A N NO X 202 4
IL TEMA L’INTERVISTA ALL’ESPERTO
N° 01
LA SCHEDA
Proteine alimentari Il consumo di pesce Le arance
e peso corporeo e il rischio cardiovascolare
Proteine
e peso
N°01 Anno X 2024
IN QUESTO NUMERO
1 L’EDITORIALE
Direttore Scientifico
Franca Marangoni di Franca Marangoni
Direttore Responsabile 2 IL TEMA
Patrizia Alma Pacini
a cura di Elena Mattioli
© Copyright by
Nutrition Foundation of Italy Proteine alimentari e peso corporeo
Coordinamento redazionale 8 L’INTERVISTA ALL’ESPERTO
Alessandra Della Mura
di Elena Mattioli
Redazione
NFI - Nutrition Foundation of Italy Il consumo di pesce
Viale Tunisia 38 - 20124 Milano e il rischio cardiovascolare
Tel. 02 76006271 - 02 83417795
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N°01 Anno X 2024
L’EDITORIALE di Franca Marangoni
Direttore Scientifico AP&B
È di grande attualità l’argomento sul quale è incentrato il
Tema che trovate in questo numero di AP&B. In un mer-
cato dominato dai prodotti alimentari naturalmente ricchi
o arricchiti di nutrienti o componenti favorevoli, quelli che
possono essere definiti “alti in proteine” (ovvero nei quali la
quota proteica è pari o superiore al 20% delle calorie totali),
secondo i risultati della quattordicesima edizione dell’Os-
servatorio Immagino GS1 Italy, hanno visto negli ultimi
mesi un aumento significativo, sia della domanda da parte
dei consumatori e sia dell’offerta da parte dei produttori.
I benefici che vengono a diverso titolo associati a questi macronutrienti sono certa-
mente determinanti nelle scelte di consumo; tuttavia, se il ruolo delle proteine alimen-
tari nel mantenimento della massa muscolare e ossea è riconosciuto anche dalla
normativa che regola l’informazione al consumatore nell’Unione Europea, i loro po-
tenziali effetti nel controllo del peso devono ancora essere definitivamente chiariti.
Secondo gli esperti della Società tedesca di nutrizione umana, che hanno firmato una
umbrella review proprio su questi aspetti, l’analisi della letteratura, ampia ma non suf-
ficientemente rigorosa e solida per consentire di trarre conclusioni al proposito, rivela
che per essere efficace in termini di calo ponderale e riduzione della massa grassa la
dieta iperproteica deve infatti essere anche ipocalorica.
È sicuramente una delle principali fonti proteiche, che le linee guida nutrizionali rac-
comandano di inserire nelle diete equilibrate, l’alimento sul quale Elena Mattioli in-
tervista Cristian Ricci, epidemiologo della North-West University di Potchefstroom
in Sud Africa. La metanalisi di cui è autore senior conferma l’associazione inversa,
e quindi favorevole, tra livelli di consumo di pesce (soprattutto grasso) e rischio car-
diovascolare, probabilmente grazie a diverse proprietà benefiche di questa categoria
alimentare (contenuto di omega-3, apporto di vitamine e minerali, qualità delle protei-
ne), i cui effetti sono largamente prevalenti rispetto alle caratteristiche potenzialmen-
te critiche che vengono periodicamente proposte all’attenzione pubblica per diversi
alimenti, compresi i prodotti ittici (in primis il mercurio).
Buona lettura!
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N°01 Anno X 2024
IL TEMA a cura di Elena Mattioli
Proteine alimentari
e peso corporeo
Una recente review a ombrello ha esaminato il ruolo dell’in-
cremento della quota proteica nella dieta per contrastare l’o-
besità, ridurre il peso corporeo, la massa grassa e la circon-
ferenza addominale. Il tema è di grande attualità. In molti,
infatti, avranno notato quanto è cresciuta all’interno dei fri-
goriferi e sugli scaffali della grande distribuzione la catego-
ria degli alimenti confezionati (sia freschi, come gli yogurt,
i prodotti a base di latte fermentato, le mousse e i dessert,
e sia a temperatura ambiente, come i prodotti da forno e le
barrette) che vantano un tenore elevato di proteine.
Il numero delle referenze offerto è infatti esploso, in risposta sia all’aumento della
domanda di alimenti proteici e sia in sostituzione di quelli molto ricchi di carboidrati
e grassi, con l’obiettivo di mantenersi in forma.
Esistono, però, prove scientifiche solide a supporto dell’idea che una dieta più ricca
di proteine, animali, vegetali o di entrambe le fonti, sia in grado di influenzare in modo
positivo il peso corporeo, la massa grassa e la circonferenza addominale? Se lo sono
chiesto gli autori di una umbrella review pubblicata sull’European Journal of Nutrition
nell’ottobre del 2023: “Protein intake and body weight, fat mass and waist circumfe-
rence: an umbrella review of systematic reviews for the evidence‑based guideline on
protein intake of the German Nutrition Society”.
La risposta a questa domanda cruciale non è scontata e potrà sorprendere. Per trarre
le conclusioni sono state analizzate in modo approfondito 33 revisioni sistematiche
sull’argomento pubblicate nell’arco di 15 anni (dal 2007 al 2022), cercando di chia-
rire sia l’impatto di una quantità maggiore di proteine assunte con la dieta rispetto
a una quantità minore, sia il ruolo della qualità delle proteine introdotte nell’organi-
smo attraverso il cibo. Questa umbrella review, sottoscritta dalla Società tedesca di
nutrizione, fornisce una valutazione complessiva particolarmente ampia degli studi
precedenti sul tema.
L’attenzione degli autori alla relazione tra dieta e peso nasce nel contesto attuale,
nel quale l’obesità rappresenta una patologia cronica diffusa in tutto il mondo, con
una prevalenza in continuo aumento e triplicata dal 1975 al 2016, secondo l’OMS.
Motivo di grande preoccupazione è in particolare l’obesità androide, caratterizza-
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ta dall’accumulo di tessuto adiposo prevalentemente a livello
addominale che è associata all’aumento del rischio di andare
incontro a patologie serie, come il diabete mellito di tipo 2, l’i-
pertensione, le malattie cardiovascolari e vari tipi di tumore. Senza restrizioni
caloriche non basta
Adattare l’introito calorico giornaliero al consumo energetico
individuale è fondamentale per prevenire l’obesità o ridurne l’en-
aumentare
tità, riportando il peso dell’individuo entro valori più accettabili la percentuale proteica
da un punto di vista dei rischi per la salute. Tarare l’assunzio- per ottenere risultati
ne di calorie con la dieta al di sotto del fabbisogno energetico
dell’organismo è un obiettivo semplice solo sulla carta, ma di su peso e
fatto è estremamente difficile da raggiungere per diversi motivi, massa grassa
compresi l’elevato consumo di cibi ad alta densità calorica e la
sedentarietà.
I presupposti
La teoria che associa il maggiore apporto proteico al controllo del peso parte dal
presupposto che il metabolismo di questi nutrienti comporta un maggiore livello di
termogenesi nell’organismo rispetto a quello di carboidrati e grassi. Inoltre, la dispo-
nibilità di proteine con la dieta nella fase di perdita di peso promuove il mantenimento
della massa magra, che a sua volta può contrastare la diminuzione del consumo
energetico a riposo, ovvero del metabolismo basale.
Infine, l’apporto proteico con la dieta stimola il rilascio di ormoni peptidici a livello
intestinale (es. GLP-1 o glucagon like peptide-1, peptide YY) dotati di proprietà ano-
ressizzanti, che possono contribuire ad aumentare il senso di sazietà riducendo l’as-
sunzione di cibo e di energia. Nell’insieme quindi, almeno da un punto di vista teorico,
sembra che una elevata assunzione di proteine possa favorire un bilancio energetico
negativo, sia aumentando il consumo energetico, sia riducendo l’assunzione calori-
ca: entrambi fattori in grado di contribuire alla normalizzazione del peso corporeo
(Figura 1).
Anche la qualità delle proteine, intesa come digeribilità e contenuto in aminoacidi es-
senziali, soprattutto leucina, può essere rilevante per la prevenzione e il trattamento
dell’obesità. Infatti, non tutte le proteine sono uguali e hanno uguale impatto meta-
bolico: per esempio, tra le proteine del latte, le sieroproteine sono di qualità più eleva-
ta rispetto alla caseina. A loro volta, sieroproteine e caseina vengono catabolizzate
meno delle proteine della soia e rimangono quindi più disponibili per la sintesi protei-
ca a livello del muscolo.
Le raccomandazioni e i reali consumi in Europa
Riguardo all’assunzione di proteine, le linee guida internazionali suggeriscono per un
adulto sano 0,8 grammi per chilo di peso corporeo al giorno (poco meno dei 0,9 g/kg
al giorno indicati dai LARN pubblicati dalla Società Italiana di Nutrizione Umana nel
2014). Ciò corrisponde a un apporto medio di energia proveniente da fonti proteiche
pari all’11% circa del totale per un adulto di 70 kg di peso con dispendio energetico di
2200 kcal al giorno. Queste informazioni valgono per le persone normopeso. Per chi
invece è sottopeso, sovrappeso od obeso è necessario aggiustare il valore rispetto al
peso corporeo di riferimento, ossia quello desiderabile.
Nei paesi europei l’assunzione media proteica giornaliera negli adulti varia da 67 a
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Proteine alimentari e modulazione del peso: i possibili meccanismi
iGLP-1, CCK, PYY, mGrelina
iChetogenesi iSazietà
Modificato da: Moon & Kooh, J Obes Metab Syndr 2020.
Proteine di origine
alimentare iGluconeogenesi
iSpesa energetica iSpesa energetica
indotta dalla dieta complessiva
iSpesa energetica a riposo
Figura 1
114 grammi per gli uomini e da 59 a 102 grammi per le donne; quantità che corrispon-
dono a un’assunzione media quotidiana di 0,8-1,25 g/kg e a una quota compresa tra il
12% e il 20% delle calorie totali. I consumi rilevati nella popolazione, quindi, superano
già i valori di riferimento.
I risultati della “umbrella review”
Il principale risultato emerso dalla umbrella review in oggetto è che in condizioni di
studio isoenergetiche – ossia con l’assunzione con la dieta delle calorie necessa-
rie all’organismo per funzionare correttamente mantenendo il peso corporeo (senza
incrementarlo o diminuirlo) – la quantità di proteine introdotte con gli alimenti non
influenza il peso corporeo, la massa grassa e la circonferenza addominale, nella po-
polazione generale sana in età adulta. Anche in scenari di studio diversi, come per
esempio nella popolazione anziana, in caso di diete ipocaloriche o di diete di man-
tenimento dopo una perdita di peso, il livello delle evidenze reperibili in letteratura a
supporto dell’utilità di un incremento delle proteine nella dieta per contrastare l’obe-
sità è stato giudicato dagli autori dello studio comunque insufficiente.
A spiegare questa osservazione potrebbero concorrere diversi fattori, tra cui i limiti
metodologici degli studi considerati (es. l’assunzione di cibo senza limiti di quantità
in condizioni di vita reale, l’alta variabilità della durata degli studi). Inoltre, dagli stessi
dati emerge che l’atteso effetto fisiologico termogenico associato a un elevato ap-
porto proteico con l’alimentazione è trascurabile in assenza di restrizioni caloriche.
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La maggior parte delle revisioni sistematiche con metanalisi dei dati raccolti nella
popolazione anziana ha addirittura riscontrato un aumento del peso corporeo in
risposta al maggiore introito di proteine in condizioni isoenergetiche, non correla-
to però con un aumento di massa grassa. Ciò suggerisce che gli anziani possano
beneficiare di una dieta ricca in proteine per contrastare la perdita della massa
corporea e della forza muscolare correlate all’età, specie se abbinata ad attività
fisica.
Per contro, secondo le review sistematiche con metanalisi dei dati che hanno consi-
derato gli studi nei quali erano adottate diete ipocaloriche finalizzate alla perdita di
peso, un maggiore introito proteico comporterebbe un più marcato calo ponderale
rispetto a un apporto più basso di proteine.
Tuttavia, nel complesso, questa evidenza è stata classificata come di livello “insuffi-
ciente”, dal momento che si basa su studi non impostati secondo requisiti metodolo-
gici qualitativi ottimali.
Di fatto, l’aumento della termogenesi e la soppressione dell’appetito o l’aumento del
senso di sazietà legati alla quota proteica della dieta sembrano quindi essere signifi-
cativi solo in condizioni di restrizione calorica finalizzata alla riduzione del peso.
Le diverse fonti di proteine
I dati analizzati nell’umbrella review non consentono di chiarire se la natura delle pro-
teine, e cioè la loro origine animale o vegetale, possa avere un impatto sui tre pa-
rametri di interesse: peso corporeo, massa grassa e circonferenza addominale. Le
linee guida attuali per una sana alimentazione raccomandano di valorizzare l’apporto
di proteine di origine vegetale, spesso trascurate, come quelle presenti nei legumi
(come i fagioli, i ceci, le lenticchie) e nella frutta secca (ad esempio: noci, mandorle,
nocciole, pistacchi), come parte di una dieta sana, che sia anche sostenibile per il
pianeta. Gli esperti della Società tedesca di nutrizione sottolineano la necessità di
ulteriori studi per fugare i dubbi e poter dare eventualmente nuove indicazioni basate
su prove certe nei futuri aggiornamenti delle linee guida.
Per chiarire questi aspetti, però, bisognerebbe impostare studi che confrontino
l’effetto delle diverse proteine in diete simili per contenuto azotato: un obiettivo
difficile da raggiungere con cibi costituiti cioè da combinazioni di nutrienti, come
quelli che compongono perlopiù la nostra alimentazione. Questa via è praticabile
solamente utilizzando integratori o supplementi alimentari proteici a composizione
nota e controllata.
Le proteine alimentari
Le proteine che assumiamo con la dieta sono una fonte importante di azoto e di energia: l’azoto
infatti rappresenta il 16% del peso delle proteine (FAO 2022), che apportano 4 Kcal per grammo. La
quantità di aminoacidi essenziali presente in ogni tipo di proteina e la misura in cui possono venire
effettivamente utilizzati dall’organismo rappresentano i criteri per determinare la qualità della pro-
teina stessa.
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Un aspetto da non trascurare riguarda appunto la complessità della composizione
degli alimenti che identifichiamo come fonti di proteine, che possono quindi condi-
zionare a diverso titolo il contenuto in nutrienti e la densità energetica della dieta
totale (Tabella 1): modulando i livelli di fame e di sazietà dei soggetti partecipanti
allo studio, influenzando il bilancio energetico e, nel lungo periodo, il peso corporeo.
A parità di calorie totali introdotte, un aumento della quota proteica della dieta richie-
de contemporaneamente una riduzione del contenuto di carboidrati e grassi. Questa
“sostituzione”, che è un aspetto importante sul piano nutrizionale, non viene conside-
rato adeguatamente e in modo uniforme negli studi inclusi nella review “a ombrello”.
Tabella 1. Contenuto medio di proteine in alcuni alimenti crudi, per 100 g e
come percentuale delle calorie totali
Contenuto in proteine % di energia
Alimenti di origine animale
(g/100g) derivata dalle proteine
Manzo (media) 16,9 48
Maiale (media) 18,9 39
Pollo 20,2 44
Pesce (media) 18,9 53
Uova (senza guscio) 12,6 38
Formaggio (media) 23,4 34
Latte (3,5% grassi, bollito) 3,1 19
Yogurt (bianco, 2,5% grassi) 3,0 22
Alimenti di origine vegetale
Riso (bianco) 6,1 7
Tuberi (media, colore chiaro) 1,3 11
Ortaggi in foglia (media, verde scuro) 1,4 43
Frutta (es. mela, pera, arancia, kiwi) 0,2-1,2 2-6
Frutta secca (mix, non salato) 16,5 11
Pane (multicereali, integrale) 11,2 16
Legumi (fagioli, bianchi e scuri, media) 22,2 30
Mix di semi (es. girasole, zucca, pinoli) 22,7 16
Fonte: European Commission - Health Promotion and Disease Prevention Knowledge Gateway
In conclusione, gli esperti della società tedesca di nutrizione, sulla base della let-
teratura disponibile, ritengono improbabile che il solo aumento dell’assunzione di
proteine con la dieta possa influenzare il peso, la massa grassa e la circonferenza
addominale nella popolazione adulta rispetto a una dieta normoproteica isocalorica.
Sembra più probabile, anche se non è ancora supportato da prove solide, che le pro-
teine siano efficaci in tal senso nell’ambito di una dieta ipocalorica con l’obiettivo di
perdere peso.
Infine, sono necessari ulteriori studi di alta qualità metodologica per poter capire se
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la scelta del tipo di proteine (esclusivamente animali, o vegetali o in associazione)
possa avere un impatto positivo sul controllo dei tre parametri valutati come indici di
sovrappeso e obesità, e quindi di maggiore rischio per la salute.
Punti chiave
■ Secondo una “umbrella review” che ha esaminato gli studi che hanno messo in re-
lazione la quota proteica della dieta con il peso corporeo, la circonferenza addomi-
nale e la massa grassa, il solo incremento delle proteine di origine alimentare non
è sufficiente per contrastare sovrappeso e obesità nella popolazione adulta sana.
■ Il calo ponderale è significativo solo nei casi in cui l’aumento della quota proteica
rispetto a quella degli altri macronutrienti è associato alla restrizione calorica.
■ Una dieta ricca di proteine può essere indicata contro la perdita di massa corporea
e di forza muscolare correlata all’età nell’anziano, soprattutto se associata all’atti-
vità fisica.
■ I dati disponibili non consentono di chiarire il ruolo della natura delle proteine, e
cioè l’origine animale o vegetale, nella modulazione del peso, della massa grassa
e della circonferenza addominale; sono necessari ulteriori studi per comprendere
meglio questo aspetto.
■ Nella valutazione della relazione tra proteine e peso è opportuno prestare attenzio-
ne non solo alla quota proteica apportata dai diversi alimenti, ma anche alla loro
composizione complessiva, dalla quale pure dipendono il bilancio energetico e, di
conseguenza, l’effetto sulla massa corporea.
Bibliografia di riferimento
Ellinger S, Amini AM, Haardt J, Lehmann A, United Nations 2022. Contribution of terres-
Schmidt A, Bischoff-Ferrari HA, et al.; German trial animal source food to healthy diets for
Nutrition Society. Protein intake and body improved nutrition and health outcomes – Key
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umbrella review of systematic reviews for the Hansen TT, Astrup A, Sjödin A. Are dietary proteins
evidence-based guideline on protein intake
the key to successful body weight manage-
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ment? A systematic review and meta-analysis
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of studies assessing body weight outcomes af-
European Commission – Knowledge for policy
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knowledge4policy.ec.europa.eu/health-promo- Moon J, Koh G. Clinical Evidence and Mechanisms
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FAO - Food and Agriculture Organization of the Obes Metab Syndr. 2020;29:166-73.
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N°01 Anno X 2024
L’INTERVISTA di Elena Mattioli
Il consumo di pesce
e il rischio cardiovascolare
Risponde: Cristian Ricci – Africa Unit for Transdisciplinary Health
Research, North-West University, Potchefstroom Sud Africa
Il complesso dei dati ottenuti negli studi epidemiologici
mostra che mangiare pesce è un’abitudine salutare, da
promuovere nell’ambito di un’alimentazione equilibrata, in
grado di ridurre significativamente il rischio di patologie ed
eventi cardiovascolari e della mortalità correlata. È quanto
emerge da una recente revisione sistematica con metana-
lisi pubblicata su Nutrients incentrata su questo argomen-
to, dal titolo “Fish Intake in Relation to Fatal and Non-Fatal
Cardiovascular Risk: A Systematic Review and Meta-Analy-
sis of Cohort Studies” 1.
Nel mondo ogni anno le patologie cardiovascolari sono responsabili di circa 20
milioni di morti e di decine di milioni di anni vissuti con disabilità, talvolta gravi.
In questo contesto è di grande importanza il possibile ruolo favorevole di abitudi-
ni alimentari corrette, incluso il consumo di pesce, in particolare di pesce grasso.
Ne parliamo con Cristian Ricci, Professore associato dell’Africa Unit for Transdisci
plinary Health Research, North-West University (RSA).
Domanda: Qual era l’obiettivo della vostra analisi e su quali evidenze scientifiche
avete basato il progetto di una review con metanalisi su questo argomento?
Risposta: È ormai consolidata e comunemente accettata l’idea che il consumo ali-
mentare di pesce sia associato a un migliore stato di salute. Esiste una vasta lette-
ratura scientifica che lo conferma, in particolare per quello che riguarda il rischio
cardiovascolare. Lo scopo del nostro lavoro è stato proprio quello di aggiornare que-
sta evidenza. Per farlo abbiamo utilizzato una metanalisi dei grandi studi di coorte
pubblicati, selezionati utilizzando un approccio sistematico. In particolare, ci siamo
concentrati esclusivamente su questo tipo di studi perché sono gravati da minori
problemi metodologici, hanno una dimensione campionaria maggiore e quindi sono
considerati più affidabili da un punto di vista metodologico. Inoltre, abbiamo utilizza-
to le pubblicazioni più recenti in modo da poter contare su un’evidenza che sia la più
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N°01 Anno X 2024
aggiornata possibile.
Quali sono le principali osservazioni che emergono dalla vostra ampia revisione si-
stematica e dalla metanalisi dei dati derivati dagli studi prospettici?
Il consumo di pesce riduce il rischio di malattia cardiovascolare e di eventi cardiova-
scolari fatali. Questo era già noto. Inoltre, ci è stato possibile stimare la riduzione del
rischio cardiovascolare utilizzando un’analisi di tipo dose-risposta tra il consumo di
pesce e il rischio stesso. In particolare, abbiamo potuto stimare che il consumo di
una dose standard di pesce (150 g) a settimana riduce il rischio di eventi cardiovasco-
lari (fatali e non fatali) di circa l’8%. Una porzione di 150 g di pesce al giorno, almeno
cinque giorni alla settimana, può diminuire il rischio cardiovascolare fino a circa il
30%. Naturalmente queste percentuali sono calcolate confrontando chi consuma re-
golarmente pesce rispetto a chi non ne consuma affatto.
È possibile definire dei livelli di consumo di pesce associati alla protezione cardio-
vascolare?
In generale, la nostra analisi dose-risposta mostra che anche un piccolo consumo
di pesce si associa, in termini statistici, a una riduzione del rischio cardiovascolare.
Naturalmente tale riduzione del rischio è proporzionale alla quantità di pesce con-
sumato.
Quali sono gli eventi cardiovascolari il cui rischio diminuisce con l’aumentare del
consumo alimentare di pesce?
L’evidenza da noi raccolta riguarda, come si ricordava, il to-
tale degli eventi cardiovascolari fatali e non fatali. Riguardo
a specifici eventi cardiovascolari, la nostra analisi conferma
una riduzione del rischio di ictus ma non emerge una chiara
evidenza per altri tipi e sottotipi di eventi cardiovascolari. Pur- Si conferma
troppo, siamo stati limitati dallo scarso numero di pubblica- la relazione favorevole
zioni basate su grandi studi di coorte che analizzano specifici
eventi cardiovascolari.
tra consumo di pesce
e riduzione del rischio
Quali tipologie di studi clinici possono fornire maggiori infor- cardiovascolare
mazioni sulla correlazione tra assunzione di pesce e rischio
cardiovascolare?
e della mortalità
Studi di tipo sperimentale condotti su persone sane possono correlata
fornire informazioni utili circa i benefici del consumo di pesce.
Lo stesso vale per gli studi sperimentali su chi ha avuto in prece-
denza eventi cardiovascolari. Naturalmente in questo secondo
caso si lavora per prevenire un ulteriore evento cardiovascolare,
che potrebbe essere fatale. Gli studi in vitro o su modelli animali, invece, sono utili per
chiarire i meccanismi biologici che sottendono alla relazione tra consumo di pesce e
rischio cardiovascolare. Tuttavia, il maggiore contributo, sul piano epidemiologico, è
chiaramente fornito da grandi studi di coorte. Sarebbe particolarmente utile l’utilizzo
di studi disegnati in modo da raccogliere il dato circa il consumo di pesce in modo
costante durante tutto il periodo di osservazione, o almeno a intervalli regolari.
A quali sostanze contenute nel pesce vengono attributi gli effetti favorevoli sul pro-
filo cardiovascolare?
I principali responsabili di questo fenomeno sono probabilmente i grassi polinsaturi,
principalmente i ben noti omega-3. Anche il nostro lavoro conferma, infatti, che la
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N°01 Anno X 2024
riduzione del rischio cardiovascolare è maggiore con il consumo di pesce grasso
(come salmone, sgombro, merluzzo, sardine). Tuttavia, esistono dati relativi ad altri
possibili meccanismi benefici come la correlazione tra la componente proteica e il
livello di infiammazione 2.
Il tipo di pesce o le modalità di cottura sono elementi rilevanti e quindi da valutare?
Il nostro studio conferma un maggior ruolo protettivo del consumo di pesce grasso.
Abbiamo inoltre riscontrato un piccolo aumento del rischio cardiovascolare (3%) in
relazione al consumo di pesce fritto. Tuttavia, questa evidenza è limitata all’analisi
di soli due studi e potrebbe essere associata a uno stile di vita non particolarmente
sano di chi predilige i cibi fritti.
In un’ottica di prevenzione, che ruolo possono giocare gli integratori alimentari a
base di olio di pesce?
Esiste una vasta letteratura scientifica che indica un ruolo benefico di supplementi a
base di olio di pesce 3,4. In buona sostanza, non esistono motivi per credere che non
funzionino, anche se alcuni dati suggeriscono che la biodisponibilità degli omega-3
da integratori sia inferiore a quella degli stessi composti se assunti consumando
direttamente il pesce.
Parliamo ora di sicurezza: è possibile, e se sì, come, bilanciare la possibile presen-
za nel pesce di tracce di metalli pesanti, composti tossici o microplastiche gravati
da potenziali effetti avversi, con i benefici dell’assunzione?
Il nostro studio considera l’ambito cardiovascolare. In quest’ottica, il ridotto rischio
cardiovascolare in relazione al consumo di pesce deriva dal bilanciamento tra le
componenti benefiche (omega-3 e altre) e quelle eventualmente sfavorevoli citate,
che possono invece incrementare il rischio di eventi cardiovascolari. Questo è am-
piamente noto, ed è confermato anche da studi che hanno valutano, più specifica-
mente, la presenza di mercurio e i suoi effetti di salute 5. Lo studio degli effetti delle
microplastiche in relazione alla salute, invece, è in uno stadio troppo precoce e non
può quindi essere commentato. Non posso esprimermi, inoltre, su altre patologie
che non siano cardiovascolari.
Allo stato attuale delle conoscenze, quali raccomandazioni utili si possono suggeri-
re alle diverse fasce della popolazione riguardo al consumo di pesce?
In generale è sempre raccomandabile consumare pesce, in alternativa ad altre fonti
di proteine e specialmente alle carni rosse. Questa regola vale indipendentemente
dall’età o dal sesso della persona.
I risultati emersi dal vostro lavoro sono sufficientemente solidi o ritenete che siano
opportuni ulteriori approfondimenti?
Indubbiamente ogni risultato può essere perfezionabile. In particolare, sarebbe inte-
ressante estendere l’evidenza accumulata alle diverse specifiche malattie cardiova-
scolari. Tuttavia, credo di poter affermare che i risultati della nostra ricerca siano ro-
busti e generalizzabili, dato che si basa su quasi 1,5 milioni di partecipanti osservati
per circa 13 anni (media tra i diversi studi).
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Bibliografia
1 Ricci H, Gaeta M, Franchi C, Poli A, Battino M, Dolci A, Schmid D, Ricci C. Fish intake in relation to fatal
and non-fatal cardiovascular risk: a systematic review and meta-analysis of cohort studies. Nutrients.
2023;15:4539.
2 Ouellet V, Weisnagel SJ, Marois J, Bergeron J, Julien P, Gougeon R, Tchernof A, Holub BJ, Jacques
H. Dietary cod protein reduces plasma C-reactive protein in insulin-resistant men and women. J Nutr.
2008;138:2386-91.
3 Clifton PM, Keogh JB. A systematic review of the effect of dietary saturated and polyunsaturated fat on
heart disease. Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2017;27:1060-80.
4 Innes JK, Calder PC. Marine omega-3 (N-3) fatty acids for cardiovascular health: an update for 2020. Int
J Mol Sci. 2020;21:1362.
5 Sun Y, Liu B, Rong S, Zhang J, Du Y, Xu G, Snetselaar LG, Wallace RB, Lehmler HJ, Bao W. Association
of seafood consumption and mercury exposure with cardiovascular and all-cause mortality among US
adults. JAMA Netw Open. 2021;4:e2136367.
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LA SCHEDA
Le arance
L’arancia è il frutto del Citrus sinensis, una pianta appartenente alla famiglia delle
Rutacee, originaria del sud-est asiatico; oggi è l’agrume più diffuso al mondo e il
primato di principale produttore spetta al Brasile.
L’arancia dolce può essere classificata in base alla colorazione della polpa: bionda,
come nelle più comuni varietà Navel o Valencia, e rossa, tipica delle arance Tarocco.
La stagione della raccolta dipende dalla varietà; per le arance rosse, ad esempio, in
Italia va da dicembre a febbraio.
Cosa contengono
Le arance sono composte per l’80% da acqua e hanno quindi Contenuto medio di energia e nutrienti
un valore energetico contenuto, associato principalmente ai in 100 g di arance
carboidrati semplici; rappresentano un’importante fonte ali-
Energia (kcal) 37
mentare di fibra, in particolare di pectine. Dotate di effetto sa-
ziante ed efficaci nella modulazione della funzione intestinale, Acqua (g) 87,2
come tutte le fibre, se assunte in quantità elevate le pectine Proteine (g) 0,7
contribuiscono al mantenimento dei livelli di colesterolo e al
Lipidi (g) 0,2
controllo della glicemia post-prandiale.
La caratteristica predominante (e più nota) dell’arancia è il Carboidrati (g) 7,8
contenuto elevato in vitamina C; un frutto medio, infatti, è in Carboidrati solubili (g) 7,8
grado di coprire più dei due terzi del fabbisogno giornaliero Fibra totale (g) 1,6
per un adulto di questa vitamina, che partecipa a numerosi
processi metabolici, compresa la regolazione del sistema im- Vitamina C (mg) 50
munitario, la formazione del collagene (e quindi delle ossa e di Folati (µg) 31
altri tessuti) e l’assorbimento del ferro.
Tra i micronutrienti presenti nelle arance si segnalano anche Vitamina A Retinolo eq (µg) 71
i folati e la vitamina A e, tra i minerali, potassio e magne- Potassio (mg) 200
sio. Componenti caratteristici degli agrumi sono i polifeno-
Magnesio (mg) 10
li, composti con proprietà antiossidanti; alle antocianine, in
particolare, che si formano a seguito di escursioni termiche Fonte: BDA - Banca dati di composizione alimenti - IEO
marcate a cui è esposta la pianta, si deve la colorazione delle
arance rosse.
Cosa bisogna sapere
Diversi studi hanno evidenziato che il succo di arancia rossa manifesta una signifi-
cativa attività antiossidante, influenzando in modo rilevante numerosi sistemi enzi-
matici che contribuiscono alla protezione dallo stress ossidativo, e potenzialmente
alla prevenzione di diverse patologie cronico-degenerative. È stato quindi proposto
che l’apporto di composti antiossidanti con una dieta equilibrata arricchita di aran-
ce possa conferire una maggiore protezione contro il danno ossidativo rispetto alla
semplice integrazione con singoli antiossidanti.
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