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Le Operette Morali

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LE OPERETTE MORALI

La genesi e il titolo- l’opera che Leopardi fra tute prediligerà - composte per la maggior parte
nel 1824, sono 25 prose filosofico-morali (per lo più dialoghi), nelle quali oltre che nello Zibaldone,
vanno ricercati i nuclei principali del pensiero leopardiano Il titolo scelto dallo scrittore, morali, con
probabile riferimento agli scritti di Plutarcco (Moralia), allude appunto a contenuti che hanno a
che fare con l'ambito filosofico dell'etica e della morale, mentre la forma diminutiva operette
sembra riferirsi al modo ironico e leggero, certo non canonico, con cui temi così importanti son
trattati nell'opera di Leopardi.
Il clima psicologico-intellettuale in cui Leopardi compone l'opera è rappresentato chiaramente in
una lettera al Giordani del 1825 (6 maggio): «Non cerco altro fuorché il vero che ho già tanto
odiato e detestato. Mi compiaccio di sempre meglio scoprire e toccar con mano la miseria degli
uomini e delle cose e d'inorridirne freddamente, speculando [indagando] questo arcano infelice e
terribile della vita dell'universo».

Il pessimismo cosmico -"La radicalizzazione del pessimismo - Le Operette morali nascono da


una condizione in psicologico- intellettuale di totale disinganno e danno voce a un pensiero che si
è ormai svestito si posizioni di radicale pessimismo: in Leopardi non solo si era ormai spenta la
speranza di una felicità personale, ma, soprattutto, era tramontata l'idea che l'uomo possa in
qualche modo raggiungere la felicità. L'infelicità non appare più - come nel cosiddetto
"pessimismo storico" - una conseguenza del divenire storico che ha portato l'uomo ad allontanarsi
dalla natura, madre di benefiche e vitali illusioni, bensì una condizione ontologica, cioè immutabile
nello spazio e nel tempo. Nella concezione della natura (un tea che attraversa tutta la riflessione
leopardiana, tende a prevalere ora l'idea che la natura sia la prima responsabile dell'infelicità
umana, perché ha dato all'uomo il desiderio infinito del piacere, condannandolo al contempo a
non raggiungerlo mai, e anzi perseguitandolo con le sofferenze, le malattie, il decadimento fisico
della vecchiaia.

L'adesione a una visione materialistico-meccanicistica: Soprattutto, Leopardi iscrive ora


'idea di natura all'interno della concezione materialistico-meccanicistica propria dei più radicali
pensatori illuministi (Holbach, La Mettrie, Helvétius): L'universo si auto conserva attraverso un
ciclo continuo, soggetto a leggi necessarie e immutabili, di produzione e distruzione. All'interno di
questo processo l'uomo è solo un ingranaggio, non più significativo degli altri esseri e degli altri
elementi. La sua conservazione o distruzione rientra nel "progetto" della natura, il cui unico fine è
autoperpetuarsi.

Una filosofia del disinganno- La ribellione a questa indiscutibile verità (evidente in particolare
nelle incalzanti accuse rivolte dall'Islandese alla Natura nel celebre Dialogo della Natura e di un
Islandese -›TW) distingue Leopardi dagli illuministi e sembra accomunarlo ai romantici. Ma, a
differenza di questi ultimi, egli non si rifugia mai in una dimensione irrazionalistica, né abbraccia la
visione religiosa della vita (Leopardi ha ormai definitivamente abbandonato la fede). Anzi, egli
ritiene che compito fondamentale di una moderna opera filosofica, quale intendono essere le sue
Operette morali, sia proprio quello di smascherare gli "'inganni", le false opinioni diffuse tra gli
uomini.
Un epigono dell'illuminismo? a Già gli illuministi avevano portato avanti un'idea del
filosofare come metodo critico, ma Leopardi non condivide la loro battaglia appassionata in nome
della ragione, per il progresso civile, sociale, educativo, nel quale non crede e che considera falsa
illusione almeno quanto la fede religiosa. Leopardi è contrario a ogni forma di trionfalismo della
ragione e per questo, come ha sottolineato. | filosofo contemporaneo Emanuele Severino,
sarebbe inesatto e riduttivo considerar in tardo epigono dell'illuminismo.

Un'opera «inattuale", destinata all'impopolarità = Gli anni delle Operette morali sono gli
anni in cui la letteratura italiana, sulla scia dei modelli stranieri, sta aprendosi alla sperimentazione
di strade diverse dal classicismo. Nel 1827, nello stesso anno della prima edizione delle Operette,
Manzoni pubblica la prima edizione dei Promessi sposi, a cui segue in Italia la straordinaria
affermazione del romanzo storico (-›V2bC2 Mappa dei generi), Scrivendo le Operette morali
Leopardi fauna scelta consapevolmente controcorrente, opposta allo spirito divulgativo della
cultura romantica Al contrario, ispira le Operette morali un ambizioso progetto culturale: offrire
alla cultura italiana qualcosa che non cera, una moderna prosa filosofica, vicina al conte
philosophique (racconto filosofico) illuminista.
Certamente le Operette non potevano in quel tempo avere successo: le allusioni erudite, la prosa
raffinata, ma soprattutto il messaggio radicalmente negativo, polemico verso i miti ideologici e
culturali del tempo, ne ostacolarono l'apprezzamento persino presso gli intellettuali vicini a
Leopardi, che si limitano ad apprezzarne l’eleganza dello stile. La censura vera e propria, prima
civile (l'interruzione della pubblicazione) poi ecclesiastica (il libro fu messo all'Indice nel 1850) fece
il resto.

I temi, i personaggi, le forme e lo stile- 'teatro del pensiero" a Nelle Operette morali la
riflessione non assume quasi mai carattere saggistico, ma è affidata per lo più a vivi dialoghi i tra
personaggi. Dialoghi che, solo nel caso del celebre Dialogo tra la Natura e un Islandese, assumono
il carattere di un vero e proprio scontro: per lo più invece le varie "voci" dei personaggi
concorrono alla focalizzazione dei temi da diverse angolature, in una sorta di teatro del pensiero.

i personaggi - Alcuni personaggi dele Operette son astratte personificazioni (come la Moda, la
Morte, la Natura, 'Anima), oppure creature fantastiche (il folletto el gnomo, Malambruno e
Farfarello), o ancora personaggi immaginari (Filippo Ottomieri l'Islandese, Tristano). Non mancano
personaggi del mito (Ercole e Atlante, Prometeo) storicamente esistiti (Colombo, Tasso, Parini,
Copernico, Plotino e Porfirio). Anche quest'ultima categoria di personaggi però soggiace all'
invenzione fantastici. più che corrispondere alla realtà storica. In ogni caso si tratta sempre di
emblemi, a ci Leopardi affida l'enunciazione del suo (non del loro) pensiero. Alcuni di questi
personaggi son più spiccatamente proiezioni dell'autore stesso: Filippo Ottonieri, Eleandro,
l'Islandese, il passeggero, Tristano, che si collocano a fianco di altre personificazioni di Leopardi (da
Bruto, a Saffo, al pastore del Canto notturno).
Le forme - Leopardi mostra grande abilità nell'utilizzare a propri fini dimostrativi tipologie testuali
assai diverse, a volte parodizzandole: dalla favola mitica nella Storia del genere umano che apre le
Operette, al dialogo filosofico settecentesco in cui è introdotto un punto di vista lontano e
"straniato" (La scommessa di Prometeo, Dialogo di Ercole e Atlante, Dialogo di un folletto e di umo
gnomo) al trattato classicheggiante (Parini) alla rivisitazione del coro classico (Dialogo di Federico
Ruysch e delle sue mummie) e altre ancora.
I temi = Un nutrito gruppo di operette ha carattere apertamente satirico: Leopardi utilizza il
registro comico-satirico e la dimensione del "grottesco soprattutto per attaccare la visione
geocentrica e antropocentrica, il mito della perfezione della specie umana (ad esempio Dialogo
della Terra e della Luna, Dialogo di un folletto e di uno gnomo, Copernico) e La scommessa di
Prometeo) o la decadenza del mondo (Dialogo della Moda e della Morte, Dialogo di Ercole e
Atlante, Proposta di premi fatta all'Accademia dei Sillografi). La maggior parte delle restanti
operette si incentra sui temi cardine della riflessione e della poesia leopardiana: L'irraggiungibilità
del piacere, della felicità per l'uomo La maggior parte delle restanti operette si incentra sui temi
cardine della riflessione e della poesia leopardiana: l’irraggiungibilità del piacere, della felicità per
l'uomo (Dialogo di Malambruno e di Farfarello, Dialogo della Natura e di un 'anima), l'idea del
piacere come attesa speranzosa del futuro (Dialogo di un venditore di almanacchi e di un
passeggere ›T(b), la vita e la morte (Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie ›TEoL), la noia
e gli antidoti ad essa (Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare, Dialogo di Cristoforo
Colombo e di Pietro Gutierrez).
Le Operette che più esprimono le desolate acquisizioni del cosiddetto "pessimismo cosmico sono il
celebre Dialogo della Natura e di un Islandese e il Cantico del gallo silvestre, ultima delle Operette
scritte nel 1824. Nell'edizione definitiva delle Operette il tardo Dialogo di Tristano e di un amico, in
cui Leopardi afferma la dignità della propria filosofia e della propria posizione di intellettuale con i
toni polemici propri della sua ultima produzione (-›UA).
Lo stile: una moderna classicità = Tommaseo, che tra i letterati contemporanei a Leopardi, fu uno
di quelli che meno lo amarono (e la cosa fu reciproca), ebbe a definire le Operette morali «il libro
meglio scritto del secolo» Così come, a livello dei contenuti, ci troviamo di fronte a un'opera
profondamente moderna, anche se si presenta a prima vista poco attuale, allo stesso modo
Leopardi si propone di usare nelle Operette morali «l'antico e il moderno e tutte le risorse della
lingua» per realizzare uno stile e una lingua «né familiare né antica, ma elegante in generale,
nobile, maestosa, distinta affatto dal dir comune» (come egli stesso asserisce nello Zibaldone, 8
aprile 1824). Anche da questa sola frase si deduce la volontà anti divulgativa di Leopardi in campo
linguistico: Leopardi si oppone alle istanze popolari del nostro romanticismo. Il risultato è quello di
una '"moderna classicità" che non ha confronti in Italia.

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