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CARLO EMILIO GADDA

Cenni biografici

Carlo Emilio Gadda nacque a Milano il 14 novembre 1893 dal secondo matrimonio del padre,
rimasto prematuramente vedovo. Egli combatté nella prima guerra mondiale come ufficiale degli
alpini e fu fatto prigioniero nella rotta di Caporetto. Visse inoltre come un trauma la morte in
battaglia del fratello Enrico. Frequentò il politecnico di Milano e nel 1940 si trasferì a Firenze e
cessò la sua attività lavorativa. Nel 1950 tornò a Roma e da qui non si allontanò più fino alla morte,
avvenuta il 21 maggio 1973.

Il barocchismo enciclopedico di Gadda

Gadda guarda alla realtà come a un groviglio inestricabile. Lo scrittore è ossessionato dal
proposito di riprodurre ogni minimo dato o evento di questa realtà rigurgitante, perché solo
restituendo un'immagine completa di essa, esaustiva sotto tutti i profili, si può sperare di
conoscerla. Nel disperato tentativo di registrare assolutamente tutto, Gadda sviscera ogni volta
l'oggetto, lo osserva da più punti di vista, lo classifica sulla base di molteplici categorie, fino a
perdersi dietro ai singoli dettagli.
Gadda usa la lingua non solo in funzione comunicativa, ma anche e più ancora come duplicazione
mimetica della realtà.

La Meccanica è il primo romanzo su cui Gadda pose mano: un capitolo fu abbozzato già nel 1924,
il resto tra l'ottobre del 1928 e il marzo del 1929. Lo sfondo storico della Meccanica è quello della
Grande guerra e negli ultimi capitoli la vicenda si sposta tra il fronte e le retrovie. Gli attori principali
del romanzo sono quattro: Luigi Pessina, un operaio, sua moglie Zoraide, una donna del popolo di
prorompente bellezza, che aspira a una vita borghese, il cugino Gildo, personaggio abietto che
invece fa di tutto per imboscarsi e finirà ignominiosamente i suoi giorni sotto il tiro dei carabinieri in
quanto disertore e Franco Velaschi, rampollo di una famiglia agiata con la passione per la
meccanica.

La cognizione del dolore

Don Gonzalo, dunque, è senz'ombra di dubbio l'alter ego di Gadda. Proprio perché Gadda sente il
bisogno di scaricare, in questo romanzo, il male oscuro che gli procura tanta sofferenza, provvede
a creare un distanziamento fittizio per oggettivare il proprio malessere e proietta quindi la sua
esperienza autobiografica in una non meglio precisata regione del Sud America, il Maradagàl,
ambientando la vicenda in una cornice esotica, Gadda può esprimere più liberamente il proprio
disgusto per la società contemporanea e la sua insofferenza verso il fascismo.

Don Gonzalo mostra insofferenza nei confronti delle persone che lo attorniano, nessuna esclusa.
Ha i tratti caratteristici del misantropo e dell'avaro insieme.

Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

A Roma, nel 1927, il commissario di pubblica sicurezza Ciccio Ingravallo è incaricato di svolgere
un'inchiesta su un furto di gioielli avvenuto in un palazzo al n. 219 di via Merulana,
nell'appartamento della contessa Menegazzi. In quello stabile abita, fra l'altro, una coppia di
coniugi, Remo e Liliana Balducci, amici del commissario, che non hanno figli e si prendono in
casa, come cameriere, ragazze di umili origini, a cui poi trovano marito.

L'inchiesta si complica, i reati sono due, commessi nello stesso palazzo, gli indizi si moltiplicano e
si confondono e, per quanto il commissario Ingravallo si dia un gran da fare per seguire piste e
trovare i colpevoli, indagando sui conoscenti della coppia, sulle ex cameriere di casa Balducci,
alcune delle quali finite nel giro della prostituzione, sulla vita e gli intrallazzi di venditori di porchetta
e furfanti, giovani bellimbusti e procacciatori d'affari, il suo peregrinare per Roma e dintorni non
conduce a nulla di risolutivo.
Il tempo storico di questo giallo ci riporta agli anni della dittatura. Mosso dalla sua nota
insofferenza nei confronti del regime, l'autore sceglie ancora una volta la chiave ironica per
demolire le rappresentazioni mitiche dello Stato fascista veicolate dalla propaganda: le
ostentazioni retoriche della forza e l'esaltazione dell'ordine giudiziario.

Ogni accadimento è la risultante di «una molteplicità di causali convergenti», dunque non di uno
solo, ma di tanti fattori che interagiscono tra loro.

I racconti

Conoscendo l'indole frammentaria e debordante della sua scrittura, il suo modo di lavorare per
espansione intorno a singoli episodi, non sorprende che Gadda ci abbia lasciato anche alcune
decine di racconti, radunati via via in diversi libri: oltre ai «disegni milanesi» dell'Adalgisa,
possiamo ricordare La Madonna dei filosofi, Il castello di Udine, Novelle dal Ducato in fiamme ,
quest'ultimo confluito poi in Accoppiamenti giudiziosi insieme ad altri testi inediti, e Novella
seconda . Senza nulla togliere alla loro autonomia, i racconti si possono considerare, da un lato, il
laboratorio dell'arte gaddiana, il contenitore da cui l'autore attinge spunti, riflessioni, personaggi da
destinare, in forma ampliata e più organica, ai romanzi; dall'altro, viceversa, essi escono da una
costola dei progetti romanzeschi, come loro sviluppi laterali o proprio, in qualche caso, come
excerpta, quando l'autore rinuncia al lavoro di maggior lena o, che fa quasi lo stesso, lo sospende,
e salva o manda avanti, a mo' di estratti, dei segmenti più o meno autosufficienti di esso.
L'osmosi riguarda, innanzitutto, la materia prima: ad esempio, Manovre di artiglieria di campagna,
uno dei testi conclusivi della Madonna dei filosofi, e l'intera prima parte del Castello di Udine
rievocano l'esperienza bellica come il Giornale di guerra e di prigionia. Il racconto eponimo della
Madonna dei filosofi vede per protagonista un personaggio, l'ingegner Baronfo, che presenta
caratteristiche abbastanza simili al don Gonzalo della Cognizione del dolore: si dedica agli studi
filosofici, è affetto da una malattia nervosa. è proprietario di una villa in Brianza e figlio di un padre
impegnato in sfortunati commerci con i bachi da seta: situazione molto simile.

ALBERTO MORAVIA

Cenni biografici

Moravia nacque a Roma nel 1907, una famiglia borghese. Fu colpito da una tubercolosi ossea. Fu
anche giornalista, reporter e critico militante, collaborò al corriere della sera e all’espresso. Morì a
Roma nel 1990.

Gli indifferenti

Nel romanzo d’esordio Gli indifferenti pubblicato nel 1929 protagonisti sono due giovani, fratello e
sorella, Michele e Carla Ardengo, che vivono con disagio questa condizione. Carla non sopporta la
scontata ripetitività dei rituali domestici e noiosi, infatti sogna di evadere. Mentre quello che dà
fastidio a Michele è soprattutto la messinscena, la finzione, l’assoluta mancanza di spontaneità. Il
guaio è che entrambi sono paralizzati dall’ “indifferenza”, che spegne la loro volontà e i buoni
propositi. Principale banco di prova della loro indifferenza è il rapporto che intrattengono con Leo
Merumeci, uno sporco profittatore, già amante della madre e ora insidiatore della stessa Carla (la
quale decide di concedersi a lui).

Agostino

Si tratta di un romanzo di formazione concentrato in 5 episodi. Agostino, il protagonista, è un


ragazzo di 13 anni, di buona famiglia. Trascorre le vacanze estive in Versilia e incontra una banda
che per lui segna la fine dell’innocenza.

La produzione del secondo dopoguerra

L’unica vera alternativa all’ipocrisia, al vuoto e alla corruzione borghesi viene individuata da
Moravia negli affetti sinceri. Lo scrittore guarda al popolo come al corpo sano e vitale della società.

DINO BUZZANTI

Cenni biografici
Dino Buzzanti nacque nel 1906 nei pressi di Belluno, si laureò in giurisprudenza ed entrò come
cronista al corriere della sera. La morte lo colse nel 1972.
La narrativa di montagna

Le Dolomiti sono lo sfondo naturale dove Buzzanti ambienta i suoi primi romanzi. Il protagonista di
Barnabo delle montagne è un giovane guardaboschi.

Nella sua seconda prova narrativa, Il segreto del bosco vecchio, Buzzati introduce a piene mani gli
elementi magici propri della fiaba.

Il deserto dei Tartari

Viene considerato il capolavoro di Buzzanti ed è stato scritto nel 1940. Lo scenario è quello
familiare delle Alpi e la Vicenza si svolge quasi interamente in un avamposto militare.

Il ritorno al romanzo

Il grande ritratto è un romanzo fantascientifico; Un amore invece scava tra le pieghe di una
relazione anomala.

GIUSEPPE UNGARETTI

Cenni biografici

Nacque in Egitto nel 1888 da genitori lucchesi, girovagò a lungo e ciò lo spinse a pensare al
proprio destino come a quello di un nomade. Lasciò poi l’Egitto alla volta di Parigi e poi allo
scoppio della prima guerra mondiale tornò in Italia, dove si arruolò e combatté per la patria (fu
spedito sul fronte del Carso). Si trasferì poi a Roma, poi in Brasile ed infine a Milano, dove morì nel
1970.

Il Porto sepolto

Il porto sepolto fu stampato in piena guerra nel dicembre del 1916. E’ costituito da 32 liriche ed è
scritto sotto forma di diario di [Link] si preoccupa di chiarire la propria concezione della
poesia e lo fa evocando l’antico porto di Alessandria d’Egitto che è sprofondato sott’acqua. Per
raggiungerlo quindi ci si sarebbe dovuti immergere raggiungendo il fondale marino. Quindi il poeta,
secondo Ungaretti, è chiamato a scendere nelle profondità della propria anima e e trarre da lì “i
suoi canti”. La poesia del primo Ungaretti trova il proprio corrispettivo metrico nella misura in
genere breve, nei versi ridotti.

L’Allegria
E’ una raccolta pubblicata nel 1919 con il titolo originale di “allegria di naufragi” e in seguito con il
titolo finale di “Allegria” nel 1931 (edizione finale del 1942). La raccolta si divide in 5 sezioni a
periodi differenti: prima, dopo e durante la guerra.

Sentimento del tempo

Questa raccolta uscì nel 1933 in duplice edizione, vi sono state in seguito poi altre pubblicazioni. Il
tema principale è quello della percezione dello scorrere del tempo tra passato e presente e del
rapporto tra la finitezza dell’uomo e il senso dell’assoluto, su cui si innesta la riflessione sulla
condizione dell’essere umano e la malinconia per la perdita di affetti e persone.

L’ultima stagione

L’ultima stagione di Ungaretti è formata dalle opere: la terra promessa, un grido e paesaggi e il
taccuino vecchio

EUGENIO MONTALE

Cenni biografici
Nacque a Genova il 12 ottobre 1896. Frequentò l’istituto tecnico e prese il diploma di ragioniere.
Partecipò dal 1917 all’1918 alla guerra come sottotenente. Si trasferì a Firenze, poi nel 1940
venne richiamato alle armi (da sempre antifascista). Si trasferì nel 1948 a Milano, nel 1975
ricevette il premio Nobel per la letteratura. Morì a Milano il 12 settembre 1981.
Ossi di Seppia

Viene pubblicata nel 1925 ed è chiamata così perchè si pensa che questo nome sia un modo per
descrivere come, nel periodo in cui il poeta lo ha creato, della libertà di ogni uomo sia stato
annientato tutto e sia rimasto poco o nulla, proprio come quando muore una seppia ne rimane solo
l’osso ovvero l’anima e il pensiero umano. E’ il diario di un estate alle cinque terre, Montale affronta
il tema del tempo (il tempo della vita) riducendolo a simbolo dell’alienazione e del male.

Le occasioni

Viene pubblicata nel 1939 e la sua collocazione editoriale ha un’evidente implicazione ideologica di
opposizione al fascismo (Einaudi). E’ divisa in 4 sezioni e possono essere identificate come un
canzoniere d’amore perchè solo aggrappandosi a un intenso legame affettivo il poeta può trovare
la forza di resistere allo scatenarsi delle barbarie.

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