Latte e Sonno
Latte e Sonno
Latte
e sonno
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N°01 Anno IX 2023
IN QUESTO NUMERO
1 L’EDITORIALE
Direttore Scientifico di Franca Marangoni
Franca Marangoni
Grafica 12 LA SCHEDA
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Riprendiamo quindi a far sentire la nostra voce, cercando di mantenere l’equilibrio tra
rigore scientifico e chiarezza dei messaggi che abbiamo sempre perseguito come
caratteristica del contributo di AP&B.
La relazione tra latte e sonno e le novità dalla ricerca sull’integrazione nella steatosi
epatica non alcolica sono gli argomenti trattati rispettivamente nel Tema, a cura di
Elena Mattioli, che rivela che l’abitudine tradizionale del bicchiere di latte bevuto pri-
ma di andare a dormire è in realtà supportata da un’ampia review della letteratura, e
nell’Intervista ad Arrigo Cicero, Professore associato di Scienze Tecniche Dietetiche
Applicate all’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e Presidente della Società
Italiana di Nutraceutica, che fa chiarezza su una condizione sempre più diffusa nella
popolazione adulta e sulle potenzialità che emergono dalla letteratura scientifica re-
lativamente all’alimentazione e all’impiego degli integratori.
Buona lettura!
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niti come inferiori a 7 ore per notte, e una qualità del sonno scarsa sono associati a
un maggior rischio di obesità e patologie cardiovascolari.
Si suppone quindi che modificando la dieta sia possibile modulare il sonno. Un’ipo-
tesi plausibile è che la qualità del sonno negli adulti sani possa migliorare in risposta
all’aumento della quota proteica2. Questo perché sia la melatonina che la serotonina
derivano dal triptofano, presente in numerose fonti proteiche, di cui sono ottime fonti
le caseine e le sieroproteine contenute nel latte e nei derivati.
MELATONINA
Il Regolamento 432/2012 della Commissione Europea riconosce alla melatonina un ruolo nel contri-
buire alla riduzione del tempo richiesto per prendere sonno. Tale indicazione (o claim) può essere
utilizzata solo per alimenti che contengono 1 mg di melatonina per porzione quantificata. Tale in-
dicazione va accompagnata dall’informazione al consumatore che l’effetto benefico si ottiene con
l’assunzione, poco prima di coricarsi, di 1 mg di melatonina.
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nalizzate non solo per migliorare il sonno, ma anche per garantire e preservare uno
stato di salute ottimale nel tempo.
Figura 1
Latte
Sieroproteine
e caseine
Triptofano
Melatonina
Micronutrienti
Mg Zn
Sonno
Più marcato sulla durata e sulla qualità del sonno sembrerebbe essere l’effetto dell’i-
drolisato di α-s1 caseina (CTH). Anche se i risultati finora ottenuti non sono defini-
tivi, sembra che l’assunzione di questa proteina possa influenzare positivamente la
qualità del riposo notturno, specialmente se assunta per un periodo prolungato. Il
meccanismo di questo effetto deve ancora essere completamente compreso, ma
sono state proposte due ipotesi plausibili: 1) l’aumento della produzione di melatoni-
na; 2) la maggiore espressione di uno dei due recettori per l’acido γ-amminobutirrico
(GABA), un neurotrasmettitore con funzione inibitoria nel sistema nervoso centrale.
L’idrolisi del latte genera altre proteine potenzialmente in grado di influenzare la quan-
tità e la qualità del sonno, come l’α-casozepina, un derivato del CTH. Alcuni peptidi
presenti nel latte vaccino sono stati in grado di ridurre l’ansia e l’insonnia in vari mo-
delli animali, agendo sui recettori per il GABA.
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I micronutrienti
Anche alcuni micronutrienti contenuti nel latte, in particolare il magnesio e lo zinco,
svolgono un ruolo essenziale nella produzione di melatonina a partire dal triptofano,
agendo come cofattori per le reazioni enzimatiche di questa via metabolica4.
Vi sono alcuni studi clinici condotti contro placebo che confermano nel complesso
l’efficacia del magnesio e dello zinco nel migliorare la durata e la qualità del sonno,
indicando che concentrazioni più elevate di questi micronutrienti potrebbero essere
associate a un sonno più profondo e a un miglior ritmo sonno-veglia.
Gli studi basati su combinazioni di minerali con o senza melatonina non permetto-
no di confermare questi dati, né di determinare quale componente contribuisca agli
effetti positivi.
Gli autori della revisione sottolineano infine come la comprensione dei meccanismi
d’azione dei componenti del latte e dei suoi derivati potrebbe gettare le basi anche
per lo sviluppo di prodotti utili per un’integrazione mirata.
Conclusioni
■ La relazione tra alimentazione e sonno rappresenta un campo di studio promet-
tente.
■ Secondo le evidenze disponibili il consumo di latte e dei suoi derivati avrebbe un
ruolo positivo sulla qualità del sonno.
■ Sono numerosi i nutrienti contenuti nei prodotti appartenenti a questa categoria
di alimenti potenzialmente in grado di favorire il sonno (caseina, α-lattoalbumina,
triptofano, zinco, magnesio, ecc.).
■ Per questo motivo è importante discernere tra gli effetti dei singoli componenti del
latte distinguendoli da quelli derivanti dal resto della dieta.
■ Ulteriori ricerche, soprattutto studi clinici ben controllati, saranno cruciali per com-
prendere meglio questi legami e per formulare raccomandazioni precise sulla re-
lazione tra latte e sonno.
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■ Alla luce della crescente consapevolezza dell’importanza del sonno per la salute, le
osservazioni che ne deriverebbero potrebbero avere implicazioni significative nella
promozione di uno stile di vita salutare a livello della popolazione generale.
Bibliografia
1
St-Onge MP, Zuraikat FM, Neilson M. Exploring the 3
Hepsomali P, Groeger JA. Diet, Sleep, and Men-
Role of Dairy Products In Sleep Quality: From Popu- tal Health: Insights from the UK Biobank Stu-
lation Studies to Mechanistic Evaluations. Adv Nutr. dy. Nutrients. 2021 Jul 27;13(8):2573. doi:
2023 Mar;14(2):283-294. 10.3390/nu13082573. PMID: 34444731; PMCID:
2
Sutanto CN, Wang MX, Tan D, Kim JE. Association PMC8398967.
of Sleep Quality and Macronutrient Distribution: A 4
Ji X, Grandner MA, Liu J. The relationship between
Systematic Review and Meta-Regression. Nutrien- micronutrient status and sleep patterns: a systema-
ts. 2020 Jan 2;12(1):126. tic review. Public Health Nutr. 2017 Mar; 20(4):687-
701.
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L’approccio nutrizionale
alla steatosi epatica
Risponde: Arrigo Cicero - Dipartimento di Scienze Mediche
e Chirurgiche, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
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tica, che interessa circa il 20% degli adulti italiani, con una prevalenza che aumenta
molto nelle persone sovrappeso o già affette da diabete. Questa percentuale è dav-
vero molto elevata e coincide più o meno con quella della popolazione adulta con
sindrome metabolica; i pazienti dei due gruppi (NAFLD e sindrome metabolica) sono
in parte gli stessi.
La persona affetta da steatosi epatica non alcolica molto spesso è un soggetto so-
vrappeso, non necessariamente obeso, che presenta alterazioni del metabolismo de-
gli zuccheri e spesso è anche ipertrigliceridemico. Si trova, a volte, in una condizione
sfumata nella quale il medico curante si sofferma più su altri elementi concomitanti,
senza andare a indagare specificamente sulla presenza di questa patologia, che si in-
dividua tramite una ecografia del fegato. Si tratta di un’indagine semplice che andreb-
be eseguita più spesso su sospetto clinico. L’ecografia è in grado anche di rilevare il
grado di steatosi: lieve, moderato o severo.
D.: Quali sono i principali fattori di rischio che si associano alla sua comparsa?
R.: Tra i principali fattori di rischio c’è il consumo eccessivamente elevato di bevande
zuccherate, di alimenti con indice glicemico particolarmente elevato e, in generale, di
tutto ciò che predispone allo sviluppo di insulino-resistenz a, diabete e rischio cardio-
vascolare. L’altro fattore di rischio importante è la sedentarietà,
radice di molti problemi.
L’incidenza è molto condizionata dalla qualità media della dieta,
più che dalla quantità. A parità di calorie assunte, infatti, una
persona che vive in Nord Europa o in Nord America tende ad
avere una maggiore steatosi perché ha un’alimentazione quali- Gli interventi
tativamente peggiore. Una dieta ipercalorica di tipo Mediterra-
neo è meno sfavorevole di una dieta con un eccesso di calorie su alimentazione
simile ma di tipo nordamericano (Western diet). e attività fisica sono
D.: Quali sono, se esistono, gli interventi di stile di vita più effi-
più efficaci di farmaci
caci per contrastare la steatosi epatica non alcolica? e integratori
R.: Gli interventi sullo stile di vita finalizzati alla prevenzione e
al miglioramento della steatosi epatica non alcolica sono gli
stessi che vanno proposti per la prevenzione e la gestione della
sindrome metabolica, dell’insulino-resistenza e delle patologie
cardiovascolari in generale: un aumento dell’attività fisica, non
trascurando una quota di attività aerobica, un abbassamento
medio dell’indice glicemico degli alimenti, la riduzione del consumo di alimenti ricchi
di zuccheri semplici.
D.: Esistono terapie farmacologiche con indicazioni specifiche per la gestione della
patologia? A che punto sono gli studi?
R.: La maggior parte della sperimentazione in questo ambito riguarda farmaci che
provengono dalla terapia del diabete e sono registrati come antidiabetici. Si è partiti,
per esempio, dalla metformina e ora si sta indagando anche l’effetto di SGLT2 inibitori
(inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2) e di GLP1 attivatori (agonisti
del recettore del peptide-1 glucagone-simile). Nel diabetico sono efficaci perché ridu-
cono l’esposizione agli zuccheri circolanti e migliorano l’insulino sensibilità. Manca-
no, però, i farmaci per pazienti con NAFLD non diabetici, perché una riduzione della
glicemia in chi non è diabetico può portare a episodi di ipoglicemia, con tutti i proble-
mi che ne conseguono.
Sono allo studio anche alcuni modulatori del metabolismo degli acidi biliari come
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D.: Ci sono integratori che secondo le evidenze più solide disponibili potrebbero
ridurre il grado di steatosi nei pazienti che ne sono affetti, o rallentarne la progres-
sione?
R.: Ci sono tanti tentativi descritti in letteratura a questo proposito, ognuno dei quali
ha la sua quota di incertezza.
I prodotti che si sono dimostrati essere più attivi sulla protezione dal danno epatoste-
atosico sono la silimarina, estratta dal cardo mariano, e la vitamina E.
D.: Quali sono gli altri nutraceutici promettenti quanto a dati di efficacia?
R.: Gli acidi grassi omega 3 sono epatoprotettivi in modo proporzionale al loro ef-
fetto di riduzione della trigliceridemia. Servono quindi dosaggi medio alti, superiori
a 2 g al giorno, che non sono quelli contenuti nella maggior parte degli integratori, e
che possono essere costosi, salvo che non li si impieghi contemporaneamente per
trattare più condizioni cliniche (es: ipertrigliceridemia).
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mix di sostanze di origine vegetale (e non solo) alla minima dose potenzialmente
efficace che possa generare un impatto positivo senza indurre effetti indesiderati.
Per esempio associare la silimarina a basso dosaggio alla vitamina E, pure a basso
dosaggio e a un altro estratto (es. di carciofo, berberis o bergamotto) può contribuire
complessivamente a migliorare l’insulino sensibilità e di conseguenza a migliorare il
quadro clinico (con riduzione di transaminasi ed enzimi epatici).
Mancano però studi clinici che indaghino a fondo i meccanismi d’azione ed efficacia
di queste formulazioni miste e quelli esistenti sulle sostanze singole purtroppo sono
tutti di breve durata. Quindi la pratica si basa su supposizioni più che su prove e viene
tarata sul breve periodo, con tutti i limiti di un intervento che non è a lungo termine
come invece servirebbe, né monitorato adeguatamente per quanto riguarda i possi-
bili benefici.
Bibliografia
1
Rizzo M, Colletti A, Penson PE, Katsiki N, Mikhailidis DP, Toth PP, et al. International Lipid Expert Panel (ILEP).
Nutraceutical approaches to non-alcoholic fatty liver disease (NAFLD): A position paper from the Internatio-
nal Lipid Expert Panel (ILEP). Pharmacol Res. 2023 Mar;189:106679.
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LA SCHEDA
I lamponi
I lamponi, insieme a more e mirtilli, rientrano nella categoria dei frutti di bosco con-
sumati.
Dal punto di vista botanico, il frutto di Rubus idaeus, un arbusto cespuglioso appar-
tenente alla famiglia delle Rosacee, è formato dall’insieme di drupeole. La forma del
lampone può variare da tonda a ovale, e il colore dal rosa pallido al rosso rubino. In
Italia la stagione dei lamponi va da maggio a ottobre.
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