PIRANDELLO
EPISODIO 1
ALCUNE INFORMAZIONI BIOGRAFICHE
Autore che segnerà la letteratura e la narrativa del 900. Per quanto riguarda la sua
formazione, egli ha avuto tre ambienti di riferimento. Egli nasce a Contrada Caos,
in provincia di Agrigento. L’ambiente che lo ha influenzato, quindi, è sicuramente
la Sicilia. Il padre era stato un garibaldino che gestiva delle miniere di Zolfo e la
madre veniva invece da una famiglia di patrioti antiborbonici-> questo comporta
che Pirandello viene educato all’insegna degli ideali del patriottismo, nel culto dei
valori risorgimentali. Sicuramente proviene da una famiglia agiata, che però è
segnata dall’instabilità economica poiché il padre, a causa di queste, miniere di
Zolfo ebbe dei rovesci di fortuna. Non ebbe dei buonissimi rapporti con il padre,
che avrebbe voluto per lui il conseguimento di studi commerciali, infatti viene
iscritto dal padre all’istituto tecnico. Pirandello però, con l’aiuto della madre, studia
e si iscrive al liceo. Finge addirittura di essere stato rimandato per poi potersi
iscrivere al liceo a Palermo, per poi iscriversi all’università. Il padre vuole che si
iscriva a giurisprudenza, ma Pirandello si iscriverà a lettere (alla sapienza EVVIVA
LA SAPIENZA YEYY 😍🤙🏻 ), seguendo quella che è la sua passione. A causa di
alcune sue intemperanze verrà espulso, quindi partirà in Germania e proseguirà
gli studi all’Università di Bonn. Perché proprio a Bonn? Perché quando aveva
intrapreso gli studi di lettere, era stato particolarmente affascinato dalla filologia
romanza. Si laurea lì e fa una tesi che riguardava la parlata girgenti, infine rientrerà
in Sicilia. Il rapporto con il padre avrà una serie di momenti conflittuali anche
dopo, poiché una volta rientrato aveva cercato di coinvolgerlo in un matrimonio
combinato. Pirandello dovrà scontrarsi anche con la precarietà della vita e con le
difficoltà economiche, tant’è che decide di accettare il fidanzamento con
Antonietta Portulano che poi diventerà sua moglie. Essendo figlia di un uomo di
affari con buone rendite, è la soluzione che gli permetterà di dedicarsi alla
letteratura (liberandosi dai problemi economici). Ci sarà una grande distanza tra
lui e Antonietta dal punto di vista culturale, questa distanza si accentua nel
tempo. Avranno tre figli e man mano che questa famiglia cresce, anche i problemi
di denaro cresceranno. Pirandello decide allora di insegnare al magistero di Mona.
Nel 1903 avviene un importante dissesto economico per la famiglia, dovuto al fatto
che si allagano le miniere di Zolfo: il danno sarà enorme-> questo colpisce
particolarmente Antonietta, poiché la sua dote era stata investita dal padre di
Pirandello nelle miniere. Dopo questo dissesto, la moglie di Pirandello (già molto
fragile dal pov psicologico) ha un ulteriore crisi, tanto che viene colpita da paralisi
e comincia ad alterarsi sempre di più (non che si arrabbia, dal pov psichico).
Pirandello vivrà questo dramma che riporta nella sua scrittura. Per rimediare a
tutto questo, viene aiutato molto dagli amici e da alcuni editori che cercavano di
pubblicare subito ciò che scriveva per aiutarlo economicamente.
LE OPERE
Nel 1904 esce prima su rivista, e poi in volume, il romanzo che segna la prima
svolta: “Il fu Mattia Pascal” -> con questo romanzo c’è la svolta in senso umorista,
poiché vedremo che “Il fu Mattia Pascal” è un romanzo che già contiene in sé, tutti
gli elementi che lui riporterà nel suo saggio di poetica intitolato “L’umorismo”
(1908). Nel saggio mette meglio a punto quello che lui aveva già realizzato
concretamente all’interno del romanzo. Dal 1910 inizia quello che è
l'avvicinamento al teatro, cominciando a scrivere prima in dialetto con l’opera
teatrale “Lumíe di Sicilia” (che è la versione teatrale di una novella) e poi “La
morsa”. Il vero cambiamento si avrà nel 1915, quando anche nel teatro riporterà la
svolta umoristica, con le opere: “Così è (se vi pare)”, “Il berretto a sonagli” ed “Il
piacere dell’onestá”.
Sono tre opere che esprimono il cosiddetto TEATRO DEL GROTTESCO. In questo
periodo comincia il suo successo internazionale, che interviene quando si passa
alla fase degli anni ‘20, che sono anche gli anni in cui mette insieme le sue novelle
e pubblica “Novelle per un anno”.
Nel 1924 Pirandello subito dopo il delitto Matteotti si iscrive al partito fascista,
attraverso la lettera aperta a Mussolini, vede nel fascismo un movimento
rivoluzionario che rappresenta quella vita di cui lui parla nell’”Umorismo”, capace
di rompere tutte quelle che sono le convenzioni sociali. Dá una sua
interpretazione anarchica del fascismo, in più la sua formazione patriottica e
risorgimentale ha contribuito ad identificarsi con un regime di tipo nazionalistico.
(Non per giustificarlo) ma il fascismo di Pirandello è un fascismo umorale,
viscerale-> si entusiasma soprattutto nella fase iniziale, poiché in realtà voleva
avere i finanziamenti per creare questa compagnia del teatro d’arte di Roma,
esperienza che durerà solamente tre anni. Questa adesione si raffredderà nel
tempo: non rinnegherà mai la sua scelta ma il suo atteggiamento diventerà
sempre più critico, tant’è vero che scriverà anche delle novelle in cui c’è proprio la
satira del fascismo.
Nel ‘34 riceve il premio Nobel per la letteratura, però poi non riuscirà a realizzare
veramente quello che era il suo progetto teatrale e la sua morte sarà anonima:
non ci saranno onoranze pubbliche né funerali di stato, quindi muore nel ‘36 in
modo molto anonimo.
LE INFLUENZE DI PIRANDELLO
Sicuramente è stato influenzato:
•Dal pensiero positivista in via indiretta: cioè per quello che lui ha potuto
prendere leggendo Verga, De Roberto. Dal positivismo prende soprattutto il
materialismo di fondo (e in questo è sicuramente influenzato anche da Leopardi).
Dal materialismo e dal positivismo prende la critica a tutto l’estetismo decadente
da cui sua avversione a D’Annunzio a cui farà riferimento in un discorso in onore di
Verga.
•Lettura dello studioso Alfred Binet che aveva scritto “le alterazioni della
personalità” e aveva indicato il tema dell'inconscio, della pluralità dell’io. Sono tutti
elementi che lo hanno influenzato e hanno determinato questa sua visione
relativistica.
LA SUA POETICA
La sua poetica è quella che si esprime all’interno dell’Umorismo, che poi vedremo
essere anche espressione del suo relativismo filosofico. È una riflessione che nasce
dall’analisi della modernità. Pirandello mette in evidenza il contrasto tra due
elementi(che sono anche due livelli della coscienza dell’uomo):
•La vita -> quelle che sono le vere emozioni, i veri sentimenti che prova l’uomo.
•La forma -> quell’immagine fissa in cui l’uomo tende a bloccare se stesso, che gli
permette di avere coscienza di sé e di mettersi in rapporto con gli altri. Nel senso
che l’uomo ha bisogno di auto ingannarsi: deve credere che la vita abbia un senso.
Perciò l’uomo, siccome ha bisogno di auto ingannarsi, cerca di organizzare la
propria esistenza secondo delle convenzioni, secondo dei riti, secondo delle forme.
Gli autoinganni individuali sono la forma dell’esistenza e questa forma cosa fa?
Blocca quelle che sono le pulsioni vitali, la tendenza a vivere momento per
momento al di fuori di ogni valore precostituito, di ogni scopo e di ogni legge
civile. La vita è un flusso continuo e quindi se il soggetto è costretto a vivere in una
forma, non è più persona ma è personaggio. Non è più una persona poiché non
corrisponde alle sue vere pulsioni, ma si riduce a personaggio, ossia maschera->
cioè a recitare una parte all’interno della società, anzi a recitare la parte che la
società esige da lui. Che in realtà il soggetto stesso si impone per dare senso alla
propria vita. Di conseguenza l'arte umoristica non può più presentare degli eroi,
delle persone, ma solo maschere e personaggi (Cfr fu Mattia Pascal). Il
personaggio non è coerente, non è solido, unitario e solitamente ha due strade: o
sceglie l'incoscienza e l’ipocrisia e quindi si adegua passivamente alla forma,
oppure vive consapevolmente la propria condizione e lo fa autoironicamente. Se
rimane inconsapevole, rimane maschera, se invece prende consapevolezza
diventa una “maschera nuda”. Elemento fondamentale è la riflessione che
interviene a porre una distanza tra il soggetto e la maschera.
EPISODIO 2
Abbiamo detto che per Pirandello l’uomo ha avuto sempre bisogno di
autoinganni e quindi di ideali, leggi morali e sociali per cercare di dare un senso
ad un mondo che non lo aveva e l’umorismo è lo strumento letterario utile per
denunciare questa situazione irridendo tutte le illusioni che l’umanità si
costruisce. Questa consapevolezza è legata alla consapevolezza della relatività di
ogni possibile fede e valore. Il relativismo viene fuori, come lui stesso ci sottolinea
a partire dalla seconda premessa di Il fu Mattia Pascal, con la scoperta di
Copernico, la fine dell’antropocentrismo tolemaico, dell’irrilevanza della terra
fanno sì che si affermi quello che è il relativismo.
Tutte queste cose (gli ideali: come fede, leggi morali e sociali) sono solamente
degli autoinganni utili per sopravvivere ma del tutto demistificatori: proprio per
questo la letteratura non può più basarsi sul tragico e sull’epos, poiché non è più
praticabile. Tutti quei parametri che rendevano possibile la tragedia, l’epos, si
rivelano solamente delle illusioni. Proprio per questo l’umorista non propone degli
eroi esemplari o dei valori assoluti, ma un atteggiamento riflessivo e
critico-negativo, proprio dei personaggi problematici, dei personaggi inetti
all’azione-> la figura dell’inetto che nasce con D’Annunzio (Andrea Sperelli) trova
una ulteriore realizzazione in quelli che sono i personaggi a partire dal
protagonista del fu Mattia Pascal. L’umorista non trova soluzioni, ma mette in
rilievo le contraddizioni: irride e compatisce allo stesso tempo.
Tutti gli autoinganni di cui abbiamo ampiamente parlato precedentemente ( ) 🥹
-> Per Pirandello gli autoinganni individuali e anche naturalmente sociali,
costituiscono la forma dell’esistenza, che è data da tutto ciò che regola la vita
associata. Questa forma però, blocca quelle che sono le pulsioni vitali, la vera
tendenza umana a vivere momento per momento, blocca quella che è la nostra
istintività e quindi fa di che la vita sia un flusso continuo. Nel momento in cui la
blocco, la cristallizzo, paralizzo quella vita e quindi in questa condizione, non
possiamo più parlare di persone che nel momento in cui si cristallizza in una
forma (magari un ruolo sociale tipo l’insegnante) diventa una maschera o
personaggio. Cioè si riduce a recitare una parte portando a compimento quello
che in realtà la società gli richiede-> quindi si riduce a non vivere, o meglio, a
vivere una non vita in una condizione di estraneità in primo luogo a se stesso e poi
anche agli agli altri: in realtà è un guardarsi vivere. La riflessione ci consente di
renderci conto di tutto questo, diventando qualcosa di fondamentale.
BREVE CONFRONTO CON VERGA (Grazie a Davide per il simpatico spunto di
riflessione!)
Perché non è simile a Verga? La narrazione di Pirandello si libera da tutti quei
retaggi: la visione di Verga determinava e quindi bloccava. Pirandello vuole andare
al di là di quella narrazione che si lega alla descrizione di singoli elementi,
all’analisi specifica: quello che va ad analizzare sono spesso le divagazioni.
Verga fa una considerazione dal punto di vista materiale, mentre Pirandello mette
in atto una considerazione dal punto di vista esistenziale. La posizione umorista è
proprio guardare all’aspetto paradossale, a ciò che rompe le leggi di causa-effetto,
ed è proprio quel rompersi che interessa l’umorista-> in fu Mattia Pascal vediamo
che viene offerta l’opportunità al protagonista per finalmente evadere dalla sua
condizione. Quindi Pirandello è contro ogni forma di determinismo, mentre Verga
vuole portare una verità oggettiva, è convinto che quella sia la verità≠Pirandello
non ci comunica alcuna verità assoluta, mette tutto in discussione. Infatti la
poetica umoristica è proprio questa: rompere quello che può essere ogni forma di
certezza.
Noi ci costruiamo in relazione a dei ruoli perché abbiamo bisogno di ingannarci
che questa vita così abbia senso-> in molti casi poi non diamo libero sfogo a
quella che è la nostra vera interiorità. Solitamente infatti ci va vedere personaggi
che sono costretti all’interno di alcuni sistemi familiari (che molte volte non hanno
neanche scelto loro). Il ruolo dell’impiegato è una figura ricorrente, poiché
Pirandello rappresenta il mondo piccolo-borghese, questo mondo che tende ad
opprimere, a costringere il soggetto a quelle azioni ripetitive e a reprimere quello
che in realtà sente. Poi può accadere che qualcosa non va secondo l’ordine
(queste sono le cosiddette epifanie), che si rompa questa consequenzialità per un
caso fortuito. -> Cfr treno ha fischiato dove il protagonista, dopo aver sentito il
fischio del treno, riscopre la sua voglia di viaggiare.
Per capire quella che sono le caratteristiche dell’umorista e di questa poetica,
bisogna comprendere due concetti:
•il comico-> quando qualcosa non segue le previsioni, non si adatta all’ordine
naturale, la reazione è di ridere di quella cosa. Questo coincide con quello che ha
detto Bergson nel trattato sul riso: il riso è lo strumento di cui dispone la società
per allontanare tutti quei tentativi di rivolta individuale, per arginare i
comportamenti abnormi. L’arma del comico è una difesa di cui si vale l’ordine
precostituito per schiacciare qualsiasi tentativo di rivolta. Bergson non crede che
si possa fare un uso più profondo che non quello di considerarlo un “reprimenda”,
un modo da parte della società di reprimere il comportamento anomalo. Invece
da qui prende le mosse Pirandello, che dice che si accede all’umorismo quando si
resiste allo shock provocato dal comportamento eccentrico, imprevisto, e si
RIFLETTE. La riflessione ci porta a capire che anche questo rientra nell’ordine
naturale. La prima fase si chiama “avvertimento del contrario” ovvero il comico->
avvertiamo questo comportamento e ridiamo. Pirandello va oltre, dopo questa
prima fase, se io applico la riflessione, mi rendo conto che quella cosa non è poi
così anomala, ma che quel comportamento ha delle motivazioni. Per fare un
esempio utilizza il racconto della vecchia signora.
“L’ESEMPIO DELLA VECCHIA SIGNORA IMBELLETTATA” PAG 251
L’umorista non si ferma alla risata, al rifiuto di quell’atteggiamento (poiché il riso è
anche un modo di rifiutare quella cosa). L’umorista fa forza su se stesso per uscire
dal solco dell’abitudine, per andare al di là del luogo comune, per comprendere le
ragioni di quell’atto impensato, resistendo alla tentazione di catalogarlo come
bizzarro.
Ad esempio Don Chisciotte, come Don Abbondio, sono dei personaggi umoristici.
Noi riusciamo a percepire il loro umorismo quando capiamo, ad esempio
parlando di Don Chisciotte, la carica di idealità che c’è dietro al loro
comportamento: noi ridiamo se Don Chisciotte va a combattere con i mulini al
vento, ma se riflettiamo che dietro quello c’era la volontà di mantenere questo
mondo cavalleresco che stava ormai vanificando, allora non rido più, ma
interviene quello che Pirandello definisce sentimento del contrario.
Quindi l’atteggiamento umorista è un atteggiamento aperto, disponibile verso
tutte quelle manifestazioni più vere. Va alla ricerca delle manifestazioni più
irregolari e quindi il narratore umorista non vorrà rappresentare quei fatti che
sono l’esemplificazione di determinate leggi, che regolano un determinato
ambito sociale o economico come faceva il naturalismo, che andava alla ricerca di
quel fatto che potesse dimostrare l’esistenza di quella determinata legge. Il
narratore umorista, tra i fatti quotidiani, va a privilegiare quelle circostanze
marginali e trascurate. Anche il naturalismo ricercava i fatti quotidiani, però per
inserirli in un ordine di cause materiali, fisiologiche. Quelle leggi, con quei nessi di
causa e di effetto dovevano riscattare la società e quegli avvenimenti, in Pirandello
no. In Pirandello si va a vedere quello che può essere il punto di rottura della
successione deterministica degli eventi. Si va a vedere quello che può essere
l’elemento più marginale.
“LA VITA COME CONTINUO FLUIRE” PAG 153
(Per capire cosa sto dicendo per questo testo è NECESSARIO che voi leggiate gli
appunti sul libro, il testo che segue si riferisce al post-it)
Ovviamente questa è un’operazione molto difficile da realizzare a livello letterario,
ma Pirandello affronta questa sfida con “il fu Mattia Pascal” che è un saggio sul
romanzo, poiché molto particolari sono tutti gli elementi del paratesto: l’uso delle
premesse (c’è la doppia premessa), la titolazione dei capitoli ha un determinato
valore, come viene montata la vicenda, la tecnica è completamente nuova-> sono
tutti elementi che servono a dar vita ad un romanzo di tipo diverso, sono tutti
espedienti di straniamento nei confronti del romanzo precedente.
“L’ARTE UMORISTA” PAG 154
“LA SCOPERTA DELLA TRAPPOLA E LE REAZIONI DELL’UOMO” PAG 156
Proteggersi non è possibile-> Cfr il protagonista di “il fu Mattia Pascal” vuole uscire
dalla sua forma, poiché non riesce più a sopportarla. Nel momento in cui però
vorrà costruirsi una nuova vita, si renderà conto di aver bisogno della sua vecchia
identità. Quindi prova a ritornare, ma questo ritorno è impossibile poiché lui è
ormai ritenuto morto. Quindi questa sua nuova identità non è altro che un’altra
maschera ancora più negativa. Il personaggio rimarrà quindi a vedersi vivere.
EPISODIO 3 | RACCOLTA “NOVELLE PER UN ANNO”
I primi racconti li inizierà a scrivere intorno al 1894, poi a mano a mano si
aggiungeranno sempre altri nuovi scritti. Nel 1922 decide di organizzare tutta la
produzione novellistica in un unico progetto artistico-> decide di dar vita a questa
raccolta “novelle per un anno” divisa in 24 volumi, contenenti 15 novelle ciascuno
così da arrivare a 360 all’incirca (una per ogni giorno dell’anno). La novella” il treno
ha fischiato” fa parte della raccolta “Novelle per un anno”. I primi racconti li inizia a
scrivere nel 1894, poi si aggiungono sempre nuovi scritti. Nel 1922 decide di
riorganizzare tutta la produzione novellistica in un unico progetto artistico, dando
vita a Novelle per un anno, divisa in 24 volumi da 15 novelle ciascuno, così da
arrivare a 360 novelle, una per ciascun giorno dell’anno circa.
La sua casa editrice raccolse 13 volumi delle novelle, poi ci sarà un ulteriore
passaggio editoriale. C’è da dire che il 14esimo volume uscirà nel 1934 mentre il
15esimo uscirà postumo nel 1937. L’opera non fu completata nel suo progetto di
arrivare a 365 novelle, perché in realtà i 15 volumi comprendono 225 racconti. Altre
novelle che ha scritto sono rimaste al di fuori.
Novelle per un anno ha una struttura enigmatica, tanto che rimane misterioso il
criterio di organizzazione, poiché non sono disposte in senso cronologico né in
modo tematico. Da una parte c’è la tendenza a sottolineare delle costanti, delle
leggi numeriche, d’altro lato questo ordine tende a perdersi, a sfumare nel caos e
nel caso. È un po’ come un’allegoria dell’assurdità della vita. Pone in rilievo il
tempo, prendendo la grande tradizione di Boccaccio che sottolineava il tempo,
elemento fondamentale che viene vissuto soprattutto come caos, come casualità.
C’è questa doppia componente, da una parte una componente realistica, questi
ambienti borghesi ma anche nobiliari che vengono ricostruiti, le loro convenzioni
e il loro linguaggio; dall’altra, la tendenza all’astrazione, a sprofondare sempre più
nell’assurdità, nella situazione paradossale. Il linguaggio è volutamente
quotidiano perché la volontà è quella di togliere il sublime alla vita, di togliere
qualsiasi concezione di armonia alla base della vita dell’uomo. Il linguaggio viene
usato in senso dissacrante. I personaggi possiamo individuarli per come parlano e
per la loro mimica che poi viene portata sempre alle estreme conseguenze, tanto
da far esplodere la contraddizione. Ad esempio, in “la patente”, il protagonista è
questo iettatore che vuole emancipare la propria condizione sociale. Nelle parole,
nel volto e nei gesti esprime quei segni che lo identificano come tale, che poi però
viene portato all’estremo proprio per sottolineare l’assurdità della vita; in questo
caso al personaggio era stata affibbiata questa maschera, e quindi vuole portarla
all’estremo.
Altra caratteristica è che interviene l’elemento espressionistico, quindi cercando di
focalizzare un particolare che spesso diventa anche un po’ mostruoso, quindi il
dettaglio che ha un valore straniante, spesso allucinato (questa era una tecnica
tipica dell’espressionismo). Altra novella che dobbiamo leggere è “Ciaula scopre la
luna”, perché fa vedere quello che è il paesaggio e il rapporto paesaggio-stato
d’animo, dove c’è questa lontananza tra il pianeta e l’uomo (Ciaula è sempre un
ragazzino che fa il minatore); c’è la critica ad ogni forma di verità, sia la verità
religiosa, sia quella positivi d’etica e quindi scientifica, sia le verità idealistiche e si
porta ad una forma di nichilismo assoluto, una visione assolutamente negativa a
cui si arriva sempre però ad un’indagine, una ricerca, infatti spesso i personaggi
hanno spesso la funzione di investigare sulla propria vita.
“IL TRENO HA FISCHIATO” (consiglio ugualmente la lettura integrale della
novella)
Abbiamo letto il treno ha fischiato, dove c’è questo impiegato modello, Belluca,
che un giorno si ribella alla sua monotonia, la ribellione è data dal fatto che ad un
certo punto lui si è accorto che il suo vero desiderio sarebbe stato quello di
viaggiare e di partire, ha avuto questa epifania, c’è un oltre aldilà di questa vita
monotona, e la ude attraverso questo fischio, che poi viene interpretato come
follia.
La struttura della novella è un racconto di investigazione, poiché il narratore
ripercorre gli elementi a ritroso-> è un vicino di casa informato dei fatti che narra,
che però rifiuta la versione corrente, che vorrebbe Belluca folle e dunque va alla
ricerca di una possibile verità.
La novella si può dividere in 5 parti.
Nella prima parte, I colleghi commentano l’ilarità e la follia di Belluca (fino a r.73): è
l’elemento del comico dove non è intervenuta la riflessione. Belluca, lavoratore
instancabile, viene condotto in manicomio dove i medici diagnosticano che è
folle. Rimasto in ospedale continua a vaneggiare. La voce narrante non mostra
nessuna sorpresa alla notizia della follia. La voce narrante ci fa scoprire che la follia
è una conseguenza della condizione in cui vive Belluca, infatti quando dice al r.101
“Cammin facendo…impossibile” e questo rievoca la condizione di Belluca che è
fatto oggetto sia di vessazioni sul lavoro che a casa, con la moglie la suocera i figli
etc…
Continua la lettura fino a r.115, dove scopriamo che è un vicino di casa a narrare la
novella. Si continua la lettura. Da r. 141 si arriva a r.149.
R.155 il treno fischia
Il mistero viene risolto dal fatto che ha sentito il fischio, ha capito che c’era
qualcosa oltre il suo mondo.
Abbiamo la rivelazione di un’altra vita possibile che provoca la sua ribellione a tutti
i soprusi che aveva vissuto in quel momento. Belluca riprenderà il suo lavoro e i
panni della sua vita usuale però consapevole che c’è un’altra vita oltre a quello.
Nella seconda parte emerge la prospettiva del protagonista e del narratore
Ci sono due posizioni: l’opinione comune e la voce narrante che coincide con
quella di Belluca.
Gli uni parlano di alienazione mentale, il narratore invece parla di “naturalissimo”
caso. Ciò vuol dire che ogni verità è relativa, emerge il relativismo. A mano a mano
che andiamo avanti nel racconto, di contro alla verità convenzionale si prospetta
una verità diversa. E la verità della voce narrante diventa sempre più convincente.
Il narratore ci espone le cose ma in modo più appropriato rispetto al giudizio
conformistico dei compagni. È importante quindi la ricerca, l’inchiesta per tirar
fuori il senso ultimo.
D’altra parte abbiamo il concetto di forma e vita, il fischio del treno ha liberato
Belluca dalla forma. Si riprende la figura dell’inetto. Belluca è imprigionato sia nel
privato che nel pubblico in questa forma, ha preso il sopravvento su tutte le sue
pulsioni vitali. Il fischio del treno rivela la possibilità di un’altra vita è questa
rivelazione fa in modo che Belluca possa cambiare.
“LO STRAPPO NEL CIELO DI CARTA”
Utilizza la metafora del teatro per indicare la condizione dell’uomo, la fragilità dei
suoi meccanismi di identificazione. Lo strappo nel cielo di carta è qualsiasi
avvenimento imprevisto che mette in crisi tutti quei punti di riferimento entro i
quali l’uomo ha costruito le proprie certezze. Lo strappo quindi simboleggia la
consapevolezza dell’uomo moderno di non avere certezze stabili e solide-> la
mancanza di finalismo nel mondo in cui si muove.
Accostamento della tragedia classica con il teatro dei burattini-> l’umorismo sta in
questo significato metaforico che interviene nel fare il confronto: l’età moderna
non possiamo rappresentarla in chiave tragica ma solo in chiave comico-umorista.
I personaggi di Oreste ed Amleto, sono accomunati dal fatto che entrambi sono
chiamati a vendicare il padre attraverso il matricidio, però sono contrapposti nel
carattere e nella capacità d’azione: Oreste agiate mentre Amleto è dubbioso->
quindi proprio per questo possono rappresentare l’uomo contemporaneo: uno
per antitesi l’altro per similitudine. Oreste finché il cielo del teatrino rimane illeso,
crede nel suo ruolo e nella sua identità, nella possibilità di vendicare il padre, se il
cielo si strappa la sua identità entra in crisi.
“LA FILOSOFIA DEL LANTERNINO”
I lanternoni sono le grandi ideologie che hanno caratterizzato le diverse epoche
storiche. Paleari associa il colore rosso alla virtù pagana (espressione di vitalità),
mentre il colore viola alla religione cristiana (che esalta il dolore). Il buio
rappresenta la vita universale: è la condizione dell’uomo immerso nel tutto.
Questa filosofia ha tutti i presupposti del relativismo.
LA LANTERNINOSOFIA ED “IL FU MATTIA PASCAL”
Il pensiero filosofico presente all’interno del romanzo “Il fu Mattia Pascal” è
drammatico: implica una visione pessimistica della realtà sociale, dell’esistenza
dell’individuo, all’insegna dell’insoddisfazione e dell’angoscia-> l’uomo è
imprigionato in una rigida forma che al tempo stesso è impossibilitato a spezzare,
in quanto l’abbandono delle convenzioni sociali che ne attestano l’esistenza
comporta la NON esistenza.
Il fu Mattia Pascal è un romanzo di formazione all’incontrario-> non si può vivere
senza una forma: si può rinunciare alla propria identità ma subito una seconda
identità si sostituirà alla prima. Ci si può strappare la maschera, ma un’altra la
sostituirà. La forma non è tanto una scelta, ma una necessità o una condanna.
Ognuno di noi ha un lanternino, questa fonte di luce che delimita la nostra
interiorità. Questa concezione filosofica del lanternino, sembra avvicinarsi ad una
sorta di panteismo spiritualistico, dove l’esistenza sarebbe una illusione della
mente che non si renderebbe conto di far parte di una vita universale ed eterna.
Gli individui hanno bisogno dei lanternoni, ovvero dei valori collettivi, delle grandi
ideologie -> queste grandi luci in determinate circostanze si spengono, lasciando i
lanternini senza una guida e nello scompiglio.
Come vediamo, la narrazione si muove all’insegna del presente all’inizio e alla fine
del romanzo, ma con una struttura al passato attraverso l’analessi.
Spesso è lo stesso protagonista che porta avanti la narrazione, un protagonista
inetto-> uno dei tanti aspetti della letteratura modernista, cioè degli anti eroi: il
protagonista inetto alla fine diventa anti-eroe, poiché diverrà consapevole al
termine della vicenda quando si rassegna ad una condizione di totale fallimento e
impotenza. Il personaggio inetto non ha un'identità forte, fa anzi fatica ad
identificarsi con se stesso e non è mai sicuro di quello che è-> lo strabismo da cui
è affetto Mattia Pascal è simbolo del proprio disagio, della propria convinzione di
diversità: spesso, infatti, interviene il motivo del doppio nel romanzo: ad esempio
Mattia doveva sedurre inizialmente Romilda e poi seduce anche Oliva, finge una
prima volta la morte e anche una seconda volta, assume per due volte questa
nuova personalità (prima Adriano Meis poi come fu Mattia Pascal). Questo per
sottolineare la fatica che ha ad identificarsi con se stesso, evidenziando il discorso
dell’inetto. Mattia Pascal proviene da un contesto che abbiamo detto essere
caratterizzante delle novelle, da una famiglia che non gli corrisponde in cui è un
po’ a disagio ed infelice, il matrimonio forzato con Romilda, la convivenza sotto lo
stesso tetto che comporta grande sofferenza: vivono insieme la madre di Mattia, la
moglie e la suocera.
EPISODIO 4 | PIRANDELLO E IL TEATRO
Pirandello si dedica molto alla narrazione, però ad un certo punto, dal 1910, inizia
quello che è l'avvicinamento al teatro-> nel complesso la produzione teatrale
risulta in 44 commedie, che spesso sono la ripresa di materiale novellistico. I primi
testi teatrali sono di fine 800, ma le prima rappresentazioni dal 1910 in poi. Dal 1918
lo scrittore inizia a raccogliere i propri testi teatrali in una serie di volumi cui titolo
emblematico sarà “Maschere nude”-> la maschera diventa nuda quando c’è la
piena consapevolezza: il titolo allude al fatto che lo scrittore, attraverso le
argomentazioni di un personaggio che dall’esterno guarda e commenta, smonta
e mette a nudo le convenzioni, gli inganni e le illusioni. Dunque ci troviamo di
fronte ad una
•PRIMA FASE (1915-1916)-> FASE VERISTA: il teatro è all’insegna della
rappresentazione di un mondo borghese, abbiamo l’uso del dialetto (“Liolà” in
particolare è scritta in dialetto agrigentino). Pirandello tratta determinati temi che
rispecchiano la società borghese.
•SECONDA FASE (1916-1920)-> TEATRO DEL GROTTESCO: Pirandello disintegra il
dramma borghese spingendolo al paradosso, attaccando tutti i valori e gli schemi
borghesi e sfociando quasi nell’anarchia-> come fa? riprende le ambientazioni
tipiche del dramma borghese (triangoli amorosi, rapporti familiari intricati, i rituali
che governavano la convivenza) e li assume come soggetti per denunciarne
l’artificiosità, la falsità di determinati rapporti e legami. Un esempio di questo è
l’opera “Così è se vi pare” che è tratta dalla novella “La signora Frola e il signor
Ponza, suo genero” dove la contesa tra questi due personaggi, che si accusano
reciprocamente di pazzia, viene osservata da un terzo personaggio, ovvero il
cosiddetto “personaggio ragionatore” che non partecipa all’azione ma svela poi il
significato del tutto. Sempre di questo periodo, è ad esempio “Il piacere
dell’onestá” anche questo tratto da una novella dove il protagonista, Baldovino, è
costretto ad accettare una maschera impostagli dalla situazione, cioè quella del
marito che viene tradito ma che alla fine si ribella smascherando gli altri:
Pirandello attraverso queste opere punta a rivelare la falsità dei rapporti e dei
legami familiari. Di questo periodo sono anche “La patente” che è tratto da una
novella, “il gioco delle parti”-> basato interamente sulla contrapposizione tra
quello che vorremmo essere e quello che dovremmo essere, tra quello che agli
altri pare che siamo e ciò che siamo. Si abbandona la dimensione
realistica/naturalistica.
•TERZA FASE (1921 in poi)-> TEATRO NEL TEATRO o il cosiddetto METATEATRO:
anche se in realtà andando a vedere la produzione di Pirandello è tutta meta
teatrale, perché se noi diciamo che la vita è una sorta di GIGANTESCA
PUPAZZATA, allora rappresentare la vita significa già fare del teatro nel teatro. Il
teatro nel teatro sfrutta l’idea che anche il teatro tende a cristallizzare la vita in
forme, trasformando quella che può essere una situazione tragica in una
dimensione comica e degradata. Quindi da questo deriva che anche gli stessi
personaggi teatrali, che non vogliono diventare maschere di teatro, vivono in uno
stato di esclusione e di chiusura.
“SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE”
In particolare ricordiamo l’opera “Sei personaggi in cerca d’autore” in cui
Pirandello rompe la cosiddetta quarta parete poiché fa entrare i personaggi (il
padre, la madre, la figliastra, il figlio, il giovinetto e la bambina) direttamente dalla
platea, intervenendo durante la preparazione di una rappresentazione teatrale. I
protagonisti spiegano al capocomico di essere sei personaggi in cerca a cui un
autore non ha voluto dar loro vita in opera: loro cercano un altro autore che
permetta loro di vivere e di esprimere sulla scena il loro dramma. Durante il corso
della narrazione avviene il confronto tra i personaggi e anche gli attori: dal
racconto dei personaggi e l’indifferenza degli attori, viene fuori questa vicenda
tragica, poiché il padre, dopo aver avuto un figlio, ha indotto la madre ad unirsi al
proprio segretario per il quale provava affetto e da questo tradimento indotto è
nata la figliastra, il giovinetto e la bambina. Morto questo segretario, la madre,
avendo problemi economici, andava a lavorare per una donna (Madama Pace) che
aveva una casa di appuntamenti (gestiva quindi delle prostitute all’insaputa di
questa donna). Proprio presso questa casa di appuntamenti, il padre ha
incontrato una figliastra e solo una concidenza ha impedito che si verificasse un
incesto. Allora il capocomico sentendo questa situazione, decide di mettere in
scena questo dramma. Mentre si prepara l’allestimento, interviene Madama Pace
e il padre e la figliastra rivivono l’incontro incestuoso che viene interrotto
dall’arrivo della madre. La scena finale è drammatica: la bambina annega in una
piccola vasca del giardino e il giovinetto che ha visto la bambina e non ha
impedito che si facesse del male, si spara con una pistola. Gli attori allora gridano e
ritengono che sia una finzione, ma il padre dice che è realtà. Mentre gli attori se ne
vanno, il teatro diventa tutto buio e appaiono le ombre dei personaggi, tranne
quello della bambina e del giovinetto-> alla fine rimane questa ambiguità tipica
della tragedia moderna.
•QUARTA FASE (1926-1936): IL TEATRO DEI “MITI” (in cui non ci addentriamo
particolarmente) in cui cerca di esprimere una serie di utopie estetiche, sociali.
Molti definiscono questa fase “simbolista”, poiché Pirandello abbandona la
modalità che ha avuto fino ad ora per scegliere queste immagini simboliche che
esprimono la condizione dell’uomo contemporaneo, con possibilità di nuove
prospettive. In “Lazzaro”, ad esempio, c’è il mito di una religione liberatoria,
panteistica, contrapposta a tutte quelle dottrine che tendono a mortificare
l’uomo, oppure in “Giganti della montagna” dove non esiste nessuna regola se
non quella della fantasia,
Il fatto che i personaggi richiedano un autore, è un’espressione di ironia, poiché
non tutti possono essere autori. Importante il tema del rapporto tra realtà e
finzione, questo rappresentare la distanza che poi c’è tra i personaggi e gli attori:
gli attori non sono in realtà i personaggi che interpretano.
Il teatro di Pirandello non è facile da interpretare, poiché innanzitutto i suoi
personaggi ragionano e quindi un attore è sottoposto a delle parti che sono
estremamente complesse e poi bisognava rispettare tutte le indicazioni presenti
all’interno delle didascalie. Naturalmente in questa perdita dell’autore è evidente
la crisi dell’’intellettuale.
LETTURE:
•PAG 233 “L’INGRESSO IN SCENA DEI PERSONAGGI”
(NB: consiglio vivamente di leggere la trama a pag232)
•Da notare che Pirandello presta molta attenzione alle didascalie, voleva che chi
metteva in scena l’opera seguisse tutte le sue indicazioni, perciò specifica
l’atteggiamento che dovrebbero avere gli attori, come rapportarsi tra di loro
all’interno della scena e cosa devono comunicare.
•r34 “perché pajano vere” -> Pirandello gioca su questo meccanismo di
verosimiglianza, il rifiuto di ogni verosimiglianza, questo rapporto costante tra ciò
che è reale e ciò che non lo è.
•PAG 235 “IL DRAMMA DI RESTARE «agganciati e sospesi» A UNA SOLA
AZIONE”
Trama: il capocomico, incuriosito dalle parole dei personaggi, vuole capire con
precisione il fatto che essi vorrebbero mettere in scena, ossia l’incontro tra il Padre
e la Figliastra nella sartoria di Madama Pace. (In realtà era una casa di
appuntamenti)
•PAG 236 “LA SCENA DEL CAPPELLINO”
Trama: Finalmente il Padre e la Figliastra “vivono” sul palco la scena del loro
incontro nella casa di prostituzione e gli attori, diretti dal Capocomico, provano a
interpretare la parte.
Il teatro, luogo di rappresentazione, è più vero e consapevole della vita.
EPISODIO 5 | UNO, NESSUNO, CENTOMILA
Leggere dal libro di testo.
EPISODIO 6
LETTURA DI PASSI CRITICI:
Passo del critico Giovanni Macchia, che ha intitolato il suo saggio “Pirandello, o,
La stanza della tortura” che lei non ci ha fornito, ha solo letto ad alta voce. Non so
perché non ho trovato il pdf online, quindi magari glielo chiediamo in classe
anche perché ha detto testualmente “poi se qualcuno vuole approfondire qualche
aspetto, posso prestarglielo”-> io mi rifiuto di riportare testualmente una lettura
letta a voce (perché lei non l’ha spiegata ha letto).