GIOVANNI VERGA
Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840 in una famiglia
della piccola nobiltà. Verga era favorevole all’unità
d’Italia quindi si arruolò nella guardia nazionale e nel
1861 pubblica anche il suo primo romanzo: “I carbonari
della montagna” che è di stampo romantico patriottico.
Lo ritroviamo a Firenze nel 1865 dove soggiornerà per
pochi mesi ma vi ritornerà più tardi nel 1872.
Importante è il suo trasferimento a Milano dove rimarrà
per oltre vent’anni ed è proprio a Milano che pubblicherà
tutte le sue opere più importanti come “Storia di una
capinera”, “Eva” ed “Eros” di ispirazione tardo romantica.
Sempre a Milano entra in contatto con la scapigliatura
milanese ma è molto importante l’incontro e l’amicizia
con Luigi Capuana che sarà il vero teorico del verismo ed
è proprio grazie a Luigi Capuana che Verga inizia a
conoscere le opere dei naturalisti francesi tra cui Zola e
Flaubert; per cui è grazie a Capuana che avviene la svolta
per Verga che passa così dal romanticismo al verismo.
Nel 1874 pubblica Nedda da ricordare perché è la sua
prima vera opera di ispirazione verista e negli anni
successivi pubblicherà varie raccolte di novelle tra cui
“Vita dei campi” del 1880 in cui troviamo la famosissima
“Rosso Malpelo”.
Tre anni più tardi è la volta di “Novelle rusticane” altra
raccolta di 12 novelle tra cui “La roba”.
All’inizio degli anni 80 poi annuncia il “Ciclo dei vinti” che
avrebbero dovuto essere cinque romanzi che narravano la
lotta per l’affermazione di varie classi sociali a partire da
quelle più umili fino a quelle più elevate. Verga però ne
pubblicherà soltanto due ovvero “I Malavoglia” che è anche
l’opera più importante e “Mastro Don Gesualdo” in quanto
avevano avuto poco successo.. Il ciclo dei vinti è molto
importante: si chiamano vinti perché sono sconfitti dalla
vita, dal destino. Tutti questi romanzi narrerebbero la storia
di vari personaggi di varie classi sociali che lottano per
migliorare la propria condizione economica sociale ma
verranno sempre inevitabilmente sconfitti dal destino e per
questo sono dei vinti.
Nel 1893 Verga ritorna a Catania. Nel 1914 si mostra
favorevole all’intervento dell’Italia nella prima guerra
mondiale e nel 1920 viene nominato senatore del regno.
Tuttavia la fama come scrittore arriverà soltanto dopo la
morte nel 1922 a ben 82 anni.
Verga appartiene alla corrente del verismo ovvero una
corrente letteraria nata in Italia intorno agli anni 70
dell’ottocento e Verga è proprio l’autore più
rappresentativo.
Il verismo fotografa la realtà, la descrive così come è, cioè
descrive il vero e da qui deriva il termine verismo.
La descrizione della realtà inoltre è fatta in modo oggettivo
senza dare giudizi, senza esprimere commenti, esattamente
come fa uno scienziato.
Importantissimo è il principio dell’impersonalità ovvero
l’autore scompare si eclissa un po’ come diceva Flaubert
l’autore deve essere un po’ come Dio: presente ovunque ma
non si deve vedere mai.
Qui vediamo una differenza molto importante tra il romanticismo e il
verismo:
nel romanticismo abbiamo i valori patriottici e l’autore interviene
direttamente nell’opera, pensate proprio a Manzoni che interviene nei
Promessi Sposi: giudica commenta esprime il suo punto di vista;
nel verismo invece, in particolare in Verga, si descrive la realtà così com’è, in
modo oggettivo, come uno scienziato e l’autore soprattutto non esprime il suo
punto di vista, non dà giudizi e nemmeno dà soluzioni.
Altra cosa fondamentale è dire che il verismo deriva direttamente dal
naturalismo francese col quale ha molti tratti in comune come il principio
appunto dell’impersonalità o di descrivere la realtà così com’è tuttavia ci sono
delle differenze importanti:
DIFFERENZE TRA NATURALISMO E VERISMO
NATURALISMO VERISMO
Nasce in Francia e l’autore più È un movimento letterario italiano e
importante è Emile Zola Verga è il suo maggior
rappresentante
Ambienti: la Francia è un paese Ambienti: Il sud Italia è un paese
industrializzato quindi città e agricolo arretrato quindi paesini
sobborghi urbani rurali, soprattutto siciliani
Protagonisti: operai quindi Protagonisti: pescatori come nei
appartengono al proletariato urbano Malavoglia, minatori come in Rosso
Malpelo o contadini come Mazzarò
protagonista della Roba
Linguaggio: rimane colto cioè quello Linguaggio: è molto più semplice e
del narratore popolare: Verga utilizza la tecnica
dell’artificio della regressione per cui
il suo punto di vista, ma anche il
linguaggio stesso, regrediscono alla
mentalità paesana e ai valori e alle
credenze popolari
maggiore influsso del positivismo minore influsso del positivismo
i naturalisti vogliono denunciare i nel verismo c’è un pessimismo
mali e le ingiustizie della società, assoluto, non c’è la fiducia nel
proprio per spingere verso un cambiamento e nel miglioramento
miglioramento della società; della società, l’unica alternativa è
l’ideale dell’ostrica
L’ideale dell’ostrica è descritto nella novella “Fantasticheria”: Verga ci fa proprio la
metafora dell’ostrica, della cozza che vive attaccata allo scoglio e finché rimane qui
protetta dal suo guscio, dallo scoglio dove è nata farà una vita povera ma sicura se
invece se ne stacca per esplorare il mare aperto, finirà sicuramente divorata da pesci
più grandi e voraci: la stessa cosa accade ai ceti più umili quindi quei pescatori,
muratori, contadini che finché restano attaccati al loro mondo, alla famiglia, al paese,
va tutto bene ma se vogliono migliorare la loro condizione sociale per brama di meglio
o per curiosità di conoscere il mondo e si allontanano dal loro ambiente natio, finiranno
peggio di prima come accade ad esempio ai protagonisti dei Malavoglia, di Mastro Don
Gesualdo e di tanti altri.
Per Verga quindi sono questi i valori fondamentali mentre critica il consumismo e il
materialismo, questo desiderio di accumulare costantemente roba, ricchezza, come
accade ad esempio a Mazzarò, altro protagonista di una novella super famosa: La roba.
Anche qui il protagonista è molto povero ma dopo una vita di sacrifici e duro lavoro è
riuscito ad accumulare tanta roba, molta ricchezza; tuttavia diventa vecchio e si
ammala e, proprio sul punto di morte, quando capisce che dovrà rinunciare a tutta
quella roba che è riuscito ad accumulare, preso da un raptus di pazzia esce in cortile e
inizia a uccidere animali e a distruggere le cose gridando “roba mia vienitene con me”
Nella sua follia quindi non riesce ad accettare questa sconfitta il fatto che dovrà
rinunciare a tutto quella roba e addirittura vorrebbe portarsela con sé nell’aldilà.
Infine vediamo l’ultima cosa importante cioè l’artificio della regressione: si tratta di
una tecnica letteraria in cui il punto di vista dell’autore ma anche il linguaggio, le sue
conoscenze, credenze e pensiero non solo si annullano, ma regrediscono a quello dei
personaggi di cui sta trattando.
Capiamolo meglio: Verga è un intellettuale, una persona che ha studiato, di una certa
cultura, però nei suoi romanzi tratta di persone umili, dalla mentalità paesana, un po’
più primitiva, meno colta, quindi qui c’è un grosso problema non può utilizzare il suo
linguaggio, le sue credenze e il suo punto di vista perché quello non appartiene ai
personaggi di cui parla, per cui Verga scrive la storia ma noi non lo vediamo mai, si
eclissa, scompare; invece è come se la storia si raccontasse da sé, come se fossero gli
stessi personaggi di cui parla a raccontare questa storia.
Facciamo un esempio semplice: la novella di Malpelo inizia dicendo che Malpelo si
chiamava così perché aveva i capelli rossi ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo
cattivo e malizioso; cioè ci sta dicendo che questo povero Malpelo è un ragazzo cattivo
semplicemente perché ha i capelli rossi. Ovviamente non è questo il pensiero di Verga,
non potrebbe mai pensare a una cosa del genere però riporta quelle che sono le
superstizioni di una mentalità paesana; l’autore quindi è regredito alla mentalità stessa
del paese, degli abitanti di cui sta parlando e anche il linguaggio regredisce. Questo è
molto importante per cui noi abbiamo la sensazione, leggendo la storia, che si tratti di
siciliano ma in realtà quello non è il dialetto siciliano è una lingua italiana perché Verga
si sta rivolgendo a un pubblico più ampio tuttavia la sintassi, alcune espressioni, alcune
metafore, sono proprio quelle tipiche del dialetto siciliano.