Leonardo
Leonardo
LEONARDO DA VINCI
CORSO DI DISEGNO
STORIA DELL’ARTE
E STORIA DELL’ARTE classe III
IL CINQUECENTO: DALL’ESALTAZIONE ALLA CRISI DEI VALORI
RINASCIMENTALI
. Inoltre la CRISI ECONOMICA e dei traffici commerciali causata dalla scoperta dell’America dalle nuove rotte atlantiche
aveva ridimensionato l’importanza di città portuali come Genova e Venezia.
. La CRISI rinascimentale si sviluppò anche IN CAMPO RELIGIOSO. Nel 1517 il sacerdote e teologo Martin Lutero affisse
sulle porte della chiesa del castello di Wittenberg in Germania 95 tesi sulla ‘vera penitenza’.
dei sacerdoti: fu ribadita l’importanza dei sacramenti, necessariamente impartiti dai sacerdoti e
delle opere di bene compiute dagli uomini.
I parroci dovevano risiedere nelle parrocchie e i vescovi dovevano compire visite periodiche di ispezione. Viene istituito il
tribunale dell’Inquisizione, presieduto da autorità ecclesiastiche che dovevano giudicare ciò che non era in linea con la
tradizione cattolica, condannando le eresie. Fu istituito l’Indice dei libri proibiti, un elenco di libri ritenuti pericolosi in
quanto contrari all’ortodossia cattolica.
. DAL PUNTO DI VISTA ARTISTICO, i primi decenni del secolo furono caratterizzati da una spettacolare fioritura. Il
baricentro della cultura si sposta da Firenze a Roma dove operano artisti come Michelangelo, Raffaello e Bramante che
portano a compiuta maturità la cultura artistica quattrocentesca.
Parallelamente alla concezione pittorica dell’Italia centrale, basata sul disegno, si fa strada la maniera veneta, con
Giorgione e Tiziano, che concepisce la pittura in termini di colore tramite il graduale succedersi di tonalità, brillanti in
primo piano e sfumate verso l’orizzonte.
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IL CINQUECENTO: DALL’ESALTAZIONE ALLA CRISI DEI
VALORI RINASCIMENTALI
Tuttavia, il NUOVO CLIMA STORICO E LA CRISI POLITICA, SOCIALE E RELIGIOSA
del secolo INFLUENZERANNO pesantemente LA VITA E L’ATTIVITÀ DEGLI ARTISTI.
Alcuni di essi (Leonardo, Raffaello, Giorgione) morirono prima che gli ideali
rinascimentali venissero messi in discussione. Michelangelo e Tiziano, invece,
vissero a lungo e manifestano nelle opere della tarda maturità un mutamento di stile
che riflette le inquietudini e i dubbi del tempo. Tali opere sono ben lontane dai canoni
classici e più vicine all’arte manierista*. Ritratto di Giorgio Vasari,
IL MANIERISMO
*Per Giorgio Vasari e per la letteratura artistica del ’400 e del ‘500 il termine ‘maniera’ significa ‘stile’, inteso, sia come orientamento di
un’epoca, sia in relazione al singolo artista. Il Vasari vedeva il ‘500 come ‘terza età o maniera’.
La ‘prima età o maniera’: Giotto che aveva rotto con la tradizione medioevale;
La seconda età o maniera’: il ‘400 con la conquista della prospettiva (Brunelleschi, Donatello e Masaccio);
La ‘terza età o maniera’: inizia con Leonardo e con Michelangelo raggiunge l’apice. Dopo di lui la decadenza.
Il Vasari parlava di ‘maniera secca e cruda’ per definire l’arte del ‘400, uno stile statico ancora privo di quella spontaneità e naturalezza che
poi sarà proprio della ‘terza maniera’.
Vasari usa il termine ‘maniera’ ANCHE in riferimento a una nuova generazione di artisti che studiava le opere dei grandi maestri come
Michelangelo, Leonardo e Raffaello e ne imitava la ‘maniera’, il gusto, lo stile.
Il giudizio negativo del Vasari ha influenzato la CRITICA SETTECENTESCA che conia il termine ‘manierismo’, a partire da ‘maniera’ con un
SENSO DISPREGIATIVO, come frivola imitazione dei grandi maestri. Per secoli il termine manierismo ha avuto questo significato.
Solo nel ‘900 si assiste ad una rivalutazione della corrente manierista e si comprende la sua modernità che riflette la crisi di valori e delle
certezze rinascimentali. I manieristi, questo è innegabile, furono i primi a comprendere che era in atto un cambiamento nella
coscienza collettiva, con una pronunciata incertezza dell’esistenza stessa. Per questa ragione inventarono un nuovo linguaggio figurativo:
colori cangianti e innaturali, forme spigolose, corpi allungati atmosfere inquietanti.
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LEONARDO DA VINCI (1452-1519)
Uno dei più noti artisti del Rinascimento è Leonardo da Vinci. Pittore, architetto, ingegnere,
scienziato, inventore e scrittore, Leonardo rappresenta il tipico uomo del Rinascimento, un
uomo che vuole conoscere il mondo attraverso la ragione, utilizzando un metodo scientiico:
solo l’esperienza diretta può dare certezze e verità. Una mente straordinariamente aperta e
curiosa, mai soddisfatta degli obiettivi raggiunti e sempre tesa alla costante ricerca di nuove
soluzioni in tutte le discipline: anatomia, ingegneria militare, idraulica, meccanica, ottica,
botanica, fisica. Lui si definiva ‘omo sanza lettere’, cioè uomo non colto in quanto la mancata
conoscenza del greco e del latino non gli permetteva di leggere i testi antichi nella loro lingua
originale. Vasari dedica a Leonardo alcune delle pagine più belle delle sue ‘Vite’. Lo ricorda autoritratto di Leonardo
come ‘l’iniziatore della terza maniera* che noi vogliamo chiamare la moderna’ lodandolo
come ineguagliabile nell’imitazione della natura, tanto da dare alle sue figure ‘il moto e il fiato’.
Leonardo nacque il 15 aprile 1452 nel villaggio toscano di Vinci, nei pressi di Firenze, figlio illegittimo di un notaio.
Avendo mostrato fin da bambino una forte predisposizione per le arti e il disegno, il padre Pietro, decide di portarlo nel
1464 a Firenze e di fargli frequentare la bottega di Andrea del Verrocchio, pittore, scultore, orafo e ingegnere, presso il
quale Leonardo acquisisce una solida preparazione tecnica e vi rimane fino al 1476. Qui Leonardo più che studiare
preferiva disegnare costantemente tutto ciò che osservava. Abbiamo detto che Leonardo si dedica ad una molteplicità di
discipline. Ci fu però nella sua vita un punto fermo, un filo conduttore: IL DISEGNO. Possediamo migliaia di disegni di
questo artista, spesso corredati da scritti, annotazioni (volo degli uccelli, macchine da guerra, progetti di edifici, studi
anatomici del corpo umano, volti di fanciulle, analisi di botanica… ). Il disegno per Leonardo era il mezzo fondamentale
per indagare la realtà, i fenomeni della natura, per fissare sulla carta i risultati delle sue sperimentazioni. Dal fenomeno si
arrivava alla legge (metodo scientifico).
Il disegno era per Leonardo, oltre a uno strumento per rappresentare la realtà, anche un mezzo progettuale per prefigurare le sue strutture
ancora da realizzare. I più antichi di questi disegni risalgono al 1477 e sono RACCOLTI nel CODICE ATLANTICO, conservato nella Biblioteca
Ambrosiana di Milano, una raccolta di 1700 fogli che arrivano fino al 1518. Al suo interno si susseguono osservazioni scientifiche, calcoli
matematici, invenzioni, progetti architettonici, a testimoniare l’estrema versatilità di Leonardo che si definiva discepolo dell’esperienza.
. Il CODICE LEICESTER, acquistato nel 1717 dal conte di Leicester. Rimase di sua proprietà fino al 1980, quando fu messo all’asta e acquistato
da Hammer (imprenditore statunitense) e, dopo la sua morte, da Bill Gates nel 1994;
. CODICE MADRID. Si tratta di due codici conservati presso la Biblioteca Nazionale di Madrid che affrontano temi di statica e di meccanica.
IL BATTESIMO DI CRISTO (1475)
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ANNUNCIAZIONE (1472-1473)
La giovane donna rivela sorpresa sollevando il braccio sinistro e mostrando il palmo della mano, ma il suo volto,
morbidamente sfumato è dolcissimo, sereno e imperturbabile; la mano destra indugia sul libro tenendone con le dita
ancora aperte le pagine. Tra il giardino e lo sfondo troviamo olmi, cipressi e abeti. Tra i due cipressi di destra vediamo
un’alta montagna, dipinta secondo la prospettiva aerea o atmosferica*, non molto distante da una città portuale. Il leggio
marmoreo, sostenuto da zampe di leone, si rifà a modelli di scultura e pittura del secondo quattrocento fiorentino. Da
notare lo splendido panneggio di Maria, ricco e ben chiaroscurato.
*PROSPETTIVA AEREA O ATMOSFERICA: per rendere la lontananza Leonardo non si avvale solo della prospettiva geometrica , ma sbiadisce i
colori ottenendo l’impressione della nebbia, dello spessore atmosferico che ‘sfuoca’ tutto ciò che si perde all’orizzonte rendendo gli oggetti
più chiari e con colorazioni più fredde.
Il prato è ricco di fiori e piante: non si tratta di un semplice dettaglio di tipo decorativo; dimostra, invece, l’interesse
scientifico di Leonardo per la natura in generale e, più in particolare, per la botanica. Se si confronta il dipinto con gli
schizzi di specie vegetali si può notare lo stesso metodo d’osservazione.
Sebbene Leonardo fosse molto influenzato dagli scritti classici greci e latini, a differenza di molti suoi contemporanei,
capiva il limite della ricerca della verità solo all’interno di quei libri o nella Bibbia. Per questo motivo applicò il metodo
dell’osservazione diretta della natura, della registrazione sistematica attraverso schizzi e del trasferimento dei suoi studi
nelle opere artistiche.
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DELL’ARTE classe III
Leonardo ha sempre ricercato le proporzioni perfette, sia nel corpo umano che nella composizione dei suoi dipinti.
Nell’Annunciazione è possibile trovare la sezione aurea, una proporzione (chiamata nel Rinascimento “divina
proporzione”) nella quale un segmento è diviso in modo che la parte minore stia a quella maggiore come questa
sta all’intero segmento. Il numero corrispondente è pari a 0,618033.
Rettangolo aureo
I due lati del rettangolo
stanno tra loro nel rapporto
definito dalla sezione aurea
così come i due
segmenti a (in azzurro)
e b (in rosso).
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L’ADORAZIONE DEI MAGI (1481-1482)
In quest’opera Leonardo introduce per la prima volta il linguaggio dei gesti e dei volti. Il fulcro della Vergine e del Bambino
sembra esercitare una forza che colpisce gli esseri viventi che li circondano. Tutte le figure infatti manifestano meraviglia, stupore,
incanto (per esempio l’uomo di destra con lo sguardo rivolto al cielo e il gesto della mano aperta davanti al volto) IN UN
MOVIMENTO VORTICOSO dovuto alla presenza divina. Per la prima volta Leonardo mette qui in relazione il movimento fisico dei
personaggi con l’analisi dei loro stati d’animo.
L’Adorazione dei Magi resta incompiuta e ha più la natura dell’abbozzo che del dipinto. La tecnica è una tempera mista ad olio con
parti a lacche rosse e biacca (tempera bianca ricavata dal carbonato basico di piombo). Nel 1482 Leonardo lascia la città alla volta
di Milano.
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GLI ANNI MILANESI (1482-1499)
Prima di giungere a Milano, Leonardo inviò al signore di quella città, il duca Ludovico Sforza, detto il Moro, una lunga lettera di
presentazione nella quale elencava le sue capacità tanto nel campo dell’ingegneria militare quanto in quello artistico. Il Moro lo
prese in parola e si volle servire delle abilità progettuali di Leonardo.
Agli anni milanesi appartengono numerosi disegni e schizzi dell’artista che hanno per soggetto la CITTÀ, come progetti di edifici e
miglioramenti urbanistici. In una serie di schizzi, l’artista immagina una città su più livelli: uno superiore destinato alle normali attività
del vivere, e uno inferiore, destinato alla circolazione dei merci e delle persone. Un’idea che sembra anticipare la nascita dei
trasporti sotterranei come le metropolitane.
A Milano Leonardo disegnò chiese a pianta centrale ma anche schizzi scientifici di anatomia,
botanica, astronomia, scenografia, cartografia e forse anche il famoso Uomo Vitruviano (homo ad
circulum et ad quadratum), una figura maschile inscritta in un cerchio e un quadrato, due figure
perfette per la cultura rinascimentale.
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LA VERGINE DELLE ROCCE (1483-1486)
*La strage degli innocenti è un episodio raccontato nel Vangelo secondo Matteo, in cui Erode il Grande, re della Giudea, ordinò un massacro di bambini allo scopo
di uccidere Gesù, della cui nascita a Betlemme era stato informato dai Magi. Secondo la narrazione evangelica, Gesù scampò alla strage in quanto un angelo avvisò
in sogno Giuseppe ordinandogli di fuggire in Egitto; solo dopo la morte di Erode, Giuseppe tornò indietro, stabilendosi in Galilea, a Nazaret.
Maria è inginocchiata al centro della composizione e,
allargando l’ampio mantello, circonda con un braccio le
spalle di San Giovannino, il quale si rivolge al piccolo
Gesù che lo benedice. La mano sinistra della Vergine,
splendidamente scorciata, si protende sopra la testa del
figlio come per proteggerlo, mentre un indimenticabile
figura di angelo indica il Battista e invita con lo sguardo
lo spettatore a prendere parte all’evento. Le figure,
emergenti dalla penombra del fondo, hanno una
bellezza delicata e suggestiva. Le loro mani, in gesti
parlanti, intrecciano un amorevole colloquio. I volti sono
dolci, resi con la tecnica dello SFUMATO che modula
con delicatezza i passaggi dalla luce all’ombra,
ammorbidisce i contorni delle figure attraverso un
chiaroscuro che le ‘fonde’ nello spazio circostante
evitando le linee nere di contorno. Nel dipinto la luce
proviene da due fonti diverse: dall’esterno del quadro,
La Vergine delle rocce, 1483-86, Louvre, La Vergine delle rocce, 1493-1507, National Galler
procedendo da sinistra verso destra, dando volume alle
Parigi Londra
figure; dal fondo, dove, due aperture tra le rocce
mostrano un orizzonte lontano.
La Vergine delle rocce, 1483-86, Louvre, La Vergine delle rocce, 1493-1507, National Galler
Parigi Londra
* Il dipinto che ora è alla National Gallery di Londra venne acquistato a Milano nel luglio 1785
dal pittore Gavin Hamilton che lo porta con sé in Inghilterra.
LA DAMA CON L’ERMELLINO (1485-1490)
A Milano Leonardo lavorò sia per i duchi, progettando anche scenografie per
feste e spettacoli, sia per personaggi legati alla corte sforzesca, di cui eseguì
celebri ritratti. Tra questi abbiamo il celebre ritratto di Cecilia Gallerani, bella e
colta amante di Ludovico il Moro, noto come Dama con l’ermellino per
l’assonanza del suo cognome con il sostantivo greco che indica l’animale (galé),
considerato fin dal medioevo simbolo di purezza e frequentemente
rappresentato in braccio alle nobili fanciulle. Inoltre, l’ermellino era l’emblema
araldico degli Sforza ed alludeva a Ludovico. Il taglio di tre quarti a mezzo busto
e il fondale nero rimanda ad Antonello da Messina, dal quale Leonardo riprende
anche l’uso del colore ad olio, capace di suggerire effetti tattili nella resa dei
velluti e delle stoffe. In questo caso però Leonardo RINNOVA IL GENERE DEL
RITRATTO in quanto include il busto per intero così di permettere alle MANI di
entrare nella composizione, rendendola più espressiva e animata. A colpire è
soprattutto l’articolazione della figura. Il viso della fanciulla è rivolto verso destra
mentre la spalla sottostante segue l’avvitamento del busto verso la parte
opposta, imprimendo alla figura una rotazione a spirale. L’immagine si carica
così di accenni dinamici: la giovane non sembra in posa ma pare rivolgersi
verso qualcuno o qualcosa che stimola la sua attenzione al di fuori del quadro.
L’esibizione in primo piano della mano ossuta della donna e dell’animale, Leonardo da Vinci, ‘Dama con Ermellino’, olio su ta
1485-1490, Cracovia , Polonia, Czartirysky Muzeum
descritto con prodigiosa chiarezza di dettagli, mette in evidenza la conoscenza
di Leonardo per l’anatomia umana. La giovane donna, il cui sguardo vivo e
profondo contrasta con l’espressione ferina dell’animale, è descritta non solo
nella sua bellezza e raffinata eleganza ma anche nell’intelligenza e nel carattere.
Grazie al gioco calibrato di luci ed ombre attraverso lo sfumato, la giovane
aristocratica pare essere appena emersa dall’oscurità del fondo, come in una
suggestiva ripresa cinematografica.
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STATUA EQUESTRE DI FRANCESCO SFORZA (1485-1490)
Tra le più importanti commissioni di questi anni ricordiamo una colossale statua
equestre in bronzo dedicata a Francesco Sforza, primo duca di Milano della famiglia e
padre di Ludovico il Moro. Quest’ultimo aveva incaricato Leonardo di eseguire un gruppo
scultoreo di dimensioni molto maggiori del reale, in grado di superare tutti gli esempi
precedenti, antichi e moderni come il Gattamelata di Donatello. Dopo aver studiato diverse
soluzioni, tra cui quella, straordinariamente innovativa per l’epoca, del cavallo impennato,
Leonardo scelse, per motivi statici, di tornare alla tradizionale immagine del cavallo al passo.
Realizzò il modello in terracotta, in scala 1:1, che fu però abbattuto a colpi di balestra dai Leonardo da Vinci, ‘Studio di cavallo vi
soldati francesi, una volta conquistato il Ducato, in segno di scherno verso Ludovico. Del profilo‘, 1485-1490, Windsor Castle, Ro
Library, Inghilterra
grandioso progetto restano solo parziali disegni preparatori.
Nel 1977 Charles Dent, un pilota americano collezionista d'arte e amante della scultura, si entusiasmò all'idea di realizzare
dopo cinque secoli il sogno di Leonardo. Mise in piedi l'organizzazione e riuscì, dopo più di quindici anni di impegno, a
trovare i fondi: il costo del cavallo, alla fine, arrivò a quasi 2,5 milioni di dollari. L'uomo comunque non riuscì a vedere
realizzato il proprio sogno, morendo nel 1994 prima che l'impresa fosse completata.
Alla morte di Dent il progetto stava per essere abbandonato, quando Frederik Meyer proprietario di una catena di supermercati
nel Michigan, si offrì di finanziare il progetto, purché si fondessero due cavalli: uno per Milano e uno per i Meijer Gardens, un
parco naturale e artistico in Michigan, proprietà di Meijer, dove sono raccolte all'aperto copie delle statue moderne più celebri.
Il progetto è andato avanti fra numerose difficoltà e alla fine la direzione dei lavori è stata data alla scultrice Nina Akamu, artista
giapponese-americana, che ha finalmente portato a termine l'impresa. Il primo passo è stato quello di realizzare un cavallo di
dimensioni ridotte, circa 3 metri di altezza. Questo fu il primo modello per arrivare alla gigantesca scultura in argilla di quasi 8
metri. È dal cavallo di argilla che sono stati ricavati i calchi dove è stato colato il bronzo fuso. Leonardo da Vinci, ‘Studio
Le sette parti in cui il cavallo era stato fuso arrivarono nel luglio del 1999 a Milano dove vennero saldate insieme e il cavallo fu cavallo al passo‘, 1485-1490
posto nel settembre 1999 all'ingresso dell’ippodromo di San Siro. Windsor Castle, Royal Libr
La versione americana del Cavallo di Leonardo venne sistemata nei Meijer Gardens nell'ottobre del 1999 ed è oggi il pezzo più Inghilterra.
importante dell'esposizione. Il Cavallo di Leonardo a Mila
Una replica in scala ridotta (2,5 m) fu donata nel 2001 alla città di Vinci e
collocata in piazza della Libertà. Dal 2001 il Cavallo di Leonardo è anche
il simbolo dei MIFF Awards, festival del cinema internazionale di Milano.
Andrea del castagno, Ultima cena, 1445-1450, Domenico Ghirlandaio, Ultima cena, 1490, Venezia,
Museo del Cenacolo di Sant’Apollonia, Firenze Museo Nazionale di San Marco, Firenze
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Leonardo invece pone tutti e tredici i personaggi
dalla stessa parte del tavolo e, soprattutto, decide
di raffigurare un altro momento dell’ultima cena,
quando Gesù annuncia: ‘ in verità, in verità vi dico:
uno di voi mi tradirà’. Cristo che si erge al centro
della composizione ha appena annunciato il
tradimento di Giuda, e le sue parole colpiscono i
presenti e suscitano una serie di reazioni.
Stupore, dolore, sdegno, angoscia: ciascuno Leonardo da Vinci, Ultima cena, 1494-1497,
Refettorio Santa Maria delle Grazie, Milano.
reagisce in modo diverso.
C’è ansia e movimento , ogni personaggio presenta
una diversa espressione del viso.
Giacomo Maggiore spalanca le braccia, un gesto che sembra prefigurare la croce. Il giovane Filippo, portandosi le mani al
petto, sembra rivolgere direttamente una domanda al Signore. All’estremità destra del tavolo, Matteo, Taddeo e Simone,
discutono animatamente. Matteo ha le mani rivolte verso la figura di Cristo.
Gesù, solo al centro poiché solo di fronte al suo
destino, è anch’egli all’interno di una piramide. La
sua espressione serena mostra che ha accettato il
suo destino e contrasta con l’agitazione degli altri.
Leonardo per dare forza alla figura di Gesù non gli
pone sul capo un’aureola, apre invece alle sue
spalle un paesaggio rischiarato dalla luminosità del
cielo.
Quest’opera, dichiarata patrimonio mondiale dall’Unesco nel 1980, è una delle più note del mondo. La sua
iconografia continua ad ispirare decine di reinterpretazioni anche nel mondo della cinematografia.
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IL RITORNO A FIRENZE
SANT’ANNA, LA VERGINE, IL BAMBINO E SAN GIOVANNINO (1501-1503)
Nel 1499 con la caduta di Ludovico il Moro a causa dell’occupazione francese, Leonardo
abbandona Milano. Dopo aver a lungo peregrinato nell’Italia centrale, l’artista ritorna a Firenze.
Qui espone nel chiostro della Chiesa dell’Annunziata un cartone rappresentante il gruppo di
Sant’Anna, Maria, Gesù e San Giovannino, opera che richiamò l’interesse di molti artisti,
fra i quali Michelangelo. Il cartone è andato perduto ma abbiamo uno studio analogo risalente
a quegli stessi anni. Le quattro figure formano un blocco molto compatto, inserito in una
struttura di forma piramidale. La Vergine è seduta sulle gambe di Anna sua madre, che indica il
cielo con un dito; Gesù, nell’atto di benedire, si volge verso San Giovannino che si protende
verso di lui. I corpi, così vicini e fusi sembrano generati da un’unica radice, come se fossero
rami di uno stesso tronco. A rendere vere e naturali le figure è il confronto psicologico fra i
Leonardo da Vinci, Sant’Anna, la Vergine,
personaggi, il loro reciproco interagire con la mimica dei volti e il movimento dei corpi.
il Bambino e San Giovannino,
Leonardo, contrapponendo la direzione delle membra, riesce a dare alle sue figure ‘moto e 1501-1503, carboncino, biacca e sfumat
fiato’ come dice il Vasari aprendo il via alla maniera moderna (cinquecentesca). Londra, National Gallery.
Questo dipinto occupa uno spazio importante nella vita dell’artista. Giorgio Vasari lo
attribuisce al periodo fiorentino: tra il 1503 e il 1506 Leonardo realizzò un ritratto di
Lisa Gherardini, moglie del mercante fiorentino Francesco del Giocondo. Altri
invece hanno ritenuto che la giovane donna sia Isabella Guaraldi, una nobildonna Leonardo da Vinci, Ritratto di dama
(La Gioconda), 1503-1506, olio su tavola,
napoletana che aveva stretti rapporti con i Medici.
Louvre, Parigi.
Il dipinto non era finito quando Leonardo lasciò Firenze ma il maestro non se ne separò mai, portandolo con sé a Milano,
Roma e poi in Francia, quando il re Francesco I lo invitò a lavorare per lui. Dopo la morte dell’artista l’opera entrò a far
parte della sua collezione.
Il quadro non restò incompiuto perché, nel corso degli anni, Leonardo ritornò più volte sulla tavola apportando modifiche
e completandola progressivamente.
La donna, vista di tre quarti, è seduta all’interno di un loggiato, come si può intuire dal basso parapetto alle sue spalle. Il
braccio sinistro occupa interamente il bracciolo della sedia e la mano destra si appoggia mollemente sull’altra mano.
Come negli altri ritratti di Leonardo, la donna ha il busto rivolto a sinistra e il volto in senso opposto, verso lo spettatore: i
lunghi capelli, leggermente crespi, sono coperti da un velo trasparente, usato dalle puèrpere, cioè le donne che avevano
da poco partorito; il volto è sereno e la bocca accenna un lieve sorriso. I contorni sfumati della figura permettono al
personaggio di inserirsi nel paesaggio che si apre alle sue spalle, reso attraverso la tecnica della prospettiva atmosferica
o aerea, e di fondersi con esso. Figura e natura sono tessute insieme, sono parti di una stessa trama.
Vediamo un ponte e due laghi a differenti livelli, strade che descrivono ampi tornanti e
montagne che trascolorano all’orizzonte.
Molti studiosi hanno tentato di individuare il luogo dipinto nel quadro ma non vi sono
certezze: il paesaggio ricorda quello intorno alla città di Arezzo e il ponte dietro la spalla destra
potrebbe essere quello di Buriano, a 6 Km da Arezzo ma è molto più probabile che si tratti di un
luogo di fantasia.
A rendere la figura parte integrante del paesaggio è anche la mobilità. In natura tutto scorre, si
muove e si trasforma, allo stesso modo Leonardo concepisce la figura umana: l’incresparsi dei
capelli, la sottile arricciatura dell’abito, le pieghe fitte o distese del tessuto dell’abito della
donna. Un corpo che sembra vivo.
Da qui nasce la magia del volto di Monna Lisa: con lo sguardo (le sopracciglia sono depilate seconda la moda del
Rinascimento) la dama segue lo spettatore ovunque si sposti, rivolgendogli un sorriso enigmatico e sfuggente.
Con la tecnica dello sfumato Leonardo ha lasciato in ombra alcune parti del viso: i lati della bocca, gli angoli degli
occhi, la zona delle tempie. I passaggi sottili tra luce ed ombra danno un particolare effetto indefinito e vibrante.
Rinunciando a bloccare i tratti del volto in maniera precisa, Leonardo è riuscito a trasformare il personaggio in
persona.
La donna, vista di tre quarti, è seduta su una poltroncina davanti ad un parapetto. Si tratta di una grande novità nel genere
pittorico del ritratto come abbiamo già visto nell’opera ‘Dama con ermellino’.
penetrare nell’intonaco della parete iniziò a colare, rovinando quanto era stato
fatto. (La parete sulla quale aveva lavorato Leonardo è stata poi ridipinta da
Vasari, opera che rischia a sua volta di subire gravi danni nei tentativi che gli
studiosi stanno portando avanti alla ricerca dell’originale leonardesco!)
Forse fu questo uno dei motivi che spinsero Leonardo a lasciare Firenze e
tornare a Milano, chiamato dal re di Francia Luigi XII al quale era allora
sottoposto il ducato lombardo. Nel 1513 l’artista si trasferisce a Roma presso
il cardinale Giuliano dei Medici. Alla morte di quest’ultimo accetta l’invito del
nuovo re di Francia Francesco I di recarsi in Francia.
Tavola Doria -copia cinquecentesca
Battaglia di Anghiari,(1503-1505, Firenze,
Galleria degli Uffizi)
Leonardo da Vinci, Forze di un diluvio: una parete rocciosa che crolla, acquarello e
inchiostro su carta , 1515, Castello di Windsor, Royal Library