Fichte
La filosofia di Fichte è definita Idealismo etico, per il primato all’azione morale, o
Idealismo
soggettivo perché concepisce la realtà come manifestazione dell’Io.
FICHTE nacque nel 1762 in Sassonia da una famiglia di umili origini. Grazie all’aiuto di
un
benefattore studiò teologia; in seguito, fu precettore in Germanie e Svizzera. Nel 1791
sottopose il suo primo lavoro, Ricerca di una critica di ogni rivelazione, a Kant, al quale
l’opera
fu attribuita. Dopo che Kant rivelò il nome nell’autore, Fichte divenne celebre. Nel
1794
divenne professore di filosofia a Jena, dove rimase fino al 1799, anno in cui fu
costretto a dare
le dimissioni perché accusato di ateismo per aver identificato Dio con l’ordine morale
del
mondo. Trasferitosi a Berlino, mentre la città era occupata dalle truppe napoleoniche,
vi
pronunciò i Discorsi alla nazione tedesca, in cui esaltava la missione storica del popolo
tedesco. Divenuto professore e quindi rettore dell’Università di Berlino, morì nel 1814
per una
infezione di tifo trasmessagli dalla moglie, che l’aveva contratta curando i feriti in
guerra.
La sua produzione può essere distinta in 3 fasi. Nella prima è influenzato dal Kantismo,
da cui
si distacca nel 1794. La seconda fase inizia con la pubblicazione di Sul concetto della
dottrina
della scienza, che contiene l’impianto generale della sua filosofia. La terza fase va dal
1800 al
1814 ed è caratterizzata in senso religioso.
Per Kant vi sono due realtà: l’uomo come soggetto conoscente e la cosa in sé, che
Kant aveva
ammesso come origine del materiale conoscitivo e aveva sostenuto che l’Io penso,
principio
supremo della conoscenza umana, è finito e limitato dalla realtà sensibile, ordina
secondo le
proprie forme a priori. Concezione criticata. Fichte portò alle estreme conseguenze
queste
critiche concludendo che se la cosa in sé non esiste, l’Io è l’unico principio infinito.
Con Fichte di verifica il passaggio dal piano gnoseologico del criticismo kantiano a
quello
metafisico, relativo sia all’essere che alla conoscenza della realtà, dell’Idealismo. Per
Kant l’Io
penso è principio di conoscenza ed è finito; Fichte parla di un Io puro come spirito
soggettivo
infinito che conosce e crea tutta la realtà. Per Kant la deduzione, ossia il processo di
giustificazione dell’uso delle categorie, è trascendentale, relativo alle condizioni
soggettive
della conoscenza; per Fichte è idealistica, in quanto spiega la costituzione della realtà
a
partire dall’Io. Inoltre, le categorie per lui non sono leggi della conoscenza come per
Kant,
ma le leggi con cui l’Io pone la realtà. Mentre Kant esclude un’intuizione intellettuale,
Fichte la
identifica come attività produttrice dell’Io. Infine, dato che la cosa in sé è chimerica,
Fichte
elimina la distinzione kantiana tra noumeno e fenomeno.
Per Fichte la filosofia deve divenire una scienza della scienza, “dottrina della scienza”,
ossia
un sapere sistematico e assoluto. È necessario definire il prinicpio assolutamente
primo e
incondizionato su cui si fonda ogni scienza e da cui tutto il sapere è dedotto.
Nella Seconda introduzione alla dottrina della scienza, Fichte afferma che il principio
primo
della dottrina della scienza è l’Io. L’Io è concepito come attività pura del soggetto.
Ogni
altro principio presuppone l’Io ed è posto dall’Io: attività autocreatrice che pone sé
stessa.
L’Io è autocoscienza, coscienza di coscienza, cioè la consapevolezza che il soggetto ha
di sé
stesso. È la base della conoscenza, in quanto è fondamento di ogni coscienza della
realtà.
L’autocoscienza si autodetermina ed è principio di sé stessa. Fichte interpreta l’io
penso
kantiano nel senso di un Io puro come principio della conoscenza e della realtà. L’Io
puro è
attività infinita, poiché tutto ciò che esiste è nell’Io e per l’Io; abbraccia tutta la realtà,
per
questo è libero e assoluto.
Fichte enuncia i tre principi fondamentali della dottrina della scienza, affermando
l’esistenza
di:
- Un Io puro, attività assoluta, autocreatrice, infinita, libera. L’io potrebbe essere inteso
come “spirito umano”,
- Un non-io, gli oggetti della realtà naturale, distinti dallo spirito, ma pur sempre posti
da
questo.
- Un Io finito: uomo come soggetto individuale, dotato di ragione e di esperienze,
limitato al non-io, dalla natura
Il primo principio della dottrina della scienza afferma che l’Io pone sé stesso. L’Io puro
è il
principio infinito che pone da sé il proprio essere, consapevole di sé mediante la sua
stessa
attività autocreatrice. Il secondo principio sostiene che L’Io pone il non-io. L’Io non
pone
solo sé stesso, ma anche la realtà oggettiva, che Fichte definisce non-io. “non” per
intendere il
suo essere opposto all’Io; “io” il suo essere posto dall’Io e nell’Io. Il terzo principio
stabilisce
che l’io oppone, nell’Io, all’Io divisibile un non-io divisibile. Nel mondo vi sono una
molteplicità di io individuali finiti che hanno di fronte a sé una molteplicità di oggetti
finiti.
I principi della dottrina individuano tre momenti di un processo dialettico. Il termina
dialettica, che in Kant aveva un significato negativo, viene usato la Fichte per indicare
la
deduzione, ossia la derivazione dell’intera realtà dall’Io, che possiede una struttura
triadica
articolata in tre momenti: a) tesi, posizione dell’Io da parte di sé stesso, dove l’Io si
afferma in
modo assoluto; b) antitesi, opposizione del non-io all’Io, pone al suo interno la realtà
quale
limite alla sua attività; c) sintesi, unità di tesi e antitesi, dove la contrapposizione
reciproca
tra non-io e Io finito rappresenta un limite che deve essere continuamente superato,
per
tendere alla propria realizzazione. Quindi l’io è finito, ma anche infinito. L’Io infinito
non è solo
principio della realtà, ma è anche la meta ideale verso cui tendono gli io finiti: la
missione
dell’Io finito è di tendere all’infinito verso l’Io puro. Questa missione significa che la
vita
umane è uno sforzo infinito verso la libertà, una lotta inconclusa contro tutti gli
ostacoli. La
perfezione per l’uomo consiste nello sforzo incessante di tendere alla perfezione.
Fichte
intende che ogni uomo nella sua vita incontra ostacoli che suscitano nel suo spirito la
volontà
di superarli per tendere ad un’affermazione piena e completa di sé. Lo spirito si attua,
vivendo
di opposizione e lotte, e ogni sintesi non è altro che un punto di partenza per un nuovo
processo dialettico.
Nella Prima introduzione alla dottrina della scienza, Fichte afferma che ogni filosofia si
presenta o come idealismo, parte dal soggetto per spiegare l’oggetto, o come
dogmatismo,
che parte dall’oggetto per spiegare il soggetto. Il dogmatismo nega la libertà dell’Io,
che
considera determinato dalla realtà materiale. L’idealismo, secondo cui tutto deriva
dall’attività
dell’Io, afferma la libertà spirituale del soggetto. La scelta tra i due sistemi dipende da
una
diversità etica di inclinazione e interesse personale. Coloro che trovano sé stessi solo
nelle
cose materiali, sostengono il dogmatismo; coloro che posseggono un senso della
propria
libertà abbracciano l’idealismo, che insegna che la vita è sforzo e conquista. Risulta
superiore
al dogmatismo non solo sul piano etico, ma anche su quello conoscitivo, perché spiega
tutta
la realtà, che può essere dedotta solo dall’Io puro.
La conoscenza e l’azione morale nascono dall’azione reciproca tra io empirico e non-
io. Il
realismo dogmatico, sostiene che la conoscenza deriva dall’azione del non-io sull’io.
L’idealismo fichtiano sostiene anche che, essendo il non-io posto dall’Io, l’attività del
non-io
dipende proprio dall’Io. Perciò Fichte si dichiara realista e idealismo allo stesso tempo.
L’attività su cui l’Io pone il non-io è definita da Fichte immaginazione produttiva;
essendo
un’attività inconsapevole, il non-io appare all’uomo come esistente di per sé. Il
soggetto
umano acquista conoscenza della produzione del non-io da parte dell’Io dopo una
riflessione
filosofica, che è l’ultima tappa dei gradi della conoscenza: sensazione, intuizione,
intelletto,
giudizio, ragione o autocoscienza. Nell’ultimo grado, per mezzo dell’intuizione
intellettuale,
che è l’immediata intuizione che l’io ha di sé stesso, l’io giunge a conoscere sé stesso
e la
propria attività. Ciò che la dottrina della conoscenza non spiega sono i motivi per cui
l’Io pone
il non-io, spiegazione offerta dalla dottrina della scienza pratica.
L’Io pone il non-io per poter agire. Per poter realizzare sé stesso, esplicare come
libertà e
attività, l’Io necessita di un ostacolo, per superare il quale fa uno sforzo e quindi
azione.
Stesso l’Io pone l’ostacolo per avere un limite da poter superare verso una più piena
realizzazione di sé. Il non-io è il mezzo di cui l’Io si serve per attuare il proprio fine. La
missione dell’uomo è l’azione sottomettendo gli impulsi alla ragione e modificando la
realtà
esterna secondo la sua volontà. È un compito senza fine, in quanto l’Io può soltanto
avvicinarsi all’Io puro, senza raggiungerlo. In tal modo Fichte asserisce il primato della
ragion pratica sulla ragione teoretica, con la differenza che Kant parla di un primato
perché
la morale accede, al noumeno (anima, mondo, Dio) che la scienza non può conoscere,
mentre
Fichte sostiene il primato della morale perché la conoscenza esiste solo in funzione
dell’azione. Inoltre, in Fichte, l’ambito teoretico viene subordinato a quello pratico, per
questo
il suo pensiero viene definito Idealismo etico.
Nel Sistema di dottrina morale Fichte sottolinea che il dovere morale può essere
compiuto
dall’io finito solo insieme agli altri io finiti che hanno lo stesso fine, la libertà. Ogni io
finito
pone limiti alla propria libertà per consentire l’esercizio della libertà altrui e agisce in
modo
che tutti gli uomini siano più liberi, i quali hanno la missione di farsi liberi e rendere
liberi, in
quanto il fine supremo è il perfezionamento morale di ogni uomo. Per questo Fichte
osserva
che è necessario che gli uomini siano guidati dai dotti, maestri e educatori del genere
umano.
Il pensiero politico di Fichte si articola in diverse fasi in relazione alle contemporanee
vicende
storiche. In particolare, la concezione dello Stato subisce mutamenti in Fichte:
- Nella Rivendicazione della libertà di pensiero, Fichte sostiene che lo stato, il cui
compito
è l’educazione alla libertà, nasce da un patto sociale. Ogni uomo nella realizzazione
della sua libera attività, entra in relazione con gli altri. Il diritto ha il compito di limitare
la libertà dell’uno in relazione alla libertà degli altri per realizzare una libertà
universale.
- Nelle Lezioni sulla missione del dotto, Fichte afferma che lo stato è il mezzo per
realizzare una società libera e ragionevole; raggiunto questo fine, lo Stato è destinato
ad annullarsi.
- Nei Fondamenti del diritto naturale, Fichte considera lo Stato come il garante dei
diritti
originari e naturali di ogni persona.
- Nello Stato commerciale chiuso, Fichte sostiene che lo Stato, oltre a tutelare i diritti
naturali individuali, deve garantire a tutti i cittadini una proprietà e un lavoro. Lo Stato
deve regolare la produzione e distribuire la ricchezza. Ciò è possibile solo se lo stato,
divido in tre classi, è organizzato come uno stato commerciale chiuso, autosufficiente
dal punto di vista economico e senza relazioni commerciali con gli altri stati. In tal
modo, è possibile evitare la guerra. Un’eccezione è ammessa per la cultura e la
filosofia
per le quali è necessario un ampio scambio di opinioni tra dotti.
- Nella Dottrina dello Stato, Fichte si pone il problema di come sia possibile conciliare il
diritto con la fine della libertà. Per questo tenta di superare la separazione tra diritto e
morale, affermando che lo Stato deve divenire uno stato etico, sintesi di legalità e
moralità.
L’occupazione napoleonica della Prussia favorì uno sviluppo del suo pensiero politico in
senso
nazionalistico. Fichte dichiara che la rigenerazione del mondo moderno può essere
promossa
solo dal popolo tedesco che si propone come guida spirituale dell’umanità; l’unica
nazione ad
aver mantenuto il suo carattere fondamentale. Solo la Germania è la nazione
spiritualmente
eletta a realizzare l’umanità tra gli uomini. Se la sua missione fallisse, con lei cadrebbe
l’intera
umanità.
Nel periodo del suo insegnamento a Berlino Fichte sviluppò il suo pensiero in senso
religioso,
identificando l’infinito con Dio e non più con l’Io. Sviluppa in particolare la propria
filosofia
della storia concepita come sviluppo della coscienza in cui distingue cinque epoche
fondamentalo della storia dell’umanità: innocenza, dove la ragione è inconsapevole; la
ragione si impone come autorità; l’umanità si ribella contro l’autorità; moralità, dove la
ragione tende alla verità; redenzione e santificazione, dove tutto avviene secondo
ragione.