Il sabato del villaggio-Canti,XXV
Il sabato del villaggio fu composto nel settembre del 1829 da Giacomo
Leopardi,poeta filosofo dell’Ottocento che basa la sua intera opera
sulla riflessione intorno alla condizione dell’uomo e della sua infelicità.Il
poeta a differenza di alcuni coetanei del suo secolo si allontana dal
Romanticismo sostenendo il fronte dei classicisti durante la polemica
classico-romantica attraverso l’opera Discorso di un italiano intorno
alla poesia romantica,nella quale egli sostiene la superiorità degli
antichi ottenuta mediante un’immaginazione spontanea e non
dall’abuso della ragione.L’opera è contenuta nei canti
pisano-recanatesi,definiti talvolta “grandi idilli”,composti dopo il lungo
periodo di silenzio poetico.Il sabato del villaggio,in particolare,compare
per la prima volta nell’edizione dei Canti del 1831,a conclusione del
volume e acquisisce per questa collocazione una speciale
rilevanza.Come in gran parte dei canti pisano-recanatesi,Leopardi
prende spunto dall’idillio bucolico ossia al quadretto della
natura.Tuttavia gli idilli leopardiani,e dunque anche Il sabato del
villaggio,intendono trarre spunto dalla natura per dare voce a
senzazioni e stati d’animo.L’opera dunque evoca in apertura
l’atmosfera carica di speranze che anima il borgo nella sera che
precede la domenica,giorno di festa e riposo.Tutte le speranze saranno
però deluse poichè la domenica porterà solo tristezza,assieme al
pensiero di una nuova settimana.L’attesa di un giorno gioioso e di festa
verrà dunque rappresentata come un'illusione.Il componimento è
scandito da due sequenze principali identificare come
idillico-descrittiva e riflessivo-meditativa.
Nella prima parte viene descritta una scena di vita quotidiana in un
paese, nell'atmosfera serale di un sabato primaverile, quando gli
abitanti si preparano con ansia al giorno di festa. La descrizione si
concentra su alcune figure esemplari come la "donzelletta", che porta in
mano porta un mazzo di rose e viole e rappresenta una figura ideale
della giovinezza ma anche del lavoro nei campi, la "vecchierella" che,
contemplando la fine del giorno, ricorda la sua giovinezza, creando
così un legame tra fine del giorno e vita umana. Vi sono poi i "fanciulli",
che rappresentano l'infanzia lieta e spensierata ed infine troviamo i
lavoratori, il contadino e falegname, descritti nelle loro attività
quotidiane.L’autore inserisce, per concludere quest’ultima parte,un
breve quadro paesaggistico della notte che cala..
Nella seconda parte il poeta riflette sulla vanità dell'attesa della festa: il
piacere, che ognuno degli abitanti si aspetta, non giungerà mai, ma
rimarranno la noia e la tristezza dell’esistenza umana.Dunque vi è l’idea
che il piacere sia un concetto negativo,sperimentabile dall’uomo solo
come ricordo di un piacere passato o di una felicità futura.Il piacere
assoluto,a cui tutti gli uomini aspirano,è quindi irraggiungibile poichè
la condizione più prossima all’esperienza del piacere è l’attesa di
quest’ultimo.La riflessione si estende poi anche alla vita: la giovinezza è
un periodo felice, perché si attende con ansia e gioia l'entrata nell'età
adulta, come quando il sabato ci si prepara per il giorno di festa;
tuttavia il passaggio di età non porterà gioia, ma si rivelerà doloroso e
privo di piacere poiché ci si avvicinerà sempre più alla morte.La poesia
si conclude allora con un'apostrofe a un "garzoncello scherzoso",al
quale il poeta invita a non desiderare di affrettare la crescita nell'ansia
di diventare adulto.
Leopardi utilizza uno stile semplice e al tempo stesso elaborato,
realistico e simbolico; termini aulici e letterari si accompagnano a
parole del lessico quotidiano in una sintassi piana, che procede per lo
più per coordinazione, senza evidenti artifici retorici. La prima parte
contiene numerose immagini festose e mosse, ma anche indefinite
mentre la seconda parte lascia spazio alla riflessione, che si esprime in
uno stile più piano e meditativo.Sul piano della struttura metrica la
canzone libera permette di variare la disposizione dei versi e delle
strofe vi è infatti nella prima parte un'agile ritmo mentre nelle ultime
strofe il ritmo si fa più lento e pausato.
Il sabato del villaggio è contenuto dunque in quelli che vengono definiti
Grandi Idilli i quali si differenziano dagli “idilli” per il loro linguaggio
elaborato e l’adozione della canzone libera.Gli "Idilli" si ispirano a
modelli letterari classici e trattano di temi come la bellezza della
natura, l'amore e la vita rurale mentre nei “Grandi idilli”affrontano la
tematica dell'infelicità,della noia e della solitudine.In questi ultimi
Leopardi esprime il suo pessimismo nei confronti della vita e della
condizione umana.