Pelopida Libretto (Italian)
Pelopida Libretto (Italian)
Magnifico Liceo di Marte con Ara, e Simulacro del medesimo. Pelopida, Oreste, Egisto,
Nobili Tebani, a sedere, Guardie, e Popolo.
Egisto Tebani udiste? A questo Soglio al fine, Che Pisistrato torni Di Creonte è voler. Tebe il
riceva, E de commessi eccessi, in questa guisa Il perdono otterrà. N'emenda i falli Verace il
pentimento: e sol si placa Lesa Maestà coll'ubbidir. Son questi Del Re gli ultimi fensi, Che a
voi spiegar m'impose. Pelopida, che dici? E ben che pensi ?
Pelopida Penso, che ormai dovresti D'un'Anima Tebana Meno tentar la sofferenza, e penso,
Che pensiero, e favella Qui potresti cambiar.
Pelopida Non più. Abbastanza Salzano tutti Finora inutilmente Tra noi si ragionò. Taci, ed
osserva Come ognun si consiglia. Olà Tebani, Che di nuovo un Tiranno in queste mura
Imperi in avvenir; meco giurate Di mai più tolerar. Del Nume è questa L'Ara pronta al
grand'atto. Or voi seguite Di Pelopida l’orme, Ed il fatal suo giuramento udite A te Nume
dell'Armi, saccosta all'Ara. E di Tebe, e di Grecia, e della nostra Generosa Palestra Gran
Nume tutelar, di spegner giura Pelopida per sempre Di Pisistrato il nome in quest'arena.
Irrevocabil pena Di morte stabilisce a chi tentasse Di riportar sul Trono Il Tiranno, o in sua
vece D'inalzarvi altro ancor. Sesso, od etade Non scusi il fallo. Ogn'ora, Che convinto ne fia,
voglio, che mora. Popoli udiste?
Egisto Ah, tal disprezzo Un Re non soffrirà. D'armi un torrente, Quando da me saprà ...
Pelopida TaClito Lo sappia. Venga, questo d'armati Minacciato torrente: argine ogn'ora La
Tebana costanza All'impeto sarà. Và: ma rammenta Al Tiranno, al tuo Re, che vendicati
Abbastanza non sono Tutti gli oltraggi ancora, e che placata Abbastanza non è Tebe sdegnata.
Digli, che tremi ognora Che le giurai vendetta, Che del Tiranno aspetta Da me la morte ancor.
Digli, che in ogni Aurora L'ingiurie mi rammenta: Minaccę non paventa, E che non ha timor.
parte con seguito.
SCENA II.
Egisto solo. Quanto orgoglio han costoro! Arte non giova, Forza non basta a moderarli: E
pure Non mi sgomento. Il piede Ho già tra queste mura: ed oggi spero Col differir la mia
partenza, il varco Aprire al Re. La Gioventù Tebana Di nuovo a soggettarsi Di Pisistrato al
freno Già in gran parte disposi, e per l'impresa Sol d'un capo m'è d'uopo. In Clito io spero,
Questo di rinvenir. D'Aspasia amante Sò, che vive, ed è molto; onde assalirlo Per questa via
ne converrà. Si vada Dunque in traccia di lui... ma viene appunto A questa volta: e se non
errò insieme Anche Aspasia ne giunge. Al Parte. Il colpo Già conosco maturo Contro Tebe a
scoppiar: già son sicuro.
SCENA III.
Clito Egisto.
Clito E' ver, che il Padre mio Ogni offerta di pace Austero ricusò?
Egisto Se ciò v’è noto, Che giova il domandarne! A me tal cura Più non cale però. D'altro
conviene Ragionar bella Aspasia; Oggi da Tebe Dei disporti a partir. Sposa il tuo Padre Vuol
destinarti, a chi dinuovo al Trono Ricondurlo saprà.
Clito Ma come, Oh Dio! Come impedirlo? Amico, il tempo E. Più non si perda. Odi. Potria
d'Aspasia La perdita, o l'acquisto Dipendere da te.
Clito Parla.
Egisto Ma posso Libero ragionar? Posso fidarmi, Che quanto son per dirti Custodisca geloso?
Clito A te ne impegno L'onor mio, la mia fede: E se diffidi Della promessa mia, tutti ne
chiamo In testimonio i Numi.
Egisto Or odi.
Egisto Anzi più fido l'ammirino cosi. Cosi tu rendi L'usurpato comando A chi alfin fu tuo Re,
d'Aspasia al Padre: D'Aspasia, ch'è il tuo Amor!
Egisto Finisci:
Egisto Non più, ti lascio Sol con Aspasia. A lei spiegar potrai Tutti dell'alma i sensi: Io da te
poi Quanto risolvi ascolterò. Sospendo Tutto per or: ma il giuramento ogn'ora La promessa
ramenta. Addio: Più saggio. Se però non ardisci, Perdi Aspasia, e non salvi La libertà alla
Patria. Amico, il mio Consiglio adopra: Io già tel diedi: Addio. Sai che puoi perdere Chi il
sen t'accende : Se vuor risolvere, Da te dipende Di lieto vivere Col Caro Ben. Dal sonno
destati, Non parlo in vano: Se forse dubiti D'armar la mano, Con lei consigliati Per poco
almen. Sai, &c. parte.
SCENA IV.
Clito, ed Aspasia.
Clito Su via, compisci L'opra, che Egisto incominciò. La Patria, Spiegati, vuol, che tutta
Distrugga, incenerisca? Altro non manca, Che un tuo comando.
Aspasia Ah Clito, Di Pisistrato si, benchè sia figlia Non mi creder si vil, che giunger sappia
Della Patria lo scempio Ad importi, a bramar. Nol niego, è vero, Che a me il perduto Impero
Renderesti in tal guisa, e al Genitore. Ma il mio cosi saresti, e il tuo rossore? Il mio, perche da
tutti Mi vedrei rinfacciar d’averti reso Scelerato a' tuoi di. Saresti il tuo, Perchè di tutti in odio
Pieno del tuo delitto, e da seguaci Rimorsi circondato, ah giungeresti Tuiti ad odiar. Deh,
questi eccessi evita, Anima mia: si non stancarti, o Clito, D’esser l'amor de tuoi, l’onor di
Tebe De' Nemici il terror. Che se all'opposto Ti lusingasse mai questo mio Ciglio: Odiami
pure allora, io tel consiglio.
Clito (Ohimè, qual nuova è questa Specie d'innamorar! Numi! E del Trono Tanta virtù si
priva? E chi a que' detti Può serbarsi innocente?
Aspasia (Ah dal periglio D'un impresa, che puole Costarmi i giorni suoi, lontano, o Numi,
Custoditelo voi: lasciate ad altri Questo rischio fatal.)
Aspasia Ah, che mi chiedi mai! lasciami in pace. Son figlia ... oh Dei...! Dovrei ....
m’intendi? Ma se t'accendi Per me cosi: Perchè parlarmi Mio dolce Amore, Cosi, perchè!
Vuoi tormentarmi (Lo sò) cosi. il Genitore Se Di te mi priva, Ah per dolore Non sò s'io viva
parte. Più lunghi di. Son &c.
SCENA V.
Clito solo Che laberinto è questo! ove mi volgo Non trovo, che perigli: Nè v'è chi mi
soccorra, o mi consigli. La della Patria, oh Dio! Lo scempio a meditar m'empie d'orrore: D'un
Rival traditore Quà l'impresa m'agghiaccia, E Aspasia a questo Sposa ho sempre in faccia. E
tacer mi conviene, E non posso parlare: oh giuramento! Oh promessa! oh destino! Ah se il
Rivale, Se potessi scoprir, colla sua morte Saprei ben'io ... Ma che ragiono? Oh folle, Inutile
desio! Se immaginarlo Nè pur mi lice. Ah già m'avvedo, Egisto, Ch'altra via non mi resta,
Che prevenire il mio Rivale. Un'empio Parricida mi vuoi? Lo son: mi guida Ove ti piace?
Eccomi. Addio rimorsi; Addio: tutti vi perdo, Perchè non ho valore, Perchè nel petto mio
trionfa Amore. Sento, Che a suo talento Già mi trasporta, e guida, Ov'è più l’onda infida, Ove
più freme il Mar. Ed io non ho rimorsi, Tal benda ho già sul ciglio, Che privo di consiglio
Men corro a naufragar. Sento &c. parte.
SCENA VI.
Ismene AH, Signor, lode ai Numi, Che a seconda de' voti, al primo arrivo Al fin pur ti
ritrovo.
Pelopida Ismene, oh stelle! Come in Tebe ritorni! Eri pur anzi Pegno, ed ostaggio a stabilir la
pace Con altre Cittadine De' Cretensi in poter! Chi mai ...?
Ismene Tralascia, Signor, queste domande. Affar più grave, Che a svelarti ne vengo Richiede
or le tue cure. In Campo giunta Colà, sappi, che intesi, Che col furor di Cittadini ingrati
Egisto oggi dovria Tebe all'arbitrio Consegnar del Tiranno; Onde sull'armi E' pronto ogni
Guerriero: e l’'ora attende Al venir stabilita.
Ismene Di dubbi Or bisogno non vè. Fè dell'esposto Ne faccia il rischio a cui m’esposi. O
quanto M’affliggeva il vedermi De' Cretensi in poter, senza aver agio Di scoprirti il destin,
che ne minaccia. Pure il timor, che agghiaccia I più forti talor da me bandisco Per amor della
Patria: In grembo al fiume, In vista de Nemici Improvisa mi lancio, e in mezzo a un nembo
Di mille strali, e mille, Che mi piovean d'intorno Illesa alla Cittade, e a te ritorno.
Ismene A me sol basta L'amor tuo, quel di Tebe: e sol mi lagno, Che non mi fè la sorte A
Pelopida figlia; onde potessi Seguire a prò d'ognuno in miglior guisa L'orme di tanto Genitor.
Pelopida Ben'io Posso il fallo emendar. D'essermi figlia S'altra brama non hai, Sposa di Clito
al nuovo di sarai.
Ismene Al Mondo in faccia Or che posso vantarmi, Che tua Figlia son'io, Abbastanza
distinguo il dover mio. Or che tua figlia io sono Il mio dover rammento; . Nel petto mio già
sento Del Genitore il cor. A meritar perdono Non mi lusingo in seno: So chi tu sei; ma a
pieno Non mi conosci ancor. Ora &c. pdrte.
SCENA VII.
Oreste Sorpresa. E' di Cadmo la Rocca, e l'Inimico Per il contiguo Ponte, Che da noi ne
divide, ormai s'accinge In Tebe a penetrar.
Pelopida Providi Numi Di Tebe tutelari, i vostri Tempj Ah diffendete voi: Voi proteggete La
nostra libertà: Scoprite al fine, Chi la Patria tradisce. Oreste, oh Dio! Se forse tu sapessi Qual
tradimento mai...
Oreste Tutto m'è noto: Dell'arrivo d'Egisto So la vera cagion, tutta la frode La rea congiura, il
so: ma ti consola Ne assiste il Ciel. De' Congiurati il Duce Ti svelerà Clitarco.
Pelopida Il servo forse D'Aspasia!
Oreste Deh, non è tempo adesso D'ascoltarlo, o Signor. Pensi che Tebe Di perdersi è in
procinto! e che smarrita, Più difese non ha? Se l'abbandoni, Ah che sarà. La tua presenza è il
solo Necessario riparo.
Pelopida E' ver, si vada A incoraggirla. Il figlio Tu frattanto ritrova. e il ponte entrambi A
difender correte : e in Tebe, Egisto Se non partì, s'arresti.
Pelopida T'accheta: So che vuoi dir. Del violato ufficio D'Ambasciadore intendo Sol di farlo
arrossir. Voglio, che veda, Nel supplicio del Reo Qual pena ei meritava, e vada poi A narrar
spaventato,. Che Pelopida veglia A pro di Tebe, e ne difende il fato. Vuò del reo nel giusto
scempio Che, conosca il proprio errore; Tinto in volto di rossore S'oda il fallo rintacciar. A
narrar poi torni l'empio, Che non manca a Noi costanza, E che folle è la speranza Vana l'arte
d'ingannar. Vuò &c. parte
SCENA VIII.
Oreste, e Aspasia.
Oreste IN pubblico vantaggio Di Pelopida al pari Chi può tanto pensar! Ma andiam: si cerchi
Da me il suo figlio, e meco unito al Pontę Testimonio oggi sia, Ch'è necessaria ancor la destra
mia. vuol partire.
Oreste So che vuoi dirmi: Aspasia Di più non m'arrestar. come sopra.
Aspasia Ma senti...
Oreste Ah troppo, troppo presto ne venghi Ad insultar; Ma il Soglio Hai da pręmere ancor:
(Non dubitarne) Di Cadmo è ver, che l'alta mole il tuo Tiranno Genitore Occupata ha
poch'anzi, e che già spera A momenti regnar, mercè d’Egisto I vilissimi uffici; Ma oh vana!
oh folle speme! Che in nulla si risolve; E’ la congiura Alfin palese, o Aspasia: e la vedrai Al
recider d’un capo Presto svanir.
Oreste A me fin'ora Clitarco l'occultò! Ma trema: io credo, Che a Pelopida in breve Tutto
paleserà senza dimora.
Clito, e detti.
Oreste Clito del Padre è mente, Che entrambi al Ponte a sostener ne andiamo De’ Nemici il
furor. Sai la sorpresa? La congiura? i perigli?
Clito Il so.
Oreste T'affretta Dunque n’andiam... Clito Parti .., verrò ... pensoso.
Oreste Parto, ma il tuo sembiante Torbido parmi, e nero; Dov'è l'ardir primiero Del generoso
cor! Oh quante schiere, e quante Incoraggir sapesti; Se timido or t'arresti Chi mostrarà valor?
Parto &c. parte.
SCENA X.
Clito, ed Aspasia.
Aspasia Ah Clito, ah dimmi, Nella congiura hai parte? Io già ti leggo In fronte il tuo delitto.
Clito E' ver son reo Cara per te. Della congiura al fine Capo mi resi: e testimonio un foglio Il
tuo servo Clitarco Ad Egisto recò.
Aspasia (Numi son morta.) Ah, che facesti mai, Sventurato! infelice!
Clito Ah, non parlarmi Cara, cosi: Co tuoi sinistri Augurj L'anima mi trafiggi. Ah mi credevo
Che opportuna un consiglio...
Aspasia E qual consiglio Posso darti. coll'alma Di timori ricolma i più funesti: Sventurato,
infelice, ah che facesti. Son confusa... son smarrita... Nel pensare al tuo periglio: Ah non
trovo più consiglio, Tremo, oh Dio... Ben mio, Per te. Ah t'invola, ah fuggi, evita Il destin,
che ti minaccia: Ah il timore già m'agghiaccia Parti, e involati da me. Son &c. parte.
SCENA XI.
Clito solo
Clito Oh Aspasia! oh tenerezze! oh speme! oh amore! per me fatal Numi di Tebe, oh come
Nel timor. del mio Bene Agli occhi miei togliete or tutto il velo, Che nascondea l’orrore Del
tradimento mio, del mio delitto. Lacerato, trafitto Da' miei fieri rimorsi, oh Dio mi sento Già
le smanie nel cor per mio tormento. Or che farò misero me! perduta E' gia la mia innocenza.
Ah dunque è meglio La vita terminar; Ma giusti Dei Pietà. Troppo mi pesa Colpevole morir .
.. Come? che dissi? Oh reo destino! Il fallo Dunque emendar non posso? Ah si, corriamo La
macchia vergognosa Col sangue a cancellar. Non più dimora, Si difenda la Patria, e poi si
mora. Gia da fieri rimorsi agitato, Odo il suono degl'orridi Carmi, Che m'invita a corregger
tra l’armi Il mio fallo, e già corro a pugnar. Si difenda la Patria, si mora, Che abbastanza già
vissi fin ora, Se mi lice pugnando spirar. Odo &c. parte.
Suburbana con Maestose Ruine d'antiche Fabriche, che terminano sù le Mura, e Porta della
Città, Fiume con Ponte, che dalle Mura divide la Rocca di Cadmo, che vedesi nell'altra Riva
occupata da” Cretensi.
Nell'aprir della Scena strepito d'armi. Cretensi ch'eruno in battaglia co? Tebani, avendo
guadognato il Ponte, vengono ris. spinti alla meta del suddetto nella venuta di Clito, a cui
unitosi Oreste sono da entrambi risospinti alP'estrem tà del fuddette Ponte: Ove Oreste con
altri Peban sostenendo i Nemici, Clito con altri rovinan» il Ponte, alla cui caduta sorpresi i
Cretensi, si ritirano intimoriti, ed Oreste rimasto in cima alle ruine, prima di gettarsi nel
Fiume per tornarsene a' suoi, rivolto a' Nemici dice.
Oreste Seguitemi o Cretensi. Ecco la strada, Che in Tebe può condurvi. Arduo il camino Se a
voi sembra, che addito, io Pintraprendo. Venga pur chi ha coraggio. Ivi l'attendo.
Accenna la riva opposta, e poi si getta nel Fiume, seguito da' suoi. Clito con Tebani, poi
Pelopida con guardie seguito da Egisto.
Clito Tebani, Amici, al rovinar del Ponte, D'Oreste al chiaro ardir, mirate or come Stupido è
l’Inimico? Ah del timore E' figlio lo stupor. Si; non temete, Quest'è un verace segno, Che il
Fasto in lui già manca; onde festiva Tebe tutta n'esulta. Ah lieta tanto Non fu, cred'io, quando
d'Anfion la Cetra Gli Abitatori unì, che tra le selve Colle belve traean vita, e costumi. Privi di
leggi, e Numi In guisa orrida e dura, E primiera fondò le Patrie Mura: (Ma il Padre ecco
s'appressa. O come in volto Gli scintilla il rigor!
Pelopida Acciò del tuo Ministero incorrotto Possi al fine oggi appien goderti il frutto.
Pelopida Nò. tutto Or ora intenderai. Clito, mi posso (con ironia) Applaudir delle tue belle
prove Di fede, e di valore? A prò di Tebe Di tua felice impresa or qui tra l'Armi, Dimmi,
poss'io con te congratularmi?
Pelopida Favella Clito, t'affretti tanto A meritar mercede. Sì poco a domandarla? Ammiro al
sommo La tua modestia.
Pelopida Ah scelerato! Anima vile! Traditor! Custodi, Que' fregi di Guerriero Toglietegli
d'intorno: e di catene Aggravate il Fellone.
Egisto (Ohimè!)
Pelopida Poi resti Per qualche spazio con Egisto insieme Spettacolo funesto all'Inimico
D'ignominia, e rossor.
Pelopida Son questi Del tuo impiego que frutti, Che t'accennai poc'anzi: E la cagione Non
dispero, che Clito Non sia per rinfacciarti.
Clito Ah Padre...
Pelopida Indegno! T'accheta. Parlerai Del tuo Giudice a fronte. A me Clitarco Già il tutto fè
palese.
Egisto Ed io...
Pelopida Dovrai Di rossore avvampar: veder la pena, Che destinai già in mente a chi pretese,
Scelerato, inumano, Di tradire la Patria, il Suol Tebano. Ah paventate indegni, (a vicenda)
Perfidi senza onor. I vostri rei disegni . Provino il mio rigor. Vittima tu cadrai (a Clito)
Dovrai - Tu per rossore (ad Egisto) Fremere, e sospirar. Ah paventate indegni Per voi già
stride il Fulmine, Mostri d'infedeltà. Non son più genitore Perfido iniquo figlio, (a Clito)
L'iniquo tuo consiglio Mi spoglia di pietà. (ad Egisto) Ah &c. parte
SCENA II.
Egisto Clito, cosi schernirmi! A me prometti per Pisistrato ogn'opra. E poi sul Ponte A
trattenerne il corso a' suoi trionfi Accorri si feroce? Ah se più accorto La promessa serbavi, or
non saresti Misero in questo stato: ed io di riso Materia or non sarei. D'Aspasia Amante Or và
spera la mano.
Clito Ah di più tosto, Che la tua vista, oh Dio, Più m'accresce l’orror del fallo mio.
Egisto Sensi di debol'Alma, Che a suo danno si pasce D'una folle virtu. Si t'abbandono: Ma sì
folle però, Clito, io non sono (parte)
SCENA III.
Clito DI Consiglier malvaggio O accenti scelerati. Or più conosco L'enormità del mio delitto.
Ah dove Infelice m'ascondo? Ah con qual fronte, Con qual coraggio in Tebe Soffrirò gli
altrui sguardi, Se il rimorso, l’orror di tanto eccesso, Si orribile mi rende ora a me stesso
Ismene Clito, qual ti ritrovo!
Ismene Al nuovo giorno Ti voleva a me sposo il Padre tuo: Ma cinto di catene, Ah di te, che
sarà?
Ismene Morir!
Clito Si, bella Ismene; Il Ciel previde, Ch'io già d'Aspasia acceso In grato ti sarei, Onde
provido scema i giorni miei.
Aspasia (Oh fedeltà!) Ma queste Del nostro amor non sono Le nudrite speranze. Ah tu ti
perdi ... E ti perdi .... per me. (con passione veemente)
Ismene Clito se mori, Benchè ingrato mi sei, Incapace quest'Alma è di sollievo. Io ... mi
sento ... morir. (affannata).
Clito Deh non piangete: Prima del tempo, oh Dio, voi m'uccidete. Ah le lagrime frenate, Non
piangete la mia sorte, Cara, Amica, ah voi la morte M'affrettate; Oh Dio, cosi. Cara, addio;
Deh resta in pace. Non dolerti, Amica, tanto, Nò, non merta il vostro pianto Chi ne' falli
troppo audace Già si rese in questo di. Ah &c. parte fra guardie
SCENA IV.
Aspasia ISmene?
Ismene Aspasia?
Aspasia Oh Numi.
Oreste (Non erro) Aspasia con Ismene ... (Oimè! pensose Gemon tra lor!) per qual destino
Aspasia, Ismene oimè! Si meste? onde deriva In voi tanto dolor?
Ismene D'aspra catena Dunque non sai, che Clito Fu aggravato poc'anzi?
Oreste Che dite! E pure Io crederlo non posso. Ah questa è forse Una calunnia infame. Io
dall'accusa Illeso il renderò; Che mal s'accorda In un'oggetto solo a un tempo stesso A danno,
e a prò di Tebe Difese, e tradimenti. Un Traditore, Nò chiamarsi non può, Chi la Patria salvò
col suo valore.
Aspasia Oh generoso! Ah siegui A favor d'un'Amico, Siegui cosi. Nelle di lui difese M’avrai
sempre Compagna. Ah si, vedrai Qanto farò. Di conservar si tratta Nella sua vita il necessario
scudo, La difesa d'ognun.
Ismene Si, sarò a parte Anch'io di vostre cure: Sempre fida sarò fra le sventure.
Oreste 1o però tanio zelo In voi non so capir. Ditemi: Entrambe Forse l'amate?
Aspasia Oreste, oh Dio, Ah che pur troppo egli è l'Idolo mio. Non vedi, ch'io moro Se ’l miro
in periglio, Che palpito ognor? lo l'amo, l’adoro, Mi struggo d'amor. Ma il fato, la sorte Se
vuol la sua morte, Col dolce Tesoro Morire saprò! Ah troppo l'adoro, Mi struggo d'amor.
Aita, consiglio, Difendi l'amico: Ma un'astro nemico Sventure predice All'alma infelice. Al
misero cor. Non &c. parte.
SCENA V.
Ifmene, ed Oreste.
Oreste DUnque Ismene, tu ancora Tanta hai pietà per Clito, E si poca per me.
Ismene Sentimi Oreste; La tua gloria, il tuo nome La tua virtù, il valor, per cui t'ammira
Tebe, e t'adora (io lo confesso) in seno Dovria destarmi amor: ma se non t'amo, Incolpane il
destin, che già mi rese D'un'altro Amante, e che quest'alma accese. Se ad altra face Arde il
mio cuore, Soffrilo in pace, Colpa è d'amore, Che d'altro strale Già mi feri. Io che non t'ami,
Non t'odio almeno, Ma s'altro brami Destarmi in seno Lo speri invano Per or cosi. Se &c.
parte.
SCENA VI.
Oreste solo.
OReste udisti? Oh Dio! Dunque se Clito Si lasciasse perir, da Ismene un giorno Forse ottener
potresti Quell'amore, che tanto... Ah nò, non sia Vero mai tal pensier. Si non si dica, Che per
folle desio L'amicizia tradisca, e il dover mio. Ah più tosto il Ciel m'opprima, Ch'eseguisca
un tal consiglio. Un'Amico in tal periglio Nò, non deggio abbandonar. Per desio di folle
Amante Di lasciarlo un solo istante M'arrossisco nel pensar. Ah &c. parte.
SCENA VII.
Soggiorno di Pelopida con Tavolino, e foglio su di esso, e sedili all'intorno. Pelopida con
Nobili, Cittadini, e Guardie.
Pelopida TEbani, è quello il foglio, accenna il foglio sul Tavolino. Che un Reo di gran
delitto Alla morte condanna. Ognuno, io credo, Che si rammenti, qual recente al Nume
Solenne giuramento, e con qual legge Da noi si proferi. Che chi volesse Tradir la libertà,
morir dovesse. Ma allor, chi avria pensato, Che un'Alma scelerata a questo segno Dar si
potesse? E pure (Inorridisci, o Tebe.) E pure in Clito, Sì nel Figlio ribelle, Che più non è mio
Figlio, alma trovossi Scelerata cosi. Dunque la pena Al misfatto prescritta Ormai riceva: E in
avvenir di freno Serva, di norma altrui. Giudice ingiusto Nò, non vedrete un Padre. Olà
l'indegno ad una comparsa, che parte. Con Egisto qui venga: Uno al rossore, L'altro ad udir
Pestrema ultima sorte Del suo destin, che lo condanna a morte.
SCENA VIII.
Oreste SIgnor, poc'anzi udii, Che reo di fellonia venga il tuo Figlio Accusato, e proscritto;
onde qui sono La temeraria accusa Accinto a dileguar. Nò, non difende A rischio della vita in
mezzo all'armi, La Patria un delinquente, Una calunnia è forse. Egli è Innocente.
Pelopida Volesse il Ciel non fosse reo; ma temò, Che il tuo cuor generoso Impresa troppo
dura S'accinga a sostener. Basta: Ei qui viene Per cenno mio. Vedrai Ne' suoi detti qual'è ...
Ma dove Aspasia, nell’uscire. Ismene ove venite? Ah non sapete, Che qui di trattenersi Non
lice al vostro sesso?
Ismene Si, non sdegnarti. Abbiamo A favore di Clito, or che si deve Qui giudicar, per
l'innocenza sua Molto da dir.
Pelopida Dunque a piacer ciascuna S'arresti pur: ma forse Inutili saran le vostre cure, Debole
la speranza: Basta Clito già viene.
SCENA IX.
Egisto PElopida, ma dimmi, e sino a quando a. D'un Publico Oratore Gioco ti prenderai?
Forse pretendi Ch'io lo sopporti? Ah tanti oltraggi io giuro, Che a vendicar ben tosto...
Clito Olà superbo Taci: Cosi ragioni Di Tebe al sommo Duce? Ah se tra ceppi Come lo son,
non fossi Ben pentir ti farei...
Pelopida T'accheta indegno: E tu non sai chi sei? Dovevi in altra sorte Questi sensi nudrir.
Tacete entrambi; Che ad altro oggetto io quivi Or vi feci affrettar; nè di bisogno (a Clito) Il
mio decoro ha più del tuo sostegno.
Pelopida Si, si: m'ascolta, e a rammentar comincia Con chi parli, chi sei, qual fosti un giorno,
Che di renderti adorno D'ogni virtude il seno Un Padre procurò: Che in faccia mia Uso non
fosti mai A mentir con viltade: E questa volta Pensa, che più d'ogn'altra io non dispero, Che
candido risponda, e più sincero.
Clito Signor..
Pelopida Taci. La serie Troppo presto confondi, Lascia pria, ch'io finisca, e poi rispondi. Si
cospirò poc'anzi Contro di Tebe, è di tradir tentossi Col ricever di nuovo Le leggi da un
Tiranno La Patria libertà. Della Congiura A me ti scopri Duce Clitarco or or. Di fellonia
t'accusa Un tuo foglio, e il commercio Di segreti congressi, Che con Egisto avesti, i suoi
consigli, Il tuo consenso; onde in obligo sono D'esser Giudice tuo.
Pelopida T'accheta. Ancora Tutto il mio cor non dissi, e mi confondi: Lascia pria, che
finisca, e poi rispondi. Del mio giudizio, o Clito, Mercè quel grado in cui mi vedi, è dunque
Al Tribunal commessa La tua sorte, il destin; ma se d'Astrea Le sagrosante Leggi Sospetti,
che Pelopida Possa violar; Parla, e favelli teco Ciascuno pur; che in questo punto stesso La
mia suprema autorità depongo Per ora in altra man: da cui...
Clito Che dici ! Io dubitar di te? Con quest'idea Troppo avvilisci, o Padre, La gloria tua.
Qual'altra man potrebbe Della tua più incorrotta Al Tribunal d'Astrea la sagra lance
Appressarsi a trattar? Nò, nò: abbastanza E' nota la tua fè; Quindi prescritta Da te qualunque
sia, Sempre giusta sarà la sorte mia.
Pelopida In mente Volgo, che delinquente, Da tante prove, e tante già convinto Presso me
comparisci; Onde in quel foglio, gl'accenna il foglio sul Tavolino. Vanne, prendilo, e leggi:
ivi segnato Da questa man vedrai qual’è il tuo Fato. si pone a sedere, e con esso il seguito.
Clito Padre, e Signore, il cenno Eccomi pronto ad ubbidir. Da questo accostasi al Tavolino, e
preso il foglio lo bacia. Bacio, che in esso imprimo, ah riconosci, Ch'io la tua man, che i falli
miei condanna, Nò, non chiamo tiranna, anzi l'adoro, L'apprezzo ogn'or: Ma da mè il foglio al
fine lo spiega. Leggasi. lo spiega.
Clito Perche ad onta de’ Numi, empio, ed ingrato La legge calpestasti, il giuramento, Della
Patria nemico, e scelerato, Ribelle perche fosti in quel momento: Clito, restar non deve
invendicato Di tua Congiura il nero tradimento; Và dunque, e mori, e del supplicio all'Ara In
Tebe ad altri ad esser fido impara. Pelopida cosi.
Pelopida Or va....
Oreste Nò, nò : Perdona Signor, se il tuo decreto, a cui s'accheta Un Figlio per rispetto,
Oreste or non approva: Odi un momento Qual ne fia la cagion.
Oreste Che d'un delitto Signor, non è mai reo Chi nol compisce. E' vero, Che la colpa palese
in faccia al Mondo Reo lo dichiara: Ma pur troppo ancora E' ver, che un delinquente, Che
detesti l’error torna innocente. Ciò però non gli giovi: Voglio, che di castigo il suo reato
Abbia bisogno; Il suo valore ancora, Che la Patria salvò, di cui ne sono Testimonio con altri,
ha pur bisogno Di premio, e ricompensa; Onde vedremo Se a morire costretto Sarà chi dei
premiar.
Pelopida Dicesti?
Oreste Ho detto.
Aspasia Tutto però non disse. Ascolta. Il Figlio Del figurato eccesso Nò il colpevol non è .
Che sia ciò vero Dimmi, della Congiura Chi reo l'accusa? un foglio! Clitarco forse? Ah
testimonj entrambi Deboli a condannarlo. Io son la rea, Son'io. Sappi che amante Mi studiai
di sedurlo, Perche Tebe tradisse: Ej d'ubbidirmi, Se nol sai, finse allor, che scrisse il foglio,
Che Clitarco recò, perche sicura Foss'io della Congiura, Ne procurassi intanto al gran disegno
Un'altro esecutor. Di questo fallo. D'avermi si delusa è delinquente. D’ogn'altra colpa poi
egl'è Innocente
Pelopida Dunque complice ancora (s'alzano tutti.) Aspasia sei del fallo?
Clito Anzi di Tebe Ella fu la difesa. Ah tu non sai Di quell'Anima bella Tutti i pregi ; o
Signore. Ella mostrommi Dell’enorme attentato Tutto l’orrore: il merto ella m'espresse Di chi
serba la fede: Mi pregò, mi riprese; ond'io tornando Nella strada d'onor...
Pelopida Non più: t'accheta. Dimmi Aspasia, t'avanza Altro ancora da dir?
Aspasia Dissi abbastanza, Ch'io son la Delinquente, Che a lui creder non dei, ch'egli è
Innocente.
Ismene Che se nol fosse? Ah pensi, Rammenti, che poc'anzi a me in Isposo In ricompensa il
promettesti? A morte Se adesso lo condanni, Come evitar presso di me la taccia Potrai di
poca fe! Signore, ah troppo Mancaresti a te stesso. Alla speranza mia. Nò, nò, di vita Oggi
privar nol puoi, Se alla promessa tua mancar non vuoi.
Pelopida Dunque dovrò cangiarmi. E ben m'ascolti Ogn'un per pochi istanti. Io la gran lite
Gia m'accingo a compor. Tacete, e udite. Perche di fede, o Ismene, Mancar non soglio, in
questo punto istesso Della destra del Figlio Disponi a tuo piacer.
Clito Come!...
Ismene Nò, Clito, Non dubitar, non ti sarò importuna: Fidati a me. Della sua destra dunque (a
Pelopida) Se mi lice dispor, deggio ad Aspasia Cederla, che in amor già mi prevenne, E che
n'è degna più di me. Che dici, Signor? Forse t'opponi Al tuo libero dono!
Pelopida Io lo potrei ... Ma se 'l brami si faccia. A lei la manò Porgi dunque ora Clito.
Aspasia Stupida anch'io Sposo t'accetto. (Ma nel dono ah sento, Che smarrita già son tremo,
e pavento.
Pelopida De' tuoi voti a seconda ecco adempita La mia promessa, o Ismene; Or s'adempisca
Il resto ancora. Odi: tuo Sposo il Figlio ad Aspasia. Permisi, per che avesse il vostro amore Il
suo castigo ancor. Però s'estingua Questa face a momenti, Ch'esser potria fatale: e sia tua
pena Saper, che quest'amore è a lui funesto Ch'è il Testimon verace, Che la conferma reo
della Congiura.
Pelopida E perche nel decreto Abbia il suo premio ancor, la sua mercede Oggi il valor di
Clito Che la Patria difese; Oreste, a lui Tosto si rendan l’armi, ed in trionfo Faccia pur degna
pompa Del suo nobile ardire; Ma trionfante poi vada a morire.
Oreste Ah nò. pietà. Rivoca Il tuo voto, Signor. Conserva a noi, A Tebe il Difensor: Non
funestarla Tanto con la sua morte.
Aspasia Ah si, ti cangia, Padre, che tal ti posso Ora chiamar: Cangiati si, per queste Lagrime,
che al tuo piede (s'inginocchia.) Io spargo di dolor. Pietà.
Ismene Clemenza, Eccomi a’ piedi tuoi, di Tebe a nome Eccomi ad implorar. Mira ciascuno
Come l’attende.
Pelopida Non più : Sorgete. (oh Dei!) Per lui non v'è pietà. Si, mi conviene Di lasciarlo
perire, Nò, nol posso salvar: deve morire. Ah, se'l condanno a morte Non son crudele,
ingrato; Son Padre sventurato Vittima del dolor. Vuole cosi la sorte La legge lo condanna, E
meco è più Tiranna, Perchè son Genitor. parte con seguito Ah, &c.
SCENA X.
Ismene AMica,
Egisto Aspasia.
Aspasia Oh Numi!
Aspasia Tacete, oh Dio! Ah che m'avvene mai? ... dove son'io? Misera. me. (resta stupida.)
Aspasia Ah rinovate Ecco di nuovo le Tragedie Avite In quest'istesso suolo. Atreo? Tieste?
(Oimè !) perche alle vostre Mense chiamarmi! Ah scelerati.
Clito Ah tanto Non tormentarti, o Sposa, Non t'avvilir. L'affanno mio più fiero E' il tuo duol,
la tua pena.
Aspasia Ah Clito, ah Sposo, Di te vedova, e priva Che mai farò? Ma voi, Giusti Numi del
Cielo, Deh per pietà abbreviate i giorni miei, M'affrettate il morir. Togliete almeno, Togliete
alla mia mano Quest'ufficio crudele. Amici, è meglio Le pene terminar. Lo Sposo, Amici, Vi
raccomando. Ai fortunati Elisi M'incamino mio Bene. Addio ... ma i lumi A te chi chiuderà?
Con man pietosa Vorrei ... ma poi .. Qual nuovo Dubbio crudel m'affanna? In qual passo
son'io sorte Tiranna. Nò, non mi so risolvere. Se parto ... o teco io resto: Oh Dio, che affanno
è questo Vorrei .. ma no ... Ben mio Corro, vado a morir. Si ti precedo, o Sposo, Cosi vuol la
mia fede: Ma pigro intanto il piede Mi niega di partir. No, &c. parte.
SCENA XI.
Clito ISmene, Egisto, Amici, andate ... oh DIO... Non tardate ... in mia vece Consolatela
almen.
Oreste Amico, or che siam soli Posso dirti, che forse oggi vivrai Per opra mia?
Clito Per mia cagione, Oreste, Ah non renderti reo. Lascia tal cura, A me più non pensar. Lo
vedi, Amico, Fin dove m'ha ridotto il mio destino, Che mi porta a morir. Non me ne lagno,
Dolermene non sò, quando a mio costo S'impara ad esser Saggio. Ah sol ti chiedo, Che
consoli il mio Bene, Nè l'abbandoni, oh Dio, fra tante pene.
Oreste Tutto per voi farò; ma v'assicuro, Che dal destin severo Entrambi di salvarvi io non
dispero. (parte)
SCENA XII.
Clito NUmi del Cielo, ah voi Secondate pietosi i miei desiri. Negl'ultimi respiri Consolatemi
almen. L'Idolo mio Fate, che al mio morir non senta ....
Egisto Oh Dio! Clito, da te dipende, Se Aspasia vuoi, che viva (io la trattenni) Perche col
ferro in man volea ...
Clito T'intendo. Dunque tenace ancora Persiste di morire? Odimi. In vita, Ella si serberà,
purche la tua Necessaria salvezza Sii pronto a secondar. Sappi, che il varco Offresi aperto alla
tua fuga ....
Clito Ah taci. A me fuggire? Indegno! Di ciò più non parlar. volgendosi altrove sdegnato.
Egisto Oh Dei, Dunque nemmeno brami Gl'ultimi accenti udir d'una infelice? Quanto barbaro
sei. (In atto di partire.)
Egisto Dice, che non sà vivere Senza di te un momento, Che a si crudel tormento Resistere
non sà. Che se fuggir non curi Dice, che al mio ritorno Saprà finire il giorno, Prima di te
morra. Dice, &c. parte.
SCENA XIII.
Clito solo.
MOrrà prima di te! che angustia! Egisto? Numi partì! Clito, che fai? che pensi? Ah che
risolvi al fin? nol sò: se fuggo Per me è troppa viltà: se poi m'arresto Ecco, che l'Idol mio di
propria mano Già si trafigge il Cor. Veggo gia il sangue.. Dalla crudel ferita.. ah qual funesta
Orrida immago è questa! Oimè qual gelo Mi sento in ogni vena? Aita, oh Dei? Aspasia,
anima mia, sposa ove sei? Vieni ritorna... ah senti D'un fido sposo.. Ma che veggo? oh Dio!
T'arresta Idolo mio .. dammi quel ferro... Il sangue tuo... deh ferma .. a me ti volgi... Ah che il
crudel son’io Lascia, lascia il tuo cor. Ferisci il mio. Trapassami il petto, Punisci un'ingrato
Ma teco spietato L’acciaro... Ah per pietà ferma, t'arresta: Ah per Sospendi il colpo ancora.
Deh vivi in pace, e lascia sol ch'io mora. Lascia, ch'io mora Mio dolce amore Serbati in vita
Non più rigore.... Oh Dio, parti sdegnata? Ascoltami ove vai? Fermati ingrata! Vuoi, che la
fuga al fine .. ah chi ragiono? Ah già si dileguò. Sposa infelice! A morir corre altrove. Il suo
destino Si poteva impedire. Ed io Tiranno... Barbaro, ed io ... che crudeltà! da tutti Sento già
detestarmi. Odo già l'ombra, Che a rinfacciar mi viene Stillante ancor di sangue... Ah dove
fuggo? Misero! ove m'ascondo? Almen tramonti Questo torbido giorno Una volta per me.
Son stanco al fine Di più viver cosi. Venga, s'affretti, (Che ormai più nulla temo) S'acceleri la
morte. Già morì, già spirò la mia Consorte. Ah mi si arresta il sangue Stupido il cor
s'agghiaccia Già della Sposa in faccia L'ombra per me terribile Pallida veggo errar Tremo ...
fuggir ... vorrei... Vorrei .. da me nascondermi... La luce abbandonar... Ah &c.
Ismene, ed Egisto.
Ismene DUnque le nostre cure Delude Clito, e di fuggir ricusa Ostinato cosi!
Egisto Tel dissi: ei troppo si abusa della sorte. A minacciarmi Sappi, che giunse ancor.
Ismene Con questa fuga Quel generoso cor comprar la vita Stima viltà; Ma per qual'altra
strada La Tragedia impedir?
Ismene Ah ti lusinghi; Non lo sperar. D'onde si mira, è questa Impresa, che in niun conto
Puol'eseguirsi: Onde ne lascia Egisto, Il peso a me. Mi basta sol, che Aspasia A suo danno la
man per opra tua Non precipiti ancora.
Ismene Và, forse io non dispero Di rendere il suo cor lieto, e contento.
Egisto Vado: ma mi sgomento Di comparirle avanti. Ah sai, che a un’alma Fuor di misura
afflitta, Disperata abbastanza, Treppo debol sollievo è la speranza. "Spemé, che nulla giova,
A un disperato Cor, E' un van desio, che allor Più lo tormenta. E l'Alma, che non trova Riparo
al suo martir, E lieta di morir, E' più contenta. Speme &c. parte.
SCENA II.
Ismene IO disperar non voglio Del tutto ancor. M'arrida il Ciel. Se Oreste M'ama davero, un
mezzo alla salvezza Di Clito troverà. D'ingegno Amore Più d’ogn'altro è fecondo. In traccia
dunque D'Oreste andiam. Duce dell'armi anch'esso Molto potrà... Ma viene a questa volta:
Propizia la Fortuna a me lo guida.
Oreste Ismene, oh sorte infida Del nostro Eroe! nella sua morte, ah noi Non perdiam poco.
Ismene E il generoso Core D'Oreste lo permette? e nulla vuole Intraprender per lui?
Ismene Il pernicioso... Troppo infausto decreto, Farei, che dalle schiere, e dalla Plebe
S'intercedesse.
Oreste Ed io Di voci sediziose Autore comparir. Nò: il tuo consiglio Ha molto di periglio.
Un'altro forse Miglior n'adoprerò, men periglioso, E inaspettato ancor. Ma perche tanto
Affannarti per Clito, Se ad Aspasia il cedesti?
Ismene Ella prevenne La fiamma mia; Quindi discreta in tempo In tal guisa n'estinsi In me
l'ardor: Ma non per questo in petto Non mi parla per lui Pietà pura, e innocente, e non hò pace
Finche salvo nol veda.
SCENA III.
Oreste ORmai non più dubbiezze. Era mia cura Già tutto d'impiegarmi A favor dell'amico, e
procurarne La vita ad ogni costo. Or che il mio Bene più coraggioso Me n’offre la mercè,
All'onorata impresa Si dispone il mio Cor. Si, si, a morire In vece di condurlo, Venga meco
nel Campo: ivi tra l’armi Si mora, o l'Inimico Si distrugga, si fughi, e Trionfante Liberator di
Tebe un'altra volta II Popolo l'ammiri, e allor vedremo S'egli saprà soffrire, Che il suo
Liberator vada a morire.
Pelopida Oreste, la sentenza, Che si eseguisca è tempo. Ormai l'indugio Nulla più giova. Alla
sua pena al fine Soggiacer deve il Figlio. Or và; Richiese Di comparirmi un'altra volta
innanzi Pria d'inviarsi al suo supplicio. In queste Stanze dunque lo guida, Mi rivegga, trionfi,
e poi s'uccida.
Oreste Signor tanta costanza Ragionando d'un figlio, che alla morte Già condannasti, ah
come mai nel volto Puoi conservare? Inorridisco..
Pelopida Oreste, Tu ricerear non dei Gl'interni moti, che in me provo. Il Padre Sappi, che a
forza or vò celando in petto, Perche Giudice deggiol Scordarmi d'esser Padre anche
all'aspetto. Vanne dunque: eseguisci.
Oreste Or vado; e ammiro L'intrepida virtù del tuo gran Core. Ma scordarsi d'un figlio E
troppa crudeltà d'un Genitore. Padre più Barbaro Non vidi ancora, Un Figlio perdere! Voler
che mora! Divengo stupido, Mi fai tremar. Sono più docili Le Tigri Ircane, La Prole tenera,
Di te più umane, Sanno difendere Sanno più amar. Padre &c. parte.
SCENA IV.
Aspasia Ah, Signor, per un Figlio Sventurato, Infelice, e per la Sposa V'è qualche speme
ancor?
Pelopida Invano entrambe Senza nulla ottener vi lusingate. Cessate ormai, cessate Di più
sperar, che al Reo Possa la pena rivocar di morte
Pelopida A me ne viene Or per l'ultima volta. (Amor di Padre, Ah nò, non mi tradire a questo
passo.)
SCENA V.
Pelopida Il sò: Ma se pretendi Forse grazia per te; Sol mi rammento, Che facendoti Reo
D'ignominia, e rossor mi sei cagione; Però doppia ragione Ebbi di condannarti.
Clito Ah Padre, io vengo (Reo di morte, la vita Non ti chiedo, non spero.) io vengo solo
D'ubbidienza, di fè, d'amor, di stima A renderti un tributo in quel momento, Che ne resta a’
miei dì. Sò, che perdono Non merito da te: ma d'impetrarlo Almen per l'alma mia Non diffido
però. Si, Padre amato, Dalla mortal sua spoglia, Già, che scioglier si dee, lascia, chè in pace
Sen passi al suo soggiorno. Ah si permetti Di tal perdono in segno, Che la paterna man, che
mi punisce Io baci, ò Genitor, l'ultima volta.
Clito Pago abbastanza Non sono ancora. Al mio destino in braccio, Se vuoi, che vada più
contento, ah Padre, Tu per me rassicura Del pentimento mio La Patria vilipesa, e grazia
implora Alle Ceneri mie. Dille che a lei Chiedo perdono dell'ingiuria, e dille, Che in cenere
ridotto Saprò adorarla ancora, e che molesto Ah mai più le sarò!
Clito Per mio sollievo Ti chiedo al fine (ah non negarlo a un Figlio Moribondo in mercè)
chiedo, che Aspasia, afflitta Sposa mia nel duro caso. Che tu consoli, o Padre, ed in mia vece
La ricevi qual Figlia. A piedi tuoi Eccomi ad implorarne... vuole inginocchiarsi.
Pelopida Ah sorgi. (oh Dio!) Non più. Di Padre in fegno, Eccoti Aspasia un pegno abbraccia
Aspasia. Del mio verace amor. Di secondarti Nelle giuste tue brame in faccia a tutti Gli Dei
te n'assicuro. E a loro in faccia a te mio Figlio il giuro.
Clito Or non bramo di più. Mio Padre addio, Addio mia Sposa. Al fine A morte andar
conviene
Aspasia Ah si s'incontri Il fine ormai delle sventure estreme. Vengo teco a morir, morremo
insieme
Aspasia Ah Padre, ah Sposo; Io penso al mio dover. Teco morendo. Di propria man vicina al
tuo supplicio, Delle più fide Spose Vuò il costume imitar cosi morendo Servo alla gloria mia.
Restare in vita Non potrei se volessi. Udite: e voi Amici Spettatori Or Giudici ne siate. Oggi
mi ve Di Pisistrato prole, e di Pelopida Figlia ad un tempo. Un per natura è Padre, Per scelta
l'altro. A quello deggio (oh sorte|) Rispetto, e fedeltà: Questo mi chiede Gratitudine, e amor.
Salva vuol questo Tebe, la libertà. Quello la brama Oppressa, e in servitù: L’uno s'oppone
All’altro Genitore, e a qual de’ due M'impegno d'ubbidir sorte spietata, O ribelle divengo, o
sono ingrata. Ah quest'orridi opposti Fuggansi col morir.
Clito Ah Sposa...
Aspasia Non più. Voi senza frutto Vaffannate per me. Nò dalla morte Distormi non potrete.
È in noi la vita Del Ciel libero dono.
Aspasia E Giove appunto M'ispira di morir. Da questa Valle Di miserie feconda, e di delitti,
Vuol, che passi innocente A' fortunati Elisi. Ei già prevede, Che se più vivo a mille smanie in
braccio, Alla Patria fatale Col tradirla farò: Mi farò rea D'ogni più nero eccesso Per dolor, per
vendetta. E soffrirete Placidi nella Figlia, e nella Sposa Perversità si mostruosa?
Pelopida Ma la costanza...
Clito Cadrà! Se a questo segno dunque Ne giungi ormai, che posso dirti? E' meglio Sposa
diletta, è meglio d'affrettarsi Innocente a morir. Si, lo confesso, Vittime volontarie Di fè, di
gratitudine, e d'onore, Prima di farci Rei, morir dobbiamo. Dunque meco t'affretta. Andiamo
(risoluti)
Aspasia Andiamo.
Pelopida Fermatevi ... sentite .. ah qual consiglio... (Stelle! mi perdo) Ed io .. come ... potrei..
Clito Non disperare, o Padre. Padre, chi sà? potran salvarla i Dei.
Aspasia Si, Si: Se ai Numi eterni e Sarà in piacer, che viva, a lor non manca Providenza, e
saper. Tu sol procura, Che d'entrambi le spogliè Esangui, inanimate un rogo istesso Per
sollievo dell'Alme arda, e consumi.
Clito Si, caro Padre, (Numi Non disprezzano i voti di chi muore,) Insiem fa, che s'aduni Il
mio Cenere il suo: E un urna istessa E l’uno, e l'altro in se conservi.
(a 2) Che a vicenda le sue pene Ne verremo a consolar. Padre & c. partono tutti.
SCENA VI.
Pelopida AImè! da qual letargo Mi riscuoto? Mi desto? Oh Numi, e soffro Che di sua
propria mano allor, che spira Clito il mio Figlio, disperata mora, S'uccida anche la Sposa? E
lo permetto? E lo so tolerar? Barbaro! e come L'atto inumano .... Ah nò: Lei si raggiunga, Si
assicuri, e si renda Illesa al Padre suo... Ma sì affannata Ismene à che ritorni?
Ismene Apportatrice Vengo d'alte sventure. E' l'Inimico Più feroce di prima in su le porte Di
Tebe a minacciar. Già corre Oreste L'impeto a sostenerne ... .
Ismene Io non so dirti, Che sia di lui. Sorpresa all'improviso Nuovo accidente, ad altro non
pensai Sol che a renderti istrutto del periglio: Ma ora torno a saper che sia del Figlio. parte.
SCENA VII.
Pelopida solo.
PEr me vi sono ancora Più sventure, e disastri? Or che mi giova Sagrificare un Figlio, Che ad
onta del rigore è pur la mia Delizia, il mi sostegno, La tenerezza mia; se del Tiranno Torna
Tebe in poter? Barbare Stelle! Ingratissima sorte! Ingiustissimi Numi! Ah troppo ormai
Costanza pretendete ... Oimè! sin dove Mi trasporta il dolor! Perdono, oh Numi, Pietà: pietà
d'un Pudre,D'un Cittadin fedele; Ah conservate, Nella morte del Figlio, La cara Patria almen;
che se nel Cielo L'immutabil destino Oggi n'ha scritta la ruina, oh Numi, Mi s'affretti il morir.
Si, se non lice Al Fato contradire, Fate, che possa almeno Tra le ruine in libertà morire.
S'affretti la morte, Lasciate ch'io mora: Che barbara sorte! La Patria, fin'ora, Che tanto difesi,
Perire dovrà? Che barbara sorte! S'affretti la morte. Nol posso soffrir. Men corro al cimento
Cercando vendetta: Tu Figlio, un momento, Se mori, m'aspetta Sul torbido Lete, Ch'io vado a
morir. S'affretti &c. parte.
SCENA VIII.
Gran Piazza di Tebe con prospetto di magnifici Pottici, ove Clito Vincitore di Pisistrato, e de'
Cretensi, torna sopra Carro Trionfale ornato di Bandiere, Trofei, e Spoglie tolte a' Nemici, e
molti Prigionieri.
Ismene Amica, il pianto Rasciuga, ti consola, e di morire Oggi più non si parli. Il Cielo al
fine Pur ne fa respirar
Ismene Coll'altra Turba. Misero avanzo del distrutto Campo Anch'egli sen fuggi.
Aspasia (Respiro.) Ah dunque (Non ingannarmi) è dunque ver, che torna, Che trionfa il mio
Sposo?
Ismene Ormai dovrebbe Colle spoglie de Vinti, è Prigionieri Qui comparir. .. Ma senti,
ascolta, Come l'aura risuona; Percossa dall'applauso Popolare, Tutta lieta, e festiva?
SCENA IX.
Clito sopra Carro trionfale, ornato d'Armi, Bandicre, e Spoglie de’ Nemici, preceduto da
Oreste, e da gran numero di Soldati con Prigionieri Cretensi, e seguito dei resto
dell’Esercito con Popolo festante, e le sudette.
Clito Non più Tebani, ai Numi Ogni lode dobbiam. Delle Battaglie, Delle Vittorie sono Dal
Ciel gl'arbitri ognor; Quindi devoti Si consagrino a loro In tributo gli applausi, i nostri voti.
scende dal Carro.
Clito Cara, perche agl.. (ad Aspasia) Non venghi or del tuo Sposo? A te dispiace Forse la sua
Vittoria?
Aspasia In questo giorno, Benche fatale al Genitore istesso, Vedine il, dispiacere in quest?...
Clito Oh mia speranza, e pure Ne respiriamo ancor.. Ma il Padre, Amici, Quando ognuno
s'affretta Ad incontrar le vincitrici Squadre, Non veggo il Padre ancora?
Ismene Ecco il tuo Padre.
SCENA ULTIMA.
Pelopida FIglio, mio caro Figlio, alla tua mano Deve Tebe in gran parte Oggi la sua salvezza.
In te ritrova La sua difesa, i suoi trionfi: ah vieni, Vieni al mio sen. Di Cittadin fedele Agli
obblighi adempisti; Ora dovrai Cittadino ubbidiente Alla sentenza soggiacer. Già sai, Che
Tebe..
Clito Invendicata oggi non dee restar. Si, lo rammento, Tutto ricordo, ò Padre. Ed ecco il
Capo Che presento alla Scure. Piega il ginocchio, e si cava il Cimiero iu atto di Reo.
Oreste Che dici! Ah questo sia L'unico cenno tuo Trasgredito, ò Signore.
Pelopida Oreste....
Oreste Invano Del Popolo ai suffragi T'opporrai questa volta. Ah sorgi, ò grande solleva
Clito. Di nostra etade onor. Vivi il consente Il Cittadin, la Plebe, E Pelopida stesso
Contradirlo or non può. Serbati in vita: Vivi alla Patria tua.
Oreste Appunto, ed ella, Nò, del suo difensore Rimanere non sa Vedova, e priva. Si parlate,
ò Tebani
Pelopida Figlio, giacchè la Patria Oggi teco è indulgente, alla sua legge Non voglio
contradir. Sappi, ch'anch'io, Perche fido le sono Di tutto già mi scordo, e ti perdono.
Aspasia (Respiro.)
Pelopida I tuoi sensi Serba ad altra stagion. Taci, ch'Egisto Frettoloso qua guinge!
Egisto Tebani, a voi Or Creonte m’invia Non più funesto Messaggier; Pentito Del suo
ingiusto favor per un Tiranno, In libertà vi lascia, Pace per me vi chiede, e brama solo
Amistade con voi. Quindi abbandona Pisistrato per sempre, e la difesa Della sua Tirannia.
Eterna fede Vi giura, e dal suo Regno, ove ritorna Di serbarla promette Intatta in avvenir: Ma
i Prigionieri Vi domanda in mercede, Altro poi non pretende, altro non chiede.
Pelopida Sciolgansi: E tu di Giove Meco t'affretta all'Ara Sagra. I patti Colà vieni a fermar.
Nò: di vantaggio Non cercano i Tebani. A lor sol basta Di vivere, e morire Colle lor patrie
leggi; Onde sapranno Difenderle gelosi Dal dominio, e furor d'ogni Tiranno.
CORO. E' del Ciel felice dono, Preggio in noi la libertà. E infelice è ancor sul Trono Chi per
lei morir non sa.
IL FINE.