DIRITTO APERTE
Lezione 002
La norma giuridica
Una norma è una proposizione volta a stabilire un comportamento condiviso, per regolare il comportamento
dei singoli appartenenti al gruppo e, conseguentemente, assicurarne la sopravvivenza e perseguirne i fini.
Le norme possono essere
1. dispositive, integrano o sostituiscono una norma ritenuta incompleta o insufficiente
2. di conflitto, per risolvere controversie
Le caratteristiche principali di una norma giuridica sono:
1. la generalità (si riferisce a diversi soggetti),
2. l'astrattezza (si riferisce a ipotesi astratte),
3. la novità (ogni norma regola un comportamento diverso),
4. l'imperatività (prevede la sanzione),
5. la bilateralità (riconosce un diritto a un soggetto e un dovere a un altro),
6. l'esteriorità (l’oggetto della norma è l’azione esterna del soggetto),
7. la coattività (la norma deve essere rispettata obbligatoriamente e la sua inosservanza viene punita
con una sanzione)
8. la relatività (varia nel tempo e nello spazio).
Lezione 003
La cittadinanza (acquisto, perdita, rinuncia)
La cittadinanza è il rapporto giuridico che determina l'appartenenza di un individuo allo Stato. L'acquisizione
avviene:
1. per nascita (nato da madre\padre italiani, nato in territorio italiano da genitori ignoti o apolidi, figlio
di ignoti trovato sul territorio italiano senza altra cittadinanza).
2. per estensione (cioè per trasmissione da un membro della famiglia ad un altro es. genitore – figlio
adottato o no, ma anche per matrimonio),
3. per beneficio di legge (straniero o apolide con padre, madre o ascendente di secondo grado cittadino
per nascita; per servizio militare per lo Stato italiano; straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto
legalmente senza interruzioni fino alla maggiore età)
4. naturalizzazione (straniero con padre o madre o uno degli ascendenti per linea retta di secondo
grado cittadini per nascita; nato in territorio italiano e, in entrambi i casi, vi risiede legalmente da
almeno 3 anni; straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano che risiede nel territorio da
almeno 5 anni)
La perdita della cittadinanza avviene invece se
1. il cittadino italiano, durante lo stato di guerra contro un altro Stato, abbia accettato o mantenuto un
impiego o carica pubblica
2. il cittadino italiano abbia svolto il servizio militare per uno Stato esterno e non ottempera
all’intimidazione del Governo italiano di abbandonare l’impiego
Infine la rinuncia avviene nel caso di
1. individuo risiede o stabilisce la residenza all'estero
2. figlio maggiorenne di chi acquista o riacquista la cittadinanza italiana – già in possesso di altra
cittadinanza - che intende rinunciare a quella italiana
Lezione 004
Forme di governo
La forma di governo è il modello di organizzazione dello Stato, fa riferimento ai rapporti e alla ripartizione di
competenze di Parlamento, Governo, Capo di Stato
Le forma di governo sono:
1. Monarchia costituzionale (Re con potere esecutivo e di indirizzo politico e Parlamento, eletto, con
potere legislativo);
2. Forma di governo parlamentare (il Governo, nominato dal Capo dello Stato, ha potere esecutivo e
di indirizzo politico. Se perde la fiducia del Parlamento, il Governo viene dimesso);
3. Forma di governo presidenziale (il Presidente, eletto dal popolo, è sia Capo di Stato che di Governo.
Il potere legislativo è invece accordato all'Assemblea. Presedente e Assemblea sono eletti dal
popolo);
4. Forma di governo semi presidenziale (il Presidente della Repubblica è nominato dal popolo e nomina
il Governo. Il Primo Ministro rappresenta la maggioranza parlamentare);
5. Forma di governo direttoriale (Parlamento e Direttorio).
Lezione 006
Referendum abrogativo
Il referendum è il tipico strumento di democrazia diretta con il quale il corpo elettorale è chiamato ad una
consultazione produttiva di effetti giuridici conseguenti alla diretta espressione della volontà popolare.
Può essere richiesto anche da un singolo ma deve essere portatore di interessi generali.
I referendum si distinguono in base alla finalità in: deliberativi, legislativi e abrogativi.
Il referendum abrogativo, normato dall’articolo 75 della Costituzione, prevede che venga rivolto al corpo
elettorale un quesito per l’abrogazione di una norma di legge esistente. Si può distinguere in:
1. PROPOSITIVO: per proporre una nuova legge
2. CONSULTIVI: per fare dare un parere su una determinata questione politica
3. CONFERMATIVI: per richiedere il consenso popolare perché una legge possa entrare in vigore.
Il quesito referendario deve presentare 3 caratteristiche specifiche:
1. Omogeneo
2. Coerente
3. Intellegibile
Ci sono dei controlli che vengono fatti a tal proposito:
1. Legittimità: fatto dall’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione
2. Ammissibilità: la Corte Costituzionale verifica il rispetto dei limiti
Il referendum abrogativo è approvato soltanto se almeno il 50% +1 degli aventi diritto al voto partecipa alla
votazione del referendum e se tra gli elettori votanti viene raggiunta la maggioranza dei voti espressi
validamente sulla richiesta di abrogazione contenuta nel testo del referendum.
Criteri di interpretazione – antinomie
L’antinomia è la situazione in cui 2 norme hanno una incompatibilità non superabile con l’interpretazione,
ponendo conseguenze diverse ed incompatibili per cui l’applicazione di una esclude l’altra.
Per risolverle si usano i seguenti criteri:
1. CRONOLOGICO: si deve preferire la più recente
2. GERARCHICO: si deve preferire quella gerarchicamente superiore
3. SPECIALITÀ: si deve preferire quella speciale
4. COMPETENZA: si deve preferire quella che proviene dalla fonte munita di competenza
Gli atti aventi forza di legge
Nel diritto, un atto avete forza di legge è un atto normativo, emanato dal governo, al quale l'ordinamento
giuridico attribuisce la stessa forza di legge ordinaria.
La nostra Costituzione contempla 2 atti normativi aventi forza di legge ordinaria:
1. i decreti legislativi (emanati dal Governo su delega del Parlamento. Ha oggetto della delega, principi
e direttive ben definiti)
2. decreti legge (adottato dal Governo di propria iniziativa, in casi straordinari a carattere di urgenza,
con materia disciplinare molto complessa e procedimenti molto lunghi. Sono provvisori e se non
convertiti in legge entro 60 giorni perdono di efficacia)
Gerarchia delle fonti
Le fonti del diritto sono tutti gli atti o fatti che producono o innovano il diritto nell’ordinamento giuridico.
Abbiamo fonti di rango superiore (Costituzione) e fonti di rango inferiore (fonti comunitarie). Queste ultime
non possono contenere disposizioni che contrastino con le norme di livello superiore, né modificarle o
abrogarle.
Fondi produzione/cognizione
Le fonti del diritto sono tutti gli atti o fatti che producono o innovano il diritto nell’ordinamento giuridico. Si
distinguono in:
1. FONTI DI PRODUZIONE: Introducono vere e proprie norme giuridiche nell’ordinamento
Si distinguono in:
I. Fonti atto: la norma è contenuta in atto (fonti scritte)
II. Fonti fatto: la norma è determinata da fatti sociali o naturali considerati idonei a
produrre diritto (fonti non scritte)
2. FONTI DI COGNIZIONE: Fonti che non producono diritto ma favoriscono la conoscenza delle norme
tra i consociati
I. Fonti ufficiali: Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea
II. Fonti private
Lezione 009
Principi fondamentali della costituzione italiana
La Costituzione entra in vigore il 1 gennaio 1948.
I primi 12 articoli rappresentano dei principi supremi non modificabili: i criteri guida e i parametri che
vincolano gli operatori del diritto.
Questi articoli riguardano la struttura e i caratteri della Repubblica, l’inviolabilità dei Diritti, le uguaglianze, il
diritto al lavoro, la tutela delle minoranze linguistiche, la libertà religiosa, lo sviluppo della cultura, la tutela
ambientale e del patrimonio storico ed artistico, il ripudio della guerra come strumento di offesa e infine la
struttura della bandiera italiana.
Lezione 010
Rapporti civili (principali mezzi di diffusione)
La Costituzione entra in vigore il 1 gennaio 1948.
L’articolo 21 della Costituzione salvaguarda il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la
parola, lo scritto e altri mezzi di diffusione. Fra questi mezzi abbiamo:
1. La stampa: riproduzione tipografica destinata alla pubblicazione
2. Lo spettacolo (cinematografico e teatrale)
3. La radiotelevisione
A questi oggi si aggiunge internet.
Rapporti civili (artt. 13 – 18)
La Costituzione entra in vigore il 1 gennaio 1948.
Nella fattispecie degli articoli dal 13 al 18 della Costituzione si regolamentano i diritti e i doveri dei cittadini,
nella fattispecie delle situazioni giuridiche soggettive attive o di vantaggio (diritti e libertà), ma anche quelle
passive (doveri costituzionali).
Nella precisione sono regolamentate:
1. L’inammissibilità di forme di detenzione, ispezione o perquisizione personale e altra restrizione della
libertà personale se non per atto motivato dall’Autorità giudiziaria
2. La segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, se non per atto motivato
dall’Autorità giudiziaria
3. La libertà di circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo
limitazioni per motivi di sanità o di sicurezza
4. Diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi
5. Associazionismo (forma sociale a base volontaria)
Lezione 12
Rapporti etico sociali (artt. 29-34)
La Costituzione entra in vigore il 1 gennaio 1948.
Nella fattispecie degli articoli dal 29 al 34 si regolamentano i diritti e i doveri dei cittadini. In particolare, si
nota come la Costituzione garantisce i diritti di carattere sociale (che spettano all’individuo in quanto
appartenente alla comunità sociale):
1. La famiglia: società fondata sul matrimonio. I coniugi sono eguali a livello morale e giuridico, con
limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.
2. I figli, sia che siano frutto di matrimonio che no, hanno il diritto di essere educati e istruiti. Se vi è
l’incapacità dei genitori, la legge provvede a supportarli
3. L’istruzione: Obbligo scolastico con scuola aperta a tutti e gratuita per almeno 8 anni. Gli alunni
devono avere un trattamento scolastico equipollente. Vi è un esame di Stato per l’ammissione ai vari
ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e l’abilitazione all’esercizio professionale. Poi
possibilità di continuare e per i più meritevoli borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze
attribuite per concorso
4. La salute: diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, garantendo cure gratuite
per gli indigenti.
Lezione 13
Rapporti economici (artt. 35-47)
La Costituzione entra in vigore il 1 gennaio 1948.
Nella fattispecie degli articoli dal 29 al 34 si regolamentano i rapporti economici, dando rilievo al lavoro in
tutte le sue forme (lavoro femminile, retribuzione, infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia, disoccupazione
involontaria). Inoltre, salvaguardano gli inabili al lavoro con il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.
Vi è una tutela per il lavoro minorile e stabilisce il limite minimo d’età per il lavoro salariato.
Infine, si regolamentano l’iniziativa economica privata e la proprietà pubblica e privata.
Lezione 14
Elettorato attivo e passivo
La Costituzione entra in vigore il 1 gennaio 1948.
Nell’articolo 48 sancisce il dovere civico del voto e, si stabilisce nel particolare, che sono elettori tutti i cittadini
italiani, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto e non può essere limitato se non per incapacità civile o per
effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale.
Si può distinguere:
1. Elettorato attivo: capacità dei cittadini di eleggere i propri rappresentanti (dai 18 anni di età)
2. Elettorato passivo: capacità dei cittadini di essere eletti
1. Per la Camera dei Deputati: coloro dai 25 anni di età
2. Per il Senato della Repubblica: tutti coloro dai 40 anni di età
Lezione 18
Il parlamento in seduta comune
Si parla di parlamento in seduta comune quando la Camera dei Deputati e la Camera dei Senatori si riuniscono
congiuntamente.
Esso è presieduto dal Presidente della Camera per:
1. Eleggere il Presidente della Repubblica
2. Il giuramento del Presidente della Repubblica
3. La Messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica
4. L’elezione di 1/3 dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura
5. L’elezione di 5 giudici costituzionali
Lezione 20
Svolgimento dei lavori nelle camere
Le sedute delle Camere sono pubbliche, ma è possibile che le due camere possano deliberare di riunirsi in
seduta segreta.
In caso di seduta pubblica si può ammettere il pubblico o\e si pubblicano gli atti parlamentari.
Alle sedute partecipano anche i membri del Governo che hanno diritto di assistere e devono essere sentiti
ogni volta che lo richiedono.
La convocazione può avvenire:
1. Di diritto:
a. fissata nel DPR non oltre il 20° giorno dalle elezioni
b. il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre
c. quando una camera si riunisce in via straordinaria (per garantire il contemporaneo
svolgimento dei lavori nelle 2 camere)
2. Straordinaria:
a. Per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblicca
b. Su mozione di aggiornamento
Perché le riunioni e le deliberazioni delle Camere abbiano validità, è necessario che vi siano determinati
requisiti:
1. Quorum strutturale: una seduta della Camera è valida se è presente la maggioranza dei componenti
2. Quorum funzionale: una seduta della Camera è valida se è votata dalla maggioranza dei presenti.
Le votazioni possono avvenire in modo:
1. Palese (per alzata di mano, per divisione favorevoli/contrari, con procedimento elettronico o per
appello nominale)
2. Segrete (quindi avvenire per schede o a scrutinio segreto).
La durata delle camere
La durata ordinaria delle camere è di 5 anni ma può essere inferiore in caso di scioglimento anticipato ad
opera del Presidente della Repubblica. In questo caso tutti i progetti di legge non ancora approvati decadono
ad eccezione di
- quelli di iniziativa popolare,
- quelli approvati dalle Camere ma rinviati dal Presidente delle Repubblica
- i progetti di conversione dei decreti legge.
I poteri delle Camere possono essere prorogati fino a quando non sono riunite le nuove Camere (massimo
70 giorni).
In regime di prorogatio le Camere devono attenersi alla normale amministrazione costituzionale.
Le Camere prolungano il proprio mandato oltre il limite temporale soltanto in caso di guerra.
Lezione 21
Lo status di parlamentare
Per Status di parlamentare si intende la posizione in cui deputati e senatori si trovano nelle loro Camere
elettive.
Lo status si acquista con la proclamazione delle elezioni (Camera) e con la comunicazione della nomina
(Senato).
La Costituzione disciplina i diritti e i doveri del parlamentare:
1. l’insindacabilità: non possono essere chiamati a rispondere per le opinioni espresse ed i voti dati
nell’esercizio delle funzioni,
2. l’inviolabilità della persona, del domicilio e della corrispondenza del Parlamentare: senza
l’autorizzazione della Camera non possono essere sottoposti a intercettazioni, perquisizione
personale o domiciliare, arrestati salvo in caso di condanna per flagranza di reato
3. l’indennità: quote mensili comprensive anche del rimborso di spese di segreteria e di
rappresentanza.
Lezione 23
Procedimento di formazione delle leggi ordinarie
Il procedimento legislativo di formazione delle leggi ordinarie si articola in 4 fasi:
1. FASE DELL'INIZIATIVA: viene da:
a. Governo
b. Singolo deputato/senatore
c. Corpo elettorale (almeno 50.000 elettori)
d. Consigli regionali
e. Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro
2. FASE ISTRUTTORIA: La commissione parlamentare esamina il progetto di legge articolo per articolo
o nella sua interezza
3. FASE DELIBERATIVA: il progetto di legge passa alla votazione delle Camere. Se ottiene la maggioranza
dei voti il disegno di legge si intende approvato e passa all’altra camera che
a. Se apporta delle modifiche deve ripassarlo fino a che il testo non è approvato da entrambe
le camere
b. Se vota favorevolmente senza apportarvi modifiche fa si che si completi la fase
4. fase integrativa dell’efficacia: il progetto di legge passa al Presidente della Repubblica per la
promulgazione. Egli:
a. Può far ritornare alle camere il disegno di legge per farlo modificare, le quali possono
modificare il progetto di legge oppure possono approvarlo nuovamente. In tal caso il
Presidente è obbligato a promulgare
5. FASE DELL'ENTRATA IN VIGORE: entro 30 giorno dalla promulgazione la legge deve essere pubblicata
sulla Gazzetta Ufficiale ed entra in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione
Lezione 24
Procedimento di formazione delle leggi costituzionali
L’approvazione delle leggi costituzionali (o revisione costituzionale) è affidata al Parlamento attraverso un
“procedimento aggravato”.
Vi sono 2 deliberazioni successive ad intervallo non minore di 3 mesi, che servono per ponderare
l’approvazione e verificare che la maggioranza non sia occasionale. Alla seconda deliberazione, vi deve essere
la maggioranza assoluta per approvare la legge.
A seguito della seconda approvazione:
- se a maggioranza qualificata: la legge è promulgata immediatamente
- se a maggioranza assoluta viene pubblicata. Se non viene richiesta l’indizione entro il termine di 3
mesi la pubblicazione viene promulgata dal Presidente della Repubblica ed entra in vigore entro il
termine di vacatio legis.
Lezione 25
Il presidente della repubblica
La Costituzione stabilisce che il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità
nazionale. È un organo super partes (autonomo e indipendente) e non è titolare di nessuno dei poteri dello
Stato ma partecipa all’azione di questi.
Viene eletto dal Parlamento in seduta comune, ha un mandato di 7 anni e può essere rieletto.
I requisiti per divenire Presidente della Repubblica sono:
1. cittadinanza italiana
2. avere compiuto 50 anni di età
3. godere dei diritti civili e politici
4. non assumere altre cariche
Il Presidente della Repubblica ha il potere:
1. LEGISLATIVO: può convocare le Camere in via straordinaria, scioglierle dopo aver sentito i loro
Presidenti e indire le elezioni delle Nuove Camere, promulga le leggi, indice il referendum popolare
e nomina 5 senatori a vita
2. ESECUTIVO: nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri, i funzionari dello stato; emana
decreti aventi valore di legge e regolamenti; ha il comando delle forze armane e dichiara lo stato di
guerra; conferisce onorificenza
3. GIUDIZIARIO: presiede il Consiglio superiore della Magistratura, può concedere grazia e commutare
pene, nomina 5 giudici della Corte costituzionale.
Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti e non è
responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni tranne che per alto tradimento.
Il suo incarico può terminare per:
1. Scadenza del mandato
2. Decadenza della carica per la perdita di uno dei requisiti
3. Stato di accusa per reati di alto tradimento e attentato alla Costituzione
4. Impedimento permanente
5. Morte o dimissioni
Lezione 30
Pubblica amministrazione: principi costituzionali
La pubblica amministrazione è l’amministrazione per la cura degli interessi pubblici, svolta dalle strutture
costituite per lo svolgimento di pubbliche funzioni.
I principi costituzionali sull’amministrazione sono:
1. PRINCIPIO DI LEGALITÀ: i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge in modo da
garantire il buon andamento e l’imparzialità
2. PRINCIPIO DI IMPARZIALITÀ: l’amministrazione deve essere equidistante rispetto a tutti coloro con
cui è in contatto e pondera gli interessi coinvolti, non fa favoritismi né disparità di trattamento
3. PUBBLICO CONCORSO: agli impieghi nella pubblica amministrazione si accede tramite pubblico
concorso a metodo comparativo
4. PRINCIPIO DELLA RAGIONEVOLEZZA: nello svolgimento della propria azione la Pubblica
amministrazione deve seguire i criteri di razionalità operativa per evitare decisioni arbitrarie e
irrazionali
5. PRINCIPIO DEL BUONA ANDAMENTO: economicità (risultati/mezzi), efficacia (obiettivo/risultato),
efficienza (obiettivo/risorse usate)
6. PRINCIPIO DI PAREGGIO DI BILANCIO: Vi deve essere garantito l’equilibrio dei bilanci e la
sostenibilità del debito pubblico
7. PRINCIPIO DI PUBBLICITÀ E TRASPARENZA: le pubbliche amministrazioni devono rendere visibile e
controllabile il proprio operato
8. PRINCIPIO DI SUSSIDIARITÀ: Le funzioni amministrative devono essere ripartite tra i vari livelli di
territorio
9. PRINCIPIO DI RESPONSABILITÀ: è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi
legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria e amministrativa
Lezione 31
Il procedimento amministrativo – il provvedimento
Per garantire lo svolgimento imparziale ed efficace dell’azione della Pubblica Amministrazione, nel perseguire
l’interesse pubblico, viene svolto il procedimento amministrativo.
L’atto conclusivo di tale procedimento si chiama provvedimento amministrativo. Esso ha le seguenti
caratteristiche:
1. UNILATERALITÀ: incide sulle situazioni giuridiche dei soggetti destinatari
2. TIPICITÀ: atti predeterminati dalla legge
3. ESECUTIVITÀ: hanno effetti in modo automatico e conseguente all’azione stessa
4. ESECUTORIETÀ: la Pubblica Amministrazione può compiere atti anche se non eseguiti dai destinatari
stessi
Tuttavia il provvedimento può essere nullo nel caso di:
1. Mancanza di un elemento essenziale (forma, volontà, oggetto)
2. Violazione o elusione del giudicato
3. Altri casi previsti dalla legge
E si può annullare in caso di:
1. Eccesso di potere a causa di travisamento dei fatti e di sviamento di potere
2. Incompetenza dell’organo che emette l’atto
3. Violazione di legge
Lezione 32
Tutela nei confronti della pubblica amministrazione
È sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi. Si può pertanto fare ricorso,
ricordando che in tal senso il provvedimento non è sospeso ma continua a produrre effetti fino alla
sospensione. Se il ricorso è fondato il provvedimento viene annullato.
A tutti è pertanto data la possibilità di ricorso presso
1. gli organi della giustizia amministrativa: quando viene scalfito un interesse legittimo. Il giudice
amministrativo può annullare l’atto. Ne è esempio il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale in 1
grado) a cui ci si può rivolgere, in casi eccezionali, anche in caso di lesione di diritti soggettivi.
2. i giudici ordinari: quando viene leso il diritto soggettivo. I giudici ordinari non possono annullare
l’atto amministrativo, ma possono disapplicarlo e procedere al risarcimento dei danni
Il cittadino può comunque anche risvolgersi - entro 60 giorni dalla data in cui il provvedimento è stato
comunicato - alla stessa Amministrazione che ha emanato l’atto (ricorso in opposizione), o a un superiore
gerarchico dell’autorità che ha emanato l’atto.
Infine, si può fare ricorso anche al Presidente della Repubblica, in caso di provvedimenti definitivi e per soli
motivi di legittimità.
Lezione 34
Il sistema giurisdizionale – giurisdizione ordinaria e speciale
La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari, istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento
giudiziario italiano.
1. I magistrati ordinari e il Consiglio Superiore della Magistratura (organo di autogoverno della
Magistratura con funzione di realizzare i principi di autonomia e indipendenza) esercitano la
GIURISDIZIONE ORDINARIA. Essa si divide in:
a. GIURISDIZIONE ORDINARIA CIVILE: Per l’interesse della collettività, con sanzioni penali in
caso di violazioni
b. GIURISDIZIONE ORDINARIA PENALE: Per l’interesse del privato nelle controversie tra privato
e Pubblica Amministrazione
2. La stessa Costituzione prevede alcune GIURISDIZIONI SPECIALI che si suddividono in:
a. GIUDICI AMMINISTRATIVI: Tutelano gli interessi legittimi lesi da un atto della Pubblica
Amministrazione
b. CORTE DEI CONTI (magistrati contabili): Si occupano di contabilità pubblica, pensionistica e
di responsabilità degli impiegati e funzionari dello Stato o altri enti pubblici
c. TRIBUNALI MILITARI: Con competenze in tempo di guerra e di pace
d. TRIBUNALE SUPERIORE DELLE ACQUE PUBBLICHE: Si occupa delle controversie per lesioni di
interessi legittimi in tema di acque pubbliche
e. COMMISSIONI TRIBUTARIE: Si occupano della risoluzione di controversie fra i contribuenti e
l’amministrazione finanziaria
Il consiglio superiore della magistratura
Il consiglio superiore della magistratura è l’organo di autogoverno della Magistratura con funzione di
realizzare i principi di autonomia e indipendenza.
È composto da:
1. Presidente della Repubblica (moderatore dell’attività del Consiglio)
2. Primo Presidente della Corte di Cassazione
3. Procuratore generale presso la Corte di Cassazione
4. Vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, membro laico eletto dai consiglieri fra i
membri designati dal Parlamento
5. Altri componenti eletti dai magistrati ordinari
6. 1/3 del Parlamento tra i professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo 15
anni di servizio
I membri elettivi del Consiglio Superiore di Magistratura durano in carica 4 anni e non sono immediatamente
rieleggibili. Dal momento che ne fanno parte non possono essere iscritti ad albi professionali né far parte del
Parlamento o di un Consiglio regionale.
Le funzioni del Consiglio Superiore di Magistratura sono di:
1. giurisdizione ordinaria insieme ai magistrati ordinari
2. deliberare provvedimenti sullo status giuridico dei magistrati
3. assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari dei magistrati
4. nomina e revoca dei giudici di pace
Le delibere del Consiglio sono adottate con decreto del Presidente della Repubblica e costituiscono veri e
propri atti amministrativi.
Corte costituzionale: giudizio sui conflitti di attribuzione
La corte costituzionale giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e sui conflitti di
attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra Stato e Regioni, e tra le Regioni.
Tali conflitti possono classificarsi in due categorie:
1. CONFLITTI INTERORGANICI: Tra i poteri dello Stato
2. CONFLITTI INTERSOGGETTIVI: Tra i poteri di Stato e Regioni e tra Regioni (soggetti costituzionali diversi e dotati
di personalità giuridica distinta. È proposto dal Presidente del Consiglio o da un ministro da lui delegato e dal
Presidente della Giunta.
Le fasi con cui la Corte Costituzionale giudica tali controversie sono:
1. Delibera in Camera di consiglio, con ordinanza, sull’ammissibilità del ricorso con il quale il conflitto viene
sollevato: requisiti soggettivi ed oggettivi
2. Risolve il conflitto dichiarando il potere al quale spettano le attribuzioni in contestazione
La sentenza ha un duplice effetto:
1. Determina a quale dei poteri in conflitto spetti il potere contestato
2. Annulla l’atto illegittimo emanato in violazione delle attribuzioni di competenza da un potere che non è in
possesso di tali competenze
Giudizio di legittimità costituzionale
La competenza più importante della Corte costituzionale è il giudizio di legittimità costituzionale. Con tale
compito, la Corte è tenuta a verificare la conformità delle leggi e atti con forza di legge dello Stato e delle
Regioni rispetto ad una norma costituzionale.
Il Governo, quando ritiene che una legge regionale (per un vizio di competenza) o un atto avente forza di
legge dello Stato (per qualsiasi vizio) leda la sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità
costituzionale dinanzi alla Corte Costituzionale entro 60 giorni dalla pubblicazione della legge stessa.
Sono esclusi da tale giudizio i regolamenti parlamentari, i contratti collettivi di lavoro, le fonti dell’Unione
Europea e i regolamenti dell’esecutivo.
Lezione 35
L’autonomia e l’indipendenza della magistratura
La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.
L’indipendenza può essere:
1. Esterna: si vuole impedire qualsiasi forma di interferenza dal potere esecutivo;
2. Interna: si vuole impedire qualsiasi forma di interferenza all’interno dello stesso potere giudiziario.
Questo principio è rafforzato da un’ulteriore garanzia in base alla quale i giudici sono soggetti soltanto alla
legge e si differenziano tra loro solo per diversità di funzioni. Dunque, l’autorità giudiziaria è indipendente
dagli altri poteri dello Stato, specialmente per il potere esecutivo. Inoltre, ha assoluta indipendenza, vedendo
da un lato nell’atto legislativo il limite e la misura dei suoi poteri, dall’altro la sola fonte della sua
organizzazione generale.
Da ricordare è anche che i magistrati sono nominati solo dopo il superamento di un pubblico concorso, che
garantisca imparzialità e un grado tendenzialmente elevato di selezione tecnica.
Lezione 37
Composizione della corte costituzionale
La Corte costituzionale è composta di 15 giudici (5 nominati dal Presidente della Repubblica, 5 dal Parlamento
in seduta comune e 5 dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative) scelti tra i magistrati anche a
riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie
giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d'esercizio.
I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del
giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.
La Corte elegge tra i suoi componenti, il Presidente che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile,
fermi in ogni caso i termini di scadenza dall'ufficio di giudice.
L'ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio
regionale, con l'esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.
Nei giudizi d'accusa contro il Presidente della Repubblica, intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte,
sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l'eleggibilità a senatore, che il
Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei
giudici ordinari.
La giustizia costituzionale
La Corte costituzionale è l’organo che si occupa di assicurare la conformità delle leggi della Costituzione.
Modelli di giustizia costituzionale sono:
1. SISTEMA ACCENTRATO: in cui la Corte Costituzionale ha il sindacato di costituzionalità e decide in
via definitiva e con efficacia erga omnesi, annullando dall’ordinamento le norme incompatibili con
la Costituzione, anche con efficacia retroattiva
2. SISTEMA DIFFUSO: Non c’è un organo specifico ma il controllo di costituzionalità è affidato a tutti
gli organi giudiziari. In caso di contrasto con la Costituzione, disapplicano la legge, con efficacia
limitata al caso in esame
I principali ambiti in cui opera la giustizia costituzionale sono:
1. Il controllo di costituzionalità degli atti legislativi
2. Il sindacato sulle controversie tra i diversi organi o soggetti costituzionali
3. La tutela dei diritti fondamentali
Lezione 40
Consiglio supremo di difesa
Il Consiglio supremo di difesa è l’organo, presieduto dal Presidente della Repubblica, che gestisce le
problematiche relative alla sicurezza e alla difesa (difesa militare dello Stato).
È composto da:
1. Presidente della Repubblica
2. Presidente del Consiglio dei Ministri
3. Ministri per gli affari esteri, dell’Interno, dell’Economia e delle finanze, della Difesa e dello sviluppo
economico
4. Capo di stato maggiore della difesa
Corte dei conti
La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.
Inoltre, esercita il controllo sulla gestione del bilancio dello Stato.
La Corte dei conti si articola in:
1. sezioni giurisdizionali regionali,
2. sezioni giurisdizionali centrali, con sede in Roma
3. sezioni di controllo.
CNEL
Il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro è l’organo di consulenza delle Camere del Governo in
materia di politica e di programmazione economica e sociale e del lavoro.
Le sue funzioni sono:
1. consulenza
2. iniziativa legislativa
È composto da:
➢ 10 esperti qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica;
➢ 48 rappresentanti delle categorie produttive;
➢ 6 rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato.
sono nominati con D.P.R. su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri.
Il Presidente del CNEL è nominato al di fuori dei consiglieri del CNEL.
Il mandato del presidente e di tutti i componenti ed i 5 anni ed è rinnovabile.
Il consiglio di stato
Il Consiglio di Stato è un organo ausiliare.
Ha funzioni:
1. CONSULTIVA: organo di consulenza giuridico amministrativa e di tutela della giustizia
nell’amministrazione
2. GIURISDIZIONALE: organo per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi
legittimi e dei diritti soggettivi
Autorità indipendenti
Per autorità indipendenti, nell’ordinamento italiano, si intendono quei soggetti o enti pubblici con funzione
ausiliare, istituiti con legge, che esercitano in prevalenza funzioni amministrative in ambiti considerati
sensibili o di alto contenuto tecnico (rilascio di autorizzazioni, adozione di provvedimenti di tipo ordinatorio),
allo scopo di garantire una maggiore imparzialità rispetto agli interessi coinvolti.
Tra le autorità indipendenti rientrano: La Banca d’Italia; La Consob; L’Ivass; La Commissione di vigilanza sui
fondi pensione; L’autorità per l’energia elettrica e per il gas; L’autorità per le garanzie nelle comunicazioni;
L’autorità di vigilanza sui lavori pubblici; Il garante per la sorveglianza dei prezzi.
Avvocatura dello stato
L’Avvocatura dello Stato è l’organo legale ausiliario dello Stato al quale sono assegnati compiti di consulenza
giuridica e di difesa delle Amministrazioni Statali in tutti i giudizi civili, penali, amministrativi, arbitrali,
comunitari e internazionali.
L’Avvocatura dello Stato è organizzata sul territorio attraverso una struttura centrale (l’Avvocatura Generale),
con sede a Roma, e venticinque articolazioni periferiche (Avvocature Distrettuali), dislocate in tutti
capoluoghi di Regione o comunque dove abbia sede la Corte d’Appello.
L’Avvocatura assiste, consiglia e difende in via esclusiva e organica le Amministrazioni Statali, inclusi gli Organi
Costituzionali e le Autorità Amministrative Indipendenti, e le Regioni a statuto speciale.
Lezione 41
Le regioni l’autonomia regionale
Si parla di ordinamenti regionali dal 2001. Ogni regione costituisce, pur all’interno dell’ordinamento generale
della Repubblica, un ordinamento a sé, con un livello di differenziazione che è destinato nel tempio a dilatarsi
sempre di più. Questo ha cambiato profondamente il volto dello Stato Italiano, facendogli assumere una
fisionomia meno centralizzata e più autonomista (Repubblica delle autonomie)
L’autonomia regionale è:
1) Normativa, in quanto ha la potestà di emanare norme.
2) Organizzatoria in quanto alcune figure godono di un regime giuridico parzialmente diverso.
3) Politica in quanto le Regioni hanno la capacità di darsi un indirizzo politico autonomo.
4) Finanziaria di entrata e di spesa, in quanto hanno risorse autonome e possono, in armonia con la
Costituzione, stabilire e applicare tributi ed entrate propri
Dunque, sulla base di quanto stabilito dall’articolo 114 della Costituzione la Repubblica è costituita da:
Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato che sono enti autonomi con i propri statuti, poteri e
funzioni secondo i principi fissati dalla costituzione.
Regioni: funzione legislativa, amministrativa e finanziaria
Con la riforma del 2001:
1. Le Regioni ottengono un’autonomia a livello statutario e legislativo. Le regioni possono legiferare
sulla base dei principi dello Stato (Potestà legislativa concorrente), rispettando sempre e comunque
quelle relative alla potestà esclusiva statale.
2. Le regioni hanno anche autonomia finanziaria di entrata e di spese: hanno risorse autonome e
possono, in armonia con la Costituzione, stabilire e applicare tributi ed entrate propri. Le risorse delle
regioni sono autonome, derivanti da un fondo perequativo e derivanti da trasferimenti aggiuntivi.
3. Ai Comuni sono attribuite le funzioni amministrative (sussidiarietà verticale) a meno che non siano
da esercitare unitariamente con la legge statale o regionale a livello territoriale più ampio e siano
invece espressamente conferite alle province, alle città metropolitane, alle regioni o allo stato.
Le regioni: riforma del titolo V della costituzione
Dal 2001 si è iniziato a costruire una Repubblica delle autonomie, che da una fisionomia meno centralizzata
e più autonomista allo Stato Italiano, dando importanza a Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni.
Le Regioni, con questa riforma, costituiscono un ordinamento a sé con un livello di differenziazione che nel
tempo si dilaterà sempre di più.
Oggi, mentre i Comuni hanno funzione amministrativa, le Regioni acquisiscono autonomia:
5) Normativa, in quanto ha la potestà di emanare norme.
6) Organizzatoria in quanto alcune figure godono di un regime giuridico parzialmente diverso.
7) Politica in quanto le Regioni hanno la capacità di darsi un indirizzo politico autonomo.
8) Finanziaria di entrata e di spesa, in quanto hanno risorse autonome e possono, in armonia con la
Costituzione, stabilire e applicare tributi ed entrate propri
Con la riforma del Titolo V sono venuti meno alcuni controlli che lo Stato poteva esercitare sull’attività degli
Enti locali.
Sono infatti venuti meno:
1. controlli preventivi di legittimità sugli atti amministrativi delle Regioni
2. il ricorso preventivo alla Corte costituzionale
Tuttavia, il Governo ha ancora facoltà di annullare gli atti degli Enti locali viziati di illegittimità e la Corte dei
Conti può effettuare il controllo esterno di gestione.
Lezione 42
Le regioni: il sistema di governo regionale
Il sistema di governo regionale è composto da:
1. IL CONSIGLIO REGIONALE: organo deliberativo – rappresentativo della Regione. Esercita le funzioni
legislative riconosciute alla Regione, che propone alle Camere in materia di interesse regionale.
Il numero di consiglieri della Regione è proporzionale alla popolazione e il loro mandato dura 5 anni.
2. LA GIUNTA: è l’organo esecutivo della Regione e ha le funzioni di potere e iniziativa regionale e di
provvedere al bilancio e al conto consuntivo regionale
3. IL SUO PRESIDENTE. dirige la politica della Giunta e ne è responsabile. Il Presidente della Regione è
eletto a suffragio universale e diretto e lo stesso poi nomina e/o revoca i componenti della Giunta.
Lezione 43
Città metropolitane
Le città metropolitane sono enti formati da una pluralità di Comuni affini per contiguità territoriale.
Le città metropolitane hanno la finalità di curare lo sviluppo del territorio metropolitano, di gestire i servizi,
di promuovere le infrastrutture e le reti di comunicazione di interesse, di curare le relazioni istituzionali.
Gli organi della Città Metropolitana sono:
1. SINDACO METROPOLITANO: che è il sindaco del comune capoluogo;
2. IL CONSIGLIO METROPOLITANO, organo di indirizzo e controllo, approva i regolamenti, piani e
programmi. Dura in carica 5 anni;
3. LA CONFERENZA METROPOLITANA: che è competente per l’adozione dello statuto.
I comuni
Il Comune è l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo.
È formato da:
1. CONSIGLIO COMUNALE: organo normativo
2. GIUNTA: organo esecutivo.
Al suo interno ci sono: il Sindaco e tutte le persone da lui scelte. È soggetta al controllo politico del
Consiglio.
3. SINDACO: organo di rappresentanza del Comune,
Le funzioni amministrative dei Comuni possono essere:
1. PROPRIE: riguardano direttamente la popolazione e il territorio comunale
2. CONFERITE CON LEGGE STATALE O REGIONALE: quindi di competenza dello Stato/Regione ma
attribuite ai Comuni.
Province
La Provincia è l’ente locale intermedio tra Comune e Regione e rappresenta la propria comunità, ne cura gli
interessi, ne promuove e ne coordina lo sviluppo.
È formata da:
1. CONSIGLIO PROVINCIALE: organo titolare della funziona normativa,
2. GIUNTA: organo titolare del potere esecutivo.
3. PRESIDENTE: organo di rappresentanza, rappresenta l’ente, convoca e presiede il consiglio
provinciale e l’assemblea dei sindaci, esercita tutte le funzioni attribuitegli dallo statuto. È un sindaco
eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali, dura in carica 4 anni.
Nel 2014 alle Province viene attribuito un nucleo di funzioni di programmazione e pianificazione in materia
di ambiente, trasporto, rete scolastica, elaborazione dati.
Lezione 44
La legislazione scolastica: Buona Scuola: MATERIE D’INSEGNAMENTO –
INTEGRAZIONE DEGLI STRANIERI
“La Buona Scuola” è la legge del 13 luglio 2015 che ha portato notevoli novità nel mondo della scuola.
Fra queste, anche quella relative alle materie di insegnamento e all’integrazione degli stranieri.
Per quanto concerne le materie di insegnamento si valorizza:
1. Nella scuola primaria: la musica e l’educazione fisica oltre agli insegnamenti in lingua.
2. Nella scuola media: lezioni di lingua straniera, cittadinanza attiva, laboratori
3. Nelle scuole superiori: arte, diritto, economia, musica, educazione motoria, insegnamenti in lingua,
competenze digitali
In tema di integrazione degli stranieri, essa è favorita da un piano di integrazione e da laboratori linguistici
per perfezionare la lingua.
La Legislazione Scolastica: Buona Scuola: SCATTI DI CARRIERA – SUPPLENZE – SUPER
PRESIDE
“La Buona Scuola” è la legge del 13 luglio 2015 che ha portato notevoli novità nel mondo della scuola.
Fra queste, anche quella relative agli scatti di carriera, alle supplenze e al ruolo del “super preside”.
Per quanto concerne gli scatti di carriera essi non saranno più legati alla sola anzianità, ma anche ai crediti
formativi e didattici acquisiti. L’anzianità avrà infatti solo il 30% dell’effettivo valore, il 70% è del merito.
Si riducono drasticamente i supplenti, sostituiti dall’organico funzionale d’istituto o reti di scuole: un numero
di docenti che servirà a coprire gli insegnanti assenti e per tutte le altre esigenze (singoli progetti o alternanza
scuola – lavoro). Sarà il preside a chiamare gli insegnanti dell’organico funzionale della scuola abilitati nella
classe di concorso (albo territoriale degli insegnanti precari).
I nuovi poteri conferiti al dirigente scolastico sono principalmente due: quello di chiamata diretta degli
insegnanti per assegnare loro incarichi di durata fino a 3 anni rinnovabili e quello di decidere chi premiare
per il lavoro svolto. Il dirigente non potrà chiamare nella sua scuola parenti o affini.
La Legislazione Scolastica: Il primo ciclo di istruzione: LA SCUOLA SECONDARIA
Il primo ciclo di istruzione è costituito dalla scuola primaria e dalla scuola secondaria di primo grado e ha una
durata di 8 anni.
La scuola secondaria, che è successiva alla primaria, ha una durata triennale e nel terzo anno vi è l’esame di
stato composto da due prove scritte e una prova orale. Tale esame assicura l’orientamento e il raccordo con
il secondo ciclo di istruzione e formazione. Al termine della scuola secondaria un alunno deve avere
consolidate padronanze strumentali (lettura, scrittura, matematica) e capacità di apprendere.
All’esame di stato si aggiunge una prova scritta nazionale, scelta dal Ministro, per la valutazione del sistema
di istruzione (INVALSI).
La scuola secondaria ha un orario annuale di 990 ore (29 ore settimanali + 33 ore annuali di approfondimento
delle materie letterarie).
L’inglese viene insegnato in tutte le classi per 3 ore, potenziato a 5 su richiesta delle famiglie. Vi è anche lo
studio di una seconda lingua straniera, per 2 ore settimanali.
La Legislazione Scolastica: RIFORMA MORATTI
Dal 2003 il sistema dell’istruzione è stato oggetto di rilevanti modifiche.
La riforma Moratti ha delineato un sistema collegato con la formazione professionale incidendo sulla scuola
dell’infanzia e sul primo ciclo di istruzione. Vengono meno i programmi ministeriali e acquistano valore gli
obiettivi generali e quelli specifici di apprendimento, progettati dai docenti stessi, facendo riferimento agli
obiettivi generali.
È stato istituito il sistema dei licei, 8 in totale tra cui artistico, classico, scientifico, musicale, linguistico, tutti
di durata quinquennale con 2 bienni e un 5 anno accanto al sistema di istruzione e formazione professionale.
L’obbligo formativo è di 12 anni di formazione o comunque fino al 18° anno di età. Il legislatore ha predisposto
un meccanismo sanzionatorio per gli eventuali inadempimenti al diritto di istruzione e formazione, per i quali
responsabili sono i genitori dei minori o coloro che ne facciano le veci. Gli studenti che hanno compiuto il 15°
anno di età, possono svolgere l’intera formazione dai 15 ai 18 attraverso l’alternanza di studio e lavoro.
Questo percorso ha la finalità di assicurare ai giovani l’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del
lavoro. È costituito da una struttura flessibile e alterna periodi di formazione in aula e periodi di
apprendimento mediante esperienze di lavoro svolte presso imprese.
La Legislazione Scolastica: RIFORMA GELMINI
La riforma Gelmini ha dettato disposizioni programmatiche in materia di organizzazione scolastica.
Questa riforma ha visto una revisione complessiva del sistema scolastico e l’adozione di un piano di
intervento programmatico volto ad una maggiore razionalizzazione delle risorse umane e strumentali
disponibili.
La finalità della norma è stata quella di ripensare all’impianto del sistema scolastico attraverso una revisione
e un riordino dell’intero quadro normativo per realizzare un riassetto della spesa pubblica e per favorire lo
sviluppo del sistema.
Le azioni intraprese con questa riforma riguardano
1. la revisione degli ordinamenti scolastici, con revisione di piani studio, nuovi orari e revisione delle
compresenze;
2. la riorganizzazione della rete scolastica stabilendo i requisiti per conseguire o mantenere la
personalità giuridica da parte degli istituti con popolazione di alunni tra 500 e 900, per 5 anni al fine
di assicurare l’ottimale impiego delle risorse professionali;
3. il razionale ed efficiente utilizzo delle risorse umane della scuola attraverso la definizione di nuovi
criteri per la determinazione delle dotazioni organiche,
4. la ridefinizione dei criteri e i parametri per la formazione delle classi,
5. il ricondurre a 18 ore tutte le cattedre di scuola di I e II grado, attraverso il sostegno allo sviluppo di
sistemi di istruzione a distanza.
La Legislazione Scolastica: La scuola e l’ordinamento italiano
Con il diffondersi delle idee illuministiche, iniziò a diffondersi il principio dell’istruzione di massa come bene
nazionale.
La prima legge sull’istruzione fu la legge Casati che rimase in vigore fino al 1923. Questa legge prevedeva un
sistema centralizzato di tipo piramidale rigida e autoritaria.
L’ordinamento degli studi prevedeva:
1. L’ISTRUZIONE ELEMENTARE: articolata in due gradi (inferiore e superiore) della durata di due anni
ciascuno
2. L’ISTRUZIONE SECONDARIA (classica, tecnica e normale)
3. L’ISTRUZIONE SUPERIORE impartita dall’università.
La riforma Gentile del 1923 estese l’obbligo scolastico fino al 14° anno di età (5 anni di elementari e un corso
di avviamento professionale di 3 anni per coloro che non accedevano alla scuola media), l’obbligo
dell’insegnamento della religione cattolica e l’istituzione dell’istituto magistrale per la preparazione dei
maestri elementari.
Una legge del 1968 ha istituito la scuola materna statale per accogliere bambini nell’età prescolastica dai 3
ai 6 anni con lo scopo di educazione e sviluppo della personalità infantile e preparazione alla scuola
dell’obbligo.
Nel 1971, l’istituzione della scuola a tempo pieno si adeguava al cambiamento della famiglia impegnata per
l’intera giornata lavorativa.
Il 1997 vede la scuola orientarsi verso un sistema orizzontale e non piramidale nel quale la scuola è un centro
di erogazione dei servizi, un soggetto che progetta, programma percorsi didattici, elabora nuovi metodi.
Ha inoltre riformato l’esame di maturità articolato in tre prove scritte e una orale e introducendo un nuovo
sistema di valutazione in centesimi e il credito scolastico.
Il D.P.R. 275/1999 ha abrogato i programmi ministeriali sostituendoli con i “curricula” e istituendo i Piani
dell’Offerta Formativa.
Nel 2003 la Riforma Moratti ha modificato la legge prevedendo la scuola d’infanzia, primo ciclo con scuola
primaria di 5 anni e secondaria di primo grado di 3 anni con esame finale, un secondo ciclo di 5 anni con
esame finale, istituzione di nuovi licei e alternanza scuola lavoro.