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Elaborato esame sul Romanticismo svolto da Pellicciotta Luca classe

3aB Istituto Omnicomprensivo Montenero di Bisaccia a.s. 2021·2022


Italiano·Storia·Geografia
Il Romanticismo è un movimento culturale che concerne la totalità delle
arti: la letteratura, la filosofia, la pittura, la scultura, la musica, la danza...
Nato in Germania e Inghilterra nella seconda metà del Settecento,
contemporaneamente alla poetica del Neoclassicismo, questo si afferma
in Europa sviluppando una nuova sensibilità “preromantica”, dal
momento che essa anticipa alcune tematiche che sarebbero diventate
successivamente dei veri e propri capisaldi dell’intera corrente. Il
cambiamento inizialmente si manifestò soprattutto in tali Paesi perché in
essi il rapporto al patrimonio di fiabe, miti, leggende, storie, usi, costumi
e tradizioni locali della società era continuato a vivere nonostante la
propagazione dell’amore per l’arte classica greco·latina, dal quale questo
attaccamento non era mai stato soppiantato. Infatti, nel resto del
continente dominavano i principi di razionalità, perfezione, equilibrio,
linearità, simmetria, semplicità, sobrietà, serenità... caratteristici del
Neoclassicismo, corrente anch’essa culturale·artistica·filosofica di
matrice illuminista (Illuminismo=movimento politico·sociale che interessa
buona parte del Settecento), che mirava all’esaltazione del “lume” (luce),
della ragione umana, alla conseguente privazione di esternare i propri
sentimenti e all’inspirazione all’arte classica dell’antica Grecia e Roma,
intesi come mondi di ideale bellezza (tantoché Neoclassicismo=Nuovo
Classicismo). L’uomo preromantico:

o tendeva al raggiungimento del “sublime”, quell’esaltazione


(contrapposta alla concezione del “bello ideale” neoclassico) che si
riferisce a manifestazioni naturali o artistiche capaci di colpire
profondamente le passioni dello spettatore trasportandolo alla
commozione (questa percezione è abitualmente sollecitata
dall’ammirazione di determinati aspetti della natura);
o era convinto che la creazione artistica è legata a fattori irrazionali e
dunque ad un’aspirazione incontrollabile dell’uomo.
La creazione (=formazione, fondazione) del Romanticismo è dovuta a
una delle esperienze letterarie più significative dell’epoca, l’indirizzo di
pensiero tedesco dello “Sturm und Drung” (“Tempesta e Impeto”). Tale
si è originato nel 1770 per iniziativa di un gruppo di amici, tra cui in
particolare come promotore e ideatore il filosofo Goethe (uno degli
intellettuali europei più importanti di tutti i tempi). Esso aveva
l’obbiettivo politico di contestare l’assolutismo e inoltre si poneva in
aperta polemica con il razionalismo dell’Illuminismo, rivendicando così i
diritti dell’irrazionalità, delle emozioni, delle passioni, dell’istinto, della
fantasia, dei sogni, dell’individualità ed esaltando il proprio cuore,
l’amore, l’animo umano, e le forze della natura... E fu in questo modo
(facendo confluire le idee su cui si erano soffermati gli intellettuali del
gruppo dello “Sturm und Drung”) che nacque il Romanticismo, diffusosi
propriamente in Italia e Francia a inizio secolo e ben presto in tutto il
continente. Caratteristiche comuni alle poetiche romantiche
sono:
o il rifiuto della personalità inteso come strumento di conoscenza della
verità;
o la percezione che la considerazione illuminista della sola ragione come
elemento costitutivo dell’uomo sia insufficiente e riduttiva poiché
sminuisce altri elementi fondamentali della personalità umana;
o ritenere il sentimento come via alla conoscenza, specialmente di
alcune realtà che possono essere “sentite” mediante facoltà non
riconducibili alla ragione, come ad esempio la religione (nella quale
l’uomo ricomincia ad avere fede in Dio, il quale torna ad essere
considerato e posto al centro dell’esistenza terrena, nucleo
dell’Universo. La spiritualità cristiana è dunque rivalutata);
o il rivolgere la propria attenzione all’interiorità del singolo individuo e
alla fiducia nelle sue qualità personali;
o la consapevolezza che in ognuno esiste l’aspirazione all’assoluto,
irraggiungibile nella vita concreta dato che non è capace di esaudire
(=soddisfare) ogni nostra ambizione, sogno o desiderio. Da ciò deriva
la profonda inquietudine che affligge l’eroe romantico, che vive un
costante e incoerente contrasto fra ideali e realtà, destinato a non
vivere una vita autentica e piegandosi alle convenzioni sociali (il
singolo romantico è in estremo conflitto con la società, cui è costretto
a resistere patendo);
o atteggiamenti di vittimismo, ribellione, pessimismo, carenza di
resilienza ed eroica volontà di sacrificio per il raggiungimento di un
ideale;
o l’amore per la natura, indispensabile per l’essere, con cui l’uomo
aspira a fondersi sino a perdere la sua essenza;
o l’esaltazione dell’arte e della poesia, frutto del genio dell’artista
capace di analizzare (per mezzo della soggettività dello stesso) la
condizione esistenziale che accomuna tutte le persone;
o la riconsiderazione della storia passata di ogni popolo (perché si
poteva riscoprire l’“anima” di una Nazione), da cui deriva l’interesse
per il Medioevo, inteso come momento fondativo dell’Europa
moderna, in cui si formarono le varie radici, lingue, tradizioni...;
o l’importanza attribuita ai concetti di popolo e nazione, recepito come
comunità di persone che condividono forti vincoli e che insieme
lottano per la libertà.
I generi letterari preferiti dai romantici furono la poesia lirica e il romanzo
storico (genere letterario che racconta vicende di fantasia o realmente
accadute ambientate in un’ età precisa e determinata, sicché si tratta di
un contesto storico antecedente a quello in cui vive l’autore, ricostruito
in modo fedele. Le vicende private si alternano ad avvenimenti storici
veramente accaduti ed i personaggi inventati sono verosimili, ovvero
comunque coerenti con lo sfondo storico·sociale del romanzo).
Nell’ambito della poesia i temi ricorrenti furono la contemplazione del
paesaggio, visto come specchio della propria interiorità; l’espressione
della soggettività del poeta e dei suoi sentimenti; le riflessioni esistenziali
sul destino umano, sul significato della vita e della morte; la rievocazione
di importanti fatti storici. Importanti poeti romantici furono gli inglesi
Shelley, Byron e Keats (appartenenti alla letteratura di poeti di seconda
generazione, segnano uno dei migliori periodi della letteratura britannica
usando un linguaggio molto ricercato e hanno vissuto gran parte della
loro breve vita in Italia, diventando celebrità) e il tedesco Goethe. Il
romanzo storico rispondeva all’esigenza di recuperare le radici
dell’identità di un popolo e di creare un’arte in cui potessero riconoscersi
anche il pubblico popolare: maestri di ciò furono Walter Scott in
Inghilterra e Victor Hugo in Francia (scrittore, poeta, drammaturgo,
romanziere, disegnatore, politico e intellettuale=una delle icone francesi
più celebri di tutti i tempi). Il Romanticismo italiano ebbe caratteri
particolari, dal momento che la rottura con la tradizione letteraria fu più
blanda rispetto ad altri Paesi e che lo Stato italiano non esisteva ancora
(l’Italia era molto debole e frammentata in vari Regni, Repubbliche e
Staterelli), acquisendo così un carattere politico. Le tendenze del
Romanticismo italiano assunsero:
o una linea realistica e oggettiva, che osservava la realtà nel suo
divenire storico concreto e abbracciava anche le masse popolari, le
persone comuni, sino ad allora non ritenute meritevoli di essere
rappresentate in opere letterarie. Questa linea si espresse soprattutto
nel genere del romanzo e il massimo esponente è Alessandro
Manzoni;
o una linea lirica e soggettiva, che dava voce all’interiorità e ai
sentimenti dell’individuo e che si interrogava anche sui grandi
problemi esistenziali: si espresse maggiormente attraverso la poesia e
il sommo rappresentante è il poeta, filosofo, scrittore, filologo
Giacomo Leopardi, ritenuto una delle figure più influenti della
letteratura mondiale.
Giacomo Leopardi nacque nel 1798 a Recanati, nelle Marche, da una
famiglia nobile ma economicamente decaduta. La sua vita venne
segnata già in età giovanile da una profonda infelicità perché il padre
conte Monaldo era un uomo colto, ma conservatore e pieno di pregiudizi;
e la madre Adelaide Antici era invece severa e fredda. E dunque, privo
del calore degli affetti, cercò sollievo alla sua solitudine nello studio:
inizialmente affidato ad un maestro privato (precettore), in seguito lo
supererò e si dedicò da autodidatta a “sette anni di studio matto e
disperatissimo” sfruttando la grande biblioteca paterna. Tutto ciò lo
arricchì tantissimo culturalmente ma minò per sempre la sua salute
psicofisica. In questi anni compose e pubblicò saggi di carattere
scientifico, storico e filologico; eseguì traduzioni di opere greco·latine;
scrisse poesie d’immaginazione e tragedie in uno stile classicheggiante,
abbracciando una concezione parzialmente neoclassico·illuminista.
Presto però si identificò nella poesia di sentimento, di gusto tipicamente
romantico. (Nel 1819, insofferente all’ambiente chiuso di Recanati, tentò
invano una fuga da casa; due anni dopo ebbe il permesso di recarsi a
Roma da uno zio ma l’esperienza lo deluse particolarmente. Rientrò sino
al 1825 a Recanati, poi ripartendo per Milano, Bologna, Pisa, ma sempre
ritornando in quel “natio borgo selvaggio”, come da lui descritto, amato
e odiato incoerentemente al tempo stesso. Dal 1930 grazie all’aiuto
economico di alcuni amici, non vi ritornò più, trasferendosi a Firenze,
dove un sentimento amoroso non ricambiato lo deluse e addolorò, e a
Napoli, ospite dell’amico Antonio Ranieri, dove) morì nel 1937.
La poesia di Leopardi è frutto di uno stato d’animo di intenso isolamento
e esprime una visione prettamente pessimistica della condizione umana
nella vita. Ciò è diretta conseguenza del fatto che ritiene ogni uomo
desideroso di una felicità illimitata, ma destinato ad essere insoddisfatto
e soccombere nel baratro totale. E la Natura si comporta nei confronti
degli umani come una crudele matrigna poiché prima li illude suscitando
in essi la speranza di una vita originale (specie nell’età adolescenziale),
poi fa crollare tutte le loro ambizioni. Il poeta infatti ribadisce che la vita
da adulti appare priva di scopo e dopo la che dopo la morte non esiste
più nulla. Da qui si erge il pessimismo “cosmico” di Leopardi, ormai
deciso a tutti gli esseri viventi. I ricordi, la speranza di un piacere futuro
possono far cessare momentaneamente l’angoscia prestabilita con
un’illusione di felicità. Ma del resto egli si batte a tutto ciò incitando a
mantenere costante la propria dignità coraggiosamente, insieme ai suoi
simili. Nella sua visione alla poesia spetta il compito necessario di
confortare e far riflettere l’uomo, suscitando in lui sensazioni piacevoli.
Lo stile del Leopardi è molto innovativo e complesso: dal punto di vista
lessicale, nei suoi componimenti sono presenti linguaggi aulici
accantonati a parole più quotidiane; da quello delle scelte formali, preferì
generalmente sequenze di endecasillabi sciolti, privi di uno schema
prefissato di rime. Ideò anche la canzone libera leopardiana, rivisitando il
numero di versi nelle stanze (strofe), di diversa lunghezza; endecasillabi
e settenari qui si alternano liberamente; le rime sono sciolte. Le
principali opere di Giacomo Leopardi sono:
o lo “Zibaldone” (1817·1832), raccolta di riflessioni sugli argomenti più
svariati nella quale si comprende a pieno il pensiero dell’autore.
o le “Operette morali” (1824·1832), dialoghi filosofici dove espone la
propria visione pessimistica del mondo;
o i “Canti” (1818·1836), raccolta di liriche suddivise in “piccoli idilli”
(1819·1821), sostanzialmente brevi, e “grandi idilli” (1828·1830), più
ampie (gli “idilli” sono dei componimenti greci ispirati alla natura e
alla vita campestre che esprimono in questo modo sentimenti ed
emozioni personali).
Una delle poesie più iconiche di Leopardi e di tutta la letteratura italiana
è tratta proprio dalla raccolta “Canti”, nella sezione “piccoli idilli” ed è
“L’Infinito”. È una lirica del 1919 molto breve, tra le più rappresentative
dello spirito romantico:
Metro: una strofa di 15 versi
endecasillabi sciolti
10 Sempre caro 4mi fu 1quest’3ermo 2colle,
5

20 6
e questa siepe, che 9da tanta parte
30 10
dell’ultimo orizzonte 8il guardo 7esclude.
40 1Ma sedendo e mirando, 6interminati
05 7spazi 2di là da quella, 8e sovrumani
60 9silenzi, e profondissima quiete
70 3io 5nel pensier 4mi fingo, 10ove 12per poco
80 11il cor 13non si spaura. 1E come 3il vento
90 2odo 4stormir tra queste piante, io 7quello
1O 8infinito silenzio 6a questa voce
11 5
vo comparando: 9e mi sovvien l’eterno,
12 10
e le morte stagioni, e la presente
13 11
e viva, e il suon di lei. 1Così 6tra questa
14 7
immensità 5s’annega 2il 4pensier 3mio:
15 8
e 10il naufragar 9m’è dolce 11in questo mare.
Parafrasi:
Questo colle solitario mi è sempre stato caro, così come questa siepe,
che impedisce allo sguardo buona parte dell’orizzonte più lontano. Ma
stando seduto e guardando al di là della siepe io immagino nella mente
infiniti spazi, sovrumani silenzi e pace profondissima, nei quali il mio
cuore quasi si spaventa. E quando sento il vento frusciare fra questi
alberi, io paragono a questo suono quell’infinito silenzio: e mi vengono in
mente l’eternità, le stagioni già trascorse e il trascorrere del tempo
presente con la manifestazione dei suoi suoni. Così la mia immaginazione
si lascia trasportare in questa immensità (spaziale e temporale) ed è
piacevole perdermi in questo mare.
È senz’altro un componimento che richiede la massima astrazione
mentale poiché è di estrema difficoltà di comprensione: è addirittura
enigmatico, dal fatto che dilaga in significati veramente ampi e ambigui.
Qui immaginazione, fantasia e sentimento si fondono in un insieme
suggestivo ed evocativo. Dall’osservazione di semplici elementi della
natura circostante, l’animo del poeta si innalza alla contemplazione
dell’infinito fino a perdersi nell’immensità di una condizione sovrumana
in cui prova la dolce sensazione di sentirsi parte dell’universo. La lirica
può essere articolata in un due poli contrapposti: realtà (il paesaggio
circostante: il colle, la siepe, il vento, gli alberi...che stimolano la fantasia
verso l’infinito) e immaginazione (lo spazio e il tempo evocati dalla
sensibilità del poeta).
Ecco che l’esaltazione dell’“Io” diventa un tema centrale: il soggetto
principale delle opere romantiche e l'individuo con i suoi Stati d'animo
con le sue passioni, con i suoi sogni, con i suoi disturbi e i suoi
sentimenti, che la ragione dominante nei decenni precedenti considerava
in significanti e indegni di esistere nelle arti. Il termine romanticismo
indica l'arte senza che regole e la poesia che esprime l'anima con
spontaneità. Il romanticismo si caratterizza per una liberazione dei
sentimenti, per una ricerca continua del sogno, per l'esaltazione del
mistero e del fantastico.

Per quanto riguarda il contesto storico nell’assoluto sviluppo della


corrente in considerazione, avvennero numerosi eventi che cambiarono
per sempre l’assetto territoriale e politico del tempo e questo susseguirsi
di situazioni contribuiranno alla formazione della storia odierna. Il 1814 fu
anno molto rilevante per l’Europa intera perché tutti gli Stati si riuniscono
a Vienna (Austria) in un congresso per delineare i nuovi confini geografici
(territoriali) e politici del continente, o meglio per ristabilire l’ordine e
l’assetto europeo antecedente all’avvento del politico, generale e
imperatore Napoleone I Bonaparte in base ai principi di legittimità e di
equilibrio. Non a caso tale periodo è chiamato età della Restaurazione,
appunto per “restaurare” l’assetto presente prima del conquistatore di
buona parte del continente. I sovrani d’Austria, Russia e Prussia
formarono la Santa Alleanza, un’alleanza militare per combattere le
possibili rivolte popolari. Dopo il Congresso di Vienna iniziano a
manifestarsi le prime società segrete (in Italia, fra tutte, la Carboneria e
la “Giovine Italia” e “Giovine Europa” del patriota Giuseppe Mazzini),
all'intento di combattere per gli ideali di libertà, uguaglianza, fraternità
della Rivoluzione francese e anche per ottenere una Costituzione.
Scoppiano quindi, tra il 1820·21, dei moti rivoluzionari in Spagna,
Portogallo, Regno delle Due Sicilie e Piemonte che riescono ad ottenere
per poco delle Costituzioni, visto che la Santa Alleanza interviene e riesce
ad abolirle. Anche nel 1830·31 si verificarono moti rivoluzionari: in
Francia il popolo si ribella contro Re Carlo X, il quale fugge e viene
chiamato al trono Luigi Filippo d’Orléans, che concede una nuova
Costituzione; il Belgio riesce a staccarsi dall’Olanda; la Polonia chiede
l’indipendenza da Austria, Prussia e Russia ma viene invasa dagli ultimi
(russi). I moti scoppiano anche in Italia ma sono repressi dall’Austria.
Mentre, nel ’48, i moti si divulgarono in Francia (il re Luigi Filippo
d’Orléans viene anch’egli fatto fuggire perché non ha messo in pratica le
riforme da lui stesso promesse. Poi venne dichiarata la Seconda
Repubblica (dopo quella del 1792), ma le riforme del governo a favore
del popolo conseguono all’incaricare presidente Luigi Napoleone
Bonaparte (nipote di Napoleone I) da parte dei borghesi, timorosi che la
proprietà privata venisse abolita) e da lì si diffusero ovunque, dove
furono comunque repressi. In Italia Palermo obbliga il re a dare la
Costituzione; Leopoldo di Toscana e Carlo Alberto in Piemonte danno uno
Statuto (=Costituzione) per evitare eventuali rivolte; agì in questo modo
anche Roma; Venezia il 17 marzo caccia (=manda via, allontana) gli
Austriaci dichiarando la Repubblica di San Marco; dopo le cosiddette
“Cinque giornate di Milano”, afflitte da aspri combattimenti, la città
mette in fuga gli Austriaci. Carlo Alberto aiuta i ribelli di Milano e dunque
si scatena la Prima guerra d’indipendenza contro gli Austriaci (ebbero la
meglio). Viene però sconfitto e lascia il trono. Ultima ad arrendersi è la
Repubblica di Venezia. Tutte le Costituzioni sono cancellate tranne lo
Statuto albertino. Più tardi, nel 1852 il conte Camillo Benso di Cavour
diventa presidente del Regno di Sardegna. La sua politica economica
incoraggia il commercio e l’industria facendo diventare il regime
moderno e ben’organizzato. Cavour era un patriota e voleva arrivare
all’Unità d’Italia (egli sosteneva che soltanto il Regno di Sardegna poteva
realizzare l’indipendenza, poiché era l’unico Stato italiano non
sottomesso all’Austria), ma aveva bisogno di aiuto da parte
dell’ambiente europeo, dal quale riesce ad attirare la giusta attenzione
intervenendo nella Guerra di Crimea (Francia, Inghilterra e Turchia contro
Russia). E, nella Conferenza di Pace di Parigi del 1856 il conte del Regno
di Sardegna riesce a convincere di firmare un trattato di alleanza militare
(accordi di Plombières) all’imperatore francese Napoleone III (Luigi
Napoleone Bonaparte, dopo aver restaurato il suo Impero assunse quel
nome). Cavour allora provoca l’Austria, che in risposta invia un
ultimatum (=minaccia di ricorrere alla forza se le proprie richieste non
saranno accolte entro un determinato momento) al Piemonte con cui
chiede che si disarmi. Inizia la Seconda Guerra d’indipendenza (1859).
Dopo alcune battaglie dove vince l’alleanza Francia·Piemonte, Napoleone
III firma a sorpresa un accordo con l’Austria: la Lombardia viene data alla
Francia, che la darà a Vittorio Emanuele II (erede e figlio di Carlo
Alberto). Il Veneto rimane ancora una volta all’Austria. Nella primavera
del 1860 il capitano della Marina piemontese Giuseppe Garibaldi parte da
Quarto (Genova) con circa mille uomini, verso la Sicilia. È un patriota e
vuole liberare l’Italia del Sud dai Borboni per poi dirigersi a Roma. I Mille
sconfiggono i soldati borbonici con l’aiuto dei siciliani e risalgono lo
stivale. Questi sono aiutati anche in Calabria, che grazie alla sua
popolazione arriva a Napoli. Per eludere l’intervento della Francia in aiuto
del papa, Vittorio Emanuele II guida i suoi soldati a Sud dello stivale; a
Teano, in Campania, Emanuele II e Garibaldi si incontrarono.
Quest’ultimo si sottomise al volere del sovrano consegnandoli i territori
conquistati e riconoscendolo “re d’Italia”. Questo fatidico episodio
accade il 17 marzo 1861 e nasce il Regno d’Italia, con sovrano Vittorio
Emanuele II. I monarchici hanno vinto sui repubblicani. È il culmine del
Risorgimento, il periodo della storia italiana durante il quale l'Italia lotta
e consegue la propria unità nazionale. Il termine, che designa anche il
movimento culturale, politico e sociale che promosse l'unificazione,
richiama gli ideali romantici, nazionalisti e patriottici di una rinascita
italiana attraverso il raggiungimento di un'identità politica unitaria. Il
Risorgimento infatti racchiude quasi l’intero Ottocento, dalla conclusione
del Congresso di Vienna (1815), all’annessione di Roma e Veneto al
Regno d’Italia, durante la Terza guerra d’indipendenza (1866). L’Italia
vince insieme alla Prussia contro l’Austria, che controllava direttamente
fino a quel momento la regione. Nel 1870 gli italiani di Garibaldi
riusciranno ad ottenere Roma e lo Stato Pontificio, protette
rigorosamente dalla Francia, grazie ancora una volta ai Prussiani
(Napoleone III viene da loro sconfitto e perde il trono). Roma, subito dopo
essere liberata e andata nelle mani degli italiani, diventa capitale d’Italia.
Prima dell’unificazione, da ragazzo Giuseppe Garibaldi entrò in contatto
con la vita di mare e ambienti che lo incitarono a convincerlo di elaborare
una concezione prettamente rivoluzionaria: comprese che il mondo
aveva un grande bisogno di libertà. Garibaldi ebbe modo di apprendere
le idee di Mazzini e da quel momento vide nella lotta per l’unità italiana il
suo obiettivo. Partecipò all’organizzazione di varie imprese insurrezionali,
sfuggendo più volte alla cattura e diventando un ricercato. Allora partì
per il Sudamerica, con l’intenzione di propagandare le idee mazziniane e
di combattere per i movimenti d’indipendenza sudamericani, soprattutto
in Brasile. In questa impresa ottenne grossi successi tali da guadagnargli
l’appellativo di “eroe dei due mondi”, e riuscì ad accumulare una grande
esperienza nelle tattiche di guerriglia (=azioni veloci a sorpresa) che lo
renderanno un condottiero imprevedibile. In Brasile incontrò Ana Maria
de Jesus Ribeiro da Silva (chiamata affettuosamente da lui Anita). La
ragazza aveva solamente 18 anni quando si sposarono. Da quel giorno
divenne compagna di Garibaldi anche in tutte le sue avventure, nonché
madre dei suoi quattro figli. Successivamente ritornò in Italia nel 1848 e
si trovò davanti molte sommosse dovute ai moti di indipendenza, ma
sfruttò in ogni caso le nozioni acquisite in Sudamerica. Anita perse
conoscenza e morì nel 1849 (non aveva ancora ventotto anni). Garibaldi
godette in vita di vastissima popolarità grazie all’eccezionalità delle sue
imprese, forza con cui proseguì i suoi ideali, che lo portò a rifiutare
ricompense e onori. Era un uomo molto semplice e uscì con modestia
dalla scena allorché ritenne di aver esaurito il suo compito.
L’“eroe dei due mondi” si affezionò tantissimo al Sudamerica, soprattutto
al Brasile, territorio contraddittorio dove paesaggi riarsi si intervallano a
foreste lussureggianti, favelas a megalopoli, povertà a ricchezza,
estrema precarietà a stabilità sociale, criminalità a legalità, dittature a
democrazie... (=incoerenza tipica dell’eroe romantico).
Il Brasile confina...

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