ARTHUR SCHOPENHAUER (1788-1860)
Nasce nel 1788 a Danzica ( al tempo città tedesca indipendente, piena di influenza
culturale, oggi situata in Polonia) da una famiglia benestante, padre commerciante e
madre scrittrice (Trosiener). Schopenhauer sembrava destinato a proseguire l’attività
famigliare, ma con la morte del padre (1805, eredità paterna gli consentirà di
trascorrere la vita senza molte preoccupazioni economiche) decise di abbandonare
l’attività e di dedicarsi agli studi. Dopo letture dei classici greci e latini,si iscrive
all’Università di Gottinga, dove studia prima medicina poi filosofia e sostenne a Jena
la sua tesi di dottorato, dal titolo “Sulla quadruplice radice del principio di ragion
sufficiente”.
Si trasferisce a Berlino , con nessuna soddisfazione, frequenta i corsi di Fichte e
Schleiermacher . Viaggia a Dresda, dove inizia a comporre il suo capolavoro “Il
Mondo come volontà e rappresentazione”, poi va in Italia e si impegna per ottenere
la libera docenza universitaria. Ritorna a Berlino ad insegnare, dove era da poco giunto
Hegel. Negli anni successivi, cerca di far coincidere le sue lezioni con quelle di
Hegel,ma dovette chiudere il corso in anticipo per mancanza di studenti.
A causa di epidemia di colera si trasferisce a Francoforte, dove resterà fino al termine
della sua vita (1860).
PENSIERO FILOSOFICO: KANT, PLATONE E L’INDIA
Le fonti principali del pensiero filosofico di Schopenhauer sono: Kant, Platone e la
sapienza indiana.
Schopenhauer riconosce nelle idee di Platone e nella cosa in sé di Kant la scoperta
fondamentale della filosofia.
Dal pensiero orientale due idee lo impressionarono particolarmente: la dea Maya
(apparenza o illusione), dall’altro l’identità dell’individuo e del tutto. Il mondo
dell’esperienza e della scienza empirica sono un’illusione che nasconde la profonda
verità delle cose, ossia la volontà che si manifesta in un mondo di individui condannati
al dolore e alla sofferenza. La liberazione del dolore avviene quando l’individuo
estingue i suoi desideri e estingue lo stesso dolore.
IL MONDO COME RAPPRESENTAZIONE: SPAZIO,TEMPO E CASUALITÀ
Schopenhauer sviluppa una teoria della conoscenza, utilizzando le nozioni di
fenomeno e rappresentazione. La realtà delle cose in sé per Schopenhauer ,come
per Kant, non è conoscibile teoreticamente: ciò che è possibile conoscere
scientificamente è sempre e soltanto il fenomeno, vale a dire il modo con cui le
cose appaiono a noi soggetti conoscenti. Il mondo così come lo conosciamo è
composto da molteplici realtà individuali, che occupano porzioni determinate nello
spazio, mutano nel tempo e sono in relazione reciproca
Proprio per la sua natura fenomenica, tale insieme di entità e di rapporti non esistono
autonomamente, ma solo come rappresentazione di un soggetto, ossia il mondo è
sempre e soltanto un oggetto relativo a un soggetto ( mondo non abitato→ mondo
rappresentazione non esiste).
Schopenhauer definisce la natura dell’intuizione sensibile e dell’intelletto. I cinque
sensi, attraverso le forme di spazio e tempo, ci forniscono le intuizioni, ossia
rappresentazioni singolari e immediate di oggetti particolari (esempio l’albero che
vedi dalla finestra).Mentre, l’intelletto produce concetti, vale a dire rappresentazioni
più complesse di oggetti generali,che contengono proprietà comuni a più oggetti
particolari (concetto di albero come vegetale con radici,fusto e rami).
Schopenhauer non pone una differenza tra il carattere ricettivo e passivo dell'intuizione
sensibile e quello spontaneo e attivo dell'intelletto, bensì afferma che l'intelletto si
comporta in modo analogo all'intuizione, quindi lo spazio e il tempo finiscono per
assumere una natura simile a quella delle categorie, dove conserva, tra le 12
categorie, solo quella di causa, che assorbe in sé tutte le altre.
Quindi, il sistema dei principi a priori della conoscenza si riduce a 3 fattori: spazio,
tempo e casualità.
La conseguenza di questa riduzione di categorie implica che la relazione di causa ed
effetto diviene lo schema universale con cui il soggetto interpreta il mondo.
Schopenhauer distingue quattro classi di oggetti:
● oggetti del mondo fisico ( fenomeni): il loro mutamento è determinato da una
causa, sul piano della rappresentazione, garantisce il fondamento e la
legittimità delle scienze naturali.
● concetti: che combinati tra loro creano i giudizi. La conclusione (effetto
necessario) di un giudizio è vera quando deriva da delle premesse (causa) :
si stabilisce così la verità della logica
● enti matematici: da poche proprietà primitive ne derivano altre più
complesse: funzione causale svolta da enti primitivi
● volizioni umane:sono alla base delle scelte e dei comportamenti dei diversi
soggetti. Sul piano della rappresentazione è possibile individuare i motivi, che
sono la causa delle scelte
Il rapporto causa-effetto soddisfa il principio di ragione sufficiente, quindi ci
assicura sempre l’esistenza di una causa capace di spiegare in forma completa
un qualsiasi evento. Consegue che il mondo fenomenico come rappresentazione
è provvisto di uniformità e di coerenza.
L'ILLUSORIETÀ DEL MONDO E DELLA RAPPRESENTAZIONE
Tra le varie analogie che ci sono nella teoria della conoscenza di Schopenhauer vi è
una differenza con Kant: esso risiede nel mondo fenomenico. Per Kant, il fenomeno
serve a salvare il criticismo dal dogmatismo e a tutelarlo dallo scetticismo di Hume,
mentre per Schopenhauer ,il fenomeno acquisisce un carattere illusorio, si carica
quindi di significati negativi, divenendo sinonimo di “apparenza illusoria,
ingannevole”: Per rafforzare la sua tesi, Schopenhauer ricorre all’immagine del velo di
Maya, ovvero un velo che la divinità indiana Maya intesse intorno alla vera essenza del
mondo per ingannare gli occhi e la mente degli uomini. Inoltre egli impiega una formula
che è quella del principium individuationis ( Nel medioevo era la causa
dell’esistenza di molteplici individui all’interno di una stessa specie: esempio specie
umana → pluralità di individui :Platone, Socrate ecc..), ossia ciò che dà origine alla
forma illusoria del mondo come rappresentazione, dietro la quale risiede l’unica realtà,
la volontà.
L’ESSENZA DI TUTTO: LA VOLONTÀ
Per Schopenhauer il noumeno, non è un concetto limite ma è il principio metafisico
della realtà, ossia la volontà. La volontà intesa come una spinta potente irrazionale
che solo in rare occasioni affiora alla coscienza rendendo manifeste le sue
motivazioni.
Quindi per Schopenhauer esiste un filo di Arianna capace di condurci attraverso il
labirinto delle illusioni fino alla volontà, e questo filo di Arianna è un'allegoria al nostro
corpo.
Il corpo di ognuno di noi è un oggetto tra gli altri, vincolato alle stesse leggi che
governano il mondo dalla rappresentazione. Tuttavia il mio corpo è anche appreso in
modo del tutto diverso: mi è noto immediatamente e sotto il segno della volontà.
Quando io agisco e faccio qualcosa, è il mio corpo a muoversi e la mia
consapevolezza del movimento che sto compiendo è diversa dalla consapevolezza
degli oggetti esterni a me.Quindi i movimenti del mio corpo sono espressioni della
mia volontà.
Con questo però Schopenhauer non intende un dualismo, poiché mente e corpo
(atto della volontà e il movimento del corpo) non sono divisi, ma sono una cosa
sola che però hanno due aspetti, due facce della stessa medaglia. Da una parte
l’esperienza comune ( il mondo fenomenico), dall’altra una consapevolezza interna.
Soltanto attraverso l’intuizione interiore della corporeità; l’individuo scoprirà di non
essere altro che insiemi di bisogni e tensioni irrazionali, da cui affiora un desiderio di
volontà di vivere. Questa volontà è presente anche negli animali, nelle piante e negli
esseri inanimati, guidati dal disperato tentativo di vivere.
“La vita è un pendolo tra il dolore e la noia”. Schopenhauer intende, con questa frase,
che la volontà, in quanto continuo bisogno, provoca dolore nell’uomo, impossibilitato a
soddisfare pienamente questo desiderio infinito, ma nel momento in cui l’uomo
soddisfa momentaneamente il suo desiderio, il dolore si allenta, fino a quando
l’insorgere di un nuovo desiderio genererà un nuovo dolore. Nel momento in cui l’uomo
non è dominato dai desideri, l’uomo sperimenta appunto la noia.
LA MANIFESTAZIONE DELLA VOLONTÀ
La volontà si manifesta tramite le idee, ossia tramite le forme generali delle cose che
stanno al di fuori del tempo e dello spazio. A differenza della volontà, le idee
presentano un principio di individuazione, dato che ognuna di esse è diversa
dall'altra.
Dalle idee poi derivano le singole manifestazioni fenomeniche, che sono oggetto
della nostra conoscenza e non esistono in senso proprio, poiché sono caratterizzate
da una vicenda di nascita, mutamento e morte, vicenda che si svolge nel tempo.
L’ESPERIENZA ARTISTICA: LIBERAZIONE TEMPORANEA DELLA VOLONTÀ
L’emancipazione dalla volontà è possibile attraverso l’arte. In essa, la volontà si placa
e il soggetto si libera temporaneamente dal desiderio e dalla sofferenza che a esso si
accompagna.
L’esperienza artistica è resa possibile dall’artista, che è il genio capace di guardare
agli oggetti spogliati dalla volontà sottostante. Il suo vero oggetto sono le idee,
contemplandole, l’artista produce un’opera che le raffiguri in modo trasparente,
rendendole accessibili anche all’uomo comune.
Per Schopenhauer, nell’esperienza estetica oggetto e soggetto trovano perfetta
corrispondenza: dunque se l’oggetto (opera d’arte) riesce a cogliere la natura
universale delle idee, allora anche il soggetto, che la contempla, assume questa
condizione, ossia si trasforma in soggetto conoscitivo puro.
Gerarchia delle arti: architettura, sopra di essa la pittura, scultura e la poesia. La
poesia più alta è la tragedia, che rappresenta l’universale condizione di conflitto
generata dalla volontà. Infine, la musica,posta nel gradino più in alto, perché non si
limita a raffigurare le varie idee, ma esprime direttamente l’essenza originaria del
mondo, la volontà.
LA MORALE E L’ASCESI
L’esperienza artistica/estetica ha un limite: essa è una consolazione temporanea,
quindi Schopenhauer esamina soluzioni di tipo etico.
La questione della libertà dell’agire umano è indagata a duplice livello: quello
empirico, riferito ai singoli oggetti, e quello intelligibile, riferito alla cosa in sé, cioè la
volontà.
Per il livello empirico Schopenhauer pone una tesi deterministica, in cui la libertà è
intesa come una libertà apparente, perché ciò che potrebbe sembrare una libera scelta
in realtà non è altro che il risultato di uno scontro tra spinte diversa, viene così negata
l’esistenza del libero arbitrio.
Dal punto di vista del livello intellegibile, la libertà esiste perché l’atto della volontà è un
atto atemporale e incondizionato. Dall'assoluta libertà abbiamo però una
consapevolezza indiretta, dipendente dal fatto che avvertiamo il senso di responsabilità
delle nostre azioni.
Per Schopenhauer il ruolo fondamentale nell’etica risiede nei sentimenti di giustizia,
di pietà e compassione. Si assume la corretta prospettiva etica quando l’uomo si
riconosce come frammento della volontà e quindi quando riesce a sviluppare una
coscienza collettiva, dove la differenza tra vittima e carnefice risulta illusoria.
In questo primo mutamento di prospettiva abbiamo la giustizia, per la quale il soggetto
si astiene nel recare danno agli altri, riconoscendoli come portatori dei suoi stessi diritti.
Colloca, invece, la compassione più in alto, in quanto, oltre a riconoscere gli altri suoi
simili, avverte un’ affinità che lega tutti gli esseri, provando quindi sofferenza per la
sofferenza di altrui.
ANNULLAMENTO DELLA VOLONTÀ
Infine, per Schopenhauer, la definitiva liberazione dalla volontà è chiamata noluntas
(contrario di voluntas), che è una condizione che si raggiunge tramite l’ascetismo,
ovvero la soppressione volontaria di tutte le pulsioni vitali.(estinguere in sé il
desiderio di vivere, ma non ha a che fare con il suicidio, poiché il suicidio annineta
solo la vita, non l’origine del dolore).