L’UNITA’ DEL PENSIERO DI CARTESIO
Cartesio è considerato da molti il fondatore della filosofia moderna. Il suo nome era Renè Descartes, e nacque nel 1596 in Francia. Nacque da una nobile famiglia
e ricevette una formazione scientifica e filosofica, che si basò però sui principi della Scolastica (filosofia cristiana medievale), lasciando Cartesio insoddisfatto,
perchè era una filosofia che si staccava dalle nuove scoperte scientifiche del tempo. Rimanendo dopo gli studi, dunque, confuso e insoddisfatto, decise di darsi alla
carriera delle armi: combattè contro gli spagnoli nella guerra dei trent’anni. Nel 1619 dice di avere avuto una rivelazione su una “scienza mirabile”, che si sviluppò
nella scrittura di due sue opere. Anni dopo si trasferì in Olanda e quando seppe della condanna di Galileo, fu quasi tentato di bruciare tutte le sue scritture così che
nessuno potesse leggerle. Nel 1633-1637 scrisse il “Discorso sul metodo” che divenne il manifersto della nuova filosofia. Muore nel 1650.
CRITICHE ALLA FILOSOFIA E ALLA LOGICA TRADIZIONALI
Cartesio critica la filosofia tradizionale, e di essa soprattutto la logica e il silogismo che, secondo lui, sono privi di forza fondazionale e non portano dunque a
nessuna scoperta. Secondo lui c’è quindi una mancanza di un metodo fondazionale.
CRITICHE AL SAPERE MATEMATICO
Critica anche l’aritmetica e geometria tradizionali, i quali procedimenti riteneva privi di metodo. A causa di ciò, siampo dunque incapaci di risolvere nuovi
problemi poichè non ne conosciamo i procedimenti, e non riusciamo a trovarne di nuovi. Per questo lui propone una matematica universale, che possiede un
metodo unitario che può funzionare con ogni modello di sapere. Cartesio dimostra tutto ciò attraverso la geometria analitica.
IL PROBLEMA GENERALE DEL FONDAMENTO DEL SAPERE
La filosofia tradizionale, troppo estranea alla nuova scienza, non riesce a tenere il passo. Essendosi diffusa la fiducia nel potere razionale dell’uomo, si è anche
infatti diffusa l’incertezza, poichè la vecchia filosofia non porta alla certezza. C’è bisogno dunque di una nuova filosofia. Ebbene, Cartesio non separa la filosofia
dalla scienza. La sua scienza si basa su questa unione. Cartesio descrive la filosofia come un albero: le radici sono la metafisica, il tronco la fisica, i rami sono tutte
le altre scienze.
CONCETTI E NUMERI DELLE REGOLE DEL METODO
Cartesio vuole offrire delle regole facili da capire per chiunque che renderanno impossibile prendere il falso per vero,e che condurranno alla conoscenza vera di
tutto ciò che possiamo conoscere. Queste regole sono 4.
PRIMA REGOLA DEL METODO
La regola dell’evidenza.É l’obiettivo delle altre regole, le quali aiutano a rendere le cose chiare e distinte. Dice di non prendere mai cose per vere a meno che non
siano evidenti, ovvero che per essere vere non hanno bisogno di spiegazioni o deduzioni esterne per spiegarne l’evidenza, poichè hanno l’evidenza nel proprio
essere e a noi appaiono immediatamente vere ed evidenti. La chiarezza e la distinzione sono i fondamenti del metodo cartesiano.
LA SECONDA REGOLA DEL METODO
La regola dell’analisi. Per l’evidenza serve l’intuizione, e per l’intuizione serve la semplicità: per capire a pieno una cosa essa deve essere, appunto, semplice,
chiara, e distinta. Un problema complesso può essere scomposto (analizzato) in parti più piccole e semplici per essere capito. Solo quando una cosa non può essere
scomposta e semplificata ulteriormente essa diventa chiara e distinta.
LA TERZA REGOLA DEL METODO
La regola della sintesi. Non basta risolvere un problema nei suoi elementi più semplici, perchè poi si ha un mucchio di elementi sconnessi senza un nesso che li
collega. Serve dunque la sintesi. Serve dunque ricomporre gli elementi nell’ordine contrario, dai più semplici fino ad arrivare a quelli più complessi. Ciò che serve
è, dunque, una catena di ragionamenti.
LA QUARTA REGOLA DEL METODO
La regola della revisione. Questa regola prevede la revisione di tutti i passaggi visti nelle regole precedenti per assicurarne l’esattezza, per essere sicuri di non
aver sbagliato.
LE QUATTRO REGOLE COME MODELLO DEL SAPERE
Questo modello comporta il rifiuto di nozioni approssimative, imperfette, fantastiche, soltanto verosimili. Ogni cosa deve essere chiara, distinta e semplice.
IL DUBBIO METODICO COME ACCESSO ALLA VERITA’
E’ vero che queste regole sono sempre state usate in matematica, ma come proviamo che è possibile usarle anche in ogni altra fonte di sapere? Ebbene, se usando
queste regole sul sapere tradizionale non si riesce a trovare una verità chiara e distinta che non sia soggetta al dubbio, allora quel sapere sarà falso o inutile. Se
invece l’applicazione delle regole porta ad una verità indubitabile, allora questa è alla base di questo sapere. Non può essere dunque accettata come vera qualsiasi
nozione che è inquinata dal dubbio, poichè deve essere immediatamente chiara e distinta.
Ci sono però dei problemi col metodo:
-Gran parte del sapere tradizionale si basa sull’esperienza sensibile. Sappiamo però che i sensi sono ingannatori o falliscono a volte, quindi come facciamo ad
esser certi che qualcosa sia indubitabile ed evidente?
-Gran parte del sapere tradizionale si basa anche sulla ragione, anche essa soggetta all’incertezza.
-Il sapere matematico può sembrare indubitabile, poichè è vero in qualsiasi circostanza (2+2 fa sempre 4). Chi ci vieta però di pensare che esista un genio maligno
che fa ritenere evidenti cose che non lo sono? E’ possibile che il sapere matematico sia una costruzione basata su errori?
Dunque, nessun sapere può reggere, poichè è tutto soggetto al dubbio. Ciò porta Cartesio a dubitare di tutto, persino della sua esistenza, a tal punto che l’unica
cosa certa rimanente sia che non vi siano cose certe nel mondo. Ma Cartesio attraverso il dubbio vuole far nascere qualcos altro di più certo e più sicuro
PENSO, DUNQUE SONO
Cogito ergo sum. Mentre Cartesio dubitava di tutto e pensava che tutto fosse falso, doveva comunque ammettere che, dato che stava pensando, lui era qualche
cosa. Concepì dunque questa osservazione, che non poteva essere scossa dal dubbio. Se puoi dunque dubitare, tu sei, perchè stai facendo qualcosa. Secondo
Cartesio, il pensiero è tutto ciò che è in noi di cui siamo immediatamente coscienti, e da cui deriva ogni nostra azione.
PENSO DUNQUE SONO E’ UN INTUIZIONE
Cogito ergo sum non è un ragionamento, ma un’intuizione (qualcosa immediatamente percepito) attraverso la quale un individuo percepisce la propria esistenza.
Cartesio definisce l’uomo come res cogitans, una realtà pensante che non divide l’essere col pensiero, e ottiene la prima verità incrollabile relativa alla propria
esistenza, che si rivela infine chiara e distinta.
LA FILOSOFIA COME GNOSEOLOGIA (STUDIO DELLA CONOSCENZA)
La chiarezza e la distinzione sono le regole alla base del metodo perchè siamo certi che il nostro io/coscienza come res cogitans (realtà pensante) si basa su quelle
due qualità. E’ così che la filosofia non è più scienza dell’essere, ma dottrina della conoscienza. Questa dottrina dice che le uniche certezze di cui abbiamo bisogno
per affermare qualcosa sono la distinzione e la chiarezza.
IL CENTRO DEL NUOVO SAPERE E’ IL SOGGETTO UMANO
Dato che il soggetto umano lo richiede per capire una cosa al meglio, qualsiasi tipo di ricerca dovrà preoccuparsi solo di raggiungere il grado più alto di chiarezza
e distinzione.
LA RETTA RAGIONE UMANA
Il medoto di Cartesio condurrebbe alla retta ragione, ovvero la facoltà di giudicare bene e di distinguere il falso dal vero. Essenzialemente, il buon senso.
L'ESISTENZA E IL RUOLO DI DIO
Ora Cartesio si chiede quali altri verità evidenti esistono oltre al cogito. Si chiede se si può partire da esso per ricostruire il sapere attraverso le nostre idee, che
sono chiare e distinte come il cogito, poiché noi le percepiamo immediatamente e indubitabilmente, dato che sono presenti nella nostra coscienza (dunque sono
evidenti). Ma non le considera archetipi del reale come le idee di Platone. Pur essendo indubitabilmente reali, sono le idee veritiere? rappresentano una realtà
oggettiva o sono solo funzioni mentali che ci permettono di percepire una realtà esterna alla nostra (fuori dalla nostra coscienza? (ci sono due realtà per Cartesio:
una interna, la coscienza, e quella esterna))
IDEE INNATE, IDEE AVVENTIZIE, IDEE FATTIZIE
Cartesio categorizza le idee in 3.
idee innate: idee che sono presenti in noi fin dalla nascita della nostra coscienza.
idee avventizie: idee che vengono da fuori e che riguardano la realtà esterna alla nostra
idee fattizie: idee costruite da noi.
le fattizie sono immediatamente scartate come illusorie, ma c'è un problema circa l'oggettività delle prime due. Si potrebbe dire che sono oggettive e veritiere
perché, grazie alla loro chiarezza e distinzione, le comprendiamo facilmente e dunque comprendiamo facilmente anche il mondo intorno a noi, ma chi ci dice che
le esperienze sensibili attraverso le quali facciamo tutto ciò non sono ingannatrici? per risolvere questo problema, Cartesio risolve prima quello dell'esistenza di
Dio.
L'IDEA INNATA DI DIO E LA SUA OGGETTIVITÀ
Cartesio dice che Dio in tutta la sua perfezione è un idea innata, dato che ogni popolazione ha un idea propria di Dio sin dall'inizio. È innata perché, essendo
perfetta, non può essere stata concepita da noi, esseri finiti e imperfetti, dunque è in noi sin dalla nascita perché Dio stesso ce la concede. E dato che abbiamo in
noi l'idea di Dio, non possiamo non ammettere l'esistenza, poiché l'esistenza e l'essenza (le idee) sono inseparabili. Sarebbe come pensare ad una montagna senza
vallata: impossibile.
DIO GARANZIA DI VERITÀ E CONOSCENZA
Cartesio dunque riflette su come un idea che non proviene da noi (Dio) ci influenza così tanto, e dato che Dio è perfetto e immutabile, giunge alla conclusione che
dobbiamo avere immensa fiducia in noi e nelle nostre azioni, dato che sono tutte opere di Dio. Questa dipendenza dell'uomo da Dio è usata per difendere
positivamente la realtà umana e la sua abilità di conoscere il vero e le leggi del mondo, che di conseguenza sono immutabili come Dio. E qui viene screditata l'idea
del genio maligno che inganna le nostre capacità conoscitive, poiché, essendo Dio stesso artefice di queste, sarebbe lui ingannatore, cosa impossibile. Dio
garantisce dunque oggettività alle nostre facoltà conoscitive
LE VERITÀ ETERNE
Dio è garante di quelle verità chiare e distinte che l'uomo ha potenziale di raggiungere: queste sono verità eterne, poiché create da Dio che è immutabile.
L'ERRORE
Se Dio è veritiero, perché l'uomo erra? di certo l'errore non è causato da Dio, ma dall'uomo: l'errore ha luogo nel giudizio, quando l'uomo scambia idee chiare e
distinte per idee confuse e vage. Il giudizio per Cartesio è composto da Intelletto e Volontà, e in questo caso è sempre la volontà che erra esprimendo giudizio su
cose che non si conoscono bene, poiché l'intelletto elabora soltanto le idee e dunque non può errare (non è colpa dell'intelletto se non si hanno abbastanza idee
chiare e distinte su un argomento).
IL MONDO È UNA MACCHINA:
L'IDEA DI ESTENSIONE
È possibile dimostrare l'esistenza del mondo corporeo perché esso è l'oggetto della geometria che si fonda sull'idea di estensione (ovvero, l'occupazione di uno
spazio fisico). inoltre separa le facoltà di immaginare e sentire dall'intelletto, poiché l'intelletto è una cosa pensante fine a se stessa mentre l'immaginazione e
l'udito richiedo enti materiali da cui dipendono (si possono immaginare e sentire solo cose che si sono viste e udite). Dunque, l'immaginazione e l'udito provano
l'esistenza del mondo materiale (poiché non sono illusorie dato che le ha create Dio) ma comunque le esperienze sensoriali vanno selezionate attraverso il metodo
delle idee chiare e distinte, accettando solo quelle che risultano tali. E l'unica idea chiara e distinta che ci giunge dal mondo esterno è quella dell'estensione.
SOLO L'ESTENSIONE È PROPRIETÀ ESSENZIALE
Detto ciò Cartesio giunge alla conclusione che l'unica proprietà essenziale del mondo materiale è quella dell'estensione, poiché è l'unica chiara e distinta. Il mondo
spirituale è res cogitans, quello materiale res extensa.
Le altre proprietà (colore,sapore,peso,suono) sono considerate secondarie perché non sono chiare e distinte (oggettive) ma sono soggettive e non proprietà del
mondo materiale, dato che sono solo una serie di risposte del sistema nervoso agli stimoli esterni
MATERIA E MOVIMENTO COME PRINCIPI COSTITUTIVI DEL MONDO
I caratteri principali del mondo secondo Cartesio sono La materia (estensione) e il movimento. Cartesio rifiuta il vuoto, e definisce il mondo come un uovo pieno,
e i fenomeni sono causati dal moto costante e immutabile che Dio ha immesso nel mondo: tutti gli eventi sono causati dall'urto di particelle che si muovono l'una
sull'altra, e questo è ciò che compone l'universo
I PRINCIPI FONDAMENTALI CHE REGGONO L'UNIVERSO
Le leggi fondamentali di questo universo pieno, senza vuoto, sono il principio di conservazione (il moto resta costante in ogni caso), il principio di inerzia (ogni
cosa semplice e indivisa continua a essere tale e cambia soltanto in caso di cause estreme), e il principio che dice che il movimento originario è rettilineo e tutti gli
altri derivano da esso. Tutto questo è un modello meccanico della realtà che si ispira alla geometria.
TUTTI GLI ORGANISMI SONO MACCHINE
Sia gli umani che gli animali sono machine che funzionano in base a principi meccanici. Cartesio le chiama "automi" o macchine semoventi, e ciò che noi
chiamiamo vita è solo un entità materiale che si trasmette nel sangue dal cuore a tutto il corpo e dona all'organismo le sue funzioni basiche.
CONSEGUENZE RIVOLUZIONARIE DEL MECCANICISMO
La matematica diventa il modello della realtà fisica. Con Cartesio tutto diventa quantificabile e matematizzabile ; il modo qualitativo Aristotelico di vedere la
realtà cade e c'è una trasformazione del concetto di natura, che non è più vista dalla prospettiva umana che la connetteva alla religione, ma dalla prospettiva
Cartesiana che separava la natura (res extensa) dalla res cogitans (mondo spirituale): Dio non fa più parte del mondo, lo ha creato ma è fuori da esso. Per questo
Cartesio dice che dio è nullibi, "in nessun posto" e sarà definito ateo.
LA CREAZIONE DELLA GEOMETRIA ANALITICA
l'invenzione del piano cartesiano fu innovativa al tempo: vengono uniti la geometria e l'algebra, e viene semplificato il modo di rappresentare le figure.
RES COGITANS E RES EXTENSA
Questa distinzione indica che l'anima non va percepita come vita, ma come pensiero, e che la sua separazione dal corpo non provoca la morte, poiché non è parte
del corpo (essendo la mente una realtà inestesa, interna, mentre il corpo è esterno ed esteso). Eppure i nostri atti volontari muovono il corpo e gli effetti del mondo
esterno influiscono sull'anima. Per spiegare il corpo umano Cartesio scrive il trattato dell'uomo: Dice che il sangue trasporta calore e che conserva il cuore, il
quale porta il sangue ai polmoni rinfrescati dalla respirazione. Il movimento nel cuore del sangue causa i battiti, che causano gli altri movimenti dell'organismo.
Dice che nel cervello risiede la ghiandola pineale, dove si trova l'anima. Nel suo trattato “le passioni dell’anima”, di argomento etico, dimostra come l’anima può
vincere sulle emozioni.
LA MORALE PROVVISORIA: LE QUATTRO REGOLE
1-Obbedire alle leggi del paese in cui ci si trova
2-Perseverare nelle proprie decisioni una volta prese, superando l’incertezza
3-Dato che non sei in potere di cambiare cose esterne a te (il mondo, la fortuna), allora cambia te stesso
4-la regola più importante: continuare a coltivare la ragione e ad espandere la conoscenza
LA RAGIONE COME FONDAMENTO DELLA MORALE
L’etica cartesiana è essenzialmente la sottomisione della volontà e dei sentimenti alla ragione. In Cartesio predomina l’amore per il vero e se l’io interiore è res
cogitans, seguire il vero significa seguire noi stessi, la nostra vera natura, e facendo ciò obbidiamo solo a noi stessi e siamo liberi da vincoli esterni. Pensare il vero
significa anche pensare il bene. Morale definitiva: sottomettere la volontà e le passioni alla ragione.
THOMAS HOBBES, LA VITA E LE OPERE: LA PREDILEZIONE PER LE LINGUE CLASSICHE
Nasce in Gran Bretagna nel 1588. Scherza dicendo che lui è nato prematuramente perchè la madre, scappando col terrore dall’arrivo dell’Invincibile Armata,
partorì come gemella la paura. Questo scherzo però già indica come Hobbes sia terrorizzato dal terrore dell’assolutismo e dalle guerre della sua epoca. Imparò il
greco e latino da molto giovane. Dopo aver finito gli studi a Oxford nel 1608, diventa precettore per una casa nobile, e nel 1646 è anche precettore di Carlo Stuart
(futuro re Carlo II). Negli ultimi anni della sua vita fu accusato di eresia e ateismo a causa dei suoi pensieri e muore nel 1679.
Le sue opere più importanti sono il De corpore, De cive, De homine e il Leviatano.
LA NUOVA IMMAGINE DELLA FILOSOFIA
Fu avverso ad Aristotele e alla filosofia scolastica. Fu entusiasta degli “Elementi” di Euclide. Ebbero influenza su di lui Bacone e Cartesio, ma soprattutto Galilei,
a tal punto che l’intento di Hobbes era di essere il Galilei della scienza politica. In una lettera, Hobbes nota ciò:
-il grande merito di Galilei
-la necessità di fondare una nuova scienza dello stato sul modello di Galilei
-l’inconsistenza e l’empietà della filosofia greca
-i danni portati dalla mescolanza della filosofia antico-medioevale cristiana con la filosofia platonica e aristotelica
-il rifiuto della metafisica (Hobbes era un empirista, con un pensiero basato su esperienze, dati e fatti)
Hobbes dice che la filosofia è della massima utilità poichè applicando regole scientifiche alla morale e alla politica si possono evitare guerre e garantire pace.
LA PARTIZIONE DELLA FILOSOFIA
La filosofia di Hobbes si occupa di corpi. Questi possono essere corpi naturali inanimati o naturali animati (l’uomo, ad esempio) oppure artificali (lo stato). La
filosofia tratterà dunque dell’uomo, del cittadino e dello stato, e sarà divisa in scienza dei corpi naturali e scienza dei corpi artificiali.
LA LOGICA: I NOMI, LORO GENESI E LORO SIGNIFICATO
Logica: come nascono i nomi (le idee).
Hobbes dice che i pensieri sono fluidi e che vanno fissati con segni sensibili che li conducono alla mente, ovvero i nomi: costrutti umani che rimandano ad un
pensiero, un concetto o ad una esperienza passata, e sono dunque arbitrari. Ci sono nomi positivi (uomo, pianta) e nomi negativi (non-uomo, non-pianta) e non
possono essere attribuiti entrambi ad una stessa cosa
RAGIONARE E’ CALCOLARE
La definizione non esprime l’essenza di una cosa, ma soltanto il significato del nome associato ad essa. Dalla connessione di più nomi nasce la proposizione (un
nome che fa da soggetto e un predicato) e anche esse sono frutto dell’arbitrio. Il ragionamento è un connettere o disgiungere di nomi, definizioni, proposizioni. E’
la stessa cosa di calcolare, come una somma e una sottrazione: uomo = animale + razionale e animale = uomo – razionale.
Il ragionare è dunque ridotto a un comporre e uno scomporre.
L’EMPIRISMO HOBBESIANO
Il nominalismo di Hobbes ha basi empiristiche. Lui ammette che i nostri pensieri sono solo riproduzioni fatte tramite l’esperienza dei sensi degli oggetti che sono
fuori da noi. Dice anche che l’origine dei nostri pensieri risiede nei sensi, poichè non ci può essere cosa concepita dalla mente umana che non sia prima legata ai
sensi.
CORPOREISMO E MECCANICISMO: I DUE ELEMENTI CHE SPIEGANO TUTTA LA REALTA’, CORPO E MOTO.
Hobbes si concentra anche sulle cause dei corpi: noi conosciamo perfettamente ciò che noi stessi stabiliamo, ma non possiamo sapere con la stessa certezza le cose
naturali; ma osservando le conseguenze, si possono dedurre le cause, e poichè le cose naturali sono nate dal moto, esso è la causa principale. E non è un moto
aristotelico, ma uno matematicamente misurabile. Hobbes giunge alla conclusione che la realtà è formata da solo 2 elementi:
-Il corpo che non dipende dal nostro pensiero e che occupa uno spazio
-Il moto
ANCHE I PROCESSI CONOSCITIVI E I SENTIMENTI SONO MOTI
I sentimenti o sensazioni sono descritti da Hobbes come prodotti di un moto che è stato generato da un oggetto su un soggetto senziente. Questo ragionamento
elimina il concetto di libertà di volere, perché per avere essa si ha bisogno di un moto (o causa). Infatti il desiderio è preceduto dalla causa del desiderio, poiché
non può generarsi dal nulla. E un moto ne genera sempre un altro, quindi la causa del desiderio genera il desiderio; questo cambia anche i concetti di bene e male
per Hobbes: bene è ciò a cui lui tende, e male è ciò da cui fugge. Uomini diversi tendono a cose diverse, quindi bene e male sono relativi.