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Orazio

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Argomenti trattati

  • Giovinezza,
  • Autarkia,
  • Contraccolpi,
  • Eredità poetica,
  • Poesia sublime,
  • Archiloco,
  • Lessico,
  • Riflessione filosofica,
  • Riflessione sulla vita,
  • Aggressività
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Argomenti trattati

  • Giovinezza,
  • Autarkia,
  • Contraccolpi,
  • Eredità poetica,
  • Poesia sublime,
  • Archiloco,
  • Lessico,
  • Riflessione filosofica,
  • Riflessione sulla vita,
  • Aggressività

Orazio nacque a Venosa ed apparteneva ad una famiglia benestante non ricchissima e tenevano

all’educazione del figlio. Si recò a Roma per migliorare la sua educazione tanto che ebbe un
severissimo maestro di grammatica Orbilio ( detto il manesco). Ad Atene incontrò Bruto e Cassio gli
uccisori di Cesare entrò nelle file dei cesaricidi che si scontravano contro Antonio e Ottaviano, con il
grado di tribunus militum combattè dalla loro parte nella battaglia.

Le opere di Orazio rispecchiano il suo percorso d’intellettuale, dallo smarrimento per le guerre civili
al recupero di una visione più serena e disincantata che coincide con la condivisione del programma
di rinnovamento augusteo e la scelta di dedicarsi alla poesia tra il 41 e il 30 a.C. compose gli Epodi e
i Sermones. Nel 23 a.C. pubblicò le Odi composto da 88 liriche ( 38 nel I libro, 20 nel II libro, 30 III
libro). Nel 17 a.C. risale il Carmen saeculare, nel 13 a.C. venne pubblicato un quarto libro delle Odi
con 15 carmi . Dopo le Odi furono pubblicati le Epistole in esametri come i Sermoses il primo libro è
fromato da 20 componimenti, il secondo comprende due epistole che venne composto tra il 19 a.C.
e il 13 a.C.

L’Ars poetica è un trattato in 476 esametri che espone le teorie di Aristotele sulla poesia. L’opera è
complessa ma tratta di un’epistola discorsiva. Ed è stato possibile individuare un ordine interno che
suddivide l’opera in due parti:

1. La prima tratta dell’ars


2. La seconda è dedicata all’artifex

1. Gli argomenti delle prima parte sono la poesis ovvero il contenuto e la materia, il poema ovvero
tutto ciò che riguarda lo stile, la disposizione strutturale il lessico, la metrica e l’originalità che
consiste nel trattare temi già esistenti.

[Link] seconda parte dell’opera invece è dedicata all’artefix ossia al poeta che si sofferma sulla
necessità di possedere una cultura, sulla capacità del poeta di miscere utile dulci per rispondere al
fine didascalico della poesia e sull’importanza di armonizzare le doti del poeta.

GLI EPODI

Gli Epodi sono 17 componimenti pubblicati nel 30 a.C. insieme con il secondo libro delle Satire.
Orazio denominò questa sue raccolta Iambi alludendo al metro giambico attribuita con un tono più
aggressivo dalla tradizione lirica arcaica.

La produzione degli epodi si discosta ad altre composizioni caratterizzata buon gusto e cordialità; la
genesi degli Epodi va collocata in relazione alla volontà di rifarsi a un modello come Orazio fa
intendere. Orazio afferma la sua dipendenza del modello di Archiloco ed esalta di non averlo imitato
senza originalità. Orazio sostiene che ha ripreso da Archiloco i metri( numeri) e l’impeto( animi), ma
non i contenuti e il linguaggio ingiurioso, che usava il giambografo greco. La situazioni in cui si
trovava Orazio da giovane a causa delle sue passioni politiche seguita dalla sconfitta della sua fazione
che lo spinse a cercare un genere poetico segnato dall’aggressività ma che risulta priva di un
atteggiamento passionale e rancoroso. Visto che la poesia giambica deve essere aggressiva ma
Orazio l’invettiva sceglie bersagli di poco conto: un usuaraio, una fattucchiera ì, la strega Canidia, un
poetastro. Sul profilo si nota un lessico oscillante tra il livello del parlato ma capace di adattarsi a
situazioni diverse.

Le satire

Il genere satirico raggiunge con Orazio la sua forma più alta; la satira oraziana si costituisce un
modello per tutte le altre opere.

Orazio riconferma ciò che era stato fatto da Lucilio sotto un profilo più formale scegli l’esametro.
Prende come modello Lucilio non solo per il carattere metrico e formale ma afferma di essere
dipendente da lui. Nella quarta satira del primo libro Orazio lo riconosce come l’iniziatore del genere
satirico. Dal lui riprende due segni distintivi l’autobiografia e l’aggressività. Orazio dai poeti ellenistici
ha imparato ad applicare nel suo lavoro il principio del labor limae ma che rimprovera in Lucilio.

Nella satira di orazio c’è una forte dimensione autobiografica intesa come impegno morale per
mettere in chiaro idee, gusti personali, aspetti che il testo consente di trasformare in considerazioni
più ampi. Orazio afferma di aver ereditato da Lucilio l’attacco personale che in lui non è mai separato
dalla ricerca di principi morali, che si propongono di individuare con delle incertezze di una società in
crisi.

Egli intende percorrere due strade fondamentali:

 L’autarkia autosufficenza interiore, è patrimonio di tutte le scuole filosofiche che cercavano


di mettere al sicuro l’uomo daii contraccolpi rendendolo capace di bastare a se stesso.
 La metriotes la misura intesa come moderazione, consiste nel non cedere ad atteggiamenti
estremi come l’amore o l’odio in modo eccessivo nel non abbandonarsi alla felicità legata
alla fama o l’infelicità che deriva dalla sventura.

La formazione epicurea di Orazio di avverte anche in alcune tematiche ovvere nelle cosiddette
“ satire filosofiche”.

il secondo libro è basato sul confronto tra un modello positivo ed alcuni modelli negativi; il libro si
apre con una dichiarazione poetica dove Orazio difende la sua vocazione di poeta satirico,
l’elemento autobiografico si attenua, le satire assumono una forma dialogica dove il ruolo
dominante non viene ricoperto dal poeta ma dall’interlocutore quindi la satira non è dialogica
perché gli argomenti non vengono presentati in prima persona dal poeta ma vengono affidate ad
altri questo genera un cambiamento nel significato, nei testi del secondo libro il pensiero del poeta è
più debole di fronte le obiezioni poste dai personaggi e punti di vista che danno una sensazione di
smarrimento, tutti i personaggi diventano portatori di una sua verità anche se si percepisce che non
tutte le verità sono uguali e molte finiscono per evidenziare un gioco ironico, orazio permette di
guardare le sue debolezze e i tentennamenti, orazio dimostra che il raggiungimento della metriotes
è difficile. Il principio dell’autarkia esemplifica uno spazio di autonomia e di raccoglimento come
nella favola del topo di campagna e del topo di città dove si trova il proprio equilibrio limitando i
propri bisogni. Il titolo indica una raccolta di satire con una precisa volontà di carattere stilistico. Se la
satira è sermo il livello linguistico e stilitico risulta volutamente non alto, il lessico utilizza forme e
vocaboli di lingua familiare.
Le odi

La produzione lirica oraziana non può essere compresa senza tenere presente il rapporto con la lirica
greca, i poeti neoterici avevano anche ripreso i modelli greci ma l’ambito a cui si riferivano era la
traduzione ellenistica, con Orazio i modelli venivano ricercati tra i lirici dell’età arcaica tra cui Alceo;
molte liriche di orazio sono strofe di alceo riprendono motivi tipici del poeta greco come l’amore, il
simposio, le festività religiose. Orazio si rifà al suo modello ponendo all’inizio dell’ode il motto ovvero
lo spunto iniziale di un’ode di Alceo tradotto in latino. Oltre ad Alceo ci sono altri modelli greci a cui
Orazio si riferisce da Anacreonte riprende l’eleganza delle figure femminili e la malinconia che
avvolge la riflessione sulla fugacità del tempo e del tramonto della giovinezza. Pindaro considera
come esempio di perfezione e di genialità, che comprende soprattuo le odi del iv libro, quando
ricerca una poesia sublime. Orazio è consapevole dei suoi limiti professandosi fautore un genere di
poesia frutto di tecnica puntigliosa, con queste considerazioni si può comprendere che orazio non si
è limitato a far conoscere i poeti greci ql pubblico latino con la traduzione dei loro versi, ma adatta
alla sensibilità romana quei testi. Temi situazioni, immagini di base lirica si riprendono dal poeta che
vengono collocati in ambientazioni romane ed espresse in un linguaggio che si allontana
dell’originale e diventano per lo specifico oraziane. Il tema dell’ego primus ovvero di rivendicazione
oraziana che è stato il primo a compiere una sintesi poetica tra due mondi.

Una delle caratteristiche della produzione orziana è la vastità dei temi, il primo è quello erotico che
tratta il tema dell’amore, l’amore di orazio è basato sul distacco ironico e dal tentativo di non
lasciarsi coinvolgere.

Quando è il poeta ad essere coinvolto in una storia d’amore ci sono degli accenni passionali ma si
esaurisce a livello poetico. L’amore viene associato alla giovinezza all’età della vita che sfugge senza
ritorno da cui un uomo maturo e saggio si tiene distante.

Un altro filone è quello religioso, la formazione epicurea non lascia in Orazio lo spazio per credere
alla dimensione divina ritenuta differente da quella umana, consapevole che il tema era parte
integrante del genere lirico, il poeta fa emergere nelle Odi il motivo per cui in relazione alla bellezza
del paesaggio naturale o alle forze della natura.

La religiosità a cui si basa Orazio sono le feste popolari, soprattutto quelle che s celebravano nel
luogo della sua villa-rifugio in Sabina, il carme saeculare dove le invocazioni alle divinità si mescolano
motivi civili e celebrativi della grandezza di Roma. Il simposiaco ha una lunga tradizione on ambito
greco ma è riletto da Orazio secondo la sua sensibilità poetica, da una parte si collegano i riti
dell’invito della preparazione della casa e delle vivande, dall’altro diviene l’occasione per esprimere
la dimensione dell’amicizia i rapporti per allontanare gli affanni in una condizione in cui il ritmo della
vita si allenta e tutto torna ad avere il giusto senso; il simposio è collocato nel contesto delle
campagne romane che permettono di sentire da lontano il rumore della città e suoi obblighi,
nell’ambito simposiaco si trovano il filone gnomico dove il poeta esprime il suo punto di vista sulla
vita, sulla morte , sul tempo, sulla povertà. Il motivo può essere definito il centro della riflessione
filosofica di Orazio presente nelle odi, il filone della poesia civile che emerge nelle odi romane dove il
poeta non sembra dedicarsi con convinzione.

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