SIGMUND FREUD (1856-1939 inizio seconda guerra mondiale)
Sigismund Schlomo Freud, noto come Sigmund Freud (Freiberg, 6 maggio 1856 –
Londra, 23 settembre 1939), è stato un neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco,
fondatore della psicoanalisi, la più antica tra le correnti della psicologia dinamica. Fra
gli intellettuali più influenti del XX secolo, è noto per aver elaborato una teoria
scientifico-filosofica, secondo la quale i processi psichici inconsci esercitano influssi
determinanti sul pensiero, sul comportamento umano e sulle interazioni tra individui.
Ricoeur definisce “maestro del sospetto” Marx, Nietzsche e Freud, perché anche se
affrontando ambiti diversi, si riferiscono tutti e tre alla conoscenza umana, e a quei
progetti di costruzione delle false credenze, si occupano di indagare quelle che noi
chiamiamo verità e smascherarle. Si occupano di demistificazione. Marx lo fa
nell’ambito socio-economico, mentre Nietzsche lo fa nell’ambito etico. Freud è inserito
tra i maestri del sospetto perché è andato a fondo nella psiche umana, capendo che la
psiche non coincide con la ragione e con l'io, ma la psiche umana è un luogo molto
tormentato, costituita da luoghi (così li chiama Freud).
Freud elabora due topiche:
1. Divide la psiche umana in conscio, preconscio e inconscio. Freud però pensò che
rappresentarci la psiche così sembrasse qualcosa di molto statico, sembrava che ogni
luogo avesse una fissità. Se certe esperienze rimangono nell'inconscio cercano di
emergere, e possono diventare sintomi psicotici.
2. L'es, l'io e il super io. L'es corrisponde all'inconscio della prima topica, l'io al
conscio. Il super io, invece, è la coscienza morale, precetti morali che consentono al
bambino di maturare una moralità, cos’è il bene e cos'è il male. La seconda topica è
una rappresentazione della psiche più dinamica, la psiche è fatta di istanze che vivono
anche in conflitto tra loro.
La nostra coscienza (io) deve fare i conti con i desideri pulsionali (dell'es, che non ha
regole) e dei precetti morali del super io, l’io è continuamente in cerca di un equilibrio.
Per Freud, infatti, non esiste una distinzione netta tra il malato e la persona sana,
ognuno di noi può avere una serie di situazioni che irrompono nella vita, ma
soprattutto l'equilibrio dell'io è difficile da mantenere, serve tutta una vita perché la
nostra coscienza sia in grado di controllare i desideri pulsionali e il dovere morale.
Il sospetto di Freud consiste nel fatto che non è l'io, non è la coscienza ad orientare la
nostra vita, ma lui dice che è più l'es (l’inconscio) ad incidere sulla nostra vita, rispetto
alla parte razionale. L'es condiziona l'io, se questo condizionamento diventa sintomo
psicotico, ciò porta a far venire a galla tutto ciò che è stato messo nell'inconscio.
Anche qui parliamo di liberazione della coscienza.
Accenno biografico
Freud nasce a Freiberg, in Moravia (attuale Repubblica Ceca) all'epoca faceva parte
dell'impero Austro-Ungarico. È di religione ebraica, tant'è che poi i libri della psicanalisi
saranno bruciati e lo stesso Freud, con l'affermazione del nazismo, andrà a Londra. Ma
la famiglia di Freud non è una famiglia praticante, e poi Freud svilupperà un'analisi
della religione molto critica, che lo porterà all'ateismo.
Si trasferiscono a Vienna quando Freud è piccolo, perché il padre era un commerciante
di lana. Intraprende gli studi classici, si appassionerà all'archeologia, sarà un
estimatore di materiali di scavo, probabilmente questa sua passione si è trasformata
nella psicanalisi (lui stesso lo scrive, scavare come nella coscienza umana).
Si laurea poi in medicina a Vienna nel 1881, e si specializza nello studio dell'attività
celebrale. Farà esperienze nell’ambito della fisiologia, cioè lavorerà in laboratori che
studiano il funzionamento del cervello, infatti, il sogno verrà studiato su basi
fisiologiche, poi, però, maturerà il fatto che il sogno abbia un senso e che vada
decifrato.
La collaborazione nell’ospedale di Vienna con il medico Breuer sarà determinante per
la specializzazione in neuropsichiatria e per l’osservazione di alcuni casi clinici. Sarà
importante anche l'esperienza nell'ospedale francese, di psicologia, del Salpêtrière a
Parigi, accanto al medico Charcot.
Freud poi si distaccherà da Breuer perché sostituirà il metodo catartico, o ipnotico con
quello psicanalitico. Scriverà un libro “L'interpretazione dei sogni”, dove preannuncia
la teoria del sogno, pubblicato nel 1900, la definisce "la più valida delle mie scoperte,
un'intuizione che se capita, capita una sola volta". Morì di cancro alla mascella nel
1939.
Quando la psicanalisi comincia ad avere successo, molti studenti e medici vedono
Freud come grande maestro, arrivano da tutt’Europa, e si crea un circolo, nasce la
società internazionale di psicoanalisi, che promuoverà degli incontri negli Stati Uniti.
Tra i suoi allievi più di spicco ci sono Jung e Adler, che si distaccheranno per elaborare
un nuovo orientamento della psicologia.
Tra i suoi scritti dobbiamo ricordare "Studi sull'isteria" in cui si sostiene che il
soggetto isterico, in stato ipnotico, torna all'origine del trauma, illumina quei punti
oscuri che durante la sua vita hanno generato la malattia e che sono nascosti nel
profondo, afferra la causa del male e, in una specie di catarsi, si libera dal disturbo. È
così che ha inizio la teoria psicoanalitica. "Psicopatologia della vita quotidiana",
abbiamo libri dove si descrivono casi clinici, senza mai dire il nome, ci sono nomi fittizi.
"Al di là del principio del piacere", e ricordiamo anche l'ultimo scritto: "Il disagio
della civiltà", profetico perché poi scoppierà la seconda guerra mondiale.
Charcot fu un grande neurologo. Freud grazie alla frequenza del neurologo Charcot e
Breuer riesce a fare una seria di osservazioni e a svincolarsi da questi grandi pionieri
della psichiatria. Freud incontrerà tanta ostilità nel mondo accademico, non riuscirà ad
affermarsi nell’università e nella medicina, sarà difficile per lui fare ricerca e portare
avanti ipotesi che sembrano fantasiose. Incontrerà ostilità anche da parte della
medicina tradizionale e psicologia del tempo. La metodologia della psicologia insieme
alla sociologia nasce nell’800, quella di Freud è una branca della psicologia, è una
psicologia da cui poi viene la psicanalisi, fondata sulla parola e sull’interpretazione
delle parole. Quindi le sedute psicanalitiche di fondano sul colloquio, sulle parole che il
paziente riferisce.
Charcot e Breuer utilizzavano metodo ipnotico, visto come catartico, tuttavia prima
che Freud intuisse inconscio (le basi dei sintomi erano ritenuta organiche) le malattie
psicotiche venivano associate a problemi del cervello, cioè le basi di questi sintomi
venivano ritenute organiche.
Già Breuer si avvicina all’intuizione che al di là dell'organo esista un mondo, un luogo
che va indagato e lo fa quando segue Bertha Pappenheim. Bertha è una ragazza colta
benestante di 20 anni, che ha una seria di sintomi (difficoltà a bere, mangiare,
vedere), per questo viene portata da Breuer. Bertha è reduce da un periodo doloroso,
perché ha assistito suo padre, il quale ha avuto una lunga malattia. Ha una tosse che
non scompare, non c’è nessuna causa che possa rimandare a qualcosa di fisico.
Quando il rapporto di Breuer e Bertha diventa tropo personale sarà l’efficacia della
terapia che comincia a risentirne. Breuer è attratto da questa ragazza, e sembra che
anche la ragazza provi sentimenti affettivi. Questo Freud lo definirà transfert, cioè il
trasferimento di sentimenti impropri sul medico. Servirà fare, dice Freud, il
controtransfert, cioè riportare tutto al punto di partenza.
La confidenza, dice Freud, è fondamentale, così come il rapporto di fiducia, ma è
necessario dover mutare il corso delle cose. Freud avrà a che fare con Bertha (o Anna
O.) e capirà che i suoi sintomi sono simili a quelli di altre donne, l’isteria (prettamente
femminile). Freud comprende che esiste un’origine sessuale della patologia,
probabilmente legato ai tabù e alla moralità che una donna borghese deve
interiorizzare. L’impossibilità di realizzare la propria sessualità, agli occhi di Freud, può
essere l’origine della sintomatologia.
Inizialmente Freud ritiene che molti pazienti abbiano avuto esperienze sessuali
rimosse o incestuose e questa rimozione si è poi trasformata in una sintomatologia
psicotica. Poi resta sempre più convinto che la mente produce rappresentazioni.
Quindi non è che Anna O. abbia avuto rapporti con il padre, lei probabilmente ha
desiderato questo, ma non è accaduto nulla, però il desiderio comporta la colpa.
La neurologia ha insegnato a Freud che il cervello è fatto di energia che ha bisogno di
essere scaricata. Questa necessità significa che è necessario un oggetto su cui
scaricarla, che per Freud è di origine sessuale, legata al desiderio.
1. Quando il bambino nasce si allatta al seno materno, che per Freud è chiamata FASE
ORALE (piacere legato alla bocca), e questo è legato al desiderio di bere il latte.
2. La seconda fase è quella ANALE e corrisponde a quando il bambino è autonomo.
3. Poi c’è la FASE GENITALE, in cui all’asilo bambino e bambina iniziano a guardarsi, in
cui si prova piacere ma è semplicemente esplorazione.
4. Poi c’è FASE LATENZA e DI UNA VITA ADULTA.
Può anche avvenire che ci sia una fissazione, oppure una regressione di queste fasi,
può essere che il bambino a 6 anni vuole il ciuccio.
Per Freud non siamo liberi, perché su noi agiscono sempre impulsi.
Piccola ripetizione
Non c'è una distinzione netta tra patologia e sanità. Noi possiamo sperimentare questa
indagine interiore in base ai nostri comportamenti, piccole ossessioni. Anche il nostro
modo di essere è frutto di una serie di dinamiche inconsce. La psicanalisi è un campo
che coinvolge tutti, diventa interessante scoprire perché ci comportiamo in un
determinato modo, perché siamo così. Conosci te stesso, più mi conosco più so cosa
sono, cosa voglio e cosa voglio diventare, principio individuazione, scopriti, diventa ciò
che sei e la psicanalisi aiuta tanto a fare questo.
Il sogno è importante, parliamo di sogni particolari, ricorrenti, che hanno un contenuto
latente e vanno interpretati, perché nell'inconscio non agisce la ragione. (Per cui
quando sogno di essere bambina o anziana, io non capisco perché sono bambina o
anziana.)
Il limite della psicoanalisi
Ci sono anche delle proiezioni di situazioni mai vissute, ciò che arriva alla coscienza
può essere anche una minima parte. L'efficacia della psicanalisi è sempre relativa.
La società impone delle morali, da cui noi siamo limitati.
La morale vittoriana colpiva soprattutto la donna, non a caso sono le donne che
spesso vanno incontro all'isteria.
Secondo Freud noi non siamo liberi, perché su di noi agiscono questi impulsi, ma ci
illudiamo di essere liberi.
Prima si pensava che le malattie mentali dipendessero dal fisico.
Dall’ipnotismo alla psicoanalisi
Negli studi sull'isteria, Freud non si era reso conto del fatto che dietro le nevrosi non
agiscono eccitamenti effettivi, di natura generica, ma solo a carattere sessuale,
trattandosi sempre di conflitti sessuali attuali o di ripercussioni di avvenimenti sessuali
trascorsi. Tuttavia, l’ipnotismo aveva svelato delle forze e aveva fatto intravedere un
mondo. Freud si chiede la ragione per la quale molte cose vengano dimenticate dai
soggetti, si rende conto che tutte le cose dimenticate sono state rimosse perché
considerate temibili, dolorose e vergognose, per rendere il soggetto nuovamente
cosciente era necessario vincere nel paziente una resistenza, mediante una continua
opera di esortazione e di incoraggiamento.
Freud si accorgerà che tale resistenza dovrà essere vinta diversamente (attraverso la
tecnica della “associazione libera”), ma intanto era sorta la teoria della rimozione.
In ogni essere umano operano tendenze o forze o pulsioni che spesso entrano in
conflitto. La nevrosi si ha quando l'lo cosciente blocca l'impulso e a esso nega
l’accesso «alla coscienza e alla scarica diretta»: una resistenza "rimuove" l'impulso
nella parte "inconscia" della psiche. Nella pratica ipnotica si trattava di far "scaricare"
gli impulsi avviati su una falsa strada; ora, invece, diventava necessario «scoprire le
rimozioni ed eliminarle per mezzo di un'opera di valutazione, che accettasse o
condannasse definitivamente ciò che il processo di rimozione aveva escluso».
Inconscio
È l'inconscio che sta dietro le nostre libere fantasie; è esso che genera le nostre
dimenticanze, che cancella dalla nostra coscienza nomi, persone, eventi. Dove
troviamo la causa di questi atti mancati, cioè dei nostri lapsus? Non sorgono forse essi
«dalla contrapposizione di due diverse intenzioni».
Il sogno
Il sogno è un sintomo nevrotico incompreso, alla stessa guisa di un'idea delirante o
ossessiva; prescindendo dal suo contenuto apparente e, infine, facendo oggetto della
libera associazione ciascuno dei suoi diversi elementi, si giunse a un risultato del tutto
diverso». Il risultato fu che nel sogno c’è un “contenuto manifesto" (quello che si
ricorda e si racconta, quando ci si sveglia) e un "contenuto latente" (quel senso del
sogno che l'individuo non sa riconoscere). Ebbene, proprio questo contenuto latente
contiene dei segni il vero significato del sogno stesso, mentre il contenuto manifesto
non è altro che una maschera, una facciata.
Lo psicoanalista è anche, e spesso soprattutto, un "interprete dei sogni"; deve rifare il
cam-mino verso il contenuto latente del sogno, contenuto "sempre pieno di
significato" a partire dal contenuto manifesto "spesso del tutto insensato". La tecnica
analitica, per mezzo di libere associazioni, "permette di individuare ciò che è
nascosto".
E nelle radici nascoste dei sogni noi troviamo impulsi rimossi che il sogno, data la
diminuita vigilanza esercitata dall'io cosciente durante il sonno, cerca di soddisfare: «Il
sogno costituisce la realizzazione di un desiderio», di un desiderio che la coscienza
reputa magari vergognoso e che è proclive a ripudiare con stupore o con indignazione.
«Il sogno è la realizzazione (mascherata) di un desiderio (rimosso)».
La libido
Come nella storia della terra le stratificazioni precedenti sprofondano ma non
scompaiono; così anche la psiche è stratificata.
E il ricordare, lo sbagliare, il dimenticarsi, i sogni, le nevrosi trovano la loro
spiegazione causale in pulsioni respinte e in desideri rimossi nell'inconscio, ma non
cancellati. Freud si chiede il motivo per cui certi desideri e certi ricordi sono a
disposizione della coscienza, mentre altri paiono essere, almeno in apparenza,
sottratti a essa e rimossi nell'inconscio. La ragione di ciò, secondo Freud, è da trovare
nel fatto che si tratta di pulsioni e di desideri in palese contrasto con i valori e le
esigenze etiche proclamate e ritenute valide dall'individuo cosciente. Per cui quando
c'è incompatibilità tra l'io cosciente (i suoi valori, i suoi ideali, i suoi punti di
riferimento, ecc.) certe pulsioni e certi desideri, allora entra in azione una sorta di
"repressione" che strappa queste cose "vergognose" e "indicibili" alla coscienza e le
trascina nell'inconscio, da dove una continua "censura" cerca di non farle riaffiorare
alla vita cosciente.
Freud riconduce la vita dell'uomo a una originaria libido, cioè a una energia connessa
principalmente al desiderio sessuale: «Analoga alla fame in generale, la libido designa
la forza con to la quale si manifesta l'istinto sessuale».
Le pulsioni sessuali vengono rimosse, per poi riapparire nei sogni e nelle nevrosi.
Sessualità repressa che esplode in malattia o ritorna in parecchi sogni. E proprio
analizzando questi sogni, Freud scopre la sessualità infantile. Sono i sogni degli adulti
che, infatti, rimandano di frequente a desideri inesauditi, desideri inappagati della vita
"sessuale infantile".
Sessualità infantile
Il bambino non è privo di istinti, e tanto meno privo di pulsioni erotiche. Il fanciullo,
dice Freud, presenta dall'età più tenera le manifestazioni di questo istinto, «egli ha con
sé queste tendenze venendo al mondo, ed è da questi primi germi che nasce, nel
corso di un'evoluzione piena di vicissitudini e con numerose tappe, la sessualità detta
normale dell'adulto».
«La principale fonte del piacere sessuale infantile è l'eccitazione di certe parti del
corpo particolarmente sensibili, oltre che degli organi sessuali: la bocca, l'ano, l'uretra,
così come l'epidermide e altre superfici sensibili.»
La sessualità infantile è quindi "autoerotismo" che si manifesta come "conquista del
piacere" che trova in "zone erogene" del corpo l'oggetto stesso del piacere. Un primo
grado di organizzazione degli istinti sessuali infantili «compare sotto il predominio
delle componenti orali», segue poi una fase anale, dominata dal piacere di soddisfare
lo stimolo delle evacuazioni (la fase anale copre il periodo del secondo e del terzo
anno di vita); solo la terza fase (fase fallica: 4-5 anni) porta con sé il primato dei
genitali, nel senso che il bambino cerca godimento nel toccarsi i genitali, e prova un
nuovo e particolare interesse per i genitori.
E a questo punto appare un processo cui spetta, ad avviso di Freud, una parte
importantissima nella vita psichica. Si tratta della crisi edipica.
Il complesso di Edipo
«Il bimbo concentra sulla persona della madre i suoi desideri sessuali e concepisce
impulsi ostili contro il padre, considerato come un rivale. I sentimenti che si formano
durante questi rapporti non sono solo positivi, cioè affabili e pieni di tenerezza, ma
anche negativi, cioè ostili. Si forma un complesso (vale a dire un insieme di idee e di
ricordi legati a sentimenti molto intensi). Possiamo supporre che esso costituisca, con
le sue implicazioni, il complesso centrale di ogni nevrosi, e noi ci aspettiamo di
trovarlo non meno attivo negli altri campi della vita psichica.»
Nella tragedia greca, Edipo, figlio del re di Tebe, uccide suo padre e prende in moglie
la pro pria madre. Questo mito, dice Freud, «è una manifestazione poco modificata del
desiderio infantile contro il quale si alza più tardi, per scacciarlo, la barriera
dell'incesto».
Nell'impossibilità di soddisfare il suo desiderio, il bimbo si assoggetta a quel
competitore, il genitore di cui è geloso, e costui diviene il suo padrone interiore. E con
l'interiorizzazione di un censore interno la crisi edipica passa, ma intanto si è
instaurato il Super-Ego, e con esso la morale.
Allo stadio fallico segue un periodo di latenza «durante il quale sorgono le formazioni
reattive della morale, del pudore e della ripugnanza». Tale periodo di latenza dura fino
alla pubertà, quando entrano in funzione le ghiandole sessuali e l'attrazione verso
l'altro sesso porta all'unione sessuale. Siamo così nel periodo propriamente genitale.
Freud deduce «di aver in primo luogo sciolto la sessualità dai suoi legami troppo stretti
con i genitali», definendola come una funzione somatica più vasta che tende,
anzitutto, verso il piacere, e che solo secondariamente entra al servizio della
riproduzione. In secondo luogo, abbiamo incluso fra gli istinti sessuali anche tutti gli
impulsi solamente affettuosi, amichevoli, per i quali adoperiamo, nel linguaggio
corrente, la parola "amore".
Il lavoro dell’analista
Freud fu costretto dalle esperienze, che venivano via via accumulandosi nel corso
delle sue indagini, in primo luogo a scartare le tecniche ipnotiche e poi anche a
superare quell'azione "insistente e rassicurante" esercitata sul malato perché vincesse
la resistenza. La tecnica che a Freud risultò maggiormente adeguata fu quella della
associazione libera delle idee: l'analista fa sdraiare il soggetto su di un divano, in un
ambiente dove non ci sia una luce troppo intensa, in modo da porre il paziente in una
situazione di rilassamento; l'analista si pone dietro al paziente e lo invita «a
manifestare tutto quello che giunge al suo pensiero, quando egli rinunci a guidare il
pensiero intenzionalmente».
Questa tecnica non esercita costrizioni sul malato ed è una via efficace per giungere
alla scoperta della resistenza: «La scoperta della resistenza è il primo passo verso un
suo superamento». Ovviamente, perché l'analisi proceda nel giusto senso, occorre che
l'analista abbia sviluppato un'arte dell'interpretazione, il cui fruttuoso impiego, per
aver successo, richiede tatto ed esperienza». L'analista non costringe il paziente, lo
guida, lo invita a lasciare via libera alle idee che gli vengono in mente; suggerisce
talvolta la parola, cercando di vedere quali altre idee e sentimenti essa susciti nel
paziente. E tutto viene registrato e scritto dall'analista: non solo quello che il paziente
dice, ma anche le sue esitazioni, e soprattutto le sue resistenze. L'analista lavora,
dunque, sulle libere associazioni del paziente. Ma nella pratica analitica un ruolo
primario ha l'interpretazione dei sogni, i quali hanno un legame profondo con desideri
repressi nell'inconscio, e quasi sempre questi desideri sono di natura sessuale.
l'analista è un interprete degli atti mancati, dei lapsus, delle dimenticanze, dei ritardi,
dei sogni a occhi aperti, delle associa- zioni immediate, insomma di tutto ciò che
costituisce la "psicopatologia della vita quoti- diana". È attraverso queste brecce e per
questi sentieri che l'analista intende riportare il paziente al suo inconscio, a quegli
ingorghi che hanno causato la malattia e che pongono il soggetto in stato talvolta di
insopportabile sofferenza. Solo scoprendo la causa della malattia si possono sciogliere
i nodi; solo sapendo cosa è avvenuto ci si può liberare dalla sofferenza. Questa è la
ragione per cui «dov'era l'Es, deve diventare l'lo». È «la trasformazione dell'inconscio
in conscio la via della guarigione, anche se talvolta può capitare che il medico «prende
le difese della malattia da lui combattuta».
La teoria del transfert
In ogni trattamento analitico si stabilisce, senza alcun intervento del medico,
un’intensa relazione sentimentale del paziente con la persona dell'analista. Tale
fenomeno Freud chiamò transfert.
esso può manifestarsi anche in una tale ostilità da formare lo strumento principale
della
resistenza e da mettere in pericolo lo stesso risultato del trattamento.
In ogni caso, senza transfert, nessuna analisi è possibile. I transfert è un fenomeno
umano generale. L'analista rileva il transfert e lo isola. ll transfert viene reso cosciente
al malato dall'analista, e viene risolto quando il paziente acquista la convinzione che,
nel suo comportamento determinato dal transfert, egli rivive relazioni che provengono
dalle sue più
antiche cariche affettive dirette verso un oggetto e appartenenti al periodo rimosso
della
sua infanzia. E attraverso tale lavoro che il transfert diviene il migliore strumento della
cura analitica, dopo essere stato l'arma più importante della "resistenza"; La sua
utilizzazione e il suo sfruttamento costituiscono, in ogni modo, la parte più difficile e
importante
della tecnica analitica.
Es, Ego, Super-Ego
L’Es (in tedesco "Es" è il pronome neutro dimostrativo ed equivale all'Id latino) è
l'insieme degli impulsi inconsci della libido; è la sorgente dell'energia biologico-
sessuale; è l'inconscio amorale ed egoistico.
L’Ego è "la facciata" dell'Es; è il rappresentante conscio dell'Es;
I Super-Ego si forma verso il quinto anno di età e differenzia (per grado e non per
natura) l’uomo dall'animale; è la sede della coscienza morale e del senso di colpa, Il
Super-Ego nasce come interiorizzazione dell’autorità familiare e si sviluppa
successivamente come interiorizzazione di altre autorità, come interiorizzazione di
ideali, di valori, modi di comportamento proposti dalla società.
L’Ego, dunque, si trova a commerciare tra l'Es e il Super-Ego, tra le pulsioni dell’Es,
aggressive ed egoiste, che tendono a una soddisfazione irrefrenabile e totale e le
proibizioni del Super-Ego, che impone tutte le restrizioni e le limitazioni della morale e
della "civiltà"
In altri termini, l’individuo sotto la spinta originaria di una energia biologico-sessuale.
Ma queste forze istintive sono regolate da due principi: quello di piacere e quello di
realtà. Per il principio di piacere, la libido tende a trovare un soddisfacimento
immediato e totale. Su questa strada, però, essa trova quel censore che il principio di
realtà che costringe le pulsioni egoistiche, aggressive e autodistruttive a incanalarsi
per altre vie, le vie della produzione artistica, della scienza, e così via: le vie della
civiltà. Tuttavia, davanti alle repressioni del principio di realtà, l'istinto non desiste e
non si dà affatto per vinto e cerca altri sbocchi per il suo soddisfacimento. E allora, se
non riesce a "sublimarsi in opere d'arte, risultati scientifici, realizzazioni tecnologiche,
educative o umanitarie, e se, d'altra parte, gli ostacoli che incontra sono massicci e
impermeabili a qualsiasi deviazione sostitutiva, la spinta dell'istinto si trasforma in
nevrosi.