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A Silvia

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LA GIOVINEZZA

Il tema della giovinezza appare n dall’inizio della poesia. Silvia, la fanciulla a cui il poeta si rivolge
idealmente, è colta nel momento in cui giungeva al limitare di gioventù nel tipico stato d’animo lieto
ma incerto che caratterizza quell’età (assai contenta di quel vago avvenir). A quest’immagine si
aggiunge immediatamente l’immagine del poeta stesso da giovane, pieno di pensieri soavi,
speranze, cori. La giovinezza appare così per entrambi un’epoca di grandi prospettive, in cui è
naturale nutrire una vaga e inde nita ducia in un futuro di felicità.

UN CONFRONTO TRA IL POETA E SILVIA


Al di là della diversa condizione sociale, che si ri ette nelle rispettive attività quotidiane (lo studio,
la tessitura), il poeta individua un possibile parallelo tra se stesso giovane e la giovane Silvia
nell’illusoria speranza in un futuro felice (Quale allor ci apparia / la vita umana e il fato!). Ma la
fanciulla muore precocemente e il poeta le sopravvive, potendo così ri ettere sulla sua breve
esistenza e sul destino degli uomini in generale.

IL VERO
La morte di Silvia viene a coincidere con la ne della speranza per il poeta, laddove l’apparir del
vero fa decadere d’un colpo le speranze di piacere, d’amore e d’avventura della giovinezza.
Leopardi segnala drammaticamente la contraddizione tra il desiderio di felicità insito nella natura
umana e le leggi della natura indifferenti alle attese degli individui (O natura, o natura, / perché non
rendi poi / quel che prometti allor?).

IL RICORDO E LA DISILLUSIONE
Così se all’inizio il ricordo di Silvia sembra portare letizia nell’animo di Leopardi, lo stesso ricordo
raccordato al presente suscita tutt’altra impressione. Nel momento in cui si passa dalla
rievocazione degli anni giovanili, con la viva speranza che li caratterizzava, all’amara
consapevolezza dell’adulto, non ci si può esimere dall’entrare nell’orizzonte della disillusione, che
si materializza icasticamente nell’immagine di morte dell’epilogo.
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