Programma poetico (pag.
185 a 188)
• Schema metrico: asclepiadeo minore ed è composto da un emi-asclepiadeo
primo (dimetro coriambico doppiamente acefalo e anaclastico) e da un emi-
asclepiadeo secondo (dimetro coriambico doppiamente catalettico e
anaclastico). Il dimetro coriambico può subire delle alterazioni in prima o in
seconda posizione.
• Ogni emi-asclepiadeo è un dimetro coriambico, che può subire alterazioni in
prima o seconda posizione, (due coriambi)=> trocheo e il jambo;
• È dedicata a mecenate
• Questo primo carmine rappresenta una dichiarazione di poetica, quindi il
progetto poetico di Orazio.
• Fa una specie di preambolo in cui inserisce ciò che può piacere agli altri e
dopo questo segue quanto piace a lui. (Questa cosa già si era vista in Saffo,
che dopo aver elencato quanto piace agli altri, dice “a me piace l’amore”).
Il paesaggio invernale (pag. 190 a 192)
• Schema metrico: strofe alcaica=> è una strofa tetrastica (composta da
quattro versi) composta da due endecasillabi alcaici, un enneasillabo
alcaico e un decasillabo alcaico.
- Endecasillabo: 1 reitziano a cinque sillabe + un emi-asclepiadeo secondo
- Enneasillabo: 1 reitziano + reitziano acefalo= metron trocaico
- Decasillabo: reitziano + emi-asclepiadeo minore
• Elaborando spunti presi da Alceo, Orazio rivolge a Taliarco l’invito di non
preoccuparsi del futuro ma anzi a considerare ogni giorno regalato dalla
sorte come un ricchezza, guadagno. Il quadro delle prime due strofe è il
gelo dell’inverno, un gelo però che però è da schiacciare con un fuoco e
con il vino.
Le due strofe centrali poi contengono l’invito a lasciare agli dei la
preoccupazione di decidere le sorti di ciò che deve accadere; e in fine la
scena cambia: tra il gelo iniziale e gli appuntamenti con gli amanti nelle
piazze sembra stendersi la stessa distanza che oppone l’intoppo della
vecchiaia (canitie morosa) e fiore della vita (virenti).
• Il nunc che si ripete sempre sembra esortare al godersi la vita che richiede
di essere apprezzata momento per momento.
Carpe diem
• Leuconoe: ragazza dalla mente pura, un nome proprio ma ha un significato
(mente pulita)
• Metafore agricole: spem longam reseces: resecare: verbo dell’agricoltura,
POTARE, la speranza viene visto con un ramo che va troppo avanti e viene
potato e da qui il culmine della metafora che è il CARPERE: raccogliere,
prendere dall’albero il frutto
• Il tema del vivere la giornata, pensiero epicureo, Orazio si definisce un maiale
del gregge di Epicuro. I romani hanno spostato tutto sull’attimo della vita e sui
piaceri della vita (deformazione romana dell’epicureismo) (l’epicureismo greco
concedeva sono i piacere catastematici, mentre la parte romana da sfogo al
godimento della vita, perché questa è breve e va goduta)
• Il messaggio: la vita è breve, non cercare di esplorarne il futuro, ma siccome è
breve raccogli questo momento e goditelo (il vino come segno del piacere e
del godimento)
Ovidio
Publio Ovidio Nasone nacque il 20 marzo del 43 a.C. a Sulmona. La sua era una famiglia
benestante di rango equestre e ciò gli permise di essere educato a Roma. Si dedicò totalmente
all’attività letteraria. Legato all’ambiente di Messalla Corvino, Ovidio raggiunse subito la
notorietà con una tragedia e con le sue opere elegiache: la prima edizione degli Amores apparve
quando il poeta aveva venticinque anni.
Con la pubblicazione dell’ Ars amatoria, Ovidio dovette mettersi in grande evidenza,
guadagnandosi il consenso di un pubblico ampio, permettendosi atteggiamenti di una certa
indipendenza.
Rapida rovina nell’8 d.C.: Ovidio era allora al culmine della sua fama, e all’improvviso, per
motivi che restano oscuri, Augusto lo condannò alla relegazione. L’accusa intentatagli riguardava
la sua opera più nota, l’Ars amatoria: essa avrebbe istigato il pubblico femminile all’adulterio. In
realtà. L’accusa ufficiale sarebbe servita a coprire la vera ragione del risentimento di Augusto, forse
suscitato da un incidente che avrebbe coinvolto Ovidio in uno degli scandali che avevano turbato la
casa imperiale. ( QUESTIONE OVIDIANA)
Il poeta fu relegato sulle coste del Ponto Eusino (mare inospitale, temuto per le tempeste), a Tomi.
Dal suo confino continuò a scrivere in mezzo ai Greti. Ovidio non riuscì a tornare: e a Tomi, dove
aveva cominciato a scrivere versi nella lingua locale, morì nel 17 o 18 d.C.
Il corpus ovidiano
Amores, Ars amatoria, Remedia amoris, Medicamina faciei, Heroides, Metamorphoses, Fasti,
Tristia e Epistulae ex Ponto
Gli Amores ➣ narrano vicende amorose del poeta (20 a.C., elegie in tre libri)
Sul noto tema della schiavitù d’amore (il servitium amoris), prevale negli Amores una variante di
sapore ironico: quella della militia amoris. Il poeta descrive la sia definizione all’amore come
quella di un soldato che milita nelle schiere di Cupido. Ovidio insiste sulla similitudine fra la
funzione di soldato e quella di innamorato. Ma lo stesso accanimento con cui Ovidio sviluppa la
similitudine svela in modo abbastanza evidente la natura scherzosa dell’operazione.
L’Ars amatoria ➣ 1 a.C.-1 d.C., tre libri
Nell’Ars amatoria Ovidio assume scherzosamente il ruolo del magister, impartisce gli
insegnamenti necessari per praticare l’arte della seduzione.
Il modello tecnico che ovidio evoca nel dare i suoi precetti è quello della caccia. Il poeta invita gli
innamorati a tendere reti e trappole, a gettare l’amo, a individuare e catturare le proprie prede.
L’innamorato si muove nello spazio cittadino come un cacciatore, che deve studiare con attenzione
l’habitat e la bitumini della preda, e cogliere le occasioni per disporre le sue trappole o muovere i
suoi attacchi.
L’oggetto di questa operazione predatoria non è l’amore come passione, ma il sesso (la spesa
Veneris). L’allievo-amante dovrà farsi amare, ma dovrà star bene attento a non farsi coinvolgere in
una relazione. L’amante ovidiano deve poter tradire quanto vuole.
Il poeta dice di non volersi rivolgere al mondo delle donne perbene. Ovidio si preoccupa di
mettersi al sicuro da ogni possibile accusa di impudicizia e di corruzione dei costumi. Il suo mondo
sarà quello licenzioso delle schiave, delle liberte e delle cortigiane.
Remedia amoris ➣ 2 d.C., poemetto di 800 versi
Nei Remedia amoris, Ovidio si tramuta ora nella professione di medico, che prescrive i rimedi
necessari per guarire dalla passione contratta.
Il destinatario del discorso didascalico è chi è stato ingannato.
Medicina faciei ➣ 2 d.C., libro di didascalica elegiaca, trattato sui cosmetici femminili
Le Heroides ➣ 12 a.C (I ed.) 4-8 d.C (II ed.), 21 epistole in distici elegiaci
La pubblicazione dovette avvenire in due tempi. Nel primo nucleo uscirono lettere inviate da
celebri donne del mito ai loro amanti. In un secondo nucleo si tratta di tre lettere indirizzate da tre
celebri personaggi del mito (Paride, Leandro e Aconzio) alle donne amate (Elena, Ero e Cidippe),
seguiti dalle risposte delle eroine.
Le voci femminili che Ovidio ci presenta in genere lamentano la lontananza dell’uomo amato. E’
comune lo spirito con cui queste eroine si rivolgono ai loro destinatari, rivendicando i propri meriti
di innamorata fedeli e appassionate.
Predomina in tutte un atteggiamento di protesta per una sorta di violazione dei diritti dell’amore.
Prevalgono la rievocazione del passato felice, la speranza di superare la separazione. I motivi
ricorrenti sono quelli topici della produzione elegiaca: sopratutto quelli legati al tema della fide e
delle promesse d’amore, ma riferiti al soggetto che, più spesso appare l’elemento autenticamente
debole nella relazione. Pertanto c’è chi ha parlato per questa opera di elegia al femminile.
La Metamorfosi ➣ il proemio promette una narrazione che arrivi fino all’epoca contemporanea:
l’opera si presenta come un enorme poema epico (in esametri) che raccoglie oltre 200 storie di
formazione, un mosaico di novelle con protagonisti personaggi del mito. Contrariamente alle
consuetudini antiche, i singoli racconti risultano spesso spezzati in 2 libri consecutivi, suggerendo
l’idea di un flusso continuo. Ovidio ha creato un poema che attinge alle risorse stilistiche più varie,
dall’epica tradizionale alle leggerezza alessandrina e alla poesia didascalica, più erudita. E’ anche
un racconto di forte coloritura patetica, che tratta di storie d’amore impossibili, spesso con un tono
distaccato o con inserti di racconti fantastici che divertono e stupiscono.
I Fasti ➣ con essi Ovidio torna alla sua veste di poeta elegiaco, passando a un argomento di ben
oltre livello: il calendario romano e le sue ricorrenze religiose. L’opera si inserisce nella tradizione
dell’elegia eziologica inaugurata dagli Aitia di Callimaco. Utilizza direttamente materiali
documentario o fonti erudite. Ci sono pervenuti 6 libri dei 12 progettati, poiché il poema rimase
incompiuto. Spesso gli episodi narrati si collocano a metà fra storia e leggenda.
Le opere dell’esilio: I Tristia ➣ divisi in cinque libri. Nel primo troviamo componimenti in cui si
descrive il viaggio nel Ponto. Il secondo indirizzato ad Augusto per giustificare la propria scelta del
genere elegiaco e del tema trattato nell’Ars. Negli altri tre libri, ci sono elegie che appartengono agli
anni di permanenza a Tomi.
I temi sono: la difesa da parte del poeta della propria condotta e la richiesta di clemenza al principe,
la nostalgia dei propri cari la fedeltà nell'amicizia.
Ovidio riprende sempre l'episodio che ha suscitato la collera di Augusto, lui lo definisce come una
sciocca leggerezza, ma riguardo la sua poesia (carmen dell’Ars amatoria) non ripudia mai quello
che ho scritto, difende anzi il carattere della sua finzione letteraria.
Epistula ex Ponto: lettere dell’esilio scritte sul Ponto Eusino in quattro libri. Compaiono i nomi dei
destinatari che sono personaggi influenti interessati alla letteratura, ai quali suggerisce una tattica da
seguire per ottenere clemenza dall'imperatore.
Ibis: imita un poema di Callimaco, è un poema di polemica contro un suo avversario poeta.
Properzio
Era muro, forse di Assisi, e sarebbe nato intorno al 49 a.C. La sua famiglia fu
coinvolta nella guerra di Perugia (41-40 a.C.), di cui il poeta ricorderà per sempre i
lutti e le desolazioni. Arrivato a Roma, Properzio si legò a una donna, Cinzia, che
costituì l’oggetto principale della sua passione e della sua poesia. Anche nella vita di
Properzio dovette svolgere un ruolo molto importante Mecenate, e di sicuro
Properzio ebbe rapporti personali e letterari con i poeti suoi contemporanei: con
Tibullo, con Ovidio e con Virgilio.
Non sappiamo nulla sulla presumibile data della sua morte.
Properzio fu unicamente scrittore di elegie, e la sua raccolta ne comprende quattro
libri. L’argomento di queste poesie è legato all’amore, e in particolare a Cinzia. Non
mancano però poesie di argomento civile o occasionale, mentre il libro IV affronta
anche temi di carattere antiquario, legati alle origini della cultura romana.
Il corpus properziano
Libro I-II-III: amore per Cinzia
Libro IV: miti e culti di Roma
Il libro I della raccolta fu probabilmente pubblicato a parte (Monobiblos): è il libro
in cui Properzio ci presenta la sua tormentata passione d’amore per Cinzia. La
sua data di pubblicazione viene collocata intorno al 28 a.C. Il libro II fu pubblicato
verso il 25 e il III verso il 22 a.C. In essi continua a dispiegarsi la storia d’amore con
Cinzia, che però tende ad un progressivo raffreddamento, percepibile dai toni
ironici del libro III, a conclusione del quale Properzio si dichiara guarito dalla
malattia d’amore. Attorno al 15 a.C. è stato pubblicato il libro IV, che presenta
caratteristiche di stile e di contenuto nuove rispetto ai precedenti. L’elegia sperimenta
nuovi temi e indaga le origini di miti e culti di Roma. Properzio vuole seguire le
orme del poeta greco Callimaco e in questo modo tenta di abbracciare l’ideologia di
Augusto.
Properzio è un autore che si identifica quasi totalmente con la propria poesia:
canta dei sentimenti che prova. In questo assomiglia a Tibullo e a Catullo. Vi sono
eventi contraddittori, di indicazioni ambigue e poco credibili di inaspettati
mutamenti di prospettiva. Il primo intento era di dar vita a una costruzione
letteraria riuscita. Molto spesso nelle invettive del poeta o nelle sue effusioni
sentimentali si inseriscono rapide allusioni a miti greci, oppure nomi di località ed
epiteti preziosi. Il mito proietta infatti le sue caratteristiche esemplari sulla
vicenda presente, dà l’impressione di partecipare a un gioco colto e raffinato.
Cinzia si presenta come un personaggio letterario. Attraverso questa sua
mescolanza di sentimento e di erudizione, di mito e di passione, Properzio ha
costruito un’esperienza poetica. Infatti rese esplicito l’insieme di modelli culturali che
regolano il rapporto d’amore. Il foedus amori, il “patto” che lega gli amanti e che si
configura come qualcosa che traspone il legame matrimoniale nel mondo della
passione e del sentimento: l’amante elegiaco, a differenza di un marito, è schiavo
della donna. Properzio crea un rapporto di coppia e di comunanza che non fosse il
matrimonio, realizzare un’esperienza d’amore, ma una relazione lunga e totalizzante.
Per originalità di stile, Properzio va registrato nel gruppo dei grandi poeti latini.
Sopratutto quando parla d’amore. Molto spesso il suo stile risulta duro. Sono
abbastanza frequenti i versi dal significato incerto. E’ capace di parlare delle cose
grandi attraverso le piccole, nello stile dei grandi poeti alessandrini, dei quali
Properzio ha appreso la lezione.
Tito Livio
Tito Livio scrisse una monumentale storia di Roma repubblicana in forma annalistica, andata
in gran parte perduta. Livio costituisce per noi uno straordinario bacino di raccolta per le
leggende, le pratiche folcloriche, i modelli culturali della Roma più arcaica.
Tito Livio nacque nel 59 a.C, e mori nel 17 d.C. a Patavium (Padova). La città non era ancora
perfettamente integrata nel mondo di Roma. Lo storico e critico letterario Asinio Pollione,
coniò a proposito di Livio il termine di patavinitas, padovanità, per descrivere la sua lingua,
che non aveva la purezza della latinitas, e nello stesso tempo la sua visione del mondo,
austera ma un po' provinciale. La sua famiglia era abbastanza agiata da permettergli un'ottima
istruzione e una vita priva di preoccupazioni economiche. L’autore visse a Roma, ma non
ricoprì nessuna carica pubblica. Livio è infatti il massimo esempio romano di storico
letterato. Livio si pose sotto la protezione di Augusto.
Livio si dedicò per tutta la vita alla stesura di un'unica opera storiografica, Ab Urbe condita
libri e che l'autore stesso chiama Annales. L’opera fu iniziata dopo il 27 a.C. e fu pubblicata
per gruppi di libri.
Il progetto liviano intendeva coprire l'intero arco della storia di Roma dalle origini fino all'età
contemporanea. La narrazione si arresta però con il libro CXLI (142), che arriva fino alla
morte di Druso. Può darsi che l'autore intendesse raggiungere la morte di Augusto. La scelta
del ritorno all'opera di grandi dimensioni e allo schema annalistico, è coerente con il
tradizionalismo liviano, che vede nel passato un ideale anche per quanto riguarda le forme
letterarie.
L’autore riuscì a mantenere un certo ordine narrativo, pianificando un'accurata suddivisione
della materia in una serie di gruppi di cinque o dieci libri (pentadi e decadi)
Libro I: fondazione di Roma
Libri II-IV: dalla cacciata dei re all’incendio di Roma per opera dei Galli
Libro VI-X: guerra contro i Sanniti, gli Etruschi, i Volsci e i Latini
Libro XI-XX (perduti): prime guerra punica
Libri XXI-XXX: seconda guerra punica
XXXI-XL: guerra con la Macedonia
XLI-XLV: sconfitta di Perseo e trionfo di Lucio Emilio Paolo a Pidna
XLVI-CXLII (perduti): vicende della storia di Roma dal 167 al 9 a.C.
Data l'enorme vastità dell'opera, cominciarono a circolare compendi ed epitomi.
Particolarmente importanti sono le Periðchae si tratta in pratica di schede, contenenti un
breve riassunto del contenuto dei singoli libri.
Particolare importanza ha la prefazione, che vuole fornire al lettore la chiave di lettura
dell'intera opera. Livio afferma con un pessimismo quasi sallustiano di essersi volto allo
studio del passato per distogliere lo sguardo dalla corruzione dei tempi presenti.
Livio accetta il declino morale come una legge ineluttabile Bisogna volgersi al passato per
recuperare gli antichi valori, all'autore interessa la sostanza morale che tali leggende
esprimono.
Per il loro carattere esemplare, le vicende della Roma più antica insegnano meglio di ogni
avvenimento storico ciò che bisogna imitare e ciò che bisogna evitare per il bene proprio e
dello stato. I miti conservano, esperienze acquisite, modelli di comportamento, schemi di
pensiero utili a interpretare il rapporto fra i singoli o fra i gruppi all'interno della collettività.
Le leggende riportate negli Ab Urbe condita libri forniscono una completa illustrazione delle
virtù romane: la fides, la pietas, la gravitas, e cosi via. Questi valori vengono illustrati non
solo attraverso i modelli da seguire, ma anche attraverso altrettanti personaggi negativi.
Livio non è interessato all'attualità politica. Egli non vede il presente come la nuova età
dell'oro, non considera Augusto l'uomo della Provvidenza. Il suo sguardo è rivolto al passato,
ma con la consapevolezza che ormai esso non potrà più tornare.
Le principali fonti di Livio sono gli annalisti latini arcaici e lo storico greco Polibio.
Gli sfuggono completamente problemi economici e sociali, le descrizioni geografiche e
topografiche sono spesso approssimative, come anche la cronologia. Nella descrizione dei
contrasti sociali, parteggia quasi sempre per il Senato e, nella caratterizzazione dei nemici di
Roma, indulge a un certo disprezzo.
La definizione di Quintiliano è quella di lactea ubertas, «abbondanza come di latte»
Agli occhi di Quintiliano, la scrittura di Livio scorreva dolce, ricca, spontanea, e costituiva un
cibo spirituale che poteva alimentare l'oratore nel pieno rispetto della semplicità naturale.
Lo stile di Livio mostra un colorito arcaico e un sapore poetico. L'autore ama riecheggiare le
antiche formule della lingua giuridica e religiosa.
Livio eccelle nell'arte di drammatizzare i personaggi, di costruire la loro psicologia. Nello
studio dei caratteri e delle passioni è evidente l'influsso della storiografia tragica di età
ellenistica, la vita dei personaggi presenta un aspetto drammatico, incentrata intorno a una
vera e propria peripezia tragica.