faccia vista.
Pareti di pannelli
Pannelli pesanti: propri di tecnologie costruttive particolari, tipo i procedimenti a tunnel, ove la parete in
C.a. realizzata fuori opera viene fissata mediante particolari accorgimenti e rivestita all’interno di un
pannello isolante. Sono stati utilizzati in passato in taluni interventi "emblematici" di edilizia residenziale
pubblica.
Pannelli leggeri definiti anche a sandwich: propri di edifici industriali o per uffici, sono costituiti da due
lamiere grecate, montate su intelaiature, all'interno delle quali viene posto uno strato isolante. Tali
chiusure sono de finite "curtain-wall", termine che indica la facciata continua.
La facciata ventilata
Particolare tipo di parete perimetrale in cui il rivestimento esterno è leggermente staccato dalla parete
interna in maniera tale da creare un’intercapedine lungo tutta l'altezza dell'edificio, all'interno del quale i
moti convettivi dell'aria favoriscono l'eliminazione del calore accumulato per irraggiamento.
Schematicamente la facciata ventilata è composta da:
- monostrato di rivestimento esterno costituito da lastre di vari materiali (es. pietra, sandwich tallico,
laterizio, vetro, ecc.);
- intercapedine d'aria;
- strato isolante;
- parete realizzata in blocchi o pannelli prefabbricati in cemento armato.
Questo particolare tipo di chiusura consente nel periodo estivo il raffrescamento mentre periodo invernale
la ventilazione asciuga l'eventuale umidità accumulata sullo strato isolante cosi fenomeni di condensa.
L’intercapedine d'aria ha uno spessore variabile tra 2 e 5 cm, onde consentire la circolazione naturale
dell'aria (effetto camino). Rispetto ad altri sistemi di chiusura, la parete ventilata, per il suo funzionamento,
offre notevoli vantaggi, specie in riferimento a risparmio energetico, é per questo che il suo impiego è
diffuso sia nelle nuove costruzioni, sia nel recupero di quelle esistenti.
Pareti perimetrali trasparenti: fanno parte di questo tipo di pareti le facciate continue, le facciate continue
con vetro strutturale, facciata sospesa, la facciata a doppia pelle. Caratteristica generale per tutti i tipi è il
passaggio alla luce. Le tipologie principali sono:
-le facciate con vetro strutturale, composte da elementi autoportanti di vetro, di lunghezza generalmente
variabile dai 3 ai 7 metri e lunghezza fino ai 3 metri. L'uso di questi elementi prevede l'adozione di un telaio
metallico al quale collegare le lastre tramite giunti costituiti da un complesso di viti, bulloni, distanziatori in
acciaio inox, dette "stelle" o "ragni" a 2 o 4 bracci a seconda che la connessione sia tra 2 o 4 lastre;
- le facciate sospese, costituite da una struttura portante alla quale sono appese le lastre di vetro tramite
l'impiego di fissaggi snodati e puntuali che evitano le trasmissioni alle lastre dei movimenti della struttura.
Montate le lastre, gli interstizi creatisi con il montaggio sono sigillati con giunti di silicone estruso;
- la facciata continua a doppio involucro è cosi definita in quanto l'edificio vero e proprio è contenuto
all'interno di uno spazio delimitato da un paramento a due peli, il cui clima interno è regolato da sistemi
tecnologici avanzati quali schermature e/o impianti. Il principio su cui si fonda il funzionamento dei sistemi
di facciata a doppio involucro è quello dell'isolamento dinamico dovuto alla ventilazione, naturale o
meccanica, presente nell'intercapedine d'aria tra i due schermi (pelli) che, opportunamente gestita e
controllata, permette di ottenere le migliori caratteristiche prestazionali nei diversi periodi dell'anno e della
giornata.
Pareti controterra
Nelle chiusure verticali realizzate al di sotto del piano di campagna, è di particolare importanza risolvere il
problema dell'umidità proveniente dal suolo. E indispensabile, quindi, interporre un elemento di barriera a
protezione delle parti interrate, come strati impermeabilizzanti (guaina tagliamuro), o ricorrere a particolari
soluzioni costruttive quali intercapedini, larghe da minimo cm 30 a massimo cm 150, quando utilizzate in
funzione anche di vie di fuga.
Chiusure verticali interne
per chiusure verticali interne si intendono tutti quegli elementi tecnici verticali, atti a suddividere e
articolare gli spazi interni di un edificio. ovviamente ognuna di queste caratteristiche è relazionata alla
destinazione d'uso finale dell'edificio, al punto tale che la prima macro classificazione è quella costruttiva.
Da un punto di vista funzionale elementi che la classifichino e la caratterizzino sono
-essere una parete portante o portata
- avere spessori adeguati per rispondere a problematiche impiantistiche, fono e/o termoisolanti,
- essere parete tagliafuoco;
- essere opaca o trasparente.
Tutti questi elementi possono, singolarmente o in associazione tra loro, fornire la soluzione più idonea per
le esigenze prestazionali richieste. Lo spessore può variare dai 4cm del cartongesso ai 10 cm dei blocchetti
in laterizio; nel caso poi la parete sia divisoria tra unità immobiliari diverse o tra appartamenti e spazi
comuni é bene arrivare a spessori di almeno 30 cm, che garantiscano un buon isolamento acustico. Da un
punto di vista costruttivo la parete può essere realizzata in mattoni o conci legati con malta o da pannelli
prefabbricati fissati a telai mobili. Nel caso della parete di mattoni o conci, la parete sarà completata da
intonaco o strato di finitura. L'intonaco ha uno spessore variabile da 1 cm a 2 cm su ogni faccia della parete.
Nel caso di elementi prefabbricati questo elemento spesso manca. Infine lo strato di finitura completa
l'intonaco o il paramento della parete ed è composto da scialbatura più pittura.
2.6. COPERTURE
Sono composte da un manto di copertura che garantisca la tenuta all'acqua e da una struttura portante che
lo sorregga, oltre ad eventuali ulteriori strati con funzione di isolamento termico/acustico, quando gli
ambienti sottostanti sono abitabili, ha uno spessore che va da un minimo di cm 40 a salire. In base alla
pendenza si suddividono in: tetti a falda con pendenza più o meno accentuata in relazione alle normative e
ai materiali di cui è composto il manto; tetti piani con pendenza 1-2% tale da garantire lo smaltimento delle
acque meteoriche.
Tetti a falda: In base agli strati di composizione e per ambienti sottostanti non abitabili (soffitte cantine) si
avranno: coperture non isolate e non ventilante, coperture non isolate e ventilante. Nel caso di sottotetti
abitabili avremo coperture isolate e non ventilate dette anche a tetto caldo, in alternativa avremo
coperture isolate e ventilate dette anche a tetto freddo quando si vogliono creare le migliori condizioni
ambientali nel locale situato all'ultimo piano nella stagione estiva. Da un punto di vista strutturale i tetti a
falda possono essere a capriata e orditura in legno, a capriata e profilati d'acciaio, a capriata e pannelli di
c.a. precompressi o infine, con solai in c.a. ll primo tipo e tipico degli edifici rurali e di edifici oggetto di
recupero o restauro. Il secondo e il terzo tipo sono propri dei capannoni industriali. Il quarto tipo è tipico di
edifici di civile abitazione moderni. Quest ultimo ha molti vantaggi: ridotti costi di manutenzione (rispetto
alle strutture in legno) e un buon livello di inerzia termica, adatto quindi alla copertura di edifici con
sottotetti abitabili. Infine il manto di copertura puó essere realizzato con tegole di laterizio (alla romana, a
coppi di Francia, di Grecia), materiali lapidei (ardesia, tipico della Liguria, o lastre di pietra), scandole in
legno, tegole bituminose (tegole olandesi). lastre di fibrocemento e infine coperture in lastre di rame. Per
quel che riguarda la pendenza dei tetti a falda, una prima classificazione é quella relativa alla zona climatica.
In tal senso quindi avremo, come valori consigliati:
Alta montagna 60% e oltre
Zone alpine 50-60%
Alto Appennino 45%
Basso Appennino 35%
Pianura Padana 35%
Italia centrale 30-35%
Italia meridionale 25%
Ulteriore classificazione è quella legata alla tipologia di elemento di finitura utilizzato. In tal senso avremo
una distinzione tra coperture continue e coperture discontinue. Nelle prime, con finitura in lamiera o
similari, la pendenza andrà da almeno i 6° a salire, pari a circa l'11%. Chiaramente, all'aumentare della
pendenza, gli elementi di finitura delle coperture di tipo discontinuo non potranno essere semplicemente
appoggiati, ma dovranno prevedere dei sistemi di fissaggio e ancoraggio. Per lo smaltimento delle acque
meteoriche i canali di gronda possono essere in lamiera zincata, acciaio inox, rame, PVC o anche realizzati
da un cornicione in c.a.

Le capriate
La capriata lignea, a forma di triangolo con il lato orizzontale detto catena, con funzione ci è appoggiata alle
estremità al muro; sulla catena, con opportuni intagli, vengono poggiati i due lati inclinati del triangolo che
si chiamano puntoni. Ciò lo si ottiene con la capriata palladiana semplice: alla capriata triangolare semplice
si aggiunge un elemento verticale detto monaco e due razze inclinate chiamate saette e saettoni. lI monaco
serve a riunire la testa dei puntoni e a sorreggere la trave orizzontale che costituisce il colmo del tetto. L'at
tacco della catena al monaco si ottiene tramite una staffa di sospensione in ferro che ha la semplice
funzione di garantire la planarità della struttura. La capriata metallica, realizzata in ferro, acciaio o
alluminio, e simile alle capriate lignee, salvo che per le giunzioni che, essendo realizzate tramite chiodature,
bullonature O saldature, fanno si che il comportamento statico lo si possa paragonare, in alcuni tipi
particolarmente articolati e complessi ad una vera struttura reticolare piana. Infine le capriate in c.a., le
meno diffuse poiché molto più pesanti di quelle in legno o acciaio e anche molto complesse da realizzare e
da porre in opera, quando costruite fuori opera. Hanno però il vantaggio di non necessitare di
manutenzione rispetto alle capriate metalliche e quindi da preferire ad esempio in prossimità del mare.
Tetti piani
Si suddividono in non praticabili, quando con parapetto inferiore a 100 cm e accessibili solo per operazioni
di manutenzione; praticabili quando muniti di parapetto uguale o superiore a 100-110 cm e accessibili alle
persone tramite vano scala. La classificazione degli strati di un tetto piano é la seguente:
1) elemento di finitura orizzontale pavimentazione
2) strato di impermeabilizzazione, realizzato con membrane bituminose
3) strato di pendenza, realizzato con getto di calcestruzzo atto a consentire il corretto smaltimento delle
acque meteoriche (1-2°%); costituisce in alcuni casi il supporto alla impermeabilizzazione
4) strato di separazione, inserito per evitare i danni alla impermeabilizzazione prodotti da eventuali
5) strato di isolamento termico, realizzato con pannelli termoisolanti di bassa comprimibilità
6) barriera al vapore
7) strato portante, realizzato con soletta in c.a., con un solaio misto in latero-cemento
TETTO FREDDO (TERRAZZA) il tetto freddo è caratterizzato da un’intercapedine posta tra l’isolante termico
e ‘impermeabilizzazione che smaltisce il vapore attraverso apposite aperture poste ai lati della copertura.
-Copertura in lastre
-Strato di ghiaia
-Strato di separazione
-Impermeabilizzazione
-Tavolato
- Areazione trasversale
- Isolamento termico
-Costruzione portante (solaio in calcestruzzo)
Il tetto caldo è caratterizzato dallo strato isolante posto tra la barriera al vapore, posta all'estradosso della
struttura, e l'impermeabilizzazione, posta superiormente. E la soluzione più diffusa.
ll tetto rovescio
Il tetto rovescio si ha quando lo strato isolante è posto sopra l'impermeabilizzazione che di conseguenza
funge anche da barriera al vapore. L’isolamento però deve essere a "celle chiuse" cioè insensibile all'azione
di acqua e gelo e, ad esso, Si deve sovrapporre uno strato di ghiaietto che funga sia da zavorra che da
protezione all'irraggiamento.
ll tetto a giardino pensile: Per proteggere 'impermeabilizzante dall'azione delle radici si pone una
membrana protettiva in alluminio o poliestere unitamente ad un additivo aggiunto nel bitume che blocca lo
sviluppo e la penetrazione delle radici. Inoltre viene creato superiormente uno strato drenante di minimo
10 cm (ciottoli) e uno strato filtrante (tessuto -non tessuto) per evitare la penetrazione verso il basso del
terreno di coltura. Lo spessore totale, comprensivo della parte strutturale e dei vari strati che compongono
la copertura a verde, è di minimo 80/100 cm.
ll tetto negli edifici storici e nel recupero: Con riguardo alle disposizioni delle falde i tetti possono essere: ad
una falda appoggiata su due muri perimetrali di cui uno di colmo ed uno di gronda; oppure su incavallature
reticolari; a due falde o a capanna appoggiate su due muri perimetrali di gronda e su un muro o trave di
colmo; oppure su capriate; a quattro falde o a padiglione quando il tetto appoggia sui quattro lati del
perimetro rettangolare o quadrato per cui ad ogni lato del perimetro corrisponde una falda. Per
tracciamento della geometria planimetrica delle falde di un tetto si tracciano le bisettrici degli angoli
formati dalle linee di gronda; dette bisettrici individuano le linee che possono essere di compluvio o di
displuvio, le prime coincidenti con I’ angolo rientrante formato da due spioventi del tetto verso il quale
confluisce l'acqua piovana. le travi di compluvio e di displuvio chiamate cantonali ed i puntoni d'angolo. Gli
schemi strutturali più comunemente adottati in Italia sono denominati alla lombarda" ed alla "piemontese".
Il tetto con orditura alla lombarda prevede la struttura portante principale, costituita da capriate o da muri.
Il tetto con orditura alla piemontese prevede invece la struttura portante principale disposta nel senso
longitudinale della pianta, costituita da una trave di colmo, appoggiata su pilastri, oppure da un muro di
spina.
7.1SOLANTI, IMPERMEABILIZZANTIE BARRIERA AL VAPORE
L’isolante ha la funzione di isolare termicamente e/o acusticamente un ambiente da un altro o dall'esterno.
Tutti i materiali che hanno un'elevata resistenza termica (R S/) e quindi una scarsa capacità di trasmettere
calore, espressa dal valore del coefficiente di conducibilità termica lambda, si possono definire
termoisolanti. Allo stesso modo tutti i materiali che hanno un elevato potere fonoassorbente espresso dal
coefficiente di assorbimento (inteso come quantità di energia sonora non riflessa e non trasmessa) si
possono considerare isolanti acustici. La caratteristica fondamentale di questi materiali è quella di avere
una struttura porosa e fibrosa in grado di contenere una notevole quantità d'aria; sono inoltre dotati di
bassi valori di peso proprio unitario e privi di rigidità. Sono anelastici (incapaci di riprendere la forma
originaria al cessare della sollecitazione) e quindi incapaci di entrare in vibrazione e di diventare essi stessi
una fonte secondaria di rumore. A titolo esemplificativo isolanti termici sono: argilla espansa, vermiculite,
lana di vetro, lana di roccia fibra di cellulosa, fibra di legno, fibre di legno mineralizzate, fibra di canapa,
fibra di cocco, fibra di lino, sughero, polistirene, polistirene espanso, polistirene estruso, poliuretano, lana
di pecora, vetro cellulare. A titolo semplificativo gli isolanti acustici sono invece: lana di vetro, lana di roccia,
lana di canapa, sughero carbonato di calcio, l'ossido ferroso, il carbonato di sodio. L’impermeabilizzante è
invece un materiale o uno strato specifico avente la funzione di impermeabilità. Si posiziona in tratti dove
c'è un rischio maggiore, come ad esempio sul tetto, costantemente esposto alle piogge e alla neve, e nelle
fondazioni, in modo da contrastare la risalita dell'acqua per capillarità. Esempi di impermeabilizzanti sono:
conglomerati bituminosi, guaine bituminose, guaine elastotermiche. Un accenno va fatto alla barriera al
vapore, che serve a proteggere l'isolante dalle infiltrazioni dovute all'eventuale formazione di condensa
negli strati interni. La posizione della barriera al vapore dipende sempre dal flusso del calore e deve esser
messa a ridosso dell’isolante dalla parte da cui arriva l'aria calda dell'ambiente interno riscaldato. La
funzione della barriera al vapore è quella di ridurre drasticamente la traspirabilità del materiale isolante per
abbattere il valore del vapore, e può essere realizzata con membrane bituminose, con fogli di polietilene,
PVC o alluminio.

2.8. INFISSI
Per quel che riguarda il dimensionamento gli aspetti di cui tenere conto sono: la normativa sui potatori di
handicap I. 13/1989 d.m. 236/1989 (vedi schede Guida pratica alla progettazione, VI edizione, Maggioli,
2017); la normativa nazionale che prevede la presenza di un rapporto tra la superficie di pavimento
dell'ambiente e le finestre (RAI) di minimo di 1/8. A livello prestazionale gli infissi esterni possono essere
suddivisi in: serramenti esterni: finestre, porte-finestre, porte; schermi: persiane, scuri, avvolgibili,
veneziane, frangisole, tende.
Gli elementi costituenti il serramento: serramento è formato dal controtelaio, ammorsato alla muratura
attraverso zanche (o tasselli) dal telaio fisso e dal telaio mobile (0 anta), la parte apribile del serramento,
annessa al telaio fisso.
Classificazione dei serramenti in base al materiale
Da un punto di vista materico i serramenti si dividono in
serramenti in legno;
serramenti in lega di alluminio;
serramenti in acciaio preverniciato
serramenti in PVC rigido.
I serramenti in legno hanno caratteristiche positive quali l'elevata coibenza termica e la buona lavorabilità,
si associano diverse limitazioni quali la deteriorabilità e l'elevata sensibilità alle variazioni di umidità.
I serramenti metallici, a fronte di positive caratteristiche di indeformabilità e di limitata sezione del telaio
(con conseguente superficie illuminante superiore del 20% rispetto ai precedenti), hanno il grosso
inconveniente di essere buoni conduttori di calore, con conseguente formazione di condensa.
I serramenti in alluminio hanno caratteristiche di alta resistenza agli agenti atmosferici e vasta gamma di
colori.
I serramenti in acciaio, zincato e/o inox, sono caratterizzati da leggerezza, durata e buona tenuta all’aria.
I serramenti in PVC sono caratterizzati da una buona resistenza alla trasmissione del calore e da bassa
conducibilità acustica.
I serramenti in materiali misti, realizzati accoppiando alluminio e legno, o pvc e acciaio, tendono a sfruttare
al meglio le caratteristiche positive dei materiali impiegati, minimizzando o eliminando gli aspetti negativi.
principali tipi di vetro:
1) vetro tirato: presenta ondulazioni dovute al passaggio delle massa vetrosa tra i rulli,
2 vetro flot (cristallo): caratterizzato dall'avere le facce rigorosamente piane e parallele e con doti di
3)vetri colorati e laminati
4) vetri atermici e riflettenti: caratterizzati dall'attitudine ad intercettare e limitare la penetrazione della
brillantezza e luminosità;
5) cristalli atermici temprati: in grado di assorbire gli sforzi di trazione determinati dallo choc termico. Lo
choc termico avviene quando il vetro, sotto l'azione del sole, si riscalda nella parte centrale, mentre i bordi
incastrati alla battuta rimangono freddi. Ciò nei vetri atermici determina spesso la rottura, mentre nei
cristalli temprati questo non avviene;
6) vetri stratificati o accoppiati: sono composti da due o più lastre tra loro unite su tutta la superficie
mediante interposizione di film di materiale plastico (visarm, blindovis, ecc.); in virtù dell' effetto smorzante
del film plastico e della combinazione alternata con lastre di vetro, hanno un forte potere di isolamento
acustico;
7) vetro camera: costituito da due lastre separate da un distanziatore di alluminio, contenente un sale
disidratato che forma una camera in cui viene inserita aria secca o gas inerte; l'insieme è reso unitario da
una sigillatura ermetica lungo il perimetro. Si ottengono così ottime prestazioni termoacustiche.
8) vetri basso emissivi: sono rivestiti di ossidi metallici che, una volta depositati sul vetro, ne rafforzano le
proprietà di isolamento termico.
9) vetri selettivi: svolgono la funzione di "controllare" i raggi solari in modo tale da poter diminuire la
trasmissione del calore da loro emesso all'interno dell'edificio.
2.9. PAVIMENTAZIONI E RIVESTIMENTI
Si distinguono, per il livello prestazionale offerto, in pavimenti da interno e da esterno. Le pavimentazioni
interne si suddividono in:
-pavimentazioni realizzate con semilavorati (materiale lapideo, ceramica, legno, moquette, gomma,
linoleum)
- pavimentazioni gettate in opera (rivestimenti resinosi, pavimentazioni cementizie);
- pavimentazioni realizzate con tecniche tradizionali (pavimenti alla veneziana, palladiane, mosaici)
Le pavimentazioni da esterno devono essere caratterizzate da proprietà tali da renderle insensibili al gelo
(antigelive)e avere proprietà antiscivolo oltre a essere particolarmente resistenti all'usura. Si suddividono
in:
-pavimentazioni di lastre e piastrelle (beole, porfidi, clinker)
-pavimentazioni di cubetti (porfido);
-pavimentazioni di masselli di calcestruzzo.
I rivestimenti si distinguono in esterni ed interni. I primi vengono scelti in base alle dell'edificio, alle
aggressioni atmosferiche e a esigenze di carattere estetico. Essi devono resistere alle seguenti sollecitazioni:
- resistenza alle aggressioni chimiche;
- resistenza ai carichi (vento);
- tenuta all'acqua;
- trasmissione termica.
Si suddividono in:
rivestimenti di intonaci;
rivestimenti in lastre di materiale lapideo;
rivestimenti in lastre di fibro-cementO;
rivestimenti metallici;
rivestimenti di legno;
rivestimenti di piastrelle;
rivestimenti di laterizio.
I rivestimenti interni sono scelti in base alla loro capacità di conferire alle pareti interne il grado di
finitura e decorazione richiesto; sono poco esposti alle sollecitazioni meccaniche ma subiscono aggressioni
chimiche derivanti dai prodotti per la pulizia domestica. Si suddividono in:
rivestimenti di intonaci;
rivestimenti di materiali lapidei;
rivestimenti ceramici;
rivestimenti di legno.
2.10. IMPIANTI TECNICI
Premessa
Alla parte impiantistica spetta il compito fondamentale di dotare un edificio di tutte quelle predisposizioni
necessarie a conferirgli un comfort funzionale e abitativo rispondente alla sua destinazione d'uso. Gli
impianti che concorrono a conferire ad un edificio un buon grado di comfort funzionale e abitativo
Sono:
a) impianto elettrico da cui deriva il funzionamento di:
a1) impianto di illuminazione;
a2) impianto di telecomunicazione;
a3) impianto di sollevamento;
b) impianto di approvvigionamento idrico da cui deriva la distribuzione di acqua potabile, acqua a alda
e l'uso di apparecchi idrosanitari;
c) la raccolta e il trattamento delle acque reflue urbane
d) la raccolta e il trattamento dei rifiuti;
e )la distribuzione del gas e i relativi impianti;
f) impianti termici e di condizionamento;
g) impianti antincendio.
Impianto elettrico: L'energia elettrica prodotta da una centrale viene distribuita alle varie utenze attraverso
una distribuzione esterno fino al contatore; da questo parte l'impianto di distribuzione interno che prende
il nome di impianto elettrico, di competenza del privato che ha stipulato un contratto di utenza conl'ente
erogante. Le opere che costituiscono l'impianto elettrico sono:
allaccio alla rete di distribuzione esterna (a cura dell'ente distributore);
realizzazione del quadro elettrico per il controlloe la distribuzione:
realizzazione della rete di distribuzione;
realizzazione della rete di terra;
installazione degli utilizzatori.
a1) Elementi costruttivi di un impianto elettrico sono:
1. quadro elettrico;
2. conduttori, relativi tubi protettivi e cassette di derivazione;
3. apparecchi di comando e punti di utilizzazione;
4. impianto di messa a terra.
il contatore che registra i consumi delle singole utenze, direttamente accessibile, per la lettura, dagli
addetti. Dal contatore parte la colonna montante che arriva all'interno dell'unità condominiale, per
alimentare il quadro elettrico, incassato a parete, all'interno del quale sono inseriti gli organi di controllo,
cioè interruttori che consentono il distacco di tutto o parte dell'impianto dell'alimentazione elettrica. Questi
sono: l'interruttore generale, da cui si dipartono le linee di alimentazione. L'interruttore differenziale, detto
anche salvavita, il quale toglie corrente in caso di dispersioni anomale di corrente, l'interruttore
magnetotermico. Dal quadro elettrico, attraverso i vari interruttori, partono i conduttori, cioè fili di rame o
alluminio isolati da una guaina protettiva, sfilabili e inseriti a loro volta in tubazioni plastiche (PVC) che
corrono sotto traccia o a vista in apposite canalette. I conduttori, attraverso scatole di derivazione,
collegano le linee principali ai singoli punti di utilizzazione e/o di comando. I punti (o apparecchi) di
comando sono gli interruttori dei punti luce; si distinguono in tipo semplice (accensione e spegnimento di
un solo punto luce), deviato (punto luce comandato da due interruttori), invertito, commutato. Gli
interruttori sono posti a 90 cm dal pavimento, mentre le prese Sono a 30 cm da terra, salvo quelle relative a
piani di lavoro (cucina-bagno) che sono poste a 110 cm per favorire l'utilizzo degli elettrodomestici. Lo
schema distributivo della corrente dal quadro, attraverso normalmente due linee primarie, può essere di
tipo radiale, dorsale o dors0-radiale. Il primo prevede una linea per ogni ambiente da servire; è più costoso
ma ha il vantaggio, in caso di avaria, di non interferire con l'alimentazione degli altri ambienti. II tipo dorsale
prevede una unica linea per tutti gli ambienti.
a2) Impianti di telecomunicazione: si distinguono in impianto telefonico, impianto citofonico e antenna tv
a3) Impianti di sollevamento: suddivisi in ascensori, montacarichi, piattaforme elevatrici, a movimento
verticale e scale mobili. In ambito residenziale si usano ascensori, piattaforme elevatrici e montascale.
L'ascensore è costituito da una cabina chiusa di dimensioni minime dettate dal d.m. 236/89, che si muove
in vano proprio (van corsa) per mezzo di funi dotate di contrappeso e movimentate da un motore elettrico
(ascensore di tipo elettrico) oppure per mezzo di un pistone a cannocchiale mosso dalla pressione del fluido
in esso contenuto e generato da una pompa (ascensore di tipo idraulico oleodinamico). Il vano corsa deve
avere precise caratteristiche che variano in funzione dell'edificio da servire, del tipo di ascensore scelto
(elettrico o idraulico) e della velocità della cabina. La dimensione in pianta del vano corsa è funzione delle
dimensioni della cabina e del meccanismo di sollevamento usato. II numero di piani che si possono servire
con un ascensore idraulico è limitato ad un massimo di 6/7. La "piattaforma elevatrice" è costituita da una
piattaforma che si muove in vano proprio per mezzo di un pistone posto in movimento da una pompa che
mette in pressione il fluido. E’ usato per il superamento dei dislivelli da parte di persone con limitate
capacità motorie e rientra tra le soluzioni previste dalla normativa per il superamento delle barriere
architettoniche (d.m. 236/89).
Impianti nuovi:
se inferiori a 3.3 KW è sufficiente inserire un differenziale bipolare magnetotermico (salvavita)
se superiore a 3,3 KW va redatto il progetto dell'impianto
Norme applicative:
1, Sono proibiti i fili non sfilabili e devono essere anche unipolari e trefolati.
2. Possiamo avere:
A) Canalette esterne
B) Corrugati antifiamma (diametro 20-120 mm)
3. Le sezioni dei cavi devono essere:
diametro 1,5 mm: punti luce 1500 W
diametro 2,5 mm: prese 2500 W
diametro 4 mm: forza motrice (K- elettrodomestici caldaia)
4.lI colore del filo della messa a terra deve essere giallo/verde, mentre quello del conduttore di neutro blu
chiaro.
Impianto idrico (vedere fig. pag. 453 e succ.)
La fornitura di acqua potabile alle utenze private avviene attraverso un sistema di tubi di diametro
commisurato alle esigenze (da 13 mm a 1200 mm); i materiali impiegati sono la ghisa, l'acciaio, il polietilene
e il poliestere. Queste tubazioni sono posate sul sedime pubblico al di sotto delle strade dalla rete pubblica
ai punti di utilizzo il trasferimento dell'acqua potabile. può avvenire in tre modi:
per alimentazione diretta (a pressione);
a gravità mediante serbatoio (a caduta);
mediante impianto di sopraelevazione o autoclave (ove vi è poca pressione).
La rete di distribuzione dell'acqua, cioè l sistema di tubazioni che dalla presa stradale si dirama per andare
ad alimentare le colonne e le diramazioni, può essere di due tipi: ramificato o ad anello. La di distribuzione
dell'acqua può essere "a pressione" o "a caduta". l primo sfrutta direttamente la pressione dell'acquedotto
ed è integrato, nel caso di edifici alti, dall'autoclave. L'autoclave, costituito da una pompa, da un serbatoio
in pressione. Il sistema sfrutta invece la pressione garantita dall'acquedotto che alimenta un serbatoio
posto alto dell'edificio.
La raccolta e il trattamento delle acque reflue urbane: a seconda della loro origine, le acque di scarico di
origine domestica possono essere: nere, di provenienza dai servizi igienici; acque grigie, di provenienza da
lavandini, docce, ecc.; acque bianche, cioè l'acqua piovana caduta sui tetti, terrazze, cortili ecc. L'impianto
di scarico permette il trasferimento delle acque reflue dal punto di produzione al sistema fognario urbano.
Nei nuovi insediamenti è obbligatorio differenziare lo smaltimento delle acque bianche dalle nere e grigia.
Le acque nere e grigie confluiscono in apposti impianti di raccolta depurazione e smaltimento mentre le
acque bianche vengono disperse nel terreno tramite pozzi perdenti.
La distribuzione del gas
I combustibili gassosi più utilizzati per uso domestico sono il metano, trasferito per l'uso dai metanodotti e
da tubazioni e, più raramente il GPL. La parte di tubazione precedente il contatore è di competenza
dell'azienda erogatrice del gas, mentre la realizzazione e la manutenzione del tratto a valle del contatore è
dell'utente. Le tubazioni possono essere in acciaio, rame o polietilene, con spessori non inferiori ai 2-3 mm.
Vi sono precise prescrizioni in relazione alla posa dei tubi del gas: a seconda della loro posizione rispetto al
muro possono essere: a vista, sottotraccia, in canaletta o in alloggiamento. L’installazione di apparecchi a
gas in ambienti chiusi richiede particolari cautele. Infatti si deve garantire una buona combustione
attraverso l'immissione di aria esterna sufficiente e la corretta evacuazione dell'aria viziata dal processo di
combustione. Inoltre deve essere garantita l'evacuazione dei fumi da combustione attraverso i canali da
fumo che collegano l'apparecchio alle canne fumarie.
Impianti termici e di condizionamento
All'interno degli involucri edilizi è fondamentale perseguire il confort termico necessario:
temperatura dell'aria circa 18°-21° C;
temperature delle pareti circa 15°-20° C;
umiditå relativa 40%-60%;
velocità dell'aria 0,1-0,2 m/sec.
Tenendo conto di quanto riportato nelle norme UNI 10339, in:
a) impianto termico: controlla la temperatura;
b) impianto di termoventilazione: controlla temperatura, velocità e purezza dell'aria;
C) impianto di condizionamento: controlla temperatura, velocità e purezza dell'aria e umidità
d) impianto di climatizzazione: realizza e mantiene simultaneamente negli ambienti abitati le condizioni
termiche, igrometriche, di qualità, purezza e movimento dell'aria comprese entro i limiti richiesti per il
benessere delle persone.
Impianto termico di tipo tradizionale è costituito da un generatore di calore (es. caldaia) un sistema di
smaltimento, una rete di distribuzione del fluido e terminali di erogazione del calore (caloriferi). La
posizione della caldaia è in funzione della sua potenza e delle modalità di prelievo dell'aria per la
combustione. il sistema di allontanamento dei fumi avviene tramite camini o condotti ramificati. L'impianto
di riscaldamento, oltre al diverso tipo di combustibile utilizzato, può essere di tipo centralizzato o
individuale. Un’ impianto centralizzato é un sistema pensato per servire più utenze contemporaneamente;
tale soluzione è spesso utilizzata nei condomini e in altri grandi edifici perché ha un maggior rendimento
energetico. Generalmente gli impianti centralizzati sono dotati di una centralina di controllo con la quale
vengono impostati i tempi di accensione dell'impianto e viene regolata automaticamente la temperatura di
mandata dell'acqua ai radiatori, sulla base della temperatura esterna rilevata con una sonda. La normativa
più recente prevede oggi l'obbligo di installazione di un sistema di contabilizzazione del calore con il quale é
possibile ripartire equamente le spese per il riscaldamento fra i condomini. Per evidenti motivi di sicurezza
la caldaia deve essere installata in un locale idoneo, di dimensioni adeguate e con un ricambio d'aria
sufficiente. L’impianto individuale o autonomo, a servizio di una sola unità immobiliare, è invece costituito
da una caldaia che essenzialmente può essere di tipo "a camera stagna" o a "camera aperta". Le caldaie a
camera aperta o fiamma libera (chiamate anche "a tiraggio naturale"), a differenza di quelle a tipo stagno,
utilizzano l'aria del locale in cui sono poste per la combustione. Sono dotati di un dispositivo di sicurezza
che ne blocca il funzionamento in caso di anomalia nel sistema di scarico fumi, e possono essere installate
solo all'esterno o in appositi locali aerati ad esse destinati. Quelle a camera stagna o a tenuta stagna sono
costruite in modo che l'aria necessaria alla combustione venga presa dall'esterno tramite un tubo. La
caldaia a tenuta stagna può essere installata nel pensile della cucina, in bagno e, se è di tipo "turbo", può
essere installata in un monolocale, dove c'è anche il letto.
in particolare tipo di caldaia è quella a condensazione. A differenza degli altri modelli, la caldaia a
condensazione recupera il calore del gas di scarico, condensandolo e riutilizzandolo per riscaldare.
Permette quindi un notevole risparmio energetico e inquina fino al 60% in meno. Un altro vantaggio è
quello di essere a tenuta stagna, classificata come "tipo C, quindi installabile in ogni ambiente della casa,
ma con un tubo per eliminare l'acqua di condensa.
I terminali di erogazione del calore
Diverse sono le tipologie di erogazione di calore. Gli elementi radianti sono i terminali dell'impianto
attraverso i quali l calore contenuto nell’acqua viene ceduto all'ambiente circostante da riscaldare. I
radiatori presenti nelle abitazioni sono principalmente di due tipi: a riscaldamento radiante e convettivo
con una temperatura di circa 70 (i termosifoni); a riscaldamento radiante a bassa temperatura di circa 30-
40. I primi sono caratterizzati da una serie di elementi. Possono essere in ghisa, in alluminio e in acciaio
inox. La posizione dei radiatori è condizionata dal tipo di locale, dalle esigenze di arredamento e dalle
condizioni termotecniche dei locali attigui. Normalmente è preferibile mettere i radiatori lungo le pareti
esterne, sotto le finestre o in prossimità di porte-finestre, perché così si ottiene una distribuzione di calore
più uniforme. La distanza ideale tra il radiatore e la parete è di cm 5; tra pavimento e radiatore cm 10/15;
tra radiatore e mensola cm 10/12 circa. C'è però da dire che oggi, per ragioni di risparmio energetico e di
comfort, si preferisce l'impianto a pannelli radianti. Questo è un impianto per riscaldamento e
raffrescamento degli ambienti costituito da una centrale termica per il trattamento del fluido termovettore
(in genere acqua) che viene distribuito a bassa temperatura (30-40) tramite tubazioni o canalizzazioni. Le
serpentine sono posate, nei diversi locali dell'edificio, su uno strato di isolante termico, che va dai 2 ai 4 cm,
separato con un foglio protettivo di materiale sintetico e da un successivo strato di materiale
termoconduttore di circa 6-7 cm, nel quale vengono annegati i tubi. E’, inoltre, l'impianto di riscaldamento
ideale per sfruttare al meglio i pannelli solari come fonte di energia alternativa. Inoltre l'uso dell'impianto a
pannelli radianti permette, facendo scorrere nel periodo estivo nel serpentine acqua refrigerata 15-18°C,
una climatizzazione estiva.
Impianto di climatizzazione: L'impianto di climatizzazione è concepito per mantenere le condizioni di
temperatura, umidità e purezza dell'aria desiderate, indipendentemente dalla stagione estiva o invernale, o
condizioni esterne. Succintamente i climatizzatori possono essere: monoblocco, portatili, split.
2.11. CENNI SUI SISTEMI COSTRUTTIVI A SECCO E SULL'ARCHITETTURA SOSTENIBILE
Premessa
La costruzione degli edifici a uso residenziale in Italia ê per la quasi totalità eseguita con tecnologia detta
"ad umido", cioè con laterizi di diverso tipo uniti da malte di varia natura e da calcestruzzo armato. In altre
Regioni d'Europa e del mondo, invece, si sono sviluppate le tecniche di costruzione dette "a secco",
caratterizzate dall'assemblaggio di materiali stratificati di vario tipo su una intelaiatura leggera e resistente
di acciaio o legno, o nelle soluzioni ibride, in calcestruzzo armato. In questo periodo in cui è posta maggiore
attenzione al risparmio energetico, di efficienza negli edifici e ad una progettazione sostenibile si sono
iniziate a studiare e a realizzare anche nel nostro Paese soluzioni tecnologiche ed architettoniche che
portino ad edifici poco energivori. La tecnica a secco è in tal senso un sistema di costruzione ecosostenibile,
in quanto minimizza l'uso materiali, per altro in gran parte riciclabili e consente un elevato risparmio
energetico. La sostenibilità del sistema di costruzione consiste dunque nel miglior rapporto tra:
Costruzione, funzionamento, mantenimento, dismissione, impatto
La tecnologia stratificata a secco
Come accennato in precedenza, la costruzione a secco si può dividere in due grandi classi:
Costruzione a secco con struttura in acciaio
Costruzione a secco con struttura in legno
oltre a possibili soluzioni ibride con struttura in c.a, e rivestimenti esterni.
Gli elementi costruttivi che caratterizzano un edificio possono essere classificati in:
struttura portante (elementi verticali e orizzontali);
involucro e sistemi isolanti;
sistemi di partizione interni.
La costruzione a secco con struttura in acciaio
llsistema a secco si fonda sulla prefabbricazione e, in quanto tale, presuppone che i componenti
vengano fabbricati tutti in stabilimento con precisione e controllo della produzione.
Le due tipologie edilizie in cui si distingue l'edilizia prefabbricata in acciaio sono le seguenti:
strutture metalliche in carpenteria pesante o con profili sottili formati a freddo (CFS), con realizza-
zione interamente a secco, senza alcun getto in opera;
strutture metalliche in carpenteria pesante, con tamponamenti e copertura a secco e solai in strut-
ture miste.
Le strutture portanti in acciaio possono essere così classificate: Elementi strutturali in elevazione, in cui i
sistemi a telaio in profili in acciaio (ad esempio IPE, HE, profili sottili formati a freddo, ecc.) sono quelli più
frequenti e facili da ritrovare. La leggerezza, la resistenza del materiale e la possibilità di avere grandi luci
diventano fattori determinanti per la buona riuscita di un progetto. Un'alternativa, molto diffusa all'estero,
è costituita dai profili sottili formati a freddo. Questo sistema strutturale si basa sull'impiego di componenti
strutturali ottenuti mediante piegatura a freddo di lamiere sottili, opportunamente collegati tra loro per la
realizzazione di sistemi intelaiati portanti. I vantaggi offerti dall'utilizzo di questa tipologia sono la
leggerezza, l'elevata efficienza strutturale, la durabilità, la rapidità e semplicità di montaggio. Ciò si traduce
in una tecnologia costruttiva che consente la costruzione di fabbricati di piccole-medie dimensioni e la
realizzazione di sopraelevazioni ed ampliamenti. Solai e coperture, in cui possono essere utilizzate lamiere
grecate, lamiere grecate collaboranti (solai misti acciaio-calcestruzzo) e pannelli coibentati (tipo sandwich).
Elementi di questo tipo vengono impiegati sia per la realizzazione di solai interpiano. Si tratta di sistemi
costruttivi estremamente leggeri, che consentono tempi di realizzazione e montaggio ridotti, evitando
anche l'uso di puntelli e casserature nel caso di realizzazione di solai. Gli unici getti di completamento in
calcestruzzo, intatti, hann0 uno spessore di pochi centimetri.
Involucri e sistemi isolanti: Elemento fondamentale per le costruzioni a secco è il sistema di isolamento
termoacustico. L’involucro può essere realizzato, principalmente, con due sistemi costruttivi: sistemi
interamente prefabbricati, che necessitano di un semplice montaggio in cantiere; sistemi a secco da
eseguire mediante creazione di strati funzionali direttamente in opera. I sistemi interamente prefabbricati,
caratterizzati da pannelli coibentati metallici di tipo sandwich, con isolamento termoacustico incluso, sono
costituiti da un'anima in schiuma poliuretanica e rivestimento prevalentemente in lamiera d'acciaio zincato
preverniciato (o altri metalli). Possono essere utilizzati nei sistemi di facciata e copertura di capannoni
industriali, nelle integrazioni sugli edifici esistenti, anche di pregio architettonico, nella realizzazione di
involucri nel residenziale, grazie alle elevate prestazioni termoigrometriche.
I sistemi a secco sono: le lamiere in acciaio di vario tipo, come ad esempio le lamiere grecate, ondulate o
anche microforate, che costituiscono lo strato più esterno dell'involucro, caratterizzando quindi l'aspetto
architettonico. Vengono di solito utilizzate come ultimo strato esterno dei sistemi di chiusura orizzontale e
verticale e a loro vengono demandate le funzioni di protezione dagli agenti atmosferici, di mitigazione delle
radiazioni solari, ma anche la creazione di strati di micro ventilazione per la regolazione termoigrometrica
dell'edificio. Per quel che riguarda gli aspetti di coibentazione termoacustica, i materiali più comunemente
utilizzati e rivolti verso l'interno della costruzione, sono:
-Isolanti termoacustici a pannelli rigidi vengono impiegati, normalmente, quando il sistema di coibenza
deve avere una certa resistenza ai carichi
- Isolanti termoacustici in materassini di lana minerale loro impiego più frequente si ha nelle chiusure
verticali cosi come nelle partizioni interne, quando si vuole dare loro capacità superiori di coibenza
termoacustica,
- lsolanti sottili multiriflettenti: si tratta di isolanti a basso spessore, composti da una serie di film riflettenti
e di materiali separatori (Come ovatte e schiume). I film riflettenti servono a riflettere l'irraggiamento
termico. ll risultato è quello di ottenere delle capacità di coibentazione molto superiori rispetto a quelle
della normale lana minerale. Ulteriori Sistemi di isolamento possono essere la canapa, le fibre di legno, il
poliuretano espanso, il polistirolo espanso, il sughero, la lana di pecora, ecc. una variante dei sistemi a
secco da eseguire mediante creazione di strati funzionali direttamente in opera è realizzare una parete
ventilata ove lo strato più esterno dell'involucro e costituito, in alternativa, da: lastre in materiale lapideo,
lastre in laminato plastico, elementi in laterizio, pannelli compositi in alluminio o in legno. Andando dagli
strati esterni a quelli interni, trova posto in successione: lo spazio dell'intercapedine di areazione, una
sottostruttura portante in acciaio a cui vengono avvitati gli elementi di rivestimento esterni appena trattati,
la coibentazione termoacustica che funge da isolamento a cappotto, eventuali barriere al vapore, per
evitare i fenomeni di condensa superficiali.
L’ultimo strato, rivolto all'interno dell'edificio, può essere realizzato in alternativa in: pannelli in legno,
pannelli in laminato plastico, doppie lastre in gesso o in cartongesso.
Sistemi di partizione interna
Pareti leggere
Si tratta di sistemi formati essenzialmente da un'orditura metallica portante e da un rivestimento in lastre
di gesso rivestito. ll vantaggio principale è quello di poter modulare le prestazioni delle pareti in base ai
materiali scelti.
Sistemi in cartongesso con sottostante struttura in lamiera d'acciaio ed eventuale coibente acustico.
Caratteristiche generali dell'isolamento termico nelle chiusure verticali:
Un isolante termico, a livello generale può trovare tre tipi di collocazione in una chiusura verticale: sulla
faccia interna, su quella esterna, all'interno delle differenti stratificazioni. La scelta dipende da esigenze di
vario tipo; creare un sistema di isolamento termico sulla faccia esterna (come nei sistemi di coibentazione a
cappotto) consente un miglior controllo dei ponti termici. ll posizionamento del coibente termico avviene
principalmente secondo due modalità:
- Per avvitatura su un'orditura metallica di supporto
- Per inserimento all'interno degli stessi profili metallici
- ll sistema di orditura metallica va a costituire una parete verticale sostenuta da un sistema
strutturale principale, come ad esempio uno scheletro in acciaio.
I materiali isolanti maggiormente utilizzati, questi possono essere: di origine vegetale (sughero, ecc.), di
origine minerale (fibra di vetro, di roccia, ecc.), di tipo sintetico (polistirene espanso, poliuretano, ecc.).
La loro caratteristica più importante è indubbiamente la conducibilità termica, misurata in W/(mK).
N.B. A valori di lambda inferiori corrispondono capacità di isolamento superiori.
Caratteristiche dell'isolamento termico in copertura: l’isolamento termico in copertura è necessario per la
regolazione delle temperature interne dell'edificio. L'attenzione per la continuità del coibente è, anche in
questo caso fondamentale, perché non vi siano ponti termici e relative formazioni di condensa superficiale.
Nei sistemi costruttivi a secco, il posizionamento dell'isolante termico in copertura può avvenire in tre
modalità differenti: all'estradosso, all'intradosso, all'interno delle varie stratificazioni. Analogamente al caso
delle chiusure verticali, la disposizione del coibente all'estradosso consente di controllare in maniera più
efficace i ponti termici. L’inserimento all'interno del pacchetto di copertura, invece, consente di ridurne lo
spessore a cura di prestare attenzione a eventuali ponti termici. Collocando l'isolante termico all'intradosso,
infine, si ha la possibilità di ottenere una superficie unica, con uniformità di finiture. La posa in opera
dell’isolante termico è estremamente semplice. Se si lavora all'estradosso, basterà poggiarlo su una
orditura metallica di supporto o su una eventuale lamiera grecata. Se si volesse inserirlo a metà del
pacchetto di copertura (caso meno frequente), basterà adagiare i pannelli isolanti su una sottostruttura
metallica di supporto, fissata alla struttura principale di copertura Per inserire, infine, il coibente
all'intradosso del sistema di copertura, una soluzione può essere costituita dall'impiego di un controsoffitto
in cartongesso o in elementi metallici modulari, ai quali semplicemente appoggiare l'isolante
termoacustico. Le orditure metalliche secondarie che vengono impiegate per sorreggere i pannelli di
coibenza sono costituite da profili pressopiegati (proili sottili piegati a freddo) in lamiera d'acciaio zincata,
simili a quelli impiegati per la realizzazione di sistemi di controsoffitti in gesso O cartongesso. Un discorso a
parte merita la realizzazione del sistema di isolamento termico mediante elementi prefabbricati in pannelli
sandwich. Questi ultimi sono costituiti da una lamiera d'acciaio zincata preverniciata, con al suo interno,
solidarizzata, una schiuma poliuretanica con funzione di coibenza termoacustica. Se la struttura portante
principale presenta un passo adeguato, è addirittura possibile evitare di realizzare una struttura secondaria
di supporto per i pannelli. Superiormente, inoltre, non è necessario aggiungere alcuna stratificazione.
Questi sistemi di copertura vengono completati con una serie di elementi accessori, quali grondaie e
scossaline, aventi lo scopo di convogliare e allontanare le acque piovane. Tra i materiali comunemente
impiegati vi sono quelli di tipo plastico, come il PVC, o quelli metalli come il rame o i più duraturi elementi
in lamiera d'acciaio zincato preverniciato.
La costruzione a secco con struttura in legno: All'interno del panorama delle tipologie costruttive che
sfruttano il legno, e suddivisione è quella tra:
strutture massicce, tipo Blockbau e X-LAM (tavole a pannelli incrociati),
strutture leggere, tipo Fachwerkbau (a traliccio), strutture a ossatura portante di travi o pilastri,
strutture a pareti intelaiate.
Le strutture tipo Blockbau e tipo Fachwerkbau sono particolarmente antiche nella loro ideazione; oggi
maggiormente utilizzate sono quelle con pannelli X-LAM o le costruzioni intelaiate in legno, con ossatura di
travi e pilastri.
Edifici tipo "Blockbau": Si tratta probabilmente della tecnica costruttiva più antica perché è stata la prima
messa in onera dall'uomo. Consiste nello sfruttamento di elementi arborei di sezione circolare (quasi
esclusivamente di legno di Conifere) che consentono l'edificazione di pareti massicce attraverso la
sovrapposizione dei vari elementi e la loro giunzione ad angolo ottenibile attraverso incastri o connessioni
che si possono operare a seguito di intagli. Con l'avvento di nuove tecnologie nell'industria del legno
(macchine a controllo numerico in grado di realizzare elementi di dimensione e con intagli di alta
precisione) anche questa tecnica costruttiva ha subito delle variazioni e ad oggi è possibile avere elementi a
sezione squadrata in grado di fornire una resa estetica decisamente meno pittoresca, pur mantenendo le
prerogative di robustezza e rigidità note della costruzione "blockbau".
Edifici di pannelli di tavole incrociate tipo "X-LAM"
Le costruzioni di tipo massiccio, con legno compensato di tavole, sono caratterizzate dall'impiego di
massicci piani multistrato con funzione portante. In tal senso le strutture in X-LAM hanno avuto un notevole
successo e interesse durante l'ultimo decennio. ll pannello X-LAM deriva dall'incollaggio attraverso varie
metodologie di un numero dispari di sta dei pannelli in X-LAM e la loro modularità, sono oggi la tecnica
costruttiva in legno maggiormente sfruttata in Europa grazie alla sua notevole flessibilità, velocità ed
economicità di realizzazione. Il pannello x-lam (solitamente 3, 5 o 7) di tavole di legno di spessore piuttosto
contenuto (solitamente da 15 a 40 m) disposti perpendicolarmente e connessi tra loro tramite "giunti a
dita". La prefabbricazione "su misura li rende una tecnica costruttiva di notevole flessibilità architettonica,
dotata di tempistiche certe anche per quanto riguarda l'esecuzione in cantiere. Infatti gli elementi massicci
di parete, solaio e copertura possono essere prodotti in base alle indicazioni di progetto e possono essere
collegati con sistemi di connessioni semplici e standardizzati. Inoltre isolamento e rivestimenti di facciata
possono essere facilmente fissati agli elementi in compensato di tavole (montaggio rapido). Le fondazioni
vengono effettuate in modo tradizionale, vengono eseguiti quindi una platea di fondazione in calcestruzzo
armato (c.a.) ed una trave anch'essa in c.a., dove poi verranno fissati, attaverso staffe speciali chiamate
"hold down" e viti inclinate, dei cordoli in legno di larice su cui di seguito verranno alloggiate e a loro volta
fissate, le pareti in X-LAM. Ogni pannello avente dimensioni finite, viene fissato tramite viti o chiodi al
pannello adiacente, attravers0 l'utilizzo di strisce di pannello multistrato che funge da ponte. Mentre gli
architravi sono costituiti di pannelli aventi direzione e fibratura orizzontale per resistere al meglio agli sforzi
ed alle sollecitazioni a cui possono essere sottoposte le pareti. La messa in opera dei solai avviene
attraverso il medesimo principio costruttivo, anche gli elementi orizzontali sono costituiti in pannelli di X-
LAM e vengono appoggiati e vincolati alle pareti tramite staffe speciali ad angolo retto, dimensionate nello
spessore e nella superficie, in base alle esigenze statiche e strutturali (sono previste fissaggio del tipo
"doppio hold down" e o bande forate). Gli elementi strutturali degli edifici in X-LAM vengono mediamente
concepiti come sostituzione naturale dei telai in latero-cemento. Le pareti esterne possono essere
realizzate con diverse metodologie in base alla scelta dei materiali utilizzati ed in base alle prestazioni
richieste, ma la loro stratigrafia non si discosta mai molto da quanto di seguito riportato; la parte strutturale
in pannelli X-LAM viene rivestita:
internamente con una contro parete in lastre di gesso rivestito o pannelli in legno, con intercapedine
isolata, esternamente con la tecnica di isolamento "a cappotto" e rivestimento protettivo di finitura con
pannelli decorativi di basso spessore o facciate ventilate. I solai intermedi e le pareti divisorie tra alloggi
attigui sono trattate in modo simile. I solai vengono solitamente rivestiti all'intradosso da un controsoffitto
in gesso rivestito.
Edifici a ossatura portante
Le moderne costruzioni ad ossatura portante sono state realizzate sin dalla fine degli anni '60 per lo più in
Europa, ed in Giappone dall'inizio degli anni "80. Le dimensioni del reticolo in pianta di notevole ampiezza,
rese possibili dallo sviluppo del legno lamellare incollato. Quindi colonne e travi sono disposte a grande
interasse per poter inserire facciate e pareti divisorie realizzate a piacimento. Sopra o in mezzo alla
struttura portante principale sono inseriti gli elementi portanti secondari. Essi possono essere travi e
puntoni (per luci ridotte anche tavoloni) o elementi di tipo piano di legno. Facciate e pareti divisorie non
assorbono di regola alcuna forza verticale nelle costruzioni ad Ossatura portante di legno ma possono
essere utilizzate come irrigidimento. Le Caratteristiche del sistema costruttivo ad ossatura portante di legno
sono:
- distribuzione in pianta delle pareti intercambiabile e pareti facilmente spostabili;
- libertà di organizzazione sulla base di reticoli e moduli variabili
- ossatura portante e pareti non portanti indipendenti da essa,
- Struttura portante per lo più immediatamente riconoscibile
- elementi costruttivi portanti per lo più di legno lamellare incollato;
- impiego di mezzi di collegamento d'acciaio,
- elevato grado di prefabbricazione; possibilità del "fai da te" per gli elementi costruttivi non portanti.
Edifici a pareti intelaiate
Nelle costruzioni intelaiate ci si trova di fronte ad un sistema costruttivo a lastre, per il quale gli elementi
portanti non sono separati da quelli di irrigidimento e tamponamento. Da un punto di vista squisitamente
architettonico la struttura a pareti intelaiate è in grado di adattarsi alle più disparate scelte estetiche e
progettuali, e gli interassi tra gli elementi portanti possono essere di notevoli dimensioni, concedendo
quindi, anche in questo caso, una grande libertà nella distriburzione degli spazi interni e la possibilità di
realizzazione di ampie aperture in facciata. L’ossatura portante - il telaio di legno con montanti disposti a
distanza piuttosto ravvicinata viene rivestita con pannelli per costituire cosi una lastra. Le pareti perimetrali
vengono rivestite internamente con pannelli di materiale derivato dal legno (OSSB o compensato) o Con
pannelli di gesso rivestito, mentre esternamente sfruttano, come le strutture concepite in X-LAM, la tecnica
di isolamento termico "a cappotto". Mentre all'interno dell'intercapedine (o della doppia intercapedine in
base alle esigenze costruttive) vengono solitamente alloggiati gli impianti.
Le peculiarità delle costruzioni intelaiate di legno sono: "dispendio" tecnico limitato a causa dell' utilizzo
sistematico di sezioni di legno standard; il reticolo con la disposizione delle colonne è determinato dalle
dimensioni dei pannelli a base legno (o gesso), (maglia di base di regola = 62,5 cm), il che evita lo spreco di
resti di materiale; nessuna connessione di carpenteria; in cantiere vengono messe in opera gli elementi di
parete assemblate in stabilimento; la tenuta all'aria è garantita senza complicate soluzioni tecniche; gli
elementi irrigidenti l'edificio sono le pareti stesse.

ENTI LOCALI: CENNI SULLA STRUTTURA ORGANIZZATIVA, SUI RAPPORTI CON IL CITTADINO E SULLA
SEQUENZA DI GIUDIZIO IN MATERIA DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA
Premessa
processo riformatore della pubblica amministrazione, tendente ad una sostanziale modernizzazione del
sistema amministrativo, è stato scandito da due tappe fondamentali
La struttura degli enti locali
A livello generale un ente locale è un ente pubblico la cui competenza è limitata entro una determinata
circoscrizione territoriale e che persegue gli interessi pubblici propri di tale circoscrizione. Agli enti locali si
contrappongono gli enti nazionali che hanno organi la cui competenza si estende su tutto il territorio
nazionale. In quanto enti pubblici, gli enti locali possono essere dotati di potestà amministrative e
normative. Secondo l'art. 114 della Costituzione la Repubblica italiana è costituita da un ente territoriale
nazionale, lo Stato, e dai seguenti enti territoriali: le Regioni, le Province, le Città metropolitane, i Comuni.
Secondo il citato art. 114 "I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con
propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione”. In sostanza il territorio nazione
e diviso in 20 Regioni, queste a loro volta sono suddivise in un totale di 110 Province, all'interno delle quali
vi sono 8100 Comuni. Le regioni sono dotate di autonomia statutaria, legislativa e regolamentare. II Friuli-
Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige e la Valle d'Aosta dispongono di forme e
condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati Con legge costituzionale
(Regioni a statuto speciale). Le città metropolitane, le province e i comuni sono invece disciplinati dalla
costituzione, dalla legge statale, nonché dai rispettivi statuti, che, nell'ambito dei principi fissati dal
predetto, stabiliscono le norme fondamentali dell'organizzazione dell'ente. Fanno eccezione le Provinca
autonome di Trento e Bolzano che hanno la loro disciplina nello statuto regionale del Trentino-Alto Adige.
Nelle aree metropolitane il Comune capoluogo e gli altri Comuni uniti da contiguità territoriale e da
rapporti di stretta integrazione (l'attività economica, servizi essenziali, caratteri ambientali, relazioni sociali
e culturali) si costituiscono in città metropolitane a ordinamento differenziato.
Le Regioni: sono enti "autonomi" con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla
Costituzione stessa; esercitano (ai sensi dell'art. 117, comma 1 Cost.) anche la potestà legislativa. Gli organi
della Regione e le relative funzioni principali sono il Consiglio regionale, la Giunta e il suo Presidente. "il
Consiglio regionale esercita le potestà legislative attribuite alla Regione. La Giunta regionale è l'organo
esecutivo delle Regioni. II Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne
è responsabile promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali.
Le Province: La Provincia, come già accennato in precedenza, è da considerarsi un ente locale intermedio
tra comune e Regione, ed ha la funzione di promuovere lo sviluppo della comunità rappresentata. Gli
organi di governo della Provincia sono il Presidente, il Consiglio e la Giunta provinciale. Il consiglio
provinciale è l'organo ufficiale di controllo dell'attività politica e amministrativo; compie atti fondamentali
di indirizzo, programmazione e approvazione dei piani finanziari. Sono organi delle "nuove Province”:
a) il Presidente della Provincia
b) il Consiglio provinciale;
c) l'assemblea dei Sindaci.
Si ricorda che rientra nei compiti di programmazione della Provincia la predisposizione del piano territoriale
di coordinamento, strumento attraverso il quale vengono fissati gli indirizzi generali di assetto del territorio,
le cui disposizioni dovranno essere obbligatoriamente seguite dai Comuni (art. 20, comma 2 d.lgs.
267/2000). I Compiti delle 'nuove Province potrebbero sostanzialmente variare rispetto a quanto riportato.
Purtroppo pero, prima la legge di stabilità del 2015, poi l'esito negativo del referendum del 2016, relativo
alla riforma Costituzionale, rendono ancora poco chiari detti compiti variati.

Le città metropolitane
Questi nuovi "enti territoriali di area vasta" nascono per rispondere ai problemi di una realtà territoriale
oggettivamente più complessa delle altre intervenendo sullo sviluppo economico, sui flussi di merci e
persone, sulla pianificazione territoriale. Le città metropolitane hanno come finalità istituzionali generali:
cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano, promozione e gestione integrata dei servizi,
delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della città metropolitana; cura delle relazioni
istituzionali afferenti al proprio livello, ivi comprese quelle con le città e le aree metropolitane europee.
I Comuni
I Comuni sono enti autonomi, dotati di propri statuti, poteri e funzioni, costituiti dalla popolazione
residente, dal territorio entro cui il Comune esercita il proprio potere, e dal complesso di attività
economiche svolte. Sono organi di governo del Comune il Consiglio, la Giunta, il Sindaco. Il funzionamento
del Consiglio & disciplinato dal regolamento comunale, approvato con maggioranza assoluta, nel quale
sono previste le modalità di convocazione del Consiglio, il numero dei consiglieri necessari per rendere
valide le sedute del consiglio. A tale organo spettano le funzioni di indirizzo Controllo politico
amministrativo dell'ente locale.
La Giunta 6 l'organo esecutivo è composta dal Sindaco, che a convoca e la presiede, e da un numero di
assessori. La Giunta collabora con il Sindaco nella gestione del Comune e opera attraverso deliberazioni.
I principali atti amministrativi di un Comune sono:
Delibere: La delibera o deliberazione é l'atto con cui un’assemblea o comunque un organo composto da più
persone prende una decisione.
Determinazioni di incarico: Gli incarichi professionali vengono affidati all'esterno con un atto del dirigente di
servizio (cioè con una determina).
Regolamenti: I regolamenti sono atti normativi che la pubblica amministrazione utilizza per disciplinare il
proprio funzionamento.
Ordinanze: Un'ordinanza è un provvedimento Con il quale un comune ordina qualcosa ai cittadini; serve a
dare attuazione a disposizioni contenute in leggi o regolamenti.
1.2. RAPPORTI TRA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E CITTADINI
Premessa
La legge n. 241/1990, più nota come legge sulla trasparenza amministrativa, ha profondamente rinnovato il
rapporto tra i cittadini e la pubblica amministrazione, come oggi può essere definito di tipo paritario e
collaborativo. importante è inquadrare la figura del responsabile del procedimento e gli aspetti procedurali
che regolano l'accesso agli atti amministrativi, da parte del cittadino.
Il responsabile del procedimento
Il responsabile del procedimento è il dipendente della P.A. a cui è affidata la gestione del procedimento
amministrativo. Si tratta, in sostanza, di compiti di impulso, di direzione e di coordinamento dell'istruttoria
procedimentale e, solo in via eventuale, di decisione. Quindi, anche in campo edilizio, ogni pratica (o DIA,
permesso di costruire; richiesta di agibilità; richiesta di nullaosta, ecc.) ha il suo responsabile di
procedimento, che sarà un tecnico, dipendente dell'amministrazione, all'interno dell'ufficio edilizia privata.
Nell'opera pubblica il responsabile di procedimento è detto "unico" (RUP).
Il designato responsabile del procedimento non é tuttavia un mero esecutore materiale delle direttive
impartite dal dirigente, in quanto egli e investito di ampia autonomia operativa tecnico-discrezionale: la
gestione delle attività procedimentali divengono di competenza del responsabile, che ne risponde
direttamente.
Accesso agli atti: Secondo il d.P.R. 184/2006 e le modifiche del'art. 15, legge n. 15/2005, che modifica e
integra la legge 241/1990: "Per diritto di accesso si intende il diritto degli interessati di prendere visione e di
estrarre copia di documenti amministrativi. La legge n. 69/2009, art. 10, afferma: "L’accesso ai documenti
amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell’attività
amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l'imparzialità e la trasparenza".

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