DVR Cartongesso
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Sede Legale
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ORGANIGRAMMA AZIENDALE
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Di seguito, viene riportato l'elenco dei luoghi di lavoro, dalla sede agli ambienti con i relativi dati
caratteristici:
INDIRIZZO
Via non definita
SEDE
EDIFICIO 1 Edificio
AREA ESTERNA SUPERFICIE CARATTERISTICHE
Cantiere 0,00 m²
- LIVELLO 1 Piano TERRA
Interrato No
- AMBIENTE 1 Produzione
- AMBIENTE 2 Magazzino e deposito
- AMBIENTE 3 Ufficio
RELAZIONE INTRODUTTIVA
OBIETTIVI E SCOPI
Il presente documento, redatto ai sensi del D. lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i., ha lo scopo di
effettuare la valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei
lavoratori e predisporre le adeguate misure di prevenzione e di protezione nonché di programmare
le misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza.
CONTENUTI
Ai sensi dell’art. 28 del [Link]. n. 81/08, il presente documento, redatto a conclusione della
valutazione, contiene:
una relazione circa la valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute a cui sono esposti i
lavoratori;
l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione
individuale adottati, a seguito della valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a);
il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei
livelli di sicurezza;
l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli
dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati
unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri;
l’indicazione del nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o di quello territoriale e del medico competente
che ha partecipato alla valutazione del rischio;
l’individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che
richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione
e addestramento.
Il contenuto del documento rispetta le indicazioni previste dalle specifiche norme sulla valutazione
dei rischi contenute nel [Link]. 81/08.
In particolare, si è proceduto a:
individuare i lavoratori così come definiti all’art. 2, comma 1, lettera a) del D. Lgs. 81/08;
individuare le singole fasi lavorative a cui ciascun lavoratore può essere addetto;
individuare i rischi a cui sono soggetti i lavoratori in funzione delle fasi lavorative a cui possono
essere addetti e dei luoghi in cui svolgono le lavorazioni;
analizzare e valutare i rischi a cui è esposto ogni singolo lavoratore;
ricercare le metodologie operative, gli accorgimenti tecnici, le procedure di sistema che, una
volta attuate, porterebbero ad ottenere un grado di sicurezza accettabile;
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analizzare e valutare i rischi residui comunque presenti anche dopo l’attuazione di quanto
previsto per il raggiungimento di un grado di sicurezza accettabile;
identificare eventuali D.P.I. necessari a garantire un grado di sicurezza accettabile.
Per la redazione del documento si è proceduto alla individuazione delle ATTIVITA’ LAVORATIVE
presenti nell’Unità Produttiva. Per ogni attività lavorativa sono state individuate le singole FASI a
cui sono associate:
macchine ed attrezzature impiegate;
agenti chimici pericolosi;
materie prime, scarto o altro.
DEFINIZIONI RICORRENTI
Pericolo: proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare
danni;
Rischio: probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o
di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione;
Valutazione dei rischi: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e
sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione, finalizzata ad individuare le
adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a
garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza;
Datore di lavoro: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il
soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la
propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto
esercita i poteri decisionali e di spesa. Nelle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma
2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per datore di lavoro si intende il dirigente al quale
spettano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in
cui quest’ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale, individuato dall’organo di
vertice delle singole amministrazioni tenendo conto dell’ubicazione e dell’ambito funzionale degli
uffici nei quali viene svolta l’attività, e dotato di autonomi poteri decisionali e di spesa. In caso di
omessa individuazione, o di individuazione non conforme ai criteri sopra indicati, il datore di lavoro
coincide con l’organo di vertice medesimo;
Azienda: il complesso della struttura organizzata dal datore di lavoro pubblico o privato;
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Preposto: persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e
funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e
garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei
lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa;
Servizio di prevenzione e protezione dei rischi: insieme delle persone, sistemi e mezzi
esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali
per i lavoratori;
Medico competente: medico in possesso di uno dei titoli e dei requisiti formativi e professionali
di cui all’articolo 38 del [Link]. 81/08, che collabora, secondo quanto previsto all’articolo 29, comma
1, dello stesso [Link]., con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi ed è nominato dallo
stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria e per tutti gli altri compiti di cui al presente decreto;
i requisiti formativi e professionali del medico competente sono quelli indicati all’ art. 38 del [Link].
81/08.
Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: persona eletta o designata per rappresentare
i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro.
Sorveglianza sanitaria: insieme degli atti medici, finalizzati alla tutela dello stato di salute e
sicurezza dei lavoratori, in relazione all’ambiente di lavoro, ai fattori di rischio professionali e alle
modalità di svolgimento dell’attività lavorativa.
Agente: agente chimico, fisico o biologico, presente durante il lavoro e potenzialmente dannoso
per la salute.
Buone prassi: soluzioni organizzative o procedurali coerenti con la normativa vigente e con le
norme di buona tecnica, adottate volontariamente e finalizzate a promuovere la salute e sicurezza
sui luoghi di lavoro attraverso la riduzione dei rischi e il miglioramento delle condizioni di lavoro,
elaborate e raccolte dalle regioni, dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul
lavoro (INAIL) e dagli organismi paritetici di cui all’articolo 51 del [Link]. 81/08, validate dalla
Commissione consultiva permanente di cui all’articolo 6 del [Link]. 81/08 che provvede a
assicurarne la più ampia diffusione.
Linee Guida: atti di indirizzo e coordinamento per l’applicazione della normativa in materia di
salute e sicurezza predisposti dai ministeri, dalle regioni e dall’INAIL e approvati in sede di
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano.
Informazione: complesso delle attività dirette a fornire conoscenze utili alla identificazione, alla
riduzione e alla gestione dei rischi in ambiente di lavoro.
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Formazione: processo educativo attraverso il quale trasferire ai lavoratori ed agli altri soggetti del
sistema di prevenzione e protezione aziendale conoscenze e procedure utili alla acquisizione di
competenze per lo svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti in azienda e alla identificazione,
alla riduzione e alla gestione dei rischi.
Addestramento: complesso delle attività dirette a fare apprendere ai lavoratori l’uso corretto di
attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale, e le
procedure di lavoro.
Organismi paritetici: organismi costituiti ad iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei
prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, quali sedi
privilegiate per: la programmazione di attività formative e l’elaborazione e la raccolta di buone
prassi a fini prevenzionistici; lo sviluppo di azioni inerenti la salute e sicurezza sul lavoro; la
l’assistenza alle imprese finalizzata all’attuazione degli adempimenti in materia; ogni altra attività
o funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento.
Libretto formativo del cittadino: libretto personale del lavoratore definito, ai sensi dell'accordo
Stato-regioni del 18 febbraio 2000, di concerto tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il
Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previa intesa con la Conferenza unificata
Stato-regioni e sentite le parti sociali, in cui vengono registrate le competenze acquisite durante la
formazione in apprendistato, la formazione in contratto di inserimento, la formazione specialistica
e la formazione continua svolta durante l'arco della vita lavorativa ed effettuata da soggetti
accreditati dalle regioni, nonché le competenze acquisite in modo non formale e informale secondo
gli indirizzi della Unione europea in materia di apprendimento permanente, purché riconosciute e
certificate.
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Le misure relative alla sicurezza, all’igiene ed alla salute durante il lavoro non comporteranno mai
oneri finanziari per i lavoratori.
PROCEDURE D'EMERGENZA
COMPITI E PROCEDURE GENERALI
Come previsto dall’art. 43, comma 1, del [Link]. 81/08, sono stati organizzati i necessari rapporti
con i servizi pubblici competenti in materia di primo soccorso, salvataggio, lotta antincendio e
gestione dell’emergenza.
Sono stati, infatti, designati preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di
prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo
grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza.
Sono stati informati tutti i lavoratori che possono essere esposti a un pericolo grave ed immediato
circa le misure predisposte e i comportamenti da adottare.
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Sono stati programmati gli interventi, presi i provvedimenti e date le istruzioni affinché i lavoratori,
in caso di pericolo grave e immediato che non può essere evitato, possano cessare la loro attività,
o mettersi al sicuro, abbandonando immediatamente il luogo di lavoro.
Sono stati adottati i provvedimenti necessari affinché qualsiasi lavoratore, in caso di pericolo grave
ed immediato per la propria sicurezza o per quella di altre persone e nell’impossibilità di contattare
il competente superiore gerarchico, possa prendere le misure adeguate per evitare le conseguenze
di tale pericolo, tenendo conto delle sue conoscenze e dei mezzi tecnici disponibili.
Ai fini delle designazioni si è tenuto conto delle dimensioni dell’azienda e dei rischi specifici
dell’azienda o della unità produttiva secondo i criteri previsti nei decreti di cui all’articolo 46 del
[Link]. 81/08.
In azienda sono sempre presenti gli addetti al pronto soccorso, alla prevenzione incendi ed alla
evacuazione.
In azienda è esposta una tabella ben visibile riportante almeno i seguenti numeri telefonici:
REGOLE COMPORTAMENTALI
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Come indicato all’ art. 70 del [Link]. 81/08, le attrezzature di lavoro messe a disposizione dei
lavoratori devono essere conformi alle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di
recepimento delle direttive comunitarie di prodotto. Per le attrezzature di lavoro costruite in
assenza di disposizioni legislative e regolamentari o messe a disposizione dei lavoratori
antecedentemente all’emanazione di norme legislative e regolamentari di recepimento delle
direttive comunitarie di prodotto viene controllata la conformità ai requisiti generali di sicurezza
riportati nell’ allegato V del [Link]. 81/08.
All'atto della scelta delle nuove attrezzature di lavoro, come indicato all’ art. 71, comma 2, del
[Link]. 81/08, il datore di lavoro prenderà in considerazione:
le condizioni e le caratteristiche specifiche del lavoro da svolgere;
i rischi presenti nell’ambiente di lavoro;
i rischi derivanti dall’impiego delle attrezzature stesse;
i rischi derivanti da interferenze con le altre attrezzature già in uso.
Al fine di ridurre al minimo i rischi connessi all’uso delle attrezzature di lavoro e per
impedire che dette attrezzature possano essere utilizzate per operazioni e secondo condizioni per
le quali non sono adatte, verranno adottate adeguate misure tecniche ed organizzative e verranno
rispettate tutte quelle riportate nell’allegato VI del [Link]. 81/08.
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INFORMAZIONE E FORMAZIONE
Per ogni attrezzatura di lavoro messa a disposizione, i lavoratori incaricati dell’uso dispongono di
ogni necessaria informazione e istruzione e ricevono una formazione adeguata in rapporto alla
sicurezza relativamente:
alle condizioni di impiego delle attrezzature;
alle situazioni anormali prevedibili.
Ne è stato previsto l’impiego obbligatorio dei DPI quando i rischi non possono essere evitati o
sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da
misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro.
I DPI utilizzati sono conformi alle norme di riferimento, adeguati ai rischi da prevenire, senza
comportare di per sé un rischio maggiore, adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro.
In caso di rischi multipli che richiedono l'uso simultaneo di più DPI, come indicati nelle schede di
sicurezza riportate nel seguito, questi devono essere tra loro compatibili e tali da mantenere,
anche nell'uso simultaneo, la propria efficacia nei confronti del rischio e dei rischi corrispondenti.
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destinare ogni DPI ad un uso personale e, qualora le circostanze richiedano l’uso di uno stesso
DPI da parte di più persone, prendere misure adeguate affinché tale uso non ponga alcun
problema sanitario e igienico ai vari utilizzatori;
stabilire le procedure aziendali da seguire, al termine dell’utilizzo, per la riconsegna e il
deposito dei DPI;
assicurare una formazione adeguata e organizzare uno specifico addestramento circa l’uso
corretto e l’utilizzo pratico dei DPI.
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AGENTI CHIMICI
Ai sensi dell'art. 222 del [Link]. 81/08 e s.m.i. si intende per:
a. agenti chimici: tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli sia nei loro miscugli, allo stato
naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti, compreso lo smaltimento come rifiuti, mediante
qualsiasi attività lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e siano immessi o no sul
mercato;
ATTIVITA’ INTERESSATE
Risultano interessate tutte le attività lavorative nelle quali sono utilizzati agenti chimici, o se ne
prevede l’utilizzo, in ogni tipo di procedimento, compresi la produzione, la manipolazione,
l’immagazzinamento, il trasporto o l’eliminazione e il trattamento dei rifiuti, o che risultino da tale
attività lavorativa.
Prima dell’attività
prima dell’impiego della specifica sostanza occorre consultare l’etichetta e le istruzioni d’uso;
tutte le lavorazioni devono essere precedute da una valutazione tesa ad evitare l’impiego di
sostanze chimiche nocive e a sostituire ciò che è nocivo con ciò che non lo è o lo è meno;
la quantità dell’agente chimico da impiegare deve essere ridotta al minimo richiesto dalla
lavorazione;
tutti i lavoratori addetti o comunque presenti devono essere adeguatamente informati e formati
sulle modalità di deposito e di impiego di tali agenti, sui rischi per la salute connessi, sulle
attività di prevenzione da porre in essere e sulle procedure anche di pronto soccorso da
adottare in caso di emergenza.
Durante l’attività
Dopo l’attività
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tutti gli esposti devono seguire una scrupolosa igiene personale che deve comprendere anche il
lavaggio delle mani, dei guanti, delle calzature e degli altri indumenti indossati;
deve essere prestata una particolare attenzione alle modalità di smaltimento degli eventuali
residui della lavorazione (es. contenitori usati).
SORVEGLIANZA SANITARIA
Sono sottoposti a sorveglianza sanitaria, previo parere del medico competente, tutti i soggetti che
utilizzano o che si possono trovare a contatto con agenti chimici considerati pericolosi in
conformità alle indicazioni contenute nell’etichetta delle sostanze impiegate.
Se richiesto dal medico competente, o se obbligatorio per legge a causa di rischi specifici, si
predispone che la lavoratrice venga adibita, in via provvisoria, ad altra mansione.
Le lavoratrici addette alle rispettive mansioni ed il rappresentante per la sicurezza sono informati
sui risultati della valutazione e sulle conseguenti misure adottate.
Nota: L’art.12, comma 1, del [Link]. 151/2001 ha introdotto la facoltà, per le lavoratrici dipendenti di datori di
lavoro pubblici o privati, di utilizzare in forma flessibile il periodo dell’interdizione obbligatoria dal lavoro di cui
all’art.4 della Legge 1204/71 (due mesi prima del parto e tre mesi dopo il parto), posticipando un mese
dell’astensione prima del parto al periodo successivo al parto.
Per poter avvalersi di tale facoltà, la lavoratrice gestante dovrà presentare apposita domanda al datore di
lavoro e all’ente erogatore dell’indennità di maternità (INPS), corredata da certificazione del medico ostetrico-
ginecologo del SSN o con esso convenzionato la quale esprima una valutazione, sulla base delle informazioni
fornite dalla lavoratrice sull’attività svolta, circa la compatibilità delle mansioni e relative modalità
svolgimento ai fini della tutela della salute della gestante e del nascituro e, qualora la lavoratrice sia adibita a
mansione comportante l’obbligo di sorveglianza sanitaria, un certificato del Medico Competente attestante
l’assenza di rischi per lo stato di gestazione.
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Di seguito, viene riportato, anche a titolo informativo per le lavoratrici madri e per i soggetti
interessati, l’elenco dei principali pericoli per le lavoratrici stesse, con l’indicazione delle principali
conseguenze e dei divieti derivanti dalla vigente normativa in materia.
ERGONOMIA
PERICOLO/
CONSEGUENZE DIVIETI
RISCHIO
Mutamenti fisiologici in corso di gravidanza (maggior
volume sanguigno e aumento delle pulsazioni
[Link].151/01 allegato A,
cardiache, dilatazione generale dei vasi sanguigni e lett. G
possibile compressione delle vene addominali o (i lavori che comportano una
pelviche) favoriscono la congestione periferica durante stazione in piedi per più di
ATTIVITÀ’ IN
la postura eretta. La compressione delle vene può metà dell'orario lavorativo)
POSTURA
ridurre il ritorno venoso con conseguente
ERETTA
accelerazione compensativa del battito cardiaco DIVIETO IN
PROLUNGATA GRAVIDANZA
materno e il manifestarsi di contrazioni uterine. Se la
compensazione è insufficiente ne possono derivare durante la gestazione e
fino al termine del periodo
vertigini e perdita di coscienza. Periodi prolungati in
di interdizione dal lavoro
piedi durante la giornata lavorativa determinano per le
donne un maggior rischio di parto prematuro.
POSTURE E' potenzialmente pericoloso lavorare in posti di lavoro [Link].151/01 allegato A,
INCONGRUE ristretti o in postazioni non sufficientemente adattabili lett. G
per tenere conto del crescente volume addominale, in (lavori che obbligano ad una
postazione particolarmente
particolare nelle ultime fasi della gravidanza. Ciò può
affaticante).
determinare stiramenti o strappi muscolari. La
destrezza, l'agilità, il coordinamento, la velocità dei DIVIETO IN
movimenti e l'equilibrio possono essere anch'essi GRAVIDANZA
limitati e ne può derivare un rischio accresciuto durante la gestazione e
d'infortunio. fino al termine del periodo
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AGENTI FISICI
PERICOLO/
CONSEGUENZE DIVIETI
RISCHIO
RUMORE L'esposizione prolungata a rumori forti (>80 dB(A)) può [Link].151/01 allegato C
determinare un aumento della pressione sanguigna e lett.A,1,c
un senso di stanchezza; si ipotizza una vasocostrizione [Link].151/01 allegato A
lett. A
arteriolare che potrebbe essere responsabile di una
[Link].151/01 allegato A
diminuzione del flusso placentare. Sono, inoltre, lett. C
possibili riduzioni di crescita del feto, con conseguente (malattie professionali)
minor peso alla nascita. Evidenze sperimentali
suggeriscono che una esposizione prolungata del DIVIETO IN
nascituro a rumori forti durante la gravidanza può GRAVIDANZA
avere un effetto sulle sue capacità uditive dopo la (per esposizioni ≥ 80
nascita. dB(A))
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(per esposizioni ≥ 85
dB(A))
[Link].151/01 allegato A
lett. I
(lavori con macchine
scuotenti o
con utensili che
trasmettono intense
vibrazioni)
DIVIETO IN
GRAVIDANZA
durante la gestazione e
fino al termine del periodo
Un'esposizione di lungo periodo a vibrazioni che di interdizione dal lavoro
SCUOTIMENTI interessano il corpo intero può accrescere il rischio di
VIBRAZIONI parto prematuro o di neonati sotto peso e/o [Link].151 Allegato A
complicanze in gravidanza e parti prematuri. lett. B
(Lavori che impiegano
utensili
vibranti ad aria compressa
o ad
asse flessibile soggetti
all’obbligo di sorveglianza
sanitaria)
DIVIETO IN
GRAVIDANZA E FINO A
SETTE MESI DOPO IL
PARTO
[Link].151/01 Allegato A
lett. A
(celle frigorifere)
[Link].151/01 allegato C
lett.A,1,f
(esposizione a
Durante la gravidanza, le donne sopportano meno il sollecitazioni
calore ed è più facile che svengano o risentano dello termiche rilevanti
stress da calore. L'esposizione a calore può avere esiti evidenziata dalla
SOLLECITAZIONI valutazione dei rischi)
nocivi sulla gravidanza. Il lavoro a temperature molto
TERMICHE
fredde può essere pregiudizievole per la salute per DIVIETO IN
gestanti, nascituro e puerpere. I rischi aumentano in GRAVIDANZA
caso di esposizione a sbalzi improvvisi di temperatura DIVIETO FINO A SETTE
MESI
DOPO IL PARTO PER
ESPOSIZIONI A TEMP.
MOLTO BASSE
(es. lavori nelle celle
frigorifere)
RADIAZIONI Una esposizione a radiazioni ionizzanti comporta dei [Link]. 151/01 art.8
IONIZZANTI rischi per il nascituro. (Le donne, durante la
Se una lavoratrice che allatta opera con liquidi o gravidanza, non possono
svolgere attività in zone
polveri radioattivi può determinarsi un'esposizione del
classificate o, comunque,
bambino in particolare a seguito della contaminazione essere adibite ad attività
della pelle della madre. Sostanze contaminanti che potrebbero esporre il
radioattive inalate o digerite dalla madre possono nascituro ad una dose
passare attraverso la placenta al nascituro e, che ecceda un
attraverso il latte, al neonato. millisievert durante il
L’esposizione durante il primo trimestre di gravidanza periodo della gravidanza)
può provocare aborto, aumento delle malformazioni e
DIVIETO IN
deficit funzionali. GRAVIDANZA
Se esposizione nascituro >
1 mSv
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DOPO IL
PARTO
[Link].151/01 allegato A
lett. C
Al momento attuale non esistono dati certi sugli effetti (malattie professionali di
cui all.4 al decreto
provocati sulla gravidanza o sulla lattazione dalle 1124/65 e successive
radiazioni non ionizzanti. Non si può escludere che modifiche)
esposizioni a campi elettromagnetici intensi, come ad [Link].151/01 allegato C
esempio quelli associati a fisioterapie (marconiterapia, lett.A,1,e
RADIAZIONI NON
radarterapia) o alla saldatura a radiofrequenza delle (rischio da radiazioni non
IONIZZANTI ionizzanti evidenziato dalla
materie plastiche, possano determinare un rischio
accresciuto per il nascituro. Sulla base degli studi valutazione dei rischi)
epidemiologici effettuati, il lavoro al videoterminale
DIVIETO IN
non espone a RNI in grado di interferire con la normale GRAVIDANZA
evoluzione della gravidanza. Per esposizioni superiori a
quelle ammesse per la
popolazione generale
AGENTI BIOLOGICI
PERICOLO/
CONSEGUENZE DIVIETI
RISCHIO
[Link].151/01 allegato A
lett B
(rischi per i quali vige
Le malattie infettive contratte in gravidanza possono l'obbligo delle visite mediche
avere notevoli ripercussioni sull’andamento della preventive e periodiche).
stessa. Molti agenti biologici appartenenti ai gruppi di
[Link].151/01 allegato B
rischio 2,3,4 possono interessare il nascituro in caso di lett. A
infezione della madre durante la gravidanza. Essi punto 1 lett b (per virus
AGENTI
possono giungere al bambino per via placentare rosolia e toxoplasma in
BIOLOGICI DEI
oppure durante e dopo il parto, in caso di allattamento assenza di
GRUPPI DI
o a seguito dello stretto contatto fisico tra madre e comprovata immunizzazione)
RISCHIO
bambino. Agenti che possono infettare il bambino in
da 2 a 4 [Link].151/01 allegato C
uno di questi modi sono ad esempio i virus dell'epatite
B, C, rosolia, l’HIV, il bacillo della tubercolosi, quello lett.A,2
(rischio di esposizione ad
della sifilide, la salmonella del tifo e il toxoplasma. In agenti
particolare possono essere esposte determinate biologici evidenziato dalla
categorie di valutazione dei rischi)
lavoratori.
DIVIETO IN GRAVIDANZA
E FINO A SETTE MESI
DOPO IL PARTO
AGENTI CHIMICI
PERICOLO/
CONSEGUENZE DIVIETI
RISCHIO
SOSTANZE O L'effettivo rischio per la salute costituito dalle singole [Link].151/01 allegato A
MISCELE sostanze può essere determinato esclusivamente a lett. A
CLASSIFICATE seguito di una valutazione del rischio. Una esposizione [Link].151/01 allegato A
lett. C
COME occupazionale prevede spesso la presenza di una
(malattie professionali)
PERICOLOSE combinazione di più sostanze, e in questi casi non è [Link].151/01 allegato C
(TOSSICHE, sempre possibile conoscere le conseguenze delle lett. A
NOCIVE, interazioni fra le diverse sostanze ed i possibili effetti punto 3 lett. a, b ,c , d, e,
CORROSIVE, sinergici che le associazioni chimiche possono f, e lett B
IRRITANTI) produrre. Alcuni agenti chimici possono penetrare (esposizione ad agenti
attraverso la pelle integra ed essere assorbiti dal corpo chimici
con ripercussioni negative sulla salute. Molte sostanze pericolosi evidenziata dalla
valutazione dei rischi)
possono passare nel latte materno e per questa via
contaminare il bambino. Tra gli effetti degli agenti DIVIETO IN GRAVIDANZA
chimici sulla gravidanza molti studi hanno evidenziato E FINO A SETTE MESI
il verificarsi di aborti spontanei correlati ad una DOPO IL PARTO
esposizione occupazionale a numerose sostanze, tra Può essere consentito l’uso
cui solventi organici, gas anestetici e farmaci di
antiblastici, anche per bassi livelli di esposizione. sostanze o preparati
classificati
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Art. 17,28 e 29- [Link]. 81/2008 e
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In caso di presenza di lavoratori minorenni, nel procedere alla valutazione dei rischi si tiene conto:
dello sviluppo non ancora completo del soggetto, della mancanza di esperienza,
consapevolezza e capacità di discernimento in merito ai rischi lavorativi
della natura, del grado e della durata dell'esposizione agli agenti chimici, biologici e fisici
della movimentazione manuale dei carichi
della scelta e dell'utilizzo delle attrezzature di lavoro
della situazione della formazione ed informazione dei minori
In relazione all'orario di lavoro, la durata massima non superare per i minori le 8 ore giornaliere, le
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In caso di presenza o di assunzione di lavoratori provenienti da altri paesi, si provvede ad una più
attenta verifica dei loro livelli formativi, anche in funzione delle difficoltà determinate dalla
diversità del linguaggio.
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CONSIDERAZIONI GENERALI
La valutazione dei rischi di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a) del [Link]. 81/08, anche nella
scelta delle attrezzature di lavoro e degli agenti chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei
luoghi di lavoro, ha riguardato tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi
quelli relativi a gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo
stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’ accordo europeo dell’8 ottobre 2004, e quelli
riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26
marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da
altri Paesi.
La valutazione dei rischi cui sono esposti i lavoratori ha richiesto un’attenta analisi delle situazioni
specifiche nelle quali gli addetti alle varie postazioni di lavoro vengono a trovarsi durante
l’espletamento delle proprie mansioni.
Pertanto, la valutazione dei rischi è legata sia al tipo di fase lavorativa svolta nell’unità produttiva
sia a situazioni determinate da sistemi quali ambiente di lavoro, strutture ed impianti utilizzati,
materiali e prodotti coinvolti nei processi.
Le osservazioni compiute vengono confrontate con criteri stabiliti per garantire la sicurezza e la
salute, soprattutto in base a:
norme legali nazionali ed internazionali;
norme tecniche;
norme e orientamenti pubblicati.
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In assenza di indicazioni legislative specifiche sulle modalità di valutazione, sono stati adottati
criteri basati sull’esperienza e conoscenza delle effettive condizioni lavorative dell’azienda e, ove
disponibili, su strumenti di supporto, dati desumibili dal registro infortuni, profili di rischio, indici
infortunistici, dinamiche infortunistiche, liste di controllo, norme tecniche, istruzioni di uso e
manutenzione, ecc. In tal caso, l’entità dei rischi viene ricavata assegnando un opportuno valore
alla probabilità di accadimento (P) ed alla gravità del danno (D). Dalla combinazione di tali
grandezze si ricava la matrice di rischio la cui entità è data dalla relazione:
R=PXD
Alla probabilità di accadimento dell'evento P è associato un indice numerico rappresentato
nella seguente tabella:
PROBABILITA' DELL'EVENTO
Non si ha notizia di infortuni verificatisi in analoghe condizioni di lavoro, per cui il verificarsi
1 Improbabile
dell'evento susciterebbe stupore e incredulità.
La deficienza riscontrata potrebbe provocare un danno agli addetti soltanto in concomitanza
2 Poco probabile con altre situazioni sfavorevoli; si ha notizia che, in rarissime occasioni di lavoro, si sono
verificati infortuni per condizioni di lavoro similari.
La deficienza riscontrata potrebbe determinare un danno agli addetti, anche se non in
3 Probabile maniera automatica, dalle statistiche si rileva che, in qualche caso, si sono verificati infortuni
per analoghe condizioni di lavoro.
Esiste una correlazione diretta tra l'anomalia rilevata e la possibilità che si verifichi un danno
4 M. Probabile agli addetti; in analoghe condizioni di lavoro si sono verificati infortuni nella stessa azienda,
per cui il verificarsi dell'infortunio non susciterebbe alcuno stupore nei vertici aziendali.
La gravità del danno viene stimata analizzando la tipologia di danno, le parti del corpo che
possono essere coinvolte e il numero di esposti presenti. Alla gravità del danno (D) è associato
un indice numerico rappresentato nella seguente tabella:
L'evento potrebbe avere conseguenze di invalidità, con postumi permanenti per uno o più
3 Grave
addetti.
L’evento potrebbe avere conseguenze di morte o di inabilità permanente, per uno o più
4 Gravissimo
addetti.
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Tempi di
Entità Valori di Priorità intervento attuazione
Rischio riferiment in giorni
o
Miglioramenti da valutare in fase di
Molto basso (1≤ R ≤ 1) 180
programmazione
Basso (2≤ R ≤ 4) miglioramenti da applicare a medio termine 60
Medio (6≤ R ≤ 9) Miglioramenti da applicare con urgenza 30
(12≤ R ≤
Alto Miglioramenti da applicare immediatamente 0
16)
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Di seguito, è riportata l’identificazione dei pericoli e l’analisi dei rischi per ogni fase di lavoro
appartenente al ciclo lavorativo effettuato dall’organizzazione. Per ogni fase di lavoro, attrezzatura,
agente chimico e biologico sono state dettagliate le misure di prevenzione e protezione adottate.
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DIAGRAMMA DI FLUSSO
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ATTREZZATURE UTILIZZATE
Di seguito, l’analisi delle attrezzature utilizzate per la fase di lavoro in esame:
RISCHI DELL'ATTREZZATURA
RISCHIO Probabilità Danno Entità
Tagli 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
Proiezione di schegge 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
Urti e compressioni 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
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I primi, con potenze che variano da poche centinaia di watt a oltre 2 Kwatt,
sono adatti per forature impegnative su metallo, pietra e cemento. Sono
disponibili versioni con velocità di lavoro variabile, caratteristica quasi
indispensabile nei casi si preveda un uso generico dell'attrezzo. Due esempi sull'uso della
velocità minima e massima: la foratura dell'acciaio inossidabile, data l'estrema tenacità di questa
lega, obbliga a mantenere lento l'avanzamento del tagliente della punta, anche se questa è in
HSS (acciaio super rapido) al cobalto e la zona del taglio lubrificata con olio, il valore dell'attrito è
tale che, velocità elevate, portano facilmente alla fusione della punta; all'estremo opposto, vi è la
foratura del legno, maggiore è la velocità di rotazione della punta, minore è il rischio di
scheggiature sul bordo del foro. Per l'uso hobbistico sono disponibili supporti da banco, adatti a
permetterne l'uso come fossero trapani a colonna: i più economici adottano il sistema a leva
mentre i supporti a cremagliera, più precisi e agevoli nell'uso, sono più costosi. Le parti principali
da cui è costituito un trapano sono: l'involucro esterno detta carcassa, un motore formato da un
indotto o rotore, uno statore, un interruttore, una parte meccanica formata dagli ingranaggi, ed
un mandrino.
I trapani a batteria, meno potenti, hanno il vantaggio di non aver bisogno di una presa elettrica
per funzionare. Dispongono di una batteria a sostituzione rapida che, in base alla capacità di
accumulo, permette di lavorare per un certo tempo. A carica esaurita si sostituisce con una
seconda, mettendo la prima in carica, tramite un apposito alimentatore fornito in dotazione al
trapano. Un dato indiretto per valutare la potenza e la durata di lavoro della batteria, è il suo
valore di tensione, può variare tra 9, 12, 18, 24 V. Un elevato valore di tensione fornisce
maggiore potenza e permette di lavorare più a lungo prima di doverla intercambiare con una
carica. Non sviluppando forze molto grandi, dispongono tutti di mandrino autoserrante, ovvero
non occorre una chiave per serrare la punta. Una funzione quasi sempre presente, costituita da
un commutatore che inverte la polarità della corrente inviata al motore, attivabile tramite una
levetta o un pulsante, è la reversibilità del moto, utile, usando gli inserti appropriati, per svitare
viti da legno.
RISCHI DELL'ATTREZZATURA
RISCHIO Probabilità Danno Entità
Vedi valutazione
Rumore - -
specifica
Vedi valutazione
Vibrazioni Mano-Braccio - -
specifica
Inalazione polveri 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
Proiezione di schegge 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
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Proiezione di schegge
- Elmetti di protezione DPI
- Guanti per rischi meccanici DPI
- Scarpa alta S3 P cantieri DPI
Il datore di lavoro ha provveduto ad installare opportuni carter nei pressi di tutti gli
Tecnica
- organi mobili o di utensili manuali ed automatici potenzialmente pericolosi per la
organizzativa
proiezione di schegge.
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RISCHI DELL'ATTREZZATURA
RISCHIO Probabilità Danno Entità
Caduta dall'alto 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
Caduta di materiale
2 - Poco probabile 4 - Gravissimo 8 - Medio
dall'alto
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RISCHI DELL'ATTREZZATURA
RISCHIO Probabilità Danno Entità
Punture 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
Vedi valutazione
Rumore - -
specifica
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Infatti, un accessorio utilissimo per la sega circolare è la guida per tagli rettilinei e paralleli.
RISCHI DELL'ATTREZZATURA
RISCHIO Probabilità Danno Entità
Cesoiamento 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
Proiezione di schegge 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
Tagli 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
Vedi valutazione
Vibrazioni Mano-Braccio - -
specifica
Vedi valutazione
Rumore - -
specifica
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ATTREZZATURE UTILIZZATE
Di seguito, l’analisi delle attrezzature utilizzate per la fase di lavoro in esame:
RISCHI DELL'ATTREZZATURA
RISCHIO Probabilità Danno Entità
Tagli 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
Proiezione di schegge 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
Urti e compressioni 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
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I primi, con potenze che variano da poche centinaia di watt a oltre 2 Kwatt,
sono adatti per forature impegnative su metallo, pietra e cemento. Sono
disponibili versioni con velocità di lavoro variabile, caratteristica quasi
indispensabile nei casi si preveda un uso generico dell'attrezzo. Due esempi sull'uso della
velocità minima e massima: la foratura dell'acciaio inossidabile, data l'estrema tenacità di questa
lega, obbliga a mantenere lento l'avanzamento del tagliente della punta, anche se questa è in
HSS (acciaio super rapido) al cobalto e la zona del taglio lubrificata con olio, il valore dell'attrito è
tale che, velocità elevate, portano facilmente alla fusione della punta; all'estremo opposto, vi è la
foratura del legno, maggiore è la velocità di rotazione della punta, minore è il rischio di
scheggiature sul bordo del foro. Per l'uso hobbistico sono disponibili supporti da banco, adatti a
permetterne l'uso come fossero trapani a colonna: i più economici adottano il sistema a leva
mentre i supporti a cremagliera, più precisi e agevoli nell'uso, sono più costosi. Le parti principali
da cui è costituito un trapano sono: l'involucro esterno detta carcassa, un motore formato da un
indotto o rotore, uno statore, un interruttore, una parte meccanica formata dagli ingranaggi, ed
un mandrino.
I trapani a batteria, meno potenti, hanno il vantaggio di non aver bisogno di una presa elettrica
per funzionare. Dispongono di una batteria a sostituzione rapida che, in base alla capacità di
accumulo, permette di lavorare per un certo tempo. A carica esaurita si sostituisce con una
seconda, mettendo la prima in carica, tramite un apposito alimentatore fornito in dotazione al
trapano. Un dato indiretto per valutare la potenza e la durata di lavoro della batteria, è il suo
valore di tensione, può variare tra 9, 12, 18, 24 V. Un elevato valore di tensione fornisce
maggiore potenza e permette di lavorare più a lungo prima di doverla intercambiare con una
carica. Non sviluppando forze molto grandi, dispongono tutti di mandrino autoserrante, ovvero
non occorre una chiave per serrare la punta. Una funzione quasi sempre presente, costituita da
un commutatore che inverte la polarità della corrente inviata al motore, attivabile tramite una
levetta o un pulsante, è la reversibilità del moto, utile, usando gli inserti appropriati, per svitare
viti da legno.
RISCHI DELL'ATTREZZATURA
RISCHIO Probabilità Danno Entità
Vedi valutazione
Rumore - -
specifica
Vedi valutazione
Vibrazioni Mano-Braccio - -
specifica
Inalazione polveri 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
Proiezione di schegge 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
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Proiezione di schegge
- Elmetti di protezione DPI
- Guanti per rischi meccanici DPI
- Scarpa alta S3 P cantieri DPI
Il datore di lavoro ha provveduto ad installare opportuni carter nei pressi di tutti gli
Tecnica
- organi mobili o di utensili manuali ed automatici potenzialmente pericolosi per la
organizzativa
proiezione di schegge.
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RISCHI DELL'ATTREZZATURA
RISCHIO Probabilità Danno Entità
Punture 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
Vedi valutazione
Rumore - -
specifica
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RISCHI DELL'ATTREZZATURA
RISCHIO Probabilità Danno Entità
Caduta dall'alto 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
Caduta di materiale
2 - Poco probabile 4 - Gravissimo 8 - Medio
dall'alto
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Descrizione impianto
L'impianto elettrico è un insieme di apparecchiature elettriche, meccaniche e fisiche atte alla
trasmissione e all'utilizzo di energia elettrica.
Normalmente per impianti elettrici si considerano gli impianti di bassa tensione (BT),
mentre per gli impianti di media (MT) e alta tensione (AT) si preferisce parlare di reti
elettriche o sistemi elettrici.
Ai sensi del Decreto Legislativo 81/08 prevede, in relazione alla tensione nominale, i
sistemi elettrici si dividono in:
- sistemi di Categoria 0 (zero), detti anche a bassissima tensione, quelli a tensione nominale
minore o uguale a 50 V se a corrente alternata o a 120 V se in corrente continua (non ondulata);
- sistemi di Categoria I (prima), detti anche a bassa tensione, quelli a tensione nominale da oltre 50
fino a 1000 V se in corrente alternata o da oltre 120 V fino a 1.500 V compreso se in corrente
continua;
- sistemi di Categoria II (seconda), detti anche a media tensione, quelli a tensione nominale oltre
1.000 V se in corrente alternata od oltre 1.500 V se in corrente continua, fino a 30.000 V
compreso;
- sistemi di Categoria III (terza), detti anche ad alta tensione, quelli a tensione nominale maggiore
di 30.000 V.
Per la progettazione degli impianti elettrici occorre rispettare i requisiti previsti dal D.M. 37 del 22
gennaio 2008 che stabilisce le caratteristiche dei soggetti abilitati a progettare e realizzare le
principali tipologie di impianti relativi a tutti gli edifici e a quali obblighi e prescrizioni debbano
attenersi tali soggetti.
gli impianti di terra e gli impianti di protezione dalle scariche atmosferiche a servizio di:
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Cantieri, cioè luoghi in cui vi siano impianti elettrici temporanei per: lavori di costruzione di nuovi
edifici, lavori di riparazione, trasformazione, ampliamento o demolizione di edifici esistenti,
lavori di movimento terre, lavori simili (interventi di manutenzione in banchine, costruzione di
teleferiche, ecc.);
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Locali adibiti ad uso medico, ossia destinati a scopi diagnostici, terapeutici, chirurgici, di
sorveglianza o di riabilitazione, inclusi i trattamenti estetici (ad es. sala massaggi, ecc.).
RISCHI DELL'IMPIANTO
RISCHIO Probabilità Danno Entità
Elettrocuzione 1 - Improbabile 3 - Grave 3 - Basso
Fiamme ed esplosioni 2 - Poco probabile 4 - Gravissimo 8 - Medio
Descrizione impianto
Un impianto idrico comprende l’allaccio dell’edificio all’acquedotto, la distribuzione di acqua
potabile e di acqua per usi alimentari, la produzione e la distribuzione dell’acqua calda sanitaria ed
il collegamento dell’impianto alla fognatura.
La funzione dell’impianto idrico è quella di distribuire l’acqua calda e fredda ad uso sanitario a
ciascun punto di erogazione.
RISCHI DELL'IMPIANTO
RISCHIO Probabilità Danno Entità
Scoppio di
apparecchiature in 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
pressione
Emissione di inquinanti 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
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Emissione di inquinanti
Le attrezzature, insiemi e impianti sottoposti a pressione di liquidi, gas,
- vapori, e loro miscele sono progettati e costruiti in conformità ai requisiti di Misura di prevenzione
resistenza stabiliti dalle norme applicabili
Descrizione impianto
L'impianto del gas è composto da tubazioni che a valle di un contatore collegano le singole
apparecchiate utilizzatrici, dai “rubinetti” di intercettazione e dalle
predisposizioni per lo scarico dei fumi e per la ventilazione dei
locali.
Le tubazioni devono essere realizzate con rame e/o ferro, possono
essere a vista o sottotraccia e devono essere a tenuta, ossia non
devono lasciare fuoriuscire il gas negli ambienti chiusi ed abitati.
Le apparecchiature utilizzatrici (caldaie, scaldabagni, forni, cucine,
ecc.) devono rispondere ai requisiti di sicurezza imposti dalla
Comunità Europea e manutenute da una ditta qualificata.
Sulla tubazione del gas, prima di ogni apparecchio, va posizionato un
rubinetto in maniera tale da consentirne l'intercettazione in caso di pericolo o comunque per
necessità di manutenzione.
RISCHI DELL'IMPIANTO
RISCHIO Probabilità Danno Entità
Scoppio di
apparecchiature in 2 - Poco probabile 3 - Grave 6 - Medio
pressione
Fiamme ed esplosioni 2 - Poco probabile 4 - Gravissimo 8 - Medio
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CONCLUSIONI
La valutazione dei rischi è stata effettuata dal Datore di Lavoro con la collaborazione del Medico
Competente, per quanto di sua competenza, del Servizio di Prevenzione e Protezione ed il
coinvolgimento preventivo del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.
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L'esposizione a radiazioni ionizzanti durante il primo trimestre di gravidanza può provocare aborto, malformazioni e deficit funzionali. Le donne gravide non possono essere esposte a dosi superiori a un millisievert durante la gravidanza, come regolato dal D.Lgs. 151/01 art.8 .
Le misure preventive per ridurre i rischi includono l'uso di ausili meccanici ad azionamento manuale e procedure specifiche per la corretta modalità di movimentazione dei carichi. È importante garantire che i pesi movimentati non siano eccessivi e venga effettuata sorveglianza sanitaria sulla base della valutazione dei rischi .
L'esposizione a rumori forti, superiori a 80 dB(A), può aumentare la pressione sanguigna e causare stanchezza, oltre a vasocostrizione arteriolare con possibile diminuzione del flusso placentare. Questo può portare a riduzioni nella crescita fetale e minor peso alla nascita. Tali esposizioni sono vietate durante la gravidanza e fino a sette mesi dopo il parto secondo D.Lgs. 81/2008 .
Le lavoratrici in gravidanza sono più suscettibili a svenimenti e stress da calore in ambienti caldi, e l'esposizione a temperature estremamente basse, come nelle celle frigorifere, può essere dannosa. Sono consigliate misure come evitare tali esposizioni per proteggere la salute della madre e del nascituro .
L'esposizione a vibrazioni a bassa frequenza può aumentare il rischio di aborti spontanei e rappresenta un pericolo per la gravidanza a causa dei microtraumi che possono interessare l'addome. Il lavoro su veicoli in movimento è vietato durante la gestazione e regolato dal D.Lgs.151/01 allegato A, lett. O .
La legislazione italiana vieta lavori agricoli che implicano la manipolazione di sostanze tossiche durante la gravidanza e fino a sette mesi dopo il parto per prevenire rischi per la salute del feto e della madre. Questo è regolato dal D.Lgs.151/01 .
Le lavorazioni con macchine mosse a pedale sono sconsigliate durante la gravidanza perché possono richiedere un ritmo di movimento frequente o un notevole sforzo, aumentando il rischio di aborti spontanei e affaticamento eccessivo, come sancito dal D.Lgs.151/01 allegato A, lett. H .
Le donne in gravidanza, neonati e bambini sono più sensibili agli effetti negativi del piombo rispetto agli adulti maschi, con rischi che includono danni al sistema nervoso e agli organi emopoietici. L'esposizione al piombo è vietata in gravidanza e fino a sette mesi dopo il parto, come regolato dal D.Lgs.151/01 .
Le lavoratrici gestanti dovrebbero evitare di lavorare su scale e piattaforme a causa del rischio di cadute dall’alto. Tali attività sono vietate durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro come prescritto dal D.Lgs.151/01 allegato A, lett. E .
Il lavoro notturno è vietato durante la gravidanza e fino a un anno di vita del bambino per proteggere la salute della madre e del nascituro. Questo è regolamentato dal D.Lgs.151/01 per garantire condizioni di lavoro sicure .