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G. Pascoli

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GIOVANNI PASCOLI (

Il Fanciullino (1897)
Si tratta di un saggio pubblicato nel 1897 su Il Marzocco, composto da venti brevi capitoli in cui sono evidenti le
suggestioni filosofico-letterarie da Platone e Leopardi. L'infanzia è considerata l'età della perfetta innocenza, non
intaccata dal male o dalla sofferenza, una sorta di paradiso perduto. Il “poeta fanciullino” secondo Pascoli è colui che
esprime ciò che non è mai stato detto ma, allo stesso tempo, non vuole dire l’indicibile. Il suo interesse è rivolto
all'ambiente domestico e familiare. Il “fanciullino” è presente all'interno di ognuno, ma l'adulto non è in grado di
ascoltarlo, solo il poeta può farlo e nota aspetti insoliti della vita. Pascoli è forte sostenitore del carattere alogico,
primigenio e straniante della poesia che risiede negli stupori, nelle paure e nella tensione del fanciullino a creare miti. Il
fanciullino individua relazioni metaforiche tra vedere-immaginare, udire-immaginare, riscopre gli oggetti quotidiani. La
poesia dunque non viene concepita come invenzione, ma come scoperta ed apertura (poetica dell'oggetto). Pascoli
inoltre avverte la necessità di introdurre nuovi soggetti per la poesia: campi, attrezzi, scenari e persone sommesse. Di
qui, il rifiuto categorico della retorica e la scelta di uno stile umile e modesto. Il poeta inoltre è considerato autore di
provvidenze sociali e civili solo quando ascolta e scrive ciò che il fanciullino detta, deve attenersi solo a ciò che vede a
che sente, non deve inventare, deve cogliere il particolare che rende la scena poetica (poetica dell'impressione). Anche
se non esplicitamente affrontato nel fanciullino, tutta la poesia di pascoli è permeata da una rete di simboli (poetica
simbolista).

La produzione di Pascoli non è lineare. Mentre scrive e sperimenta modalità poetiche differenti ritorna e amplia ciò che
ha scritto. Il suo approccio dunque è di tipo sincronico, non diacronico. Nella sua casa a Castelvecchio ci sono tre
tavoli, su cui egli stesso divideva il lavoro:
– I Tavolo: poesia italiana
– II Tavolo: poesia latina
– III Tavolo: ermeneutica dantesca
Pascoli viene inoltre considerato dalla critica come una personalità europea, anche se per alcuni versi più novecentesca,
per altri più radicata nella tradizione.

Myricae (1894)
La raccolta è dedicata al padre, morto il 10 agosto 1867. Il titolo denota una approfondita conoscenza di fiori e piante
della campagna, le tamerici sono infatti piante umili, che si elevano poco da terra e una raffinata formazione classica,
dal momento che l'autore propone un chiaro riferimento alla IV Bucolica di Virgilio. Sceglie infatti il secondo verso
come incipit della sua opera, eliminando il non omnis. A lui infatti non interessavano argomenti più elevati, alla sua
poesia bastavano oggetti semplici e quotidiani. La raccolta è caratterizzata da argomenti e stile agresti, in completa
rottura con la linea aulica petrarchesca. Il nucleo tematico-ideologico della raccolta è statico mentre sono le forme e le
strutture a variare. Dalla Prefazione all’edizione del 1894 si individuano alcuni caratteri principali:
– Poesia di lutto, di memoria e di dolore
– Poesia della campagna, dei suoi suoni e delle sue presenze positive o negative
– Natura madre benevola, ingiustamente accusata dagli uomini
Nella poesia di Pascoli poche sono le presenze umane, oltre all’io del poeta. Dal punto di vista ideologico importante è
il concetto di nido, da intendersi come nucleo originario, caldo, protettivo, viscerale, cementato dai vincoli di sangue,
unico luogo di affetti autentici, confortevole, rassicurante. Da ciò il rifiuto della società moderna, minacciosa e
inquietante. La città appare una nuova Babilonia o Cartagine, da cui bisogna scappare rifugiandosi in campagna,
nell’eden rurale governato da innocenza e in cui la vita è idealizzata e idilliaca. La poesia, solo in apparenza, risulta
facile e semplice, ma deve essere analizzata, approfondita e nasconde in realtà molti spunti di riflessione e di indagine
sulla personalità del poeta. L’ambientazione campestre non è autonoma né ha intenzioni di denuncia sociale: è lo sfondo
su cui Pascoli proietta la propria esperienza, le sue angosce, le sue paure, i suoi ricordi. I dati realistici si caricano di
significati simbolici. Particolarmente importante è la nuova visione della realtà, non più basata sulle certezze razionali e
sulla fiducia nella scienza del positivismo. Innovative sono anche la struttura e la sintassi dei componimenti, brevi,
senza ordine logico, senza nessi causa-effetto. L'andamento è paratattico, la sintassi predilige le coordinate, utilizza
ellissi, analogie, iterazioni, riprese e salti vertiginosi. Forte è la predilezione per il ritmo, accentuato da trama fonica,
onomatopee, assonanze, echi. Pascoli inoltre introduce un nuovo linguaggio, basato su tre livelli espressivi:
– Grammaticale: linguaggio normale, che segue le regole e norme della grammatica italiana
– Pregrammaticale: l'autore semantizza le onomatopee o desemantizza gli elementi del linguaggio grammaticale.
– Postgrammaticale: termini tecnici, attinti da lingue speciali, ai gerghi.
Viene inoltre introdotta una nuova metrica in cui vengono rispettate tutte le regole della metrica tradizionale, ma al
contempo vengono snaturate attraverso cesure, enjambements, puntini e parentesi, versi ipermetri

Poemetti (1897)
Si tratta di due raccolte i Primi Poemetti e i Nuovi Poemetti, comprendenti componimenti più lunghi e più articolati di
intento narrativo. Viene utilizzata la terzina dantesca e un linguaggio alto e articolato (tecnicismi e dialettalismi).
L'ambientazione dei poemi è in campagna, ma il paesaggio non coincide più la Romagna, ma con la Garfagnana, dove
viene ambiento una sorta di romanzo georgico su una famiglia rurale di Barga. Il linguaggio riprende quello formulare
dell’epos. Alcuni componimenti esulano dal contesto pastorale e trattano di morte, amore, fanciullezza e smarrimento
nel cosmo.

Canti di Castelvecchio (1903)


I canti sono concepiti come una specie di continuazione delle Myricae, in quanto simili nella dedica (madre), nelle
tematiche e nell'utilizzo del termine myricae nella dedica. I componimenti sono caratterizzati dall'intensificazione del
simbolismo e dall'accentuazione del fonosimbolismo (linguaggio segreto). Prevalgono i temi angosciosi relativi
all'ignoto, alla tragedia familiare, e al nido, mentre l'ultima parte è dedicata alle memorie dell’infanzia con il Ritorno a
San Mauro. L'ordine è legato al succedersi delle stagioni che appare una sorta di baluardo contro l’angosciosa precarietà
del mondo esterno. Castlvecchio è concepito come nido ancora più chiuso e protetto, contrapposto alle ostilità
provenienti dall’esterno.

Poemi conviviali (1904)


Sono 19 poemetti in endecasillabi sciolti di argomento classico e mitologico, e di elaborata fattura. Il titolo si configura
come una rivisitazione de Il Convito, improntata all’estetismo dannunziano su cui vengono pubblicati quasi tutti i
componimenti. Evidente è anche il legame con i canti simposiaci greci e i carmina conviviali latini, rafforzato dai
numerosi spunti tratti da Omero, Esiodo, Platone. Lo stile è raffinato e prezioso, ricco di termini eruditi. L'incipit della
raccolta recita “non omnis arbusta iuvant” e il mito antico viene rivisitato con spirito moderno: Pascoli si serve del
passato per parlare di sé, del proprio rapporto conflittuale con la realtà, con il proprio tempo.

Pascoli patriottico
Pascoli tuttavia sulla scia di D’Annunzio e Carducci scrive anche dei versi patriottici, sul risorgimento e l’unità, intesi a
mitizzare la storia patria al fine di offrire all’Italia un epos collettivo e glorioso venato di nazionalismo, socialismo
umanitario e cristianesimo pauperista.

Pascoli latino
In latino compone i Carmina che comprendono una novantina di componimenti indirizzati ad un pubblico erudito, tutti
di argomento romano. Il latino è una lingua simbolica: le morte parole corrispondono alle morte creature; è una lingua
registrata in uso ideale ma sottratta all’uso quotidiano poiché non si conosce più.

Pascoli critico
Pascoli è poi anche critico letterario, sopratutto dantesco, all’analisi della cui opera dedica tra volumi. Interpreta la
Divina come un processo di ricerca e di acquisizione della libertà interiore e della giustizia in una società dominata dalla
malvagità e dall’ingiustizia. Parabola di vita, morte e rinascita.

Pascoli politico
Ci sono saggi legati a interventi politici e civili. La grande proletaria si è mossa è un saggio a sostegno della guerra in
Libia, in cui discorre dell’onore della nazione, con un lessico però di ascendenza socialista. Allargamento del nido
all’intera nazione la cui lacerazione è prodotta dall’emigrazione - il nuovo possesso coloniale avrebbe posto fine a
questo fenomeno.

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