Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
61 visualizzazioni4 pagine

LEOPARDI

Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
61 visualizzazioni4 pagine

LEOPARDI

Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

GIACOMO LEOPARDI

VITA
i primi anni
Giacomo Leopardi nasce nel 1798 a Recanati, da una famiglia della nobiltà terriera in cattive
condizioni patrimoniali.
Leopardi crebbe in un ambiente bigotto e conservatore: il padre era un uomo di cultura
antiquata e accademica, di orientamento politico reazionario, mentre la madre era dura e gretta e
si interessava solo alla cura del patrimonio.
La sua istruzione fu a data a precettori ecclesiastici e successivamente continuò gli studi da
solo. Durante questi anni di studio si indebolì molto e studiò le lingue antiche e compose vari
componimenti.
La sua questa produzione intellettuale si basava su una cultura antica e superata, ispirata a
modelli arcadico illuministi.
Sul piano politico esaltava dispotismo illuminato e paternalistico.
prima conversione letteraria
Tra il 1815 e il 1816 avviene la conversione letteraria: “dall’erudizione al bello”: inizia a leggere
scritture moderni e grandi poeti antichi.
Sviluppa un’amicizia con il letterato Pietro Giordani, di orientamento classicista ma di idee
democratiche e laiche.
Nel 1819 tanta la fuga dalla casa paterna ma a causa del fallimento del suo piano e per
un’infermità agli occhi cade in uno stato di prostrazione e aridità: inizia la percezione della nullità
di tutte le cose.
seconda conversione letteraria
Nel 1819 avviene la sua seconda conversione letteraria “dal bello al vero”, dalla poesia di
immaginazione alla loso a. Segue un periodo di intense sperimentazioni letterarie (“L’in nito”,
“Zibaldone”, “Idilli”, “Canzoni”).
Nel 1822 si trasferisce a Roma dallo zio, tuttavia rimane deluso dall’ambiente vuoto e dalla
grandezza monumentale della città.
Nel 1823 torna a Recanati e si dedica alla composizione delle operette morali a cui seguirono un
periodo di aridità interiore.
Nel 1825 si trasferisce tra Milano e Bologna, dato che l’editore milanese Stella gli o rì un
assegno sso per delle collaborazioni.
Nel 1827 si trasferisce a Firenze ed entra in rapporti con Gianpietro Vieusseux e il gruppo di
intellettuali della rivista “Antologia”*.
Nel 1828 si trasferisce a Pisa dove compone “A Silvia” ed “I grandi idilli”. Nello stesso anno le sue
condizioni di salute si aggravarono e fu costretto a tornare a Recanati.
Nel 1830 si trasferì a Firenze dopo una successiva o erta di lavoro. Inizia a stringere rapporti
sociali più intensi e partecipa al dibattito culturale e politico contro l’ottimismo progressistico dei
liberali. Sempre a Firenze sviluppa una passione non corrisposta per la nobildonna Fanny Targioni
Tozzetti. In questo periodo scrive il “Ciclo di Aspasia” e stringe una forte amicizia con Antonio
Ranieri, un giovane patriota napoletano, con il quale si trasferirà a Napoli nel 1833, dove entrerà in
polemica con l’ambiente culturale e scriverà la “Ginestra”.
Muore a Napoli nel 1837.

*L”Antologia”
Rivista fondata e diretta a Firenze tra il 1821 e il 1833 da Gianpietro Viesseux.
Fu uno strumento culturale che servì ai liberali moderati toscani, che si ispiravano a un riformismo
di ascendenza illuministica, ad ottenere una trasformazione delle strutture politiche italiane.
Si occupava di letteratura, arti, economia, statistica, pedagogia.
Fu soppressa nel marzo del 1833 per la censura.
fi
fi
ffi
fi
ff
ff
fi
PENSIERO
L’evoluzione del pensiero leopardiano e della sua concezione della letteratura può essere ritrovato
nello “Zibaldone”, un diario intellettuale ricco di pensieri, appunti, ricordi, osservazioni, note di
argomento vario, trattati senza un criterio organizzativo, steso tra il 1817 ed il 1832.
La parola zibaldone signi ca “mescolanza confusa” di cose diverse (etimologia simile alla “satira”
latina).
*evoluzione del pensiero su appunti scritti a mano

RAPPORTO CON IL ROMANTICISMO


Il gusto letterario e la politica leopardiana sono de nibili classicismo romantico.
Nella polemica tra classicisti e romantici Leopardi sostenne la posizione classicista, tuttavia la
rivisitò in chiave romantica:
• critica il classicismo accademico e pedantesco come i romantici, ma li rimprovera di
un’arti ciosità retorica che sfocia nello strano, orrido e truculento;
• rimprovera il predominio della logica sulla fantasia e l’aderenza al vero che spegne ogni
immaginazione;
• ripropone i classici come modelli, ma con uno spirito romantico: ritiene che gli autori antichi
siano un esempio mirabile di poesia fresca

CLASSICISMO ROMANTICISMO

lingua e forma poetica linguaggio che segue principi di forma letteraria della lirica
misura ed eleganza

tematiche pensiero illuminista, sensista e tensione verso l’in nito


materialista esaltazione della soggettività
titanismo
enfasi sul sentimento con itto
illusione realtà
amore per il vago e inde nito
senso del dolore cosmico
fi
fi
fi
fl
fi
fi
*Gli “Idilli”: la parola idillio signi ca “quadretto” e nella letteratura antica greca e latina e indicava
un componimento di breve estensione destinato all’espressione di sentimenti soggettivi e
ambientato in un mondo pastorale idealizzato.
Ebbe un grande successo anche nel Cinquecento e nel Settecento (accademia dell’Arcadia)

*”La ginestra”
Opera pubblicata nel 1836 divisa in due parti:
prima parte
• prima strofa: descrizione del paesaggio che si apre allo sguardo del poeta (pendici del Vesuvio
desertiche, simbolo della condizione umana, dove orisce solo la ginestra. Invito ironico a
visitare questi luoghi a chi sostiene che la natura sia amica del genere umano.
• seconda strofa: ripresa dell'attacco polemico: il poeta de nisce il suo secolo superbo e sciocco
perché ha rinnegato la loso a materialista del Settecento.
• terza strofa: il poeta mette a confronto l'uomo nobile (nobil natura) che ha il coraggio di
accettare la verità della sua misera condizione con lo stolto che si aspetta un avvenire pieno di
felicità, mentre l’unico progresso possibile è quello civile che consiste nell'unione di tutti gli
uomini in una sola social catena per combattere la vera nemica, cioè la
seconda parte
• quarta strofa: attacco descrittivo in cui il poeta contempla un notturo stellato, che si ri ette nel
mare del golfo di Napoli, e medita sulla nullità dell'uomo al cospetto dell'in nità dell'universo.
Nasce in lui un sentimento tra il riso e la pietà per i suoi simili.
• quinta/sesta strofa: descrizione dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che cancellò intere città
con la stessa facilità con cui un frutto caduto da un albero schiaccerebbe un formicaio.
Nonostante ciò e la minaccia incombente e l'orrore che suscita la lugubre presenza delle rovine
di Pompei, quei luoghi sono ancora abitati (es. villanello, il povero contadino che a stento coltiva
la morta zolla)
• settima strofa: riprende il motivo iniziale della ginestra (struttura circolare del canto) alla quale il
poeta si rivolge direttamente per sottolineare come un'umile pianta possa diventare simbolo di
coraggio, di resistenza estrema di fronte ad un destino inevitabile.
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fl
il messaggio
Il messaggio dell’opera è che solo chi è in grado di accusare apertamente la natura e decide di
combatterla insieme ai propri simili é degno di essere chiamato uomo.
La presenza della ginestra, ha un valore metaforico: è un ore umile che cresce sulle pendici del
vulcano e aspetta senza timore l’inesorabile sopraggiungere della lava che la inghiottirà, è un
esempio di coraggio e umiltà che l'uomo dovrebbe imitare.
TESTI
Canzoni
• “Ultimo canto di Sa o” pag 927
Idilli
• “L’in nito” pag 918
Grandi Idilli
• “A Silvia” pag 932
• “La quiete dopo la tempesta” pag 938
• “Il sabato del villaggio” pag 942
• “Il passero solitario” pag 955
La ginestra
• “La ginestra o il ore del deserto” pag 968
OPERETTE MORALI
prose di argomento loso co scritte tra il 1824 ed il 1832 pubblicate in tre edizioni, pervase da
un forte senso morale e civile.
“Operette” sottolinea la breve estensione ma anche il tono ridicolo e ironico ➜ scritti profondi che
criticano i costumi, gli stereotipi e le idee correnti della sua epoca
• Riprende il genere serio-comico dello scrittore greco Luciano di Samosata
• Viene utilizzata la forma del dialogo (personaggi immaginosi/mitici/storici, esseri bizzarri,
concetti personi cati) oppure della narrativa (favola mitica, racconto loso co)
• Temi: pessimismo leopardiano (no angoscia o tristezza perché sono espressi con
atteggiamento razionale e distacco ironico)
• Stile: elegante e leggero
TESTI
“Dialogo di un venditore dal almanacchi e di un passeggero” pag 1002
fi
fi
fi
ff
fi
fi
fi
fi
fi

Potrebbero piacerti anche