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I Temi Del Decameron

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I temi del Decameron

Ripercorra i temi principali del Decameron, esemplificando il suo discorso


con alcune delle novelle boccacciane.

“Il Decameron” è un’opera di Giovanni Boccaccio, prosatore del 1300 nato a Firenze e
vissuto a Napoli, dove intraprende studi letterari alla corte degli Angioini, spostandosi in
molte città italiane che lo porteranno a conoscere Petrarca e ad affinare i suoi studi.
L’opera è una raccolta di racconti, iniziata probabilmente nel 1349, il suo nome ha
origine da due parole greche: “Dieci giornate”, in cui sono inserite cento novelle narrate
dai protagonisti stessi.
Il racconto è in prosa con un discorso indiretto libero e narra la vicenda di un gruppo di
sette giovani e tre donne che incontrandosi nella chiesa di Santa Maria Novella a
Firenze, durante la peste, decidono di rifugiarsi in una villa fuori città per sfuggire
all’epidemia, per farvi ritorno due settimane dopo.
All’inizio di ogni novella vi è un breve riassunto della stessa; ogni giornata consente ai
protagonisti di narrare una o più storie (a tema libero o no) in cui i personaggi sono
identificati con pseudonimi che derivano tutti dal greco (Pampinea, Fiammetta,
Filomena, Lauretta, Neifile, Elissa, Emilia, Dioneo, Filostrato e Panfilo), tenute insieme
da una cornice narrativa che ne è motore narrativo e che ne regola le singole novelle,
dove Boccaccio parla in prima persona in fiorentino.
La numerologia non è casuale come in molte altre opere di Boccaccio; infatti, il numero
dieci è un rimando alla tradizione cristiana e antica, dieci sono le giornate e i giovani,
mentre 100 le novelle di cui la 51° che è nella centralità strutturale dell’opera è anche
centralità ideologica (madonna Oretta affronta la questione di saper novellare).
Il racconto è pieno di dettagli sui personaggi e sui luoghi che lo rendono reale, poiché il
mondo è rappresentato come lo vede l’autore, senza idealizzazioni o moralismi.
Ad ogni personaggio l’autore da una voce diversa, con dialetti e sfumature, con una
pluralità di stili, registri e messe in scena.
I temi fondamentali sono l’amore, il denaro, la fortuna e l’ingegno.
La fortuna è intesa come caso, l’ingegno è l’intelligenza, mentre l’amore è fisico e
carnale; quest’ultimo è forza naturale irresistibile e non riguarda solo gli uomini; alle
donne che soffrono di melanconia amorosa è di fatto dedicato questo testo, come
l’autore stesso indica nel proemio.
Nella 1°giornata (mercoledì) la regina è Pampilea (appellativi di regine, re erano stati
auto affibbiati dai protagonisti) e il tema è libero, così Panfilo racconta “Ser
Ciappellotto”, Elissa narrerà “Il re di Cipri”, Neifile di “Abraam giudeo”, Dioneo di un
monaco, Fiammetta “La marchesa di Monferrato”, Emilia narra di “Fra Mino da San
Quirico”, Filostrato di Bergamino, Lauretta di “”Gugliemo Borsiere e Pampinea di
“Maestro Alberto da Bologna”.
Prima novella è Ser Ciappelleto, dove il tema è l’inganno di un uomo che diviene
addirittura santo, quando è in procinto di confessarsi sul letto di morte davanti al frate,
da una confessione falsa e comica, anticipata da una reale descrizione in apertura di chi
fosse nella realtà Ciappelletto.
Anche Filomena si diletta nel racconto che ha come tema l’ingegno, protagonista
Saladino e l’ebreo Melchisedech, quest’ultimo non cade nella disputa sulle religioni,
narrando a sua volta di come un padre aveva risolto l’eredità di tre fratelli con tre anelli
identici; così come ogni fratello era certo di essere l’unico erede, anche i fedeli della
propria religione hanno diritto di farlo. Tema unico per il 300, qui Boccaccio pone come
sottotesto la libertà di religione.
Nella 2°giornata (giovedì) il tema è la fortuna con esito lieto, Filomena è la regina che
consente a Dioneo di novellare a tema libero. Neifile narrerà di Beato Arrigo da Treviso,
Filostrato di “Rinaldo D’asti”, Pampinea di Tebaldo de’ Lamberti e dei suoi tre figli,
Lauretta di Landolfo Rudolo, Emilia di Federico II e di madama Beritola, Panfilo del
Sultano di Babilonia, Elissa del Conte di Anversa, Filomena di Bernabò da Genova,
Dioneo di Paganino.
Fiammetta narrerà di “Andreuccio da Perugia”, recatosi a Napoli per l’acquisto di cavalli
finisce in una serie di svenute dalle quali esce indenne casualmente. Dapprima con la
prostituta che vuole derubarlo e poi nel furto dell’anello dell’arcivescovo Minutolo.
La 3° giornata avviene di domenica, poiché il venerdì era stato dedicato alle preghiere e
il sabato alla toletta delle donne, qui il tema è l’ingegno e la regina è Neifile.
Filostrato narrerà di Masetto da Lamporecchio, Filomena di una confessione di una
donna innamorata, Panfilo di Don Felice, Elissa di Francesco de Vergellessi detto il
Zima, Fiammetta di Ricciardo Minutolo, Emilia di Tebaldo degli Elisei, Lauretta di
abate Ferondo e Neifile di Giletta di Narbona.
Dioneo utilizzerà la sua novella per spiegare il detto “mettere il diavolo in Inferno”;
storia che narra l’incontro tra Alibech e il monaco Rustico che avviene quando la
ragazza parte per il deserto per incontrare gli eremiti che dovevano insegnarle quale era
il modo migliore per servire Dio e la fede ma rifiutata da molti per la sua bellezza e le
tentazioni, viene però accolta da Rustico che invece vuole mettere alla prova i propri
impulsi della carne.
Rustico sopperirà alle tentazioni ma con uno stratagemma, infatti il monaco convince la
ragazza che non esista altro modo che servire Dio se non rimettere il diavolo in Inferno,
alludendo all’atto sessuale; il monaco anziano non è in grado di soddisfare la fanciulla
che nel frattempo è divenuta unica erede dei beni di famiglia; saputo dell’eredità della
ragazza un giovane finito in malora, Neerbale, parte per cercarla e sposarla.
La ragazza viene rapita e portata in città dove sconsolata confessa ad un gruppo di donne
di non poter più servire Dio mettendo il diavolo in inferno, queste capendo di cosa stesse
parlano la rassicurano sulla diffusa pratica anche in città del servire il Signore in quel
modo.
La novella piena di allusioni e metafore erotiche fa leva sull’astinenza sessuale imposta
dalla religione che è vista come contro natura poiché il desiderio fisico è pulsione
naturale e irreversibile, forza manifesta in tutti gli uomini e le donne, senza distinzione
di ceto sociale e non deve essere repressa.

Pampinea narrerà della vicenda del re longobardo Agilulfo che viene beffato dal
plafreniere che con astuzia inganna il re, giacendo con la regina fingendosi il sovrano;
scoperto il fatto la notte stessa gli vengono tagliati i capelli al buio per riconoscerlo
l’indomani ma al risveglio tutti i servitori avevano i capelli tagliati. Il re senza far capire
cosa sia successo a tutti pronuncia una minaccia per ammonire il malfattore. Qui un
personaggio di estrazione sociale inferiore grazie all’ingegno riesce ad avere la meglio
su personaggi più in alto nella scala sociale.
Nella 4° giornata (lunedì) il re è Filostrato e il tema sono gli amori infelici. Fiammetta
narrerà di Tancredi di Salerno, Pampinea di Frate Alberto, Lauretta di tre giovani, Elissa
di Gerbino figlia del re di Tunisi, Panfilo di Andreuola, Neifile di Girolamo, Filostrato di
Messere Guglielmo, Dioneo della moglie di un medico.
Filomena narrerà la storia di Elisabetta e dei suoi fratelli mercanti che si trasferiscono a
Messina da Firenze e del delitto di Lorenzo, con il quale la ragazza si incontrava. Ucciso
proprio dai fratelli che fingono una partenza del garzone, il fantasma del ragazzo andrà
in sogno ad Elisabetta, svelando il luogo del seppellimento; recatasi sul posto Elisabetta
e taglia la testa di Lorenza, la nasconde in un vaso di basilico per piange il suo amato. I
fratelli nascondono il vaso e non lo restituiranno, tanto da far morire di dolore la
ragazza; scoperto il contenuto del vaso i fratelli abbandonano Messina, preoccupati per i
loro affari, gli stessi che avevano cercato di proteggere uccidendo Lorenzo pensando
potesse disonorare il loro nome.
Anche Emilia narrerà dell’amore di Simona e della pianta velenosa. Protagonisti sono
Simona e Pasquino, due umili lavoranti fiorentini. Nel loro primo incontro tutto termina
in tragedia poiché Pasquino muore per essersi passato sui denti una pianta velenosa in
cui era nascosto un rospo e Simona è accusata di omicidio per discolparsi imita il gesto e
muore anche lei. Qui è messa in luce l’estrazione sociale che non consente alla ragazza
la retorica per difendersi, ella difende il suo onore morendo elevandosi dal suo livello
sociale.
Nella 5° giornata la regina è Fiammetta il cui tema è l’amore felice dopo avventure e
sventure straordinarie. Panfilo narrerà di Cimone, Emilia di Gostanza, Elissa di Pietro
Boccamazza, Filostrarto di Ricciardo Manadri, Neifile di Guidotto da Cremona,
Pampinea di Gian di Procida, Lauretta di Teodoro, Fiammetta di Federigo degli
Alberighi e Dioneo di Pietro di Vinciolo.

Filomena userà la novella di Nastaggio degli onesti per dimostrare che le donne sono
punite per la loro crudeltà verso gli uomini e premiate per la loro pietà e generosità.
Il protagonista è Nastagio, innamorato di una giovane nobile che non lo ricambia e lo
reputa inferiore di rango. Ritiratosi in una sua proprietà per scacciare il pensiero del
rifiuto dell’amata ebbe una visione che condivide con la ragazza. In tale visione una
donna inseguita da un cavaliere e dai cani è dannata per aver rifiutato il cavaliere, così
come il cavaliere è dannato per essersi tolto la vita al rifiuto dell’amata.
Tale visione fa cambiare idea alla fanciulla amata da Nastaggio, segnando la differenza
tra le coppie che vedono nei viventi la possibilità di modificare i loro comportamenti,
elevarsi ai valori cortesi, ottenendo l’amore della donna con onore di lei, pertanto
sposandola.
Nella 6°giornata (mercoledi) la regina è Elissa che pone il tema delle risposte argute che
salvano da pericoli gravi. Narrano Pampine adi Cisti, Lauretta di Monna Nonna, Neifile
di Chichibio, Panfilo di Messer Forese, Fiammetta di Michele Scalza, Filostrato di
Madonna Filippa, Emilia di Fresco, Elissa di Guido Cavalcanti e Dioneo di Frate
Cipolla.
Filomana nella Madonna Oretta riprende il la considerazione di Pampinea della 1°
giornata, sulla capacità che devono avere le donne del discorso breve, che mette in
risalto il livello sociale. Tale novella è la metà esatta del Decameron e vede come
protagonista Oretta Malaspina a cavallo con un cavaliere che tenta di raccontare una
novella ma che non riesce bene per via del suo tono, linguaggio e modo; Orietta chiede
di scendere per via del trotto del cavallo ma il cavaliere comprende che ella si riferisce al
racconto e si corregge. Qui si pongono le basi per un corretto uso dello stile e un buon
successo delle novelle, definendo lunghezza e stile che devono essere capacità di chi
narra correttamente.

Nella 7°giornta (giovedì), il narratore è Dioneo che pone il tema delle beffe fatte ai
mariti per amore o per salvamento. Filostrato narrerà di Peronella, Elissa di Frate
Rinaldo, Lauretta di Tofano, Fiammetta di un mercante geloso, Pampinea di Madonna
Isabella, Filomena di Lodovico, Neifile di Arriguccio Berlingeri, Panfilo di Lidia,
Dioneo di due senesi,
La narratrice Emilia tratterà dell’incantesimo del fantasma che bussa alla porta,
ambientata a Firenze, dove Gianni Lotteringhi e sua moglie Tessa nei mesi estivi vanno
a passare i mesi estivi. L’umo molto religioso viene preso per astuzia dalla moglie che
approfitta della sua superstizione e stupidità; Tessa aveva un amante con il quale si
vedeva, per far capire all’uomo quando il marito non fosse in casa, aveva escogitato
l’utilizzo di una testa d’asino su un palo che girava verso Fiesole (se il marito c’era) o
verso Firenze (quando era da sola).
Tornato prima dal lavoro il marito, la donna corre a girare la testa che per un imprevisto
si rigirerà, tanto da dare all’amante il via libera per presentarsi bussando alla porta
pensando fosse sola; alla domanda del marito di chi fosse, la moglie riferisce sia un
fantasma e recitando un incantesimo da all’amante tutte le informazioni.
Nell’8° giornta il tema sono le beffe e la regina è Lauretta. Qui Neifile narra di Gulfardo,
Panfilo del prete da Varlungo, Emilia del preposto di Fiesole, Filostrato con i tre giovani,
Filomena con Bruno e Buffalmacco, Pampinea con Riniera e Elena, Fiammetta con
Spinelloccio, Lauretta con Mastro Simone e Dioneo con Nicolò da Cignano.
Elissa narrerà di Caldrino e l’elitropia. Calandrino è spesso narrato nel Decameron, con
scherni fatti ai suoi danni fatti daglio amici Bruno e Buffalmacco. Clandrino è il
popolano di ceto basso, rozzo e tonto ma convinto di essere furbo e di beffare tutti,
finisce invece, spesso per essere beffato lui stesso senza accorgersene.
In questa novella Calandrino viene convinto da Maso del Saggio dell’esistenza del paese
di Bengodi e della sua pietra magica elitropia che rende invisibile, così con i suoi amici
partono per cercarla.
I due amici durante tale ricerca fanno finta di non vederlo più, facendo credere a
Calndrino che una delle pietre che aveva in tasca fosse l’elitropia. Tornato a Firenze
viene rimproverato dalla moglie del ritardo che rompe l’illusione dell’invisibilità; egli
convinto che sia stata la consorte ad aver rotto l’incantesimo, la picchia e corre dagli
amici a raccontare il fatto accaduto. Questi lo deridono e lo convincono che sono le
donne a far perdere di virtù alle cose e a non picchiarla più.
Nella 9° giornata (lunedi) la regina Emilia da il tema libero, in cui il narratore Filomena
narrerò di Madonna Francesca, Filostrato di Mastro Simone, Neifile di Cecco di messer
Fortarigo, Fiammetta di Calandrino, Panfilo di Pinuccio e Adriano, Pampinea di Talano,
Lauretta di Biondello e Dioneo di Donno Gianni.
Elissa narrerà della Badessa e le brache; la storia narra di una bellissima giovane
Isabetta, monaca di un convento che si innamorerà di un giovane. I due si incontrano più
volte di nascosto, fiche non verranno scoperti dalle consorelle che la correndo a
denunciarli alla badessa, quest’ultima al letto con un prete suo amante rivestendosi in
fretta per non farsi scoprire, invece del saltero metterà in testa le brache dell’amante,
nessuno si accorge dell’errore tranne Isabetta che era stata portata al suo cospetto per
essere puntita. La giovane fa notare l’errore alla badessa che rinuncia a punirla;
entrambe continuano a vedere i loro amanti.
Nella novella spesso viene sottolineata la santità del convento così da diventare ironico
tutto il racconto, privandolo della condanna morale del comportamento e ponendo sotto
critica l’assenza di denuncia etica delle consorelle invidiose ed evidenziando l’ipocrisia
della badessa che finché non scoperta era pronta a punire la ragazza pur essendo lei
stessa in torto.
Nell’ultima giornata, la 10° (martedi), il re Panfilo pone l’accento sul tema della cortesia
e magnanimità ha vissuto stori d’amore e non.
Così verranno narrate da Neifile le storie di Ruggeri di Figgiovanni, da Elissa Ghino di
Tacco, da Filostrato Mitridanes, Lauretta narrerà Gentil Carisendi, Emilia Madonna
Dianora, Fiammetta storie di Carlo d’Angiò, Pampinea storie di Pietro di Raona,
Filomena storie di Sofronia e Panfilo con il Saladino.
Sarà Dioneo a raccontare Griselda, che propone un tema di matta bestialità. I
protagonisti sono il Marchese Saluzzo, Gualtieri e Griselda. Il marchese prende in sposa
Griselda per avere un erede, sotto la pressione dei sudditi e da subito inizierà una serie di
atti crudeli contro la moglie per metterla alla prove, fa sparire i figli, la ripudia e chiede
di organizzargli il matrimonio con un'altra donna; di fronte agli atti crudeli la moglie
continua a rispettarlo tanto che il marchese colpito, rinuncia alle angherie e si confessa il
suo amore, dando vita ad un momento di felicità per tutta la famiglia che si riunisce.
Tale novella è l’unica tradotta in latino, togliendo tutte le accuse contro il marchese e
presentando la storia come in esempio di obbedienza e fedeltà della moglie.
La novella può essere interpretata come parallelismo con la prima novella di Ciappelleto.
L’opera del Decameron è in continua elaborazione da parte di Boccaccio che tornerà
spesso a ritoccarlo fino al 1370.
Il testo è una fotografia della varietà di quel mondo trecentesco, con una carrellata di
stili, a volte comici che possono terminare nell’osceno ed elevarsi al sublime.

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