Arthur Schopenhauer
La filosofia è mettere in discussione diverse teorie e svilupparne sempre di nuove; difatti
divenne un dibattito su temi cartesiani come il dualismo, il cogito, l’Io ecc…
Questo essere messo in discussione succede con Hegel, i quali ci furono diversi schieramenti tra
cui coloro che erano totalmente contrari a Hegel: Schopenhauer e Kierkegaard.
Arthur Schopenhauer nasce a Danzica nel 1788 e dopo il suicidio del padre decise di
dedicarsi alla filosofia nell’Universita di Gottiga dove si laurea con una tesi chiamata “Sulla
quadruplice radice sul principio di ragion sufficiente”; conoscen Gothe e Mayer che gli
introducono lo studio di testi antichi indiani.
1814- a Dresda completa la sua opera che avrà più successo “ Il mondo come volontà e
rappresentazione” che non però inizialmente non era molto interessante ed era criticata.
1820- a Berlino era docente universitario ove durante la sua prima lezione si scontra con Hegel
in quanto avevano due idee filosofiche diverse: Hegel era più razionale, e Schopenhauer
irrazionale.
Difatti le sue lezioni erano poco seguite perciò nel 1831 per via di un’epidemia a Berlino, si
trasferisce a Francoforte dove scrisse diverse opere tra cui una raccolta di saggi “Parerga e
paralipomena”, ovvero “aggiunte” e “omissioni”,e intende trattare argomenti che erano stati
trattati brevemente oppure omessi.
Sulla quadruplice radice della ragion sufficiente, origine tesi ma poi rielabora dopo l’oper del
mondo come volontà e rappresentazione, è un’opera che tratta della sua ripflessione sulla
funzionalità della facoltà conoscitiva ed aveva quindi un collegamento con il criticismo kantiano
perché andava a indagare le dinamiche del conoscere e non la natura delle cose.
La conoscenza per Schopenhauer, spiega il principio di ragion sufficiente e stabilisce che per
ogni effetto deve esserci una causa dietro, e che gli umani devono avere solo ragioni sufficienti (a
posteriori) per poter spiegare i motivi del perchè si è verificato un qualcosa.
Così come dice Kant, il principio di ragion sufficiente si basa solo su giudizi e che non ci sono
cause della realtà, e deve essere specificato nelle sue radici che sono quattro:
1) principio di ragion sufficiente del divenire ( si applica sulle scienze come fisica, chimica e
geologia)
2) Principio di ragion sufficiente del conoscere (da una premessa vi è una conclusione, si
applica sulla logica)
3) principio di ragion sufficiente dell’essere (nessi spazio-temporali, si applica sulla
matematica )
4) principio di ragion sufficiente dell'agire (motivi delle azioni umane, sti applica sulla
storia, psicologia ed etica)
Conoscenza umana si basa su intuizione empiriche ovvero complete formate da elementi
formali(spazio-tempo) e materiali(causa-effetto).
Le cose che si percepiscono sono date nello spazio e nel tempo e cose il loro principio di
individuazione.
la causalità è il modo in cui l’intelletto intuisce il mondo come una rappresentazione
fenomenica.
Kant: la causa è una delle categorie dell’intelletto.
Schopenhauer: la causa è un’intuizione dell’intelletto ed è simile allo spazio e al tempo.
La causalità riguarda le dinamiche fenomeniche.
L’ultima radice studia le leggi delle motivazione per il quale l’uomo agisce in una certa maniera.
Il soggetto del volere, l ‘Io, è dato dalla conoscenza e non può e non è un oggetto, è infatti
qualcosa di non rappresentabile ma è presente in qualcosa senza esserne l’oggetto.
Alla volontà (misteriosa) si applica la sua forza agente ovvero il motivo, che è conosciuto dal
soggetto al suo interno.
IL MONDO COME RAPPRESENTAZIONE E VOLONTÀ
La volontà generalmente non è data da un fenomeno perciò la causa è difficile da trovare.
questa attenzione alla volontà si trova nella sua opera “il mondo come volontà e
rappresentazione”.
Qui vi è una rivisitazione e una modifica alla filosofia kantiana.
Inizialmente parla di come "il mondo sia una mia rappresentazione" dichiara Schopenhauer e
intende dire che le cose in generale sono date da come si conoscono, e che quindi sono una
rappresentazione del soggetto che le conosce.
Perciò dichiara che la filosofia indaga e studia il soggetto e come lui conosce, ed è qui che
bisogna appunto compresente il soggetto come conosce il mondo.
RAPPRESENTAZIONE: dal latino re-praesentare ovvero fare presente ancora un qualcosa
per qualcuno; la sua etimologia fa capire il pensiero filosofico di Schopenhauer ovvero che la
rappresentazione è un oggetto per un soggetto e non esiste da sé senza di noi.
Soggetto e oggetto sono due aspetti della rappresentazione e sono sempre legati.
Quest’opera è divisa in due parti, la prima è dedicata al mondo come rappresentazione ed
elabora una teoria sulla conoscenza partendo dalle forme a priori di Kant.
In questa parte rappresenta il soggetto conoscente (mondo fenomenico), e peer esserlo deve
diventare un oggetto a se stesso,
Difatti il mondo è come lo rappresento mentalmente, perciò l’oggetto esiste PER il soggetto, lo
fa attraverso delle forme a priori che sono spazio, tempo e causalità.
L’altra parte parla del mondo come volontà, difatti la sua tesi è che “il mondo è la mia volontà”,
che per Kant sarebbe il mondo noumenico ovvero non vi è l’esperienza .
Schopenhauer si chiede come si possa distinguere la realtà dal sogno?
Secondo lui sono la stessa cosa ma cambia soltanto il fatto che uno dura più dell’altro, difatti la
vita è un’illusione tanto quanto lo sono i sogni.
Inoltre noi possiamo cogliere la realtà,ovvero la vera essenza del mondo, attraverso il nostro
corpo, che non è una rappresentazione, ma è un ossuto con la quale possiamo cogliere la
volontà(un bisogno di un qualcosa).
Il velo di Maya è un’antica sapienza indiana alla quale Schopenhauer torna spesso, che definisce
la conoscenza del mondo come illusoria e ingannatrice.
Il corpo. Oggettivazione della volontà.
VOLONTÀ: E’ una forza cieca, irrefrenabile, noumena, incondizionata, libera, esprime la vita
che vuole se stessa senza principi di causalità,è quindi irrazionale e non rappresentabile, solo i
suoi fenomeni sono rappresentabili.
La volontà viene attribuita anche a una divinità in quanto è eterna ed immutabile, non ha uno
scopo ed è un desiderio cieco non distinguibile.
Può manifestarsi come dolore. Solo nell’essere umano questa volontà è consapevole ma incerta.
Si contrappone alla razionalità del mondo fenomenico ovvero alle sue forme di spazio, tempo e
causa.
La volontà è inconscia, ed è l’uomo che è un fenomeno della volontà e attraverso esso
quest’ultima si manifesta a se stessa.
Kant:è come la realtà la percepiamo ed è distinguibile dall’illusione, e il noumeno è un qualcosa
di invalicabile come un promemoria.
Schopenhauer: il fenomeno è una pura apparenza, un’illusione e l’unica cosa che può
distinguerlo dal sogno è la durata di ognuno.
mentre il noumeno è nascosta dal fenomeno ed è un principio conoscibile.
Come Platone, Schopenhauer propone una struttura gerarchica piramidale della realtà
dell’universo e all’apice vi è l’essere umano.
La vita è come dolore, lo stato di dolore è persistente mentre il piacere va e viene.
Dolore: nasce da un desiderio di un qualcosa di privato quindi dalla sofferenza;
Se questo desiderio non è soddisfatto si soffre;l’appagamento produce un piacere limitato che da
tempo alla creazione di un nuovo desiderio; da molti desideri sovrapposti nasce il dolore.
Il piacere è una pausa tra un dolore e l’altro, che è inevitabile.
Se essere privati di qualcosa porta dolore, la soddisfazione provoca la noia: infatti la vita è come
un pendolo che oscilla tra il dolore(presente nei poveri che non hanno nulla) e la noia(presente
nei benestanti che hanno tutto).
La storia è data dal caso dalla violenza, al contrario di Hegel che per lui era razionale.
Il dolore è fondamento della vita e per far finire il dolore la vita dovrebbe finire, ma per sfuggire
al dolore, oltre all’idea di suicidio(la volontà prevarrebbe), Schopenhauer propone tre vie di
fuga:l’arte, l’etica e l’ascesi(unica efficace).
L’ARTE: propone una visione universale delle cose e volge alla contemplazione delle idee , ed è
in grado di liberare effimeramente il soggetto dalla volontà.
l’arte ha diversi gradi per manifestare la volontà, e il grado più alto è la musica in quanto ha un
linguaggio più universale ed è una vera e propria immagine della volontà.
L’ETICA: responsabilità e compassione in quanto ognuno dei soggetti tende a rendere proprie
le sofferenze altrui traendone un senso di solidarietà che si connesso a un’idea di
giustizia(giustizia eterna)
Questa giustizia indica come il dolore nel mondo colpisce tutti quanti, e tutti ne siano vittime.
Così afferma come ogni essere porta sulle spalle il peso dell’esistenza della sua stessa specie.
La vera bontà si manifesta come amore puro (AGAPE) e in un disinteressa degli altri, ed è un
amore inteso come pietà ovvero mettere sullo stesso piano noi stessi, gli altri e dolore condiviso.
Anche questa via di fuga non sarà efficace perché non elimina completamente il dolore in quanto
viene condivisa da tutti.
LA NOLUNTAS
Da un attaccamento alla propria esistenza si passa a un nuovo stato di rinuncia al vivere, dett
come condizione di ascetica(buddismo,cristianesimo).
L’ascesi è è indicata dalla noluntas,dalla negazione della volontà di vivere; è quindi una rinuncia
alla propria individualità e porta a una sensazione di nulla condizionata da appagamento e pace
perpetua.
Søren Kierkegaard
Kierkegaard nasce a Copenhagen nel 1813 ed era l’ultimo di sette fratelli.
Ricevette una severa educazione secondo i precetti del pietismo (corrente del protestantesimo).
Finito il liceo si iscrisse all’università di Copenhagen dove frequentò la facoltà di tecologia per
volere del padre così da diventare poi pastore luterano.
Dopo vari lutti, si fidanza con Regina Olsen e il padre nel 1838 muore e per onorarlo finisce gli
studi di teologia e si fidanza ufficialmente.
Dopo essersi laureato ottiene un master alla facoltà di filosofia dove si laurea con una tesi “Sul
concetto di ironia con particolare riferimento a Socrate” e poi rompe il fidanzamento con la sua
fidanzata.
Si trasferisce a Berlino per seguire i corsi di Schelling ma la sua filosofia non gli piace perciò
torna a Copenhagen per tornare a studiare.
1843: “Aut-Aut” e una serie di altre opere tutte pubblicate con pseudonimi diversi.
Si appassiona alle opere di Adolph Adler tutte con riferimenti lontani dall’ortodossia che lo
sospendono dall’ufficio pastorale.
egli nelle sue pagine di diario scrisse di come si sentisse diverso da tutti gli uomini in generale,
estraniato; esprime quindi di essere eterogeneo agli altri quindi troppo diverso; egli vorrebbe
essere come gli altri, la desidera una vita normale che non potrà mai avere.
Ed è qui che nasce la sua idea filosofia di disagio esistenziale.
Fondatore della corrente filosofica dell’ esistenzialismo
Tema principale del suo pensiero è l’esistenza ovvero esperienza da dalla mancanza e
dall'angoscia. Ritiene che la vita tradisca le aspettative, i desideri del soggetto e anche il suo
rapporto che ha con Diop.
Temi principali della sua filosofia sono la critica ad Hegel ed il cristianesimo vissuto in un mondo
intenso e tormentato.
Kierkegaard va contro Hegel infatti al contrario suoi, per lui la vita è irrazionale.
se l’esistenza viene pensata, morirà come esistenza; mentre il pensiero astratto pietrifica la vita
cioè la paralizza e questo accade perché la vita è concreta e singolare. L’esistenza invece è
irriducibile; esistenza e pensiero sono due opposti.
Hegel viene inoltre criticato perché aveva tralasciato i singoli individui di cui andrà ad
approfondire Kierkegaard, in quanto ritiene la singolarità
come condizione necessaria per l'esistenza.
esistenza= singolarità, se è generale si perde.
Da qui deriva un atteggiamento di paura e disprezzo verso i gruppi, le società e le masse che
portano mode e abitudini inutili.
per lui la società non è una cosa vera è propria ma solo l’interazione fra singoli, e l’idea del
singolo qui è assente rispetto ad Hegel.
Se il pensiero non può fissare l’esistenza allora non si può parlare nemmeno del concetto
d’esistenza,in quanto l’atto di comunicare nasce appunto da un pensiero stesso.
Perciò si chiede se abbia ancora senso parlare, comunicare, scrive e fare arte?
D’altro canto con la sua scrittura mette in contrasto la sua tesi in quanto risulta come un
inganno visto che tende a condividere qualcosa.
Kierkegaard per pubblicare le sue opere utilizza pseudonimi alcune volte bizzarri e ironici.
Lo fa per garantire autonomia quindi sincerità alla scrittura.
Così ciò che scri non è una cosa vera ma una possibilità dell’esistenza che viene testimoniata in
prima persona,per 1questo si maschera dietro a diversi autori ognuno di loro racconta la propria
esistenza.
Anche il pubblico di lettori non esiste, in quanto la comunicazione va da un singolo all’altro.
Per affrontare la sua dialettica è quella di utilizzare l’ironia.
E se ne occupa nella sua tesi Sul concetto di ironia in riferimento a Socrate (si rifiuta di scrivere
e usa l’ironia per andare contro i falsi sapienti).
L’ironia è il sentimento del contrario, va a contrastare la presunzione del sapere, consiste quindi
nel dire una cosa quando in realtà se ne vuole intendere un’altra.
Il problema che persiste e fallirà sarà quello che la scrittura non vada a tradire l’esistenza.
AUT-AUT
in qurstopera espone la sua idea di esistenza, in quanto la condizione umana richiede unascelta
di vota prima della quale l’individuo non può essere nulla.
La condizione umana si risolve nel vivere e nel compiere una scelta di vita che però
quest’ultima è insidiosa piena di ostacoli.
Aut-aut dal latino significa “o….o…” ovvero compiere una sola scelta che sia o una o l’altra e
non possono esserlo entrambe.prima di scegliere si è in ex-siste ovvero l’uomo non esiste ed è
nel regno della pura possibilità in cui può scegliere cosa fare della sua vita.
Vi sono tre tipi di esistenza: la vita estetica, vita etica e vita religiosa e l’uomo può sceglierne
una; sono tutte e tre esclusive e non compatibili fra di loro e non possono implicare il passaggio
da una all’altra.
Non è un percorso che si compie a tappe cosi come la dialettica triadica di Hegel dove a vita
estetica e etica sono tesi e antitesi e la vita religiosa è sintesi.
Se si sceglie una possibilità le altre due sono automaticamente escluse.
Vita estetica: ricerca del piacere
Vita etica: un buon padre di famiglia
Vita religiosa: uomo di fede.
Scegliere una di queste vite cancella definitivamente quella precedente.
In aut-aut confronta vita estetica e vita etica e solo chi compie bene o male può fare una scelta
Esempio di vita estetica ovvero di colui che si abbandona ai piaceri e alla sensualità è il Don
Giovanni protagonista di un’opera di Mozart.
Don Giovanni esiste solo per il piacere e nel piacere, la sua figura non esiste se non quando
deve sedurre. Può infatti evitare la ripetizione ma la sua esistenza non eviterà la disperazione e
la noia, perché tutte le sue conquiste e le sue seduzione alla fine saranno effimere e svaniranno
e lui tenderà a restare solo, perciò è ritenuto una vittima delle sue vittime in quanto distrugge se
stesso mentre seduce un’altra donna.
Un'altra figura è Johannes un seduttore che quando vedrà la sua vittima cedere alla tentazione
data da lui, egli si ritirerà.
COme lui è ritenuto il vero seduttore ovvero chi non si concede mai alla sua vittima, in quanto il
suo trionfo è vedere la sua vittima cedere.
Anche se domina la seduzione, rimane disperato.
Chi compie invece la scelta etica vera e propria è colui che si vede nella figura di buon padre di
famiglia, di marito e buon lavoratore.
La sua scelta è data da un lunga riflessione, e sceglie una realtà concreta e non un sogno o una
fuga perenne. Scegli un’esistenza ordinata e conformista.
E’ Però una vita contraddittoria in quanto così via a cancellare la sua singolarità e diventa
un’esistenza ripetitiva e comunitaria.
Questa vita ha una condizione di assoluto bene che però ha anche una dimensione di peccato
che andrà a svuotarsi e subentrare nell’angoscia del vivere come una vita senza senso.
L’angoscia (consapevolezza che si hanno infinite scelte tra cui scegliere per la propria vita) è la
espressione della libertà umana, ma anche il peccato dell’allontanamento da Dio (Adamo che si
ribella agli ordini di Dio)
La vita religiosa è l’incontro con cristo ovvero Dio vivente (Dio si è fatto uomo e da uomo
morirà)
Viene ritenuto il cristianesimo uno scandalo, ed una figura di questa vita è Abramo(Cavaliere
della Fede) che è pronto a sacrificare la persona più cara a lui, suo figlio, per obbedire agli
ordini di una divinità, di Dio.