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​CICERONE

Egli faceva parte di una agiata famiglia, i Tullii, i quali erano possidenti terrieri
appartenente all’ordine equestre. Verso i 15 anni compone il glaucus, un
poemetto mitologico alla maniera alessandrina; pochi anni dopo scrive il
Marius, un poema celebrativo di gusto più arretrato e d'ispirazione enniana.
Contemporaneamente si dedica anche alla traduzione di testi filosofici e alla
composizione di un trattato di retorica che resterà interrotto, il de inventione.
Lo ricordiamo per la sua poliedrica attività, quasi equiparabile a Dante→
sperimentalismo sfrenato.
Si occupò di
-politica
-oratoria
-RETORICA
-FILOSOFIA

Era dedito al negotium (inteso come impegno per la salvaguardia della res
publica→ è ricordato come paladino della costituzione romana in un'epoca di
guerre e squilibri, ricordiamo infatti la congiura di catilina, guerre civili ecc).
Proveniente dal Rango equestre ma legato fin dall'epoca degli Studi
all'ambiente degli ottimati (parte di Pompeo, contro Cesare) , homo novus,
Cicerone sa di poter contare esclusivamente sulla potenza della parola.
Tutta la sua azione politica era volta a preservare la costituzione romana,
infatti è stato sempre a difesa della legge.
Proclama nel 70 le VERRINE contro Verre,tiranno in Sicilia ed emblema della
corruzione; contro Catilina con le CATILINARIE (si era macchiato di ambitio e
avaritia, come dice Sallustio).
Cicerone era un politico non tanto esperto nelle arti militari, ma un politico
paladino della giustizia e della costituzione, sia come avvocato che politico in
campo.
Viene visto anche in maniera negativa perché prima era contro Cesare ma,
quando Cesare muore, pensava che con il secondo triumvirato potesse
ritornare in auge e cercò l'appoggio con Ottaviano, ma Antonio lo fece
uccidere.
Viene visto come talmente legato alla sua posizione politica che cerca di
nuovo di ritornare alla politica romana cercando di appoggiare Augusto ma
Antonio lo uccide prima→ Antonio era suo nemico perché aveva scritto le
Filippiche.
Viene ricordato anche come poeta sebbene i suoi versi non hanno riscosso
grande successo.
Ha inserito nell'arte della poesia solo la tecnica, per questo le sue opere in
versi non hanno tanto valore; hanno un valore elevato per la applicazione
tecnica ma c’è poco sentimento. Viene ricordato come uno dei grandi
intellettuali per il concetto di humanitas→ esalta tutte quelle che sono le
caratteristiche positive dell’uomo, che è impegnato in politica e nella vita
civile.
La sua ottica è quella dei ceti possidenti (ricchi non aristocratici, che non
prendevano parte alla politica. Erano moderati perché non volevano entrare
in contatto con i populares), è un homo novus, e trasferisce in automatico
questa sua concezione nelle sue orazioni.
Nella prima fase questa ottica è quella che lui esprime con la “concordia
ordinum”, promuovendo l'alleanza tra la nobilitas senatoria e gli equites, che
afferma nel periodo delle catilinarie e del primo triumvirato; (concordia solo in
ambito politico, soprattutto tra optimates e ceti medi).
Nella seconda fase, quando viene esiliato da Cesare, ritorna dall’esilio intorno
al 57 e si adegua al periodo cesariano, afferma un’altra teoria, il consensus
omnium bonorum, volto a salvaguardare le istituzioni legali della res publica e
la tranquillità privata dei singoli (si rende conto che la gestione politica
doveva essere affidata agli homines boni, (cioè tutti coloro che hanno a cuore
il mantenimento delle tradizionali istituzioni romane) ottica più democratica).

Afferma queste sue teorie politiche attraverso le sue opere e la sua azione
politica→ incarna la fusione tra otium e negotium perché teorizza e mette in
pratica le sue teorie→ fonde otium letterario e negotium civile.
Attività pratica (NEGOTIUM) la vediamo nelle orazioni: racchiudono un
cinquantennio di res publica.
Si dividono in:
-​orazioni giudiziarie​, che teneva in tribunale (a difesa o accusa ad un
cittadino privato) -orazioni deliberative, li proclamava in senato per far
approvare qualche legge (validità di un disegno di legge).
La parte teorica (OTIUM) la vediamo nelle opere retoriche, tutte quelle opere
che vanno a sviscerare sia le finalità, le regole del bel parlare, sia delle opere
di storia della retorica (es: Brutus).
Cicerone ha scritto anche opere filosofiche e quello che lui afferma in queste
è il concetto di humanitas: il buon cittadino deve utilizzare la propria ragione
e capacità sia nell'otium che nel negotium, in uno stile di vita che coniugasse
sia la pratica che la speculazione filosofica. Quello che lui afferma nella
filosofia è quello che lui voleva fosse l’ideale per la classe dominante dei ceti
moderati, che non troverà fortuna a Roma.

OPERE POETICHE
Cicerone ha scritto anche opere in versi, di cui ci sono giunti solo frammenti.
Sappiamo che questi erano curati stilisticamente, si diceva che riuscissero ad
equiparare i versi di Lucrezio e Catullo.
In età matura criticò Catullo e i poetae novi → li chiamava ISTI CANTORES
EUPHORIONIS perché esaltavano l'otium inteso come disimpegno politico.
In questo suo concetto di humanitas aveva affermato la fusione tra otium e
negotium.
ORAZIONI (GIUDIZIARIE E DELIBERATIVE)
Avevano 3 finalità: docere, delectare e movere
DOCERE: voleva insegnare ed informare in maniera chiara
DELECTARE: voleva deliziare il suo uditorio con un discorso chiaro e curato
stilisticamente MOVERE: voleva coinvolgere emotivamente, accentuando
anche il pathos in alcuni punti
Il modello ciceroniano di riferimento è un modello greco: Demostene→ stile
caratterizzato dalla solennità, dalla varietà, uno stile multiforme e
caratterizzato da concinnitas (abbondanza di subordinate tutte legate e
sintatticamente coerenti, parallelismo, figure di suono anche nelle opere in
prosa→ ricerca di sonorità nel discorso) → rigore stilistico elevato.
​ Le orazioni ​più importanti sono:
-VERRINE, scritte contro Verre (governatore siciliano che aveva assunto un
comportamento corrotto) in cui abbiamo un processo per concussione contro
un ministro dello stato;
scrive delle orazioni in cui va a difendere dei cittadini privati da personaggi
pubblici: -PRO CAELIO, difende il giovane Celio, accusato di aver rubato dei
gioielli ad una sua ex amante, Clodia aka Lesbia di Catullo, definita come
donna corrotta e dissoluta.
-PRO SESTIO, in cui accusa Clodio (Sestio voleva che Cicerone tornasse
dall’esilio, Clodio invece no ma aveva accusato Sestio e Cicerone, per ripagare
Sestio, lo difende davanti ad un tribunale. l’accusa era il DE VI, nell’ambito
delle guerre civili, Roma era infestata dalle bande armate di ogni singolo
cittadino e Sestio e Clodio erano su fronti contrapposti→ Clodio accusò sestio
di aver organizzato una banda armata per ucciderlo)
Nelle deliberative: di stampo politico
-Catilinarie
-Phlippiche (sul modello di Demostene), contro Antonio
Nelle sue orazioni possiamo avere una testimonianza della politica del tempo.
-EPISTOLARIO: corpus costituito da 4 raccolte, scritte a persone a cui teneva:
amici, famiglia e al fratello. Due libri sono dedicati a Bruto.

OPERE FILOSOFICHE
Cicerone si dedica alla filosofia quando si ritira dall’alta politica.
Per lui la filosofia è un rifugio dai casi della vita che lo hanno provato: la morte
della figlia, l’andamento politico di Roma...
Attraverso le opere filosofiche voleva servire la popolazione romana→
riteneva che le sue opere dovessero creare una base culturale e filosofica per
i romani, una nuova mentalità che fosse poi utile per riuscire a creare una
classe dirigente che facesse del bene a Roma e alla popolazione.
Anche le opere filosofiche, opere speculative sul sommo bene, sul sommo
male, un excursus sulla filosofia greca e su quella greca arrivata a Roma,
avevano la finalità di creare una mentalità utile a Roma.
Si occupa di filosofia politica, sempre volta all’utile.
-HORTENSIUS, una esortazione alla filosofia di cui non ci è giunto quasi nulla;
-gli ACCADEMICA, divisa in priora e posterioria
-DE FINIBUS BONORUM ET MALORUM (la ricerca del sommo bene e del
sommo male) Diviso in 5 libri in cui ci sono vari dialoghi in cui esprime le varie
teorie filosofiche: teoria epicurea, stoica e quella eclettica (Cicerone era un
moderato e anche nella filosofia si avvicina a queste posizioni).
Cicerone è contro l’epicureismo perché allontanava l’uomo dall’impegno
politico.
Lo stoicismo per Cicerone era troppo radicale e per questo si avvicina
maggiormente all’eclettismo.
-TUSCULANAE DISPUTATIONES
Vediamo tutto ciò che ha subito Cicerone: il tema della morte,
l’allontanamento dalla politica, della felicità, dei turbamenti dell'animo.Sotto
forma di dialogo, la maggiore espressione dell’interiorità di Cicerone.
-DE NATURA DEORUM
-DE DIVINATIONE aggiunta dopo
-DE FATO //
trilogia sulla religione,in senso politico, necessaria per controllare la plebe.
Due brevi dialoghi
-CATO MAIOR DE SENECTUTE (sul valore della vecchiaia)--> realizzazione
della figura di Catone il censore. Nel delineare questa figura non è stato
rigorosamente aderente alla figura di Catone ma lo ha descritto in un
momento della vita in cui si era già ritirato dalla vita pubblica e si godeva il
piacere dell’otium filosofico.
Attraverso la sua figura di Catone vuole
lanciare il messaggio di un otium letterario e filosofico in cui ci si
all’affermazione dell'humanitas. Ha delineato l’ideale di uomo a cui tendeva
nella sua fusione di otium ed impegno politico
-LAELIUS DE AMICITIA (sul valore dell’amicizia)

L’amicitia per i romani erano anche i rapporti di convenienza, accordi tra


legami personali e anche come sostegno politico. Cicerone cerca di dare un
valore più sentimentale a questo tipo di rapporto, mettendo in evidenza valori
come la virtus, l'onestà, ma vi è sempre la tendenza di Cicerone a vedere
questi rapporti come legami tra i boni.
Questi uomini eletti devono essere legati anche da un'amicizia sincera dettata
dalla loro ragione ed onestà. La ricerca di rapporti sinceri che potessero
avere una ricaduta positiva anche nella gestione politica.
-DE OFFICIIS (3 libri)
parla dell’onesto, dell’utile e del conflitto tra questi.
Il modello di riferimento è il trattato dello stoico Panezio sul conveniente.
Cicerone vuole che tutte le virtù stoiche riescano ad aderire al conveniente.
Nel de officiis abbiamo l’esplicitazione di ciò che credeva Cicerone: la fusione
tra teoria e prassi, l’humanitas di Cicerone.
Afferma la magnitudo animi, la grandezza d’animo,caratteristica dei buoni,
che doveva essere quella capacità d'essere onesto e questa onestà doveva
sempre avere una ricaduta nell’utile.
Parla anche del logos di Panezio e crea una fusione tra ragione, logos ed
istinto naturale. Quando riescono a fondersi in un equilibrio abbiamo la
magnitudo animi, utile allo stato e alla comunità.
Vi è una parte che parla del decorum, che viene vista come un galateo ad
litteram, le buone azioni e il decoro vengono visti come ricaduta pratica di
una magnitudo animi anche nell'atteggiamento e nelle azioni quotidiane.

OPERE POLITICHE
All’interno delle opere filosofiche ce ne sono 2 che vengono considerate dai
critici politiche, altri le inseriscono all’interno delle opere filosofiche:
-DE REPUBLICA
-DE LEGIBUS
hanno una tematica politica
Hanno la struttura del dialogo platonico ma alla base vi è la dottrina
aristotelica soprattutto per quanto riguarda la costituzione mista e le forme
di governo .
Il dialogo si prestava alla presentazione di tesi, antitesi e conclusione in una
luce drammatica, che poteva essere più accattivante per il lettore.
DE REPUBLICA→ 6 libri, ma non ci sono arrivati tutti e non abbiamo una
visione completa di questa opera. La parte più importante dell’opera è la
parte finale del 6 libro, una sorta di “a parte”, il SOMNIUM SCIPIONIS (un
dialogo in quella che lui riteneva fosse l'età dell'oro a Roma→ il circolo degli
Scipioni).
Nel somnium (unica parte integra) parla di un al di là ipotetico, un sogno in cui
Scipione incontra l’africano che gli fa vedere tutti gli spiriti eletti che dopo la
morte andavano e passeggiavano beatamente nella via lattea. Ciò ha attirato
l’attenzione di tutti i critici successivi, specialmente nel medioevo e per questo
ci è arrivata integra.
Di questi 6 libri abbiamo alcuni frammenti. Il protagonista del dialogo è
Scipione l’Emiliano, che era impegnato poco prima della morte in una
conversazione di gruppo e uno degli amici con cui Scipione stava parlando
fosse ELIO(?) ed iniziano a parlare del significato di res publica, quale tipo di
forma di governo fosse migliore.
Nel libro 1 vi è la definizione di Scipione l’Emiliano (alter ego di Cicerone) della
res publica→ la definisce “cosa del popolo” (res populi), vista come un’
aggregazione di persone unite da iuris consensus e da utilitatis communio, da
un'unione di diritti ed interessi comuni.
Lo stato è l’aggregazione di questi individualismi.
Si passa all’analisi delle tre forme di governo e le loro degenerazioni:
-monarchia → tirannide
-aristocrazia → oligarchia
-democrazia → demagogia, anarchia
Secondo Cicerone la migliore è la costituzione mista, che Scipione
rappresenta a Roma: i consoli rappresentano la monarchia, il senato
l'aristocrazia e il popolo la democrazia.
Nel libro 2 continua l’indagine dello stato romano, facendo un excursus,
un’archeologia come Sallustio, una digressione per analizzare l’origine e lo
sviluppo dello stato romano fino ai tempi recenti e comincia a mettere
l’accento sul fatto che le ultime riforme stavano riducendo il potere del senato
a favore del popolo. Inizia una sorta di critica.
Nel libro 3 parla della giustizia e fa una sorta di difesa dell’imperialismo
romano.
Parla della giustizia con il tentativo di confutare un’accusa che proveniva
dall’accademico Carneade, che aveva portato avanti una critica a Roma, che
stesse conquistando tutto il

Mediterraneo dicendo di comportarsi con giustizia nei confronti dei popoli


assoggettati→ Carneade diceva che se Roma fosse stata davvero uno stato
legittimo, uno stato giusto, avrebbe dovuto ridare tutti i territori conquistati ai
popoli assoggettati. → Criticava soprattutto il concetto di guerra giusta di
Roma. Cicerone dice che l'imperialismo romano fosse una guerra giusta
poiché Roma portava aiuto ai suoi alleati e poiché Roma trattava i popoli
assoggettati in maniera benevola. Critica viene confutata con il concetto di
GIUSTIZIA NATURALE: Roma era più forte e quindi aiutava gli alleati.
Nel libro 4-5 si occupa dell’educazione dei cittadini e della figura del princeps
(come Machiavelli), non perchè già pensava all’impero in quanto difensore
della res publica con la sua mentalità fondata sul consensus omnium
bonorum, ma per delineare la figura del buon politico. Si rende conto che la
costituzione mista a Roma, questo equilibrio, non esisteva più e si stava
andando verso il degrado.
Con la figura del princeps va ad intendere un uomo moderato, che dovesse di
nuovo riportare Roma ai tempi di Scipione, quando la costituzione era ben
equilibrata.
Princpes come guida all'interno della res publica.
Il buon principe deve essere una fusione di teoria e di pratica, di otium e
negotium e secondo i critici per Cicerone questo princeps ideale sarebbe
stato lui stesso o Pompeo.
DE LEGIBUS (Platone), è un dialogo non importante come il de republica→ un
excursus sulle leggi romane, sulla costituzione mista, il diritto di Roma di
estendere il proprio dominio, anche a vantaggio delle popolazioni
assoggettate.
Cicerone come conservatore moderato anche in questa opera. Il dialogo viene
ambientato in un locus amoenus. I protagonisti sono il fratello Quinto e
l’amico Attico, a cui scrive le lettere. Alla base della dottrina legislativa di
Cicerone la dottrina stoica della legge, che nasce non per convinzione ma
perché gli uomini hanno una ragione innata, che deriva dagli dei.
La legge è un procedimento quasi naturale.

OPERE RETORICHE
Nelle opere retoriche la modalità narrativa è il dialogo platonico, perché gli
offriva una modalità di esposizione della sua materia utile per convincere il
proprio pubblico. Il dialogo platonico si prestava ad una trattazione
argomentativa perché ogni protagonista in una cornice drammatica, intesa
da un punto di vista teatrale, rappresentava una teoria, una posizione (sia pro
che contro).
-DE ORATORE, scritta in 3 libri i cui protagonisti sono Antonio e Crasso, i più
importanti oratori della generazione precedente di Cicerone→ li prende come
esempi perchè li aveva ascoltati nel foro.
Dopo un'introduzione, nella quale è Cicerone stesso a sintetizzare la figura
del suo oratore ideale, ha inizio il dialogo vero e proprio condotto nella Villa
Tuscolana dell'oratore Licinio crasso, in un giardino simbolicamente
arricchito di riferimenti letterari platonici: immagina che Antonio e Crasso
parlino delle caratteristiche del perfetto oratore.
Antonio sostiene che il perfetto oratore dovesse avere delle doti innate,
caratterizzato da una dote naturale senza necessità di studio. Era necessario
solo l’INGENIUM, l’intelligenza innata e l’esperienza sul campo.
Crasso (Cicerone si cela dietro le vesti di Crasso), portavoce della teoria di
Cicerone, sostiene invece l’ideale di un oratore impegnato nella vita pubblica
e quindi dotato di esperienza, ma doveva esserci anche una ricchissima
cultura: competenza, studio.
Anche in questo caso Cicerone è moderato perché secondo lui un oratore
deve avere sia una predisposizione naturale, sia uno studio costante ed
approfondito che faccia in modo che l’oratore sia esperto su qualsiasi
argomento, capace di capire le varie sfaccettature della realtà.
Nel libro 2 parla di 3 delle 5 parti della retorica→ sintetizzabili nell’acronimo
IDEMA
I: INVENTIO → ricerca degli argomenti da trattare, una sorta di scelta di
argomenti che possano risultare più accattivanti in un discorso. credeva che i
meccanismi dello stile comico potessero coinvolgere emotivamente ed
empaticamente il pubblico;
D: DISPOSITIO→ disposizione ordinata degli argomenti;
E: ELOCUTIO → stile, elaborazione artistica del testo, uso di figure retoriche ;
M: MEMORIA → tecniche di memorizzazione;
A:ACTIO → la prossemica: la mimica facciale, la gestualità
Nel secondo libro Antonio parla dell inventio, dispositio e una parte della
memoria. Nel terzo Crasso parla dell’elocutio e actio.
Il DE ORATORE è l’emblema della della prosa latina, prosa che si presenta
perfetta.

Nel 46, sotto la dittatura di Silla, scrive il BRUTUS e l’ORATOR.


-BRUTUS, un dialogo i cui protagonisti sono Cicerone stesso, Attico e Bruto
(cesaricida), due amici di Cicerone.
Nel dialogo descrive l’evoluzione dell’eloquenza romana, facendo un excursus
sull’oratoria greca, dell’asianesimo e atticismo. Parla anche dello stile attico,
uno stile IEIUNUS, scarno ed essenziale opposto all’asiano, molto ampolloso,
ricco di immagini e figure retoriche. Cicerone dopo aver affermato di non
sentirti affatto vincolato al modello asiano, assegna a se stesso una posizione
intermedia definita rodiense, la quale gli permetteva di esprimersi in modo
ampiamente variato, ricorrendo a tutti i registri stilistici consentiti.
-ORATOR, non è un dialogo ma un vero e proprio trattato teorico in cui fa una
differenza tra lo stile degli oratori e quello dei filosofi, sostenendo che quello
degli oratori è migliore perché più aderente alla realtà e più utile alla politica.
Ai diversi registri stilistici, cioè tenue, medio, grande, corrispondono i tre
diversi officia dell'oratore: docere, probare, cioè dimostrare le proprie tesi con
chiarezza e abbondanza di argomentazioni; delectare, cioè rendere
piacevole il discorso; e movere, cioè saper trascinare emotivamente il proprio
pubblico.
Altre opere sono il DE OPTIMO GENERE ORATORUM (parla dei migliori oratori)
e i TOPICA (luoghi comuni dell'oratoria sia nelle espressioni che negli
argomenti).
Le tecniche oratorie conferiscono nella creazione di un discorso che sia
vincente in tribunale durante un processo.

EPISTOLARIO
La nostra conoscenza della biografia di Cicerone deriva in parte dal suo
epistolario, in tutto circa 900 lettere. Tali lettere ci sono pervenute suddivise in
quattro raccolte postume, per un totale di 35 libri:
- epistulae ad Atticum, in 16 libri, delle lettere indirizzate all'amico attico;
- epistulae ad familiares, anch'esse in 16 libri, indirizzate sia personaggi
pubblici sia figure della vita privata;
- epistulae ad Quintum fratrem, in tre libri, lettere ferite al fratello;
- epistulae ad Brutrum, in due libri, comprendono 15 lettere di Cicerone a
Bruto e 7 di Bruto a Cicerone e una dello stesso Bruto ad Attico.
L'epistolario di Cicerone rappresenta il primo esempio storico di epistolario
privato. In 2 lettere, Cicerone esprime l'intenzione di raccogliere il proprio
epistolario privato in vista di una pubblicazione: non prevede tuttavia di
pubblicarlo così com'è, ma di selezionarne soltanto una parte. Le epistole
ciceroniane sono molto varie: si va dalla lettera di raccomandazione e dal
semplice bigliettino informativo fino alle lettere confidenziali, nelle quali casi
pubblici e privati si fondono in una conversazione aperta.

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