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BALBI

Criminalia

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O

Criminalia
Annuario di scienze penalistiche

Comitato di direzione
Stefano Canestrari, Giovanni Canzio,
Adolfo Ceretti, Cristina de Maglie,
Luciano Eusebi, Alberto Gargani,
Fausto Giunta, Vincenzo Maiello,
Marco Nicola Miletti, Renzo Orlandi,
Michele Papa, Carlo Piergallini,
Francesca Ruggieri

Coordinatore
Fausto Giunta

Comitato di redazione
Alessandro Corda, Roberto Cornelli, Gianfranco Martiello,
Claudia Mazzucato, Dario Micheletti, Gherardo Minicucci,
Daniele Negri, Caterina Paonessa, Antonio Vallini, Vito Velluzzi

Coordinatore
Dario Micheletti

Direttore responsabile
Alessandra Borghini

[Link]/criminalia

Registrazione Tribunale di Pisa 11/07 in data 20 Marzo 2007


Criminalia
Annuario di scienze penalistiche

2018

Edizioni ETS
[Link]

© Copyright 2019
EDIZIONI ETS
Palazzo Roncioni - Lungarno Mediceo, 16, I-56127 Pisa
info@[Link]
[Link]

ISBN 978-884675634-3
ISMN 1972-3857
INDICE

Primo Piano
MARTA BERTOLINO
Diritto penale, infermità mentale e neuroscienze 13

GIOVANNI CANZIO
Multiculturalismo e giurisdizione penale 53

MAURIZIO CATINO
Fare luce sulla zona grigia 65

CRISTINA DE MAGLIE
La lingua del diritto penale 105

ALBERTO GARGANI
Depenalizzazione e “materia penale”. La graduazione delle garanzie 143
tra forma e sostanza

MICHELE TARUFFO
Note sparse su certezza e coerenza della decisione giudiziale 161

I grandi temi La tutela della persona umana


ROBERTO BARTOLI
Brevi riflessioni sul fine vita a partire dai concetti di uomo, individuo e
persona 177

GIOVANNI FLORA
La tutela della libertà sessuale ed i tormenti di Cupido nell’era postmoderna 189

FAUSTO GIUNTA
I beni della persona penalmente tutelati: vecchie e nuove sfaccettature 195
4

MICHELE PAPA
La fisiognomica della condotta illecita nella struttura dei reati sessuali:
appunti per una riflessione sulla crisi della tipicità 213

ANTONIO VALLINI
Il “discorso” giuridico in tema di “persona”: abbozzo di un lessico 223

I grandi temi Negazionismo


GIULIANO BALBI
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 233

FILIPPO BELLAGAMBA
Dalla criminalizzazione dei discorsi d’odio all’aggravante del negazionismo:
nient’altro che un prodotto della legislazione penale “simbolica”? 265

CORRADO DEL BÒ
Tollerare l’intollerabile. Il negazionismo tra etica e diritto 291

I grandi temi Tortura


GIOVANNI CANZIO
I crimini di guerra nazisti in Italia (1943-1945) nella giurisprudenza
della Corte di cassazione 305

STEFANIA CARNEVALE
Tortura e maltrattamenti in carcere: i presidi di diritto processuale
e penitenziario a supporto degli strumenti sostanziali 325

LUCIA RISICATO
L’ambigua consistenza della tortura tra militarizzazione del diritto penale
e crimini contro l’umanità 351
5

Il punto su… La nuova disciplina dell’art. 162-ter c.p.


GIAN PAOLO DEMURO
L’estinzione del reato mediante riparazione 373

SERGIO SEMINARA
Perseguibilità a querela ed estinzione del danno per condotte
riparatorie: spunti di riflessione 383

Il punto su… La corruzione tra privati


FRANCESCO MACRÌ
La corruzione tra privati (art. 2635 c.c.): i recenti ritocchi della legge
“spazzacorrotti” (l. n. 3/2019) e i problemi di fondo della disciplina italiana
alla luce dell’esperienza comparatistica 405

ANDREA FRANCESCO TRIPODI


La corruzione tra privati. Un’analisi diacronica dello spettro offensivo
della fattispecie ovvero la concorrenza come figlia di un dio minore 437

Antologia
FABIO BASILE
Violenza sulle donne e legge penale: a che punto siamo? 463

FRANCESCO CALLARI
La rivisitazione in malam partem del giudicato penale: dal contrasto
del terrorismo e della criminalità organizzata ad orizzonti futuribili 475

ALBERTO CAPPELLINI
Machina delinquere non potest? Brevi appunti su intelligenza artificiale
e responsabilità penale 499

GAETANO CARLIZZI
Il principio del libero convincimento come guida per il legislatore
e per il giudice nel campo del processo penale 521
6

RICHARD DUBÉ – MARGARIDA GARCIA


L’opinione pubblica come fondamento del diritto di punire:
frammenti di una nuova teoria della pena? 537

FAUSTO GIUNTA
Culpa, culpae 569

GAETANO INSOLERA
Dalla difesa legittima all’offesa legittimata? Ragioni a confronto
sulle proposte di modifica all’art. 52 c.p. 601

MASSIMILIANO LANZI
Preterintenzione e reato aberrante, tra vecchi paradigmi e nuove esigenze
di tutela 611

GIORGIO MANIACI
Harm principle e offence principle secondo un’etica liberale 643

GIANFRANCO MARTIELLO
Violenza pubblica potenzialmente letale e diritto alla vita ex art. 2 CEDU:
a proposito dell’art. 53 c.p. “convenzionalmente riletto” 681

DARIO MICHELETTI
La responsabilità penale del medico tra colpa generica e colpa specifica 705

GHERARDO MINICUCCI
Brevi riflessioni sulle contaminazioni linguistiche nel diritto penale 745

PIER FRANCESCO POLI


La colpa grave quale limite all’imputazione per colpa: uno sguardo
ai codici dell’Italia unita 765

VICO VALENTINI
Dovere di soccorrere o diritto di speronare? Qualche spunto (quasi) a caldo
sul caso Sea Watch 3 785
TABLE OF CONTENTS

On the front page


MARTA BERTOLINO
Criminal law, insanity, and neuroscience 13

GIOVANNI CANZIO
Multiculturalism and criminal justice decision-making 53

MAURIZIO CATINO
Shedding light on the grey area 65

CRISTINA DE MAGLIE
The language of the criminal law 105

ALBERTO GARGANI
Decriminalization and “criminal matter”. The graduation of guarantees 143
between form and substance

MICHELE TARUFFO
Some remarks on the certainty and consistency of judicial decisions 161

Big themes Protecting the human person


ROBERTO BARTOLI
Brief remarks on end of life starting with the notions of “human being”,
“individual” and “person”. 177

GIOVANNI FLORA
Protecting sexual freedom and Cupid’s struggles in the post-modern era 189

FAUSTO GIUNTA
The person’s interests protected by the criminal law: old and new nuances 195
8

MICHELE PAPA
The physiognomy of the Actus Reus in the structure of sexual offenses:
notes for a reflection on the crisis of the Tatbestand 213

ANTONIO VALLINI
The legal “discourse” about the “person”: a tentative lexicon 223

Big themes Historical denialism


GIULIANO BALBI
Historical denialism between fabrications of history and post-truth 233

FILIPPO BELLAGAMBA
From the criminalization of hate speech to the aggravating factor
of historical denialism: nothing more than a further outcome of
“symbolic” criminal law-making? 265

CORRADO DEL BÒ
Tolerating the intolerable. Historical denialism between ethics and law 291

Big themes Torture


GIOVANNI CANZIO
Nazi war crimes in Italy (1943-1945) in the case law of the Cassation Court 305

STEFANIA CARNEVALE
Torture and mistreatments in prison: penitentiary law procedural
protections supporting substantive tools 325

LUCIA RISICATO
The ambiguous texture of the crime of torture, between the militarization
of the criminal law and crimes against humanity 351
9

Focus on… The new provision of Art. 162-ter of the Penal Code
GIAN PAOLO DEMURO
The extinction of the offense through reparation 373

SERGIO SEMINARA
Private criminal complaints and extinction of the harm caused by means of
reparative conducts: food for thought 383

Focus on… Private corruption


FRANCESCO MACRÌ
Private corruption (Art. 2635 of the Civil Code): recent amendments
to the “Spazzacorrotti” Law (l. n. 3/2019) and the underlying problems
of the Italian provisions in light of the comparative experience 405

ANDREA FRANCESCO TRIPODI


Private corruption. A diachronic analysis of the offense’s harm spectrum:
competition as the child of a lesser God 437

Anthology
FABIO BASILE
Violence against women and the criminal law: where are we now? 463

FRANCESCO CALLARI
Reforming in malam partem a final decision: from the fight against
terrorism and organized crime to futuristic horizons 475

ALBERTO CAPPELLINI
Machina delinquere non potest? Brief remarks on artificial intelligence
and criminal liability 499

GAETANO CARLIZZI
Freedom of conviction as a guiding principle for both the legislature
and the judge in the criminal trial context 521
10

RICHARD DUBÉ, MARGARIDA GARCIA


Public opinion as the foundation of the right to punish: fragments of a new
theory of punishment? 537

FAUSTO GIUNTA
Culpa, culpae 569

GAETANO INSOLERA
From self-defense to legitimized offense? Assessing the rationales
of proposed amendments to Art. 52 of the Penal Code 601

MASSIMILIANO LANZI
Crimes beyond intention and mistake in the commission of a crime,
between old paradigms and new calls for protection 611

GIORGIO MANIACI
Harm principle and offense principle according to a liberal ethics 643

GIANFRANCO MARTIELLO
Potentially lethal state violence and right to life under Art. 2 of the ECHR:
on Art. 53 of the Penal Code re-read through the Convention’s lenses 681

DARIO MICHELETTI
Criminal liability of medical professionals between generic
and specific negligence 705

GHERARDO MINICUCCI
Brief remarks on linguistic contamination in the criminal law 745

PIER FRANCESCO POLI


Gross negligence as a limit to negligence charges: a look at the Penal Codes
of unified Italy 765

VICO VALENTINI
Duty to assist or right to ram? First remarks on the Sea Watch 3 case 785
I grandi temi
Negazionismo
GIULIANO BALBI
IL NEGAZIONISMO TRA FALSO STORICO E POST-VERITÀ (*)

SOMMARIO: 1. Il negazionismo come “reato di opinione”. Un errore di prospettiva? – 2. La ne-


gazione della Shoah come falso storico. – 3. La verità come valore politico. – 4. Una forma di
negazionismo ante litteram: la rimozione delle responsabilità italiane nella Shoah. – 5. Valuta-
zioni di contesto: tra ripresa del mito della razza e antisemitismo. – 6. Falso e libertà di autode-
terminazione consapevole ai tempi della post-verità. – 7. I beni giuridici normalmente richiama-
ti: ordine pubblico, dignità e identità. Alcune osservazioni critiche. – 8. La soluzione del legisla-
tore italiano: un compromesso assiologicamente e prammaticamente inadeguato.

1. Il negazionismo come “reato di opinione”. Un errore di prospettiva?

L’art. 604 bis c.p.1 incrimina, al primo comma, il fatto di chi propagandi idee
fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istighi a commettere
o commetta atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religio-
si2; il fatto di chi istighi a commettere o commetta violenza o atti di provocazione
alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi3. Vieta inoltre, al se-
condo comma, la partecipazione o l’assistenza a organizzazioni, associazioni, mo-
vimenti o gruppi che abbiano tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione
o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi4. Il terzo comma
prevede un aggravamento della pena se la propaganda, l'istigazione e l'incitamen-
to, commessi in modo tale che ne derivi un concreto pericolo di diffusione, si
fondino in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o
(*)
Il lavoro costituisce lo sviluppo della relazione svolta presso l’Università degli Studi di Firenze il 6
aprile 2018, nell’ambito dell’incontro Reati di opinione, negazionismo e propaganda fascista, organizzato
per il Corso di perfezionamento in diritto e procedura penale “La recente legislazione penale”.
1
La norma, introdotta nel codice penale dall’art. 2 d. lgs. 1 marzo 2018, n. 21 – Disposizioni
di attuazione del principio di delega della riserva di codice nella materia penale a norma dell'articolo 1,
comma 85, lettera q), della legge 23 giugno 2017, n. 103 –, riproduce fedelmente quanto
originariamente previsto dalla l. 31 luglio 1975, n. 364, di ratifica ed esecuzione della Convenzione di
New York del 1966 sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, successivamente
modificata dalla l. 25 giugno 1993, n. 205, c.d. legge Mancino, poi dalla l. 24 febbraio 2006, n. 85,
infine dalla l. 16 giugno 2016, n. 115.
2
Il fatto è punito con la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro.
3
Con sanzione da sei mesi a quattro anni di reclusione.
4
La sanzione va anche qui dai sei mesi ai quattro anni di reclusione; da uno a sei anni per
coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni.
234 Giuliano Balbi

sull'apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità
e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Cor-
te penale internazionale5.
Questa normativa, con l’ingresso del negazionismo nel nostro sistema penale,
è la conseguenza, sia pur tardiva, di precise sollecitazioni internazionali, su tutte
della Decisione Quadro 2008/913/GAI del Consiglio dell’Unione Europea, il cui
art. 1 prevede, tra l’altro, che gli Stati adottino misure necessarie affinché siano
punite, con sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive, ... le condotte di apo-
logia, di negazione o minimizzazione grossolana dei crimini di genocidio, dei crimi-
ni contro l'umanità, dei crimini di guerra come definiti agli articoli 6, 7 e 8 dello
Statuto della Corte penale internazionale, dei crimini di cui all’articolo 6 dello Sta-
tuto del Tribunale militare internazionale 6.
Sulla qualità di queste scelte normative ritornerò. Per il momento mi interessa
rilevare che il modello di riferimento di entrambe è un negazionismo molto am-
pio, non il negazionismo puro, che storicamente, e anche nelle origini semantiche
e culturali, consiste esclusivamente nella negazione della Shoah7.
È con quest’ultimo, tuttavia, che intendo confrontarmi, anche perché non v’è
dubbio che esso costituisce l’epicentro del fenomeno, sia sul piano, per così dire,
culturale, sia su quello fenomenologico8. D’altronde, si tratta dell’unica forma di

5
In questo caso la sanzione va dai due ai sei anni di reclusione. La disposizione costituisce la
trasposizione di un’omologa aggravante introdotta nell’originario corpo normativo dalla l. 16
giugno 2016, n. 115, così come modificata dalla successiva l. 20 novembre 2016, n. 167.
6
Questo, purché tali condotte siano dirette pubblicamente contro un gruppo di persone o un
membro di tale gruppo, definito in riferimento alla razza, al colore, alla religione, all’ascendenza o
all’origine nazionale o etnica, quando siano poste in essere in modo atto a istigare alla violenza o
all’odio. Sul punto, per tutti, cfr. E. FRONZA, Il negazionismo come reato, Milano, 2012, p. 69 ss.; P.
LOBBA, La lotta al razzismo nel diritto penale europeo dopo Lisbona. Osservazioni sulla decisione
quadro 2008/913/GAI e sul reato di negazionismo, in Ius17@[Link], n. 3/2011, pp. 154 ss. In effetti,
prima della modifica introdotta dalla l. 167/2016, la disposizione non faceva riferimento alle condotte
di apologia e minimizzazione. L’implementazione dell’aggravante è plausibilmente la conseguenza di
una procedura pre-contenziosa avviata dall’Unione nei confronti dell’Italia – attraverso lo strumento
ad hoc dell’EU Pilot (faccio qui riferimento al Caso EU Pilot 8184/15/JUST) – per incompleto
recepimento della decisione quadro. Sul punto, per tutti, cfr. A. GALLUCCIO, Modificata l’aggravante
di negazionismo e inserito l’art. 3 c. 3-bis l. 654/1975 nel novero dei reati presupposto ex [Link]. 231/2001, in
Dir. pen. cont., 20 dicembre 2017. Ampiamente, per una ricostruzione del complesso iter che ha poi
condotto all’attuale quadro normativo, v. A.S. SCOTTO ROSATO, Osservazioni critiche sul nuovo
“reato” di negazionismo, in Dir. pen. cont., Riv. trim., n. 3, 2016, p. 287 ss.
7
Il termine “negazionismo” viene infatti originariamente elaborato, in esclusiva relazione alla
negazione della Shoah, da H. ROUSSO, La syndrome de Vichy, Parigi, 1987, p. 151. Sulla comples-
siva problematica, per tutti, C. VERCELLI, Il negazionismo. Storia di una menzogna, Roma, Bari,
2016; V. PISANTY, L'irritante questione delle camere a gas. Logica del negazionismo, Milano, 2014.
8
D’altronde, come si è notato, solo il negazionismo olocaustico assume una portata oltraggiosa
immediatamente riconoscibile e fine a sé stessa. Così, D. BRUNELLI, Attorno alla punizione del
negazionismo, in Riv. it. dir. proc. pen., 2016, f. 2, p. 992.
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 235

negazionismo dal carattere sistemico e non pulviscolare, e comunque non con-


centrato in un delimitato contesto geopolitico (come potrebbe essere la Turchia,
ad esempio, rispetto al genocidio armeno).
Non è un caso che la nostra dottrina, affrontando il tema del negazionismo,
tenda a collocarsi in questa prospettiva, assumendo la negazione dell’olocausto
come riferimento implicito, se non esplicito, per quanto non necessariamente
esclusivo. In proposito, va rilevato come le analisi delle scelte ordinamentali, sia pur
con alcune significative eccezioni9, risultino qui caratterizzate da un’assoluta omo-
geneità, dal pervenire a conclusioni sostanzialmente coincidenti, tutte estremamen-
te critiche rispetto alla rilevanza penale attribuita al negazionismo. La premessa
comune consiste nell’inquadramento della fattispecie nella categoria dei reati di
opinione10. E ogni penalista fieramente democratico non può – ça va sans dire – che
mostrare la sua assoluta contrarietà al ricorso a una categoria così screditata, così
9
V., in particolare, F. BELLAGAMBA, Dalla criminalizzazione dei discorsi d’odio
all’aggravante del negazionismo: nient’altro che un prodotto della legislazione penale “simbolica”?, in
disCrimen, 14 gennaio 2019, p. 1 ss. (consultabile anche in questa Rivista); E. VENAFRO, Il nuovo
reato di negazionismo. Luci ed ombre, in [Link]
uploads/2018/02/Contributo-E.-[Link], p. 11 ss.; G. FORTI, Le tinte forti del dissenso nel tem-
po dell’ipercomunicazione pulviscolare. Quale compito per il diritto penale?, in Riv. it. dir. proc. pen.,
2016, f. 2, p. 1034 ss.; G.M. FLICK, Elogio della dignità (se non ora, quando?), in Riv. AIC, 2014, n.
4, p. 29 ss.; M. CAPUTO, La "menzogna di Auschwitz", le "verità " del diritto penale. la criminalizza-
zione del c.d. negazionismo tra ordine pubblico, dignità e senso di umanità, in Dir. pen. cont., 7 gennaio
2014, p. 1 ss. (anche in G. FORTI, G. VARRASO, M. CAPUTO, a cura di, “Verità” del precetto e del-
la sanzione penale alla prova del processo, Napoli, 2014, p. 263 ss.). Da prospettive peculiari, cfr. anche
D. PULITANÒ, Legge penale, fascismo, pensiero ostile, in Riv. dir. media, n. 1, 2019, p. 10 ss.; ID., Di
fronte al negazionismo e al discorso d'odio, in Dir. pen. cont., 16 marzo 2015, p. 1 ss.; C. VISCONTI,
Aspetti penalistici del discorso pubblico, Torino, 2008, p. 217 ss.; M. ROMANO, Principio di laicità del-
lo Stato, religioni, norme penali, in Riv. it. dir. proc. pen., 2007, f. 2-3, p. 501.
10
Tra i tanti, M. PELISSERO, recensione a E. FRONZA, Memory and punishment. Historical
denialism, free speech and the limits of criminal law, Springer, 2018, in Dir. pen. cont., 19 luglio
2018; M. MONTI, La XVII legislatura e la libertà di espressione: un bilancio fra luci e ombre, in Os-
servatorio sulle fonti, f. 2, 2018, p. 4; L. DANIELE, Negazionismo e libertà di espressione: dalla sen-
tenza Perinçek c. Svizzera alla nuova aggravante prevista nell’ordinamento italiano. Per una democra-
zia tollerante, anziché “militante”, in Dir. pen. cont., Riv. trim., n. 10, 2017, p. 101; D. BRUNELLI,
Attorno alla punizione, cit., p. 978 s.; A. DI MARTINO, Assassini della memoria. Strategie argomen-
tative in tema di negazionismo, in G. COCCO, a cura di, Manifesto per un neoilluminismo penale,
Padova, 2016, p. 199 ss.; E. FRONZA, Criminalizzazione del dissenso o tutela del consenso. Profili
critici del negazionismo come reato, in Riv. it. dir. proc. pen., 2016, f. 2, p. 1018 s.; M. DONINI,
Scienza penale e potere politico, in Riv. it. dir. proc. pen., 2015, f. 1, p. 102; A. GAMBERINI, Tutela
della memoria e diritto penale: una riflessione sistematica e comparativa a partire dal reato di negazio-
nismo, in Dir. pen. cont., 19 dicembre 2013; M. CASSANO, Negazionismo e opportunità di una ri-
sposta penale, in questa Rivista, 2013, p. 277; D. PETRINI, I giuristi e il reato di negazionismo, in
Contemporanea, v. 12, n. 1 (gennaio 2009), p. 112 ss.; A. MERLI, Democrazia e diritto penale. Note
a margine del dibattito sul cosiddetto negazionismo, Napoli, 2008, p. 47. Nello stesso senso, nella
dottrina costituzionalistica, A. PUGIOTTO, Le parole sono pietre? I discorsi di odio e la libertà di
espressione nel diritto costituzionale, in Dir. pen. cont., 15 luglio 2013, p. 15.
236 Giuliano Balbi

illiberale, così compromessa con sistemi ordinamentali spiccatamente autoritari.


D’altronde, si rileva, la libertà di opinione è presidiata dall’art. 21 Cost., pietra
angolare della nostra democrazia11, e non può tollerare limitazioni se non quando
sia adeguata a trasmutare in azioni violente12. Il che qui non accade13, se non alla
luce di ipotetici, e comunque inammissibili, anticipi di tutela14. Il negazionismo, in-
fatti, è un pensiero puro15, e già il cogitationis poenam nemo patitur osterebbe alla
sua incriminazione16. Certo, non sarà il migliore dei pensieri, ma esiste la libertà di
pensare il male, ancor più se si tratti di un pensiero contrario ai principi costituzio-
nali. Anzi, tanto peggiori, infondati, razionalmente indifendibili sono i pensieri e le
opinioni, tanto più meritano tutela17: l’incriminazione del negazionismo ad altro
non corrisponde, in sintesi, che all’indebita compressione della libertà di opinio-
ne18. D’altronde non si può fissare per legge una verità predeterminata la cui man-
cata accettazione dia luogo a un reato, il Parlamento non può scrivere la Storia19, se

11
Così, Corte Cost., 2 aprile 1969, n. 84. V. G. PUGLISI, La parola acuminata. Contributo
allo studio dei delitti contro l’eguaglianza, tra aporie strutturali e alternative alla pena detentiva, in
Riv. it. dir. proc. pen., 2018, f. 3, p. 1335.
12
Cfr., tra gli altri, A. DI MARTINO, Assassini della memoria, cit., p. 206; E. FRONZA, A.
GAMBERINI, Le ragioni che contrastano l’introduzione del negazionismo come reato, in Dir. pen.
cont., 29 ottobre 2013, p. 3.
13
Si pensi… alle forme di negazionismo, prive di concreta idoneità a porre in essere fatti di
violenza, discriminazione, etc. Così, M. DONINI, “Danno” e “offesa” nella c.d. tutela penale dei
sentimenti. Note su morale e sicurezza come beni giuridici, a margine della categoria dell’“offense” di
Joel Feinberg, in Riv. it. dir. proc. pen., 2008, f. 4, p. 1553.
14
Tra gli altri, A. CAVALIERE, La discussione intorno alla punibilità del negazionismo. I
principi di offensività e libera manifestazione del pensiero e la funzione della pena, in Riv. it. dir. proc.
pen., 2016, f. 2, p. 1004; E. FRONZA, Il negazionismo come reato, cit., p. 144; A. MERLI,
Democrazia e diritto penale, cit., p. 27 ss.
15
E. FRONZA, A. GAMBERINI, Le ragioni che contrastano, cit., p. 3. Si tratterebbe di un
pensiero puro e semplice anche secondo M. CASSANO, Negazionismo, cit., p. 280.
16
D. PICCIONE, L’espressione del pensiero ostile alla democrazia, tra diritto penale
dell’emotività e psicologia collettiva, in Riv. dir. media, f. 3, 2018, p. 9; L. DANIELE, Negazionismo
e libertà di espressione, cit., p. 101.
17
A. CAVALIERE, La discussione intorno alla punibilità, cit., p. 1012. Nello stesso senso, E.
FRONZA, Il negazionismo come reato, cit., p. 144 s.
18
E. FRONZA, Criminalizzazione del dissenso, cit., p. 1021.
19
A. MERLI, Democrazia e diritto penale, cit., p. 27. In prospettiva non dissimile – La ricerca
storica non passa in giudicato –, E. FRONZA, A. GAMBERINI, Le ragioni che contrastano, cit., p. 5;
– La conoscenza storica … se è intangibile non è più conoscenza –, M. DONINI, La gestione penale
del passaggio dal fascismo alla democrazia in Italia. Appunti sulla memoria storica e l’elaborazione del
passato «mediante il diritto penale», in Materiali per una storia della cultura giuridica, a. XXXIX, n.
1, giugno 2009, p. 183; – Il terreno delle verità di Stato è scivoloso e conduce ad esiti inaccettabili –
(in Contro il reato di negazionismo. L’appello dell’Unione delle Camere Penali (2013),
[Link] [Link]/contro-il-reato-di-negazionismo/). Sul complesso tema relativo al
rapporto tra la storia e la giustizia penale, v., per tutti, O. MARQUARD, A. MELLONI, La storia
che giudica, la storia che assolve, Roma, Bari, 2008. Cfr. anche P. PEZZINO, Lo storico come
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 237

non al prezzo di operare un grave attentato alla libertà di pensiero20, di reprimere le


opinioni non allineate21, di ritornare alla punizione degli eretici22, mettendo in
campo opzioni di stampo – al contempo – simboliche e autoritarie23.
Tale operazione, peraltro, con l’ordinamento che si erge a guardiano della
memoria, determina da un lato un’eticizzazione del sistema incompatibile con la
laicità dello Stato24 – non stiamo punendo un reato ma un sacrilegio25; non
un’offesa ma un tabù26 –, dall’altro contrasta con il valore costituzionale della li-
bertà di ricerca27, perché le democrazie non impongono normativamente le verità
storiche28. Anche alcuni storici, nel 2007, avevano infatti sostenuto che il nega-

consulente, in G. RESTA, V. ZENO-ZENCOVICH, a cura di, Riparare, risarcire, ricordare: un


dialogo tra storici e giuristi, Napoli, 2012, p. 83 ss.
20
V. A. PUGIOTTO, Le parole sono pietre?, cit., p. 6. In senso non dissimile, S. PARISI,
Difendere Shylock (e non solo)? L'introduzione dell'aggravante di negazionismo e i confini della
libertà di espressione. Commento a l. 16 giugno 2016, n. 115, in Quaderni costituzionali, 2016, f. 4, p.
790 ss. (in proposito, mi sia consentito rilevare il carattere – vagamente – razzista che connota il
titolo di questo contributo).
21
G. LICCI, Figure del Diritto penale. Il sistema italiano, Torino, 2017, p. 104 s.; M.
CASSANO, Negazionismo, cit., p. 283.
22
A. DI MARTINO, Assassini della memoria, cit., p. 205; A. CAVALIERE, La discussione
intorno alla punibilità, cit., p. 1002.
23
Cfr. E. FRONZA, Il negazionismo come reato, cit., p. 157 ss. Il legislatore penale si fa, nella
sostanza, portatore di un messaggio e non vindice della protezione di un interesse meritevole di tutela.
Così, E. FRONZA, A. GAMBERINI, Le ragioni che contrastano, cit., p. 6. A tacer d’altro, rilevo
che pensare al ruolo del legislatore come a quello di un vendicatore sia espressivo di una concezione
un po’ arcaica delle funzioni assolte dal sistema penale in una società democratica. Che il carattere
latamente simbolico della normativa possa anche assolvere a funzioni, virtuose, di prevenzione
generale positiva, è rilevato da F. BELLAGAMBA, Dalla criminalizzazione, cit., p. 27 s. Che sul
punto ben si possa valorizzare la componente simbolica del precetto penale è l’opinione di G.
FORTI, L’ansia disumana del «raggiungimento», in G. FORTI, C. MAZZUCATO, A. VISCONTI,
a cura di, Giustizia e Letteratura II, Milano, 2014, p. 825.
24
N. PALAZZO, Bugie di carta: un argine penale al negazionismo, in Nomos, 2017, n. 2, p. 16;
G. PUGLISI, A margine della c.d. “aggravante di negazionismo”: tra occasioni sprecate e legislazione
penale simbolica, in Dir. pen. cont., 15 luglio 2016, p. 21 ss.; C.E. PALIERO, Il diritto liquido.
Pensieri post-delmasiani sulla dialettica delle fonti penali, in Riv. it. dir. proc. pen., 2014, f. 3, p. 1121.
La contaminazione tra storia e diritto penale sottende quella tra etica e diritto. Così, in modo
decisamente apodittico (e razionalmente problematico), A. GAMBERINI, Tutela della memoria,
cit. Sul punto, v. le osservazioni di E. VENAFRO, Il nuovo reato di negazionismo, cit., p. 10.
25
Così, A. CAVALIERE, La discussione intorno alla punibilità, cit., p. 1002. Di
“sacralizzazione” della Shoah parla D. BRUNELLI, Attorno alla punizione, cit., p. 984.
26
Così, C.E. PALIERO, Il sogno di Clitennestra: mitologie della pena – Pensieri scettici su
modernità e archeologia del punire, in Riv. it. dir. proc. pen., 2018, f. 3, p. 518; M. DONINI,
“Danno” e “offesa”, cit., p. 1585.
27
E. FRONZA, Criminalizzazione del dissenso, cit., p. 1031; A. CAVALIERE, La discussione
intorno alla punibilità, cit., p. 1005.
28
In questo senso, per tutti, M. CASSANO, Negazionismo, cit., p. 282; M. ROMANO,
Principio di laicità dello Stato, religioni, norme penali, in S. CANESTRARI, L. STORTONI, Valori e
secolarizzazione nel diritto penale, Bologna, 2009, p. 219. Frequentemente si sarebbe frainteso l’uso
238 Giuliano Balbi

zionismo va contrastato esclusivamente attraverso una battaglia culturale29. In ca-


so contrario, metteremmo il giudice nell’insostenibile situazione di dover provare
l’avvenuto sterminio30, salvo ritenere la Shoah un fatto notorio, ma questo costi-
tuirebbe una illegittima scorciatoia probatoria31. Nel contempo si legittimerebbe-
ro pericolosi automatismi, come ad esempio ritenere che un negazionista, in quan-
to tale, sia un antisemita32. E perché mai, alla fin fine, si dovrebbe ricordare in un
determinato modo33 e non in un altro qualsiasi34?
Non c’è bilanciamento che tenga: il legislatore non è… competente a una pro-
nuncia autoritativa della verità, neppure in nome… della sopravvivenza… della so-
cietà35. D’altronde, democrazia è dialogo, condivisione e confronto tra opinioni
differenti: l’imposizione di una verità di Stato fa venir meno la fiducia che ognu-
no deve riporre nel free marketplace of ideas36. Ecco, allora, che disattesi i pre-
supposti che soli consentono il ricorso allo strumento penale, e in assenza di un
riconoscibile bene giuridico legittimamente tutelabile37, l’incriminazione qui si
spiega esclusivamente in un’ottica securitaria di protezione dal nemico razzista38,
da colui che esprime punti di vista eterodossi ed esteticamente sgradevoli39. Una

primario del concetto di verità… in funzione della skepsis, la ricerca, secondo F. D’AGOSTINI,
L’uso scettico della verità, in G. FORTI, G. VARRASO, M. CAPUTO, a cura di, “Verità” del
precetto e della sanzione penale, cit., p. 26.
29
Il testo è ora consultabile su [Link]
Per un entusiastico apprezzamento di questo “nobile” appello da parte di ambienti vicini alla destra
radicale, neofascista e antisemita, cfr., ad es., [Link]
negazionismo-gli-storici-lo-rifiutano/.
30
Una delle obiezioni consuete all’incriminazione del negazionismo attiene alla conseguente
necessità, ritenuta insostenibile, che il giudice tradisca le sue funzioni, e le sue competenze,
“trasformandosi” in uno storico: un giudice è nella condizione di giudicare il metodo di ricerca storica,
essendo egli un giudice e non uno storico? Così, E. FRONZA, Il negazionismo come reato, cit., p. 150 s.
Il rilievo non coglie nel segno, salvo ritenere che un giudice non possa occuparsi di colpa medica –
non è un medico –, di fatti discendenti da errori progettuali o strutturali – non è un ingegnere –, e così
via. In sintesi, alla domanda, pur posta con intenti retorici, È sufficiente il riferimento ad un metodo
scientifico anche in grande misura condiviso, di comprovata efficacia e magari dotato di una lunga
tradizione, perché si possa giudicare sulla sua base? (E. FRONZA, Il negazionismo come reato, cit., p.
151), credo si possa rispondere con una certa serenità: sì, è più che sufficiente.
31
A. CAVALIERE, La discussione intorno alla punibilità, cit., p. 1006.
32
M. CASSANO, Negazionismo, cit., p. 283.
33
E. FRONZA, Il negazionismo come reato, cit., p. 8.
34
ID., Criminalizzazione del dissenso, cit., p. 1024.
35
Così, A. MERLI, Democrazia e diritto penale, cit., p. 50.
36
G. PUGLISI, A margine della c.d. “aggravante di negazionismo”, cit., p. 18.
37
G. FORNASARI, Offensività e postmodernità. Un binomio inconciliabile?, in Riv. it. dir.
proc. pen., 2018, f. 4, p. 1525.
38
A. TESAURO, Riflessioni in tema di dignità umana. Bilanciamento e propaganda razzista,
Torino, 2013, p. 87.
39
Ibidem.
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 239

via di mezzo tra il diritto penale del nemico40 e un diritto penale d’autore41, se
non una sintesi di entrambi42. Ma un ordinamento democratico e pluralista non
può operare in tal modo, dovendo infatti rispondere alle cattive idee con le buo-
ne idee43, non con il diritto penale, assicurando il più ampio spazio pubblico di
discussione per la confutazione dialogica delle tesi avvertite come erronee, inac-
cettabili o ripugnanti44: la via da seguire, insomma, è la moral suasion45. Che si
tratti de L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese, del Codice da Vinci di
Dan Brown, o dei Protocolli dei Savi di Sion (accostamenti, per la verità, un po’
arditi), la risposta di una democrazia matura è comunque il dialogo46.
Perché poi si dovrebbe fare eccezione ai principi generali proprio per il ne-
gazionismo della Shoah?47 La soluzione normativa, si è infatti notato, “premia
specificamente” lo sterminio degli ebrei48. E poi, in fondo, “che cosa è (la)
Shoah?”49, e perché quest’ossessione commemorativa50? D’accordo, si tratta di
40
Ivi, p. 87 s.
41
Così, M. CASSANO, Negazionismo, cit., p. 278.
42
E. FRONZA, Il negazionismo come reato, cit., p. 163.
43
ID, Criminalizzazione del dissenso, cit., p. 1033.
44
Per tutti – i pensieri miserabili si combattono con i pensieri nobili –, E. FRONZA, A.
GAMBERINI, Le ragioni che contrastano, cit., p. 8.
45
D. PICCIONE, L’espressione del pensiero ostile, cit., p. 9.
46
Così, S. CANESTRARI, Libertà di espressione e libertà religiosa: tensioni attuali e profili penali,
in E.M. AMBROSETTI, a cura di, Studi in onore di Mauro Ronco, Torino, 2017, p. 71. V. anche ID.,
Laicità e diritto penale nelle democrazie costituzionali, in E. DOLCINI, C.E. PALIERO (a cura di),
Studi in onore di Giorgio Marinucci, I, Milano, 2006, p. 149 s.; A.S. SCOTTO ROSATO, Osservazioni
critiche, cit., p. 311. In proposito, nota tuttavia M. CAPUTO (La "menzogna di Auschwitz", cit., p. 31),
come sia proprio il confronto pubblico, potenziato dalle tecniche di informazione, che consente ai
negazionisti di profittare della laicità, della tolleranza, della libertà di opinione per inoculare idee di
intolleranza e diseguaglianza che aggiornano, sotto mentite spoglie, il credo nazista sull’inferiorità degli
ebrei. Nota efficacemente C. LUZZATI (Chi parla con chi? Negazionismo e libertà di parola, in Diritto
& questioni pubbliche, 2017, f. 1, p. 234) come la presumibile finalità dei negazionisti nelle società
occidentali sia proprio quella di autoaccreditarsi come legittimi interlocutori, e che dunque tale
interazione vada opportunamente evitata (ivi, p. 242 ss.).
47
A. CAVALIERE, La discussione intorno alla punibilità, cit., p. 1012. Il negazionismo della Shoah
sarebbe, quasi inspiegabilmente, costruito come una sorta di negazionismo a ‘statuto speciale’, secondo L.
DANIELE, Negazionismo e libertà di espressione, cit., p. 99. L’idea dell’unicità della Shoah sarebbe assai
discussa anche tra gli storici – il che, prescindendo da quelli di orientamento revisionista, non mi risulta –
secondo D. PULITANÒ, Cura della verità e diritto penale, in G. FORTI, G. VARRASO, M. CAPUTO,
a cura di, “Verità” del precetto e della sanzione penale, cit., p. 94. Sulla Shoah come unicum della storia, per
tutti, H. JONAS, Il concetto di Dio dopo Auschwitz (1984), Genova, 2005.
48
M. PICCOLI, Reati di negazionismo e principio di tassatività in materia penale: la malcelata
censura della Corte EDU ai legislatori nazionali in Giur. pen., 2017, p. 15 ([Link]-
[Link]/wp-content/uploads/2017/10/piccoli_gp_2017_10.pdf).
49
Così, E. FRONZA, Prime osservazioni critiche sulla nuova aggravante di negazionismo, in
[Link]
[Link], p. 67.
50
E. TRAVERSO, Il passato. Istruzioni per l’uso. Storia, memoria e politica, Verona, 2006, p. 143.
240 Giuliano Balbi

vicende, a dir poco, riprovevoli51, e quelle dei negazionisti sono, tutto sommato, tesi
deprecabili52, ma certo non tali da giustificare la collocazione, nell’ordinamento pe-
nale, di una sorta di giorno della memoria53, trattandosi peraltro di problematiche
del tutto residuali rispetto ai conflitti che agitano il tessuto sociale54. Viene da pensare
che si sia ceduto alle pressioni di determinati ambienti55 (lobby ebraica?), senza con-
siderare che, in fondo, il negazionismo non è un fenomeno così negativo, perché con-
sente di riaffermare le acquisizioni storiche utilizzando gli strumenti della cultura56.
Incriminare il negazionismo, peraltro, contrasta evidentemente con la CEDU.
La Corte Europea non è di questo avviso57, d’accordo, ma sbaglia58. Così come
sbaglia l’Unione Europea59, e anche la Corte Costituzionale tedesca60 che ha rite-

51
G. PUGLISI, La parola acuminata, cit., p. 1336.
52
E. FRONZA, Il negazionismo come reato, cit., p. 167.
53
Così, E. FRONZA, A. GAMBERINI, Le ragioni che contrastano, cit., p. 5 s.
54
Ivi, p. 5.
55
V. R. ZACCARIA, Il dissenso politico ideologico alla luce dei principi costituzionali, in Riv. it.
dir. proc. pen., 2016, f. 2, p. 890.
56
A. CAVALIERE, La discussione intorno alla punibilità, cit., p. 1006 s.
57
Sul punto, ampiamente, P. LOBBA, Il negazionismo come abuso della libertà di espressione: la
giurisprudenza della Corte di Strasburgo, in Riv. it. dir. proc. pen., 2014, f. 4, p. 1815 ss. Come è noto, la
Corte EDU ha costantemente riconosciuto la conformità alla Convenzione delle scelte incriminatrici
del negazionismo della Shoah operate dai singoli legislatori nazionali, facendo riferimento al divieto di
abuso del diritto (nella specie, del diritto alla libertà di manifestazione del pensiero – art. 10 CEDU) di
cui all’art. 17 della Convenzione. Cfr., ad es., Walendy c. Germania, ric. n. 21128/92, 11 gennaio 1995;
Garaudy c. Francia, ric. n. 65831/01, 24 giugno 2003; Witzsch c. Germania, ric. n. 7485/03, 13 dicem-
bre 2005; M’Bala M’Bala c. Francia, ric. n. 25239/13, 20 ottobre 2015. Sul punto cfr., tra gli altri, P.
CAROLI, La Corte europea in tema di offese pubbliche contro gli ebrei, in Dir. pen. cont., 21 dicembre
2015. Né può ravvisarsi un’effettiva inversione di tendenza in Perinçek c. Svizzera, (Grande Camera),
ric. n. 27510/08, 15 ottobre 2015. Dogu Perinçek era stato infatti condannato dalla giustizia svizzera –
e la Svizzera viene, in ragione di ciò, condannata dalla Corte EDU – non per aver negato i crimini
commessi dall’Impero Ottomano, nel 1915, nei confronti del popolo armeno, ma per aver affermato
che tale episodio, a suo avviso, non potesse essere correttamente ricondotto al genus del genocidio. La
distinzione tra la negazione di un fatto storico accertato e un’opinione qualificatoria di fatti che non si
negano, appare evidente, e sorregge la diversa conclusione della Corte. In generale, per l’esistenza,
nell’ordinamento interno costituzionale così come in quello convenzionale, di valori adeguati a preva-
lere sulla libertà di manifestazione del pensiero, v. M. CAPUTO, La "menzogna di Auschwitz", cit., p.
20 ss. e bibliografia ivi citata. È interessante notare come la Corte EDU tenda a ravvisare la legittimità
dell’incriminazione del negazionismo della Shoah in ragione del suo contrasto con “i valori basilari del-
la Convenzione, come stabiliti nel Preambolo, segnatamente pace e giustizia … (potendo) contribuire
alla distruzione dei diritti e delle libertà garantiti dalla Convenzione” (Marais c. Francia, ric. n.
26551/95, 24 giugno 1996). Sulla complessiva problematica, cfr. A. BURATTI, L’uso della storia nella
giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, in Riv. AIC, 2012, n. 2, p. 1 ss.
58
E. FRONZA, Il negazionismo come reato, cit., p. 154.
59
Ivi, p. 73 ss.
60
Ivi, p. 94 ss. V. anche M.C. VITUCCI, Olocausto, capacità d’incorporazione del dissenso e
tutela costituzionale dell’asserzione di un fatto in una recente sentenza della Corte di Karlsruhe, in
Giur. Cost., 1994, p. 3390 ss.
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 241

nuto legittima l’incriminazione61. Allo stesso modo, sbagliano i tanti legislatori


nazionali che l’hanno sanzionato penalmente62: devono aver perso la testa. La co-
sa è spiegabile, infatti, solo con una sorta di isteria punitiva63. D’altronde è ben
curioso che proprio i Paesi che furono la culla dell’Illuminismo sanzionino i ne-
gazionisti, rinnegando l’esortazione voltairiana a battersi affinché il nostro avver-
sario possa esprimere le sue ragioni64.
Grazie alla nostra dottrina, al suo impegno civile, le cose sono state finalmente
inquadrate in modo esatto: chi ritiene corretta l’incriminazione del negazionismo
è anti-democratico65; chi, di regola neo-nazista e antisemita, nega i campi di ster-
minio, è la vittima di un sistema liberticida e autoritario. Va rilevato, peraltro,
come su questo piano la nostra dottrina non si trovi isolata. Esistono infatti alcu-

61
V. 1 BvR 23/94. Sul punto, ma anche sulla decisione della Corte costituzionale spagnola
che, da diversa prospettiva, ha invece ritenuto parzialmente illegittimo l’art. 607, comma 2, c.p.,
laddove incriminava la diffusione di idee o dottrine negazioniste o giustificazioniste (Tribunal
Constitucional, 7 novembre 2007, n. 235), v. M. CAPUTO, La "menzogna di Auschwitz", cit., p. 9
ss. Cfr. anche E. FRONZA, Il negazionismo come reato, cit., p. 111 ss.; E. FRONZA, V. MANES, Il
reato di negazionismo nell’ordinamento spagnolo: la sentenza del Tribunal Constitucional n. 235 del
2007, in Ius17@[Link], n. 2/2008, p. 489 ss.
62
Per una ricostruzione delle legislazioni europee in tema di negazionismo, per tutti, E.
FRONZA, Il negazionismo come reato, cit., p. 15 ss.; L. PECH, The Law of Holocaust Denial in
Europe: Toward a (qualified) EU-wide Criminal prohibition, in L. HENNEBEL, T. HOCHMANN,
a cura di, Genocide Denials and the Law, Oxford, 2011, p. 185 ss.; O. POLLICINO, Il
negazionismo nel diritto comparato: profili ricostruttivi, Milano, 2011; G. GAVAGNIN, Il
negazionismo nella legislazione penale francese, austriaca e tedesca, in S. RIONDATO, a cura di,
Discriminazione razziale, xenofobia, odio religioso, Padova, 2006, p. 199 ss.
63
N. PALAZZO, Bugie di carta, cit., p. 18. Il dibattito relativo all’incriminabilità del
negazionismo avrebbe dovuto rapidamente concludersi con la scontata liquidazione delle tesi
favorevoli, secondo D. BRUNELLI, Attorno alla punizione, cit., p. 980.
64
G. LICCI, Figure del Diritto penale, cit., p. 104 (a voler essere un po’ pignoli, si potrebbe
anche rilevare che Voltaire non abbia mai detto nulla di tutto ciò. Cfr. E.B. HALL, Voltaire never
said it, in Modern language notes, t. VIII, Baltimore (MD), 1943, p. 534 s. Nota uno dei principali
filosofi della modernità che Auschwitz non è un argomento di discussione. Auschwitz esclude i
dialoghi e le conversazioni letterarie… Le “tavole rotonde” sono fatte per i giochi ai quali si dedicano
ogni estate i nostri brillanti conversatori durante le loro vacanze; ma i campi della morte sono
incompatibili con questo genere di dibattiti. Del resto il nazismo non è una “opinione”, e non
dobbiamo prendere l’abitudine di discutere con i suoi avvocati. Così, V. JANKÉLÉVITCH,
Perdonare? (1971), Firenze, 1987, p. 25 s. Che discutere con i negazionisti avrebbe il solo effetto di
legittimarli è l’opinione di D. DI CESARE, Se Auschwitz è nulla. Contro il negazionismo, Genova,
2012, p. 9. In senso analogo – stabilire in nome della verità storica la falsità della tesi negazionista è
controproducente perché invece di annullare il discorso del negazionista lo si fa esistere come discorso
scientifico in quanto si accetta l’idea stessa del discuterlo per rifiutarlo, e così facendo lo si legittima
come un discorso degno di essere preso in considerazione –, O. CAYLA, La madre, il figlio e la piastra
elettrica, in V. ZENO ZENCOVICH, a cura di, Riparare Risarcire Ricordare, cit., p. 492 s.
65
In questo senso, ad es., rilevando come l’incriminazione del negazionismo incentivi
l’intolleranza, A. MERLI, Democrazia e diritto penale, cit., p. 45 ss. Conf., E. FRONZA, Il
negazionismo come reato, cit., p. 164.
242 Giuliano Balbi

ne forze politiche che, evidentemente, mostrano la medesima sensibilità per le li-


bertà fondamentali e i valori cardine della democrazia. In particolare, Matteo
Salvini, dal palco di Pontida, il 16 settembre 2017 affermava: Cancelleremo la leg-
ge Mancino e la legge Fiano. La storia… non si processa66. Nel contempo,
l’abrogazione di quei testi normativi ha un ruolo importante anche nei program-
mi politici di Forza Nuova67 e Casa Pound68. Libertà e democrazia fioriscono lì
dove non te lo aspetti69.
Tutto è stato rimesso correttamente al suo posto, dunque. O abbiamo sbaglia-
to qualcosa?

2. La negazione della Shoah come falso storico

Non mi soffermo sulla supposta “nobiltà” degli obiettivi perseguiti, non sulla
eccessiva ripetitività delle argomentazioni, non sull’afflato retorico che frequen-
temente le accompagna. Il problema è un altro.
L’impressione, infatti, è che l’intero discorso sia la conseguenza di un singola-
re equivoco: ci siamo seduti al tavolo dei reati di opinione, seguendo in qualche
modo le sue regole, senza accorgerci che avevamo a che fare con una fattispecie
di falso.
Direi che pochi avvenimenti storici sono supportati da prove così decisive
come l’olocausto: testimonianze dei sopravvissuti, dei carnefici – talune pressoché

66
[Link]
(17 settembre 2017). Nello stesso senso, nell’agosto 2018 il ministro della famiglia Fontana ha
pubblicato un post su Facebook, ribadendo l’obiettivo politico della Lega di abolire la l. Mancino,
definita una sottile e pericolosa arma ideologica studiata per orientare le opinioni. V.
[Link]
[Link].
67
Sulla pagina Facebook di Forza Nuova, si legge infatti: Si proceda all’abrogazione di tutte le
norme che puniscono pensiero ed azione (se) volti alla difesa della nostra storia. In [Link]
[Link]/ForzaNuovaPaginaUfficiale/posts/tertium-non-daturabrogare-la-legge-mancinoblocca-
re-limmigrazioneera-il-1997-l-im/1943759565641552/.
68
Nel programma ufficiale di Casa Pound del 2018, si ritrova: Proponiamo… la
depenalizzazione di tutti i reati ideologici, associativi e di opinione, in [Link]
Bg8qGdw/[Link]#page=17.
69
Sul punto, il riferimento al rispetto delle libertà fondamentali è estremamente frequente sui
siti di ispirazione neo-fascista e antisemita: La legge 115/2016 dei tagliagole sionisti contro la libertà
di espressione dei cittadini, detta anti negazionismo, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, cit.
Cfr. anche, ad es., Arriva l’aggravante di negazionismo: quando si usa la morale per comprimere la
libertà, in [Link] Sullo stesso sito, per
un’apologia del ventennio fascista (Impossibile annoverare tutti i traguardi e i progressi, conseguiti
dall’Italia nel Ventennio. Uno sviluppo mai più eguagliato), v. [Link]/politica/il-
vizio-degli-eurocrati-evocare-il-fascismo-senza-conoscerlo-93015/.
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 243

inattaccabili, come Il diario di Kremer70 o il rapporto Gerstein71, l’uno medico,


l’altro ingegnere, entrambi ufficiali delle SS ad Auschwitz –, documenti, fotogra-
fie, riprese, prove, per così dire, negative (tutti gli ebrei deportati che non hanno
più fatto ritorno), e così via72. Non entro nel merito delle articolazioni del pensie-
ro negazionista73 – essenzialmente minimizzazione del numero dei morti, nega-
zione del carattere di genocidio, dell’esistenza della soluzione finale, delle camere
a gas e dei campi di sterminio74 –, mentre ritornerò sul suo significato ideologico.
Quello che per il momento mi interessa rilevare è la sua assoluta ascientificità, lo
strutturarsi su di una sistematica manipolazione delle fonti – in proposito mi con-
sentirete di rinviare, per tutti, agli studi di Pierre Vidal-Naquet75. Diciamo, in
estrema sintesi, che è possibile tranquillamente affermare che quanto sostenuto
dai negazionisti è falso.
Il negazionista non esprime dunque un’opinione dissenziente76: molto meno
nobilmente, è uno che non dice la verità77. D’altronde, violando i negazionisti

70
Cfr. V. PISANTY, L’irritante questione delle camere a gas, cit., p. 115 ss. Cfr. anche K.
MICHALIK, a cura di, Diary of Johann Paul Kremer, in R. HÖSS, P. BROAD, J. P. KREMER.
Auschwitz seen by the SS, Oswiecim, 1995, p. 161 ss.
71
Il testo del Rapporto è riportato in V. PISANTY, L’irritante questione delle camere a gas,
cit., p. 115 ss. Cfr. anche S. FRIEDLANDER, M.T. LANZA, L’ambiguità del bene. Il caso del
nazista pentito Kurt Gerstein, Milano, 2006.
72
Che una verità storica sulla questione “Shoah” ci sia, e che sia stata discussa e definita,
almeno nei suoi aspetti fondamentali, nel corso del processo di Norimberga, è rilevato da D.
BIFULCO, Negare l’evidenza. Diritto e storia di fronte alla «menzogna di Auschwitz», Milano, 2012,
p. 91 s. Sul punto, cfr. gli efficaci rilievi di M. CAPUTO, La "menzogna di Auschwitz", cit., p. 13 ss.
73
V. F. GERMINARIO, Il negazionismo. Un fenomeno contemporaneo, Roma, 2016. Cfr. anche
M. CAPUTO, La “menzogna di Auschwitz”, cit., p. 5 ss.; A. DI GIOVINE, Il passato che non passa:
“Eichmann di carta” e repressione penale, in Dir. pubbl. comp. eur., 2006, p. XVI s. Nell’amplissima
letteratura straniera, per tutti, J.C. ZIMMERMAN, Holocaust denial: demographics, testimonies, and
ideologies, New York (NY), 2000; D.E. LIPSTADT, Denying the Holocaust. The Growing Assault on
Truth and Memory, New York (NY), 1993.
74
Per l’individuazione degli otto assiomi del pensiero negazionista, v. A.J. APP, The Six
Millions Swindle: Blackmailing the German People for Hard Marks with Fabricated Corpses,
Takoma Park (MD), 1973. Sul punto, tra gli altri, C. DEL BÒ, Menzogne che non si possono
perdonare ma nemmeno punire. Alcune osservazioni filosofiche sul reato di negazionismo, in questa
Rivista, 2013, p. 285 ss. Bizzarramente, ritiene che il termine “negazionismo” sia tanto astruso
quanto poco chiaro, G. GUARINO, Negazionismo e pressapochismo, ovvero come distruggere
un’idea, in Riv. coop. giur. int., 2014, f. 46, p. 9.
75
P. VIDAL-NAQUET, Gli assassini della memoria. Saggi sul revisionismo e la Shoah (1987),
Roma, 2007.
76
E. FRONZA, Criminalizzazione del dissenso, cit., p. 1024.
77
Nota efficacemente A. SPENA, La parola(-)odio. Sovraesposizione, criminalizzazione e
interpretazione dello hate speech, in questa Rivista, 2016, p. 606, come le ipotesi paradigmatiche di
reato d’opinione – consistendo in forme di critica del potere, come tale finanche necessarie a garantire
una declinazione democratica dei rapporti fra individuo e autorità – possiedono una dimensione sovra-
244 Giuliano Balbi

praticamente tutte le regole del metodo storiografico, applicare loro i principi del-
la libertà di ricerca appare fuori luogo, nel senso di non pertinente78. Né la negazio-
ne di un dato storicamente conclamato può, sul piano razionale come su quello
semantico, essere correttamente ricondotta al concetto di opinione, il cui presup-
posto, infatti, è l’assenza di certezza rispetto al proprio oggetto79.
Liberato finalmente il campo dal sempre evocato, mai così impropriamente,
concetto di opinione, il problema va dunque riformulato: esiste un diritto costitu-
zionale a dire il falso, sostenerlo, diffonderlo, un diritto perfettamente corrispon-
dente, nell’ampiezza, alla libertà di opinione? La risposta è sicuramente negativa80.
Basti pensare, per tutti, al rapporto tra diffamazione e diritto di cronaca, lad-
dove quest’ultimo, nel rispetto di interesse e continenza, prevarrà sul-
la reputazione solo a condizione che la notizia riportata sia vera. Se falsa, sorgerà
responsabilità penale.
Il punto è che – in una democrazia matura – lo statuto del falso, in termini di
garanzie, è decisamente fragile. Perché nel free marketplace delle idee, un baro
non è gradito81: la menzogna incide infatti sul valore, geneticamente fondante,
della libertà di autodeterminazione82.
Certo, non è che nell’ordinamento esista tout court un divieto di mentire:
dovremo infatti ragionare sui profili di offesa. Per il momento, tuttavia, non è
del falso che voglio parlare, ma della verità.

individuale, una “funzione sociale”, di cui i discorsi d’odio – tra cui vanno sicuramente inscritte le
farneticazioni negazioniste – sono invece del tutto privi.
78
Così, C. DEL BÒ, Menzogne che non si possono perdonare, cit., p. 292. In senso non
dissimile, F. BELLAGAMBA, Dalla criminalizzazione, cit., p. 12. Per l’assoluta estraneità delle tesi
negazioniste al tema della ricerca storica, v. Corte EDU, Garaudy c. Francia, 24 giugno 2003, ric. n.
65831/01. In questo senso, nella dottrina costituzionalistica, v. tra gli altri A. GRATTERI, Perché
negano e perché la Costituzione non lo permette, in Il Diritto ecclesiastico, 2017, f. 1-2, pt. 1, p. 67 s.;
M. MANETTI, Libertà di pensiero e negazionismo, in M. AINIS, a cura di, Informazione, potere,
libertà, Torino, 2016, p. 48 s.; J. LUTHER, Costituzione. Memoria e garanzie di innegabilità, in F.R.
RECCHIA LUCIANI, L. PATRUNO, a cura di, Opporsi al negazionismo. Un dibattito necessario
tra filosofi, giuristi e storici, Genova, 2013, p. 92.
79
Sul punto, cfr. anche gli efficaci rilievi della Corte Costituzionale tedesca, in 1 BvR 23/94 –
Rn. 27 ss. Il negare un fatto pacificamente avvenuto è stranamente ricondotto al concetto di opinione
da D. BRUNELLI, Attorno alla punizione, cit., p. 979.
80
Al contrario, per l’esistenza di un generale diritto a dire cose falsissime, che troverebbe il suo
fondamento nell’art. 21 Cost., A. CAVALIERE, La discussione intorno alla punibilità, cit., p. 1011.
81
V. C. DEL BÒ, Menzogne che non si possono perdonare, cit., p. 292. In un ordinamento e in una
società, che vivono e si sviluppano grazie al confronto delle idee, non può avere alcun riconoscimento l'invo-
cato diritto di mentire, al fine di esercitare la libertà di opinione. Così, Cass., 26 settembre 2012, n. 41249.
82
Come si è autorevolmente rilevato, la menzogna altera il quadro dei fatti veri o ritenuti veri
e, attraverso questa alterazione, determina o può determinare un comportamento diverso da quello che
una rappresentazione corretta avrebbe suggerito: quindi la menzogna incide essenzialmente sulla
libertà di ciascuno di valutare e di autodeterminarsi. Così, T. PADOVANI, Menzogna e diritto
penale, Pisa, 2014, p. 294.
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 245

3. La verità come valore politico

Si tratta di un tema che, per quanto sottovalutato dalla nostra dottrina penalisti-
ca83, è decisamente complesso, troppo per essere trattato in modo veloce84. Mi limi-
terò, allora, ad alcune osservazioni, prendendo le mosse da un rilievo: la verità, in-
tesa come valore sociale, taglia trasversalmente il nostro sistema, si pensi al consen-
so informato, ai fatti de L’Aquila o alle fake news85. Nel contempo, non possiamo
dimenticare quante volte la verità sia stata tradita per nascondere responsabilità po-
litiche anche gravissime. È una storia opaca e triste, una lunga striscia di nebbia che
passa per Ustica, piazza Fontana, piazza della Loggia, via Gradoli, per l’Italicus e la
stazione di Bologna, per l’idroscalo di Ostia, per via dei Georgofili e via D’Amelio.
Che non riconosce il diritto alla memoria di chi incontra sulla sua strada: si tratti di
Emanuela Orlandi, di Ilaria Alpi o di Giulio Regeni. Mi viene da pensare al diritto
alla verità – in materie politicamente sensibili, in quelle cioè che influenzano le no-
stre scelte, le nostre convinzioni, il nostro modo di porci nel confronto degli altri –
come a un diritto politico primario, in quanto presupposto della nostra capacità di
auto-determinazione consapevole, della possibilità di valutare responsabilmente
ogni nostra interazione sensibile di carattere socio-politico: il suo deficit, in altre
parole, è un deficit di democrazia86. Ogni persona mantenuta in condizione di sogge-
zione… con strategie di manipolazione della verità – nota Franca Agostini87 – subisce

83
V., tuttavia, i preziosi contributi contenuti in G. FORTI, G. VARRASO, M. CAPUTO, a
cura di, “Verità” del precetto e della sanzione penale, cit.; T. PADOVANI, Menzogna e diritto
penale, cit.; F. BACCO, Diritto penale e “uso scettico” della verità, in Riv. it. dir. proc. pen., 2015, f.
1, p. 444 ss.; O. DI GIOVINE, A proposito di un recente dibattito su “verità e diritto penale”, in
questa Rivista, 2014, p. 539 ss. Sulla complessiva problematica, in una prospettiva
costituzionalistica, cfr. P. HÄBERLE, Diritto e verità, Torino, 2000.
84
L’ineliminabile complessità esistente nel rapporto tra diritto e verità è efficacemente
evidenziata da F. PALAZZO, Verità come metodo di legiferazione, in G. FORTI, G. VARRASO, M.
CAPUTO, a cura di, “Verità” del precetto e della sanzione penale, cit., p. 100.
85
Per la rilevanza penale delle fake news, in una prospettiva di riforma, v. d.l. S. 3001, Zanda,
Filippin, presentato in data 14 dicembre 2017. Sul punto, cfr. F. DE SIMONE, ‘Fake news’, ‘post
truth’, ‘hate speech’: nuovi fenomeni sociali alla prova del diritto penale, in Arch. Pen., 2018, n. 1 (4
aprile 2018); C. PERINI, Fake news e post-verità tra diritto penale e politica criminale, in Dir. pen.
cont., 20 dicembre 2017, p. 2 ss.
86
Per il riconoscimento della rilevanza ordinamentale del diritto alla verità, e di un suo
fondamento costituzionale, v. Trib. Roma, 23 gennaio 2018, n. 1609. Sul punto, cfr. D. BACIS, Il
diritto alla verità nel dialogo tra Corti. Roma accoglie le suggestioni di San Josè de Costarica, in
DPCEonline, 2018, n. 2, p. 593 ss. Per l’esistenza di un diritto della collettività ad essere informa-
ta sui fatti da cui dipende la formazione dei propri convincimenti, Cass., 3 agosto 2017, n. 38747.
Nella giurisprudenza europea, cfr. Corte EDU, Grande Camera, El Masri c. Macedonia, ric. n.
39630/09, 13 dicembre 2012.
87
F. AGOSTINI, Diritti aletici, in BDL, LII, 2017, gennaio-aprile, n. 218, p. 7. Sul punto la
letteratura è estremamente vasta. Per tutti, cfr. M. FERRARIS, Manifesto del nuovo realismo, Roma,
Bari, 2012; D. MARCONI, Per la verità. Relativismo e filosofia, Torino, 2007.
246 Giuliano Balbi

una violazione sistematica dei suoi diritti. Non è un caso che ciò accada massima-
mente nei regimi totalitari, né che sempre più spesso, in tempi recenti, il passaggio
da tali regimi a modelli democratici abbia avuto come presupposto la necessità di
ricostruire le verità nascoste, conseguenza dell’acquisita consapevolezza che solo
così possa validamente stipularsi un nuovo contratto sociale.
Penso all’Argentina, con la Commissione nazionale per la verità sui desapareci-
dos del 198388, al Sud Africa, con la Commissione per la verità e la riconciliazione
del 200289, a quella per la Serbia e il Montenegro dello stesso anno90. Possiamo
ricordare molti altri Paesi che hanno percorso questa strada: Bolivia, Guatemala,
Paraguay, Haiti, Cile, Kenia, Uganda, Nigeria, Timor Est e così via.
Se fare i conti con la storia, con il proprio passato, con le proprie responsabilità,
costituisce un passaggio di indispensabile elaborazione per affrontare in modo con-
sapevole i problemi del presente, ma anche per non ricadere in antichi errori91 – in
sintesi, per cogliere il valore politico della verità –, ecco che lo strano atteggiamento
della nostra dottrina nei confronti del negazionismo può trovare una sua imprevista
chiave di lettura. Il nostro Paese, infatti, non ha mai fatto seriamente i conti con il
proprio passato fascista, con le leggi razziali, con la Repubblica Sociale, con i cri-
mini di guerra realizzati nelle colonie: tutto sempre ridimensionato, se non ignora-
to, in un’insopportabile miscela di rimozione e auto-assoluzione92. L’Italia, con una

88
Non stupisce, in effetti, che la più compiuta teorizzazione di un diritto alla verità sia stata
operata dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani nell’ambito della c.d. giustizia di transizione.
V., ad es., Anzualdo Castro v. Perù, 2009 Inter-Am. Ct. H.R. (ser.C.), n. 202, §§ 118-120. Sul pun-
to, cfr. D. BACIS, Il diritto alla verità, cit., p. 595 ss. Sulla giurisprudenza di quella Corte in tema di
verità, intesa quale bene giuridico collettivo inalienabile, v. M. SCALAMBRINO, Per non dimentica-
re. Violazione dei diritti umani e leggi di amnistia in America Latina, Milano, 2007, p. 140 ss. Cfr.
anche E. TRAMONTANA, Corte interamericana dei diritti umani e "diritto alla verità": il caso Ka-
was Fernández, in Diritti umani e Diritto internazionale, 2009, p. 663 ss.
89
V. A. LOLLINI, Costituzionalismo e giustizia di transizione. Il ruolo costituente della Com-
missione sudafricana verità e riconciliazione, Bologna, 2005; A. CERETTI, Riparazione, riconcilia-
zione, ubuntu, amnistia, perdono. Alcune brevi riflessioni intorno alla Commissione per la Verità e la
riconciliazione Sudafricana, in Ars interpretandi, 2004, v. 9, p. 47 ss.
90
Per tutti, cfr. D. SANTULIANA, Un’esperienza di giustizia riconciliativa in ex Jugoslavia: il
progetto per la RECOM, in Jura gentium, 2014, Vol. XI, n. 1, p. 7 ss.
91
Sul ruolo indefettibile della memoria, della sua conservazione, per la costruzione di un futuro
consapevole, v. P. RICOEUR, Ricordare, dimenticare, perdonare (2000), Bologna, 2012, p. 24 ss.
92
In questa prospettiva, non c’è dubbio che abbia giocato un ruolo fondamentale l’opera di
Renzo De Felice, il suo ridurre l’antisemitismo in Italia a un fenomeno quasi marginale, non
realmente sentito ma solo strumentale a mantenere buoni rapporti con l’alleato tedesco. V., in
particolare, R. DE FELICE Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, 1961. La fondatezza
di questa impostazione ampiamente auto assolutoria, che ha segnato la formazione, nel nostro
Paese, di non poche generazioni, è oggi totalmente messa in discussione da alcuni significativi – e
estremamente documentati – contributi storiografici. In particolare, cfr. S. LEVIS SULLAM, I
carnefici italiani. Scene dal genocidio degli ebrei, 1943-1945, Milano, 2016. Cfr. anche M.
RUZZENENTI, «Preghiamo anche per i perfidi giudei». L'antisemitismo cattolico e la Shoah, Roma,
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 247

sorta di negazionismo ante litteram, non ha mai fatto i conti con le proprie respon-
sabilità nello sterminio degli ebrei.

4. Una forma di negazionismo ante litteram: la rimozione delle


responsabilità italiane nella Shoah

La prima retata, ad opera delle SS, ebbe luogo a Trieste il 9 ottobre 1943. In
questa, e in un’altra di poco successiva, vennero arrestati più di settecento ebrei.
Odilo Globočnik, triestino di nascita, che dopo le esperienze dei campi di So-
bibór e Treblinka, in cui si era reso corresponsabile dell'uccisione di più di
1.500.000 di ebrei, aveva assunto nella sua città natale le funzioni di Comandante
superiore delle SS, scrive a Himmler: mai prima d'ora, in nessuna altra località ho
trovato tanta spontanea collaborazione da parte della popolazione civile
nell’individuazione di ebrei, zingari e slavi93.
La retata degli ebrei a Venezia del 6 novembre 1943 fu direttamente gestita
dalla questura. Alcune settimane dopo, su Rivoluzione, giornale di Padova, si
scriveva della necessità di uccidere moralmente e materialmente tutti gli ebrei94.
Il 16 ottobre 1943, un rastrellamento di grandi proporzioni fu effettuato dalle
SS nel ghetto di Roma, provocando l'arresto di 1259 ebrei; due giorni dopo, più
di 1000 vennero deportati ad Auschwitz. Le liste e gli indirizzi degli ebrei romani
erano stati forniti ai tedeschi dal Ministero degli Interni italiano95. Successiva-
mente, altre retate operate nella capitale, con la partecipazione, spesso diretta e
autonoma, delle forze dell’ordine italiane, portarono il numero degli ebrei romani
scomparsi a più di 2000. Solo 17 sarebbero sopravvissuti. Sul totale delle depor-
tazioni avvenute a Roma dopo il primo rastrellamento, circa la metà fu di diretta
responsabilità italiana.
Gli ebrei romani transitano per il Collegio Militare di Palazzo Salviati, gestito

2018; M. BATTINI, Peccati di memoria. La mancata Norimberga italiana, Roma, Bari, 2014; A.
VENTURA, Il fascismo e gli ebrei, Roma, 2013; F. FOCARDI, Il cattivo tedesco e il bravo italiano.
La rimozione delle colpe della Seconda guerra mondiale, Roma, Bari, 2013.
93
Cfr. [Link]
94
Il passo – citato da M. ISNENGHI, Stampa del fascismo estremo in area veneta. Tracce e
reperti, in Tedeschi, partigiani e popolazioni nell’Alpenvorland (1943-1945), Venezia, 1984, p. 131
s. – è contenuto in un articolo dal titolo Tutti gli ebrei in campo di concentramento, pubblicato il
5 dicembre 1943.
95
Sul punto ampiamente, e per tutti, M. BAUMEISTER, A. OSTI GUERRAZZI, C. PRO-
CACCIA (a cura di), 16 ottobre 1943. La deportazione degli ebrei romani tra storia e memoria, Ro-
ma, 2016. Va peraltro ricordato che l’assemblea del partito fascista, tenutasi a Roma nell’ottobre del
1943, aveva prodotto un documento in cui si chiedeva che tutti gli ebrei fossero immediatamente
racchiusi in campi di concentramento. Sul punto, v. M. SARFATTI, Gli ebrei nell’Italia fascista. Vi-
cende, identità, persecuzione, Torino, 2007, p. 240 ss.
248 Giuliano Balbi

dall’esercito italiano, e vengono condotti al campo di Fossoli, vicino Carpi, prima


di essere portati ad Auschwitz. Il campo di Fossoli, fino al 1944, era gestito dalla
questura di Modena, mentre i carabinieri erano preposti alla sorveglianza dei va-
goni fino alla partenza. Nel contempo, le guardie di confine italiane, e la guardia
di finanza, arrestavano centinaia di ebrei che cercavano riparo in Svizzera96.
A metà novembre 1943, il prefetto di Grosseto, Ercolani, diede autonoma-
mente ordine alla polizia di procedere all’arresto degli ebrei. È sempre nel 1943,
d’altronde, che Radio Roma si augurava che gli ebrei finissero, uno a uno, bruciati
e le loro ceneri disperse al vento97.
Quando si afferma che alle cattive parole si risponde con le buone parole,
quando gli storici ci dicono che l’unica corretta risposta al negazionismo è la dif-
fusione della conoscenza, mi pongo alcuni interrogativi: perché di queste cose
non si sa quasi nulla, perché non se ne è mai parlato, perché sono sostanzialmente
escluse dai programmi scolastici98? Il 7 dicembre 1970, il cancelliere dell’allora
Repubblica Federale Tedesca, Willy Brandt, si inginocchia nel ghetto di Varsavia
e chiede perdono. Il 16 luglio 1995, il Presidente francese Chirac, in un discorso
tenuto al Vélodrome d’hiver di Drancy, dove transitavano, sotto il controllo della
gendarmerie, gli ebrei francesi prima della deportazione nei campi di sterminio,
parla di un debito imprescrittibile della Repubblica nei loro confronti: nous con-
servons à leur égard une dette imprescriptible99. L’Italia non ha mai fatto nulla di
tutto questo. D’altronde, scusarsi avrebbe voluto dire ammettere quelle respon-
sabilità che, pur indiscutibili, abbiamo sempre negato100.
Capisco allora – alla luce di un contesto caratterizzato da un diffuso, peculia-
re, negazionismo ante litteram – un certo imbarazzo della nostra dottrina in tema
di punibilità del negazionismo, ma mi convinco sempre di più della correttezza di
tale soluzione e del ruolo fondamentale della tutela delle verità politicamente
“sensibili” per la tenuta della democrazia101.

96
V. F. SCOMAZZON, Maledetti figli di Giuda, vi prenderemo! La caccia nazifascista agli
ebrei in una terra di confine. Varese 1943-45, Varese, 2009.
97
La citazione è tratta da G. MAYDA, Storia della deportazione dall’Italia 1943 – 1945.
Militari ebrei e politici nei lager del Terzo Reich, Torino, 2002, p. 143. Ampiamente, per un’accurata
ricostruzione delle responsabilità italiane nella Shoah, per tutti, S. LEVIS SULLAM, I carnefici
italiani, cit., p. 1 ss.
98
Nota efficacemente G. FORTI (L’ansia disumana del «raggiungimento», cit., p. 824): mi
pare poi viziata da idealismo e sopravvalutazione dell’impatto sociale e civile della storiografia (e, in
genere, della cultura scientifica) l’aspettativa che un dotto intervento di studiosi possa risolvere la
questione. Sul punto, estremamente interessanti i rilievi di E. TRAVERSO, La Shoah nella cultura
del dopoguerra, Bologna, 2004. Cfr. anche S. BAUMANN, Olocausto e modernità, Bologna 1993.
99
V. [Link]
-_316735_3232.html (14 aprile 2003).
100
Per tutti, S. LEVIS SULLAM, I carnefici italiani, cit., p. 186 ss.
101
V. infra, § 6.
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 249

5. Valutazioni di contesto: tra ripresa del mito della razza e antisemitismo

Si obietterà: ma la verità non è un bene giuridico102, e poi, in fondo, cos’è la


verità103? Domanda, in effetti, non particolarmente originale: Quid est veritas?
È Ponzio Pilato, nel Vangelo di Giovanni, a porre la domanda a Gesù. Gesù
non risponde104. Secondo Sant’Agostino, il silenzio di Gesù si spiega con
l’evidenza della risposta: la verità è quel che hai di fronte agli occhi105. Tornan-
do a noi, la realtà che abbiamo di fronte agli occhi è estremamente inquietante.
È fatta di crescente intolleranza, se non disprezzo, per chi è avvertito come di-
verso. Di ripresa del mito della razza106, di pregiudizi crescenti, di movimenti
neo-fascisti sempre più forti, di persone aggredite – e uccise – per il colore della
loro pelle, ma anche di un antisemitismo sempre più diffuso107. Penso al coor-
dinatore toscano di Forza Nuova che – nel disinteresse generale – ha recente-
mente affermato che Auschwitz era confortevole (c’era anche un cinema) e che
sei milioni di ebrei in Europa neanche c’erano108. Alla dirigente di Fratelli
d’Italia che posta su facebook una foto che la ritrae mentre fa gesti volgari, ad
Amsterdam, davanti alla casa di Anna Frank (“tanto non è mai esistita”, ha di-

102
In questo senso, tra gli altri, V. MANES, Attualità e prospettive del giudizio di
ragionevolezza in materia penale, in Riv. it. dir. proc. pen., 2007, f. 2-3, p. 782.
103
Sul punto, in particolare per il concetto di verità all’interno della filosofia linguistica, per
tutti F. D’AGOSTINI, Introduzione alla verità, Torino, 2011.
104
Giovanni 18, 38.
105
Sulla consolidata attribuzione ad Agostino di Ippona della soluzione del quesito
nell’anagramma est vir qui adest, v., ad es., A. CORRADO, R. TORNESELLO, a cura di, Etica. 9
dialoghi controcorrente, Roma, Bari, 2016. L’affermazione “il vero è ciò che è”, nel contempo, è
indiscutibilmente agostiniana (Soliloquiorum libri duo, II, 5). Ampiamente, per una ricostruzione
del ruolo assolto dal concetto di verità nella filosofia contemporanea, cfr., per tutti, V. POSSENTI,
Il Realismo e la fine della filosofia moderna, Roma, 2016.
106
Penso, ad esempio, a un recente discorso del presidente della regione Lombardia, Attilio
Fontana, un passaggio del quale si incentra sulla necessità di difendere la razza bianca messa in
pericolo dall’immigrazione. V. [Link]
fontana-immigrati-razza-bianca-difendere-candidato-centrodestra-regione-lombardia-bcf74404f9e8-
[Link] (15 gennaio 2018).
107
Per quanto riguarda, in particolare, l’Unione Europea, v. il rapporto – estremamente in-
quietante – presentato dalla Commissione il 10 dicembre 2018, in [Link]
release_IP-18-6724_en.htm. Nel gennaio 2019 Eurobarometro ha pubblicato il risultato di
un’indagine statistica compiuta all’interno dell’Unione, da cui risulta la crescente diffusione di un
sentimento antiebraico. In particolare, il 50% degli intervistati ritiene che le scritte sui muri contro
gli ebrei, gli atti vandalici contro edifici culturali, confessionali o i cimiteri ebraici, ma anche le ag-
gressioni fisiche verso gli ebrei, non costituiscano un problema. V. [Link]
news/20190122_giornata_della_memoria_CE_pubblica_eurobarometro_su_-antisemitismo_it.
108
[Link]
250 Giuliano Balbi

chiarato per giustificarsi)109. Agli adesivi di Anna Frank con la maglietta della
Roma (d’altronde il coro “romanista ebreo” si alza regolarmente dalla curva
degli ultras laziali – e qui penso anche a quel giudice che li ha assolti motivando
che dileggiare la squadra avversaria non è reato110), all’ex sindaco di Udine,
Honsell, raffigurato con la divisa degli internati di Auschwitz111, al recente di-
battito all’Università di Torino sulle collusioni, prima e durante la Shoah, tra
sionismo e nazionalsocialismo (tesi tratta da un libro di un negazionista ameri-
cano)112, alla militante di Forza Nuova, già candidata sindaco a Budrio (BO),
che si fa fotografare a Predappio mentre indossa una maglietta con la grande
scritta Auschwitzland113, al senatore del M5s secondo cui le banche sono control-
late dai savi di Sion114, alla costante proiezione in chiave razziale delle critiche
alla politica israeliana, all’odio antisemita – con tanti followers – diffuso da un

109
[Link]
lo-ad-anna-frank/.
110
V. GUP Roma, 5 dicembre 2016. Al di là della scurrilità – si legge nel provvedimento –, il coro
esprime mera derisione sportiva. … Sebbene l’accostamento giallorosso con ebreo possa aver assunto nelle
intenzioni del pronunciante valenza denigratoria, ricollegabile latamente a concetti di razza, etnia o di
religione, le modalità di esternazione non costituiscono alcun concreto pericolo di diffusione di un’idea di
odio razziale e di superiorità etnica. È appena il caso di rilevare come anche questo provvedimento –
nella sua assertiva, irragionevole, apoditticità – esprima bene il carattere crepuscolare vissuto oggi
dalla nostra democrazia, il suo allontanarsi sempre più dai valori fondanti della convivenza civile.
Perché poi non sostenere – lo suggerisco a qualche sensibile ermeneuta – l’intrinseca irrilevanza della
tipologia di fattispecie concrete con cui ci stiamo confrontando (per assenza, a scelta, di tipicità o
offensività), sulla base del rilievo che poiché l’odio razziale è già diffuso non esiste il pericolo che si
diffonda? Per concludere sul punto, rilevo come il riferimento ai tifosi della Lazio sia meramente
esemplificativo, meritando sicura menzione, tra gli altri, anche quelli della Juventus: Firenze è una
patria di infami, la odio da sempre perché i viola non sono italiani, ma una massa di ebrei (coro intonato
dalla curva sud dello Juventus Stadium il 19 aprile 2016). Cfr. [Link]
il-vergognoso-coro-intonato-dai-tifosi-della-juventus-contro-i-fiorentini/.
111
Nel mese di marzo 2018 sono stati affissi nel centro storico di Udine numerosi adesivi con la
scritta Furio Honsell, sindaco di Auschwitz e l'immagine dell'ex sindaco di quella città in divisa da
deportato. V. [Link]
-daco-191268652/ (14 marzo 2018).
112
Il tutto, accaduto nel 2017 in occasione del giorno della memoria. V. [Link]
.eu/sionismo-colluso-nazismo-cosi-si-celebra-giorno-della-memoria-torino/. Il testo da cui è tratta la
tesi oggetto dell’incontro è L. BRENNER, Zionism in the age of dictators, New York (NY), 1983. Il
libro si articola sull’idea che Hitler fosse sostanzialmente un sionista. Nel 2019, il tema è stato
approfondito – sempre in occasione del giorno della memoria, il che, se possibile, rende la cosa
ancora più ripugnante – con una conferenza dal titolo Il boicottaggio ebraico della Germania e
l’accordo commerciale tra nazisti e sionisti. V. [Link]
di-torino-un-giorno-della-memoria-antifascista-e-antisionista/.
113
V. [Link]
114
[Link]
[Link].
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 251

numero sempre crescente di siti web115, alle mai sopite teorie complottiste che
vedono sempre protagonisti gli ebrei e il loro controllo sulla finanza, se non
sull’ordine mondiale, al recente furto, a Roma, di numerose pietre della memo-
ria116 – le cd. pietre di inciampo –, agli undici morti di Pittsburgh, uccisi, ancora
una volta, soltanto perché ebrei117. Il punto è che l’impatto di un discorso, ma
anche la sua portata in termini di potenzialità offensiva, non può cogliersi se
non in relazione al contesto. L’orazione funebre di Marcantonio ha effetti di-
rompenti perché avviene lì, davanti al cadavere di Cesare118.
E i discorsi dei negazionisti – come il cross burning del Ku Klux Klan119 – si
alimentano del contesto, dei pregiudizi che trovano nella società, di diffidenza,
odio e violenze antiche, e ne generano di nuove e sempre crescenti. Perché se la
Shoah è una menzogna, allora sottende un complotto: passare per vittime per di-
ventare carnefici, per giustificare la nascita di uno Stato che, altrimenti, non

115
Nel 2016, i siti antisemiti di lingua italiana, sul web, erano circa 300, di cui 20 di diretta
ispirazione negazionista. V. [Link]
-Rapporto_antisemitismo_Italia_2016.pdf. In proposito, va rilevato come l’Italia non abbia mai
ratificato (a differenza da quanto accaduto nella maggioranza dei Paesi firmatari) il Protocole
additionnel à la Convention sur la cybercriminalité, relatif à l'incrimination d'actes de nature raciste et
xénophobe commis par le biais de systèmes informatiques, aperto alla firma a Strasburgo il 28
gennaio 2003 (STE 189), il cui art. 6, al primo comma, obbliga gli Stati a punire, tra l’altro,
condotte negazionistiche poste in essere tramite il web.
Nel panorama negazionista non mancano, comunque, anche media più tradizionali. Nel 2016,
ad esempio, la radio privata romana Radio Kaos Italy ha promosso e diffuso le tesi dei Protocolli dei
savi di Sion, garantendone l’autenticità e corredando le trasmissioni con affermazioni del tipo: “Gli
ebrei mentono su tutto e hanno il controllo su tutto”. V. https:/[Link].-
it/episodi-di-antisemitismo-in-italia/radio-privata-trasmette-na-serie-di-trasmissioni-che-propagandano-
le-tesi-contenute-nel-falso-antisemita-protocolli-dei-savi-di-sion/. Abbastanza inquietante ricordare
che la Cassazione, in un altro episodio relativo alla pubblicazione del medesimo testo, e in
particolare alla postfazione che l’accompagnava, abbia ritenuto che usare una sola volta il termine
giudei in chiave apparentemente (sic) denigratoria, evidenziando, citando Hitler, che I protocolli
svelano “con orrenda sicurezza l’attività e la natura dei giudei”, non integri gli estremi della
diffamazione e, più ampiamente, nulla di penalmente rilevante. Così, Cass., 17 maggio 2016, n.
47506.
116
https:/[Link]/cronaca/2018/12/10/news/roma_monti_rubate_20_pietre_d_
inciampo-_dedicate_alla_famiglia_di_consiglio-213896119/.
117
V., ad es., [Link]
[Link].
118
Per tutti, A SPENA, Istigazione punibile e libertà di parola. Riflessioni in margine alla
sentenza De Luca, in Riv. it. dir. proc. pen., 2016, f. 2, p. 852 ss. Sul ruolo del contesto, in relazione
ai discorsi d’odio, v. G. FORTI, Le tinte forti del dissenso, cit., p. 1048 ss. In senso generale, D.
PULITANÒ, Libertà di manifestazione del pensiero, delitti contro la personalità dello Stato e contro
l’ordine pubblico, in G. VASSALLI, a cura di, Diritto penale e giurisprudenza costituzionale, Napoli,
2006, p. 239 ss.
119
Cfr. M. NEWTON, White Robes and Burning Crosses. A History of the Ku Klux Klan from
1866, Jefferson (NC), 2014.
252 Giuliano Balbi

avrebbe avuto nessuna legittimazione di esistenza120. I negazionisti, in sintesi,


completano l’opera dello sterminio: rimuovono la cenere per disperderla
nell’oblio121. Definirlo un pensiero puro è decisamente avventato. Non coglierne il
carattere di falsificazione di un dato politicamente sensibile – sono ben altri i con-
flitti che agitano il tessuto sociale122 – vuol dire, forse, non avere sufficiente consa-
pevolezza della realtà che ci circonda: meglio lasciarli farneticare, i tanti razzisti,
omofobi, antisemiti, negazionisti, odianti l’altro da sé. E avere fiducia nella dialetti-
ca che Platone chiamava – nel Sofista – «la scienza degli uomini liberi»123. Chi si
trovasse a vivere nella Repubblica di Platone troverà questo discorso ampiamente
condivisibile, e converrà con il rilievo che tali tipologie di condotte sono prive
dell’attitudine a provocare violenze, disordini e discriminazioni124, assolutamente
fiducioso nell’inevitabile prevalenza della ragione125.
Tornando al mondo reale, va invece rilevato come prospettare una soluzione
dialogica sottenda, tra l’altro, l’assoluta mancanza di comprensione di chi siano
coloro che si vorrebbe assumere a interlocutori. Basti pensare a come Olodogma,
il più significativo tra i siti negazionisti italiani, presenti ai suoi lettori

120
Cfr. C. VERCELLI, Il negazionismo, cit., p. 185 s. Nel contempo, in ultima analisi, la nega-
zione dello sterminio porta … ad affermare la legittimità dell’ideologia nazista, o comunque a riabili-
tarla. Così, G. SACERDOTI, Il reato di negazionismo: una tutela della democrazia, non un impedi-
mento alla ricerca storica, in SIDIBlog, 15 gennaio 2014. Nello stesso senso, C. DEL BÒ, Menzogne
che non si possono perdonare, cit., pp. 286, 296.
121
Nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo
non gli crederà … E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la
gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti. Così, P. LEVI, I
sommersi e i salvati, Torino 1991, p. 3. Ampiamente, D. DI CESARE, Se Auschwitz è nulla. cit., p.
9; M. CUZI, Il perfezionamento di un Olocausto. Appunti per una storia del negazionismo, in F.R.
RECCHIA LUCIANI, L. PATRUNO, a cura di, Opporsi al negazionismo, cit., p. 66. In questo
senso, già C. VISCONTI, Aspetti penalistici, cit., p. 222 ss. Che i negazionisti realizzino la definitiva
consumazione del genocidio, con l’occultamento delle prove e la negazione dello status di vittima per
chi è stato ucciso, è efficacemente rilevato da C. DEL BÒ, Tollerare l’intollerabile. Il negazionismo
tra etica e diritto, in disCrimen, 28 luglio 2018, p. 10 (consultabile anche in questa Rivista).
122
E. FRONZA, A. GAMBERINI, Le ragioni che contrastano, cit., p. 5. Si tratterebbe di
fenomeni che si presentano a tutt'oggi come socialmente marginali, secondo A. GAMBERINI, Tutela
della memoria, cit. L’impressione, in effetti, è che nella nostra dottrina si sia sottovalutata la rilevanza
del fenomeno, la sua stretta connessione con quei nuovi fascismi sorretti da un consenso sempre più
ampio e con cui si è creduto, forse un po’ ingenuamente, di non dovere fare i conti, quasi si trattasse di
fenomeni circoscritti e di modestissimo impatto. Come nota efficacemente M. CAPUTO (La
menzogna di Auschwitz, cit., p. 5), chi approfondisse il tema del negazionismo, scoprirebbe presto un
groviglio di premesse ideologiche e di conseguenze politico-sociali che impediscono di sottovalutarne la
portata e di liquidare il fenomeno come una faccenda che riguarda pochi esaltati, facilmente risolvibile
con l’indifferenza e qualche ora di storia ed educazione civica nelle scuole secondarie.
123
Così, A. PUGIOTTO, Le parole sono pietre, cit., p. 18.
124
M. CASSANO, Negazionismo, cit., p. 278.
125
Così, G.E. VIGEVANI, Radici della Costituzione e repressione della negazione della Shoah,
in Rivista AIC, 2014, p. 21.
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 253

l’introduzione nel nostro ordinamento dell’aggravante di negazionismo: La leg-


ge 115/2016 dei tagliagole sionisti contro la libertà di espressione dei cittadini, det-
ta anti negazionismo, è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale126.

6. Falso e libertà di autodeterminazione consapevole


ai tempi della post-verità

Qualcuno potrebbe ritenere non corretto assumere a parametro ricostruttivo il


concetto di verità, facendo leva sulla premessa agnostica dell’impossibilità umana
di accedere al Vero127, o sul recupero relativista del nietzschiano non ci sono fatti
ma solo interpretazioni128. Si tratterebbe di un rilievo rispettabile se mosso da un
filosofo, problematico se mosso da un teologo, stimolante se mosso da un fisico, ma
privo di qualsiasi senso se mosso da uno studioso del diritto penale129. Perché il di-
ritto penale, per il suo statuto epistemologico, ma anche per la sua ragione – fun-
zionale – di esistenza, non può prescindere dall’assumere per conoscibile quella ve-
rità storica che concorre a ricostruire ed accertare130, secondo un principio – veri-
126
[Link]
gole-sionisti-pubblicata-sulla-gazzetta-ufficiale/.
127
Per tutti, T.H. HUXLEY, Il diavolo nei dettagli. Saggi sull’agnosticismo (a cura di R.G. CA-
PUANO), Milano, 2009. Cfr. anche G. MURA, Agnosticismo (2002), su [Link]
128
F. NIETZSCHE, Frammenti postumi 1885-1887, Milano, 1975, p. 299. Cfr. anche ID., Su
verità e menzogna in senso extramorale (1873), Milano, 2015. Sul punto la letteratura è estremamente
vasta. Per tutti, e a mero carattere esemplificativo, cfr. G. SEDDONE, «Non ci sono fatti, solo
interpretazioni»: la linea rossa che unisce Nietzsche alla filosofia analitica, in Bollettino filosofico, 2014,
p. 289 ss.; E. AMBROSI, a cura di, Il bello del relativismo. Quel che resta della filosofia nel XXI secolo,
Padova, 2005. Che non solo la verità ma, più in generale, la stessa realtà non esista, è la tesi di G.
VATTIMO, Della realtà. Fini della filosofia, Milano, 2012. È interessante ricordare l’opinione espressa
da Hegel, in un lavoro giovanile, circa lo scetticismo radicale: Chi rimane fermamente attaccato alla
vanità che a lui pare così, che egli ritiene così, e non vuole assolutamente che le sue espressioni siano
ritenute un elemento oggettivo del pensare e del giudicare, costui bisogna lasciarlo stare: la sua
soggettività non importa a nessun altro uomo, e tantomeno alla filosofia. Così, G.W.F. HEGEL,
Rapporto dello scetticismo con la filosofia (1802), in N. MERKEL, a cura di, Roma, Bari, 1970, p. 102.
Sulla complessiva problematica, in senso fortemente critico rispetto alle tendenze neo-relativistiche,
cfr. M. FERRARIS, Non ci sono gatti, solo interpretazioni, in J. DERRIDA, G. VATTIMO, M.
BUSSANI, a cura di, Diritto, Giustizia e Interpretazione, Roma, Bari, 1998, p. 129 ss.
129
Su questa problematica, v. gli interessanti rilievi di O. DI GIOVINE, A proposito di un
recente dibattito, cit., p. 541 ss.
130
Il fine primario e ineludibile del processo penale non può che rimanere quello della ricerca della
verità. Così, Corte Cost., 26 marzo 1993, n. 111. Che il principio formale di legalità implichi un vincolo di
realtà, a tutto campo; che il giudizio penale sia un modo esistenziale di ricerca della verità; che la c.d.
verità processuale… debba coincidere con la verità dei fatti accaduti quando asserisce la verità
dell’ipotesi dell’accusa, è efficacemente rilevato da D. PULITANÒ, Cura della verità, cit., p. 65; p.
76; p. 68. Che il tema della verità non vada drammatizzato, e che, non di rado, essa – intesa come
corrispondenza ai fatti – sia alla portata di tutti, è osservato da F. CAPRIOLI, Verità e giustificazione
254 Giuliano Balbi

tas, non auctoritas facit iudicium131 – di cui non dovrebbero sfuggire le irrinunciabili
funzioni di garanzia nei confronti dell’arbitrio del potere132: dire addio alla verità è
non solo un dono senza controdono che si fa al Potere, ma soprattutto la revoca della
sola chance di emancipazione che sia data all’umanità133.
Nel contempo, dubito che la difesa di un imputato di falsa testimonianza
avrebbe successo se incentrata su di un agnostico quid est veritas?134 Così come
difficilmente darebbe buon esito se affidata all’idea che il diritto di dire cose fal-

nel processo penale, ivi, p. 216. L’indefettibilità dell’obiettivo, proprio dell’ordinamento giuridico,
di realizzare una tendenziale convergenza tra verità storica e verità processuale è efficacemente
sottolineata da D. BIFULCO, Negare l’evidenza, cit., p. 92. Sul punto, cfr. M. TARUFFO,
La semplice verità: il giudice e la costruzione dei fatti, Roma, Bari, 2009, p. 97 ss.; L. FERRAJOLI,
Diritto e ragione. Teoria del garantismo penale, Roma, Bari, 1989, p. 6 ss. Non si potrebbero, al
contrario, mai dare per acquisite certezze storiche – “La storia definitiva non c’è” – secondo M.
DONINI, La gestione penale del passaggio dal fascismo alla democrazia in Italia, cit., p. 184. Nello
stesso senso – non esiste alcuna versione definitiva ed accettata della storia – E. FRONZA, Il
negazionismo come reato, cit., p. 133 (sorge il fondato sospetto, a questo punto, che Napoleone
abbia vinto a Waterloo). In particolare, l’incriminazione del negazionismo – per motivi a me oscuri
– aprirebbe il varco all’introduzione di una serie infinita di divieti per l’indagine storica secondo A.
MERLI, Democrazia e diritto penale, cit., p. 48 s. Sui rischi sottesi alla posizione meta-etica, e meta-
storica, che rinuncia a priori alla possibilità di riferirsi alla realtà – e dunque di fare uso del concetto di
verità –, cfr. F. D’AGOSTINI, L’uso scettico della verità, cit., p. 51 ss.
131
Tipicamente giustapposto all’Auctoritas non veritas facit legem. Così, T. HOBBES,
Leviatano (1651), II, 26.
132
Come rileva L. FERRAJOLI (Passato e futuro dello Stato di diritto, in G. PINO, A
SCHIAVELLA, V. VILLA, a cura di, Filosofia del diritto. Introduzione critica al pensiero giuridico e al
diritto positivo, Torino, 2013, p. 434), si tratta di un principio che vale… a fondare l’intero insieme
delle garanzie, dalla certezza del diritto all’uguaglianza davanti alla legge e alla libertà contro l’arbitrio,
dall’indipendenza del giudice all’onere della prova in capo all’accusa e ai diritti della difesa. Nota F.
PALAZZO, Verità come metodo, cit., p. 101, che il penalista… molto difficilmente… può barattare la
verità con la validità del diritto. Lo impedisce la natura afflittiva e violenta della pena. Che solo
l’emergere della verità consenta una riaffermazione credibile rispetto al caso concreto della norma che si
assume violata, è efficacemente rilevato da L. EUSEBI, Le forme della verità e i loro effetti, in G.
FORTI, G. VARRASO, M. CAPUTO, a cura di, “Verità” del precetto e della sanzione penale, cit., p.
157. L’A. rileva, peraltro, come uno dei principali problemi di fondo del sistema sanzionatorio riposi
sull’assenza di verità che connota le promesse di efficacia preventiva, continuamente veicolate
all’opinione pubblica, del ricorso al carcere come forma tipica della risposta al reato (ivi, p. 165). Sul
punto, ampiamente, G. FORTI, ivi, Introduzione, p. 7 ss. e bibliografia citata. In particolare, F.
STELLA, Il giudice corpuscolariano, Milano, 2005, p 84 ss.; M. FERRARIS, Manifesto del nuovo
realismo, cit., p. XI (“Le necessità reali, le vite e le morti reali… non sopportano di essere ridotte a
interpretazioni”). Sulla complessiva problematica cfr. anche G. LOSAPPIO, La “verità vera” del
giudizio tra verità “del” e “nel” processo. Frammenti di riflessione, in V. GAROFOLI, A. INCAMPO, a
cura di, Verità e processo penale, Milano, 2012, p. 77 ss.
133
M. FERRARIS, Manifesto del nuovo realismo, cit., p. 112.
134
L’affermazione “la verità (ritenuta) assoluta, certa e irrefutabile non può essere oggetto di alcuna
tutela se non si vuole, con un unico colpo di spada normativa, trafiggere il diritto di manifestazione del
pensiero” (contenuta in Contro il reato di negazionismo. L’appello dell’Unione delle Camere Penali,
cit.), a ben vedere, appare priva di qualsiasi fondamento di, sia pur minimale, ragionevolezza.
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 255

sissime trovi il suo fondamento – comprimibile solo dalla contrarietà al buon co-
stume, all’ordine pubblico o giù di lì – nell’art. 21 Cost.135.
La verità, in effetti, ci riporta al falso e alla sua rilevanza nel sistema ordina-
mentale, a quel falso il cui statuto di garanzia è a tal punto fragile da costituire un
mezzo elettivo di violazione della legge penale: aut vi aut fraude136, appunto.
L’elenco dei beni giuridici legittimamente aggredibili attraverso la falsificazio-
ne – verbale o fattuale – della realtà è a tal punto ampio che per ricordarli appare
sufficiente il ricorso a una casistica meramente esemplificativa delle incriminazio-
ni che ad essa fanno esplicito o implicito riferimento.
A parte i casi paradigmatici dei delitti contro la fede pubblica e le tante ipotesi
che prevedono l’inganno tra le opzioni modali adeguate a integrare la tipicità del
fatto – dalla riduzione in schiavitù (art. 600, co. 2, c.p.) alla violenza sessuale per
induzione (art. 609 bis, co. 2, n. 2, c.p.), all’attentato contro i diritti politici del cit-
tadino (art. 294 c.p.), e così via –, a parte i casi in cui l’inganno determina un ag-
gravamento della pena, come nella bigamia (art. 556, co. 2, c.p.), a parte l’art. 48
c.p. che lo vede come strumento traslativo di responsabilità rispetto a qualsiasi
tipologia di fattispecie, a parte i casi in cui è la verità a ricondurre a ius il fatto
posto in essere – come nel comma 2 dell’art. 341 bis in tema di oltraggio –, citerò
ipotesi meramente a campione: la supposizione o soppressione di stato (art. 566
c.p.), la pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose (art. 656
c.p.), le manovre speculative su merci (art. 501 c.p.), il procurato allarme (art. 658
c.p.), la vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.), le false
comunicazioni sociali (art. 262, co. 1 c.c.), la manipolazione del mercato (art. 185
tuf); tutte le ipotesi di falsità giudiziarie: dalla falsa testimonianza (art. 372 c.p.)
alla falsa perizia o interpretazione (art. 373 c.p.), dalla simulazione di reato (art.
367 c.p.) alla calunnia (art. 368 c.p.) e all’autocalunnia (art. 369 c.p.), dal falso
giuramento della parte (art. 371 c.p.) alle false informazioni al pubblico ministero
(art. 371 bis c.p.) alle false dichiarazioni al difensore (art. 371 ter c.p.), e così via.
Mi viene da pensare che l’ordinamento non riconosca affatto l’esistenza di un
generale diritto a manipolare la realtà o a “dire cose falsissime” - già Grozio,
d’altronde, nei Prolegomena al De iure belli ac pacis valutava il dire il falso come
contrastante con l’idea stessa di giustizia, costituendo l’antitesi di una libertà137.

135
Sulla tematica relativa alla legittimità costituzionale, in una prospettiva di bilanciamento, dei
limiti alla libertà di manifestazione del pensiero, v., ad es., A. PIZZORUSSO, Libertà di pensiero.
Opportunità e rischi, in M. BOVERO (a cura di), Quale libertà, Roma, Bari, 2004, p. 63 ss.; V.
ANGIOLINI, Manifestazione del pensiero e «libertà altrui», in Giur. cost., 1995, p. 4585 ss. Sul
punto, ampiamente, M. CAPUTO, La menzogna di Auschwitz, cit., p. 20 ss.
136
Cum autem duobus modis, id est aut vi aut fraude, fit iniuria (Marco Tullio Cicerone, De
officiis, I, 41).
137
GROTIUS, Prolegomeni al diritto della guerra e della pace (1621), Bologna, 1961, p. 23 ss.
Sul punto, ampiamente, T. PADOVANI, Menzogna e diritto penale, cit., p. 294 ss. Si tratta, in
256 Giuliano Balbi

Peraltro, quand’anche dovessimo ritenere esistente un diritto in tal senso – sulla


base del rilievo che dire il falso tout court non è, né potrebbe legittimamente esse-
re, oggetto di un divieto di ordine generale –, si tratterebbe comunque di un di-
ritto a tal punto debole da risultare soccombente, in una prospettiva di bilancia-
mento, a fronte di un amplissimo numero di beni giuridici, anche ben più fragili,
nella gerarchia costituzionale, di quella libertà di autodeterminazione aggredita
dalla negazione di verità politicamente sensibili138. Quest’ultima costituisce infatti
un profilo di quel diritto alla non disinformazione, alla non manomissione della
propria coscienza139, all’esigenza di prendere coscienza della verità140, connaturato
all’idea stessa di democrazia perché corollario diretto delle libertà di pensiero e di
autodeterminazione consapevole141.
In proposito, mi sembra di estremo interesse una recente sentenza del Tribu-
nale Federale Svizzero – la massima autorità giudiziaria della Confederazione –
con cui, per la prima volta dal 1848, vengono annullati gli esiti di un referendum
popolare. La ragione dell’annullamento discende dal fatto che il governo e la
stampa avevano diffuso dati falsi sugli effetti che sarebbero conseguiti
all’eventuale approvazione del referendum. Per la Corte, ciò ha determinato una

effetti, di un’acquisizione antica. Già San Tommaso (Summa totius Theologiae, 92-189, quaestio
109, De veritate, articulus 3), infatti, si era posto l’interrogativo, risolvendolo affermativamente,
utrum veritas sit pars iustitiae. Per un’interessante, e quanto mai attuale, dibattito settecentesco, che
vide contrapposti Benjamin Constant e Immanuel Kant, sulla possibile legittimità del mentire, per
quanto nei limiti di situazioni assolutamente peculiari, v. I. KANT, B. CONSTANT, Il diritto di
mentire (a cura di S. MORI CARMIGNANI), Firenze, 2008.
138
Sul punto, ampiamente, A. PACE, La libertà di manifestazione del proprio pensiero, in G.
BRANCA, Commentario della Costituzione, Bologna, 2006, p. 88 s. Come si è notato, non può
essere sottaciuto il fatto che la comunicazione post-fattuale, attraverso la circolazione di notizie non
oggettivamente vere, sia potenzialmente in grado di lasciar sviluppare ed intensificare all’interno della
comunità virtuale quei discorsi d’odio che… restano senz’altro al di fuori dei contenuti della garanzia
costituzionale connessa alla libertà in parola. Così, E. BALDINI, Verità e libertà nell’espressione del
pensiero...Prendendo spunto da casi concreti…, in [Link], 2017, n. 2, 4 settembre
2017, [Link]
[Link].
139
Per l’esistenza di un diritto alla non manomissione della propria coscienza, operata tramite
la disinformazione relativa a questioni di pubblico interesse, v. L. FERRAJOLI, Poteri selvaggi. La
crisi della democrazia in Italia, Roma, Bari, 2011, p. 53 ss.
140
P. VIDAL-NAQUET, Gli assassini della memoria, cit., p. 55.
141
In altre parole, rispetto al negazionismo la pena è tutt’altro che retribuzione della “memoria
violata”, e l’incriminazione ha una ratio totalmente estranea al fine … di rassicurare i consociati (così,
invece, E. FRONZA, Il negazionismo come reato, cit., pp. 7 e 165). Nel contempo, il problema ha
contorni significativamente diversi da quelli che discendono da un suo inquadramento esclusivo
all’interno della stretta alternativa tra negazionismo/vilipendio e negazionismo/istigazione (come
invece ritenuto da D. BRUNELLI, Attorno alla punizione, cit., p. 983 ss.).
Da prospettiva peculiare, per il riconoscimento del rango costituzionale a un autonomo diritto
alla storia, v. M.C. LOCCHI, “Diritto alla storia” e stato costituzionale, in Historia Magistra, 2012, n.
10, p. 51 ss. Sul rapporto tra verità e democrazia, cfr. anche G. FORTI, Introduzione, cit., p. 4 s.
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 257

lesione del diritto politico fondamentale dei consociati di avere la possibilità di


formarsi un’opinione libera e consapevole sul tema della consultazione: Il corpo
elettorale è stato privato di elementi importanti per formare ed esprimere la sua
opinione… (e questo) non è compatibile con la libertà di voto. L’art. 34, allegato 2,
della Costituzione è stato conseguentemente violato142.
In effetti, viene da pensare che le cose stiano in termini non soltanto diversi, ma
radicalmente antitetici rispetto a come normalmente ricostruiti dalla nostra dottri-
na, perché Se non c'è verità, ma calcolata e calibrata sua alterazione, finalizzata a di-
sinformare… il richiamo a nobili e intangibili principi di libertà è intrinsecamente of-
fensivo per la collettività e storicamente derisorio, beffardo per coloro che, in difesa
della libertà di opinione, hanno sacrificato la propria vita143.
L’idea della conoscenza della verità come presupposto della libertà – e penso,
su tutti, agli studi di Karl Jaspers144 (che non a caso ne scrive mentre si trova a
Heidelberg, privato della libertà perché sposato a donna di razza ebraica) – si po-
ne, evidentemente, in fortissima tensione con gli schemi su cui si fondano le con-
temporanee para-democrazie telematiche, il cui milieu socio-culturale, e di pseu-
do-legittimazione, è infatti un mare ideologico torbido in cui le tesi più insulse,
anche eclatantemente false, appaiono perfettamente equivalenti a quelle docu-
mentate e consapevoli: la verità si disperde in un 1=1 che, razionalmente, non
regge né sul piano ontologico né su quello cognitivo né su quello epistemologi-
co145, ma che fonda nuovi modelli di controllo sociale e di manipolazione del con-
senso. Il recente caso di Cambridge Analytica ne costituisce peculiare riprova146.
142
Tribunale federale, sentenza 1C_338/2018 del 10 aprile 2019 consid. 3, 4. La consulta-
zione aveva ad oggetto il tema del regime fiscale previsto dalla legislazione federale per le coppie
di fatto. Il governo, attraverso un rapporto ampiamente diffuso dalla stampa, aveva comunicato
che le modifiche al sistema della fiscalità avrebbero coinvolto, qualora il referendum fosse stato
approvato, circa 80.000 coppie sposate, laddove la quantificazione corretta sarebbe stata, invece,
di circa 454.000 coppie, Nulla si diceva, peraltro, sul fatto che i dati contenuti nel rapporto fos-
sero il frutto soltanto di una stima tendenziale, né che la stessa fosse stata operata sulla base di
dati risalenti a diversi anni addietro. Tutto ciò, per i giudici di Losanna, ha determinato
l’insanabile irregolarità della consultazione, essendo stata lesa la garantie de la libre formation et
de l’expression fidèle et sûre de la volonté des citoyens.
143
Così, Cass., 26 settembre 2012, n. 41249.
144
K.T. JASPERS, Della verità. Logica filosofica (1947), Milano 2015. Il libro è dedicato alla
moglie, Gertrud Mayer.
145
In un contesto in cui le cose perdono anche la loro più elementare evidenza, il responsabile
genovese di Lealtà e Azione, gruppo di estrema destra ma vicino agli ambienti istituzionali del
capoluogo ligure, ha sdegnosamente respinto le accuse di antisemitismo che gli erano state mosse
dopo la pubblicazione di un post, nel maggio 2018, in cui definiva gli ebrei una lurida razza di mercanti
dal naso adunco ([Link]
_amico_di_lega_e_forza_italia_ebrei_lurida_razza_dal_naso_adunco_-197494302).
146
Quel che sembra emergere da recenti fatti di cronaca è che la manipolazione delle coscienze
operata attraverso il web tramite l’elaborazione mirata dei dati sensibili dei singoli consociati, stia
258 Giuliano Balbi

L’impressione è che lo sviluppo post-moderno del relativismo agnostico, così


caro agli intellettuali di formazione umanistica147 (perché illude di annullare il gap
tra le nostre discipline e quelle scientifiche), ad altro non abbia condotto che alla
ripresa del mito della razza, al risorgere di nazionalismi, autoritarismi, insulsi re-
vanchismi, a presidenti impresentabili, … nemici dei vaccini e … populismi infor-
matici148. In sintesi, a un attacco frontale alla democrazia149.
È emersa dunque una prospettiva inaspettata: la rilevanza penale attribuita al
falso politicamente sensibile, nella specie al negazionismo della Shoah, presentato
dalla nostra dottrina come indebito strumento di compressione della libertà di
pensiero150, ne costituisce, al contrario, un fondamentale strumento di tutela. A
comprimere quella libertà, al contrario, è proprio la falsificazione della storia,
perché i fatti sgraditi possiedono un’esasperante ostinatezza che può essere scossa
solo dalle … menzogne151. In effetti, quello contro cui si dovrebbe lottare in una
democrazia non è affatto la verità152, ma quella sua manipolazione sistematica che
tipicamente connota i sistemi autoritari.

acquisendo carattere di sempre maggiore scientificità, al punto che le coordinate del discorso ten-
dono oramai a inquadrarsi non in un generico timore che possano in tal modo indursi distorsioni
nella libertà di autodeterminazione, ma nell’elevata probabilità che, agendo evidentemente sui
grandi numeri, ciò sia assolutamente alla portata di chi possegga tali strumenti (e plausibilmente sia
già stato fatto). Il che, evidentemente, proietta il discorso nell’alveo paradigmatico, se non del dan-
no concretamente arrecato a un bene giuridico fondamentale, quantomeno del pericolo concreto.
Sulle tecniche di persuasione di massa al tempo di internet, v. C. MELCHIOR, A. ROMOLI (a cu-
ra di), La strategia della persuasione. Comunicazione e media nell'era della post-verità, Milano, 2018;
S. FULLER, Post-Truth: Knowledge as a Power Game, London, 2018; L.C. McINTYRE, Post-
Truth, Cambridge (MA), 2018.
147
Il cui atteggiamento, a ben vedere, sembra non di rado collocarsi in quel modello di
verifobia efficacemente delineato da A. GOLDMAN, Knowledge in a social world, Oxford, 1999, p.
7 ss. Sul punto, cfr., M. TARUFFO, La verità nel processo, in G. FORTI, G. VARRASO, M.
CAPUTO, a cura di, “Verità” del precetto, cit., p. 181 ss.
148
M. FERRARIS, Postverità e altri enigmi, Bologna, 2017, p. 21 s.
149
Per il rapporto inscindibile tra verità e democrazia, cfr. J. NIDA-RÜMELIN, Democrazia e
verità (2006), Milano, 2015.
150
Tra i tanti, già citati, parla espressamente di intollerabile attentato alla libertà di pensiero, M.
CASSANI, Negazionismo, cit. p. 283.
151
Così, H. ARENDT, Verità e politica (1967), Torino, 2003, p. 47.
152
M. TARUFFO, La verità nel processo, cit., p. 184 s. Che la rilevanza penale attribuita al
negazionismo risponda alla necessità costituzionale di tutelare i più profondi fra i valori fondanti
della democrazia, è rilevato da A. GRATTERI, Perché negano, cit., pp. 64, 71. Come riprova a
contrario, si pensi alla rimozione “normativa” della memoria della Shoah nella recente esperienza
polacca. Sul punto, S. PARISI, "Dimenticare" per legge? La Polonia e il negazionismo dei campi di
sterminio, in Quaderni costituzionali, 2018, f. 2, p. 500 ss.
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 259

7. I beni giuridici normalmente richiamati: ordine pubblico,


dignità e identità. Alcune osservazioni critiche

Rispetto al coinvolgimento degli altri beni giuridici normalmente richiamati in


tema di negazionismo, mi sembrano necessari alcuni rilievi. L’ordine pubblico, che
qui declinerei in termini di rischio di realizzazione di fatti violenti di ispirazione an-
tisemita, ha una portata evocativa di rischi credibili, soprattutto considerando che il
negazionismo ritrova il suo terreno di coltura elettivo in ideologie tutt’altro che re-
stie all’uso della violenza153. Ma un diritto penale democratico ha delle sue regole, e
il pericolo astratto – sia pur razionalmente fondato – fatica a rispettarle, tanto più
in assenza di studi empirici che dimostrino una diretta connessione tra l’oggetto
dell’incriminazione e l’evento temuto154, anche se è estremamente plausibile
l’esistenza di una stretta connessione tra i “discorsi d’odio” e i crimini che da
quell’odio vengono ispirati155. Diciamo che l’ordine pubblico può giocare un ruolo
– soprattutto qui, dove il piano dell’offesa ha un bouquet ricco e complesso –, ma
un ruolo da comprimario e non da protagonista, perché da solo non riuscirebbe a
conferire piena legittimità alla scelta incriminatrice156.
Ho difficoltà, nel contempo, a condividere la possibile polarizzazione
dell’illecito sull’offesa arrecata alla dignità del popolo ebraico157. Da un lato mi sem-

153
L’incriminazione del negazionismo si giustificherebbe quale strumento di tutela delle
istituzioni democratiche dal pericolo di aggressioni violente, secondo G. INSOLERA, Tempo, memoria
e diritto penale. Quale memoria per quale diritto penale?, in Dir. pen. cont., 19 marzo 2018, p. 7.
154
Sul punto, F. BRICOLA, Teoria generale del reato. Estratto dal "Novissimo digesto italiano",
Torino, 1974, p. 86. Cfr. anche, tra gli altri, S. MOCCIA, Dalla tutela di beni alla tutela di funzioni:
tra illusioni postmoderne e riflussi illiberali, in Riv. it. dir. proc. pen., 1995, f. 1, p. 368 ss.
155
V. Prosecuting Hate Crimes: A Practical Guide, pubblicato dall’Ufficio OSCE per le Istituzioni
Democratiche e i Diritti Umani (ODIHR) e dall’Associazione Internazionale dei Pubblici Ministeri
(IAP), Varsavia, 2014. La traduzione italiana (2016) è disponibile su [Link]
/262261?download=true. Cfr. anche G. FORTI, Le tinte forti del dissenso, cit., p. 1043 s. Come nota
C. LUZZATI, Chi parla con chi?, cit., p. 242, emerge un’agghiacciante continuità fra il vaniloquio
negazionista e certi fatti, come per esempio la profanazione delle tombe del cimitero ebraico di Carpentras
nel 1990: non ci si accontentò di disegnare svastiche sulle lapidi, ma si giunse a dissotterrare i morti.
156
Sul punto, v. gli efficaci rilievi di M. CAPUTO, La menzogna di Auschwitz, cit., p. 33 ss.
Cfr., tuttavia, D. BIFULCO, Negare l’evidenza, cit., p. 45 s. V. anche R. D’ORAZIO, La memoria
doverosa. L’esperienza francese delle lois mémorielles, in V. ZENO ZENCOVICH, a cura
di, Riparare Risarcire Ricordare, cit., p. 428 s. In proposito, va comunque ricordato che la Corte
Costituzionale ritiene legittima la predeterminazione normativa sia delle condotte alle quali collegare
una presunzione assoluta di pericolo sia della soglia di pericolosità alla quale fare riferimento,
purché… l’una e l’altra… non siano irrazionali o arbitrarie, ciò che si verifica allorquando esse non
siano collegabili all’id quod plerumque accidit. Così, Corte Cost., 11 luglio 1991, n. 333.
157
In questo senso – il negazionismo determinerebbe un’offesa alla dignità delle vittime, dei
loro discendenti e di tutti quanti appartengano al gruppo colpito dalla menzogna storica – M.
CAPUTO, La menzogna di Auschwitz, cit., pp. 14, 35 ss. V. anche G. FORTI, Le tinte forti del
dissenso, cit., p. 1055 ss. Nella dottrina giuspubblicistica, D. BIFULCO, Negare l’evidenza, cit., p.
260 Giuliano Balbi

bra un concetto eccessivamente volatile, forse troppo per dar corpo a un bene giu-
ridico158, dall’altro trovo il riferimento riduttivo. Pensare al negazionismo come a
una fattispecie dall’offesa circoscritta alla specificità ebraica159 vuol dire infatti di-
menticare – e questo sì, sarebbe molto pericoloso – che dietro il negazionismo c’è
molto altro, perché è lo stesso patto etico e politico su cui si fondano le democrazie
moderne a nascere dalle ceneri di Auschwitz160.
C’è anche questa ragione, in effetti, tra quelle che mi conducono ad essere per-
plesso circa l’individuazione dell’oggetto dell’offesa nell’identità del popolo ebrai-
co161, modello fatto proprio, peraltro, anche dalla la Corte Costituzionale tede-

89 ss. A un duplice livello di offesa – per cui la negazione determina, contemporaneamente e


necessariamente, la lesione della dignità di quella persona determinata e dell’intera umanità – fa
riferimento E. VENAFRO, Il nuovo reato di negazionismo, cit., p. 14. In senso analogo, G.
PUGLISI, A margine della c.d. “aggravante di negazionismo”, cit., p. 24 ss. Quando si afferma che la
tutela della dignità non potrebbe comunque bilanciare la libertà di manifestazione del pensiero in
ragione della sostanziale omogeneità che connoterebbe tali valori – la libertà di pensiero è parte della
dignità umana, non si potrebbe limitare la libertà di pensiero per tutelare la dignità umana essendo
questi due valori sovrapponibili e facenti parte dello stesso genus di diritti dell’uomo (così, S. DE
FLAMMINEIS, Riflessioni sull’aggravante del “negazionismo”: offensività della condotta e valori in
campo, in Dir. pen. cont., 17 ottobre 2016, p. 49) –, si esprime un concetto di cui appare molto
difficile cogliere il significato.
158
In questo senso, tra gli altri, G. INSOLERA, Tempo, memoria e diritto penale, cit., p. 7.
159
Sulla stretta connessione esistente tra identità e dignità, v. i rilievi della Corte costituzionale
tedesca in 1 BvR 23/94. Sul punto, ampiamente, M. CAPUTO, La menzogna di Auschwitz, cit., p.
35 ss.
160
V. A. DI GIOVINE, Il passato che non passa, cit., p. XXVII. Cfr. anche M. PELISSERO,
La parola pericolosa. Il confine incerto del controllo penale del dissenso, in Quest. Giust., 2015, f. 4, p.
37 ss.; E. FRONZA, Il negazionismo come reato, cit., p. 167 s. In effetti, è difficile non cogliere la
stretta connessione che lega le fortune del neo-antisemitismo, in costante crescita anche all’interno
dei Paesi occidentali (v. supra, § 5, nota 107) con la crisi della democrazia che stiamo vivendo in
questi anni, il risorgere di populismi di ogni sorta con cui si cerca di annullare, forse con successo,
quel patto etico che proprio da Auschwitz (perché non potesse accadere mai più) aveva tratto le sue
radici legittimanti. Quel relativismo assiologico implicitamente sotteso al “surfismo” intellettuale
del tutte le idee meritano di essere sostenute – “un ambiguo reticolo di limiti ideologici, con il
negazionismo che diviene reato, con l’omofobia che confonde la discriminazione con le libere opinioni
in materia di sessualità …” (così, C. CARDIA, La metamorfosi dei diritti umani. Dal nuovo Sinai di
Hannah Arendt alla nuova Torre di Babele, in Iustitia, 2014, f. 1, p. 28) –, più che a Rousseau
rimanda a Weimar, e dunque alla teorizzazione di un pan-relativismo etico che generò la fine delle
democrazie liberali, l’esaltazione del suprematismo razziale, e di lì i momenti più bui della storia
dell’umanità. Sulla complessiva problematica, ancora attuali appaiono i rilievi di K.
LOEWENSTEIN, Militant Democracy and Fundamental Rights, in The American Political Science
Review, v. 31, n. 3 (giugno 1937), p. 417 ss. Per la idoneità di un certo “discorso” pubblico a erodere
la stessa base etica su cui si regge la convivenza democratica e il pluralismo, v. G. FORTI, Le tinte
forti del dissenso, cit., p. 1057. Per il rilievo – a volte stranamente dimenticato - che la nostra
Costituzione trae dalla Resistenza … origine e sostanza sempre vivente, Corte Cost., 21 maggio 1987,
n. 189.
161
In questo senso, ad es., A. DI GIOVINE, Il passato che non passa, cit., p. XXVII.
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 261

sca162. Nella storia identitaria del popolo ebraico c’è indubbiamente anche la Shoah,
ma ci sono talmente tante altre cose – di cui talune hanno segnato in modo indele-
bile tutta la storia del pensiero –, che quell’identità risulta a mala pena scalfita dalle
menzogne negazioniste. Né credo che negare la resistenza degli ebrei a Masada del
73 d.C., e il suicidio collettivo per non cadere nelle mani dei romani163, episodio
anch’esso sicuramente identitario, potrebbe mai legittimare l’inflizione di una san-
zione penale, come non sarebbe legittimo incriminare l’offesa all’identità cristiana
portata da chi negasse la storicità della crocifissione.
Dietro la legittimità dell’incriminazione del negazionismo, come visto, c’è infatti ben
altro. Ben lungi dall’essere innocuo, non è neanche un falso grossolano. Ne è prova la
sua crescente diffusione, ma anche il carattere trasversale che oggi lo connota, fatto
proprio dalla destra radicale164 come dall’integralismo cattolico165, dall’universo islami-
co166 come dal terzomondismo di sinistra167. Il tutto amplificato dal gran numero di siti
web che ne accolgono e rilanciano le tesi. Rilievo, quest’ultimo, che si oppone anche a
un’altra obiezione tradizionalmente mossa – sia pur in termini di opportunità e non di
legittimità – all’attribuzione al negazionismo di rilevanza penale: ovvero il palcoscenico
mediatico che in tal modo si attribuirebbe, al momento del processo, ai negazionisti168.
Il fatto è che, grazie al web, i negazionisti, malauguratamente, non hanno più bisogno
di nessuna, ulteriore, cassa di risonanza169.

162
1 BvR 23/94 – Rn. 42-43. In effetti la Corte, più che ricostruire il fatto come offensivo tout
court dell’identità del popolo ebraico, inteso come entità super-individuale, sembra fare riferimento
all’aggressione arrecata a un dato identitario di ciascun singolo ebreo.
163
FLAVIO GIUSEPPE, De bello Iudaico, IV, 399 ss.
164
Per una ricostruzione del fenomeno, nel nostro Paese, v. in particolare D. RANA, Destra
radicale italiana e negazionismo della Shoah, in InTrasformazione, 2014, http/[Link].
com/[Link]-/intrasformazione/article/view/119/pdf.
165
V. E. MAZZINI, L’antiebraismo cattolico dopo la Shoah, Roma, 2012.
166
Cfr., ad es., C. PANELLA, Il "complotto ebraico". L'antisemitismo islamico da Maometto a
Bin Laden, Torino, 2005.
167
Per tutti, F. GERMINARIO, Negazionismo a sinistra. Paradigmi dell'uso e dell'abuso
dell'ideologia, Trieste, 2017; G. LUZZATTO VOGHERA, Antisemitismo a sinistra, Torino, 2007.
Cfr. anche, come precursore e “teorico”, A. BORDIGA, Auschwitz ou le grand alibi, in Programme
Communiste, n. 11, aprile-giugno 1960.
168
In questo senso, ad es., D. PULITANÒ, Cura della verità, cit., p. 95 (va nel contempo rilevato
come l’A. mostri perplessità circa l’opportunità dell’incriminazione del negazionismo, e non circa la legit-
timità della stessa, ivi, p. 94 ss.); E. FRONZA, A. GAMBERINI, Le ragioni che contrastano, cit., p. 6.; M.
CASSANO, Negazionismo, cit., p. 284. Cfr. anche C. ROXIN, Was darf der Staat unter Strafe stellen? Zur
Legitimation der Strafdrohungen, in E. DOLCINI, C.E. PALIERO, a cura di, Studi in onore di Giorgio
Marinucci, I, cit., p. 731. La peculiare attitudine del web a diffondere i discorsi d’odio è efficacemente
evidenziata da G. ZICCARDI, Il negazionismo in Internet, nel deep web e sui social network: evoluzione e
strumenti di contrasto, in Notizie di politeia, 2017, v. 33, p. 105 ss.; A. SPENA, La parola(-)odio, cit., p. 580 ss.
169
Nel contempo, quando si scrive che il dispiegamento dell’apparato penale sottrae i
negazionisti alla possibilità di precipitare nel ridicolo (così, C. DEL BÒ, Menzogne che non si possono
perdonare, cit., p. 298), si dimentica che non a caso tale possibilità non si sia mai concretizzata.
262 Giuliano Balbi

8. La soluzione del legislatore italiano: un compromesso


assiologicamente e prammaticamente inadeguato

Quello che crea perplessità, in effetti, è la recezione normativa del modello


ampio di negazionismo170, anche se il problema si ridimensiona essendo di gran
lunga più rilevante, sul piano fenomenologico, la negazione dell’olocausto rispet-
to a quella – in realtà scarsamente plausibile – avente a oggetto le varie tipologie
di crimini di guerra richiamate in fattispecie. Non c’è dubbio, tuttavia, che il con-
fronto con molte di esse, soprattutto dove non vi sia stato un accertamento dei
fatti da parte di Tribunali internazionali, potrebbe mettere il nostro giudice in se-
ria difficoltà171. Lascia nel contempo perplessi la forte polarizzazione sull’ordine
pubblico che caratterizza la decisione quadro, e che connota anche la soluzione
italiana laddove si è scelto, disattendendo in modo evidente la direttiva172, di non
prevedere un’autonoma fattispecie ma soltanto una circostanza aggravante di ille-
citi che all’ordine pubblico devono molto dei loro coefficienti di offesa173. Nel
contempo, la disposizione è costruita in modo tale da non potere quasi trovare
applicazione174, perché l’istigazione alla discriminazione ben difficilmente si fonda
sulla negazione della Shoah175, pur risultando ad essa del tutto omogenea176.
Anche l’affiancamento della condotta di apologia a quelle di negazione e mini-
mizzazione grossolana – quest’ultima, tra l’altro, decisamente indeterminata177 –,
non è immune da dubbi: si tratta di modelli che, pur accomunati dall’odio che li

L’odio, la violenza verbale, la morte negata, la memoria oltraggiata, non sono in grado, infatti, di
suscitare la benché minima sensazione di ilarità.
170
Sul «discutibile» ampliamento dei crimini oggetto di negazione, cfr. G.M. TERUEL
LOZANO, Il reato di negazionismo nella prospettiva europea: tentativo di ricostruzione
costituzionalmente orientata, in Rivista AIC, 2014, f. 2, p. 20 s.
171
Cfr. G. DELLA MORTE, Sulla legge che introduce la punizione delle condotte
negazionistiche nell’ordinamento italiano: tre argomenti per una critica severa, in Quaderni di
SIDIBlog, v. 3, 2016, p. 279 ss; E. FRONZA, Criminalizzazione del dissenso, cit., p. 1029.
172
In questo senso, anche C. DEL BÒ, Tollerare l’intollerabile, cit., p. 8.
173
Per tutti, v. E.M. AMBROSETTI, Beni giuridici tutelati e struttura delle fattispecie: aspetti
problematici della normativa contro la discriminazione razziale, in Ind. pen., 2006, n. 3, p. 1019 ss.
174
Sui seri rischi di ineffettività della soluzione adottata dal legislatore italiano, v. E. FRONZA,
Prime osservazioni critiche, cit., p. 70 s.
175
Cfr. A. CAVALIERE, La discussione intorno alla punibilità, cit., p. 1003. È per questo
motivo che, in dottrina, si è ritenuto che l’ipotesi non integrerebbe una circostanza aggravante, ma,
scollegata dalla fattispecie base, un’autonoma ipotesi di illecito. Così, E. VENAFRO, Il nuovo reato
di negazionismo, cit., p. 15 ss. Cfr. anche A.S. SCOTTO ROSATO, Osservazioni critiche, cit., p. 294
ss. La tesi, tuttavia, non sembra riuscire a strutturarsi su dati ermeneutici e testuali realmente in
grado di sorreggerla. In questo senso, F. BELLAGAMBA, Dalla criminalizzazione, cit., p. 15 ss.; D.
PULITANÒ, Di fronte al negazionismo e al discorso d’odio, cit., p. 7.
176
V. L. DANIELE, Negazionismo e libertà di espressione, cit., p. 96.
177
Così, ad es., C. DEL BÒ, Menzogne che non si possono perdonare, cit., p. 290 s.; M.
CASSANO, Negazionismo, cit., p. 281.
Il negazionismo tra falso storico e post-verità 263

alimenta, sono infatti antitetici. A differenza del negazionista, infatti, l’autore di


un’apologia non dice il falso ma esprime una – pur spregevole – opinione: lungi dal
negare il dato storico, a ben vedere, lo riafferma.
Più ampiamente, lo stesso accostamento della Shoah a una tipologia di illeciti mol-
to variegata, anche sul piano dell’offesa – ad esempio, citando a campione tra i crimi-
ni di guerra, dirigere deliberatamente attacchi contro… proprietà che non siano obietti-
vi militari, o costringere un prigioniero di guerra… a prestare servizio nelle forze armate
di una potenza nemica178 –, finisce per disperderne la specificità179, trasmettendo un
messaggio culturale ambiguo che rischia pericolosamente di somigliare, in una pro-
spettiva valoriale, a una minimizzazione – più o meno grossolana – dell’olocausto.
Mentre attribuire rilevanza penale alla negazione della Shoah è perfettamente
conforme al quadro dei principi generali, e quanto mai opportuno, probabilmen-
te doveroso, sul piano politico-criminale, la qualità della soluzione apprestata dal
nostro legislatore è di sconcertante modestia, e probabilmente inconsapevole di
quanto, soprattutto nell’ombra scura del crepuscolo delle democrazie, sia alta la
posta in gioco180.

178
Cfr. G. DELLA MORTE, Sulla legge che introduce la punizione, cit., p. 278; E. FRONZA,
Prime osservazioni critiche, cit., p. 68 s.
179
V. D. BRUNELLI, Attorno alla punizione, cit., p. 990.
180
Cfr. D. PULITANÒ, Di fronte al negazionismo, cit., p. 2.
HANNO COLLABORATO AL VOLUME

Giuliano Balbi – Professore ordinario nell’Università della Campania


“Luigi Vanvitelli”
Roberto Bartoli – Professore ordinario nell’Università di Firenze
Fabio Basile – Professore ordinario nell’Università di Milano
Marta Bertolino – Professore ordinario nell’Università Cattolica del Sacro
Cuore di Milano
Filippo Bellagamba – Professore associato nell’Università di Siena
Francesco Callari – Dottore di ricerca nell’Università di Palermo
Giovanni Canzio – Primo Presidente emerito della Suprema Corte di
cassazione
Alberto Cappellini – Dottorando di ricerca nell’Università di Firenze
Gaetano Carlizzi – Giudice del Tribunale Militare di Roma
Stefania Carnevale – Professore associato nell’Università di Ferrara
Maurizio Catino – Professore ordinario nell’Università di Milano-Bicocca
Cristina de Maglie – Professore ordinario nell’Università di Pavia – Institute
for Legal Research University of California, Berkeley School of Law
Corrado Del Bò – Professore associato nell’Università di Milano
Gian Paolo Demuro – Professore ordinario nell’Università di Sassari
R ichard Dubé – Professeur agrégé nell’Università di Ottawa (Canada)
Giovanni Flora – Professore ordinario nell’Università di Firenze
Margarida Garcia – Professeure agrégée nell’Università di Ottawa (Canada)
Alberto Gargani – Professore ordinario nell’Università di Pisa
Fausto Giunta – Professore ordinario nell’Università di Firenze
Gaetano Insolera – Professore ordinario nell’Università di Bologna
Massimiliano Lanzi – Dottore di ricerca nell’Università di Parma
806

Francesco Macrì – Dottore di ricerca nell’Università di Firenze


Giorgio Maniaci – Professore associato nell’Università di Palermo
Gianfranco Martiello – Ricercatore nell’Università di Firenze
Dario Micheletti – Professore associato nell’Università di Siena
Gherardo Minicucci – Assegnista di ricerca nell’Università di Firenze
Caterina Paonessa – Ricercatore nell’Università di Firenze
MIchele Papa – Professore ordinario nell’Università di Firenze
Pier Francesco Poli – Assegnista di ricerca nell’Università di Milano
Lucia R isicato – Professore ordinario nell’Università di Messina
Sergio Seminara – Professore ordinario nell’Università di Pavia
Michele Taruffo – Professore emerito nell’Università di Pavia
Andrea Francesco Tripodi – Ricercatore nell’Università di Macerata
Vico Valentini – Professore associato nell’Università di Perugia
Antonio Vallini – Professore ordinario nell’Università di Pisa
807

Criteri per la pubblicazione

1. Al fine di assicurare la qualità scientifica degli studi pubblicati, il Comitato


direttivo di Criminalia si avvale del giudizio di Revisori esterni, i cui no-
minativi sono raccolti nella lista riportata di seguito. I Revisori ricevono,
in forma anonima, gli scritti destinati alla pubblicazione. Saranno pubbli-
cati unicamente gli scritti valutati favorevolmente da due Revisori che li
hanno giudicati l’uno all’insaputa dell’altro.
2. Nel caso di pareri discordanti espressi dai due Revisori, il Direttore può
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b) gli studi dei componenti del Comitato di direzione; c) le relazioni, le comu-
nicazioni e gli interventi a convegni o a incontri pubblici ad essi assimilabili;
d) gli scritti non giuridici; e) le recensioni di libri e i resoconti dei conve-
gni; f) gli scritti di studiosi di elevato e riconosciuto merito scientifico e di
esperti di comprovata esperienza (es. professori emeriti o onorari; studiosi
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La pubblicazione di tutti i contributi non sottoposti al giudizio dei re-
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4. La documentazione relativa alla procedura di revisione di ciascun lavoro
e all’approvazione unanime del Comitato di direzione è conservata a cura
della Redazione di Criminalia.
808

Revisori

Giuseppe Amarelli Gaetano Insolera


Giuliano Balbi Sergio Lorusso
Elio R. Belfiore Claudio Luzzati
Filippo Bellagamba Stefano Manacorda
Marta Bertolino Ferrando Mantovani
Riccardo Borsari Luca Marafioti
David Brunelli Enrico Marzaduri
Marcello Busetto Oliviero Mazza
Alberto Cadoppi Nicola Mazzacuva
Alberto Camon Alessandro Melchionda
Damiano Canale Sergio Moccia
Carlotta Conti Vito Mormando
Cristiano Cupelli Vania Patanè
Francesco D’Alessandro Paolo Patrono
Giampaolo Demuro Marco Pelissero
Giulio De Simone Davide Petrini
Alberto De Vita Nicola Pisani
Mariavaleria Del Tufo Tommaso Rafaraci
Alberto di Martino Mario Ricciardi
Vittorio Fanchiotti Lucia Risicato
Giovanni Fiandaca Mauro Ronco
Giovanni Flora Placido Siracusano
Luigi Foffani Luigi Stortoni
Désirée Fondaroli Valeria Torre
Gabriele Fornasari Giovanni Tuzet
Ignazio Giacona Paolo Veneziani
Roberto Guerrini Tiziana Vitarelli
Giulio Illuminati
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Criminalia
Annuario di scienze penalistiche
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Direttore
Fausto Giunta

Comitato di direzione
Stefano Canestrari, Giovanni Canzio, Adolfo Ceretti, Cristina de Maglie, Luciano Eusebi,
Alberto Gargani, Fausto Giunta, Vincenzo Maiello, Marco Nicola Miletti,
Renzo Orlandi, Michele Papa, Carlo Piergallini,
Francesca Ruggieri

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Finito di stampare nel mese di settembre 2019

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