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Diritto e Religioni

Semestrale
Anno VII - n. 1-2012
Gruppo Periodici Pellegrini

Direttore responsabile Direttore


Walter Pellegrini Mario Tedeschi

Segretaria di redazione
Maria d’Arienzo

Comitato scientifico
F. Aznar Gil, A. Autiero, R. Balbi, G. Barberini, A. Bettetini, F. Bolognini, P. A. Bonnet,
P. Colella, O. Condorelli, P. Consorti, G. Dammacco, F. Di Donato, P. Di Marzio, F.
Falchi, M. C. Folliero, A. Fuccillo, M. Jasonni, G. J. Kaczyński, G. Leziroli, S. Lariccia,
G. Lo Castro, M. F. Maternini, C. Mirabelli, M. Minicuci, L. Musselli, R. Navarro
Valls, P. Pellegrino, F. Petroncelli Hübler, S. Prisco, A. M. Punzi Nicolò, M. Ricca,
A. Talamanca, P. Valdrini, M. Ventura, A. Zanotti, F. Zanchini di Castiglionchio

Struttura della rivista:


Parte I

Sezioni Direttori Scientifici


Antropologia culturale M. Minicuci, F. Facchini
Diritto canonico A. Bettetini, G. Lo Castro
Diritti confessionali P. Colella, A. Vincenzo
Diritto ecclesiastico M. Jasonni, L. Musselli
Sociologia delle religioni e teologia G.J. Kaczyński
Storia delle istituzioni religiose R. Balbi, O. Condorelli

Parte II
Settori Responsabili
Giurisprudenza e legislazione amministrativa G. Bianco
Giurisprudenza e legislazione canonica P. Stefanì
Giurisprudenza e legislazione civile L. Barbieri, Raffaele Santoro,
Roberta Santoro
Giurisprudenza e legislazione costituzionale F. Balsamo
Giurisprudenza e legislazione internazionale S. Testa Bappenheim
Giurisprudenza e legislazione penale F. Falanga
Giurisprudenza e legislazione tributaria A. Guarino

Parte III
Settori Responsabili
Letture, recensioni, schede,
segnalazioni bibliografiche F. Petroncelli Hübler, M. Tedeschi

1
Comitato dei referees

Prof. Andrea Bettetini - [Link] Geraldina Boni - Prof. Salvatore Bordonali - Prof.
Orazio Condorelli - Prof. Pierluigi Consorti -Prof. Raffaele Coppola - Prof. Pasquale
De Sena - Prof. Saverio Di Bella - Prof. Francesco Di Donato - Prof. Olivier Echappè
- Prof. Nicola Fiorita - Prof. Antonio Fuccillo - Prof. Federico Aznar Gil - Prof. Iván
Ibán - Prof. Pietro Lo Iacono - Prof. Dario Luongo - Prof. Agustin Motilla - Prof.
Salvatore Prisco - Prof. Patrick Valdrini - Prof. Gian Battista Varnier - Prof. Carmela
Ventrella - Prof. Marco Ventura

4
Il tentativo di conciliazione nel diritto processuale
canonico

Raffaele Santoro

1. Il tentativo di conciliazione nella dimensione pastorale del diritto canonico

La previsione di norme processuali all’interno del Codex Juris Canonici,


anche se a prima vista può apparire come avulsa dalla dimensione soteriolo-
gica che caratterizza l’ordinamento canonico, in realtà, oltre a garantire un
ordinato svolgimento della funzione giudiziale di cui – per istituzione divina
– è titolare la Chiesa, definisce una griglia di principi inderogabili strumentali
alla più ampia tutela di chi chiede protezione per i propri diritti soggettivi in
modo conforme a quanto proposto dal Concilio Vaticano II1.
Per la retta amministrazione della giustizia, mai riducibile ad una mera
applicazione della legge2, nella prospettiva di un più ampio orizzonte di
salvezza, il legislatore universale ha sancito una serie di doveri che devono
essere osservati dai giudici e dagli altri ministri del tribunale nell’esercizio
dei loro compiti.
In particolare, in ragione del principio evangelico della caritas, tutti i
fedeli, ma in primo luogo i Vescovi, devono impegnarsi assiduamente, salva
la giustizia, affinché all’interno del Popolo di Dio siano evitate, per quanto
è possibile, le liti e si compongano al più presto pacificamente (can. 1446 §
1 c.j.c.)3.
Questa norma, mentre costituisce la «rappresentazione più vigorosa e

1
Cfr. Velasio De Paolis, La giustizia amministrativa: lineamenti generali, in [Link]., I giudizi nella
Chiesa. Processi e procedure speciali, a cura del Gruppo Italiano Docenti di Diritto Canonico,
Glossa, Milano, 1999, pp. 11-12; Gaetano Lo Castro, Il soggetto e i suoi diritti nell’ordinamento
canonico, Giuffrè, Milano, 1985, pp. 235-238; Paolo Moneta, La giustizia nella Chiesa, il Mulino,
Bologna, 2002, pp. 197-199; Mario Tedeschi, Chiesa e diritti della persona, in Diritto e religioni,
2, 2011, pp. 68-72.
2
Cfr. Paolo Moneta, La giustizia nella Chiesa, cit., p. 17.
3
Cfr. Zenon Grocholewski, La tutela dei diritti dei fedeli e le composizioni stragiudiziali delle
controversie, in Quaderni di diritto ecclesiale, 8, 1995, pp. 273-286.

Parte I - Diritto canonico 45


Raffaele Santoro

pastorale di evitare i giudizi»4, traduce in chiave normativa un insegnamento


e un precetto che il legislatore universale ha ritenuto di dover ricordare ai
destinatari delle norme canoniche, il cui riferimento scritturistico è ricondu-
cibile al Vangelo di Matteo:

«Se tuo fratello ha mancato contro di te, và e correggilo fra te e lui solo; se
t’ascolta, hai guadagnato tuo fratello; ma se non t’ascolta, prendi con te una per-
sona o due, affinché sulla parola di due o tre testimoni sia decisa ogni questione;
e se ricusa di ascoltarti, dillo alla Chiesa; se poi non ascolta neppure la Chiesa,
sia per te come un pagano o un repubblicano» (Mt. 18, 15-17).

Del resto, dal secolo VII al secolo XII, l’attività svolta dalla Chiesa cattolica
nell’esercizio della funzione giudiziaria ha mirato non tanto alla produzione
di sentenze giudiziali, quanto alla riconciliazione delle parti, come emerge
anche dalle decretali5. Oltre a quanto ordinariamente avviene nel giudizio
contenzioso, ivi comprese le cause di nullità matrimoniale, anche nel processo
amministrativo è noto l’impegno della Chiesa di adoperarsi affinché fedele e
autorità ecclesiastica trovino una giusta ricomposizione – in via conciliativa
– della controversia innescata da un atto amministrativo ritenuto gravoso o
viziato dal relativo destinatario6.
Similmente, nel diritto processuale penale canonico, l’instaurazione del
giudizio appare una extrema ratio, poiché l’Ordinario deve provvedere ad
avviare la procedura giudiziaria o amministrativa per infliggere o dichiarare le
pene solo quando abbia constatato che né con l’ammonizione fraterna, né con
la riprensione, né per altre vie dettate dalla sollecitudine pastorale, è possibile
ottenere sufficientemente la riparazione dello scandalo, il ristabilimento della

4
Pio Vito Pinto, I processi nel Codice di Diritto Canonico. Commento sistematico al Lib. VII,
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1993, p. 13.
5
Cfr. [Link]., Dictionnaire de droit canonique, voce Arbitrage, I, diretto da Raoul Naz, Letouzey
e Ané, Parigi, 1949, pp. 862-863.
6
Cfr. Eduardo Baura, Il sistema delle invalidità (inesistenza e nullità; annullabilità e rescindibilità
dell’atto giuridico), in [Link]., L’atto giuridico nel diritto canonico, Libreria Editrice Vaticana, Città
del Vaticano, 2002, pp. 121-141; Salvatore Berlingò, Marta Tigano, Lezioni di diritto canonico,
Giappichelli, Torino, 2008, pp. 100-101; Velasio De Paolis, Andrea D’Auria, Le Norme Generali.
Commento al Codice di Diritto Canonico. Libro I, Urbaniana University Press, Città del Vaticano,
2008, pp. 329-372; Eduardo Labandeira, Trattato di diritto amministrativo canonico, Giuffrè, Milano,
1994, pp. 455-459; Jorge Miras, L’oggetto del ricorso contenzioso-amministrativo canonico, in [Link].,
La giustizia nell’attività amministrativa della Chiesa: il contenzioso amministrativo, a cura di Eduardo
Baura, Javier Canosa, Giuffrè, Milano, 2006, pp. 275-304; Pio Vito Pinto, Diritto amministrativo
canonico. La Chiesa: mistero e istituzione, Edizioni Dehoniane, Bologna, 2006, pp. 269-270.

46 Diritto e Religioni
Il tentativo di conciliazione nel diritto processuale canonico

giustizia e l’emendazione del reo (can. 1341 c.j.c.)7.


In questa prospettiva, sempre in ambito processuale, il giudice, sul nascere
della lite e anche in qualunque altro momento, ogni volta che scorge qualche
speranza di buon esito, deve esortare le parti e aiutarle a cercare di comune
accordo un’equa soluzione della controversia, indicando loro le vie idonee a
tale proposito, anche servendosi eventualmente di persone autorevoli per la
mediazione (can. 1446 § 2 c.j.c.).
Diversamente da quanto previsto dal Codex del 1917, quest’obbligo grava
sul giudice non solo all’inizio della lite, ma in ogni momento del giudizio che
precede l’emanazione della sentenza, ogni volta che in base al suo giudizio
intraveda una possibilità di esito favorevole. Il giudice ha dunque l’obbligo di
non omettere la realizzazione di atti positivi diretti ad esortare i litiganti e ad
aiutarli a giungere ad un accordo che eviti la lite e risolva la controversia.
Tra i mezzi utili per perseguire tale scopo, il legislatore consente alle
parti di ricorrere alla mediazione di persone autorevoli, di propria fiducia
o raccomandabili per imparzialità, bontà e prestigio. In questa prospettiva,
anche al fine di rendere civilmente efficaci gli accordi sottoscritti dalle parti,
al di là dell’autonomia contrattuale riconosciuta dalla legislazione statuale,
si potrebbe auspicare il ricorso ad un organismo di conciliazione accreditato
ai sensi dell’articolo 16 del [Link]. 4 marzo 2010, n. 28, recante Attuazione
dell’articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione
finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali 8.
Infine, se la lite verte sul bene privato delle parti, il giudice deve verificare
se con la transazione o il giudizio arbitrale, a norma dei canoni 1713-1716
c.j.c., possa concludersi vantaggiosamente (can. 1446 § 3 c.j.c.)., individuando

7
Cfr. Antonio Calabrese, Diritto penale canonico, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano,
2006, pp. 139-143; Claudio Marras, Indole pastorale e carità del diritto penale canonico, Saletta
dell’Uva, Caserta 2011, pp. 46-49; Claudio Papale, Il processo penale canonico. Commento al
Codice di Diritto Canonico. Libro VII, Parte IV, Urbaniana University Press, Città del Vaticano,
2012, pp. 63-69.
8
Cfr. [Link]., La nuova mediazione e conciliazione, a cura di Nicola Soldati, Il Sole 24 Ore, Mila-
no, 2010; [Link]., Mediazione e conciliazione. Diritto interno, comparato e internazionale, a cura di
Alessandra Pera, Giovanni M. Riccio, Cedam, Padova, 2011; [Link]., Mediazione e conciliazione
nel nuovo processo civile, Dike Giuridica, Roma, 2011; Salvo Dell’Arte, Manuale della nuova con-
ciliazione, Experta, Forlì, 2011; Gabriele Guarda, Guida all’arbitrato e alla conciliazione. Strumenti
alternativi di risoluzione delle controversie, Giuffrè, Milano, 2009; Nunzio S. Di Paola, Fabio Carne-
glia, Guida alla nuova conciliazione. Mediazione finalizzata alla conciliazione nelle controversie civili
e commerciali ai sensi del [Link]. 4 marzo 2010, n. 28, Maggioli, Milano, 2010; Tiziana Fragomeni,
Mediazione e conciliazione, La Tribuna, Piacenza, 2011; Osvaldo D. Rossi, Stefano Rossi, Mediazione
e conciliazione. Analisi della normativa, Aracne, Roma, 2010; Giovanni Sciancalepore, Salvatore
Sica, Mediazione e conciliazione. Profili teorici e pratici, Giappichelli, Torino, 2010.

Parte I - Diritto canonico 47


Raffaele Santoro

in tale guisa nel processo «non la via privilegiata per la soluzione delle con-
troversie all’interno dell’ordinamento canonico, ma solo un rimedio estremo
ed eccezionale»9.

2. I modi alternativi per risolvere la controversia senza ricorrere al giudizio


contenzioso

In attuazione dei principi innanzi delineati, nei quali si traduce l’indole


pastorale di diritto canonico e delle relative norme processuali, il canone 1713
c.j.c. sancisce che per evitare le contese giudiziarie si può utilmente ricorrere
alla transazione, alla conciliazione, oppure affidare la controversia al giudizio
di uno o più arbitri.
In particolare, nel diritto canonico, la transazione, consistente in un contratto
bilaterale oneroso, in virtù del quale le parti, determinando le relative condizioni
obbligatorie, regolano un rapporto o un oggetto sui quali verte la controversia,
può essere extragiudiziale, quando, senza l’intervento del giudice, si realizza tra
le parti attraverso il ricorso agli ordinari strumenti di autoregolamentazione,
oppure giudiziale, quando l’accordo è realizzato innanzi al giudice, ponendo
fine alla controversia sorta inter partes. Entrambe le tipologie di transazione
sono dirette ad evitare l’instaurarsi del processo o a porre termine ad uno già
in corso.
Nel medesimo canone il legislatore fa riferimento anche alla conciliazione
che precede il processo, diretta a far trovare un accordo alle parti, come del
resto è previsto anche nei canoni 1446 (processo contenzioso ordinario), 1659
(processo contenzioso orale), 1676 (cause pro nullitate matrimonii) e 1695
(procedimento di separazione).
In attuazione del principio di autonomia riconosciuto dal legislatore
canonico, per la transazione, il compromesso e il giudizio arbitrale devono
essere osservate le norme prescelte dalle parti oppure, se le parti non abbiano
espresso alcuna scelta in merito, le disposizioni date dalla Conferenza Epi-
scopale, se emanate10, oppure infine la legge civile vigente nel luogo in cui

9
Camillo Ruini, Funzione giudiziaria e ministero pastorale, in [Link]., Crisi coniugale: riconciliazione
e contenzioso giudiziario, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2011, p. 28.
10
La Conferenza Episcopale Nigeriana ha emanato una apposita normativa in merito, ma solo per
l’arbitrato e non per la transazione, rendendo di fatto necessario il ricorso alla disciplina statuale. Cfr.
Paolo Moneta, La transazione nel diritto canonico, in [Link]., Forme stragiudiziali o straordinarie
di risoluzione delle controversie nel diritto comune e nel diritto canonico, a cura di Pietro Antonio
Bonnet, Luca Loschiavo, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2008, p. 138.

48 Diritto e Religioni
Il tentativo di conciliazione nel diritto processuale canonico

viene sottoscritto l’accordo (can. 1714 c.j.c.).


Data l’assenza di una apposita normativa emanata dalla Conferenza
Episcopale Italiana, in base al processo di canonizzazione delle leggi civili11,
richiamata in via ulteriormente subordinata in questa norma, assume rilievo la
recente normativa in materia di conciliazione introdotta con il [Link]. 4 marzo
2010, n. 28, consentendo il ricorso agli organismi di conciliazione istituiti in
base a questo intervento legislativo. Non è escluso un intervento delle autorità
ecclesiastiche diretto ad istituire un organismo di conciliazione interno della
propria struttura amministrativa, accreditato ai sensi del relativo articolo 16,
per fornire tale servizio ai fedeli anche in quelle controversie non direttamente
sottoposte alla giurisdizione ecclesiastica, oppure affiancare l’intervento del
giudice per evitare l’instaurarsi del processo. In questo modo, gli strumenti
alternativi di risoluzione delle controversie previsti dal diritto canonico, at-
traverso un innesto sulla disciplina statuale, possono essere caricati della vis
coactiva che contraddistingue la relativa esecuzione.
Infine, il terzo modus per evitare il processo o porvi fine, individuato dal
legislatore universale per la pacifica risoluzione delle controversie, consiste
nell’affidarsi ad uno o più arbitri, per mezzo del contratto di compromissum
in arbitros12. Anche in questo caso, in base al canone 22 c.j.c., si ricorre alla
canonizzazione delle leggi civili.
Circa i limiti di questa facoltà riconosciuta alle parti, non può esserci una
valida transazione o compromesso su tutto ciò che appartiene al bene pubblico
e sulle cose di cui le parti non possono disporre liberamente (can. 1715 § 1
c.j.c.). In merito, il Codex Juris Canonici del 1917 specificava quali fossero le
cause sulle quali non poteva intervenire una transazione o un compromesso,
sancendo che «transactio fieri valide nequit sive in causa criminali, sive in
contentiosa in qua agitur vel de matrimonio dissolvendo, vel de materia bene-
ficiaria, cum de ipso beneficii titulo disceptatur, nisi legitima accedat auctoritas,
nec de rebus spiritualibus quotiescunque interveniat solutio rei temporalis»
(can. 1927 § 1).
Nei casi in cui la legge civile non riconosce valore alla sentenza arbitrale che
non sia confermata dal giudice, affinché abbia valore in foro canonico, la sen-
tenza arbitrale circa una controversia ecclesiastica deve essere confermata dal
giudice ecclesiastico del luogo in cui è stata emessa (can. 1716 § 1 c.j.c.). Inoltre,

11
In merito si rinvia ampiamente a Geraldina Boni, La rilevanza del diritto dello Stato nell’ordina-
mento canonico. In particolare la canonizatio legum civilium, Giuffrè, Milano, 1998.
12
Cfr. Maria Fausta Maternini, Il giudizio per arbitri, in [Link]., Forme stragiudiziali o straordinarie
di risoluzione delle controversie nel diritto comune e nel diritto canonico, cit., pp. 113-131.

Parte I - Diritto canonico 49


Raffaele Santoro

se la legge civile ammette l’impugnazione della sentenza arbitrale davanti al


giudice civile, la stessa impugnazione è ammessa in foro ecclesiastico davanti
al giudice ecclesiastico competente a giudicare la controversia in primo grado
(can. 1716 § 2 c.j.c.). In questo caso, per il ricorso contro la sentenza di primo
grado sarà competente il tribunale ecclesiastico metropolitano13. Tuttavia,
parte della dottrina ha rilevato che «se il ricorso contro la sentenza di primo
grado potesse svolgersi solo di fronte al Supremo Tribunale della Segnatura
Apostolica, si verrebbero a creare i presupposti per un trattamento uguale
delle diverse fattispecie, almeno per quanto attiene al profilo procedurale,
che comporterebbe un’interpretazione più uniforme dell’istituto, soprattutto
quando questo non si presenta atto ad evitare la via giurisdizionale»14.
In merito a quest’ultima norma, si deve ritenere che, in base al rinvio alla
legge civile, le norme da applicare siano quelle richiamate dalle parti, qualora
lo abbiano fatto, o quelle del luogo in cui è stato stipulato il contratto, nelle
ipotesi in cui l’arbitrato si è svolto secondo queste ultime, al fine di garantire
una minima uniformità interna degli ordinamenti15.

3. La conciliazione in materia di beni temporali

In ragione dei principi generali che ordinano l’intero Libro V del Codex, per
la conciliazione avente ad oggetto beni ecclesiastici temporali, devono essere
osservate, ogniqualvolta la materia lo richiede, le formalità stabilite dal diritto
per il contratto di alienazione (can. 1715 § 2 c.j.c.)16. Anche in questo caso,

13
Cfr. Maria Fausta Maternini, Il giudizio per arbitri, cit., p. 127.
14
Maria Fausta Maternini, Il giudizio per arbitri, cit., p. 128.
15
Cfr. [Link]., Codice di Diritto Canonico e leggi complementari commentato, Edizione italiana
diretta da Juan Ignacio Arrieta, Coletti a San Pietro, Roma, 2010, pp. 1138-1139, rilevano che il
canone non prevede l’ipotesi in cui gli arbitri dovrebbero attenersi alla possibile normativa dettata
dalla Conferenza Episcopale, nel qual caso si deve ritenere operante il rinvio alla lex loci.
16
Circa la disciplina dei controlli sugli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione previsti nel Libro
V del Codex Juris Canonici, cfr. [Link]., I beni temporali della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana,
Città del Vaticano, 1999; Cristian Begus, Diritto patrimoniale canonico, Lateran University Press,
Città del Vaticano, 2007; Velasio De Paolis, I beni temporali della Chiesa. Il codice del Vaticano II,
Edizioni Dehoniane, Bologna, 2001; Marcello Morgante, L’amministrazione dei beni temporali
della Chiesa, Piemme, Casale Monferrato, 1993; Vincenzo Mosca, Povertà e amministrazione dei
beni negli istituti religiosi, in Quaderni di diritto ecclesiale, 3, 1990, pp. 234-263; Emiliano Nicolini,
L’amministrazione dei beni ecclesiastici. Uno ius commune esteso a tutte le personae iuridicae in Eccle-
sia, Giappichelli, Torino, 2007; Virginio Rovera, Il libro V: i beni temporali della Chiesa, in [Link].,
Il nuovo codice di diritto canonico. Studi, a cura di Luigi Mistò, [Link]., Leumann, 1985; Id., I
beni temporali della Chiesa, in [Link]., La normativa del nuovo codice, a cura di Ernesto Cappellini,
Queriniana, Brescia, 1983; Jean-Pierre Schouppe, Elementi di diritto patrimoniale canonico, Giuffrè,

50 Diritto e Religioni
Il tentativo di conciliazione nel diritto processuale canonico

l’assenza dei controlli tutori esercitati dalla competente autorità ecclesiastica,


attraverso la concessione della licentia, si riflette sull’annullabilità dell’accordo
di conciliazione, della transazione e del contratto di arbitrato.
Circa la relativa rilevanza civile, nella scia di quanto previsto dalla l. 20
maggio 1985, n. 222 – Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per
il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi (art. 18), la Confe-
renza Episcopale Italiana, nell’Istruzione in materia amministrativa del 2005,
ha ribadito che «i negozi giuridici canonici giuridicamente invalidi o inefficaci
sono riconosciuti tali anche nell’ordinamento statale, con la limitazione che
l’invalidità o inefficacia canonica non può essere opposta a terzi che non ne
fossero a conoscenza quando derivi da limitazioni dei poteri di rappresentanza
o da omissioni di controlli canonici che non risultino dal Codice di diritto
canonico o al registro delle persone giuridiche» (n. 75)17.
In ogni caso, trattandosi di atti di disposizione, il soggetto interessato deve
necessariamente godere della piena capacità d’agire e del potere di disporre.
Inoltre, essendo atti personali, i titolari del diritto conteso possono agire
personalmente o per mezzo di un mandatario dotato di potere speciale.
Circa il regime da applicare alla conciliazione cui fanno ricorso i fedeli
di rito orientale, in materia di transazione, il Codex Canonum Ecclesiarum
Orientalium, nel riprendere questa norma, la permette espressamente per i
beni ecclesiastici (can. 1165 § 2 c.c.e.o.). Per il compromesso, viene operato
un rinvio ai criteri per la transazione (can. 1169 c.c.e.o.), prevedendone la
nullità nei casi in cui:
1) non sono state osservate le norme stabilite per la validità dei contratti
che eccedono l’ordinaria amministrazione;
2) non è stato fatto per iscritto;
3) se il procuratore ha accettato il compromesso arbitrale senza uno spe-
ciale mandato, oppure se sono state violate le disposizioni dei canoni 1169
e 1170 c.c.e.o.;

Milano, 2008; Yuji Sugawara, L’importanza della finalità nelle norme canoniche sui beni temporali
della Chiesa, in Periodica de Re Canonica, 2, 2011, pp. 261-283.
17
Circa la rilevanza civile dei controlli canonici in caso di accordi sottoscritti da enti ecclesiastici,
cfr. Paolo Cavana, Rilevanza canonica dei controlli civili e rilevanza civile dei controlli canonici
nell’amministrazione degli enti ecclesiastici, in [Link]., Enti ecclesiastici e controllo dello Stato. Studi
sull’Istruzione CEI in materia amministrativa, a cura di Juan Ignacio Arrieta, Marcianum Press,
Venezia, 2007, pp. 273-298; Id., Enti ecclesiastici e controlli confessionali, Vol. II, Il regime dei con-
trolli confessionali, Giappichelli, Torino, 2002, pp. 69-107; Antonio Fuccillo, Diritto ecclesiastico
e attività notarile, Giappichelli, Torino, 2000, pp. 35-61; Id., Gli enti ecclesiastici tra normativa
“pattizia”, diritto comune e diritto vivente, in Antonio Fuccillo, Giustizia e religione, vol. 1, Giap-
pichelli, Torino, 2011, pp. 25-40.

Parte I - Diritto canonico 51


Raffaele Santoro

4) la controversia non è né sorta né sta per sorgere da un contratto certo


a norma del canone 1168 § 2 (can. 1171 c.c.e.o.).
Queste norme, vale la pena ricordarlo, devono essere applicate, in luogo
di quelle previste nel Codex Juris Canonici, ai fedeli cattolici di rito orientale
essendo loro dedicate apposite norme processuali all’interno del Codex Ca-
nonum Ecclesiarum Orientalium18.

4. La conciliazione nelle cause pro nullitate matrimonii e nei giudizi di sepa-


razione coniugale

Oltre alle norme innanzi analizzate, la dimensione pastorale che contraddi-


stingue il tentativo di conciliazione emerge in tutta la sua evidenza nell’ambito
del diritto matrimoniale canonico e nelle relative norme processuali19, come
ebbe ad evidenziare anche Giovanni Paolo II in occasione di una allocuzione
alla Rota Romana:

«La dimensione giuridica e quella pastorale sono inseparabilmente unite nella


Chiesa pellegrina su questa terra. Anzitutto, vi è una loro armonia derivante dalla
comune finalità: la salvezza delle anime. Ma vi è di più. In effetti, l’attività giuridico-
canonica è per sua natura pastorale. Essa costituisce una peculiare partecipazione
alla missione di Cristo Pastore e consiste nell’attualizzare l’ordine di giustizia
intraecclesiale voluto dallo stesso Cristo. A sua volta, l’attività pastorale, pur su-
perando di gran lunga i soli aspetti giuridici, comporta sempre una dimensione di
giustizia. Non sarebbe, infatti, possibile condurre le anime verso il regno dei cieli,
se si prescindesse da quel minimo di carità e di prudenza che consiste nell’impegno
di far osservare fedelmente la legge e i diritti di tutti nella Chiesa.
Ne consegue che ogni contrapposizione tra pastoralità e giuridicità è fuor-
viante. Non è vero che per essere più pastorale il diritto debba rendersi meno
giuridico. Vanno, sì, applicate le tante manifestazioni di quella flessibilità che,
proprio per ragioni pastorali, ha sempre contraddistinto il diritto canonico.
Ma vanno altresì rispettate le esigenze della giustizia, che da quella flessibilità

18
Cfr. Lorenzo Lorusso, Gli orientali cattolici e i pastori latini. Problematiche e norme canoniche,
Pontificio Istituto Orientale, Roma, 2003, pp. 149-151.
19
Cfr. Luigi Sabbarese, Il matrimonio canonico nell’ordine della natura e della grazia. Commento
al Codice di Diritto Canonico. Libro IV, Parte I, Titolo VII, Urbaniana University Press, Città del
Vaticano, 2006, pp. 440-441; Mario Francesco Pompedda, La retta amministrazione della giustizia
nella Chiesa, in [Link]., Il governo universale della Chiesa e i diritti della persona, a cura di Ombretta
Fumagalli Carulli, Vita e Pensiero, Milano, 2003, pp. 350-352.

52 Diritto e Religioni
Il tentativo di conciliazione nel diritto processuale canonico

possono venir superate, ma mai negate. La vera giustizia nella Chiesa, animata
dalla carità e temperata dall’equità, merita sempre l’attributo qualificativo di
pastorale. Non può esserci un esercizio di autentica carità pastorale che non tenga
conto anzitutto della giustizia pastorale.
(…)
Del carattere pastorale del diritto della Chiesa partecipa anche il diritto pro-
cessuale canonico. Al riguardo, restano quanto mai attuali ed efficaci le parole
che vi rivolse Paolo VI nel suo ultimo discorso alla Rota Romana: “Sapete bene
che il diritto canonico “qua tale”, e per conseguenza il diritto processuale, che ne
è parte, nei suoi motivi ispiratori rientra nel piano dell’economia della salvezza,
essendo la “salus animarum” la legge suprema della Chiesa” (Insegnamenti di
Paolo VI, XVI [1978], p. 75)»20.

Con particolare riferimento a quest’ultimo aspetto, il giudice, prima di


accettare la causa e ogniqualvolta intraveda una speranza di buon esito, deve
far ricorso a mezzi pastorali, per indurre i coniugi, se è possibile, a convalida-
re eventualmente il matrimonio e a ristabilire la convivenza coniugale (can.
1676 c.j.c.).
Il contenuto di questo canone è stato riportato all’interno dell’Istruzione
Dignitas connubii (art. 65 § 1), al cui interno il Pontificio Consiglio per i Testi
Legislativi ha altresì sancito che qualora ciò non sia possibile, il giudice deve
esortare i coniugi affinché, posposto ogni desiderio personale, collaborino
sinceramente, adoperandosi per la verità e in spirito di carità, all’accertamento
della verità oggettiva, così come è richiesto dalla natura stessa della causa
matrimoniale (art. 65 § 2). Inoltre, se il giudice percepisce che tra i coniugi è
presente un sentimento di ostilità, deve esortarli perché nel corso del processo
mettano da parte ogni rancore e si ispirino vicendevolmente alla disponibilità,
alla correttezza e alla carità (art. 65 § 3)21.
Da queste norme emerge l’interesse del legislatore universale ad evitare, nei
limiti del possibile, l’insorgere delle cause pro nullitate matrimonii attraverso
l’impiego dei mezzi pastorali ritenuti più idonei a permettere la riconciliazione
delle parti, nella prospettiva della più ampia salvaguardia della stabilità del
vincolo coniugale.

20
Giovanni Paolo II, Allocuzione alla Rota Romana, 18 gennaio 1990, in AAS 82, 1990, pp.
874-876.
21
Cfr. [Link]., L’Istruzione Dignitas connubii nella dinamica delle cause matrimoniali, a cura di Juan
Ignacio Arrieta, Marcianum Press, Venezia, 2006; Joaquin Llobell, Cenni sul diritto di difesa alla
luce dell’Istr. «Dignitas connubii», in [Link]., Il diritto di difesa nel processo matrimoniale canonico,
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2006, pp. 50-56.

Parte I - Diritto canonico 53


Raffaele Santoro

In merito all’importanza dell’applicazione di questa norma nella prassi


processuale, Giovanni Paolo II ha ammonito gli operatori dei tribunali sulla
necessità di

«prendere molto sul serio l’obbligo formalmente imposto al giudice dal can.
1676 di favorire e cercare attivamente la possibile convalidazione del matrimonio
e la riconciliazione. Naturalmente lo stesso atteggiamento di sostegno al matri-
monio ed alla famiglia deve regnare prima del ricorso ai tribunali: nell’assistenza
pastorale le coscienze vanno pazientemente illuminate con la verità sul dovere
trascendente della fedeltà, presentata in modo favorevole ed attraente. Nell’opera
per un positivo superamento dei conflitti coniugali, e nell’aiuto ai fedeli in si-
tuazione matrimoniale irregolare, occorre creare una sinergia che coinvolga tutti
nella Chiesa: i Pastori d’anime, i giuristi, gli esperti nelle scienze psicologiche e
psichiatriche, gli altri fedeli, in modo particolare quelli sposati e con esperienza
di vita. Tutti devono tener presente che hanno a che fare con una realtà sacra e
con una questione che tocca la salvezza delle anime!»22.

Il tentativo di conciliazione è previsto anche in materia di separazione


coniugale (can. 1695 c.j.c.)23. In questo caso, però, diversamente dal giudizio
pro nullitate matrimonii, l’intervento del giudice non implica la constatazione
circa la validità del matrimonio impugnato e l’eventuale ricorso alla relativa
convalida24, limitandosi a «dare soluzione alla controversia in atto poggiando
esclusivamente sulla disponibilità delle parti a risanare, con atteggiamento di
umana comprensione, l’avvenuta lacerazione della comunione coniugale e a
riprendere la coabitazione»25.

22
Giovanni Paolo II, Allocuzione alla Rota Romana, 30 gennaio 2003, in AAS 95, 2003, pp.
396-397.
23
Cfr. Paolo Moneta, Il matrimonio nel nuovo diritto canonico, Ecig, Genova, 1998, p. 269; Luciano
Musselli, Mario Tedeschi, Manuale di diritto canonico, Monduzzi, Bologna, 2002, p. 139; Enrico
Vitali, Salvatore Berlingò, Il matrimonio canonico, Giuffrè, Milano, 2003, p. 199.
24
Cfr. Francesco Finocchiaro, Il matrimonio nel diritto canonico, il Mulino, Bologna, 1989, pp.
99-103; Luigi Sabbarese, Il matrimonio canonico nell’ordine della natura e della grazia, cit., pp.
397-410.
25
Anna Baccolo, Riflessioni sul tema della separazione dei coniugi in diritto canonico, in Il diritto
ecclesiastico, 1, 1993, pp. 88-97; Paolo Bianchi, Processi e procedimenti canonici per la separazione
personale dei coniugi, in Quaderni di diritto ecclesiale, 13, 2000, pp. 146-168; Felice Centineo Ca-
varretta, Separazione personale dei coniugi, comunione legale e limiti della delibazione della sentenza
canonica di nullità, in Il diritto ecclesiastico, 1, 2005, pp. 31-45; Antonio Ingoglia, La separazione
coniugale in diritto canonico. Profili processuali, Giuffrè, Milano, 2004, p. 144; Id., Giurisdizione
ecclesiastica sulle cause di separazione “manente vinculo” e poteri del giudice civile nella disciplina del
nuovo codex, in Il diritto ecclesiastico, 1, 1994, pp. 306-317; Giovanni Maragnoli, La separazione

54 Diritto e Religioni
Il tentativo di conciliazione nel diritto processuale canonico

Nel caso dello scioglimento del matrimonio ratum et non consummatum


humano modo, pur in assenza di una espressa disposizione all’interno del
vigente Codex, la Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti, con le
Litterae Circulares del 20 dicembre 198626, ha previsto tale obbligo affinché,
anche in questo speciale procedimento, il giudice appaia garante della co-
munione ecclesiale a fondamento della quale è posta la stabilità del vincolo
coniugale27.
In base al medesimo principio, nell’ambito dello scioglimento in favorem
fidei, e più in particolare nell’ipotesi del c.d. privilegio paolino, affinché la parte
battezzata possa contrarre validamente un nuovo matrimonio, si deve sempre
interpellare la parte non battezzata se voglia essa pure ricevere il battesimo, op-
pure se almeno voglia coabitare con la parte battezzata senza offesa al Creatore
(can. 1144 § 1 c.j.c.). Questa interpellatio deve essere fatta dopo il battesimo,
tuttavia l’Ordinario del luogo può, per una grave causa, permettere che la
stessa sia fatta prima del battesimo, oppure dispensare da essa, purché da un
procedimento almeno sommario ed extragiudiziale risulti che non è possibile
o che sarebbe stato inutile porla in essere (can. 1144 § 2 c.j.c.)28.
In questi casi, al fine di contribiurie alla conciliazione delle parti, ferme
restando le legittime prerogative dell’autorità ecclesiastica, appare auspicabile
anche l’intervento della figura del mediatore familiare per dirimere contro-
versie coniugali con le moderne tecniche conciliative29, nella prospettiva di
una più ampia tutela dell’istituto familiare posto a fondamento della Chiesa
di Cristo30.

personale dei coniugi tra legge della Chiesa e legge dello Stato in Italia, in Quaderni di diritto ecclesia-
le, 13, 2000, pp. 169-191, Bruno Prevot, Separazione dei coniugi. Convalidazione del matrimonio,
Apollinaris, 57, 1984, pp. 151-164; Luigi Sabbarese, Il matrimonio canonico nell’ordine della natura
e della grazia, cit., p. 471.
26
Il relativo testo integrale è edito in Communicationes, 20, 1988, pp. 78-84. In merito al regime
del matrimonio rato e non consumato, cfr. Gian Paolo Montini, Il matrimonio non consumato
(can. 1061), in [Link]., Diritto matrimoniale canonico, vol. 3, Libreria Editrice Vaticana, Città del
Vaticano, 2005, pp. 397-422.
27
Cfr. Pio Vito Pinto, I processi nel Codice di Diritto Canonico, cit., p. 502.
28
Cfr. Luigi Sabbarese, Elias Frank, Scioglimento in favorem fidei del matrimonio non sacramentale.
Norme e procedure, Urbaniana University Press, Città del Vaticano, 2010, pp. 18-19.
29
Cfr. Michele Riondino, Famiglia e minori. Temi giuridici e canonici, Lateran University Press,
Città del Vaticano, 2011, pp. 89-91.
30
Cfr. Andrea Mariani, Matrimonio e famiglia alla luce di Cristo, con prefazione di Angelo Scola,
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2006, pp. 20-25.

Parte I - Diritto canonico 55

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