Capitolo 3
Capitolo 3
LE CONDIZIONI E LA QUALITÀ
DELLA VITA
U
na delle tendenze più evidenti degli ultimi dieci anni è
l’allargamento del divario tra le generazioni rispetto alle condizioni
economiche. Più una persona è giovane, più è probabile che abbia
difficoltà. La situazione si è invertita alla fine degli anni 2000: la grande
recessione ha penalizzato di più le giovani generazioni.
Per l’effetto del forte rialzo dell’inflazione degli ultimi tre anni, le
spese per consumo delle famiglie sono diminuite in termini reali ed
è aumentata la distanza tra le famiglie più e meno abbienti. Questo
aumento della sofferenza economica si è riflessa nel contemporaneo
peggioramento degli indicatori di povertà assoluta, che ha colpito nel
2023 il 9,8 per cento della popolazione, un dato più alto di circa tre punti
percentuali rispetto al 2014.
3
capacità di proteggere individui e famiglie dal disagio economico.
1 Ai fini delle analisi al 1° gennaio 2024 sono stati utilizzati i dati delle stime anticipatorie degli indicatori demogra-
fici e sociali. Questi dati consentono di condurre analisi accurate ma potranno essere rivisti successivamente,
con la chiusura definitiva della raccolta dei flussi 2023 e con il consolidamento delle risultanze dell’edizione
2023 del Censimento permanente della Popolazione e delle Abitazioni.
2 Per la definizione di indice di vecchiaia si può consultare il Glossario.
Istat | Rapporto annuale 2024
di vita nel nostro Paese hanno via via lasciato il posto a quelli dettati dall’emergenza. Nel
contempo è ripresa l’emigrazione dei cittadini italiani (cfr. par. 1.5).
Sempre più veloci appaiono anche i cambiamenti nei processi di formazione delle famiglie e
nelle strutture familiari. Si è ridotta drasticamente la quota di coppie, soprattutto di quelle con
figli che un tempo rappresentavano il modello più diffuso, e sono cresciute le coppie senza
figli e i nuclei monogenitore, in particolare quelli di madri sole con figli. Sono aumentate le
persone che vivono da sole, non soltanto tra gli anziani, che vivendo più a lungo sperimen-
tano più spesso la condizione di vedovanza, ma anche tra gli adulti. Inoltre, si sono allungati
i tempi della transizione alla vita adulta, soprattutto per le difficoltà che i giovani incontrano
nell’assicurarsi un’indipendenza economica.
Si sono progressivamente diffuse nuove modalità di formazione della famiglia. Coppie non
coniugate, famiglie ricostituite, single non vedovi e monogenitori non vedovi rappresentano nel
2023 oltre un terzo del totale delle famiglie (contro poco più del 20 per cento nel 2002-2003).
Si tratta, nel complesso, di oltre 18 milioni e mezzo di individui, corrispondenti a quasi un terzo
della popolazione, una quota più che doppia rispetto a venti anni fa. Sono soprattutto i bambini
e i ragazzi fino ai 24 anni, che sempre più spesso vivono con genitori non coniugati o con madri
single, a essere interessati dalle trasformazioni dei modelli familiari. Tra gli adulti tra i 25 e i 64
anni è raddoppiata la quota di quanti vivono senza partner ed è più che raddoppiata quella di
quanti vivono con un partner senza essere coniugati, o in famiglie sposate in cui almeno uno
dei due coniugi proviene da un precedente matrimonio. Anche le persone anziane sono state
investite da nuovi modi di fare famiglia: sono aumentati quelli che vivono da soli a partire dai 65
anni non soltanto come conseguenza della vedovanza e – tra i 65 e i 74 anni – sono raddoppiati
quanti sperimentano forme non tradizionali di unione (libere unioni e famiglie ricostituite).
Il domani della società è l’oggi della scuola, dell’università e del mercato del lavoro. Gli ultimi
due decenni sono stati caratterizzati da rilevanti cambiamenti sul piano dell’istruzione, della
formazione e della partecipazione al mercato del lavoro (cfr. Capitolo 2) con conseguenze
dirette anche sulle condizioni economiche e su molteplici aspetti della vita quotidiana.
I percorsi di istruzione e formazione riguardano fasce sempre più ampie della popolazione e
si sono allungati. Nonostante il permanere di un ritardo importante dell’Italia in ambito euro-
peo per la quota di adulti (25-64 anni) in possesso di titoli di studio elevati, negli ultimi anni
sono stati conseguiti progressi sensibili, soprattutto da parte delle donne. La popolazione
adulta con un basso titolo di studio (al massimo la licenza media) si è ridotta drasticamente.
In venti anni, la quota di persone tra i 25 e i 34 anni in possesso di un titolo di studio terziario
è raddoppiata: ha un titolo uguale o superiore alla laurea oltre un terzo delle donne di 25-34
anni e poco più di un quinto dei coetanei. Oltre i due terzi delle persone di 35-44 anni e più
112 della metà dei 45-64enni hanno almeno il diploma3. Analoghe trasformazioni hanno interes-
sato la popolazione anziana: oltre un quarto delle persone di 65 anni e più oggi ha almeno il
diploma: venti anni fa erano 1 su 10 e tra venti anni supereranno il 50 per cento.
Parallelamente all’allungamento dei percorsi di studio, i cambiamenti nel contesto economico
e sociale e nel quadro normativo hanno modificato le possibilità di ingresso e di permanenza
nel mercato del lavoro soprattutto per i più giovani. La quota di occupati tra i 15 e i 24 anni è
diminuita costantemente, in maniera più accentuata negli anni di congiuntura negativa, ed è
aumentata la vulnerabilità della loro condizione lavorativa per la più alta incidenza di contratti
a termine e a tempo parziale, spesso involontario. È aumentata la partecipazione delle donne
adulte al mercato del lavoro, in maniera crescente al crescere dell’età; l’incremento costante
3 È netto il vantaggio nei titoli di istruzione terziaria delle donne nelle classi 35-44 e 45-64 anni, le quali hanno
visto aumentare la quota di laureate in misura doppia rispetto agli uomini (cfr. Rilevazione sulle Forze di
lavoro, Anni 2004 e 2020).
3. Le condizioni e la qualità della vita
dell’occupazione femminile ha ridotto sensibilmente (di ben 6,2 punti percentuali) il divario di
genere nei tassi di occupazione4, che resta però molto elevato (17,9 punti nel 2023), anche a
confronto con le altre principali economie europee. Trasformazioni rilevanti hanno interessato
anche le fasce di età più avanzate; per effetto del generale innalzamento dell’età di accesso
alla pensione si sono osservati aumenti del tasso di occupazione tra i 50-64enni, ma anche
tra chi ha superato i 65 anni (cfr. par. 2.4).
La rivoluzione digitale rappresenta un caso di velocità di cambiamento senza precedenti. Gli
ultimi due decenni sono stati caratterizzati da uno straordinario processo di trasformazione
nei comportamenti rispetto alle tecnologie digitali, favorito dalle dinamiche generazionali e
dai progressi nell’istruzione e nella formazione. L’aumento del capitale umano e le differenze
generazionali nella propensione e nell’uso delle tecnologie tra nativi e immigrati digitali gioca-
no un ruolo significativo nelle trasformazioni che stanno interessando il Paese, influenzando
competenze, adozione della tecnologia, innovazione e accesso alle opportunità digitali. Tra il
2003 e il 2023, gli utenti regolari di Internet5 sono passati dal 24,9 all’84,5 per cento degli indi-
vidui tra 16 e 74 anni, con una forte accelerazione avvenuta in seguito all’emergenza sanitaria:
l’incremento di circa 12 punti percentuali rispetto al 2019 ha portato a ridurre il divario con la
media dell’Ue27 da 10 a meno di 5 punti percentuali in quattro anni.
contribuisce anche il rimbalzo della spesa delle famiglie, cresciuta del 4,4 per cento a livello
nazionale e fino al 6,9 per cento nel Nord-ovest.
Nel biennio 2020-2021, il reddito delle famiglie è stato fortemente sostenuto dagli interventi
governativi di contrasto agli effetti economici del COVID-19, che hanno contenuto gli effetti
della pandemia (il potere di acquisto delle famiglie è sceso del 2,3 per cento nel 2020, ma è
risalito del 3,1 per cento nel 2021). Quindi, il calo complessivo delle spese di questo biennio
rispetto al 2019 è da imputarsi piuttosto alle misure restrittive ai consumi e alla socialità, così
come ai comportamenti prudenziali delle persone. Il tasso di risparmio lordo delle famiglie
consumatrici, dai valori superiori all’8,0 per cento degli anni precedenti, sale infatti al 15,6 per
cento nel 2020 e si attesta al 13,6 per cento nel 2021.
L’incremento della spesa in termini correnti è accelerato nel 2022 (+8,7 per cento), questa
volta sollecitato dalla spinta inflazionistica, trainata principalmente dai beni energetici e ali-
mentari. Ciò ha determinato una riduzione dell’1,8 per cento del potere di acquisto e, per
mitigarne gli effetti sulla spesa, in una forte caduta del tasso di risparmio lordo delle famiglie
consumatrici, che arriva al 7,8 per cento, attestandosi sotto il livello del 2019.
Nel 2023, la stima preliminare della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è
pari a 2.728 euro in valori correnti, in aumento del 3,9 per cento rispetto all’anno precedente
(Figura 3.1). La crescita, tuttavia, riflette l’aumento generalizzato dei prezzi (+5,9 per cento la
variazione su base annua dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i Paesi dell’Unio-
ne europea - IPCA); in termini reali, la spesa media si riduce dell’1,8 per cento.
Rispetto al 2022, il 2023 è stato caratterizzato da un’inflazione meno sostenuta, anche se ancora
elevata, e da una crescita modesta dell’economia (+6,2 per cento la variazione su base annua del
Pil in termini correnti, ma solo +0,9 per cento in volume). Il forte incremento dei prezzi si è riflesso
sui bilanci familiari e sul potere di acquisto delle famiglie. Dopo la caduta del 2020, quest’ultimo
era risalito nel 2021, fino a superare di 0,8 punti percentuali il livello del 2019; a seguito della
fiammata inflazionistica, si è poi contratto nel biennio successivo, collocandosi 1,3 punti sotto il
livello 2019. A fronte della dinamica delle spese per consumi finali, il tasso di risparmio lordo delle
famiglie consumatrici si è molto ridotto, dal 7,8 del 2022 al 6,3 per cento del 2023.
Figura 3.1 Spesa media mensile familiare per ripartizione geografica. Anni 2014-2023
(valori in euro correnti) (a)
Italia Nord-ovest Nord-est Centro Sud Isole
3.000
114 2.800
2.728
2.600
2.625
2.564 2.563 2.561
2.519 2.530 2.526
2.400
2.415
2.312
2.200
2.000
1.800
2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023
Nell’ultimo decennio, l’andamento della spesa media mensile in termini correnti è stato simile,
con dinamica moderata, nel Nord-ovest e nel Nord-est. Il Centro ha quasi totalmente colmato
il divario con il Nord, e sia il Sud sia soprattutto le Isole hanno sperimentato una crescita
superiore a quella media nazionale. La distanza tra le diverse aree del Paese si è quindi com-
plessivamente ridotta: nel 2014, il gap maggiore, tra Isole e Nord-est, era di 963 euro, il 33,9
per cento in meno; nel 2023, il gap maggiore, tra Nord-ovest e Sud, è di 773 euro, il 26,0 per
cento in meno.
Nel 2023, in particolare, l’aumento delle spese correnti per consumi delle famiglie è sta-
to più accentuato nel Centro (+5,7 per cento) e nelle Isole (+5,3 per cento), e minore nel
Nord-ovest (+2,3 per cento), dove si osserva comunque la spesa media più elevata, pari a
2.967 euro mensili, quasi identica rispetto al Nord-est e al Centro (rispettivamente, 2.962
e 2.953 euro mensili), ma del 28,2 e del 35,2 per cento superiore rispetto alle Isole (2.314
euro) e al Sud (2.195 euro).
Depurando l’andamento delle spese da quello dei prezzi, il quadro risulta tuttavia molto dif-
ferente. A tale scopo, è possibile utilizzare l’IPCA, che viene rilasciato anche per le famiglie
disaggregate per quinto di appartenenza. Si tratta di indici dei prezzi specifici per le famiglie
lungo la distribuzione delle spese per consumo, che permettono di osservare come la dinamica
generale della spesa equivalente si sia distribuita tra famiglie più o meno abbienti, non solo in
termini correnti, ma anche in termini reali.
Nel complesso, la spesa media equivalente in termini reali è caduta del 5,8 per cento, deno-
tando un impoverimento generalizzato; il calo è stato più forte per le famiglie dei ceti bassi e
medio-bassi, appartenenti al primo e al secondo quinto della distribuzione (-8,8 e -8,1 per cento
rispettivamente). Anche le famiglie del ceto medio e medio-alto, appartenenti al terzo e quarto
quinto, hanno diminuito le loro spese reali in maniera più significativa rispetto alla media na-
zionale (-6,3 per cento il terzo e -7,3 il quarto). Solamente le famiglie più abbienti, appartenenti
all’ultimo quinto, hanno contenuto le proprie perdite (-3,2 per cento). Le distanze in termini reali
tra famiglie più e meno abbienti, appartenenti ai due quinti estremi, si sono ampliate in parti-
colare nell’ultimo triennio; con la ripresa inflazionistica, le famiglie con minori capacità di spesa
hanno dovuto infatti scontare un aumento dei prezzi più forte rispetto a quelle più abbienti. Ciò
è avvenuto in particolare nel corso del 2022, quando l’inflazione è stata molto alta e trainata da
energetici e alimentari, beni essenziali che, come detto, pesano in misura maggiore sulla spesa
delle famiglie con maggiori vincoli di bilancio. Rispetto al 2020, le famiglie del primo quinto han-
no avuto a fine 2023 un’inflazione specifica del 22,2 per cento, rispetto al 15,1 per cento delle
famiglie dell’ultimo quinto (+17,4 per cento in media).
Figura 3.2 Spesa familiare equivalente per famiglie ordinate in quinti, a prezzi correnti (sinistra)
e a prezzi costanti (destra). Anni 2014-2023 (indice 2014=100) (a)
120 104
102
115
100
110
98
105
96
116 100
94
95
92
90 90
2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023
abbienti. Le spese di queste ultime non sono riuscite, infatti, a tenere il passo dell’aumento
dei prezzi. Nel 2023, anno ancora con inflazione elevata ma con minori differenziazioni per
famiglie più e meno abbienti, gli indicatori di povertà sono sostanzialmente stabili rispetto al
2022: l’incidenza familiare raggiunge comunque l’8,5 per cento e quella individuale il 9,8 per
cento. Per sostenere il livello di spesa a fronte della riduzione del potere di acquisto, il tasso di
risparmio lordo delle famiglie consumatrici è sceso al 6,3 per cento, molto al di sotto dell’an-
no precedente e dei valori pre-pandemia. Nonostante le famiglie abbiano diminuito i propri
risparmi, le spese sono comunque diminuite in termini reali, sia per le famiglie meno abbienti
sia per quelle più abbienti, con conseguenze sui livelli di povertà assoluta.
Famiglie Individui
12
9,7 9,8
10 9,1 9,0
8,3 8,3
7,8 7,6
8 6,9 7,4
8,3 8,5
7,8 7,7
7,2 7,3
6 6,7
6,4 6,5
6,2
0
2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023
Nel corso del decennio 2014-2023, il dettaglio territoriale della povertà assoluta segue in
parte l’incremento generale e in parte l’andamento differenziato delle spese per consumo
nelle differenti ripartizioni (Figura 3.4). Le incidenze nel Centro e nel Nord sono per tutti gli
anni sotto la media nazionale, mentre il contrario avviene per le ripartizioni del Mezzogiorno.
118 Tuttavia, come già osservato per le spese per consumi, si rileva una convergenza territoriale
verso una situazione di peggioramento degli indicatori. Tra il 2014 e il 2023, l’incidenza fami-
liare aumenta molto nel Nord (nel Nord-ovest, dal 4,6 all’8,0 per cento; nel Nord-est, dal 3,6
all’8,0 per cento), sale in maniera più moderata nel Centro (dal 5,5 al 6,8 per cento) e nel Sud
(dal 9,1 al 10,2 per cento) e rimane pressoché stabile nelle Isole (dal 10,6 al 10,3 per cento). Di
conseguenza, lo scarto massimo tra i valori dell’incidenza di povertà assoluta familiare passa
dai 7 punti percentuali del 2014 (tra il 10,6 per cento delle Isole e il 3,6 per cento del Nord-est)
ai 3,5 punti percentuali nel 2023 (tra il 10,3 per cento delle Isole e il 6,8 per cento del Cen-
tro). Dal 2019, il Centro diventa la ripartizione con l’incidenza familiare più bassa (prima era il
Nord-est), mentre dal 2020 il Sud sostituisce le Isole come ripartizione a maggiore incidenza
di povertà. Dinamiche simili si osservano per le incidenze di povertà individuali, per le quali lo
scarto massimo si riduce dai 7,2 punti percentuali del 2014 ai 4,1 punti del 2023. In partico-
lare, l’incidenza individuale sale nel Nord-ovest dal 5,9 al 9,2 per cento; nel Nord-est da 4,5 a
8,7; nel Centro da 5,7 a 8,0; nel Sud da 8,9 a 12,1 e nelle Isole da 11,8 a 12,1.
3. Le condizioni e la qualità della vita
Figura 3.4 Incidenza di povertà assoluta familiare (sinistra) e individuale (destra) per ripartizione
geografica. Anni 2014-2023 (valori percentuali) (a)
14 16
12 14
12
10
10
8
8
6
6
4
4
2 2
0 0
3.3.2 In aumento il disagio economico per i più giovani e per i lavoratori dipendenti
La povertà assoluta è un fenomeno che interessa maggiormente le famiglie con età media
più giovane rispetto a quelle con componenti mediamente più anziani. Al crescere dell’età
dei componenti, infatti, è più probabile che aumentino le entrate reddituali della famiglia, per
la progressione di carriera e per l’eventuale acquisizione di eredità, e che si possa ricorrere
ai risparmi accumulati nel corso della vita. Questo aspetto si riflette sull’incidenza di povertà
assoluta individuale, che mediamente decresce al crescere dell’età. Nel 2023, l’incidenza di
povertà assoluta più elevata si registra per i minori di 18 anni (il 14,0 per cento dei minorenni
sono poveri, rispetto al 9,8 per cento della media della popolazione, per un totale di 1,3 mi-
lioni di minori). Valori più elevati della media nazionale si registrano anche per i 18-34enni e
i 35-44enni (11,9 e 11,8 per cento, rispettivamente). L’incidenza individuale decresce fino al
5,4 per cento dei 65-74enni, il valore più basso, per poi risalire al 7,0 per cento nella fascia di
popolazione più anziana, quella degli individui con 75 anni e più.
Focalizzandosi su tre punti temporali, il 2014 (anno di inizio della serie storica), il 2019 (ul-
timo anno che non sconta gli effetti della pandemia da COVID-19, delle crescenti tensioni 119
internazionali e della fortissima inflazione) e il 2023 (ultimo anno disponibile), l’incremento
della povertà assoluta individuale ha riguardato tutte le fasce di popolazione (Figura 3.5).
Tuttavia, nel primo periodo, dal 2014 al 2019, a fronte di un aumento di 0,7 punti percentuali
complessivi, i 55-64enni (+1,8) e i minorenni (+1,1) hanno sofferto maggiormente, mentre
si è registrata una sostanziale invarianza tra la popolazione di 65 anni e oltre. Nel secondo
periodo, dal 2019 al 2023, l’aumento della povertà è stato complessivamente molto più
forte (+2,2 punti percentuali) e tutte le fasce di età della popolazione, in particolare quelle
più giovani, hanno peggiorato il proprio indicatore specifico. Nell’intero periodo 2014-2023
l’incidenza di povertà assoluta è aumentata di 2,9 punti percentuali, dal 6,9 al 9,8 per cento,
e tutte le fasce da 0 a 64 anni hanno peggiorato la propria posizione più della media (con
un massimo di +4,5 punti percentuali per i minorenni fino ai +3,2 punti percentuali per i
55-64enni). Le fasce di età più anziane hanno, invece, limitato il peggioramento a poco più
di un punto percentuale. L’incremento di povertà assoluta ha, quindi, riguardato principal-
Istat | Rapporto annuale 2024
mente le fasce di popolazione in età lavorativa e i loro figli, mentre gli anziani sono riusciti
a preservare in larga misura la loro situazione, anche grazie all’indicizzazione delle pensioni
all’andamento dei prezzi.
Figura 3.5 Incidenza di povertà assoluta individuale per fascia di età. Anni 2014, 2019 e 2023
(valori percentuali) (a)
14
12
10
0
0-17 18-34 35-44 45-54 55-64 65-74 75 e più Totale
Negli ultimi anni, il reddito da lavoro ha visto affievolirsi la sua capacità di proteggere individui
e famiglie dal disagio economico, in particolare per alcune tipologie occupazionali. Comples-
sivamente, l’incidenza di povertà individuale tra gli occupati ha avuto un incremento di 2,7
punti percentuali, passando dal 4,9 per cento nel 2014, al 5,3 per cento nel 2019 fino al 7,6
per cento nel 2023 (Figura 3.6). Si rilevano, però, andamenti molto differenziati a seconda del
tipo di occupazione, se dipendente o indipendente.
Nel 2014, l’incidenza di povertà era su livelli simili per i lavoratori dipendenti (5,0 per cento)
e indipendenti (4,7 per cento); nel periodo tra il 2014 e il 2019 i dipendenti hanno peggiorato
la propria situazione, arrivando al 5,7 per cento, mentre gli indipendenti la hanno migliorata,
scendendo al 3,8 per cento; tra il 2019 e il 2023, al peggiorare della situazione generale, le
condizioni economiche si deteriorano per entrambi: +2,5 punti percentuali per i primi e +1,3
120 per i secondi, arrivando all’8,2 e al 5,1 per cento di incidenza rispettivamente.
Complessivamente, quindi, nonostante l’aumento del tasso di occupazione, il lavoro non è
stato in grado di tutelare da situazioni di grave difficoltà economica, specialmente nel caso
dei lavoratori dipendenti. Gli autonomi, che pur all’interno di un quadro molto eterogeneo
hanno generalmente maggiore elasticità nell’aggiornare i propri tariffari e i propri prezzi in
base all’andamento dell’inflazione, sono riusciti a limitare il peggioramento. Questo fatto si
osserva in maniera particolare nell’ultimo anno: tra il 2022 e il 2023, l’incidenza di povertà per
gli indipendenti è scesa di un punto percentuale, mentre quella dei dipendenti è salita di tre
decimi, principalmente a causa del peggioramento dell’incidenza per gli operai e assimilati
(dal 13,6 al 14,6 per cento).
Operai e assimilati sono, peraltro, l’unico sottogruppo di lavoratori la cui incidenza di pover-
tà è costantemente superiore alla media nazionale, con una differenza rispetto alla media
cresciuta di 3,0 punti percentuali tra il 2014 e il 2023 (da 1,8 a 4,8), corrispondente a un au-
mento dell’incidenza di 5,9 punti (dall’8,7 al 14,6 per cento). Dirigenti, quadri e impiegati, pur
3. Le condizioni e la qualità della vita
restando su valori molto più bassi, hanno comunque peggiorato la propria posizione, dall’1,8
per cento del 2014 al 3,1 del 2023. Imprenditori e liberi professionisti sono passati dal 2,3 per
cento del 2014 all’1,9 del 2023; infine, gli altri lavoratori indipendenti sono saliti dal 5,6 per
cento del 2014 al 6,8 del 2023.
Figura 3.6 Incidenza di povertà assoluta individuale per occupati dipendenti e indipendenti.
Anni 2014, 2019 e 2023 (valori percentuali) (a)
14
12
10
8,2
7,6
8
5,7
6 5,0 4,7 5,1 4,9 5,3
3,8
4
0
Dirigenti, Operai e TOTALE Imprenditori Altri TOTALE TOTALE
quadri e assimilati DIPENDENTI e liberi indipendenti INDIPENDENTI OCCUPATI
impiegati professionisti
Non sono, a oggi, disponibili dati comparabili a livello internazionale sulla povertà assoluta dei
lavoratori. Nondimeno, in ragione della dinamica meno accentuata delle retribuzioni è da ritenere
che – a confronto con le altre maggiori economie europee – nell’ultimo biennio l’Italia abbia risen-
tito maggiormente della fiammata inflazionistica (cfr. par. 1.3). Ciò rimanda ai fattori strutturali che,
non solo negli anni più recenti, hanno impedito la crescita delle retribuzioni in Italia, e all’opportu-
nità di introdurre misure che possano contrastare il peggioramento della condizione economica
dei lavoratori, specialmente quelli a basso reddito, e delle loro famiglie (cfr. par. 2.2).
a ottobre 2023, ha ritenuto ancora valida l’impostazione teorica preesistente, optando per
un aggiornamento ponderato dell’impianto metodologico piuttosto che per una sua modifica
radicale. I principali risultati dei lavori della Commissione sono stati oggetto del convegno
“La povertà assoluta: revisione della metodologia e prospettive di misura del fenomeno”,
tenutosi il 7 novembre 2023 presso l’Istat (cfr. https://www.istat.it/it/archivio/289274). La
metodologia di stima continua dunque a fondarsi sul confronto tra la spesa delle famiglie
(dall’Indagine Istat sulle spese delle famiglie) e la soglia di povertà assoluta, ottenuta come
somma del valore dei beni e servizi necessari a soddisfare tre aree di bisogni essenziali: (i)
consumo di cibo adeguato, (ii) esigenze abitative e (iii) altri bisogni fondamentali. Mentre
questi bisogni sono considerati omogenei su tutto il territorio nazionale, il valore dei beni e
servizi che li soddisfano varia al variare del loro prezzo, che è differenziato sul territorio, e
della composizione demografica delle famiglie.
La componente alimentare, che risponde al bisogno di un’alimentazione adeguata, è
stata rivista al fine di aggiornare i fabbisogni alimentari secondo le nuove linee guida
nutrizionali (Livelli di Assunzione Raccomandati dei Nutrienti - LARN). In particolare, il
numero degli alimenti è aumentato e le quantità sono state rimodulate, al fine di ottenere
un adeguato bilanciamento dei nutrienti. I fabbisogni nutrizionali sono stati tradotti in
prodotti alimentari, e questi ultimi sono stati valorizzati con i prezzi medi minimi regionali.
Per la valorizzazione sono stati utilizzati i dati sui prezzi al consumo rilevati sia con
tecniche tradizionali, sia da fonte scanner data . I coefficienti utilizzati per tenere conto
di forme di risparmio/non risparmio nell’acquisto dei beni alimentari in base al numero di
componenti sono stati ricalcolati.
La componente abitativa risponde al bisogno di condizioni abitative adeguate, che
implicano la disponibilità di un’abitazione di ampiezza consona alla dimensione familiare,
ed equipaggiata dei principali beni durevoli e servizi. È quindi a sua volta suddivisa nelle
sottocomponenti affitto, riscaldamento, energia elettrica e beni durevoli, e ha avuto revisioni
importanti nelle prime tre sottocomponenti. La sottocomponente affitto continua a essere
calcolata moltiplicando i metri quadrati minimi necessari per concedere l’abitabilità in
base al numero di occupanti (Decreto ministeriale Sanità 5 luglio 1975) per un costo al
m2 di riferimento. Nella revisione si è utilizzata la banca dati delle locazioni immobiliari
dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (Agenzia delle Entrate), che consente di calcolare
il costo al m2 per gli immobili a locazione residenziale, differenziato per regione, tipologia
comunale e classe di superficie, evitando così l’utilizzo di un modello statistico basato su dati
di indagine (come avveniva in precedenza). La componente riscaldamento era in precedenza
calcolata sui dati di indagine tramite un modello di regressione lineare (ed era comprensiva
di produzione di acqua calda sanitaria e gas da cucina). Nella nuova metodologia si è
adottato il metodo di Faiella, Lavecchia e Borgarello (2017), basato sul calcolo della spesa
minima necessaria per adeguarsi alla normativa europea EN 15251, che definisce il comfort
minimo in termini di temperatura nell’abitazione. La stima è basata sulla domanda unitaria di
122 riscaldamento per 140 edifici tipo, classificati in base a zona climatica, epoca di costruzione
e tipologia. Attraverso tali caratteristiche si effettua il collegamento con l’Indagine sulle spese
delle famiglie, consentendo il calcolo del fabbisogno energetico in termini di unità fisiche.
La valorizzazione si ottiene, infine, utilizzando i prezzi unitari di fonte ARERA/Istat. Per la
componente energia elettrica, in assenza dell’aggiornamento dello studio preso a riferimento
nel passato per la definizione dei fabbisogni minimi, si è scelto di procedere al calcolo di
un consumo energetico essenziale tramite un modello di regressione sui dati dell’Indagine
sulle spese delle famiglie. Le spese per produrre acqua calda e gas da cucina, considerate in
precedenza con il riscaldamento, sono adesso incluse in questa componente.
Come già nella precedente metodologia, con la componente residuale si persegue l’obiettivo
di stimare il minimo necessario per arredare e manutenere l’abitazione, vestirsi, comunicare,
informarsi, muoversi sul territorio, istruirsi e mantenersi in buona salute. La Commissione ha
rivisto e aggiornato il paniere di beni e servizi idonei a soddisfare i bisogni residuali, e il valore
monetario di questa componente è ottenuto attraverso un modello di regressione lineare,
funzione anche del valore del paniere alimentare, a cui sono applicati specifici coefficienti
3. Le condizioni e la qualità della vita
11 Istituiti dal Decreto Legge 4 maggio 2023, n. 48 (convertito nella Legge 3 luglio 2023, n. 85).
Istat | Rapporto annuale 2024
Nei tre anni in cui il RdC è stato in vigore nella sua forma completa per 12 mesi, dal 2020 al
2022, le famiglie beneficiarie (con almeno una mensilità nel corso dell’anno) sono state circa
1,6 milioni nel 2020, quasi 1,8 nel 2021 e circa 1,7 nel 2022. Complessivamente, con il RdC i
soggetti destinatari hanno beneficiato di oltre 7,1 miliardi nel 2020, circa 8,8 nel 2021 e circa
8 nel 202212.
L’integrazione tra le informazioni del Registro statistico tematico dei redditi13, che include an-
che le informazioni degli archivi amministrativi di fonte Inps, e quelle dell’Indagine sulle spese
delle famiglie ha permesso di stimare, per il periodo 2020-2022, l’impatto che il RdC ha avuto
sulla povertà assoluta.
L’esercizio si basa sull’ipotesi che il sussidio, e quindi il RdC, sia stato completamente speso
dalla famiglia per l’acquisto di beni o servizi. L’assunzione appare ragionevole se si consi-
dera che: i) l’importo erogato non poteva essere risparmiato, pena la perdita del diritto; ii) le
famiglie con forti vincoli di bilancio, come quelle a cui tali benefici sono rivolti, sono di fatto
difficilmente in grado di accantonare una quota del loro reddito. Se, quindi, dalla spesa per
consumi sostenuta dalla famiglia beneficiaria si sottrae quanto ricevuto come sussidio, è
possibile valutare la collocazione che la famiglia avrebbe avuto rispetto alla linea di povertà
(sotto o sopra, ossia povera o non povera) se la misura di sostegno non fosse stata erogata.
In pratica, si stimano gli indicatori di povertà assoluta che si sarebbero verificati in totale
assenza di RdC, e si mettono a confronto con la stima degli stessi indicatori ottenuti consi-
derando l’erogazione del Reddito di Cittadinanza14.
Nell’analizzare in maniera descrittiva il nesso tra stime di povertà assoluta e misure volte al
sostegno dei redditi e consumi, occorre considerare che i criteri sottostanti l’erogazione del
RdC non coincidono con le condizioni per essere in povertà assoluta. Il RdC, infatti, consi-
dera un mix di fattori patrimoniali e reddituali mentre nella povertà assoluta si considera la
spesa per consumi; inoltre il RdC è caratterizzato da requisiti di natura socio-economica che
non vengono considerati nella definizione della povertà assoluta. Legato a ciò e di estrema
importanza, la soglia dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) di riferi-
mento sotto la quale era possibile usufruire del RdC era fissata a livello nazionale, mentre la
povertà assoluta tiene conto del costo della vita differenziato sul territorio. Di conseguenza,
nel 2022, il sussidio è stato erogato in poco più della metà dei casi (53,4 per cento) a famiglie
in povertà assoluta, e solo una famiglia su tre (32,3 per cento) di quelle in povertà ha ricevuto
il sussidio.
Gli elementi di differenza sopra riportati emergono molto chiaramente dal confronto tra la
composizione percentuale delle famiglie in povertà assoluta e quella delle famiglie bene-
ficiarie. Ad esempio, a causa del diverso riferimento territoriale delle soglie (nazionale per
124 il RdC e territoriale per la povertà assoluta che considera il differente costo della vita sul
territorio), nel 2022 il 21,5 per cento delle famiglie povere risiedeva nel Nord-ovest e il 16,8
per cento nel Nord-est, a fronte, rispettivamente, del 12,9 e del 7,5 per cento del totale delle
famiglie beneficiarie di RdC. L’opposto avviene al Sud (31,9 per cento delle famiglie povere
e 41,7 per cento delle famiglie beneficiarie) e nelle Isole (rispettivamente, 14,6 e 24,6 per
cento). Inoltre, rispetto alla povertà assoluta, la scala di equivalenza utilizzata per il RdC
penalizza in termini relativi le famiglie più numerose rispetto a quelle meno numerose (ad
esempio, nel 2022, i monocomponenti con meno di 65 anni sono il 21,1 per cento delle fa-
miglie povere e il 26,2 per cento delle famiglie beneficiarie; all’opposto, le coppie con due fi-
gli sono il 15,7 per cento delle famiglie povere e il 12,1 per cento delle famiglie beneficiarie).
Grazie, invece, all’attenzione del RdC verso le persone in cerca di occupazione, le famiglie
la cui persona di riferimento (PR) è in questa condizione sono quelle che hanno il maggiore
vantaggio relativo (nel 2022 sono il 10,5 per cento delle famiglie povere e il 19,3 per cento
delle famiglie beneficiarie). Al contrario, a causa del vincolo per gli stranieri in base agli anni
di residenza, le famiglie con stranieri vengono raggiunte dal RdC in misura inferiore rispetto
alla loro deprivazione per come misurata dalla povertà assoluta (nel 2022, sono il 27,9 per
cento del totale delle famiglie povere e il 18,7 per cento delle beneficiarie). Infine, grazie alla
differenziazione del RdC in base al titolo di godimento dell’abitazione, la misura assistenzia-
le raggiungeva più spesso le famiglie in affitto (50,8 per cento del totale delle famiglie con
RdC) rispetto alla loro quota sul totale delle famiglie povere (46,2 per cento).
Confrontando gli indicatori di povertà familiare stimati nell'assenza di questa misura di soste-
gno al reddito delle famiglie e con l’erogazione del RdC (Tavola 3.1), l’erogazione del RdC ha
permesso a 404 mila famiglie nel 2020, a 484 mila famiglie nel 2021 e a 451 mila famiglie nel
2022 di uscire dalla povertà (rispettivamente al 16,6, al 19,3 e al 17,1 per cento delle famiglie
che erano in povertà assoluta), per un totale di 876 mila individui nel 2020 e di oltre un milione
nel 2021 e nel 2022 (rispettivamente, il 14,0 per cento dei poveri assoluti stimati in assenza di
sussidi nel 2020, il 16,9 nel 2021 e il 15,4 per cento nel 2022) (Tavola 3.2).
Un sicuro beneficio ne hanno tratto anche le famiglie che, in condizioni ancora peggiori, sono
rimaste in povertà assoluta nonostante abbiano ricevuto il RdC (oltre 400 mila famiglie nei
tre anni, 402 mila nel 2022): queste, infatti, hanno comunque sperimentato una riduzione di
quasi due terzi dell’intensità di povertà, cioè della distanza media dalla loro linea di povertà,
dal 65,1 al 22,9 per cento nel 2022. In generale, l’intensità di povertà (misurata come media
delle distanze percentuali delle spese delle famiglie povere dalle loro linee di povertà) sarebbe
stata in assenza di sussidi del 28,8 per cento anziché del 18,8 nel 2020, del 29,4 anziché del
18,8 nel 2021 e del 25,5 anziché del 18,2 nel 2022.
L’effetto del RdC in termini di impatto sulla povertà assoluta è decisamente più forte per alcuni
sottogruppi di famiglie, anche in questo caso legandosi alle specificità dei requisiti previsti per
accedere alle misure di sostegno. In particolare, in assenza di sussidi l’incidenza di povertà
assoluta nel 2022 per le famiglie residenti nel Sud e nelle Isole sarebbe stata superiore di 3,8 e
3,9 punti percentuali rispettivamente. Nel 2022, il numero di famiglie povere del Mezzogiorno
avrebbe complessivamente raggiunto gli oltre 1,2 milioni contro 906 mila nel 2022.
Tra le famiglie in affitto, l’incidenza di povertà sarebbe stata del 26,2 per cento nel 2022 (5
punti percentuali superiore a quella stimata dopo l’erogazione del RdC). Effetti evidenti si
osservano anche per le famiglie con persona di riferimento in età inferiore ai 65 anni, spe-
cialmente se persone sole (-2,9 punti percentuali) o monogenitori. I benefici più rilevanti si
osservano comunque tra le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione, per
le quali l’incidenza, in assenza di RdC, avrebbe raggiunto il 36,2 per cento nel 2022, con una 125
riduzione di 13,8 punti percentuali.
L’incidenza familiare si riduce per le famiglie con stranieri di 3,3 punti nel 2022, più delle fa-
miglie di soli italiani (-1,5 punti). L’apparente paradosso, considerati gli stringenti vincoli sulla
cittadinanza per ottenere il RdC, è dovuto all’elevatissima incidenza di povertà di partenza
tra le famiglie con stranieri (oltre il 30 per cento, contro meno dell’8 per cento delle famiglie
di soli italiani), fatto che indica, in termini relativi, un miglioramento più forte per le famiglie di
soli italiani.
Istat | Rapporto annuale 2024
Tavola 3.1 Famiglie in povertà assoluta prima e dopo l’erogazione del Reddito di Cittadinanza (RdC) per
ripartizione geografica e caratteristiche delle famiglie. Anni 2020-2022 (valori assoluti in migliaia e
incidenza percentuale)
Anno 2020 Anno 2021 Anno 2022
CARATTERISTICHE Povertà assoluta Povertà assoluta Povertà assoluta Povertà assoluta Povertà assoluta Povertà assoluta
FAMILIARI pre-RdC dopo RdC pre-RdC dopo RdC pre-RdC dopo RdC
Famiglie Incidenza Famiglie Incidenza Famiglie Incidenza Famiglie Incidenza Famiglie Incidenza Famiglie Incidenza
(v.a.) (%) (v.a.) (%) (v.a.) (%) (v.a.) (%) (v.a.) (%) (v.a.) (%)
RIPARTIZIONI
GEOGRAFICHE
Nord-ovest 593 8,1 536 7,3 548 7,5 495 6,8 568 7,8 531 7,2
Nord-est 379 7,3 361 7,0 390 7,5 366 7,1 443 8,5 408 7,9
Centro 361 6,8 302 5,7 387 7,3 318 6,0 401 7,5 342 6,4
Sud 735 13,3 572 10,4 800 14,4 585 10,5 841 15,0 630 11,2
Isole 363 13,1 256 9,3 378 13,5 258 9,2 385 13,6 276 9,8
TIPOLOGIA FAMILIARE
Persona sola < 65 485 10,9 354 8,0 546 11,4 383 8,0 558 11,4 416 8,5
Persona sola > 64 277 6,3 239 5,4 305 6,8 270 6,0 322 7,1 294 6,5
Coppia con P.R < 65 162 6,9 119 5,1 156 6,9 118 5,2 164 7,1 119 5,1
Coppia con P.R > 64 116 3,5 106 3,2 142 4,1 134 3,8 171 4,9 162 4,6
Coppia con 1 figlio 293 7,9 253 6,8 260 7,2 216 6,0 288 8,3 230 6,6
Coppia con 2 figli 391 11,3 348 10,1 372 11,5 318 9,9 414 12,2 361 10,7
Coppia con 3 figli
e più 146 19,0 135 17,5 181 20,7 163 18,6 188 23,9 163 20,7
Monogenitore 321 14,5 261 11,8 313 14,4 216 9,9 331 15,0 255 11,5
Altro 239 18,3 213 16,3 230 17,3 204 15,4 202 16,8 187 15,6
CONDIZIONE
PROFESSIONALE DELLA PR
Dipendente: dirigente,
quadro e impiegato 136 2,7 127 2,5 132 2,5 119 2,2 149 2,8 137 2,6
Dipendente: operaio e
assimilato 688 14,8 630 13,6 706 15,0 651 13,8 766 16,1 699 14,7
Indipendente:
imprenditore e libero
professionista 35 3,2 34 3,2 20 1,8 17 1,5 19 1,6 16 1,4
Indipendente: altro
indipendente 162 7,7 149 7,1 173 8,5 158 7,8 188 9,2 174 8,5
Ritirato/a dal lavoro 467 5,2 402 4,5 457 5,1 410 4,6 578 6,4 533 5,9
In cerca di
occupazione 222 28,3 143 18,2 323 38,0 193 22,7 276 36,2 171 22,4
In altra condizione
(diversa da ritirato/a
dal lavoro) 719 21,0 540 15,8 694 21,3 474 14,6 662 20,8 456 14,3
CITTADINANZA
Famiglie di soli italiani 1.801 7,5 1.456 6,1 1.802 7,5 1.380 5,8 1.901 7,9 1.525 6,4
Famiglie con almeno
126 uno straniero 629 29,1 570 26,4 703 30,8 642 28,1 737 32,2 661 28,9
TITOLO DI GODIMENTO
DELL'ABITAZIONE
Affitto o subaffitto 1.127 23,7 892 18,8 1.183 24,4 927 19,1 1.219 26,2 983 21,2
Proprietà 973 5,2 868 4,6 935 4,9 805 4,3 1.049 5,5 920 4,8
Usufrutto o uso
gratuito 330 13,8 267 11,2 387 16,0 289 12,0 371 15,3 283 11,7
Totale 2.430 9,3 2.026 7,8 2.505 9,6 2.021 7,7 2.638 10,0 2.187 8,3
Fonte: Istat, Indagine sulle spese delle famiglie e Registro statistico tematico dei redditi
3. Le condizioni e la qualità della vita
L’effetto combinato di riduzione dell’incidenza di povertà assoluta (per le famiglie che escono
dalla povertà) e di riduzione dell’intensità di povertà (per le famiglie che restano in povertà
assoluta anche dopo il RdC) porta il Poverty gap, cioè l’ammontare di euro necessari per
colmare la distanza tra le spese delle famiglie povere e le loro linee di povertà, a una riduzione
da 9,1 a 5,2 miliardi nel 2020, da 9,5 a 5,2 miliardi nel 2021, e da 9,8 a 6,2 miliardi nel 2022
(Figura 3.7).
Figura 3.7 Poverty gap prima e dopo l’erogazione del RdC. Anni 2020-2022 (valori in milioni
di euro)
10.000
8.000
6.000
4.000
2.000
0
Pre RdC Post Rdc Pre RdC Post Rdc Pre RdC Post Rdc
2020 2021 2022
Fonte: Istat, Indagine sulle spese delle famiglie e Registro statistico tematico dei redditi
Dopo l’erogazione del RdC, anche l’incidenza di povertà assoluta individuale scende all’incir-
ca in linea con quella familiare, nel 2022 di 1,8 punti percentuali (Tavola 3.2). L’effetto è parti-
colarmente rilevante nel Sud e nelle Isole (-4,0 e -4,1 punti, rispettivamente). Sono circa 250
mila i minori che escono dalla povertà; in assenza di RdC, la loro incidenza di povertà sarebbe
stata superiore di 2,7 punti (16,1 contro 13,4 per cento). Questa fascia di età resta comunque
quella con l’incidenza più elevata nei tre anni, anche dopo l’erogazione del RdC. Inoltre, il calo 127
è all’incirca in linea, anche se leggermente superiore, con la popolazione delle altre fasce di
età, a eccezione delle persone di 65 anni e oltre, che registrano invece una diminuzione di in-
cidenza di circa mezzo punto percentuale (ma restano quelli con minore incidenza di povertà
individuale, particolarmente distanti dal resto della popolazione). Nel 2022, l’erogazione del
RdC ha permesso l’uscita dalla povertà assoluta di circa 910 mila italiani e 127 mila stranieri
(1,7 punti percentuali in meno sull’incidenza individuale per gli italiani e circa 2,5 punti per-
centuali in meno per gli stranieri), con questi ultimi che rimangono su livelli di incidenza tra le
quattro e le cinque volte maggiori rispetto agli italiani. Essendo la povertà assoluta definita a
livello familiare, e non avendo il RdC requisiti differenziati per sesso, non si apprezzano parti-
colari differenze di genere.
Istat | Rapporto annuale 2024
Tavola 3.2 Individui in povertà assoluta prima e dopo l’erogazione del Reddito di Cittadinanza (RdC) per
ripartizione geografica e caratteristiche degli individui. Anni 2020-2022 (valori assoluti in migliaia e
incidenza percentuale)
Anno 2020 Anno 2021 Anno 2022
CARATTERISTICHE Povertà assoluta Povertà assoluta Povertà assoluta Povertà assoluta Povertà assoluta Povertà assoluta
INDIVIDUALI pre-RdC dopo RdC pre-RdC dopo RdC pre-RdC dopo RdC
Famiglie Incidenza Famiglie Incidenza Famiglie Incidenza Famiglie Incidenza Famiglie Incidenza Famiglie Incidenza
(v.a.) (%) (v.a.) (%) (v.a.) (%) (v.a.) (%) (v.a.) (%) (v.a.) (%)
RIPARTIZIONI
GEOGRAFICHE
Nord-ovest 1.527 9,7 1.428 9,0 1.272 8,1 1.183 7,5 1.348 8,6 1.295 8,3
Nord-est 933 8,1 890 7,7 972 8,5 924 8,1 1.074 9,4 1.003 8,8
Centro 886 7,6 769 6,6 1.009 8,6 857 7,3 991 8,5 874 7,5
Sud 2.044 15,1 1.654 12,2 2.211 16,4 1.711 12,7 2.314 17,3 1.780 13,3
Isole 883 13,7 655 10,2 931 14,6 642 10,0 983 15,4 722 11,3
SESSO
Maschi 2.999 10,4 2.607 9,1 3.131 10,9 2.612 9,1 3.253 11,4 2.778 9,7
Femmine 3.274 10,8 2.788 9,2 3.264 10,8 2.705 9,0 3.458 11,5 2.895 9,7
CLASSI DI ETÀ
Fino a 17 anni 1.394 14,3 1.209 12,4 1.456 15,1 1.210 12,6 1.525 16,1 1.269 13,4
18-34 anni 1.306 13,4 1.132 11,6 1.289 13,4 1.064 11,1 1.367 14,2 1.157 12,0
35-64 anni 2.780 10,8 2.335 9,1 2.808 11,0 2.276 8,9 2.882 11,4 2.366 9,4
65 anni e più 793 5,7 720 5,2 841 6,0 767 5,5 936 6,6 882 6,3
CITTADINANZA
Italiani 4.716 8,7 3.944 7,3 4.676 8,7 3.709 6,9 4.878 9,1 3.969 7,4
Stranieri 1.557 31,9 1.452 29,8 1.719 34,8 1.608 32,6 1.832 36,5 1.705 34,0
Totale 6.272 10,6 5.396 9,1 6.395 10,9 5.317 9,1 6.710 11,5 5.674 9,7
Fonte: Istat, Indagine sulle spese delle famiglie e Registro statistico tematico dei redditi
15 Per la definizione dell’indice di deprivazione materiale e sociale specifica dei minori si può consultare il Glossario.
3. Le condizioni e la qualità della vita
Nel nostro Paese, il 13,5 per cento dei minori di 16 anni risulta in condizione di deprivazione
materiale e sociale (circa 1 milione 127 mila ragazzi e ragazze), 0,5 punti percentuali in più
della media dell’Unione europea (Figura 3.8). La diffusione della deprivazione è eterogenea
tra i paesi: da oltre il 40 per cento in Romania a meno del 4 in Slovenia, Svezia e Finlandia. In
quasi tutti i paesi, e in particolare in Italia, Austria, Lussemburgo e Svezia, la quota di minori
in condizione di deprivazione è minore rispetto a quella dei minori a rischio di povertà mone-
taria16. Questa, in Italia, raggiunge il 25,6 per cento, al quarto posto dopo Romania, Spagna e
Lussemburgo, e superiore alla media europea di 6,5 punti percentuali.
Figura 3.8 Bambini e ragazzi di età inferiore a 16 anni in condizione di deprivazione materiale
e sociale specifica e a rischio di povertà monetaria nei Paesi Ue27. Anno 2021
(per 100 bambini e ragazzi della stessa età)
45
40
35
30
25
20
15
10
Anche per questo indice, si confermano le forti disuguaglianze territoriali: nel 2021, la quota di
minori in condizioni di deprivazione raggiungeva il 20,1 per cento nel Mezzogiorno (in discesa
di 0,4 punti percentuali rispetto al 2017, quando è stato rilevato analogo modulo ad hoc),
mentre nel Centro l’incidenza della deprivazione era pari a 5,7 per cento, valore più basso a 129
livello nazionale e dimezzato rispetto all’11,7 del 2017. Nel Nord si registra invece un peggio-
ramento delle condizioni di vita dei minori di 16 anni, dall’8,5 per cento del 2017 all’11,9 del
2021. Il fenomeno della deprivazione quasi triplica tra i bambini e ragazzi stranieri residenti in
Italia, interessandone il 34,4 per cento del totale (quasi 415mila individui) e addirittura il 67,2
per cento nel Mezzogiorno.
Il 44,1 per cento dei minori di 16 anni in deprivazione sociale e materiale è di nazionalità italia-
na e vive nel Mezzogiorno e il 26,9 per cento è straniero e vive nel Nord. Nel Nord vive anche
il 13,7 per cento dei minori deprivati con cittadinanza italiana (Figura 3.9).
Figura 3.9 Bambini e ragazzi di età inferiore a 16 anni in condizioni di deprivazione materiale e
sociale specifica per ripartizione geografica e cittadinanza del minore. Anno 2021
(per 100 bambini e ragazzi in condizione di deprivazione materiale e sociale)
Considerando le caratteristiche familiari, peggiora la situazione dei minori che vivono in fa-
miglie monogenitore (nel 2021 il 16,9 per cento, era il 14,9 per cento nel 2017), mentre è
pressocché stabile quella dei figli minori delle coppie (12,3 per cento nel 2021; 12,4 nel 2017).
L’incidenza di deprivazione è maggiore laddove la fonte principale di reddito è rappresentata da
pensioni e trasferimenti pubblici (34,8 per cento, in peggioramento rispetto al 31,0 per cento del
2017), mentre è più contenuta tra le famiglie la cui fonte principale di reddito è quella da lavoro
dipendente (11,7 per cento) o autonomo (6,3 per cento). In quest’ultimo caso, inoltre, le condizioni
dei minori migliorano rispetto al 2017, quando l’incidenza di deprivazione era il 9,9 per cento.
Il titolo di studio dei genitori, che può essere interpretato anche come una proxy dei livelli di
reddito e delle condizioni sociali delle famiglie, gioca un ruolo importante nel determinare le
condizioni di vita dei minori. Nel 2021 la deprivazione materiale e sociale specifica tocca il 3,0
per cento dei minori con il titolo di studio più elevato tra i genitori (o del monogenitore) superiore
o uguale alla laurea, raggiungendo però il 33,9 per cento nel caso di titolo di studio inferiore o
130 uguale alla licenza media: una diffusione oltre 10 volte più ampia, e che tra 2017 e 2021 è cre-
sciuta di quasi cinque punti percentuali. È invece lievemente migliorata la situazione dei minori
con il titolo di studio dei genitori pari al diploma superiore (dall’11,2 al 10,4 per cento).
Osservando singolarmente le diverse dimensioni di deprivazione riassunte dall’indice, si nota che
nel nostro Paese i bisogni di base di molti bambini non vengono pienamente soddisfatti: il 16,9
per cento dei minori non si può permettere “una settimana di vacanza all’anno lontano da casa”
per motivi economici; sempre per una mancata disponibilità economica, il 9,1 per cento del totale
dei minori non può svolgere regolarmente “attività di svago fuori casa a pagamento”, valore che
triplica nel caso dei minori stranieri. Per questi ultimi si segnala inoltre che il 16,5 per cento non si
può permettere di “invitare gli amici per giocare”. Poiché vivere in un contesto di scarse relazioni
sociali contribuisce ad alimentare le difficoltà emotivo-comportamentali, questi risultati segnalano
la necessità di adeguate politiche di sostegno e integrazione per le famiglie di stranieri con minori.
Crescere senza poter mangiare cibo adeguato può avere conseguenze negative sulla salute
dei bambini e delle bambine. Nel 2021 il 4,9 per cento dei minori di 16 anni vive in famiglie
3. Le condizioni e la qualità della vita
che hanno sperimentato difficoltà economiche tali da impedire l’acquisto del cibo necessario.
Inoltre, il 2,5 per cento dei minori di 16 anni non consuma almeno un pasto proteico al giorno
perché la famiglia non può permetterselo. L’incapacità da parte della famiglia di sostenere le
spese per un pasto proteico al giorno oppure l’incapacità di affrontare le spese per comprare
il cibo necessario delinea una condizione di deprivazione alimentare che, nel 2021, interessa
complessivamente il 5,9 per cento dei minori di 16 anni (6,2 per cento nel Nord, 2,5 nel Centro
e 7,6 nel Mezzogiorno).
energetico utilizzato, dell’intensità di utilizzo del bene, della sua possibile sostituzione e del
benessere della famiglia); la tipologia di contratto di fornitura, se a prezzo fisso o variabile20; la
titolarità o meno delle misure di sostegno pubbliche mirate a contrastare il caro energia. Inoltre,
le variazioni nelle quantità di energia consumate dalle famiglie italiane nel 2022 hanno assorbito
gli effetti derivanti da un inverno con temperature sopra la media storica21, che ha contribuito a
una riduzione effettiva nei consumi del 3 e 14 per cento, rispettivamente, per elettricità e gas.
Ne consegue che l’aumento dei prezzi non ha colpito tutte le famiglie nello stesso modo. In parti-
colare, l’incidenza della spesa energetica sul totale è aumentata per tutte le famiglie, ma le famiglie
più povere, che hanno beneficiato non solo delle misure generalizzate di contenimento dei prezzi
ma anche di trasferimenti mirati per le famiglie in difficoltà, hanno avuto una crescita della spesa
inferiore rispetto alle famiglie con spesa complessiva equivalente attorno alla mediana.
Nel 2022, anno in cui, come detto, si sono registrati da un lato forti aumenti dei prezzi, e
dall’altro ingenti sussidi alle famiglie22 e fabbisogni energetici più bassi dovuti a temperature
mediamente più elevate, la povertà energetica ha riguardato 2 milioni di famiglie, pari al 7,7
per cento del totale, in riduzione di 0,8 punti percentuali rispetto all’anno precedente (circa
190 mila famiglie in meno) (Figura 3.10). In particolare, sono diminuite le famiglie in povertà
energetica appartenenti ai primi due quinti della distribuzione della spesa equivalente (-235
mila famiglie), che hanno beneficiato maggiormente degli aiuti mirati, mentre sono aumentate
quelle appartenenti ai successivi tre quinti della distribuzione (+45 mila).
Figura 3.10 Incidenza di povertà energetica in Italia. Anni 2014-2022 (valori percentuali)
10
8,7 8,8
9 8,6 8,5 8,5
8,0
8 7,6 7,7
7,3
7
132 0
2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022
A livello territoriale si è registrata una considerevole riduzione della quota di famiglie in povertà
energetica nelle Isole, nel Sud e nel Centro, a fronte di una stabilità nel Nord-est (Figura 3.11,
grafico di sinistra). Si conferma una maggiore incidenza del fenomeno nelle aree suburbane e
nei piccoli centri rispetto alle grandi aree metropolitane (Figura 3.11, grafico di destra).
20 I contratti a prezzo fisso nel 2022 risultano sottoscritti da circa la metà delle famiglie italiane (Monitoraggio
Retail offerte e prezzi - Rapporto 2022, ARERA).
21 Cfr. CNR, ISAC, https://www.isac.cnr.it/climstor/DPC/climate_news.html.
22 Si stima,ad esempio, che i soli bonus energia per elettricità e gas abbiano ridotto l’incidenza di povertà assoluta
familiare di 0,7 punti percentuali nel 2022.
3. Le condizioni e la qualità della vita
Figura 3.11 Incidenza di povertà energetica per ripartizione (sinistra) e tipo di comune (destra).
Anni 2020-2022 (valori percentuali)
18 10
16 9
8
14
7
12
6
10
5
8
4
6
3
4 2
2 1
0 0
Centro area Periferia area Altri comuni fino Italia
metropolitana metropolitana a 50.000 abitanti
e comuni con (diversi dai comuni
50.001 abitanti periferia area
e più metropolitana)
Figura 3.12 Incidenza di povertà energetica per cittadinanza della persona di riferimento e
presenza di minori in famiglia. Anno 2022 (valori percentuali)
18 133
16
14
12
10
0
PR italiana PR straniera Totale
23 Le analisi sono state effettuate su alcuni indicatori relativamente all’uso di Internet, alle relazioni interpersonali, alla
partecipazione politica, sociale e culturale, agli stili di vita e condizioni di salute e alla soddisfazione per diversi ambiti
della vita, misurati nel 2003 e nel 2023 e che consentono di apprezzare sia le variazioni significative osservate nel
tempo (in senso positivo e negativo) sia di mettere in evidenza aree di stabilità tra i due periodi presi in esame.
3. Le condizioni e la qualità della vita
24 Le analisi di questo e dei prossimi paragrafi sono state effettuate analizzando le differenze tra giovani, adulti e an-
ziani, di oggi e del passato. Per ogni indicatore è stato calcolato il rapporto tra i valori osservati nel 2023 e i valori
osservati nel 2003. Se l’indicatore ha una polarità negativa (cioè un aumento del valore implica un peggioramento) è
stato considerato il rapporto inverso. Questo metodo di calcolo predefinito produce una misura che non è simmetri-
ca intorno a 1 e che non ha un limite superiore. Questa problematica è stata affrontata adottando un indice di parità
aggiustato (OCSE, 2019), in cui i rapporti che superano 1 vengono invertiti e sottratti a 2. Per costruzione, l’indice
di parità e il suo inverso, dopo l’aggiustamento, sono simmetrici rispetto alla linea di parità (rapporto=1) e quindi
rapporti diversi possono essere correttamente confrontati. Più l’indice di parità corretto si allontana da 1, maggiore è
la disparità tra giovani, adulti, e anziani di oggi e quelli del passato. Un valore dell’indice di parità aggiustato inferiore
a 1 indica una disparità a favore dei giovani, adulti e anziani del passato (area di peggioramento), mentre un valore
superiore a 1 indica una disparità a favore dei giovani, adulti e anziani di oggi (area di miglioramento).
Istat | Rapporto annuale 2024
Figura 3.13 Rapporto tra alcuni indicatori su diversi ambiti della vita riferiti alle persone di
16-24 anni nel 2023 e nel 2003 (indici di parità aggiustati, 2023 vs 2003) (a)
Significatività: Sì No
In particolare, per quanto riguarda le abilità relative all’utilizzo di software, sempre più determinanti
per l’inserimento nel mercato del lavoro, nel 2023 circa 8 ragazzi su 10 sono in grado di effettuare
operazioni di base25 e circa 7 su 10 di scaricare e installare software o applicazioni, con livelli alli-
neati a quelli dei coetanei europei. Il 66,5 per cento sa utilizzare software per l’elaborazione di testi
(3 punti percentuali sotto la media Ue27, e con un leggero vantaggio per le ragazze, come in molti
136 altri Paesi dell’Unione) e il 45,5 per cento sa utilizzare fogli elettronici di calcolo, livelli questi ultimi
di 5 punti inferiori alla media e con una differenza di genere a svantaggio delle ragazze. Appena
il 13,9 per cento ha invece utilizzato un linguaggio di programmazione (in linea con l’Ue27), con
una differenza di genere molto ampia (l’incidenza è quasi doppia tra i ragazzi rispetto alle ragazze)
comune anche agli altri Paesi dell’Unione. Va segnalato come per gli studenti l’incidenza di queste
attività sia più elevata, e le differenze con la media Ue27 attenuate o inesistenti.
Spesso la Rete viene utilizzata dai giovani per attività legate all’intrattenimento, fenomeno in
forte aumento negli ultimi anni. Nel 2022 (anno più recente disponibile), l’83,1 per cento dei
ragazzi utilizza la Rete per guardare video da servizi di condivisione ad esempio YouTube,
TikTok, eccetera (nel 2016 era il 78,2 per cento).
25 Quali ad esempio, copiare o spostare documenti, immagini, dati, video tra cartelle o tra dispositivi mediante
l’invio di email, WhatsApp, chiavette USB o servizi cloud (75,9 per cento contro il 78,4 per cento dell’Ue27).
3. Le condizioni e la qualità della vita
Poco più di 6 giovani su 10 nel 2023 hanno usato Internet per cercare informazioni su beni
e servizi (nel 2007 erano poco più di 4 su 10) e quasi 5 su 10 per la ricerca di informazioni
sanitarie (nel 2007 erano poco meno di 2 su 10). Come intuibile, nel periodo pandemico si è
registrata una forte accelerazione della ricerca di informazioni sanitarie sul web (con un incre-
mento pari a più di 11 punti percentuali).
Il commercio online26 (Figura 3.14) è praticato dalla metà dei ragazzi di 16-24 anni (nel 2007
era appena il 10,0 per cento), mentre 4 ragazzi su 10 hanno fatto ricorso ai servizi bancari
online (era appena 1 su 10 nel 2007). Nonostante l’aumento degli ultimi anni, i ragazzi italiani
sono ancora molto meno attivi su questi fronti rispetto ai loro coetanei dell’Ue27.
Per quanto riguarda l’uso della Rete per svolgere attività connesse alla comunicazione e ai
contatti sociali, la quasi totalità dei ragazzi usa i servizi di messaggeria istantanea (93,7 per
cento), l’87,2 per cento effettua chiamate o video chiamate via Internet (nel 2008 era il 18,1 per
cento) e l’80,7 per cento usa i social network (nel 2011 erano il 66,4 per cento). Diffuse sono
anche le attività di comunicazione via email (83,8 per cento, erano il 52,3 per cento del 2007).
Nel corso degli ultimi venti anni l’utilizzo di Internet per comunicare ha visto un’accelerazione,
con un’impennata iniziata nel 2019 e continuata per tutto il 2020, periodo che ha coinciso con
l’inizio della pandemia, dell’isolamento e del conseguente intensificarsi delle attività da remoto.
Passando dalla rete di relazioni virtuali a quella di frequentazioni che avvengono in presenza, si
osserva come incontrarsi assiduamente con i propri amici sia una caratteristica peculiare dei
più giovani che, tra scuola, università e attività del tempo libero, hanno più occasioni per vedere
i propri coetanei. Le restrizioni legate all’emergenza sanitaria degli scorsi anni hanno avuto
certamente un impatto negativo sulle abitudini di socialità in presenza, sebbene la rarefazione
delle frequentazioni sia una tendenza che si osserva da più lungo tempo. La quota di giovani
che incontra gli amici assiduamente si è ridotta significativamente nel tempo (passando dal
94,8 per cento del 2003 all’88,0 per cento del 2023, ma già nel 2019 era sotto il 90 per cento).
I giovani sono quelli che più di tutti dichiarano di avere un’ampia rete di sostegno. Il vivere an-
cora in famiglia dà loro la possibilità di una più assidua frequentazione con i parenti, oltre ad
accrescere le occasioni di incontro con il gruppo dei pari.
Figura 3.14 Rapporto tra alcuni indicatori sull’uso di Internet e la frequentazione degli amici
riferiti alle persone di 16-24 anni nel 2023 e nel 2003 per genere (indici di parità
aggiustati, 2023 vs 2003) (a)
Resta molto ampia, e stabile nel tempo, la fiducia che ripongono nelle persone che li circon-
dano: la quota di quanti dichiarano di avere almeno un parente (non convivente), un vicino o
un amico su cui contare si attesta, infatti, nel corso dell’ultimo decennio su valori prossimi al
90 per cento. I destinatari della fiducia dei più giovani sono soprattutto gli amici (l’81,4 per
cento dichiara di poter contare su amici).
I giovani, oggi come in passato, mostrano un minore coinvolgimento nella vita politica del
Paese (il 40,2 per cento ha svolto almeno un’attività politica nel 2023 rispetto al 55,3 per cento
della media generale). Negli ultimi venti anni, la quota di partecipazione politica giovanile è
diminuita circa il doppio rispetto alla popolazione di 16 anni e più e un indice di parità aggiu-
stato tra 2023 e 2003 pari a 0,74 (Figura 3.15). Come nel resto della popolazione, anche se
con livelli di coinvolgimento inferiori, la partecipazione è per lo più indiretta27 (il 38,2 per cento
dei giovani rispetto al 54,6 per cento del totale) e rispetto al passato si opta per canali di infor-
mazione sempre meno tradizionali. La televisione, che venti anni fa era fonte di informazione
politica per la stragrande maggioranza dei giovani, è stata sorpassata dal web, diventato lo
strumento privilegiato di informazione per il 71,0 per cento dei giovani (+20,6 punti percentuali
rispetto al 2013), grazie alla diffusione dei social network come principale canale informativo
(per il 66,7 per cento dei giovani). Un ruolo di primo piano, dal 2013 a oggi, è ricoperto dalle
reti informali: parenti, amici, conoscenti offrono ai giovani opportunità di confronto sui temi
politici, risultando sempre un canale di informazione politica utilizzato da oltre la metà dei
giovani (quota che si riduce a poco più un terzo tra la popolazione di 16 anni e più). La parte-
cipazione giovanile alla vita politica è diminuita e si è progressivamente dematerializzata, con
la possibilità di esprimere opinioni su temi sociali o politici o di partecipare a consultazioni e
votazioni attraverso il web, attività più diffuse in questo segmento della popolazione (il 34,1
per cento ha svolto almeno una delle due attività nel 2023) e che rappresentano per più di 1
giovane su 10 l’unica modalità di partecipazione politica e civica.
I giovani, almeno fino alla pandemia, sono stati più coinvolti, rispetto alla media della popo-
lazione di 16 anni e più, in forme di partecipazione politica visibile anche prendendo parte
a cortei e manifestazioni (nel 2003 erano il 18,5 per cento rispetto all’11,3 per cento della
media della popolazione); negli ultimi anni questo tipo di partecipazione diretta si è ridotto
notevolmente, e nel 2023 è sceso al 6,8 per cento dei giovani e al 5,7 per cento per l’intera
popolazione di 16 anni e più.
Anche l’impegno in attività di volontariato, che nel 2003 registrava livelli superiori alla media
in questo segmento di popolazione (11,0 per cento rispetto al 10,1 per cento), ha risentito
dell’emergenza sanitaria, scendendo all’8,0 per cento nel 2023 (l’indice di parità aggiustato
2023/2003 è significativo e pari a 0,73). In questa fascia di età sono diffuse forme di parteci-
138 pazione sociale di tipo ricreativo, culturale, politico, civico e sportivo, che coinvolgono più di
un quarto dei giovani (la diffusione è inferiore al 20 per cento nella popolazione di 16 anni e
più), soprattutto quelle promosse da circoli e club sportivi.
I livelli di partecipazione culturale fuori casa della popolazione giovanile si mantengono presso-
ché costanti nel corso degli ultimi venti anni (Figura 3.15). Tanto nel 2003 come nel 2023, poco
più della metà dei giovani tra 16 e 24 anni ha partecipato ad almeno due attività culturali fuori
casa nel corso di un anno (il 52,3 per cento nel 2003 e il 53,3 nel 2023, con un indice di parità
aggiustato 2023/2003 pari a 1,02 e non significativo). L’unica eccezione è avvenuta a seguito
delle restrizioni disposte ai fini del contenimento della diffusione del COVID-19 che hanno
portato a un crollo della partecipazione nel biennio 2020-2021, recuperato nell’ultimo biennio.
Oggi come venti anni fa, le ragazze partecipano più dei ragazzi, con un divario crescente nei
livelli di partecipazione (nel 2023 il 58,5 per cento contro il 48,5 per cento). Sul territorio, il Mez-
zogiorno rimane, nel corso dei venti anni, la ripartizione dove si riscontrano i livelli più bassi,
con un divario di circa 10 punti percentuali rispetto al Centro-Nord.
È indubbio che gli strumenti digitali abbiano offerto potenziali alternative alle modalità di frui-
zione preesistenti di molteplici attività del tempo libero, seppur con effetti diversi.
Le tecnologie hanno avuto un forte impatto, ad esempio, sull’abitudine ad andare al cinema
(specialmente con una frequenza più assidua), attività che ha visto la quota di utenti quasi
dimezzarsi negli ultimi venti anni a causa della diffusione delle piattaforme di streaming e del mi-
glioramento dell’esperienza visiva tramite supporti digitali che incentivano l’home cinema come
Smart TV, tablet, smartphone. La quota di giovani che usa Internet per guardare film o video
in streaming è passata dal 47,1 per cento del 2015 al 70,1 per cento del 2022. Inoltre, la diffu-
sione dello streaming ha portato a una diminuzione, soprattutto tra i giovani, nell’utilizzo della
televisione, a fronte di una maggiore fruizione di contenuti televisivi sulle piattaforme streaming.
Per quanto riguarda la lettura di libri, poco più della metà dei giovani legge almeno un libro
l’anno (il 53,5 per cento nel 2003 e il 51,4 per cento nel 2023). A differenza di quanto riscon-
trato per il cinema o la visione di programmi televisivi, i nuovi supporti digitali per la lettura
non hanno particolarmente inciso sull’utilizza del formato cartaceo, che rimane il supporto più
usato per leggere, anche tra i più giovani. Le ragazze leggono, e hanno sempre letto, più dei
ragazzi, sebbene negli ultimi venti anni le ragazze abbiano ridotto l’abitudine a leggere di poco
più di 5 punti percentuali. Ciò ha portato a una riduzione del gap tra giovani lettrici e giovani
lettori da +24,4 punti percentuali del 2003 a +17,4 punti percentuali del 2023.
Nonostante i livelli di partecipazione culturale dei giovani siano più elevati rispetto al resto della
popolazione, in base ai dati Eurostat del 2022 l’Italia si colloca agli ultimi posti nell’Unione eu-
ropea per livello di partecipazione culturale fuori casa e per lettura di almeno un libro l’anno28.
Figura 3.15 Rapporto tra alcuni indicatori su partecipazione politica, sociale e culturale
riferiti alle persone di 16-24 anni nel 2023 e nel 2003 per genere (indici di parità
aggiustati, 2023 vs 2003)
Lettura di libri
Partecipazione sociale
139
Partecipazione politica
Volontariato
28 Non esistono indagini armonizzate a livello europeo che consentono di confrontare annualmente i livelli
di partecipazione culturale in Europa. Un confronto circoscritto ad alcuni indicatori è, però, possibile
utilizzando le informazioni del modulo ad hoc del 2022 sulla partecipazione culturale inserito da Eurostat
nell’Indagine europea sul reddito e le condizioni di vita.
Istat | Rapporto annuale 2024
I giovani si confermano la fascia di popolazione che dichiara più spesso buone o molto buone
condizioni di salute (circa 9 ragazzi di 16-24 anni su 10) e, viceversa, quella con i livelli più
bassi di cronicità (il 18,5 per cento dichiara di essere affetto da almeno una patologia cronica
contro il 45,5 per cento della popolazione di 16 anni e più). Negli anni più recenti, tuttavia, si
osserva un preoccupante peggioramento degli indicatori di salute mentale, in particolare delle
ragazze. Già nel 2021, in seguito all’impatto sulle condizioni di vita del contesto pandemico
si era osservato un peggioramento più pronunciato nel benessere psicologico proprio nelle
giovani, e questo è confermato anche dai dati più recenti: nel 2023, l’indice di benessere psi-
cologico scende ulteriormente, da 68,2 nel 2022 a 66,5.
Analizzando gli stili di vita dei più giovani si osservano a distanza di venti anni alcuni elementi
di peggioramento (Figura 3.16). Considerando le abitudini alimentari, tra i ragazzi si riduce
la quota di chi fa una colazione adeguata, in cui oltre a bere caffè o tè si beve il latte e/o si
mangia qualcosa (dal 78,9 al 74,9 per cento e un indice di parità aggiustato 2023/2003 signi-
ficativo e pari a 0,95), con un andamento trasversale tanto per i ragazzi che per le ragazze e
osservato in maniera omogenea nelle varie zone del Paese. Corrispondentemente, cresce la
quota di chi non fa colazione (dal 10,6 per cento del 2003 al 16,4 per cento del 2023) e di chi
non ha l’abitudine a bere il latte (dal 13,5 al 17,3 per cento).
Tra i cambiamenti nelle abitudini alimentari, è in aumento la quota di chi segue una dieta a esclu-
sione di carne e pesce. Questo comportamento, pur restando raro (l’1,6 per cento nel 2023
contro lo 0,3 per cento del 2003), è molto più diffuso tra le ragazze (il 2,4 per cento, rispetto allo
0,8 per cento per i ragazzi). Diminuisce il consumo giornaliero di bevande gassate (da 27,8 per
cento a 21,8 per cento), mentre si mantiene stabile, seppure su livelli sempre al di sotto del 15
per cento, la quota dei consumatori giornalieri di 4 o più porzioni di frutta e/o verdura.
Tra gli aspetti negativi, si osserva un peggioramento dell’eccesso di peso (dal 10,6 per
cento del 2003 al 15,6 per cento del 2023), con un incremento più marcato a partire dal
2017. L’aumento è maggiore tra le ragazze rispetto ai ragazzi, sebbene complessivamente
il valore si mantenga sempre più elevato tra questi ultimi (nel 2023 il 17,7 per cento contro
il 13,4 per cento).
Il consumo di alcol e l’abitudine al fumo sono in diminuzione in tutto il periodo analizzato,
evidenziando delle trasformazioni non necessariamente più salutari.
Per l’alcol si assiste alla riduzione del consumo giornaliero, generalmente ai pasti (dall’11,2
al 4,8 per cento e con un indice di parità aggiustato 2023/2003 significativo e pari a 1,57) e,
viceversa, all’aumento del consumo occasionale (dal 56,3 per cento al 59,1 per cento) e di
quello fuori pasto (dal 35,5 per cento al 39,7 per cento); si mantiene pressoché stabile l’abi-
140 tudine a ubriacarsi (che riguarda circa 1 su 10). La distanza di genere in favore delle ragazze,
pur confermandosi nel tempo, si riduce notevolmente perché, alla diminuzione generale dei
diversi tipi di consumo tra i ragazzi, si contrappone l’aumento di alcune modalità di consumo
tra le ragazze, specialmente quello fuori pasto.
L’abitudine al fumo tra i giovani si è ridotta dal 24,2 per cento del 2003 al 19,9 per cento del
2023 (con un indice di parità aggiustato 2023/2003 significativo e pari a 1,18). Tuttavia, a par-
tire dal 2020, la tendenza alla riduzione si è arrestata e parallelamente si è cominciato a regi-
strare un incremento di nuove tipologie di consumo di tabacco e nicotina (sigaretta elettronica
e tabacco riscaldato non bruciato). La sigaretta elettronica è passata dallo 0,8 per cento del
2014 all’8,6 per cento nel 2023. Il tabacco riscaldato non bruciato, monitorato a partire dal
2021, è passato dal 4,6 per cento all’8,4 per cento. Da sottolineare che i comportamenti di
consumo di tabacco delle ragazze si avvicinano a quelli dei loro coetanei per effetto di una
riduzione più forte nella fascia di età 16-24 anni (i ragazzi passano dal 29,1 per cento al 22,2
per cento, le ragazze dal 19,2 per cento al 17,4 per cento).
3. Le condizioni e la qualità della vita
Negli ultimi venti anni i livelli di pratica sportiva tra i più giovani evidenziano un lieve migliora-
mento: dal 54,2 per cento del 2003 si è passati al 57,7 per cento del 2023 (l’indice di parità
aggiustato 2023/2003 è significativo e pari a 1,06). Tale incremento ha riguardato lo sport
praticato con continuità (dal 36,5 per cento del 2003 al 46,7 per cento del 2023) mentre si è
ridotta la pratica saltuaria (dal 17,6 per cento all’11,0 per cento). Parallelamente, si osserva un
lieve aumento nella diffusione dell’attività fisica (dal 18,7 per cento al 20,6 per cento). Queste
dinamiche si riflettono in una riduzione della sedentarietà tra i giovani (dal 26,6 per cento del
2003 al 21,7 del 2023).
L’analisi di genere evidenzia cambiamenti positivi più marcati tra le ragazze, tra le quali la dif-
fusione della pratica sportiva passa dal 43,5 per cento al 50,1 per cento, mentre la situazione
si è mantenuta stabile per i ragazzi (poco più di 6 ragazzi su 10 sia nel 2003 sia nel 2023). Tale
andamento, pur non annullando il divario di genere, certamente lo attenua notevolmente.
Nel tempo lo sport praticato con continuità è cresciuto maggiormente nelle regioni centrali,
che nel 2023 presentano livelli di pratica superiori a quelli del Nord. Anche la sedentarietà si
è ridotta maggiormente al Centro, che ha raggiunto i livelli del Nord, mentre per entrambe le
dimensioni si mantiene elevata la distanza tra le regioni del Centro-Nord e il Mezzogiorno.
Figura 3.16 Rapporto tra alcuni indicatori su condizioni di salute e stili di vita riferiti alle
persone di 16-24 anni nel 2023 e nel 2003 per genere (indici di parità aggiustati,
2023 vs 2003) (a)
Per quanto riguarda gli indicatori soggettivi sulla qualità della vita, i giovani di oggi e di ieri
sono in assoluto i più soddisfatti per la vita nel suo complesso: nel 2023 oltre la metà esprime
un voto tra 8 e 10 per la propria vita, una quota che, pure ridottasi nel corso degli anni, resta
stabilmente superiore a quella delle altre fasce di età. Sono anche quelli che mostrano un
orientamento più ottimista verso il futuro (più di 6 ragazzi su 10 danno un giudizio positivo
sul futuro, il doppio rispetto al totale della popolazione di 16 anni e più). La quota di ragazzi
molto o abbastanza soddisfatti nelle diverse dimensioni considerate (Figura 3.13) cresce nel
corso del tempo, salvo subire delle battute di arresto nei momenti di recessioni o di crisi che
hanno caratterizzato questi ultimi due decenni. Le dimensioni con i livelli di soddisfazione più
elevata sono il tempo libero e la salute, ambiti in cui è massima la differenza con il resto della
popolazione. Quanto alla soddisfazione economica, nel 2023 4 ragazzi su 10 di 16-24 anni si
dichiarano poco o per niente soddisfatti.
Istat | Rapporto annuale 2024
Figura 3.17 Rapporto tra alcuni indicatori su diversi ambiti della vita riferiti alle persone di 25-64
anni nel 2023 e nel 2003 per genere (indici di parità aggiustati, 2023 vs 2003) (a)
Chiamate/videochiamate online
Ricorso al commercio elettronico
Uso regolare di Internet
Uso dei social network
Consumo giornaliero di alcol
Pratica sportiva
Abitudine al fumo Aree di miglioramento
Soddisfazione per il tempo libero
Partecipazione culturale fuori casa
Soddisfazione economica
Stato di buona salute
Soddisfazione per gli amici
Soddisfazione per la salute
142 Soddisfazione per la famiglia
Lettura di libri
Eccesso di peso
Almeno 4 porzioni al giorno di
frutta e/o verdura
Binge drinking
Volontariato
Vedere gli amici Aree di peggioramento
Partecipazione sociale
Partecipazione politica
Consumo di alcol fuori pasto
A livello collettivo, la qualità e la solidità delle condizioni di vita dei 25-44enni sono quindi
particolarmente informativi sulle condizioni del Paese e sulla sua capacità di affrontare le sfide
del proprio tempo.
L’analisi degli indici di parità aggiustati evidenzia aree di peggioramento rispetto al passato
che possono costituire dei segnali di allarme da intercettare (Figura 3.17).
Nel 2023 l’uso di Internet ha raggiunto livelli prossimi alla saturazione anche per la popola-
zione adulta di 25-64 anni (89,7 per cento gli utenti regolari e un miglioramento significativo
rispetto al 2003 con un indice di parità aggiustato pari a 1,71). Nell’arco di questi venti anni
si è annullato il divario di genere a favore degli uomini, che fino al 2010 era superiore a 12
punti percentuali. Pure se in attenuazione, tra gli adulti permangono forti differenze per livello
di istruzione, soprattutto per i meno giovani. Nel 2023, infatti, l’incidenza degli utenti regolari
di Internet tra i 45-64enni raggiunge il 97,2 per cento per quelli con formazione universitaria,
scendendo al 76,6 per cento per quelli con al più la scuola dell’obbligo. Sul territorio, inoltre,
permane elevato il gradiente Nord-Mezzogiorno.
Nel 2007, la percentuale di utenti regolari di Internet in Italia era del 34,9 per cento, con una
distanza rispetto alla media Ue27 di circa 15 punti percentuali (ma fino a 33 punti rispetto alla
Germania), e ancora nel 2019 il ritardo del nostro Paese era superiore a 9 punti. Negli ultimi
quattro anni, tuttavia, la diffusione in Italia è cresciuta di oltre 11 punti percentuali, riducendo il
divario a meno di 4 punti percentuali. All’interno della popolazione adulta, la diffusione dell’u-
so della Rete è relativamente omogenea per le fasce di età più giovani e quelle più mature,
grazie al ricambio generazionale occorso negli ultimi venti anni.
L’uso di Internet è a tutti gli effetti diventato parte integrante della vita quotidiana, grazie
anche all’accelerazione avvenuta durante il periodo pandemico. Si è rafforzato, ad esempio,
il ricorso al web per effettuare ricerche: nel 2023 più di 6 adulti su 10 hanno cercato informa-
zioni su merci e servizi (erano 4 su 10 nel 2013); quasi il 60 per cento ha cercato informazioni
sanitarie (+21 punti percentuali rispetto al 2013). Per entrambe queste attività l’incremento
è stato particolarmente evidente durante l’emergenza sanitaria. Questa ha favorito anche la
diffusione dei servizi pubblici online (cfr. par. 1.6.2): oltre il 60 per cento degli adulti nel 2023
ha utilizzato Internet per relazionarsi con la Pubblica amministrazione29.
Oggi si evidenzia rispetto al passato anche una maggiore diffusione dei servizi bancari e delle
transazioni commerciali online. La percentuale di adulti che ha usato Internet per gestire il proprio
conto corrente, per effettuare transazioni e svolgere le principali operazioni bancarie, è più che
raddoppiata negli ultimi dieci anni (dal 25,8 per cento nel 2013 al 58,6 nel 2023), mentre è cresciuta
di quasi sei volte quella degli adulti che fanno ricorso al commercio elettronico (Figura 3.18). Risul-
ta ancora poco diffusa, invece, la partecipazione a corsi online: il 18,7 per cento della popolazione 143
adulta ha svolto questa attività nel 2023, in aumento rispetto al 7,9 per cento del 2019.
Per tutte le attività considerate, gli adulti di 25-44 anni sono più attivi rispetto ai 45-64enni anche
se nel corso di questi dieci anni i divari si sono ridotti, a eccezione della partecipazione ai corsi
online, l’uso di servizi bancari online, il commercio elettronico, e la vendita di merci e servizi.
Nel 2023, si consolida l’uso di Internet per le attività di comunicazione. Poco più di 8 adulti su 10
usano servizi di messaggeria istantanea (+13 punti percentuali circa rispetto al 2019). Poco più di
3 su 4 usano la posta elettronica (nel 2013 erano 1 su 2), e poco più del 70 per cento effettua chia-
mate o videochiamate online (erano meno del 10 per cento nel 2008). Infine, il 55,8 per cento degli
adulti utilizza i social network, con un incremento di oltre 25 punti percentuali rispetto al 2013.
L’analisi delle reti di relazioni interpersonali evidenzia come l’età adulta sia una fase centrale
del ciclo di vita in cui, alla rete di parentela già esistente si vanno ad aggiungere partner, figli
29 Per la definizione di interazione online con la Pubblica amministrazione si può consultare il Glossario.
Istat | Rapporto annuale 2024
e parenti acquisiti. Questo, insieme a una frequentazione ancora piuttosto assidua di amici
e conoscenti, fa sì che oltre l’80 per cento delle persone tra i 25 e i 64 anni dichiari di avere
almeno una persona su cui poter contare (valore stabile rispetto al 2013).
Il supporto della rete amicale, di cui beneficiano più di 7 adulti su 10, ha un ruolo centrale so-
prattutto per i giovani adulti (25-34 anni) e si va riducendo con l’avanzare dell’età, rimanendo
comunque su valori elevati. Anche la frequentazione assidua degli amici diminuisce con l’età
e, in generale, si riduce nel tempo (l’indice di parità aggiustato 2023/2003 è significativo e pari
a 0,80). A dedicare tempo agli amici sono soprattutto gli uomini, generalmente meno oberati
dai carichi familiari nelle fasi centrali della vita30.
Anche il vicinato è considerato una rete di supporto su cui contare in caso di necessità: lo di-
chiarano oltre i due terzi della popolazione adulta, con un andamento crescente, in particolare
negli anni più recenti.
La possibilità di contare su una rete di parenti non conviventi è invece una prerogativa di una
quota più ristretta di persone, superiore comunque alla metà della popolazione adulta, e in
particolare degli adulti più giovani, che hanno probabilmente ancora bisogno di un appoggio
sulla famiglia di origine. Del resto, con l’avanzare dell’età, anche la rete dei familiari invecchia
e, piuttosto che foriera di sostegno, diventa a sua volta destinataria di aiuti. Tuttavia, è proprio
il ricorso al sostegno della rete parentale da parte degli adulti ad aver registrato l’incremento
più significativo nel corso degli anni (dal 50,8 nel 2013 al 57,0 per cento nel 2023) probabil-
mente anche come conseguenza delle migliori condizioni di salute di cui può beneficiare la
popolazione di 65 anni e più.
Figura 3.18 Rapporto tra alcuni indicatori sull'uso di Internet e frequentazione degli amici
riferiti alle persone di 25-64 anni nel 2023 e nel 2003 per classe di età (indici di
parità aggiustati, 2023 vs 2003) (a)
Chiamate/videochiamate online
144 0,00 0,25 0,50 0,75 1,00 1,25 1,50 1,75 2,00
Indice di parità aggiustato (2023 vs 2003)
Analizzando i livelli di partecipazione politica della popolazione adulta, nel 2023 si osservano
quote più elevate all’aumentare dell’età, con valori che passano dal 45,5 per cento dei gio-
vani adulti di 25-34 anni al 60,7 per cento dei 45-64enni. Tale andamento è analogo a quanto
osservato venti anni fa, ma con forti riduzioni nei valori osservati (l’indice di parità aggiustato
30 L’indice di asimmetria nel lavoro familiare, pur in miglioramento rispetto al passato (da 71,9 per cento nel bien-
nio 2009-2010 a 61,6 nel biennio 2022-2023), mette in evidenza il persistere di un maggiore carico per le donne
(Istat, Bes 2023). Per la definizione dell’indice si può consultare il Glossario.
3. Le condizioni e la qualità della vita
2023/2003 è significativo e pari a 0,71), più accentuate tra 25 e 44 anni (Figura 3.19). Gli adulti
del passato, oltre a distinguersi per un maggiore attivismo politico, erano anche lievemente
più coinvolti in attività di volontariato (9,4 nel 2023 contro 11,5 per cento nel 2003): l’impegno
degli adulti nelle attività di volontariato è diminuito soprattutto tra gli uomini (-4 punti percen-
tuali), ma si mantiene al di sopra della media della popolazione.
Tra il 2003 e il 2023, la diffusione delle attività di partecipazione sociale non di volontariato tra
gli adulti si è ridotta in maniera sensibile, dal 31,5 al 21,5 per cento (con un indice di parità
aggiustato 2023/2003 significativo e pari a 0,88). I tassi di partecipazione a queste attività
sono leggermente più alti per gli uomini (21,6 contro 17,0 per cento), ma le differenze di gene-
re negli anni si sono molto assottigliate. Le attività di partecipazione sociale più diffuse sono,
oggi come in passato, quelle a carattere sportivo, soprattutto tra i giovani adulti e, seppure
in calo rispetto al passato, quelle promosse da associazioni culturali, ricreative e di altro tipo,
specialmente per i 45-64enni. Entrambi questi tipi di attività coinvolgono circa 1 adulto su 10.
Infine, le riunioni sindacali rappresentavano un ambito di partecipazione con tassi superiori al
10 per cento, che nel corso degli anni si sono dimezzati.
In passato, gli adulti si informavano di politica principalmente attraverso i quotidiani, la radio
e le reti informali. Oggi il web ha trovato ampia diffusione anche in questa fascia di età, con
un ricorso sempre più diffuso ai social network come canale di informazione, in particolare tra
i 35-44enni, tra i quali, dal 2013 al 2023, l’incidenza aumenta da un terzo a circa la metà. Per
l’insieme della popolazione adulta, la radio resta lo strumento di informazione più utilizzato
rispetto al resto della popolazione (47,9 per cento nel 2023), anche tramite web (il 31,0 per
cento di chi utilizza il web almeno una volta a settimana per informarsi politicamente usufru-
isce di radio e tv online).
Il ricorso ai quotidiani come fonte di informazione politica, pur se in calo, è invece tipico della
popolazione di 45-64 anni (il 33 per cento circa nel 2023 rispetto al 51,1 per cento nel 2003), che
per la maggior parte ricorre a Internet per leggere online (o scaricare) articoli di giornali e riviste.
Passando alla partecipazione culturale si osserva come, a eccezione della frenata riscontrata
durante il periodo pandemico, i livelli siano leggermente aumentati negli ultimi venti anni (con
un indice di parità aggiustato 2023/2003 significativo e pari a 1,06) (Figura 3.20). Pur mante-
nendosi sempre su livelli più bassi di quanto si osservi tra i giovani di 16-24 anni (dove sono
circa 5 su 10), nel 2023 quasi 4 adulti su 10 svolgono almeno due attività culturali fuori casa
nel corso di un anno (38,3 per cento), in lieve aumento rispetto al 2003 (35,9 per cento). Oggi
come venti anni fa, i livelli di partecipazione diminuiscono all’aumentare dell’età, sebbene il
divario tra gli adulti più e meno giovani, a vantaggio di questi ultimi, si sia ridotto.
Analizzando le differenze di genere, dal 2003 al 2015 la partecipazione culturale di uomini e don- 145
ne si è attestata su valori molto simili, mentre in seguito i livelli femminili hanno superato quelli
maschili, che oggi risultano di circa il 13 per cento inferiori. Ciò si deve unicamente all’aumento
della partecipazione culturale femminile, a fronte di una stabilità di quella maschile.
Per gli adulti, l’impatto che la diffusione delle piattaforme digitali ha avuto sull’abitudine ad
andare al cinema è stato ancora più forte rispetto a quanto riscontrato per i giovani. In venti
anni, infatti, si è dimezzata la quota che dichiara di andare al cinema almeno 4 volte l’anno (da
2 su 10, a 1 su 10), mentre tra il 2015 e il 2022 la quota di coloro che guardano film o video in
streaming è cresciuta passando dal 14,1 al 42,3 per cento).
Nel 2022, 1 adulto su 2 ha l’abitudine di guardare la tv e/o contenuti video in streaming
(erano 1 su 5 nel 2015). La quota di chi fa uso dello streaming diminuisce all’aumentare
dell’età (67,0 per cento tra i giovani adulti di 25 e 34 anni e 42,7 per cento delle persone
di 45-64 anni). L’uso dello streaming è più diffuso tra gli uomini che tra le donne (di circa 5
punti percentuali).
Istat | Rapporto annuale 2024
In venti anni diminuisce dal 44,0 per cento del 2003 al 40,9 per cento del 2023 la quota di adulti
che legge almeno un libro l’anno (con un indice di parità aggiustato 2023/2003 significativo e
pari a 0,93). Le differenze di genere a vantaggio femminile rimangono elevate: sia oggi sia in
passato legge circa una donna su due e un uomo su tre. In aumento rispetto al 2015 la lettura
di ebook e audiolibri, ma le quote di chi ne fa uso rimangono ancora molto contenute (quella
della lettura di ebook era l’8,4 per cento nel 2015 ed è il 12,6 per cento nel 2023, mentre quella
dell’ascolto di audiolibri era l’1,6 per cento nel 2015 ed è il 2,2 per cento nel 2023.
Nel confronto con gli altri Paesi dell’Unione europea, l’Italia nel 2022 si colloca in fondo alla
graduatoria per livello di partecipazione culturale della popolazione adulta e anche per la quo-
ta di coloro che leggono almeno un libro l’anno, mentre è in linea la quota dei lettori più forti
che leggono almeno 10 libri l’anno.
Figura 3.19 Rapporto tra alcuni indicatori su partecipazione politica, sociale e culturale
riferiti alle persone di 25-64 anni nel 2023 ennel 2003 per classe di età (indici di
parità aggiustati, 2023 vs 2003)
Lettura di libri
V
Volontariato
Partecipazione sociale
Partecipazione politica
L’età adulta è un periodo della vita in cui ancora si può generalmente fare affidamento su buo-
ne condizioni di salute: nel 2023 poco più di 7 adulti su 10 dichiarano di stare bene o molto
bene in salute, con valori più elevati tra gli uomini rispetto alle donne (il 75,7 per cento contro
il 69,8 per cento). Nel tempo si osserva una complessiva stabilità nelle quote di adulti in buona
salute, sebbene dall’analisi per sottogruppi di età si evidenzi come la stabilità abbia riguardato
solo la fascia tra i 35 e 44 anni, mentre tra i 25-34enni si è registrato un peggioramento com-
146 pensato dal miglioramento nella fascia dai 45 ai 64 anni (Figura 3.20).
Tale andamento nel tempo per fasce di età si osserva anche relativamente alla presenza di
almeno una patologia cronica che nel 202231, così come nel 2003, ha riguardato circa una
persona adulta su tre.
Nel 2023, l’indice di salute mentale tra la popolazione adulta raggiunge un punteggio medio di
69 su 100 e si mantiene su valori superiori alla media della popolazione (68,4). Le condizioni
peggiorano, tuttavia, al crescere dell’età e il punteggio dell’indice raggiunge il minimo tra le
donne di 45-64 anni (66,4).
L’indicatore di eccesso di peso mette in evidenza tra gli adulti di oggi un leggero peggiora-
mento rispetto agli adulti di venti anni fa (dal 42,0 per cento del 2003 al 45,2 per cento del
2023 e un indice di parità aggiustato 2023/2003 significativo e pari a 0,93), con valori che si
confermano nettamente più elevati tra gli uomini (55,5 per cento contro 34,9 per cento delle
donne nel 2023). Il peggioramento ha riguardato esclusivamente gli adulti di 25-44 anni, men-
tre tra i 45-64enni si è osservata una diminuzione, dovuta alla riduzione in questa fascia di età
della parte dell’indicatore relativa al sovrappeso (dal 41,7 per cento al 37,8 per cento). Come
in passato, la diffusione dell’eccesso di peso è quasi doppia tra chi ha un titolo di studio
basso rispetto a chi ha un titolo di studio elevato, in particolare tra le donne; questo divario
si riscontra anche per le diverse fasce di età, sebbene la distanza tra chi possiede titoli alti e
titoli bassi si riduca al crescere dell’età.
Si riduce nell’intero periodo l’abitudine al fumo (con un indice di parità aggiustato 2023/2003
significativo e pari a 1,18), sebbene la tendenza alla diminuzione si sia interrotta a partire dal
2020. Anche tra gli adulti, come già visto per i giovani, si riduce la distanza uomo-donna per
effetto di una riduzione molto meno marcata dell’abitudine al fumo tra le donne: dal 22,3 per
cento al 19,3 per cento, mentre per gli uomini si passa dal 36,0 per cento al 28,1 per cento.
Va evidenziato che nei giovani adulti di 25-44 anni i fumatori sono in calo in entrambi i generi,
mentre nella fascia 45-64 anni diminuiscono solo gli uomini e le donne restano stabili. Nei
venti anni analizzati, le riduzioni sono state più forti tra gli adulti residenti nel Centro, avvici-
nando i comportamenti delle diverse ripartizioni geografiche (al Nord si è passati dal 28,4 per
cento al 23,3 per cento, al Centro da 30,9 al 23,4 e al Mezzogiorno dal 28,9 a 24,4 per cento).
L’analisi per titolo di studio evidenzia come, sia ieri sia oggi, tra gli adulti la quota di fumatori
cresca al diminuire del livello di istruzione (a eccezione della fascia di età 45-64 anni nella qua-
le si osserva una dinamica opposta). Inoltre, negli ultimi venti anni i fumatori sono diminuiti in
misura maggiore tra le persone con titoli di studio più elevati, accrescendo l’entità del divario.
Come per i giovani, anche tra gli adulti si assiste alla crescita del consumo di nuovi prodotti a
base di tabacco o nicotina, specialmente tra le persone fino a 44 anni.
Nei venti anni osservati è rimasto stabile il consumo di alcol nell’anno (poco più di 7 adulti su
10). Sottostante questa stabilità, si osserva una riduzione tra gli uomini (dal 88,9 per cento al
84,4 per cento) compensata dall’aumento tra le donne (dal 62,1 per cento al 65,2 per cento).
Tra il 2003 e il 2023, inoltre, si è dimezzato il consumo giornaliero (con un indice di parità
aggiustato 2023/2003 significativo e pari a 1,48), mentre è quasi raddoppiato quello occasio-
nale e fuori pasto, che cresce di più tra le donne, riducendo la differenza di genere. Si riduce
il consumo abituale eccedentario in tutte le fasce di età adulta, mentre cresce l’abitudine a
ubriacarsi, specialmente nella fascia 35-44 anni (dal 7,9 per cento del 2003 al 12,4 per cento
del 2023). Anche per il consumo di alcol a rischio si osservano comportamenti diversificati per
livello di istruzione posseduto, che accomunano gli adulti di oggi e di ieri: infatti, se si consi-
derano le ubriacature, si rilevano sempre quote più elevate tra chi possiede titoli di studio alti;
viceversa, se si considera il consumo abituale eccedentario quotidiano, i livelli di consumo
sono più elevati tra chi possiede titoli di studio bassi. 147
Tra gli adulti aumenta la quota di chi fa una colazione adeguata (dal 73,9 per cento al 77,7 per
cento, con un indice di parità aggiustato 2023/2003 significativo e pari a 1,05) e raddoppia,
pur mantenendosi su livelli ancora bassi (nel 2023 riguarda circa 1 adulto su 10), la quota di
chi ha abitudine a fare colazioni a base di cereali, yogurt, succhi di frutta, eccetera, meno tipi-
che della tradizione italiana. Si osserva, invece, un peggioramento nei consumi quotidiani di 4
o più porzioni di frutta e/o verdura (dal 19,2 per cento del 2003 al 16,1 per cento del 2023) e
si assiste parallelamente alla crescita della quota di chi segue una dieta a esclusione di carne
e pesce (pur riguardando ancora una quota minima della popolazione, circa l’1 per cento).
Gli adulti di oggi sono meno sedentari rispetto ai coetanei di venti anni fa: tra il 2003 e il 2023
la quota di chi dichiara di non praticare né sport né attività fisica passa dal 39,5 per cento
al 31,5 per cento. La distanza uomo-donna si è molto ridotta nel tempo, perché la riduzione
osservata per le donne (da 4 su 10, a una su 3) è stata circa il doppio di quella degli uomini.
Istat | Rapporto annuale 2024
Parallelamente, è aumentata rispetto al 2003 la pratica sportiva (dal 29,4 per cento al 37,8 per
cento, con un indice di parità aggiustato 2023/2003 significativo e pari a 1,22) specialmente
di tipo continuativo. Ieri come oggi, per la sedentarietà degli adulti si notano differenze mar-
cate rispetto al titolo di studio posseduto, dal 40,7 per cento tra i meno istruiti rispetto al 17,9
per cento tra gli adulti con un titolo di livello universitario (con differenze ancora maggiori tra
le persone di 25-44 anni): questo divario è cresciuto nel tempo, poiché la sedentarietà si è
ridotta maggiormente tra le persone con titolo di studio elevato.
Figura 3.20 Rapporto tra alcuni indicatori su condizioni di salute e stili di vita riferiti alle
persone di 25-64 anni nel 2023 e nel 2003 per classe di età (indici di parità
aggiustati, 2023 vs 2003) (a)
Analizzando la soddisfazione degli individui si osserva come, al crescere dell’età, questa co-
minci generalmente a ridursi. Nel complesso, la famiglia soddisfa circa 9 adulti su 10, seguita
dagli amici (poco più di 8 su 10). Famiglia e amici rimangono punti riferimento costanti nel
tempo. In età adulta si può godere di condizioni di salute generalmente discrete: l’indicatore
di soddisfazione per la salute si mantiene abbastanza elevato (circa 8 adulti su 10), sebbene
i livelli si riducano al crescere dell’età.
L’aumento dei carichi familiari, sia in termini di cura sia di esigenze economiche, e gli im-
pegni lavorativi, condizioni tipiche di questa fase della vita, si riflettono sulla soddisfazione
per la situazione economica e per il tempo libero che sono le aree per le quali si registrano
148 i livelli più bassi (sono soddisfatte quasi 6 persone su 10). Tuttavia, c’è da dire che il tempo
libero è comunque l’ambito in cui si è avuto il miglioramento significativo più elevato rispetto
al passato.
L’analisi di genere mette in evidenza una maggiore soddisfazione tra gli uomini per la salute
e per il tempo libero.
Figura 3.21 Rapporto tra alcuni indicatori su diversi ambiti della vita riferiti alle persone di 65
anni e più nel 2023 e nel 2003 per genere (indici di parità aggiustati, 2023 vs 2003) (a)
Figura 3.22 Rapporto tra alcuni indicatori sull’uso di Internet e la frequentazione degli amici
riferiti alle persone di 65 anni e più nel 2023 e nel 2003 per classi di età (indici di
parità aggiustati, 2023 vs 2003) (a)
Chiamate/videochiamate online
Gli anziani di 65 anni e più si caratterizzano per livelli di partecipazione politica che sono
cresciuti nel tempo: nel 2023 ha riguardato 6 anziani su 10 contro poco più di 5 su 10 nel
2003 (con un indice di parità aggiustato 2023/2003 significativo e pari a 1,10). In particolare,
è tra la popolazione di 65-74 anni che si è raggiunta la quota più elevata di chi ha svolto al-
meno un’attività politica (64,5 per cento nel 2023), ma è tra gli ultrasettantaquattrenni che si
è registrato l’incremento più marcato rispetto al 2003 (+8,1 punti percentuali). Tali andamenti
hanno portato la partecipazione politica dei più anziani su livelli superiori rispetto alla media
della popolazione, mentre venti anni fa si osservavano caratteristiche opposte. Certamente la 151
generazione di chi era adulto venti anni fa, che si è contraddistinta per l’elevata propensione
all’impegno politico, lo ha mantenuto anche in questa fase della vita (Figura 3.23).
Tra gli anziani si partecipa prevalentemente in modo indiretto, oggi più che in passato, infor-
mandosi o confrontandosi. Analizzando le modalità di informazione, emerge che le persone
di 65-74 anni prediligono la lettura dei quotidiani cartacei (quasi 4 su 10 nel 2023), per quanto
l’uso del web come canale informativo sia triplicato negli ultimi dieci anni (arrivando al 38,8
per cento nel 2023). Chi ha più di 74 anni, invece, ieri come oggi, opta maggiormente per
forme di fruizione più tradizionali, come la televisione, che è l’unico mezzo di informazione
politica per oltre 4 persone su 10.
Il calo della partecipazione in attività di volontariato osservato per la media generale della po-
polazione non ha riguardato gli anziani, dove in venti anni è cresciuta di 1,7 punti percentuali
e un indice di parità aggiustato 2023/2003 significativo e pari a 1,24. Lo stesso andamento si
Istat | Rapporto annuale 2024
osserva per la partecipazione sociale di tipo ricreativo, culturale, civico e sportivo che, pur es-
sendo inferiore alla media della popolazione, è cresciuta esclusivamente tra gli anziani, grazie
al contributo positivo delle persone di 65-74 anni (15,8 per cento), che sono più attive oggi di
quanto lo fossero in passato in tutti gli ambiti della sfera pubblica.
Anche grazie ai notevoli miglioramenti delle condizioni di vita, la popolazione anziana partecipa
sempre di più alla vita culturale fuori casa. Oggi, il 24,0 per cento tra 65 e 74 anni e il 10,5 per
cento delle persone di 75 anni e più partecipa ad almeno due attività culturali fuori casa nel cor-
so di un anno, valori di oltre una volta e mezzo superiori rispetto al 2003 (sul totale della popo-
lazione anziana l’indice di parità aggiustato 2023/2003 è significativo e pari a 1,37). A differenza
di quanto riscontrato per le fasce di età più giovani, oggi come venti anni fa gli uomini anziani
partecipano di più rispetto alle donne. Nonostante la partecipazione culturale sia cresciuta in
tutte le ripartizioni, i livelli del Mezzogiorno rimangono ancora nel 2023 molto distanti da quelli
delle regioni del Centro-Nord (l’11,5 per cento contro il 20,4 per cento). Rimane notevolmente
elevato anche il divario in termini di partecipazione tra anziani che possiedono al più la licenza
media e anziani con almeno la laurea: il rapporto era di 1 a 7 nel 2003 ed è di 1 a 6 nel 2023.
La crescita dei livelli di partecipazione culturale fuori casa della media complessiva della po-
polazione è trainata proprio dagli anziani, unici che nel corso dei venti anni hanno aumentato
l’abitudine a svolgere le attività culturali considerate fuori casa (Figura 3.23).
In proporzione, gli anziani sono la fascia che ha aumentato di più l’utilizzo dello streaming per
guardare programmi televisivi e/o contenuti video negli ultimi anni, anche se con una minore
diffusione rispetto alle fasce di età inferiori e un divario di genere che permane elevato: nel
2022 gli uomini di 65 anni e più che utilizzano i servizi di streaming sono il 16,5 per cento,
quota doppia rispetto alle donne (erano rispettivamente il 3,7 per cento e l’1,0 per cento nel
2015). Il forte aumento dell’utilizzo dello streaming per la visione di film e video per gli anziani,
a differenza di quanto accaduto nel resto della popolazione, non ha sostituito l’abitudine ad
andare al cinema che, anzi è aumentata nel tempo.
Tra gli anziani è anche aumentata l’abitudine a leggere almeno un libro l’anno, sebbene rispet-
to al resto della popolazione leggano in quote minori. Nel 2003 leggeva il 23,5 per cento delle
persone di 65 anni e più, nel 2023 legge il 29,5 per cento (con un indice di parità aggiustato
2023/2003 significativo e pari a 1,20), valori comunque molto bassi se confrontati con gli altri
paesi europei. Nelle regioni del Centro-Nord, gli anziani leggono in quota circa doppia rispetto
agli anziani del Mezzogiorno, oggi come venti anni fa.
Figura 3.23 Rapporto tra alcuni indicatori su partecipazione politica, sociale e culturale
riferiti alle persone di 65 anni e più nel 2023 e nel 2003 per classi di età (indici di
152 parità aggiustati, 2023 vs 2003)
V
Volontariato
Lettura di libri
Partecipazione sociale
Partecipazione politica
Stabile nel tempo, la quota di chi ha l’abitudine di guardare la televisione, la quasi totalità
della popolazione di 65 anni e più (il 95,0 per cento) e di quanti ascoltano la radio, il 42,5 per
cento, che tuttavia compensa una diminuzione della quota di ascoltatrici donne (-4,5 punti
percentuali) e un aumento di ascoltatori uomini (+5,9 punti percentuali).
Per gli anziani si evidenziano nel tempo situazioni di miglioramento relativamente alle condizioni
di salute: le persone che si dichiarano in buona salute sono passate dal 29,4 per cento del 2009
al 37,8 per cento del 2023 (con un indice di parità aggiustato 2023/2003 significativo e pari a
1,22), con avanzamenti che hanno riguardato parimenti sia la popolazione di 65-74 anni sia i più
anziani di 75 anni e più (Figura 3.24). Sono sempre più gli uomini a dichiarare buone condizioni
di salute, sia oggi sia in passato (il 43,6 per cento contro il 33,2 per cento delle donne nel 2023).
Parallelamente si è ridotta significativamente la condizione di multicronicità32 (dal 38,7 per
cento del 2009 al 34,3 per cento del 2022), con riduzioni più marcate tra i giovani anziani di
65-74 anni ed è diminuita la quota di persone che hanno limitazioni gravi nelle attività che le
persone abitualmente svolgono (dal 16,3 per cento del 2009 al 13,1 per cento del 2023). Le
riduzioni osservate risultano equidistribuite sul territorio, e sono simili tra uomo e donna, seb-
bene leggermente più marcate tra queste ultime.
Analizzando la sfera di salute mentale della popolazione anziana, si osserva come l’indice di
benessere psicologico abbia un punteggio medio peggiore rispetto al resto della popolazione
e raggiunga il minimo tra i grandi anziani di 75 anni e più (65,2 su 100). La differenza di genere
a svantaggio delle donne è particolarmente accentuata tra i più anziani. Nel 2023 si osserva un
valore dell’indice pari a 69,4 tra gli uomini e di 62,3 tra le donne. In questa fascia di età l’ampiez-
za del divario si può almeno in parte imputare alla maggiore longevità delle donne che tuttavia
devo convivere più spesso dei loro coetanei maschi con situazioni di fragilità e gravi limitazioni.
Considerando gli stili vita della popolazione anziana si osserva nel tempo una stabilità com-
plessiva dell’eccesso di peso (il 56,9 per cento nel 2003 e il 56,7 per cento nel 2023).
In aumento, tuttavia, la componente dell’indicatore che fa riferimento all’obesità (che passa
dal 13,6 per cento al 14,8 per cento). I livelli di obesità sono simili tra uomini e donne e l’an-
damento di crescita nel tempo ha riguardato entrambi i generi e si è osservato nelle diverse
macroaree del Paese.
L’analisi delle abitudini alimentari mette in evidenza nel tempo di alcuni cambiamenti positivi.
Cresce la quota di chi dichiara di fare una colazione adeguata (dal 79,8 per cento all’85,1 per
cento e un indice di parità aggiustato 2023/2003 significativo e pari a 1,06) e, viceversa, si
riduce la quota di chi salta la prima colazione (sebbene aumenti la quota di chi dichiara di non
consumare il latte dal 35,4 per cento al 39,2 per cento). Parallelamente rimane abbastanza
stabile il consumo giornaliero di 4 o più porzioni di frutta e/o verdura che riguarda circa un 153
anziano su quattro e si mantiene nel tempo sempre su livelli superiori alla media della popo-
lazione generale, sebbene, come per il resto della popolazione, anche in questa fascia di età
si sia osservata negli anni più recenti una riduzione.
Per quanto riguarda l’abitudine al fumo si osserva un peggioramento per i giovani anziani di
65-74 anni (che passano dal 12,6 per cento al 15,6 per cento e un indice di parità aggiustato
2023/2003 è significativo e pari a 0,81) e viceversa un lieve miglioramento nella fascia dei 75
anni e più. L’analisi per genere mette in evidenza come, a fronte di una riduzione della quota
dei fumatori tra i maschi, tra le donne le quote di fumatrici sono raddoppiate (da 4,4 per cento
a 8,8 per cento). Gli anziani rimangono prevalentemente fumatori tradizionali di sigaretta, le
nuove modalità di consumo non hanno interessato questo target di popolazione. L’analisi
per titolo di studio mette in evidenza come, sia ieri sia oggi, i livelli più elevati di fumatori si
osservino tra gli anziani che possiedono un titolo di studio elevato, sebbene nel tempo le ridu-
zioni maggiori si siano osservate proprio tra i più istruiti, rimanendo invece pressoché stabili i
fumatori tra le persone con titolo di studio medio-basso.
Il consumo di alcol nell’anno si mantiene abbastanza stabile tra la popolazione anziana (ri-
guarda poco più di 6 anziani su 10), con quote più elevate tra gli uomini che tra le donne
(circa 80 per cento contro 50 per cento) e livelli simili tra giovani e grandi anziani. L’analisi
dei comportamenti di consumo più a rischio mette in evidenza una riduzione della quota di
anziani che superano i livelli giornalieri raccomandati (passati dal 28,3 per cento del 2003 al
16,7 per cento del 2023 e un indice di parità aggiustato 2023/2003 significativo e pari a 1,41),
con una differenza di genere a sfavore degli uomini che rimane elevata. Pur osservandosi una
marcata riduzione dei comportamenti a più alto rischio, gli anziani presentano livelli di consu-
mo giornaliero eccedentario più elevati rispetto alla media della popolazione e ciò spesso a
causa della non conoscenza dei limiti nelle quantità raccomandate da non superare. L’analisi
per titolo di studio evidenzia, sia oggi sia ieri, prevalenze di consumo a rischio maggiori tra chi
possiede titoli di studio più alti.
Nei venti anni analizzati si è più che raddoppiata la quota di anziani che praticano sport (dal
6,7 per cento al 16,4 per cento e un indice di parità aggiustato 2023/2003 significativo e pari
a 1,59). Tale andamento ha riguardato sia gli uomini sia le donne, ma con livelli più accentuati
tra queste ultime riducendo in tal modo il divario di genere in questa fascia di età. Elevate le
differenze per titolo di studio con livelli più elevati di pratica sportiva tra i più istruiti (con un
rapporto tra titolo alti e bassi di 3 su 1 e costante nel tempo).
Figura 3.24 Rapporto tra alcuni indicatori su condizioni di salute e stili di vita riferiti alle
persone di 65 anni e più nel 2023 e nel 2003 per classi di età (indici di parità
aggiustati, 2023 vs 2003) (a)
Pratica sportiva
Consumo abituale eccedentario di
alcol
Stato di buona salute
Multicronicità
Almeno 4 porzioni al giorno di
frutta e/o verdura
Colazione adeguata
Eccesso di peso
Abitudine al fumo
Consumo di alcol fuori pasto
154 0,00 0,25 0,50 0,75 1,00 1,25 1,50 1,75 2,00
Indice di parità aggiustato (2023 vs 2003)
Nonostante gli anziani siano il segmento di popolazione tra cui negli anni si è registrato il
miglioramento più netto nelle condizioni di vita, essi mostrano rispetto alle altre fasce di età
livelli di soddisfazione mediamente più bassi; è pari al 72,8 per cento la quota di soddisfatti nei
confronti degli amici, al 69,2 per cento per il tempo libero, al 63,5 per cento per la salute e al
62,0 per cento per la situazione economica. Quote di soddisfazione generalmente più basse
si osservano dai 75 anni in su, in particolare nell’ambito della salute (con una distanza di circa
16 punti percentuali rispetto alla fascia 65-74 anni).
3. Le condizioni e la qualità della vita
0 su 5 2 su 5 3 su 5 4 su 5 5 su 5
100
80
60
40
20
0
Eu27 Germania Spagna Francia Italia
155
Fonte: Eurostat, Community survey on ICT usage in households and by individuals
Rispetto al 2021, l’aumento delle competenze digitali dei cittadini europei (+1,6 punti
percentuali) è cresciuto proporzionalmente di meno se confrontato con l’incremento di
accesso di primo livello, che fa riferimento all’utilizzo regolare di Internet (cfr. par. 3.7). Per 10
paesi si registra una mancata crescita, in particolare tra le grandi economie si evidenzia una
flessione per la Francia (-2,3 punti percentuali), una stabilità per l’Italia, e un aumento per la
Germania e la Spagna (+3 e +2 punti percentuali, rispettivamente). A livello territoriale, inoltre,
il Paese presenta una forte variabilità: nel Mezzogiorno i cittadini con competenze almeno di
base si attestano al 36,1 per cento a fronte del 51,3 per cento del Nord.
In Italia, come in altri paesi europei, le competenze digitali sono strettamente associate alle
caratteristiche socio-demografiche della popolazione. Il differenziale nella diffusione di competenze
almeno di base tra le persone di 16-24 anni e quelle di 65-74 anni è di 39,7 punti percentuali, in
linea con quello medio europeo, ma con valori nettamente inferiori all’Ue27 in tutte le classi di età.
Istat | Rapporto annuale 2024
Figura 2 Persone di 16-74 anni che hanno utilizzato internet negli ultimi 3 mesi per
competenza digitale almeno di base in cinque domini. Anno 2023 (valori per 100
persone di 16-74 anni)
80
60
40
20
0
Alfabetizzazione su Comunicazione e Creazione di Sicurezza Risoluzione di
informazioni e dati collaborazione contenuti digitali problemi
156
Fonte: Eurostat, Community survey on ICT usage in households and by individuals
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