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Futurismo - Iv Liceo

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FUTURISMO

La nascita del Futurismo


I MANIFESTI FUTURISTI
Nel primo Manifesto del futurismo (1909), firmato da Filippo Tommaso Marinetti, si legge:
«Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la
bellezza della velocità. Un automobile da corsa [...] è più bello della Vittoria di
Samotracia»: è il segnale di un attacco alla tradizione che giungerà al culmine nelle righe
successive («Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie») per
poi virare in un'immagine a mezzo tra la furia iconoclastica e la contemplazione romantica
delle rovine, ma in realtà provocatoriamente, letterariamente "maledetta": «Oh, la gioia di
veder galleggiare alla deriva stinte su quelle acque, le vecchie tele gloriose!».

La nuova arte dovrà dunque sostituirsi integralmente all'arte del passato, replicando sul
piano estetico l'insanabile rottura prodotta dalla storia: è la stessa radicalità che
contraddistingue tutte le avanguardie europee.
DOVE?

A MILANO!
Umberto Boccioni, Dinamismo de un ciclista, 1913, Museo Guggenheim de Venecia.
CHI?

Al progetto aderisce un gruppo di giovani pittori: Umberto Boccioni, Luigi Russolo e Carlo
Carrà. Il Manifesto dei pittori futuristi esce subito dopo, l'11 febbraio 1910, ed è firmato anche
da Gino Severini e Giacomo Balla.

Più decisivo è il Manifesto tecnico della pittura futurista del 11 aprile, che non solo dichiara
come il precedente l'avvenuto distacco dalla pittura tradizionale, ma proclama l'avvento
della nuova poetica del dinamismo: «Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del
dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale»;
conseguentemente viene enunciata la frantumazione della concezione spaziale tipica
dell'arte del passato: «Lo spazio non esiste più. [...] Noi proclamiamo che il moto e la luce
distruggono la materialità dei corpi».
CHI?

Al progetto aderisce un gruppo di giovani pittori: Umberto Boccioni, Luigi Russolo e Carlo
Carrà. Il Manifesto dei pittori futuristi esce subito dopo, l'11 febbraio 1910, ed è firmato anche
da Gino Severini e Giacomo Balla.

Più decisivo è il Manifesto tecnico della pittura futurista del 11 aprile, che non solo dichiara
come il precedente l'avvenuto distacco dalla pittura tradizionale, ma proclama l'avvento
della nuova poetica del dinamismo: «Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del
dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale»;
conseguentemente viene enunciata la frantumazione della concezione spaziale tipica
dell'arte del passato: «Lo spazio non esiste più. [...] Noi proclamiamo che il moto e la luce
distruggono
Los la materialità
futuristas italianos dei Carrà,
Luigi Russolo, Carlo
Figaro, Paris, 9 de febrero de 1912.
corpi».
Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni y Gino Severini en frente de Le
CHI?

Al progetto aderisce un gruppo di giovani pittori: Umberto Boccioni, Luigi Russolo e Carlo
Carrà. Il Manifesto dei pittori futuristi esce subito dopo, l'11 febbraio 1910, ed è firmato anche
da Gino Severini e Giacomo Balla.

Più decisivo è il Manifesto tecnico della pittura futurista del 11 aprile, che non solo dichiara
come il precedente l'avvenuto distacco dalla pittura tradizionale, ma proclama l'avvento
della nuova poetica del dinamismo: «Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del
dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale»;
conseguentemente viene enunciata la frantumazione della concezione spaziale tipica
dell'arte del passato: «Lo spazio non esiste più. [...] Noi proclamiamo che il moto e la luce
distruggono la materialità dei corpi».
Boccioni: il dinamismo nella pittura

Il principale esponente della pittura futurista è Umberto Boccioni (Reggio Calabria 1882 -
Verona 1916). Nei primi anni del nuovo secolo, a Roma, egli frequenta lo studio di
Giacomo Balla, che lo avvia alla tecnica divisionista.

Nell'agosto del 1907, dopo soggiorni a Parigi, in Russia a Venezia, si trasferisce a Milano.
Qui si avvicina alla pittura di Previati -artista del divisionismo italiano-: la sua
pennellata da puntiforme diventa filamentosa, mossa, impregnata di una forte carica
espressiva; in questi anni l'artista è attratto anche dalla pittura di Munch e
dall'espressionismo tedesco. Sempre a Milano, nel 1909, Boccioni entra in contatto con
Marinetti e l'anno successivo firma il Manifesto dei pittori futuristi.
Umberto Boccioni
La città che sale, bozzetto, 1910
Museum of Modern Art, New York
Le opere di questo periodo rispondono al convincimento che «è vitale soltanto
quell'arte che trova i propri elementi nell'ambiente che la circonda»: un dipinto come
La città che sale rivela una felice fusione tra ricerca dinamica ed espressionismo,
elementi centrali della sua poetica.

Il tema, caro a Boccioni, della città moderna che si espande e avanza inarrestabilmente
viene qui espresso con l'immagine simbolica, fortemente suggestiva, del cavallo
imbizzarrito che, in una imponente ondata di energia, travolge gli uomini che cercano
di fermarlo. L'intento (risolto sul piano pittorico attraverso l'uso di un colore diviso,
di derivazione simbolista-divisionista) è quello di comunicare il vorticoso e
inquietante dinamismo della vita moderna.
Cubismo?
La conoscenza diretta del cubismo analitico (alla fine del 1911 Boccioni, insieme a Carrà,
Russolo e Marinetti, compie un viaggio a Parigi) risulta fondamentale per l'artista, il quale si
interessa alla rigorosa scomposizione della forma praticata dai pittori cubisti, assumendola
tuttavia in maniera originale, impiegandola cioè per proiettare le forme nello spazio,
fondendole con esso, alla ricerca di una maggiore forza dinamica della composizione. In
un'opera come La risata, chiaramente connessa al cubismo analitico, la frammentazione
delle forme e movimento alla composizione e maggior risalto ai colori, al fine di esprimere
l'animazione della vita notturna della città.

Influssi del cubismo si trovano anche in Materia (Analisi d'opera, pp. 224-225) e nel trittico
dedicato agli Stati d'animo (comprendente Gli addii; Quelli che vanno; Quelli che restano).
Materia, Umberto Boccioni, 1912, olio su tela

255x150 cm. Milano

Collezione Mattioli
Negli Stati d'animo Boccioni vuole tradurre visivamente sensazioni ed emozioni: le
linee diventano un prolungamento di nemico dello stato d'animo del soggetto.

Negli Addii, per esempio, la visione appare confusa e caotica: la locomotiva s'incunea
in un gioco di linee ondulate e orizzontali, che ricordano il disordine della
partenza e simulano abbracci convulsi.

Stati d’animo, Gli addii; Boccioni. 1911; olio su tela. MoMA, NY.
Dilatazioni spaziali nella scultura
La ricerca pittorica di Boccioni corre parallela, in questo periodo, a quella plastica.

Già dal 1912 gli studi sul dinamismo conducono l'artista ad allargare i suoi interessi all'ambito della
scultura (proprio in quest’anno pubblica il Manifesto tecnico della scultura futurista).

Forme uniche della continuità nello spazio (1913) può essere considerata il punto d'arrivo di queste
ricerche. Nel lavoro appare infatti pienamente realizzato il principio secondo cui l'immagine deve essere
«manifestazione dinamica della forma, la rappresentazione dei moti della materia nella traiettoria
che ci viene dettata dalla linea di costruzione dell'oggetto e della sua azione>>. Attraverso concavità e
convessità la scultura sembra accogliere in sé lo spazio circostante e dilatarsi in esso, in un'unica,
dinamica espansione formale.
Forme uniche della continuitá nello spazio

1913

bronzo

126,4x89x40 cm

MoMA, NY
Il Manifesto del Futurismo
1. Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
2. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
3. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo
esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo
schiaffo ed il pugno.
4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la
bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili
a serpenti dall'alito esplosivo... un automobile ruggente, che sembra correre sulla
mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
5. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la
Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare
l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7. Non v'è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere
un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a
prostrarsi davanti all'uomo.
8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo
sfondare le misteriose porte dell'impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto,
poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore
dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il
moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.
11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree
multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli
arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che
fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che
scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, e
le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il
volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come
una folla entusiasta.
Musei: cimiteri!... Identici, veramente, per la sinistra
promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei:
dormitorî pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri
odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che
vanno trucidando si ferocemente a colpi di colori e di linee,
lungo le pareti contese!
Manifesto della donna futurista

Nel manifesto fondativo del Futurismo (1909), Filippo Tommaso Marinetti


aveva predicato il disprezzo della donna. In realtà, seppure il futurismo sia
stato un movimento prevalentemente maschile, diverse donne parteciparono
di questa avanguardia, fra cui la letterata e artista francese Valentine de
Saint-Point. Quest’ultima, attiva a Parigi e vicina a Marinetti, contrappose
alla misoginia di quest’ultimo un’esaltazione sui generis della donna. Si
tratta del “Manifesto della donna futurista”, pubblicato nel 1912.
L’Umanità è mediocre. La maggioranza delle donne non è superiore né inferiore alla maggioranza degli uomini. Esse sono uguali.
Tutte e due meritano lo stesso disprezzo.

Il complesso dell’umanità non fu mai altro che il terreno di coltura dal quale balzarono i genii e gli eroi dei due sessi. Ma,
nell’umanità come nella natura, vi sono momenti più propizi alla fioritura. Nelle estati dell’umanità come il terreno è arso di sole, i
genii e gli eroi abbondano. Noi siamo all’inizio di una primavera; ci manca ancora una profusione di sole, cioè molto sangue sparso.

Le donne come gli uomini, non sono responsabili dell’arenamento di cui soffrono gli esseri veramente giovani, ricchi di linfa e di
sangue.

È ASSURDO DIVIDERE L’UMANITÀ IN DONNE E UOMINI; essa è composta soltanto di FEMMINILITÀ e di MASCOLINITÀ.

Ogni superuomo, ogni eroe, per quanto sia epico, ogni genio per quanto sia possente, è l’espressione prodigiosa di una razza e di
un’epoca solo perchè è composto, ad un tempo, di elementi femminili e di elementi maschili di femminilità e di mascolinità: cioè un
essere completo.
Ma bisogna imporre a tutti, agli uomini e alle donne ugualmente deboli, un dogma nuovo
di energia, per arrivare ad un periodo di umanità superiore.
Giacomo Balla

Dei cinque firmatari del Manifesto dei pittori futuristi, Giacomo Balla la era il più anziano (Torino
1871 - Roma 1958).

Si avverte tuttavia sin d'ora nella sua pittura un gusto nuovo per l'inquadratura ravvicinata e, si
direbbe, quasi fotografica del soggetto, un amore per il dettaglio e per le vibrazioni luminose, che
paiono già preludere agli sviluppi futuri. Fu probabilmente l'allievo Boccioni a proporre al
maestro Balla l'adesione al Manifesto del 1910 certo è che si tratta di un'occasione per portare a
più estre me conseguenze quell'interesse alla rappresentazione scientifica" del movimento e
della luce che abbiamo già riconosciuto come il tratto distintivo della sua pittura: si veda con
quanta meticolosa oggettività è rappresentato il moto nel Dinamismo di un cane al guinzaglio
del 1912.
Gino Severini

Partito anch'egli dal divisionismo e da una figura zione fortemente realistica, recepi fortemente (in seguito a un
viaggio a Parigi nel 1906) l'influenza di Seurat e Signac, aderendo per breve tempo alla pittura pointillisme. La sua
immagine è costruita attraverso la frammentazione del colore e della forma, riu niti dall'armonia dell'insieme
compositivo.

A partire dal 1913 la pittura di Severini tese verso una sempre maggiore semplificazione ne strutturale, corrispondente a
un vitalismo coloristico e luminoso molto intenso. Simile intento lo condusse a privilegiare soggetti che per sé stessi
implicano un forte dinamismo, quali la danza (Ballerina in blu, 1913) e, più tardi, la guerra.
Carlo Carrá
Prima dell'esperienza futurista anche Carlo Carrà (Quargnento, Alessandria 1881 - Milano
1966) aveva aderito, tra il 1908 e il 1910, alla pittura divisionista, considerata in quegli
anni la più avanzata nell'ambito dell'arte italiana. Una pennellata di segno
divisionista permane anche agli inizi della sua fase futurista, combinandosi con una
nuova visione dinamica dell'immagine.

Da una profonda aspirazione a una società migliore nacquero dunque l'intensità della
rivola estetica di Carrà e la sua instancabile attivitá di animatore delle serate futuriste.
Nell'inverno del 1912 partecipó con Boccioni e Severini all'esposizione parigina presso la
galleria Bernheim feune; nella prefazione al catalogo, opera degli stessi artisti, veniva
evidenziata la divergenza dal cubismo alla staticitá di questo veniva opposto il nuovo
stile del movimento,
Luigi Russolo
Nelle opere futuriste di Luigi Russolo (Portogruaro 1886-Cerro di Laveno 1947) non perde
forza l'eco simbolista presente in tutta la sua produzione precedente.

Tra i futuristi, egli concede al l'immaginazione e alla fantasia lo spazio maggiore,


grazie alla de scrizione di colori e luci in un surreale gioco di movimenti. Nel
Dinamismo di un'automobile (1912-1913) la composizione strutturata in una
successione di forme triangolari colorate, che simulano il moto della folla e della
macchina. Nel corso dell'anno 1913 Russolo abbandonó la pittura per dedicarsi alla
musica e alla costruzione di nuovi strumenti in grado di creare modulazioni
armoniche e accordi con cui dare la sensazione del pulsare

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