Lessico dell’italiano
Il concetto di parola
Il lessico è l’insieme delle parole di una lingua, ma cos’è una parola?
La parola è un’unità minima isolabile all’interno della frase, è composta da una sequenza di
suoni, in particolare da fonemi. É dotata di un significato autonomo fondamentale (parole
semanticamente piene) o di una funzione grammaticale (parole semanticamente vuote).
Le parole semanticamente vuote sono le preposizioni, articoli, congiunzioni che svolgono una
funzione grammaticale.
Il lessico e la grammatica non sono mondi separati, si pensi:
flessione (morfemi grammaticali di tipo flessivo)
parole piene e vuote
elementi grammaticali che un tempo erano solo parole piene, come mediante, durante,
nonostante, il futuro, il condizionale, l’articolo (nelle lingue romanze); questo processo è
chiamato grammaticalizzazione.
forme o sequenze di parole che acquistano carattere e funzione di unità lessicali: come
locandina, fiorino, gratta e vinci, il mio ex; questo processo è chiamato lessicalizzazione (si
può partire da derivati come locandina , in origine piccola locanda; fiorino, in origine
moneta antica, ora non si può usare fiorino come diminutivo, né fioretto) (gratta e vinci è
una locuzione nominale a tutti gli effetti, ma in origine era una combinazione libera di
parole, unite dalla congiunzione “e”) (ex è un prefisso che si può utilizzare come tale, però
si è lessicalizzato). Questo processo è più rapido rispetto a quello di grammaticalizzazione,
che si modifica molto più lentamente.
Occorrenza, forma, lessema e lemma
La parola come occorrenza si usa con riferimento ad un testo, nel momento in cui si va a contare
quante volte una stessa parola ricorre.
La forma è di tipo morfologico: casa\e bambino\i.
Il lessema è l’unità di analisi fondamentale per lo studio del lessico. Costituisce il denominatore
comune a cui si possono ricondurre tutte le forme di una parola.
Il lemma è la controparte lessicografica del lessema.
Unità polirematiche ed espressioni idiomatiche
LESSEMI COMPLESSI sono unità polirematiche (o parole sintattiche) Si tratta di espressioni
formate da due o più parole graficamente separate, ma dal significato unitario: conferenza stampa,
chiavi in mano, gratta e vinci.
Hanno le seguenti caratteristiche:
non possono essere spezzate da modificatori
non ammettono dislocazioni nell’ordine dei costituenti
non ammettono sostituzioni sinonimiche dei costituenti.
Non sono solo unità polirematiche nominali, ma anche verbali (dare retta, stare fresco), avverbiali
(così così, più o meno) e aggettivali (acqua e sapone, usa e getta).
Le espressioni idiomatiche (i modi di dire), hanno un significato non sempre composizionale, ossia
non basta capire il significato dei componenti della polirematica per comprenderla (spesso hanno
un significato nascosto).
Lessicologia e lessicografia
Lo studio del lessico è affidato a due discipline:
Lessicologia: si occupa dello studio scientifico del lessico, delle proprietà caratteristiche
delle parole, del modo in cui entrano in rapporto tra loro.
Lessicografia: ha finalità più pratiche e studia le tecniche più efficaci per definire e
raccogliere le parole che compongono il lessico di una lingua.
La frequenza d’uso: vocabolario di base, comune ed esteso
Ha preso il via nel dopoguerra con la realizzazione del dizionario “Lessico e frequenza della lingua
italiana contemporanea” (1971, Bortolini, Tagliavini, Zampolli).
Tullio de Mauro lavora a lungo su questo aspetto dell’italiano e suddivide il vocabolario italiano in:
Vocabolario di base: circa 7000 lemmi, si divide in vocabolario fondamentale, di alto uso e
di alta disponibilità).
Vocabolario comune: tra i 40000 e 45000 lemmi, sale anche l’errore, perché dipende dal
grado di istruzione del parlante (conosce le parole, capisce il significato e le usa
all’occorrenza). Il vocabolario di base e quello comune formano il vocabolario corrente,
ossia quello in uso.
Vocabolario esteso: oltre i 200000 lemmi, formato da termini tecnici delle varie discipline
che lo specialista sa, però le usa in determinati contesti (linguaggio della medicina,
dell’ingegneria, della linguistica).
Nela conoscenza di base dell’italiano, rientrano parole che non sono usate con frequenza, ma sono
semplici, come “forchetta” (usata in determinati contesti).
La classificazione è interessante perché non rimane a livello teorico, ma ha dei fini applicativi in vari
ambiti, come a livello di insegnamento ai bambini (DIB= vocabolario pubblicato da De Mauro per
bambini e ragazzini fino alla prima media) e come L2 (lingua straniera). Altro fine è quello della
comunicazione anche a livello pubblicitario: se uso un vocabolario di base, so di essere capito da
tutti. Un esempio di vocabolario dell’uso è il Devoto-Oli
Campi semantici
Si intende l’area semantica che è ricoperta da una parola o da un gruppo di parole in stretta
relazione di significato.
I campi semantici non hanno confini precisi e sono illimitati.
Polisemia
I lessemi di una lingua sono di norma caratterizzati da una pluralità di significati, ossia da
polisemia.
Anche se ciò non è di percezione immediata, quasi tutte le parole più diffuse nell’uso quotidiano
sono polisemiche: acqua, tempo.
Le accezioni sono poste sotto lo stesso lemma, perché derivano dalla stessa parola, ma la
disposizione può cambiare a seconda dal dizionario utilizzato.
Relazioni di senso: iperonima/iponimia, olonimia/meronimia
Relazioni di tipo verticale o gerarchico:
i rapporti tra iperonimi e iponimi. Si consideri la serie: animale, mammifero, felino, gatto
idea di ordine: ho comprato le rose e altri fiori
rapporti di inclusione: olonimi e meronimi. I rapporti di inclusione sono importanti per
attivare le anafore associative; e nei dizionari analogici.
Sinonimia, antonimia, omonimia
Relazioni di tipo orizzontale:
sinonimia: quando due o più termini condividono il loro significato fondamentale.
Non esiste la sinonimia assoluta (tra/fra). Si parla infatti di sinonimia relativa
(giustizia/equità).
Antonimia: quando due termini hanno significato opposto. Diverso dal contraddittorio.
Contrari graduabili e non graduabili.
Omonimia: quando invece due parole assumono forma uguale e coincidono foneticamente
(sale, parto).
Geosinonimi
Sono sinonimi che provengono da una diversa area geografica.
Fanno parte dei geosinonimi espressioni come: marinare la scuola, bruciare, bigiare…
In alcune regioni si usano parole e in altre diverse, ciò è dovuto al fatto che l’italiano sia rimasto
per molto tempo una lingua parlata e studiata da poche persone e si utilizzava il dialetto molto più
frequentemente (la ricchezza dialettale è vastissima). Questa situazione ha portato le parole dei
dialetti ad essere molto utilizzate.
Il primo linguista ad avere studiato i geosinonimi italiani è stato un linguista svizzero che ha creato
un questionario dal quale sono emerse le innumerevoli diversità linguistiche. Per tutte le domande,
sono stati trovati dai 2 ai 13 geosinonimi (come chiama il caffè che prende al bar?
espresso=l’unico termine a non avere un geosinonimo). A volte i geosinonimi hanno una propria
estensione e possono entrare in conflitto con altri geosinonimi, come: rubinetto/cannella,
cozza/muscolo.
Può capitare che entrambe le parole entrino nel vocabolario della lingua, come: asino/somaro.
È importante che un dizionario dei sinonimi dia conto ad alcuni geosinonimi.
Combinazioni di parole: le collocazioni
Nella combinazione delle parole, molte volte non è la grammatica a imporre delle restrizioni, a
conoscenza del mondo mangiare/indossare.
Altre volte le restrizioni concettuali sono solo parzialmente motivate: guidare (una
macchina)/pilotare (barca, aereo). Sono dettate dall’uso della lingua.
Idea delle collocazioni: solidarietà tra parole che si trasforma in un rapporto stabile, frutto di una
consuetudine linguistica e non di regole grammaticali o di coerenza logica:
dare un preavviso/donare un preavviso*/consegnare un preavviso*
la situazione precipita/la situazione cade*
giornata nera/giornata scura*
Esistono dizionari delle collocazioni o combinatori.
Lessico, classe aperta
Il lessico è parte della lingua più esposta al mutamento.
tranne i lessemi ereditari, tutte le parole sono state a un certo punto neologismi.
Concetto di occasionalismo: quando una parola nuova viene usata per un certo periodo,
ma poi non diventa parte del patrimonio lessicale della lingua.
Neologismi lessicali (vera e propria parola nuova) e semantici (nuovo significato dato a una
parola già esistente: navigare, chiocciola).
La stratificazione storica del lessico
Dal punto di vista della formazione e dell’origine delle parole, il lessico dell’italiano può essere
diviso in: lessemi ereditari, cultismi, prestiti e formazioni endogene.
1. Lessemi ereditari
Sono parole provenienti dal latino parlato e arrivate a noi per tradizione ininterrotta nei
secoli della transizione latino americana.
cambiamenti nelle parole es: hōmo-uomo dominam-donna
Le parole di tradizione ininterrotta o trafila letteraria si concentrano in campi dell’attività
umana di grande importanza per la vita di tutti i giorni: le designazioni delle parti del corpo,
relazioni di parentela, animali domestici e fenomeni naturali; le nozioni fondamentali
dell’agricoltura, i verbi di percezione e delle attività fisiologiche e psichiche (naso, bocca,
occhio, famiglia, padre madre, figlio, nozze, acqua, cielo, mare, albero, gallo, asino, gatto,
maiale).
A volte c’è stato un cambiamento di significato: cavallo (in origine era la bestia da tiro),
casa (in origine capanna), pagano (in origine l’abitante del villaggio di campagna, sinonimo
di contadino), fuoco, annegare.
2. Cultismi
Latino classico è stato per secoli serbatoio lessicale da cui attingere ogniqualvolta si avesse
la necessità di arricchire il vocabolario con termini del diritto, filosofia, scienza.
Ci sono Circa 30000 latinismi in italiano, di cui 15000 sono entrati tra Ottocento e
Novecento.
Latinismi adattati, non adattati (referendum, curriculum).
Mese (lessema ereditario) /mensile(cultismi) isola/insulare
Allotropi: coppie di parole che derivano entrambe dal latino, ma da una parte c’è l’esito
colto (cultismo) e dall’altra quello popolare plebem-pieve/plebe examen-sciame/esame.
Si parla di cultismi o parole dotte solo con riferimento all’origine; non alla diffusione o
all’uso odierno.
3. Prestiti da lingue straniere o dialetti
Sono parole straniere che entrano in una lingua in seguito a fenomeni di interferenza tra
sistemi linguistici. Improprietà di termine.
Contatti tra parlanti, mezzi di comunicazione e prestigio (l’inglese è la lingua che gode del
maggiore prestigio linguistico, legato ad un mondo scientifico-economico-informatico) delle
lingue.
Prestiti adattati (besciamella-francese, bistecca-inglese) e prestiti non adattati (creme
caramel, yacht); prestiti di necessità (cacao, computer) e prestiti di lusso, legati alla
questione di prestigio linguistico (weekend vs fine settimana babysitter vs tata, bambinaia).
CALCHI
Il calco è una parola italiana o un gruppo di parole italiane su cui agisce un influsso
straniero.
Calco strutturale: traduzione letterale, con parole italiane, di una corrispondente
espressione straniera: grattacielo, skyscraper
Calco semantico: si ha quando una parola già esistente sviluppa una nuova accezione sulla
base di una parola straniera: virale dall’inglese o rete
LA STRATIGRAFIA DEI PRESTITI
La stratigrafia dei prestiti: aspetto storico-diacronico della questione dei prestiti in italiano.
Influsso dei dialetti, si pensi solo al settore della gastronomia.
L’italiano è una lingua donatrice: adagio, allegro, crescendo contrabbasso, tenore,
violoncello. Più anticamente anche l’italiano bancario e contabile: banco, banca, credito,
fattura, tariffa, polizza, investire.
Si hanno anche presiti di ritorno: bacchetta-baguette.
FRANCESISMI E ANGLICISMI
Francesismi: rapporti profondi e antichi tra la Penisola italiana e la Francia. Parole come
viaggio, oste, ostello sono antichi francesismi.
Durante il Settecento si ha correlazione tra la vitalità culturale, politica ed economica della
Francia e la sua influenza linguistica. La reazione linguistica in Italia è il purismo.
Anglicismi: Durante il Novecento. Basta pensare a termini inglesi non adattati presenti in
italiano. Del resto, le parole simbolo della nostra era sono inglese: computer e internet.
4. Formazioni endogene
Oltre la metà del vocabolario esteso italiano è costituito da formazioni endogene o
neoformazioni, ossia da parole che si sono formate direttamente dalla nostra lingua
sfruttando una serie di opportunità e di meccanismi offerti da essa. I meccanismi
principali sono due:
Derivazione: la derivazione comprende i morfemi lessicali e grammaticali, gli affissi
(prefissi, interfissi, suffissi). Si assiste alla conversione (piacere) e derivazione a suffisso
zero (guadagnare>guadagno)viene tolto il morfema grammaticale flessivo, si aggiunge
uno flessivo per creare un sostantivo. Nella derivazione la parola mantiene la forma esatta,
ma è convertita in parola che appartiene ad un altro ordine.
Si hanno verbi parasintetici (come invecchiare): è processo molto produttivo; si è notato
che nella Divina Commedia dantesca molti parasintetici sono diventate parole.
Si ha l’alterazione tra la flessione e la derivazione gli alterati si lessicalizzano e vengono
riconosciuti come parole autonome (locandina, portone). Quando una forma alterata si è
lessicalizzata, non possiamo più usare quella forma con il significato di alterato
(fiore/fiorino).
Composizione: Consiste nell’unire due parole che ne creano una nuova, si dividono in
varie classi (produttività: se la composizione è usata oggi per creare nuovi composti).
Testa=occupa posizione gerarchica alta e conferisce i principali tratti semantici e flessionali
(capostazionecapo ha una posizione gerarchica più alta e definisce i tratti semantici, è un
capo, non una stazione). (pesce spadapesce con una spada, pesce è la testa pertanto il
plurale è pesci spada). Esistono composti con due teste come: cassapanca (cassepanche).
I composti esocentrici non hanno la testa: saliscendi (due forme verbali, non ci dicono
cosa è effettivamente il saliscendi, i tratti semantici) resta invariabile.
I composti coordinativi sono sullo stesso piano gerarchico, possono essere sia esocentrici
che endocentrici.
Sono subordinativi se c’è un rapporto gerarchico, possono essere sia esocentrici che
endocentrici.
I composti attribuitivi, in cui il secondo elemento svolge una funzione di attributo
(pesce gatto: testa+ termine di apposizione in questo caso gatto).
Non tutti i composti sono neoformazioni, alcuni sono dei calchi (ferrovia, grattacielo).
Nella composizione neoclassica sono usati prefissoidi e suffissoidi come nel caso di
Biologia (bio+logia), a volte possono combinarsi con altri elementi come televisione
(tele+visione), fotografia (composto neoclassico) foto=luce, grafia.
La variazione linguistica
Quando si analizzano le varietà di un repertorio dobbiamo distinguere:
1. Variazione interlinguistica: compresenza di lingue diverse nella competenza di un
parlante o di un gruppo.
2. Variazione interlinguistica: compresenza di varietà diverse della stessa lingua.
Per la variazione linguistica si ha il concetto di bilinguismo (comunitario o comunitario), di
diglossia (quando le due varietà non hanno lo stesso prestigio) e di dilalia per italiano/dialetto.
La variazione intralinguistica
Cinque sono gli assi di variazione:
1. diacronia: parametro del tempo
2. diatopia: spazio geografico
3. diastratia: caratteristiche sociali, grado di scolarizzazione
4. diafasia: situazione comunicativa (a seconda del contesto)
5. diamesia: canale usato, scritto o orale, per la comunicazione
La variazione diastratica è interindividuale, ossia abbastanza stabile per un individuo; al contrario,
le variazioni diafasica e diamesica sono intraindividuali, dinamiche e negoziabili, in quanto
continuamente rimodulate dallo stesso individuo, a seconda della situazione in cui si trova e del
mezzo che utilizza per comunicare.
I registri
La variazione diafasica si realizza attraverso registri (livelli di lingua) e sottocodici (linguaggi
settoriali e specialistici).
Il registro è il modo di parlare proprio di una certa situazione comunicativa, parliamo di registro
familiare, giornalistico, burocratico, gergale, volgare.
Si ha un grado di formalità e relazione tra gli interlocutori.
Le marche d’uso servono ad indicare variazione che possono riguardare tutti gli assi.
Modello dell’italiano standard
La lingua muta nel corso del tempo, ma bisogna essere consapevoli del contesto in cui ci si trova.
L’italiano ha subito un processo di standardizzazione che è iniziato nel 1500 con la codificazione
della lingua, una data importante è 1525prose della vulgar lingua, Pietro Bembo. (l’italiano è il
fiorentino del ‘300 delle opere di Dante, Petrarca come modello per la poesia e Boccaccio per la
prosa).
1. La condivisione del modello riguarda l’ortografia, morfologia, in una buona parte la sintassi
e in misura accettabile il lessico; la fonologia e l’intonazione sono sensibili alla provenienza
geografica del parlante.
2. Persiste distanza tra la norma prevista dalle grammatiche e insegnata nelle scuole e negli
usi reali. Non deve succedere che la distanza diventi enorme, perché non sarebbe possibile
insegnare come scrivere la lingua in un determinato modo.
Il riassestamento della norma ha innescato negli ultimi decenni un processo di ridefinizione
dell’italiano standard (non erano usi accettabili, adesso sono considerati accettabili in alcuni
contesti diafasici, come quello colloquiale) = italiano neo standard.
L’italiano neo-standard
L’italiano neo-standard è una varietà semplificata dell’italiano standard, più mobile, colorita
regionalmente, più aperta a livello diafasico.
1. Sistema pronominale: caduta di egli, ella, essi, esse per lui, lei, loro; sostituzione di loro con
gli, di ciò con quello; ci attualizzante.
2. Sistema verbale: usi modali dei tempi, come imperfetto ipotetico o di cortesia, futuro
epistemico, presente per il futuro, il regresso del congiuntivo.
3. Sintassi: le costrizioni marcate. Stile più spezzato, anche grazie ad un uso più disinvolto
della punteggiatura.
4. Lessico: regionalismi, abbondanza di stranierismi, sigle e termini un tempo stilisticamente
marcati.
I linguaggi specialistici/settoriali
Linguaggi specialistici e settoriali hanno varietà funzionali-situazionali che:
1. Si riferiscono a un particolare ambito del sapere.
2. Presentano una terminologia specifica, costituita da tecnicismi.
3. Fanno un uso particolare delle risorse della morfologia lessicale e della sintassi.
4. Si caratterizzano per l’uso di specifiche modalità di organizzazione testuale.
Si ha la proliferazione dei tecnicismi in seguito alla progressiva settorializzazione delle conoscenze.
Nel rapporto con la lingua comune si assiste ai processi di detecnificazione (nevrosi/paranoia).
Tecnicismi specifici e collaterali
Tecnicismi specifici: parole che non hanno nessun tasso di ambiguità, perché si usano solo
nelle rispettive accezioni e sono necessari alle esigenze terminologiche di un certo
linguaggio settoriale (crocidismo, evizione), ma anche tecnicismi che derivano
dall’assegnazione di un significato specifico a parole di uso comune (coppia, momento,
forza, lavoro) nella fisica.
Tecnicismi collaterali: parole caratteristiche di un certo ambito settoriale, ma che non sono
legate ad effettive necessità comunicative, bensì all’opportunità di adoperare un registro
elevato.