Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
49 visualizzazioni14 pagine

Latte e Sonno

ALIMENTAZIONE PREVENZIONE & BENESSERE

Caricato da

Andrea Ortu
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
49 visualizzazioni14 pagine

Latte e Sonno

ALIMENTAZIONE PREVENZIONE & BENESSERE

Caricato da

Andrea Ortu
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

A N NO I X 202 3

IL TEMA L’INTERVISTA ALL’ESPERTO


N° 01
LA SCHEDA
Latte e sonno: dalla tradizione alle conferme L’approccio nutrizionale alla steatosi I lamponi
della moderna ricerca scientifica epatica

Latte
e sonno

pacinimedicina.it
N°01 Anno IX 2023

IN QUESTO NUMERO

1 L’EDITORIALE
Direttore Scientifico di Franca Marangoni
Franca Marangoni

Direttore Responsabile 2 IL TEMA


Patrizia Alma Pacini
a cura di Elena Mattioli
© Copyright by Latte e sonno: dalla tradizione
Nutrition Foundation of Italy alle conferme della moderna
ricerca scientifica
Coordinamento redazionale
Alessandra Della Mura
8 L’INTERVISTA ALL’ESPERTO
Redazione di Elena Mattioli
NFI - Nutrition Foundation of Italy
Viale Tunisia 38 - 20124 Milano L’approccio nutrizionale alla steatosi
Tel. 02 76006271 - 02 83417795 epatica
Fax 02 76003514
Risponde Arrigo Cicero
[email protected]

Grafica 12 LA SCHEDA
Pacini Editore Srl
Via Gherardesca 1 I lamponi
56121 Pisa
Tel. 050 313011
Fax 050 3130300
[email protected]
www.pacinimedicina.it

ISSN 2531-3908 (online)

OPEN ACCESS
La rivista è open access e
divulgata sulla base della li-
cenza CC-BY-NC-ND (Creative
Commons Attribuzione – Non
commerciale – Non opere
derivate 4.0 Internazionale).
Il fascicolo può essere usato
indicando la menzione di pa-
Edizione digitale - Periodico mensile ternità adeguata e la licenza;
Testata iscritta presso il Registro pubbli- solo a scopi noncommerciali;
solo in originale. Per ulteriori-
co degli Operatori della Comunicazione informazioni: https://creative-
(Pacini Editore Srl, iscrizione n. 6269 del commons.org/licenses/by-nc-
29/08/2001) nd/4.0/deed.it

2
N°01 Anno IX 2023

L’EDITORIALE di Franca Marangoni


Direttore Scientifico AP&B

Con questo numero riprende la pubblicazione di AP&B che,


a partire da questo mese, troverete con regolarità nella vo-
stra casella di e-mail.
Abbiamo approfittato del periodo di interruzione per rinno-
varlo nella grafica, in linea con il restyling a cui è stato sot-
toposto il sito di NFI, ma anche per fare qualche riflessione
sulla crescente importanza che continua ad acquisire nella
società contemporanea l’informazione sul rapporto tra ali-
mentazione e salute e sul possibile ruolo di NFI in questo
contesto.
Probabilmente non è mai stato difficile come in questo momento orientarsi tra i mes-
saggi che arrivano da ogni parte (soprattutto del web) su questo tema: fonti diverse
propongono quotidianamente interpretazioni differenti, quando non opposte, relati-
vamente al ruolo di alimenti, nutrienti e pattern alimentari come strumenti per ricer-
care e mantenere il proprio benessere. Anche la lettura e la presentazione degli studi
pubblicati sulle riviste internazionali possono variare a seconda dei commentatori:
con il risultato di aumentare l’incertezza (anziché contribuire a fare luce) su temi che
interessano tutti, perché toccano le abitudini alimentari o di stile di vita, che sono
aspetti chiave della nostra quotidianità.

Riprendiamo quindi a far sentire la nostra voce, cercando di mantenere l’equilibrio tra
rigore scientifico e chiarezza dei messaggi che abbiamo sempre perseguito come
caratteristica del contributo di AP&B.

La relazione tra latte e sonno e le novità dalla ricerca sull’integrazione nella steatosi
epatica non alcolica sono gli argomenti trattati rispettivamente nel Tema, a cura di
Elena Mattioli, che rivela che l’abitudine tradizionale del bicchiere di latte bevuto pri-
ma di andare a dormire è in realtà supportata da un’ampia review della letteratura, e
nell’Intervista ad Arrigo Cicero, Professore associato di Scienze Tecniche Dietetiche
Applicate all’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e Presidente della Società
Italiana di Nutraceutica, che fa chiarezza su una condizione sempre più diffusa nella
popolazione adulta e sulle potenzialità che emergono dalla letteratura scientifica re-
lativamente all’alimentazione e all’impiego degli integratori.

Buona lettura!

1
N°01 Anno IX 2023

IL TEMA a cura di Elena Mattioli

Latte e sonno: dalla


tradizione alle conferme
della moderna ricerca
scientifica
I disturbi del sonno, ovvero una bassa qualità o una du-
rata insufficiente del riposo notturno, interessano una va-
sta parte della popolazione. Le conseguenze vanno oltre
la semplice sensazione di stanchezza causata dalla man-
canza di adeguato riposo; evidenze sempre più consistenti
indicano che la privazione del sonno possa essere un si-
gnificativo fattore di rischio comportamentale nello svilup-
po di patologie cardiometaboliche.
Attualmente, sono in corso studi mirati per comprendere l’influenza della dieta, già
nota per la sua stretta relazione con la salute, sulla qualità del sonno e per individua-
re quali categorie alimentari possano migliorarlo. Un’ipotesi in fase di studio è che
i cibi ricchi di triptofano, aminoacido fondamentale per la produzione di serotonina
e melatonina - sostanze promotrici del sonno - possano contribuire a migliorare la
qualità del riposo. Tra questi, di notevole interesse sono il latte e i suoi derivati, che
oltre ad essere particolarmente ricchi di triptofano, apportano una gamma di micro-
nutrienti che agiscono come cofattori enzimatici, potenzialmente in grado di favorire
il sonno, come la vitamina B6, ad esempio, che partecipa alla sintesi della melatonina
dal triptofano, o il magnesio e lo zinco, che sono cofattori nella sintesi della seroto-
nina derivata dalla melatonina.

La letteratura su questo argomento è l’oggetto di una revisione pubblicata da ricer-


catori della Columbia University, che hanno analizzato i dati degli studi epidemio-
logici osservazionali disponibili, cercando anche di definire l’eventuale causalità di
questa relazione sulla base degli esiti degli studi di intervento1.

Sonno e alimentazione: una relazione bidirezionale


Sempre più evidenze indicano che la qualità del sonno così come quella dell’alimen-
tazione sia correlata al rischio cardiometabolico. Periodi di sonno troppo brevi, defi-

2
N°01 Anno IX 2023

niti come inferiori a 7 ore per notte, e una qualità del sonno scarsa sono associati a
un maggior rischio di obesità e patologie cardiovascolari.

Si suppone quindi che modificando la dieta sia possibile modulare il sonno. Un’ipo-
tesi plausibile è che la qualità del sonno negli adulti sani possa migliorare in risposta
all’aumento della quota proteica2. Questo perché sia la melatonina che la serotonina
derivano dal triptofano, presente in numerose fonti proteiche, di cui sono ottime fonti
le caseine e le sieroproteine contenute nel latte e nei derivati.

Gli studi epidemiologici osservazionali


L’associazione favorevole tra latte e derivati è supportata innanzitutto dagli studi di
epidemiologia osservazionale: uno dei primi è quello condotto in una popolazione di
studenti universitari statunitensi, nel quale la frequenza dell’assunzione di alcuni pro-
dotti della filiera in particolare (latte, yogurt e formaggi freschi) è risultata associata
a una minore probabilità di qualità del sonno scarsa. Particolarmente numerosa é
la coorte britannica UK Biobank: dall’analisi dei livelli di consumo di latte e derivati e
stile di vita è emersa una relazione curvilinea tra i livelli di assunzione e la qualità del
sonno misurata con un punteggio ad hoc, che era peggiore sia nei non consumatori
di latte che nei soggetti con livelli di consumo invece molto elevati3. Se questa se-
conda parte della curva non è facilmente giustificabile sulla base dei dati disponibili
(se non considerando i livelli elevati di assunzione come marker di un’alimentazione
complessivamente non equilibrata) la prima (ovvero l’associazione diretta e positiva)
tra latte e riposo notturno è stata attribuita dagli autori di questo lavoro al contributo
dei nutrienti essenziali contenuti nel latte, comprese le vitamine del gruppo B, che
svolgerebbero un ruolo importante nei ritmi circadiani e nei processi omeostatici del
sonno.

La relazione latte-sonno è stata evidenziata, per esempio, anche in atleti giapponesi e


in una popolazione di anziani, suggerendo che la minore difficoltà ad addormentarsi
rilevata nei consumatori regolari di latte e formaggi potesse essere modulata dall’e-
sercizio fisico. Gli studi epidemiologici osservazionali disponibili, pur fornendo spunti
interessanti per suggerire una correlazione favorevole tra latte e sonno, presentano le
criticità tipiche delle ricerche di questo tipo, che sono basate su informazioni auto-ri-
ferite dai partecipanti, potenzialmente soggette a errori, coinvolgono perlopiù adulti
che non hanno problemi di riposo notturno, non permettono di isolare alcuni aspetti
che potrebbero influenzare tale relazione, come l’attività fisica, le differenze tra sessi,
i fattori demografici e la composizione della dieta in generale. In pratica, non consen-
tono di valutare la causalità delle associazioni mostrate.

Gli studi di intervento


Informazioni più puntuali emergono dagli studi clinici di intervento che hanno valu-

MELATONINA

Il Regolamento 432/2012 della Commissione Europea riconosce alla melatonina un ruolo nel contri-
buire alla riduzione del tempo richiesto per prendere sonno. Tale indicazione (o claim) può essere
utilizzata solo per alimenti che contengono 1 mg di melatonina per porzione quantificata. Tale in-
dicazione va accompagnata dall’informazione al consumatore che l’effetto benefico si ottiene con
l’assunzione, poco prima di coricarsi, di 1 mg di melatonina.

3
N°01 Anno IX 2023

tato gli effetti delle variazioni sperimentalmente indotte nell’assunzione di latticini


rispetto a un gruppo di controllo. I risultati sono nel complesso positivi: il sonno mi-
gliora in risposta al consumo di latte o di bevande che lo contengono. Anche queste
sperimentazioni però presentano limiti metodologici, soprattutto se condotte con
alimenti complessi e quindi non in grado di distinguere gli effetti specifici dei singoli
componenti alimentari.

É il caso degli studi ormai datati, condotti con il latte di Horlicks,


una bevanda a base di latte e polvere di malto, e altri in cui è
stato aggiunto miele al latte, che non permettono di identifica-
Vari nutrienti re chiaramente l’elemento responsabile dell’effetto osservato.
e altre sostanze Questo perché sembra che fonti di carboidrati, come il malto e
il miele, possano aumentare la disponibilità di triptofano per la
contenuti nel latte sintesi di melatonina e serotonina, svolgendo quindi un ruolo
e nei prodotti derivati attivo al proposito.
sarebbero in grado Recentemente, è stata valutata la potenziale efficacia di una
di favorire il sonno bevanda contenente sieroproteine del latte e galatto-oligosac-
caridi (GOS), integrata con triptofano, magnesio, zinco, niacina,
vitamina B6 e vitamina D3, in confronto con una bevanda simi-
le al latte senza alcuna integrazione (placebo). I miglioramen-
ti si sono manifestati già dopo due settimane di assunzione
nel gruppo che, all’inizio dello studio, presentava disturbi del
sonno di vario genere, valutati sia attraverso la compilazione di questionari e sia
oggettivamente grazie all’attività di monitoraggio notturno. Il prolungamento della
supplementazione oltre le due settimane non ha mostrato effetti aggiuntivi nei giorni
successivi.

Nonostante sia emersa la necessità di ulteriori studi più ampi e metodologicamente


rigorosi, i ricercatori della Columbia University ritengono che questi dati, per quanto
preliminari, siano indicativi delle potenzialità di un approccio nutrizionale che com-
bina l’associazione GOS-sieroproteine del latte con una specifica integrazione per
migliorare la durata e la qualità del sonno. Ricerche più rigorose dovranno compren-
dere anche l’uso di verifiche oggettive, come la polisonnografia eseguita in momenti
diversi, per valutare dettagliatamente eventuali cambiamenti nella struttura del son-
no a seguito dell’assunzione del prodotto a base di latte rispetto al prodotto di con-
fronto.

I prodotti a base di latte fermentato


Un altro ambito di ricerca che ha prodotto osservazioni interessanti riguarda la mo-
dulazione del microbiota intestinale con probiotici. Gli studi clinici basati sulla sup-
plementazione con latte fermentato con Lactobacillus casei Shirota e con yogurt
fermentato con Lactobacillus delbrueckii ssp. Bulgaricus, hanno evidenziato un mi-
glioramento della qualità del sonno in associazione con la minore presenza di batteri
potenzialmente sfavorevoli a livello intestinale, come il Bacteroides fragilis.
Gli studi di questo tipo non forniscono informazioni sui meccanismi che regolano
gli effetti della dieta sulla qualità del riposo, ma possono rappresentare uno stimolo
ad altre ricerche in questo campo che considerino con attenzione anche le possibili
differenze nella composizione basale del microbiota intestinale di ciascun individuo,
che possono essere influenzate da fattori come l’età e la composizione della loro
dieta abituale. L’obiettivo potrebbe essere lo sviluppo di strategie nutrizionali perso-

4
N°01 Anno IX 2023

nalizzate non solo per migliorare il sonno, ma anche per garantire e preservare uno
stato di salute ottimale nel tempo.

Il ruolo della frazione proteica del latte


Una parte consistente della ricerca su latte e sonno si è naturalmente focalizzata
sulla componente proteica caratterizzante di questo alimento. La caseina, il com-
plesso delle proteine del siero e l’α-lattoalbumina oltre a essere proteine ad alto va-
lore biologico, costituiscono una fonte di triptofano, l’aminoacido precursore della
melatonina (vedi figura 1). La risposta all’α-lattoalbumina in termini di aumento dei
livelli plasmatici di triptofano, riscontrata inizialmente in modelli sperimentali, è stata
confermata nell’uomo e messa in relazione con una riduzione del tempo necessario
per addormentarsi, specie nelle persone che inizialmente manifestavano maggiori
difficoltà in tal senso.

Figura 1
Latte

Sieroproteine
e caseine

Triptofano

Melatonina
Micronutrienti

Mg Zn
Sonno

Più marcato sulla durata e sulla qualità del sonno sembrerebbe essere l’effetto dell’i-
drolisato di α-s1 caseina (CTH). Anche se i risultati finora ottenuti non sono defini-
tivi, sembra che l’assunzione di questa proteina possa influenzare positivamente la
qualità del riposo notturno, specialmente se assunta per un periodo prolungato. Il
meccanismo di questo effetto deve ancora essere completamente compreso, ma
sono state proposte due ipotesi plausibili: 1) l’aumento della produzione di melatoni-
na; 2) la maggiore espressione di uno dei due recettori per l’acido γ-amminobutirrico
(GABA), un neurotrasmettitore con funzione inibitoria nel sistema nervoso centrale.

L’idrolisi del latte genera altre proteine potenzialmente in grado di influenzare la quan-
tità e la qualità del sonno, come l’α-casozepina, un derivato del CTH. Alcuni peptidi
presenti nel latte vaccino sono stati in grado di ridurre l’ansia e l’insonnia in vari mo-
delli animali, agendo sui recettori per il GABA.

Studi a lungo termine e accuratamente controllati saranno comunque necessari per


comprendere appieno gli effetti di queste proteine nell’uomo e i relativi meccanismi.

5
N°01 Anno IX 2023

I micronutrienti
Anche alcuni micronutrienti contenuti nel latte, in particolare il magnesio e lo zinco,
svolgono un ruolo essenziale nella produzione di melatonina a partire dal triptofano,
agendo come cofattori per le reazioni enzimatiche di questa via metabolica4.

L’associazione diretta tra apporto di magnesio e zinco e la facilità a prendere sonno


e una maggiore durata del sonno profondo è supportata dagli studi osservazionali
che, tuttavia, considerando la quota di questi due micronutrienti complessivamente
fornita da qualsiasi fonte alimentare, non permettono di valutare specificamente il
ruolo dei derivati dei latte.

Vi sono alcuni studi clinici condotti contro placebo che confermano nel complesso
l’efficacia del magnesio e dello zinco nel migliorare la durata e la qualità del sonno,
indicando che concentrazioni più elevate di questi micronutrienti potrebbero essere
associate a un sonno più profondo e a un miglior ritmo sonno-veglia.

Gli studi basati su combinazioni di minerali con o senza melatonina non permetto-
no di confermare questi dati, né di determinare quale componente contribuisca agli
effetti positivi.

Valutare attentamente i risultati


Gli esperti suggeriscono quali dovrebbero essere le caratteristiche degli studi futuri
utili per chiarire la relazione tra consumo di latte e derivati e qualità del sonno. In-
nanzitutto, dovrebbero consentire la definizione dei tempi ottimali dell’assunzione
rispetto all’ora di andare a letto, che probabilmente rappresentano un aspetto cru-
ciale dell’effetto dei componenti dei prodotti lattierocaseari sulla qualità del sonno.
In secondo luogo, la metodologia da adottare dovrebbe essere sempre più precisa
per mettere in grado di raccogliere non solo dati soggettivi (tramite questionari),
ma anche dati oggettivi tramite actigrafia o polisonnografia. Anche l’inclusione tra
i soggetti allo studio di adulti affetti da disturbi del sonno, oltre che persone senza
problemi di questo tipo permetterebbe di migliorare la qualità dei dati ottenuti e di
differenziare efficacemente gli approcci nutrizionali.

Gli autori della revisione sottolineano infine come la comprensione dei meccanismi
d’azione dei componenti del latte e dei suoi derivati potrebbe gettare le basi anche
per lo sviluppo di prodotti utili per un’integrazione mirata.

Conclusioni
■ La relazione tra alimentazione e sonno rappresenta un campo di studio promet-
tente.
■ Secondo le evidenze disponibili il consumo di latte e dei suoi derivati avrebbe un
ruolo positivo sulla qualità del sonno.
■ Sono numerosi i nutrienti contenuti nei prodotti appartenenti a questa categoria
di alimenti potenzialmente in grado di favorire il sonno (caseina, α-lattoalbumina,
triptofano, zinco, magnesio, ecc.).
■ Per questo motivo è importante discernere tra gli effetti dei singoli componenti del
latte distinguendoli da quelli derivanti dal resto della dieta.
■ Ulteriori ricerche, soprattutto studi clinici ben controllati, saranno cruciali per com-
prendere meglio questi legami e per formulare raccomandazioni precise sulla re-
lazione tra latte e sonno.

6
N°01 Anno IX 2023

■ Alla luce della crescente consapevolezza dell’importanza del sonno per la salute, le
osservazioni che ne deriverebbero potrebbero avere implicazioni significative nella
promozione di uno stile di vita salutare a livello della popolazione generale.

Bibliografia
1
St-Onge MP, Zuraikat FM, Neilson M. Exploring the 3
Hepsomali P, Groeger JA. Diet, Sleep, and Men-
Role of Dairy Products In Sleep Quality: From Popu- tal Health: Insights from the UK Biobank Stu-
lation Studies to Mechanistic Evaluations. Adv Nutr. dy. Nutrients. 2021 Jul 27;13(8):2573. doi:
2023 Mar;14(2):283-294. 10.3390/nu13082573. PMID: 34444731; PMCID:
2
Sutanto CN, Wang MX, Tan D, Kim JE. Association PMC8398967.
of Sleep Quality and Macronutrient Distribution: A 4
Ji X, Grandner MA, Liu J. The relationship between
Systematic Review and Meta-Regression. Nutrien- micronutrient status and sleep patterns: a systema-
ts. 2020 Jan 2;12(1):126. tic review. Public Health Nutr. 2017 Mar; 20(4):687-
701.

7
N°01 Anno IX 2023

L’INTERVISTA di Elena Mattioli

L’approccio nutrizionale
alla steatosi epatica
Risponde: Arrigo Cicero - Dipartimento di Scienze Mediche
e Chirurgiche, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna

La steatosi epatica non alcolica (non-alcoholic fatty liver


disease, NAFLD), per la quale è stata recentemente propo-
sto un cambio di denominazione che sottolinea la relazione
con la disfunzione metabolica (metabolic dysfunction-as-
sociated steatotic liver disease MASLD), è una condizione
molto diffusa, che colpisce nel mondo il 10-25% della po-
polazione adulta, il 15% dei bambini e oltre il 50% dei pa-
zienti affetti da diabete mellito di tipo II. Rappresenta una
importante causa di morbilità per patologie del fegato e di
mortalità cardiovascolare.
Ne parliamo con Arrigo Cicero, Professore associato di Scienze tecniche dietetiche
applicate presso Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, uno degli esperti
del panel internazionale che ha preparato il documento “Nutraceutical approaches
to non-alcoholic fatty liver disease (NAFLD): A position paper from the International
Lipid Expert Panel (ILEP)”, pubblicato su Pharmacological Research1.

D.: Che cos’è la steatosi epatica non alcolica?


R.: La steatosi epatica non alcolica, come dice il termine, è una condizione in cui si
verifica un accumulo di materiale lipidico all’interno del tessuto epatico in assenza di
consumo (o con un consumo trascurabile) di bevande alcoliche. Questo accumulo
adiposo è associato a una serie di condizioni fisiopatologiche importanti che posso-
no portare a una progressiva degenerazione del fegato: dopo una fase iniziale pos-
sono infatti instaurarsi fenomeni infiammatori (steaotoepatite non alcolica NASH,
fase II di NAFLD) seguiti da fibrosi, che può evolvere ulteriormente in cirrosi, ossia
scompenso epatico avanzato.
In molti casi i pazienti con NAFLD non arrivano allo stadio clinico della cirrosi perché
la steatosi epatica tende a favorire la comparsa di diabete di tipo II e di patologie
cardiovascolari, potenzialmente fatali.

Quali indicazioni ci sono per la diagnosi?


R.: È molto importante indagare su questa condizione di base totalmente asintoma-

8
N°01 Anno IX 2023

tica, che interessa circa il 20% degli adulti italiani, con una prevalenza che aumenta
molto nelle persone sovrappeso o già affette da diabete. Questa percentuale è dav-
vero molto elevata e coincide più o meno con quella della popolazione adulta con
sindrome metabolica; i pazienti dei due gruppi (NAFLD e sindrome metabolica) sono
in parte gli stessi.
La persona affetta da steatosi epatica non alcolica molto spesso è un soggetto so-
vrappeso, non necessariamente obeso, che presenta alterazioni del metabolismo de-
gli zuccheri e spesso è anche ipertrigliceridemico. Si trova, a volte, in una condizione
sfumata nella quale il medico curante si sofferma più su altri elementi concomitanti,
senza andare a indagare specificamente sulla presenza di questa patologia, che si in-
dividua tramite una ecografia del fegato. Si tratta di un’indagine semplice che andreb-
be eseguita più spesso su sospetto clinico. L’ecografia è in grado anche di rilevare il
grado di steatosi: lieve, moderato o severo.

D.: Quali sono i principali fattori di rischio che si associano alla sua comparsa?
R.: Tra i principali fattori di rischio c’è il consumo eccessivamente elevato di bevande
zuccherate, di alimenti con indice glicemico particolarmente elevato e, in generale, di
tutto ciò che predispone allo sviluppo di insulino-resistenz a, diabete e rischio cardio-
vascolare. L’altro fattore di rischio importante è la sedentarietà,
radice di molti problemi.
L’incidenza è molto condizionata dalla qualità media della dieta,
più che dalla quantità. A parità di calorie assunte, infatti, una
persona che vive in Nord Europa o in Nord America tende ad
avere una maggiore steatosi perché ha un’alimentazione quali- Gli interventi
tativamente peggiore. Una dieta ipercalorica di tipo Mediterra-
neo è meno sfavorevole di una dieta con un eccesso di calorie su alimentazione
simile ma di tipo nordamericano (Western diet). e attività fisica sono
D.: Quali sono, se esistono, gli interventi di stile di vita più effi-
più efficaci di farmaci
caci per contrastare la steatosi epatica non alcolica? e integratori
R.: Gli interventi sullo stile di vita finalizzati alla prevenzione e
al miglioramento della steatosi epatica non alcolica sono gli
stessi che vanno proposti per la prevenzione e la gestione della
sindrome metabolica, dell’insulino-resistenza e delle patologie
cardiovascolari in generale: un aumento dell’attività fisica, non
trascurando una quota di attività aerobica, un abbassamento
medio dell’indice glicemico degli alimenti, la riduzione del consumo di alimenti ricchi
di zuccheri semplici.

D.: Esistono terapie farmacologiche con indicazioni specifiche per la gestione della
patologia? A che punto sono gli studi?
R.: La maggior parte della sperimentazione in questo ambito riguarda farmaci che
provengono dalla terapia del diabete e sono registrati come antidiabetici. Si è partiti,
per esempio, dalla metformina e ora si sta indagando anche l’effetto di SGLT2 inibitori
(inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2) e di GLP1 attivatori (agonisti
del recettore del peptide-1 glucagone-simile). Nel diabetico sono efficaci perché ridu-
cono l’esposizione agli zuccheri circolanti e migliorano l’insulino sensibilità. Manca-
no, però, i farmaci per pazienti con NAFLD non diabetici, perché una riduzione della
glicemia in chi non è diabetico può portare a episodi di ipoglicemia, con tutti i proble-
mi che ne conseguono.
Sono allo studio anche alcuni modulatori del metabolismo degli acidi biliari come

9
N°01 Anno IX 2023

l’acido obeticolico, un agonista del recettore del farnesoide X.


Sempre per evitare l’instaurarsi di ipoglicemia nei pazienti non diabetici, un approccio
allo studio è quello di prescrivere un’associazione di farmaci con meccanismo d’azio-
ne diverso, a dosaggio più basso di quello previsto per l’utilizzo singolo.
È però della massima importanza capire che se riusciamo a intervenire sugli stili
di vita del paziente, sia in termini di attività fisica che di qualità dell’alimentazione,
in modo da raggiungere un peso corporeo ottimale, possiamo conseguire risultati
molto migliori nella gestione e nella regressione della patologia rispetto a quelli at-
tualmente ottenibili con l’approccio farmacologico. Purtroppo, è più semplice a dirsi
che a farsi e per questo motivo spesso si cerca una scorciatoia meno impegnativa.

D.: Ci sono integratori che secondo le evidenze più solide disponibili potrebbero
ridurre il grado di steatosi nei pazienti che ne sono affetti, o rallentarne la progres-
sione?
R.: Ci sono tanti tentativi descritti in letteratura a questo proposito, ognuno dei quali
ha la sua quota di incertezza.
I prodotti che si sono dimostrati essere più attivi sulla protezione dal danno epatoste-
atosico sono la silimarina, estratta dal cardo mariano, e la vitamina E.

La silimarina è dotata di attività antiossidante con un tropismo specifico per il fegato


e si è rivelata efficace negli studi clinici in tutte le fasi del danno epatico da NAFLD,
compresa quella precirrotica. Il dosaggio necessario però è superiore a quello pre-
sente negli integratori in commercio e concentrare e stabilizzare un prodotto di estra-
zione e non biosintetico è molto costoso. È registrata come farmaco con indicazione
specifica di epatoprotezione in molte farmacopee estere. In Italia non sono stati fatti
investimenti per riportare il principio attivo all’interno delle liste rimborsate dal Ser-
vizio Sanitario Nazionale, dove si trovava più di trent’anni fa, da cui è stato rimosso
perché i dossier non erano adeguati alle nuove normative.

Per quanto riguarda la vitamina E, le concentrazioni che si sono dimostrate epato-


protettive sono purtroppo superiori a quelle ritenute sicure nell’area cardiovascolare
e potrebbero quindi indurre un aumento di rischio in questo ambito. La vitamina E,
infatti, sembra essere protettiva per il sistema cardiovascolare sotto a una certa so-
glia, ma l’effetto si inverte se la si supera.

D.: Quali sono gli altri nutraceutici promettenti quanto a dati di efficacia?
R.: Gli acidi grassi omega 3 sono epatoprotettivi in modo proporzionale al loro ef-
fetto di riduzione della trigliceridemia. Servono quindi dosaggi medio alti, superiori
a 2 g al giorno, che non sono quelli contenuti nella maggior parte degli integratori, e
che possono essere costosi, salvo che non li si impieghi contemporaneamente per
trattare più condizioni cliniche (es: ipertrigliceridemia).

Un altro principio attivo molto interessante è la curcumina estratta dalla curcuma.


Molti studi clinici dimostrano le sue proprietà epatoprotettive, ma in Italia il Ministero
della Salute ha imposto un avvertimento sulla confezione (warning) per sconsiglia-
re l’utilizzo in pazienti epatopatici. La decisione è stata presa in seguito ad alcune
segnalazioni di eventi avversi di tipo epatotossico avvenuti solo in Italia, che non si
sono ripetuti nel tempo dopo il provvedimento, e la cui attendibilità resta quindi un
po’ incerta.

Nel mercato dell’integrazione per l’epatosteatosi vengono normalmente utilizzati dei

10
N°01 Anno IX 2023

mix di sostanze di origine vegetale (e non solo) alla minima dose potenzialmente
efficace che possa generare un impatto positivo senza indurre effetti indesiderati.
Per esempio associare la silimarina a basso dosaggio alla vitamina E, pure a basso
dosaggio e a un altro estratto (es. di carciofo, berberis o bergamotto) può contribuire
complessivamente a migliorare l’insulino sensibilità e di conseguenza a migliorare il
quadro clinico (con riduzione di transaminasi ed enzimi epatici).

Mancano però studi clinici che indaghino a fondo i meccanismi d’azione ed efficacia
di queste formulazioni miste e quelli esistenti sulle sostanze singole purtroppo sono
tutti di breve durata. Quindi la pratica si basa su supposizioni più che su prove e viene
tarata sul breve periodo, con tutti i limiti di un intervento che non è a lungo termine
come invece servirebbe, né monitorato adeguatamente per quanto riguarda i possi-
bili benefici.

Bibliografia
1
Rizzo M, Colletti A, Penson PE, Katsiki N, Mikhailidis DP, Toth PP, et al. International Lipid Expert Panel (ILEP).
Nutraceutical approaches to non-alcoholic fatty liver disease (NAFLD): A position paper from the Internatio-
nal Lipid Expert Panel (ILEP). Pharmacol Res. 2023 Mar;189:106679.

11
N°01 Anno IX 2023

LA SCHEDA
I lamponi
I lamponi, insieme a more e mirtilli, rientrano nella categoria dei frutti di bosco con-
sumati.
Dal punto di vista botanico, il frutto di Rubus idaeus, un arbusto cespuglioso appar-
tenente alla famiglia delle Rosacee, è formato dall’insieme di drupeole. La forma del
lampone può variare da tonda a ovale, e il colore dal rosa pallido al rosso rubino. In
Italia la stagione dei lamponi va da maggio a ottobre.

Che cosa contengono


I lamponi, che sono composti per l’85% da acqua, apportano circa 49 kcal ogni 100
g, associate principalmente ai carboidrati semplici, e un elevato quantitativo di fibra
soprattutto solubile. Tra i micronutrienti si segnalano la vitamina C e i folati. Inoltre, i
lamponi sono ricchi di ellagitannini che, una volta idrolizzati a livello gastrico, liberano
acido ellagico, un antiossidante fenolico che in base a studi sperimentali sarebbe in
grado di inibire il processo di angiogenesi e quindi la crescita delle cellule tumorali.
Inoltre, secondo i dati raccolti da uno studio dell’Università degli Studi di Milano, gli
ellagitannini hanno dimostrato di avere anche un’attività antinfiammatoria a livello ga-
strico, specificamente nei confronti dell’Helicobacter Pylori.

Che cosa bisogna sapere


Contenuto medio di energia e nutrienti
Ai lamponi sono attribuite proprietà antinfiammatorie ricondu- in 100 g di lamponi
cibili soprattutto ai flavonoidi contenuti nelle foglie, che pos- Energia (kcal) 49
sono essere utilizzate per preparare infusi; l’estratto delle fo-
Acqua (g) 84,9
glie trova impiego anche per i disturbi legati al ciclo mestruale.
All’azione antinfiammatoria è associata l’indicazione del succo Proteine (g) 1
di lamponi per contrastare i disturbi delle vie urinarie. Ricerche Lipidi (g) 0,6
recenti hanno evidenziato una relazione tra l’assunzione di poli- Carboidrati (g) 6,5
fenoli contenuti nei lamponi, soprattutto antocianine, e la com- Zuccheri solubili (g) 6,5
posizione favorevole del microbiota intestinale, con potenziali Fibra totale (g) 7,4
riflessi positivi sull’asse intestino-cervello.
Ferro (mg) 1
Tuttavia, i lamponi sono tra i frutti quelli che contengono le
concentrazioni più elevate di acido ossalico che, se assunto Magnesio (mg) 19
in quantità elevate, può favorire la formazione di calcoli renali Rame (mg) 0,2
nelle persone già predisposte, o interagire con l’assorbimento Vitamina C (mg) 25
di alcuni farmaci. Folati totali (µg) 33
Vitamina K (µg) 7,8
Fonte: Banca dati di composizione degli alimenti - IEO

12

Potrebbero piacerti anche