Ministero, dell'Università e della Ricerca
Consiglio Universitario Nazionale
All’On.le Ministro del MUR
Senatrice Prof.ssa Anna Maria Bernini
[email protected] e p.c. Alla Direttrice Generale della Direzione Generale
delle Istituzioni della formazione superiore
Dott.ssa Marcella Gargano
[email protected]OGGETTO: Analisi e proposte su Abilitazione Scientifica Nazionale e Reclutamento.
Adunanza dell’8/5/2024
L’introduzione dei Gruppi Scientifico-Disciplinari (GSD) previsti dalla legge del 29 giugno 2022, n.
79, e dal DM 639 del 2 maggio 2024, rende opportuno avanzare alcune proposte circa il
miglioramento e il riordino delle procedure per il conseguimento dell’Abilitazione Scientifica
Nazionale (ASN) e per il reclutamento del personale docente e ricercatore da parte degli Atenei.
Con riguardo all’ASN, del resto, questa riflessione si rivela doverosa anche in relazione a quanto
disposto dal d.P.R. del 4 aprile 2016, n. 95, che all’art. 4, c. 3 prevede la verifica quinquennale
dell’adeguatezza e congruità dei relativi criteri, parametri, indicatori e valori soglia.
In via del tutto preliminare, giova osservare che l’attuale assetto delle procedure per l’ASN ha avuto
l’effetto di aumentare la produzione scientifica del sistema della ricerca del Paese. Tuttavia, a 12 anni
dalla sua prima applicazione, questo Consesso ritiene che tale assetto necessiti di un aggiornamento.
Inoltre, dall’analisi dei regolamenti che disciplinano le modalità di reclutamento del personale
docente e ricercatore nei singoli Atenei è evidente una forte disomogeneità, che rischia di minare
l’unità del sistema universitario nazionale, costringendo i candidati ad adattarsi a procedure di
valutazione sempre diverse, accrescendo così il rischio di lunghi e complessi contenziosi, senza
peraltro tutelare efficacemente l’autonomia delle Università.
Ciò premesso, dunque, il Consiglio Universitario Nazionale auspica la revisione di alcuni aspetti della
disciplina dell’ASN, nonché la definizione di una disciplina nazionale sul reclutamento locale,
all’interno della quale possa esplicarsi maggiore autonomia di programmazione e di selezione da
parte delle singole sedi, salvaguardando, al tempo stesso, l’unitarietà del Sistema Universitario
Nazionale.
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Più in particolare, questo Consesso formula i seguenti rilievi:
I. Abilitazione Scientifica Nazionale
Nel corso degli anni sono emerse alcune criticità:
- l’introduzione di rigidi indicatori, con soglie calcolate su un limitato arco temporale e caratterizzate
da una marcata volatilità, ha di fatto concentrato l’attenzione dei candidati sulla quantità e velocità
più che sulla qualità della produzione scientifica: ciò ha portato a dinamiche di adattamento del
sistema, con la rincorsa ad accumulare titoli e pubblicazioni, senza distinzioni in ordine al merito
specifico da riconoscere a ciascun elemento di valutazione;
- la mancanza del curriculum vitae nella documentazione richiesta ai candidati ha impedito alle
commissioni di inquadrare adeguatamente la valutazione della produzione scientifica nel contesto del
profilo complessivo dell’attività di ricerca condotta da ogni singolo partecipante;
- l’attuale sistema non differenzia sufficientemente tra i titoli necessari per acquisire, rispettivamente,
l’abilitazione di prima fascia e quella di seconda;
- l’applicazione del criterio di soglie più elevate per determinare i possibili componenti delle
commissioni ha reso molto ristretta la base degli studiosi chiamati a farne potenzialmente parte.
Sulla base delle criticità rilevate, il Consiglio Universitario Nazionale propone di:
1. Mantenere ferma l’opzione generale del conseguimento dell’Abilitazione Scientifica
Nazionale quale requisito necessario per l’accesso alla prima e alla seconda fascia del ruolo
dei professori universitari: scopo principale dell’ASN, segnatamente, deve essere la
valutazione della capacità del candidato di produrre ricerca di buona qualità a livello nazionale
e internazionale lasciando, poi, alle procedure di reclutamento la doverosa valutazione anche
di altri aspetti del curriculum.
2. Rivedere gli indicatori dell’impatto della produzione scientifica e le modalità di
determinazione dei valori minimi da raggiungere per essere ammessi alle procedure di
valutazione. L’obiettivo di tale revisione deve essere quello di ridurre la tendenza a
privilegiare una produttività di natura meramente quantitativa, valorizzando maggiormente,
viceversa, la qualità dei prodotti della ricerca. Una modifica in tal senso avrebbe anche il
merito di avvicinare i criteri della valutazione ASN a quelli utilizzati per le procedure VQR.
Per dare stabilità al sistema e obiettivi chiari ai ricercatori, si ritiene opportuno prevedere che
gli indicatori e i valori rimangano costanti per almeno 10 anni.
3. Introdurre un meccanismo di riconoscibilità più diffusa e trasversale dei prodotti della ricerca,
sia rispetto ai diversi GSD, sia con riguardo alle diverse Aree scientifiche in cui essi sono
raccolti. Il carattere fortemente multidisciplinare e interdisciplinare assunto dalla ricerca
richiede, infatti, il riconoscimento e la legittimazione reciproca di mondi scientifici diversi e
l’accrescimento di credibili e frequenti possibilità di dialogo tra i due sistemi di classificazione
attualmente in uso (bibliometrica/non bibliometrica). Si rileva, pertanto, l’assoluta necessità
che, una volta definito quale “scientifico”, un singolo “prodotto della ricerca” possa essere
valorizzato dai candidati di qualsiasi GSD/Area ai fini della valutazione dell’impatto della
produzione scientifica, almeno nel computo del numero complessivo delle pubblicazioni.
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4. Mettere le commissioni nelle condizioni di valutare effettivamente qualità e originalità delle
pubblicazioni sottoposte alla valutazione. A tal fine, si ritiene necessario rivedere il numero
dei prodotti scientifici che i candidati devono presentare per la valutazione, tenendo in
maggior conto le specificità delle Aree, ed eventualmente prevedendo che le singole
commissioni possano definire il numero massimo di pubblicazioni, anche in funzione della
loro tipologia, nell’ambito di un intervallo stabilito dal Ministero.
5. Favorire una valutazione dell’attività scientifica complessiva del candidato, prevedendo:
- un elenco più ampio dei titoli valutabili che possa permettere alle commissioni una scelta
più adeguata alla specificità dei singoli GSD. I titoli posseduti dal candidato dovranno essere
inseriti in un format predefinito che possa ricapitolare il curriculum completo e consentire alle
commissioni di valutare la qualità degli stessi e la loro coerenza con le tematiche e le attività
del GSD di riferimento o con le tematiche interdisciplinari a esso pertinenti.
- l’integrazione dei titoli presentati con una breve “storia scientifica” del candidato (da
compilarsi, ad esempio, in non più di 300 parole).
- una maggiore differenziazione dei titoli da presentare ai fini del conseguimento
dell’abilitazione per l’accesso ai ruoli di PO e PA.
6. Favorire l’allargamento del numero dei docenti che possono partecipare alle commissioni. A
tal fine si propone di ridefinire i criteri per l’individuazione dei potenziali commissari
rinforzando il criterio della revisione tra pari ed evitando che agli stessi siano chiesti requisiti
diversi rispetto a quelli dei candidati. Occorre, poi, promuovere il coinvolgimento di tutti i
possibili aspiranti commissari anche mediante adeguati meccanismi di incentivazione.
7. Estendere in via definitiva la validità dell’abilitazione conseguita a 10 anni e prevedere
eventualmente meccanismi più semplici per il rinnovo della stessa (per esempio, mediante
una verifica della continuità dell’attività scientifica).
II. Reclutamento locale
Il Consiglio Universitario Nazionale ritiene irrinunciabile la definizione di una disciplina nazionale
chiara sul reclutamento locale, che possa garantire la completa e corretta valutazione di tutte le attività
svolte dai docenti e nell’ambito della quale possa esplicarsi compiutamente l’autonomia di
programmazione e di selezione da parte delle singole Università.
In proposito, il Consiglio Universitario Nazionale:
1. Ribadisce la posizione più volte espressa riguardo all’opportunità di differenziare le esigenze di
avanzamenti interni di carriera e di reclutamento esterno, prevedendo procedure e risorse adeguate
allo scopo.
2. Ritiene opportuno, anche in conseguenza dell’introduzione dei GSD, che non di rado accolgono al
loro interno competenze assai differenti, che le sedi possano indicare nel bando di concorso il profilo
specifico richiesto nella procedura di reclutamento, nei termini delle competenze previste nelle
declaratorie dei GSD/SSD.
3. Ritiene altresì che, nell’ambito dei concorsi locali, in funzione della fascia per la quale sono state
bandite le procedure, debbano essere valutate, oltre all’attività scientifica, anche le attività relative
alla didattica, alla terza missione, allo svolgimento di incarichi gestionali e, laddove richiesto, clinico-
assistenziali.
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4. Raccomanda, in relazione alla formazione delle Commissioni, che:
- le stesse siano composte da tre commissari, almeno due dei quali esterni all’Ateneo ed estratti
da una rosa che comprenda un numero di nominativi almeno doppio, garantendo in ogni caso
il rispetto del principio della parità di genere;
- sia sempre prevista la possibilità per i professori associati di far parte di commissioni di
concorso per la selezione di ricercatori a tempo determinato tenure track e di professore
associato;
- siano definite in modo chiaro e dettagliato le cause di incompatibilità e di ricusazione dei
commissari e le relative modalità di selezione.
5. Ritiene opportuno, infine, che:
- le procedure di reclutamento attribuiscano uno specifico peso valutativo alla discussione dei
titoli dinanzi alla commissione;
- sia prevista altresì, sempre dinanzi alla commissione, una prova didattica per coloro che non
siano già professori (PO, PA, Professori Aggregati);
- si provveda, anche mediante attenta ricognizione delle discipline regolamentari vigenti
presso gli Atenei italiani, a individuare le migliori soluzioni procedurali per mezzo delle quali
consentire al Dipartimento per il quale è stato bandito il concorso di esprimere, ai fini della
chiamata, le determinazioni di propria spettanza, e ciò anche sulla base di quanto previsto
negli strumenti di programmazione o pianificazione strategica o di sviluppo del Dipartimento
medesimo e/o dell’Ateneo.
IL PRESIDENTE
(Prof. Paolo Vincenzo Pedone)