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ELEMENTI DI BASE PER IL LABORATORIO DI ELETTRONICA

1. – Multipli e sottomultipli

Per esprimere in forma concisa valori molto grandi o molto piccoli si utilizzano i multipli e i
sottomultipli.

Nome Simbolo Fattore


moltiplicativo
Tera T 1012
Multipli Giga G 109
Mega M 106
Kilo K 103
Unità di misura base (V, A, W, F, H, C, Hz, T)
milli m 10-3
Sottomultipli micro µ 10-6
nano η 10-9
pico p 10-12

Esempi

- R = 12000 Ω = 12 ⋅ 10 3 Ω = 12 KΩ

- I = 0,00023A = 0,00023 ⋅ 10 3 ⋅ 10 −3 A = 0,23 ⋅ 10 −3 A = 0,23mA oppure


I = 0,00023A = 0,00023 ⋅ 10 6 ⋅ 10 −6 A = 230 ⋅ 10 −6 A = 230µA

- W = 0,048W = 0,048 ⋅ 10 3 ⋅ 10 −3 W = 48 ⋅ 10 −3 W = 48mW

- Q = 0,00983C = 0,00983 ⋅ 10 3 ⋅ 10 −3 C = 9,83 ⋅ 10 −3 C = 9,83mC

- C = 0,00000001F = 0,00000001 ⋅ 10 9 ⋅ 10 −9 F = 10 ⋅ 10 −9 F = 10ηF

1.1. – Esercizi da assegnare

V = 0,037 V ; I = 0,00125A ; R = 120000 Ω ; Q = 0,00000327 C

L = 0,0074 H ; C = 0,000000012 C ; W = 0,002 W

1
2. – Resistenze. Codice dei colori e valori commerciali

Per individuare il valore di una resistenza si utilizza il codice dei colori.


Sul corpo della resistenza vi sono quattro fasce colorate. Ad ogni colore è associato un numero e ad
ogni fascia un significato.

Prima cifra Tolleranza


Seconda cifra
Fattore moltiplicativo

Colore Numero Colore Numero


Nero 0 Verde 5
Marrone 1 Blu 6
Rosso 2 Viola 7
Arancio 3 Grigio 8
Giallo 4 Bianco 9

La 4a fascia è oro se la tolleranza è del 5%, argento se la tolleranza è del 10%.

Esempi

giallo viola arancio oro


4 7 3 5% ⇒ R = 47 ⋅ 10 3 Ω = (47 ± 2,35)KΩ

verde blu rosso oro


5 6 2 5% ⇒ R = 56 ⋅ 10 2 Ω = (5,6 ± 0,28)KΩ

grigio rosso giallo oro


8 2 4 5% ⇒ R = 82 ⋅ 10 4 Ω = (820 ± 41)KΩ

Esercizi

Determinare il valore delle resistenze in base alle fasce colorate

- Arancio − bianco − marrone − oro


- Marrone − verde − arancio − oro
- Marrone − nero − giallo − oro
- Rosso − viola − rosso − oro
- Arancio − arancio − arancio − oro

2
I valori commerciali delle resistenze sono:

1 10 100 1K 10K 100K 1G


1,2 12 120 1,2K 12K 120K 1,2G
1,5 15 150 1,5K 15K 150K 1,5G
1,8 18 180 1,8K 18K 180K 1,8G
2,2 22 220 2,2K 22K 220K 2,2G
2,7 27 270 2,7K 27K 270K 2,7G
3,3 33 330 3,3K 33K 330K 3,3G
3,9 39 390 3,9K 39K 390K 3,9G
4,7 47 470 4,7K 47K 470K 4,7G
5,6 56 560 5,6K 56K 560K 5,6G
6,8 68 680 6,8K 68K 680K 6,8G
8,2 82 820 8,2K 82K 820K 8,2G

3. – Piastra per assemblaggi sperimentali (bread-board)

Faccia superiore

Collegamenti interni

3
4. Strumenti di uso comune nel laboratorio di elettronica

Gli strumenti che maggiormente si adoperano in un laboratorio di elettronica sono:

- Alimentatore stabilizzato
- Multimetro digitale
- Generatore di funzioni
- Oscilloscopio

4.1. – alimentatore stabilizzato

L’alimentatore stabilizzato fornisce, ai suoi terminali, una tensione continua quasi indipendente
dalla corrente erogata, purché tale corrente non superi il valore limite imposto dal costruttore I OMAX .
Se la corrente supera il valore I OMAX entra in funzione un circuito limitatore interno che porta a zero
la tensione d’uscita, limitando la corrente al valore I OMAX .
Se, inavvertitamente, si dovessero cortocircuitare i morsetti del generatore, il circuito limitatore
limiterà la corrente di corto circuito al valore I OMAX .

4.1.1. – Pannello tipo di un alimentatore doppio a tensione fissa

6V
5V 12V
LED

ON

OFF 2A

Presenta due alimentatori isolati fra loro la cui tensione può essere settata a 5V, 6V, 12V.
Si può ottenere una alimentazione duale collegando assieme il − del primo generatore a + del
secondo e prendendo questo collegamento come massa del circuito.

0V
+ −

+ GND −
Positivo rispetto Negativo rispetto
alla massa +VCC −VCC alla massa

4
4.1.2. – Pannello tipo di un alimentatore doppio a tensione variabile

tracking
LED

indipendent
corrente tensione corrente tensione
ON

+ − + −
+ −
OFF
5V

Presenta due alimentatori isolati fra loro la cui tensione può essere regolata da 0 a 20V.
Per entrambi è possibile fissare la corrente massima erogabile I OMAX . Sul pannello vi è un
interruttore, tracking/indipendent, che fa lavorare i due alimentatori in modo indipendente fra loro o
in modo tracking, ossia la tensione e la corrente I OMAX del secondo alimentatore viene imposta dalle
regolazioni del primo; tale modo di funzionamento viene utilizzato quando necessita una
alimentazione duale.
A volte è presente anche una uscita a 5V fissi.

4.2. – Multimetro digitale

Il multimetro digitale è uno strumento che consente di misurare tensioni continue e alternate,
correnti continue e alternate, valore di resistenza; in altre parole, può essere usato come voltmetro,
amperometro, ohmetro.
La visualizzazione del valore misurato avviene su un display a LED o a cristalli liquidi. In genere,
la cifra più significativa, quella più a sinistra nel display, può assumere solo i valori 0 e ±1- se il
multimetro ha in totale 5 cifre, si dice che è a 4½ digit; se a 6 cifre a 5½ digit. Il ½ sta ad indicare
che la cifra più significativa può assumere solo i valori 0 e 1. Il − si accende quando, ad esempio,
misurando un valore di tensione, si collega il punto a potenziale più basso all’ingresso
contrassegnato con + (rosso) e il punto a potenziale più alto all’ingresso contrassegnato con −
(nero).
Se si supera il fondo scala i display lampeggiano. Il fondo scala, poiché la cifra più significativa può
essere al massimo 1, risulta, nel caso di uno strumento a 4½ digit, di

1,9999 ; 19,999 ; 199,99 ossia circa 2 ; 20 ; 200

5
Le varie portate risultano multipli e sottomultipli di 2.

4.2.1. – Pannello tipo di un multimetro digitale 4½ digit

mA V, Ω

10A comune

ON OFF
20Ω 200Ω 2KΩ 20KΩ 200KΩ 2GΩ 20GΩ
Power
20µA 200µA 2mA 20mA 200mA 2A 10A
V= V≈ I= I≈ Ω 200µV 2mV 20mV 0,2V 2V 20V 200V

Seleziona la funzione Seleziona la portata

4.2.2. – Inserzione dello strumento nel circuito

Voltmetro: usato come voltmetro, ai terminali d’ingresso del multimetro deve esserci la stessa
tensione da misurare; pertanto, il voltmetro deve essere inserito in parallelo ai punti, o ramo, o
elemento di cui si vuole misurare la differenza di potenziale.

Il voltmetro è equivalente ad un voltmetro ideale con in serie una resistenza equivalente R iv .


Inserire un voltmetro in derivazione alla resistenza R 3 equivale a inserire in parallelo a R 3 una
resistenza di valore R iv ; ciò farà diminuire la resistenza complessiva tra i punti di cui si vuole
misurare la differenza di potenziale e, quindi, farà diminuire tale differenza di potenziale.
Nel caso del multimetro digitale, la resistenza R iv ha un valore prossimo ai 10MΩ. Se R 3 risulta
molto minore di R iv , il parallelo R 3 − R iv risulta circa uguale ad R 3 , ossia la differenza di
potenziale tra i punti considerati non cambia apprezzabilmente.
Nella maggior parte dei casi, l’inserzione del multimetro digitale (come voltmetro) non perturba la
tensione da misurare.

6
Amperometro: usato come amperometro, bisogna che la corrente da misurare attraversi lo
strumento; pertanto, l’amperometro va inserito in serie al ramo di cui si vuole misurare la corrente.

L’amperometro è equivalente ad un amperometro ideale con in serie una resistenza R ia . Inserire un


amperometro in serie alla resistenza R 3 equivale ad inserire in serie ad essa una resistenza di valore
R ia . Ciò farà aumentare la resistenza complessiva nel ramo di cui si vuole misurare la corrente, e,
quindi, farà diminuire tale corrente.
Nel caso del multimetro digitale, la resistenza R ia ha un valore di alcune decine di ohm. Per lo più,
R ia è trascurabile rispetto alla resistenza del ramo di cui si vuole misurare la corrente; pertanto,
nella maggior parte dei casi l’inserzione del multimetro digitale (come amperometro) non perturba
la corrente da misurare.

In prima approssimazione, il voltmetro digitale equivale ad un circuito aperto, l’amperometro


digitale equivale ad un corto circuito.

5. - Segnali

- Classificazione dei segnali

Segnale costante Continuo

Segnale Periodico
Segnale analogico
Aperiodico
Segnale variabile
Segnale digitale Segnale binario

- Segnale continuo: l’ampiezza (il valore) rimane costante nel tempo.

V(t)
E

7
- Segnale variabile: l’ampiezza (il valore) cambia nel tempo.

V(t)

- Segnale analogico: può assumere, nel tempo, tutti i possibili valori in un intervallo.

V(t)
VMAX

t
VMIN

- Segnale digitale: può assumere, nel tempo, un numero finito di valori compresi in un
intervallo(se i valori sono solo due si parla di segnale binario).

V(t) V(t)
VMAX VMAX

VMIN
t t
VMIN binario

- Segnale aperiodico: ha un andamento, nel tempo, del tutto casuale e non è, in genere,
esprimibile da alcuna espressione matematica.

- Segnale periodico: è un segnale le cui variazioni hanno un andamento ciclico: dopo avere
assunto, in una determinata successione, tutti i suoi possibili valori, il segnale ripete altri cicli
identici, ripetendo, nello stesso ordine e a distanza di uno stesso intervallo di tempo, tutti i valori
precedenti.

V(t) T
VMAX

VP A1
VMED VPP
VN A2 t
VMIN
T

- Segnale alternato: segnale periodico a valore medio nullo.

8
5.1. – Principali parametri dei segnali periodici

- Periodo (T): è l’intervallo di tempo sempre costante dopo il quale il segnale riacquista lo stesso
valore; ovvero, è l’intervallo di tempo sempre costante impiegato dal segnale a compiere un
ciclo.

1
- Frequenza (f): è il numero di cicli che il segnale compie in un secondo: f = . Tale grandezza,
T
che come dimensioni è s −1 , viene misurata in Hz (hertz).

- Valore massimo o di picco: è il valore più alto, e sempre uguale, raggiunto dal segnale in ogni
periodo.

- Valore minimo o di picco negativo: è il valore più basso, e sempre uguale, raggiunto dal
segnale in ogni periodo.

- Valore picco-picco: è l’ampiezza dell’intervallo di variazione del segnale, ossia la differenza


tra i due valori estremi (massimo e minimo).

- Valore medio in un periodo: è la media temporale dei valori assunti dalla grandezza periodica
in un ciclo. Per il segnale di figura, il valore medio si calcola come rapporto tra la somma
algebrica delle aree A1 e A 2 e il periodo T. Si prendono positive le aree al di sopra dell’asse
dei tempi, negative quelle al di sotto.

A1 − A 2
VMED =
T

1 T 1 t +T
T ∫0 T ∫t
Nel caso di un generico segnale: VMED = v ( t ) dt = v( t )dt

- Valore efficace o valore quadratico medio: è definito, per le grandezze elettriche, come il
valore della grandezza che, mantenuta costante in un resistore per un tempo pari a un periodo,
produrrebbe lo stesso effetto termico del segnale variabile (in inglese RMS, Root Mean Square):

VMED =
1 T
∫ [v ( t ) ]2
dt =
1 t +T
∫ [v(t )]2 dt
T 0 T t

5.2. – Segnali alternati di uso frequente

5.2.1. - Il segnale armonico o sinusoidale

Il segnale armonico è un segnale periodico a valore medio nullo la cui ampiezza varia nel tempo
con una legge esprimibile da una funzione sinusoidale:

9
v(t)
VM
VMsenϕ
T
v( t ) = VM sen(ωt + ϕ) VPP
t
–VM

dove VM è l’ampiezza (valore di picco), ω è la pulsazione o frequenza angolare, ϕ è la fase.

ϑ
Pulsazione, periodo, frequenza: la quantità ωt è un angolo: ωt = ϑ ⇒ ω = , quindi ω ha le
t
dimensioni rad/s, ossia ω è una velocità angolare. Il valore di ω definisce la velocità di variazione
della grandezza; tanto più grande è ω tanto più rapidamente varia v(t). Poiché in un periodo T

l’angolo varia di 2π , si ha: ω = = 2πf .
T

VM
Il valore efficace: Veff =
2

La fase iniziale: è un angolo e indica il fatto che il segnale armonico non “inizia” (cioè non passa
da zero con tendenza a crescere) nell’istante t = 0, ossia anticipa o ritarda, secondo che ϕ è positivo
o negativo, rispetto alla sinusoide con fase ϕ = 0.
v(t) v(t)
VM VM
VMsenϕ

t to t
–VM –VM
v(t) = VMsenωt ; ϕ = 0 v(t) = VMsen(ωt + ϕ) ; ∆t = –to

Poiché ϕ è una frazione di un angolo giro (2π), ∆t è una frazione del periodo T. ∆t si determina
imponendo v(t) = 0 quando si pone t = to:

v( t ) = VM sen (ωt o + ϕ) = VM sen ( −ω∆t + ϕ) = 0 ⇒

ϕ ϕ
⇒ − ω∆t + ϕ = 0 ⇒ ω∆t = ϕ ⇒ ∆t = ⇒ to = −
ω ω

– Se ϕ > 0 ⇒ t o < 0 ⇒ ∆t > 0 ⇒ il segnale è in anticipo rispetto a quello con fase nulla;

– Se ϕ < 0 ⇒ t o > 0 ⇒ ∆t < 0 ⇒ il segnale è in ritardo rispetto a quello con fase nulla.

10
Sfasamento tra due segnali armonici isofrequenziali

La scelta dell'istante t = 0 è un puro arbitrio di chi osserva o descrive un fenomeno. Perciò l'angolo
ϕ, finché ci si occupa di un singolo segnale, non ha alcuna rilevanza. Quando invece si osserva un
insieme di segnali di uguale frequenza (isofrequenziali), diviene importante tener conto dei
reciproci spostamenti nel tempo; in questo caso si fa, di solito, coincidere l'istante t = 0 con
l’”inizio” del ciclo di un segnale, che fa da riferimento, in modo che la fase iniziale di questo risulti
pari a zero, mentre gli angoli contenuti nelle espressioni di tutti gli altri segnali dell'insieme
rappresentano lo spostamento nel tempo di questi ultimi rispetto al segnale assunto come
riferimento.
Più segnali armonici isofrequenziali tra i quali non vi è spostamento nel tempo si dicono in fase tra
loro. Se invece vi è spostamento reciproco nel tempo i segnali si dicono sfasati e l’angolo che
quantifica tale spostamento viene chiamato angolo di sfasamento, o semplicemente sfasamento tra
i segnali stessi.
Lo sfasamento tra i segnali, a differenza della fase iniziale, non dipende dalla scelta, arbitraria, dell'
origine dell' asse dei tempi. .

v(t) v(t)

t t

in fase sfasati

5.2.2. - Il segnale triangolare

Un segnale triangolare è un segnale costituito dall’alternanza di una rampa crescente e da una


rampa decrescente.

v(t)
VMAX

VMED kT kT +T
T = T1 + T2
T1 T2 kT + T1 t
VMIN
T

Per ottenere l’equazione che descrive l’andamento del segnale nel tempo, si calcola l’equazione
della rampa crescente per t compreso nell’intervallo [kT; kT + T1 ) e l’equazione della rampa
decrescente per t compreso nell’intervallo [kT + T1 ; kT + T ) .

Rampa in salita per kT ≤ t < kT + T1

Si assume come punto iniziale (kT; VMIN ) . Si calcola il coefficiente angolare:

VMAX − VMIN VMAX − VMIN


m= = .
kT + T1 − kT T1

11
L’equazione della rampa è:

VMAX − VMIN − VMIN


⋅ (t − kT ) ⇒ v( t ) = MAX
V
v( t ) − VMIN = ⋅ (t − kT ) + VMIN
T1 T1

VMAX − VMIN V + VMIN


Posto = VM e MAX = VMED , si ha:
2 2


⎧VMAX − VMIN = 2VM ⎪VMAX = 2VM + VMIN ⇒ VMAX = VMED + VM
⎪ ⎪
⎨ ⇒ ⎨
⎪V ⎪
⎩ MAX + VMIN = 2VMED ⎪⎩2VM + VMIN + VMIN = 2VMED ⇒ VMIN = VMED − VM

Sostituendo nell’equazione della rampa crescente, si ha:

⋅ (t − kT ) + VMED − VM = VMED + ⋅ (t − kT ) − VM
2VM 2VM
v( t ) =
T1 T1

Rampa in discesa per kT + T1 ≤ t < kT + T

Si assume come punto iniziale (kT + T1 ; VMAX ) . Si calcola il coefficiente angolare:

VMIN − VMAX V − VMIN 2V


m= = − MAX =− M
kT + T − kT − T1 T − T1 T2
L’equazione della rampa è:

⋅ (t − T1 − kT ) ⇒ v( t ) = VMED − M ⋅ (t − T1 − kT ) + VM
2VM 2V
v( t ) − VMAX = −
T2 T2
Riassumendo

⋅ (t − kT ) − VM
2VM
⎪ VMED + per kT ≤ t < T1 + kT
T1
⎪⎪
v( t ) = ⎨

⎪VMED − M ⋅ (t − T1 − kT ) + VM
2V
per T1 + kT ≤ t < T + kT
⎪⎩ T2

Nel caso di onda triangolare con uguali semiperiodi e valore medio nullo, si ha:

v(t)
VM

kT kT +T
t
T/2 T/2 kT + T/2
–VM
T

12
⎧ 4VM
⋅ (t − kT ) − VM
T
⎪ per kT ≤ t < + kT
⎪⎪ T 2
v( t ) = ⎨
⎪ 4V
⎪− M ⋅ ⎛⎜ t − − kT ⎞⎟ + VM per
T T
+ kT ≤ t < T + kT
⎪⎩ T ⎝ 2 ⎠ 2

5.2.3. - Il segnale rettangolare

Il segnale rettangolare è un segnale che assume nel tempo due soli valori distinti, passando dall’uno
all’altro ad intervalli di tempo regolari; la transizione tra i due valori avviene in un tempo
teoricamente nullo.
v(t)
VMED+VM = VH

VMED
T = TH + TL
TH TL t
VMED–VM = VL
T

Il segnale rettangolare ideale è caratterizzato dai valori dei due livelli, che vengono di solito
chiamati livello alto VH e livello basso VL e dalla durata TH e TL di tali livelli.
L’equazione che descrive il segnale è:


⎪VH = VMED + VM per kT ≤ t < TH + kT

v( t ) = ⎨

⎪⎩VL = VMED − VM per TH + kT ≤ t < T + kT

VH − VL V + VL
avendo posto = VM e H = VMED .
2 2
Un altro parametro utilizzato nella descrizione dei segnali rettangolari è il ciclo utile (duty cycle),
definito come la durata percentuale del livello altro rispetto al periodo.

TH TH
D= ⋅ 100 = ⋅ 100 con 0 < D < 1
T TH + TL
Viene chiamato onda quadra un segnale rettangolare con ciclo utile del 50%.

v(t)
VM

T/2 T/2 t
–VM
T

13
Un segnale rettangolare con ciclo utile molto lontano dal 50% viene detto treno di impulsi o forma
impulsiva periodica.

v(t) v(t)
VH VH

VL t VL t
D = 10% D = 90%

5.2.4. - Il segnale TTL

v(t)
4V
T/2 T/2
0
T t

5.3. – Generatore di funzioni

Il generatore di funzioni è uno strumento in grado di fornire in uscita segnali sinusoidali, ad onda
quadra, ad onda triangolare, di tipo TTL, con possibilità di regolazione dell’ampiezza, della
frequenza, del valore medio (sovrapposizione al segnale di una componente continuo positiva o
negativa).

5.3.1. – Pannello tipo di un generatore di funzioni

x .1 x1 x 10 x 100 x 1K x 10Kx 100K 10 dB 20 dB 30 dB

Moltiplicatore Forma d’onda Attenuazione


frequenza

Ampiezza DC offset Duty


Frequenzimetro cycle
Selettore
frequenza

Power
Output TTL Output

14
- Power: pulsante di accensione.

- Moltiplicatore frequenza: mediante questi pulsanti si definisce la portata.

- Selettore frequenza: consente di regolare la frequenza in modo continuo nel campo dei valori
della portata scelta.

- Frequenzimetro: a volte è presente un frequenzimetro con visualizzazione numerica della


frequenza.

- Forma d’onda: pulsanti di selezione della forma d’onda.

- Ampiezza: consente di regolare l’ampiezza della forma d’onda in un campo definito (ad
esempio da 0,5V a 5V).

- Attenuazione: produce una attenuazione dell’ampiezza del segnale, ossia produce una
traslazione dell’intervallo di regolazione. Ad esempio, premendo il pulsante 20dB si passa
dall’intervallo di variazione 0,5V ÷ 5V all’intervallo di variazione 0,05 ÷ 0,5V, ossia si produce
una attenuazione di 10 volte dell’ampiezza. Ciò consente una migliore regolazione delle piccole
ampiezze.

- DC offset: consente di sommare al segnale d’uscita una componente continua positiva o


negativa, regolabile in un intervallo prefissato.

- Output: BNC tramite il quale si preleva il segnale.

- Duty cycle: consente di regolare, fissato il periodo (frequenza), la durata del livello alto rispetto
a quello basso, ossia rendere diseguali i due semiperiodi:

TH
D=
TH + TL

- Output: BNC tramite il quale si preleva il segnale.

- Output TTL: BNC tramite il quale si preleva un segnale TTL di cui si può regolare solo la
frequenza e il duty cycle.

15
5.4. – Oscilloscopio

È uno strumento che permette di visualizzare segnali periodici di tensione. È essenzialmente


costituito da un tubo a raggi catodici.

Lente
elettronica

Catodo Schermo
emettitore di ricoperto di
elettroni fosfori
f

Placche di Placche di
deflessione deflessione Fasce
verticale orizzontale intensificatrici

Il catodo emette, per effetto termoionico, elettroni. Tali elettroni vengono accelerati verso lo
schermo dalle fasce intensificatici, mantenute ad elevato potenziale positivo rispetto al catodo.
La lente elettronica riduce gli elettroni emessi ad un sottile fascio o pennello elettronico.
Le placche di deflessione spostano il fascio degli elettroni verticalmente e orizzontalmente.
Lo schermo è ricoperto di fosfori che, colpiti dagli elettroni, emettono, per un breve istante, luce. Se
un punto dello schermo viene colpito con frequenza sufficientemente alta, la luminosità del punto
sarà persistente.
Le placche di deflessione sono due armature metalliche parallele separate da una distanza d. a tutti
gli effetti sono assimilabili a dei condensatori.

Fascio Destra
elettronico

0V Schermo Vista dall’alto

Placche di
deflessione
Sinistra

Se tra le armature non è applicata alcuna differenza di potenziale, il fascio elettronico colpisce lo
schermo nel centro.
Se si applica una differenza di potenziale, il fascio elettronico verrà spostato verso destra o verso
sinistra a seconda della polarità della tensione applicata.

+ −

− +

16
Se si applica un segnale a dente di sega, il fascio elettronico spazzolerà in orizzontale lo schermo
periodica,mente.

T T T

In ogni periodo T il fascio elettronico si sposta da sinistra a destra con una velocità dipendente dalla
frequenza (ovvero del periodo) del segnale a dente di sega.
Lo schermo è quadrettato, con quadretti di un centimetro di lato.

Se la velocità di spazzolamento è bassa si vedrà un punto luminoso muoversi da sinistra a destra ; se


la velocità di spazzolamento è sufficientemente alta, si vedrà una riga luminosa continua.
I 10 quadretti in cui è suddiviso l’asse orizzontale vengono spazzolati in un tempo pari a T;
1
pertanto, la velocità di percorrenza di un quadretto è uguale a , ossia, relativamente al tempo,
10T
1
ogni quadretto vale . Se varia la frequenza (periodo) del segnale a dente di sega, varia anche il
10T
tempo di percorrenza associato ad ogni quadretto, ossia lo schermo, in orizzontale, può essere
spazzolato più o meno velocemente.
Se si applica, contemporaneamente, un segnale alle placche di deflessione verticale, il fascia
elettronico si sposterà verticalmente proporzionalmente al valore istantaneo della tensione applicata,
mentre si sposta da sinistra a destra, riproducendo la forma d’onda applicata, se la frequenza di tale
segnale è uguale o multiplo della frequenza del segnale a dente di segna.
Perché la visualizzazione della forma d’onda risulti chiara e stabile, la traccia oscillografica deve
iniziare sempre dallo stesso valore, ossia essa deve triggerare ad un determinato valore l’istante
iniziale della scansione orizzontale.

17
5.4.1. – Schema a blocchi e pannello tipo di un oscilloscopio

Sezione verticale
Amplificatore
Input Y Attenuatore verticale

Sezione trigger
Input trigger Syncro CRT
esterno

Sezione
Base tempi Amplificatore visualizzazione
orizzontale
Sezione orizzontale

Input X

Oscilloscopio a doppia X position Time/div Aut Man


Trigger mode

CH1 CH2 TV Ext


Base tempi

Trigger source
Ext. Trig. Ing.
Trigger level
CH1 CH2 Both Add x-y

Volt/div Volt/div
Y position Y position

Power Trace Input Y Input Y


Fuoco Intensità Cal rotation CH1 AC CH2 AC

DC DC

GND GND

Un tipico oscilloscopio è composto di quattro sezioni:

- Sezione verticale
- Sezione orizzontale
- Sezione trigger o di sincronizzazione
- Sezione visualizzazione

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Sezione verticale: è costituita da un attenuatore e da un amplificatore. L’attenuatore (un partitore di
tensione) permette di regolare la sensibilità dell’asse Y. L’amplificatore pilota le placche di
deflessione verticale. Il segnale d’ingresso viene inserito mediante un BNC.
In questa sezione sono presenti i comandi:

a. Volt/div: permette la regolazione dell’asse Y, ossia definisce il valore di ogni quadretto dello
schermo in Volt. Ad esempio, 2V/div indica che ogni quadretto vale 2V (ce n’è uno per ogni
ingresso).

b. CH1, CH2, Both, Add, x-y: con funzionamento con base dei tempi interna è possibile lavorare
con un singolo canale (CH1 o CH2), oppure con entrambi contemporaneamente (Both), o
visualizzare la loro somma (Add). In funzionamento x-y la scansione orizzontale viene pilotata
dal segnale presente su CH2 (sullo schermo si ha il grafico della funzione d’uscita).

c. AC, DC, GND: in modo AC viene eliminata dal segnale d’ingresso qualunque componente
continua (in serie al segnale viene inserita una capacità che blocca le componenti continue; in
modo DC viene visualizzato il segnale con tutte le sue componenti; in modo GND l’ingresso
viene connesso direttamente a massa (qualunque segnale d’ingresso viene cortocircuitato a
massa).

d. Y position: permette lo spostamento verticale della traccia oscillografica (ce n’è uno per ogni
ingresso).

Sezione verticale: è costituita dalla base tempi e da un amplificatore. La base tempi produce la
tensione a dente di segna per la deflessione orizzontale. L’amplificatore pilota le placche di
deflessione orizzontale. In questa sezione sono presenti i comandi:

a. Time/div: definisce la scala temporale dell’asse x, ossia definisce quanto vale ogni quadretto in
termini di tempo.

b. x position: consente di spostare la traccia oscillografica orizzontalmente.

Sezione trigger o di sincronizzazione: la finzione del trigger è quella di fare partire le scansioni
orizzontali quando il segnale d’ingresso assume sempre un determinato valore, ossia di
sincronizzare la scansione orizzontale al segnale da visualizzare (sincronizzare la base dei tempi al
segnale). In questa sezione sono presenti i comandi:

a. Trigger source: permette di selezionare il segnale scelto per la sincronizzazione del trigger. Se
si sceglie uno dei canali d’ingresso (CH1 o CH2), si dice che il trigger funziona con sorgente
interna. Se si sceglie Ext, la scansione orizzontale viene sincronizzata col segnale applicato
all’ingresso di sincronismo esterno, detto anche ingresso orizzontale o ingresso X. Se si sceglie
TV, la sincronizzazione avviene su forme d’onda tipiche di segnali dei ricevitori televisivi.

b. Trigger level: consente di fissare il valore della tensione del segnale a cui corrisponde l’inizio
della singola scansione orizzontale.

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c. Trigger mode: in funzionamento auto (Aut), la scansione orizzontale è attivata anche in assenza
di segnale da visualizzare; ciò garantisce la presenza della traccia orizzontale. In funzionamento
manuale (Man) e in assenza di segnale in ingresso non si ha alcuna traccia sullo schermo.

Sezione visualizzazione: tale sezione contiene i comandi per ottenere una buona definizione della
traccia sullo schermo. In questa sezione sono presenti i comandi:

a. Power: interruttore di accensione e spegnimento

b. Fuoco: regola la messa a fuoco della traccia.

c. Intensità: permette la regolazione dell’intensità luminosa della traccia.

d. Calibrazione: punto di prelievo di un segnale di determinata forma, ampiezza e frequenza per


la verifica del corretto funzionamento dell’oscilloscopio, per la calibrazione degli ingressi Y e
della base tempi.

e. Trace rotation: si tratta, in genere, della testa di una vite tramite la quale è possibile regolare la
perfetta orizzontalità della traccia.

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INDICE

1. – Multipli e sottomultipli 1
1.1. – Esercizi da assegnare 1
2. – Resistenze. Codice dei colori e valori commerciali 2
3. – Piastra per assemblaggi sperimentali (bread-board) 3
4. Strumenti di uso comune nel laboratorio di elettronica 4
4.1. – alimentatore stabilizzato 4
4.1.1. – Pannello tipo di un alimentatore doppio a tensione fissa 4
4.1.2. – Pannello tipo di un alimentatore doppio a tensione variabile 5
4.2. – Multimetro digitale 5
4.2.1. – Pannello tipo di un multimetro digitale 4½ digit 6
4.2.2. – Inserzione dello strumento nel circuito 6
5. - Segnali 7
5.1. – Principali parametri dei segnali periodici 9
5.2. – Segnali alternati di uso frequente 9
5.2.1. - Il segnale armonico o sinusoidale 9
5.2.2. - Il segnale triangolare 11
5.2.3. - Il segnale rettangolare 13
5.2.4. - Il segnale TTL 14
5.3. – Generatore di funzioni 14
5.3.1. – Pannello tipo di un generatore di funzioni 14
5.4. – Oscilloscopio 16
5.4.1. – Schema a blocchi e pannello tipo di un oscilloscopio 18

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