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Petrarca

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PETRARCA – VITA

Da Arezzo ad Avignone
Petrarca nasce nel 1304 da un nobile fiorentino esiliato perché era
guelfo bianco e in quel periodo guelfi neri avevano preso il controllo di
Firenze esiliando tutti gli esponenti dei guelfi bianchi. Nel 1312 si
trasferì in Provenza, in particolare ad Avignone, la nuova sede papale,
dove poté studiare la letteratura, caratterizzata dall’amore della cultura
classica e da una forte spiritualità cristiana, e svolgere il lavoro della
filologia. La filologia consiste nell’effettuare un lavoro di
contestualizzazione delle opere letterarie, cioè di “ricostruzione” delle
opere scritte in un determinato periodo, adattandole alla lingua del
contesto storico, confrontando più termini di quel periodo così che
combaciassero con la versione originale dell’opera, e privandole
dell’influenza della mentalità medioevale che spesso voleva indicava un
peccato.
Nel 1316 raggiunse Bologna per studiare legge e conobbe Giacomo
Colonna, grazie al quale ha accesso alla ricca biblioteca pontificia e
inizia ad appassionarsi di manoscritti e letteratura.
Nel 1327 incontra Laura, che divenne la sua musa ispiratrice per
numerose opere, prima tra tutta il Canzoniere.

Il periodo preumanista
Petrarca nel 1330 prende i voti da chierico per dedicarsi agli studi e
inizia a lavorare per Giovanni Colonna compiendo numerosi viaggi,
possibili grazie al beneficio ecclesiastico (immobili concessi ai chierici
dalla Chiesa) dove riporta alla luce opere letterarie dei più grandi latini,
tra cui Seneca, Virgilio e Cicerone. Nello stesso periodo compie la salita
del monte Ventoso, simbolo della sua ascesa spirituale e torna a Roma
ammirandone la bellezza e auspicandone la rinascita, contrapponendola
ad Avignone.

Il ritiro e l’incoronazione
Grazie all’aiuto economico dei Colonna, si trasferisce a Valchiusa, in
Provenza, dove inizia l’attività letteraria e le opere vennero diffuse sia
dai Colonna nella curia avignonese, sia dagli amici italiani, a Padova,
Parma e Firenze. Note le sue opere, nel 1341, a Roma riceve
l’incoronazione poetica (per le opere in latino) dal re di Napoli, su
offerta dell’università di Parigi e del Senato romano.
Petrarca amava essere riconosciuto “sommo poeta” non a caso uno dei
peccati di Petrarca, oltre all’Accidia, è il peccato di “Vana Gloria”.
Gli anni della crisi
Nel 1344 attraversa una profonda crisi interiore tra il desiderio di
purezza cristiano e l’attrazione per i piaceri legati alle cose materiali.
Malgrado ciò mantiene la sua condizione da chierico e riprende a
viaggiare svolgendo incarichi diplomatici per il Papa e per il cardinale
Colonna. Dopo alcuni viaggi tornò a Valchiusa dove visse un periodo di
dubbi e ripensamenti e di meditazione su temi religiosi e spirituali.

Successivamente Petrarca appoggiò apertamente l’insurrezione di Cola


di Rienzo a Roma dove voleva ripristinare le istituzioni dell’antica Roma
repubblicana. In seguito all’appoggio a Cola di Rienzo termina il
rapporto con i Colonna, che avevano perso dei membri durante la
rivolta.

Una volta libero dal legame con i Colonna e disgustato dalla forte
corruzione della curia avignonese, durante il periodo della cattività
avignonese, si trasferisce in Italia dove viene a conoscenza della morte
di Laura e di alcuni amici stretti a causa della peste. In questo periodo
conosce Boccaccio e compie continui viaggi tra l’Italia e Valchiusa,
vicino Avignone, per lavoro.

In seguito lascia definitivamente la Provenza e si trasferisce a Milano


dove divenne ambasciatore dei Visconti, e svolge per loro lavori
diplomatici e di rappresentanza. Da Milano si trasferisce a Padova per
evitare di essere contagiato dalla peste.

Nel 1362 si trasferisce a Venezia, dove gli venne offerto un palazzo in


cambio di offrire, alla sua morte, la biblioteca al convento di San Marco.
In seguito si trasferisce a Padova dove Francesco da Carrara gli offre
una casa in un terreno ad Arquà dove muore nel 1374.

PETRARCA – UOMO DELLE CONTRADDIZIONI


Petrarca può essere definito come un uomo dalle contraddizioni.
Innanzitutto voleva esercitare la sua attività intellettuale
autonomamente, ma prese i voti da chierico, poi trascorse vent’anni
presso i Colonna ma decise infine di trasferirsi a Milano, e poi riceve
l’incoronazione del sommo poeta per le opere in latino ma dedica tutta
la vita al Canzoniere, opera scritta in volgare.

PETRARCA – PREUMANISTA
Petrarca vive nel contesto storico a cavallo tra la fine del Basso
medioevo e l’età umanista. Per questo è considerato l’emblema di un
momento storico di transizione. Proprio per il suo modo di pensare,
viene definito un preumanista (non è un umanista perché Petrarca soffre
nel separare uomo e Dio, mentre l’umanista li separa senza rimorsi e
sensi di colpa); lui sosteneva che Dio dovesse essere al centro della vita
(pensiero medievale), ma che l’uomo dovesse avere uno spazio per sé
(pensiero umanista). Questo spazio Petrarca lo ritrova nello studio.
Questo suo pensiero deriva anche da una diversa interpretazione dei
classici. Grazie al lavoro di filologia, a differenza di Dante, Petrarca
riesce e contestualizzare i classici, separandoli dal pensiero e
dall’influenza medievale.

Nonostante Petrarca avesse preso i voti da chierico, non si allontanò


mai effettivamente dai beni e dai piaceri materiali, uno tra questi è
l’amore della donna, che viene inteso come un amore passionale e la
donna non viene vista come la donna angelo di Dante. Un’altra
differenza tra Dante e Petrarca è la scelta della lingua; Dante sceglie un
nuovo volgare, che nasce sulla base di quello fiorentino, ma prende
termini anche da altri 13 volgari (de vulgari eloquientia) mentre
Petrarca scrive sia in latino sia in volgare, diversi da quelli che usò
Dante.
Il latino “volgare” venne depurato dai termini più volgari prendendo
spunto dal latino dei classici (Cicerone, Seneca e Orazio…) e il volgare
venne modellato sullo stile degli autori classici e presenta un lessico
semplice e uniforme, definito poi “unilinguismo”.

Un’altra differenza tra Dante e Petrarca è che Dante si interessava di


politica e soffriva durante l’esilio perché era lontano da Firenze, mentre
Petrarca è scettico sia verso l’impero che verso la Chiesa, ed è estraneo
anche alla situazione dei Comuni; inoltre lui non soffre per via della
lontananza da Firenze perché parlando il latino classico, si sente un
cittadino del mondo.

Petrarca vive un vero e proprio dissidio interiore, causato dal


desiderio di amore e di fama e il costante richiamo al pentimento e alla
vita religiosa.
Questo dissidio interiore genera accidia, cioè un sentimento di
insoddisfazione verso sé stessi e verso il mondo, nonché compiacimento
dell’insoddisfazione, con conseguente incapacità di riscatto. Infatti
Petrarca sa di trovarsi in una situazione di sconforto, ma non riesce a
trovare un ancora di salvezza, ma non perché non riesce, perché non
vuole.
Petrarca, oltre ad “anticipare” l’Umanesimo, anticipa anche il
Mecenatismo e la figura dell’intellettuale cortigiano, perché svolgeva
attività diplomatiche e di scrittore nelle corti europee in cambio di
rendite di denaro.

PETRARCA – LE OPERE IN LATINO


Petrarca scrive in latino perché era ancora la lingua ufficiale della
cultura e considerava la poesia di Virgilio e la prosa di Cicerone modelli
di stile. Le opere che scrive in latino si dividono in opere poetiche,
Epistolari, opere storiche e opere etico-religiose.
 Opere poetiche: sono le lettere in versi, lettere su argomenti
politici e morali, sul dissidio interiore de poeta e sull’amore per
Laura, e l’Africa, un poema epico sulle imprese del generale
romano Scipione l’Africano contro Annibale.
 Epistolari: si suddividono in “familiari” dove vengono esaltate la
vita solitaria e la vanità dei beni terreni, “senza nome”, lettere
contro la corruzione dell’alto clero, e “senili” di tono pacato e
meditativo.
 Opere storiche: riguardano l’antichità romana e sono “gli uomini
illustri” è una raccolta incompiuta di biografie di personaggi
romani, e i “libri delle cose memorabili” cioè una sorta di
catalogo dove si narrano esempi di vizi e virtù attraverso il
racconto di aneddoti sul tema dell’ingegno
 Opere etico-religiose: che sono “la vita solitaria” che esalta
l’isolamento operoso dell’intellettuale, l’ “Ozio religioso” che
celebra la serenità della vita monastica, e il “Secretum”.

 Secretum
Il Secretum (il segreto conflitto delle mie preoccupazioni) è un dialogo
in latino composto tra il 1347 e il 1353 che racconta la crisi spirituale di
Petrarca. Il dialogo di Petrarca si rifà al modello del dialogo ciceroniano,
dove la discussione tra gli interlocutori è necessaria per arrivare alla
verità.
Il modello dell’opera sono gli scritti di sant’Agostino infatti Petrarca
sceglie come interlocutori Agostino e Francesco, con cui dialoga per tre
giorni, quanti i libri, al cospetto della Verità. Francesco è l’uomo debole
e peccatore, mentre Agostino rappresenta a coscienza superiore di
Francesco, che riesce a indagare profondamente la sua interiorità e
riesce a spingerlo verso Dio, fine ultimo delle cose. La verità, d’altra
parte, resta muta durante tutto il dialogo ma garantisce la veridicità di
quanto si dice.
 I LIBRO (debolezza della volontà): Francesco vorrebbe vivere
secondo gli ideali cristiani di purezza e virtù, ma non ha la forza
necessaria per farlo, e si giustifica con Agostino della propria
condotta, ma quest’ultimo lo mette di fronte alle proprie
responsabilità. A quel punto Francesco comprende la sua
debolezza di volontà.
 II LIBRO (accidia): Francesco riflette dei peccati capitali di cui è
vittima, tutti tranne l’invidia, e in particolare l’accidia, ossia uno
stato perenne di disgusto e insoddisfazione della vita che gli
spegne ogni energia (attuale depressione).
 III LIBRO: Agostino individua le due passioni che imprigionano
l’animo di Francesco: l’amore per Laura e quello per la gloria
poetica. Francesco, pur riconoscendo la verità delle parole di
Agostino, dichiara di non avere la forza di volontà per liberarsi
delle due passioni distruttive, infatti il suo conflitto rimane
irrisolto.

L’accidia – SECRETUM
Nel brano, Agostino esamina Francesco sull’accidia, cioè l’incapacità di
apprezzare la vita, una sorta di prostrazione psicologica dalla quale
Francesco non sa e non vuole liberarsi. Agostino osserva dicendo che
nell’accidia si trova una componente che all’apparenza sembra
piacevole, ma in realtà non lo è. Questa sorta di piacere che deriva dalla
sofferenza, incatena Francesco al suo male.
Alle domande di Agostino sull’origine del male, Francesco risponde che
si tratta della fortuna, che lo colpisce con ferite vecchie e nuove
(esempio di una battaglia medievale), ma sono giustificazioni
inconsistenti, in quanto Francesco cerca di trovare una soluzione
esterna al suo male, quando in realtà ha origine nel suo animo e vi è
profondamente radicato.

PETRARCA – LE OPERE IN VOLGARE


Petrarca scrive due opere in volgare, che sono il Canzoniere, ossia una
raccolta di poesie per Laura, e i Trionfi, opera incompleta, prosecuzione
del Canzoniere. In particolare per il Canzoniere, Petrarca fa un lavoro
perfetto, cioè il lavoro del Labour-Lime, ossia un lavoro di limatura: fece
continui rimaneggiamenti delle sue opere perché non era mai
soddisfatto, e cambiava sempre delle parole con altre, proprio perché
non era mai soddisfatto.
Il canzoniere è l’opera più importante di Petrarca ed è scritto in volgare,
che fa sempre riferimento al modello del latino classico, cercando di
elevarsi ad un modello ideale. Quest’opera è un racconto autobiografico,
dove i temi principali sono: la conversione, sempre attesa e mai
compiuta, il tema amoroso e l’eccessiva aspirazione alla gloria poetica.

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi - CANZONIERE


Petrarca, evocando la bellezza sia fisica che spirituale di Laura, che
aveva quando si innamorò di lei, cerca di capire la causa
dell’innamoramento.
Nella prima quartina e nel primo verso della seconda, sembra tornare
l’immagine della donna di Dante nel sonetto “tanto gentile e tanto
onesta pare”.
Nella prima terzina sembra che questa poesia segua le orme della
poesia stilnovistica dove la donna viene lodata come una donna angelo,
ma negli ultimi versi emerge la differenza tra Beatrice e Laura, infatti
Laura non è una figura salvifica, e a differenza di Beatrice invecchia.

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