DIPARTIMENTO DI PATOLOGIA UMANA DELL’ADULTO E DELL’ETA’ EVOLUTIVA “GAETANO BARRESI”
Corso di Laurea Magistrale in SCIENZE INFERMIERISTICHE ED OSTETRICHE
SCHEDA TECNICA PER LA REDAZIONE DI UN “PROJECT WORK”
OBIETTIVO GENERALE: redigere un progetto in ambito organizzativo o formativo,
evidenziando il ruolo e le competenze dell’Infermiere laureato Magistrale
Premessa
Il lavoro per progetti rappresenta non solo la modalità per affrontare una situazione reale, ma
anche l’occasione per apprendere competenze in rapporto a quelle occasioni formative che
emergono contestualmente allo sviluppo delle fasi del progetto stesso. Occasioni formative
nei confronti delle quali lo studente autodiagnostica e affronta i propri bisogni di
apprendimento e il docente esercita la sua peculiare funzione di tutorship.
PROJECT WORK
Le fasi di un progetto sono quattro: l’ideazione, la pianificazione. l’esecuzione/controllo, la
conclusione/ valutazione
1. IDEAZIONE
L’ideazione è la fase in cui si decide se far partire il progetto e se ne definiscono gli obiettivi (in
coerenza con gli obiettivi generali o finalità del tirocinio).
Sinteticamente si può affermare che i progetti nascono: per rispondere a un nuovo o a un mutato
bisogno della popolazione, per valorizzare un’opportunità di sviluppo o di adeguamento a nuovi
vincoli esterni, per risolvere un problema operativo che determina risultati non soddisfacenti.
2. LA PIANIFICAZIONE
I progetti non si sviluppano nel vuoto, ma in un contesto ben definito. La cultura organizzativa, la
memoria storica delle passate attività e l’esperienza delle persone coinvolte rivestono, pertanto,
grande importanza per una pianificazione realistica del progetto.
La pianificazione coinvolge sempre un gruppo di progetto i cui membri risultano impegnati e
responsabilizzati verso l’obiettivo da raggiungere.
La pianificazione del progetto si sviluppa attraverso una serie di passaggi consecutivi e interagenti:
a. DEFINIRE GLI OBIETTIVI DEL PROGETTO
La definizione degli obiettivi, in termini di risultati attesi, e la loro organizzazione in modo
gerarchico, prefigura la situazione futura, che, in pratica, rappresenta la lettura in positivo di
quanto emerso dal diagramma dei problemi. Gli obiettivi devono essere osservabili,
concordati e realistici. La definizione degli obiettivi deve tenere conto dei vincoli posti dalla
realtà e si articola in relazione ai livelli di scomposizione del progetto. L’obiettivo generale
del progetto definisce il risultato ultimo, al raggiungimento del quale concorrono i risultati
intermedi dei singoli elementi costitutivi del progetto.
b. PROGRAMMARE E DESCRIVERE LE ATTIVITA’ NECESSARIE
È la fase in cui si deve decidere un’azione o una serie di azioni ritenute risolutive o
migliorative del problema. Un modo graficamente evidente di procedere in questa fase è
quello di scomporre le attività in “pacchetti di lavoro” composti da attività più circoscritte
(tecnica della WBS – work breakdown structure).
c. VALUTARE LA FATTIBILITA’
Per ogni livello della sequenza degli interventi è possibile evidenziare la presenza o meno di
vincoli. Una volta identificati questi fattori esterni essi vanno valutati in funzione
dell’importanza (se non sono importanti non vanno considerati nel disegno del progetto) e
della probabilità di esercitare la loro influenza: se improbabili non saranno inclusi nel
progetto, se probabili saranno considerati come un vincolo nel progetto e dovrà essere
prevista una strategia di superamento; se sono certi, quindi condizioni imprescindibili, sarà
necessario ridefinire il progetto o parte di esso.
d. PROGRAMMARE IL CALENDARIO
Dopo aver definito le attività da svolgere è necessario stabilire quando eseguirle; in altri
termini bisogna stabilire la durata e il calendario del progetto. Attenzione particolare è da
porre a segnalare sul calendario, con evidenza, le attività previste come critiche. Ciò aiuterà a
prevedere particolari attenzioni in quei momenti. Uno strumento utile è rappresentato dal
diagramma di Gantt che viene costruito indicando sull’asse Y le attività e sull’asse X le unità
di tempo. Per rappresentare la durata della singola attività si disegnerà una barra orizzontale
che inizia e finisce in corrispondenza dei suoi limiti temporali.
e. DEFINIRE LE RESPONSABILITA’
Nell’elaborazione del progetto, è necessario pianificare l’assegnazione di ruoli e
responsabilità ai singoli individui e stabilire le relazioni tra le persone coinvolte nel progetto
dal punto di vista organizzativo, tecnico e interpersonale. Ciò significa definire caratteristiche
e fabbisogno di risorse umane. Un utile strumento è la “matrice delle responsabilità”
f. STIMARE L’IMPIEGO DI RISORSE
L’uso delle risorse nella loro tipologia (umane, attrezzature e servizi, beni di consumo,
disponibilità finanziarie), nella loro entità e nel loro tempo di utilizzo, è fondamentale per una
corretta pianificazione del progetto.
Precondizioni per procedere all’analisi delle risorse sono: la comprensione dell’ambito del
progetto e delle politiche dell’organizzazione (ad esempio, la politica degli straordinari), la
conoscenza della tipologia e della disponibilità delle risorse e della struttura, l’esperienza dei
responsabili, la disponibilità di una memoria storica, il giudizio di esperti.
Le risorse umane e le attrezzature sono risorse utilizzabili più volte nel progetto e possono in
alcuni casi essere critiche in quanto la loro disponibilità, in termini di tempo e di quantità, è
limitata. Per tale motivo è necessario valutare con attenzione il loro utilizzo. Uno degli
strumenti per questo tipo di valutazione è “l’istogramma del carico di risorse”. Per ogni tipo
di risorsa si calcola il suo utilizzo complessivo in un tempo efinite.
g. STIMARE I COSTI
Produrre una stima dei costi di un progetto significa conoscere le attività da svolgere, le
risorse necessarie per tali attività, i costi unitari per risorsa e sommare i costi delle singole
attività.
I costi possono essere classificati in diversi modi alla luce di alcune loro caratteristiche:
in base al rapporto con il progetto: costi diretti (associati alle attività del progetto), costi
indiretti (non identificabili con nessuna attività ma indispensabili, come, ad esempio,
l’impiego di consulenti)
in rapporto al carico di lavoro: costi fissi (se indipendenti, come l’utilizzo di locali e
computer), costi variabili (se in funzione del lavoro svolto)
in rapporto alla tipologia delle risorse: personale, materiale di consumo, attrezzature
h. PIANIFICARE IL SISTEMA DI CONTROLLO
Nessun progetto viene completato esattamente nel modo con cui era stato pianificato. Se i
cambiamenti sono inevitabili è necessario prevedere un sistema che assicuri che ciò che viene
cambiato non stravolga il progetto. È necessario, quindi, un sistema di controllo. Un buon
sistema di controllo si fonda su un buon sistema informativo. È pertanto necessario decidere
le fonti di informazioni necessarie, identificare quali dati saranno raccolti durante il progetto,
valutare la loro disponibilità e affidabilità.
Le modalità di controllo si basano su valutazioni: qualitative (osservazione, rendiconti scritti e
orali, ispezioni, giudizi), quantitative (indicatori, audit, budget)
i. PREDISPORRE IL DOCUMENTO FINALE
Tale documento servirà non solo come guida per l’esecuzione e il controllo del progetto, ma
anche come documentazione delle condizioni considerate, delle alternative evidenziate, delle
scelte effettuate e come strumento di aggregazione per le persone coinvolte.
3. ESECUZIONE E CONTROLLO
Nella fase di esecuzione del progetto viene messo in atto quanto pianificato precedentemente. In
questa fase sono importanti le capacità gestionali del responsabile del progetto, la crescita e l’impegno
del gruppo di lavoro e l’esistenza di procedure organizzative.
Il sistema di controllo accompagna tutte le fasi di esecuzione e serve per avere indicazioni tempestive
sui cambiamenti che è necessario apportare. Esso deve essere, quindi, accettabile per gli individui e
per l’intera organizzazione, evitando atteggiamenti ispettivi di sfiducia e l’insorgere di conflitti con i
responsabili della attività.
Le fasi del controllo sono:
misurazione dei risultati sulla base degli indicatori quanti e qualitativi di riferimento, con
tempi, modalità e responsabilità definite,
raffronto tra il previsto e il realizzato,
valutazione dell’eventualità di intraprendere azioni correttive
per superare ostacoli e imprevisti sono possibili diverse strategie: rinegoziare gli obiettivi o i
risultati delle singole attività, recuperare nelle fasi successive, impiegare più risorse, cercare fonti
alternative per risorse non più disponibili, modificare la tipologia delle risorse mancanti,
incentivare il personale coinvolto
4. CONCLUSIONI E VALUTAZIONE
a. LA CONCLUSIONE DEL PROGETTO
Un progetto si conclude quando gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti o quando si
comprende che gli stessi non sono più realisticamente raggiungibili.
b. LA VALUTAZIONE DEL PROGETTO
La valutazione del progetto corrisponde correntemente alla valutazione ex-post, ovvero quella
effettuata alla conclusione del progetto, anche se la valutazione permea la gestione dei
progetti dalla loro ideazione.
La valutazione avviene su più livelli:
1° livello = misurare il grado di raggiungimento degli obiettivi originari e le ragioni delle
deviazioni significative rispetto a quanto prefissato
2° livello = si focalizza sull’esperienza maturata e sul suo impatto sull’organizzazione.
Questo livello si colloca all’interno dei processi tipici di un’organizzazione che apprende
c. PREDISPOSIZIONE DEL REPORT FINALE
È il documento che riporta quanto realizzato e quanto raggiunto al termine del progetto.
PROJECT WORK AMMINISTRATIVO/CLINICO
1. ANALISI SWOT PER LO SVILUPPO DI UNA RETE INTEGRATA TRA L’OSPEDALE E IL
TERRITORIO: CHANGE MANAGEMENT SULLA PIANIFICAZIONE DELLE CURE
CENTRATE SUL PAZIENTE
2. NUOVO PERCORSO PER L’ACCOGLIENZA, L’INSERIMENTO E L’ADDESTRAMENTO DEL
PERSONALE NEO-ASSUNTO
3. PRIMARY NURSING NELL’EDUCAZIONE ALL’AUTOCURA DEI CATETERI VENOSI
TUNNELLIZZATI
4. ELABORAZIONE DI UN PDTA NELLA GESTIONE DELLE LESIONI DA PRESSIONE E DELLE
FERITE COMPLESSE ATTRAVERSO LA “SKIN LESIONS AND WOUND CARE”
5. STRATEGIE MANAGERIALI PER LA RIDUZIONE DEL TOURNOVER INFERMIERISTICO
6. SICUREZZA DEI PAZIENTI E GESTIONE DEL RISCHIO CLINICO
7. PREVENZIONE DEL RISCHIO DI ATTI DI AGGRESSIONE E VIOLENZA IN AMBITO
SANITARIO
8. PROMOZIONE DEL NURSING DIGITALE: TRASFORMAZIONE INFORMATICA DEI
PROCESSI DI ASSISTENZA INFERMIRISTICA PERSONALIZZATA E CONTINUATIVA
INTRA ED EXTRA OSPEDALIERA
9. SEE AND TREAT: EVOLUZIONE DELL’ASSISTENZA INFERMIERISTICA NELLA GESTIONE
DEI CODICI BIANCHI
10. ANALISI QUALITATIVA SULLA SODDISFAZIONE LAVORATIVA DEL PERSONALE
INFERMIERISTICO ATTRAVERSO L’UTILIZZO DELLA SCALA “INDEX OF WORK
SATISFACTION” DI STAMPS
11. IL RUOLO DEL DIRIGENTE INFERMIERISTICO NELLA GESTIONE DEL BENESSERE
ORGANIZZATIVO
12. PROBLEM SOLVING E DECISION MAKING PER SOPPERIRE ALLA CARENZA DI
INFERMIERI NELLE AZIENDE OSPEDALIERE
13. IMPLEMENTAZIONE DELLA RACCOMANDAZIONE MINISTERIALE N°5 SULLA
PREVENZIONE DELLE REAZIONI TRASFUSIONALI DA INCOMPATIBILITA’ AB0
14. FARMACI LASA: STRATEGIE PER LA PREVENZIONE DELL’ERRORE IN TERAPIA
15. VALUTAZIONE DELLA QUALITA’ DELLE PERFORMANCE ASSISTENZIALI DEL
PERSONALE INFERMIERISTICO
16. “CHILD AND FAMILY CENTERED CARE”: PROMOZIONE E SVILUPPO DI UN NUOVO
MODELLO ASSISTENZIALE IN AMBITO PEDIATRICO
17. PROCEDURA DI INSERIMENTO DEL “MODULAR NURSING” ALL’INTERNO DI UNA U.O.
DI SEMINTENSIVA
18. INNOVAZIONI IN SANITA': RUOLO STRATEGICO DI UN DIRIGENTE INFERMIERISTICO
NELLA GESTIONE DEL CAMBIAMENTO
19. L’INTELLIGENZA EMOTIVA COME STRUMENTO PER UNA LEADERSHIP
INFERMIERISTICA D’ECCELLENZA
20. GLI EFFETTI DELL’INVECCHIAMENTO DEL PERSONALE SANITARIO E STRATEGIE
PER IMPIEGARE IN MANIERA EFFICACE GLI INFERMIERI “SENIOR”
21. COORDINAMENTO DI UNA CENTRALE OPERATIVA 118: STRATEGIE E TECNICHE DI
AGGIORNAMENTO CONTINUO PER IL PERSONALE INFERMIERISTICO
22. GESTIONE DELLE LISTE DI ATTESA PER L’INTERVENTO CHIRURGICO IN ELEZIONE E
RISPETTO DEL DIRITTO DI ACCESSO
23. MANIPOLAZIONE DELLE FORME FARMACEUTICHE ORALI SOLIDE
24. STRATEGIE DI PREVENZIONE DELLA MORTE O DISABILITA’ PERMANENTE IN UN
NEONATO SANO DI PESO > DI 2500 GRAMMI NON CORRELATA A MALATTIA
CONGENITA
25. STRATEGIE DI PREVENZIONE DELL’ERRORE DI ATTRIBUZIONE DEL CODICE TRIAGE
NELLA CENTRALE OPERATIVA 118 E/O ALL’INTERNO DEL PRONTO SOCCORSO
26. RUOLO E FUNZIONI DEL DIRIGENTE INFERMIERISTICO NELL’IDENTIFICAZIONE
PRECOCE DELLO STRESS EMOTIVO MANIFESTATO DAL PERSONALE IN INTENSIVE
CARE UNIT
27. PIANIFICAZIONE AZIENDALE DI UN PIANO DI RISPOSTA OSPEDALIERA AD UNA MAXI-
EMERGENZA DI CARATTERE TRAUMATICO
28. PREVENZIONE DEGLI EVENTI AVVERSI CONSEGUENTI AL MALFUNZIONAMENTO DEI
DISPOSITIVI ELETTROMEDICALI
29. RIORGANIZZAZIONE DELLE ATTIVITA’ AMBULATORIALI, ALL’INTERNO DI
UN’AZIENDA OSPEDALIERA, IN TERMINI DI ACCESSIBILITA’ E INNOVAZIONE
30. INSERIMENTO DEL PERSONALE INFERMIERISTICO NELL’U.O. T.I.P.O.
31. IL MODELLO DI SORVEGLIANZA ECAD-O PER UN OSPEDALE SENZA DOLORE
32. LA FORMAZIONE INTERPROFESSIONALE: RUOLO DEL TUTOR UNIVERSITARIO E
CONTROLLO DEGLI OTCOME DEGLI STUDENTI
33. IL BED MANAGEMENT COME STRUMENTO PER MIGLIORARE IL PATIENT FLOW
34. RAPPORTO INFERMIERE/PAZIENTE: DETERMINAZIONE DEL FABBISOGNO E
INSERIMENTO DELL’INFERMIERE PEDIATRICO NELLA PIANTA ORGANICA
35. PERCORSI DI FINE VITA: UMANIZZARE L’EVENTO MORTE ALL’INTERNO DELLE
STRUTTURE SANITARIE
36. INSERIMENTO DELL’INFERMIERE PEDIATRICO A SCUOLA: STRATEGIE PER RIDURRE
L’ANSIA GENITORIALE E PREVENIRE GLI ACCESSI IMPROPRI AL PRONTO SOCCORSO
37. PRESA IN CARICO DEL PAZIENTE ONCOEMATOLOGICO NELL’ERA DELLA PRECISION
MEDICINE: PROPOSTA DI UN MODELLO GESTIONALE
38. PROMOZIONE DELLA SALUTE NEI CONTESTI URBANI: L’APPROCCIO URBAN HEALTH
39. STRATEGIE PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA’ DELL’ASSISTENZA DEL
PAZIENTE SOTTOPOSTO A CONTENZIONE FISICA IN UN REPARTO DI
NEUROCHIRURGIA
40. L’OSTETRICA “TRIAGISTA”: ELABORAZIONE DI UN PDTA PER POTENZIARE LA
QUALITA’ DEL PRONTO SOCCORSO OSTETRICO/GINECOLOGICO
41. TUTORATO FORMATIVO: STRATEGIE DI EMPOWERMENT PER GUIDARE
L’ORIENTAMENTO TRA SCUOLA E UNIVERSITA’
42. SVILUPPO DI PERCORSI MULTIDISCIPLINARI INTEGRATI PER LA PRESA IN CARICO
DEL BAMBINO SOVRAPPESO/OBESO
43. L’EBN COME STRUMENTO FINALIZZATO ALL’IMPLEMENTAZIONE DELLE BUONE
PRATICHE PER LA GESTIONE DEL PAZIENTE USTIONATO
44. VALUTAZIONE DELL’EFFICACIA DI UN PERCORSO FORMATIVO SULL’EBP NEL
CAMBIAMENTO DI CONOSCENZE E ABILITA’ NEGLI INFERMIERI
45. PROGETTAZIONE DI UN MODELLO PER LA VALUTAZIONE DELLA CORE
COMPETENCE INFERMIERISTICA DURANTE L’ESAME DI ABILITAZIONE
PROFESSIONALE
46. IMPLEMENTAZIONE DELLE PROCEDURE RIGUARDANTI LA PREVENZIONE DELLE ICA
47. REALIZZAZIONE DI UN SISTEMA DI SORVEGLIANZA SULLA PREVENZIONE DEL
SUICIDIO DEL PAZIENTE IN OSPEDALE
48. SCHEDE DI MONITORAGGIO DEI COMPORTAMENTI SUL CORRETTO UTILIZZO DELLE
SOLUZIONI CONCENTRATE DI CLORURO DI POTASSIO
49. L’USO DEGLI SMARTPHONE NEL PERSONALE INFERMIERISTICO: ELABORAZIONE DI
UNA SCHEDA DI MONITORAGGIO DEI COMPORTAMENTI
50. LA MATRICE DI STACEY COME STRUMENTO PER GESTIRE LA COMPLESSITA’ DEI
PROCESSI COLLABORATIVI
51. INCIDENT REPORTING: STRATEGIE DI PREVENZIONE E MONITORAGGIO
DELL’ERRORE UMANO
52. L’ORGANIZZAZIONE DEGLI AMBULATORI INFERMIERISTICI TERRITORIALI
53. LA COMUNICAZIONE COME STRUMENTO DI EDUCAZIONE E ALLEANZA TRA
L’ORGANIZZAZIONE SANITARIA E L’UTENZA
54. IL “LEAN THINKING” COME STRATEGIA PER L’INCREMENTO DELL’EFFICIENZA
NELLA GESTIONE DELLE EMERGENZE/URGENZE OSPEDALIERE
55. INNOVAZIONE ORGANIZZATIVA IN SANITA’: L’ACCENTRAMENTO DEI SERVIZI
TECNICO-AMMINISTRATIVI E IL MODELLO DEGLI “SHARED SERVICES”
56. DIMISSIONI PROTETTE: IL CASE MANAGER COME RESPONSABILE DELLA RETE
INTEGRATA OSPEDALE/TERRITORIO
57. VALUTAZIONE DEGLI ESITI DELLA “KANGAROO MOTHER CARE” NEL NEONATO
PRETERMINE
58. IMPLEMENTAZIONE DELLE BUONE PRATICHE PER LA PREVENZIONE E GESTIONE
DELLE CADUTE IN OSPEDALE
59. VALUTAZIONE DELL’EFFICACIA DELLA SIMULAZIONE NELLA FORMAZIONE DI BASE
DEGLI STUDENTI ISCRITTI AL CDS IN INFERMIERISTICA PER LO SVILUPPO DEL
PENSIERO CRITICO
60. INTRODUZIONE DELLA “SCALA ASEPSIS” COME STRUMENTO DI VALUTAZIONE DEL
SITO CHIRURGICO DURANTE IL MONITORAGGIO POST-OPERATORIO
61. PROCEDURE D’INTERVENTO PER LA PREVENZIONE DELLA MORTE MATERNA
CORRELATA AL TRAVAGLIO E/O PARTO
62. INTRODUZIONE DELLA TECNOLOGIA “BARCODE” COME STRUMENTO PER LA
CORRETTA IDENTIFICAZIONE DEL PAZIENTE IN OSPEDALE: COSTI E RISULTATI