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Diritto Tributario

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DIRITTO TRIBUTARIO

TRIBUTI: NOZIONE E CLASSIFICAZIONE


Il diritto tributario studia i principi e le norme relative alla istituzione e applicazione
dei tributi. I tributi sono delle entrate di diritto pubblico; ne esistono altre di entrate
di diritto pubblico (es. canoni di concessione aree demaniali), ma i tributi sono
quelle più importanti. Accanto alle entrate di diritto pubblico ci sono le entrate di
diritto privato (locazione di negozi esempio galleria vittorio Emanuele comune di
Milano).
I tributi sono l’entrata più rilevante. Sono quelli che danno il maggior gettito ( > 2/3
delle entrate totali). Il diritto tributario studia la parte giuridica dei tributi e la loro
applicazione.
È opportuno fare una distinzione: per ciascun tributo c’è una legge ad hoc. Queste
singole leggi formano la disciplina giuridica del tributo e lo istituiscono e andremo a
studiare gli elementi strutturali di ciascun tributo. Come detto, però, una volta
istituito, il tributo va applicato. Quindi ci sono tutta una serie di regole e disposizioni
di legge che ci dicono come applicare i tributi. Quindi abbiamo diritto tributario
sostanziale che studia i principi generali che regolano il tributo e li troviamo nella
Costituzione, nello statuto dei diritti del contribuente e nelle singole leggi d’imposta.
L’altra parte del diritto tributario , formale o procedurale che indica le disposizioni
attuative dei tributi e dobbiamo distinguere due fasi: accertamento dei tributi e fase
della riscossione. La prima fase si fa tramite l’obbligo della tenuta contabile e delle
dichiarazioni  evitare evasori. La seconda fase, decisiva per l’amministrazione 
serve tutto per finanziare l’ente pubblico e i servizi che rende. I tributi, una volta
accertati, devono essere riscossi  atti della riscossione:
1) Versamento spontaneo da parte del contribuente: se non avviene 
l’amministrazione provvede con l’espropriazione forzata  riscossione
coattiva x la soddisfazione del creditore.

INIZIO SERIO
Non c’è una nozione di tributo nel nostro ordinamento  non c’è una disposizione
di legge che definisca il tributo.
Il tributo è una prestazione patrimoniale imposta. Art.23 Costituzione recita
“nessuna prestazione patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”.
Questa definizione data del tributo, la traiamo proprio da questo articolo. È una
prestazione patrimoniale che l’ente pubblico deve imporre a determinati soggetti (a
seconda della configurazione del tributo ci sarà un soggetto, il cosiddetto passivo del
tributo), destinata dalla legge al conseguimento di un’entrata (diretta a coprire le
spese pubbliche).
Il tributo si caratterizza per il profilo formale dell’imposizione, cioè il fatto che la
prestazione patrimoniale viene richiesta al privato senza che vi concorra la sua
volontà. Ciò che caratterizza il tributo è la sua fonte legale, la sua fonte autoritativa,
cioè il fatto che il tributo trova base in una legge. La legge è l’espressione
dell’autorità, alla base dello stato di diritto quindi ci deve essere innanzitutto una
legge che impone/disciplina/istituisce il tributo. Quando parliamo di profilo formale
parliamo proprio che ci deve essere una legge che disciplina il tributo. È un prelievo
forzoso che trova la sua fonte nella legge  obbligazione di fonte legale. Siamo
nell’ambito di un’entrata che trova la sua fonte nella legge. Questa prestazione
patrimoniale è imposta senza che vi concorra la volontà del privato. È una
prestazione patrimoniale coattiva (= imposta dalla legge).
Dal punto di vista formale abbiamo detto che abbiamo una coattività, data
dell’esistenza di una legge (art.23); dal profilo sostanziale ci sono disposizioni
costituzionali (art.2 della costituzione che prevede l’adempimento dei doveri
inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale  patto tra i consociati di
solidarietà politica, economica e sociale  solidarietà economica: chi ha più
ricchezza deve partecipare maggiormente nei confronti di chi meno ha. Questo
articolo si lega all’art.53 che dice che tutti sono tenuti a concorrere alle spese
pubbliche in base alla propria capacità contributiva). L’adempimento della
solidarietà economica si lega alla capacità contributiva quindi. A questi articoli, si
aggiunge anche l’art.3, il principio di uguaglianza  parità di trattamento = a
situazioni simili economicamente devono essere trattate allo stesso modo, parità di
capacità contributiva parità di trattamento, a disparità di capacità contributiva 
disparità di trattamento. Questo si collega sempre all’art.53, ma al secondo comma
che dice che il sistema tributario nel suo complesso è informato a criteri di
progressività.

Le forme dei tributi sono imposte, tasse e contributi. Dobbiamo chiederci che cosa
sono le tasse. Quelle che noi chiamiamo generalmente tasse sono le imposte, che
trova la propria fonte nella costituzione (art.53).
I contributi
È un’imposta caratterizzata da un vincolo di destinazione. Mentre le imposte
servono a finanziarie i cosiddetti servizi indivisibili dello stato. I contributi invece
sono sempre imposte che hanno stessa caratteristica della capacità contributiva, ma
che per legge hanno un vincolo di destinazione in ordine alla spesa: devono
finanziare una determinata opera pubblica. (es. proprietari immobili vicino a
fermate nuove linee metropolitana  perché aumenta il valore del mercato
dell’immobile, che vede realizzarsi un plusvalore).
Tasse
Imposta risponde ai principi dell’art 53 in quanto collega la prestazione patrimoniale
alla capacità contributiva. Nell’imposta quest’ultima è intesa come manifestazione
di ricchezza che può essere data da un reddito, da un patrimonio, da un consumo di
beni o dal trasferimento di beni. L’imposta costituisce la causa giustificativa del
prelievo coattivo nei confronti del soggetto passivo e ne contiene anche l’entità
dell’imposizione che una parte di quella ricchezza denominata aliquota venga
prelevata.
La tassa è un corrispettivo di talune attività dello stato che riguardano il singolo
contribuente e la sua giustificazione viene ravvisata nell’utilità che il singolo
contribuente ricava da un’attività dell’ente pubblico che lo riguardi. La tassa è
dunque una sorta di corrispettivo di remunerazione di un servizio pubblico divisibile.
Riguarda un servizio che generalmente è richiesto dal contribuente, che riguarda il
singolo contribuente. Gli elementi caratterizzanti di una tassa:
- abbiamo una funzione che è svolta dall’ente pubblico istituzionalmente (cioè
che nessun altro può svolgere, soltanto l’ente pubblico in quanto tale può
erogare). Es. anagrafe: tenuta registrazione della popolazione residente,
servizio rifiuti, servizio passaporto.
- Se l’ente pubblico eroga servizi che teoricamente un qualsiasi privato
potrebbe rendere siamo nel campo dei corrispettivi  lo stato organizza in
maniera imprenditoriale dei servizi per l’interesse collettivo  il corrispettivo
può essere un prezzo politico, cioè determinato in base alla maggiore/minore
essenzialità del servizio, finanziato quindi in parte anche dall’ente pubblico.
Es. trasporti  biglietto costo non corrisponde al reale costo del servizio,
perché una parte di quel servizio è finanziato dall’ente pubblico (es. atm in
parte da regione Lombardia, non solo i 2euro che paga il privato).
Differenze tra contributi per servizi pubblici e tributi
È fondamentale distinguere tra corrispettivi per servizi pubblici e tributi.
1) C’è un giudice diverso per l’uno e per l’altro. Dal 16 settembre abbiamo la
Corte di giustizia tributaria di primo (provincia) o secondo livello (regionale)
quando parliamo di prelievo tributario. Se invece qualifichiamo come di non
natura tributaria, il giudice è il Tribunale, ovvero il giudice ordinario.
2) Veemenza o meno dell’IVA. Il prelievo è soggetto o meno all’IVA. Il requisito
principe dell’IVA è lo svolgimento di una qualsiasi attività economica. Il
compenso relativo a questa attività economica deve essere assoggettato a
IVA. Nel campo dei servizi pubblici si presuppone che ci sia attività economica
(es. servizi pubblici). Ricordiamo attività commerciali sono attività industriali,
di intermediazione e di trasporto per terra, aria e acqua… l’attività
imprenditoriale, anche svolta da un ente pubblico deve essere assoggetta
all’IVA. I tributi, invece, per loro natura, non sono assoggettati a IVA (con
eccezioni come accisa energia)
3) Per i tributi si applica la legge generale sulle sanzioni amministrative-
tributarie  il d. lgs 472/ 1997: legge generale sulle sanzioni tributarie
amministrative. Se invece ci troviamo di fronte a un corrispettivo, la legge
generale non si applica perché di regola non ci sono sanzioni, ma solo
interessi dovuti all’ente per il ritardo del pagamento del corrispettivo. Gli
interessi, comunque, si pagano pure sui tributi  interessi + sanzioni.
4) Se si tratta di tributi, si applicano i principi dello statuto dei diritti del
contribuente legge n. 212/2000:

sentenza 238 luglio 2009 – Franco Gallo


Tia: tariffa igiene ambientale
Tarsu: tassa raccolta smaltimento rifiuti urbani
Vigeva la Tarsu, ma poi è intervenuta una legge (Tia) per cui tutti i comuni nel giro di
qualche anno dovevano trasformare la tassa sui rifiuti (tassa) in TIA (contributo per
servizio pubblico)  alcuni comuni si sono adeguati, altri no e quindi ogni anno
veniva rinviata la trasformazione di anno in anno per poi entrambe cadere ed esserci
la TARI (tassa). Il fatto che si parli di TIA non bisogna farsi ingannare dal nome  è
comunque un tributo perché:
- Tariffa doverosa: anche se non ne usufruisco, devo pagare  senza che la
volontà del privato vi concorra
- Non ci sia un rapporto contrattuale  viene imposto un costo fisso e un costo
variabile
- Contribuisco alla spesa pubblica per servizi (spaziamento, pulizia strade)
Il giudice tributario, quindi, è legittimato a utilizzare la sua giurisdizione.
Tia, Tarsu sono esenti dall’IVA. Tra di loro c’è analogia sul metodo di misurazione.
Altro elemento di analogia è che ambedue i prelievi sono estranei all’ambito
dell’applicazione dell’IVA perché percepiti da enti pubblici per attività od operazioni
che esercitano in quanto pubbliche autorità.
Sentenza 167/2018 – legittimità costituzionale o meno del fondo per i servizi
antincendi negli aeroporti dovuti alle società aeroportuali.
Le società aeroportuali sono obbligati a pagare questi servizi e la corte costituzionale
ha dichiarato una parte della legge incostituzionale in quanto non rispetta alcuni
articoli della costituzione perché questi contributi si possono definire tributi perché
hanno determinate caratteristiche.
- Avviene una decurtazione patrimoniale nei confronti di un soggetto passivo
basandosi su un presupposto economico
- Nesso con la spessa pubblica  paghiamo i vigili del fuoco, ma non solo quelli
dell’aeroporto, ma tutti  redistribuzione a pioggia
- Non è presente il fatto di un contrato (rapporto sinallagmatico)
Rendendosi conto che è un tributo sono aumentati i prezzi di 0.5 euro per ogni
passeggero sul biglietto aereo.

03/10/2022
Principio della legalità
L’art.23 della costituzione  tutelare la libertà, proprietà. è un’attività di carattere
vincolato  l’amministrazione non può andare oltre ciò che prevede la legge.
Attività discrezionale nell’amministrazione: si svolge sulla base della legge, ma lascia
una certa ponderazione all’amministrazione. (es. centro commerciale)
Attività vincolata: l’amministrazione deve rispettare la legge  è un’attività
vincolata.
L’amministrazione finanziaria non può ponderare gli interessi in campo  in diritto
tributario non esiste l’attività discrezionale. L’amministrazione deve motivare
espressamente su quali regole ti viene incontro  non può discostarsi dalla legge. Si
traduce nel motivare la nuova pretesa, ma di tutto ciò deve essere dato atto in
maniera trasparente nel verbale che le parti vanno a scrivere. Nell’attività vincolata
si distingue anche la figura della discrezionalità tecnica dell’amministrazione.
All’amministrazione è lasciata un potere di valutazione estimativa in ordine alla base
imponibile  si parla di un potere estimativo. L’amministrazione effettua una stima
in ordine per il valore.
Non esistono tributi rispetto ai quali mancano gli elementi essenziali (indicazione
dell’aliquota nella misura massima). Con il termine si intende la legge ordinaria
(legge, decreti legislativi)

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