05/10/2022
LINGUISTICA GENERALE
COS’E’ LA LINGUISTICA?
LA LINGUISTICA è lo studio scientifico del linguaggio umano e delle lingue storico-
naturali.
- LA LINGUISTICA GENERALE o sincronica la linguistica teorica e la linguistica
descrittiva.
- LINGUISTICA STORICA o glottologia è la disciplina che si occupa dello studio
delle lingue e delle loro famiglie linguistiche, considerando i loro rapporti e sviluppi
in diacronia.
Non è una disciplina prescrittiva ma descrittiva non da raccomandazioni sul buon
‘uso’ della lingua o cosa è l’espressione scorretta. (l’errore/divergenza è un
fenomeno).
CARATTERISTICHE INERENTI DELLA DISCIPLINA
- Studia fenomeni inosservabili, ciò che è solo percettibile (strutture grammaticali,
significati etc.)
- Ha per oggetto lo studio del ‘COMPORTAMENTO LINGUISTICO’ privilegiando
l’espressione orale.
Motivi:
1. Tutte le lingue naturali sono orali, ma non tutte sono scritte;
2. Le lingue cambiano nel corso del tempo, ma ciò che cambia è la lingua parlata
e solo dopo quella scritta.
- L’oggetto di studio ed il principale strumento per studiarlo coincidono.
PREGIUDIZI LINGUISTICI
1- Idea che vi siano lingue primitive NON esistono.
Tutte le lingue hanno sistemi fonologici, morfologici e sintattici.
2- Certe lingue sono belle altre brutte Si tratta di una valutazione soggettiva
che non interessa la disciplina che si occupa di parametri oggettivi.
3- Lingue facili o difficili Tutte le lingue storico-naturali hanno sistemi
complessi.
LA LINGUISTICA COME DISCIPLINA MODERNA
La nascita della Linguistica Moderna risale ai primi decenni del XIX secolo. (1800)
Perché? La somiglianza tra lingue molto distanti geograficamente, temporalmente
e culturalmente spinse numerosi studiosi a pensare all’esistenza di una lingua
madre comune.
Tra le lingue prese in esame vi erano il sanscrito, il greco, il latino.
Si cominciarono a comparare le lingue e i fenomeni che le caratterizzavano per
risalire alle caratteristiche della lingua «madre». (ovvero la lingua indoeropea)
Questa branca della linguistica, denominata ‘Linguistica comparativa o contrastiva’,
fu dominante per tutto il XIX secolo e per gran parte della prima metà del XX.
FERDINAND DE SAUSSURE (1857-1913)
Padre della Linguistica moderna.
Tutto il suo pensiero e le sue lezioni sono racchiuse nell’opera postuma intitolata:
“Corso di Linguistica Generale”
Il suo pensiero è riconducibile ad alcune fondamentali dicotomie:
• Langue/Parole;
• Sincronia/Diacronia;
• Significante/Significato;
• Sintagmatico/Paradigmatico.
PAROLE
Consiste nell’espressione della lingua fatta dal soggetto. Non si può ripetere lo
stesso atto comunicativo. È l'atto individuale mediante il quale il sistema si realizza
in un concreto atto comunicativo; l'atto di parole cambia non solo da individuo ad
individua, ma anche per la stessa persona due repliche non sono mai identiche.
La PAROLE è, quindi, irripetibile ed individuale, perché è legata al momento e alla
persona che compie l'atto linguistico.
LANGUE
E’ la concezione astratta della lingua, la lingua a livello sociale. Tutte le nostre
produzioni di parole , creano la langue.
“[…] È la parte sociale del linguaggio, esterna all’individuo, che da solo non può né
crearla né modificarla; essa esiste solo in virtù d’una sorta di contatto stretto tra i
membri di una comunità […]” (Corso di linguistica generale ,p. 24). “[…] un tesoro
depositato dalla pratica della parole nei soggetti appartenenti a una stessa
comunità, un sistema grammaticale esistente virtualmente in ciascun cervello o, più
esattamente, nel cervello d’un insieme di individui, dato che la lingua non è
completa in nessun singolo individuo, ma esiste perfettamente soltanto nella massa.
[…]” (Corso di linguistica generale ,p. 23).
L’INTERAZIONE TRA LANGUE E PAROLE
- La langue esiste nella collettività, preesiste ai singoli individui.
- La langue è necessaria perché gli atti di parole siano intelligibili.
- Gli atti di parole sono necessari perché la langue si “stabilisca” e perché funzioni.
SINCRONIA/DIACRONIA
La lingua non è una istituzione immutabile “…in ogni istante il linguaggio implica sia
un sistema stabile (sincronico) sia una evoluzione (diacronico); in ogni momento è
una istituzione attuale ed un prodotto del passato.” (Corso di linguistica
generale,p.18)
Diacronia: è lo studio della lingua nella sua evoluzione storica, ossia lo
studio del cambiamento linguistico. Era questa la prospettiva dominante nella
linguistica prima di Saussure.
Sincronia: è l'asse della simultaneità e, quindi, lo studio del
funzionamento della lingua in un determinato momento storico.
IL SEGNO LINGUISTICO
IL SIGNIFICANTE è l’elemento tangibile della lingua, ovvero le parole.
IL SIGNIFICATO è la rappresentazione mentale dell’elemento, il concetto.
IL SEGNO LINGUISTICO (II)
Il segno è l'unione tra il significante (la forma sonora o grafica) ed il significato (il
concetto/la rappresentazione mentale del referente).
Ha alcune proprietà :
Distintività : alla variazione nel significante (es. un fonema) corrisponde
una variazione nel significato (es: notte ≠ botte ≠ rotte).
Ogni segno linguistico si distingue dagli altri, anche solo per un fonema,un
accento.
Linearità: il segno si estende in modo lineare nel tempo (se pronunciato) o
nello spazio (se scritto).
Arbitrarietà: non c'è nessuna legge che imponga di associare un
significante ad un particolare significato.
L'arbitrarietà però ha delle eccezioni di fronte alle forme onomatopeiche (sono
parole che tendono a rintrodurre il suono o variamento che stanno descrivendo.
IL TRIANGOLO SEMIOTICO
Fu proposto da due autori inglesi, il linguista e filosofo Charles Kay Ogden (1889-
1957) e il critico letterario Ivor Armstrong Richards.
Il triangolo semiotico è la rappresentazione grafica dell’opposizione
significante/significato che prende in considerazione il referente.
(La rappresentazione di tutti quegli elementi linguistici che indicano un elemento
reale (referente) )
SINTAGMATICO E PARADIGMATICO
I termini «sintagmatico» e «paradigmatico» identificano le possibili relazioni tra gli
elementi linguistici.
Rapporto sintagmatico: è il rapporto che gli elementi che appaiono in una
stessa situazione instaurano tra di loro.
Si basa sul principio della linearità del segno linguistico. I rapporti sintagmatici
avvengono tra elementi co-presenti (in presentia). Esempio: il mio amico ama il
calcio. (coesione tra i verbi usati e i soggetti)
Rapporto paradigmatico: E’ la relazione che gli elementi della frase
instaurano con gli stessi elementi che potenzialmente potrebbero esserci, ma che
in quella frase non ci sono.
Si tratta di un rapporto "verticale", gli elementi linguistici in contrasto sono
alternativi l'uno all'altro, per cui si danno in absentia. Esempio: la flessione del
verbo:
1. Am-o 2. Am-i 3. Am-a 4. Am-iamo 5. Am-ate 6. Am-ano
IL LINGUAGGIO (I)
Il Linguaggio non è una facoltà esclusiva dell’uomo e consiste nella facoltà di
associare due entità: Il contenuto mentale (contenuto/significato) e la realtà
sensoriale (espressione/significante)
Es. - Linguaggi umani non verbali: mimica, gesti, posture
- Linguaggi animali: movimenti, versi, odori
Le formiche lasciano delle tracce odorose per indicare alle compagne dove si trova il cibo.
Le api hanno delle danze specifiche che indicano dove cercare le cose con dei movimenti specifici.
IL LINGUAGGIO (II)
I Linguaggi sono sistemi di comunicazione e servono a trasmettere
un’informazione da un emittente ad un destinatario.
Quindi tutti i linguaggi sono uguali nella loro funzione (comunicazione) ma possono
essere diversi nella loro struttura e complessità.
PROPRIETÀ DEL LINGUAGGIO
È CONGENITO (innato) nasce con l’organismo e si sviluppa secondo le
necessità comunicative dello stesso.
È IMMUTABILE La facoltà di associazione tra significante e significato è
permanente negli esseri viventi.
È INCANCELLABILE la facoltà di associazione non può essere eliminata.
LE SUE REALIZZAZIONI SONO CORRELATE AI LIMITI DELL’ORGANISMO CHE
NE FA USO.
IL LINGUAGGIO E l’UOMO
L’uomo è l’unico animale che può servirsi di un’ampia gamma di significanti
(verbali e non) per esprimere un unico significato.
L’uomo è capace di creare codici secondari (codici che hanno per contenuto
l’espressione di un altro codice). Es. Le lingue scritte
L’uomo ha una pluralità di codici che nel suo comportamento comunicativo si
presentano spesso combinati: l’espressione del volto, lo sguardo, i gesti, la
postura etc.
IL LINGUAGGIO UMANO
Una delle sue caratteristiche principali è quella di poter formare un numero
altissimo di SEGNI LINGUISTICI mediante un numero limitato di elementi (i fonemi).
Tra le altre caratteristiche vi sono:
1. Arbitrarietà;
2. Contestualità;
3. Discretezza;
4. Ricorsività;
5. La dipendenza dalla struttura;
6. La doppia articolazione.
1.ARBITRARIETÀ (I)
I codici possono essere:
- Iconici: quando le espressioni hanno qualche somiglianza con il contenuto che
esprimono.
- Arbitrari: quando non esiste alcuna somiglianza tra espressione e contenuto
(linguaggio umano).
2.ARBITRARIETÀ (II)
L’iconicità permette l’immediatezza nella decodifica.
L’arbitrarietà richiede che l’utente abbia appreso il codice acquisendo la
capacità di associare uno specifico contenuto (significato) ad un’espressione
specifica (significante).
3.ARBITRARIETÀ (III)
- I codici iconici , per loro stessa natura, esprimono una gamma di contenuti
molto ristretta visto che esprimono entità che possono essere individuate dal punto
di vista sensoriale.
- I codici arbitrari , invece, permettono di dare espressione a un’infinità di
contenuti.
Le lingue verbali sono codici maggiormente arbitrari, anche se esse prevendono un
certo grado di iconicità (onomatopee).
4.CONTESTUALITÀ
- Le lingue sono altamente contestuali, i loro enunciati acquistano un significato in
contesti specifici.
- Contestualità interna: è manifesta in tutti quegli enunciati che acquistano un
significato solo se inseriti in un tessuto di altri enunciati (es. «io no»). ( si comprende
il valore di ciò che si dice solo mettendolo in relazione al contesto)
- Contestualità esterna: è manifesta in alcuni enunciati, che per acquisire un
significato devono far riferimento a una situazione non linguistica del mondo
esterno (es. «dammi quello»). (anche qui bisogna contestualizzare)
5.LA DISCRETEZZA
Il linguaggio umano è un linguaggio discreto perché permette di distinguere gli
elementi che lo compongono gli uni dagli altri per l’esistenza di limiti definiti.
[p]atto vs. [b]atto [t]ardo vs. [d]ardo
Gli altri tipi di linguaggi sono detti continui poiché il segnale viene specializzato
(modificazione del ritmo, orientamento), ma non è scindibile in parti.
6.LA RICORSIVITÀ
Un codice è ricorsivo quando una volta eseguita un’operazione al suo risultato può
essere applicata la medesima operazione un numero indefinito di volte.
Nella comunicazione umana la ricorsività concerne alcune operazioni (la formazione
delle orazioni relative). Il numero delle frasi possibili in qualunque linguaggio umano
naturale è infinito: si può sempre costruire una frase nuova aggiungendo alla frase
data un’altra frase semplice.
F1: Maria sta cenando
F2: Maria che ha bevuto il the sta cenando
F3: Maria che ha bevuto il the che gli hai portato tu sta cenando
7.DIPENDENZA DALLA STRUTTURA
Le relazioni tra le parole non sono determinate dalla loro successione, ma
rispondono ad una struttura universale che determina un numero limitato di
possibilità.
In tutte le frasi, semplici o complesse, i vari elementi che le compongono sono
strutturati in modo ben preciso; se non fosse cosi, la frase risulterebbe
agrammaticale
8.LA DOPPIA ARTICOLAZIONE
Il linguaggio è strutturato su due livelli o piani:
Nella prima articolazione, un significante (cioè la parte fisicamente percepibile del
segno linguistico) è scomposto in unità minime di significato (o morfemi, cioè i più
piccoli elementi linguistici ancora dotati di significato). Ad esempio, il significante
dormo è composto dal morfema dorm- (detto "morfema lessicale", la parte del
significante che veicola il significato fondamentale del lessema) e dal morfema -o
(detto "morfema grammaticale".
Nella seconda articolazione, lo stesso significante è scomposto in unità minime prive
in sé stesse di significato (dette fonemi).
LINGUAGGIO ≠ LINGUA
Il linguaggio (o, meglio, ‘facoltà del linguaggio’) è il prerequisito per le lingue;
In termini informatici, rappresenta il ‘supporto’ sul quale le lingue vengono
poi ‘installate’.
Le lingue storico-naturali (verbali, ma anche segnate) sono invece una delle
possibili realizzazioni del linguaggio.