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DIODI

CIRCUITI NON LINEARI


Un tipo di circuito che può tornare utile successivamente è quello in grado di trasformare una
tensione di tipo sinusoidale in tensione continua. Per quanto appreso, tale circuito non può essere
lineare, poiché esso mantiene la forma in input. Un circuito del genere sarà composto da diversi
elementi:
-Trasformatore, cioè un doppio bipolo composto da due induttori ravvicinati, in grado di
N
abbassare la tensione iniziale secondo la relazione V s= N 2 V p , dove Vp è la tensione in
1

entrata e Vs quella in uscita. Per tale operazione non viene utilizzato un partitore di
tensione poiché il doppio induttore garantisce l’isolamento galvanico del circuito
(protezione dagli shock elettrici);
-Raddrizzatore, un circuito in grado di raccogliere il segnale sinusoidale in ingresso ad
ampiezza media nulla e trasformarlo in uscita in un segnale periodico a media non nulla;
-Filtro, un circuito in grado di trasformare il segnale periodico in un segnale costante
tramite l’operazione di rippling o modulazione. Il risultato è un segnale continuo
(agganciato al valore massimo di tensione in ingresso) con una percentuale di disturbo;
-Regolatore, un circuito in grado di prendere la componente continua in uscita al filtro
trascurando l’ondulazione. In questo modo al carico R arriva una tensione di tipo costante.
Di questi elementi, la parte circuitale non lineare è il raddrizzatore. Per realizzarlo è necessario
introdurre un nuovo elemento circuitale: il diodo.

DEFINIZIONI
Viene detto diodo un elemento circuitale non lineare che alterna funzionamento da circuito aperto
a funzionamento da corto circuito. Il diodo è un elemento particolarmente fragile che, superata
una soglia critica di corrente, si rompe.
-Viene detta polarizzazione diretta il funzionamento come corto circuito: se la corrente
che scorre al suo interno è positiva, la tensione sarà uguale a 0;
-Viene detta polarizzazione inversa il funzionamento come corto circuito: se la corrente
che scorre al suo interno è negativa, se ne impedirà il flusso e si creerà una tensione con
segno negativo.
In sistema, si potrà dire che:
{V 0 <0 ,i0 =0
i 0 >0,V 0 =0
Detto ciò, si può ritornare al circuito raddrizzatore che, in linea di massima può essere visto come

Tale circuito viene detto a singola semionda, poiché lascia passare soltanto le onde di tensione
positive, mentre interrompe per tensioni negative. Rappresenta comunque il primo passo per la
costruzione del raddrizzatore a doppia semionda, il vero e proprio elemento circuitale necessario
per lo scopo prefissato.
-Considerando la semionda positiva, il diodo lascerà passare corrente, comportandosi
come un cortocircuito;
-Considerando la semionda negativa, il diodo interromperà il flusso di corrente, lasciando
sul carico R una tensione pari a 0.
In un grafico tensione-corrente, si potranno distinguere tre sezioni :
-Polarizzazione diretta: in un diodo reale, la corrente che viene fatta passare all’interno
sarà data da i D=I S (e V −1) , dove IS viene detta corrente di saturazione inversa
V0
T

(proporzionale all’area del diodo ed estremamente piccola, dipendente dalla


temperatura), VT è la tensione termica, pari a V T = KT , dove K è la costante di Boltzman,
q
T è la temperatura in Kelvin e q è la carica dell’elettrone.
( ) e I =I (e )
V1 V2

-Si considerino due correnti I 1 =I S e −1


VT
2 S
VT
−1 ; se V0 è molto maggiore
I =I (e ); V =V ln ( ); V =V
V1 V2

di VT, si potrà affermare che 1 S


VT
( II )
1 T
1

S
e I 2 =I S e
VT
2 T ln
( )
I2
IS
;

( )
V1 V2

dunque VT
I 1 −I 2 =I S e −e
VT
e V 1 −V 2 =V T ln
() I1
I2
.
La differenza tra un diodo ideale e quello reale è che in quello ideale V 0 vale 0, mentre in
quello reale presenta un piccolo valore diverso da 0.
-Polarizzazione inversa: riprendendo la formula della corrente della parte precedente, si
potrà dire che i D=I S (e V −1); i D=−I S , poiché la tensione V0 è negativa, quindi tutto il
V0
T

termine esponenziale può essere trascurato rispetto all’unità. Ancora, dato che I s è molto
minore di i0, si potrà approssimare la corrente i0 a 0.
Nella polarizzazione inversa il diodo reale e quello ideale coincidono.
-Zona di breakdown: tale sezione è simile alla polarizzazione diretta, tranne per il fatto che
la corrente scorre nel verso opposto del diodo (non ammesso). Per il diodo la grandezza
che può portare a bruciarlo è la potenza dissipata: finché il prodotto i·VAK (dove VAK viene
detta tensione di ginocchio) è minore della potenza massima tollerabile il diodo funziona
correttamente; se la corrente diventa troppo elevata, il valore del prodotto potrebbe
superare il limite massimo. Ciò deve essere tenuto in conto nella costruzione della parte di
circuito che porterà corrente al diodo, lasciando un sicuro margine di sicurezza.

APPROCCIO GRAFICO E ITERATIVO


Per trovare la corrente e la tensione del diodo possono essere utilizzati più approcci:
-Approccio grafico: si consideri il sistema di equazioni che descrive il circuito presentato
nel paragrafo precedente:

{ ( )
V0
VT
i D =I s e −1
V S =V 0 +V R =V 0 +V i −R⋅i D
L’approccio grafico prevede la creazione, sul grafico tensione-corrente, dell’andamento del
diodo, per poi tracciare la retta tra le due grandezze conosciute: VS sull’asse delle ascisse e
IS sull’asse delle ordinate; l’intersezione tra questa retta e la curva dell’andamento (punto
di lavoro) darà indicativamente, come coordinate, iD e VD. Risulta chiaro come tale
approccio possa essere definito più qualitativo che quantitativo: per conoscere gli esatti
valori è necessario procedere per un’altra via.
-Approccio iterativo: sapendo che la tensione iniziale del diodo (ottenuta
V −V
sperimentalmente) è di circa 0,7V, si potrà dire che V S=V D +R⋅i D ; i D= S R D ; ma 0

( )
VD

( ) iD
1
VT
i D =I S e −1 ; V D =V T ln
1
IS
Se VD1 = VD0, il sistema è andato in convergenza e non cambierà più, altrimenti è
necessario continuare applicando V S=V D +R⋅i D . Sviluppando i calcoli, si confronteranno
1 2
poi le grandezze VD1 e VD2: se saranno uguali ci si potrà fermare, altrimenti si procederà
con ulteriori iterazioni.

DIODO REALE
Come visto, per iD diversa da 0 vi sarà una tensione generata dal diodo pari a circa 0,7 V. A livello
ideale, ciò può essere rappresentato sostituendo il diodo con una batteria che eroghi la medesima
tensione indipendentemente dalla corrente che circola. Come conseguenza, dato che
V O =V S −V D =V S −0,7 , l’intervallo di conduzione del diodo sarà minore dell’intervallo di conduzione
del segnale di ingresso. La relazione caratteristica nel diodo ideale può essere rappresentata, su un
diagramma tensione-corrente, come la retta bisettrice del primo quadrante; la relazione del diodo
reale sarà rappresentata similmente alla precedente, ma traslata positivamente del fattore V D.
-Utilizzare un diodo per “raddrizzare” un segnale equivale a:
-Scegliere un modello ideale per tensioni molto elevate o un modello a batteria per
tensioni confrontabili con 0,7 V;
-Dimensionare il circuito affinché il diodo non vada mai in breakdown.

RADDRIZZATORI
Per implementare un raddrizzatore “completo” si possono considerare diverse conformazioni:
-Raddrizzatore con trasformatore a presa centrale:

In sostanza, tale circuito implementa due circuiti a singola semionda che lavorano una
volta con la tensione VS e una volta con la medesima tensione invertita, restituendo sul
carico R una tensione sempre positiva.
-Raddrizzatore a ponte:

In questo caso, la relazione caratteristica risulta V O=V S−V D=V S−1,4 , poiché vi saranno
sempre aperti contemporaneamente due diodi che faranno raddoppiare la perdita. In
entrambe le configurazioni delle coppie di diodi, il verso della tensione sul carico R
risulterà sempre positivo.
Da un punto di vista tecnico il raddrizzatore a presa centrale risulta più “robusto” rispetto a quello
a ponte, quest’ultimo tuttavia è molto più economico dell’altro. Quello a ponte rimane il più
utilizzato ad oggi.
-Per arrivare a tensioni superiori a 0,7 o 1,4 V, c’è bisogno di un amplificatore operazionale:
Per semionde positive l’uscita dell’amplificatore è in fase con l’ingresso (poiché operazionale); il
segno della tensione permette il passaggio attraverso il diodo e quindi a restituirla al carico R; per
semionde negative il diodo interrompe il flusso e la tensione su R risulta nulla.

FILTRO
Capito come realizzare il raddrizzatore del circuito non lineare, si può passare alla fase successiva:
la creazione di un filtro per la trasformazione del segnale da onda periodica in costante.
Viene detto filtro (nel caso più semplice) un circuito composto da un generatore sinusoidale di
tensione, un diodo e un condensatore.
-Si consideri il caso di un diodo ideale. Chiudendo il circuito la tensione in ingresso inizia a
salire, forzando una corrente verso il diodo, che quest’ultimo lascia passare; all’istante di
picco tp la tensione raggiunge il valore massimo Vp. Il condensatore, a livello ideale, tende
a conservare il valore Vp, anche quando la curva di tensione è in fase calante (diodo in
polarizzazione inversa, circuito aperto) mantenendo, di fatto, sempre un livello costante.
A livello reale, ciò non può accadere poiché il condensatore (o una qualsiasi batteria)
presenta delle resistenze parassite che portano alla sua lenta scarica. La costante di tempo
di scarica è data da τ =R p⋅C , dove Rp è il valore della resistenza parassita. Pertanto, la
tensione in uscita (quella ai capi del condensatore) non sarà lineare ma, dopo la carica
iniziale subirà (durante la fase calante della curva di tensione di ingresso) una certa
scarica, per poi ricaricarsi fino al valore massimo con la risalita della tensione di ingresso e
così via.
-Tale circuito non è utilizzabile in quanto governato da una incognita (R p) non conoscibile perché
non introdotta dal progettista del circuito. Quando un problema di questo tipo si presenta, viene
detto che il circuito non è ripetibile. Una soluzione può essere l’introduzione di una resistenza in
parallelo al condensatore: così facendo non si elimina l’effetto, ma la resistenza intenzionale
presenta valori noti che dominano quella parassita e su cui ci si può lavorare. Un filtro reale si
presenta come:

In termini formali, si potrà dire che la tensione di uscita è una costante pari al valore di picco della
tensione di ingresso a meno dell’ondulazione che prende anche il nome di ripple.
-Rimane un solo interrogativo: come scegliere le costanti R e C in modo che la scarica del
condensatore avvenga il più lentamente possibile? Facendo in modo che il prodotto tra le costanti
sia molto maggiore del periodo T della sinusoide in ingresso (RC>>T).
dV V
-La corrente all’interno del circuito, invece, seguirà la legge i D=iC +i R=C dt O + RO . Analizzando
l’andamento del diodo si scopre che esso è sempre in polarizzazione inversa tranne quando deve
ricaricare la capacità persa dal condensatore durante la scarica: seguirà un andamento impulsivo.
-Un raddrizzatore può contenere direttamente il filtro al suo interno: il carico resistivo del
raddrizzatore funge da resistenza supplementare applicata al filtro reale, a cui si aggancia in
parallelo un condensatore; i diodi che formano il raddrizzatore sono gli stessi che vengono utilizzati
anche dal filtro.
-Qualora si utilizzi il modello “a batteria”, si deve tenere conto che il massimo livello raggiunto dalla
tensione nel condensatore non sarà quello massimo dell’onda sinusoidale, ma 0,7 V al di sotto di
esso.
REGOLATORE
Ultimo passo per la creazione del sistema non lineare di trasformazione della tensione consiste
nella definizione di un circuito regolatore, in grado di trascurare le ondulazioni del filtro e restituire
un segnale costante.
Viene detto regolatore (nel caso più semplice) un circuito formato da un generatore di tensione
costante più un piccolo segnale sinusoidale, in serie con una resistenza R e un diodo. In tal modo, è
come se il circuito ricevesse in ingresso l’output del filtro.
vD

-Si consideri la formula del flusso di corrente nel diodo nel caso in cui V d>>VT: i D=I S e V . T

Dato che, in questo caso, la tensione erogata è data da v D=V D +V d(t ) , dove il primo
termine è la tensione costante e il secondo quella sinusoidale; andando a sostituire
V D+V d VD Vd

all’interno della formula della corrente: i D =I S e


VT
, quindi VT
i D =I S e e
VT
; i primi due
Vd

fattori saranno la corrente in continua del diodo: i D =I D e


VT
. Nel caso in cui Vd<<VT (ipotesi
Vd Vd Vd

di piccolo segnale), si potrà dire che VT V


VT
VT V V
e ≪1 ; e ≃1+ d ; i D =I D e ≃I D 1+ d =I D +id
VT
T

( ) , cioè che
la corrente nel diodo sarà la somma della corrente continua e di quella alternata.
I V
Continuando: id = D V d= d , dove Rd viene detta resistenza differenziale del diodo.
VT Rd
-Se Vd è sufficientemente piccolo, il diodo può essere approssimato, graficamente, alla
tangente dell’esponenziale nel punto di lavoro.
VD

Si consideri la formula i D =I S e
VT
e se ne faccia la tangente nel punto di lavoro:

| |
VD VD
d iD I IS
= S e
d V D Q VT
VT
=
VT
VT
e =I D .
vD =V D

-Obiettivo della regolazione è quello di eliminare il ripple all’uscita del filtro-raddrizzatore,


rimanendo invariante rispetto alla corrente che viene fornita al carico.
-All’aumentare dei volt (aggiunta di diodi) si perde gradualmente la capacità di
regolazione, poiché si ha un aumento della resistenza differenziale del diodo. Per ovviare a
tale problema, si può usare una nuova componente circuitale, il diodo zener.

DIODO ZENER
Viene detto diodo zener un diodo che opera in zona di breakdown (in maniera più efficiente
rispetto al diodo normale, poiché la tangente al punto di lavoro in breakdown presenta una
pendenza più elevata di quello del diodo normale). Le componenti continue del diodo zener nel
punto di lavoro Q vengono chiamate Vz e Iz. Dando a Vz anche un ripple, si agirà come nel paragrafo
precedente; l’equazione caratteristica sarà V z=V z +R z I z , dove Rz è l’inversa della pendenza nel
O

punto di lavoro. In sistema:


{V z =−V D
I z =−I D
Un diodo zener può essere sostituito da un circuito comprendente, in serie, una resistenza R z
(resistenza differenziale) e una batteria. La pendenza della tangente nel punto di lavoro è tale che
la resistenza assume valori prossimi allo 0, quasi un cortocircuito.
Pertanto, se si avrà un’ondulazione Δ V z=R z Δ I z , con Rz sufficientemente piccola si
eliminerà quasi del tutto il rumore sulla tensione in uscita.

LIMITATORI
Viene detto limitatore un circuito elettrico in grado di garantire che la tensione in uscita non
ecceda dei limiti prestabiliti.
Si consideri il circuito:
dove Vx è la tensione in ingresso.
-Per Vx>0,7 V, il diodo lavora in polarizzazione diretta, quindi la differenza V x−0,7 V risulta
essere la tensione ai capi del carico R;
-Per Vx<0,7 V, il diodo viene interrotto (tensione negativa), quindi V o=V x e la tensione ai
capi del carico R risulta pari proprio a 0,7 V.
In questo modo si è creato un limitatore la cui uscita (la tensione sul carico) è bloccata ad un
massimo di 0,7 V.
-Costruendo lo stesso circuito, ma con il diodo invertito, si avrà una tensione massima in uscita
negativa, pari a -0,7 V.
-Può essere possibile anche costruire un circuito limitatore che abbia come soglie massime ±0,7 V,
ponendo in parallelo due diodi, ciascuno con verso opposto rispetto all’altro:

Per ottenere altri valori limite, al di fuori di 0,7 V, possono essere utilizzati diversi metodi:
-Inserire una batteria in serie con ogni diodo, con voltaggio pari a V =V x −0,7 , dove Vx è il
voltaggio massimo che si vuole ottenere;
-Inserire un diodo zener in serie ad ogni diodo, ma con verso opposto;
-Utilizzare due (o più) diodi zener in serie.

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