VITA
Boccaccio è la terza corona della letteratura medievale e nasce a
Certaldo, in periferia di Firenze, nel 1313. Inizia a studiare a Firenze,
ma si deve trasferire a Napoli, dove inizia a studiare l’arte della
mercatura, proprio perché il padre lavorare presso la compagnia
commerciale dei Bardi. Durante il suo soggiorno a Napoli capisce che
Firenze è una città molto inferiore, e il suo soggiorno fu decisivo per il
suo studio dei “tipi umani”. Lui lavorava presso la filiale commerciale
dei Bardi ed ebbe accesso alla biblioteca della corte angioina di Roberto
d’Angiò. Proprio perché frequentava gente di tutti i tipi, lui iniziò a
osservare i caratteri umani delle diverse classi sociali, attribuendo a
ognuno delle caratteristiche.
Nel 1330 inizia a studiare Diritto all’Università di Napoli e incontra Cino
da Pistoia, grazie al quale Boccaccio continua a formarsi sui classici e
sui testi scritti in volgare fiorentino.
Per questa sua passione dei classici viene considerato anche lui un
preumanista e studia persino Dante Alighieri, dove attribuisce alla
Commedia, l’aggettivo “Divina”.
Nel 1340, dopo la crisi della Banca dei Bardi, è costretto a tornare a
Firenze, e per lui è un vero trauma, poiché Firenze non era vivace
artisticamente e culturalmente come Napoli.
Nel 1348, anno cruciale della Peste Nera, perde sia il padre che la
matrigna, e successivamente diventa Ambasciatore della città di
Firenze, dove svolge azioni diplomatiche.
Nel 1350 incontra Petrarca, che gli orienta il suo itinerario letterario.
Boccaccio capisce a quel punto, di dover diventare letterario. Nel 1360,
per avere una maggiore stabilità economica, prende i voti da chierico.
In seguito a un colpo di Stato viene allontanato a Certaldo, dove la sua
casa diventa un cenacolo di discussione dei primi umanisti italiani, e
dove lui coltiva il culto dantesco e diffonde la poesia di Petrarca.
Prima della sua morte, riceve l’incarico di leggere pubblicamente la
Divina Commedia, e infine muore nel 1375.
PENSIERO E POETICA
La conoscenza della poesia d’amore stilnovistica spinse Boccaccio a
scegliere come destinatarie delle sue opere le “donne gentili”. Inoltre
nelle opere del periodo napoletano ci sono degli elementi tipici del
romanzo cortese. Tuttavia nulla gli impedì di dedicarsi allo
sperimentalismo, dove si cimentò in novelle, poemetti mitologici,
romanzi e prosimetri.
Ma l’amicizia con Petrarca lo portò a ripensare sul rapporto tra la
letteratura medievale e quella classica. Insieme i due poeti divennero i
maggiori esponenti della sensibilità preumanistica che comprendeva il
recupero e la reinterpretazione dei classici.
Grazie al suo interessamento per la letteratura classica, compì molte
ricerche per recuperare antichi codici custoditi presso biblioteche, come
quella di Montecassino. Questa fu un’importante svolta che lo spinse a
scrivere in latino, e la sua produzione latina fu poi un modello per gli
umanisti del 1400.
Boccaccio recuperò anche il greco, in Occidente, lingua che nel
medioevo era sopravvissuta in alcune aree dell’Italia meridionale. Per
merito suo venne inaugurata una cattedra di greco a Firenze, nel 1360.
Boccaccio fu un grandissimo estimatore di Dante, non a caso riprese
due modelli delle opere di Dante per scrivere due sue opere. Quando,
prima di morire, ricevette l’incarico di leggere pubblicamente la
Commedia, le attribuì innanzitutto l’aggettivo “divina”, e poi scrisse
un’opera dove distingueva il significato letterale e quello allegorico della
Commedia.
MISOGINIA VERSO LE DONNE
Petrarca decide di scegliere le donne come destinatarie delle opere
perché le donne soffrivano d’amore e si disperavano (ma sapevano
comunque analizzare la propria situazione lucidamente).
Tuttavia quando, verso il 1350, il poeta attraversa una profonda crisi
che lo porta a vedere la donna come la causa dell’allontanamento
dell’uomo dallo studio. Se nel Decameron la donna viene “capita” e
rasserenata a causa delle sue pene d’amore, nel Corbaccio Petrarca
esprime la sua satira verso le donne. Non a caso il Corbaccio narra la
sua misoginia verso le donne (un sentimento e un atteggiamento di odio
e di avversione nei confronti delle donne).
IL DECAMERON
Le patrie di Boccaccio furono due, Napoli e Firenze dove ebbe la
possibilità di conoscere gente di ogni tipo, dalla corte di nobili uomini
fino ai mercanti. Grazie alle sue esperienze, poté conoscere i vari tipi
umani, protagonisti del Decameron. Proprio per questo,
successivamente, la sua opera venne definita una “commedia umana”.
La prima bozza dell’opera risale al 1348, anno cruciale della peste nera,
ma successivamente l’autore revisionò l’opera apportandovi delle
modifiche.
Il Decameron è una raccolta di novelle; dal greco, significa 10 giorni, in
cui i protagonisti, 7 ragazze e 3 ragazzi lessero 10 novelle, per un totale
di 100 novelle totali.
L’opera inizia con una cornice, dove l’autore descrive il periodo storico
dove è ambientata la vicenda e l’incontro dei protagonisti. L’anno
cruciale è il 1348, e Boccaccio racconta la paura del contagio e della
morte che aveva fatto precipitare Firenze in pieno disordine sociale e
morale, tanto che rimase il solo spirito di sopravvivenza; infatti la gente
diventa spietata e la società viene snaturata dei suoi valori, tanto che un
fratello abbandonava l’altro e il coniuge abbandonava l’altro per evitare
il contagio.
TRAMA
Innanzitutto c’è il racconto-cornice, la parte inziale dell’opera dove
Boccaccio inizia raccontando di come la peste abbia devastato la
società, e di come i ragazzi si incontrano.
Nella Chiesa di Santa Maria Novella, si incontrano 7 ragazze e 3
ragazzi: Fiammetta, Filomena, Lauretta, Emilia, Pampìnea, Elissa e
Neifile, Dioneo, Filòstrato e Panfilo. Per evitare il contagio Pampìnea
propone di andare a vivere nel contado per due settimane, per ritrovare
quel vivere civile in armonia che era stato cancellato dalla peste.
A quel punto l’allegra brigata, con alcuni servitori, parte e si trasferisce
dapprima in un palazzo sul colle fiorentino, poi, dal terzo giorno, in una
villa con giardino.
Per passare il tempo Filomena propone di eleggere ogni giorno (tranne
il venerdì e il sabato) un re, o una regina, che deciderà come
organizzare la giornata e il tema delle novelle che i giovani dovranno
raccontare a turno, una per ciascuno (in questo modo in dieci giorni, in
cui vengono lette 10 novelle, si leggeranno in tutto 100 novelle).
Il re e la regina vengono eletti tutti i giorni della settimana, tranne il
Venerdì e il Sabato, giorni dedicati a igiene personale, riposo e
preghiera.
La decisione di ritritarsi nel contado dei giovani non è casuale, infatti
dietro questo ritiro di nasconde il bisogno di ristabilire gli equilibri e i
valori umani, e di ritrovare il senso della vita a contatto con la natura.
STRUTTURA
Il Decameron è modellato sul numero 10, non a caso 10 giornate in cui
vengono lette 10 novelle da 10 giovani protagonisti, per un totale di 100
novelle in tutto (multiplo di 10).
Il Decameron prevede un racconto cornice, che include la spiegazione
di Boccaccio degli effetti devastanti della peste, e prosegue per tutte le
10 giornate, all’inizio e alla fine, dove i novellatori commentano le
vicende narrate, e Boccaccio può intervenire in prima persona. La
cornice svolge anche un’atra funzione: permette all’autore di prendere
le distanze dal mondo rappresentato e di affidare a ogni personaggio il
compito di narrare, creando di conseguenza un’alternanza di punti di
vista.
L’opera si divide in più parti:
Proemio: dove l’autore parla in prima persona e afferma
esplicitamente, che dedica l’opera alle donne nobili d’animo che
soffrono per amore.
Giornate: che sono in tutto 10 e presentano sempre
un’introduzione e una conclusione dove ci sono riflessioni sulle
vicende narrate. Nelle conclusioni è presente anche la ballata, una
tipica metrica della poesia, e ogni giornata comprende 10 novelle,
ognuna delle quali è introdotta da una rubrica, che presenta in
sintesi la vicenda.
Conclusione dell’autore: dove Boccaccio si congeda dal suo
pubblico femminile e si difende dalle accuse di immoralità.