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Appunti Civiltà Del Basso Medioevo

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LEZIONE 1 (30/01/2024)

Declino dei poteri universali, due mentalità politiche opposte (Impero e Papato) che si confrontano e a
un certo punto una delle due perde, entrambe convinte di essere il vertice di tutti i poteri. Dall’altra parte
ci sono territorialità più circoscritte come la Francia dove a un certo punto il re dice che il suo territorio
risponde a lui, altra mentalità a favore di una autonomia delle singole realtà territoriali. Prodromi delle
realtà monarchiche. Metà Medioevo è un mondo che sta cambiando e ci sono diverse mentalità che si
scontrano e il potere universale a un certo punto perde questo scontro. Il Papato allora si schiererà a
favore delle monarchie, poi nazionali. In Italia situazione variegata: Italia meridionale dove nasce sorta di
realtà nazionale con il Regno delle Due Sicilie; l’Italia centrale dove il Papa è il signore; l’Italia
Settentrionale con il fenomeno comunale delle autonomie cittadine. Tantissimi centri politici
frammentati, non uno unitario. In Francia o Inghilterra la situazione è diversa; in Francia il processo di
unificazione delle varie regioni francesi inizia a metà XI secolo, va avanti tra molte difficoltà e varie guerre
e porta a un processo di unificazione progressivo con senso di appartenenza. Germania discorso simile a
Italia, quando fallisce il sogno universale emerge il policentrismo dei vari territori tedeschi. Basso
Medioevo e i suoi fenomeni aiutano a capire eventi più recenti.
Noi studieremo la crisi dei grandi poteri universali da seconda metà del 1200; nascita e rafforzamento
delle monarchie nazionali con modello trainante francese (e in parte inglese); sviluppo autonomia
cittadina italiana e poi fenomeno signorile di una parte delle città italiane; la formazione degli stati
regionali italiani come scimmiottamento delle grandi monarchie europee. Per buona parte del
Medioevo ci sono monarchie feudali ma nel caso francese dopo la Guerra dei Cent’anni è evidente il
sentimento nazionale (come anche in Inghilterra), anche se processo di consolidamento è comunque
molto lungo. In Inghilterra prima della Guerra dei Cent’anni a corte si parla francese, c’erano i
Plantageneti che erano conti francesi e loro rivendicano la corona di Francia sentendosi eredi dei
Capetingi francesi. I signori feudali inglesi erano francesi trapiantati. A guerra finita a corte si parla
inglese, le famiglie spezzano legami con la Francia e abbiamo due mondi contrapposti e diversi, con la
Francia proiettata sul continente europeo e l’Inghilterra che si getta sul diventare potenza marittima non
avendo trovato spazio sul continente e capendo le potenzialità sull’oceano. Fenomeno italiano delle
autonomie è particolare, anche se alcuni storici più recentemente hanno detto che tutto sommato
anche in Europa c’era una cosa simile. Dice il prof, la rinascita urbana era sì diffusa ma le autonomie
cittadine sono italiane. Vedremo ripresa culturale ed economica dei secoli centrali del Medioevo in
Europa. Medioevo “comincia” formalmente e convenzionalmente con caduta Impero Romano
d’Occidente e crisi mondo romano e arriva a “scoperta” dell’America più o meno, che porta a grandi
novità per mondo occidentale anche se queste ci mettono spesso molto tempo e fatica a prendere
piede e a portare cambiamenti epocali. A fine ‘400 ci sono tante svolte in tanti aspetti della vita europea,
anche introduzione della stampa con cambiamenti radicali aumento libri e produzione testi scritti; la
Riforma protestante; la polvere da sparo in ambito militare, presente da più di 100 anni ma poi gli
strumenti di distruzione si perfezionano e a fine ‘400 diventano le armi più utilizzate e questo porta a
cambiamenti radicali in ambito architettonico per le difese. Tutto questo può fare pensare all’ingresso in
una nuova epoca. Per la storia italiana tra fine ‘400 e inizio ‘500 le guerre d’Italia, scontro tra Francia e
Spagna per controllo territori italiani, porta a fine autonomie locali italiane finora mantenute
indipendenti nella frammentarietà. LeGoff dice che tutto sommato non è cambiato poi tanto; i livelli di
controllo sociale rimangono gli stessi e anche il controllo della Chiesa. Lui parla di “lungo Medioevo”. La
cultura di provenienza dello storico influisce sull’interpretazione dello storico. Per un francese il
momento di svolta è la Rivoluzione Francese a livello europeo dal punto di vista della mentalità, del
diritto, del controllo sociale. In Italia il feudalesimo nel Sud rimane fino a Napoleone. Gli studiosi
definiscono quando “inizia” e “finisce” un’epoca. Cosa tiene insieme questo Medioevo? Massimo
Montanari (storico) scrisse che non esiste il Medioevo. Noi mettiamo nello stesso contenitore storico
personaggi ed eventi molto distanti tra loro e in contesti e mentalità molto diverse. Il mondo romano
crolla; quell’equilibrio che aveva funzionato e aveva portato a grandi cambiamenti e “passi avanti”. Quel
mondo dell’Europa occidentale si frammenta ma anche tende alla ricerca di un nuovo equilibrio e
questo sembra essere il mondo franco, che trova un punto cardine nell’esperienza di Carlo Magno che
mette insieme quell’esperienza chiamata Impero (romano). Lui e la sua corte sono convinti di avere
rimesso in piedi quella parte dell’Impero Romano, seppure non più con asse nel Mediterraneo ma sul
continente. Il mondo franco mette insieme l'attuale Francia, Germania e Italia settentrionale ma anche
chi è al di fuori guarda all’Impero di Carlo Magno come punto di riferimento, che sembra essere punto
d’arrivo di un nuovo equilibrio della civiltà politica europea. Carlo Magno riesce a ingrandire e
organizzare i suoi domini politicamente, economicamente, organizzativamente, militarmente,
religiosamente anche in territori che non erano mai stati parte dell’Impero Romano in Germania. Ma
dopo di lui, con Ludovico il Pio ecc, questo mondo entra subito in crisi fino a quando asse si sposta verso
il mondo tedesco e subentrano nuove dinastie tedesche (Sassonia, Franconia e poi Svevia), ma ancora
una volta con presunzione di governare su tutto il mondo cristiano nei discorsi ufficiali degli imperatori.
E così molti guardavano all’Imperatore che quindi coltiva aspirazioni universali e questo lo porta a
scontrarsi con il Papa che inizia pure ad avere le stesse aspirazioni, che precedentemente non aveva.
Fino alla seconda metà XII secolo il Papa era solo vescovo di Roma, per quanto godesse di maggior
prestigio. Gregorio VII dichiara che il Papa ha potere temporale e però delega potere secolare a
Imperatore e principi, quindi è intermediario tra Dio e Imperatore. L’Imperatore invece dichiara di
ricevere suo potere direttamente da Dio. Secoli centrali Medioevo tra incoronazione Federico Barbarossa
e morte Federico II, ci sono tentativi di ridare a Europa nuova identità politica e religiosa che fa
riferimento a imperatore. Dopo Federico II escono tutti i problemi di questo sistema, l’Impero entra in
crisi e Enrico VI di Lussemburgo tenterà di rivitalizzare unità Imperiale e del mondo cristiano. Ma con il
tempo questo verrà meno e l’Impero diventerà in pratica il Regno di Germania senza nemmeno riuscire
a governare la Germania, che si è enormemente frammentata. Emerge nel frattempo la volontà del
Papa di controllare anche potere temporale; altra istituzione che pretende di governare l'Europa
cristiana in sostituzione dell’Impero a partire da Papa Gregorio VII. Questo ideal poi entra in crisi con
Bonifacio VIII, un Papa che pretende di governare l’Europa e che cerca di farlo intervenendo in tutti gli
ambiti possibili cercando di imporre la sua volontà e interferisce con tutte le questioni delle varie realtà
politiche europee. Quando lui muore questo tentativo crolla perché i re delle varie monarchie
stabiliscono confini oltre i quali non accettano alcun tipo di interferenza, a partire dalla Francia di Filippo
il Bello che impone la sua volontà. Papato entra in crisi pesante con due momenti fondamentali:
spostamento sede pontificia da Roma ad Avignone (che era dominio della Regina di Sicilia in quel
momento) che storiografia italiana identifica come “cattività avignonese” ma alla cazzo perché il Papa
non era prigioniero; dopo ritorno del Papa a Roma c’è elezione di due Papi, uno va ad Avignone e
l’Europa si divide tra i due Papi con lo scisma per 40 anni molto conflittuali. Poi con il Concilio di
Costanza si risolve la situazione, ma si capisce che la Chiesa va riformata, il clero vive nel lusso e pensa
solo alle cose temporali e all’arricchimento personale e delle proprie famiglie. La Chiesa Romana non
riuscirà però a fare questa riforma di costumi del clero e l’atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche.
Parte del mondo cristiano allora lo disconosce con la Riforma Protestante. Il Papa ottiene governo
temporale su Italia centrale ma aspirazione universale va in crisi e ciao ciao. Dalla crisi emergono però
altre due realtà: il Comune e le monarchie, i nuovi protagonisti della storia europea. Con fenomeno
comunale alcune realtà politiche locali italiano diventano realtà politiche indipendenti da modelli
sovraordinati e questa è caratteristica specifica e originale del contesto italiano. In Europa le città
ottengono magari certe autonomie anche grandi ma sempre rimangono sottoposte al potere superiore.

LEZIONE 2 (01/02/2024)
Europa Occidentale alla ricerca di un nuovo equilibrio dopo confronto tra regni germanici; nuovo
equilibrio sembra essere trovato attorno all’Impero Carolingio di Carlo Magno che non è solo impero
politico ma anche a livello territoriale arriva a controllare buona parte dell’Europa Occidentale (Francia,
Benelux, territorio tedesco, buona parte del territorio italiano). Maggiore uniformità anche con diffusione
della scrittura carolina e anche altre situazioni intervenendo per esempio sulla scuola dando percorso
unitario alle varie scuole ecclesiastiche monastiche sul territorio; si interviene su economia, moneta ecc.
Nuovi punti di riferimento anche per territori che gravitano intorno al mondo carolingio come i territori
britannici, area marginale fino al finire del Medioevo. Il monachesimo è anche elemento dell'età di Carlo
Magno, con revisione del mondo benedettino che viene rilanciato come esperienza religiosa
uniformante e di controllo, da persone vicine all’Imperatore. Creazione dei grandi monasteri. Impero che
viene chiamato “romano” e crea nuovo punto di equilibrio. Già però con i nipoti di Carlo Magno quel
mondo entra in crisi dopo avere creato una sorta di unità abbastanza omogenea nell’Europa cristiana
occidentale e l’idea di impero come elemento istituzionale comunque andrà avanti fino a Federico II.
Tentativo di tenere insieme Europa Occidentale sotto un solo imperatore che rivendica tutto potere
temporale derivato direttamente da Dio e non per intercessione del Papa. Quest'ultimo tentava di porsi
al di sopra di qualsiasi potere con l’idea di avere ricevuto da Dio non solo potere spirituale ma anche
quello temporale, che nella realtà nessun Papa aveva avuto la possibilità di imporre. Finora vigeva il
paradigma romano in cui l’Imperatore era Pontefice massimo anche del mondo spirituale, come rimane
nella parte orientale (“Impero Bizantino”). Qui il Patriarca di Costantinopoli aveva preso più potere sul
mondo spirituale ma dopo fine Impero Occidentale, l’Imperatore a Oriente se lo riprende. A metà dell’XI
secolo a Occidente invece il Papa rivendica anche potere temporale con l’idea che lui lo delega a
Imperatore ma controllando ed eventualmente deponendoli (tramite scomunica); poi quanto suo potere
fosse effettivo in questo è da vedere. Però aveva queste pretese mentre l’Imperatore aveva anche lui
pretesa universale e da questo nasce uno scontro tra Papato e Impero per il dominio dell’Europa
Cristiana Occidentale. In questo scontro però perdono man mano di vista il controllo e l’interesse dei
territori. Italia Settentrionale territorio che stava avendo crescita economica e demografica
impressionante e a un certo punto iniziano a venire meno le strutture politiche di controllo, le quali però
erano sempre più vitali per una società in cui si stavano sviluppando i commerci, in cui si affermavano le
città con tutto il loro mondo artigianale interno. Era importante che ci fosse un potere pubblico a
garantire la sicurezza o la proprietà e quando questo viene meno, questo mondo inizia a organizzarsi
internamente per provvedere da solo a questi problemi. In questo mondo che sta rinascendo dal lato
economico, sociale e culturale nascono allora le società comunali con le autonomie cittadine. Altrove
come in Francia si affermano contesti più ampi, la monarchia feudale, che riesce a garantire queste
strutture di potere e di servizio sul più ampio territorio. L’Impero Carolingio che entra in crisi a un certo
punto si riorganizza in una sua parte, il mondo tedesco, riesce ad allargare egemonia anche su una parte
del mondo occidentale sotto la guida di dinastie tedesche (prima Ottoni, poi Franconi, poi Svevi). Queste
dinastie erano ducati che prima erano stati assorbiti da Carlo Magno. Adesso cercano di unificare sotto di
loro tutto il mondo cristiano, Federico Barbarossa si riterrà Imperatore dei Cristiani. Prima di essere
Imperatore, egli era eletto Rex Romanorum, l’idea era che i Romani fossero i tedeschi. Poi c’erano i
romani cittadini di Roma; il Papa con Romani intendeva i Cristiani. Termine con più significati a seconda
di come veniva usato. Idea generale era che l'Imperatore dominasse un po’ sul mondo cristiano,
riconosciuto così anche dal re d’Inghilterra, ma nei fatti governava solo su territori tedeschi, su parte della
Francia Occidentale e sull'Italia Settentrionale. Ma pure all’interno di questi territori c’erano poteri
ambigui, in particolare in Italia Settentrionale. In quei territori il vescovo riceveva delega di potere
temporale dall’Imperatore a partire da Carlo Magno; gli imperatori cercano poi di imporre
maggiormente la loro autorità ma incontrando problemi. Ottone I che fa risorgere il titolo imperiale in
area tedesca è diventato Re di Germania, in un momento in cui il mondo tedesco stava subendo
attacchi sul confine orientale. Continue incursioni di popolazioni ostili che giustificano e legittimano
presa di potere, nonostante inizialmente fosse inteso come primus inter pares. Popolazioni come gli
Ungari provenienti da Est, arrivavano con le loro incursioni fino alla penisola iberica o fino alla Puglia,
razziando e distruggendo. Mondo germanico sempre sottoposto a queste incursioni, grande insicurezza
per tutta la popolazione. Anche popolazioni slave, arabi dalla Spagna, i normanni. I loro eserciti non
vogliono conquistare, vogliono razziare, quindi gli eserciti imperiali non hanno nemmeno il tempo di
combatterli. Carlo Martello sconfigge gli arabi che facevano incursioni in Francia; i magiari invece in
Ungheria si stabiliscono sul territorio in modo fisso e si cristianizza. Anche con gli slavi i tedeschi cercano
di assoggettare e spingere l'egemonia verso est per fermare le loro incursioni (Drang nach Osten). In
Italia succede situazione simile; i vari Re e Principi italici si susseguono prendendo potere con la forza.
Serve ovviamente un sostegno dietro ma se nessuno te lo da non riesce a consolidarsi, dato che questi
Re non pensano agli interessi della popolazione. Quindi in Italia non si forma un Regno e il territorio
viene sottoposto al potere dell’Imperatore di Germania a partire da Ottone I che prende potere in Italia
nel 962 e viene incoronato Imperatore dal Papa a Roma. Poi cerca di espandersi a est tramite battaglia
che ferma i magiari e vari scontri con gli slavi. Quelle erano le esigenze del momento a cui loro
rispondono, giustificando la loro presa del potere. Prima era un duca come gli altri, aveva il controllo
della parte settentrionale del mondo tedesco; viene poi eletto Re dagli altri duchi e riesce a creare rete di
potere per controllare tutto il mondo tedesco. Il figlio Ottone II non avrà così tanti successi militari ma ha
stessa mentalità di portare Imperatore tedesco a capo di tutto il mondo cristiano. Problema della
presenza di truppe musulmane nel Mediterraneo, soprattutto per Italia Meridionale che si trovava in
situazione di caos impressionante tra longobardi e bizantini il cui potere entra in crisi e si combattono
per controllo territori; il Papa pure aveva le sue mire sui territori di confine; i musulmani adesso anche
loro puntano a questi territori. Erano popolazioni berbere dell’Africa Settentionale convertite all’Islam, ora
inziano a premere sul mondo cristiano. Prima arrivano nella Penisola Iberica che conquistano; il IX secolo
impegnato a conquistare tutta la Sicilia, poi arrivano anche in Calabria e Puglia dove creano alcuni
potentati (Bari, Amantea, forse Taranto). Musulmani procedono come le altre popolazioni che facevano
incursioni; quando si rendono conto che territori non sono in grado di difendersi passano alla conquista
militare. Così succede in Sicilia e inizialmente anche Bari e Taranto fino a quando non interviene
Imperatore Bizantino a mettere fine al loro assedio delle città pugliesi. Ottone II a una certa fa spedizione
militare per bloccare musulmani che stanno risalendo la Calabria, si scontra con loro e viene sconfitto.
Ottone III Imperatore della Renovatio Imperii, pensa a un vero programma di rilancio guardando al
mondo romano, ma muore molto giovane nel 1002. Ultimo imperatore della dinastia Sassone degli
Ottoni Enrico II che muore nel 1024 in contesto di continue rivolte in territorio italiano contro autorità
imperiali; i funzionari imperiali non capiscono esigenze delle società delle città italiane, che hanno
bisogno di essere governate diversamente. Per esempio, c’erano altissime imposte da pagare a
Imperatore per pagare i suoi eserciti per le loro guerre contro incursioni che non riguardavano
nemmeno il territorio italiano. Ma questi territori avevano bisogno di sostenere proprie attività
economiche in crescita e usare le risorse anche per quelle esigenze locali. Meccanismo nomina
imperiale è meccanismo di continuo perfezionamento (come quello di elezione papale). Viene eletto
prima come Re di Germania. Quando i popoli erano seminomadi il re veniva eletto solo quando serviva
per combattere contro altri popoli con cui si entrava in conflitto e per cui ci si doveva spostare. Questa
procedura si riflette su elezione Re di Germania anche dopo che germani diventano popolazione
stanziale all’interno del mondo carolingio, inglobato come Regno dei Franchi Orientali. C’era stata
divisione tra regni dei Franchi Occidentali e Orientali, con fascia in mezzo data a Lotario. I due Regni si
scontrano per il controllo di quella fascia di territorio. Capi delle varie circoscrizioni del mondo tedesco si
riuniscono per eleggere un re, con meccanismo interessante. Re di Germania viene eletto come Re dei
Romani, scende in Italia e assume il titolo di Re d’Italia e a Roma viene incoronato Imperatore dal Papa. Il
Papa poi chiede di eleggere nuovo Re dei Romani e di solito l’Imperatore riesce a promuovere suo figlio
per questo incarico. Quando l'imperatore muore senza figli bisogna invece fare elezione vera; con fine
dinastia di Sassonia, la dinastia dei Franconi riesce a farsi eleggere e aprire nuova linea dinastica. In Italia,
ma non solo, vari personaggi si fanno eleggere Re ma nei fatti ognuno governa solo sul suo territorio.
Nell'Impero Tedesco non c’è una capitale, come si afferma invece nelle monarchie come quella
Capetingia in Francia, come si farà in Inghilterra e nell’Italia Meridionale (con spostamento del centro da
Palermo a Napoli). Imperatore Tedesco esercita potere dalla “capitale” dei suoi territori familiari, quindi il
centro cambia in base alle famiglie dinastiche che fanno fatica a controllare territori più periferici
rispetto al proprio centro. 1024 muore quindi Enrico II, che era cugino di secondo grado di Ottone III, era
diventato Duca di Baviera ramo cadetto della dinastia Sassone a cui i Duchi di Sassonia senza eredi
diretti avevano affidato il continuo della dinastia. Anche Enrico II non ha discendenti però allora viene
eletto Duca di Franconia, territorio nella Valle del Reno vicino a territorio francese. Diventa allora Re di
Germania e la sua dinastia è quella che si scontra con il Papato nella “lotta per le investiture” per un
secolo. Fino a Gregorio VII gli Imperatori avevano controllo sulla nomina del Papa, ma a partire da lui la
Chiesa dichiara che non potevano più e da lì parte questo scontro. Le investiture riguardavano il
delegare il potere temporale ai vescovi sui propri territori, che venivano fatti dall’Imperatore (o dai suoi
principi vari che lo rappresentavano nei territori) ma ora il Papa non vuole più perché così i vescovi si
legavano all’Imperatore nell’esercizio del proprio potere. Il Papa così non sarà mai vero capo della Chiesa
Cristiana, quindi vieta le investiture imperiali; vieta ai laici di dare potere temporale agli ecclesiastici e
agli ecclesiastici di chiedere/accettare questi poteri dai laici. Questo va avanti fino al Concordato di
Worms del 1122, un compromesso per cui l’Imperatore poteva dare investiture solo in Germania e prima
che un ecclesiastico diventasse vescovo per scelta del Papa. Fuori dal territorio tedesco il contrario, prima
viene eletto vescovo e poi può eventualmente ricevere investitura. Ma i problemi rimangono nei rapporti
reciproci perché le interferenze non sono state eliminate. 1125 muore Enrico V ultimo della dinastia di
Franconia; il mondo tedesco si divide in due fazioni armate che si scontrano pesantemente per 25 anni
tra Duchi di Svevia (Hohenstaufen, da castello antico della Svevia, Staufen) e Duchi di Baviera. L’Italia in
questo periodo è abbandonata a sé stessa. Subito dopo arriva la guerra civile in Germania quindi la
situazione persiste in Italia, i poteri pubblici iniziano a ritirarsi, si crea vuoto di potere e ne emerge una
risposta consapevole con la nascita del fenomeno comunale per riempire quel vuoto di potere.
LEZIONE 3 (02/02/2024)
Il fenomeno comunale, introduzione con focus sui rapporti con l’esterno, l’Impero. “Storia dell’Italia
medievale” di Ovidio Capitani dell’85 con Laterza, due capitoli sul fenomeno comunale. Città che si
autogoverna perché va a coprire vuoto nelle strutture di potere, crisi del mondo carolingio e incapacità
dell’Impero a governare territorio italiano in quanto interessati più a scontro per potere universale con
Papato e concentrati a gestire difficoltà nel mondo tedesco dove i vari principi vogliono sempre più
autonomia e si ribellano. Italia centro-settentrionale, Regno d’Italia, trascurata durante e ancora di più
dopo la lotta per le investiture. C’è divisione in Germania tra Hohenstaufen e i Guelfi di Baviera (Guelfi
perché primogenito della dinastia si chiamava Welf). Crisi dinastica, lotta intestina, guerra civile pesante
che assorbe per 25 anni energie del mondo tedesco fino a elezione di Federico Barbarossa, figlio di
Enrico Duca di Svevia e Giuditta figlia del Duca di Baviera, appartenenti alle due parti opposte ma che si
erano accorte che la guerra costava troppa. 1152 eletto Re di Germania che sarà Imperatore e si placa
contesa sul mondo tedesco. Ma nel quarto di secolo di guerra le città italiane sono da una parte
abbandonate a sé stesse, nei territori rurali ci sono sistemi feudali in teoria sotto Imperatore ma in realtà
vanno avanti per conto loro. In città sta succedendo qualcosa di molto diverso, crescita demografica ed
economica, sentono bisogno di essere governati, non trovano risposta nel potere imperiale e cercando di
fare da soli con autonomia di governo, in teoria sempre sotto potere imperiale del Re d’Italia ma le cose
pratiche le fanno da sole. Emerge esigenza di partecipazione a vita pubblica della comunità cittadina, è
una necessità più che una volontà all’inizio, da parte di quella parte di comunità che ha interessi
economici. Ma questo era frutto di una crisi che nasce nel mondo carolingio, il territorio italiano non
assume identità precisa con re che si combattono tra di loro ma non riescono a imporre loro potere.
Quando arriva il governo imperiale con gli Ottoni le cose sembrano cambiare ma in realtà territorio
italiano non suscita interesse diretto dell’Imperatore che delega potere a conti o feudatari o magistrati.
Imperatore ha obiettivi diversi di più alto rango, perdendo di vista esigenze locali. Crisi lunghissima che
va avanti per oltre un secolo; Capitani diceva in questi casi la soluzione non è mai immediata e per
questo fenomeno comunale ha tappe molto distanti tra di loro e tra città e città. Il comune non nasce
contemporaneamente in tutte le città dell’Italia centro-settentrionale e i fenomeni interni pure.
Lentamente le città iniziano a guardarsi tra di loro e poi arriveranno più o meno a stesso sistema di
governo cittadino, processo che dura almeno 50 anni. Quindi, il vuoto di potere è punto di partenza
fondamentale, il governo del territorio. In Germania c’erano grandi famiglie che governavano territori in
cui l'esperienza cittadina nasce molto tardi. Città tedesche nell’XI secolo nella grande maggioranza dei
casi arrivavano a 1000 abitanti, chiamate città perché erano sedi vescovili; però erano molto più facili da
governare per i principi. In Italia per esempio il Piemonte è un realtà del nord ma in cui i comuni fanno
fatica ad affermarsi rispetto al resto del centro-nord. C’erano in Europa territori con crescita economica e
demografica anche superiore a quello delle realtà italiane. Però il vuoto di potere in Italia è
fondamentale e si sviluppa esigenza di potere pubblico da parte del gruppo cittadino che ha interessi;
commercio rinasce, produzione agricola ha grande aumento, demografia in crescita. Servono allora
servizi come garanzia delle strade e delle vie marittime, la sicurezza interna. Piccolo gruppo elitario
inizialmente composto da latifondisti, piccoli aristocratici che si spostano dalle campagne alla città ma
che hanno mantenuto controllo sui territori, i grandi mercanti che si stanno affermando, gente che
amministra i beni vescovili. Questo gruppo di potere non opera però nell’esclusivo interesse personale
ma nell’interesse di tutta la cittadinanza. Questo perché se no avrebbe perso la fiducia della città, invece
avevano bisogno della loro partecipazione a cose come pagamento delle imposte o difesa della città.
Gruppo di potere non delegato da nessuno a governare, mentre questa delega dall’alto era tipico del
potere tradizionale e questa è grande novità del fenomeno comunale. Quindi c’è necessità di difendere
interessi pubblici. Questo avviene in Italia perché? Qui è sopravvissuta rete cittadina molto articolata dal
mondo romano; erano città sì ridotte per numero di abitanti e aree abitate durante l’Alto Medioevo. I
centri di potere si erano trasferiti dalle città alle campagne dei feudatari, infatti in Italia le grandi famiglie
non avevano nomi di città. La popolazione era distribuita sul territorio. La sopravvivenza era data da
produzione agricola e nella crisi successiva a fine mondo romano serviva concentrarsi su produzione
agricola quindi le città vengono abbandonate da molte persone, diventano più marginali. Questo
succede nei territori romani dell’Europa Occidentale, ma in Italia le città comunque sopravvivono. In
Germania non c’erano mai state vere e proprie città; quando poi il fenomeno cittadino si afferma in tutta
Europa, i grandi feudatari tedeschi iniziano a investire per fare crescere i territori attorno ai propri centri
di potere e così si affermano le prime città che poi diventeranno anche grandi. Ma sono fenomeni molto
più tardi. Poi, in Italia soprattutto nelle città ma non solo, è sopravvissuta una classe abbastanza
numerosa di uomini liberi, che non hanno vincoli di subordinazione a uomini superiori a loro. Nella realtà
tedesca le persone delle campagne erano quasi tutte sottoposte ai grandi latifondisti proprietari, erano
semi-liberi. Coltivavano la terra dei signori, tenevano parte del prodotto ma non potevano lasciare la terra
in molti casi, era un vincolo che avevano dovuto accettare per sopravvivere (i “servi” della gleba). A
Bologna a una certa liberarono un sacco di servi della gleba perché erano diventati troppi. Ma in
generale in Italia era così, i contadini avevano piccoli (spesso piccolissimi) pezzi di terra con cui però
potevano far campare loro e le proprie famiglie. Nella città solitamente le persone non sono vincolate a
un signore con rapporto di subordinazione, anche se pure nella città c’erano questi fenomeni come il
piccolo artigiano non in grado di avere propria bottega allora si lega a famiglia più potente, accetta
rapporto di subordinazione e può lavorare nelle loro botteghe. Nelle città francesi questo fenomeno nelle
città era molto più diffuso che in Italia per esempio. Si affermano consuetudini nelle città, norme orali,
che con il tempo diventano un obbligo e spesso vengono messe per iscritto. Regole che la città si sta
dando e che viene dal basso, dalla comunità, non data dall’alto. Decisioni che servono per fare vivere
insieme le persone che vivono nello stesso agglomerato urbano. Situazione italiana diversa dal resto del
contesto europeo in questo. Altro aspetto fondamentale è che le città in Italia sono tutte sedi vescovili,
hanno un vescovo, figura importante perché diventa unica autorità sul territorio cittadino nel momento
in cui scompaiono poteri pubblici, anche i funzionari delle grandi dinastie locali, perché non capiscono il
mondo cittadino e quindi non hanno interesse a controllarlo. La città gli rende molto meno della
campagna quindi conti e marchesi si ritirano lì, perché in quel momento produceva per loro più
ricchezza mentre la città in quel momento no. Rimane allora solo il vescovo come presenza istituzionale.
Nella mentalità cittadina dall’XI secolo spesso il vescovo diventa il difensore della città, colui che le
assicura la sicurezza, un punto di riferimento. Il vescovo ha una grande importanza spirituale in quanto
capo della diocesi, ma è anche tanto altro. E’ grande possessore fondiario della diocesi (città e territorio
circostante) perché spesso molti possessori hanno donato alla chiesa latifondi e patrimoni fondiari
soprattutto (ma non solo) nel territorio della diocesi. Il vescovo ha quindi anche bisogno di lavoratori e
funzionari per lavorare e gestire le terre. Emergono allora famiglie che ottengono dal vescovo e dalle
curie incarichi per gestire e controllare i beni economici della Chiesa e allora il loro prestigio aumenta e
intorno alla figura del vescovo si affermano questi primi gruppi di potere cittadino. La Chiesa aveva una
sua struttura anche per riscossione delle imposte che era stata delegata in vari casi dal Re d’Italia e
questo compito era poi delegato a laici, membri di famiglie locali. Quando si manifesta il vuoto di potere,
questo gruppo di potere che si stava già formando inizia a preoccuparsi autonomamente della gestione
di vari compiti pubblici, per esempio il mantenimento e il controllo delle mura cittadine o delle vie di
commercio con le campagne. Vescovo inizia anche ad assumere rappresentanza politica della città.
Anche in Germania c’era gestione del potere pubblico da parte del vescovo, proprio per volontà
dell’Imperatore anche. Questa volontà in Italia era molto meno diffusa; in alcuni casi sì come a Parma tra
fine ‘800 e inizio ‘900, oppure a Ravenna dove il vescovo era importante riferimento in Italia per
l’Imperatore. Ma in molti casi il vescovo assume questi poteri semplicemente perché nessun altro li
esercita. Ci sono documenti che dicono che il potere giudiziario era stato assunto dal vescovo, senza che
si parli di volontà dell’Imperatore. Lentamente tutti questi poteri in teoria delle magistrature pubbliche
vengono assunti dal vescovo e dalle famiglie che costituiscono cerchia di potere attorno a loro e che li
aiutano nella gestione. Cambiamento radicale con un potere che inizia a organizzarsi dal basso e che
inizia ad essere diffuso e non concentrato nelle mani di un funzionario o magistrato delegato. Tutta la
documentazione pubblica del periodo Alto Medievale è rimasta poco se non quella delle chiese della
Chiesa; per l’XI secolo si fa fatica a capire chi esercitava davvero il potere nelle città per esempio. Bologna
per esempio in teoria faceva parte di una contea, il potere interno alla città non viene mai espresso nella
documentazione che abbiamo, ci sono solo indizi molto labili. Però sappiamo che nel 1115 muore la
Contessa Matilde di Canossa; la storiografia precedente diceva che governava pure Bologna perché alla
sua morte i cittadini distruggono la rocca imperiale sulla piazza principale, in una protesta contro i
funzionari imperiali. Oggi sappiamo che Matilde non c’entrava con Bologna. L’anno successivo Enrico V
scende in Italia, in tutta l’area padana c’erano ribellioni contro funzionari imperiali. Vicino Mantova i
rappresentanti dei bolognesi nel 1116 chiedono perdono all’Imperatore, Enrico V ha interesse a
mantenere il controllo e ha bisogno di alleati contro il Papa quindi concede perdono e alcuni privilegi
alla comunità cittadina. Nel documento mette clausola importante in cui dice che la multa che la città
deve pagare per la ribellione deve essere per metà pagata alle casse imperiali e per metà alla comunità
di Bologna. Questo vuol dire che c’è una comunità in grado di riscuotere questo denaro, con persone al
suo interno che hanno assunto vari compiti e poteri, comunità politicamente organizzata. Poteri assunti
da persone private con vuoto di potere, preso atto della situazione si accordano (coniuratio, un accordo)
per agire di conseguenza, membri di queste famiglie fanno parte del gruppo di potere attorno al
vescovo. Lo fanno però nell’interesse della comunità e assumendo poteri di natura pubblica come la
riscossione delle tasse, la restaurazione delle strade, regolamentazione del commercio o della
produzione di alimenti. Sono norme che vengono fuori dalla realtà interna del mondo cittadino, basate
su consuetudini necessarie per la vita locale. Consuetudini orali poi messe per iscritto quando Comuni si
affermano maggiormente, vengono votate e così nascono gli Statuti. I conti erano funzionari pubblici
nominati dal re per governare le contee; poi iniziano a pretendere potere ereditario ma era sempre un
potere pubblico e il re poteva decidere di sostituirli. Il conte amministrava la giustizia, riscuoteva le tasse,
formava eserciti per conto del re. Questi funzionari pubblici perdono man mano il controllo del territorio
con venire meno potere imperiale in Italia allora il vescovo inizia ad assumere questi poteri con il suo
gruppo di potere che si forma attorno. Quando il gruppo di potere inizia a diventare forte e il vescovo
non serve più, essi vengono messi da parte (apparentemente senza proteste, dai documenti) man mano
e il gruppo di cittadini che ha assunto poteri pubblici lo esercita senza cappello protettivo del vescovo.
Serve adesso che ci siano magistrati che assumano incarichi e funzioni precisi, si affermano figure dei
consoli. I funzionari pubblici precedenti come i conti avevano abbandonato le città e si isolano nel
territorio circostante, il contado, che controlla ancora però è la città che adesso ha acquisito forza e inizia
a voler occupare territorio circostante del contado tramite accordi o con la forza. Il Comune in Italia
tende a controllare tutto il territorio della diocesi, perché dal contado vengono le derrate alimentari e c’è
il primo mercato dei prodotti fatti dall’artigianato cittadino; in Francia per esempio le città che avevano
ottenuto autonomia dal Re la possono esercitare solo all’interno delle mura cittadine.
LEZIONE 4 (06/02/2024)
Nel XI secolo in Europa le città tornano a riempirsi di persone che affluiscono dalle campagne, aumenta la
natalità e la sopravvivenza con miglioramento condizioni economiche, maggiore produzione
disponibilità di cibo, miglioramento condizioni sanitarie; minore mortalità infantile.
Non si capisce più se sia aumento popolazione a influenzare aumento produzione o viceversa.
Attività primaria rimane quello agricolo nelle campagne (anche per questo nell’Alto Medioevo c’era stato
ritorno alle campagne) e l’aumento della sua produzione comporta una serie di cambiamenti.
La produzione agricola aumenta perché migliorano strumenti per lavorare la terra, es. l’aratro; nell’Alto
Medioevo si usava aratro di stile romano trainato da forza animale. Tra X e XI secolo si introduce la lama
curva che taglia terreno ed entra più a fondo. Oppure la rotazione dei terreni nella coltivazione per
sfruttare livelli diversi del terreno con diverse piante e poi mettendo a riposo il terreno ogni tanto per farlo
arricchire e aumentare produzione nell’anno successivo, si arriva ad alternanza triennale delle colture
(grano, erba per animali, riposo per esempio). Tutto questo porta a sovrapproduzione alimentare e questa
viene distribuita con il mercato a corto raggio tra campagna e città, mercato che viene rivitalizzato. Poi
probabilmente anche la temperatura si alza (studi ancora in corso sul tema) e quindi migliora la
produzione; questo periodo dura più o meno fino a inizio 1300 poi arriva diminuzione temperatura
(“piccola glaciazione”) per circa due secoli. In tutto questo, i territori del Nord Africa, che in epoca romana
producevano molto grano, si impoveriscono per il troppo caldo e una prima desertificazione. Poi anche
cambiamento negli insediamenti (in Europa), con costruzione di paesi anche ad alta quota che poi nel
1300 vengono abbandonati. Ripresa vita cittadina in diverse parti d'Europa ma in Italia questa ripresa si
trova di fronte un vuoto di potere pubblico, che non è in grado di dare risposta a tutto ciò che questa
ripresa economico-sociale comporta. Altrove le monarchie danno risposta e queste esigenze (esempio
monarchia francese inizia a organizzarsi con governo centrale che ha settori specifici che si occupano di
varie esigenze del governo, con personale preparato per svolgere quei compiti e rete di funzionari
periferici che porta governo del re anche nelle province e da risposte a esigenze sociali). In Italia carenza
funzioni pubbliche e si tenta di supplire facendo quadrato intorno a figura del vescovo, che ha grande
importanza spirituale nella diocesi (territorio cittadino) ma il vescovo ha in diversi casi anche funzioni
pubbliche delegate dal re o imperatore (vescovo di Parma viene nominato conte per delega; a Bologna il
vescovo incaricato di riscuotere imposte) e in generale anche senza delega assume poteri di controllo
della giustizia, ordine pubblico, gestione territorio. Fa questo collaborando con famiglie più importanti di
piccoli feudatari, che hanno grandi latifondi in campagna pur essendosi inurbate ma anche famiglie
borghesi cittadine che si arricchiscono con i primi commerci, con gestione attività artigianali (catene di
botteghe, attività imprenditoriali). Si crea stratificazione socio-economica in ambito cittadino. L’apporto
che viene da fuori (famiglie aristocratiche feudali che vivono per attività militare che entrano in città
perché nel contado fanno fatica a imporsi perché ci sono signori più importanti o trovano semplicemente
più slancio nelle città) e quello da dentro (famiglie borghesi) che vanno a costituire unico gruppo di
potere che collabora con vescovo sia nella gestione dei beni economici (donati al vescovo in passato) sia
nella gestione del territorio comunale. Passaggio delicato, in cui un gruppo tutto sommato di privati
assume questo potere di gestione e interessi pubblici. “Coniuratio” → gruppo di persone giurano di essere
solidali e assumere potere dirigente in funzione delle esigenze della comunità; questo potere doveva
rispettare tali esigenze perché se no avrebbero perso appoggio dei gruppi cittadini e dei loro interessi.
Questo è abbastanza facile perché non c’era nessun altro a garantire più ordine pubblico e interesse gran
parte della popolazione (ceti produttivi). (Ci sono storici che hanno paragonato questo fenomeno a un
fatto puramente privato o addirittura al fenomeno mafioso, come detto da storico inglese. Queste teorie
non molto condivise). Esautorazione del potere del conte dal governo cittadino è prima tappa del venire
meno di un potere pubblico centrale; i conti si ritirano nel territorio del distretto che prende nome di
“contado” e inizia ad esercitare lì potere. Il conte nelle città riceveva potere da Imperatore, ma ora che
Imperatore non si occupa più dell’Italia il conte non è più legittimato nel suo potere. Il conte rappresenta il
mondo rurale al suo vertice, non è davvero adattato alla nuova realtà cittadina del commercio. I conti
iniziano anche ad abbandonare questo mondo (e se non lo fanno vengono cacciati). Il vescovo diventa
punto di riferimento principale, poi verso fine XI secolo gruppo di potere che governa città insieme al
vescovo, si rende conto di non avere più bisogno del vescovo perché sono riconosciuti come gruppo di
potere che agisce nell’interesse pubblico della città, quindi vescovo inizia ad essere estromesso dal
governo cittadino (pur rimanendo personalità importante con grandi terreni donati alla diocesi. Le
donazioni alla diocesi erano fatte o come modo per salvarsi l’anima oppure per sottrarlo a invasioni di
popoli come i normanni. Venivano date in donazione al vescovo per tot anni, per poi ritornare al
proprietario originale. Oppure per non perdere ex beni demaniali occupati illegalmente da latifondisti
dopo che Imperatore non se ne frega dell’Italia, ma poi se decide di scendere e riprendersi le terre loro le
donano per X tempo a una diocesi o un monastero. Nel Basso Medioevo via via queste donazioni vengono
meno e molte proprietà ritornano ai privati). Questo è un fenomeno naturale che avviene nelle città, i
vescovi non risulta abbiano protestato. Questo gruppo di potere si dota delle prime istituzioni di governo
e così inizia ad affermarsi il Comune che prende controllo della città e successivamente comincia a
prendere controllo sul contado eliminando progressivamente il potere dei conti. Questo fenomeno
specificatamente italiano, la città non governa solo sé stessa ma anche il contado, il territorio diocesano.
Poi si aprono contenziosi sui confini tra le diocesi. Come avviene la partecipazione di buona parte della
popolazione alla gestione della cosa pubblica? Avviene in maniera concreta; ci sono assemblee dei
cittadini, grandi riunioni convocate quasi sempre nella piazza antistante la cattedrale perché c’erano tante
persone. Queste assemblee prendono nomi diversi nelle varie città e nei vari momenti ma sono più o
meno la stessa cosa, devono prendere decisioni più importanti per la vita della città, tipo se fare la guerra
a un’altra città o se aumentare le imposte. Serviva un consenso e una convinzione comune per gestire
queste grandi operazioni. Poi c’erano sì dei leader e piccoli gruppi di potere che gestivano il tutto, che
avevano iniziato a creare reti di clientele nel tessuto cittadino. Però la decisione finale veniva presa in
comune. Ma chi partecipava alle assemblee? Esse saldavano gruppo di potere e comunità cittadina. Esse
però non sono composte da tutta popolazione cittadina: le donne sono escluse a priori; i bambini e
ragazzi non vi partecipano; le persone anziane non partecipavano; i poveri e i mendicanti nemmeno e loro
erano tanti in ambito cittadino perché nelle città c’erano istituzioni che facevano assistenza, le chiese in
particolare ma anche i Comuni iniziano a creare istituzioni parallele. tutti gli uomini adulti partecipavano,
poi di solito gli appartenenti a una stessa famiglia votavano uguale; le persone anziane non
partecipavano, gli esponenti maschi adulti del ceto produttivo, coloro che avevano interessi. Poi vi si
trovavano piccoli calzolai come grandi mercanti. Non c’erano norme, erano movimenti spontanei; andava
chi sentiva di avere interessi da difendere e si assumeva un impegno. Poi c’era chi magari era “costretto”
ad andare per votare per gli interessi di qualcuno, solitamente coloro che stavano alla base della piramide
sociale che costituiva queste assemblee e non aveva botteghe o imprese proprie; per questi, saltare un
giorno di lavoro per andare all’assemblea non era molto vantaggioso economicamente. La decisione
veniva presa a maggioranza, poi questa maggioranza era influenzata dai gruppi di potere. Si capisce dalle
fonti che le votazioni avvenivano solitamente spostandosi da una parte o dall’altra della piazza. Ci si
aspettava che la parte perdente si adeguasse alla decisione della parte vincente, non c’era idea di
opposizione. Questo si vede meglio nei consigli più ristretti dove sono rimasti molti verbali e documenti. Il
Comune quindi non è solo risultato del vuoto di potere ma anche di esigenza di partecipazione. Questa
esigenza si concretizzava nell’assemblea ma soprattutto nei consigli, gruppi ristretti di cittadini che
assumono delle decisioni al di fuori di quelle vitali della città. I consigli iniziano a distinguersi tra Consiglio
Maggiore, a volte con centinaia di componenti anche in città non molto grandi, che iniziano a prendere
lentamente il posto delle assemblee, che erano difficili da convocare e più lente. Si sente il bisogno di un
organismo più veloce, immediato e anche costante nella sua attività politica, che richiede tempo e
preparazione. Allora sempre più ci sono specifiche persone che si interessano in maniera costante delle
questioni politiche e che si formano tecnicamente per questo (studio del diritto, materia militare,
finanza).Si forma una sorta di tripartizione degli organismi politici: grande assemblea popolare, un
consiglio più allargato e un Consiglio Minore composto da alcune decine di persone. Questo è un grande
cambiamento. Nel 1300 circa il 30% della popolazione maschile a Firenze era impegnato direttamente
nella vita pubblica, per quanto esistessero ovviamente piccoli gruppi di potere e leader. A Perugia ancora
di più. Questo esperimento politico è particolare rispetto al passato ma anche rispetto ai secoli successivi.
Nelle grandi città del resto d’Europa occidentale c’è concessione di autonomia cittadina da parte del re,
ma le tasse si pagavano al re, si faceva la guerra per il re, il territorio lo controllavano i funzionari regi o
feudatari delegati dal re. In Italia Consiglio Maggiore ha sempre più potere, le assemblee convocate
sempre meno, il Consiglio Minore aveva ruolo più tecnico. Potere esecutivo finisce nelle mani di una
magistratura plurima dei consoli, che iniziano ad apparire nelle città italiane (secondo le documentazioni)
dalla fine dell'XI secolo. Si afferma sempre più in tutta Italia settentrionale, dove si tentavano varie
soluzioni di governo e quando se ne afferma una che funziona inizia a diffondersi. Inizialmente il numero
di consoli varia da città a città, lentamente se ne affermano due in tutte le città. Essi vengono dal mondo
cittadino, dai gruppi di potere delle famiglie importanti. La durata del mandato varia inizialmente, poi si
va lentamente verso la durata di un anno e quasi mai si consente rieleggibilità immediata. La rotazione
delle cariche era molto importante. Regime cittadino si regge solo se da risposte alle esigenze della città.
Si istituisce nei Comuni il “sindacato”, un’operazione di valutazione soprattutto economica dell’operato del
magistrato uscente, soprattutto se è stato corretto e onesto. Se un podestà aveva agito in maniera
scorretta, veniva chiamato a restituire il denaro intascato. Consoli inizialmente scelti nell’assemblea, poi
nel Consiglio Maggiore. Tutto questo avviene nel momento finale della crisi di potere, dopo la morte di
Enrico V nel 1125. Da lì si estingue dinastia imperiale di Franconia, c’è lotta per potere imperiale tra dinastia
di Svevia e di Baviera e l’Italia non se la filano più i re tedeschi, quindi in Italia si affermano questi poteri
autonomi.
Crisi anche del Papato; quando Impero entra in crisi dopo Worms il Papato poteva approfittarne ma la
minaccia arriva dall’interno, con elezione dei due Papi a Roma nel 1130 con due fazioni cittadine romane
(Frangipane e X), per controllo territori locali del Lazio in cui cristianità non si sente coinvolta. Questo
indebolisce potere papale e elimina possibile rimpiazzo del vuoto di potere. Nel 1143 i romani insorgono e
cacciano il Papa, dichiarano nascita del Comune di Roma. A quel punto il Comune è una realtà in tutta
l’Italia settentrionale (a Roma i consoli si chiamano senatori ma comunque). In tutto questo, qual è la
storia esterna ai Comuni? C’è crisi di potere centrale, che provoca e accelera formazione dei Comuni.
1152 Federico Barbarossa eletto Re di Germania, figlio di Federico di Svevia e Giuditta di Baviera,
appartenenti alle due fazioni avversarie che raggiungono una pacificazione dopo lotta intestina di cui il
mondo tedesco è stanco.
1153 si incontra a Costanza con il Papa Eugenio III e raggiungono una soluzione, Papa che era in momento
di debolezza e questo fa riavvicinare i due avversari. Il Re dei Romani doveva essere incoronato Imperatore
dal Pontefice. Il Papa gli promette incoronazione imperiale a Roma (dove lui non risiedeva in quel
momento) e Federico gli promette di aiutarlo con l’esercito per rientrare a Roma e per la questione
normanna. I normanni arrivano prima metà XI secolo come mercenari nell’Italia meridionale dove ci sono
lombardi in lotta tra loro, alcuni possedimenti bizantini, le prime città che si stanno formando e stanno in
lotta tra loro insomma quadro frammentato e difficile. I normanni arrivano, capiscono questa debolezza
politica e cominciano a creare dominio sempre più vasto e alla fine unificato in tutto il Mezzogiorno, con la
famiglia degli Altavilla che si afferma dalla Puglia al resto. I domini pontifici sono appena a nord, quindi si
preoccupa che i normanni salgono sempre più a nord. Quindi chiede a Imperatore di intervenire.
1154 Federico Barbarossa scende in Italia, convoca Dieta a Roncaglia, assemblea rappresentanti realtà
italiane (consoli, vescovi, giusti UniBo, feudatari importanti soprattutto piemontesi che avevano ancora
molte terre) e comunica sua elezione e di voler rilanciare ruolo dell’Impero, manifestazione
propagandistica. Barbarossa ha assunto anche la corona di Re d’Italia e allora scende a Roma per
prendere corona Imperiale, mettere fine al Comune di Roma e attaccare i normanni.

LEZIONE 5 (08/02/2024)
Con l'elezione del giovane Federico detto Barbarossa si spera nella fine della crisi interna al mondo
tedesco, che per alcuni anni rimase in effetti tranquillo anche tramite alcuni accordi che iniziano a
riconoscere prime forme di autonomia ai singoli principi territoriali. Federico in situazione di debolezza
dopo guerra civile e compromesso dinastico raggiunto a Costanza con il Papa. Nel 1130 Ruggero II Conte
di Sicilia aveva riunito sotto di sé l’Italia Meridionale dopo estinzione ramo famiglia pugliese di origine
normanna degli Altavilla; Ruggero II era di un altro ramo della famiglia e viene incoronato Re di Sicilia da
Papa Anacleto II, uno dei due Papi in quel momento, entrambi cercavano riconoscimento dei vari sovrani.
Ora il Papa teme questo stato unificato nel Sud Italia. C’è Roncaglia in cui Federico si fa riconoscere Re
d’Italia dai grandi feudatari e vescovi italiani (c’erano anche i quattro grandi giuristi bolognesi che
conoscevano leggi romani e dovevano usarle per sostenere legittimità del programma imperiale), poi
scende a Roma dove si è formato il comune la cui anima spirituale è un predicatore e uomo di cultura che
aveva insegnato a Parigi. A Roma Federico Barbarossa interviene militarmente, cattura Arnaldo da
Brescia (che viene condannato a morte da truppe pontificie) e a Roma si ripristina l'ordine pontificio.
Incoronazione con ostilità del popolo romano e poi esercito imperiale risale in fretta verso nord lasciando
stare l’Italia Meridionale. C’era anche problema sanitario, gli eserciti tedeschi abituati a temperature più
fredde, infatti facevano spedizioni in primavera e le finivano a inizio estate perché stavano male con il
caldo e si ammalavano.
Federico Barbarossa rientra in Germania e tornerà in Italia nel 1158, convocando una nuova assemblea dei
rappresentanti dei poteri in Italia (città, feudatari, vescovi) ancora a Roncaglia cercando di presentare
programma di rilancio del potere imperiale, un programma di recupero di tutti quei poteri di cui si erano
appropriati i comuni, poteri di natura pubblica soprattutto di natura economica, che comportano entrate
in denaro. Esercizio della giustizia per esempio spesso nel Medioevo si chiude con pagamento di una
multa; le condanne a morte molto rare e soprattutto usate per reati di natura politica considerati gravi
come tradimenti o lesa maestà; spesso si usavano punizioni corporali mentre la prigione si cercava di
evitarla perché era costoso mantenere i carcerati, tranne quelli rinchiusi per piccole cose per pochi giorni.
Spesso chi veniva chiuso in prigione per lungo tempo veniva lasciato morire di stenti e violenze, erano
spesso avversari politici. Oppure se qualcuno non era in grado di pagare nulla si usava pena corporale o
periodo di carcere. Ma spesso si faceva pagare le multe i cui soldi finivano nelle casse di chi amministrava
la giustizia.
Il programma imperiale di Federico costava; avere grande esercito sempre in uso o tanti funzionari
imperiali per controllare il territorio, costava soldi. Anche recuperare territori demaniali o presi da altri
costava soldi (cause giuridiche, mandare uomini a prendere ecc).
A Roncaglia Federico II chiede indietro le regalìe, ovvero i diritti regi del re d’Italia (quale lui era come
anche Re di Germania, re di Borgogna e Imperatore al di sopra) quindi poteri fiscali, giudiziari, esazione
del fodro che era un antichissimo contributo in cibo per i cavalli dell’esercito dell’Imperatore quando
passava per i territori, pesando sulle comunità. Con il tempo il fodro si trasforma in denaro che la
comunità deve pagare e viene riscosso a prescindere dalla presenza o meno dell’Imperatore sul territorio,
una tassa permanente. Questo pesa su queste città che hanno da poco iniziato ad autogovernarsi e
gestire le proprie entrate fiscali.
(facciamo passo indietro)Comune Romano → qual è l’ideologia politica dietro Federico Barbarossa? Roma
era diventato un comune, la sua anima era predicatore ecclesiastico Arnaldo da Brescia, Emerge anche
altro personaggio, Wetzel (probabilmente di origine tedesca), sappiamo solo che aveva scritto due lettere
a Federico Barbarossa in cui fa riferimento alla lex regia di origine romana secondo cui il potere
appartiene al popolo che però lo cede a un personaggio pubblico, un magistrato, che governa per loro
con pieni poteri, perché il popolo non può esercitarlo direttamente. Giustiniano aveva fatto ordinare il
diritto romano nel Corpus Iuris Civilis e in questa mentalità vediamo un recupero della tradizione della
romanità repubblicana. Wetzel usa questo principio per dire che imperatori romani avevano potere
conferito loro dal popolo romano e noi popolo romano siamo disposti a trasferire potere al nuovo
Imperatore, il cui potere quindi non viene dal Papa ma dal Comune di Roma. I romani tentano di portare
Federico dalla loro parte. Wetzel dice che la donazione di Costantino non aveva nessuna validità perché
Imperatore non poteva trasferire al Papa la sovranità perché essa appartiene al popolo. Dalle lettere
sappiamo quindi che i romani cercano contatto con Federico, anche se non sappiamo se lui le abbia mai
ricevute.
Quando Federico scende a Roma nel 1155, si accampa, prima di arrivare, a Sutri nel nord del Lazio dove
viene raggiunto da ambasciatori del Comune di Roma (ci dice Ottone di Frisinga, zio di Federico, grande
intellettuale del tempo). I romani gli dicono che sono disposti a dargli corona imperiale in cambio del
rispetto delle leggi degli imperatori precedenti (considerati successori degli Imperatori Romani), (questa è
una forma di captatio benevolentia;) poi chiedono difesa dei romani dai barbari, cioè della loro autonomia
Comunale, infatti chiedono di salvare la Repubblica (Comune) dal Papa; chiedono poi un donativo di 5000
libbre di argento per gli ufficiali romani che lo avrebbero materialmente incoronato (questa era una
richiesta comune nel corso del Medioevo).
Cosa risponde Barbarossa a questi ambasciatori? (slide 15, ppt fenomeno comunale) Ottone riporta un
gran discorso letterario, un abbellimento delle vere parole di Federico. Lui rivendica un potere che viene
dalla forza delle armi; gli Imperatori Tedeschi erano successori diretti dei Franchi dice, che avevano
conquistato Roma con le armi. Federico Barbarossa sarà il primo a definire “sacro” l’Impero, convinto che
la vittoria militare gli sia data da Dio e non dal popolo. Per questo i romani furono ostili all’incoronazione
anche perché Federico li rimette nelle mani del Papa.
La mentalità di Federico emerge anche in una lettera inviata a Manuele Comneno, l’Imperatore Romano
d’Oriente (Bizantino) in cui Federico rivendica dominio su tutto il mondo, anche l’Oriente (il mondo greco
dice lui) perché Carlo Magno era stato eletto Imperatore di tutto il territorio dato che a Oriente c’era una
donna al governo e il Papa ne approfitta per dire che il trono era vacante e gli da la corona. Federico
chiama l'Imperatore d’Oriente “Re” di Grecia e si dichiara sovrano di tutti i cristiani. Ci sono quindi sia i
territori governati direttamente da lui (Germania e Italia) e poi quelli che rientrano comunque sotto
volontà imperiale come se gli altri governassero per sua delega. Mentalità universalistica che anche il
Papato aveva iniziato ad avere con Gregorio VII e si arriva allo scontro tra i due con la lotta per le
investiture fino a metà 1300.
A Roncaglia ai giuristi bolognesi (eredi di Irnerio) interessa l’autorità da cui deriva la legge; per loro
l’Imperatore ha potere legislativo e quindi rielaborano dal diritto romano per rafforzare il potere
dell’Imperatore dicendo che popolo e autonomia comunali non sono indipendenti perché il popolo ha
rinunciato una volta per tutte da Augusto in poi al proprio potere. Federico ha ricevuto quel potere per
trasmissione continua. I giuristi successivi, dopo sconfitta di Barbarossa, diranno che il popolo può invece
riprendersi quel potere trovando una giustificazione teorica per la realtà dei fatti in cui ormai l’autonomia
dei Comuni era affermata. I giuristi erano poi i funzionari, quindi volevano garantirsi un lavoro nei Comuni.
A Costanza però il passaggio più importante è la promulgazione della legge sulle regalie (Constitutio de
regalibus), con cui l'Imperatore vuole riprendere i suoi diritti regi che erano stati usurpati dai Comuni.
Quali sono questi diritti/poteri che l’imperatore chiede indietro? Imposizione e riscossione tributi e dazi
(sulle merci); amministrazione della giustizia, controllo vie comunicazione terrestri e fluviali quindi
persone e merci e dazi; emissione delle monete; chiamata alle armi per formare esercito; diritto di
muovere guerra e impedire guerre private o tra Comuni e tra Comune e signori del contado, l’Imperatore
si proclama difensore della pace e della giustizia; divieto di fare alleanze tra le città; divieto di vendita delle
terre feudali senza consenso imperiale, una realtà concreta che Federico capisce, quella della città che
controlla il distretto controllando uomini e risorse, fonte di potere, Federico ora dice che le città devono
perdere anche retroattivamente questi territori che sono fulcro della potenza dell’autonomia comunale.
Tutto questo porta allo scontro armato tra Comuni e Imperatore, per continuare a esercitare quei diritti
che i comuni dal punto di vista legale hanno effettivamente usurpato. Lo scontro va avanti per alcuni anni
(vedi la slide sulle 6 spedizioni in Italia, slide 19). Dopo ribellione comuni l’Imperatore ricorre alla forza;
comune di Crema viene distrutto per dare un segnale, era comune medio. Ma la situazione non cambia
allora viene assediata e distrutta Milano, città più importante dell’Italia centro-settentrionale, che sta
estendendo la sua egemonia e le altre città della Lombardia iniziano a temere per la propria autonomia.
Sono loro a chiedere l'intervento imperiale contro Milano, pensando che poi se ne sarebbe andato. La
lotta dei Comuni usata nell’800 per aizzare italiani contro occupazione austriaca, ma era situazione più
complessa. Ma nemmeno la distruzione di Milano porta la totalità dei Comuni ad arrendersi, anzi
capiscono che da sole non sono in grado di contrastare Imperatore e si alleano.
Nel 1163 nasce la Lega Veronese, con città soprattutto venete poi nel 66-67 estese anche a città lombarde
e prende nome di Lega Lombarda (Lombardia era anche Emilia e le poche città piemontesi). Il Piemonte
era poco urbanizzato all’epoca; nell’area sud-orientale, area ricca dal punto di vista rurale e a contatto con
realtà liguri e lombarde, viene costruita città di Alessandria, dal nome del Papa del momento, Alessandro
III, che in quel momento sostiene ribellione dei Comuni insieme al Regno dei normanni di Sicilia i quali
temono intervento imperiale. Il Sud viveva in condizione di prosperità e poteva permettersi di inviare
denaro ai Comuni. Questa città di Alessandria era stata costruita da poco e per Federico era affronto
quindi l’assedia nel 1164-65 con una quinta spedizione in Italia che fu decisiva. Assedio dura per tutti
l’inverno ma poi si rende conto che sta perdendo tempo e lascia la città e questa è sconfitta d’immagine.
Imperatore rimane in Italia un paio d’anni, perché dava molta importanza alla realtà italiana. Lui voleva
rafforzarsi in Italia e usando forza d’immagine e risorse economiche tornare in Germania per affermare
con forza lì il suo potere.
Nel 1176 sconfitta dell’Imperatore nella battaglia di Legnano mentre si stava spostando con il suo seguito
verso Pavia (formalmente capitale del regno d’Italia) ma viene intercettato dall'esercito Lega Lombarda
che aveva molti più uomini lì, ma erano dei normali borghesi mentre esercito imperiale erano soldati di
professione. Comunque erano quattro volte più numerosi e poi il terreno umido era poco favorevole per la
cavalleria imperiale. Grande sconfitta per l’immagine dell’Imperatore (non per la battaglia in sé che non fu
chissà che), ma lui capisce che l'intervento militare non porta a niente. Cerca allora un compromesso;
tregua a Venezia nel 1176, tregua di sei anni. Partecipano anche ambasciatori Re di Sicilia che danno
minuzioso resoconto. Nel 1183 i rappresentanti delle due parti si incontrano ancora a Costanza in Svizzera
e decidono di concludere una pace definitiva. Imperatore riconosce ai Comuni i poteri regi che voleva per
sé e loro in cambio diventano una parte dell’impalcatura istituzionale dell’Impero. I magistrati comunali
devono giurare fedeltà all’Imperatore e pagare una quota annua (piccola ma messe insieme sono tante),
riconoscendo che quei diritti sono concessi dall’Imperatore. I Comuni poi pagano a Imperatore i danni di
guerra, cifra elevata e immediata (anche se i Comuni ne avevano sofferto di più) per riconoscere potere
Imperatore che aveva bisogno di risorse finanziarie. Il Comune è una realtà autonoma ma non
indipendente, possono essere chiamati a sostenere economicamente e militarmente. Ma i vantaggi
economici dell’autonomia sarebbero per loro stati molto importanti. Ancora siamo in fase di
sperimentazione, i Comuni non pensano all’indipendenza, erano motivi molto pratici.
La pace di Costanza è momento centrale nella storia delle autonomie comunali; in questo momento la
situazione è molto simile a quella di molti comuni francesi o tedeschi autonomi. Nel 1186 ultima discesa di
Federico in Italia, suo figlio Enrico sposa a Milano Costanza d’Altavilla, il cui nipote Guglielmo era sul trono
di Sicilia e non poteva avere figli. Questa cerimonia fu celebrata nel Duomo di Milano, la città che aveva
guidato la rivolta contro l’Imperatore. Matrimonio segna anche pace con il Regno di Sicilia (diverse volte
l’esercito imperiale si era avvicinato ai suoi confini). Geograficamente parlando (vedi cartina, slide 20)
Regno di Sicilia raggiunge configurazione che poi mantiene nei secoli; il Centro-Nord è un insieme di vari
potentati e realtà politiche sotto grande ombrello dell’Impero. I Comuni possono ora autogovernarsi
economicamente e socialmente e così sono a posto; sono realtà imprenditoriali e commerciali, la guerra
stava mettendo in ginocchio la loro economia. Bologna tra XI e XII secolo cresce e amplia l’area
urbanizzata, di cui gran parte era l’antica parte romana abbandonata e distrutta. Viene lentamente
ri-urbanizzata e si sente il bisogno di creare una nuova cerchia di mura (la cerchia gialla nell’immagine) di
cui sono rimaste le porte ad arco. Mentre i bolognesi stanno costruendo le mura si avvicina l'esercito
imperiale e i bolognesi distruggono tutto quello che avevano costruito delle mura (perché l’Imperatore
non voleva nuove ricostruzioni nelle città e temevano ritorsioni). La ricostruiranno dopo pace con
Imperatore. Poi fanno quella viola in prospettiva, cioè pensando che la città si sarebbe ulteriormente
espansa. Poi arriva la peste e molta gente muore, la popolazione torna a crescere a inizio ‘500 e quelle
mura vanno bene fino a metà ‘800.

LEZIONE 6 (09/02/2024)
Il vuoto di potere in Italia era stato creato non solo da assenza fisica ma era anche stato frutto della
necessità di avere consenso. In Italia i protagonisti della vita politica e sociale iniziano ad essere ANCHE le
città, che cominciano a rappresentare ossatura economica Italia centro-nord e avere loro consenso
significa rafforzare proprie posizioni; gli Imperatori allora concedono una serie di privilegi alle città per
averle dalla loro parte e sottrarle al Papa. A Bologna anche l’Imperatore concede una serie di privilegi
sulle vie commerciali rispetto ai mercanti toscani nel territorio dell’Appennino tosco-emiliano. Dramma
del potere imperiale tedesco è che spesso ricerca potere cedendolo, per evitare ribellioni e contrasti,
indebolendosi manmano. Il fenomeno comunale invece si rafforza, poi arriva Barbarossa che chiede tutto
indietro e c’è lo scontro, che poi si chiude con presa d’atto della realtà e accordo.
Come venivano governati i comuni dall’Interno → abbiamo visto sistema iniziale delle assemblee con
potere legislativo nella fase “consolare” con i due consoli al vertice ad amministrare potere esecutivo e
giudiziario. Tre fasi della storia comunale: consolare, podestarile e dei regimi popolari. Il sistema consolare
non aveva continuità di mandato dei consoli; ma dopo fine conflitto contro Barbarossa ci furono
cambiamenti nel mondo cittadino. Finisce l’unitarietà degli interi, dell’unione contro il nemico comune
esterno. I Comuni riprendono progetti politici precedenti e all’interno della città si creano fazioni che
lottano per conquista del potere locale. Questo porterà a cambiamento gestione del potere, consoli messi
da parte e sostituiti da unica figura del podestà. Per le prime due fasi il gruppo di potere è lo stesso, quello
delle origini del fenomeno comunale intorno al vescovo, le grandi famiglie di varia natura ma tutte elitarie.
Questa aristocrazia consolare rimane al vertice anche con podestà. Emergono anche in questo gruppo i
professionisti come i notai, ceto sempre più preparato culturalmente e tecnicamente. A Bologna per
prima anche i docenti universitari, soprattutto giuridici, si riprende il diritto romano che diventa sempre
più importante per la gestione delle città, con rinascita commercio e vita comunitaria; tutto deve essere
ben regolata e il diritto romano è nato proprio per regolare società basata sulla vita urbana. Servono allora
i docenti per recuperare questa conoscenza e loro entrano nei gruppi di potere.
Fase consolare → due consoli con carica annuale e le grandi assemblee della cittadinanza che diventano
con il tempo più ristrette, specializzate e funzionanti e il potere inizia ad essere gestito dai Consigli e dalle
Magistrature. La maggioranza dei mercanti e artigiani ecc iniziano a dedicarsi solo al commercio e alle
attività economiche e non andare alle assemblee. Nasce anche piramide burocratica dietro ai consoli,
anche molto strutturate; il ruolo dei funzionari pubblici inizia ad allargarsi a più aspetti della gestione della
città. I consoli non erano pagati ma tanto erano ricchi.
Dopo Costanza nel 1183 le cose cambiano; il vescovo ormai non fa più parte dell'élite di governo. Sono
state costruite fisicamente le sedi del potere, i palazzi di governo. Tutte le città ormai si sono date degli
statuti; le grandi leggi romane regolano la vita quotidiana, ma poi ci sono una serie di altre regole che
regolano aspetti delle relazioni interne al comune. Inizialmente questi provvedimenti vengono gestiti per
consuetudine, poi si decide che queste norme debbano essere messe per iscritto per garantirne la
correttezza. Nascono statuti cittadini; il problema è che queste regole vengono continuamente
aggiornate quando una norma cade in desuetudine e viene sostituita da un’altra. A noi oggi sono rimasti
statuti del ‘400 o ‘500 (quando i Comuni ormai avevano superato fase migliore, c’erano le Signorie ecc), gli
statuti prima venivano distrutti, quindi anche difficile alle volte capire quando una norma è stata
affermata. Quindi si affermano nuove espressioni del potere.
Fase podestarile → Podestà viene dall’esterno della città, per superare scontri interni che si sono aperti. La
logica funziona per vari decenni ma vedendo le singole realtà comunali si vede che il passaggio non è così
lineare. In alcune città per un po’ c’è un console e un podestà interno; oppure un solo podestà ma interno.
Problema di funzionalità dell’organismo di governo; con spaccatura in due del gruppo di potere, non
basate su ideologie ma lotte per potere all’interno delle città che poi usano appoggio del Papa o
dell'Imperatore in base a interessi. Avendo due persone al governo c’è rischio che un console rappresenti
una parte e l’altro console l’altra parte. Le città hanno bisogno di un governo vitale e veloce per portare a
termine programmi precedenti, in particolare la conquista del contado con l’eliminazione di altre forme di
potere sul territorio della sua diocesi. Servono professionisti della politica, dei tecnici. Emerge la figura del
podestà; spesso hanno studiato diritto e hanno capacità militari. Cambiano continuamente e vengono
assoldati e pagati dal Comune che affida loro il governo per massimo un anno per evitare attaccamenti al
potere. Inizierà a sceglierlo da fuori perché l’importante è che sia capace, di conquistare il contado (prendi
uno bravo militarmente) o di riformare lo statuto (prendi uno bravo a livello giuridico). Chi sceglie il
podestà? La fazione vincente in città e lo sceglie tra famiglie di un’altra città alleate alla propria fazione,
spesso dando loro in cambio un proprio podestà. Le città iniziano a creare una rete di alleanze. I Consigli
diventano più importanti perché loro rappresentano interessi interni delle città, ovviamente con fazione
vincente che prende sopravvento. Si formano maggioranze e opposizioni nei Consigli Maggiori. La
preminenza in città veniva spesso acquisita con forme di forza, sia militare che economica che numerica.
Se l'altra fazione prendeva più forza cacciava il podestà e ne sceglie uno proprio. Il podestà arriva in città
con un seguito, giuristi, militari a cui è affidato ordine pubblico, impiegati di cancelleria ecc. Gestisce
tribunali e si porta dietro magistrati e giudici capaci. Sovrintende all’apparato burocratico che amministra
la città. Porta a compimento la conquista del contado, che Federico Barbarossa prima della tregua aveva
fermato. Ora il processo di conquista o acquisizione tramite accordi o compravendite viene ripreso e in un
ventennio tutte le città arrivano a conquistare territorio fino ai confini storici della diocesi, confini che non
erano precisi e definiti come oggi, spesso provoca litigi tra le città. Spesso i podestà sono quindi uomini
d’arme che sanno guidare eserciti.
Fase popolare→La terza fase è quella del cosiddetto regime popolare, radicalmente diversa. I gruppi di
potere, che erano formati sì da aristocratici ma anche da nuove famiglie arricchite (feudatari, borghesi,
professionisti come notai o giuristi come Bartolo da Sassoferrato), iniziano a chiudersi e a non fare più
entrare nuovi membri.
Si creano tensioni tra gruppi di potere tradizionali e la società con famiglie nuove che si stavano
arricchendo ma anche un popolo sempre più consapevole della gestione del potere e degli interessi. La
parte produttiva più bassa della società inizia a reclamare accesso al potere. Si parla di borghesia ma è un
gruppo molto composito; grandi banchieri, commercianti, artigiani, piccoli bottegai. Nelle fonti questo
gruppo di solito chiamato “popolo”, l’aristocrazia i “magnati”. Il popolo tenuto insieme da volontà di
accedere al potere, ognuno con i suoi interessi.
Memoria storica → tema comunale molto in voga nel Risorgimento o nel Dopoguerra della ricostruzione
Repubblicana; durante il Faciscmo in voga la Signoria; oggi vari studiosi stanno ridimensionando
importanza dei Comuni, mentre vari storici avevano collegato i Comuni alle democrazie moderne, come
dei prodromi; la storiografia marxista ha sempre visto male il fenomeno Comunale in quanto fenomeno
borghese (che però era anche risposta a un potere imposto dall’alto).
Tornando ai regimi popolari, la società cittadina continua a crescere e molti problemi sono stati risolti. La
delega di potere a gruppi di potere ormai non basta più, la città è diventata un mosaico di tanti
appartenenti e tanti interessi di varia grandezza anche all’interno di uno stesso gruppo. Le vecchie
divisioni interne al mondo cittadino tra famiglie di uno stesso livello lascia spazio a frattura che è diversa,
sociale, tra parte elevata e il restante, il variegato “popolo”, da cui però sono esclusi quindi i salariati, i
mendicanti, i vescovi. Lotta tra gruppi sociali, che si fonda su basi. Il gruppo dirigente ha potere
economico enorme, militare di conseguenza, controllo sociale della città, ha preso potere politico. Per
potere combattere questa forza quello che si può opporre è il numero; il popolo è molto più numeroso, il
consenso verso il gruppo di potere viene meno. Ora serve organizzare quei numeri; nascono le società
popolari, gruppi con fini specifici. Esempio, vari compiti come la difesa della città era stata organizzata
spontaneamente da tempo per quartieri e fatta dai cittadini, che quindi dovevano ricevere preparazione
militare un minimo e per fare questo si creavano delle associazioni di quartiere o di città che si
occupavano di questo compito preciso. Ma è gente che sta insieme, interagisce, discute. Altri tipi di
associazione nascono all’interno dei mestieri, ci sono associazioni di categoria che prendono il nome di
“Arti e Corporazioni” che difendono interessi economici di una determinata categoria professionale,
portandola all’attenzione di chi governa. Nasce Associazione delle Arti e dei Mestieri, categorie che
nascono con obiettivi sociali (non politici all’origine) di difesa dei propri interessi. Questi vari gruppi si
trovano insieme a premere contro gruppi di potere, essi hanno comunque certa rilevanza economica
messi insieme, anche rilevanza numerica ed entrano nello scontro politico iniziando a far contare il
proprio peso. Creano struttura alternativa e si verificano momenti di passaggio interessanti dove accanto
alla struttura di governo del podestà c’è quella popolare con a capo il “Capitano del popolo” che pretende
di svolgere le stesse funzioni. Le due strutture entrano in conflitto e quasi sempre il popolo ha la meglio, il
Podestà esce di scena, i gruppi di potere tradizionali perdono potere e il “popolo” prende il potere. Adesso
però pure loro iniziano a far emergere le loro differenze; devono governare adesso, ma in funzione di quali
interessi? Ogni città vede prendere il sopravvento diversi gruppi, in alcuni casi la grande borghesia “Il
Popolo Grasso” come a Bologna, in altri casi prevale il numero dei medi o piccoli, “Il Popolo Minuto” come
a Firenze. A una certa nell’Italia centrale nelle città si cerca di escludere del tutto il vecchio gruppo
dirigente dei magnati (grandi feudatari e grandi aristocratici) dalla copertura di incarichi pubblici. A
Bologna si emanano proprio documenti che dicono questi, con elenco delle famiglie che non possono
ricoprire incarichi pubblici. A Firenze 10 anni dopo faranno lo stesso, anche a Perugia dove viene fatto il
Libro Rosso con lista di famiglie escluse. In alcuni casi (come Firenze) coloro che erano socialmente ascesi
e arricchiti ed entrati nei gruppi vecchi di potere spesso cambiano parte e si alleano con il popolo,
dichiarandosi parte di un nuovo gruppo di interesse, spesso i vari gruppi di popolo avevano bisogno di
leader che sapessero come muoversi (come fanno i Della Scala a Verona). In altri casi tutti i vecchi gruppi
di potere vengono automaticamente esclusi.

LEZIONE 7 (13/02/2024)
La città europea. La ripresa demografica ed economica del fenomeno cittadino riguarda un po’ tutta
l’Europa. L’autonomia delle città, laddove concessa, rimane fatto amministrativo e circoscritto allo stretto
ambito urbano. Nelle monarchie consolidate esse esistono all’interno di un panorama più grande,
mentre le città italiane hanno autonomia che rasenta indipendenza dato che non c’è vera istituzione
unificante. Federico Barbarossa prova a farlo, in parte ci riesce con Costanza, le città italiano ottengono
grande autonomia ma con limitazioni. La morte di Federico Barbarossa e la scomparsa prematura del
figlio Enrico IV (dopo sei/sette anni di governo) rimettono l’Italia in una situazione di assenza di potere
centrale. In Germania riprendono lotte per potere regio, in Italia nessuno riesce a imporre un governo
centrale forte, le città tornano allo stato precedente in cui nessuno rivendicava il potere territoriale.
Federico II ci proverà ma fallirà, in Italia si affermano città autonome indipendenti. Questa indipendenza
nelle città europee non verrà neanche perseguita. Però ci sono altre aree con ripresa delle città: le
Fiandre con Bruges, Gand o Arras, molto importanti per produzioni tessili di lana proveniente
dall’Inghilterra, che viene esportata e lavorata nelle Fiandre, si fanno prodotti di diversa qualità e prezzo;
una parte viene riportato in Inghilterra, il resto distribuito nell’Europa continentale. Questo crea saldo
legame tra le Fiandre e l’Inghilterra, Fiandre su cui i francesi tenteranno di mettere le mani senza
riuscirci, perché Fiandre e inglesi avevano forti interessi economici da proteggere. Altra area interessante
è quella della Germania del Nord, la lega Anseatica ovvero un gruppo di città che si accordano tra di loro
sui commerci per controllare i traffici del Mare del Nord, riuscendo ad assicurarsi l’egemonia. Altra area
importante è la Francia meridionale, con città portuali importanti che commerciano sul Mediterraneo,
che hanno flotte importanti e collegamenti commerciali con la penisola italiana e con l’Oriente. Anche
l'area catalana è importante nelle rotte commerciali mediterranee. Angioini (anche conti di provenza) e
Aragonesi di Catalogna faranno guerra (Guerra dei Vespri) per il controllo dell’Italia Meridionale, guerra
che riguarda anche interessi dei mercanti delle due aree. Importante anche il discorso numerico, che
dimensione avevano queste città? Attenzione, non abbiamo censimenti, anagrafe, fonti certe sui numeri
degli abitanti nel Medioevo. Ci sono elementi indiziari che ci permettono di fare stime, che però aiutano
a capire rapporti di grandezza. Città più importanti sono Milano, Firenze e Parigi a inizio 1300 (100.000
abitanti circa), apice sviluppo demografico in Europa dall’XI secolo (crescita continua). Poi nel corso del
1300 arrivano problemi di sostentamento alimentare di tutta questa popolazione, poi la peste (circa ⅓
della popolazione europea muore) che blocca a lungo la crescita della popolazione europea e per
arrivare a livelli di inizio 1300 si dovrà aspettare inizio del 1500. Poco sotto abbiamo Venezia e Genova, poi
Gand e Bruges con 60.000 e 70.000. Poi varie città oggi importanti ma all’epoca minori, tra i 30.000 e i
50.000 abitanti (Londra, Colonia, Bologna, Napoli…). Le città medie stanno tra i 5.000 e i 10.000 abitanti.
Numeri comunque di gran lunga superiori a tre secoli prima; Bologna nell’anno mille circa 1000 abitanti.
La crescita demografica non avviene dentro le città, ma dentro le città si riversano le popolazioni dalle
campagne perché iniziano a trovare condizioni migliori, opportunità, non c’erano i vincoli delle
campagne. Nell’Italia Meridionale ci sono documenti che ci dicono che famiglie che erano scappate
dalla campagna alle città vengono riportate con la forza nelle campagne dai feudatari che si erano
lamentati con il re, perché alla terra erano stati vincolati da accordi presi. In città dovevi trovarti un lavoro,
se riesci a entrare nel ciclo produttivo degli artigiani e bottegai è bello, se no sei salariato e le condizioni
non sono bellissime. Però sei più facilmente libero; poi comunque se un artigiano rimane senza soldi
deve mettersi al servizio di un altro proprietario, o diventare proprietario con vincoli. Sono però eccezioni,
in generale le persone nelle città sono responsabili del proprio benessere, non hanno vincoli di
subordinazione rispetto ai grandi proprietari. Per stima abitanti, a Bologna abbiamo documenti con lista
dei maschi adulti in grado di portare le armi nei vari quartieri (le Venticinquine) e questo aiuta a fare
proiezioni dell’intera popolazione, con molti limiti ovviamente, nonostante Bologna abbia uno degli
archivi di documenti medievali più ricchi (gli ecclesiastici o i poveri quanti sono?). I francesi nel 2022
hanno rivisto abitanti di Parigi dicendo che erano 250.000. Cosa accade nelle monarchie europee?
Francia, Inghilterra, Italia Meridionale, penisola iberica presa dalla reconquista dagli arabi. Autonomia
amministrativa delle città spesso concessa dai sovrani stessi perché così sottraevano ai grandi principi
territoriali il controllo su di esse. I principi territoriali erano il principale ostacolo all’affermazione delle
grandi monarchie e così facendo venivano indeboliti. E’ autonomia concessa con documento ufficiale
dal re a determinata città, che poteva dotarsi di magistrati che svolgevano compiti specifici concessi dal
re ma per il resto le città obbedivano al re. Barbarossa cerca di andare in questa direzione in Italia,
quando capisce che la forza fisica non riesce a sottometterle. Questo sistema funziona abbastanza negli
ultimi anni di governo di Barbarossa e suo figlio Enrico VI (che sposerà Costanza d’Altavilla) non avrà
problemi a controllare l’Italia Settentrionale, infatti riuscirà a conquistare anche il Sud e i regni pontifici
nel centro e sud. Il Papa riesce a mantenere il controllo solo di una zona costiera del Lazio, Roma ritorna
a un’esperienza comunale per un po’. Nel 1197 Enrico VI muore e suo figlio aveva solo 3 anni, si riapre
debolezza del potere regio e come scritto sopra si torna a autonomia semi-indipendente. Casi simili fuori
dall’Italia ce n’è uno in Francia e uno in Spagna, però abbastanza isolati come casi. In Francia c’era Laon,
città della Piccardia nel Nord della Francia. Nel 1111 il vescovo in cambio di denaro, un investimento del
ceto produttivo, riconosce l’associazione giurata dei cittadini. Il vescovo era feudatario su quella città per
nomina regia; ora decide di vendere potere pubblico sulla città a questo gruppo di famiglie importanti e
attive nella vita pubblica, che si allea e stringe patto di assistenza reciproca. Così si crea un Comune.
L’anno dopo il vescovo cambia idea, tenta di fare marcia indietro ma c’è ribellione armata del ceto
borghese, non solo del gruppo di famiglie al potere ma tutto ceto produttivo che in esse si riconosce. Il
vescovo viene ucciso (uccisione di un ecclesiastico era elemento drammatico), interviene allora l'esercito
regio e dei feudatari circostanti, si apre conflitto per alcuni anni. Nel 1128 il re decide di concedere
l’autonomia a questa città, che può eleggere propri magistrati e autogovernarsi nell’amministrazione
della città (non è indipendenza), però solo all’interno delle mura cittadine. Il potere vero (tasse, servizio
armato, fare o non fare la guerra) rientrano invece tra le competenze dei funzionari regi presenti in città.
In alcuni casi il re concede possibilità di raccogliere le imposte in modo diverso. Di solito il potere
centrale definiva la cifra che una comunità doveva dare, poi come quella cifra veniva presa era uguale (il
tipo di imposte da imporre) e lo potevano decidere anche le città stesse. Spesso le città mandavano
ambasciatori al re per chiedere sconti o annullamenti di debiti (molti documenti in Italia Meridionale su
questa pratica). Le città comunali italiane invece riscuotevano le tasse per sé stesse. Nelle città regie una
parte rimaneva in città per usi amministrativi, ma il grosso finiva nelle casse regie. In Spagna l’altro caso
era Salun (?), con accordi tra abate e comunità cittadina, signoria sulla città ceduta da abate a parte
importante del ceto produttivo borghese. Abate poi cambia idea, probabilmente su pressione esterna,
nasce rivolta poi sedata da intervento dell’esercito del re Alfonso di Castiglia che rimette potere nelle
mani dell’abate e poi di funzionari regi che dovevano controllarlo. Dalle fonti non sono emersi altri
esempi di città. In Europa Occidentale si assiste alla crescita dei poteri regi, non viene lasciato molto
spazio allo sviluppo delle realtà cittadine. In Italia Meridionale ci sono casi di città che arrivano a uno
sviluppo di un gruppo dirigente autonomo, ma poi arrivano i normanni che impongono la forza del
potere centrale con funzionari regi che vengono mandati nelle province, i “capitani”. Nelle realtà di
confine come l’Abruzzo ci sono tendenze all’autonomia con delle rivolte, tipo L’Aquila, che in certi casi
sembra essere o voler essere indipendente e si ribella contro il re, però rimane sempre sotto volontà
regia e non riesce a uscirne.
Vedi slide che riprendono le fasi del fenomeno comunale → il Comune è un modo nuovo, innovativo e
complesso di governare la città. Elementi importanti: la partecipazione; la rotazione delle cariche che
sono assunte con consenso alla base e non per nomina regia o provenienza familiare e senza possibilità
di consolidare eccessivamente troppo potere e con maggiore trasparenza e responsabilità; il sindacato
(soprattutto in fase podestarile). Nella pratica far funzionare questi sistemi non era sempre così semplice,
ma c’era la teoria e in molti casi venivano applicati. Le città erano molto attente al rispetto delle scadenze
dei mandati, all’evitare delle signorie mascherate come quella dei Malatesta a Cesena o altri (riuscendo a
ottenere soprattutto un rapporto di forza militare superiore e poi spesso molti si schierano in base a chi è
più forte al momento). Erano infrazioni di statuti, che in certi casi stanno alla base della formazione delle
signorie; in vari casi è una situazione più occulta, in cui c’è il ricambio delle cariche ma il potere vero sta
nelle mani di qualcuno che non ricopre cariche, come i Medici a Firenze prima di diventare i veri signori
della città. Le fazioni perdenti spesso venivano condannate all’esilio, provando danni non solo a quelle
persone ma anche alla città stessa che perdeva un “capitale umano” importante e poi magari portava
questi ad allearsi con altre città contro gli interessi della propria. I loro beni venivano confiscati, le loro
case diroccate, alle volte venivano uccisi direttamente. Questa modalità di presa del potere era elemento
debole del fenomeno comunale, che poi porterà al bisogno dell’ ”uomo forte” che magari fa interessi
della propria fazione ma garantisce la sicurezza, almeno fino a quando qualcuno si riorganizza e innesca
lo stesso processo. Questa sarà la fase finale dei comuni, nella prima fase c’è maggiore concordia per
rispondere al vuoto di potere e di gestione della cosa pubblica. Il gruppo di potere è costituito da
membri di famiglie di rango economico-sociale elevato, di varia provenienza (latifondisti fondiari
inurbati, gruppi di potere cittadini che si erano formati inizialmente intorno al vescovo, borghesi
arricchiti tramite attività artigiane o mercantili) ma che si amalgamano nel tempo. Combattono a cavallo
(il cavallo da combattimento era molto costoso da comprare e mantenere); hanno patrimonio fondiario
grande che produce gran parte della loro ricchezza; legami solidi con gli enti ecclesiastici, la curia
vescovile ma anche le parrocchie, i monasteri, le abbazie sul territorio. Famiglie che in passato hanno
gestito beni economici degli enti ecclesiastici. La crisi finale del fenomeno comunale causata dai conflitti
che emergono all’interno dei comuni dopo fine conflitto contro Imperatore Barbarossa, per il potere
locale, per gli interessi che devono essere difesi localmente. Poi i conflitti con l’esterno, con ripresa del
processo di conquista del contado per cui servono competenze tecniche militari che i consoli di solito
non hanno, anche perché non hanno il tempo. I podestà anche governano per poco però lo fanno di
continuo di città in città e diventano esperti politici. Tra la Pace di Costanza fino alla metà del 1200 con la
morte di Federico II (1250) ci sono due elementi: il podestà e i consigli, che hanno preso il posto
dell’Assemblea, la grande partecipazione popolare si restringe solo ad alcuni elementi del mondo
cittadino. Poi spinta dalle nuove famiglie arricchite per entrare nel gruppo di potere ma non le fanno
entrare ecc. Che risposte vengono date a queste crisi? Non sono risposte immediate, si provano tante
soluzioni. Per esempio scelta di un podestà unico scelto dalla fazione cittadina più forte; oppure più
podesta locali (anche tre o quattro); un podestà locale insieme ad uno forestiero e alle volte anche con i
due consoli che rimangono in carica. Situazione frammentata nel mondo cittadino, con lotta delle varie
fazioni che si sono formate. Si afferma poi il modello del podestà unico per un anno (poi arriverà
addirittura a sei mesi), modello risultato più efficace. Scelto dai consigli, viene da fuori con la sua squadra
di giudici, notai, uomini d’armi. Importante nella scelta del podestà che venga da famiglia importante e
politicamente affine a fazione prevalente nella città; deve avere esperienza nella gestione della cosa
pubblica e saper mantenere le relazioni intercittadine nelle alleanze della città. A inizio 1200 si crea una
rete di città che gravitano attorno a Milano, quindi era importante che podestà fosse in grado di
mantenere questo legame. Poi ogni podestà aveva esperienza più in un campo allora la città sceglie in
base ai bisogni. I consigli guidano il podestà nel seguire interessi della città. Poteri del podestà grosso
modo quelli dei consoli (vedi slide); importante che cerchi mediazione per evitare conflitti armati interni,
favorendo fazione più forte e controllando possibili avversari e rivolte. I consigli sono fondamentali
perché rappresentano interessi della città, gli interessi dei vari gruppi sociali. Il consiglio non si riuniva in
maniera regolare, erano le persone che poi lavoravano e svolgevano i propri affari in città. In alcune città i
nuovi ceti sociali rimangono al di fuori dei gruppi di potere nel consiglio, questo crea fratture che
porteranno alla fase del potere popolare.

LEZIONE 8 (15/02/2024)
A Bologna nel consiglio c’erano quasi tutti i capifamiglia della città, in alcuni periodi dagli elenchi
emerge che c’erano anche 500 persone, alta rappresentanza in proporzione agli abitanti. Ma in generale
le decisioni importanti iniziano ad essere prese da alcune decine di persone nei consigli ristretti, una
sorta di oligarchia. Chiusura del gruppo di potere rispetto al basso, proprio mentre la città sta crescendo
molto e le classi medie che si arricchiscono a scendono socialmente iniziano ad avere più interessi e
vogliono anche loro far parte del potere, prendere decisioni. Non vogliono più delegare queste funzioni,
non si sentono più rappresentati dai gruppi al potere. Questo fenomeno lo notiamo un po’ in tutte le
città comunali, si creano fratture che poi si esprimono magari in modo diverso (in alcuni casi con
elementi di violenza, in altri no ecc). Nel corso del 1200 le fonti in generale diventano molte di più
andando avanti, quindi possiamo capire molte più cose successe nelle varie città. In alcuni casi si creano
delle corporazioni, associazioni sociali che cercano di entrare nel gruppo di potere; a volte sono relative a
un gruppo produttivo specifico, a volte più generale. Però il fenomeno in sé è generale e questo cambia
il panorama socio-politico delle città. Fascia media di popolazione che si organizza in vari modi
(associazioni militari, corporazioni, associazioni lavorative che poi prevalgono in base alla produzione
prevalente in una determinata città. A Firenze la corporazione della lana, a Bologna quella dei notai ecc).
Queste associazioni riescono a spezzare legami di reti clientelari che sostenevano le vecchie oligarchie.
La popolazione più povera invece è esclusa dalle lotte per il potere; ha meno interessi e sono troppo
logorati dal loro lavoro. Ci saranno anche casi di rivolte di queste parti della popolazione, sempre
represse con violenza. Comunque, i gruppi intermedi delle città erano poi estremamente diversificati al
loro interno; in tutte le città c’è gruppo di mercanti,banchieri e uomini d’affari che nel corso del XII secolo
si sono arricchiti. Alcuni sono entrati in passato nei gruppi di potere, altri si sentono comunque
rappresentati dal gruppo dirigente pur essendone rimasti fuori; ma altri che sono rimasti fuori non si
sentono rappresentati da loro. Si sentono ancora parte del popolo e quindi diventano leader popolari,
coinvolgendo il resto della popolazione di questa fascia centrale, di cui costituiscono la fascia più ricca.
Ma ci sono dentro anche calzolai, piccoli artigiani e commercianti. Come fa questo mondo a far pesare la
sua presenza? Esiste già una categoria che li rappresenta, quindi non si muovono più singolarmente ma
come categorie di interesse che se poi si mettono insieme tra le varie categorie rappresentando interessi
in alternativa a quelli della classe dirigente si crea una forza economico-sociale, che in alcuni casi si
trasforma anche in forza militare. Si creano associazioni per uno scopo ben preciso (come quelle di
difesa dei vari quartieri), che quindi passano tempo insieme. A volte sono associazioni di quartiere, a
volte cittadine. A Bologna ad esempio si creano questi gruppi su base rionale per addestrarsi nella
difesa militare; questi gruppi, guidati da un notaio, si alleano con la parte guelfa che è comunque una
parte della vecchia aristocrazia, che si mette contro l’altra parte quella ghibellina, che poi viene cacciata
dalla città. Circa 8000 uomini in grado di combattere vengono espulsi. Questo porta a un indebolimento
della città stessa in realtà e poi questi esuli si spostano in altre città e cercheranno di favorire gli avversari
della propria città. A Milano invece c’è una Societas Populi, un’associazione di cittadini che si organizza
in gruppi per prepararsi alla difesa cittadina (la Credenza di Sant’Ambrogio), che conta circa 5000
persone armate. Inizialmente loro obbedivano ai gruppi dirigenti, ma a un certo punto iniziano ad avere
rivendicazioni. A Firenze funzionano meglio le categorie professionali per essere organizzate. Perché poi
la forza stava nella capacità di organizzarsi come gruppo, di darsi una struttura, sfruttando il fatto di
essere una forza in quella città. Nelle associazioni di categoria pesa molto il numero, in quelle di tipo
militare conta anche il tipo di attività che fanno. Il vero obiettivo è la presa di potere a livello cittadino,
indipendentemente da con chi si alleano (i Visconti faranno alleare il popolo con i ghibellini
inizialmente), non ci sono appartenenze politiche ideologiche ma in base agli interessi del momento.
Alla fine queste associazioni trovano un leader che emerge, che era necessario per gestire il consenso,
operare, trovare soluzioni ai problemi soprattutto appunto nelle fasi problematiche. Questo popolo
organizzato, crea una struttura di potere parallela a quella tradizionale, attribuendo al proprio capo
chiamato “capitano del popolo” gli stessi poteri che aveva il podestà. Esistono quindi due strutture
parallele che si accavallano; spesso gli esponenti del popolo pretendono che i propri tribunali siano una
sorta di tribunale d’appello rispetto a quelli del podestà. Questo porta a tensioni continue all’interno del
mondo cittadino e in pochi anni la struttura della vecchia aristocrazia cittadina cede. Il podestà diventa
una figura minore, spesso inizia a occuparsi dell’amministrazione della giustizia ma sotto il comando del
capitano del popolo. Questo avviene circa verso le metà del 1200, a Firenze proprio nel 1250 il popolo si
allea con la parte guelfa cacciando i ghibellini. Si instaura per dieci anni governo di popolo, poi nel 1260 i
fiorentini sconfitti da Siena a Montaperti e questo comporta cambio di regime interno a Firenze.
Tornano i ghibellini alleati dei senesi e prendono il potere. Scontro molto duro, era stata valutata anche la
distruzione della città, anche solo come minaccia. Poi nel 66-68 il mondo ghibellino in Italia crolla e
anche a Firenze torna al potere la parte guelfa popolare. Vicende di tutta la penisola italiana erano
collegate, anche Centro e Sud. Manfredi dal Regno di Sicilia manda persone per sostenere la parte
ghibellina nelle città del nord.
Quindi, dopo metà 1200 in Italia centro-settentrionale si affermano i regimi di popolo. Quali sono le
magistrature di questa nuova fase? In alcuni casi questi regimi rimangono in piedi molto a lungo,
soprattutto nell’Italia centrale, con cambiamenti vari e momenti di perdita di potere popolare. Però
anche fino a inizio ‘400 alcuni resistono. A Bologna a metà 1200 aveva preso il potere il popolo guidato
dal capitano Rolandino Passeggeri; cento anni dopo sono le corporazioni delle arti, mestieri e professioni
che comandano, che si sono perfezionate con il tempo. Comunque, al vertice c’è il Capitano del Popolo,
in alcune realtà come Firenze, viene da fuori. Firenze vive nel terrore che qualcuno possa trasformare il
regime popolare in regime di governo personale, per questo chiamano uno da fuori, che non ha una
base di potere dentro la città. Tante altre città non lo fanno e presto i Capitani del Popolo si
trasformeranno di fatto in Signori e questo non avviene con la forza ma perché essi rappresentano
effettivamente interessi di grande parte della fascia centrale della popolazione; poi gli scontri ci sono ma
con l’opposizione, la parte più debole. Così i Visconti diventano signori di Milano. I membri delle
corporazioni iniziano a preferire delegare gestione propri interessi in maniera costante a qualcuno,
perché dovevano occuparsi degli affari. Il Capitano del popolo ha la guida politica, militare,
amministrativa e giuridica. Il suo mandato dura un anno, a un certo punto ridotto anche a sei mesi per
evitare inizialmente che si crei signoria. Con il tempo gli strati più bassi del popolo, della fascia centrale, si
radicalizzano nelle loro richieste e fanno emergere i propri specifici interessi una volta al potere. Siccome
numericamente i ceti medio-bassi sono prevalenti, in tante città soprattutto in Italia centrale essi hanno
sopravvento (Firenze, Bologna, Perugia). Nell’area padana questo avviene molto meno perché si passa
abbastanza presto alla fase signorile, perché questa fascia sociale si sente ben rappresentata nei suoi
interessi, i mandati di governo iniziano ad essere allungati e poi arrivano a vita (i Visconti a Milano, i Della
Scala a Verona che rappresentano il ceto dei commercianti, quello prevalente in città che sceglie come
leader un membro di una vecchia famiglia dell’aristocrazia feudale). In Italia centrale erano stati messi in
moto meccanismi per evitare tutto questo, ma lentamente emergono contrasti tra ceti medio-bassi e
ceti medio-alti. Il popolo basso, Popolo Minuto a Firenze, che ha una bella cronachistica dell’epoca; i
grandi banchieri e finanzieri erano il Popolo Grasso. Entrambi con le loro varie corporazioni. Il popolo
basso con il tempo prende il sopravvento in queste città centrali; gli stili di vita dei grandi mercanti ecc
erano molto diversi da quelli dei piccoli. Il Capitano del Popolo sostituito dal Gonfaloniere di Giustizia
(intesa come giustizia sociale); si crea nuova organizzazione di potere. Il popolo minuto che ha preso
potere in alcuni casi rassorbe i grandi ricchi che non volevano essere tagliati fuori nei propri interessi; ma
si creano problemi di conflitti d’interessi ancora. Questo lo facevano tutti, ma i ricchi avevano interessi
maggiori, che pesavano più sul governo. Cosa si fa? Si tolgono i diritti politici ai grandi magnati
aristocratici per evitare che facciano prevalere i propri interessi, si fanno elenchi delle famiglie i cui
membri non possono accedere alle cariche di governo della città. Bologna lo fa per prima nel 1282 con
Rolandino Passeggeri, tramite riforma degli ordinamenti sacrati, inaspriti nel 1284 (sacratissimi). Gli
esclusi non sono gli avversari ghibellini, cacciati dalla città, ma sono i precedenti alleati guelfi che
vengono messi da parte. Cosa simile nel 1293 con Ordinamenti di Giustizia di Giano Della Bella a Firenze,
diventato Gonfaloniere di Giustizia, che decide di mettere fuori gioco le vecchie famiglie aristocratiche.
Problema: anche questo tipo di frizioni sociali, portano conflitti interni alle città anche molto pericolosi.
Spesso a giovarsene sono i leader forti, che promettono ritorno all’ordine e al rispetto degli interessi
collettivi. In queste città ricche di attività economiche, la guerra faceva male, soprattutto quella interna.
Emerge il desiderio di ordine, dell'uomo forte. Arrivano allora i vari leader cittadini, che vengono dalla
vecchia aristocrazia militare, si presentano come coloro in grado di portare ordine, magari soprattutto
delle fazioni più forti, che li portano al potere. Si va avanti così fino a quando questi signori prendono il
controllo di tutto il potere e si fanno degli eserciti non di cittadini ma di stipendiati; una volta che i
signori iniziano a sentirsi forti e il loro potere si basa non più sul consenso ma sulla forza che hanno
acquisito, iniziano a tramandare potere ai figli.
LEZIONE 9 (16/02/2024)
Federico Barbarossa partecipa ad una delle crociate e muore durante la spedizione. Arriva a Bisanzio, sta
attraversando la penisola anatolica e probabilmente muore attraversando un fiume molto freddo
(congestione forse). Partendo aveva lasciato reggenza del potere imperiale a suo figlio Enrico, che sale al
trono ora come Enrico IV. Figura strana, ha avuto una sua importanza ma muore presto e non riesce ad
elaborare la sua politica. Marito di Costanza d’Altavilla, zia di Guglielmo II del Regno normanno di Sicilia.
Enrico era Re di Germania in Italia, ora viene incoronato Imperatore con molto potere. Muore presto
appunto e viene trascurato come personaggio. Intanto perché prima di lui c’è il padre Federico
Barbarossa e poi perché dopo di lui c’è il figlio Federico II. Ma alcuni storici, come Jacopo Durham (fino
‘800) o Gina Fasoli (metà del ‘900) hanno sottolineato la sua importanza per il potere che si ritrova tra le
mani. Guglielmo d’Altavilla muore senza eredi diretti, pur avendoci provato. Enrico IV allora, per conto
della moglie, rivendica il diritto di governare anche sul Regno di Sicilia. In quel momento la situazione
italiana era stata pacificata da Federico Barbarossa ed erano anche una bella risorsa finanziaria per
l’Impero. Mettendo le mani anche sul Sud avrebbe avuto ancora più potere e soprattutto sul Papato che
si sarebbe trovato schiacciato. Parte dell’aristocrazia normanna si oppone al trasferimento ereditario a
Enrico IV ed eleggono come Re di Sicilia, Tancredi di Lecce, esponente cadetto della dinastia degli
Altavilla di Ruggero, però nata da un rapporto non consacrato in chiesa. Quindi in teoria non potevano
assumere la corona, ma in questo caso i notabili, aristocratici e grandi vescovi siciliani preferiscono farlo
re. Enrico VI tenta la conquista nel Regno nel 1191 e Tancredi riesce a bloccarne l’invasione. Nel 1194
Tancredi muore, lascia figlio piccolo Guglielmo III d’Altavilla, la reggenza vera nelle mani della madre, ma
la situazione è molto debole. Enrico VI ci riprova e conquista il Regno di Sicilia diventandone Re. Regno
di Sicilia non fa parte dell’Impero, è un’unione personale nelle mani dell’Imperatore. In poco tempo
controlla anche tutti i territori dell’Italia centrale, nomina un conte che governa la Romagna, un
marchese che governa le Marche, un duca di Spoleto (circa Umbria), assegna governatori nel Lazio
interno. Manca Roma che sta cercando di riorganizzarsi in comune e il Lazio costiero. In Sicilia ci saranno
tentativi di rivolta, una repressa nel sangue dai cavalieri tedeschi. Enrico governa in modo duro, nel 1197
muore. Questo spezza esperimento di rafforzamento impressionante del potere imperiale, grazie a suo
padre che aveva eliminato anche principale avversario in Germania, suo cugino Enrico, cacciandolo e
dando i suoi territori a delle famiglie a lui fedeli (come i Wittelsbach in Baviera, che governano fino
all’unificazione tedesca). Enrico VI muore e lascia un figlio di tre anni. Costanza d’Altavilla fa fatica a
gestire la Germania, a lei interessa soprattutto il Regno normanno di Sicilia. Cerca di salvaguardare
sull'eredità per il figlio e caccia tutti i cavalieri tedeschi dal Regno di Sicilia. Ma solo un anno dopo muore,
Federico ha 4 anni. Prima di morire lascia al Pontefice Innocenzo III la tutela del figlio. Innocenzo III però
ha il problema che i territori pontifici sono in mano imperiale, c’erano ancora i cavalieri tedeschi lì.
Innocenzo III voleva riprendere il controllo di quei domini e poi evitare che nuovamente la stessa
persona controllasse il Nord e il Sud Italia insieme. “Politica delle recuperationes” si chiama, Innocenzo III
inizia lentamente a recuperare questi territori; decide di conservare eredità siciliana per Federico II (che
per governare doveva raggiungere i 14 anni) e ne affida nel frattempo il controllo al Cancelliere del
Regno di Sicilia (Gualtieri di Bagnara, Arcivescovo di Catania). Il Regno però finisce nell’anarchia. Invece,
in Germania, morto Enrico VI si ripresenta spaccatura tra mondo ghibellino-svevo (con Filippo di Svevia)
e guelfo-bavarese (Ottone di Brunswick, figlio dell’Enrico cacciato da Federico Barbarossa, a cui Enrico VI
aveva dato un piccolo territorio). Si riapre la guerra civile in Germania; in questo momento iniziano a
comparire nomi guelfo e ghibellino, che poi saranno recepiti anche in Italia. Il Papa appoggia Ottone di
Brunswick e riesce ad avere la meglio; Ottone aveva promesso al Papa di non rivendicare il Regno di
Sicilia (che tecnicamente apparteneva per eredità agli Svevi) ma anche di disinteressarsi delle questioni
dell’Italia settentrionale comunale. I Comuni dopo morte Enrico VI ritornano al periodo precedente
all’accordo di Costanza. Non devono più giurare fedeltà all’Imperatore, non devono più dare parte delle
imposte all’Impero. Ora perseguono la via dell’indipendenza, della libertà assoluta, che poi Federico II
tenterà di ostacolare. 1208 Federico II incoronato Re di Sicilia a 14 anni; 1214 riconosciuto anche come Re
dei Romani perché il Papa si rende conto che Ottone IV non è affidabile; dopo avere sistemato le cose in
Germania infatti, morto Filippo di Svevia, Ottone inizia a pensare che forse poteva rimettere le mani sulla
questione Italia, rivendicando egemonia sulle sue città e il trono di Sicilia dicendo che faceva parte dei
domini imperiali. Innocenzo III allora inizia a temere questa posizione allora si appoggia all’altra parte.
Innocenzo III è convinto di poter controllare Federico II essendo stato suo tutore ed essendo lui molto
giovane, quindi lo riconosce come Re dei Romani (aka Re di Germania). Però la presa di potere di
Federico in Germania dipende da un’azione militare alla fine; Federico fa impresa coraggiosa e
avventata, partendo con gruppo di cavalieri verso la Germania, dove trova situazione di guerra tra
Francia e Inghilterra per controllo zona della Francia Occidentale vicina alla Germania. Federico si schiera
con il sovrano francese. Ottone IV, nato in Inghilterra, si schiera con inglesi. Eserciti delle due parti si
scontrano a Bovine (?) in Francia e dopo grande battaglia vincono i francesi. Giovanni d’Inghilterra perde
e anche Ottone IV che comincia a ritirarsi e andare verso la fine. La vittoria in battaglia era un segno della
forza di un Imperatore (di origine divina in teoria) allora inizia a perdere sostenitori in Germania. Federico
II viene alla fine incoronato Re dei Romani davvero. Federico fa trasparire al Papa che terrà separate le
due realtà del Nord e del Sud per rassicurarlo. 1216 Innocenzo III muore; Federico II si sente più libero nei
rapporti con il Pontefice. Onorio III, Papa successore, lo incorona Imperatore. Onorio III concede nel 1219
all’arcidiacono di Bologna la facoltà di concedere i diplomi finali dell’Università di Bologna (le lauree).
L’arcidiacono è il capo dei canonici della cattedrale, i sacerdoti che officiano le liturgie nella chiesa più
importante di una diocesi ed eleggono il vescovo. Comunque, Federico ha bisogno di tempo per
consolidare suo potere. In Sicilia iniziano ad eliminare uomini che avevano gestito il potere mentre lui
era minore e ad assumere la vera funzione di governo. 1226 decide di rimettere le mani sulla questione
dell’Italia Settentrionale, sono passati 30 anni in cui i Comuni hanno riacquisito piena autonomia, ormai
sono indipendenti. Federico II convoca una dieta e richiede indietro i diritti regi, come aveva fatto suo
nonno. Ma vuole nominare lui gli uomini che governano le città (Barbarossa questo no), vuole le tasse
perché ha bisogno di risorse per recuperare il controllo della Germania, sempre più frammentata. I
Comuni si oppongono e rifondano la Lega Lombarda. Si arriva a diversi scontri armati; uno dei più
importanti è la battaglia di Cortenuova del 1227, grande vittoria dell’esercito imperiale che cattura
tantissime persone. Molti prigionieri mandati nell’Italia meridionale e affidati ai vari feudatari, ci sono gli
elenchi dei nomi. Forma di pressione importante verso le città, avere gli ostaggi. Federico dispone
riorganizzazione del Regno d’Italia, che si stava sfaldando con assenza del governo centrale reale. Ordina
la restituzione delle regalìe (i diritti pubblici regi), passo indietro rispetto alla Pace di Costanza. Serve
anche creare una struttura che governi Italia centro-settentrionale per esercitare questi poteri. Il Regno
d’Italia affidato al governo di un vicario generale per l’Italia, suo figlio Enzo; territorio diviso in 9 vicariati,
governati da capi imperiali, anche continuando a chiamarsi “podestà”. Federico prende uomini estranei
alla realtà comunale padana, dal Sud Italia o dalla Germania. Governano male e molte città chiudono
loro le porte, quelle più forti. Ma Federico II ha immaginato questa rete di funzionari. Fa una cosa simile
nel Regno di Sicilia con Costituzione di Melfi del 1231, un atto normativo quadro in cui cerca di ridefinire
tutte le questioni di governo dell’Italia Meridionale, divisa in giustizierati con tutta una rete di governo,
riprendendo anche norme precedenti. Nel Nord i comuni rimangono in armi e quella struttura non si
realizzerà mai, rimane il tentativo di occupazione militare più che altro. Si arriva a situazione di conflitto
perenne, l’Impero non riuscirà mai ad affermarsi. Il Papato sostiene i comuni adesso che Federico non
aveva mantenuto le sue promesse. Federico rappresenta ultimo tentativo di spezzare autonomia della
realtà comunale italiana. Subisce sconfitte, viene scomunicato nel 1255 dal Pontefice Innocenzo IV, in
teoria doveva non avere più titolo imperiale. Questo e le lunghe guerre creano problemi, fratture tra i
suoi sostenitori, lui inizia a non fidarsi e vedere congiure ovunque. La figura imperiale si indebolisce. Altro
problema per la sua immagine; nel 1247 Federico II è a Parma, una delle città più legate all’Impero,
governata dalla famiglia filo-imperiale dei Rossi. Ora Federico teme che questo gruppo di potere,
imparentato alla famiglia genovese dei Fieschi del Pontefice, si accordi con il Pontefice allora assedia la
città, facendo costruire una città accampamento adiacente chiamata Vittoria. Le cose vanno per le
lunghe, un giorno è a caccia, Vittoria viene distrutta. Federico deve abbandonare l’assedio e questo è
grande smacco per la sua reputazione. Federico a Fossalta subisce grande sconfitta militare nel 1250
muore. La realtà comunale è rimasta in piedi, non ha accettato le sue imposizioni e ha portato avanti
questo conflitto logorante. Radicata idea di libertà nelle città italiane, un privilegio che si conquistano
con la forza delle armi. Morte di Federico II segna definita affermazione dei Comuni, non ci saranno più
tentativi seri di eliminare la loro autonomia, solo di recuperare l'egemonia superiore dell’Impero ma
concedendo loro tutte le autonomie della vita. Le città iniziano a rivolgersi agli Imperatori più che altro
per far riconoscere dei titoli ai vari signori. I signori non sentono più bisogno del consenso dal basso ma
di concessioni dall’alto.
Le realtà presenti sulla penisola Italiana sono concatenate tra di loro nei loro interessi. Dopo la morte
Federico II in Italia Meridionale si ricrea separazione che conveniva al papato. Erede di Federico è il figlio
Corrado, già eletto Re di Germania. Corrado era secondogenito, il figlio primogenito infatti aveva
accordato autonomia ai principi tedeschi per renderseli buoni, Federico II lo imprigiona e lui si uccide.
Corrado viene quindi eletto Re, ora deve trovare accordo con il Papa per diventare Imperatore. Muore
però prematuramente e ora si pone il problema della successione. Lui aveva un figlio molto piccolo.
Nell’Italia Meridionale c’è invece un personaggio che aveva acquisito potere ed era figlio di Federico II,
Manfredi, proveniente per metà da una famiglia piemontese trasferita in Sicilia al seguito
dell’Imperatore. Manfredi si era prima dichiarato vicario del fratello, quando questo muore si pone come
Vicario del figlio di Corrado (il bambino), poi si fa incoronare Re di Sicilia quando circola voce che questo
sia morto. Manfredi elabora politica di intervento costante e diffuso nell’Italia comunale, per diventare
catalizzatore di una parte politica, le forze ghibelline, che voleva prendere il controllo nelle singole città.
Lui manda proprio del personale tecnico politico per sostenerli e infatti aiutano la vittoria ghibellina nella
battaglia di Montaperti nel 1260. Piano piano riesce a farlo e in varie città dell’Italia settentrionale crea
una rete di partiti ghibellini al potere. Il Papato non apprezza, perché il Re di Sicilia, discendente dalla
famiglia degli Svevi Hohenstaufen che ai papi non piaceva, prende il controllo dell'Italia settentrionale. In
Germania c’era un po’ di caos, il Papa va alla ricerca di qualcuno che possa guidare la controffensiva, che
abbia un esercito e delle finanze per intraprendere guerra contro Manfredi. Prima prova con il fratello del
Re di Francia, poi al Re d’Inghilterra ma non trova nessuno. Nel 1264 Clemente IV riesce a convincere il
fratello di Luigi IX Re di Francia, un personaggio alla ricerca di un ruolo, Carlo d’Angiò (Anjou) che
controlla un’area francese e anche la Contea di Provenza, ricca area commerciale del sud, avendo
sposato la figlia del Conte. La Provenza faceva parte dell’Impero all’epoca. Carlo aveva grande ambizione
e aveva risorse; il suo esercito parte per arrivare a ridosso del confine con Regno di Sicilia. Nel 1266
entrano nel Regno e a Benevento sconfiggono l'esercito di Manfredi, che muore in battaglia. Carlo
d’Angiò assume la corona di Re di Sicilia. Due anni dopo il piccolo Corrado ha 15/16 anni, rivendica
l’eredità di suo padre e parte con dei cavalieri verso Italia, diventano nuovo punto di riferimento dei
ghibellini che dopo sconfitta Manfredi cadono ai guelfi che riprendono potere appoggiati dal Papa. Ora i
ghibellini si aggregano all’esercito di Corrado, penetra in Abruzzo ma viene sconfitto dall’esercito di Carlo
d’Angiò. Corrado e i suoi compagni condannati a morte e decapitati. La dinastia Sveva principale si
estingue.

LEZIONE 10 (20/02/2024)
Manfredi non aveva capito bene che i ghibellini erano interessati più ai governi locali e che si alleavano in
base alle esigenze; contro Carlo d’Angiò infatti non trova così tanto appoggio ghibellino. Carlo introduce
elementi nuovi nel governo dell'Italia meridionale, che per lui è solo un trampolino di lancio verso il
Mediterraneo. Egli ha assunto anche il titolo di Re di Gerusalemme, guarda alla Terra Santa, sfaldata
sotto controllo musulmano; guarda al mondo greco, in cui i bizantini governano ma con debolezza
politica e militare. Carlo organizza diverse spedizioni nella penisola balcanica bizantina, nell’attuale
Albania, tentando di costruire base d’attacco per Mediterraneo orientale. Però guarda anche all’Italia
settentrionale, usando la politica di Manfredi ma a vantaggio della parte guelfa, alleata del Papa. Visione
ampia dello scacchiere politico, guarda anche all’Ungheria per esempio, aveva smisurata ambizione.
Anche la Tunisia viene attaccata; lì i potentati musulmani erano stati precedentemente costretti a
pagare tributi al Regno di Sicilia, sotto Imperatori tedeschi. Con la caduta di Manfredi si rifiutano di
pagare; Carlo d’Angiò convince suo fratello Luigi IX Re di Francia, che stava preparando Crociata, a
passare da lì. Tunisi viene assediata, Luigi IX muore lì di malattia e la Crociata andò male. Comunque,
Carlo d’Angiò ha una visione generale del mondo Mediterraneo, la Sicilia è solo punto di partenza. Come
governa questi territori del cosiddetto “regno angioino”? Intanto porta funzionari francesi (ancora non
proprio francesi, c’era una sorta di divisione tra “galli” e “latini” che emerge dalle documentazioni
angioine) a gestire le strutture feudali, andando a danno della nobiltà locale normanna e sveva e dei
sostenitori di Manfredi, l governo centrale affidato a uomini dalla Francia, anche gli ecclesiastici; poi c’è
un’eccessiva fiscalizzazione perché carlo deve ripagare quelli che hanno sostenuto la sua spedizione
(Papa, prestatori romani o toscani di area guelfa), per la sua politica di espansione per armare la flotta e
l’esercito. Tutto questo inasprisce i rapporti tra i conquistati e i nuovi venuti, si incontrano rivolte in gran
parte del Sud Italia di vecchi feudatari che hanno inizialmente aderito alla nuova monarchia ma poi si
ribellano non contenti di questa situazione. Essi appoggiano anche Corradino, che però viene sconfitto
da Carlo d’Angiò, che inasprisce ancora di più il peso fiscale. Nella documentazione angioina rimasta (nel
1943 gran parte di essa, che si trovava all’Archivio di Stato di Napoli, viene spostata in una villa di
campagna vicino Nola per proteggerla dai bombardamenti. Un gruppo dell’esercito tedesco vi diede
fuoco) del primo decennio della conquista, molti documenti parlano dei proditores, i traditori, il ceto
feudale normanno-svevo contro cui Carlo attua politica molto dura perché passibili di tradimento. Nel
1282 la rivolta più grande, il Vespro di Palermo che insorge, caccia i francesi dalla città e la rivolta si
espande a tutta l’isola, di cui i francesi perdono il controllo, anche perché le truppe di Pietro III d’Aragona
era lì con la sua flotta a sostegno dei rivoltosi. Il tutto fu frutto di organizzazione programmata; i bizantini
sanno bene che cosa Carlo d’Angiò ha in mente, allora intervengono pagando Pietro Re d’Aragona (non
avevano abbastanza mezzi militari propri), anche lui preoccupato dalla politica angioina, per gli interessi
della marineria catalana e dei suoi interessi commerciali. Pietro aveva sposato Costanza, figlia di
Manfredi, quindi era legato alla dinastia Hohenstaufen. Pietro aveva finto di stare organizzando una
Crociata quindi Carlo non aveva capito la situazione. I siciliani si ribellano anche per protestare contro
spostamento capitale da Palermo a Napoli, ma quella era una cosa loro. Comunque scoppiarono rivolte
in tutto il Regno di Sicilia contro gli angioini e sostenuti dagli aragonesi, Carlo deve concentrarsi lì e deve
rinunciare a focalizzarsi su Italia settentrionale e sul suo progetto di controllo del Mediterraneo. Fino al
1302 si va avanti così, poi c’è la Pace di Caltabellotta dopo 20 anni di guerra; si decide che la Sicilia deve
rimanere agli aragonesi fino alla morte del nuovo principe aragonese federico, alla morte del quale
sarebbe passata agli angioini (che avrebbero mantenuto il titolo di re di Sicilia). In realtà è accordo solo
momentaneo, le guerre continuano fino al 1341 quando Alfonso d’Aragona (il Magnanimo) riesce a
prendere il controllo Italia Meridionale e unificare il regno in maniera definitiva.
La crisi dell’Impero —> il mondo tedesco nasce come da un accorpamento di realtà politico-territoriali
che si sono costruite su base etnica. Andando all’età carolingia e alla sua crisi, il mondo tedesco è diviso
in grandi ducati che si basano circa sulle popolazioni della fine del mondo antico (Sassonia dei Sassoni, la
Franconia dei Franchi, la Turingia dei Turingi, Svevia degli Svevi ecc). Poi questa struttura si frantuma
sempre di più perché emergono interessi di diversi signori tedeschi, l’area si frammenta enormemente e
questo permette al potere regio centrale di rafforzarsi nel corso del tempo; tutti questi territori tenuti
insieme dal fatto di essere parte di un’unica monarchia. Re di Germania viene eletto dai principi vari
titolari di questi territori; non sappiamo in maniera esatta come avvenissero le prime elezioni, comunque
la base era quella dei popoli barbari che si riunivano per eleggere i sovrani. Con il tempo solo i capi, non
tutte le popolazioni, si riuniscono per elezione del Re e lentamente si arriva a sette principi ben precisi.
Dopo morte Guglielmo d’Olanda, uno di quelli contrapposti a federico II, il collegio dei principi elettori
diventa più ristretto: tre principi ecclesiastici (arcivescovi di Magonza, Colonia e Treviri che stavano sul
territorio del Reno, dove Carlo Magno faceva spedizioni durissime contro i sassoni, cercando di
controllarle e convertirle al cristianesimo con la forza) e quattro principi laici (Re di Boemia, Conte
Palatino di Renania, Duca di Sassonia, Margravio di Brandeburgo). Situazione codificata nel 1256; l'anno
successivo i principi si ritrovano per eleggere successore di Guglielmo d’Olanda. Hanno due candidati,
Riccardo di Cornovaglia e Alfonso X di Castiglia e votano 4 per uno e 4 per l’altro. Il Re di Boemia vota per
entrambi perché voleva essere preso lui in considerazione, ma viene escluso perché era di etnia slava,
quindi boicotta l’elezione. I principi tedeschi volevano eleggere un re debole per fare i propri interessi
economici e territoriali; i due candidati non avevano grande ruolo in Germania, non potevano operare
realmente sul territorio. Di fatto vengono eletti entrambi e si intitolano entrambi Rex Romanorum;
questo periodo storico viene detto Grande Interregno, tra la morte di un Imperatore e l’elezione del Re,
prossimo successore. Questo periodo dura circa 20 anni, che sono duri per la Germania perché assenza
di potere centrale comunque destabilizza la tranquillità, ci sono un sacco di guerricciole feudali per il
controllo di un’area, di un confine, di un demanio andando a colpire l’economia di quest’area. Per i
signori feudali la guerra era qualcosa di normale, parte del loro ruolo; la guerra coinvolgeva poi una parte
minore della popolazione, solitamente la popolazione civile era tenuta fuori (almeno fino al 1300). Però
l'economia risente della situazione di guerra, soprattutto nelle città; i commerci si bloccano, la sicurezza
delle merci che viaggiano è messa a repentaglio. Ci si accorge che serve finire quella situazione; nel 1273
i principi elettori decidono di leggere un re reale e operante, però comunque non vogliono un re troppo
forte. Scelgono allora un candidato tedesco ma non è esponente di una grande e forte famiglia; viene
scelto Rodolfo d’Asburgo, località montana di una contea dell’Alsazia con qualche possedimento anche
in Svizzera, una famiglia piuttosto debole a confronto degli altri. Tutti pensano che non possa interferire
più di tanto con il potere dei singoli principi tedeschi. Rodolfo è consapevole della sua debolezza, capisce
che deve lasciare da parte le questioni italiane, non ha risorse. Sceglie di rafforzare il suo potere in
Germania. Nel 1278 formalmente egli “restituisce” il governo sulla Romagna al Papato (Papa Nicolò III
Orsini), che controllava prima solo l'area di Lazio, Umbria e Marche. Quindi Italia trascurata; tenta di
ristabilire ordine di governo e pace nel mondo tedesco. Ha capito che deve creare forte base territoriale
per la sua famiglia. Con estinzione dinastia che governava l'Austria (feudi di Austria, Stiria e Carinzia), i
Babenberger e anche i Baden. Il feudo torna nelle mani del re che decide di darlo a suo figlio Alberto,
che diventa Duca d’Austria. Da adesso gli Asburgo legheranno il loro nome a quest’area europea
importante, in grado di fornire base di risorse economiche e militari. Rodolfo d’Asburgo cerca di
recuperare parte dei beni demaniali finiti nelle mani dei principi locali e assicura una base che
permetterà agli Asburgo di diventare con il tempo protagonisti della storia europea per secoli. Suo figlio
Alberto a questo punto controlla uno dei più forti e compatti territori del mondo tedesco, quindi i
principi elettori non lo scelgono come Re di Germania. Ne eleggono uno debole, Adolfo conte di Nassau
(nei territori odierni dei Paesi Bassi), il quale per vivere faceva il mercenario o per la Francia o per
l’Inghilterra. Per avere il consenso dei principi elettori, Adolfo va oltre e fa una campagna elettorale
promettendo loro dei beni demaniali imperiali. Si infila in una serie guerricciole per conquistare territori
di altri principi per cercare di costruirsi una base territoriale forte e omogenea, andando così a creare più
problemi nel mondo tedesco. Si disinteressa delle vicende italiane, chiede al Papa Bonifacio VIII di essere
eletto da lui Imperatore per rafforzare sua immagine; Bonifacio VIII era Papa forte, si rende conto della
debolezza del mondo tedesco e invece che incoronarlo lo rimprovera di avere venduto il potere
imperiale tedesco combattendo come mercenario per il re d’Inghilterra. La situazione tedesca degenera,
alla fine il mondo tedesco capisce che Adolfo è dannoso e allora prende piede la candidatura di Alberto
d’Asburgo, che riesce a far emergere consenso per lui. Si organizza rivolta contro Adolfo, c’è scontro
militare che lo sconfigge nel 1298. Principi elettori tedeschi allora rinnovano consenso ad Alberto
d’Austria che diventa Re di Germania. Alberto si rivolge anche lui al Papa per avere il titolo imperiale, che
dopo Federico II non era più stato attribuito. Questo sarebbe stato un grande successo diplomatico e
propagandistico in Germania; inizialmente Bonifacio VIII è ostile e lo rimprovera di essersi ribellato al suo
signore (che lui stesso aveva rimproverato). Il Papato in quel momento si sente forte, ma stava perdendo
contatto con la realtà cristiana. Comunque, Alberto per ottenere incoronazione sottoscrive documento
nel 1303 (Promessa di Norimberga) in cui accetta che la volontà divina dà potere al Papa e il Papa poi è il
tramite che dà potere all’Imperatore; comunque Alberto non ottiene dal Papa titolo IMperiale (Bonifacio
VIII morì nel 1303 e si apre questione di Avignone). Per secoli gli Imperatori avevano voluto affermare il
contrario. Nel 1308 Alberto ucciso da un nipote, Giovanni di Svevia, per questioni personali. Nuove
elezioni del Re di Germania, tre candidati: carlo di Valois, fratello del Re di Francia Filippo IV il Bello che
era il sovrano più forte in Europa, la Francia aveva interessi nell’area tedesca renana, quindi era un
candidato forte e temuto; Federico il Bello d’Asburgo, figlio di Alberto, quindi anche lui principe potente;
Enrico conte di Lussemburgo (fratello del Vescovo di Treviri), poco importante. I principi tedeschi
scelgono Enrico, il più debole, il meno pericolo per la loro autonomia. Eletto come Enrico VII, educato nel
mito dell’Impero dell’età Sveva dei Federichi. Appena eletto manda una lettera circolare ai vari sovrani ed
ecclesiastici più importanti in cui afferma il dominio universale del potere imperiale, tutti gli altri stanno
sotto e confluiscono verso quel vertice. Enrico VII Imperatore a cui guarda Dante come risolutore dei
problemi, che può riportare la pace in Italia. Enrico si presenta in Italia come l’Imperatore di tutti, non
solo di una fazione ghibellina. L’Imperatore è colui che porta la pace nella visione che vuole trasmettere.
La realtà italiana era aspramente divisa tra guelfi e ghibellini, si ritrova ad avere nemici importanti. Il
Papa (Clemente Guido, francese che ha spostato sede ad Avignone), il re di Francia Filippo di Valois,
Roberto d’Angiò nel Regno di Napoli. Nel 1312 Enrico si fa incoronare Imperatore da tre cardinali, non si
sa bene se il Papa li avesse autorizzati. Risalendo verso nord per preparare la campagna militare contro
Roberto d’Angiò, vicino Siena Enrico si ammala di malaria nel 1313 e muore. Il sogno di riportare potere
imperiale in auge anche in Italia, viene meno con la sua morte.
LEZIONE 11 (23/02/2024)
In Italia il disegno più interessante di Enrico VII è quello di presentarsi come Imperatore che assicura la
pace e la giustizia a tutti. Ma la situazione italiana era troppo lacerata dalle lotte tra fazioni e questo
disegno fallisce. Dante nella Commedia invoca Enrico come colui che avrebbe dovuto e potuto portare
la pace e la concordia in Italia. Lui voleva essere visto come il padre di tutti, invece a Milano appoggia il
ritorno dei guelfi al potere ma non riesce; i guelfi (guidati dai Della Torre) non si fidano più di lui e i
ghibellini (guidati dai Visconti, al potere) lo vedono come sostenitore della fazione opposta.
Imperatori successivi non saranno convincenti nel loro tentativo di imporre l'autorità imperiale; uno di
loro sarà Ludovico di Baviera, suo successore eletto nel 1314. Grande antagonista della Chiesa trasferita
ad Avignone; il Papa Giovanni XXIII non è così forte in quel momento ma comunque pretende potere
anche temporale della Chiesa. Tra Papa e Imperatore ci sono scontri verbali. Ludovico sostiene tutti gli
oppositori del Papato avignonese, vari intellettuali che trovano rifugio alla sua corte a Monaco.
Documento pubblicato nel 1324, promulgato dai principi elettori (l’appello di Sachsenhausen) che dice le
stesse cose dette da Marsilio da Padova in un’opera chiamata Defensor Pacis. Secondo Marsilio il Papa,
che avrebbe dovuto garantire la pace, portava invece solo discordia. Questo pensiero lo troviamo anche
nell’appello dei principi elettori, s denuncia l’uomo prepotente, di parte, che vuole distruggere l’Impero e
fomenta le guerre e l’eresia all’interno della Cristianità; si dice che l’elezione papale non ha alcun valore
storico o giuridico. Da un po’ di tempo i Papi facevano leva sull’incoronazione papale dell’Imperatore per
esercitare potere e i principi elettori si stancano di questo. Oppure dicono, se non c’è accordo tra i
principi elettori su chi eleggere, non deve intervenire il Papa come mediatore ma si deve decidere con le
armi. La Chiesa di Avignone vive nel lusso, i cardinali sono dei veri e propri principi temporali; ci si è
allontanati tantissimo dalla povertà evangelica, e già non è che fosse molto vicina. I principi tedeschi
dicono nel documento che bisogna convocare una grande assemblea di ecclesiastici di tutta l’Europa
cristiana e giudicare questo Papa per giudicare se davvero sia adatto per ricoprire quel ruolo dato il suo
atteggiamento. L’Imperatore sostiene francescani che smettono di obbedire al Papa, viene scomunicato
e considerato un eretico; anche i Visconti vengono scomunicati e tutti quelli che li seguono considerati
eretici. 1328 Ludovico il Bavaro scende a Roma per farsi incoronare Imperatore dai rappresentanti del
popolo romano. Il Papa bandisce una crociata contro Imperatore e sostenitori; l’Imperatore fa eleggere
antiPapa Niccolò V ma questo era uno a caso ed è del tutto insignificante; questa operazione risulta
dannosa per lo stesso Imperatore. Resta quindi grande frattura tra Papato e Impero ed entrambi fanno
vari errori propagandistici. Documento interessante: dichiarazione ancora dei principi elettori tedeschi
che prendono posizione nello scontro su quello che deve essere il destino del Regno di Germania; si
riuniscono in sei (tranne il Re di Boemia, cugino di Ludovico il Bavaro). Essi cercano di escludere
definitivamente l’intervento pontificio nel processo dell’elezione imperiale. Dicono che il Re di Germania
dopo essere stato eletto da loro, assume direttamente i poteri dell’Imperatore, che viene incoronato dal
Papa ma il suo potere è già in atto. Ludovico il Bavaro accetta con una legge imperiale queste
dichiarazioni e dice che solo il potere dell’Imperatore deriva direttamente da Dio. A un certo punto
cinque principi elettori nel 1336 decidono di deporre Ludovico di Baviera perché infastiditi dalla sua
politica troppo indipendente e decidono di eleggere Carlo IV di Boemia. Ne nasce una lotta tra fazioni,
nel 1348 Ludovico muore e quindi i principi eleggono Carlo all’unanimità. Carlo IV apre facoltà di teologia
che sia alternativo a quello di Parigi, a Praga; fa arrivare nella città vari artisti e fa di Praga, capitale del
Regno di Boemia, una grande capitale europea, mentre prima era solo una piccola cittadina. Cerca di
rafforzare e ampliare territori controllati dalla sua famiglia. Allo stesso tempo non si preoccupa più di
tanto di quello che accade nel resto dell’area tedesca. L’Italia ancora peggio, scende un paio di volte ma
solo per fare grandi parate e ricevimenti, in cui vari rappresentanti delle realtà italiane lo pagano per farsi
dare dei titoli, che non avevano alcun contenuto reale ormai. Carlo non vuole entrare in conflitto con il
Papa. Carlo IV di Boemia famoso soprattutto per il documento denominato Bolla d’Oro (perché il
documento chiuso con lo spago che veniva sigillato con dell’oro), del 1356, che contiene 30 articoli che
per la prima volta fissano in modo scritto come legge, come veniva eletto il Re di Germania. Nel
documento si dice per la prima volta che l’elezione doveva avvenire a maggioranza; nel Medioevo ci si
aspettava l’unanimità, perché la minoranza poi doveva concordare con la maggioranza per assicurarsi la
concordia (questo in teoria); per la prima volta troviamo il numero e i nomi dei principi elettori; poi si dice
che il territorio dei principi elettori laici non può essere diviso tra i figli perché i territori dei principi
elettori dovevano essere più forti di quelli degli altri principi, quindi il territorio deve passare al figlio
primogenito (i principi elettori ecclesiastici invece erano vescovi, quindi si andava ad elezione), nel caso
di assenza di figli il territorio torna nelle mani dell’Imperatore che decide a chi darlo, tranne per il Re di
Boemia dove in questo caso è il popolo di Boemia a decidere a chi darlo; poi si fissano vari aspetti
cerimoniali dell’elezione. Non viene però fissata una capitale dell’Impero. Sembra che Impero e
Germania fossero la stessa cosa da questo documento; il Regno di Germania era sempre stato percepito
solo come una parte, seppur centrale, dell’Impero. Altra norma interessante è l’obbligo per i figli dei
principi elettori di studiare oltre a latino e tedesco anche italiano e ceco. Nella Bolla d’Oro non si parla
mai dell’intervento pontificio, anche se Carlo IV scende a Roma per farsi incoronare da un inviato del
Papa. Ormai Regno di Germania del tutto indipendente dal Papato. Uno dei successori di Carlo,
Sigismondo di Lussemburgo, convoca Concilio di Costanza che mette fine allo scisma; nel 1409 per la
prima volta in un documento compare la definizione Sacro Impero Romano della Nazione Germanica,
ormai l’Impero è una questione tedesca. Nel corso del 1400 il titolo imperiale finisce nelle mani degli
Asburgo, uno dei più importanti è Carlo V che si trova a governare per una serie di incroci familiari su un
territorio vastissimo. L’Impero esiste fino al 1806 quando l’Imperatore asburgico assume il titolo di
Imperatore d’Austria. (Vedi le cartine dell’Impero dalle slide). Con Carlo V Asburgo si arriva ad avere una
realtà egemonica in Europa, ma la realtà del Sacro Romano Impero nella realtà sfugge al suo controllo,
soprattutto nella parte settentrionale. Gli Imperatori già dal 1300 fanno sempre più fatica a governare in
maniera omogenea sulla Germania. Le nuove entità monarchiche in tutto questo non vogliono
riconoscere alcuna altra autorità superiore all’interno dei confini del proprio regno. Nel 1302 il Papa aveva
pure pubblicato un documento in cui rivendica l’universalismo del potere papale, di fronte a queste
pretese di indipendenza da parte del Re di Francia.
Crisi del potere pontificio, dopo la morte di Bonifacio VIII che aveva raggiunto l'apice, che si articola in
due momenti: trasferimento della sede ad Avignone e dopo il rientro a Roma elezione di due pontefici.

LEZIONE 12 (27/02/2024)
Nuovo avversario del papa: non più l’impero, ma le monarchie
Il re di Francia non accetta nessun tipo di interferenza nella gestione del suo regno, né da parte
dell’Impero né da parte del pontefice. Si immagina una forma di governo diversa da quella che ha in
mente in papa (che crede di potere interferire per volontà divina).
Dopo la morte di Bonifacio VIII nel 1303 (che in molte occasioni riuscì a trasformare il suo pensiero in
azione), di fatto i papi successivi nei documenti continueranno a parlare di un potere universale, si
vogliono presentare come l’anello di congiunzione tra i principi locali e la volontà divina. Tuttavia, in
concreto diventa solo una dottrina politica e crolla l’idea di un potere universale del papa. Con i papi
successivi, a partire da Giovanni XXII, quest’idea diventa solo teorica e non riesce ad imporsi sulle realtà
politiche; quindi, crolla l’idea di potere incidere direttamente sulle questioni interne politiche.
Morte di Bonifacio VIII (dopo la morte ci sarà anche un processo contro di lui) 🡪 momento di crisi
nell’ordine cardinalizio. Collegio cardinalizio diviso in due:
-quelli propensi alla linea politica del re di Francia Filippo IV il Bello
-quelli che vorrebbero continuare ad avere un peso politico
Dopo un anno di confronto, viene scelto un candidato anziano Benedetto XI vista la volontà non
unanime dei collegiali per congelare e rimandare la questione alla morte del papa. Alla sua morte, nel
1304, il collegio si riunisce nuovamente. Dopo 11 mesi di conclave, a Perugia, proprio per l’influenza di
Carlo II d’Angiò, su consiglio del re di Francia Bertrand de Got, viene scelto l’arcivescovo di Bordeaux che
prenderà il nome di Clemente V.
Una delegazione di cardinali parte verso la Francia per consacrare il nuovo papa. Clemente V viene
incoronato pontefice a Lione nel 1305. A questo punto, il papa avrebbe dovuto continuare il tragitto per
arrivare a Roma con i cardinali che lo avevano incoronato; in realtà, resta nella Francia
centro-meridionale fino a che nel 1309 si stanzia presso la sede domenicana di Avignone. Da situazione
provvisoria le cose rimarranno così fino al 1377, che dal 1309 vede la sede papale ad Avignone.
Periodo storico che la storiografia italiana chiama in maniera impropria “cattività avignonese” 🡪 classico
caso in cui le storiografie nazionali sono andate avanti l’una contro l’altra (Italia aveva interessi a riportare
la capitale spirituale a Roma – territorio distante dal centro di potere). Dante accusa Clemente V di avere
trasformato la chiesa in meretrice, “donna che si vende alla volontà del re di Francia”.
All’epoca, Avignone faceva parte della Provenza (non regno di Francia), è un principato territoriale nelle
mani degli Angioini del Regno di Sicilia, che prima di tutto erano conti di Provenza. Sceglie Avignone
perché non è una realtà del Regno di Francia; quindi, non può essere accusato di intromettersi. Anche se
di fatto gli Angioini sono sotto il re. Vicino ad Avignone c’è un contado che fa parte dei territori pontifici
(come Benevento, anche se dentro il regno di Sicilia, oltre a Lazio, Umbria, Marche, Romagna). Per
controllare i territori, vengono inviati dal papa dei funzionari ecclesiastici (esterni al mondo cittadino, si
occupavano della cosa che interessava di più cioè la riscossione delle tasse).
Papa Clemente V muore nel 1314. Viene organizzato un conclave nella città dove è morto (1314-1316).
Rottura all’interno del collegio cardinalizio che inizia ad essere una rottura interna alla Francia 🡪 i
cardinali che vengono dalla Francia settentrionale che sostengono posizioni diverse rispetto ai cardinali
che vengono dalla Francia meridionale. Alla fine, viene eletto papa Giovanni XXII. Trasferisce la sede del
papato del predecessore a ? (papa che si scontra con Ludovico il Bavaro).
Dopo di lui, arriveranno altri due papi Benedetto XII e Clemente VI 🡪 sotto questi due pontefici si assiste
alla costruzione del palazzo dei papi di Avignone (1335-1364). Costruzione ci dice che i papi prendono atto
del fatto che la sede pontificia è ad Avignone. Nel 1348, la città stessa di Avignone viene acquistata dal
papa. La regina di Sicilia, contessa di Provenza, vende al papa la città di Avignone, che a questo punto
diventa territorio pontificio a tutti gli effetti. Verranno costruite anche delle mura a difesa della città.
Azioni che fanno pensare che l’intento sia quello di spostare definitivamente la sede pontificia ad
Avignone.
Il periodo di Avignone è visto in maniera diversa dalla storiografia italiana e francese.
Aspetti negativi: come diceva Dante, il papa viene accusato di fare la volontà del re di Francia (Clemente
V sostiene la candidatura del fratello del re di Francia al regno di Germania). Quindi, evidente rapporto
tra re e papa che fa sì che la sede pontificia venga spostata ad Avignone.
Il centro di potere è molto lontano dai territori pontifici italiani e non riesce a governarli. Il papa invia
persone incapaci ed esterne alle situazioni interne. La cosa più importante per i funzionari ecclesiastici
era la riscossione delle imposte.
Tutti i papi ad Avignone sono di origine francese (su 134 cardinali, 85 vengono dalla Francia meridionale).
Lettura equilibrata dell’evento: non si può negare l’influenza di Filippo il Bello sulle questioni pontificie;
però, bisogna considerare che in questo periodo la ricchezza Francia come organizzazione politica e
come crescita culturale della gerarchia ecclesiastica vive un momento di sviluppo enorme.
Il papato viene sottratto alla nobiltà romana 🡪 si può dire ciò che si vuole sulle famiglie cardinalizie
francesi, però non si può non vedere che prima erano le famiglie cardinalizie romane a governare la
popolazione. Non è che se fossero stati romani sarebbe andato bene, e se erano francesi erano brutti e
cattivi. Anzi, le famiglie romane (Colonna – Papa Niccolò IV) erano da tempo potenti quindi realmente in
grado di gestire il controllo. È un controllo esercitato da famiglie potenti sulla gerarchia ecclesiastica che
non può essere visto positivamente se la famiglia sono italiane e negativamente se sono francesi.
Creazione di un apparato burocratico soprattutto fiscale che si costruisce ad Avignone 🡪 diventa vero
esempio per le monarchie: governo centrale che delega funzionari per governare un territorio lontano.
Creazione di strutture, uffici e personale che deve occuparsi del governo del territorio (strutture
soprattutto adibite alla riscossione delle tasse). Struttura di riscossione delle imposte che verrà presa
come esempio dalle monarchie francese ed europee. Inoltre, si rafforza il governo centrale della curia
pontificia (ufficio, personale adibito, preparazione del personale…). Sviluppo degli studi delle facoltà
giuridiche (perfezionamento diritto canonico e pubblico).
Rafforzamento della figura del papa all’interno della gerarchia ecclesiastica 🡪 da questo momento
avignonese tutti i vescovi verranno nominati dal papa. Dall’antichità, la procedura di elezione dei vescovi
era diversa fino a Bonifacio VIII: il capitolo della cattedrale più importante della diocesi si riuniva e
sceglieva il vescovo. Man mano che il papato rafforza la sua presa sulla gerarchia ecclesiastica comincia
sempre di più ad intervenire il papato imponendo delle nomine. Prima come eccezione; poi, da questo
momento sarà sempre il papa a nominare i vescovi. Papa che interviene nella nomina, deposizione, e
reinsediamento dei vescovi.
Tentativo di riprendere il controllo diretto dei territori pontifici attraverso l’invio di funzionari ecclesiastici
delegati.
Nonostante i meccanismi di controllo, i delegati, la pressione fiscale, la distanza del governo centrale fa sì
che i territori che prima erano sotto controllo pontificio si allontanano dal dominio del papa.
Il Lazio di fatto è nelle mani delle grandi dinastie romane (Colonna, Gaetani, Rossini); in altre aree
(Marche, Romagna, Umbria) sono le grandi signorie che si stanno impadronendo del controllo cittadino.
Altre città, di fatto, sono diventate comuni indipendenti.
Realtà che stanno sfuggendo dal controllo diretto del papa, proprio perché spesso i delegati ecclesiastici
sono interessati principalmente alla riscossione fiscale e di fatto non c’è più qualcuno che assicura la
pubblica amministrazione. Per questo, le comunità locali iniziano ad auto organizzarsi.
Incapacità dei delegati di capire le esigenze delle comunità dell’Italia centrale portano ad una serie di
rivolte impressionanti dal punto di vista del numero. Nonostante i tentativi di ripristino del controllo
papale attraverso vicari pontifici, se poi si continua a mandare sul territorio personaggi incapaci di
governare, a quel punto le comunità locali riprendono ad allontanarsi dal pontefice e a ribellarsi a
questo. Su 81 città nei domini pontifici, 80 si ribellano (Firenze invia circolare alle città per sollecitarle ad
insorgere). Rivolte che prendono il nome di “Guerra degli Otto Santi”.
Ascoli Piceno: insorge; il Papa invia parte dell’esercito angioino per assediare la città (tutto ciò va avanti
per nove mesi).Decide di rientrare sul territorio romano; nel frattempo, episodio drammatico 🡪 i
mercenari inviati dal Papa soprattutto in Romagna per portare avanti la guerra contro le città ribelli,
sono grossomodo concentrati su Bologna. Come risposta, Bologna manda ambasciatori dal papa perché
la situazione penalizza troppo l’economia cittadina; si aprono delle trattative e il papa ordina ai
mercenari di allontanarsi dalla città in attesa di un trattato di pace con Bologna. I mercenari si
accampano così vicino a Cesena, unica città che non si era ribellata. Situazione che crea attrito tra i
cittadini cesenati e mercenari (alcuni vengono ammazzati) e si chiudono nella città. Massacro da parte
dei mercenari nei confronti dei cittadini. Visto quello che era successo (all’unica che NON si era ribellata),
lentamente le città e le fazioni ghibelline iniziano a trattare separatamente degli accordi di pace con il
papa (Bologna nel 1377; Firenze è l’ultima nel 1378). Per fare fronte a questa realtà, papa Gregorio XI
capisce che deve tornare a Roma 🡪 la distanza del papa dai domini pontifici di fatto aveva portato agli
scontri. Ritorno del papa sul territorio pontificio nel 1377 consente di riaprire un dialogo con le città e di
concludere una pace. Nel 1378 Gregorio XI muore a Roma e si apre il problema dello scisma d’Occidente
(il secondo elemento di crisi della Chiesa del ‘300).
LEZIONE 13 (29/02/2024)
Idea che dovesse esserci unico governante per tutta la cristianità fa fatica ad imporsi, Federico II
combatté in Italia del nord contro i Comuni ma intanto in Germania gli sfuggiva il controllo. Il progetto
universale non funziona, anche per il Papato sarà molto difficile. Si affermano allora i poteri monarchici,
come in Francia, in maniera però relativamente lenta e difficile. I fenomeni francesi sembrano gli stessi
del mondo tedesco, esse erano due realtà scisse da una stessa, divisa in franchi orientali e occidentali;
quello che doveva essere sogno imperiale (di Carlo Magno, poi messo in pratica da Ludovico il Pio)
garantito dalla fascia centrale più ricca e importante è quella che però scompare prima. Questi territori
centrali non hanno unità né etnica, né culturale, né politica. Da metà 800 a inizio XII secolo quando
sembra prendere avvio la nuova monarchia francese, passa molto tempo, tempo in cui si cercano
soluzioni. Alcuni grossi principati di estensione regionale (Borgogna, Aquitania, Normandia ecc) vanno
nelle mani di signori che sì eleggono un re ma debole, non vogliono essere sottoposti. Ci sono 10-12
grandi signorie, poi un centinaio di realtà minori, nessuno vuole un re forte. Elezione Ugo Capeto a fine X
secolo, Conte di Parigi, la situa cambia perché ci sono problemi esterni come pressione normanna a
nord, la presenza musulmana nell’area mediterranea che venne bloccata dai franchi di Carlo Martello ma
nel Mediterraneo c’erano continui attacchi e razzie; sulla Francia Meridionale avevano stabilito una
colonia fortificata dove c’era stabile presenza musulmana e la usavano come base. I franchi non
riuscivano a eliminare questa testa di ponte musulmana. Ci sono pericoli da tutte le parti e nessuno
sembra essere in grado di dare risposte. Questa tendenza a indebolimento potere centrale e
rafforzamento signorie, si inverte con elezione regia di Ugo Capeto. I Conti di Parigi nell’immaginario
collettivo hanno difeso la Francia del nord dagli attacchi dei normanni, più che il ramo della dinastia
capetingia al potere regio. Cresce sempre più la loro importanza. Quali sono le caratteristiche dello
sviluppo del fenomeno di affermazione monarchica, in generale? Ci sono alcuni aspetti comuni che ci
fanno parlare di una soluzione alternativa rispetto al potere universale, anche se sfalsate
cronologicamente: ridimensionamento potere e autonomia dei principi feudali; ascesa nuovi ceti sociali,
borghesia e piccola nobiltà, che sono alleati del re nella società; crescita delle città, che diventano base di
sostegno finanziario e militare importante per il re e la sua politica, l’alleanza tra la monarchia e la
borghesia cittadina è uno dei punti di forza, in tante città francesi il re concede autonomie limitate alle
città che in cambio versa le tasse, presta soldati quando servono e soprattutto questa forza economica
viene sottratta ai principi; ampliamento della base territoriale della corona, come si vede bene in Francia
dove i capetingi sono inizialmente conti di Parigi e basta ma lentamente acquisiscono controllo territori
distribuiti su tutta la Francia, mentre dall’altro lato a questo processo si oppone una famiglia, i Conti
d’Angiò, che però riesce a controllare una metà della Francia, che ha a che territori controllati dagli
inglesi che sono feudatari del Re di Francia ma comunque tutto questo crea degli squilibri, però i
capetingi riescono a sottrarre molti territori (vedi cartina); centralizzazione amministrativa, creazione
chiara di un governo centrale con una capitale, con potenziamento dell’organizzazione fiscale e la
cpacità di riscuotere le imposte sul territorio in modo certo; formazione di eserciti permanenti anche se
ancora non stabili, però dipende direttamente da governo centrael e può essere distribuito sul territorio;
formazione di una lingua comune, evidente in Francia ma ancor apiù in Inghilterra, alla cui corte si
parlava francese ma alla fine della Guerra ei Cento Anni è stato soppiantato dall’inglese, perché il mondo
inglese ha acquisito una sua identità specifica, il suo ceto aristocratico prima mìlegato a quello francese
si è staccato. Tre grandi re che portano avanti le tappe principali francesi della dinastia capetingia:
Filippo II Augusto, Luigi IX il Santo e Filippo IV il Bello. Filippo Augusto trova sostegno della borghesia
contro i poteri feudali, la politica aveva bisogno di sostegno economico così come anche per
combattere: problema per Filippo Augusto è che il potere dei signori si sta concentrando per varie
ragioni soprattutto di politica matrimoniale, si sta concentrando nelle mani di uno solo che è anche Re di
Inghilterra che per ragioni dinastiche sono riusciti a mettere le mani su buona parte della Francia come
vassallo del Re di Francia dopo avere sposato Eleonora d’Aquitania. Il Re d’Inghilterra in quel momento
era Giovanni Senza Terra, della dinastia dei Plantageneti, subentrato al fratello Riccardo Cuor di Leone.
Filippo Augusto condanna Giovanni senza Terra (per un motivo che non ho capito) e gli prende i beni
territoriali in Francia; si apre guerra, la “Prima Guerra dei Cent’anni”, molto importante perché mette per
la prima volta a confronto sul campo di battaglia che si conclude nel 1214 con la battaglia di Bouvines
(tra Belgio e Francia) con sconfitta esercito inglese. Aspetti importanti di questa prima fase politica di
accentramento del potere regio: frammentazione posizione signorile, molti signori privati di parti dei
loro territori il che favorisce la borghesia, il commercio e la circolazione; emergono organi di governo
centralizzati e specializzati, con compiti precisi e personale formato, nasce il Consiglio del Re, una sorta
di governo che prima c’era ma era formato da ecclesiastici incompetenti, invece ora ci sono specialisti;
poi c’è l’assemblea, il Parlamento, in cui prima c’erano solo nobili ed ecclesiastici, iniziano anche a
entrare borghesi, Parlamento che ha potere consultivo con il Re però almeno è coinvolgimento dei ceti
sociali per farli stare più tranquilli, soprattutto per questioni che riguardano i loro interessi come l’ambito
fiscale; la Camera dei Conti, ufficio preposto alla gestione finanziaria delle esigenze dello Stato che studia
esigenze del paese e cerca di trovare risorse necessarie. Organismi moderni e importanti che rafforzano
potere gestionale del governo centrale; allo stesso tempo si crea rete di funzionari distribuiti sul territorio
per controllarlo, sono funzionari pagati dal re, stipendiati, non più feudatari ricompensati con territori,
dalla fine del XII secolo le figure dei prevosti sono sostituite da altre figure come i balivi, sempre
stipendiati, il territorio viene diviso in circoscrizioni, in cui questi funzionari hanno vari compiti di natura
pubblica con potere esecutivo, rappresentando il potere centrale e imponendo la sua volontà. Luigi IX il
Santo farà ulteriore passo avanti.
Aspetti più rilevanti del fenomeno della nascita delle monarchie europee, protagoniste della storia
moderna. Mentalità opposta a quella Papa-Imperatore, che rivendicavano sovranità su tutta la
Cristianità, mentre queste realtà dicono che esistono realtà territorialmente circoscritte che si governano
meglio. Esempio francese il più importante, a partire dalla crisi del mondo carolingio che si conclude con
incapacità di dare risposta alle principali emergenze del momento. Laddove questa risposta non viene
data non si formano le monarchie. In Francia la minaccia è l’arrivo dei popoli normanni da nord, dalla
Scandinavia, che approdano in Francia e iniziano a devastare realtà come i monasteri (di cui c’è
testimonianza) ma probabilmente anche le campagne. La stessa Parigi assediata nell’855. Territori colpiti
da invasioni senza che la monarchia carolingia riuscisse a dare una risposta di difesa del territorio. Si va
avanti così per un po’, con alternanza di persone scelte come Re di Francia dai grandi principi del Regno,
diviso in un centinaio di signorie di varia dimensione, come in Germania. Lentamente si afferma dinastia
che nasce dai conti di Parigi, della dinastia capetingia che prende il nome da Ugo Capeto; questa
famiglia assume corona inizialmente in posizione di debolezza, controllano area importante ma ristretta
rispetto ai territori controllati da altri principi. Ma attorno a loro si afferma potere centrale che cerca di
dare risposte al territorio, sia di difesa che di organizzazione; si svilupperà allora potere centrale con rete
di funzionari. Si va avanti così per molto tempo, rischia di rompersi alla fine del conflitto della Guerra dei
Cent’Anni, ma poi si riprende. Altro esempio è la monarchia inglese, anche qui c’era alta frammentazione
e incapacità di dare risposte, fino a quando sul territorio Guglielmo il Conquistatore Duca di Normandia; i
normanni a una certa accolti come abitanti di un’area settentrionale della Francia che prende il nome di
Normandia, che diviene una sorta di area cuscinetto e accoglienza per questi normanni; si rafforza
potere della dinastia dei Duchi di Normandia che a una certa partono per andare in Inghilterra, dove il re
fatica a difendere il territorio dai danesi; arrivano i normanni a sud allora si sposta verso sud con l’esercito,
arriva ad Hastings con forze molto ridotte, c’è battaglia e Guglielmo vince e inizia a conquistare
l’Inghilterra, che alla fine non ha molti problemi con questo, anche se i normanni erano molto francesi,
invece che dalla ferocia delle popolazioni provenienti dalla Scandinavia. In Inghilterra inizia processo di
organizzazione simile a quello avviato dai Capetingi

LEZIONE 14 (01/03/2024)
Le rivolte avvengono in tantissime comunità si è visto, ma il governo pontificio in Italia centrale aveva
abbandonato questi territori ai potentati locali, spesso ai poteri signorili. Bartolo da Sassoferrato, grande
osservatore del suo tempo (giurista) parla di un mondo che conosce bene, quello umbro-marchigiano
da cui veniva, poi aveva studiato a Bologna e lavorato in Toscana. Lui parla di governi regi e governi
“deviati”, riprendendo la tirannia di Aristotele per parlare della deviazione del regime popolare. Barto
dice che il peggio è quando una realtà è governata da più “piccoli tiranni” che si dividono o contendono
il territorio, pensando alle famiglie romane che controllano tutto, risultato dell’abbandono del territorio.
Eccessiva fiscalizzazione imposta dai vicari papali opprime i territori e questi soldi poi vanno
completamente ad Avignone. Gregorio XI capisce che non è solo problema militare di ordine pubblico,
che come visto è stato affrontato mandando eserciti (era fase di stallo in Guerra dei Cent’anni, c’erano
mercenari disoccupati che vengono assoldati dal Papa per sedare le città italiane in rivolta, sapendo che
esse non avrebbero retto a lungo economicamente allo scontro). Capisce che la situazione è frutto del
vuoto di potere quindi tornare a Roma avrebbe potuto riavviare il controllo dei territori, quindi Gregorio
XI torna a Roma nel 1377; qui inizia a rimettere in ordine le cose ma nel marzo 1378 muore. Si apre
successione difficile, i cardinali sono soprattutto francesi e vorrebbero un Papa che riporti la sede
pontificia ad Avignone, perché lì c’erano interessi delle nuove famiglie cardinalizie francesi. Dall’altro lato
ci sono interessi locali soprattutto della città di Roma; una folla di cittadini romani si riunisce intorno al
Palazzo Vaticano mentre inizia il conclave e riescono a entrare al piano terra, chiedendo l’elezione di un
Papa romano o quantomeno italiano. Abbiamo molte testimonianze su questo evento perché da qui si
apre lo scisma d’Occidente che va avanti per 40 anni, quindi molte personalità cercano di capire cosa sta
succedendo, quindi si fanno raccontare dai romani. Le varie testimonianze sono discordanti su molte
cose ma non su queste proteste fatte dai romani e la loro richiesta. In due giorni la situazione si risolve: i
cardinali decidono di eleggere un italiano, l’arcivescovo di Bari, perché egli da 13 anni viveva ad Avignone,
vice reggente della cancelleria e stretto collaboratore dei cardinali francesi che pensano di poterlo
manovrare a tornare ad Avignone. Questo non essendo cardinale non era presente, allora lo mandano a
chiamare e quando arriva lo eleggono nuovamente in sua presenza. I cardinali italiani nel conclave erano
quattro. La notizia dell’elezione esce, il popolo romano capisce però che avessero eletto un cardinale
francese (de Barre, invece di Bari) allora invadono il conclave, c’è un trambusto e i cardinali scappano.
Alcuni vanno a Castel Sant’Angelo, alcuni abbandonano Roma e vanno a Tagliacozzo, hanno paura. Nei
giorni successivi rientrano a Roma, il nuovo Papa Urbano VI è consacrato. C’è quindi un riconoscimento
unanime di questo Papa, persona da elevati principi morali e spirituali, ora che viene eletto Papa inizia
quindi a colpire costumi e interessi dei cardinali che li rende mondani. Per esempio rimanda nelle
rispettive diocesi tutti quegli ecclesiastici che bivaccano alla corte pontificia per gestire i propri affari. I
cardinali si insospettiscono. Urbano VI pensava a una riforma della Chiesa e poi fa capire che non
sarebbe tornato ad Avignone. I cardinali in estate se ne vanno a Roma e si ritrovano a Fondi (?) dove
dichiarano che l’elezione era stata fatta sotto minaccia per la paura. Dichiarano nulla l’elezione, si
riuniscono in un altro conclave, arrivano anche i cardinali italiani, ma viene eletto un cardinale francese
legato a dinastia dei Capetingi che governa la Francia e che aveva gestito le truppe mercenarie che
avevano compiuto il massacro di Cesena. Diventa Papa Clemente VII e torna ad Avignone; da questo
problema ci sono due persone che si dichiarano Papa e così la situazione va avanti per 40 anni. I due si
scomunicarono a vicenda e così tutti quelli che li seguono, creando confusione sul piano spirituale
anche. Problema a livello politico perché le varie organizzazioni devono dire da che parte stanno; la
Francia ovviamente sta con Clemente VII, allora l’Inghilterra automaticamente sta con Urbano VI, allora
la Scozia con quell’altro ecc. Gli ordini monastici si spaccano al loro interno, i domenicani italiani stanno
con Urbano VI, quelli francesi e spagnoli con Clemente VII. i predicatori vanno in giro a dire male del
Papa avverso. La cristianità europea si lacera in due, anche le università. La monarchia spagnola
inizialmente non capisce bene, poi si schierano con il Papa francese. Comunque serve trovare una
soluzione, se ne pensano varie che vengono bruciate:
-scontro militare tra i sostenitori di uno o dell’altro, ci sono alcuni scontri ma ci si rende conto che
nessuno riesce ad avere la meglio e le monarchie europee non vogliono essere coinvolte nel conflitto
armato
-diritto, interpellati grandi giuristi dell’epoca ma non se ne esce perché i giuristi italiani danno ragione a
Urbano VI, quelli francesi a Clemente VII (citando le stesse leggi)
-via del concilio, riunendo i vescovi di tutte le diocesi e far decidere loro chi dei due pontefici avesse
ragione. Due docenti dell'Università di Parigi fanno questa proposta, erano tedeschi, ma i cardinali
parigini non ne volevano sapere. Docenti e studenti tedeschi che stavano a Parigi se ne vanno e fondano
università nel mondo tedesco (Vienna, Praga ecc).
Questo mondo cristiano si è scisso in due parti contrapposte. Quando i due pontefici muoiono, vengono
eletti due pontefici successori con due linee di elezione pontificia. Lentamente si comincia a far strada
l’idea del concilio generale per risolvere la situazione. Uno dei primi tentativi quando un gruppo di
cardinali romani e uno di cardinali avignonesi, decidono di abbandonare i rispettivi fronti e di tentare di
ricomporre l'unità della cristianità. Si convoca concilio a Pisa con circa 100 persone e decidono di
eleggere un altro Papa, l’arcivescovo francescano di Milano, che diventa Alessandro V. Gli altri due però
non fanno passi indietro e scomunicano i rispettivi cardinali. Dietro Alessandro V sembra esserci la
maggioranza della cristianità, stanca di questo scisma. Alessandro V si trasferisce a Bologna e tenta di
governare da lì. Poi muore dopo un anno, 1410. Si riunisce di nuovo il conclave ed eleggono Baldassarre
Posse, regista dell’operazione del concilio, come Giovanni XXIII. Ma ancora ci sono tre Papi, situazione
sempre più pesante. Si comincia a lavorare per tornare all'idea del concilio, ma non uno ristretto ai
cardinali, ma uno che rappresenti la cristianità. Concilio convocato a Costanza dai cardinali, non dal
Papa, il quale è lui ad essere convocato. A Costanza partecipano migliaia di persone (20/30 mila)
ecclesiastici, docenti universitari ecc. Ci si rende conto che i problemi hanno bisogno di essere risolti
tramite riforma interna alla Chiesa, nei suoi atteggiamenti, nel modo di gestione, nella struttura.
Momenti importanti del concilio sono due: decisione iniziale, 1415, viene promulgato il decreto
conosciuto come “Ex ante” (dalle prime due parole del testo) in cui dicono che il concilio stesso ha
un’autorità superiore a quella del Papa e il concilio può deporre il Papa per qualsiasi motivo. I docenti
parigini impongono le proprie decisioni (quelli bolognesi sono marginali) dicendo che si doveva votare
non individualmente ma per gruppi. Si formano allora quattro gruppi (inglesi, francesi, italiani, tedeschi e
più tardi spagnoli) che votano come uno, quindi ci sono cinque voti alla fine. Si fa capire ai tre pontefici
che devono dimettersi; Gregorio XI (papa romano) rinuncia ai suoi diritti e diventa cardinale ancora, il
Papa spagnolo Benedetto XIII (fazione avignonese) non vuole dimettersi ma è abbandonato da tutti;
Giovanni XXIII scappa. La Chiesa cerca allora soluzioni e a Costanza nel novembre 1417 il concilio (non
solo il conclave) elegge Papa Martino V. Un mese prima il concilio aveva fatto approvare decreto con cui
dice che con cadenza fissa (prima dieci poi cinque anni) i Papi devono convocare il concilio per una
riforma della Chiesa. Riforma strutturale del potere della Chiesa; Martino V che è un romano farà di tutto
per non convocarlo e lo farà solo poco prima di morire, nel 1431 a Basilea ma esso avverrà davvero nel
1438. Il Papa è Eugenio IV, anche lui ostile al concilio infatti cerca di boicottarlo; lo trasferisce a Ferrara,
poi a Firenze per controllarlo meglio. Oltre la metà dei conciliari rifiutano e rimangono a Basilea,
vengono scomunicati allora depongono il Papa e ne eleggono un altro. Si riapre un altro breve periodo
di scisma d’Occidente, viene eletto Amedeo VIII ex conte di Savoia che si era ritirato a vita spirituale,
eletto come Felice V ma dopo poco abdica. Al concilio è presente a una certa l’Imperatore bizantino
Arrigo, che chiede aiuto contro i turchi che stanno alle porte di Costantinopoli, anche se nessuno lo
ascolta. Arrigo dice che avrebbe riconosciuto chiesa romana in cambio di aiuto militare, il Patriarca di
Costantinopoli non è d’accordo e viene deposto e nominato un altro. Comunque, la struttura
monarchica del Papato prevale sull’idea del conciliarismo. Il Papato è un vero proprio monarca
territoriale, non vengono fatte vere riforme.
Ulteriore passo avanti nel rafforzamento dell’autorità e del controllo territoriale francese c’è con Luigi il
Santo, Luigi IX; quando è piccolo e il padre (Luigi Augusto XIII) muore, il regno affidato alla reggenza
della madre. Periodo importante perché la monarchia francese riesce a mettere realmente le mani sulla
Francia meridionale, nella quale si stava diffondendo un’eresia catara con ferocità di diffusione
impressionante ma soprattutto, diversamente dalle altre eresie medievali, si diffonde su tutto il territorio
della Francia meridionale a qualsiasi livello sociale, dai poveri e contadini ai grandi feudatari. Per l’eresia
catara il mondo sta nel mezzo dello scontro tra due princìpi maligni. Importante è che contro di essa
viene organizzata una crociata bandita nel 1215 dal concilio di Lione con Papa Innocenzo III; la monarchia
francese capisce che questa è occasione per abbattere il potere dei conti di Tolosa in Francia sud e
prendersela. Crociata contro gli Albigesi, dal nome della città centrale dei catari, che vengono sconfitti.
Molti feudatari imprigionati, di alcuni non viene mai provata adesione all’eresia ma ci sono ragioni
politiche. Momento in cui la Francia del Nord riesce ad acquisire controllo diretto di questo territorio.
Altro passo verso il controllo del Sud è l’acquisizione della Contea di Provenza; Carlo d’Angiò, fratello del
re Luigi IX, aveva preso l'Anjou che era ex possedimento inglese in Francia e sposa Beatrice figlia del
conte di Tolosa-Provenza mettendo indirettamente le mani sulla Provenza. Aristocrazia provenzale non
contenta di questo passaggio, Carlo d’Angiò cerca subito di approfittare delle risorse provenzali per
realizzare le sue ambizioni e chiara che per tradizione provenzale il territorio doveva passare a lui. La
monarchia capetingia riesce ad arrivare al Mediterraneo quindi è interessante lo sviluppo ideologico
politico della monarchia francese; emerge la figura dello studioso Jean de Framon (?). Idea che il sovrano
non riconosce nessuna autorità al di sopra di sé stesso; sovrano non sinonimo di re, ma il Re di Francia
secondo questa mentalità è sovrano. Ci sono scontri con il Papato per questo, che pretende di usare
risorse sul territorio francese o di giudicare i vescovi francesi, ma i monarchi si oppongono. Poi
l’Imperatore era in crisi quindi non costituiva grande minaccia esterna all’autorità della monarchia
francese. Luigi IX il Santo aveva grande fede religiosa, era ossessionato dalle crociate, ne fa due che sono
molto fallimentari, una per liberare la Terra Santa (parlato in altra lezione). Filippo IV il Bello altra tappa
importante francese, con cui assistiamo a prosecuzione disegno politico rafforzamento potere centrale
soprattutto tramite rafforzamento della burocrazia e amministrazione, forza della monarchia francese.
Filippo il Bello è importante perché anche lui si ritrova con la presenza di un Re Plantageneto
d'Inghilterra che ha ripreso controllo di una parte del territorio francese a ovest, sposando Eleonora
d’Aquitania. Evidente legame economico tra Inghilterra e le Fiandre, che importavano lana grezza
inglese e la lavoravano e redistribuivano in Europa e anche in Inghilterra; attività portante dell’economia
di questi due territori che li legava profondamente e creava ricchezza. La Francia mirava all'estensione
dei confini anche verso le Fiandre, l’Inghilterra teme ovviamente il blocco di questo rapporto economico
fondamentale. Scoppi guerra in cui Francia vince, ripresa l’Aquitania ma Filippo il Bello non riesce a
conquistare le Fiandre che hanno sviluppato forte spirito autonomistico, che ha consentito lo sviluppo di
queste ricche attività imprenditoriali. I vari conti ed ecclesiastici fiamminghi si oppongono con forza alle
armate francesi. Filippo il Bello si scontra poi con la Chiesa di Bonifacio VIII per motivi detti sopra, sono
due mondi del tutto diversi; il Papa vuole estendere autorità sulla Francia quando ne ha bisogno, il re
francese si considera del tutto sovrano sul suo territorio. Si conclude il tutto con l’episodio di Anagni. I
sovrani francesi consolidano aspetti pubblici del governo territoriale, mettendoli a regime; il potere
centrale si rafforza e si impone su molte realtà locali, nasce il governo centrale, specializzato con una
cancelleria che gestisce le relazioni tra la corte e l’esterno (potenze estere ma anche realtà locali del
regno), conservando la documentazione sia in entrata che in uscita (venivano fatte copie delle lettere
mandate fuori). Sviluppo impressionante e continuo, aumenta territorio controllato e capacità centrale di
controllarlo e garantire la sicurezza. Ma dopo la morte di Filippo il Bello nel 1314, lascia tre figli piccoli che
non riescono a riprendere ovviamente il controllo. Luigi X governa dal 1314 al 1316, poi suo fratello Filippo
V fino al 1322, poi fratello carlo IV fino al 1328, tutti e tre muoiono molto giovani. Il ramo principale della
dinastia dei Capetingi si estingue, non ci sono eredi diretti maschi (che da Ugo Capeto avveniva con
successione in modo ereditario da padre a figlio). Ora i legami con dinastia regnante sono due: la figlia di
Filippo il Bello, Isabella che ha sposato Edoardo II d’Inghilterra ed è madre di Edoardo III il quale
rivendica diritto al trono francese, non come ostile, ma come erede naturale; dall’altra parte, aristocrazia
militare francese che odia gli inglesi, sostiene Filippo VI di Valois, figlio di Carlo di Valois, fratello di Filippo
il Bello, esponente quindi del ramo cadetto. Viene scelto come re ma la monarchia inglese rivendica
dall’altro lato, avendo già preso alcuni territori con i matrimoni dopo averli persi con la guerra. Problema
dinastico, problema territoriale della presenza inglese e poi la questione fiamminga. Tre cause che
portano allo scoppio di un conflitto nel 1357 fino al 1456, la Guerra dei Cent’Anni. Essa provoca
ovviamente molti problemi ai territori e alle popolazioni civili, sempre più coinvolte, il che non era
comune nel mondo medievale. La guerra è abbastanza lineare, c’erano armate inglesi che sbarcavano in
Normandia (che era inglese), andavano a devastare territori francesi e se ne tornavano a casa per
l’inverno. Guerra dei Cent’Anni divisa in tre fasi: inizio fino al Trattato di Brétigny, con devastanti azioni
militari inglesi e l’esercito francese è sempre sconfitto; a Poitiers il Re di Francia Giovanni di Valois è
catturato e costretto ad accettare la Pace di Brétigny con cui Re inglese rinuncia a pretesa corona
francese ma Re di Francia rinuncia a sovranità sui territori presi da inglesi. I francesi sono esausti, ma la
guerra qualche anno dopo riprende, seconda fase da ‘64 a ‘80, il re Carlo V francese non accetta clausole
della Pace, riorganizza il regno e l’esercito ma alla sua morte suo figlio Carlo VI che è malato mentale
(Carlo il Pazzo) non riesce a tenere insieme la Francia che è lacerata internamente tra due fazioni nel
consiglio di reggenza, gli Armagnacchi (con leader il Conte d’Armagnac) e i Borgognoni (Duca di
Borgogna) che vorrebbero accordo con inglesi. I Borgognoni si schiereranno poi proprio con gli inglesi
complicando la situazione, si assiste a una grande sconfitta dell’esercito francese. La Francia continua a
basarsi sulla cavalleria pesante feudale, che è forte nello scontro frontale ma difficile da manovrare. Gli
inglesi più progrediti, hanno i tiratori come punto di forza, quindi anche questioni tecniche contano.
Nella fase conclusiva della guerra che parte con trattato di Troyes nel 1420, Carlo VI si accorda con Enrico
V d’Inghilterra con resa totale francese e accordo per cui alla sua morte corona sarebbe passata agli
inglesi. Compare allora figura sorprendente , una ragazza di umili origini ma di grande formazione, che
convince il principe ereditario francese ad affidare a lei l'esercito per risollevare le sorti francesi; dice di
avere avuto visioni di Cristo che le ha affidato questo compito, Giovanna d’Arco. Il Re lo fa, il che è
sorprendente. Giovanna d’Arco riporta entusiasmo, libera città importante come Orléans, ha alcune
sconfitte e alcuni altri successi; a una certa catturata dai Borgognoni, consegnata agli inglesi che la
giudicano eretica tramite tribunale ecclesiastico e condannata al rogo. Condannarla come eretica serve
per utilizzare propaganda contro i francesi. I francesi però non si arrendono anzi sono rinvigoriti,
recuperano terreno. Carlo VII è riuscito a farsi incoronare Re di Francia, i Borgognoni rientrano nel novero
delle forze francesi contro inglesi; da ora c’è recupero costante di territorio da parte dei francesi, non ci
sono più battaglie eclatanti, le risorse comunque sono state sperperate un bel po’. Esercito francese
riesce a riprendere controllo quasi tutta la Francia; nel 1453 battaglina a Bordeaux, ancora inglese
insieme a Calais; gli inglesi se ne vanno da Bordeaux e la guerra si considera finita, senza un accordo.
Inglesi mantengono solo il porto di Calais, che per i francesi è abbastanza marginale, fino a metà del
‘500.

LEZIONE 15 (05/03/2024)
Guerra dei Cent’anni. Il re d’Inghilterra in teoria è autonomo, ma la sua dinastia di origine francese
controlla feudi sul territorio del Regno di Francia che però sono stati concessi dal Re di Francia; le grandi
famiglie di feudatari e baroni inglesi sono membri di famiglie di origine francese e hanno feudi di qua e
di là della Manica. Quando il Re d’Inghilterra perde i feudi in Francia questo è un grande danno
economico per molta dell’aristocrazia inglese, quindi bisogna riprenderseli. Guerra dei Cent’anni porta al
ricambio di molte famiglie aristocratiche inglesi, nuove famiglie iniziano a sostituire quelle di origine
francese, la lingua inglese soppianta quella francese con il tempo, come lingua delle élite. Economia
messa in ginocchio dalla guerra, forte malessere; la monarchia deve aumentare le tasse per far fronte ai
costi della guerra. Prigionia di Giovanni il Buono comporta spese anche economiche e difficoltà a
governare la situazione sociale; in Francia emergono rivolte di cui due particolarmente pesanti,
soprattutto per come furono repressi dai nobili francesi. Una fu quella dei produttori di stoffe molto
legati al commercio con le Fiandre, messo a repentaglio dalla guerra perché i fiamminghi sono più vicini
agli inglesi. Emerge figura del “prevosto dei mercanti” che rappresenta il ceto borghese produttivo;
Etienne Marcel a Parigi nel 1354 guida la rivolta, poi repressa nel 1358 dall’esercito. Stesso periodo
esplode rivolta nelle campagne. Gli inglesi non assediavano le città, perché nel Medioevo gli assedi erano
lunghi e costosi, quindi sono soprattutto le campagne ad essere devastate; le campagne si ribellano,
scoppia la cosiddetta “Jacquerie” nel 1358 (Jacques Bonhomme, nome tipo del contadino francese),
rivolta spontanea che viene repressa ancora nello stesso anno dai nobili. Mondo borghese e contadino
avevano interessi del tutto diversi; la Francia vive grande difficoltà a tutti i livelli. Inizialmnete il Re di
Francia Filippo IV il Bello aveva ancora potere e influenza europea, con la sua morte la dinastia
Capetingia entra in crisi. In inghilterra che succede? Dinastia dei Plantageneti (gli Angiò, che avevano
come stemma una pianta) si estingue per mancanza di eredi maschi, diventa re Enrico II conte d’Angiò,
sua madre Matilde era figlia dell’ultimo re della dinastia dei Duchi di Normandia, e aveva sposato il Duca
d’Angiò di Francia. Enrico II capisce che per recuperare potere centrale deve riprendersi i castelli e beni
demaniali che i nobili inglesi avevano preso durante le difficoltà del potere centrale della dinastia. Il re
intavola trattative con le varie famiglie feudali, si arriva a una cooperazione e vediamo nelle assemblee la
presenza di rappresentanti sia delle famiglie feudatarie che degli ecclesiastici, che al di fuori erano visti
come separati. Lentamente entreranno anche i rappresentanti del mondo borghese cittadino, il quale
però era concentrato quasi tutto a Londra, unica vera città borghese con attività mercantili e di
produzione. Anche in Inghilterra da Enrico II si irrobustisce il governo centrale come in Francia e
distribuzione sul territorio di magistrati e funzionari che portano alle periferie la voce e il governo
centrale del Re, emergono figure molto specializzate per la gestione delle varie funzioni di governo. Il
Regno diviso in grandi circoscrizioni dove il re mandava coppie di giudici itineranti, portando la giustizia
del Re. La rete dei funzionari periferici ha al vertice delle circoscrizioni amministrative, le contee, ha al
vertice lo sceriffo, che si occupa di mantenere la tranquillità, i castelli e demani regi, la giustizia ecc.
Questo rafforzamento del potere centrale porta i poteri periferici feudali sul territorio tendono a resistere
a questo accentramento che indebolisce il loro potere; a volte la monarchia ha la meglio (come in
Francia), a volte i baroni prendono il sopravvento (come in Germania). Dopo la battaglia di Bouvine nel
1214 il re Giovanni senza Terra perde gran parte dei territori francesi su cui i baroni avevano feudi
importanti e il re è debole; i baroni nel 1215 riescono a ottenere concessione della Magna Charta
Libertatis, libertà che nel Medioevo è un privilegio. Questo accordo tra ceto baronale e una debole
monarchia è il principio del filone di pensiero che oggi chiamiamo costituzionalismo, ovvero chi esercita
il potere lo può fare all’interno di confini stabiliti dalla legge. Monarchie continentali andranno invece
verso le monarchie assolute. Nella Magna Charta si dice, tra le altre cose, che per imporre le tasse il re
deve confrontarsi con un consiglio di baroni, i quali si presentano come rappresentanti di tutto il popolo
inglese. Si dice poi (non nella Charta) che deve essere formato un consiglio di 25 baroni che deve
controllare il rispetto degli accordi presi e se il re non rispetta accordi, il consiglio deve portare il popolo
alla rivolta per costringerlo a farlo. Si prevede poi il Grande Consiglio dei baroni che collabora con il re per
prendere decisioni più importanti, questa assemblea è il primo nocciolo di quello che sarà il Parlamento.
Altro elemento innovativo è la radice di quello che sarà l’Habeas corpus più tardi, ovvero si dice che se un
magistrato vede che qualcuno è stato condannato senza una decisione del giudice, il magistrato può
chiedere intervento del giudice per giudicare, quindi il potere amministrativo non può giudicare, serve
quello giudiziario. Questo era elemento molto innovativo, nelle altre monarchie (chi più chi meno) il re
faceva incarcerare e volendo uccidere chi voleva. Quindi questo accordo limita potere regio e dà potere
ai baroni che si presentano come rappresentanti del popolo inglese. Ci sono due conflitti tra il potere
regio e i baroni, con le rivolte dei baroni prima tra 1215 e 1217, poi tra 1264 e 1267. La monarchia inglese è
sempre legata alle vicende francesi con la perdita o acquisizione dei feudi baronali in Francia, si arriva
alla guerra dei Cent’Anni che l’Inghilterra perde e deve abbandonare territori francesi. La Francia va
incontro a grande rafforzamento politico e culturale, in Inghilterra scoppia guerra intestina tra due rami
interni a dinastia dei Plantageneti, gli York e i Lancaster, la “Guerra delle Due Rose” tra 1455 e 1485 (così
detta dopo Walter Scott nel 1829, che identifica una dinastia con simbolo rosa rossa e una rosa bianca).
Guerra intestina di trent’anni, alla fine l’Inghilterra si ritrova in ginocchio, ci sono bande di briganti, il
potere regio è debolissimo. Alla fine avvento della dinastia dei Tudor, di origine gallese, che si affermano
perché i due rami Plantageneti si estinguono. Enrico VII Tudor diventa re, lui è figlio di una Lancaster e
sposato una York. Alla fine della Guerra dei Cent’Anni vediamo le due realtà inglese e francese come
distinte, con lingua e consuetudini diverse, la Francia va verso monarchia assoluta, l’Inghilterra verso
monarchia proto-costituzionale. Inghilterra da quel momento diventa potenza marittima, vedendosi
preclusa la via sul continente. In Francia vediamo i domini regi che si sono molto ampliati, i grandi feudi
dei feudatari si sono molto ridotti (vedi cartina del 1461); Provenza, Alsazia e Lorena sono ancora fuori dal
Regno però.

PARTE MONOGRAFICA I: L’IMPRESA MERCANTILE (CAP.3)


Dall'XI secolo in Europa grande rinascita cittadina, le fonti non consentono di capire troppo le origini di
questo fenomeno nei secoli precedenti. Osserviamo ripresa demografica, attività economiche di
produzione e commercio locale e proto-internazionale.
Nel libro di riferimento gli autori analizzano elementi comuni dietro alla ripresa di questi fenomeni nei
vari contesti. Si vede che merci che prima erano solo locali iniziano a comparire anche in contesti più
lontani; nell’Alto Medioevo comunque i commerci di lunga rotta di prodotti come le spezie erano andati
avanti, seppure a livello più basso. Che cosa ci fa capire che qualcosa è cambiato? Troviamo diffusione di
fiere e mercati su molta parte del territorio europeo, perché ci sono documenti dei privilegi concessi
dalle autorità locali per fare il mercato settimanale o cose così, sistema diverso dalla vendita in bottega. Il
baratto nell’Alto Medioevo era molto diffuso, ora vediamo invece la ripresa dell’uso della moneta.
Vediamo riprendersi il sistema dei servizi o delle comunicazioni tra città diverse. Quali sono le
innovazioni principali tipiche di questa ripresa del commercio:
-nascono le società commerciali, delle vere e proprie imprese che richiedono investimenti, capitali
importanti che vengono messi a rischio. Nascono alcune forme di imprese che nelle fonti sono dette
“commende” (che erano i contratti) o “compagnie commerciali” ovvero gruppi di mercanti imprenditori
che si mettono insieme per far fronte comuni ai rischi del commercio su lungo distanza
-sviluppo delle infrastrutture, fondamentali per il commercio su distanza (quello locale era rimasto
relativamente vivo anche nell’Alto Medioevo).
Dalle fonti noi capiamo alcune cose, soprattutto dai contratti per la creazione di compagnie commerciali
o di costruzione di infrastrutture. Tra mercante e imprenditore per esempio si accordavano sulla
distribuzione dei profitti valutando anche quali fossero i rischi che venivano corsi, considerando che i
mercanti correvano rischi diversi e in genere più grandi; poi potevano esserci anche diversi finanziatori e
quindi anche lì come dividere tra loro i profitti. Spesso questi accordi firmati davanti al notaio
riguardavano un solo viaggio e poi il mercante trovava un altro finanziatore e viceversa. La commenda è
un contratto che troviamo spesso usato dai mercanti che vanno per mare, ce ne sono molti a Genova o
Venezia. Invece per mercanti di terra troviamo società chiamate compagnie commerciali, moltissime
nella documentazione fiorentina; esse nascevano nelle famiglie, poi iniziano a espandersi e a far entrare
anche soci esterni alle famiglie. Dovevano fare investimento iniziale mettendo insieme risorse di più
persone, poi il capitale poteva aumentare o diminuire in base a come andavano i commerci e i profitti. I
singoli soci rispondono con il loro patrimonio di tutto quello che può accadere, quindi se qualcosa va
male il socio deve pagare i debiti con il loro patrimonio intero, non solo quello investito nella compagnia.
La compagnia va avanti per diversi anni, finché non veniva sciolta continuava a sussistere con gli
impegni del contratto iniziale o almeno finché sono in vita i soci originari. I profitti venivano distribuiti tra
i soci. Inizialmente il lavoro viene portato avanti dai soci, quando la compagnia si ingrandisce inizia ad
assumere dipendenti salariati che non sono soci. Quindi si ristrutturano le organizzazioni che
partecipano alla vita mercantile.
I trasporti sono fondamentali negli scambi mercantili, nella garanzia della sicurezza anche; si vede
ripresa della manutenzione delle strade e delle vie fluviali; tanti documenti parlano dei diritti sulla
navigazione sui fiumi o sulla circolazione sulle strade. Miglioramenti tecnici riguardano soprattutto
trasporti fluviali; vengono ostruite barche di diverse dimensioni in base alla dimensione della via
navigabile, per poter trasportare il più merci possibili. Le strade, fondamentali vie di spostamento in
epoca romana inizialmente per motivi militari e poi per tanti altri. Per molto tempo le strade erano state
trascurate e si erano rovinate, gli autori del libro ci dicono la situazione delle strade romane nell’XI secolo.
In Inghilterra il sistema stradale romano era incentrato su Londra, che nel Basso Medioevo infatti rimane
l’unica vera città inglese; in Francia invece Parigi in età romana non aveva la centralità che invece
assume con dinastia dei Plantageneti, quindi serve creare ora un reticolo di strade convergente; in
Germania non ci sono strade romane, esse vanno costruite dal nulla; in Italia molto fitta rete romana ma
era diventata molto inefficiente. Sulle vie d’acqua vediamo la ristrutturazione o costruzione dei porti o
dei canali sui fiumi, progressi nelle costruzioni delle imbarcazioni che in alcuni casi vengono rese più
agili e piccole, in altri casi più grandi e robuste, in base alla navigazione che serviva; sviluppo tecnico in
vari ambiti per esempio la vela triangolare che prende il sopravvento sulla navigazione con i remi, il che
permette di risparmiare forza lavoro e spazio sulla nave per le merci, introdotti poi i timoni posteriori e
centrali, introdotti strumenti come la bussola o la clessidra (per calcolare i tempi di percorrenza), le
tavole trigonometriche per le distanze, le prime carte nautiche, il portolano (che spiegava situa delle
coste e dei porti). Si crea una nuova fotografia della terra e di come è fatta, per motivi pratici. Innovazioni
economiche per esempio il noleggio delle navi per andare ad acquistare merci. Aumenta il costo del
trasporto merci importanti (che posso trasportare in piccole quantità ma fanno grandi guadagni) ma
diminuisce quello delle merci meno importanti (che posso trasportare in grandi quantità), quindi il
profitto del primo venditore si fa soprattutto sulle merci importanti. Tutte queste cose favoriscono il
trasporto su nave. Innovazioni culturali, si diffondono manuali di viaggio con le informazioni che i
mercanti dovevano avere per fare le loro attività, i mercanti devono avvicinarsi alla lettura, alla scrittura e
al calcolo. Tutta una seri di strumenti che facilitano le loro attività; la carta inizia a prendere il sopravvento
per le loro attività, tanto non dovevano in teoria durare a lungo, l'obiettivo era avere un archivio corrente.
Nasce la scrittura “mercantesca” o “mercantile”, molto veloce (e difficile da leggere per noi). Verso fine
‘200 questa crescita entra un po’ in crisi in tutta Europa, molte imprese anche importanti iniziano a
fallire, i prezzi sfuggono al controllo dei mercanti e delle autorità pubbliche, il commercio diventa più
difficile quindi il ruolo del mercante diventa ancora più importante perché egli era la figura necessaria
per la distribuzione di alcuni prodotti. Varie ragioni alla base di questa crisi (vedi nel libro), poi c’è una
nuova ondata di innovazione che risollevano le sorti dell’economia europea. Si cercano vie alternative per
arrivare in Oriente, il Portogallo circumnaviga l’Africa e ottiene grande vantaggio, poi la Spagna manda
Colombo per arrivarci dall’Atlantico. Ricerca di nuove rotte e mercati porta vantaggi mercantili ma anche
culturali, con la “scoperta” dell’America per gli Europei. Novità introdotte nella gestione dei conti e di
governare l’azienda; per evitare fallimenti delle compagnie si creano delle “holding”, una casa madre con
le varie imprese collegate ma comunque indipendenti, in modo che se una fosse fallita le altre no. Poi
aspetto della responsabilità dei singoli soci, si arriva a definire con una norma che ognuno è responsabile
solo per la propria parte investita. Soluzioni prese di fronte alla crisi del mercato che si presenta a metà
del ‘300.

LEZIONE 16 (07/03/2024)
[Vedi su Virtuale doc con argomenti da studiare]
La circolazione monetaria nel Medioevo è internazionale, magari cambia quella di riferimento, prima
quella bizantina, poi quella musulmana ecc.

LA CRESCITA DEMOGRAFICA
Crescita demografica europea; Cortonesi (il volume) dice la vediamo anche questa chiaramente nell’XI
secolo, ovviamente non arrivata dal nulla, ma i due secoli precedenti ci hanno tramandato poche fonti
per cui si fa fatica a capire quali sono le cause. Però nell’XI secolo grande rinascita è visibile e fino al 13
secolo c’è grande espansione economica e demografica europea. Terreni coltivati vengono ampliati e
quindi la produzione agricola; cambia paesaggio da economia di raccolto a coltivazione, le foreste paludi
pascoli lasciano posto a orti e coltivazioni estensive. Rinascono le città che tornano ad ampliarsi.
Cambiamenti sociali e politici, nuovi ceti sociali produttivi che entrano in scena (mercanti, finanzieri,
professioni) e inizia a recedere classe dirigente antica della proprietà fondiaria (aristocratici e militari) che
diventano co-protagonisti. Aumento produzione agricola dipende soprattutto dall’estensione dei territori
coltivati, non tanto dai miglioramenti delle tecniche di coltivazione, la resa rimane più o meno quella; chi
possiede la terra comunque mantiene ruolo centrale ma compaiono accanto anche le altre figure.
Espansione demografica comincia probabilmente nel X secolo e si protrae fino a inizio 1300, con prime
carestie, poi a metà secolo la peste nera che blocca la crescita demografica. Quando comincia di
preciso? Abbiamo alcuni elementi che fanno capire come sia evidente nell’XI secolo, guardando per
esempio documenti delle città che fanno capire che si sono estese, che parti che erano state
abbandonate sono ora abitate. Poi aumento terreni messi a coltura, quindi serviva più lavoro su di essi,
più persone a disposizione; aumento numero botteghe nelle città, più gente che vi lavora e più richiesta
di utenti e di materiali da utilizzare. Probabilmente crescita parte già tra 8 e 9 secolo ma dai documenti
diventa evidente dall’11. Di quanto aumenta popolazione europea? Indicativamente tra X e XI secolo +30
mln di persone (da 42 a 73). Quindi milioni di persone in più; a inizio Trecento (sono sempre proiezioni, in
alcune aree si riesce ad essere più relativamente precisi e poi si proietta circa al contesto europeo. Le
venticinquine erano documenti in cui si riportavano tutti i maschi abili a portare le armi in un contesto
cittadino, il che permetteva di avere una valutazione di base della popolazione) circa 100 mln. Fase di
decollo tra X e XI secolo, non uniforme in tutta Europa, ci sono aree trainanti tipo Italia o Francia, in altri
contesti è più stagnante o più tardiva come Inghilterra, regioni baltiche e area danubiana. Anche qui
tutto indicativo, non certezze. Come cresce questa popolazione e dove si stabilisce? Ci sono centri di
antica formazione romana, sopravvissute per quanto in condizioni modeste e di declino, ma hanno
mantenuto loro aspetto di città e sono rimasti punti di riferimento religioso, sono sempre sede del
vescovo, della diocesi; mentre elemento politico spesso si allontana, i conti che preferiscono stare nei
castelli e nel contado, dove emerge struttura portante dell'economia e dal castello riesce a controllare
meglio il territorio e tenere meglio assoggettata la popolazione nelle campagne, cosa più difficile nelle
città. Castelli che si ingrandiscono e si evolvono in una dimensione quasi urbana; il castrum medievale
(anche antico) è un abitato fortificato. Essi cominciano ad avere più abitanti e diventano piccoli centri
urbani. Poi ci sono semplici luoghi di mercato, luoghi di incontro sulle strade importanti, che crescono e
diventano centri urbani. Ci sono città di nuova fondazione, spesso perché l'autorità politica decide di
crearli in una determinata zona (esempio, Alessandria). Oppure antiche città vengono spostate, se
magari versano in condizioni abbastanza disastrose. I fattori della rinascita dei centri urbani: vie di
comunicazione favorevoli e poi le condizioni di sicurezza, la città si dota o è dotata di mura, che sono un
segnale di richiamo per chi è fuori. Mano mano che si allargano le città costruiscono nuove mura.
Numero abitanti circa delle città, anche qui moooolto indicativi; tra 13 e 14 secolo, momento massima
espansione, poche città superano i 50.000 abitanti. Milano forse 150.000, poi Venezia, Firenze (100.000),
Genova (50.000); Parigi, Gand o Bruges fuori dall’Italia. (vedi slide con dati per il 1300). Mediamente in
Italia città tra i 5000 e 10.000 abitanti, che in altri contesti erano grandi città, tipo in Germania dove non
c’era stata urbanizzazione romana. Poi il Sud e le isole sono meno urbanizzate, in Toscana e lungo la via
Emilia invece molta urbanizzazione (vedi slide per contesto europeo). Le mura scandiscono la crescita
delle città, a Bologna tre cerchie murarie che sottolineano tre momenti di crescita demografica. Oltre
alla crescita demografica interna ci sono anche le persone dalle campagne che arrivano nelle città,
anche nelle campagne la popolazione è in crescita, non solo dai ceti bassi ma anche feudatari, che
diventano importanti per la difesa dato che sapevano combattere. Poi, arrivano contadini anche da posti
più lontani, non solo dal contado vicino, e questi si danno organizzazione per difendere i propri interessi
(a Bologna le compagnie dei Toschi e dei Lombardi). Rappresaglia → se un cittadino di un’altra città fa un
danno, la responsabilità ricade anche su altri provenienti da quella città; queste organizzazioni servono
per tutelarsi da queste situazioni. Venivano anche da oltralpe, come i mercanti tedeschi a Venezia o i
mercanti aragonesi e angioini nel Sud. Nelle università di Bologna o Parigi arrivano studenti da tutta
Europa. Crescita demografica accompagna crescita economica, che è innanzitutto crescita della
produzione agricola; Cortonesi da per scontato un aspetto, ovvero il fatto che la città ha bisogno di
produzione della sovrabbondanza agricola dalla campagna, quindi la crescita demografica delle città è
supportata dalla crescita della produzione agricola nelle campagne, che alimenta il mercato per
trasportare le merci.

AUMENTO PRODUZIONE AGRICOLA


Alcuni miglioramenti tecnici di produzione sono stati introdotti nel Medioevo ma non impressero una
grandissima svolta. Vediamo nella documentazione che aumentano riferimenti alle terre destinate alla
coltura, che aumentano in maniera impressionante, soprattutto spazi destinati alla cerealicoltura (grano
et similia); questo produce rinnovamento alimentare importante, il pane nell’Alto Medioevo era poco
prodotto perchè coltivazione dei cereali si era ridotto; da XI secolo il pane torna ad essere elemento
centrale dell’alimentazione. In tutto questo il territorio viene “aggredito” per aumentare terreni
coltivabili, si disbosca, si bonificano paludi, si regimentano le acque perché i territori vicini alle acque
erano molto fertili, vengono ridotti i pascoli; Cortonesi non dice che si inizia anche a coltivare terreni ad
alta quota, il che è reso possibile da un miglioramento delle condizioni climatiche con aumento delle
temperature. Nel corso del 1300-400 verranno abbandonati perché le temperature si abbassano. Questo
processo di sfruttamento di nuovi terreni riguarda molte parti d’Europa, non tanto l’Italia perché intanto
non c’era troppo terreno da coltivare e quello che c’era era già molto sfruttato; invece appare in modo
vistoso in altre aree, come l’area tra l’Elba e la Saal in Germania, con pressione del mondo tedesco verso
Oriente dove densità abitativa era molto ridotta. Nei Paesi Bassi c’è recupero dei terreni sotto al livello del
mare, con costruzione dighe e sbarramenti, I Polders di Olanda e Zelanda tra XI e XII secolo sulla spinta
delle autorità politiche locali, terreni molto produttivi; gli olandesi iniziano a spostarsi anche sull’area
nord tedesca o sud danese per andare a mettere in pratica queste loro capacità di recupero di terre
sommerse. Esempi di colonizzazione dei terreni in Polonia, Boemia o Ungheria; in Francia questo
processo viene affidato ai monasteri e alle abbazie benedettine. In Italia disboscamenti e bonifiche
attestate già dal IX secolo in area padana, i canali diventano reti di comunicazione per collegare le città
con i fiumi e i mari, costruendo imbarcazioni più piccole e leggere per navigarvi (a Bologna un consorzio
di privati, famiglia Ravisati, costruisce un canale che comunica sul Reno che poi va nell’Adriatico. Il sale
dalle saline di cervia risaliva da questi canali). Questo abbatte i costi perché con le imbarcazioni si
potevano trasportare quantità di prodotti molto più elevate. La popolazione comincia a concentrarsi su
aree coltivabili e nascono anche nuovi centri urbani, come Biella o Sarzana; spesso quando si
costruivano nuove città, per invogliare le persone ad andarci si concedevano privilegi particolari
(nascono città chiamate Francavilla o Villafranca). Le eccedenze demografiche provano flussi migratori,
sia dalle campagne alle città ma anche da territori ad altri, per esempio i lombardi che si spostano nella
Sicilia normanna o i contadini tedeschi che vanno nelle vallate alpine.
Lavoro agricolo → miglioramenti ci sono però lenti, che fanno fatica ad affermarsi e non si distribuiscono
in maniera uniforme in Europa quindi non hanno grande incisione. L’aratro con il vomere a versoio con
lama ricurva, che consente di ribaltare meglio la terra e renderla più coltivabile; strumento introdotto già
da tempo ma nel 1300 in varie aree europee troviamo che venivano usati i vecchi aratri, come quello a
chiodo di età romana che faceva solo un solco nella terra. Miglioramenti nella trazione animale, ci sono
aratri più robusti che richiedono forza di trazione maggiore, vengono introdotti più animali che tirano
(bue, vacche, a volte bufalo; nel nord Europa il cavallo che però costa ed è più fragile). Ferratura dei cavalli
da aratro. Miglioramenti per la trebbiatura. Interessante introduzione di cicli di colture più razionale; la
rotazione “triennale” porta a divisione in tre parti del terreno, che viene in una parte lasciato a riposo, in
una parte coltivando piante in superficie e in una piante più in profondità e poi ruotando ogni anno.
Aumento della resa.

Vedi slide per produzione artigianale. Nascita organizzazioni corporative delle professioni, che iniziano a
far pesare il proprio ruolo e i propri interessi anche a livello politico. Specializzazione di alcune
professioni, soprattutto artigianato.

Vedi slide sugli scambi commerciali e il resto

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