Socrate
Nasce ad Atene nel 470/469 a.C., la madre Fenarete era una levatrice (assiste
le partorienti) e il padre, Sofronisco, artigiano che scolpiva la pietra. E’ proprio
dal mestiere dei suoi genitori che ricondurrà le sue capacità principali:
- L’arte di “partorire” idee.
- L’arte di “scolpire” le coscienze mediante la ragione.
L’indagine filosofica con Socrate, la ritroviamo proprio nel suo stile di vita, nella
scelta di dedicare la sua intera esistenza alla ricerca del sapere; perché è
proprio in questa ricerca che vi è l’unico significato della vita umana.
Socrate metteva al centro della ricerca non la natura, ma l’uomo. Questa
scelta segnò la nascita dell’Umanesimo occidentale.
Socrate decide di non scrivere nulla. Uno che ha fatto della filosofia la sua
intera esistenza, non scrisse nulla.
Perché non scrisse nulla?
Socrate non scrisse nulla perché ritenne che la ricerca filosofica, non poteva
essere continuata da uno scritto dopo di lui
Inoltre, la risposta a questa scelta, probabilmente la troviamo nel Fedro di
Platone, dove Socrate narra il cosiddetto “mito di Theuth”. Per Socrate
nessun testo scritto poteva suscitare e dirigere il filosofare. Uno scritto non
poteva stimolare la ricerca
Non scrive nulla proprio per stimolare questa ricerca. Non voleva essere un
sofista. Non voleva diffondere solo il suo pensiero, ma vuole solo stimolare la
ricerca.
Lo scritto poteva arginare la ricerca.
Se Socrate non scrive nulla, come si è ricostruito il suo pensiero? Grazie alle
numerose testimonianze indirette principalmente dateci da Platone,
Senofonte; Aristotele non aggiunge nulla di più rispetto a loro.
Le nuvole di Aristofane
Una commedia scritta da Aristofane in cui Socrate non è proprio messo in
buona luce. Aristofane si scaglia contro i filosofi, opera una critica nei loro
confronti. La critica in realtà è rivolto ai sofisti, ma il filosofo più celebre in quel
periodo era Socrate. Dunque Socrate diventa il bersaglio principale della critica
alla filosofia mossa da Aristofane.
Aristofane criticava tutti coloro che in maniera spregiudicata stavano mettendo
in crisi, in discussione gli antichi valori della Grecia. Una critica nei confronti di
coloro che vogliono destabilizzare la tradizione. Da buon conservatore cerca di
difendere il sistema tradizione valoriale del mondo greco, in particolare ad
Atene.
In questa commedia Socrate viene accostato ai filosofi della natura e ai sofisti e
viene presentato come un chiacchierone che divulga insegnamenti ingannevoli
ai giovani per bene. Addita Socrate come il “peggior sofista”. Anche se messo
in controluce, la commedia ci fornisce un quadro abbastanza chiaro del clima
socio-culturale dell’Atena socratica.
L’accusa contro Socrate di Policrate.
Policrate, retore greco, lo accusa di aver disprezzato le procedure della
democrazia ed essere stato fonte di ispirazione di certi esponenti della
aristocrazia ateniese più estrema. Inoltre, si trova d’accordo con Aristofane di
aver corrotto i giovani e insegnato credenze contrarie allo Stato.
Senofonte ci presenta, invece, un Socrate moralista e predicatore. In ogni
caso a darci un quadro più completo del pensiero di Socrate è Platone.
Aristotele lo definisce “scopritore del concetto” e “teorico della virtù come
scienza”.
Rapporto Socrate con i sofisti e Platone
Socrate va studiato come avversario della sofistica. Ritroviamo in lui degli
elementi che lo accumunano ai sofisti come per esempio l’attenzione per
l’essere umano, ma a differenza dei Sofisti, Socrate non fa della cultura una
“professione”, il rifiuto di ridurre la filosofia a una vuota retorica e un più
sofferto amore per la verità.
Filosofia di pensiero
Il “non sapere”
Il primo passo per ricercare è sapere di non sapere (monito per la ricerca).
Soltanto chi sa di non sapere si interroga e si fa domande.
Nell’apologia di Socrate, infatti, Platone narra che il filosofo, quando seppe che
l’oracolo di Delfi lo aveva proclamato il più sapiente tra gli uomini, si auto-
dichiarò ignorante, e interpretò il responso divino come se volesse dire che il
vero sapiente è colui che sa di non sapere.
Un vero filosofo è solo chi ha capito che non si può essere sicuri sulle cause e
sulle strutture finali dell'Universo.
Anche in questo possiamo notare una netta presa di distanza di Socrate con i
sofisti: Se quest’ultimi si dichiaravano “sapienti”, tanto da arrogarsi il diritto di
insegnare la propria sapienza, Socrate è il primo a dichiararsi “Filosofo”, ovvero
amante della sapienza, ovvero in cerca di sapere.
La filosofia (per Socrate) = desiderio di sapere.
Il dialogo
Il metodo con il quale Socrate conduce la propria ricerca filosofica è il dialogo.
Socrate intende condurre i propri interlocutori alla consapevolezza di essere
“ignoranti” e lo fa attraverso: l’ironia e la confutazione.
Socrate si finge ignorante su un certo argomento per spingere l’interlocutore a
esporre con disinvoltura le proprie tesi. Successivamente, utilizzando la tecnica
del dubbio e della confutazione, Socrate smonta le risposte ottenute,
mostrandone l’inconsistenza all’interlocutore.
Dopo aver “svuotato” le false opinioni dalla mente del discepolo, Socrate passa
al momento costruttivo del dialogo. Questo non consiste nel trasmettere
immediata una propria verità; egli, infatti, non intende comunicare una propria
dottrina, ma soltanto stimolare l’ascoltatore a ricercare dentro di se una
personale verità.
Ed ecco dunque che parliamo di maieutica (l’arte di far partorire le idee). La
maieutica è la capacità di incitare l’interlocutore, attraverso opportune
domande, a partorire le verità che egli, senza saperlo, custodisce dentro di se.
Socrate ricorreva a brachilogie, cioè brevi discorsi che rispondevano a continue
richieste di chiarimento altrettanto brevi. In questo Socrate si opponeva ai
sofisti che erano soliti utilizzare le macrologie, cioè dei discorsi molto lunghi.
La finta ignoranza, le continue domande di chiarimento, le brachilogie e l’ironia
sono le armi di demolizione delle testi dell’interlocutore.
La “verità” ricercata da Socrate riguardo a un certo argomento (la virtu, la
giustizia) consiste nella sua definizione.
Per definizione si intende la determinazione precisa e univoca del significato di
un termine. La ricerca della definizione corrisponde in Socrate
all’individuazione dell’”essenza” di una cosa, del suo “che cos’è”.
Tutto parte dall’interrogativo cos’è
Attraverso il dialogo mira quindi ad arrivare alla definizione precisa di ciò di cui
si sta parlando; per questo carattere definitorio della sua ricerca, Aristotele lo
definisce lo “scopritore” di due elementi fondamentali nell’indagine filosofica:
L’induzione: un tipo di ragionamento che, che dall’esame di alcuni casi o
affermazioni particolari, risale a un’affermazione generale; ovvero al suo
concetto. Un concetto è un contenuto mentale che fissa in modo universale i
tratti essenziali di una certa cosa.
Es: Dopo aver constatato che “giusto” è chi segue questa, quella e quell’altra
legge, si puo risalire al concetto di “giustizia”.
Secondo Socrate, la ricerca filosofica conduce in qualche modo a una “verità”,
la quale non va intesa come una conoscenza o una serie di conoscenze
raggiunte una volta per tutte e trasferibili dal maestro all’allievo; ma piuttosto
come omologhia, cioè come discorso comune , o la ragione condivisa, a cui si
perviene dialogando e ragionando insieme.
(un accordo razionale su un certo tema, come base/inizio per discutere)
Socrate ammette l’esistenza di un punto fermo: il dialogo, a cui nessun essere
umano può sottrarsi; perché anche rifiutando di dialogare dovrebbe comunque
usare il dialogo.
Il dialogo è il sommo bene che rende la vita umana degna di essere vissuta.
La virtu per Socrate
Per Socrate consiste nella partica abituale del bene, cioè l’arte del ben vivere e
ben comportarsi.
La virtu socratica ha essenzialmente 5 attributi:
1) La virtù è una ricerca. Socrate si innesta in quel contesto della sofistica
secondo cui la virtù non è una dote innata nell’uomo, ma è una faticosa
conquista che si raggiunge attraverso sforzo, impegno e dedizione.
Quindi un valore umanamente conseguibile
2) La virtù è unica. Tutte quelle virtù al plurale, non sono altro che una
variazione di quell’unica virtù al singolare che è la scienza del bene e del
male.
3) La virtù è insegnabile, in quanto come abbiamo detto prima è una
scienza e quindi si può apprendere e insegnare.
Per agire correttamente sono indispensabili la conoscenza e la riflessione. A
questo ne conseguono due paradossi:
1- Nessuno compie il male sapendo di farlo
2- E’ meglio subire il male che commetterlo.
4) La virtu’ si realizza nella politicità perché essendo l’uomo un essere
sociale, l’arte del saper vivere bene è l’arte del sapere vivere bene
insieme agli altri. La politica che intende Socrate è quel confronto, quel
saper ragionare insieme sulle questione concernenti la vita e le cose
della polis e che ha come fine il raggiungimento del bene comune.
Il virtuoso è colui che si appella alla ragione, che pensa, cerca ragione su tutte
le questione concernenti l’esistenza umana.
Una vita virtuosa è l’unica che può portare alla felicità. In questo senso la
morale di Socrate è una forma di eudemonismo in quanto la virtù concede con
la felicità che consiste nella realizzazione della propria natura razionale.
L'eudemonismo : è una visione morale che sostiene che la felicità è il bene più
importante e che dovrebbe essere perseguito come obiettivo naturale della vita
umana.
La concezione dell’essere umano e della religione
Secondo la testimonianza di Platone, Socrate ritiene che nell’anima umana
risuoni la “voce” di un: demone.
Per Socrate questo demone è una voce interiore, che lo guida impedendogli di
compiere azioni non conformi al bene.
Quella voce, oggi, la si paragona alla coscienza, a un qualcosa che ci
suggerisce come comportarci in determinate situazioni.
Quello di “demone” è in Socrate un concetto religioso e non soltanto morale:
Per lui, infatti, l’intelligenza umana deve la sua attuazione a una mente divina
universale che ordina e tiene insieme tutto l’universo. Divinità che garantisce il
bene e custodisce il destino degli uomini.
Socrate muore condannato a morte circa nel 399 a.C. Non si sottrae alla
propria condanna, ma accetta la sentenza con apparente serenità. Se Socrate
si fosse sottratto, avrebbe rinunciato alla propria identità di essere umano.
Domande curiosità
1) Come viene ucciso Socrate? Ingerisce un veleno
2) Come risponde all’accusa di corrompere i giovani? Non puo corromperli
perché non ha nulla di insegnare. Non è un maestro e non chiede soldi.
3) Qual è il fine dell’educazione di Socrate? La consapevolezza del valore
del bene, del giusto e della virtu; mentre per i sofisti era l’arte della
parola, rendere forte il discorso debole.
4) Come risponde alle accuse dei sofisti? Nonostante i suoi accusatori
abbiano un linguaggio forbito, non significa che dicano la verità. Al
contrario lui, parlando con termini semplici, dice cose vere.
Accuse rivolte a Socrate: empietà e corruzione giovani.
Platone