Dispensa 2
Dispensa 2
Progetto sperimentale approvato dalla Regione Lazio con determinazione del G01103 del 7 febbraio 2019,
acquisito al protocollo della Regione Lazio in data 18 febbraio 2019, n. di registrazione 0128717 in
attuazione della deliberazione della Giunta Regionale del Lazio n. 451 del 25 luglio 2017.
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Corso FAD
Indice
1. Introduzione ....................................................................................................................3
2. L’organizzazione della prevenzione aziendale ............................................................6
3. Il Datore di Lavoro e la delega di funzioni. Gli obblighi delegabili e non delegabili:
la nomina del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione e il DVR ..............7
4. Dirigente ........................................................................................................................11
5. Preposto ........................................................................................................................13
6. Lavoratore .....................................................................................................................15
6.1. Lavoratori incaricati di attuare le misure di emergenza .....................................16
7. Medico competente ......................................................................................................17
8. Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza - RLS ...............................................19
9. Mappa concettuale .......................................................................................................21
10. Organi di vigilanza, controllo, assistenza ................................................................22
10.1. Azienda Sanitaria Locale (ASL) ..........................................................................24
10.2. Ispettorato territoriale del lavoro - ITL ...............................................................24
10.3. Vigili del Fuoco .....................................................................................................25
10.4. INAIL .....................................................................................................................25
11. Sanzioni .......................................................................................................................26
12. La procedura per i reati in materia di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro
introdotta dal D.Lgs. 758/1994 .........................................................................................27
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1. Introduzione
b.1) L’organizzazione della prevenzione aziendale: diritti, doveri e sanzioni dei diversi
soggetti obbligati o coinvolti;
• art. 41, comma 2, della Costituzione: l’iniziativa economica non può svolgersi in
contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà,
alla dignità umana.
• artt. 589 e 590 Codice penale: che prevedono i reati di omicidio colposo e lesioni
personali colpose, che possono essere commessi, per quel che qui interessa,
anche in violazione della normativa antinfortunistica. Sempre nel contesto del
codice penale vi sono poi gli artt. 437 e 451 che prevedono l’omissione,
rispettivamente, dolosa e colposa di cautele contro infortuni sul lavoro.
• art. 2087 del Codice civile: secondo cui l'imprenditore è tenuto ad adottare
nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro,
l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità
morale dei prestatori di lavoro
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A partire dagli anni ‘90, l’impostazione generale della normativa in materia di salute e
sicurezza si è modificata, valorizzando l’importanza degli aspetti organizzativi e gestionali
in un quadro di partecipazione dei vari attori della sicurezza. L’importanza
dell’organizzazione aziendale e della partecipazione di tutti i soggetti presenti in azienda,
nell’ambito e nei limiti degli specifici ruoli e competenze, (per far fronte ai cambiamenti e alla
complessità del mondo produttivo, ai sempre più rapidi e pervasivi mutamenti tecnologici
oltre che all’evoluzione sociale), diventano elementi centrali prima nel contesto delle direttive
europee intervenute in materia e poi nei conseguenti recepimenti normativi a livello
nazionale. E, nel contempo, la sistematica e completa valutazione di tutti i rischi presenti
nello specifico contesto lavorativo diventa l’azione centrale per ottenere l’eliminazione o
quantomeno la loro riduzione al minimo in base al grado e all’evoluzione delle conoscenze
tecnico-scientifiche.
Sebbene in Italia, già negli anni ’70, lo statuto dei lavoratori, all’art. 9, aveva previsto la
facoltà per i lavoratori di controllare l’applicazione delle norme di prevenzione, la svolta
decisiva, in termini di partecipazione dei lavoratori alla, e di tutela collettiva della, salute e
sicurezza sul lavoro, è da ricondursi alla legislazione comunitaria, che - con la direttiva
89/391/CEE (direttiva “quadro”) nonché con le altre direttive riguardanti il miglioramento
della sicurezza e della salute dei lavoratori (poi recepite in Italia dal d.lgs. 626 del 1994) –
ha contribuito ad una svolta decisiva su questo versante.
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Il Decreto Legislativo 81/08 prescrive misure per migliorare la tutela della salute e della
sicurezza durante il lavoro, in tutti i settori di attività privati e pubblici. Coerentemente con
le direttive europee, di cui costituisce attuazione, esso contempla un vero e proprio
sistema di misure cautelative e di presidi antinfortunistici, superando la semplice
legislazione tecnica, che aveva caratterizzato la legislazione adottata negli anni ’50,
nonché l’attribuzione di compiti alle varie figure coinvolte nella gestione della salute e
sicurezza sul lavoro, che aveva caratterizzato la legislazione degli anni ’90.
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Il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che,
secondo il tipo e l'assetto dell'organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la
propria attività, ha la responsabilità dell'organizzazione stessa o dell'unità produttiva in
quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. (art. 2, c. 1, lett. b)
Il concetto essenziale che emerge dalla lettura delle disposizioni normative è che ci deve
essere una corrispondenza tra i poteri effettivamente esercitati e le relative responsabilità.
Ciò che conta, quindi, non è soltanto l’assetto formale, ovvero la titolarità formale del
rapporto di lavoro (ossia il datore di lavoro inteso in senso formale) ma l’esercizio effettivo
e in concreto dei poteri decisionali e di spesa (ovvero il datore di lavoro inteso in senso
sostanziale).
Il testo normativo fornisce anche una specifica definizione di datore di lavoro ai fini della
salute e sicurezza anche per le pubbliche amministrazioni:
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Anche in questo caso i requisiti per poter essere individuato come datore di lavoro sono il
possesso, e/o l’attribuzione, di “autonomi poteri decisionali e di spesa”. Nel CNR, come
esplicitato nel vigente regolamento del personale (art.18) il “direttore della struttura
scientifica …. opera, ai fini dell’applicazione delle norme in materia di prevenzione degli
infortuni e di igiene sul lavoro, con le capacità e i poteri del datore di lavoro privato”.
Pertanto, ciascun Istituto del CNR ha un datore di lavoro che corrisponde al Direttore di
Istituto.
La delibera n. 108/2014 del Consiglio di Amministrazione del CNR individua nel Direttore
Generale il Datore di Lavoro dell’Amministrazione Centrale.
Nel caso di omessa individuazione del datore di lavoro pubblico, o di individuazione non
conforme ai criteri indicati dalla normativa, il datore di lavoro coincide con l'organo di
vertice della singola amministrazione.
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La normativa ammette che il soggetto delegato possa, a sua volta, previa intesa con il
datore di lavoro, delegare specifiche funzioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro
alle medesime condizioni e con i medesimi effetti della delega (cosiddetta subdelega). Il
soggetto subdelegato, tuttavia, non può, a sua volta, delegare le funzioni delegate.
Uno degli obblighi principali del datore di lavoro è costituito dalla valutazione dei rischi per
la salute e sicurezza, obbligo, come detto, non delegabile, da effettuare in collaborazione
con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente. Essa
deve essere riportata in un apposito documento (Documento di Valutazione dei Rischi –
DVR) dove, oltre ai risultati della valutazione stessa, devono essere indicati le misure di
prevenzione e protezione attuate e i dispositivi di protezione adottati, il programma delle
misure per mantenere e migliorare i livelli di sicurezza, le figure che vi devono provvedere.
La valutazione e il documento devono essere immediatamente rielaborati in seguito a
modifiche dei processi lavorativi o dell'organizzazione del lavoro significative ai fini della
salute e della sicurezza, se si registrano infortuni rilevanti o in caso di innovazioni della
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La mancata o incompleta valutazione dei rischi, così come l’omessa custodia in azienda (o
nell’unità produttiva alla quale il DVR si riferisce) sono sanzionati con una pena alternativa
tra arresto ed ammenda (articolo 55 del decreto legislativo n. 81 del 2008).
Oltre alla valutazione dei rischi, l’altro obbligo non delegabile per il datore di lavoro è
quello di designare il Responsabile (RSPP) del Servizio di Prevenzione e Protezione
(SPP).
Il RSPP è un consulente tecnico del Datore di Lavoro, da lui designato. Deve possedere:
• capacità e requisiti professionali adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di
lavoro;
• titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria;
• attestato di frequenza, con verifica di apprendimento, a specifici corsi di formazione
organizzati secondo quanto previsto dalla normativa vigente (con obbligo di
aggiornamento periodico).
Il RSPP è a capo del SPP, del quale possono far parte anche gli Addetti al servizio
(ASPP), anch’essi in possesso dei requisiti professionali e di formazione imposti dalla
normativa.
Gli ASPP “devono essere in numero sufficiente rispetto alle caratteristiche dell’azienda e
disporre di mezzi e di tempo adeguati per lo svolgimento dei compiti loro assegnati” non
potendo “subire pregiudizio a causa dell’attività svolta nell’espletamento del proprio
incarico” ma anche essendo tenuti “al segreto in ordine ai processi lavorativi di cui
vengono a conoscenza” nell’esercizio delle loro funzioni (articolo 33, comma 2, decreto
legislativo n. 81 del 2008).
Il Servizio di prevenzione e protezione dai rischi è l’insieme delle persone, sistemi e mezzi
esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai rischi
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Il SPP non svolge funzioni operative ma complementari o preparatorie rispetto a quelle del
datore di lavoro, che dispone di poteri di gestione e spesa. In questo senso si spiega
l’affermazione del decreto legislativo n. 81 del 2008 che prevede (articolo 33, comma 3)
che il servizio è “utilizzato dal datore di lavoro” e giustifica la circostanza per cui non sono
previste sanzioni all’interno del d.lgs. n. 81/2008 per i componenti e per il responsabile del
servizio. Il SPP non ha, infatti, potere attuativo delle misure in materia di salute e sicurezza
proposte e, quindi, non risponde della loro attuazione.
Per consentire al SPP di svolgere queste funzioni il Datore di lavoro deve fornire al
servizio le informazioni su:
gli impianti e i processi lavorativi;
• l’organizzazione del lavoro;
• la natura dei rischi;
• i dati sugli infortuni e le malattie professionali;
• la programmazione e l’attuazione delle misure di sicurezza;
• le prescrizioni degli organi di vigilanza.
4. Dirigente
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Chi è il dirigente?
Il Dirigente è una figura che affianca il datore di lavoro nell'organizzazione delle attività
aziendali, svolgendo una funzione direttiva.
Egli esegue le direttive del datore di lavoro, organizzando l’attività lavorativa e vigilando su
di essa. Traduce le direttive in programmi concreti e operativi e decide come metterli in
atto; quindi, è dotato di alcuni poteri decisionali e discrezionali e svolge la propria attività in
base al grado di autonomia decisionale che gli è stato attribuito mediante incarico dal
datore di lavoro.
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Per quanto riguarda l'obbligo di vigilanza, esso non comporta la necessità di "una
presenza continua sul luogo di lavoro, né può essere esteso fino a dovere impedire eventi
dipendenti da comportamenti anomali, imprevedibili e commessi in violazione degli ordini
ricevuti" (Cass. sez. IV 8/4/1993 n. 3495). L'obbligo è di carattere generale, organizzativo,
con la predisposizione di idonee istruzioni e procedure e la messa a punto di un adeguato
sistema di sorveglianza anche tramite l'identificazione di preposti idonei.
Il dirigente deve frequentare corsi di formazione sui propri compiti in materia di salute e
sicurezza sul lavoro, con aggiornamenti periodici.
5. Preposto
Il preposto è una figura che si colloca, nei livelli gerarchici dell’organigramma aziendale in
materia di salute e sicurezza, in posizione, per così dire, “intermedia” tra datore di lavoro e
dirigente, da un lato, e lavoratori, dall’altro.
In effetti, il TU detta per la prima volta una puntuale regolamentazione della figura del
preposto, che, in parte recependo i precedenti orientamenti della giurisprudenza, muove
dalla definizione del soggetto e giunge a disciplinarne il ruolo esercitato in azienda.
Chi è il Preposto?
Persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e
funzionali adeguati alla natura dell'incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa
e garantisce l'attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione
da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa. (Art. 2, c. 1, lett.
e).
Anche per il preposto vale quanto già osservato con riferimento al dirigente, ossia che in
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1) la posizione “intermedia” del preposto tra datore di lavoro/dirigente (dai quali riceve
le direttive da attuare) e i lavoratori, ai quali rivolge la propria attività di controllo;
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6. Lavoratore
Già con la disciplina del 1994 il legislatore aveva assegnato un ruolo proattivo, diverso e
nuovo rispetto al passato, al lavoratore nel processo di attuazione delle misure di salute e
sicurezza nei luoghi di lavoro: da destinatario passivo di norme antinfortunistiche, gravanti
sul datore di lavoro e sui suoi collaboratori, a soggetto attivo e responsabile della
sicurezza propria e di quella altrui.
Chi è il Lavoratore?
Sono, perciò, da considerare lavoratori anche i tirocinanti, gli specializzandi, gli assegnisti
di ricerca, i dottorandi, i borsisti e tutte le persone che con varie tipologie contrattuali (ad
es. lavoratori autonomi, Co.Co.Co. etc.) sono inserite nell’organizzazione lavorativa, anche
se, ad esempio, frequentano in maniera non occasionale gli ambienti di lavoro (laboratori,
studi, campi sperimentali, ecc.).
I lavoratori devono ricevere a cura del datore di lavoro adeguate informazioni sui rischi
presenti in ambiente di lavoro, e una formazione e un aggiornamento periodico in materia
di salute e sicurezza del lavoro.
Il TU, attribuisce al lavoratore, come primo dovere (unico, tra quelli specifici, non
sanzionato penalmente), quello di “contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai
preposti, all’adempimento degli obblighi” previsti in materia, quasi a rimarcare la
prospettiva di partecipazione che connota la nuova disciplina normativa.
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2, lett. a)
• osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e
dai preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale (lettera b);
• utilizzare correttamente i macchinari, le attrezzature di lavoro, le sostanze
pericolose, dei mezzi di trasporto, nonché dei dispositivi di sicurezza (lettera c);
• utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione individuale e collettiva messi
a loro disposizione (lettera d);
• segnalare le deficienze dei mezzi e dispositivi di sicurezza nonché qualsiasi
eventuale condizione di pericolo rilevata, con l’obbligo di adoperarsi direttamente, in
caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità, per eliminare o
ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente, dandone notizia al
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (lettera e). Nel caso di pericolo grave
e immediato, che non può essere evitato, il lavoratore può allontanarsi dal posto di
lavoro.
Il lavoratore, inoltre, non può rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di
sicurezza o di segnalazione o di controllo (lettera f) e ha il divieto di compiere di propria
iniziativa operazioni o manovre che non sono di sua competenza, o che possono
compromettere la salute e sicurezza propria o di altri lavoratori (lettera g).
Deve sottoporsi ai controlli sanitari previsti dalle disposizioni normative o disposti dal
medico competente (lettera i).
Infine, ai sensi della lettera h) del TU, deve “partecipare ai programmi di formazione e
addestramento organizzati dal datore di lavoro”.
Questo, come altri obblighi a carico del lavoratore (art. 20, c., lett. b e ss.), è sanzionato
con una pena alternativa tra arresto e ammenda (art. 59).
Essi devono essere appositamente formati (ai sensi del DM 10/03/98 per l’antincendio e
del DM 388/03 per il primo soccorso) e devono disporre di attrezzature adeguate.
Il loro numero non è precisato dalla normativa in quanto si richiede che siano in numero
“sufficiente” sulla base della struttura in cui operano. Difatti dovrà essere garantita in ogni
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momento una copertura adeguata di addetti sia per l’antincendio che il primo soccorso,
anche sulla base delle dimensioni da coprire, dei rischi specifici presenti nell'azienda o
nell’unità produttiva e del numero di soggetti ai quali potenzialmente garantire l’intervento
previsto (tenendo, in particolare, conto dei periodi di ferie e delle assenze per malattia).
Gli addetti non possono rifiutare l’incarico se non per giustificati motivi.
7. Medico competente
Il Medico competente è una figura nominata dal Datore di lavoro qualora sia necessaria
la sorveglianza sanitaria in base alla normativa vigente.
Medico in possesso di uno dei titoli e dei requisiti formativi e professionali di cui all'articolo
38, che collabora, secondo quanto previsto all'articolo 29, comma 1, con il datore di lavoro
ai fini della valutazione dei rischi ed è nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza
sanitaria e per tutti gli altri compiti di cui al presente decreto (Art.2, c.1, lett. h).
Il Medico Competente può essere dipendente del Datore di lavoro, libero professionista o
dipendente di Struttura convenzionata con il Datore di lavoro. In ogni caso, il datore di
lavoro deve assicurare al medico competente “le condizioni necessarie per lo svolgimento
dei suoi compiti garantendone l’autonomia”.
Il Medico dipendente di Struttura pubblica non può svolgere attività di Medico Competente
qualora sia assegnato agli uffici che svolgono attività di vigilanza.
Negli Enti o Aziende con diversi medici competenti (ad esempio per una dislocazione
territoriale delle varie sedi) uno di essi esercita la funzione di coordinatore tesa a garantire
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Per sorveglianza sanitaria si intende l’insieme degli atti medici, finalizzati alla tutela dello
stato di salute e sicurezza dei lavoratori, in relazione all'ambiente di lavoro, ai fattori di
rischio professionali e alle modalità di svolgimento dell'attività lavorativa.
Essa viene effettuata, in fase preassuntiva, preventivamente, prima dell’inizio della
specifica attività, in occasione dell’adibizione alla mansione specifica, e periodicamente
per controllare il mantenimento dell’idoneità lavorativa alla mansione specifica. Sono
inoltre previste:
• Visite mediche su richiesta del lavoratore, qualora sia ritenuta dal medico
competente correlata ai rischi professionali o alle sue condizioni di salute
(possono fare richiesta di visita medica anche i lavoratori non sottoposti a
sorveglianza sanitaria).
L’attività del medico competente si fonda innanzitutto sulla conoscenza degli ambienti di
lavoro, che visita di norma annualmente (obbligo previsto a carico del medico competente
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• collabora con il datore di lavoro e il SPP alla valutazione dei rischi e alla
programmazione delle misure di prevenzione;
• effettua gli accertamenti preventivi e periodici della sorveglianza sanitaria;
• formula i giudizi di idoneità alla mansione lavorativa specifica comunicandolo al
lavoratore ed al datore di lavoro (contro tale giudizio è ammesso ricorso entro 30
giorni all'organo di vigilanza della ASL territorialmente competente);
• istituisce e aggiorna la cartella sanitaria individuale;
• alla cessazione dell'incarico consegna la documentazione sanitaria al datore di
lavoro con salvaguardia del segreto professionale;
• fornisce informazioni sul significato degli accertamenti sanitari ai lavoratori e, a
richiesta, al RLS;
• informa i lavoratori dei risultati degli accertamenti;
• partecipa alla riunione periodica;
• visita gli ambienti di lavoro;
• collabora all’organizzazione del pronto soccorso e alle attività di formazione e
informazione;
• annualmente trasmette per via telematica ai servizi sanitari competenti
territorialmente i dati sanitari e di rischio aggregati dei lavoratori sottoposti a
sorveglianza sanitaria.
• quando previsto dalla legge e nel rispetto delle relative procedure, esegue controlli
sulla alcol dipendenza o tossicodipendenza dei lavoratori che svolgono particolari
attività (autisti, operatori di macchine di sollevamento, ecc.).
La partecipazione dei lavoratori alla gestione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro,
oltre ad avvenire in proprio (art. 15, lett. r, d.lgs. 81/2008), può realizzarsi per mezzo della
figura del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), individuato mediante
elezione o designazione (art.47) in ogni azienda o unità produttiva.
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Persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti
della salute e della sicurezza durante il lavoro. (Art. 2, c. 1, lett. i).
Il RLS riceve tutte “le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza” e può formulare
osservazioni “in occasione di visite e verifiche effettuate dalle autorità competenti dalle
quali è, di norma, sentito”.
Può far ricorso alle autorità competenti qualora ritenga le misure adottate e i mezzi
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9. Mappa concettuale
Prima di passare agli organi di vigilanza controllo e assistenza è utile dare uno sguardo
generale all’organizzazione della prevenzione aziendale con la mappa concettuale
riportata in figura 1.
Il primo aspetto è legato ai soggetti aziendali che possiamo dividere in linea e staff:
• la linea è composta dal datore di lavoro, dirigente, preposto e lavoratore;
• lo staff è composta da RSPP, Medico Competente, RLS.
I diritti e doveri delle figure aziendali di staff sono correlati in primis al fatto che si sia avuta
la nomina o l’elezione da parte dei soggetti di linea, come avviene nel caso del Datore di
lavoro che nomina il RSPP e il MC o dei lavoratori che eleggono gli RLS . A differenza
della nomina del RSPP che è un obbligo non delegabile, quella del MC è delegabile e può
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Corso FAD
Ulteriore aspetto interessante è quello del raggruppamento degli obblighi dei soggetti
aziendali rispetto alle fasi principali della gestione della Salute e sicurezza sul lavoro:
Colore verde
L’individuazione dei pericoli è declinata rispetto a tutti i soggetti aziendali:
- Il lavoratore ha l’obbligo di segnalare ogni condizione di pericolo al datore di lavoro,
al dirigente o al preposto dandone notizia al RLS;
- Il preposto ha l’obbligo di segnalare ogni condizione di pericolo al datore di lavoro o
al dirigente;
- Il SPP ha il compito, tra gli altri, di provvedere all’individuazione dei pericoli;
- Il medico competente, per tipologie specifiche di rischio, ha l’obbligo di informare
datore di lavoro e lavoratori sulle condizioni pregiudizievoli per la salute.
Colore Rosso:
La redazione del DVR rimane un obbligo non delegabile del Datore di lavoro, ma
nell’ambito della valutazione risulta essenziale la collaborazione del Medico Competente e
del RSPP. Altresì il datore di Lavoro ha l’obbligo di consultare preventivamente e
tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi gli RLS.
Colore blu:
Le misure di prevenzione e protezione devono essere individuate a seguito della
valutazione dei rischi.
Sono definite nelle direttive del datore di Lavoro.
Vengono implementate nell’organizzazione dell’attività lavorativa da parte del dirigente.
Il preposto sovrintende e garantisce l’attuazione delle misure stesse.
Il lavoratore deve attuare le misure di cui viene a conoscenza rispetto ai compiti affidati.
Il RSPP propone misure al datore di Lavoro.
Il medico competente effettua la sorveglianza sanitaria.
Il RLS propone misure prevenzionali al datore di lavoro, il quale, a sua volta, deve
consultare preventivamente e tempestivamente gli RLS nell’ambito dell’individuazione,
programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione aziendale.
Per garantire il rispetto della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro, è
previsto un sistema di controlli. Sono considerati due livelli di intervento: uno da parte di
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Corso FAD
organismi interni all’organizzazione (azienda, ente, ecc.) dove si svolge l’attività lavorativa;
un altro tramite interventi di sorveglianza ed ispezione eseguiti dalle strutture pubbliche
preposte alla vigilanza.
Oltre alle azioni di vigilanza, la ASL provvede ad effettuare visite mediche ai lavoratori
esposti a rischi particolari, ai minori e alle lavoratrici madri, decide sui ricorsi contro i
giudizi dei medici competenti aziendali relativi alla idoneità alla mansione.
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In alcune Regioni la denominazione dell’Azienda Sanitaria è diversa. Ad esempio, in Lombardia è
denominata Agenzia di Tutela della Salute – ATS, in Sardegna Azienda per la Tutela della Salute – ATS, in
Veneto Azienda – Unità Locale Socio Sanitaria – ULSS, in Emilia-Romagna, Toscana e Umbria Azienda –
Unità Sanitaria Locale – AUSL, in Calabria e Sicilia Azienda Sanitaria Provinciale – ASP.
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Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro – SPreSAL o SPSAL o PSAL o SPESAL (le
sigle variano nelle varie Regioni); Servizio di Prevenzione Igiene e Sicurezza Ambienti di Lavoro – SPISAL.
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L’Ispettorato territoriale del lavoro – ITL (ex Direzione Territoriale del lavoro e Direzione
Provinciale del Lavoro) è un organo territoriale decentrato dell’Ispettorato Nazionale del
Lavoro (INL) e, in precedenza, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Esso
vigila su:
• i cantieri edili;
• i lavori con cassoni ad aria compressa e subacquei;
• altre attività comportanti rischi particolarmente elevati individuati con decreto del
Presidente del Consiglio.
Dal 2015, dunque, le Direzioni Territoriali del Lavoro (DTL) sono confluite nell’Ispettorato
Nazionale del Lavoro – INL che, in base alle direttive emanate dal Ministero del Lavoro e
delle Politiche Sociali, esercita e coordina su tutto il territorio nazionale le attività ispettive
in materia di lavoro, contribuzione, assicurazione obbligatoria e di legislazione sociale,
compresa la vigilanza in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro,
nei limiti delle competenze attribuite al personale ispettivo del Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali. Presso l’Ispettorato opera anche un nucleo di Carabinieri (denominati
Carabinieri per la tutela del lavoro).
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11. Sanzioni
Il sistema di gestione della salute e della sicurezza nelle organizzazioni (Aziende, Enti)
previsto nel decreto legislativo 81/08 s.m.i. prevede sanzioni penali a carico delle varie
figure che ricoprono una «posizione di garanzia»[3]; ne discende che tutte le posizioni che
«gestiscono» la salute e sicurezza, sia pure con ruoli e obblighi di “peso” diverso, sono
sanzionate in caso di mancato rispetto degli obblighi ad essi attribuiti dalle norme.
Gli «obblighi» delle principali figure obbligate in materia di salute e sicurezza, e dunque
titolari di posizione di garanzia (cioè datore di lavoro, dirigente e preposto, medico
competente, etc.) sono descritti nel Titolo I del D.lgs. 81/08 (negli articoli 17, gli obblighi
non delegabili del Datore di Lavoro, 18, gli obblighi del Datore di Lavoro e del Dirigente
alla sicurezza, 19, gli obblighi del Preposto, 20, gli obblighi del Lavoratore, 25 e 40, gli
obblighi del Medico competente) e sono già stati analizzati in precedenza.
Il D.lgs. 81/08 individua anche altre figure che devono rispettare i principi generali e le
normative in materia di salute e sicurezza e che, quindi, sono chiamate a risponderne in
3
Un soggetto titolare di un “posizione di garanzia” ha il dovere di impedire un evento che comporti la perdita
dell’integrità di un bene giuridico. Questi soggetti hanno, quindi, un dovere giuridico di attivarsi per impedire il
verificarsi di un evento perché rivestono il ruolo di garanti della salvaguardia del bene protetto dalla norma
penale. In pratica, la figura del garante viene in gioco in relazione ai cosiddetti reati omissivi impropri o
commissivi mediante omissione (ad esempio, quelli che compiono: a) una madre che non protegge
adeguatamente il proprio bambino; b) un bagnino che non interviene se un bagnante è in difficoltà; c) un datore
di lavoro che non prende adeguate misure per evitare che i lavoratori subiscano lesioni).
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caso violazione delle stesse, ossia: i progettisti (art.22); i fabbricanti e i fornitori (art.23); gli
installatori (art.24).
Per il Responsabile del Servizio di Prevenzione (Rspp) non sono previste sanzioni dirette
nel D.lgs 81/08. Come confermato da una giurisprudenza consolidata, le sue
responsabilità discendono, secondo le norme generali del codice penale, dall’esecuzione
del suo ruolo professionale , e sono connesse, in particolare, al ruolo di consulenza che
svolge in conseguenza dell’incarico ricevuto. Nei procedimenti penali originati dal
verificarsi di infortuni o malattie professionali , , viene valutato il corretto adempimento da
parte Responsabile del Servizio di Prevenzione dei compiti previsti dall’art. 33, d.lgs. n.
81/2008 in modo da rilevare l’eventuale negligenza, imprudenza o imperizia che configuri
una sua responsabilità per colpa.
Le norme relative alla salute e sicurezza sul lavoro, dunque, hanno la caratteristica di
essere sanzionate penalmente. Ne deriva che la sola violazione di una norma di sicurezza
costituisce reato, a prescindere dal verificarsi o meno dell’evento lesivo (infortunio o
malattia), parlandosi dunque di reato di puro pericolo.
Con il D.lgs. 758 del 1994, il legislatore ha stabilito una particolare procedura in materia di
violazioni, di carattere contravvenzionale, delle norme relative alla sicurezza ed igiene sui
luoghi di lavoro. Essa consente, ad alcune condizioni, di trasformare i reati in illeciti
amministrativi. con lo scopo di ridurre il contenzioso penale attraverso la promozione di
azioni volte alla rimozione delle situazioni pericolose e al ripristino delle condizioni di
sicurezza.
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Bibliografia e Sitografia
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