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Cafagna Giuliana 3 ^A
TESINA ITALIANO
LUIGI PIRANDELLO
Biografia e opere principali
Luigi Pirandello nacque ad Agrigento nel 1867 da un’agiata famiglia
borghese. Dopo il liceo si iscrisse ad una facoltà di lettere, che
frequentò a Palermo, poi a Roma e infine a Bonn (in Germania).
Tornato in Italia, sposò la figlia del socio del padre con lei si stabilì a
Roma, dove affiancò all’attività di insegnante la scrittura del romanzo
L’Esclusa, di novelle e di commedie per il teatro. Dal matrimonio
nacquero tre figli, nel 1903 il fallimento dell’azienda paterna fece
cadere la famiglia in una condizione economica molto disagiata, di cui
la moglie risentì manifestando i segni di una malattia mentale.
Per mantenere la famiglia Pirandello intensificò le sue collaborazioni
con i giornali, ma non smise di scrivere romanzi (Il fu Mattia Pascal -
1904) e soprattutto opere teatrali che vennero rappresentate a partire
dal 1910. La notorietà internazionale arrivò con il dramma Sei personaggi in cerca d’autore (1921).
Abbandonato definitivamente l’insegnamento, Pirandello scrisse 43 commedie raccolte con il titolo
Maschere Nude. Le più note oltre a Sei personaggi in cerca d’autore, sono Liolà, La giara, Il berretto a
sonagli, Pensaci Giacomino, Il giuoco delle parti, Così è (se vi pare), Il piacere dell’onestà.
Nel 1929 Pirandello fu insignito del titolo di Accademico d’Italia e nel 1934 ricevette il Nobel per la
Letteratura. Nel frattempo aveva dato alle stampe l’ultimo romanzo Uno, Nessuno e Centomila (1925), che
evidenzia anche nel titolo la dissoluzione dell’individuo. Morì nel 1936.
CRONOLOGIA OPERE
Il fu Mattia Pascal - 1904
Liolà - 1916
Pensaci Giacomino - 1917
Così è (se vi pare) - 1917
Sei personaggi in cerca d’autore - 1921
Il piacere dell’onestà - 1925
Il berretto a sonagli - 1925
La giara - 1928
Il giuoco delle parti – 1953
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LA POETICA DI PIRANDELLO
La frantumazione dell’io e le maschere
Secondo Pirandello la vita è in un continuo, inafferrabile
divenire. Nella vita e nel suo flusso eterno, Pirandello avverte
disordine, casualità e caos. Anche l’individuo manca di unità e
di compattezza. Ciascuno di noi si sforza di costruirsi una
forma unitaria e compatta. Inoltre, gli altri che ci osservano e
la società con le sue convenzioni ci attribuiscono una forma
(una maschera) diversa da quella in cui noi stessi ci
riconosciamo. Di conseguenza l’individuo si dibatte inutilmente nella trappola che gli altri e lui stesso gli
hanno costruito, soffocando il suo desiderio di una vita autentica.
Pirandello sente i rapporti sociali come una ragnatela di convenzioni inautentiche, a cui contrappone un
desiderio di sincerità, una costante aspirazione alla spontaneità. Gran parte della produzione di Pirandello si
fonda sul contrasto fra realtà e apparenza, sulla idea del “doppio”: l’individuo, diviso in due all’interno della
sua coscienza, si sdoppia anche nell’esistenza reale. Il personaggio pirandelliano è un “forestiere della vita”,
un uomo che si isola, che guarda vivere gli altri e se stesso dall’esterno, da lontano.
Il teatro diviene il luogo-simbolo delle falsità e delle apparenze. Gli individui non sono in grado di liberarsi
delle convenzioni: essi cercano una vita più autentica, più vera, ma sono costretti a vivere in un mondo falso,
nel mondo delle maschere. Ai personaggi pirandelliani restano, come unica via di fuga dalle forme,
l’estraniazione o la pazzia.
Nel contesto del crollo dei miti della ragione, della scienza e del progresso, che caratterizza la cultura del
decadentismo, si colloca il relativismo di Pirandello. La realtà è multiforme, non esiste una verità oggettiva,
ognuno ha la sua verità, che nasce dal suo modo soggettivo di vedere le cose. Da ciò deriva l’inevitabile
incomunicabilità fra gli uomini, che alimenta il senso di solitudine: essi non possono comprendersi, perché
ognuno fa riferimento alla realtà com’è per lui e non può sapere come sia per gli altri.
«Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.»
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Il ruolo della follia
La pazzia per Pirandello è liberarsi dalla maschera, toglierla dal volto o non accorgersi di portarla: solo in
questo modo l'uomo riuscirà a mostrarsi per quello che veramente è. La follia è lo strumento di contestazione
di una vita sociale sostanzialmente finta, fasulla; è l'arma che fa esplodere convenzioni e rituali, riducendoli
all'assurdo e rivelandone l'incoscienza e l'inconsistenza.
Tema fondamentale dell’opera di Pirandello è la crisi dell’uomo moderno che si interroga sulla sua identità.
Secondo lo scrittore, ciascuno di noi è condannato dalle regole e dai ruoli della vita sociale ad assumere
molteplici maschere, ad apparire di volta in volta chi gli altri vogliono che sia. Così ogni uomo è
continuamente alla ricerca di se stesso, si sente diverso in ogni momento e in ogni situazione e non riesce a
trovare la sua verità. Infatti per Pirandello ogni verità ha solo un valore momentaneo e individuale e ogni
pretesa di certezza viene smascherata come falsa.
I suoi personaggi sono condannati alla solitudine e all'incomunicabilità vivono in una realtà in cui domina il
caos e non è possibile distinguere il vero dal falso. Vivono esperienze assurde, paradossali, che Pirandello
analizza con logica limpida e implacabile e con spietata acutezza. Li riscatta la sofferenza, la pena di vivere
in un mondo tormentato e amaro.
Pirandello coglie questi personaggi dal di dentro, indaga la loro psicologia, la loro visione del mondo e il
racconto, da strumento di rappresentazione della realtà oggettiva, diventa mezzo di espressione di una realtà
interiore, non più universale ma frammentaria. Pirandello accompagna la visione pessimistica della realtà
all'umorismo che, nascendo dal contrasto tra la realtà e le illusioni degli uomini, la rende più amara.
La poetica dell’umorismo
L’umorismo è una particolare capacità di cogliere, attraverso la riflessione, i molteplici e contrastanti aspetti
della realtà, di separarne e isolarne le varie e contraddittorie componenti, di andare al di là di ciò che cade
sotto i nostri sensi. Pirandello assegna alla fantasia artistica il ruolo di scopritrice delle condizioni assurde
dell’esistenza, squarciando il velo dell’illusione e mostrando quale ne sia la vera sostanza, fatta di vanità e di
dolore.
Nel saggio L’umorismo (pubblicato nel 1908) lo scrittore espone la sua poetica: la prima parte è storica,
dedicata all’esame delle varie forme assunte dall’umorismo nel corso del tempo e ad analizzare l’opera di
vari umoristi italiani e stranieri; nella seconda parte, di carattere teorico, Pirandello distingue due stadi
dell’osservazione del reale, che egli definisce “avvertimento del contrario” e “sentimento del contrario”.
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La comicità (avvertimento del contrario)
Si manifesta quando percepiamo che in una certa situazione o in un certo comportamento vi è qualcosa che
non corrisponde alle attese, quando ci accorgiamo di una stonatura nella realtà che ci circonda, che ci
sconcerta e ci induce a reagire in modo istintivo e immediato, come quando, vedendo una vecchia signora
troppo truccata e vestita, in modo inadatto alla sua età, ci mettiamo a ridere. Quando in un’opera la
descrizione si limita a questa primo stadio si ha il “comico”.
L’umorismo (sentimento del contrario)
Si manifesta se superiamo quell’impressione superficiale e la trasformiamo in riflessione: se cerchiamo di
capire, ad esempio, perché la signora agisce in quel modo, scoprendo che forse non prova nessun piacere ad
abbigliarsi così, ma lo fa per un disperato tentativo di mantenere vivo l’amore del marito, più giovane di lei.
Mettendo in luce tutto ciò, si fa umorismo. L’umorismo è la capacità di cogliere, attraverso la riflessione
propria dell’arte umoristica, la molteplicità del reale, vedendolo secondo prospettive diverse,
contemporaneamente. L’umorismo non significa solo cogliere il ridicolo di una persona o di una situazione,
ma vedervi anche l’aspetto dolente, tragico; viceversa, nel serio e nel tragico esso non può che far emergere
il ridicolo. Comico e tragico non possono essere separati, essendo entrambi elementi della multiforme realtà.
La funzione dell’umorismo
Compito dell’umorismo è di ricercare le cause vere di ogni comportamento, di rilevare gli elementi
paradossali della vita. L’umorismo implica la scomposizione della realtà per coglierne i molteplici aspetti,
spesso mascherati dietro false apparenze. Quando l’individuo riesce a togliersi la “maschera”, viene
crudelmente alla luce tutta l’inconsistenza della vita. I personaggi di Pirandello sono tormentati, messi
improvvisamente di fronte alla frantumazione della loro identità e alla crisi di quelle certezze che la “forma”
sembrava loro garantire.
La lingua di Pirandello
Pirandello era siciliano e nella sua opera rappresenta molto spesso questo mondo, cercando di riprodurne la
lingua. Dall'incontro tra dialetto e lingua letteraria fa derivare una lingua nuova in cui coesistono termini
dialettali e gergali, tecnici e specialistici in una sintassi vicina al parlato e che dà un ritmo ampio e naturale
alle sequenze dialogate.