FICHTE
Fichte uno dei principali filosofi e fondatore dell'idealismo
tedesco.
Fichte ha il compito di traghettare il pensiero filosofico dal
kantismo al post kantismo.
Nasce nel 1762 da una famiglia poverissima—> difficoltà nel
riuscire a studiare.
Morirà a Berlino nel 1814.
È il padre del nazionalismo tedesco—> la Germania non esiste
ancora.
Diventa esaltatore delle virtù del popolo tedesco e di uno
stato tedesco.
PRIMO PERIODO: adesione al kantismo
Fichte all’inizio segue gli ideali del pensiero kantiano—>
alcuni studiosi dell’epoca attribuiscono a Kant gli scritti di
Fichte.
Fichte si convince che il compito della filosofia sia quello di
operare una rivoluzione spirituale.
Capisce, anche grazie a Kant stesso, che l’uomo è libero e
dotato di ragione che gli permette di vincere le pulsioni
naturali.
Fichte incontrerà Kant, che lo aiuterà ad avere una certa
celebrità e trovare lavoro come insegnante.
Nel primo periodo ha una forte adesione al pensiero
kantiano
SUPERAMENTO DEL KANTISMO
La critica della ragion pura di Kant è terminata con
l’ammissione di inconoscibilità del noumeno e al contempo
con l'esaltazione della conoscibilità del fenomeno —> il
fenomeno è il limite della conoscenza.
Dicendo che il noumeno è inconoscibile, poiché non se ne
può fare esperienza, termina la critica della ragion pratica di
Kant.
Ma se una cosa c’è, non può non essere conoscibile, ovvero,
noi non ci arrestiamo ad ammetterne la non conoscibilità—>
se il noumeno esiste, va conosciuto.
Ci si slancia verso un tentativo di conoscere—> per conoscere
il noumeno bisogna rivoluzionare Kant.
Fichte cercherà di lavorare sui concetti di Kant, mutandone
l’io.
L’IO per Kant—> soggetto individuale conoscitivo, può
conoscere solo ciò di cui fa esperienza —> ma poiché ognuno
fa esperienza delle stesse cose, si può dire che la conoscenza
è universale.
QUINDI PER KANT IL SOGGETTO CONOSCITIVO è
INDIVIDUALE.
Le cose sono come noi le percepiamo—> se noi ci siamo, la
cosa è un fenomeno, se non c’è è un noumeno.
L’io kantiano è un’attività limitata che però ha concesso
all’uomo la conoscenza dei fenomeni.
L’IO per Fichte—> per conoscere la cosa in sé, non bisogna
rimanere dentro una soggettività di un io limitato e finito—>
bisogna andare oltre
L’io diventa un soggetto infinito universale.
Per Fichte esiste una soggettività infinita universale che è
principio conoscitivo (conosce) ma è anche principio agente
(ha creato la realtà )
E’ un io che si è creato e ha creato la realtà.
Dunque per Fichte tutto è nell’io e tutto è creato dall’io
nell’io—> l’io ha generato tutto ciò che vi è dentro l’io.
L’essere è un io infinito creatore di se stesso e della realtà.
Al di fuori dell’io non vi è nulla, non esiste nulla.
Vi è una corrispondenza soggetto-oggetto.
Fichte così facendo approda all’idealismo ovvero la
convinzione che non esista un mondo già dato, un noumeno,
ma che l’intera realtà sia riconducibile all’attività dell’io.
Fichte dichiara quindi che è lo spirito a essere causa della
natura poiché essa esiste solo in funzione dell’io e per l’io.
Lo spirito per esistere ha bisogno della sua antitesi vivente
che è la natura—> un soggetto senza oggetto, un io senza
non-io, sarebbero entità astratte e vuote e quindi impossibili.
LA DOTTRINA DELLA SCIENZA E I SUOI PRINCIPI
L’io è un’infinita volontà creatrice che crea se stesso e crea
ciò che è diverso da se stessa.
L’io è azione e prodotto dell’azione.
L’io è una azione, volontà e creazione—> ciò avviene
attraverso tre principiI:
1. PRIMO PRINCIPIO: L’IO pone se stesso in se stesso ovvero
l’io si pone come io ed è pienamente in sé e per se.
2. SECONDO PRINCIPIO: l’IO pone in se stesso il NON-IO—>
l’io infinito pone in se stesso qualcosa di opposto a se
stesso, ovvero il NON-IO finito e divisibile ( ha una
quantità )
3. TERZO PRINCIPIO: l’IO infinito pone in se stesso, opposto
al NON-IO finito divisibile, un io finito e divisibile
Questa è una deduzione trascendentale metafisica assoluta
della realtà —> è una deduzione di tipo dialettico
È dialettica idealista ovvero, si compone di tre parti: tesi,
antitesi e sintesi.
1. TESI (1 PRINCIPIO): L’IO ha posto se stesso uguale a se
stesso—> si è autocreato. L’io è un'auto creazione
volontaria e infinita, senza limiti—> ciò è alla base della
realtà e della conoscenza
2. ANTITESI (2 PRINCIPIO): L’IO pone il non-io—> l’Io si è
negato, opponendo a sé qualcosa di diverso da sé. È
l’antitesi. Cos’è il Non-io? —> è la NATURA, l’elemento
naturale—> l’io si pone e si contrappone creando la
natura. Ha creato la natura per poi superarla
3. SINTESI (3 PRINCIPIO): L’IO oppone al non-io finito
divisibile, un io finito divisibile che è l’uomo. L’uomo è
finito e divisibile come la natura, ma è io come l’IO
infinito. L’uomo è un soggetto individuale posto nello
spazio e nel tempo, è materia e natura, ma dentro di sé
non si esaurisce l’essere dentro la natura, poiché dentro
si se c’è l’Io come infinita capacità di creazione. L’Io
infinito si è negato creandosi l’ostacolo, la natura, per
poi superarla in quando esso è volontà, attraverso le
gesta dell’uomo. L’uomo è un piccolo,grande dio infinito,
inserito nella natura dall’IO infinito per superarla.
Nell’uomo c’è una tensione costante all’infinito e alla
libertà e realizzandola si realizza l’essenza dell’Io infinito.
L’uomo è LA MANIFESTAZIONE FINITA DELL’IO INFINITO.
QUINDI: poiché il soggetto infinito che ha creato tutto,
compreso se stesso, è un’infinita volontà creatrice, ma poi per
continuare a creare ha generato l’antitesi, ovvero il non-io, la
natura, l’ostacolo, per poi gettarvici dentro un io finito,
l’uomo, che realizzando questa tensione all’infinito realizza
l’attività creatrice dell’Io infinito.
L’attività infinita dell’Io, si realizza nello streben cioè nella
tensione all’infinito.
C’è stata una progressiva tensione che ha portato al
superamento degli ostacoli.
Gli ostacoli servono per realizzare la tensione all’infinito.
DUNQUE PER FICHTE: per giungere alla sintesi serve l’antitesi.
es: l’antitesi : 2.43 m—> record del salto in alto
l’uomo che riuscirà a saltare oltre i 2.43 ha spinto, come
potenza creatrice, tutta l’umanità a saltare l'asticella.
Coloro che si allenano per saltare quell’asticella, stanno
creando attività infinite per l’infinito.
L’io infinito è l’insieme di tutti gli io finiti che tendono verso il
superamento dell’ostacolo.
Qual è la missione dell'io finito?
La missione dell’io finito è tendere all’Io infinito.
L’Io infinito non esisterebbe più se gli io finiti lo
raggiungessero.
Esso esiste poiché gli io finiti tendono in maniera inesauribile
all’io infinito senza mai raggiungerlo.
LA DOTTRINA MORALE
1. MISSIONE DELL’UOMO
L’IO da’ vita all’io pratico,ovvero l’uomo.
L’agire dell’uomo è all’interno di un processo di streben verso
la libertà dai vincoli.
L’uomo deve tendere alla libertà (come ad esempio il nostro
corpo che muore)
Bisogna tendere alla libertà.
Essere liberi è tendere alla libertà
La missione dell’uomo è tendere alla libertà
Ma come?
Si tende alla libertà quando la realtà che ci circonda entra in
contrasto con i nostri sensi.
La natura contro cui i nostri sensi si scontrano, va superata
con uno slancio vitale creatore.
L’uomo è libero quando crea.
Bisogna trasformare la vita in potenza creatrice.
Fare e pensare è agire.
LA LIBERTÀ si ottiene se si fa della vita uno sforzo creatore.
L’uomo può essere potenza creatrice perché in esso vi è
l’infinito.
Secondo Fichte l’agire pratico ha un primato rispetto al
pensiero teoretico.
C’è il primato dell’ agire pratico rispetto a quello della sfera
teoretica.
L’io finito nel contrapporsi al non-io (scontro uomo e natura)
crea uno scontro che realizza lo spirito infinito dell’io infinito.
La dottrina morale è un'esaltazione dell’agire dell’uomo.
L’uomo ha una missione: è una missione sociale di libertà.
secondo Fichte la morale umana è una morale che deve
ambire alla libertà—> che è la libertà dell’individuo nella
comunità —> libertà di stampo universale (politica, culturale..)
Obiettivo dell’uomo è la ricerca di una libertà comunitaria.
Secondo Fichte l’io pratico non annulla la realtà—> l’uomo
con l’attività teoretica non supera l’ostacolo, ma lo supera
solo agendo, arricchendo e superando la realtà oggettiva.
L’obiettivo dell’uomo è un obiettivo morale.
Essere morale vuol dire agire e non solo pensare
ES: dire di essere onesti, non vuole dire essere onesti
Solo l’agire pratico ti permette di essere morale.
Si può condizionare la realtà attraverso l’agire pratico e
morale.
L’uomo non riuscirà ad annullare il non-io del tutto, ma deve
tendere ad annullarlo.
Non si può annullare il non-io—> poiché vi è sempre uno
slancio costante che realizza l’essenza, se tale slancio
arrivasse a una fine, verrebbe meno la volontà creatrice.
Quindi il non-io è necessario per permettere all’uomo di agire
e di tendere all’infinito.
La libertà è tendere, cercare di essere liberi non esserlo.
Noi tendiamo ad essere liberi, ad autodeterminarci.
Se noi pensiamo di essere indipendenti, ma non agiamo per
esserlo, non lo saremo mai.
Fichte è un teorico del pensiero-azione.
Se penso e non agisco—> pensiero rimane statico
Se agisco senza pensare—> l’azione non porta a nulla
Io tendo alla libertà, penso alla libertà e agisco verso la
libertà.
L’umanità non sarà mai libera —>poiché la libertà significa
tendere ad essa, proiettarsi ad essa, agendo.
2. MISSIONE SOCIALE DELL’UOMO
La missione sociale dell’uomo è la LIBERTÀ COLLETTIVA.
Un uomo non è libero se non è libero neanche l’altro.
La libertà è della società, non del singolo cittadino.
3. MISSIONE DEL DOTTO
Il dotto è un intellettuale, un artista.
Il dotto è un uomo che sa tendere all’infinito e che educa gli
uomini e il popolo ad andare all'infinito.
Il dotto è l’educatore morale della comunità e degli altri
uomini.
Figura del dotto per Fichte , non è colui o che insegna
semplicemente, ma è colui che prende i discenti e li educa ai
valori dell'infinito, dello streben , della libertà.
Egli come esempio di uomo che ha una cultura, una
conoscenza, delle abilità, delle competenze,trasmette tali
valori e li pone come delle prospettive verso cui deve andare
l'umanità.
Il dotto è l’educatore e esempio.
4. MISSIONE DEL POPOLO TEDESCO
Fichte sostiene che tra tutti i popoli vi è un popolo che ha su
di sé una missione storica più elevata degli altri—> è un
popolo dotto.
Il popolo dotto deve educare gli altri popoli al senso della
comunità e libertà.
L’Europa per Fichte deve nascere a partire dallo spirito dei
tedeschi.
Il popolo dello streben è il popolo tedesco e deve guidare
l'Europa alla realizzazione della libertà.
Per farlo i tedeschi devono diventare patria, liberandosi dai
limiti che li legano alle altre potenze.
Su cosa basa tale superiorità ?
- i tedeschi sono sempre un popolo che non s'è fatto
conquistare o che ha lottato contro le conquiste
- hanno un carattere guerriero
- è un popolo forte e coraggioso
- un popolo che ha la lingua pura, che non è stata
contaminata
IL PENSIERO POLITICO
Il dotto diventa l’esempio che deve guidare la comunità.
Fichte è inizialmente un amante del pensiero liberale —>
apprezza inizialmente anche i valori della rivoluzione
francese.
Crescendo Fichte passa da una posizione liberale a una
posizione statalista —> esalta lo stato autarchico (stato
chiuso ) sia in economia che in politica.
Uno stato paternalista —> secondo lui lo stato deve prendersi
cura dei cittadini. (Diritto del lavoro..)
Uno stato che deve proteggere nei diritti reali e concreti dei
cittadini —> è uno stato padre
I DIRITTI—> sono diversi dalla moralità perche essa è basata
sulla buona volontà, mentre il diritto va seguito anche SENZA
la buona volontà.
Ci sono dei DIRITTI ORIGINALI E NATURALI che devono essere
garantiti dallo stato —> la libertà, la proprietà ,
l’autoconservazione.
LO STATO:
- deve educare alla libertà
- deve tutelare i diritti naturali
- deve rendere impossibile la povertà
Fichte parla di uno stato socialista e autarchico
Statalista—> basato sullo stato che regola la vita pubblica
Autarchico—> autosufficiente sul piano economico
IL DOVERE ETICO DEL LAVORO—> le proprietà è ricchezze
devono essere di chi lavora come gli strumenti di lavoro
devono essere di chi li usa
MISSIONE CIVILIZZATRICE DELLA GERMANIA
Diventerà infine nazionalista —> di fronte ai francesi che
marciano sui prussiani, Fichte prensetera delle lezioni ai suoi
studenti dove parlerà di “DISCORSI ALLA NAZIONE TEDESCA”
che sono un’esaltazione della missione del popolo tedesco—>
afferma il PRIMATO SPIRITUALE E CULTURALE della Germania.
E’ un discorso per costruire la Germania—> loro sono un
popolo che deve agire e deve essere protagonista.
I tedeschi sono un popolo che deve avere la missione di
costruire l’Europa.
L’invasione napoleonica è lo stimolo (ANTITESI ) per superare
l’ostacolo —> che li porterà all’agire per costruire la Germania.
I tedeschi sono il popolo che da sempre ha resistito alle
potenze.
I tedeschi hanno un simbolo importante: la loro lingua.
La lingua tedesca è quella meno contaminata—> loro sono il
popolo originario che deve guidare gli altri popoli alla
libertà.
Fichte dice che è il momento che si faccia valere e che faccia
prevalere la nazione tedesca.
La missione tedesca ha la missione di unificare l’Europa.