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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

L’organizzazione della prevenzione aziendale: diritti,


doveri e sanzioni dei diversi soggetti, organi di
vigilanza, controllo e assistenza.

Gianluca Sotis1, Eugenio Sorrentino2, Davide Monterosso2, Fabio Cianflone3


1
Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma
2
Istituoto Superiore di Sanità, Roma
3
Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Roma

Progetto sperimentale approvato dalla Regione Lazio con determinazione del G01103 del 7 febbraio 2019,
acquisito al protocollo della Regione Lazio in data 18 febbraio 2019, n. di registrazione 0128717 in
attuazione della deliberazione della Giunta Regionale del Lazio n. 451 del 25 luglio 2017.

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

Indice

1. Introduzione ....................................................................................................................3
2. L’organizzazione della prevenzione aziendale ............................................................6
3. Il Datore di Lavoro e la delega di funzioni. Gli obblighi delegabili e non delegabili:
la nomina del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione e il DVR ..............7
4. Dirigente ........................................................................................................................11
5. Preposto ........................................................................................................................13
6. Lavoratore .....................................................................................................................15
6.1. Lavoratori incaricati di attuare le misure di emergenza .....................................16
7. Medico competente ......................................................................................................17
8. Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza - RLS ...............................................19
9. Mappa concettuale .......................................................................................................21
10. Organi di vigilanza, controllo, assistenza ................................................................22
10.1. Azienda Sanitaria Locale (ASL) ..........................................................................24
10.2. Ispettorato territoriale del lavoro - ITL ...............................................................24
10.3. Vigili del Fuoco .....................................................................................................25
10.4. INAIL .....................................................................................................................25
11. Sanzioni .......................................................................................................................26
12. La procedura per i reati in materia di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro
introdotta dal D.Lgs. 758/1994 .........................................................................................27

Bibliografia e Sitografia ...................................................................................................29

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1. Introduzione

Questa seconda dispensa, al fine di completare il percorso formativo degli argomenti


generali, definito dall’accordo Stato Regioni del 2011, tratterà degli argomenti
precedentemente indicati al punto b):

b.1) L’organizzazione della prevenzione aziendale: diritti, doveri e sanzioni dei diversi
soggetti obbligati o coinvolti;

b.2) l’attività e gli organi di vigilanza, controllo e assistenza.

Preliminarmente, è opportuno riassumere i fondamenti generali e lo sviluppo della


normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro. I principi generali sono stabiliti:

• art. 32 della Costituzione: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto


dell'individuo e interesse della collettività;

• art. 41, comma 2, della Costituzione: l’iniziativa economica non può svolgersi in
contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà,
alla dignità umana.

• Direttiva quadro europea n. 89/391/CEE del 12 giugno 1989, concernente


l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della
salute dei lavoratori durante il lavoro

A livello di “normativa generale” vengono in rilievo, invece, le seguenti disposizioni:

• artt. 589 e 590 Codice penale: che prevedono i reati di omicidio colposo e lesioni
personali colpose, che possono essere commessi, per quel che qui interessa,
anche in violazione della normativa antinfortunistica. Sempre nel contesto del
codice penale vi sono poi gli artt. 437 e 451 che prevedono l’omissione,
rispettivamente, dolosa e colposa di cautele contro infortuni sul lavoro.

• art. 2087 del Codice civile: secondo cui l'imprenditore è tenuto ad adottare
nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro,
l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità
morale dei prestatori di lavoro

Queste disposizioni rappresentano le “pietre miliari” nello sviluppo della disciplina in


materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro in Italia.

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

Scendendo a livello di normativa “speciale” va ricordato come i primi Decreti


prevenzionistici sono stati promulgati negli anni ’50:

⇒ DPR 547/55: Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro;


⇒ DPR 164/56: Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni;
⇒ DPR 303/56: Norme generali per l’igiene del lavoro.
Caratteristica comune di questa normativa era quella di concentrare gli interventi
prevenzionali quasi esclusivamente sull’adozione di mezzi tecnici in grado di offrire tutela
al personale impiegato. I lavoratori, inoltre, erano considerati soggetti prevalentemente
passivi, cui doveva essere imposta l’osservanza delle regole e l’adozione delle procedure
in materia di igiene e sicurezza sul lavoro. Si consideri che anche nel definire l’obbligo
formativo si affermava che occorresse “rendere edotti i lavoratori”, sottolineandone così,
anche sotto questo profilo, la loro posizione esclusivamente passiva.

A partire dagli anni ‘90, l’impostazione generale della normativa in materia di salute e
sicurezza si è modificata, valorizzando l’importanza degli aspetti organizzativi e gestionali
in un quadro di partecipazione dei vari attori della sicurezza. L’importanza
dell’organizzazione aziendale e della partecipazione di tutti i soggetti presenti in azienda,
nell’ambito e nei limiti degli specifici ruoli e competenze, (per far fronte ai cambiamenti e alla
complessità del mondo produttivo, ai sempre più rapidi e pervasivi mutamenti tecnologici
oltre che all’evoluzione sociale), diventano elementi centrali prima nel contesto delle direttive
europee intervenute in materia e poi nei conseguenti recepimenti normativi a livello
nazionale. E, nel contempo, la sistematica e completa valutazione di tutti i rischi presenti
nello specifico contesto lavorativo diventa l’azione centrale per ottenere l’eliminazione o
quantomeno la loro riduzione al minimo in base al grado e all’evoluzione delle conoscenze
tecnico-scientifiche.

Sebbene in Italia, già negli anni ’70, lo statuto dei lavoratori, all’art. 9, aveva previsto la
facoltà per i lavoratori di controllare l’applicazione delle norme di prevenzione, la svolta
decisiva, in termini di partecipazione dei lavoratori alla, e di tutela collettiva della, salute e
sicurezza sul lavoro, è da ricondursi alla legislazione comunitaria, che - con la direttiva
89/391/CEE (direttiva “quadro”) nonché con le altre direttive riguardanti il miglioramento
della sicurezza e della salute dei lavoratori (poi recepite in Italia dal d.lgs. 626 del 1994) –
ha contribuito ad una svolta decisiva su questo versante.

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

Infine, il d.lgs. 81/2008 ha sostituito, abrogandoli definitivamente, il d.lgs. 626/94 e i decreti


degli anni ‘50, riordinando e coordinando le diverse norme emanate nel tempo in tema di
salute e sicurezza sul lavoro, ed elaborando un unico testo normativo armonizzato, con la
specifica finalità dare organicità alla materia. Il TU (acronimo di Testo unico – dicitura
utilizzata per indicare il D.lgs. 81/08 diffusa nell’uso comune, pur non essendo
giuridicamente corretta), dunque, ha riunito praticamente tutta la legislazione italiana in
materia di sicurezza sul lavoro emanata in precedenza (anche se tuttora permangono in
vigore alcune norme specifiche esterne al decreto n. 81) e, nello stesso tempo, ha
abrogato gran parte delle leggi preesistenti.
Di fatto, il TU opera una semplificazione importante del quadro normativo e risolve diverse
contraddizioni e incongruenze legate alla stratificazione di provvedimenti emanati in
momenti diversi. La sua struttura consta di 306 Articoli suddivisi in 13 Titoli e di 51 Allegati.

Il Decreto Legislativo 81/08 prescrive misure per migliorare la tutela della salute e della
sicurezza durante il lavoro, in tutti i settori di attività privati e pubblici. Coerentemente con
le direttive europee, di cui costituisce attuazione, esso contempla un vero e proprio
sistema di misure cautelative e di presidi antinfortunistici, superando la semplice
legislazione tecnica, che aveva caratterizzato la legislazione adottata negli anni ’50,
nonché l’attribuzione di compiti alle varie figure coinvolte nella gestione della salute e
sicurezza sul lavoro, che aveva caratterizzato la legislazione degli anni ’90.

Il sistema per la prevenzione e la protezione dagli infortuni e dalle malattie professionali


disegnato dal D.Lgs. 81/08 ha la caratteristica di essere:
• GLOBALE - Contiene misure generali di tutela;
• PROGRAMMATO - Prevede la programmazione delle misure di prevenzione;
• INFORMATO E PARTECIPATO - L’informazione e la formazione sono elementi
fondanti del sistema; è prevista, inoltre, la partecipazione e la consultazione dei
lavoratori soprattutto tramite la figura del loro rappresentante (RLS).

Il sistema delineato dal Decreto n. 81, dunque, risponde ad un modello partecipativo,


all’interno del quale sono individuati i vari soggetti obbligati, con gli specifici ruoli e
responsabilità. Elemento centrale è che tutti i soggetti devono essere informati sui
processi produttivi che li riguardano, sul ruolo che ricoprono nel sistema della prevenzione
aziendale e adeguatamente formati circa i compiti e le azioni che devono svolgere.
Affinché il sistema di prevenzione e protezione sia efficace, le aziende e gli enti devono

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

adottare idonei assetti organizzativi in modo da garantire:


• il rispetto degli standard tecnico-strutturali;
• la valutazione dei rischi;
• l’attuazione delle misure di prevenzione e protezione;
• la buona organizzazione (con particolare riguardo alle emergenze, alla gestione
degli appalti, alla consultazione degli RLS);
• l’informazione e la formazione;
• la vigilanza del rispetto delle procedure adottate;
• l’acquisizione della documentazione e delle certificazioni obbligatorie;
• le verifiche periodiche dell’applicazione e dell’efficacia delle procedure adottate.
2. L’organizzazione della prevenzione aziendale
La prevenzione non può essere scissa dall’organizzazione aziendale, poiché l’attuazione
delle misure di salute e sicurezza, è strettamente legata ai ruoli di garanzia e alle loro
interazioni. L’art 28, c. 1, lett. d sottolinea tale aspetto organizzativo e di conseguenza
sistemico, stabilendo che:
Il Documento di Valutazione dei Rischi deve contenere l'individuazione delle procedure
per l'attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell'organizzazione aziendale
che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in
possesso di adeguate competenze e poteri.
In tale ottica è necessario che le organizzazioni (Enti o Aziende) individuino un
organigramma che indichi gli “attuatori” del sistema di sicurezza e salute, ovvero i soggetti
obbligati titolari dei poteri organizzativi, di controllo o attuativi delle misure in materia di
salute e sicurezza.
I soggetti obbligati o coinvolti nella gestione della salute e sicurezza sul lavoro, come
previsti dalla normativa, sono principalmente i seguenti:
• Datore di lavoro;
• Dirigente;
• Preposto;
• Lavoratore;
• Servizio Prevenzione e Protezione (Responsabile e addetti);
• Medico Competente;
• Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

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3. Il Datore di Lavoro e la delega di funzioni. Gli obblighi delegabili e


non delegabili: la nomina del Responsabile del Servizio Prevenzione e
Protezione e il DVR

La definizione di datore di lavoro è contenuta nell’articolo 2 del d.lgs. n. 81/2008, dedicato


appunto alle definizioni dei soggetti e dei concetti chiave della disciplina contenuta nelle
norme seguenti, e viene distinta una duplice definizione: una per il settore privato e l’altra
per il settore pubblico.

Chi è il Datore di Lavoro nel settore privato?

Il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che,
secondo il tipo e l'assetto dell'organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la
propria attività, ha la responsabilità dell'organizzazione stessa o dell'unità produttiva in
quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. (art. 2, c. 1, lett. b)

Elementi essenziali del datore di lavoro sono, dunque:


• la responsabilità dell’organizzazione di lavoro (o della singola unità produttiva),
• l’esercizio dei poteri decisionali e di spesa.

Il concetto essenziale che emerge dalla lettura delle disposizioni normative è che ci deve
essere una corrispondenza tra i poteri effettivamente esercitati e le relative responsabilità.
Ciò che conta, quindi, non è soltanto l’assetto formale, ovvero la titolarità formale del
rapporto di lavoro (ossia il datore di lavoro inteso in senso formale) ma l’esercizio effettivo
e in concreto dei poteri decisionali e di spesa (ovvero il datore di lavoro inteso in senso
sostanziale).

Il testo normativo fornisce anche una specifica definizione di datore di lavoro ai fini della
salute e sicurezza anche per le pubbliche amministrazioni:

“Nelle pubbliche amministrazioni, si considera datore di lavoro “il dirigente al quale


spettano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli
casi in cui quest’ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale, individuato
dall'Organo di vertice ...omissis... dotato di autonomi poteri decisionali e di spesa”.

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

Anche in questo caso i requisiti per poter essere individuato come datore di lavoro sono il
possesso, e/o l’attribuzione, di “autonomi poteri decisionali e di spesa”. Nel CNR, come
esplicitato nel vigente regolamento del personale (art.18) il “direttore della struttura
scientifica …. opera, ai fini dell’applicazione delle norme in materia di prevenzione degli
infortuni e di igiene sul lavoro, con le capacità e i poteri del datore di lavoro privato”.
Pertanto, ciascun Istituto del CNR ha un datore di lavoro che corrisponde al Direttore di
Istituto.

La delibera n. 108/2014 del Consiglio di Amministrazione del CNR individua nel Direttore
Generale il Datore di Lavoro dell’Amministrazione Centrale.

Nel caso di omessa individuazione del datore di lavoro pubblico, o di individuazione non
conforme ai criteri indicati dalla normativa, il datore di lavoro coincide con l'organo di
vertice della singola amministrazione.

Il datore di lavoro ha un potere incondizionato su tutte le aree funzionali dell’azienda/Ente


(o dell’unità produttiva/ufficio autonomo) e decide quali provvedimenti adottare.

Gli obblighi del Datore di lavoro sono:

• Valutare tutti i rischi lavorativi * ;


• Elaborare il documento di valutazione dei rischi*, individuando, tra l’altro, le misure
preventive e di protezione ;
• Designare il responsabile* e gli addetti al SPP ;
• Nominare il medico competente;
• Designare gli incaricati dell’emergenza;
• Fornire i necessari e idonei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) ai lavoratori;
• Adottare e aggiornare le misure di prevenzione;
• Provvedere alla informazione e alla formazione dei lavoratori sui rischi per la salute
e la sicurezza, sulle procedure di emergenza, sulle misure di prevenzione e
protezione adottate e sui DPI;
• Provvedere all’addestramento specifico quando necessario;
• Richiedere l’osservanza dei lavoratori e del medico competente ai loro obblighi;
• Vigilare affinché i lavoratori con obbligo di sorveglianza sanitaria siano adibiti alla
mansione specifica solo se in possesso di giudizio di idoneità;

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

• Comunicare all’INAIL le informazioni sugli infortuni;


• Convocare la riunione periodica sulla sicurezza;
• Custodire la cartella di rischio dei lavoratori esposti;
• Gestire il pericolo grave e immediato;
• Informare e consultare il RLS;
• Comunicare all’INAIL i nominativi dei RLS;
• Fornire al Servizio di Prevenzione e Protezione e al medico competente le
informazioni necessarie.
Gli obblighi contrassegnati dall'asterisco non sono delegabili. Negli altri casi è possibile
una delega di funzioni a persona che possegga i requisiti di professionalità ed esperienza
nonché l’autonomia organizzativa e gestionale necessarie per lo svolgimento delle funzioni
delegate, nel rigoroso rispetto dei requisiti di forma, pubblicità e sostanza previsti dall’art.
16, d.lgs. n. 81/2008. La delega di funzioni – che non va mai confusa con l’attribuzione o il
conferimento di incarichi (come quelli dei dirigenti e dei preposti, ai sensi dell’art. 2, co. 1,
lettere d, e) – se correttamente conferita trasferisce obblighi e responsabilità di natura
penale dal datore di lavoro delegante al delegato, pur non escludendo l'obbligo di vigilanza
in capo al datore di lavoro in ordine al corretto espletamento, da parte del delegato, delle
funzioni trasferite (art. 16, c. 3).

La normativa ammette che il soggetto delegato possa, a sua volta, previa intesa con il
datore di lavoro, delegare specifiche funzioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro
alle medesime condizioni e con i medesimi effetti della delega (cosiddetta subdelega). Il
soggetto subdelegato, tuttavia, non può, a sua volta, delegare le funzioni delegate.

Uno degli obblighi principali del datore di lavoro è costituito dalla valutazione dei rischi per
la salute e sicurezza, obbligo, come detto, non delegabile, da effettuare in collaborazione
con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente. Essa
deve essere riportata in un apposito documento (Documento di Valutazione dei Rischi –
DVR) dove, oltre ai risultati della valutazione stessa, devono essere indicati le misure di
prevenzione e protezione attuate e i dispositivi di protezione adottati, il programma delle
misure per mantenere e migliorare i livelli di sicurezza, le figure che vi devono provvedere.
La valutazione e il documento devono essere immediatamente rielaborati in seguito a
modifiche dei processi lavorativi o dell'organizzazione del lavoro significative ai fini della
salute e della sicurezza, se si registrano infortuni rilevanti o in caso di innovazioni della

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tecnica che possono comportare miglioramenti nelle misure da adottare.

La mancata o incompleta valutazione dei rischi, così come l’omessa custodia in azienda (o
nell’unità produttiva alla quale il DVR si riferisce) sono sanzionati con una pena alternativa
tra arresto ed ammenda (articolo 55 del decreto legislativo n. 81 del 2008).

Oltre alla valutazione dei rischi, l’altro obbligo non delegabile per il datore di lavoro è
quello di designare il Responsabile (RSPP) del Servizio di Prevenzione e Protezione
(SPP).

Chi è il Responsabile del Servizio prevenzione e Protezione?

Persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all'articolo 32


designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e
protezione dai rischi; (Art. 2, c. 1, lett. f).

Il RSPP è un consulente tecnico del Datore di Lavoro, da lui designato. Deve possedere:
• capacità e requisiti professionali adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di
lavoro;
• titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria;
• attestato di frequenza, con verifica di apprendimento, a specifici corsi di formazione
organizzati secondo quanto previsto dalla normativa vigente (con obbligo di
aggiornamento periodico).
Il RSPP è a capo del SPP, del quale possono far parte anche gli Addetti al servizio
(ASPP), anch’essi in possesso dei requisiti professionali e di formazione imposti dalla
normativa.

Gli ASPP “devono essere in numero sufficiente rispetto alle caratteristiche dell’azienda e
disporre di mezzi e di tempo adeguati per lo svolgimento dei compiti loro assegnati” non
potendo “subire pregiudizio a causa dell’attività svolta nell’espletamento del proprio
incarico” ma anche essendo tenuti “al segreto in ordine ai processi lavorativi di cui
vengono a conoscenza” nell’esercizio delle loro funzioni (articolo 33, comma 2, decreto
legislativo n. 81 del 2008).

Il Servizio di prevenzione e protezione dai rischi è l’insieme delle persone, sistemi e mezzi
esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai rischi

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professionali per i lavoratori.

Il SPP supporta il datore di lavoro nell’individuazione e nella valutazione dei rischi,


nell’elaborazione delle misure preventive e protettive e delle procedure di sicurezza delle
varie attività. Il SPP propone i programmi di informazione e formazione ai lavoratori e
partecipa alle riunioni periodiche in materia di sicurezza.

Il SPP non svolge funzioni operative ma complementari o preparatorie rispetto a quelle del
datore di lavoro, che dispone di poteri di gestione e spesa. In questo senso si spiega
l’affermazione del decreto legislativo n. 81 del 2008 che prevede (articolo 33, comma 3)
che il servizio è “utilizzato dal datore di lavoro” e giustifica la circostanza per cui non sono
previste sanzioni all’interno del d.lgs. n. 81/2008 per i componenti e per il responsabile del
servizio. Il SPP non ha, infatti, potere attuativo delle misure in materia di salute e sicurezza
proposte e, quindi, non risponde della loro attuazione.

Responsabile e addetti del SPP devono possedere capacità e requisiti professionali


adeguati alla natura dei rischi presenti nel contesto lavorativo interessato ed hanno,
perciò, la responsabilità professionale del loro operato che deve essere improntato ai
principi di perizia, prudenza e diligenza come in tutte le attività professionali (potendo
rispondere, secondo il diritto penale comune, degli infortuni verificatesi per loro imperizia
professionale).

Per consentire al SPP di svolgere queste funzioni il Datore di lavoro deve fornire al
servizio le informazioni su:
gli impianti e i processi lavorativi;
• l’organizzazione del lavoro;
• la natura dei rischi;
• i dati sugli infortuni e le malattie professionali;
• la programmazione e l’attuazione delle misure di sicurezza;
• le prescrizioni degli organi di vigilanza.
4. Dirigente

Il dirigente è titolare di una autonoma “posizione di garanzia”, legata allo svolgimento in


concreto delle funzioni che al dirigente sono attribuite dal datore di lavoro, sia per mezzo
di un atto formale che nel caso in cui tali funzioni siano svolte comunque
nell’organizzazione dell’azienda, ciò a prescindere dalla qualifica professionale

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

formalmente rivestita in azienda.

Chi è il dirigente?

Persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali


adeguati alla natura dell'incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro
organizzando l'attività lavorativa e vigilando su di essa; (Art. 2, c.1, lett. d).

Il disposto normativo, dunque, riconosce al dirigente specifici obblighi di salute e sicurezza


che presentano un contenuto analogo a quelli gravanti sul datore di lavoro, ad esclusione
di quelli che, come già detto, l’art. 17 riserva al solo datore di lavoro, in quanto non
delegabili.

Il Dirigente è una figura che affianca il datore di lavoro nell'organizzazione delle attività
aziendali, svolgendo una funzione direttiva.

Egli esegue le direttive del datore di lavoro, organizzando l’attività lavorativa e vigilando su
di essa. Traduce le direttive in programmi concreti e operativi e decide come metterli in
atto; quindi, è dotato di alcuni poteri decisionali e discrezionali e svolge la propria attività in
base al grado di autonomia decisionale che gli è stato attribuito mediante incarico dal
datore di lavoro.

In concreto è quanto mai necessario (specialmente in considerazione della natura


pubblicistica degli enti di ricerca) che il ruolo del dirigente venga formalizzato, di modo che
sia chiaro il conferimento dell’incarico e siano precisati i poteri conferiti e l’ambito nel quale
l’azione del dirigente sia confinata. In questa maniera potranno anche circoscriversi e
specificarsi gli obblighi e le responsabilità gravanti su tale soggetto, il che appare quanto
mai opportuno, tenuto anche conto della loro natura penale. È sconsigliabile, invece, che
nell’organizzazione lavorativa sia presente un così detto dirigente “di fatto” (un soggetto
che, cioè, svolga il ruolo senza un formale conferimento di incarico), in quanto tale
situazione potrebbe porre l’interessato in una condizione di non consapevolezza del
proprio ruolo, pur assumendo pienamente la connessa responsabilità penale (in
conseguenza del “principio di effettività” previsto dall’art. 299 del D.lgs. 81/08). Il
conferimento dell’incarico di dirigente in materia di salute e sicurezza non prevede in
forma automatica alcuno scatto di carriera e/o un relativo aumento della retribuzione.

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

Per quanto riguarda l'obbligo di vigilanza, esso non comporta la necessità di "una
presenza continua sul luogo di lavoro, né può essere esteso fino a dovere impedire eventi
dipendenti da comportamenti anomali, imprevedibili e commessi in violazione degli ordini
ricevuti" (Cass. sez. IV 8/4/1993 n. 3495). L'obbligo è di carattere generale, organizzativo,
con la predisposizione di idonee istruzioni e procedure e la messa a punto di un adeguato
sistema di sorveglianza anche tramite l'identificazione di preposti idonei.

Il dirigente deve frequentare corsi di formazione sui propri compiti in materia di salute e
sicurezza sul lavoro, con aggiornamenti periodici.

5. Preposto

Il preposto è una figura che si colloca, nei livelli gerarchici dell’organigramma aziendale in
materia di salute e sicurezza, in posizione, per così dire, “intermedia” tra datore di lavoro e
dirigente, da un lato, e lavoratori, dall’altro.

In effetti, il TU detta per la prima volta una puntuale regolamentazione della figura del
preposto, che, in parte recependo i precedenti orientamenti della giurisprudenza, muove
dalla definizione del soggetto e giunge a disciplinarne il ruolo esercitato in azienda.

Chi è il Preposto?

Persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e
funzionali adeguati alla natura dell'incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa
e garantisce l'attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione
da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa. (Art. 2, c. 1, lett.
e).

In maniera schematica, può essere considerato preposto chiunque abbia in concreto


nell’azienda/ente un ruolo di preminenza rispetto ad altri lavoratori, su cui eserciti un
potere di vigilanza e controllo, eventualmente, impartendo istruzioni o indicazioni (sulla
base delle direttive ricevute) sul lavoro da eseguire. Un soggetto, dunque, che assume un
ruolo che comporta il potere di controllare e, dunque, l’obbligo di intervenire nei riguardi di
chi, non svolgendo correttamente le attività lavorative, può provocare infortuni o malattie
professionali.

Anche per il preposto vale quanto già osservato con riferimento al dirigente, ossia che in
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assenza di atto di investitura (più correttamente, di un “incarico conferito”), da parte del


datore di lavoro o del dirigente, le responsabilità gravano su chi esercita in concreto i
poteri relativi alla figura (secondo il già richiamato “principio di effettività” di cui all’art. 299
D.Lgs 81/08). La formalizzazione dell’incarico risponde a ragioni di chiarezza nei rapporti
tra soggetti all’interno dell’azienda/ente, facilitando l’individuazione da parte dei lavoratori
del loro diretto interlocutore aziendale e delimitando in maniera esplicita il campo di azione
del preposto.

La disposizione sopracitata mette in evidenza due elementi:

1) la posizione “intermedia” del preposto tra datore di lavoro/dirigente (dai quali riceve
le direttive da attuare) e i lavoratori, ai quali rivolge la propria attività di controllo;

2) il ruolo di “sovrintendenza” che egli è chiamato a svolgere, in forza di incarico


datoriale, su una specifica attività lavorativa.

Il Preposto, ai sensi dell’art. 19, ha il compito fondamentale di verificare la concreta


attuazione da parte dei lavoratori soggetti al proprio controllo delle procedure
comportamentali stabilite dall'Ente/azienda, tese alla protezione dei lavoratori e alla
prevenzione dei rischi presenti negli ambienti di lavoro.
Supervisiona il lavoro e controlla le modalità esecutive della prestazione lavorativa e
assicura l'osservanza delle direttive aziendali e/o del dirigente e controlla che l'attività
lavorativa venga svolta in conformità alle disposizioni in materia di salute e sicurezza e alle
regole di prudenza e cautela. In particolare, accerta che vengano usati in modo corretto i
DPI e i sistemi di protezione esistenti su macchine e attrezzature e nei laboratori,
segnalando le eventuali inosservanze ai superiori.

Ha, dunque, l'obbligo di riferire al datore di lavoro o al dirigente le eventuali anomalie e le


condizioni di pericolo di cui venga a conoscenza.
Verifica che soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle
zone che li espongono ad un rischio grave e specifico.
Informa il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e
immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di
protezione.

Deve essere specificamente formato e periodicamente aggiornato, a cura del datore di


lavoro, secondo quanto previsto dall’articolo 37.

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6. Lavoratore

Già con la disciplina del 1994 il legislatore aveva assegnato un ruolo proattivo, diverso e
nuovo rispetto al passato, al lavoratore nel processo di attuazione delle misure di salute e
sicurezza nei luoghi di lavoro: da destinatario passivo di norme antinfortunistiche, gravanti
sul datore di lavoro e sui suoi collaboratori, a soggetto attivo e responsabile della
sicurezza propria e di quella altrui.

Chi è il Lavoratore?

Persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un'attività lavorativa


nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza
retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un'arte o una professione
(..) (Art .2, c. 1, lett. a). Al lavoratore sono equiparati una serie di altri soggetti: soci
lavoratori, studenti e tirocinanti, volontari, lavoratori socialmente utili, etc.

Sono, perciò, da considerare lavoratori anche i tirocinanti, gli specializzandi, gli assegnisti
di ricerca, i dottorandi, i borsisti e tutte le persone che con varie tipologie contrattuali (ad
es. lavoratori autonomi, Co.Co.Co. etc.) sono inserite nell’organizzazione lavorativa, anche
se, ad esempio, frequentano in maniera non occasionale gli ambienti di lavoro (laboratori,
studi, campi sperimentali, ecc.).

I lavoratori devono ricevere a cura del datore di lavoro adeguate informazioni sui rischi
presenti in ambiente di lavoro, e una formazione e un aggiornamento periodico in materia
di salute e sicurezza del lavoro.

Il TU, attribuisce al lavoratore, come primo dovere (unico, tra quelli specifici, non
sanzionato penalmente), quello di “contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai
preposti, all’adempimento degli obblighi” previsti in materia, quasi a rimarcare la
prospettiva di partecipazione che connota la nuova disciplina normativa.

Obblighi specifici del lavoratore sono:

• contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all'adempimento


degli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (art. 20, c.

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

2, lett. a)
• osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e
dai preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale (lettera b);
• utilizzare correttamente i macchinari, le attrezzature di lavoro, le sostanze
pericolose, dei mezzi di trasporto, nonché dei dispositivi di sicurezza (lettera c);
• utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione individuale e collettiva messi
a loro disposizione (lettera d);
• segnalare le deficienze dei mezzi e dispositivi di sicurezza nonché qualsiasi
eventuale condizione di pericolo rilevata, con l’obbligo di adoperarsi direttamente, in
caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità, per eliminare o
ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente, dandone notizia al
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (lettera e). Nel caso di pericolo grave
e immediato, che non può essere evitato, il lavoratore può allontanarsi dal posto di
lavoro.
Il lavoratore, inoltre, non può rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di
sicurezza o di segnalazione o di controllo (lettera f) e ha il divieto di compiere di propria
iniziativa operazioni o manovre che non sono di sua competenza, o che possono
compromettere la salute e sicurezza propria o di altri lavoratori (lettera g).

Deve sottoporsi ai controlli sanitari previsti dalle disposizioni normative o disposti dal
medico competente (lettera i).

Infine, ai sensi della lettera h) del TU, deve “partecipare ai programmi di formazione e
addestramento organizzati dal datore di lavoro”.

Questo, come altri obblighi a carico del lavoratore (art. 20, c., lett. b e ss.), è sanzionato
con una pena alternativa tra arresto e ammenda (art. 59).

6.1. Lavoratori incaricati di attuare le misure di emergenza

Ad alcuni lavoratori il Datore di Lavoro attribuisce compiti specifici (difesa antincendio;


primo soccorso) nella gestione delle emergenze.

Essi devono essere appositamente formati (ai sensi del DM 10/03/98 per l’antincendio e
del DM 388/03 per il primo soccorso) e devono disporre di attrezzature adeguate.
Il loro numero non è precisato dalla normativa in quanto si richiede che siano in numero
“sufficiente” sulla base della struttura in cui operano. Difatti dovrà essere garantita in ogni

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

momento una copertura adeguata di addetti sia per l’antincendio che il primo soccorso,
anche sulla base delle dimensioni da coprire, dei rischi specifici presenti nell'azienda o
nell’unità produttiva e del numero di soggetti ai quali potenzialmente garantire l’intervento
previsto (tenendo, in particolare, conto dei periodi di ferie e delle assenze per malattia).

Gli addetti non possono rifiutare l’incarico se non per giustificati motivi.

Essi, in particolare, sono incaricati di attuare le misure di prevenzione incendi e lotta


antincendio, di evacuazione quando necessaria, di salvataggio, pronto soccorso e di
quanto necessario alla gestione delle situazioni di emergenza (incendio, terremoto,
allagamento, ecc.). Provvedono, quindi, a mettere in atto tutte le procedure previste nel
Piano di Emergenza.

7. Medico competente

Il Medico competente è una figura nominata dal Datore di lavoro qualora sia necessaria
la sorveglianza sanitaria in base alla normativa vigente.

È il professionista chiamato ad individuare – tramite il programma sanitario – misure di


prevenzione e protocolli sanitari adeguati ai rischi specifici.

Chi è il Medico Competente?

Medico in possesso di uno dei titoli e dei requisiti formativi e professionali di cui all'articolo
38, che collabora, secondo quanto previsto all'articolo 29, comma 1, con il datore di lavoro
ai fini della valutazione dei rischi ed è nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza
sanitaria e per tutti gli altri compiti di cui al presente decreto (Art.2, c.1, lett. h).

Il Medico Competente può essere dipendente del Datore di lavoro, libero professionista o
dipendente di Struttura convenzionata con il Datore di lavoro. In ogni caso, il datore di
lavoro deve assicurare al medico competente “le condizioni necessarie per lo svolgimento
dei suoi compiti garantendone l’autonomia”.

Il Medico dipendente di Struttura pubblica non può svolgere attività di Medico Competente
qualora sia assegnato agli uffici che svolgono attività di vigilanza.
Negli Enti o Aziende con diversi medici competenti (ad esempio per una dislocazione
territoriale delle varie sedi) uno di essi esercita la funzione di coordinatore tesa a garantire

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linee di indirizzo e operative comuni.


Il medico competente, come previsto nella definizione, è chiamato a collaborare con il
datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi,
anche ai fini della programmazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria, alla
predisposizione della attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità
psico-fisica dei lavoratori.
Appare evidente come la sorveglianza sanitaria sia ritenuta un’attività strettamente
conseguente alla collaborazione del medico alla valutazione dei rischi per la salute e
sicurezza.

Per sorveglianza sanitaria si intende l’insieme degli atti medici, finalizzati alla tutela dello
stato di salute e sicurezza dei lavoratori, in relazione all'ambiente di lavoro, ai fattori di
rischio professionali e alle modalità di svolgimento dell'attività lavorativa.
Essa viene effettuata, in fase preassuntiva, preventivamente, prima dell’inizio della
specifica attività, in occasione dell’adibizione alla mansione specifica, e periodicamente
per controllare il mantenimento dell’idoneità lavorativa alla mansione specifica. Sono
inoltre previste:
• Visite mediche su richiesta del lavoratore, qualora sia ritenuta dal medico
competente correlata ai rischi professionali o alle sue condizioni di salute
(possono fare richiesta di visita medica anche i lavoratori non sottoposti a
sorveglianza sanitaria).

• visite mediche in occasione di cambio di mansione,


• visite mediche alla cessazione del rapporto di lavoro, nel caso di svolgimento di
attività particolari indicate dalla legge,
• visite mediche precedenti alla ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di
salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi.
I dati raccolti nella sorveglianza sanitaria dei gruppi di lavoratori che esercitano la stessa
attività (gruppi omogenei di lavoratori esposti ai medesimi rischi), forniscono importanti
informazioni circa l’efficacia delle misure di prevenzione adottate e la eventuale necessità
di pianificare ulteriori attività di prevenzione.

L’attività del medico competente si fonda innanzitutto sulla conoscenza degli ambienti di
lavoro, che visita di norma annualmente (obbligo previsto a carico del medico competente

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e presidiato da sanzioni specifiche). Il medico può comunque decidere una diversa


cadenza. Le visite degli ambienti di lavoro devono riguardare non solo le postazioni nelle
quali vi sono lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria, ma tutte le postazioni di lavoro.

Riassumendo, il medico competente, svolge i seguenti obblighi:

• collabora con il datore di lavoro e il SPP alla valutazione dei rischi e alla
programmazione delle misure di prevenzione;
• effettua gli accertamenti preventivi e periodici della sorveglianza sanitaria;
• formula i giudizi di idoneità alla mansione lavorativa specifica comunicandolo al
lavoratore ed al datore di lavoro (contro tale giudizio è ammesso ricorso entro 30
giorni all'organo di vigilanza della ASL territorialmente competente);
• istituisce e aggiorna la cartella sanitaria individuale;
• alla cessazione dell'incarico consegna la documentazione sanitaria al datore di
lavoro con salvaguardia del segreto professionale;
• fornisce informazioni sul significato degli accertamenti sanitari ai lavoratori e, a
richiesta, al RLS;
• informa i lavoratori dei risultati degli accertamenti;
• partecipa alla riunione periodica;
• visita gli ambienti di lavoro;
• collabora all’organizzazione del pronto soccorso e alle attività di formazione e
informazione;
• annualmente trasmette per via telematica ai servizi sanitari competenti
territorialmente i dati sanitari e di rischio aggregati dei lavoratori sottoposti a
sorveglianza sanitaria.
• quando previsto dalla legge e nel rispetto delle relative procedure, esegue controlli
sulla alcol dipendenza o tossicodipendenza dei lavoratori che svolgono particolari
attività (autisti, operatori di macchine di sollevamento, ecc.).

8. Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza - RLS

La partecipazione dei lavoratori alla gestione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro,
oltre ad avvenire in proprio (art. 15, lett. r, d.lgs. 81/2008), può realizzarsi per mezzo della
figura del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), individuato mediante
elezione o designazione (art.47) in ogni azienda o unità produttiva.

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Chi è il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza?

Persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti
della salute e della sicurezza durante il lavoro. (Art. 2, c. 1, lett. i).

Il numero, le modalità di elezione, i permessi retribuiti e gli strumenti per lo svolgimento


delle funzioni di RLS sono stabiliti nella contrattazione collettiva.

La normativa individua in modo puntuale il numero minimo di rappresentanti in relazione


alle dimensioni dell’azienda o dell’unità produttiva (1 fino a 200 lavoratori; 3 da 201 a 1000
lavoratori; 6 oltre tale ultimo limite) e specifica che tali numeri possono essere solo
aumentati dagli accordi interconfederali o dalla contrattazione collettiva.
Non può essere eletto o nominato RLS un Responsabile o un addetto al servizio di
prevenzione e protezione.
L’articolo 50 del decreto legislativo n. 81 del 2008 descrive puntualmente le attribuzioni –
in termini di informazione, accesso, consultazione e formazione – del RLS. Egli ha
accesso ai luoghi di lavoro, alla documentazione aziendale inerente alla valutazione dei
rischi e alle relative misure di prevenzione (su richiesta ha diritto di ricevere, da parte del
datore di lavoro o del dirigente, copia del documento di valutazione dei rischi per
l’espletamento della sua funzione, così come dei documenti di valutazione dei rischi da
interferenza – DUVRI - previsto dall’art. 26, d.lgs. n. 81/2008) e riceve informazioni sui
pericoli e i rischi lavorativi, l’organizzazione e gli ambienti di lavoro, gli infortuni e le
malattie professionali. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha diritto ad una
formazione specifica (modalità, contenuti minimi e durata sono stabiliti in sede di
contrattazione collettiva nazionale) durante l’orario di lavoro e con costi a carico del Datore
di lavoro.
Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è tenuto al rispetto delle disposizioni in
materia di privacy, del segreto industriale e al segreto in ordine ai processi lavorativi di cui
viene a conoscenza nell’esercizio delle funzioni.

Il RLS riceve tutte “le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza” e può formulare
osservazioni “in occasione di visite e verifiche effettuate dalle autorità competenti dalle
quali è, di norma, sentito”.

Può far ricorso alle autorità competenti qualora ritenga le misure adottate e i mezzi

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impiegati non idonei a garantire la salute e le condizioni di sicurezza.

Partecipa alla riunione periodica (art.35).

Promuove l’elaborazione e l’attuazione di misure di prevenzione e fa proposte in merito


alla prevenzione.

Ha l’obbligo di avvertire il responsabile dell’azienda dei rischi di cui è venuto a conoscenza


nello svolgimento del suo incarico.

9. Mappa concettuale

Prima di passare agli organi di vigilanza controllo e assistenza è utile dare uno sguardo
generale all’organizzazione della prevenzione aziendale con la mappa concettuale
riportata in figura 1.

Figura 1: Mappa concettuale dell’organizzazione della prevenzione aziendale

Il primo aspetto è legato ai soggetti aziendali che possiamo dividere in linea e staff:
• la linea è composta dal datore di lavoro, dirigente, preposto e lavoratore;
• lo staff è composta da RSPP, Medico Competente, RLS.
I diritti e doveri delle figure aziendali di staff sono correlati in primis al fatto che si sia avuta
la nomina o l’elezione da parte dei soggetti di linea, come avviene nel caso del Datore di
lavoro che nomina il RSPP e il MC o dei lavoratori che eleggono gli RLS . A differenza
della nomina del RSPP che è un obbligo non delegabile, quella del MC è delegabile e può

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

essere effettuata anche da parte del dirigente.

Ulteriore aspetto interessante è quello del raggruppamento degli obblighi dei soggetti
aziendali rispetto alle fasi principali della gestione della Salute e sicurezza sul lavoro:
Colore verde
L’individuazione dei pericoli è declinata rispetto a tutti i soggetti aziendali:
- Il lavoratore ha l’obbligo di segnalare ogni condizione di pericolo al datore di lavoro,
al dirigente o al preposto dandone notizia al RLS;
- Il preposto ha l’obbligo di segnalare ogni condizione di pericolo al datore di lavoro o
al dirigente;
- Il SPP ha il compito, tra gli altri, di provvedere all’individuazione dei pericoli;
- Il medico competente, per tipologie specifiche di rischio, ha l’obbligo di informare
datore di lavoro e lavoratori sulle condizioni pregiudizievoli per la salute.
Colore Rosso:
La redazione del DVR rimane un obbligo non delegabile del Datore di lavoro, ma
nell’ambito della valutazione risulta essenziale la collaborazione del Medico Competente e
del RSPP. Altresì il datore di Lavoro ha l’obbligo di consultare preventivamente e
tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi gli RLS.
Colore blu:
Le misure di prevenzione e protezione devono essere individuate a seguito della
valutazione dei rischi.
Sono definite nelle direttive del datore di Lavoro.
Vengono implementate nell’organizzazione dell’attività lavorativa da parte del dirigente.
Il preposto sovrintende e garantisce l’attuazione delle misure stesse.
Il lavoratore deve attuare le misure di cui viene a conoscenza rispetto ai compiti affidati.
Il RSPP propone misure al datore di Lavoro.
Il medico competente effettua la sorveglianza sanitaria.
Il RLS propone misure prevenzionali al datore di lavoro, il quale, a sua volta, deve
consultare preventivamente e tempestivamente gli RLS nell’ambito dell’individuazione,
programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione aziendale.

10. Organi di vigilanza, controllo, assistenza

Per garantire il rispetto della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro, è
previsto un sistema di controlli. Sono considerati due livelli di intervento: uno da parte di

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

organismi interni all’organizzazione (azienda, ente, ecc.) dove si svolge l’attività lavorativa;
un altro tramite interventi di sorveglianza ed ispezione eseguiti dalle strutture pubbliche
preposte alla vigilanza.

Il controllo interno all’organizzazione (azienda, ente) è volto a valutare l’efficacia degli


interventi di prevenzione e protezione messi in atto, tra cui l’organizzazione del lavoro e la
corretta applicazione del modello partecipativo, ed è esercitato tramite figure e strutture
aziendali preposte a diversi ruoli nell’ambito dell’organizzazione interna (datore di lavoro,
dirigente, preposto, etc.). Oltre ad un efficace sistema di controlli, questi soggetti devono
favorire lo scambio di informazioni e il coinvolgimento attivo e propositivo di tutti gli
operatori interni incaricati del miglioramento delle condizioni di lavoro nell’azienda.
La vigilanza, intesa come funzione di esame e verifica dei corretti comportamenti
dell’organizzazione (azienda, ente), è un compito istituzionalmente riservato ad organi con
funzioni pubbliche.
Agli organi di vigilanza pubblici spettano:
• le verifiche sul rispetto delle norme antinfortunistiche;
• l’adozione degli eventuali provvedimenti sanzionatori;
• gli accertamenti a seguito di incidenti sul lavoro e di denunce di malattie
professionali.
Gli enti che hanno ruolo nelle «Vigilanza» sono indicati nel 1° comma dell’articolo 13
del D.lgs. 81/08:
“La vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi
di lavoro è svolta dalla azienda sanitaria locale competente per territorio e, per quanto di
specifica competenza, dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché per il settore
minerario, fino all’effettiva attuazione del trasferimento di competenze da adottarsi ai sensi
del D.Lgs. 300/99, dal Ministero dello sviluppo economico, e per le industrie estrattive di
seconda categoria e le acque minerali e termali dalle regioni e province autonome di
Trento e di Bolzano.
Le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono alle finalità del presente articolo,
nell’ambito delle proprie competenze, secondo quanto previsto dai rispettivi ordinamenti.”
Lo stesso articolo, nel comma successivo, definisce le attribuzioni per il personale ispettivo
del Ministero del Lavoro.
Considerando le attribuzioni di competenza alla luce del quadro normativo esistente (che
non contempla solo il D.Lgs. 81/08), i principali organismi attualmente preposti alla
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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

vigilanza in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro sono:


• Azienda sanitaria locale competente per territorio;
• Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL, prima del 2015, Direzioni Territoriali del
lavoro);
• Vigili del Fuoco;
• INAIL (in cui è confluito l’ISPESL, in seguito al suo scioglimento).

10.1. Azienda Sanitaria Locale (ASL)


L'ASL[1] è il principale organo di vigilanza nel campo della sicurezza e salute nei luoghi di
lavoro. Tramite i suoi servizi (il nome dei servizi può variare a seconda delle ASL[2] )
esercita vari compiti:
• controllo e vigilanza sul rispetto delle norme antinfortunistiche (sicurezza dei locali,
degli impianti, delle macchine, degli utensili e dei metodi di lavoro, ecc.);
• controllo e vigilanza sull'igiene degli ambienti di lavoro (rumorosità, uso di sostanze
pericolose, adeguatezza e corretto impiego dei Dispositivi di Protezione Individuale
- DPI, illuminazione e ventilazione locali, ecc.);
• conduzione di indagini, per conto della magistratura, in occasione di infortuni sul
lavoro, nel caso di malattie professionali o segnalazione di probabile reato.
La ASL può intervenire:
• in modo programmato (ad esempio per un progetto mirato);
• su richiesta, a seguito di segnalazione o richiesta di intervento;
• in seguito ad un evento (ad esempio un infortunio).

Oltre alle azioni di vigilanza, la ASL provvede ad effettuare visite mediche ai lavoratori
esposti a rischi particolari, ai minori e alle lavoratrici madri, decide sui ricorsi contro i
giudizi dei medici competenti aziendali relativi alla idoneità alla mansione.

10.2. Ispettorato territoriale del lavoro - ITL

1
In alcune Regioni la denominazione dell’Azienda Sanitaria è diversa. Ad esempio, in Lombardia è
denominata Agenzia di Tutela della Salute – ATS, in Sardegna Azienda per la Tutela della Salute – ATS, in
Veneto Azienda – Unità Locale Socio Sanitaria – ULSS, in Emilia-Romagna, Toscana e Umbria Azienda –
Unità Sanitaria Locale – AUSL, in Calabria e Sicilia Azienda Sanitaria Provinciale – ASP.

2
Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro – SPreSAL o SPSAL o PSAL o SPESAL (le
sigle variano nelle varie Regioni); Servizio di Prevenzione Igiene e Sicurezza Ambienti di Lavoro – SPISAL.

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

L’Ispettorato territoriale del lavoro – ITL (ex Direzione Territoriale del lavoro e Direzione
Provinciale del Lavoro) è un organo territoriale decentrato dell’Ispettorato Nazionale del
Lavoro (INL) e, in precedenza, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Esso
vigila su:
• i cantieri edili;
• i lavori con cassoni ad aria compressa e subacquei;
• altre attività comportanti rischi particolarmente elevati individuati con decreto del
Presidente del Consiglio.

Dal 2015, dunque, le Direzioni Territoriali del Lavoro (DTL) sono confluite nell’Ispettorato
Nazionale del Lavoro – INL che, in base alle direttive emanate dal Ministero del Lavoro e
delle Politiche Sociali, esercita e coordina su tutto il territorio nazionale le attività ispettive
in materia di lavoro, contribuzione, assicurazione obbligatoria e di legislazione sociale,
compresa la vigilanza in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro,
nei limiti delle competenze attribuite al personale ispettivo del Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali. Presso l’Ispettorato opera anche un nucleo di Carabinieri (denominati
Carabinieri per la tutela del lavoro).

10.3. Vigili del Fuoco


Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è un organo del Ministero dell’Interno. I vigili del
fuoco esercitano la vigilanza in materia di rischio di incendi negli ambienti di lavoro (art. 13
D.Lgs. 81/08). In particolare, verificano l’attuazione delle norme che si prefiggono di:
• prevenire l'insorgere di incendi nei luoghi di lavoro;
• prevenire la formazione e l'innesco di miscele esplosive nei luoghi di lavoro;
• assicurare le condizioni per un rapido e sicuro allontanamento dei lavoratori in caso
di pericolo d'incendio e/o esplosione.
10.4. INAIL
L’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro – INAIL gestisce
l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. In
seguito alla soppressione dell’ISPELS (2010), Ente cui erano attribuiti alcuni compiti
ispettivi, svolge anche le funzioni di:
• organo consultivo di prevenzione a servizio dello Stato;

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

• controllo della conformità dei requisiti delle macchine marcate CE (rispondenza al


D.Lgs 17/2010 – Direttiva macchine);
• fornire informazione e assistenza in materia di salute e sicurezza nei luoghi di
lavoro.
Il personale ispettivo INAIL, in seguito alla costituzione dell’Ispettorato Nazionale del
Lavoro (D.Lgs. n.149/2015), esercita le funzioni ad esso attribuite all’interno dell’attività
programmata dall’Ispettorato.
L'INAIL si occupa anche di informazione, formazione, assistenza e consulenza per piccole
e medie imprese in collaborazione con enti pubblici e associazioni di datori di lavoro e
lavoratori.

11. Sanzioni

Il sistema di gestione della salute e della sicurezza nelle organizzazioni (Aziende, Enti)
previsto nel decreto legislativo 81/08 s.m.i. prevede sanzioni penali a carico delle varie
figure che ricoprono una «posizione di garanzia»[3]; ne discende che tutte le posizioni che
«gestiscono» la salute e sicurezza, sia pure con ruoli e obblighi di “peso” diverso, sono
sanzionate in caso di mancato rispetto degli obblighi ad essi attribuiti dalle norme.

Gli «obblighi» delle principali figure obbligate in materia di salute e sicurezza, e dunque
titolari di posizione di garanzia (cioè datore di lavoro, dirigente e preposto, medico
competente, etc.) sono descritti nel Titolo I del D.lgs. 81/08 (negli articoli 17, gli obblighi
non delegabili del Datore di Lavoro, 18, gli obblighi del Datore di Lavoro e del Dirigente
alla sicurezza, 19, gli obblighi del Preposto, 20, gli obblighi del Lavoratore, 25 e 40, gli
obblighi del Medico competente) e sono già stati analizzati in precedenza.

Il D.lgs. 81/08 individua anche altre figure che devono rispettare i principi generali e le
normative in materia di salute e sicurezza e che, quindi, sono chiamate a risponderne in

3
Un soggetto titolare di un “posizione di garanzia” ha il dovere di impedire un evento che comporti la perdita
dell’integrità di un bene giuridico. Questi soggetti hanno, quindi, un dovere giuridico di attivarsi per impedire il
verificarsi di un evento perché rivestono il ruolo di garanti della salvaguardia del bene protetto dalla norma
penale. In pratica, la figura del garante viene in gioco in relazione ai cosiddetti reati omissivi impropri o
commissivi mediante omissione (ad esempio, quelli che compiono: a) una madre che non protegge
adeguatamente il proprio bambino; b) un bagnino che non interviene se un bagnante è in difficoltà; c) un datore
di lavoro che non prende adeguate misure per evitare che i lavoratori subiscano lesioni).

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

caso violazione delle stesse, ossia: i progettisti (art.22); i fabbricanti e i fornitori (art.23); gli
installatori (art.24).

Per il Responsabile del Servizio di Prevenzione (Rspp) non sono previste sanzioni dirette
nel D.lgs 81/08. Come confermato da una giurisprudenza consolidata, le sue
responsabilità discendono, secondo le norme generali del codice penale, dall’esecuzione
del suo ruolo professionale , e sono connesse, in particolare, al ruolo di consulenza che
svolge in conseguenza dell’incarico ricevuto. Nei procedimenti penali originati dal
verificarsi di infortuni o malattie professionali , , viene valutato il corretto adempimento da
parte Responsabile del Servizio di Prevenzione dei compiti previsti dall’art. 33, d.lgs. n.
81/2008 in modo da rilevare l’eventuale negligenza, imprudenza o imperizia che configuri
una sua responsabilità per colpa.

Le norme relative alla salute e sicurezza sul lavoro, dunque, hanno la caratteristica di
essere sanzionate penalmente. Ne deriva che la sola violazione di una norma di sicurezza
costituisce reato, a prescindere dal verificarsi o meno dell’evento lesivo (infortunio o
malattia), parlandosi dunque di reato di puro pericolo.

Se poi, in conseguenza della violazione antinfortunistica (definita come reato di pericolo, di


natura contravvenzionale), si verifica anche un evento, infortunio o malattia professionale,
si incorre in reati più gravi (ad es. lesioni personali colpose o omicidio colposo) punibili con
la reclusione.

12. La procedura per i reati in materia di sicurezza ed igiene nei luoghi


di lavoro introdotta dal D.Lgs. 758/1994

Con il D.lgs. 758 del 1994, il legislatore ha stabilito una particolare procedura in materia di
violazioni, di carattere contravvenzionale, delle norme relative alla sicurezza ed igiene sui
luoghi di lavoro. Essa consente, ad alcune condizioni, di trasformare i reati in illeciti
amministrativi. con lo scopo di ridurre il contenzioso penale attraverso la promozione di
azioni volte alla rimozione delle situazioni pericolose e al ripristino delle condizioni di
sicurezza.

In breve, sono previsti i seguenti passaggi:

• una volta accertata l’esistenza della violazione di una norma contravvenzionale in


materia di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro, l'organo di vigilanza,

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nell'esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria di cui all'art. 55 del codice di


procedura penale, impartisce al contravventore un'apposita prescrizione (ovvero
indica un’azione o un adempimento volti ad eliminare la violazione rilevata e/o a
rimuovere il pericolo), fissando, contestualmente, un arco temporale per adempiere;

• trascorso tale intervallo di tempo, l'organo di vigilanza verifica se il contravventore


abbia adempiuto (nei tempi e nei modi) alla prescrizione impartita. In caso
affermativo, lo ammette al pagamento di una somma di denaro (1/4 della pena
massima prevista per la violazione);

• a pagamento avvenuto, l'organo di vigilanza comunica al pubblico ministero


l'avvenuto adempimento e l'avvenuto pagamento chiedendo, al contempo,
l'archiviazione del procedimento penale apertosi (e che nel frattempo è rimasto in
sospeso) con la contestazione della contravvenzione; Nel caso in cui, invece, il
contravventore non provveda agli adempimenti richiesti dall’organo di vigilanza il
procedimento penale sospeso proseguirà il suo normale iter.

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Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro: Formazione generale

Bibliografia e Sitografia

- Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (https://osha.europa.eu/it)


- Barbato L, Frascheri C. Salute e sicurezza sul lavoro, Roma, Edizioni Lavoro, 2009
- Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco (http://www.vigilifuoco.it/aspx/home.aspx)
- Delogu A, Salute e sicurezza sul lavoro, in “Digesto delle Discipline privatistiche.
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